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CorrieredelWeb.it L'informazione fuori e dentro la Rete.

martedì 19 aprile 2005

A MILANO MAMME A SCUOLA DI COMPUTER


Il progetto di Microsoft per le donne, in collaborazione con Hewlett Packard e Intel A MILANO MAMME A SCUOLA DI COMPUTER Corsi di informatica gratuiti per mamme e giochi per i bambini il 30 aprile a Segrate presso la sede di Microsoft


Milano inaugura Mamme@web
Sei una mamma e vuoi imparare ad usare il pc e a navigare in Internet, ma non sai dove lasciare il tuo bambino?
Iscriviti a Mamme@web, un seminario gratuito che si terrà il 30 aprile presso la sede di Microsoft Italia a Segrate in via Rivoltana 13 dalle ore 15.00 alle 18.30, realizzato in collaborazione con la testata femminile Grazia. Il corso è pensato per le mamme, lavoratrici e non, per far conoscere loro le opportunità offerte dalla tecnologia e dalla rete per la gestione della vita quotidiana e degli impegni familiari.
Potrai portare con te il tuo bambino, che giocherà nell’asilo di Microsoft mentre tu sarai al corso.

Iscrizioni
Per iscriversi al corso, è possibile chiamare la segreteria organizzativa al numero di telefono 02.49983.353, mandare un fax al numero 02.49983.354 o inviare un’ e-mail all’indirizzo http://www.blogger.com/mammeweb@plannersgrp.net.

Informatizzazione di base per le mamme…
Mamme@web vuole diffondere una conoscenza pratica ed essenziale delle tecnologie come supporto alla sfera personale.
Le docenti sono tutte donne che lavorano presso le aziende promotrici del progetto, che si sono rese disponibili ad impiegare il loro tempo libero per insegnare al corso.
I contenuti, semplici e diretti, avranno come oggetto gli strumenti base di videoscrittura e dei fogli di calcolo (impaginazione dei documenti, gestione del bilancio familiare); la consultazione del web, per l’informazione, l’accesso a servizi on line, l’organizzazione del tempo libero (come utilizzare i motori di ricerca, consultare giornali on line, come prenotare le vacanze, un posto a teatro o al ristorante, come scegliere la ludoteca o la palestra per il proprio bambino, come fare la spesa, pagare le bollette, gestire il proprio conto bancario attraverso i servizi on line).
Al termine della giornata le mamme saranno invitate a proseguire il corso navigando in www.winniethepooh.it. Un modo semplice e divertente per sperimentare subito ciò che avranno appreso e conoscere un sito pensato per l’utilizzo della mamma con i propri bambini.

… e per i bimbi, Winnie the Pooh!
Per tutte le mamme che parteciperanno al corso è previsto un servizio di assistenza ed intrattenimento per i bambini che le accompagneranno.
A Milano, i bambini saranno accolti nell’asilo di Microsoft, dove sono previste attività di animazione e assistenza grazie ad operatrici specializzate per l’infanzia, che utilizzeranno anche i videogiochi e riviste educative di Winnie The Pooh.

Dopo Milano, altre otto città italiane
Mamme@web è un “tour formativo”, che avrà luogo in nove città italiane. Dopo Milano infatti sarà la volta di Bologna (7 maggio), Torino (14 maggio), Padova (21 maggio), Firenze (28 maggio), Roma (4 giugno), Napoli (11 giugno), Bari (18 giugno) e Catania (25 giugno).
In ogni sede, sarà allestita un’aula didattica attrezzata con 40 computer, ognuno con accesso ad Internet.

Futuro@lfemminile: Microsoft, Hewlett Packard ed Intel al servizio delle donne
Mamme@web rientra nel piano di attività di futuro@lfemminile, progetto di Microsoft Italia per le donne, realizzato in collaborazione con Hewlett-Packard Italiana ed Intel.
L’obiettivo di futuro@lfemminile è valorizzare il contributo che la tecnologia può dare nell’aiutare le donne ad esprimere il loro potenziale, una tecnologia non più solo territorio maschile, ma alleata e al servizio delle donne nei loro molteplici ruoli di studentesse, lavoratrici e madri.
Ulteriori informazioni sul progetto sono disponibili sul sito http://www.futuroalfemminile.it/.


Per informazioni
Ufficio stampa Hill & Knowlton Gaia
Letizia Cenci 06441640305 uffstampa@hkgaia.com
Nicoletta Vulpetti 06441640306 – 3473359814 vulpettin@hkgaia.com
Alessia Calvanese 06441640328 – 3351309390 calvanesea@hkgaia.com

sabato 16 aprile 2005

Rifiuti elettronici, anche in Italia partirà la raccolta?

