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martedì 21 febbraio 2017

Art. 656 cod. penale: le bufale on line sono già un reato punibile penalmente

Art. 656 codice penale: anche il carcere per la pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l’ordine pubblico


Chiunque pubblica o diffonde notizie false, esagerate o tendenziose, per le quali possa essere turbato l’ordine pubblico, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a euro 309.

C'è chi genera il clicbating per guadagnare denaro e chi per fondare le proprie campagne di comunicazione politica.
E' assurdo ma purtroppo non sarà mai la Normativa a vincere la guerra contro il falso newsmaking.

Che si tratti di menzogne a fini di propaganda politica, di finte notizie sensazionalistiche che procurano allarme pubblico, calunnie, diffamazioni, cure miracolose, affermazioni attribuite a personaggi pubblici per suscitare rabbia e indignazione, le campagne di odio sociale, le falsità costruite ad arte per produrre profitti con clic e condivisioni proliferano senza controllo.

Per me la rabbia è duplice: contro i manipolatori della disinformazione narcotizzante ma pure contro "il popolo del web", che si ferma alla lettura dei solo titoli sparati, non approfondisce, non mette in dubbio con acume critico qualsiasi cosa viene pubblicata. 
Non sa neanche riconoscere le fonti di tali notizie.
Non ne sa distinguere autorevolezza e attendibilità.
Manco gli importa.
Più una notizia è cliccata e più diventa vera.
Benvenuti nell'era del medioevo digitale.

Io sono un illuso, agli albori di Internet sognavamo un mondo in cui la conoscenza - l'unica ricchezza che se condivisa non diminuisce il suo valore - si sarebbe diffusa in modo globale e più diretto. 
Oggi è una guerra di civiltà, di educazione. 
Da intraprendere a tutela dei nostri figli e nipoti. 
La disinformazione funzionale è un morbo inquietante.



Approfondimenti normativi dal sito Laleggepertutti.it:
Pubblicazione o diffusione di notizie false o esagerate
Il reato di pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l'ordine pubblico (art. 656 c.p.), è un reato di pericolo, sicché nulla rileva, ai fini della sua esclusione, il fatto che non si sia verificato alcun turbamento dell'ordine pubblico, essendo sufficiente che vi fosse un'astratta possibilità che un tale turbamento in effetti si verificasse. (Nella specie la suprema Corte, sulla base di tale principio, ha annullato, per vizio di motivazione, la sentenza con la quale il giudice di merito, assumendo apoditticamente l'impossibilità del verificarsi di alcun turbamento dell'ordine pubblico, aveva assolto dal reato in questione un soggetto il quale, in un periodo di tempo nel quale si susseguivano frequenti notizie in ordine alla diffusione del fenomeno dell'usura ed alle gravissime conseguenze, anche mortali, che ne scaturivano nei confronti delle vittime, aveva falsamente dichiarato ad un giornalista, con la consapevolezza della futura pubblicazione, di essersi indebitato con usurai per una forte somma di danaro, a cagione di una malattia della moglie, e di essere disposto a vendere taluni suoi organi per trovare il danaro occorrente a saldare il debito).
Cassazione penale sez. I  01 luglio 1996 n. 9475  

Non sussiste il reato di pubblicazione di notizie false atte a turbare l'ordine pubblico, di cui all'art. 656 c.p., nel comportamento di un giornalista che dia la notizia non veritiera di un atto di normale competenza di un ufficio giudiziario (nella specie, è stato ritenuto che la pubblicazione sul quotidiano il "Corriere della Sera" del 24 settembre 1981, di un articolo intitolato "Roma: il procuratore generale della corte d'appello avoca l'inchiesta sulla loggia massonica segreta P2", notizia poi smentita dalla procura generale, non fosse atta a turbare l'ordine pubblico).
Tribunale Roma  15 ottobre 1981

Non è idonea a turbare l'ordine pubblico e non integra pertanto il reato di cui all'art. 656 c.p. una dichiarazione diretta a ridimensionare, attraverso il riferimento comparativo ad altre fonti di radioattività, i rischi derivati dal normale funzionamento delle centrali nucleari.
Tribunale Milano  20 maggio 1981

La divulgazione di notizie concernenti avvenimenti realmente verificatisi, ancorché, poi, le interpretazioni al riguardo assumano, in riferimento alla previsione di sviluppi futuri espressi in ordine ad essi da colui che le riferisce, una forma tendenziosa, esclude, di per sè, l'integrazione della fattispecie criminosa di cui all'art. 656 c.p. (nella specie, alcuni tra gli imputati avevano affisso manifesti o pubblicato documenti ove, in particolare, traendo spunto dalle vicende giudiziarie conseguenti all'assassinio di un giovane militante antifascista, veniva denunciato il clima repressivo instauratosi in Italia in conseguenza dell'emanazione delle misure normative adottate subito dopo il rapimento dell'on. Moro).
Tribunale Melfi  15 gennaio 1980

A differenza della "voce", caratterizzata dalla vaghezza e dalla incontrollabilità, la "notizia", rilevante ai fini della configurabilità del reato di cui all'art. 656 c.p., è non del tutto svincolata da oggettivi punti di riferimento che consentono la identificazione degli elementi essenziali di un fatto e ne rendano possibile il controllo. (Nella specie, è stata ritenuta legittima l'assoluzione di un giornalista il quale aveva scritto su un quotidiano di essere a conoscenza, attraverso voci spontanee di cittadini, che in ambienti della estrema sinistra e governativi si stava meditando di provocare a Napoli gravissimi incidenti sulla falsariga dei sistemi praticati a Milano in piazza Fontana).
Cassazione penale sez. VI  11 gennaio 1977

Il provvedimento di decadenza dalla nomina ,per difetto del requisito dalla buona condotta, preannunciato a carico di un dattilografo coadiutore giudiziario a causa dei reati previsti dagli art. 651 e 656 c.p. (rifiuto di indicazione della propria identità personale a pubblico ufficiale e diffusione di notizie false e tendenziose) accertati con sentenza non ancora passata in giudicato, è legittimo, trattandosi di reati che, per la loro indole, rivestono speciale rilievo sintomatico relativamente alla personalità del candidato, anche se nel provvedimento non sono enunciate le risultanze istruttorie.
T.A.R. (Lazio) sez. III  09 novembre 1976 n. 467  

lunedì 20 febbraio 2017

Ricerca nuove tecnologie e lavoro: italiani più ottimisti degli europei


L'avvento delle nuove tecnologie sul posto di lavoro:
italiani più ottimisti degli europei

Una nuova ricerca di Epson analizza l'impatto della tecnologia sulla forza lavoro e racconta che gli italiani (66%) sono più ottimisti degli europei (64%) in merito all'adozione della tecnologia(1), ma tutti sollevano questioni inerenti la responsabilità nel suo utilizzo.

