L’innovativo dispositivo
sviluppato da ricercatori dell’Imm-Cnr e
dell’Università del Texas conferma ulteriormente
l’applicabilità di questo materiale bidimensionale per
dispositivi digitali sempre più miniaturizzati, con i
quali si rivela particolarmente compatibile.
I
risultati sono pubblicati su Nature Nanotechnology
La
scienza dei materiali ha segnato un nuovo avanzamento.
Nasce infatti il primo tansistor in silicene che
promette soluzioni innovative per la nanoelettronica. A
raggiungere l’obiettivo un gruppo di ricercatori
dell’Istituto di microelettronica e microsistemi del
Consiglio nazionale delle ricerche (Imm-Cnr) di Agrate
Brianza, guidato da Alessandro Molle, in collaborazione
con un team dell’Università del Texas, a Austin,
coordinato da Deji Akinwande. Lo studio è
pubblicato sulla rivista Nature
Nanotechnology.
“Il
silicene è un materiale bidimensionale basato su atomi
di silicio che non esiste in natura. L’attrattiva verso
questo matriale è cresciuta esponenzialmente per la
possibilità di integrarlo in dispositivi nanoelettronici
con una miniaturizzazione estrema e per un vantaggio
unico rispetto agli altri materiali bidimensionali, come
il grafene: l'innata compatibilità con l'elettronica
convenzionale basata su silicio”, spiega Alessandro
Molle. “Tuttavia, la complessità del silicene e la
gestione del supporto metallico finora avevano
rappresentato un ostacolo insormontabile per
concretizzare l’integrazione dello strato monoatomico di
silicene in dispositivi”.
Nell’ambito
del progetto europeo 2D-Nanolattices e del finanziamento
‘Laboratori congiunti’ del Cnr, il gruppo di ricerca
italo-americano è riuscito nell’impresa. “Uno snodo
critico è stato l’‘estrazione’ del silicene dal suo
supporto e il suo trasferimento su una piattaforma
compatibile con un dispositivo”, prosegue il ricercatore
dell’Imm-Cnr. “Questo processo è avvenuto in due stadi:
prima il silicene è stato coperto con un ossido
protettivo (allumina) e poi è stata estratta una lamina
di silicene ‘impacchettato’ fra l’allumina da una parte
e uno strato ultrasottile di argento dall’altra. Questa
sorta di ‘panino’ è stato poi capovolto su una base di
ossido di silicio, lasciando l’argento solo in due zone
di contatto selezionate che hanno agito da elettrodi. Al
termine di questo processo, il silicene ha funzionato
come ‘canale’ per il trasporto di carica di un
transistore ad effetto campo, è quindi un conduttore di
elettricità”.
Successivamente alla creazione
del primo foglio di silicene
avvenuta grazie a una collaborazione tra
Istituto di struttura della materia (Ism) del Cnr, Cnrs
francese e Università di Berlino, dopo diverso tempo dalla sua previsione teorica, è
stato compiuto un passo avanti nella conferma delle potenzialità di
questo materiale. “Nonostante
dopo qualche minuto di esposizione il silicio sia
degradato in aria, per la prima volta abbiamo dimostrato
l’evidenza elettrica del silicene e questo apre a
soluzioni nanotecnologiche sempre più sofisticate, quali
dispositivi digitali sempre più sottili e veloci”,
conclude Molle.
Roma, 12 febbraio 2015
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