Entro l’estate di quest’anno anche l’Italia dovrà aver messo a punto un efficiente sistema di recupero e riciclaggio dei rifiuti elettrici ed elettronici, un sistema che al contempo sia ambientalmente efficace ed economicamente sostenibile. A sancirlo sono le tre direttive europee approvate all’inizio dell’anno scorso 3 direttive comunitarie sulla gestione, il recupero e l'avvio al riciclo dei rifiuti elettrici ed elettronici (2002/95/CE, 2002/96/CE, 2003/108/CE). Mentre in altri Paesi come la Germania, dove a breve sarà approvato dal governo tedesco un programma per avviare al recupero e riciclo questa tipologia di rifiuti, l’Italia è in affanno se pensiamo che i tempi fissati dall’UE entro i quali dovranno essere raggiunti gli obiettivi di recupero degli apparecchi dismessi sono estremamente brevi. Per questo è auspicabile che anche in Italia si giunga ad una definizione al più presto di un idoneo modello di recupero: quale che sia, questo sistema di raccolta e riciclo dovrà anche nel nostro Paese evitare che radio, monitor e computer, così come frigoriferi e congelatori, finiscano in discarica o negli inceneritori senza essere stati privati dei diversi componenti pericolosi. Oggi, invece, secondo indagini della Commissione europea, fa questa fine circa il 90% dei rifiuti elettrici ed elettronici dismessi. È proprio per questo che l’UE ha promosso e approvato le tre direttive del 2003 che puntano sull’obbligo della raccolta differenziata dei beni “provenienti dai nuclei domestici”, stabilendo che entro il 13 agosto del 2005 “l’onere dell’organizzazione dei servizi di raccolta, trattamento, recupero, reimpiego, riciclaggio e smaltimento” sia posto in capo ai produttori e agli importatori.
La forma più idonea per organizzare il recupero e il riciclo sarà molto probabilmente quella consortile, che ha già dato buoni frutti nel settore dei rifiuti pericolosi e degli imballaggi, come dimostrano rispettivamente i primati del COBAT (Consorzio Obbligatorio Batterie al Piombo Esauste) e del Consorzio degli Oli Usati, così come le buone performance raggiunte dal CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi) e dai suoi consorzi di filiera (carta, plastica, alluminio, vetro, legno e acciaio).
E così, il Governo, ha approvato in prima lettura, il 13 maggio scorso, il decreto legislativo che recepisce le tre direttive comunitarie sulla gestione, il recupero e l'avvio al riciclo dei rifiuti elettrici ed elettronici. Il provvedimento dovrà ora passare al vaglio della Conferenza Stato-Regioni e delle Commissioni parlamentari. Tra le finalità principali del decreto ci sono la prevenzione della produzione di scarti provenienti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, la realizzazione di un sistema di raccolta differenziata, recupero e riciclaggio di questi rifiuti, la progettazione di nuove apparecchiature che facilitino il riuso, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti da esse prodotte. È prevista l’introduzione di un marchio per queste apparecchiature che indichi ai cittadini la necessità della raccolta differenziata. Le operazioni di trasporto, trattamento, recupero e smaltimento finale della spazzatura elettronica saranno a carico dei produttori, che assicureranno anche il ritiro gratuito delle apparecchiature dismesse al momento dell’acquisto di oggetti elettrici ed elettronici nuovi. L’obiettivo di raccolta del provvedimento è fissato in 4 chili l’anno in media per abitante entro il 31 dicembre 2006. In questo modo verrebbe finalmente data attuazione alla norma contenuta già nel Decreto Ronchi del 1997 che prevedeva il ritiro degli elettrodomestici a cura dei produttori e che non ha mai preso piede nel nostro Paese.
Andrea Pietrarota

IL FANTABOSCO DELLA MELEVISIONE ENTRA NEGLI ASILI “GIOCA&CREA”

Rai Trade S.p.a. – La Melevisione e La Nuova Infanzia S.a.s – Gioca&Crea in partnerhip per favorire lo sviluppo della dimensione fantastica dei bambini


È stata presentata oggi, in occasione della 41ª edizione della Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna (14/17 aprile), l’inizio della partnership tra il programma La Melevisione della Rai e gli asili “Gioca&Crea” di proprietà de La Nuova Infanzia S.a.s.
L’accordo, nato da una profonda condivisione di una stessa filosofia educativa, prevede che le future strutture per l’infanzia Gioca&Crea proporranno un percorso interdisciplinare utilizzando gli strumenti tipici della nota trasmissione di RaiTre “La Melevisone”, ormai entrata con grande successo nelle case di tutti i bimbi.

L’ingresso del Fantabosco negli asili Gioca&Crea favorirà lo sviluppo delle attività didattiche, attraverso l’utilizzo della globalità dei linguaggi e della dimensione fantastica.
Manualità, filastrocche, canzoni e giochi faranno da contorno alle fiabe raccontate dando la possibilità ai bambini di interagire ed approfondire ogni argomento trattato.
La programmazione delle attività ludiche ed educative terrà conto dei bisogni, degli interessi e delle attitudini che i bambini manifestano nelle varie fasce d’età e sarà direttamente condotta da educatori di comprovata esperienza, competenza e professionalità selezionati e formati da Gioca&Crea.

La Nuova Infanzia sas ha al suo attivo 13 strutture per l’infanzia avviate sull’intero territorio nazionale di cui ben 11 a marchio Gioca&Crea (asili nido, scuole materne e ludoteche).
La società, inoltre, gestisce direttamente 2 centri di formazione professionale per operatori d’infanzia su Roma e Bari e fornisce personale preparato e qualificato in grado di rispondere alle esigenze di famiglie, strutture per l’infanzia, villaggi turistici, centri estivi ecc..
Dal 1995 ad oggi oltre 20.000 famiglie hanno usufruito dei servizi offerti da “La Nuova Infanzia – Gioca&Crea” e hanno collaborato dopo l’adeguata formazione, più di 1.000 tra operatori, educatori, animatori e baby-sitter.

Gli asili d’infanzia Gioca&Crea sono strutture di minimo 250 mq. con ampie aree esterne, offrono un servizio dalle 7,30 alle 19,00 per 12 mesi l’anno, proponendo inoltre spazi-gioco extrascolastici, centri ricreativi e seminari con i genitori.
L’obiettivo principale è quello di favorire un armonico sviluppo psico-fisico del bambino attraverso un rapporto costante con la famiglia.
Il progetto educativo tiene conto dei bisogni del piccolo e del suo diritto di essere accompagnato nella crescita. Fornisce occasioni adeguate alle potenzialità individuali di apprendimento, di esplorazione e confronto di esperienze, di affettività e solidarietà relazionale valorizzando l’identità personale.