Cinisello Balsamo, 20 febbraio 2017 - Secondo uno studio condotto da Epson su oltre 7.000 lavoratori nei cinque principali Paesi europei (Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Spagna), il mondo del lavoro sarà trasformato dalle nuove tecnologie in tempi più brevi di quanto si pensasse: molti infatti ritengono che non sia così lontano un mondo dove  la produzione di massa appartiene al passato, le persone possono lavorare sempre da casa per evitare lunghi e complessi spostamenti, e dove le riunioni si svolgono virtualmente attraverso ologrammi. Più della meta` (57%) dei dipendenti europei - ma ben il 62% di quelli italiani - che lavorano nella sanita`, formazione, retail e produzione ritiene che la tecnologia rivoluzionerà settori e modelli aziendali. Soprattutto, il 6% degli intervistati in Europa (e il 4% in Italia) crede che nel futuro la propria mansione non esisterà più: una previsione che stando ai modelli attuali potrebbe anche avere un impatto sociale significativo, considerato che si parla di una possibile riduzione dei livelli di occupazione in Europa al 64%, un valore inferiore a quello registrato nel 2005(2). Ciò nonostante, chi lavora mostra di essere cittadino a pieno titolo della learning society e gli italiani (86%) si dichiarano ancora una volta più ottimisti degli europei (72%), con il 63% disposto ad aggiornare le proprie conoscenze per poter svolgere nuove mansioni.

Tuttavia, questo ottimismo potrebbe essere vanificato dal fatto che, nelle opinioni dei dipendenti, le aziende sembrano non voler trarre il massimo vantaggio dalle nuove tecnologie: infatti solo il 15% dei lavoratori italiani considera la propria organizzazione "eccellente" nel monitorare i nuovi sviluppi tecnologici e meno di un terzo (27%) la ritiene particolarmente abile quando si tratta di implementare nuove tecnologie. In questo scenario, sostanzialmente allineato ai valori europei, rimane quindi una certa sfiducia da parte dei lavoratori sulla capacità o volontà delle organizzazioni circa l'implementazione e l'utilizzo delle nuove tecnologie.

Lo studio che ha messo a confronto le opinioni fornite da 17 esperti di vari settori con quelle di oltre 7.000 dipendenti e manager nelle cinque principali economie europee, evidenzia come singoli individui, datori di lavoro e istituzioni debbano affrontare scelte non facili circa l'adozione delle nuove tecnologie. Emerge come di fronte a tali scelte, che potrebbero avere implicazioni in termini di occupazione, risultati aziendali e competitività a livello mondiale, le opinioni siano contrastanti sia sui potenziali vantaggi che sulle possibili minacce circa l'avvento dell'innovazione tecnologica nei vari settori e nelle diverse economie.


Le nuove tecnologie favoriscono l'aumento o la diminuzione dell'occupazione? Il parere dei lavoratori.

Stando alle risposte fornite, il 75% dei lavoratori europei (e il 78% degli italiani) ritiene che l'utilizzo di nuove tecnologie potrebbe comportare una riduzione del numero di dipendenti nell'azienda. A tale riguardo, i più preoccupati sono gli spagnoli (80%) seguiti a ruota dagli italiani (78%), mentre i tedeschi (67%) lo sono molto meno.

A sorpresa, il settore manifatturiero si e` rivelato particolarmente ottimista: qui il 75% prevede il passaggio a un modello di produzione più localizzato, con il 55% degli intervistati (57% in Italia) concorde sul fatto che i livelli di occupazione rimarranno invariati o aumenteranno.

Nel settore della formazione l'ottimismo e` meno diffuso: mancanza di finanziamenti, formazione degli insegnanti e tecnologie obsolete vengono indicate come le principali minacce per il futuro della formazione. Il 61% a livello europeo (68% in Italia) degli intervistati, inoltre, ritiene che gli insegnanti non dispongano delle conoscenze necessarie per utilizzare le nuove tecnologie nei prossimi 10 anni, con conseguenti difficolta` nell'impartire lezioni agli studenti.

Nuove tecnologie e competitività: aspettative e timori nelle parole degli intervistati.

Oltre i tre quarti degli intervistati hanno dichiarato che la tecnologia potrebbe aumentare i profitti delle aziende e offrire nuove opportunità` di crescita. Tuttavia, per le realtà che vogliono investire sulle nuove tecnologie con l'obiettivo di mantenere la loro competitività e trarre vantaggio dal cambiamento, lo studio ha evidenziato tre tendenze principali che non devono essere trascurate:

-      I maggiori timori di perdere il posto di lavoro provengono dai giovani e dai top manager.
Mentre in media solo il 6% dei dipendenti ha dichiarato di voler fermare o impedire di proposito l'introduzione della tecnologia qualora questa rappresentasse una minaccia per la mansione svolta, sorprendentemente questa percentuale aumenta tra i Millennials (giovani tra 18 e 29 anni) con il 12% e tra i dirigenti, con addirittura il 17%.

-      Le nuove tecnologie esercitano un forte fascino, ma sono poche conosciute.
In media, gli intervistati sono affascinati dalle tecnologie emergenti come l'intelligenza artificiale, la realtà` aumentata, i dispositivi indossabili, le tecnologie per la collaborazione e la robotica, ma la loro conoscenza e` piuttosto limitata.

-      Grande disponibilità a "rimettersi in gioco" per acquisire nuove competenze.
Quasi un terzo degli intervistati ritiene che la propria azienda non comunichi in maniera efficace quale possa essere l'impatto generato dai cambiamenti tecnologici sulle varie mansioni. Inoltre, benché il 65% (63% in Italia) degli intervistati ritenga che la propria azienda abbia la possibilità di formare i dipendenti nell'utilizzo di nuove tecnologie, crede anche che i datori di lavoro siano molto più propensi ad assumere nuovo personale già competente anziché formare e riallocare i dipendenti potenzialmente in esubero. Di questi, solo il 47% valuta positivamente la capacita` del proprio datore di lavoro nel ricollocare i dipendenti in esubero. Ciò nonostante, ben il 72% degli italiani (il valore più alto registrato, con una media europea del 65%) si dichiara disposto ad acquisire nuove conoscenze per poter svolgere mansioni diverse qualora il proprio ruolo fosse minacciato: un risultato forse inaspettato ma di certo molto interessante, che le aziende dovrebbero considerare come una ulteriore opportunità di crescita e cambiamento.

