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mercoledì 19 maggio 2021

CASTELLABATE - DOMENICO DI LUCCIA “ IL MIO PROGRAMMA SONO I GIOVANI “ - Verso le comunali di ottobre



CASTELLABATE - “ Ogni viaggio inizia dal primo passo “ . È questo il motto con cui qualche mese fa oramai ,  l’ex assessore Domenico Di Luccia ( oggi consigliere esterno  ) del comune di Castellabate comunicava la sua decisione di correre come candidato sindaco alle prossime amministrative.   È ancora ; 


“ Voglio mettere a disposizione la mia esperienza e le mie energie per cambiare passo e costruire un progetto moderno ed europeo per la nostra comunità, per questo voglio iniziare a dialogare con voi per condividere idee sul nostro futuro. “ 


Ma vediamo chi è Domenico Di Luccia . 

Nasce ad Agropoli il 27 Ottobre 1985 .  È stato assessore sotto l’amministrazione Spinelli  come responsabile delle politiche ambientali e con varie deleghe . 


Il suo programma elettorale è tuttora in via di costruzione , infatti tramite la rete e i social ha deciso di coinvolgere nella stesura soprattutto i giovani che egli stesso desidera mettere al centro di una “nuova politica per castellabate”  idee temi ripartenza e futuro sono ciò che più sta a cuore a Di Luccia .  Ma soprattutto il lavoro per i giovani , per fermare  la fuga delle nuove generazioni dalla propria terra natia “ 


“ Il lavoro è il motore della nostra vita sociale e dovrebbe essere al centro di ogni programma politico ed infatti sarà per me una priorità valorizzarlo e incentivarlo.

Creare nuove opportunità lavorative a giuste condizioni, affinché nessuno debba sentirsi costretto a lasciare la propria terra per vivere dignitosamente, incentivare e premiare il lavoro svolto con eccellenza servirà alla crescita e al benessere di tutta la comunità. “ 


Per questo  le elezioni di Ottobre 2021 potranno essere uno spartiacque tra il passato  e un nuovo futuro .  Un futuro che non può non avete come pilastro portante quello dei giovani   , senza dimenticare che Castellabate è terra di turismo , quindi  sviluppare anche un nuovo modo di fare un buon turismo anche oltre i soli mesi estivi o quantomeno provarci . Assieme possiamo costruire un nuovo futuro . 


“ I punti sui quali intendo impegnarmi in qualità di amministratore” : 


1-sburocratizzazione e  semplificazione del processo di reperimento delle informazioni utili all’avvio di nuova impresa;


2- sostegno reale, con misure concrete alle nuove imprese;


3- valorizzazione delle competenze dei nostri giovani, dei miei coetanei.


Perché fare impresa, fare turismo, puntando alla qualità e allo sviluppo sostenibile, oggi più che mai vuol dire essere informati e preparati. 

Facciamo Ripartire il Futuro, quindi, impegnandoci ad approfondire le nostre conoscenze e a sostenere un sistema che premi la qualità e valorizzi il merito. 



Marco Nicoletti 

Editing @castellabatelive24 / Pagina Facebook ©️2021 

lunedì 17 maggio 2021

INFLAZIONE: COLDIRETTI, IN CONTROTENDENZA CALANO ALIMENTARI (-0,6%)

INFLAZIONE: COLDIRETTI, IN CONTROTENDENZA CALANO ALIMENTARI (-0,6%)

 

E' deflazione sui prezzi degli alimentari che calano dello 0,6% su base annua in controtendenza rispetto all'andamento generale. E' quanto emerge afferma la Coldiretti sulla base dei dati Istat sull'inflazione nel mese di aprile che sconta ancora gli effetti delle chiusure di ristoranti, bar, pizzerie e agriturismi con 1,1 milioni di tonnellate di cibi e di vini invenduti dall'inizio della pandemia. Nell'ambito dei prodotti alimentari – sottolinea la Coldiretti - i prezzi della frutta fresca scendono dello 0,6% rispetto allo stesso mese dello scorso anno mentre i vegetali freschi calano dell'1,7% e i alimentari lavorati dello 0,8%. Su frutta e verdura pesa anche l'effetto del maltempo che ha già decimato i raccolti con la perdita di una ciliegia Made in Italy su quattro ed una produzione nazionale complessiva attorno agli 80 milioni di chili, il 25% in meno, secondo la stima della Coldiretti. La produzione italiana di frutta – sottolinea la Coldiretti – è stata duramente compromessa dalle gelate con danni stimati complessivamente vicino al miliardo di euro, dalle pesche alle albicocche fino alle ciliegie ma danni si contano anche su pere e kiwi. La Coldiretti chiede interventi urgenti di sostegno alle imprese agricole che hanno perso un intero anno di lavoro ma anche di rafforzare i controlli alle importazioni per evitare che prodotti stranieri diventino magicamente italiani e di sostenere il consumo di frutta italiana facendo attenzione alle etichette di origine obbligatorie per legge. Per aiutare il Paese a sanare le ferite economiche senza precedenti inferte dall'emergenza Covid serve responsabilità con un "patto etico di filiera" che – conclude la Coldiretti – garantisca una adeguata remunerazione dei prodotti agricoli e punti a privilegiare nella distribuzione il Made in Italy a tutela dell'economia, dell'occupazione e del territorio come sostenuto dalla campagna Coldiretti #mangiaitaliano.




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Inflazione cresce grazie ai carburanti. E le promesse di chi oggi ci governa?


Inflazione cresce grazie ai carburanti. E le promesse di chi oggi ci governa?

L'Istat conferma la stima preliminare di aprile sull'inflazione, +0,4% mensile e +1,1% annua. Il trend in crescita, nonostante trasporti e alimentari siano in calo, lo si deve ai beni energetici (+3,6% mensile e +9,8% annuale), nonostante il confronto annuale sia con aprile 2020 che, a causa della pandemia, questi beni ebbero un forte calo sul mese precedente.
E questi sono i dati di aprile, che preannunciano ulteriori crescite per maggio, visto che nella settimana 3/9 il Mise ha reso noto che i prezzi dei carburanti sono al massimo da oltre un anno (1).
I costi dei carburanti sono il volano di tutto perché grazie ad essi, pressoché tutte le tipologie di prodotti e consumi ne subiscono conseguenze al rialzo.
A parte l'andamento del prezzo del greggio, è bene ricordare che il prezzo finale dei carburanti include una componente fiscale di oltre il 60%. Sulla cui promessa di diminuzione si sono forgiate campagne elettorali di partiti che oggi sono alla guida del Governo.
La domanda è questa: buttiamo tutto nel dimenticatoio delle promesse elettorali, consentendo così al fisco di recuperare i vari contributi pandemici che vengono elargiti o diamo corpo ad una reale politica di aiuti pandemici basandoli sulle riduzioni fiscali dei consumi?

1 - https://www.aduc.it/comunicato/prezzi+carburanti+al+massimo+stato+si+riprende_32630.php


Vincenzo Donvito, presidente Aduc
Associazione per i diritti degli utenti e consumatori


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martedì 11 maggio 2021

Quali piante piacciono ai ricercatori

Quali piante piacciono ai ricercatori?

 

Una recente pubblicazione su Nature Plants ha rivelato che alcune caratteristiche morfologiche, come gli steli più alti e i fiori dai colori sgargianti, attirano di più l'attenzione dei ricercatori impegnati nello studio delle piante. Il lavoro è stato condotto dall'Istituto di ricerca sulle acque del Consiglio nazionale delle ricerche di Verbania (Cnr-Irsa), dalle Università di Torino e Federico II di Napoli, dal Museo di scienze naturali di Berlino e della Curtin University in Australia e ha analizzato 113 specie delle Alpi sud-occidentali, menzionate in 280 pubblicazioni scientifiche negli ultimi 45 anni

 

Uno studio, pubblicato sulla rivista internazionale Nature Plants, condotto da giovani ricercatori dell'Istituto di ricerca sulle acque del Consiglio nazionale delle ricerche di Verbania (Cnr-Irsa), dell'Università Torino, dell'Università Federico II di Napoli, del Museo di scienze naturali di Berlino e della Curtin University in Australia ha rivelato che per gli scienziati "di campo" la scelta delle specie da studiare potrebbe essere influenzata da fattori estetici. Sul lungo periodo, questo potrebbe introdurre una distorsione negli sforzi di ricerca. Ma come quantificare questo bias? 