Ufficio stampa
La Nuova Infanzia - Gioca&Crea: Paolo Pietrarota

giovedì 14 aprile 2005

Basta la raccolta di 1 chilo di avanzi a tavola, per ridurre i rifiuti di un terzo

La raccolta differenziata in ogni famiglia di poco più di un chilo di avanzi della tavola prodotti al giorno farebbe ridurre i rifiuti urbani di un terzo e renderebbe disponibili sostanze organiche da restituire al suolo come compost per migliorare la fertilità dei terreni agricoli e la crescita delle piante ed evitare i problemi ambientali determinati dall’abbandono in discarica. È quanto emerge da uno studio della Coldiretti. In Italia vengono prodotti circa 30 milioni di rifiuti urbani all’anno, il 30% dei quali è composto da scarti alimentari e verdi che possono essere recuperati con il compostaggio per ottenere soprattutto ammendanti per l’agricoltura e la floricoltura. Nonostante la quantità di rifiuti organici trattati negli impianti sia cresciuta dal 2000 al 2003 del 45% e la produzione nazionale di compost abbia raggiunto le 900 mila tonnellate, esiste ancora una grande potenzialità di crescita negli oltre 200 impianti attivi nel nostro Paese. Il fatto che dal 2000 ad oggi sia quasi raddoppiata la raccolta differenziata di prodotti biodegradabili dimostra la crescente disponibilità dei cittadini e della amministrazioni verso questa opportunità che richiede però anche una grande responsabilità – ha precisato la Coldiretti - nell’offrire un prodotto finale di effettiva qualità sul piano agronomico (in collegamento alla natura della sostanza organica ed al suo grado di maturità e stabilità) e sul piano ambientale (in relazione al basso contenuto di sostanze inquinanti). Nonostante siano passati diversi anni dalle prime esperienze in agricoltura, l’utilizzo del compost risulta essere limitato anche perché ad ostacolarne la diffusione è stata certamente la diffusione iniziale di prodotti di bassa qualità. La Coldiretti lamenta, infine, una carenza di impianti per la produzione di compost di qualità e la totale assenza di regole in grado di diffondere l’impiego esclusivo di matrici nobili provenienti da scarti agroalimentari e frazione umide di rifiuti urbani. Per questo è auspicabile l’avvio di un sistema di rintracciabilità del sistema di compostaggio.

martedì 12 aprile 2005

4 parole con Roberto Della Seta di Legambiente: le 4 “R” per l’Ambiente

Emergenza smog, raccolte differenziate che stentano a decollare, discariche abusive: sono solo alcuni dei temi emergenti che destano la preoccupazione di tutti noi per l'ambiente.

Scambiamo quattro chiacchiere con Roberto Della Seta, Presidente di Legambiente. "Ridurre, raccogliere, riciclare e recuperare. Sono le 4 'r' per preservare l'ambiente dall'inquinamento. Dietro questo slogan si nasconde la 'semplice' soluzione al problema dello smaltimento dei rifiuti in discarica. I rifiuti sono una delle più gravi emergenze ambientali con cui l'Italia (e non solo) deve fare i conti. La produzione è in costante aumento e la raccolta differenziata in alcune aree del Paese è ancora lontana dall'obiettivo del 35% previsto per il 2003. Solo alcune regioni del Nord e del Centro del Paese hanno raggiunto livelli di gestione avanzati, grazie anche all'operato dei consorzi obbligatori, come nel caso di Cobat per le batterie al piombo esauste". Come uscirne allora? "Anche i piccoli gesti che ognuno di noi compie durante l'arco della giornata possono rivelarsi molto utili per affrontare in maniera più compatibile il problema dei rifiuti: acquistare beni con pochi imballaggi o dividere i rifiuti in casa sono solo due esempi". Dal piccolo al grande, è questa la strada da percorrere? "La crucialità del problema dei rifiuti è soprattutto di ordine culturale. La conoscenza degli elementi di base per risolvere il problema è necessaria non solo per promuovere una indispensabile coscienza civica, ma anche per richiedere servizi e sostenere lo sviluppo di tecnologie appropriate".

Andrea Pietrarota

Cobat, in Europa nessuno ricicla così

Il Presidente Giancarlo Morandi: “Grazie al nostro Consorzio sono state recuperate più di due milioni di tonnellate di batterie al piombo esauste”.

Toglie di mezzo alcuni dei killer più pericolosi per la tutela dell’ambiente: ha neutralizzato più di 360 milioni di litri di acido solforico, recuperando oltre 2 milioni e mezzo di tonnellate di piombo e circa di 100 mila di plastica. Come un bravo amministratore riesce persino a fare incontrare tutela dell’ambiente e risparmio economico. E dall’alto delle sue cifre è diventato uno dei casi d’eccellenza del riciclaggio in Italia, anzi in tutta Europa. Per una volta il nostro Paese si gode il successo in un campo, quello della raccolta e del riciclaggio, che ha ancora molte zone d’ombra e che deve fare ancora passi da gigante per affrontare il corretto smaltimento dei rifiuti. L’esperienza del Cobat, il Consorzio obbligatorio per la raccolta e il riciclaggio delle batterie al piombo esauste e dei rifiuti piombosi, invece, è un trionfo che porta l’Italia come esempio d’avanguardia nel riciclo degli accumulatori al piombo.
Il Consorzio raccoglie le batterie al piombo che forniscono energia a una moltitudine di mezzi di trasporto e di apparecchi: auto, moto, camion, trattori, aeroplani ad elica, navi, treni, sommergibili. Senza contare quanto le batterie siano indispensabili lì dove la corrente elettrica non può mai mancare - ospedali, centrali elettriche e telefoniche, antifurti - e ovunque non sia possibile portare un “filo” per alimentare tutte quelle strumentazioni necessarie alla vita moderna.
“Grazie al Cobat, consorzio senza fini di lucro istituito per legge dal Parlamento, dal 1992, primo anno di piena operatività, sono stati recuperati quasi due milioni e mezzo di tonnellate di batterie esauste. Solo nel 2004 ne sono state raccolte più di 190 mila tonnellate, pari a circa 16 milioni di pezzi, e sono state recuperate circa 110 mila tonnellate di piombo con un risparmio di 76 milioni di euro sulle importazioni di tale metallo”, spiega Giancarlo Morandi, Presidente del Cobat. “Il recupero avviene tramite raccoglitori incaricati che ritirano gratuitamente le batterie presso gli auto-riparatori, i punti di raccolta delle aziende di igiene urbana, le imprese. Il tasso di raccolta è altissimo: supera il 97%”.
Ma anche per la piccola percentuale, che sfugge alla raccolta, il Consorzio non si dà per vinto: “Abbiamo intrapreso una serie di iniziative e accordi con le Amministrazioni Pubbliche ed Enti privati, realtà fattivamente operative sul territorio, per aumentare il numero dei punti di raccolta fruibili dal privato cittadino. E convenzioni con oltre 200 ipermercati delle maggiori catene della grande distribuzione organizzata per soddisfare anche le esigenze degli automobilisti fa-da-te. Sono inoltre operative 60 “isole ecologiche” in 30 porti per la raccolta delle batterie di barche e gommoni. E ancora, abbiamo lanciato moltissime campagne di sensibilizzazione ambientale”.
Il sistema Cobat è dunque un esempio lampante di sviluppo sostenibile. Il piombo viene rivenduto, la plastica ripulita e riutilizzata: “Dalla vendita del metallo non riusciamo ad autofinanziarci e, come previsto dalla legge, utilizziamo i proventi del sovrapprezzo sulla vendita di nuove batterie al piombo, solo 83 centesimi per una batteria d’automobile (il più basso in Europa!) ”, prosegue Morandi. Un meccanismo che ci mette alla pari con Paesi di grande tradizione ecologica come Danimarca, Norvegia e Svezia.
Guerra aperta quindi all’inquinamento: “Abbiamo persino raccolto una batteria di sommergibile, grande quanto mezza stanza e dal costo di più di un miliardo delle vecchie lire”, racconta soddisfatto Morandi. Vi sembra troppo? Nel 2002, su richiesta dell’ONU per l’Anno Internazionale delle Montagne, il Cobat ha effettuato la “Missione Piramide” per recuperare le batterie esauste utilizzate dal laboratorio di ricerca dell’EV-K2 CNR e ha mandato i suoi uomini a scarpinare a 5.050 metri di quota fin sulla cima dell’Himalaya. Cosa non si fa per lo sviluppo sostenibile…