 
"L'ambiente in cui viviamo e lavoriamo cambierà radicalmente con l'avvento delle nuove tecnologie, ma noi tutti saremo in grado di trovare un ruolo diverso e le nostre vite si arricchiranno di nuovi obiettivi ed esperienze", ha dichiarato Minoru Usui, Presidente di Epson. "L'attuale preoccupazione legata al progresso tecnologico e` del tutto comprensibile ma la tecnologia offre enormi opportunità, se gestita in maniera corretta. Indipendentemente dalla nostra attuale situazione lavorativa, essa è destinata a cambiare in futuro e, come evidenziato anche dai risultati dello studio, occorre intensificare il dialogo tra la Pubblica Amministrazione, le aziende e la società in generale affinché tutti possano acquisire le conoscenze e le competenze necessarie per assumere nuovi ruoli e sfide. Le modalità con cui gestiremo l'evoluzione determineranno il nostro ruolo lavorativo - e non solo - per i prossimi 10 o 20 anni", ha aggiunto Usui. "La tecnologia apre la porta a nuove possibilità. Come azienda, Epson promuove il cambiamento tecnologico sviluppando soluzioni in grado di aumentare l'efficienza e la produttività di dipendenti e collaboratori. Le tecnologie Epson - dispositivi indossabili, robot, stampanti, soluzioni di visual imaging - sono il risultato di una progettazione bilanciata che ha l'obiettivo di offrire e supportare una visione positiva del futuro che ci aspetta."

 

Lo studio

Questo studio in due fasi e` stato condotto da FTI Consulting Inc. - una società internazionale indipendente di consulenza aziendale. Durante la prima fase (settembre - ottobre 2016) si sono svolte interviste telefoniche basate sul metodo qualitativo a 17 persone fra esperti di previsione di scenari futuri provenienti da vari Paesi ed esperti europei in vari settori, per ottenere informazioni e formulare ipotesi sull'ambiente di lavoro del futuro e su come cambieranno ruoli e funzioni dei dipendenti nei prossimi anni, fino al 2025. La seconda fase, che si e` svolta online nel dicembre 2016, consisteva invece in un'indagine quantitativa condotta dal team Strategy Consulting &Research di FTI Consulting. All'intervista in lingua locale hanno partecipato i dipendenti full-time di Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Spagna impiegati in cinque settori principali (corporate, produzione, formazione, settore sanitario e retail).

Allo studio hanno partecipato in totale 7.016 dipendenti full-time. Il dettaglio degli intervistati in ciascun Paese e` il seguente: Francia 1.308, Germania 1.427, Italia 1.526, Regno Unito 1.329 e Spagna 1.426. Per quanto riguarda invece gli intervistati per settore, la suddivisione e` la seguente: corporate 2.051, produzione 1.519, formazione 1.090, settore sanitario 1.215 e retail 1.139.

Il numero di intervistati di 7.016 comporta un margine di errore di +/-3% con un intervallo di confidenza del 95% standard di settore. Si ricorda che e` stata applicata la convenzione standard per l'arrotondamento e che di conseguenza alcuni totali non possono ammontare al 100%.

Per ulteriori informazioni sul metodo di ricerca o sui servizi di indagine di mercato di FTI Consulting, inviare una e-mail all'indirizzo Market.Research@fticonsulting.com

 
Futurologi internazionali ed esperti europei intervistati-

Jonathan Reynolds - Rettore dell'Oxford Institute of Retail Management (OXIRM), professore associato in Retail Marketing e vice preside della Sai?d Business School

- Howard Saunders - Futurologo nel settore retail presso Twenty Second & Fifth

- Dave White - Responsabile Technology Enhanced Learning (TEL) presso la University of the Arts London

- Russel Stannard - Esperto di tecnologie per la formazione e fondatore di www.teachertrainingvideos.com

- Prof. Darwin Cadwell - Direttore della ricerca presso l'Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) e presidente dell'IEEE Robotics and Automation Chapter (UKRI)

- Prof. Alain Bernard - Direttore della ricerca presso il Laboratoire IRCCyN, vice presidente dell'associazione AFPR, vice responsabile del WG5.1 IFIP e membro del CIRP in Francia

- Clive Hickman - Amministratore delegato del Manufacturing Technology Centre

- Christopher Barnatt - Futurologo di ExplainingTheFuture.com

- Gerd Leonhard - Futurologo di The Future Agency

- Ben Hammersley - Giornalista, esperto in tecnologie e futurologo

- Brice Le Ble?vennec - Presidente di Emakina

- Clinton Wingrove - Futurologo nel settore delle risorse umane

- Dott. Bertalan Mesko - Futurologo e fondatore di The Medical Futurist

- Prof. Giuliano Noci - Ordinario di Marketing al Politecnico di Milano, Prorettore del Polo territoriale cinese e delegato del Rettore per la Federazione Russa. Amministratore Delegato di Polimilano Educational Consulting Ltd. E membro del Comitato Scientifico di Fondazione Altagamma e Osservatorio Asia.

- Richard Webber - Professore

- Dott. Tobias Gantner - Futurologo nel settore sanitario presso HealthCare Futurists GmbH

- Professore Mariano Corso - Responbile scientifico Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano Mariano e Professore Ordinario di "Organizzazione e Risorse Umane" ed "Economia e Organizzazione Aziendale" presso la facoltà di Ingegneria dei Sistemi del Politecnico di Milano.