Le piante hanno giocato un ruolo significativo nell'evoluzione della scienza moderna e le loro proprietà continuano ad essere al centro di importanti ricerche. "In questo studio abbiamo analizzato 280 articoli sottoposti a peer-review dedicati a 113 specie di piante tipiche delle Alpi sud-occidentali, pubblicati negli ultimi 45 anni. Abbiamo scoperto che alcune caratteristiche morfologiche, come gli steli più alti e i fiori dai colori ben visibili, siano tra i tratti che maggiormente attirano l'attenzione dei ricercatori", dichiara Martino Adamo, ricercatore del Dipartimento       di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell'Università di Torino e primo autore dello studio.

"Abbiamo osservato come le piante dai fiori blu sono molto più studiate rispetto a quelle con fiori scarsamente pigmentati (verdi o marroni). Anche l'altezza dello stelo, che in un certo senso è la capacità di una pianta di svettare tra le altre e quindi 'farsi notare' dall'osservatore, è un fattore di selezione importante. Al contrario, e forse paradossalmente, il rischio di estinzione delle specie e i loro tratti ecologici non influiscono sulla probabilità che una specie venga studiata", aggiunge Stefano Mammola del Cnr-Irsa.

Si genera così un "bias estetico" negli sforzi della ricerca, sostengono gli autori. "Questo pregiudizio può avere impatti negativi in quanto può orientare gli sforzi di conservazione a favore delle piante più attraenti, indipendentemente dalla loro importanza ecologica per la salute dell'ecosistema generale", osserva il ricercatore di UniTo Adamo. "Questi risultati hanno quindi implicazioni rilevanti per rendere più oggettiva la ricerca scientifica e, in senso ampio, per una più equa prioritizzazione delle specie da proteggere".

Lo studio intende fornire un'occasione di ragionamento. "Il nostro lavoro non vuole essere una critica alla ricerca svolta dei colleghi, ma piuttosto uno spunto di riflessione", conclude il ricercatore Cnr-Irsa Mammola. "Sebbene le scelte siano a volte guidate dalla comunicabilità del risultato scientifico è comunque importante riflettere sul nostro approccio alla conservazione e renderlo il più equo ed oggettivo possibile: anche un fiore marroncino contribuisce al corretto funzionamento dell'ecosistema, ed è quindi importante studiarlo e proteggerlo". 

 

Roma, 11 maggio 2021



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Maggio è il "mese del genio", l’Italia è 7° nella classifica mondiale dei paesi più smart in base al Q.I. medio: a 105 anni dalla Teoria della Relatività ecco i 3 pilastri per sviluppare la genialità

MAGGIO È IL "MESE DEL GENIO", L'ITALIA È 7° NELLA CLASSIFICA MONDIALE DEI PAESI PIÙ SMART DEL 2021 IN BASE AL Q.I. MEDIO

Da Zuckerberg a Clint Eastwood, da Dante a Bob Dylan, fino a Freud e Machiavelli: ecco alcuni dei geni nati questo mese. Non è tutto: l'11 maggio di 105 anni fa Einstein enunciò la teoria della relatività. Ma come si piazza il "genio italico" nel confronto con gli altri paesi? Secondo World Population Review, l'Italia è 7° nella classifica "smart countries 2021" con un Q.I. medio di 102 dietro a Hong Kong e Singapore, ma davanti a USA, UK e Germania. "Abilità, formazione ed esercizio: ecco le basi fondanti del nostro genio" afferma Massimo De Donno, ideatore di Genio in 21 Giorni

 

"Un uomo dotato di genio non fa errori, poiché sono voluti da lui stesso per aprire le porte della scoperta": con queste parole James Joyce definisce il concetto di genio che in questo mese vede la sua massima espressione con la nascita di personaggi storici che hanno cambiato per sempre il destino dell'umanità e le sorti del mondo attraverso le proprie scoperte e il proprio pensiero. La tematica del genius risulta di interesse mondiale perché coinvolge tutto il globo grazie ad approfondimenti, analisi, studi e persino classifiche. A proposito di graduatorie, World Population Review elenca i paesi più smart del 2021, partendo dalla prima in classifica, ovvero Singapore con un Q.I. medio della popolazione pari a 108. Al secondo posto si piazza Hong Kong con un quoziente intellettivo medio pari a quello del primo classificato, ma appartenente ad una popolazione più grande di ben 2 milioni rispetto a Singapore stesso.  Chiude il podio la Corea del Sud con un quoziente pari a 106. Buone notizie per l'Italia che, a livello globale, si classifica settima (1° in Europa) con un QI medio pari a 102, davanti a UK (100), Germania (99), Francia e USA (98). Dalle nazioni ai singoli geni, anzi al genio di Albert Einstein che l'11 maggio 1916, ben 105 anni fa, anche grazie al suo Q.I. di 160, enunciò la teoria della relatività. Se celeberrime sono le sue scoperte in ambito scientifico, un aspetto meno noto riguarda la capacità di aver costruito la sua genialità nel corso degli anni: nonostante lo scetticismo degli insegnanti e la bocciatura all'esame del Politecnico di Zurigo, lo scienziato, grazie al costante lavoro e alla curiosità innata, elevò le proprie conoscenze e riuscì ad effettuare scoperte straordinarie. "Il nostro genio è per l'1% talento e per il 99% duro lavoro", con queste parole Einstein definisce il concetto di genius, una tematica, le cui basi fondanti sono state confermate ed ulteriormente approfondite, durante l'evento TEDx Trento, da Massimo De Donno, fondatore di GenioNet e ideatore di Genio in 21 Giorni, il corso di formazione sul metodo di studio personalizzato, distribuito in oltre 50 sedi tra Italia, Spagna, Svizzera, Inghilterra e Stati Uniti: il percorso formativo prende anche elementi derivanti dall'apporto di un team di ricercatori del CNR – Consiglio Nazionale delle Ricerche, da oltre 20 anni impegnati proprio nella ricerca scientifica sui sistemi di apprendimento più efficaci e mette a disposizione di studenti e professionisti una soluzione pensata appositamente per ridurre al minimo le difficoltà riscontrate nell'ultimo anno. "Stando a diversi studi elaborati e diffusi negli ultimi anni, si è giunti alla conclusione che il genio non è un dono della natura insieme al quale veniamo al mondo, bensì la combinazione di abilità, istruzione, formazione di alto livello e una montagna di lavoro ed esercizio – afferma Massimo De Donno – Più cresciamo e ci allontaniamo dall'infanzia, meno importante sarà l'impatto della genetica sul nostro quoziente intellettivo e sui nostri risultati. Perciò, gli elementi che accrescono il nostro genio sono le modalità con cui spendiamo la nostra vita, l'atteggiamento, i comportamenti che adottiamo, le abitudini create e, infine, i nostri focus giornalieri".

