A
tre mesi dalla modifica introdotta dal Jobs Act, molte aziende che
utilizzano tablet e smartphone per controllare i dipendenti con
approssimazione riguardo alle prescrizioni della nuova disciplina
rischiano multe pesantissime.
Bolognini: "Malgrado le maggiori aperture
del nuovo art.4 dello Statuto dei Lavoratori, aziende rischiano di
scivolare proprio sulla privacy". Avviato sondaggio online rivolto ai
professionisti
Firenze, 12 gennaio 2016 - Sono
trascorsi ormai più di tre mesi dall'entrata in vigore degli ultimi
decreti attuativi del Jobs Act, con cui é cambiata anche la disciplina
dei controlli a distanza sui lavoratori, ma l'acceso dibattito politico
e le polemiche che vi hanno fatto eco attraverso i media, non hanno
contribuito a fare ancora la necessaria chiarezza sul nuovo quadro
giuridico, che da una parte apre alla possibilità di maggiori controlli
del datore di lavoro, ma dall'altra conserva i fondamentali diritti a
favore dei dipendenti sul rispetto della loro dignità, nonché sulle
tutele del Codice della Privacy.
Mettendo
mano ad una legge scritta 45 anni fa, l'intento del Jobs Act è quello
di rendere lo Statuto dei Lavoratori più adeguato al contesto
tecnologico del mondo del lavoro attuale rispetto a quando fu introdotto
nel 1970, anche se pare che molte aziende stiano ancora faticando a
districarsi in una materia complessa, che si intreccia tra disciplina
giuslavoristica, normativa privacy, e codice penale.
"Se
le aziende dovessero continuare a tergiversare invece di affrontare la
questione con la dovuta diligenza, vedremmo purtroppo un'esplosione di
vertenze e procedimenti innanzi al Garante della Privacy - afferma il
presidente di Federprivacy, Nicola Bernardi - In tal caso, la gestione
dei contenziosi diventerà una criticità per chi oggi preferisce chiudere
gli occhi e pensare a suo rischio e pericolo che il Jobs Act abbia
liberalizzato senza se e senza ma i controlli sui lavoratori".
In
effetti, anche utilizzare con superficialità comuni strumenti di lavoro
come smartphone e tablet per verificare l'operato dei dipendenti
espone a pesantissime sanzioni del Garante, ma soprattutto – oggi, dopo
la riforma, ancora più di ieri – può portare i datori di lavoro a
vedersi dichiarare comunque inutilizzabili le prove raccolte per fini
disciplinari o per contenziosi con ex dipendenti.
In
che modo le aziende debbano attivarsi per operare correttamente ed
evitare le violazioni del Codice della Privacy e dello Statuto dei
Lavoratori, lo sintetizza l'avvocato Luca Bolognini, presidente
dell'Istituto Italiano per la Privacy:
"Con
l'innovazione del Jobs Act, tutte le aziende devono fare tre cose prima
possibile: innanzitutto, censire gli strumenti per capire cosa
richieda ancora autorizzazioni/accordi o no, secondo aggiornare i
disciplinari sull'uso degli strumenti e sui controlli, terzo rivedere le
policy privacy. Proprio sulla privacy i datori di lavoro rischiano di
scivolare in futuro, se non faranno le cose bene, malgrado le maggiori
aperture del nuovo art. 4 dello Statuto dei Lavoratori".
Viste le necessità di tracciare un quadro nitido sulla materia, è stato organizzato un workshop
a Milano per il prossimo 28 gennaio su "Privacy e controllo sui
lavoratori alla luce dei decreti attuativi del Jobs Act", promosso da
AFGE e Federprivacy, al quale interverranno noti esperti della materia
come l'ex Garante Francesco Pizzetti, il presidente dell' Istituto
Italiano per la Privacy Luca Bolognini, Antonio Ciccia di Italia Oggi, e
l'ex ufficiale dei Carabinieri Angelo jannone.
Nel frattempo, è stato avviato anche un sondaggio online
sul sito di Federprivacy, rivolto ai professionisti per conoscere la
loro percezione generale circa la nuova disciplina sui controlli a
distanza sui lavoratori.
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