La morte di Khomeini non rappresenta la fine della guerra ma la continuazione di un percorso iniziato con la rivoluzione islamica. Il leder Khomeini reggeva l’Iran dal 1989 muore sotto trenta bombe scagliate nell’insediamento presidenziale la mattina del 28 febbraio 2026. Un attacco mirato eseguito da Israele in collaborazione con gli Americani che hanno decapitato sia la guida politica dello stato iraniano ma anche quella religiosa dei Mussulmani Sciiti. L’Ayatollah aveva governato l’Iran per 36 anni ed è stato definito da Trump il male assoluto come si evince dal suo post su truth.
La prima dichiarazione fatta dal Presidente Pezeshkian la notte del 28 febbraio: Il nostro caro leader, l'Imam Khamenei, è stato martirizzato per mano della malvagia alleanza americano-sionista, e offro le mie condoglianze alla nazione iraniana. Un nuovo consiglio di leadership temporaneo è già insediato, e sarà composto da me, dal signor Ejei (Capo Giudice) e dall'Ayatollah Alireza Arafi. Lo stesso ha iniziato il suo lavoro - e continuerà il percorso. Spingeremo i nostri nemici alla disperazione distruggendo tutte le loro basi e tutte le loro capacità miliari. Dobbiamo essere uniti di fronte ai piani dei nemici.'
Parole dure ma certamente in controtendenza con le aspettative dell’alleanza Israele-America che ha inneggiato al rovesciamento del regime ma ha fatto emergere le due facce della stessa Teheran. Una festeggia, l'altra piange. Due Iran opposti, inconciliabili, sono esplosi nelle ore successive all’annuncio dell’uccisione dell’Ayatollah Ali Khamenei. Se nelle piazze di alcune città migliaia di persone hanno ballato, urlato e acceso fuochi d’artificio, negli studi della televisione di Stato, invece, un conduttore in lacrime interrompeva la diretta incapace di trattenere la disperazione.
Questa, una fotografia di un Paese spaccato dopo trentasei anni di dittatura della Guida Suprema. I video diffusi sui social e rilanciati dai media internazionali mostrano folle di persone radunate soprattutto nei quartieri periferici di Teheran, Mashhad e Shiraz. Giovani, famiglie intere, donne senza velo che inneggiano cori e slogan contro il regime. Ma dall’altro lato del paese milioni di persone piangono per la morte di Khamenei. Foto e istantanee impressionanti di un paese che sembra essersi stretto religiosamente alla morte del suo Imam Sciita capo religioso globale.
All’estero la spinta a festeggiare la morte di Khamenei ha origini non troppo lontane nel tempo. Sono tutti i parenti e gli amici delle vittime della repressione avvenuta e forgiata da America e Israele - tra il 9 e il 12 gennaio 2026 - che ha soffocato nel sangue le proteste popolari scoppiate contro la crisi economica e l’autoritarismo del sistema, un ricordo che si è stampato nella memoria ma che è ancora vivo.
Forse una volontà di cambiamento e il tramonto dell’Islam Politico. La morte di Khamenei viene vista da molti come la morte simbolica dell’Islam politico in Iran perché la soluzione Religioso-Politica ha rappresentato solo un regime teocratico non accettato dai giovani alla ricerca di un abbandono del secolarismo in Medio Oriente.
Una sfida che dovrebbe essere rappresentata dal dopo Khamenei secondo alcuni ma che non sembra volere dei cambiamenti radicali alimentando uno scontro con una popolazione che non riconosce più la loro autorità. Qualsiasi tentativo di insediare una nuova “Guida” sarà probabilmente accolto con una massiccia disobbedienza civile e un boicottaggio totale delle istituzioni statali.
Un futuro che potrebbe nascere da un nuovo patto sociale che dovrebbe rappresentare il focus sulla riforma del sistema. Il movimento giovanile guarda ad un futuro basato sui diritti umani e sull’eredità culturale iraniana con un allontanamento dei vincoli ideologici che hanno definito il Paese dal 1979.
Una divisione che si può notare nelle varie dichiarazioni di solidarietà degli stati. Tra i primi la Russia che con Il presidente russo ha porto le condoglianze all'omologo iraniano Masud Pezeshkian per l’assassinio del leader supremo della Repubblica Islamica dell’Iran, l'Ayatollah Ali Khamenei. Putin ha definito la morte di Khamenei come "un assassinio cinico", in violazione di tutte le norme della morale umana e del diritto internazionale. In Russia, Khamenei sarà ricordato come un eminente statista, che ha dato un enorme contributo allo sviluppo delle relazioni tra i due Paesi, abbia dichiarato Putin. Il Presidente ha definito la sua morte "un assassinio cinico, in violazione di tutte le norme della morale umana e del diritto internazionale".