Andrea Pietrarota

sabato 9 aprile 2005

DALLA BORSA MEDITERRANEA DEL TURISMO



Napoli 9 aprile 2005 Comunicato stampa

DALLA BORSA MEDITERRANEA DEL TURISMO
Riparte il business dall’estero con Usa e Giappone
ma delude l’atteso “sbarco” cinese che pretende prezzi fuori mercato

Annunciato da ENIT un piano straordinario di rilancio del settore con investimenti iniziali da 20 milioni e i primi effetti già da questa stagione invernale

“Comprano” l’Italia i buyer cinesi ma vogliono pagarla a poco prezzo
Il tanto atteso turista cinese per il suo tour nel Bel Paese i soldi nel caso preferisce lasciarli per lo shopping. Malgrado la crescita dei flussi turistici dalla Cina segni un trend in ascesa del 41 per cento rispetto al 2003 e il fatto che l’89 per cento degli operatori abbia in catalogo destinazioni italiane, lo sbarco del turista cinese si preannuncia meno interessante del previsto per il mercato dell’incoming vero e proprio, che si troverà a gestire un cliente che privilegia prevalentemente tour guidati nelle grandi città d’arte, da visitare in pullman ma con budget di poco più di 30 euro al giorno e un tetto di 2000 euro per un tour di 15 giorni tutto compreso. Questi i dati delle prime contrattazioni in corso alla IX edizione della Borsa Mediterranea del Turismo che ha ospitato per la prima volta una delegazione dei maggiori operatori cinesi giunti in Italia per incontrare l’offerta italiana. Da questo grande “Salone degli Affari” B2B che è la Borsa Mediterranea del Turismo, oggi seconda fiera nazionale del settore in corso alla Mostra d’Oltremare di Napoli fino a domani, arriva la conferma che la tanto attesa svolta data dall’arrivo in massa del turismo cinese è ancora tutta da cogliere ed intercettare.

Per l’Enit, che lancia un piano straordinario di rilancio, raggiunti volumi di ricavi per 28,4 miliardi di euro
Il mercato riunito a BMT, che a poco meno di 2 mesi dall’inizio della stagione estiva rappresenta un momento attendibile dello stato di salute del business, concorda comunque su una ripresa in particolare per quanto riguarda le presenze straniere e in linea con i dati resi noti dall’Enit. Secondo l’Ente, il mese scorso trasformato per decreto in Agenzia Nazionale per il Turismo, il turismo estero in Italia ha definitivamente invertito il trend prodotto dall’11 settembre, registrando un volume di ricavi valutari di 28,4 miliardi di euro con un incremento del 3% e nel 2005 si potranno ulteriormente consolidare questi risultati.
Di rilievo anche il ritorno degli americani dopo il tracollo degli ultimi tre anni e la ripresa del turismo nipponico, dove si stima un aumento del 10-15%. Per sostenere questa ripresa e rilanciare il turismo l’ENIT ha annunciato un Piano straordinario da 20 milioni di euro da concordare con le regioni e le categorie che punterà al rafforzamento della promozione della “marca Italia” da implementare anche attraverso il partenariato con altri soggetti pubblici e privati. Gli effetti dovrebbero farsi sentire già agli inizi della prossima stagione invernale.

Il monito di BMT: al più presto una strategia di gestione dei flussi e della qualità per battere i mercati emergenti
Tuttavia, mette in guardia Angelo De Negri Presidente della BMT e della società organizzatrice Progecta, “La concorrenza di nuove mete emergenti vicine al nostro Paese, dagli Stati della ex Jugoslavia come Croazia o Slovenia alle Repubbliche Baltiche ormai in grado di offrire pacchetti diversificati e di buon profilo sta diventando sempre più pericolosa, senza contare la capacità di attrazione di tante altre mete del Mediterraneo, dall’Egitto alla Grecia. Diventa quindi decisiva una strategia che punti anche al sostegno della domanda al di fuori del periodo estivo, soprattutto per il Mezzogiorno, e il miglioramento del rapporto qualità-prezzo.”

