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martedì 24 maggio 2016

Fortuna Loffredo - In tanti sapevano nel palazzo di Caivano / Di Marco Nicoletti

I giornali italiani negli ultimi giorni sono tornati a occuparsi della morte di Fortuna Goffredo, una bambina di sei anni morta il 24 giugno del 2014 a Caivano, in provincia di Napoli, quando cadde o fu spinta dall’ottavo piano del palazzo dove viveva. Venerdì 29 aprile, quasi due anni dopo, fu emesso un provvedimento di custodia cautelare per Raimondo Caputo, un uomo di 43 anni convivente di Marianna Fabozzi, madre di una bambina amica di Fortuna Loffredo e che viveva nello stesso palazzo.
Caputo è accusato di aver abusato sessualmente di Fortuna Loffredo e di averla uccisa: è detenuto nel carcere di Poggioreale dal novembre del 2015, perché accusato di violenze sessuali sulla figlia di Fabozzi. L’uomo aveva altri precedenti penali per reati non sessuali. Peraltro il figlio di Fabozzi, che si chiamava Antonio Giglio, era morto a tre anni il 28 aprile 2013, anche lui dopo essere precipitato dallo stesso palazzo. Caputo ha negato di aver compiuto abusi su Fortuna Loffredo e di averla uccisa, spiegando che il giorno che la bambina è morta non era nel palazzo. Fabozzi si trova agli arresti domiciliari, perché accusata di essere stata complice negli abusi del compagno.
Si è arrivati al procedimento di custodia cautelare per Caputo dopo lunghe indagini della procura di Napoli Nord, che ha ascoltato con l’aiuto di psicologi alcuni bambini sospettati di essere stati vittime di abusi sessuali. In particolare lo scorso 23 marzo è stata ascoltata in una casa famiglia un’amica di Fortuna Loffredo, che ha raccontato che la bambina si sarebbe opposta a un tentativo di abuso e che per questo sarebbe stata uccisa. La bambina, secondo quanto scrivono i giornali, avrebbe detto di non voler tornare a casa sua, dove «dormiva con un uomo», e ha detto di avere da tempo male ai genitali, e di averlo detto a sua madre che le avrebbe detto, sempre secondo i giornali «poi ti passa». Tutte queste notizie vanno comunque prese con cautela, perché in passato su casi simili le testimonianze dei bambini si sono rivelate false o imprecise o facilmente manipolabili; ma secondo le ricostruzioni pubblicate dai giornali, e che riportano la versione della procura di Napoli Nord, sono stati condotti degli esami medici sulla bambina che hanno confermato gli abusi sessuali. Anche l’autopsia sul corpo di Fortuna Loffredo trovò segni di abusi sessuali.
I giornali in questi giorni stanno collegando le morti di Antonio Giglio e Fortuna Loffredo e le testimonianze di almeno altri tre bambini che si crede abbiamo subito abusi sessuali, parlando di una presunta “rete di pedofili” che avrebbe agito nell’area del Parco Verde di Caivano, dove si trova il palazzo dove vivevano i due bambini. Domenico Airoma, procuratore aggiunto della procura di Napoli Nord che si è occupato delle indagini, ha detto che «gli adulti ostacolavano le indagini, i piccoli hanno permesso una svolta», e ha parlato di un’«omertosa indifferenza e colpevole connivenza», riferendosi agli adulti che abitavano nella zona. I giornali stanno ricostruendo le relazioni tra le diverse famiglie che abitavano il palazzo, i cui figli piccoli si frequentavano. Secondo la tesi dei giornali, molti adulti nel palazzo erano coinvolti negli abusi o almeno ne erano al corrente, ma non hanno detto niente e hanno cercato di depistare le indagini. Le ricostruzioni dei giornali si basano sulle informazioni diffuse dalla procura e su alcune intercettazioni telefoniche, ma sono confuse e frammentarie e soprattutto non sono confermate.
