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mercoledì 30 agosto 2017

Barletta sul futuro del gioco pubblico: ancora riflessioni sul "già fatto" e sul "da farsi"



Chi è anche solo un poco a conoscenza delle “faccende dei giochi” che da parecchi mesi infervorano politica ed addetti ai lavori, sa che il sottosegretario Baretta, riportato anche su Casinosicurionline.net
, crede fortemente nella proposta di riordino che il Governo ha messo in campo, così come crede nel percorso che è stato iniziato relativamente alla diminuzione dell'offerta del prodotto gioco che, oggi, ha preso “il sopravvento sui territori”. 


Questo argomento, e la riduzione delle apparecchiature da intrattenimento, è costato tantissime ore di lavoro, di impegno, di ricerche, di mediazione: sarebbe veramente assurdo che, ora, al prossimo 7 settembre tutto venisse vanificato da qualsivoglia argomentazione.

L'attuale Esecutivo deve rispondere al mandato affidatogli dal Parlamento e questo ha fatto anche se con grande ritardo: ma con l'ultima proposta di riordino presentata agli Enti Locali, Baretta ritiene di avere fatto notevoli passi avanti verso una diversa e nuova concezione del gioco nella vita dei cittadini e lasciare “perdere tutto” sarebbe veramente un fallimento. 

A Pier Paolo Baretta dispiacerebbe, innanzitutto, che non si sia voluta comprendere la novità della riforma che consiste nel trovare un nuovo equilibrio tra la tutela della salute pubblica, senza dubbio a lungo sottovalutata e sulla quale vi sono “lavori in corso” con il Ministero della Salute, la lotta alla criminalità, che resta sempre un'emergenza, e le entrate erariali che saranno soggette ad oscillazioni.

In una sorta di esame di coscienza, il sottosegretario dimostra autocritica senza dubbio, ma anche un grande senso dello Stato e lo ha dimostrato demandando agli Enti Locali il potere di gestire il gioco sul territorio: viene rafforzato da questo riordino del gioco (se verrà concretizzato)  il “concetto di esclusiva dello Stato” nel concetto più ampio di Repubblica che comprende, quindi, il potere delle istituzioni decentrate. 

Mentre il regime concessoria regola, come è giusto che sia, le modalità di gestione del gioco pubblico.

Si deve prendere atto che si è troppo esagerato nell'offerta di gioco, pur rendendosi conto che tutto ciò che si è studiato e messo in opera nell'arco degli anni è stato fatto per combattere il gioco illegale: ma il risultato, oggi, è che gli Enti Locali hanno intrapreso dei percorsi per autotutelarsi e per gestire i loro territori, mentre il settore ludico è sulla difensiva perché si sente sempre penalizzato dagli interventi, sia pratici che finanziari, e l'ultima “manovrina” ne è la riprova.

E come, poi, dimenticarsi poi dei ”famigerati bandi” per le scommesse ed il bingo

Ora che le Regioni ed i Comuni dovranno decidere sulla collocazione dei punti di vendita di gioco, dovranno tenere conto che la loro distribuzione geografica dovrà assolutamente garantire l'operatività, partendo naturalmente dagli investimenti già realizzati ed evitando che ampie zone ne siano prive, concentrando il gioco nelle periferie, dando vita a veri e propri quartieri “a luci rosse” del gioco. 

Ovviamente, gli operatori da parte loro si dovrano adeguare alle nuove regole e qualificare innanzitutto l'offerta.

Baretta, da parte del Governo, incontrerà nuovamente le principali Associazioni dei gestori in modo da avviare un confronto relativo agli effetti industriali della riforma. 

E, naturalmente, se la riforma “provocherà” una crisi del settore andrà affrontata con tutti gli strumenti idonei ed, a questo punto, sarà anche un bene che gli Enti Locali, in virtù delle loro nuove responsabilità derivanti dalla riforma, ne siano coinvolti.

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