Per informazioni:
Alessia Calvanese, Hill & Knowlton Gaia, 335 1309390 – 335 5640823
Cristina Cennamo, BMT, 3405135781

martedì 5 aprile 2005

Un nuovo modello di sviluppo per un futuro sostenibile per l’umanità e per il Pianeta

Secondo la definizione contenuta nel Rapporto conclusivo della Commissione Brundtland del 1987 e ripresa dalla Conferenza di Rio de Janeiro, per sviluppo sostenibile si intende lo sviluppo che soddisfa i bisogni dell’attuale generazione senza compromettere la capacità di quelle future di soddisfare i loro. I 3 principali indicatori che permettono di valutare se un processo di sviluppo sia sostenibile sono l’uso delle risorse rinnovabili, delle risorse non rinnovabili e i livelli di inquinamento. Per quanto riguarda le risorse rinnovabili, i tassi di consumo non devono superare i tassi di rigenerazione. Per esempio, la raccolta di legname è sostenibile solo se la quantità di alberi abbattuti non supera quella rimpiazzata naturalmente o artificialmente. Relativamente alle risorse non rinnovabili, i tassi di consumo non devono superare i tassi di sviluppo di risorse sostitutive rinnovabili. Il che significa che se si consuma una certa quantità di combustibile non rinnovabile occorre investire in impianti ad energia rinnovabile in modo da ottenere una quantità di energia rinnovabile equivalente a quella non rinnovabile che è stata persa per sempre. Per quanto riguarda, infine, il tasso d’inquinamento, i tassi di emissione degli agenti inquinanti non devono superare la capacità di assorbimento e rigenerazione da parte dell’ambiente. In questo ambito diviene assolutamente strategica ad esempio, una corretta gestione del ciclo dei rifiuti che deve puntare sul riciclaggio dei materiali e non andare a gravare sui sistemi naturali. Cambiare il modello di sviluppo tradizionale, ispirato al criterio della crescita illimitata, in favore di uno sviluppo sostenibile non comporta una rinuncia a priori alla crescita, ma implica semplicemente che si misuri il benessere non soltanto con il criterio del profitto.

Vanessa Pallucchi, Legambiente

Italia leader europea nel riciclo delle batterie esauste

Un esempio di sviluppo sostenibile: dalle batterie esauste nuova energia per l’ambiente

In Italia, il COBAT - Consorzio Obbligatorio Batterie Esauste - ente senza fini di lucro istituito con legge dello Stato, può essere considerato a pieno titolo come precursore del sistema integrato nella gestione dei rifiuti e la giusta soluzione al problema delle batterie al piombo esauste, che sono quelle utilizzate per tutti i tipi di automezzi. Il più importante risultato del Consorzio è la percentuale di raccolta delle batterie esauste: l’Italia in questo settore si pone al primo posto in Europa con un tasso superiore al 96% sull’immesso al consumo, una posizione che ci allinea ai Paesi europei di alta tradizione ambientale come Svezia, Norvegia e Danimarca.
Il secondo primato è rappresentato dai bassi costi applicati per effettuare la raccolta e il riciclo degli accumulatori esausti. In Italia, infatti, vige il più basso sovrapprezzo sulla vendita delle batterie nuove, notevolmente inferiore a quello applicato nei Paesi nordici: solo 83 centesimi di euro su una media batteria d’avviamento d’automobile.
Il merito del COBAT è un successo dell’opera del Parlamento italiano, ma soprattutto degli imprenditori grandi e piccoli che hanno saputo rinunciare agli egoismi d’impresa per l’interesse generale del Paese. A loro non può che andare il riconoscimento per le intelligenti politiche ambientali intraprese di cui il COBAT è il braccio operativo.
L’anno scorso in Italia sono state raccolte oltre 191 mila tonnellate di batterie, pari a circa 16 milioni di singoli pezzi.
Da un punto di vista regionale, la Lombardia, con più di 33 mila tonnellate, è la regione che in assoluto ha raccolto le maggiori quantità di batterie esauste, seguita subito dopo dal Veneto (più di 20mila ton.), e dal Piemonte (più di 19mila ton). Al centro è stato il Lazio la regione con la maggiore raccolta (quasi 16mila ton.), mentre al sud sono state la Campania (circa 15mila ton) e la Sicilia (quasi 13mila.). Tra le regioni più “virtuose”, che vantano le migliori raccolte pro-capite si segnalano l’Emilia Romagna con quasi 5 kg raccolti per abitante, quindi il Friuli V. Giulia e le Marche , con più 4 kg/abitante, risultati superiori alla raccolta nazionale che si attesta a 3,36 kg/abit.
Grazie al riciclo di questa “montagna” di batterie è stato evitato lo sversamento nell’ambiente di oltre 30 milioni di acido solforico, si sono recuperate 10 mila tonnellate di plastica polipropilene e ben 110 mila tonnellate di piombo, metallo che per lo più l’Italia importa dall’estero. Per l’economia nazionale ciò ha significato un risparmio pari a oltre 76 milioni di euro.
Oggi il COBAT si segnala, nel mondo, tra i consorzi più attivi sul fronte della salvaguardia ambientale. Basti pensare che il Consorzio italiano ha recentemente conseguito sia la Certificazione per la Qualità dei servizi offerti la UNI EN ISO 9001:2000, sia la certificazione, del Sistema di Gestione Ambientale secondo lo standard internazionale, UNI EN ISO 14001:1996 (International Organization for Standardization). Concludendo, con le parole dell’ing. Giancarlo Morandi, Presidente del COBAT, possiamo affermare che “ il COBAT realizza un circolo virtuoso in cui la tutela dell’ambiente s’incontra con il recupero di risorse, la salvaguardia della salute collettiva e con il risparmio economico. Possiamo dire - ha concluso l’ing. Morandi - che il nostro Consorzio rappresenta un esempio concreto di sviluppo compatibile, tanto che oggi veniamo presi d’esempio da numerosi Paesi esteri”.

Andrea Pietrarota

martedì 22 marzo 2005

Il processo di riciclo delle batterie al piombo esauste

Riciclando le batterie al piombo esauste si previene la natura dall’inquinamento di sostanze tossiche e si risparmiano molte risorse che ritornano alle imprese come nuove materie prime, pronte per essere nuovamente lavorate.

Vediamo le tappe di questo processo che inizia quando il COBAT, dopo aver raccolto le batterie esauste in tutta Italia, le invia gli impianti di riciclo consorziati.

