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giovedì 4 agosto 2016

AL VIA I GIOCHI OLIMPICI: QUEST’ANNO 1/3 DEGLI ATLETI IN GARA AVRA’ UN MENTAL COACH

I Giochi di Rio saranno i primi in cui si vince grazie anche alla preparazione mentale

Milano, 4 agosto 2016 – Sta per accendersi il braciere olimpico in Brasile ed è ormai evidente che quelle di Rio saranno le prime Olimpiadi in cui si parlerà apertamente di "mental coaching".

Fino a questo momento sono stati i Giochi delle polemiche legate all'organizzazione, della zika e soprattutto del doping, a cui si è accompagnata di pari passo la durezza dei provvedimenti presi in particolare contro gli atleti russi. Sono però in molti a sapere che a Rio, per la prima volta, gli atleti rivolgeranno i propri ringraziamenti a chi li aiuta a gestire al meglio emozioni, stress e l'enorme pressione, contribuendo in maniera determinante appunto col mental coaching al miglioramento delle loro performance.

Sembrano finiti i tempi in cui gli atleti per pudore preferivano non svelare di essersi affidati a un preparatore mentale o, come superficialmente viene spesso definito, a un "motivatore". Oggi è però evidente che una performance ottimale è il risultato combinato di allenamento fisico, tecnico e tattico, il tutto unito a una solida preparazione specializzata dal punto di vista mentale.

Fu Jessica Rossi, medaglia d'oro e record mondiale nel tiro al volo a Londra 2012, la prima atleta a fare 'coming out', ringraziando pubblicamente il suo mental coach Roberto Re: "Un'Olimpiade è uguale ad ogni altra gara, ma comporta molte più tensioni, molte piu' pressioni, molto piu' stress a livello mentale rispetto ad una gara normale. Avevo deciso di fare quel gradino in più nella preparazione mentale e Roberto è stato veramente importante per me e parte fondamentale della mia medaglia d'oro a Londra. Grazie al lavoro fatto con lui ero davvero programmata per vincere! E dire che prima di conoscere non sapevo nemmeno cosa volesse dire prepararmi mentalmente", disse Jessica Rossi all'indomani della sua vittoria.

In attesa della nascita di un ente internazionale in grado di certificare i professionisti che lavorano in questo ambito, un sondaggio realizzato da Sport Power Mind, e basato sulle dichiarazioni degli atleti qualificati per i Giochi nei principali Paesi europei, ha evidenziato che solo il 30% degli atleti impegnati in gare individuali ricorre abitualmente al supporto di un mental coach.

Tra questi, la maggior parte decide di farsi affiancare da un professionista nel momento stesso in cui sceglie tecnico e preparatore atletico, costituendo un vero e proprio team di specialisti per ottenere prestazioni e risultati maggiori. Negli sport di squadra, invece, il coinvolgimento dei mental coach è fermo al di sotto del 20%: questo perché gli allenatori sono già abituati a considerare, nella gestione dei gruppi, la collaborazione con colleghi che li aiutano a valorizzare le doti dei singoli a beneficio delle squadre.

Proprio con l'obiettivo di aiutare gli sportivi, sia professionisti che non, a migliorare le proprie performance fisiche ed atletiche attraverso il training mentale, Roberto Re ha ideato Sport PowerMind, un programma di mental training digitale basato su metodologie innovative che combinano tecniche di mental training e principi dello sport.

Come funziona il programma? "L'obiettivo è quello di ricreare la metodologia dei più grandi campioni dello sport, esercitando la mente attraverso le tecniche vincenti usate dai professionisti, per arrivare a emularne i risultati, con una serie di strumenti in grado di misurare concretamente le performance", spiega Re. Non a caso lo slogan scelto per lanciare il programma è 'Train your brain, win your game': "Se alleni il cervello alla vittoria, il corpo riceve gli input e gli stimoli per seguirlo", commenta ancora Re.

Della squadra che ha curato il lancio di Sport PowerMind fanno parte anche atleti e tecnici quali Davide Cassani, Stefano Baldini e Lorenzo Bernardi.

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