 

Maggio, però, non è solo il mese in cui celebrare il genio di Einstein e la sua teoria della relatività: sono innumerevoli, infatti, i personaggi influenti che sono nati nel corso del quinto mese dell'anno e hanno rivoluzionato o tuttora stanno rivoluzionando il proprio campo professionale o del sapere. In primo luogo, è importante ricordare Mark Zuckerberg che viene definito da Popular Science come individuo dotato di un "genio indistruttibile": il creatore di Facebook, a cui è stato dedicato anche il film "The Socialnetwork", è riuscito a costruire in soli 17 anni un impero di quasi 2 miliardi di follower. Passando al cinema, Mike Colter, attore tra i tanti di "Million Dollar Baby", parla, durante un'intervista rilasciata a Ora TV, del genio del regista Clint Eastwood, concentrandosi, in particolar modo, sulla fiducia e sulla capacità del noto regista di rendere ogni attività più "comfortable" del previsto. E ancora, in ambito musicale, la rivista americana Rolling Stone presenta Bob Dylan come "un genio letterario" in grado di "scrivere non soltanto musica e poesia, ma anche storia" e ciò viene certificato anche dalla vittoria del Premio Nobel per la Letteratura nel 2016. The ArtDesk, invece, si concentra sulla figura di Sigmund Freud, "un genio del mondo moderno, riconosciuto per la sua precoce e feroce intelligenza". Per concludere, non poteva mancare la letteratura e, soprattutto, non potevano mancare due "over the top geniuses" come Dante Alighieri e Nicolò Machiavelli. Il primo viene analizzato, in particolar modo, in relazione al suo capolavoro, ovvero la "Divina Commedia", realizzata e scritta attraverso un linguaggio complicato, difficile da tradurre persino in inglese e ciò sarebbe frutto del "genio supremo dello stesso Dante". L'Irish Times, invece, si preoccupa della figura di Machiavelli, definendo il suo "Principe" affascinante e frutto di una mente geniale. A proposito di mente geniale, interviene nuovamente Massimo De Donno che identifica i tre pilastri o elementi fondamentali per lo sviluppo, la crescita dell'intelligenza e della genialità. "Il primo elemento da tenere in considerazione quando si parla di genialità è sicuramente il nostro atteggiamento, ovvero l'insieme di convinzioni che ci possono spingere a migliorare ulteriormente le nostre caratteristiche. Il secondo pilastro è costituito da un insieme di tecniche ed esercizi, ovvero dai «fondamentali dell'apprendimento», così analizzati e definiti da Massimo Arattano, primo ricercato del Consiglio Nazionale delle ricerche di Torino. Il terzo ed ultimo pilastro è la personalizzazione del metodo: ciò su cui si focalizza la mia ricerca e il lavoro di un team di formatori esperti, è la possibilità di fornire una «cassetta degli attrezzi», ovvero un insieme di input che possono aiutare i nostri corsisti di Genio in 21 Giorni a sconfiggere i propri mostri e ad abbattere le barriere che possono limitarne l'apprendimento. In quanto esseri umani siamo nati per apprendere e alla domanda «geni si nasce o si diventa?» non c'è una risposta, bensì una scelta, la nostra scelta di migliorare e crescere giorno dopo giorno", conclude De Donno.

 

Ecco, infine, la top 10 degli "smart countries" del 2021 secondo World Population Review:

 

  1. Hong Kong: 108
  2. Singapore: 108
  3. Corea del Sud: 106
  4. Cina: 105
  5. Giappone: 105
  6. Taiwan: 104
  7. Italia: 102
  8. Svizzera: 101
  9. Mongolia: 101
  10. Islanda: 101


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Lyre’s, un brand da 100 Milioni di Sterline

Lyre's, un brand da 100 Milioni di Sterline

Gli investitori guidano l'espansione globale del marchio leader nella produzione di distillati analcolici raggiungendo un obiettivo fortemente sfidante in 24 mesi di trading 

 

LONDRA, May 2021Lyre's, il brand leader mondiale nel settore dei distillati analcolici, è stato appena valutato per un totale di oltre 100 milioni di sterline chiudendo il round di finanziamenti concessi dal fondo seed-plus, posizionandosi come il marchio con la più rapida espansione nella categoria no/low alcool. Questo traguardo è stato raggiunto in 24 mesi di trading, durante i quali Lyre's è diventato il marchio di distillati analcolici più venduto - oggi disponibile in 43 paesi - raddoppiando i ricavi mensili dal quarto trimestre di quest'anno con delle vendite annue di più di 35 milioni di sterline

 

I principali investitori entrati in questa tranche di finanziamenti – il terzo round per Lyre's dall'inizio – contano: Morgan Creek Capital Management (primi finanziatori di Alibaba, SpaceX, Lyft, Drizly NinjaVan e Allbirds) e Bitburger Ventures (il ramo di investimento della dinastia birraria tedesca). Questi si uniscono a gli investitori già esistenti, DLF VentureVRD VenturesSFO GmbHMaropost VenturesDöhler Ventures, che hanno seguito o incrementato le proprie posizioni in questo round. 

I finanziamenti ricevuti verranno utilizzati per: accelerare l'espansione geografica, posizionare le vendite Lyre's su 60 paesi entro la fine dell'anno; investire ulteriormente in ricerca e sviluppo; aumentare l'inventario prodotti con l'occasione della riapertura del settore alberghiero e investire ulteriormente nella capacità produttiva della società nel Regno Unito, in Europa e Stati Uniti. 

 

Il progetto Lyre's vuole è quello di riprodurre i distillati più conosciuti e amati in versione non alcolica, ciascuno con un gusto che sia il più simile possibile a quello dei liquori originali. La scelta di un distillato non alcolico Lyre's ha in sé tutti i vantaggi di un drink analcolico premium ma senza compromessi in termini di gusto. Grazie all'espansione della sua linea di 13 distillati analcolici, l'azienda è capace di ricreare il 90% dei cocktails più venduti al mondo. Lyre's, inoltre, sta cercando di soddisfare la domanda di bevande on-the-go, grazie al lancio di tre varianti ready to drink (RTD) negli Stati Uniti, in Asia e Oceania, con un prossimo lancio anche nel Regno Unito e in Europa.

 

Il metodo di produzione Lyre's permette di continuare la scalata al successo e mantenere un'ottima crescita. L'azienda, oggi, sta entrando in un nuovo mercato ogni settimana, penetrando anche mercati molto difficili come la Cina continentale e acquisendo un forte vantaggio di prima mossa. Le vendite dirette al consumatore finale rappresentano attualmente il 48% dei ricavi. Lyre's ha stretto partnerships globali che includono anche WeightWatchers, è presente nelle liste di più dei 20 maggiori retailers, è disponibile in tutte le lounges di volo British Airways e United Airways, presente permanentemente nei menu dei bar della 50 Best, di ristoranti e hotels. 

 

"E' davvero emozionante ricevere una valutazione pari 100 milioni di sterline in due anni di trading", afferma Mark Livings, co-founder e CEO Lyre's. "La domanda per alternative non alcoliche e la tendenza del bere responsabilmente sta esplodendo. La categoria no/low alcool conta già il 3% del mercato totale, il nostro proposito è di crescere del 31% entro il 2024. Il consumo di alcool è in continua riduzione, i millennials bevono il 20% in meno rispetto ai loro genitori alla loro età, i consumatori scelgono sempre alternative salutari senza rinunciare al gusto e alla vita sociale. Lyre's ha costruito il suo marchio in condizioni di mercato sfavorevoli e dal momento che siamo alle soglie della rinascita del settore hospitality, il nostro scopo è di essere onnipresenti in tutti i maggiori mercati così che ogni consumatore, ovunque si trovi, possa dire 'fammi un Lyre's'."

 

Mark Yusko, CEO e Founder di Morgan Creek Capital, commenta: "Da Consumer Opportunities Fund siamo molto contenti di essere i principali investitori di questo round di finanziamenti per Lyre's. Abbiamo deciso di selezionare una società che producesse distillati analcolici per uno dei nostri investimenti principali e Lyre's ne rispetta i requisiti, possedendo un team di lavoro diffuso a livello mondiale, prodotti dal gusto eccezionale e un brand ben posizionato ein continua crescita. Con la sua linea di distillati analcolici e i prodotti ready-to-drink, crediamo che Lyre's possa crescere enormemente all'interno di questa categoria."

