Nel
corso di un’affollata, partecipata conferenza stampa al teatro Diana i
giornalisti Ermanno Corsi e Antonio D’Addio presentano il nuovo libro di
Annamaria Ghedina, "L'impiccata della Vicaria". La sanguinaria storia di
Giuditta Guastamacchia – il Fantasma degli Avvocati”
(Adriano
Gallina Editore, pag.95, euro 13,00).
Giornalista,
scrittrice di successo, ribattezzata “la Signora dei fantasmi” per la competenza
e abilità nel raccontare storia e leggende e soprattutto costruire personaggi
sfaccettati con rara finezza psicologica, ha pubblicato “Fantasmi a Napoli”,
“Quando il re scendeva da Brandi a Chiaia a farsi una pizza”, “Da Gregorio a
Berlusconi”, “Dizionario dei fantasmi dalla A alla Z”, “Il ritorno del Principe
di Sansevero”.
Il
nuovo libro nasce da una costola di “Fantasmi a Napoli”. Anche ne L’impiccata
della Vicaria l’autrice colpisce per la lucidità della cronaca, l’accurata
descrizione di luoghi, eventi, circostanze, date, frutto di un’accurata
ricostruzione storica, per l’intenso affresco del popolo napoletano del XVIII
secolo a cavallo della Rivoluzione Napoletana. L’epoca di Ferdinando IV Re delle
Due Sicilie e di Maria Carolina d’Austria, di Caracciolo e Nelson, della
Pimentel Fonseca e del suo Monitore di contro una plebe ignorante e
superstiziosa, un’epoca emblematica per comprendere la storia a venire. Intenso
affresco ne dà Ermanno Corsi alla presentazione, arricchita dalle letture
dell’attrice Antonella Stefanucci, intenso affresco ne dà col suo impeccabile
stile Francesco Mastriani nella sua Cronaca napoletana del XIX secolo.
Nell’occasione, il maestro Armando Jossa presenta il quadro con il “vero volto”
di Giuditta che presto dovrebbe anche conoscere un adattamento cinematografico.
La ricostruzione degli eventi che condussero all'efferato assassinio di cui
Giuditta fu protagonista e alla sua esecuzione, avvenuta il 19 aprile del 1800,
si devono a due testimonianze, “Le teste della Vicaria” e il “Diario napoletano”
di Carlo De Nicola. Purtroppo tutti gli atti dei processi penali e politici
della Vicaria furono bruciati nel 1859. Ancora oggi, si dice che il fantasma di
Giuditta vaghi per i vicoli dei Tribunali, nei corridoi di Castelcapuano, una
volta sede della Gran Corte della Vicaria. Giuditta fu condannata
all’impiccagione in Piazza delle Pigne per l’omicidio del giovane marito
commesso assieme al padre, al chirurgo, al sicario e ad un barbiere. Testa e
mani furono loro amputate dopo l’esecuzione e appese alle mura della Vicaria.
L’amante di Giuditta, che materialmente non partecipò alla mattanza, fu
risparmiato ma finì i suoi giorni nel carcere dell’isola di Favignana. Nel
libro, che si legge tutto d’un fiato e insieme ritornando su eventi e luoghi
storici, sulle notizie dei Crani della Vicaria, si mescolano alla perfezione
storia esoterica, storia reale che si basa sugli atti processuali, sulla
giustizia sommaria, sulla cronaca politica terribile di quegli anni.
Il
21 settembre del 1869 i crani dei giustiziati, tra i quali quello di Giuditta,
furono donati al professor Gennaro Barbarisi, direttore del Gabinetto di
Anatomia Umana. Oggi quei crani sono conservati nel Museo di Anatomia di Napoli,
il primo del genere in Europa. Ancora una volta la storia supera la leggenda e
nella Napoli di fine Settecento si mescolano cultura “alta” e “bassa”, ventre e
intelletto, superstizione e religione, persone in carne e ossa e presenze
misteriose e inquietanti nemiche dell’oblio…
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