La frantumazione Prima di tutto, le batterie vengono frantumate e le diverse componenti, piombo metallico, ossidi e solfati di piombo, plastiche ed elettrolita (acido solforico), sono separate e selezionate: l’acido viene è neutralizzato mentre le plastiche (soprattutto polipropilene) vengono sciacquate e triturate sono per essere rimesse sul mercato.

La fusione Tutto il piombo contenuto nelle batterie, viene fuso ad una temperatura fra 800° e 1000°C in specifici forni che consentono il controllo delle emissioni in atmosfera. Tale piombo, detto “piombo d’opera”, viene poi avviato alla raffinazione.

La raffinazione Il piombo d’opera, a seconda del prodotto finale che si vuole ottenere, subisce diversi trattamenti in caldaie a temperature fra i 350° e 500°C. Il piombo che ha perduto tutte le impurità si chiama “piombo secondario”, ed è in tutto identico alla risorsa originaria estratta dal minerale. Tra i suoi impieghi: produzione di nuove batterie, il rivestimento di cavi elettrici, industria chimica e delle ceramiche, nonché per la produzione di apparecchiature radiologiche e lastre e tubi per l’edilizia.

andrea pietrarota

Un mondo di batterie

Un mondo di batterie
Il Cobat e le batterie al piombo: sempre più protagonisti nella società moderna


Negli ultimi cento anni i consumi energetici mondiali sono aumentati di 50 volte ed in futuro la domanda di energia è destinata ad aumentare ancora per lo sviluppo dei Paesi industrializzati, l’incremento demografico e l’auspicabile miglioramento delle condizioni di vita di gran parte della popolazione mondiale.
Uno strumento geniale ed irrinunciabile per soddisfare questo crescente bisogno di energia è stato in passato, e sarà senz’altro anche in futuro, la batteria.
Il compito della batteria è accumulare energia e conservarla nel tempo per restituirla, in modo controllato, quando e dove serve, sotto forma di movimento meccanico, corrente elettrica, luce, calore
Le più comuni sono quelle delle automobili ma, per avviare i loro motori, anche motocicli, camion, trattori, barche hanno bisogno di batterie al piombo acido.
Senza gli accumulatori al piombo non funzionerebbero neppure le centrali elettriche, i ripetitori, le centrali telefoniche, i carrelli trasportatori ed elevatori, i locomotori, i gruppi di continuità che assicurano l’energia elettrica negli ospedali o negli anti-furto casalinghi.
In Italia, ogni anno vengono vendute circa 16 milioni di batterie, di cui quasi 10 milioni legate al mondo delle autovetture. Nel suo insieme, il settore della produzione delle batterie sviluppa un fatturato di circa 700 milioni di euro e dà lavoro ad oltre 3.000 persone.
Le batterie al piombo, quando non sono più ricaricabili divengono “esauste” e sono classificate dalla legge come “rifiuti pericolosi”, per via del loro contenuto in sostanze tossiche e nocive per la salute umana e per l’ambiente. Le batterie, infatti, se eliminate in modo scorretto, si trasformano in potenti agenti d’inquinamento; se invece vengono raccolte con cura e riutilizzate, forniscono un contributo positivo alla bilancia dei pagamenti del nostro Paese, consentendo di risparmiare sulle importazioni di piombo e petrolio.
Per assicurare la raccolta ed il riciclo delle batterie al piombo esauste e dei rifiuti piombosi nel 1988 il Parlamento italiano ha istituito il Cobat, Consorzio Obbligatorio Batterie Esauste.
Il Cobat, che è operativo dal 1992, assicura un servizio gratuito di raccolta attraverso una rete di 90 imprese di raccoglitori incaricati che ritirano sull’intero territorio nazionale le vecchie batterie passando presso tutte le auto-officine, le isole e stazioni ecologiche di Comuni e aziende di igiene urbana, le piccole, medie e grandi imprese.
Solo nel 2004, il Cobat ha raccolto e avviato ai 6 impianti di riciclo circa 192.000 tonnellate di batterie al piombo esauste, mentre, dal 1992 ad oggi sono stati raccolti oltre 2 milioni di tonnellate di accumulatori esausti, con un tasso medio annuo di crescita del 3,4%, sottratti allo sversamento nell’ambiente 360 milioni di litri di acido solforico e recuperati 2 milioni di tonnellate di piombo, cioè oltre il 50% della produzione italiana di tale metallo. E poiché l’Italia è un Paese importatore di piombo, la riduzione dei volumi da importare contribuisce notevolmente – oltre 50 milioni di euro risparmiati ogni anno - alla bilancia nazionale dei pagamenti. Inoltre, il piombo “secondario” è identico a quello estratto dal minerale ed è riutilizzabile all’infinito.
Andrea Pietrarota

Giorgio Arienti nominato direttore generale Ecodom

Milano, 22 marzo 2005 – Ecodom, il nuovo consorzio per il recupero e il riciclaggio degli elettrodomestici, ha nominato il direttore generale: Giorgio Arienti, che ha come primo incarico quello di costruire la struttura operativa per poi gestirne l’attività.

Ecodom, costituito da 15 tra i maggiori produttori e importatori di grandi elettrodomestici e scalda-acqua, risponde agli obiettivi fissati dalla Direttiva Ue sul trattamento dei prodotti elettrici ed elettronici giunti al termine del loro utilizzo (Raee). La Direttiva deve essere adottata anche in Italia.