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About Lyre's

Lyre's è stata creata nel 2019 dagli imprenditori Mark Livings e Carl Hartmann per replicare il gusto dei distillati più apprezzati al mondo in versione non alcolica, che si avvicinassero il più possibile a quello dei liquori originali. Grazie all'espansione della sua linea di 13 distillati analcolici riesce a coprire il 90% dei cocktails più venduti al mondo, fornendo anche una linea di prodotti ready to drink. Lyre's è l'unica linea che fornisce un'esperienza legata al gusto. La scelta di un distillato non alcolico Lyre's fornisce tutti i benefici di un drink analcolico premium senza compromessi in termini di gusto. Lyre's è attualmente presente in 40 paesi tramite diversi canali di vendita, includendo la vendita diretta al consumatore tramite il sito web ma anche tramite i bar più importanti e i distributori. Tutti i prodotti sono vegani e il loro packaging è 100% riciclabile. Lyre's è una società con sede nel Regno Unito, con un team internazionale di più di 60 persone che produce a Leicestershire, Melbourne e Los Angeles, con uffici a Londra, Sydney, New York, Singapore, Amsterdam e Shanghai. 



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Ricerca BNP Paribas Cardif | Gli italiani riscoprono i valori fondamentali: famiglia vuol dire fiducia e non esiste nulla di più importante della salute. C’è voglia di socialità, ma senza rinunciare ai benefici della tecnologia.


Ricerca BNP Paribas Cardif

Fiducia, relazioni e comunicazione: la società italiana nell'era del Covid-19

Verso una "nuova normalità" più…semplice. Gli italiani riscoprono i valori fondamentali: famiglia vuol dire fiducia e non esiste nulla di più importante della salute. C'è voglia di socialità, ma senza rinunciare ai benefici della tecnologia.

         

Le parole d'ordine della "nuova normalità" italiana? Famiglia, salute, tecnologia. Il mondo è cambiato e così anche i nostri valori, il livello di fiducia e il nostro modo di relazionarci e comunicare. Ci fidiamo più della famiglia che di noi stessi, abbiamo riscoperto l'importanza della salute e della prevenzione e abbiamo una grande voglia di socialità, ma senza rinunciare agli aspetti positivi della tecnologia. È questo il quadro che emerge dalla ricerca "Fiducia, relazioni e comunicazione: la società italiana nell'era del Covid-19" condotta da BNP Paribas Cardif, tra le prime dieci compagnie assicurative in Italia[2], in collaborazione con l'istituto di ricerca Eumetra MR. Una fotografia che mette a fuoco un indice di fiducia medio che tocca il 65%, con alcune stelle polari che continuano a guidarci più di prima - famiglia, amici e il lavoro, una vera e propria seconda casa nonostante la diffusione dello smartworking dove c'è molta fiducia nei colleghi,

nel capo diretto e nel capo azienda. C'è grande riconoscenza verso il sistema sanitario, pubblico e privato, e non a caso la salute è il primo valore degli italiani, che credono anche nell'onestà e nel rispetto dell'ambiente. Più della metà degli italiani si fida delle assicurazioni, di cui apprezzano i servizi digitali offerti e la chiarezza del linguaggio utilizzato nonostante le difficoltà del periodo. Nel rapporto con i brand, anche nel comparto bancassurance, sono più che mai fondamentali serietà, trasparenza e attenzione al cliente. Nella sfera delle relazioni la quasi totalità degli italiani ritiene essenziale poter incontrare gli altri "dal vivo" anche se l'utilizzo di strumenti di comunicazione tecnologici, come le videochiamate, continuerà anche in futuro. 

 

La fiducia

Gli italiani hanno molta fiducia in loro stessi: otto italiani su dieci (86%) ne hanno molta o abbastanza. La resilienza agli eventi degli ultimi 12 mesi è evidente: per il 52% la self confidence è rimasta uguale, per il 33% è addirittura aumentata. È stato certamente un anno «polarizzante»: le persone già molto in confidenza hanno incrementato la loro autostima, mentre chi era già poco sicuro di sé riporta un indebolimento.

Nella fiducia negli altri emerge tutto il familismo degli italiani. La fiducia nei famigliari (95% molto o abbastanza) è superiore anche rispetto a quella in se stessi, con il 71% che si fida molto. Al secondo posto gli amici (86%), anche se solo il 45% sostiene di fidarsi molto o moltissimo. La crisi Covid, tra paura di contagio e di comportamenti individuali poco responsabili, sembra però aver peggiorato la fiducia verso il prossimo, sia tra i conoscenti, le persone del proprio ambiente sociale, sia nella propria comunità o città (si fida molto o moltissimo il 16%), una percentuale molto vicina a quella degli sconosciuti (indice di fiducia forte 8%).

Sembra retorico, ma il luogo di lavoro rappresenta per gli italiani una seconda famiglia. La fiducia nell'azienda in cui lavorano è altissima (84%), appena sotto quella negli amici. La fiducia si distribuisce in modo abbastanza regolare fra le diverse figure in azienda: i colleghi (77%), il proprio capo (75%), lo stesso capoazienda (72%), ottengono indici abbastanza omogenei. Ad incrementare la fiducia nell'azienda sono in primo luogo la sua capacità di prestare attenzione ai dipendenti (58%) e la sua serietà e trasparenza (55%), seguiti dalla solidità, (43%), molto apprezzata di questi tempi, e dalla sua attenzione alla sostenibilità, sia sociale sia ambientale (31%). Serietà (43%), un buon rapporto qualità-prezzo (42%), vicinanza al cliente (40%) e sostenibilità (35%) sono inoltre gli elementi fondamentali per costruire la fiducia nei brand. Caratteristiche che possono essere proprie di grandi e di medie e piccole aziende, a conferma che, negli ultimi anni, anche realtà più nuove ma interessanti e credibili possono aspirare a livelli di fiducia tipici di marchi storici già affermati.

Le fonti di informazione che hanno ottenuto maggior fiducia durante la pandemia sono i telegiornali (51%), ritenuti i più credibili, seguiti da quotidiani e riviste online (27%) e i social (19%) che superano la stampa cartacea (17%). Ci sono poi altre figure che sono entrate a far «parte» delle famiglie degli italiani, raggiungendo un buon livello di fiducia, come l'esperto (57%) o il professore di un illustre ateneo (39%). Veridicità (56%), serietà (50%) e indipendenza (41%) sono i focus che determinano l'affidabilità dei media.

Per quanto riguarda la fiducia nelle istituzioni invece, le più credibili risultano quelle no profit (70%), scientifiche o sovranazionali (66%). Tutte le altre hanno indici piuttosto bassi, con una preferenza per le figure elettive locali, come i sindaci (59%) e i Presidenti di Regione (50%). Lo stato italiano (49%) e il Governo (36%) si posizionano invece più giù. Con l'emergenza, la stima degli italiani in tutte le figure politico-istituzionali sembra essere generalmente in calo. Discorso inverso per la fiducia nel sistema sanitario, con la sanità pubblica che tocca quota 81% (in aumento nell'ultimo anno per il 38% degli italiani) e quella privata il 78% (in aumento per il 23%). Oltre al medico di famiglia, esiste un significativo sentimento sociale di riconoscenza e fiducia nei medici ospedalieri, negli infermieri e nel personale sanitario ma anche nei farmacisti e nella medicina digitale.

Passiamo al mondo finance. Nel complesso emerge un quadro positivo che posiziona la fiducia verso assicurazioni, banche e credito al consumo attorno a metà classifica. Nel dettaglio, il 53% ha un livello elevato la fiducia nelle assicurazioni, di cui apprezzano soprattutto serietà e trasparenza (45%), attenzione ai clienti (40%) e il rapporto qualità-prezzo (37%). La fiducia nelle banche si attesta al 48%, mentre quella nelle società di credito al consumo al 40%.