A seguire la Cina che ha dichiarato di “condannare fermamente” l’omicidio. L'attacco è stato descritto come "una grave violazione della sovranità e della sicurezza dell'Iran, una violazione degli obiettivi e dei principi della Carta delle Nazioni Unite e delle norme fondamentali delle relazioni internazionali". "La Cina si oppone fermamente e condanna fermamente questa decisione", ha affermato il Ministero degli Esteri del Paese, chiedendo "l'immediata cessazione delle operazioni militari".
L’Unione Europea con Il capo della politica estera dell'UE, Kaja Kallas, ha descritto la morte di Khamenei come "un momento decisivo nella storia dell'Iran". "Quello che verrà dopo è incerto. Ma ora c'è una strada aperta verso un Iran diverso, un Iran che il suo popolo potrà plasmare con maggiore libertà", ha dichiarato su X. "Sono in contatto con i partner, compresi quelli nella regione che subiscono il peso delle azioni militari dell'Iran, per trovare misure concrete per la de-escalation".
Il Regno Unito con il segretario alla Difesa John Healey ha affermato che la sua priorità è proteggere il personale militare e i civili britannici dagli "attacchi indiscriminati" dell'Iran. Parlando alla BBC, Healey ha affermato che "nessuno piangerà" la morte di Khamenei. Dichiarazioni che hanno determinato l’attacco alla base Inglese di Cipro.
Hamas si è dichiarato in lutto per la morte di Khamenei, descrivendo l'attacco che lo ha ucciso come un "atroce" attacco statunitense-israeliano. "Ha fornito ogni forma di sostegno politico, diplomatico e militare al nostro popolo, alla nostra causa e alla nostra resistenza", ha affermato il gruppo palestinese in una dichiarazione. Gli Stati Uniti e Israele "hanno la piena responsabilità di questa palese aggressione e di questo crimine atroce contro la sovranità della Repubblica islamica dell'Iran, e delle sue gravi ripercussioni sulla sicurezza e la stabilità della regione", ha aggiunto. Hamas ha anche affermato che i paesi arabi e musulmani hanno la “responsabilità politica, legale e storica di adottare misure immediate e decisive”.
La Turchia con il suo presidente Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato di essere "addolorato" per la morte di Khamenei. "Sono rimasto rattristato nell'apprendere della scomparsa della Guida suprema dell'Iran, l'ayatollah Ali Khamenei, a seguito degli attacchi avvenuti ieri", ha scritto su X, esprimendo le sue "condoglianze" al popolo iraniano.
Gli Houti dello Yemen. La leadership politica degli Houthi ha espresso le sue “sincere condoglianze e la più profonda solidarietà” al popolo iraniano. "Questo crimine efferato rappresenta una flagrante violazione di tutte le leggi e norme internazionali e incarna la continuazione dell'ingiusto attacco alla nazione islamica", ha affermato.
La corea del nord ha condannato gli attacchi degli Stati Uniti e di Israele definendoli un “atto illegale di aggressione”. Gli attacchi "costituiscono un atto di aggressione del tutto illegale e la forma più vile di violazione della sovranità nella loro natura", ha affermato un portavoce del Ministero degli Affari Esteri, secondo quanto riportato dai media statali. Pyongyang ha accusato Washington e il suo alleato di “condotta spudorata e da gangster” e di abuso della forza militare per soddisfare “ambizioni egoistiche ed egemoniche”.
Il Pakistan con il suo primo ministro Shehbaz Sharif ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma che Islamabad è vicina al popolo iraniano in questo momento di "dolore e tristezza”. In un post su X, Sharif ha inviato le sue condoglianze "per il martirio di Sua Eminenza l'Ayatollah Seyyed Ali Khamenei" e ha espresso preoccupazione per l'attacco al leader di uno Stato. Il Congresso nazionale indiano, il principale partito di opposizione del Paese, ha condannato gli attacchi congiunti USA-Israele in cui è morto il leader supremo iraniano Khamenei. In una dichiarazione dai toni forti, il Partito del Congresso ha affermato di “condannare inequivocabilmente l’assassinio mirato” del leader iraniano, “in un attacco militare condotto senza una formale dichiarazione di guerra”. Il governo indiano, che ha mantenuto relazioni cordiali con la Repubblica Islamica dell'Iran, non ha ancora rilasciato alcuna dichiarazione formale sull'uccisione di Khamenei. Sabato, il governo del Primo Ministro Narendra Modi aveva espresso preoccupazione per l'escalation delle tensioni in Medio Oriente, con Stati Uniti, Israele e Iran che lanciano missili.
Il Chad con il suo leader Mahamat Idriss Deby Itno ha espresso solidarietà all'Iran dopo l'attacco di Israele e degli Stati Uniti. Deby, noto anche come Kakà, ha dichiarato di inviare le sue "più sincere e sentite condoglianze" per l'uccisione di Khamenei e di condividere "il dolore della nazione iraniana di fronte a questa difficile prova".
