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lunedì 15 gennaio 2007

GENESIS

"Essere vivi è tessere una storia da un inizIo di cui non abbiamo memoria, una fine di cui non sappiamo nulla..."
Autori del celebre ed incantevole Microcosmos, la coppia di registi francesi Calude Nuridsany e Marie Perennou tornano al documentario naturalistico spostando questa volta lo sguardo dal piccolo set rappresentato da una porzione di prato - sorta di universo in miniatura -, verso un panorama naturale di ben più vaste e complesse proporzioni.

Mirabile affresco sulla nascita dell'universo e delle forme di vita sul pianeta terra, sull'evoluzione delle stesse, GENESIS, costato ben sei anni di riprese, racconta la materia, il tempo, lo spazio, il mondo degli animali, i comportamenti che li accomunano alla specie umana e che soggiacciono alle severe e inderogabili leggi della vita, dell'amore e della morte.

La spettacolarità del progetto appare evidente già dai primi fotogrammi, mentre i titoli di testa scorrono sui caleidoscopici colori e sulle fantasiose fattezze dei cristalli di vitamina C in fase di crescita.

Dopo, è un susseguirsi di meravigliose immagini raccordate da un montaggio che vanta un ritmo fluido e misurato, mai cedevole, mentre le note del compositore Bruno Coulias (autore delle musiche di Microcosmos), sottolineano con raro vigore espressivo il carattere nobile e lirico della messinscena, ora severa e drammatica, ora trasognata, contemplativa, perfino giocosa ed umoristica durante, e non solo, i gustosissimi siparietti che ritraggono - allusione alle origini 'marine' dell'uomo - le grottesche movenze del simpatico, stravagante 'perioftalmo', il pesce che cammina.

Il documentario, a fronte di un impianto figurativo affascinante, elegante e sofisticato, mai stucchevole e patinato, è dunque una vera gioia per gli occhi e per l'orecchio. Evitando di ricorrere alla solita voce narrante fuoricampo che spesso scade nel mero didascalismo, il dato più significativo, originale ed inusitato di GENESIS è tuttavia rappresentato dal 'testo' non scritto, dal commento alle immagini affidato al poeta musicista africano Sotigui Kouyatè.

Il quale, nei panni di un vecchio saggio in grado di interpretare ed attualizzare la tradizione orale, il gesto evocativo, la leggenda ed il mito ancestrali, ricorrendo a metafore semplici ed immediate, universali, pur nella loro disarmante profondità, racconta la storia dell'Universo, il Mistero (della vita, dell'amore e della morte), con partecipata naturalezza, con quell'afflato lirico non riscontrabile nell'arido ed impersonale linguaggio scientifico, neppure nelle forme di religiosità più integraliste e dogmatiche.

Fonte: www.cinemaplus.it

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