 

I valori degli italiani

Circa il quadro valoriale, lo scoppio della pandemia ha posto l'accento sul valore fondamentale della salute, al primo posto (54%), seguito dall'onestà (51%), dalla famiglia (42%), dal rispetto della natura e dall'equilibrio interiore (entrambi al 41%). Interessante vedere come i giovani (18-24 anni) mostrino una struttura valoriale che punta sul rapporto con gli altri – credere nell'amore e nei sentimenti (30%) e star bene con gli altri (27%) – oltre che al miglioramento della propria cultura e conoscenza (31%) e all'essere ambiziosi (23%). D'altro canto, invece, le fasce più adulte (oltre i 55 anni) risultano i migliori difensori dei «grandi valori» come la salute (58%), l'onestà (58%) e la tolleranza (42%).

 

Le relazioni e la comunicazione

La sfera delle relazioni, che con la pandemia ha subito forti limitazioni, ci ha fatto riscoprire l'importanza dei rapporti con il prossimo, a volte dati per scontati. Quasi tutti gli italiani (93%) ritengono, infatti, essenziale poter incontrare gli altri e mantenere relazioni "dal vivo". A conferma di questa tendenza, il 29% afferma che la propria voglia di socialità sia aumentata nell'ultimo anno. C'è però anche chi ha visto diminuire il desiderio di contatto con gli altri (17%), chiudendosi forse ancora di più a "riccio". In generale, per circa un intervistato su dieci (27%) la relazione con la propria famiglia è migliorata, mentre per alcuni sono peggiorate non solo quelle con i conoscenti (21%), ma anche quelle con gli amici (19%) e i colleghi (15%). Tendenzialmente sono tutte superiori al 60% le percentuali di chi crede che, in realtà, il rapporto con parenti, amici, colleghi e conoscenti non abbia subito trasformazioni.

In questo «new normal», è la tecnologia che ci aiuta con i suoi mezzi a mantenere i contatti. Tra gli strumenti di comunicazione più diffusi spiccano soprattutto le videochiamate: il 43% degli italiani dichiara di usarle molto più di prima, con il 41% che esprime il desiderio di continuare a farlo. Rispetto all'era pre-Covid è cresciuto anche il numero di persone che hanno utilizzato di più messaggi (37%; con il 62% che intende continuare), telefonate (27%; 55%), email (24%; 36%) e social media (21%; 35%).

Anche le aziende (sia pubbliche che private) hanno dovuto adattarsi alle novità, cambiando il loro approccio nel contatto con il pubblico. Nel complesso le nuove modalità di comunicazione dividono in parti uguale le quote di chi segnala un peggioramento (23%) e di chi apprezza i miglioramenti (20%).

Nel comparto bancassurance, telefonate (29%) e email (26%) sono diventate essenziali, anche se il 24% ha comunque preferito gli incontri di persona in ufficio/sportello. Quando si parla di assicurazioni e banche, emerge proprio una certa voglia di relazionalità da parte degli italiani, con il 40% che per il futuro vorrebbe più incontri dal vivo. Ad aver soddisfatto i clienti in questi mesi di cambiamenti nel modo di usufruire dei servizi finanziari sono stati soprattutto la chiarezza nel linguaggio utilizzato (91%), i servizi digitali messi a disposizione e l'assistenza ricevuta (entrambi all'89%) e la velocità di risposta (84%). Tra tutte le misure messe in campo dal settore in questo periodo storico, il supporto e la solidarietà ai clienti attraverso bonus, sconti, sospensioni e rinvii dei pagamenti è stata quella che ha raccolto i consensi maggiori (34%).

L'accelerazione sull'uso della tecnologia, con l'introduzione su larga scala dello smartworking, ha trasformato anche la sfera lavorativa, dividendo la popolazione in parti quasi identiche: il 37% preferisce lavorare in ufficio, il 29% da casa e il 34% vorrebbe un mix tra le due modalità. Non va dimenticato, però, che circa metà del paese non può che lavorare in presenza, o perché il suo lavoro non prevede altra modalità (38%) o semplicemente perché non lo ha praticato neppure in questi mesi (14%). Inoltre, è molto positivo il giudizio dei dipendenti sul comportamento delle aziende in tema Covid, specialmente per quanto riguarda trasparenza (83%), qualità (82%), quantità (82%) e tempestività (81%) nelle comunicazioni.

Per il 45% della popolazione è aumentata negli ultimi 12 mesi l'attenzione nei confronti dei media, anche se un italiano su due (48%) dichiara di informarsi come prima. Anche in questo caso, vengono valutate positivamente sia la quantità che la tempestività delle informazioni (entrambe all'85%), ma meno la qualità (70%) e la trasparenza (63%).



[2] Classifica ANIA 2019




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LA 36ª GIORNATA DI SERIE A SECONDO LE QUOTE DI STARCASINÒ


L'INTER VINCE SULLA ROMA, LA JUVENTUS TORNA ALLA VITTORIA: LA 36ª GIORNATA DI SERIE A SECONDO LE QUOTE DI STARCASINò

Lo 0-0 tra Torino e Milan paga 15,00 mentre l'Over 3,5 in Cagliari-Fiorentina è a 3,00

 

Milano, 11 maggio 2021 – Turno infrasettimanale per la Serie A che disputerà la 36ª giornata a partire dalla sfida di questa sera tra Napoli-Udinese. Secondo le quote di StarCasinò, tutto facile per la squadra partenopea – imbattuta nelle ultime nove partite – la cui vittoria paga 1,25, molto difficile il pareggio (5,50) e praticamente impossibile una vittoria dei friulani (13,00). Il campionato proseguirà poi domani dalle 18.30 con la partita tra Cagliari e Fiorentina, entrambe reduci da due vittorie fondamentali per staccarsi dalla zona retrocessione. Leggermente avvantaggiati i sardi (2,60), mentre un pareggio è dato a 3,00 e una vittoria in trasferta della Viola a 3,10. Alle 20.45 si svolgeranno tutte le altre partite di questa giornata, con il Benevento che fa visita all'Atalanta dopo le furiose polemiche arbitrali dell'ultima partita. Sembra tutto scontato per la Dea la cui vittoria paga 1,18 mentre il pareggio è dato a 8,00, la vittoria dei campani è una missione impossibile (15,00).

 

Allo Stadio Dall'Ara si disputerà Bologna-Genoa, una partita che si presenta molto equilibrata, leggermente avvantaggiati i felsinei (2,50), mentre una vittoria in trasferta dei Grifoni è a 3,00 e il pareggio a 3,30. A San Siro invece l'Inter – fresca vincitrice del suo diciannovesimo scudetto – ospita la Roma, in una partita dalle grandi aspettative di spettacolo nonostante non abbia molto da dire ai fini del campionato. Favoritissimi i nerazzurri (1,72), mentre il pareggio paga 4,00 e la vittoria dei giallorossi è a 4,75. Lazio-Parma si affronteranno allo Stadio Olimpico, con i biancocelesti che hanno perso l'opportunità di rimanere attaccati al treno per la qualificazione in Champions perdendo con la Fiorentina nell'ultimo turno di campionato. Vittoria scontata per la Lazio (1,22), mentre il pareggio paga 7,00 e la vittoria dei ducali è data addirittura a 13,00. Partita importante a Marassi dove si affronteranno Sampdoria-Spezia, con i toscani focalizzati sulla vittoria per conquistare la matematica salvezza. Leggermente favoriti proprio gli spezzini (2,60) sulla Samp (2,65) mentre il pareggio appare più difficile (3,60).

 

Dopo la cocente sconfitta casalinga contro il Milan, la Juventus affronta il Sassuolo per rimanere in corsa per un posto in Champions. Favoriti gli uomini di Pirlo (1,65), il pareggio paga 4,50 e la vittoria dei neroverdi è data a 4,50. Infine, Torino-Milan si affronteranno nella sfida numero 150 della loro storia in Serie A, con i rossoneri che sono ampiamente favoriti (1,87) mentre sia il pareggio che la vittoria del Toro sono dati a 4,00.


