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martedì 15 novembre 2005

Li Fauni a Norcia, la tradizione popolare, la leggenda e le origini storiche

Il prossimo 9 dicembre le piazzette del centro storico di Norcia, torneranno ad illuminarsi

I faoni, o per meglio dire “Li Fauni”, rappresentano una delle manifestazione sicuramente più caratteristiche di Norcia. E' difficile spiegare un evento tanto mistico. Nel borgo nursino, nonostante il trascorrere degli anni, il senso della tradizione è ancora forte e lo si percepisce nelle strade e nelle genti già da molti giorni prima. Ognuno dei sette rioni, uno per ogni porta muraria, si dà dei rappresentanti che possano, per entusiasmo e capacità, dar vita ai faoni. I preparativi fervono. Gli uomini partono per le macchie circostanti; da sempre è la ginestra la preda più ambita per questi cacciatori di leggende. Ci vogliono diverse uscite e tanta volontà per trovare tutta la ginestra necessaria. E' curioso come la competitività di ogni singolo rione si affacci prepotentemente già dai primi preparativi. La gara è tra chi carica di più il camion, tra chi fa il Faone più grande, tra chi riesce a creare il fuoco più bello o il banchetto più ricco. Nelle piazze tipiche del centro storico di Norcia, gruppi di appassionati si riuniscono, poi, per ammucchiare tutta la ginestra intorno ad un altissimo palo di legno che sosterrà il faone durante il suo bruciare. L'entusiasmo, il gioco e l'allegria generale sono i punti fondamentali di un'atmosfera sicuramente collaborativa. Intanto, le donne a casa si organizzano intorno a liste della spesa e fornelli per deliziare i visitatori durante il mistico falò. La sera del 9 dicembre arriva prestissimo, ma mai mi è riuscito di vedere un faone non pronto, un rinfresco non curato. Il programma si imposta in modo tale da permettere, a tutti gli interessati, di non perdere neanche un faone, se lo desiderano. Diventa una bellissima maratona senza vincitori quella che si gareggia tra i vicoli di Norcia alla rincorsa del prossimo fuoco che verrà acceso, sperando di arrivare in tempo, di non perdere il bellissimo momento in cui la prima fiamma divampa. C'è una cosa che caratterizza la sera dei faoni: i “botti” dei ragazzi, i raudi che, in un incessante scoppiare, fanno da colonna sonora all'evento, suscitando la paura di molti, l'ammirazione di altri; i raudi fanno parte della cultura della serata, è una manifestazione di eccezionale allegria, frenesia. E', poi, alla mezzanotte che la festa si anima del suono festivo delle campane di tutte le chiese.
In ogni tradizione che si rispetti, soprattutto per quei piccoli borghi medievali che vivono di memorie passate e di consuetudini consolidate, il ricordo si è tramandato verbalmente, in quel gioco così semplice di storie passate di padre in figlio ed arrivate fino a noi. Della festa dei faoni ce ne è arrivata testimonianza anche attraverso filastrocche popolari, come questa:

RI FAUNI
Su venate m'prucissione
A gustavve RU FAONE
A scallavve tutti quanti
Sia dereto che davanti
E può quanno scite cotti
Ve sciurnimo co ri buotti
E se la serata è bella
Co lo imi e la ciammella
Sia a ru bieju che a ru brutto
J'atturimo ru cunnuttu.

Il faone è una tradizione che rivive ogni anno ed ha origini e natura antichissime. Se ci si ferma un istante di fronte a questo fuoco grandioso, se si ascolta il suo scoppiettio rassicurante, se ci si riscalda intorno al suo rosso illuminante, non si può far a meno di sentirsi catapultati in un vortice che sembra far rinascere dalle radici più profonde un passato remotissimo ed incantevole. Magia, pura magia che risorge da una coscienza sopita. La domanda che, più spesso, mi è capitato di sentire muovendomi tra le fila degli spettatori è: “che senso ha?”. Ora, è sempre difficile trovare una fonte dalla quale possano, plausimibilmente, derivare le tradizioni che, da sempre, fanno parte della cultura di ogni posto, in particolar modo di piccoli borghi medievali come Norcia. Molte delle ricerche effettuate in questo contesto hanno portato ad una identificazione delle origini dei faoni piuttosto certa: il termine stesso con il quale vengono chiamati ha un duplice significato. I Fauni erano, secondo la mitologia romana, divinità minori molto simili ai Pani e ai Satiri, più comunemente ricordati come compagni delle Fate. I Fauni erano divinità campestri, mortali ma dell'esistenza lunghissima, con un corpo umano e zampe di capra, dall'espressione corrugata e la parvenza forte e gentile. Spesso, nelle rappresentazioni a loro dedicate, vengono riprodotti nell'atto di suonare due flauti. Secondo Ovidio, Fauno, fondatore primario della specie dei Fauni, era figlio di Marte; diversa è la concezione degli Stoici, il quale lo considerava figlio del profeta Pico, nipote di Saturno e padre di Latino. I Fauni erano divinità veneratissime tra i pastori dell'antichità, in quanto protettori dei campi e delle greggi: difendevano i raccolti dalle intemperie e gli animali dai lupi. La manifestazione che ogni anno scalda le vie nursine è il modo che ci arriva direttamente dal passato per esorcizzare l'arrivo dell'inverno, per chiedere protezione alle divinità in vista dei primi freddi. Con l'arrivo del cristianesimo le feste pagane cominciarono una ad una ad assumere i connotati di feste religiose, trasformando le condannate eresie in fatti cristiani degni di memoria. Così, la consacrazione agli dei campestri, divenne la ricorrenza della Madonna. Le origini dei Fauni ci provengono, ora, dal 1291, quando Nazareth, invasa dagli ottomani infedeli, rischiava di essere distrutta. Una schiera di angeli, allora, portò in volo la casa della Madonna da qui fino alla costa adriatica, a Loreto. Secondo la legenda, il cammino passò sopra il cielo di Norcia. E' per questo motivo che ogni 9 dicembre da quella data gli abitanti di Norcia accendono grandi fuochi: per mantenere viva la memoria del passaggio e per illuminare il viaggio ai corrieri divini.

Katia Cortelli

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