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sabato 4 ottobre 2008

Kataunas:dal 4 al 31 ottobre si svolgerà a Catania presso il nuovo spazio di sperimentazione artistica BOCS

Dal 4 al 31 ottobre si svolgerà a Catania, presso il nuovo spazio di sperimentazione artistica BOCS, la prima tappa del progetto Kataunas che vede coinvolti artisti lettoni e artisti italiani, siciliani, in uno scambio artistico che possa permettere di esprime le proprie identità mescolandole alle altre.
Una novità assoluta per la città di Catania è rappresentata dallo spazio espositivo: BOCS è il primo artist run space a Catania, ufficialmente costituito. BOCS è infatti uno spazio gestito da artisti, spazio off lasciato dal punto di vista architettonico allo stato grezzo ma ricco da un punto di vista progettuale di enormi potenzialità. Lo spazio cresce e si modifica grazie alle collaborazioni, agli interventi e alle sperimentazioni dei vari artisti che, di volta in volta, verranno ospitati anche in residenza o che presenteranno un loro progetto. Il progetto di apertura Kataunas è curato da Marina Sorbello, giovane curatrice e giornalista siciliana che vive ormai da anni a Berlino dove gestisce insieme ad altre tre giovani curatrici lo spazio Uqbar e da Arvydas Zalpys direttore del centro di arte contemporanea Meno Parkas di Kaunas in Lituania, dove si svolge la seconda tappa del progetto la cui apertura è prevista per il 12 dicembre 2008.
L'evento è inserito all'interno del festival di arte contemporanea " KAUNAS IN ART: CONTEXTS".
Gli artisti invitati sono: Federico Baronello, Patricija Gilyte, Agne Jonkute, Giuseppe Lana, Filippo Leonardi, Inga Liksaite, Maria Domenica Rapicavoli.
Verranno presentati video, foto, installazioni.

Per saperne di più abbiamo intervistato Raffaela Leone per Erbematte, una delle “anime” del nuovo space catanese. Raffaela è, appunto, una delle fondatrici dell’associazione no profit Erbematte, nata nel 2007 per proporre alla città di Catania interventi e azioni site specific che incoraggiassero la cultura contemporanea, prediligendo azioni urbane o eventi inseriti in contesti non esattamente convenzionali.

Anita T. Giuga.: Il progetto si chiama Kataunas, nasce dall'idea di due curatori (Marina Sorbello, Arvydas Zalpys) all'interno di uno spazio di sperimentazione "off" a Catania, sull'onda di una migrazione (Catania-Lituania). Certamente una scommessa. Come vi muoverete e cosa farete esattamente?

Raffaela Leone: Il Progetto Kataunas è un progetto che vuole mettere in relazione due realtà sociali, economiche e culturali distanti ma simili. L'aver voluto iniziare con la tappa siciliana ha per noi un duplice valore, da una parte avremo la possibilità di sperimentare il nuovo spazio e la risposta del pubblico catanese, dall'altra ci confronteremo con artisti stranieri ignari di ciò che li aspetta. Siamo riconoscenti a Marina Sorbello e a Arvydas Zalpys per aver scelto il nostro spazio come luogo ideale per l'esposizione, una scelta coraggiosa anche perchè non ci sarà di certo il parquet per terra! Ma questo è anche il nostro punto di forza. Lo spazio infatti, lasciato grezzo, permetterà a tutti gli artisti di interagire come meglio credono. BOCS non è una galleria, quindi non si può prevedere "esattamente" cosa succederà o la forma che esso prenderà. A noi piace pensare che lo spazio, contaminato dai progetti degli artisti permetta di abbandonarsi al divenire tenendo sempre in mente qualcosa in movimento, a noi piace fluttuare.



A.T.G.: Lo spazio rivolge l'attenzione anche ad artisti locali ma sembra cavalcare l'onda avvertita a Manifesta di un presente che recupera i suoi sedimenti. Per fare il verso a uno dei progetti ancora in corso nella sede della grande biennale itinerante (Allumix, Bolzano), cosa resterà di adesso?

