Pagine

venerdì 23 gennaio 2009

Riapre il Teatro San Carlo

Oltre duecento operai, 93 restauratori e sei mesi di lavori per riportare all'antico splendore, il Teatro San Carlo di Napoli, il più antico teatro dell'opera del mondo.
Gli interventi, voluti dal commissario straordinario Salvatore Nastasi, hanno interessato l'intera fabbrica, dal tetto alla sala con sostituzione delle poltrone, dotate di un raffinato impianto di climatizzazione. Restaurati il palco reale con gigli in oro e gli altri palchi con specchi, intarsi, tendaggi, cambiate sedie e sgabelli.
Domenica 25 gennaio apertura della stagione lirica con l'opera Peter Grimes di Benjamin Britten. Il 7 febbraio, l'inaugurazione ufficiale, alla presenza del capo dello stato Giorgio Napolitano con il concerto di Riccardo Muti e il coro del Massimo napoletano.
Il maquillage ha interessato anche il foyer con aggiunta di caffetteria e bookshop aperti tutti i giorni. La bouvette con vista sui giardini di palazzo reale è stata affidata alla pasticceria Scaturchio.
La cifra complessiva dei lavori si aggira intorno ai 60 milioni di euro di fondi europei, trenta spesi nella prima fase, 30 nell'attesa di finanziamento per completare l'opera, voluta da Carlo di Borbone, nel 1737, quarantuno anni prima della Scala.
Era il 4 marzo quando l'architetto Giovanni Antonio Mediano e l'appaltatore Angelo Carasale firmarono il contratto che li portò a terminare l'opera in otto mesi e far sì che fosse inaugurata il 4 novembre dello stesso anno, giorno dell'onomastico del sovrano.
Achille in Sciro del Metastasio, musicata da Domenico Sarro, costituì la rappresentazione inaugurale e secondo un'usanza dell'epoca fu una donna ad interpretare la parte di Achille: Vittoria Tesi, affiancata da Anna Peruzzi e dal tenore Angelo Amorevoli.
Il San Carlo costituì una grande attrazione anche per gli stranieri che intervenivano da ogni parte per godere non solo della grandiosità degli spettacoli, ma anche per ammirare la magnifica architettura, le decorazioni in oro, i ricchi addobbi in azzurro, colore ufficiale della casa borbonica.
Purtroppo la notte del 12 febbraio 1816 un incendio distrusse completamente lo splendido teatro e i giornali di tutta Europa ne diffusero la notizia. Fu allora che re Ferdinando I di Borbone, sei giorni dopo l'incendio, affidò all'architetto Antonio Niccolini l'incarico di ricostruire il S.Carlo. E fu un ancora un record: dieci mesi dopo il teatro era già risorto, fu migliorata l'acustica e ingrandito il palcoscenico. Giuseppe Cammarano dipinse il soffitto: vi è raffigurato Apollo che presenta a Minerva i più grandi poeti del mondo, restaurato in questi giorni, in seguito ad infiltrazioni d'acqua.
La seconda inaugurazione avvenne il 12 gennaio 1817 e Stendhal, scrisse: "Non c'è nulla in tutta Europa, che non dico si avvicini a questo teatro, ma ne dia la più pallida idea, gli occhi sono abbagliati, l'anima rapita...".
Nella prima metà dell'800 le vicende gloriose del S.Carlo sono legate al "Principe degli impresari", Domenico Barbaja. Egli, con geniale intuizione, scritturò il compositore Gioacchino Rossini il quale vi restò per otto anni scrivendo: Armida, Mosè, L'assedio di Corinto, Zalmira e scritturando molti cantanti, tra questi Gilbert Duprey, l'inventore del "do di petto".
A Rossini successe Gaetano Donizetti il quale vi rimase fino al 1838, componendo ben 16 opere. Anche Giuseppe Verdi fece presto ingresso al S.Carlo. Nel 1841 rappresentò: "Oberto conte di S.Bonifacio" e, nel 1872 il grande compositore convinto dall'impresario Antonio Musella, assunse la direzione artistica e ripresentò il "Don Carlos" e la prima volta "Aida" con grande successo. In seguito il S.Carlo si adeguò ai nuovi orientamenti musicali, presentando le opere di Giacomo Puccini e della "Giovane scuola" di Mascagni e dei quattro napoletani di nascita e di studi, Leoncavallo, Giordano, Cilea ed Alfano.
Il periodo nero verso la fine dell'800, quando, ribattezzato Teatro Nazionale fu profanato da invadenti spettacoli equestri. Durante la guerra mondiale, anche se danneggiato, fu requisito dalle autorità militari alleate e gli spettacoli destinati alle truppe.
Nel 1948 grazie al sovrintendente Pasquale Di Costanzo, coadiuvato dal direttore artistico Francesco Siciliani, il San Carlo risorse a nuova vita e ristabilì la sua preminenza fra i maggiori teatri europei.
Il Teatro, a luglio chiuderà di nuovo per rifare il palcoscenico e completare la sala prove con la volta disegnata da Mimmo Paladino. Scaduto a dicembre il mandato, il commissario Salvatore Nastasi, lascerà l'incarico appena sarà nominato il nuovo comitato d'amministrazione.
mario carillo napoli-news.net

Nessun commento:

Posta un commento