(1) Gli intervistati hanno espresso il sentimento positivo circa la tecnologia nel loro settore di 10 anni da oggi, rispondendo che personalmente ritengo sia 'entusiasta' o 'incuriosito', in contrapposizione a 'interessato' o 'minacciati'

(2) http://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php/Employment_statistics

 
Gruppo Epson

Epson è leader mondiale nell'innovazione con soluzioni pensate per connettere persone, cose e informazioni con tecnologie proprietarie che garantiscono efficienza, affidabilità e precisione. Con una gamma di prodotti che comprende stampanti inkjet, sistemi di stampa digitale, videoproiettori 3LCD, così come robot industriali, visori e sensori, Epson ha come obiettivo primario promuovere l'innovazione e superare le aspettative dei clienti in settori, quali stampa inkjet, comunicazione visiva, tecnologia indossabile e robotica.

Con capogruppo Seiko Epson Corporation che ha sede in Giappone, il Gruppo Epson conta oltre 73.000 dipendenti in 91 società nel mondo ed è orgoglioso di contribuire alla salvaguardia dell'ambiente naturale globale e di sostenere le comunità locali nelle quali opera.

http://global.epson.com

Epson Europe

Epson Europe B.V., con sede ad Amsterdam, è il quartier generale regionale del Gruppo per Europa, Medio Oriente, Russia e Africa. Con una forza lavoro di 1.700 dipendenti, le vendite di Epson Europa, per l'anno fiscale 2015, hanno raggiunto i 1.577 milioni di euro. http://www.epson.eu




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www.CorrieredelWeb.it

Il mutuo in banca dipende dalla web reputation fatta di tangenti

Italia a Tavola raccoglie il grido di dolore di ristoratori e albergatori

 
Il network italiano dedicato al settore della ristorazione, del turismo
e dell’enogastronomia lancia un appello al Governo e alle Associazioni
di categoria, in difesa dell’intero settore
 
20 febbraio 2017 - La web reputation non confonde più soltanto le idee ai clienti su ristoranti o alberghi, ma coinvolge anche le banche, che si affidano alle classifiche della rete per determinare l’affidabilità di un’attività e decidere se concederle mutui e finanziamenti.

La denuncia proviene da Luca Montino che gestisce a Jesolo il ristorante Pizzeria “Perla Nera” e scrive all’Ascom di San Donà. Dalla lettera emerge tutta la sua impotenza (che è quella di tutti i colleghi) di fronte a questo sistema e invoca l’aiuto delle associazioni di categoria, per ristabilire l’ordine in questa giungla dagli effetti devastanti che lui - come Italia a Tavola - identifica nel modo di operare di TripAdvisor, anche se abbiamo denunciato più volte come non sia l’unico portale colpevole.

«Scrivo questa lettera di protesa contro la manifesta quanto inspiegabile inezia della associazione nei confronti di un gravissimo problema che da qualche anno affligge parecchie attività commerciali con le loro gestioni e le loro famiglie. Alcuni istituti di credito iniziano a prestare particolare attenzione alle “posizioni” delle speciali classifiche in rete al fine di concedere affidamenti, prestiti o mutui. Ora credo che non si possano biasimare le banche per le proprie politiche suicida o per aver trascinato con loro le imprese, quello che è incredibile è che pur sapendo il fine del noto portale e quale è stato il percorso diabolico evidente già dai primi momenti gli si permetta oggi senza proferire un qualsiasi lamento di proporsi come salvatori al fine di risollevare la “web reputation” o immagine sociale tanto cara ai “prestatori di fiducia” da loro stessi demolita da attraverso l’uso consapevole di matematica strategia con la richiesta di denaro. Il vostro silenzio vi schiera dalla parte di chi rende questa richiesta una tangente».

L’abitudine è promuovere o bocciare un hotel o un ristornare grazie a commenti fasulli di utenti che mai sono stati in quella struttura, oppure in seguito a recensioni “comprate“. Problema grave che, inevitabilmente, ha effetti catastrofici sull’economia dell’intero settore.
È necessario che tutto il Paese si fermi a riflettere. Le banche in primis.

«Oltre ad Ascom - annuncia Alberto Lupini, direttore di Italia a Tavola - noi estendiamo l’appello anche agli altri addetti ai lavori come Confcommercio, Confesercenti, tutte le sigle dei sindacati di categoria, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato e poi, chiaramente, la politica senza distinzione tra partiti, perché il problema coinvolge tutti e tutti possono cadere in questa trappola. Urge che il ministero dell’Economia, quello dello Sviluppo, ma anche quello del Turismo, prendano coscienza di questa situazione e la risolvano quanto prima».

«E poi - aggiunge Lupini - ci rivolgiamo anche ad Antonio Patuelli, presidente dell’Associazione bancaria italiana, lo facciamo con una semplice domanda a cui ci piacerebbe seguisse una sua risposta: è concepibile che le banche adottino strategie così fragili per rispondere a necessità estremamente importanti dei clienti che operano nei settori della ristorazione e della ricezione? La nostra risposta ce l’abbiamo ed è un secco “no”».

Ricerca nuove tecnologie e lavoro: italiani più ottimisti degli europei


L'avvento delle nuove tecnologie sul posto di lavoro:
italiani più ottimisti degli europei
Una nuova ricerca di Epson analizza l'impatto della tecnologia sulla forza lavoro e racconta che gli italiani (66%) sono più ottimisti degli europei (64%) in merito all'adozione della tecnologia(1), ma tutti sollevano questioni inerenti la responsabilità nel suo utilizzo.
Cinisello Balsamo, 20 febbraio 2017 - Secondo uno studio condotto da Epson su oltre 7.000 lavoratori nei cinque principali Paesi europei (Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Spagna), il mondo del lavoro sarà trasformato dalle nuove tecnologie in tempi più brevi di quanto si pensasse: molti infatti ritengono che non sia così lontano un mondo dove  la produzione di massa appartiene al passato, le persone possono lavorare sempre da casa per evitare lunghi e complessi spostamenti, e dove le riunioni si svolgono virtualmente attraverso ologrammi. Più della meta` (57%) dei dipendenti europei - ma ben il 62% di quelli italiani - che lavorano nella sanita`, formazione, retail e produzione ritiene che la tecnologia rivoluzionerà settori e modelli aziendali. Soprattutto, il 6% degli intervistati in Europa (e il 4% in Italia) crede che nel futuro la propria mansione non esisterà più: una previsione che stando ai modelli attuali potrebbe anche avere un impatto sociale significativo, considerato che si parla di una possibile riduzione dei livelli di occupazione in Europa al 64%, un valore inferiore a quello registrato nel 2005(2). Ciò nonostante, chi lavora mostra di essere cittadino a pieno titolo della learning society e gli italiani (86%) si dichiarano ancora una volta più ottimisti degli europei (72%), con il 63% disposto ad aggiornare le proprie conoscenze per poter svolgere nuove mansioni.
Tuttavia, questo ottimismo potrebbe essere vanificato dal fatto che, nelle opinioni dei dipendenti, le aziende sembrano non voler trarre il massimo vantaggio dalle nuove tecnologie: infatti solo il 15% dei lavoratori italiani considera la propria organizzazione "eccellente" nel monitorare i nuovi sviluppi tecnologici e meno di un terzo (27%) la ritiene particolarmente abile quando si tratta di implementare nuove tecnologie. In questo scenario, sostanzialmente allineato ai valori europei, rimane quindi una certa sfiducia da parte dei lavoratori sulla capacità o volontà delle organizzazioni circa l'implementazione e l'utilizzo delle nuove tecnologie.
Lo studio che ha messo a confronto le opinioni fornite da 17 esperti di vari settori con quelle di oltre 7.000 dipendenti e manager nelle cinque principali economie europee, evidenzia come singoli individui, datori di lavoro e istituzioni debbano affrontare scelte non facili circa l'adozione delle nuove tecnologie. Emerge come di fronte a tali scelte, che potrebbero avere implicazioni in termini di occupazione, risultati aziendali e competitività a livello mondiale, le opinioni siano contrastanti sia sui potenziali vantaggi che sulle possibili minacce circa l'avvento dell'innovazione tecnologica nei vari settori e nelle diverse economie.


