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sabato 17 ottobre 2009

Ru486, la favola della pillola che uccide


Ru486, la favola della pillola che uccide

Firenze, 17 ottobre 2009. L'attuale sottosegretario Eugenia Roccella, laureata in letteratura italiana, ci ha scritto un libro. La Chiesa cattolica la chiama "veleno". I parlamentari più clericali (ormai davvero tanti, forse la maggioranza) la definiscono la "pillola assassina". E' la famigerata pillola abortiva Ru486, utilizzata in tutta Europa e negli Usa da decenni, ma che in Italia non è stata ancora commercializzata. Offre un'alternativa all'aborto chirurgico per l'interruzione di gravidanze fino alla settima (o addirittura alla nona) settimana .
Visto che abrogare la legge 194 del 1978 sull'interruzione volontaria di gravidanza solleverebbe l'ira di milioni di donne, i CU (Clericali Uniti) hanno diretto tutta la loro frustrazione per un mondo sempre più secolarizzato contro l'articolo 15 della legge 194, che recita: "Le regioni, d'intesa con le università e con gli enti ospedalieri, promuovono l'aggiornamento del personale sanitario ed esercente le arti ausiliarie ... sull'uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell'integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l'interruzione della gravidanza". Sembra quasi che il legislatore degli anni '70 avesse previsto e accolto l'eventualità dell'aborto farmacologico, che infatti fu introdotto in Europa pochi anni dopo (in Francia già dal1988). Ma i CU non si sono scoraggiati: la fede -in Dio e soprattutto nella carriera politica- non si ferma certo dinnanzi all'evidenza!
E così, mentre la Ru486 veniva introdotta via via in tutti i Paesi occidentali e utilizzata da decine di milioni di donne, hanno avuto questa brillante intuizione: se sosteniamo che la pillola non è meno rischiosa dell'aborto chirurgico, quell'articolo della legge 194 va a farsi benedire (metaforicamente parlando). C'era solo un piccolo problema: la pillola è efficace e non pone alcun rischio alla salute delle donne che la assumono correttamente. E allora cosa fare?
In qualsiasi altro Paese, i CU si sarebbero arresi. Troppo radicata la laicità delle istituzioni, troppo oggettivi gli organi di informazione. Se si fossero inventati la pericolosità di questo farmaco, sarebbero stati massacrati dall'evidenza. Ma in Italia la situazione è diversa: le gerarchie ecclesiastiche sono ben rappresentate in Parlamento e nel sistema di informazione; il giornalismo italiano nel suo complesso è mediocre e si limita a riportare le dichiarazioni più urlate ("è scontro tra i poli", "scoppia la polemica", "è guerra sulla Ru486"), invece di indagare e responsabilizzare chi spara baggianate. Si capisce che per i CU questo offriva un'opportunità troppo ghiotta. Bastava inventarsi qualche decesso qui e là causato dalla Ru486 per conquistare le prime pagine dei giornali, e bloccare per anni l'introduzione dell'aborto farmacologico in Italia. Il numero "magico" a cui sono giunti è 29: queste le donne presumibilmente morte a seguito dell'aborto farmacologico.
Direte voi: ma 29 decessi su decine di milioni di aborti farmacologici è un rischio più che normale, inferiore a moltissimi farmaci di larghissimo consumo, a partire dall'aspirina. Sì, avete ragione, ma tanto è bastato perché le prime pagine dei giornali per anni fossero popolate dalle dichiarazioni allarmanti dei CU: "la pillola uccide". Così efficace è stata la loro campagna di disinformazione, che quei pochissimi medici coraggiosi che nel frattempo cercavano di offrire questa alternativa alle loro pazienti, sono stati pubblicamente denigrati e addirittura denunciati e indagati (vedi il caso di Silvio Viale).
Oggi l'ultima rivelazione. Quel "29" è davvero un numero "magico"! La magia è infatti "'arte del condizionare la realtà e provocare meraviglia". Come riporta oggi il Giornale (1), fra le 29 donne morte a causa della Ru486 ci sono addirittura due uomini (non incinta), 10 donne decedute di cancro, e 17 donne che hanno utilizzato il farmaco in dosaggi e modi completamente sbagliati.
Dietro la magia si nasconde quindi questa verità: su decine di milioni di donne che negli ultimi 20 anni hanno utilizzato la pillola Ru486 nelle modalità previste , nessuna è deceduta. Il trucco, l'arte dietro la magia, è ora svelato. Ma basterà questo alla stampa italiana per cominciare a "svelare" (non dico censurare o sbeffeggiare) le magie dei CU?

(1) http://www.ilgiornale.it/interni/pillola_abortiva_non_dannosa_ecco_studio_che_dimostra/17-10-2009/articolo-id=391531-page=0-comments=1

Pietro Yates Moretti, vicepresidente Aduc


COMUNICATO STAMPA DELL'ADUC
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