Giorgio Arienti, 44 anni, laureato in Ingegneria Meccanica con indirizzo impiantistico al Politecnico di Milano, ha guidato per oltre tre anni We@bank, il servizio Internet di banking e trading di Banca Popolare di Milano. In precedenza, ha partecipato allo start-up di VitaGo, sito internazionale di e-commerce nel settore bellezza e salute; è stato Direttore Logistica e Acquisti e poi Direttore Sviluppo di Sisal; ha ricoperto la mansione di National Logistics Manager in DHL International e ha iniziato l’attività lavorativa nel settore dell’automazione per la logistica.
* * *
Ecodom (Consorzio Italiano Recupero e Riciclaggio Elettrodomestici) è il consorzio che rappresenta una quota di mercato significativa nei settori dei grandi elettrodomestici e scalda-acqua in risposta alla Direttiva 2002/96/CE dell’Unione Europea sullo smaltimento e il riciclo degli apparecchi elettrici ed elettronici a fine vita. Ha come finalità la gestione collettiva di trasporto, reimpiego, trattamento, recupero, riciclaggio, smaltimento dei prodotti al termine del loro utilizzo.
I Soci fondatori sono: Antonio Merloni; B/S/H Elettrodomestici; Candy Elettrodomestici; Faber; Franke; Haier Europe Trading; Hoover; Lorenzi Vasco; Indesit Company; Merloni Termosanitari; Miele Italia, Nardi Elettrodomestici; Smeg; Tecnogas; Whirlpool Europe. Al Consorzio potranno aderire altre aziende delle filiere sopra elencate.
Presidente è Piero Moscatelli di Indesit Company.




Per informazioni alla stampa
:
Giorgio Scappaticcio
Hill&Knowlton Gaia
Via Nomentana 257
00161 Roma
Tel. 06 441640309
fax 06 4404604
e-mail: scappaticciog@hkgaia.com

domenica 20 marzo 2005

Ecoturismo Italia promuove il progetto di certificazione "Comuni Ecoturistici d'Italia"

Ecoturismo Italia promuove il progetto di certificazione "Comuni Ecoturistici d'Italia"

L’Associazione Ecoturismo Italia, con il coordinamento scientifico dell’Istituto di Ricerche Ambiente Italia, promuove il progetto "Comuni Ecoturistici d'Italia".
Il Marchio di qualità ecoturistica certificherà l'integrazione di più requisiti quali la salvaguardia ambientale e lo sviluppo locale, in termini di crescita economica e sociale, all'interno delle politiche di sviluppo turistico di un Comune o di un territorio.
Il Marchio verrà attribuito alle località che dimostreranno di soddisfare una serie di requisiti correlati allo sviluppo di un turismo di qualità: tutela dell'ambiente naturale e uso efficiente delle risorse, valorizzazione del patrimonio culturale-artistico, riscoperta e valorizzazione delle tradizioni locali, cultura dell'ospitalità, qualità della ricettività ecc.
Con potenziali di crescita che raggiungono il 20% l'anno, il segmento di mercato legato all'ecoturismo ha già dimostrato di saper attirare l'attenzione non solo degli operatori turistici (Tour Operator, Agenzie di viaggio e turismo, albergatori ecc.), ma anche degli enti locali, sempre più consapevoli di poter e dover promuovere sul proprio territorio uno sviluppo turistico di qualità, che coniughi sostenibilità ambientale, economica e sociale. In questo contesto di forte crescita del mercato, diviene necessario:
*          distinguere le iniziative autenticamente ispirate ai valori e ai principi dell'ecoturismo da quelle che lo richiamano esclusivamente in modo strumentale;
*          garantire una visibilità maggiore ad alcune realtà territoriali di grande valore e dal grande potenziale ecoturistico e contribuire alla loro promozione;
*          aiutare le amministrazioni locali a sviluppare una adeguata Strategia di Sviluppo Ecoturistico del proprio territorio.

La creazione di uno specifico schema di certificazione della qualità ecoturistica, destinato a quelle località che intendano promuoversi come mete autenticamente ecoturistiche, vuol contribuire attivamente al raggiungimento di queste finalità.
Lo sviluppo di uno schema di certificazione della qualità ecoturistica risponde, dunque, alla volontà di fornire, a quelle amministrazioni locali che hanno deciso di puntare con forza verso un turismo di qualità integrato con l'ambiente, un valido ed originale strumento che vuole essere, contemporaneamente, di valorizzazione del territorio, di marketing territoriale e di tutela e garanzia del turista. Il progetto si rivolge in particolare a piccoli e medi Comuni italiani che intendono avviare sul proprio territorio un percorso di sviluppo turistico di qualità, che sia coerente rispetto ai principi e ai valori dell'ecoturismo.
Alla sperimentazione dell’iniziativa di "Comuni Ecoturistici d'Italia" parteciperà un campione composto da una ventina di piccoli e medi Comuni, provenienti possibilmente da tutte le diverse regioni italiane, dotati di un insieme di risorse naturali e culturali dal buon potenziale ecoturistico e con un numero di non superiore  ai 10-12.000 abitanti. I comuni partecipanti alla sperimentazione dovrebbero essere.
Trattandosi di una iniziativa che si rivolge ad amministrazioni locali di piccole e medie dimensioni, spesso non dotate di grandi mezzi finanziari, il Progetto punterà a costruire uno strumento agile, basato sulla semplicità delle procedure e su bassi costi di gestione del Marchio. Nella sua fase iniziale, il progetto sarà finanziato con le risorse proprie dell'Associazione Ecoturismo Italia, derivanti anche dal versamento della quo-ta annuale di adesione all'Associazione da parte dei Comuni interessati alla sperimentazione in oggetto. Il costo previsto per ogni Comune è di € 1500. Maggiori informazioni sono disponibili sul sito: www.ecobilancioitalia.it <http://www.ecobilancioitalia.it>