Le quote nel dettaglio:

Martedì 11 maggio:

1,25 NAPOLI, 5,50 pareggio, 13,00 UDINESE

Mercoledì 12 maggio:

2,60 CAGLIARI, 3,00 pareggio, 3,10 FIORENTINA

1,18 ATALANTA, 8,00 pareggio, 15,00 BENEVENTO

2,50 BOLOGNA FC, 3,30 pareggio, 3,00 GENOA

1,72 INTER, 4,00 pareggio, 4,75 ROMA

1,22 LAZIO, 7,00 pareggio, 13,00 PARMA CALCIO

2,65 SAMPDORIA, 3,60 pareggio, 2,60 SPEZIA CALCIO

4,50 SASSUOLO CALCIO, 4,50 pareggio, 1,65 JUVENTUS

4,00 TORINO, 4,00 pareggio, 1,87 MILAN

 




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sabato 8 maggio 2021

CASTELLABATE - PARTE L'INIZIATIVA " PORTAMI CON TE" OBIETTIVO SPIAGGE PULITE


Castellabate - Stamattina il Sindaco f.f, Luisa Maiuri, e l'Assessore con delega ad demanio, Marco Di Biasi, hanno incontrato i promotori dell'iniziativa #portamiconte presso la spiaggia Marina Piccola di Santa Maria.

Portami con te: si tratta dell'installazione di una piccola colonnina in legno, costruita con materiali riciclati e posta all’ingresso dei vari arenili, dove sono presenti dei sacchi per la raccolta dei rifiuti così da invogliare cittadini e turisti a raccogliere i materiali spiaggiati o abbandonati lungo la costa.

Alessandro Meola, l'ideatore dell'iniziativa ambientalista, dichiara: "Abbiamo effettuato varie raccolte soprattutto durante il periodo invernale, quando vengono trasportati dalle correnti marine i rifiuti in plastica e adesso stiamo ampliando le postazioni sul territorio - e aggiunge - chiunque fosse interessato a supportare il progetto, anche attraverso la donazione di dispenser, può contattarci sulla pagina Facebook Portami con te ".

Entusiasti anche il Sindaco f.f., Maiuri e l'Assessore Di Biasi, che commentano: "Siamo sempre pronti ad accogliere positivamente tutte le iniziative che mirano a tutelare la nostre risorse più importanti quali il mare e la natura, per questo intendiamo promuovere questa idea per sensibilizzare ulteriormente la cittadinanza sui temi ambientali".

Ad oggi è possibile trovare le colonnine di #portamiconte a Castellabate presso gli arenili:
-Pagliarella
-Campo dei Rocchi
-Marina Piccola
-Lido S.Maria
-Spiaggia del Pozzillo (100 scalini)
-lido Solarium Florida
-spiaggia la Grotta
-spiaggia Baia Arena
-spiaggia ristorante Da Carmine
-la Bella
-porto di Licosa

venerdì 7 maggio 2021

Catania: Sit-in di protesta contro i licenziamenti dell’ex Istituto musicale Bellini . Fsi-Usae: "Solleciteremo un urgente incontro con Sindaco e Prefetto"

Si è svolto stamattina un sit in di protesta davanti l’istituto musicale “V. Bellini” di Catania in via Etnea, organizzato dalla Fsi-Usae Federazione Sindacati Indipendenti organizzazione costituente della confederazione Unione Sindacati Autonomi Europei. Alla base della protesta le gravi incertezze che si sono create per il mancato reintegro di 16 lavoratori, pulizieri e custodi.

Sono trascorsi più di due anni da quando, il 30 settembre 2018, sono stati licenziati 16 giovani dipendenti di due ditte appaltatrici che si occupavano del servizio di vigilanza e pulizie all'istituto Bellini, sostituiti dal personale della Pubbliservizi. Impegni e rassicurazioni in questi anni sono stati mostrati dall’amministrazione comunale dall’Assessore Fabio Cantarella prima, che aveva annunciato nelle sedi istituzionali di ricollocare gli ex lavoratori e dal Sindaco Salvo Pogliese il 31 marzo scorso . Oggi questi lavoratori sono ancora disoccupati. Sulla drammatica questione, la Fsi-Usae torna così ad intervenire con un sit-in per chiedere formalmente un incontro alla direzione dell’istituto musicale.

“Una battaglia lunga che come sindacato abbiamo deciso di portare avanti fin dal il 2 ottobre 2018 – si legge nella nota a firma di Calogero Coniglio, Maurizio Cirignotta, Salvatore Bellia, Gaetano Zappalà, Domenico Muscia e Biagio Cirino, rispettivamente segretario regionale e territoriale Catania e componenti della segreteria territoriale della Fsi-Usae - in questi due anni, abbiamo organizzato numerosi sit-in, incontri in Prefettura, all’Ispettorato del lavoro e al centro per l’impiego, senza mai abbassare la guardia e non dimenticato i lavoratori licenziati.

La Fsi-Usae oggi è stata ricevuta presso la direzione dell’Istituto musicale e si è fatta chiarezza in presenza del direttore didattico dott. Epifanio Comis e del direttore amministrativo facenti funzioni dott. Omar Moricca. Per la Fsi-Usae presenti all’incontro Calogero Coniglio e due ex lavoratori del Bellini in rappresentanza di tutti i colleghi. In tale circostanza si è discusso sulle procedure adottate e in corso, e si rimane in attesa di ulteriori sviluppi legati alla situazione degli ex lavoratori impiegati nei settori di pulizia e portierato.

“E’ una situazione drammatica quella che queste famiglie stanno vivendo, il dissesto e i buchi di bilancio sono stati creati dal “sistema” politico e per la Fsi-Usae spetta allo stesso” sistema” risolvere la problematica garantendo un’occupazione a queste famiglie. Come sindacato, alla luce delle informazioni ricevute, solleciteremo un urgente incontro con Sindaco e Prefetto" conclude la Fsi-Usae.


                                                                                                                            MCV
  


Test rapido per il coronavirus: Risposte alle domande più frequenti

A scuola o sul posto di lavoro, i test rapidi giocano un ruolo sempre più importante nella gestione della pandemia. Non c’è quindi da meravigliarsi che la gente abbia una lista di domande e preoccupazioni in aumento, come ad esempio se i tamponi sono pericolosi. Thomas Zander, il CEO di nal von minden GmbH della Germania, ha fornito risposte alle più importanti domande formulate di recente. Il test rapido per il coronavirus di nal von minden GmbH, il ‘NADAL COVID-19 Ag Test’ è approvato per essere utilizzato in tutta Europa.


Alcuni medici otorinolaringoiatra raccomandano di usare uno spray nasale prima di effettuare il test. Funziona?

Zander: L’uso dello spray nasale decongestionante è un mezzo per dilatare il naso in modo che un tampone nasofaringeo, o nasofaringeo superiore, possa essere eseguito più comodamente. Tuttavia, i recenti sviluppi dimostrano che ora c’è un’alternativa più agevole. Per la nuova generazione di test rapidi, è sufficiente un tampone preso dal passaggio nasale inferiore. Questo significa che l’uso di uno spray nasale decongestionante non è più utile o necessario. È meglio invece soffiarsi leggermente il naso prima per trasportare le secrezioni nasali al passaggio nasale inferiore. Gli spray nasali possono diluire il tampone e portare a risultati errati del test.

I tamponi sono sterilizzati con ossido di etilene, che è cancerogeno. Sono quindi pericolosi?

