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venerdì 10 settembre 2010

Oro rosso - corallo su francobolli





       Il corallo, l'oro rosso di Torre del Greco, sarà raffigurato su i
francobolli delle poste italiane. Il caratteristico ramoscello, fiorito sui
caldi fondali rocciosi del mare e lavorato magistralmente dagli artigiani
all'ombra del Vesuvio, farà la gioia dei filatelici e girerà il mondo sui
rettangolini con i bordi dentellati di sessanta centesimi. Il Francobollo fa
parte della serie "made in Italy" che comprende anche un'emissione per il
centenario dell'Alfa Romeo.

      Gli abilissimi incisori della cittadina torrese, servendosi di lime,
bulini e archetti riescono a produrre autentici capolavori non solo dal
corallo ma anche dalla madreperla, corniola e dall'avorio. Dalle collane
agli orecchini, agli anelli, alle spille, ai bracciali. L'incisione di
cammei su conchiglia ha origini antiche. L'ottanta per cento della
produzione mondiale proviene dalla cittadina alle falde del Vesuvio, in
parte trasferita a Marcianise. I cammei si ottengono da alcune particolari
conchiglie come la Cassis Madascariensis meglio conosciuta come sardonica
che possiede un doppio strato, all'interno e di colore marrone bruno, è
perfettamente bianca e compatta sulla superficie.

     La scelta da parte di una speciale commissione delle poste di
rappresentare il ramoscello rosso sulla prossima emissione di francobolli
del 30 settembre  con annullo speciale dell'ufficio postale di Torre del
Greco, è stata fatta per valorizzare il lavoro artigianale di migliaia di
anonimi artisti che spesso si tramandano la perizia da padre in figlio.

    Per i collezionisti altra gradita sorpresa, su carta fluorescente, l'emissione
per il 150 anniversario della nascita di Joe Petrosino, in quattro milioni
di esemplari. Sulla sinistra la foto del mitico poliziotto e sullo sfondo il
Ponte di Brooklyn e la statua della libertà.

    Nel corso dei secoli il corallo è stato considerato non solo pietra
preziosa ma anche medicinale, amuleto, moneta. In India è usato come
ingrediente per una miscela afrodisiaca: la "Kusta", a base di miele,
mentolo, spezie varie e corallo polverizzato. Nel Seicento l'Italia ebbe una
notevole importanza nella trasformazione di questo prezioso materiale
appartenente al regno animale, soprattutto in opere di decorazione mista.
Chi poteva sospettare che un ramoscello raccolto in fondo al mare fosse di
origine animale? Fu Henry Lacaze-Duthiers, nel 1864 a collocare, dopo anni
di diatribe, il corallo in questo misterioso mondo.

    In genere sono le donne ad indossare monili di corallo. In alcuni paesi
africani sono, però soprattutto gli uomini a farne sfoggio. Il re del Benin,
nel 1979, durante la sua incoronazione indossò un abito di 40 chili di
coralli lavorati a Napoli 300 anni prima.

       La storia della pesca e della lavorazione del corallo risale all'età
preistorica. Le prime notizie si hanno intorno al 1400, quando la pesca era
praticata da "umili pescatori con ardimento da giganti", che per difendersi
dai pirati, nel 1639 fondarono la società di mutuo soccorso "Il Monte del
marinaio". Uno studioso racconta che Carlo III di Borbone nel 1739 trasformò
la Società in Codice corallino.
    Testimonianze dell'arte incisoria sono presenti nel Museo Archeologico
di Napoli con la celebre Tazza Farnese, raffigurante l'allegoria della
fertilità del Nilo e i medaglioni marmorei di Donatello nel cortile di
Palazzo mediceo. Qualche tempo fa, al largo di Pantelleria è stato trovato
un relitto di una barca attrezzata per la pesca del corallo, si fa risalire
all'IV sec. d.C.

     Della commissione tecnica delle Poste che ha scelto di rappresentare
uno dei pregi del made in Italy, faceva parte il senatore a vita Giulio
Andreotti. Il bozzetto rappresenta un ramo grezzo di corallo con volti
femminili risalenti alla fine del XIX secolo, tirato anch'esso in quattro milioni.
 
mario carillo - il roma di napoli
 
 
 
 
 
 

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