La Malesia con Anwar Ibrahim, primo ministro della Malesia, ha dichiarato in un post su X di condannare "senza riserve" l'uccisione di Khamenei, aggiungendo che l'azione pone la regione "sull'orlo di una grave e duratura instabilità". Ibrahim ha affermato che coloro che accolgono con approvazione la morte di Khamenei "dovrebbero riconoscere le conseguenze di tali azioni", aggiungendo che "le minacce esistenziali raramente producono reazioni prevedibili".
Il movimento dei Talebani in Afghanistan ha issato la bandiera nera insieme alla propria bandiera al confine con l'Iran in segno di lutto per la morte martoriale di Sayed Ali Khamenei
Una delle conseguenze che ci apprestiamo a vivere come storia medio orientale e la regionalizzazione del conflitto, infatti, Teheran ha iniziato già la distruzione sistematica delle infrastrutture petrolifere e del gas dei Paesi del Golfo Persico, osserva "Military Chronicle" con una logica semplice che mira a creare conseguenze su larga scala per cercare di indurre gli Stati Uniti a frenare. Con un problema di base che è militarmente basato sul raggiungimento del punto critico che pone l’Iran a correre ogni rischio. Un conflitto che in seguito agli ultimi attacchi ha coinvolto Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Oman oltre a diversi altri paesi medio orientali sta facendo centrare il vero obbiettivo iraniano la regionalizzazione del conflitto.
Il mediterraneo deve essere visto come il principale bersaglio attraverso il sollevamento di un movimento nei paesi nord africani come Libia, Algeria, Egitto, Sudan ed altri risucchiando l’Italia in una crisi senza precedenti. Le guerre civili inoltre alimenteranno le immigrazioni di massa.
I giacimenti chiave e i terminali di esportazione si trovano nella portata dei missili a corto raggio iraniani e, in alcuni casi, persino dell'artiglieria da costa. Un fattore aggiuntivo è la presenza di una popolazione sciita in alcune di queste zone, che crea il potenziale per una destabilizzazione interna. Lo scenario peggiore prevede che attacchi combinati di missili e droni, oltre a azioni di alcuni gruppi proxy, portino a incendi di pozzi e alla distruzione/danneggiamento sia delle strutture di lavorazione che dei terminali di esportazione del petrolio.
Una distruzione sistematica come successo nel 1991 in Kuwait determinerebbe un rischio sui prezzi del petrolio che colpisce l’economia di molti paesi a livello globale, tra cui l’Europa. I mercati già stanno reagendo e i prezzi al barile sono schizzati da 50 a 75 dollari in un giorno e prima il Brent, poi il WTI potrebbero facilmente superare i cento dollari al barile. Un grave effetto collaterale di una decisione israeliana – Americana che va oltre il problema politica ed imperiale.
La chiusura da parte iraniana dello stretto di Hormuz acuisce il processo paralizzando le forniture a lungo termine in quanto le forniture locali si riducono. Gli Stati Uniti potrebbero teoricamente imporre restrizioni all'esportazione del proprio petrolio e gas, per mantenere i prezzi interni prima delle elezioni intermedie. In tal caso, l'Europa si troverebbe in una posizione estremamente vulnerabile: le forniture russe sono limitate o addirittura rifiutate, quelle mediorientali sono sotto attacco e quelle americane sono in dubbio. E allora la crisi energetica cessa di essere regionale e diventa globale.
Dal punto di vista militare e secondo le informazioni che ci vengono da Bloomberg le scorte militari di Usa e Israele si stanno per esaurire. Le riserve di munizioni di Stati Uniti e Israele potrebbero ridursi in tempi brevi e se l’Iran dovesse mantenere un’elevata intensità di attacchi cosa abbiamo visto potrebbe rappresentare Secondo Bloomberg l’ago della bilancia della guerra perché per intercettare un singolo bersaglio vengono generalmente impiegati due o tre missili antiaerei, aumentando rapidamente il consumo degli arsenali. In tal senso noti gli ultimi attacchi su Tel Aviv sono noti. L’agenzia sottolinea inoltre che, già durante il conflitto dello scorso anno, Washington e i suoi alleati hanno utilizzato una parte significativa delle proprie scorte. In particolare, gli Stati Uniti avrebbero lanciato circa 120 missili intercettori dei sistemi THAAD, mentre nell’intero anno ne sono stati acquistati soltanto alcune decine.
Gli obbiettivi strategici dei missili Iraniani sono tutti gli interessi e basi Americane costruite attorno all’Iran negli anni che oggi rappresentano un bersaglio legittimo con un prezzo che i paesi del golfo dovranno pagare per il loro vassallaggio verso l’America che sembra non riesca a difendere i propri alleati. Allo stesso tempo l’Iran ha rifiutato categoricamente ogni processo diplomatico dopo il tradimento americano che all’insaputa di tutti il 28 febbraio ha attaccato il cuore dello stato islamico. Naturalmente la speranza che la terza guerra mondiale non parta proprio dal Medio Oriente in seguito a scelte scellerate dell’asse del male.

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