Le nuove tecnologie favoriscono l'aumento o la diminuzione dell'occupazione? Il parere dei lavoratori.
Stando alle risposte fornite, il 75% dei lavoratori europei (e il 78% degli italiani) ritiene che l'utilizzo di nuove tecnologie potrebbe comportare una riduzione del numero di dipendenti nell'azienda. A tale riguardo, i più preoccupati sono gli spagnoli (80%) seguiti a ruota dagli italiani (78%), mentre i tedeschi (67%) lo sono molto meno.
A sorpresa, il settore manifatturiero si e` rivelato particolarmente ottimista: qui il 75% prevede il passaggio a un modello di produzione più localizzato, con il 55% degli intervistati (57% in Italia) concorde sul fatto che i livelli di occupazione rimarranno invariati o aumenteranno.
Nel settore della formazione l'ottimismo e` meno diffuso: mancanza di finanziamenti, formazione degli insegnanti e tecnologie obsolete vengono indicate come le principali minacce per il futuro della formazione. Il 61% a livello europeo (68% in Italia) degli intervistati, inoltre, ritiene che gli insegnanti non dispongano delle conoscenze necessarie per utilizzare le nuove tecnologie nei prossimi 10 anni, con conseguenti difficolta` nell'impartire lezioni agli studenti.
Nuove tecnologie e competitività: aspettative e timori nelle parole degli intervistati.
Oltre i tre quarti degli intervistati hanno dichiarato che la tecnologia potrebbe aumentare i profitti delle aziende e offrire nuove opportunità` di crescita. Tuttavia, per le realtà che vogliono investire sulle nuove tecnologie con l'obiettivo di mantenere la loro competitività e trarre vantaggio dal cambiamento, lo studio ha evidenziato tre tendenze principali che non devono essere trascurate:
-      I maggiori timori di perdere il posto di lavoro provengono dai giovani e dai top manager.
Mentre in media solo il 6% dei dipendenti ha dichiarato di voler fermare o impedire di proposito l'introduzione della tecnologia qualora questa rappresentasse una minaccia per la mansione svolta, sorprendentemente questa percentuale aumenta tra i Millennials (giovani tra 18 e 29 anni) con il 12% e tra i dirigenti, con addirittura il 17%.
-      Le nuove tecnologie esercitano un forte fascino, ma sono poche conosciute.
In media, gli intervistati sono affascinati dalle tecnologie emergenti come l'intelligenza artificiale, la realtà` aumentata, i dispositivi indossabili, le tecnologie per la collaborazione e la robotica, ma la loro conoscenza e` piuttosto limitata.
-      Grande disponibilità a "rimettersi in gioco" per acquisire nuove competenze.
Quasi un terzo degli intervistati ritiene che la propria azienda non comunichi in maniera efficace quale possa essere l'impatto generato dai cambiamenti tecnologici sulle varie mansioni. Inoltre, benché il 65% (63% in Italia) degli intervistati ritenga che la propria azienda abbia la possibilità di formare i dipendenti nell'utilizzo di nuove tecnologie, crede anche che i datori di lavoro siano molto più propensi ad assumere nuovo personale già competente anziché formare e riallocare i dipendenti potenzialmente in esubero. Di questi, solo il 47% valuta positivamente la capacita` del proprio datore di lavoro nel ricollocare i dipendenti in esubero. Ciò nonostante, ben il 72% degli italiani (il valore più alto registrato, con una media europea del 65%) si dichiara disposto ad acquisire nuove conoscenze per poter svolgere mansioni diverse qualora il proprio ruolo fosse minacciato: un risultato forse inaspettato ma di certo molto interessante, che le aziende dovrebbero considerare come una ulteriore opportunità di crescita e cambiamento.
 
"L'ambiente in cui viviamo e lavoriamo cambierà radicalmente con l'avvento delle nuove tecnologie, ma noi tutti saremo in grado di trovare un ruolo diverso e le nostre vite si arricchiranno di nuovi obiettivi ed esperienze", ha dichiarato Minoru Usui, Presidente di Epson. "L'attuale preoccupazione legata al progresso tecnologico e` del tutto comprensibile ma la tecnologia offre enormi opportunità, se gestita in maniera corretta. Indipendentemente dalla nostra attuale situazione lavorativa, essa è destinata a cambiare in futuro e, come evidenziato anche dai risultati dello studio, occorre intensificare il dialogo tra la Pubblica Amministrazione, le aziende e la società in generale affinché tutti possano acquisire le conoscenze e le competenze necessarie per assumere nuovi ruoli e sfide. Le modalità con cui gestiremo l'evoluzione determineranno il nostro ruolo lavorativo - e non solo - per i prossimi 10 o 20 anni", ha aggiunto Usui. "La tecnologia apre la porta a nuove possibilità. Come azienda, Epson promuove il cambiamento tecnologico sviluppando soluzioni in grado di aumentare l'efficienza e la produttività di dipendenti e collaboratori. Le tecnologie Epson - dispositivi indossabili, robot, stampanti, soluzioni di visual imaging - sono il risultato di una progettazione bilanciata che ha l'obiettivo di offrire e supportare una visione positiva del futuro che ci aspetta."

