I tumulti che scuotono il Medio Oriente non possono essere facilmente compresi se non si tiene conto del fatto che affondano le loro radici nell'antagonismo di antichissima memoria fra sunniti e sciiti, nella guerra che contrappone i due rami principali dell'Islam, in nome di divergenze e differenze dogmatiche. Le analizza puntualmente Antoine Sfeir nel suoL'Islam contro l'Islam, in cui ricostruisce le origini storiche e teologiche di una guerra di religione ancora oggi operante con effetti devastanti.
Pubblichiamo di seguito un estratto del libro.
Nella tradizione sunnita l'imam è un personaggio che, durante la preghiera comune del venerdì, viene invitato a leggere passi del Corano e a commentarli. È in qualche modo il sacerdote o, piuttosto, il pastore protestante, posto che nell'islam non esiste una gerarchia ecclesiastica e che ognuno è abilitato a esercitare questa funzione come nella religione evangelica. È l'equivalente della lettura del Vangelo e del commento che segue.
Al contrario, nello sciismo l'imam è una vera guida della comunità. È su questo punto che fra i due rami principali dell'islam si produce la grande rottura teologica: la questione del ruolo dell'imam. L'imam sciita è il capo temporale e spirituale designato da Dio stesso. L'istituto degli imam è difficilmente paragonabile al califfato sunnita, perché non si tratta solo della successione a Muhammad, ma piuttosto di un fondamento sostanziale della religione.
Hadith specifici degli sciiti sostengono che dalla propria luce Dio fece zampillare da una parte Muhammad e la sua profezia e dall'altra Ali e gli imam.
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