Andrea Pietrarota

Una Consulta per le città bagnate dal Mare Nostrum

Una Consulta per le città bagnate dal Mare Nostrum

È nata la Consulta Permanente delle Città del Mediterraneo. Ad annunciarlo è stato il Presidente della Biennale Internazionale del Mare, Raffaele Pallotta d'Acquapendente, nel corso della recente conferenza, inserita nel Maggio dei Monumenti, sul tema: "Il patrimonio Monumentale delle metropoli costiere". La Consulta sarà un organizzazione che dovrà affrontare costruttivamente i problemi comuni delle metropoli del Mediterraneo, in un’ottica di sinergia e collaborazione reciproca.
Per la prima riunione della Consulta, che si terrà durante la prossima Biennale Internazionale del Mare in programma nella primavera del 2006, è stata scelta come sede la città di Napoli.
La Consulta si inserisce, così, nel filone avviato con la Conferenza dei Sindaci delle metropoli costiere del Mediterraneo voluta, nel 1994, dall'allora primo cittadino di Napoli Antonio Bassolino.
"La consulta sarà il mezzo - afferma il presidente della Biennale Internazionale del Mare, Raffaele Pallotta - attraverso cui sviluppare contatti e confronti costanti tra le varie città del Mare Nostrum".
Ma anche un incitamento per l'Unione Europea. “Potrebbe e dovrebbe essere – ha proseguito Pallotta - un correttivo per la politica europea che si sta orientando sempre di più verso un'apertura del settore nord-orientale del nostro continente e questo potrebbe far tralasciare i problemi che impone il Mediterraneo.
Dalla Consulta, infatti, vorremmo che potessero venir fuori suggerimenti e programmazioni che aiuterebbero l'UE ad essere presente nella nostra area". Insieme al presidente  Raffaele Pallotta, a dare la notizia della neonata Consulta è stato anche l'Assessore ai Grandi Eventi del Comune di Napoli, Giulia Parente, la quale ha sottolineato l'importanza della delega regionale al Mediterraneo che "…Bassolino, non a caso, ha costituito e tenuto per sé, a dimostrazione di quanto sia importante questo mare che ci unisce e di quanta ricchezza può dare ai nostri Paesi". Erano presenti alla conferenza di presentazione anche il presidente dell’Osservatorio internazionale delle Cose Mediterranee, Massimo Rosi, e le autorità consolari a Napoli delle nazioni mediterranee.
In particolare, il console generale di Francia, Henri Vignal, ha tenuto a sottolineare l’importanza della nuova iniziativa: “Ritengo che la cooperazione messa in atto dalla Biennale sia davvero importante per tutte le città del Mediterraneo, e certamente, in Francia, per la città di Marsiglia".

Andrea Pietrarota

La sfida di Pescara 2009

La sfida di Pescara 2009

La città di Pescara si è candidata come sede della XVI Edizione dei Giochi del Mediterraneo. L’evento sarebbe un momento unico e determinante per la crescita e l’arricchimento culturale di tutta la cittadinanza, oltre che l’occasione importante per dimostrare le capacità organizzative e la grande ospitalità.
La candidatura di Pescara a ospitare i Giochi nel 2009 è un chiaro segno della vitalità di questa dinamica città dove è in atto un profondo processo di rinnovo a livello urbanistico. Pescara, città di servizi universitari, commerciali, amministrativi, finanziari e sportivi, punto d'arrivo aeroportuale per scali internazionali, porta d'accesso dal mare Adriatico, è stata definita dal Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, nel corso di una visita ufficiale: "città splendida e ridente, centro di un'area metropolitana in forte sviluppo,con l'augurio di trovare nelle vie antiche e nuove del mare e del cielo il compiersi del suo destino di ponte tra civiltà vicine e lontane, unite da un sogno di pace." Pescara è stata già sede, nel 1996, dell'incontro di tutte le nazioni del Mediterraneo, sul tema "Mediterraneo: la grande risorsa", dibattito che ha posto l'attenzione sul fattore strategico di sviluppo che l'area del Mediterraneo rappresenta per il futuro dell'Europa.
In questo quadro, Pescara svolge un ruolo di primaria importanza, in quanto città transfrontaliera verso i Balcani, per la sua vicinanza e il suo forte legame con la Capitale e, ancora, in quanto fulcro del Corridoio Adriatico, che rappresenta un vero e proprio trampolino dell'Europa verso il Mediterraneo. Pescara spera di diventare luogo e meta significativa dei Giochi del Mediterraneo del 2009, per poter esprimere al meglio i valori dello sport, della vita e della pace, per unire quei popoli che, pur bagnati dallo stesso mare e accomunati da un unico sogno di pace, sono ancora divisi da culture, tradizioni e religioni diverse e per far sì che, ancora una volta, lo sport rappresenti il veicolo di promozione e di sviluppo dell'unione e della fratellanza tra i popoli.
Con questo spirito, l'Amministrazione Comunale di Pescara, con la collaborazione della Regione Abruzzo e delle Province di Pescara, Chieti, Teramo e L'Aquila, forte anche dell'ottima dotazione di impianti sportivi, di una capacità ricettiva di assoluto prestigio, di un clima tipicamente mediterraneo temperato, del tipico calore abruzzese e soprattutto di un ambito urbano e territoriale molto sicuro e con scarsa presenza di criminalità, si augura di ottenere la designazione per ospitare la manifestazione e si prepara a ricevere i Giochi del Mediterraneo del 2009.
Già si prevede la realizzazione di un Villaggio Mediterraneo che ospiti tutti gli atleti, gli accompagnatori e le delegazioni che parteciperanno ai Giochi.
È stata scelta una localizzazione interna alla città, capace di offrire il miglior rapporto logistico con i principali impianti sportivi, oltre che con il sistema delle grandi comunicazioni territoriali.
Il Villaggio sarà così inserito in un contesto che lo renderà organico allo spazio pubblico della città esistente e quindi in continuità con nuovi percorsi Il sito si trova nella prima periferia urbana ed è contiguo a una serie di importanti interventi di valorizzazione immobiliare e urbanistica, già avviati, che entro il 2005-2007 avranno generato una situazione di nuova centralità di tutto il settore urbano in verrà a trovarsi il Villaggio Mediterraneo.
Con questa localizzazione, gli ospiti si troveranno in una posizione particolarmente felice per quanto riguarda i circuiti d'uso urbano giovanili, tra il centro storico della città (già ampiamente riconvertito in centro della vita notturna, dei servizi ricreativi e delle relazioni sociali) e la zona universitaria, anch'essa attrezzata con molti spazi e attrezzature per il tempo libero e l'intrattenimento.
L'area d'intervento, inoltre, è sufficientemente libera da costruzioni e poco caratterizzata dal punto di vista del disegno urbano: una condizione di partenza particolarmente felice per definire un progetto e un programma attuativo, con l'obiettivo della massima qualità ambientale. Non ci resta che.. fare il nostro in bocca al lupo alla città di Pescara.

Andrea Pietrarota

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