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mercoledì 7 dicembre 2005

ENEA: Costa Triestina a rischio

La vulnerabilità della costa triestina emerge dai reperti archeologici sommersi.

Il Golfo di Trieste, le coste dell’Istria e della Croazia a partire dagli ultimi 3 o 4000 anni sono interessate da un lento, ma continuo, fenomeno di abbassamento della costa, che si somma negativamente a quello di innalzamento del livello del mare. “La risalita del livello del mare dovuta allo scioglimento dei ghiacciai – spiega Fabrizio Antonioli, geologo dell’ENEA, nel suo intervento alla rassegna ERA di Trieste - è di circa 1 millimetro l’anno. E’ importante capire l’abbassamento della porzione costiera del golfo di Trieste poiché tale movimento si somma alla risalita del mare per una migliore conoscenza della vulnerabilità e dei rischi a cui va soggetto il territorio triestino, al fine di consentire una corretta programmazione e pianificazione di eventuali interventi in quest’area.”

Sono questi gli argomenti che verranno approfonditi a Trieste il prossimo 10 dicembre, in occasione di ERA 2005 – Esposizione di Ricerca Avanzata per la divulgazione scientifica – nell’ambito del convegno “ALTO ADRIATICO – Gli scenari futuri alla luce del passato sommerso. PROGETTO INTERREG ITALIA-SLOVENIA”. In tale occasione, il gruppo di archeologi e geologi, che hanno collaborato al primo cantiere archeologico subacqueo a Muggia, in provincia di Trieste, sui siti costieri dell’Alto Adriatico, presenteranno i risultati degli studi condotti congiuntamente su moli e reperti archeologici sommersi, rinvenuti sotto il livello del mare a circa due metri di profondità nell’area del Golfo di Trieste. Il Gruppo di archeologi e geologi è composto dal Dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’Università di Trieste, dal Museo del Mare Sergej Masera di Pirano, dall’Istituto per la tutela dei Beni Culturali della Slovenia e del Gruppo di Archeologia Subacquea dell’ENEA.

Il Progetto prevede una ricerca sistematica delle strutture pre-romane, romane e medievali, parzialmente o totalmente sommerse, lungo il tratto di costa compreso tra le foci del Timavo e il Pirano.

Il Progetto nasce da una prospettiva nuova della ricerca, della conservazione, della valorizzazione e della fruizione dei giacimenti archeologici, che si pone l’obiettivo di recuperare l’integrità e l’identità di questi paesaggi archeologici costieri, che non erano stati ancora indagati con moderne metodologie di archeologia subacquea, GPS (Global Positioning System), ecoscandaglio “a fascio multiplo” e GIS (Geographic Information System). Una prima fase del Progetto, dopo un anno di attività ha permesso di conseguire una serie di risultati, che verranno sviluppati nell’ambito di un successivo Programma Comunitario, a cui parteciperà anche la Croazia.

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