Alba, 21 maggio 2026 – L’Italia conferma il proprio ruolo tra i Paesi europei più avanzati nell’economia circolare, ma mostra segnali sempre più evidenti di ritardo nella transizione energetica. È quanto emerge dal Rapporto 2026 “TRANSIZIONE ENERGETICA, DECARBONIZZAZIONE, ECONOMIA CIRCOLARE: EUROPA AVANTI PIANO, ITALIA INDIETRO TUTTA” a cura di DUCCIO BIANCHI (Istituto Ambiente Italia) che sarà presentato durante l’undicesima edizione di Circonomia, il Festival dedicato all’economia circolare e alla sostenibilità in programma ad Alba dal 21 al 23 maggio.
Secondo l’analisi, che comprende un set di 23 indicatori, l’Italia occupa quest’anno la quarta posizione tra gli Stati dell’Unione Europea, preceduta da Danimarca, Olanda e Austria. Nelle passate edizioni del Rapporto era risultata a lungo sul podio. Nel blocco degli indicatori di circolarità e gestione dei rifiuti il nostro Paese conferma la sua tradizione consolidata di eccellenza nel riciclo e nell’uso efficiente delle risorse. Invece l’Italia va decisamente male negli indicatori energetici e climatici: qui guidano la classifica Svezia e Danimarca, nonostante il loro “svantaggio” climatico rispetto ai Paesi mediterranei che li obbliga a consumi energetici per riscaldamento elevati, mentre l’Italia si colloca sotto la media europea e registra un peggioramento rispetto allo scorso anno. Un dato su tutti fotografa questo ritardo: in Italia tra il 2019 e il 2024 il consumo energia da fonti non rinnovabili, essenzialmente da fonti fossili, si è ridotto appena del 4% rispetto ad una riduzione media del 13% in UE.
“L’immagine che emerge è quella di un ‘bicchiere relativamente pieno’, rappresentato dalla circolarità, affiancato da un “bicchiere semivuoto”, quello della transizione energetica - dichiara Roberto Della Seta, Direttore Scientifico di Circonomia -. Il ritardo italiano nella decarbonizzazione energetica è un grande problema non solo nella lotta alla crisi climatica: è un danno all’interesse generale del Paese, perché continuare a dipendere dai fossili nel mondo impazzito di oggi significa mettere a rischio la nostra sovranità e indipendenza”.
A livello europeo, per il quarto anno consecutivo, quasi tutti gli indicatori ambientali mostrano in Europa segnali di miglioramento, seppur molto rallentati rispetto agli anni precedenti: si riducono i consumi energetici procapite e quelli da fonti non rinnovabili, mentre cresce la quota di energie rinnovabili sia nei consumi complessivi sia nella produzione elettrica. L’unica eccezione riguarda l’aumento delle emissioni medie di CO₂ delle nuove automobili immatricolate.
In questo quadro generale, l’Italia registra performance più deboli della media europea e, in diversi casi, un netto peggioramento. La frenata appare evidente soprattutto osservando il periodo 2019-2024: l’evoluzione positiva che aveva portato l’Italia tra i leader di circolarità e transizione ecologica si è ormai stabilmente interrotta e dal 2022 la crescita italiana è risultata sistematicamente inferiore a quella della media UE e degli altri Paesi leader della transizione energetica. Negli ultimi 10 anni i miglioramenti dell’Italia, complessivi e per singolo indicatore, sono stati tra i più bassi in Europa.
Particolarmente critici risultano i dati sui consumi energetici e sulle fonti fossili. Nel periodo 2019-2024 i consumi energetici procapite italiani sono diminuiti rispetto alla media europea (-9% vs -12%), mentre come detto il consumo da fonti non rinnovabili si è ridotto molto meno che nella media UE. Anche la crescita delle energie rinnovabili appare insufficiente: nello stesso periodo la quota italiana di rinnovabili sui consumi finali è aumentata del 7%, contro il 27% europeo (e del 30% in Germania, del 35% in Francia e del 42% in Spagna).
Nel settore solare, tra il 2019 e il 2025, l’Italia ha poco più che raddoppiato la propria capacità fotovoltaica (+111%), mentre l’insieme dell’UE l’ha quasi triplicata (+173%). La crescita italiana risulta inferiore sia a quella di Paesi già fortemente sviluppati come la Germania (+140%), sia a quella di Paesi emergenti nel settore come la Spagna (+372%).
L’Italia rimane eccellente a livello europeo in termini di circolarità e riciclo dei rifiuti (93%), nettamente superiore alla media UE (61%). Anche il riciclo dei rifiuti urbani supera leggermente la media europea (52,3% vs 48,1%) e negli ultimi cinque anni è cresciuto nella media UE (+1,7% vs 1,9%).
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