Il vaccino contro lo pneumocco, responsabile della polmonite batterica, sta dando buoni risultati e ha già portato a una drastica riduzione dei casi di polmonite fra i bambini. E’ quanto afferma uno studio effettuato nel Regno Unito e pubblicato su “Thorax”, uno dei più autorevoli giornali di medicina respiratoria, secondo il quale i ricoveri in ospedale per la malattia sarebbero diminuiti del 20 per cento. Lo studio è stato condotto dal 2006, anno di introduzione del vaccino eptavalente contro lo pneumococco, e il 2008: in questo lasso di tempo i casi di polmonite si sarebbero notevolmente ridotti fra i bambini e giovani con meno di 15 anni.
Il vaccino contro lo pneumococco, nella variante che protegge da 13 ceppi del batterio, sta per essere introdotto anche in Italia. Nel frattempo, la vaccinazione contro il batterio, causa oltre che della polmonite anche di altre pericolose infezioni soprattutto fra i bambini e gli anziani, procede con l’ eptavalente, che ha già dato prova di tollerabilità, immunogenicità ed efficacia. Ogni anno, in tutto il mondo, le infezioni da pneumococco uccidono oltre un milione e mezzo di persone tra cui circa un milione di bambini (dati OMS): per questo la ricerca medica si sta sempre più concentrando nella messa a punto di vaccini sempre più efficaci in grado di contrastare le malattie scatenate da questo batterio.
Ma oltre al fronte della vaccinazione anche quello della diagnostica sta facendo enormi progressi in questo ultimo lasso di tempo, per quanto riguarda la polmonite batterica ma anche sepsi e menigite. La società Eurospital, che da anni opera nel settore della diagnosi rapida di alcune importanti patologie, ha infatti messo a punto un nuovo test che ha reso facile, semplice e voloce individuare questeparticolari patologie.
Si tratta di Eusepscreen, un test ad altissima specificità e sensibilità che utilizza direttamente campioni biologici quali sangue, liquor, liquido pleurico, liquido sinoviale o qualunque altro liquido o materiale biologico umano normalmente sterile ed ha una sensibilità doppia rispetto a quella dei tradizionali metodi colturali. La diagnosi è garantita al massimo in un paio d’ore contro i diversi giorni richiesti dai precedenti metodi, cosa che consente una cura più tempestiva della malattia e la salvezza di molte vite umane.
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