Già alla fine del 2014 era stata arrestata un’altra coppia che viveva nel palazzo, sempre con l’accusa di pedofilia. Una delle due persone, Salvatore Mucci, era l’uomo che aveva soccorso Fortuna Loffredo dopo la caduta. Secondo quanto scrivono i giornali, un’altra donna che viveva nel palazzo è indagata perché sospettata di aver depistato le indagini. Se ne parla in riferimento al fatto che Fortuna Loffredo fu ritrovata morta senza una scarpa, che sarebbe stata raccolta dalla donna. In un’intercettazione pubblicata da Repubblica, la donna avrebbe detto: «L’ho buttata io la scarpa, non lo voglio dire a nessun ‘u fatt ra scarpetella’, perché qua sono venute le guardie». Sempre Repubblica scrive che Caputo sarebbe stato preoccupato del fatto che sulla scarpa avesse potuto esserci traccia del suo sudore. La stessa donna, dopo la morte di Fortuna Loffredo, aveva testimoniato per dire che Caputo non era salito all’ottavo piano quel giorno.
Nelle scorse  settimane poi  qualcuno ha lanciato una bottiglietta con dentro del liquido infiammabile sulla casa dove Fabozzi è agli arresti domiciliari. Sabato 30 aprile Caputo fu poi anche aggredito da degli altri detenuti mentre si trovava in carcere, e venne spostato in una cella singola in una sezione protetta. Domenica Guardato, la madre di Fortuna Loffredo, ha detto: «Sono sempre stata sicura che fossero stati loro, l’ho sempre detto. Forse si è perso troppo tempo, due anni. Io l’ho detto da quel giorno. Mia figlia amava la vita, non poteva essersi buttata giù. L’ho sempre saputo che era stata uccisa». Pietro Loffredo, il padre di Fortuna, era in carcere per contrabbando di sigarette e vendita di cd scaricati illegalmente da internet.  Nel corso della testimonianza delle due amichette di Fortuna all'incidente probatorio il 18 e 19 maggio sono emersi particolari che hanno spinto il legali della famiglia della piccola ad avanzare la richiesta di nuovi esami. L'avvocato Pisani ha anche scritto una lettera a Renzi, Mattarella e Papa Francesco invitandoli all'incontro pubblico del 26 maggio a Caivano.  “Vogliamo fare luce su questo aspetto  ha detto l’avvocato Pisani – e per questo riteniamo opportuno che venga eseguito un nuovo esame tossicologico per capire se sia stato usato un narcotico per stordire la bambina”. Ma quali elementi in più potrebbe fornire l’eventuale riesumazione del corpo? Prima di tutto “cerchiamo tracce di Dna sotto le unghie della bambina – ha detto il legale – che, secondo il racconto dell’amica, avrebbe combattuto fino all’ultimo ribellandosi all’ennesima violenza sessuale”. Qualora l’impianto accusatorio fosse confermato, poi, sul corpo potrebbero esserci anche tracce di liquido biologico. E su indumenti e mutandine quelle di liquido seminale. “Bisogna verificare, poi, quale sia stato l’impatto della caduta dall’ottavo piano sulle ossa, poiché molto possono rivelare questo tipo di analisi sul modo in cui la bambina è precipitata” ha spiegato Pisani. 
D’altro canto, come riportato anche nell’ordinanza di custodia cautelare a carico di Raimondo Caputo, l’uomo si è mostrato in più di una occasione preoccupato in merito alla possibilità che gli inquirenti trovassero tracce biologiche che lo collegassero alla morte di Fortuna. In un’intercettazione ambientale del 19 agosto 2014, infatti, Caputo parla con la compagna e sua sorella, Marianna e Filomena Fabozzi. Quest’ultima gli dice: “Titò, non si scherza…se questa non le ha da nessuna parte (le impronte), se non è uscita fuori la porta…non è entrata…è stata qua dentro…”. Lui ribatte preoccupato: “Vuoi vedere che là sopra ….il sudore mio….il sudore mio”. E la compagna: “La creatura aveva la saliva addosso…”. Il 29 agosto, a un’altra conversazione partecipa anche Angela Angelino, la mamma di Marianna Fabozzi. Caputo dice: “Adesso esce anche il mio dna lì dentro”. La donna risponde: “Che c’entra”. E lui spiega: “Perché io per esempio….quando gli diedi il morso sulla gamba”. La compagna lo ferma: “Che vuol dire!”. E lui: “Certo quello esce nel sangue”. A quel punto la signora Angelino dice alla figlia: “Quelli mica devono tirargli il sangue?”. E lui: “Sul dna…allora perché hanno preso….”. E la donna chiude la conversazione: “Devi dire io stavo giocando”.  Aldilà di tutto il caso di Fortuna Loffredo resta comunque simbolo del degrado di un’Italia dimenticata. 

Marco Nicoletti 
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