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domenica 24 giugno 2012

ADORABILI AMICHE - recensione



Non contenti di invadere gli schermi estivi con avanzi di magazzino italiani, complici anche i Campionati Europei di Calcio i distributori hanno deciso di raschiare il fondo anche di altre cinematografie in cerca di film "per signore": probabilmente per questo dallo scatolone del 2009 è saltata fuori questa sciocchezzuola francese.
THELMA, LOUISE ET CHANTAL (questo il titolo originale) non ha proprio nulla a che fare col capolavoro di Ridley Scott: viene solo citato in una battuta fatta da una delle tre molto poco adorabili amiche quando la decrepita Citroên DS che le trasporta tira le cuoia in aperta campagna. Le protagoniste sono tre ex-compagne di liceo ultracinquantenni, rimaste vicine da allora, che vengono invitate per chissà quale ragione al matrimonio fra una misteriosa Tasha e Philippe (Thierry Lhermitte), un uomo a cui nel tempo tutte e tre sono state legate; decidono perciò di andarci insieme in auto.
Nelly (Jane Birkin) è una svampita insegnante di inglese, perennemente spernacchiata dai suoi studenti, ma lei non ci bada; divorziata da alcuni anni, Philippe è stato il suo primo amore e forse ne è ancora innamorata. Gabrielle (Caroline Cellier) è una ricca e annoiata borghese che nella sua vita ha fatto dell'adulterio un manifesto; con Philippe ha avuto due figli, ora di 22 e 15 anni, ma non si sono mai sposati: e lei è ora decisamente fuori dai gangheri. Chantal (Catherine Jacob) è una fanatica cinofila, fa la dimostratrice di prodotti alimentari nei supermercati e ha una figlia grande che la sollecita invano a buttare in strada il rispettivo marito e padre: da quando Chantal ha subito una mastectomia lui la maltratta e la tradisce senza ritegno. Il suo legame con Philippe è la defunta amatissima sorella, da lui sedotta, abbandonata e del tutto dimenticata.
Durante il viaggio (dimenticavo: fra i produttori ci sono ben tre dipartimenti - Vienne, Poitou e Charente, per la gioia delle rispettive pro-loco) ne capitano di tutti colori: ad esempio, dal bagagliaio esce uno strano odore. Si scopre che in una borsa da picnic si sta scongelando l'amatissimo defunto cagnolino di Chantal, che nonostante le sue proteste viene sepolto in un bosco. Si fermano a mangiare ad un ristorante di superlusso, di quelli che per 120 euro offrono un sedano, una carota e poco più, e decidono di filarsela senza pagare; solo che Nelly dimentica la borsetta con chiavi documenti ecc., e il regista si dimentica di raccontarci come andrà a finire. L'assatanata Gabrielle paga "in natura" la riparazione dell'auto ad un gagliardo meccanico, e al ricevimento di nozze trova il modo di scoparsi un giovanotto che si scoprirà essere un altro figlio naturale di Philippe. E via così.
In teoria si affrontano temi interessanti: come le donne vivono sui loro corpi i cambiamenti provocati dal tempo o dalla malattia; l'amicizia fra donne e la solitudine; i rapporti coi figli ormai adulti; l'importanza della presenza e dell'assenza di un compagno. Ma nonostante gli sforzi delle tre brave attrici (e stendiamo un velo pietoso sul doppiaggio più penoso del solito) alla fine il film è grossolano e noioso, con la lunga scena finale del ricevimento di nozze che è il trionfo del cattivo gusto; ha dialoghi banali su situazioni gratuitamente volgari, le caratterizzazioni sono talmente forzate e stereotipate da ridurre i personaggi a macchiette. L'intenzione dell'attore e regista Benoît Pétré, al suo primo lungometraggio, era nella commovente dedica: offrire un omaggio "a mia madre e alle donne forti come lei", creare qualcosa fra il dramma e la commedia dolce-amara, ma non c'è riuscito. Col pretesto di rappresentare la rivalsa delle donne sull'oppressione maschile ha finito per infilare semplicemente una dietro l'altra una serie di gag inverosimili e volgari, per di più infiorettate da clichés sessisti. E' il caso che torni a dirigere le videoclip di Vanessa Paradis, non sembra saper fare niente di meglio.
(Marina Pesavento)

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