Lo studio
Questo studio in due fasi e` stato condotto da FTI Consulting Inc. - una società internazionale indipendente di consulenza aziendale. Durante la prima fase (settembre - ottobre 2016) si sono svolte interviste telefoniche basate sul metodo qualitativo a 17 persone fra esperti di previsione di scenari futuri provenienti da vari Paesi ed esperti europei in vari settori, per ottenere informazioni e formulare ipotesi sull'ambiente di lavoro del futuro e su come cambieranno ruoli e funzioni dei dipendenti nei prossimi anni, fino al 2025. La seconda fase, che si e` svolta online nel dicembre 2016, consisteva invece in un'indagine quantitativa condotta dal team Strategy Consulting &Research di FTI Consulting. All'intervista in lingua locale hanno partecipato i dipendenti full-time di Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Spagna impiegati in cinque settori principali (corporate, produzione, formazione, settore sanitario e retail).
Allo studio hanno partecipato in totale 7.016 dipendenti full-time. Il dettaglio degli intervistati in ciascun Paese e` il seguente: Francia 1.308, Germania 1.427, Italia 1.526, Regno Unito 1.329 e Spagna 1.426. Per quanto riguarda invece gli intervistati per settore, la suddivisione e` la seguente: corporate 2.051, produzione 1.519, formazione 1.090, settore sanitario 1.215 e retail 1.139.
Il numero di intervistati di 7.016 comporta un margine di errore di +/-3% con un intervallo di confidenza del 95% standard di settore. Si ricorda che e` stata applicata la convenzione standard per l'arrotondamento e che di conseguenza alcuni totali non possono ammontare al 100%.
Per ulteriori informazioni sul metodo di ricerca o sui servizi di indagine di mercato di FTI Consulting, inviare una e-mail all'indirizzo Market.Research@fticonsulting.com
 
Futurologi internazionali ed esperti europei intervistati-
Jonathan Reynolds - Rettore dell'Oxford Institute of Retail Management (OXIRM), professore associato in Retail Marketing e vice preside della Sai?d Business School
- Howard Saunders - Futurologo nel settore retail presso Twenty Second & Fifth
- Dave White - Responsabile Technology Enhanced Learning (TEL) presso la University of the Arts London
- Russel Stannard - Esperto di tecnologie per la formazione e fondatore di www.teachertrainingvideos.com
- Prof. Darwin Cadwell - Direttore della ricerca presso l'Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) e presidente dell'IEEE Robotics and Automation Chapter (UKRI)
- Prof. Alain Bernard - Direttore della ricerca presso il Laboratoire IRCCyN, vice presidente dell'associazione AFPR, vice responsabile del WG5.1 IFIP e membro del CIRP in Francia
- Clive Hickman - Amministratore delegato del Manufacturing Technology Centre
- Christopher Barnatt - Futurologo di ExplainingTheFuture.com
- Gerd Leonhard - Futurologo di The Future Agency
- Ben Hammersley - Giornalista, esperto in tecnologie e futurologo
- Brice Le Ble?vennec - Presidente di Emakina
- Clinton Wingrove - Futurologo nel settore delle risorse umane
- Dott. Bertalan Mesko - Futurologo e fondatore di The Medical Futurist
- Prof. Giuliano Noci - Ordinario di Marketing al Politecnico di Milano, Prorettore del Polo territoriale cinese e delegato del Rettore per la Federazione Russa. Amministratore Delegato di Polimilano Educational Consulting Ltd. E membro del Comitato Scientifico di Fondazione Altagamma e Osservatorio Asia.
- Richard Webber - Professore
- Dott. Tobias Gantner - Futurologo nel settore sanitario presso HealthCare Futurists GmbH
- Professore Mariano Corso - Responbile scientifico Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano Mariano e Professore Ordinario di "Organizzazione e Risorse Umane" ed "Economia e Organizzazione Aziendale" presso la facoltà di Ingegneria dei Sistemi del Politecnico di Milano.
(1) Gli intervistati hanno espresso il sentimento positivo circa la tecnologia nel loro settore di 10 anni da oggi, rispondendo che personalmente ritengo sia 'entusiasta' o 'incuriosito', in contrapposizione a 'interessato' o 'minacciati'
 
Gruppo Epson
Epson è leader mondiale nell'innovazione con soluzioni pensate per connettere persone, cose e informazioni con tecnologie proprietarie che garantiscono efficienza, affidabilità e precisione. Con una gamma di prodotti che comprende stampanti inkjet, sistemi di stampa digitale, videoproiettori 3LCD, così come robot industriali, visori e sensori, Epson ha come obiettivo primario promuovere l'innovazione e superare le aspettative dei clienti in settori, quali stampa inkjet, comunicazione visiva, tecnologia indossabile e robotica.
Con capogruppo Seiko Epson Corporation che ha sede in Giappone, il Gruppo Epson conta oltre 73.000 dipendenti in 91 società nel mondo ed è orgoglioso di contribuire alla salvaguardia dell'ambiente naturale globale e di sostenere le comunità locali nelle quali opera.
Epson Europe
Epson Europe B.V., con sede ad Amsterdam, è il quartier generale regionale del Gruppo per Europa, Medio Oriente, Russia e Africa. Con una forza lavoro di 1.700 dipendenti, le vendite di Epson Europa, per l'anno fiscale 2015, hanno raggiunto i 1.577 milioni di euro. http://www.epson.eu



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Secondo appuntamento dell’anno con i “First Thursday” organizzati dall’AUSED presso lo Spazio Copernico di Milano.

Cyber Space… siamo sicuri di conoscerlo?
Tutti i primi giovedì del mese AUSED propone un tema di confronto tra CIO, sistema f-t-logodell’offerta e mondo della ricerca. 

Sono incontri informali, senza microfoni, fotografi o scalette predefinite, per condividere esperienze e idee, gustando insieme un buon aperitivo nella cornice dello Spazio Copernico (via Copernico, 38 – Milano), sede dallo scorso anno di AUSED.
Il prossimo 2 marzo, dalle ore 18:30 alle ore 20:30, ci sarà il secondo di questi eventi che ha come titolo “Cyber Space… siamo sicuri di conoscerlo?”
Il continuo ed inesorabile aumento di minacce informatiche induce ogni organizzazione ad un cambiamento epocale coinvolgendo un nuovo ambiente denominato “Cyber Space”. 

