Il 4 luglio 2026 si festeggiano in America i 250 anni dalla proclamazione dell’indipendenza. Una grande democrazia che oggi vive il dilemma di molte divisioni sociali e la nascita di una nuova povertà frutto di politiche contraddittorie basate sul concetto di valori prettamente economici e di arricchimenti appannaggio di pochi. Troviamo giusto dire che la nuova presidenza americana è diventata un vero boom economico per i protagonisti della famiglia Trump. Il compenso milionario appannaggio della first lady che incassa una cedola di ben 10,7 milioni di dollari per il target dedicato a suo nome, ci pone di fronte ad una grande bolla economica che basa sulla famiglia presidenziale e sulle nuove politiche americane fatte di guerre e dazi, la sua fonte di ricchezza.
Tra cripto valute investimenti in società che producono armi e fluttuazione del petrolio tutte condizioni create ad hoc attraverso una politica di guerra e di aggressione verso i paesi produttori di petrolio. Naturalmente in questa grande possibilità di arricchimento troviamo anche il buon Vance che incassa ben 27 milioni di euro dal fondo targato Thiel. Sono ben 927 le pagine che si associano alla dichiarazione patrimoniale di Donald Trump depositata presso l’Office of Government Ethics che certificano come nel 2025, primo anno del secondo mandato, il presidente ha incassato circa 2,2 miliardi di dollari, di cui 1,4 miliardi dalle criptovalute, un settore che l’amministrazione ha il potere di regolare. Ma dal documento, che il New York Times e il Washington Post hanno pubblicato si nota anche un grande quantità di imprese che sono collegate alla moglie Melania.
Per quando si vuole considerare giusto sfruttare ogni opportunità economica in un momento molto positivo creato dalla nuova generazione al potere in America occorre valutare anche che chi paga il vero dazio e proprio la società americana, si nota infatti come solo la guerra contro l’Iran ha depauperato 132 miliardi di dollari dalle casse dello stato. Una contraddizione che emerge dal debito pubblico americano che emerge e dai dati 2025, che comprendono il debito contratto dallo stato federale e dalla pubblica amministrazione con un raggiungimento stratosferico di 38 trilioni di dollari che rappresenta il massimo storico per l’amministrazione americana. La determinazione di uno shutdown è solo una conseguenza di un processo. Un incremento di 1 trilione di dollari, da 37 a 38 trilioni, è stato registrato tra il 12 agosto e il 23 ottobre dello stesso anno, un intervallo di soli 71 giorni. Inoltre, nei primi 23 giorni dello shutdown sono stati aggiunti oltre 382 miliardi di dollari di debito, secondo il Joint Economic Committee (JEC).
Un’America divisa tra miliardari e poveri che viene nascosta dallo stesso sito della casa bianca che celebra il 4 luglio le grandi vittorie a 250 anni dall’anniversario dell’indipendenza con collegamenti all’epopea nazionale in un’ininterrotta sequenza di conquiste: dalla frontiera del Far West alla corsa allo spazio, dalla sconfitta dei “tiranni” alla prima bandiera piantata sulla Luna, per poi concludere invitando gli americani a preparare “il più grande compleanno mai visto”. Una democrazia che ridetermina l’assalto al congresso del 6 gennaio 2021 come un’infamia per chi ha determinato le indagini che sono seguite e che hanno colpito il Presidente. Dobbiamo dire che molti non hanno condiviso l’invito alle commemorazioni lo stesso è stato declinato da sette stati americani che hanno rinunciato ad avere un padiglione ufficiale per la chiara visione ultranazionalistica legata al Presidente e che ha dato l’impronta all’evento.
Le celebrazioni sono stranamente state affidate non a una commissione bipartisan ma come voluto da Trump da Freedom 250 coordinata da funzionari legati alla nuova Casa bianca. Come denunciato dai Democratici molti fondi sono stati dirottati verso Freedom 250 con un vero inganno verso i donatori. Naturalmente i repubblicani declinano le accuse accusando i Democratici di spaccare il paese. Naturalmente i sospetti hanno acceso i riflettori su un processo propagandistico pro Presidente legato alla celebrazione dell’Indipendenza americana.
Gli atteggiamenti del presidente Trump, impositori e con sfumature dittatoriali legate all’immagine personale hanno monopolizzato l’evento del 4 luglio 2026 con l’obbiettivo di rilanciare un’immagine in fase calante, secondo molti americani il 4 luglio ha rappresentato da sempre un moneto di orgoglio nazionale con bandiere, parate, veterani, e famiglie nei parchi. Quest’anno su tutto questo aleggia una presenza incombente: quella di Trump. Il lancio delle iniziative per il 250° è coinciso, secondo le rilevazioni, con un calo netto degli indici di gradimento nazionale di Trump. Trump infine sotto i riflettori delle ampie critiche terrà un discorso al National Mall intitolato “Saluto all’America” con un corollario ed una scenografia legata al mondo Maga, al patriottismo ed alla campagna elettorale per le elezioni di medio termine.
Ci chiediamo se la Democrazia che l’America vuole esportare in tutto il mondo è forse oggi una Democratura con parvenze Democratiche che guarda a risorse, dominio e territorialità da poter sfruttare. La visione della nuova America dei 250 è quella di vedere molti paesi europei come inaffidabili. Un concetto che non può cadere nel servilismo verso Washington da parte del vecchio continente che continua a perdere la sua identità. Le contraddizioni legate ad una reale instabilità sono sempre più forti in America ed è per questo che non può più rappresentare un modello. Le leggi sui diritti civili di Gerald Ford oggi vengono sostituite da uno strapotere economico in mano di pochi che può influenzare anche la stessa Corte Suprema degli Stati Uniti che prima annoverava giudici brillanti e le istituzioni che godevano di una credibilità maggiore. L’America delle guerre in medio oriente e di tutte le conseguenze che sono state provocate a livello internazionale sono oggi la verità reale di un grande stato in declino e sempre più dittatoriale.

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