COMUNICATO-STAMPA (conclusivo)
IL CIPSI NEL “MOSAICO” DI CIVITAS 2008 A PADOVA
GRANDE SUCCESSO DELLE SAGOME AFRICANE IN PIAZZA DELLA SOLIDARIETA’. “SIAMO IN CENTO …VENIAMO DALL’AFRICA”… IL SEMINARIO SULLA CARTA DEI DIRITTI DI KURUKAN FUGA DEL 1236…
“ROMPIAMO I LUCCHETTI CHE IMPRIGIONANO L’ACQUA”… “DIGIUNIAMO DALL’ACQUA MINERALE”. RICCARDO PETRELLA E DON GIANNI FAZZINI AUSPICANO CAMBIAMENTI NEGLI STILI DI VITA E NUOVE LOTTE PER L’ACQUA.
BARBERA (CIPSI): “ALLA LUCE DELLE SCELTE DEL NUOVO GOVERNO SONO PREOCCUPATO PER IL FUTURO DELL COOPERAZIONE COME SOLIDARIETÀ. CI SARÀ UN VICE-MINISTRO?”.
Padova, 10 maggio 2008 - Arrivando a Civitas, la piazza della Solidarietà, dell’Economia Sociale e Civile, che si sta svolgendo in questi giorni a Padova (dall’8 all’11 maggio), colpisce una cosa: intravedo da lontano, all’aperto tra i padiglioni della fiera, un centinaio di africani. Che fanno? Sarà una manifestazione … Mi avvicino, sono “persone”, anzi no … sono sagome a grandezza d’uomo sparse tra la gente. E’ la mostra itinerante “Persone. Africa, società civile e cambiamento” promossa dal Cipsi e Chiama l’Africa. E comunicano, in piazza: “Siamo in cento, uomini e donne. Veniamo da quel continente che dicono avrebbe dovuto dichiarare fallimento da molto tempo. Veniamo dall’Africa, da paesi diversi per lingua religione cultura. Veniamo come persone. E come persone abbiamo bisogno di comunicare. Gli argomenti sarebbero tanti. Vogliamo dire che anche in Africa esiste una società che vuole superare i vecchi sistemi di potere. Una società civile, fatta di idraulici, muratori, dottori. E di molte donne. E di molti studenti. E di impiegati, di commercianti, di imbianchini, di suonatori di tamburi. Persone che camminano lente, ma camminano. Tra difficoltà interne ed esterne. L’Africa non è solo l’arte della sopravvivenza, le baracche, le emergenze sanitarie o alimentari. E’ anche questo. Anche. Poi c’è un’Africa che ha voglia di conoscenza, di dignità, di lavoro. Cioè si organizza per ottenere dei risultati. E’ quest’Africa che noi vogliamo rappresentare, quella che vuole essere padrona delle proprie risorse, quella che dice: progettiamo uno sviluppo diverso. Fatto di meno donatori e benefattori stranieri, fatto di più democrazia. … Fatto di più sostegno alle forze della nostra società civile. Che esiste ed agisce. E che vorrebbe veder riconosciuta la sua funzione. Noi guardiamo al futuro, abbiamo la presunzione di pensare che il mondo capisca che è giunto il momento di cambiare programma d’azione. E, di conseguenza, promuovere concrete azioni di sviluppo dentro la società. Insomma: meno scatole di sardine e più scambi di culture, nella parità …”.
E nel seminario “L’Africa che ha precorso i diritti dell’uomo”, svoltosi venerdì 9 maggio pomeriggio, il professor Djibril Niane della Guinea racconta: “Quest’anno ricorre il sessantesimo anniversario della proclamazione della Carta Universale dei Diritti dell’Uomo. Un evento storico che segna un passo avanti dell’Umanità. Pochi però sanno che fin dal 1236, nell’impero dei Mandè, esisteva una carta che prelude ai diritti umani. È la carta di Kurukan Fuga, dove all’art. 5, ad esempio, si legge: “Ciascuno ha diritto alla vita e alla preservazione della sua integrità fisica. La tendenza di credere che l’Africa non abbia esperienza di civiltà è persistente. Ciò succede perché si continua ad ignorare il passato dell’Africa con i suoi grandi momenti e i suoi grandi uomini. Questo passato ha conosciuto civiltà belle e grandiose. Ci sono stati uomini che hanno pensato e messo in atto strutture politiche, organizzato la vita in società su principi che sono alla base dei diritti umani. Fino alla “parentela per adozione”, con etnie diverse, con l’obiettivo di scongiurare la guerra, instaurare la prosperità, la giustizia ed il benessere per tutti, nel mutuo rispetto, nella partecipazione, solidarietà e mutua comprensione”. (si può richiedere La Carta di Kurukan Fuga pubblicata dalla rivista del Cipsi “Solidarietà Internazionale” nel numero speciale dedicato all’Africa).
Il Cipsi - coordinamento di 45 associazioni di solidarietà internazionale- è presente alla XIII edizione di Civitas anche con lo stand della campagna “Libera l’acqua”, volta a promuovere il diritto all’acqua come bene comune dell’umanità. E oggi sabato 10 maggio si è svolto il seminario “Libera l’acqua. Riconosci un diritto, portalo a tutti”. Riccardo Petrella, docente universitario, fondatore del comitato internazionale Contratto Mondiale sull’Acqua, nel suo intervento ha dichiarato: “Dobbiamo impegnarci in nuove lotte per rompere e far saltare i lucchetti che imprigionano l’acqua. I lucchetti dei dominanti sono tre: far pagare l’acqua ai consumatori; far pagare l’acqua all’acqua; consegnarla in modo esclusivo ai privati e alle multinazionali. Non è vero che gli unici modi per riconoscere il diritto all’acqua siano quelli di affidarsi alla tecnologia, alla finanza e al mercato. Dobbiamo ripartire con nuove lotte personali e politiche per l’acqua come bene comune e diritto di tutti. L’acqua non è una merce”. Insieme a don Gianni Fazzini è stata lanciata una campagna di “digiuno dall’acqua minerale”.
Guido Barbera, presidente del Cipsi, concludendo il seminario ha detto: “Sono preoccupato per le scelte di questo nuovo governo: che fine farà la cooperazione internazionale come solidarietà? Sparirà? Avremo ancora un vice-ministro o un sottosegretario delegato? O la cooperazione diventerà solo commercio estero? … La nostra campagna Libera l’Acqua riparte dalla base, dall’opinione pubblica per sensibilizzare, coscientizzare, educare affinché l’acqua sia un diritto di tutti. Ma anche agire per portare l’acqua a chi non ce l’ha, nel Sud del mondo. Insieme, associazioni e società civile. Il nostro ruolo è lavorare al mosaico: un insieme di tessere- realtà, istituzioni, famiglie, individui, organizzazioni, imprese- che, seppur autonome e diverse disegnano profili unici nei panorami delle città e del mondo. Ogni tassello della società vive di vita propria, persegue obiettivi specifici ed attiva strategie e pratiche personalissime. Ma è proprio l’unione di tante identità diverse che concorre a formare la città in cui viviamo, il nostro mondo e il percorso che sta tracciando. Ed è a partire da questo che possiamo aggiustare la traiettoria, favorire l’incontro, scoprirci un unico tutto a partire da migliaia di volti diversi”.
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