In questo spazio ci muoviamo ancora in un territorio quasi del tutto inesplorato, nel quale i modelli comportamentali che ci permettono di evitare le minacce provenienti dal cyberspazio, è ancora nella fase iniziale. 

Ma è solo partendo dalla conoscenza di questi pericoli che possiamo iniziare a salvaguardare i dati delle aziende per cui lavoriamo.
AUSED si confronterà con Yoroi, startup tutta italiana attiva nel campo della rilevazione e risposta al malware, con all’attivo partnership importanti e clienti del calibro del governo federale USA e Il sole 24 ore. 

Secondo Marco Testi, Co-Founder Yeroi, “La difesa non può più essere demandata solo a macchine e sistemi automatizzati. Per questa ragione abbiamo rimesso l’umano al centro del progetto. Defence belongs to Humans”.

Relatore: Marco Testi | Co-Founder – Sales & Marketing Director – Yoroi
Moderatore: Francesca Gatti | Osservatorio Compliance e Sicurezza AUSED
Per un confronto produttivo il numero massimo degli ammessi è di 15, con priorità per i CIO Soci AUSED.
Aperitivo gentilmente offerto da: DEDAGROUP
Le iscrizioni sono aperte. 

Chi volesse maggiori informazioni su questo evento, consultando anche l’agenda della giornata, o iscriversi gratuitamente può farlo dal link http://bit.ly/2kxeASZ oppure contattando la segreteria AUSED scrivendo ad aused@aused.org
Social: #FTAUSED #CyberSecurity @ausednews

domenica 19 febbraio 2017

Stop allo stadio della Roma: con colpo di scena la tettoia dell'Ippodromo di Tor di Valle diventa patrimonio culturale della Capitale

Da oltre trenta anni mi occupo con orgoglio di comunicare una cultura sostenibile. 

Oggi però, intorno al caso della costruzione dello stadio della Roma e relativo quartiere connesso (più o meno spropositato), una questione che va avanti da ormai cinque anni, io vengo sopraffatto da un totale disgusto verso tutta una certa e imperante retorica degna del peggior integralismo ambientalista, che a mio parere, è solo la parvenza dietro cui si nascondono ben altri interessi molto meno idealistici. 

La Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Roma pone il vincolo sulla tettoia dell'ippodromo di Tor di Valle.

tribune di Tor di Valle
Per onestà, premetto che sono un tifoso appassionato della AS Roma ma non è questa la ragione per cui me la prendo: personalmente lo stadio è un luogo che frequento per altri sport, non per il calcio, visto di cosa sono capaci i tifosi di calcio (ma questo è un altro argomento).

Quanto riporto di seguito, quindi, non vuole essere una critica alle posizioni di chi, come per esempio Legambiente, si è distinta da subito nella chiarezza delle proprie posizioni avverse alla portata dell'intero progetto costruttivo.

Io sono arrabbiato per come si evolve tutta questa storia in modo vergognoso da troppi anni, in cui spesso ci si maschera dietro posizioni improntate da falso ecologismo ideologico, oltretutto cavalcati da molti cui dello sviluppo sostenibile non importa un fico secco.

La vicenda riguardante Tor di Valle sta poi diventando aberrante e paradossale. 
L'assurdo pronunciamento della Soprintendenza sulla tettoia dell'ippodromo, che improvvisamente diventa un bene culturale così prezioso da dover essere non solo tutelato dalla demolizione ma anche preservato in tutta la sua area circostante dove sarà impossibile costruire nulla, non è partito d'ufficio dal Ministero, ma è stato specificatamente richiesto, a fine gennaio 2017, dall'associazione Italia Nostra. 

Qui è possibile leggere la lettera in questione.

Forse Italia Nostra desidera onorare la ricorrenza che cade nel 2018 dei dieci anni del conferimento del ruolo di socio onorario a Francesco Gaetano Caltagirone (il noto costruttore edile romano), ha cercato in tutte le maniere di ostacolare il progetto di trasformazione urbana di Tor di Valle. 

Mi sorprende, e molto, che il Ministero abbia dato seguito a questa lettera (sarebbero bastati gli errori e i refusi per rimandarla al mittente...), che l'abbia presa in considerazione, che abbia accettato di muoversi d'urgenza, esattamente come richiesto da quest’associazione (si sono mossi in dieci giorni, quando in Italia per dare un via libera riguardante cose serie e vitali ci si mettono anni...) e che abbia inviato una lettera contenenti conclusioni surreali sotto ogni punto di vista.
Il livello di strumentalizzazione è fuori di misura. 

Italia Nostra ha chiesto con somma urgenza la tutela di un edificio di cui avrebbe strenuamente combattuto la sia stessa realizzazione. 
Italia Nostra nasce contro l'architettura contemporanea, negli anni Cinquanta.  
Architetti come Julio Lafuente sono stati combattuti da questi signori per decenni, umiliati, vilipesi, considerati rozzi cementificatori. 

Oggi Julio Lafuente si trasforma in un genio, in una specie di Francesco Borromini da tutelare in maniera urgente anche per quanto riguarda una sua realizzazione diroccata, che sta crollando su se stessa e che nessuno mai per nessun motivo al mondo manco andrà mai a visitare in un tour storico culturale. 

Tutto questo quando, tanto per restare all'architettura contemporanea, lo Stadio Flaminio, per e.s., non ha alcun vincolo. 
Oppure mentre nessun abbia mai sollevato alcun dubbio sullo sbudellamento attuato alla Stazione Termini (quella, sì, un capolavoro assoluto della storia mondiale dell'architettura) per la realizzazione della Terrazza Termini e così come per l'edificio della Esso alla Magliana: i tre ventagli sono, quella sì!, l'opera-capolavoro di Julio Lafuente a Roma. 

Grazie a restauri e piano casa negli ultimi anni si sono, invece, cambiati connotati e volumetrie al palazzo, ma qui nessuna lettera d'urgenza è stata inviata in Soprintendenza.