Zander: No, non sono pericolosi. La sterilizzazione con ossido di etilene (EO) è il metodo standard per rendere sterili i prodotti medici. Questo metodo è stato usato in tutto il mondo per decenni, e c’è tutta una serie di prodotti diversi che vengono sterilizzati in questo modo. Per esempio, il kit di primo soccorso nel retro della tua auto: Tutte le bende sterili confezionate sono state molto probabilmente sterilizzate con l’EO. Questo funziona nel seguente modo: Una volta confezionati, i prodotti sono esposti al gas EO incolore e inodore. L’OE penetra nella confezione e uccide tutti i potenziali germi al suo interno. In seguito, i gas EO vengono sostituiti dall’azoto. Questo viene fatto diverse volte fino a quando tutti i gas EO sono completamente rimossi dal prodotto. L’intero processo è strettamente monitorato da ispettori qualificati e il prodotto viene rilasciato solo quando tutto è in ordine. I nostri tamponi sono confezionati in modo tale che nessun germe possa penetrare (quindi rimangono sterili), ma l’EO estremamente volatile può evaporare. Ulteriori analisi hanno dimostrato che nessun OE è rilevabile nel momento in cui il tampone raggiunge l’utente finale.

Ma cosa succede se si usa il test rapido in modo sbagliato – l’ossido di etilene può causare danni?

Zander: No. L’ossido di etilene (EO) è cancerogeno solo in alte concentrazioni e se si è esposti al gas o ai suoi residui per un lungo periodo di tempo. Questo non è il caso quando si tratta di utilizzare i test rapidi per il coronavirus. I prodotti medici sono – come già detto – liberati dai residui di OE prima di essere utilizzati. Secondo la norma ISO 10993-7, il limite di OE è di 4 mg/giorno per un contatto a breve termine (fino a 24 ore). Naturalmente, i nostri tamponi una volta sterilizzati, sono controllati secondo la norma ISO 10993-7 “Biological evaluation of medical devices – Part 7: Ethylene oxide sterilisation residues”. Tali controlli hanno stabilito valori inferiori a 0,010 mg, il che significa che i residui sui tamponi sono ben al di sotto dei limiti prescritti. Inoltre, i tamponi non rimangono nel naso per 24 ore, ma solo pochi secondi. Anche se si lasciasse accidentalmente un tampone nel naso per qualche minuto, non farebbe alcun danno. Naturalmente, bisogna sempre seguire le istruzioni corrette: Per ottenere risultati corretti del test, il tampone deve solo essere ruotato mentre viene spostato avanti e indietro alcune volte lungo la narice interna.

Una vaccinazione contro la SARS-CoV-2 causa risultati positivi nei test?

Zander: No. Tutti i vaccini approvati finora in Europa causano la produzione da parte del corpo di parti di una proteina di superficie, la cosiddetta “proteina spike” del virus SARS-CoV-2. Il corpo forma poi anticorpi protettivi, tra le altre cose. Tuttavia, i nostri test rapidi identificano la proteina V2 del nucleocapside, che si trova all’interno del virus, come marcatore di un’infezione da SARS-CoV-2. Nel contesto di una vaccinazione, non vengono prodotti componenti delle proteine del nucleocapside. Questo esclude risultati falsi positivi specifici del vaccino quando si utilizzano i nostri test rapidi.

A che punto del corso dell’infezione la rilevazione dell’antigene è positiva? 

Zander: La regola generale è che più alta è la carica virale, più alta è la probabilità di un rilievo positivo dell’antigene. Per quanto ne sappiamo, la carica virale è massima nei seguenti momenti: Alcuni giorni prima della comparsa dei sintomi (fase prodromica) fino a 4-5 giorni dopo. La carica virale diminuisce poi con il progredire della malattia. Questo significa che, soprattutto nelle fasi iniziali, i test rapidi sono efficaci nell’individuare coloro che potrebbero essere infetti. È particolarmente importante durante questa fase, perché la trasmissione dell’infezione ad altre persone può essere prevenuta in tempo.

Come si smaltisce il test una volta che è stato usato?

Zander: I rifiuti dei test rapidi per il coronavirus – come i tamponi usati, le provette riempite o le cassette di test usate – devono essere raccolti in un sacchetto non strappato, resistente all’umidità e a prova di perdite (come un piccolo sacchetto della spazzatura o un sacchetto per il congelatore). Potete poi smaltirli come normali rifiuti domestici. I componenti non sono più contaminanti. Qualsiasi materiale virale potenzialmente presente viene disattivato dalla soluzione tampone.

Informazioni sull’azienda

nal von minden GmbH. nal von minden GmbH, con sede a Moers (Germania) è una azienda specializzata nel campo della diagnostica medica da 38 anni. Il suo portfolio comprende test rapidi e test di laboratorio per diagnosi affidabili nei settori della tossicologia, batteriologia, cardiologia, ginecologia, malattie infettive e urologia. L’azienda ha circa 230 dipendenti in 9 sedi in Europa. www.nal-vonminden.com 

contatto stampa: 
Hellwig PR
Gabriele Hellwig
Garstedter Weg 268
D- 22455 Hamburg
Tel.: +49 40 38 66 24 80
E-Mail: info@hellwig-pr.de
www.hellwig-pr.de

mercoledì 5 maggio 2021

Randstad Employer Brand 2021: gli italiani sognano di lavorare in Ferrari. Media, automotive e servizi di spedizione i settori più ambiti

RANDSTAD EMPLOYER BRAND 2021: GLI ITALIANI SOGNANO DI LAVORARE IN FERRARI

AL DATORE DI LAVORO IDEALE CHIEDONO WORKLIFE BALANCE E ATMOSFERA PIACEVOLE. 

La casa di Maranello vince il premio Randstad basato sull'indagine globale di employer branding. Media, automotive e servizi di spedizione i settori più ambiti. 

Nell'anno della pandemia conciliazione vita-lavoro e atmosfera piacevole i fattori più ricercati dai dipendenti, ma i datori di lavoro puntano su solidità finanziaria e reputazione del brand. 

Il Covid19 ha cambiato le condizioni di lavoro concrete del 49% dei dipendenti. Il 30% teme di perdere il posto. Un italiano su cinque ha intenzione di cambiare lavoro nei prossimi sei mesi. 

Metà dei dipendenti italiani ha lavorato da remoto nella pandemia. Il 39% dei lavoratori è attratto dalla possibilità di Smart Working anche in futuro

 

Milano, 5 maggio 2021 – Tra chi ha lavorato di meno e chi di più, chi è stato messo in cassa integrazione e chi purtroppo ha perso il posto, il Covid19 ha cambiato concretamente le condizioni di lavoro del 49% dei dipendenti italiani. Ma, ancora di più, ha rimesso in discussione valori e significato del lavoro stesso. Sebbene cresca la paura di perdere il posto (che oggi è reale per un lavoratore su tre) e aumenti la fedeltà alle aziende che hanno sostenuto il personale durante la pandemia, ben il 21% dei dipendenti ha in previsione di cambiare lavoro entro i prossimi 6 mesi. E nell'anno dell'emergenza sanitaria e dello smart working di massa, gli italiani cercano nel datore di lavoro ideale prima di tutto conciliazione tra vita privata e professionale, atmosfera di lavoro piacevole, insieme a un buon stipendio. Il 51% di chi ha continuato a lavorare durante l'emergenza lo ha fatto da remoto e lo smart working è certamente destinato a restare: 4 dipendenti su 10 sono interessati a lavorare con modalità agili. 

È quanto emerge dalla ricerca del Randstad Employer Brand 2021, che ha incoronato Ferrari come datore di lavoro più ambito in Italia, sulla base della più completa e rappresentativa indagine globale sull'employer branding. Condotta da Randstad su oltre 190.000 persone in 34 Paesi del mondo, con quasi 6500 aziende analizzate in modo indipendente (nessuna si può iscrivere volontariamente per partecipare), la ricerca misura il livello di attrattività delle aziende come datori di lavoro percepita dall'opinione pubblica. In Italia sono state intervistate 6.581 persone di età compresa tra 18 e 65 anni, per indagare i fattori determinanti nella scelta del datore di lavoro ideale, oltre che l'impatto del Covid19 sui lavoratori. 