R.L.: Pensiamo che creare un network sia fondamentale, Kataunas è una possibilità anche per gli artisti locali non invitati per prendere contatti e per confrontarsi (anche e solo idealmente) con giovani artisti stranieri che dimostrano con il loro lavoro di potersi esprime usando anche contesti non convenzionali. Resterà la voglia di mettersi alla prova e di sperimentare formule veramente innovative, dove la qualità e le idee siano la cosa più importante. Uscire dallo schema tradizionale: curatore, spazio, artista, vernissage, vino, cena con chi conta è anche questa una scommessa. Al vino non rinunciamo nemmeno noi!! Oppure, se non se ne avranno le capacità, se ancora una volta si ricadrà negli stessi errori, rimarranno bicchieri di carta e resti di un aperitivo. Che sono pur sempre qualche cosa.


A.T.G.: Escludendo la seconda tappa del progetto, la cui apertura è prevista per il 12 dicembre 2008 in Lituania, come immaginate la programmazione dei prossimi mesi e il coinvolgimento di un pubblico ancora molto restio ad affacciarsi all'arte contemporanea e ai suoi valori "mobili"?

R.L.: Il pubblico catanese non è restio alla cultura, il pubblico catanese deve riscoprire il piacere di avvicinarsi ad alcuni aspetti culturali fino ad adesso lasciati in mano "agli addetti ai lavori" che li hanno, a volte volontariamente, proposti ad un pubblico selezionato. L'arte è per tutti. Ci sono a Catania alcune realtà che stanno nascendo ed altre che sono affermate e crediamo che ci sia stata data una possibilità, è come se si fosse aperto uno spiraglio in un portone che dovrà essere forzato con un piede di porco e noi ci stiamo attrezzando. Per quanto riguarda la programmazione futura abbiamo in cantiere un progetto molto ambizioso di cui ancora non possiamo parlare, sicuramente alcune residenze dove due artisti verranno chiamati a confrontarsi su temi comuni e che si possano relazionare alla città di Catania, anche per iniziare a seminare il germe dell'arte contemporanea. Vogliamo avviare alcune collaborazioni con realtà associative locali, come Erbematte ad esempio, per poter unire le forze. E poi... sperimentazione. Lo spazio è aperto a tutti gli artisti che vogliano lavorarci dentro proponendo progetti e idee interessanti.


A.T.G.: Come formulereste in due battute lo stato dell'arte contemporanea a Catania rispetto alla maggiore vivacità europea?

R.L.: Paragonare Catania al resto d'Europa è un azzardo da qualsiasi parte la si voglia vedere. Non crediamo che questo sia al momento uno svantaggio. Catania è un contenitore fatto di diverse persone che lavorano nonostante tutto per l'arte. Il loro lavoro verrà con il tempo ripagato. Ci auguriamo che tutti gli addetti ai lavori inizino invece a lavorare insieme per smuovere le acque, per dare risposte concrete senza colonizzare la città. Non abbiamo bisogno di artisti invasori che espongano e vadano a casa loro, abbiamo bisogno di gente che ci creda veramente e che voglia lavorare per questa città e la sua gente, sempre che gli artisti abbiano ancora qualche cosa da dire. Catania non è vivace ma è in fermento!



anita t. giuga è critico d’arte, indipendent curator, docente di Teoria della percezione e Psicologia della forma; organizzatrice di eventi di promozione artistica e letteraria, è cultrice della materia presso la cattedra di Estetica della Facoltà di Architettura di Catania - sede di Siracusa - . Ha partecipato con docenze e seminari alle attività del dipartimento di Psicologia dell’Arte del DAMS di Bologna e ha insegnato all’ABA di Bologna. Dopo aver vinto diversi premi minori di poesia (finalista Poesia di Strada XI edizione) e prosa poetica (Fara Editore ed. 2007) ha pubblicato il romanzo Il padre manca per la A & B Editrice, insieme a Egidio Cacciola. E' in pubblicazione per Bonanno editore il saggio: Il corpo complice, strutture psichiche femminili come emanazioni dell'arte dalla fine dell’Ottocento agli esordi del Novecento.

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