Ieri, dopo tre anni di misterioso silenzio e fuori tempo massimo rispetto a una Conferenza dei Servizi che solo per le paturnie del fu Berdini è stata prorogata, la Soprintendenza ha fatto sapere di aver intenzione di porre un vincolo sulla tribuna dell'Ippodromo di Tor di Valle e anche su tutta la pista.

I contrari allo stadio (e tutto il resto intorno) oggi se la ridono alla grande benché loro per primi avrebbero fatto carte false per bloccare la costruzione di un ippodromo ("di cementoohh") in un'area golenale del Tevere

Purtroppo o per fortuna nel 1959, quando venne inaugurato Tor di Valle, i finti ambientalisti prezzolati che oggi affondano il coltello nel burro dell'ignoranza e dell'analfabetismo funzionale diffuso, allora non c'erano e la città si sviluppava senza paure, anche con progetti arditi come la tribuna sospesa di Julio Lafuente per le corse di cavalli previste durante la Grande Olimpiade di Roma 1960. 

Già, proprio le Olimpiadi tanto avversate per il 2024 perché causa di incontrollabili e no regolamentabili "colate di cemento", oggi si scoprono meritevoli della tutela artistica dei loro manufatti. 
Delle due l'una: le Olimpiadi possono essere utili a costruire capolavori o sono disastri urbanistici? 

E se servono a realizzare capolavori - giacché grazie a un "capolavoro" si potrà dire addio al progetto dello Stadio - allora perché demonizzarle?
Oggi quel manufatto, diroccato, pericolante e abbandonato, nell'ambito di una folle esaltazione e tutela malata del rudere, viene considerato intoccabile. 

Benché la Soprintendenza sapesse del progetto da tre anni e mai avesse ipotizzato alcun vincolo (precisamente la Soprintendenza sa della demolizione dal mese di maggio 2014, poi in Conferenza dei Servizi Preliminare - ovvero luglio 2014 - non diede alcuna prescrizione, il che ci lascia alquanto perplessi). 

Oggi il Ministero guidato da Dario Franceschini (marito di una consigliera comunale del Pd a Roma) decide che quell'area non può essere trasformata, che deve essere congelata sotto un vincolo, che tra l'altro è anche un vincolo indiretto dunque la pista dell'ippodromo è talmente rilevante a livello artistico che non solo non può essere toccata, ma non può avere nel suo intorno nessuna edificazione, bisogna preservarne la visibilità. Di una misera pista per cavalli e della sua tettoia...

Sostanzialmente la Soprintendenza di Stato certifica che l'area di Tor di Valle non potrà avere nessuno sviluppo e nessuna trasformazione né oggi né mai. 
La stazione rimarrà diroccata, il fosso di Vallerano continuerà a mettere a rischio la vita di decine di migliaia di cittadini a ogni pioggia, la ferrovia Roma Lido resterà ancora la peggiore d'Italia e i micidiali sottovia della Magliana non potranno essere stappati.

A questo punto dovremmo anche rinunciare al progetto di Campidoglio 2 (comunque dimenticato dall'amministrazione capitolina, che evidentemente preferisce pagare decine di milioni di fitti passivi) poiché tutta l'area sta intorno ad un progetto altrettanto importante di Julio Lafuente: l'ex Air Terminal, da alcuni anni trasformato in supermercato senza che la Soprintendenza abbia avuto nulla da dire.

Ma ora siamo arrivando a mettere un vincolo indiretto su un rudere e su un campo abbandonato pieno di mignotte (con tutto rispetto per il mestiere più antico del mondo, che in Paesi più civili è regolamentato a miglior tutela delle professioniste e dell'igiene e salute pubblica, mentre qui tutto è abbandonato alla malavita e allo sfruttamento). 

Tor di Valle è una sorta di "Far West malagrottiano" pieno di discariche abusive di amianto e sversamenti abusivi che affiorano ovunque. 
Dopo aver taciuto che da tre anni si parla di una necessaria bonifica, qualunque essa sia, ma solo ora tutto è bloccato e vincolato (a cosa, io mi domando, a cosa?!).

Regolamentare in modo chiaro e univoco i modi (le famose cubature ecc) con cui considerare accettabile il progetto degli investitori esteri sarebbe l'unico atteggiamento responsabile e improntato verso un vero sviluppo sostenibile.
Pensate agli investitori internazionali. 
Che già l’Italia fatica ad attirare.

A chi rischia in proprio, a chi investe, a chi porta i denaro che poi permettono un indotto di cui beneficiano, non solo gli speculatori, i palazzinari, ma anche tutti i lavoratori, dalla costruzione al mantenimento delle strutture realizzate.
O pensate che un investitore privato è semplicemente interessato al business della costruzione di palazzi e quartieri inutili, indipendentemente se poi le “Torri” o quanto per loro, troveranno un remunerativo impiego? 
Il business sarebbe solo nella costruzione di ecomostri che resterebbero inutili cattedrali nel deserto? 
Non sono un costruttore può darsi ma mi resta difficile crederlo.

Ma allora cosa pensano queste persone che stanno bloccando tutto? 
Cosa vedono? 
Vedono un grande progetto di sviluppo urbanistico, finalmente come se ne fanno in tutta Europa. 
Un developer che fa nel 2014 una Conferenza dei Servizi Preliminare, con tutti gli attori, e tutti i protagonisti dànno sostanziali via libera o silenzi assensi. 

Dopo tre anni di progettazione (pagata decine di milioni) uno di questi attori si alza e si accorge che vuole mettere un vincolo totale sull'area: non si può toccare neppure un filo d'erba. 
Ma, quando aveva saputo, tre anni prima, che tutto sarebbe stato demolito e trasformato non aveva fatto una piega. 

Ora chi altro verrà ad investire in nella Città Eterna?
Dovendo anche masochisticamente scegliere di portare risorse private in Italia, i grandi investitori sceglieranno Roma o Milano? 

A Roma sembra che i grandi investimenti non debbano arrivare, non debbano affluire, non debbano neppure avvicinarsi: perché altrimenti rischierebbero di oscurare il florido capitalismo locale. 

Intanto la situazione è diventata così invischiata in nauseanti interessi di parti, che accostare la bocciatura del progetto stadio come se fosse un motivo di soddisfazione per la tutela dell'ambiente e dell'urbanistica della Città Eterna per me è una vittoria di Pirro, se non una totale presa in giro.

Andrea Pietrarota
Direttore Responsabile

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