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venerdì 24 gennaio 2014

La crisi fa volare i discount, da inizio anno crescono vendite (+1,7%) e superfici dedicate (+2,9%)

La Cia commenta i dati diffusi dall’Istat: l’andamento dei consumi alimentari rimane negativo, nonostante il segno più registrato a novembre. Sono 6,5 milioni le famiglie che oggi fanno la spesa praticamente solo nelle cattedrali del “low-cost”. E si taglia anche sulle quantità: gli italiani dicono addio a vino (-6,7%) e olio extravergine d’oliva (-8,8%).             


Da molto tempo ormai la “spending review” degli italiani si applica anche sulla tavola, come attesta il trend delle vendite dei prodotti alimentari che nel complesso dei primi undici mesi del 2013 segnano una flessione dell’1 per cento. Per questo il segno più registrato a novembre dagli alimentari (+1,5 per cento) non basta a invertire l’andamento negativo dei consumi nell’anno. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, in merito agli ultimi dati Istat sul commercio al dettaglio.           


D’altra parte, pur di risparmiare, le famiglie scelgono sempre più spesso prodotti e format distributivi “low-cost” -sottolinea la Cia- e questo spiega la crescita costante dei discount, sia dal punto di vista delle vendite sia da quello delle nuove aperture. Da gennaio a novembre, infatti, gli acquisti di cibo e bevande nei discount sono aumentati dell’1,7 per cento (+4,5 per cento solo a novembre), in netta controtendenza rispetto a supermercati (-1,1 per cento), ipermercati (-1,6 per cento) e soprattutto negozi di quartiere (-3,1 per cento). In più l’effetto crisi, con ben 6,5 milioni di famiglie che oggi fanno regolarmente la spesa nei discount, ha portato all’aumento delle aperture dei market più economici -continua la Cia- con 134 nuovi “store” dedicati a quota +2,9 per cento sulla base dei dati Nielsen.            


Ma le famiglie continuano a “tagliare” anche le quantità, oltre che la qualità, con un calo dei consumi particolarmente accentuato per l’olio extravergine d’oliva (-8,8 per cento) e per i vini (-6,7 per cento), ma anche per il pesce fresco (-5 per cento) e la carne rossa (-4 per cento). 


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