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venerdì 22 marzo 2013

Storia della pittura e dei dipinti nei secoli: il Neoclassicismo e il Rococò


Il Settecento fu l'epoca dell'illuminismo, orietamento del pensiero improntato al pragmatismo e caratterizzato da una spiccata attenzione per il mondo reale e le cose concrete. Filosofi, riformatori sociali, ricercatori, letterati e artisti cominciarono a confidare nel potere della ragione, ossia nella possibilità di comprendere e sondare i segreti del mondo per mezzo dell'intelletto.

Conseguentemente critici nei confronti delle autorità tradizionali, Chiesa e aristocrazia, in particolare, essi aprirono la strada a sviluppi culturali che nel 1789 culminarono in quel cruciale evento politico che fu la Rivoluzione francese. Le trasformazioni sociali che ne seguirono si espressero in vario modo anche nell'arte e quindi nei quadri moderni.

Nel 1 71 5, alla morte del Re Sole, l'erede al trono Luigi XV era ancora un bambino, cosicché il duca Filippo d'Orléans dovette assumere la reggenza per sette anni. Il suo stile di governo si distinse in modo netto dall'autorità assolutistica di Luigi XIV Uno dei suoi primi atti d'ufficio fu il trasferimento della residenza reale da Versailles a Parigi.

Ciò comportò lo smantellamento dell'intera corte, poiché la nobiltà che un tempo vi abitava si affrettò a seguire il sovrano nella vivace capitale che, tra spettacoli teatrali, balli e salotti, offriva una grande varietà di divertimenti Il centro del potere e della vita culturale si spostò dunque da un luogo appartato come Versailles alla città, mentre la corte reale si scisse, per così dire, in società private. Nella misura in cui erano mutati il clima culturale e la mentalità della classe detentrice della cultura - non più solo l'aristocrazia, ma anche la borghesia commerciale, i banchieri e l'élite economica, le cui banconote contribuivano in modo considerevole al sostentamento dello stato - cambiò anche l'arte: la pittura barocca, il cui stile patetico e solenne rispecchiava chiaramente l'arroganza e la sete di potere dell'assolutismo, fu soppiantata da un'arte graziosa e intima, piacevole e decorativa, suggestiva ed emotiva. Questa prima tendenza del rococò. denominata "reggenza", prese appunto il nome dal periodo di interregno di Filippo d'Orléans. La pittura rappresentativa del classicismo barocco non incontrava né lo spirito né il gusto di una società che, rinunciando a eccessivi cerimoniali cortesi, si divertiva in privato, non senza indulgere a un certo libertinaggio.

I nuovi committenti richiedevano dipinti particolari che descrivessero scene private e d'intimità dei loro piccoli ed eleganti palazzi cittadini creati ad hoc. Ciò determinò non solo un cambiamento dei formati, bensì anche del repertorio tematico e del vocabolario formale. I pittori del rococò francese non si ispirano più al severo stile classicistico di Poussin, con le sue immagini tendenzialmente bidimensionali e ben delineate nei contorni: il loro maestro è Rubens. La pittura rappresentativa dell'assolutismo, con tutto lo slancio delle sue linee, non aveva mai posseduto l'allegria, la sensualità e il colorismo dei quadri del fiammingo, né la loro tipica composizione culminante in un punto cruciale della scena. L'abbandono dei grandi temi eroici in favore di un nuovo orientamento gioioso e sensuale, intimo e decorativo, caratteristico del nuovo stile, si manifestò per la prima volta nei quadri di Antoine Watteau.


Tutto è finzione - il gioco delle parti
Divenuto celebre come pittore delle fètes galantes, Watteau fu accolto all'Académie Royale in quanto maestro del nuovo genere da lui inaugurato pietra miliare dei dipinti moderni. Rappresentando gli eleganti svaghi della bella società, che con i suoi fantasiosi e svolazzanti balli aveva completamente trasformato la vita di corte, egli aveva colto appieno lo spirito dell'epoca. Eppure, dalle descrizioni di Watteau, che non di rado trovava l'ispirazione per i suoi quadri proprio alle feste di facoltosi amici, emerge un atteggiamento d quasi malinconico distacco. La varietà di effe cromatici e la pittura delicatamente velata, rievocanti lo stile di Lorrain, collocano le scene in una dimensione trascendente, conferendo loro, anche in virtù dello sfondo simile a une scenario, un carattere teatrale, Ma Gilles è veramente un clown triste? O è soltanto qualcuno che interpreta questa parte? Si tratta di una vera rappresentazione teatrale o di un semplice travestimento, pratica tanto apprezzata durante gli intimi ritrovi della bella società? Watteau lascia consapevolmente aperta la questione, quasi volesse sfumare i confini tra teatro e gioco delle parti, presentando la stessa come commedia per antonomasia. Tuttavia già nella successiva generazione di artisti, l'elegante distacco dalle scene dipinte e conseguente profondità di campo erano dimenticati, e rimase soltanto la fiera autorappresentazione della nobilità.

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