"Di fronte all'emergenza sanitaria e l'esplosione del lavoro da remoto, gli italiani chiedono ai loro datori di lavoro soprattutto conciliazione vita-lavoro e un clima aziendale sereno e produttivo, evidenziando una rinnovata attenzione alla salute e al benessere che non passa solo dalla sicurezza, ma anche da relazioni umane, coinvolgimento e identificazione, alla ricerca di una nuova normalità a livello professionale - commenta Marco Ceresa, Amministratore Delegato di Randstad Italia -. Ancora di più oggi, l'employer branding è un fattore cruciale per la competitività delle aziende, determinante per attrarre e trattenere i migliori talenti. Il 50% dei candidati non lavorerebbe anche in caso di aumento per un datore di lavoro con una cattiva reputazione e le imprese con un employer brand forte hanno tempi di assunzione 1-2 volte più veloci. Comprendere il divario tra i desideri dei lavoratori e la percezione del proprio brand offre alle aziende informazioni preziose per costruire la migliore Employee Value Proposition".

 

Top employer. Con il 74,3% di italiani che la indicano come datore di lavoro ideale, Ferrari è il vincitore del Randstad Employer Brand 2021. Dai risultati del sondaggio, la casa di Maranello è in assoluto la più attrattiva in Italia, ma anche quella che - secondo la percezione degli italiani - offrirebbe le migliori condizioni per work-life balance, atmosfera di lavoro piacevole, retribuzione & benefits, sicurezza del posto di lavoro, reputazione del brand, posizionandosi al primo posto in questi specifici fattori. 

"Questo premio conferma la vicinanza degli italiani a Ferrari e riconosce il nostro impegno per un ambiente di lavoro dove ciascuno possa esprimere la sua passione, creatività e talento – ha commentato Michele Antoniazzi, Chief Human Resources di Ferrari –. Formazione, inclusione e benessere sono i temi su cui attualmente siamo più focalizzati, oltre a quelli emersi nella ricerca. Ne sono esempi recenti il programma "Back on Track", che ha consentito di far ripartire in sicurezza l'attività produttiva nel difficile contesto della pandemia, la certificazione della parità salariale fra donne e uomini ottenuta lo scorso anno e le crescenti opportunità formative per le nostre persone". 

Il settore in cui gli italiani preferirebbero lavorare è quello dei media, seguito dall'automotive e dei servizi di spedizione. Poi ancora, nei beni di largo consumo, nell'industria aeronautica, nell'ICT, nell'elettronica, nel farmaceutico, nell'eCommerce e nel manifatturiero. 

 

Il datore di lavoro ideale. Secondo i lavoratori italiani, i fattori più importanti per un datore di lavoro sono il bilanciamento tra vita privata e professionale (indicato dall'66% degli intervistati) e l'atmosfera del lavoro piacevole (64%), seguiti da retribuzioni e benefits competitivi (61%), sicurezza del posto di lavoro (58%), visibilità del percorso di carriera (54%), solidità finanziaria dell'azienda (51%) e – novità di quest'anno – un ambiente di lavoro "covid safe" (45%), ma anche un contenuto di lavoro interessante (42%) e la possibilità di lavorare da remoto (39%). Ma queste priorità non coincidono con quelle dei datori di lavoro. Secondo l'opinione dei lavoratori, le aziende italiane invece puntano soprattutto su solidità finanziaria, buona reputazione, ambiente Covid safe e sicurezza del posto, dando poca rilevanza al worklife balance e al clima aziendale, elementi fondamentali per la scelta dell'azienda in cui lavorare.

Ci sono però profonde differenze per età. I più giovani, appartenenti alla fascia d'età (18-24 anni), ricercano soprattutto aziende con un'atmosfera di lavoro piacevole, realtà che offrono possibilità di carriera e ottima formazione; il segmento 25-34 anni guarda prioritariamente alla retribuzione ed ai benefits; gli adulti della fascia 35-54 anni cercano prima di tutto work-life balance, che risulta al primo posto anche per i 55-64enni, tra cui però c'è simile interesse anche per sicurezza del posto e solidità finanziaria dell'azienda.  

 

Chi cambia lavoro. L'8% dei lavoratori ha cambiato impiego negli ultimi 6 mesi. Per questi si confermano gli stessi fattori per la scelta del datore di lavoro, ma chi ha appena cambiato lavoro dà meno importanza alla sicurezza del posto (50%) rispetto a chi è rimasto con l'azienda attuale (60%). La pandemia però sembra mettere in discussione alcuni equilibri e priorità nel lavoro. Se quasi un italiano su dieci ha cambiato datore di lavoro nel recente passato, ben uno di cinque (il 21%) ha in previsione di farlo entro i prossimi 6 mesi. E tra i lavoratori colpiti dal Covid19 la previsione di cambiare datore di lavoro sale al 30%. Il canale prevalente per la ricerca di un nuovo lavoro sono i contatti personali, adottati da un terzo degli italiani (32%), seguito dalle Agenzie per il lavoro (23%) e da LinkedIn (20%). Poi altri canali digitali come Infojobs.it (18%), Subito.it (17%), Google (17%), portali di lavoro (17%), social media (13%) e i siti aziendali (12%). 

 

L'effetto Covid19. Il Covid19 ha cambiato concretamente le condizioni di lavoro di metà dei dipendenti italiani (il 49% del totale). In particolare, tra questi il 19% degli intervistati ha perso il lavoro, il 14% ha lavorato ad orario e salario ridotto, il 7% ha lavorato più ore del normale, il 4% è stato messo in cassa integrazione. Solo il 43% ha continuato a lavorare normalmente (più gli uomini che le donne, e più dipendenti con istruzione universitaria che gli altri). Il modo in cui i datori di lavoro italiani hanno sostenuto i propri dipendenti e gestito la pandemia però ha avuto un impatto molto positivo sulla fedeltà. Complessivamente, il 50% dei dipendenti si sente oggi più fedele al proprio datore di lavoro e solo l'11% meno fedele. L'impatto sulla lealtà è indipendente dal genere, dall'età o dal livello di istruzione. E riguarda sia i lavoratori che in questi mesi hanno deciso in autonomia di lavorare da casa (56% di sente più fedele) che quelli obbligati a farlo (51%). 

 

Il lavoro da remoto. Ben metà dei dipendenti che durante la pandemia hanno continuato a lavorare (il 51% del totale) lo ha fatto da remoto. Di questi, il 33% lo ha fatto in parte (andando in sede/ufficio almeno occasionalmente), il 18% esclusivamente da remoto. Circa un lavoratore da remoto su due è stato coinvolto nella decisione, gli altri non hanno avuto scelta. Della restante metà di lavoratori che non ha lavorato da remoto, il 23% non lo ha fatto solo perché era impossibile per la sua attività, appena il 2% perché il datore di lavoro non lo ha permesso (anche se sarebbe stato possibile). La possibilità di lavorare da remoto è considerata da una buona fetta degli italiani, anche se non dalla maggioranza: il 39% si dice attratto dalla possibilità di Smart Working anche in futuro, un interesse che è maggiore tra le donne e i dipendenti con alto livello di istruzione. 

 

La paura di perdere il posto. La maggioranza dei dipendenti (il 41%) non ha paura di perdere il lavoro, ma un numero considerevole (il 30%) pensa che ciò accadrà nel 2021. Un timore che ha effetto anche sulla prospettiva di mobilità: il 27% dei dipendenti che teme di perdere il lavoro prevede di cambiarlo nei prossimi 6 mesi (contro l'11% di chi non lo teme). A temere di perdere il posto nel corso dell'anno sono più le donne che gli uomini e dipendenti con un livello di istruzione medio. Tra le varie aree del Paese, appaiono decisamente più preoccupati di perdere il posto nel Sud Italia, rispetto a Nord Est, Nord Ovest e Centro.


In foto Marco Ceresa (AD Randstad Italia) e il logo del Randstad Employer Brand Research



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