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giovedì 19 settembre 2019

Cambium Networks annuncia nuove soluzioni per il Fixed Wireless Broadband ePMP Force 300.

Cambium Networks annuncia nuove soluzioni per il Fixed Wireless Broadband ePMP Force 300.

WISP e aziende possono estendere con facilità le proprie reti.

Milano, 19 Settembre 2019 - Cambium Networks, (NASDAQ: CMBM) fornitore globale di soluzioni di rete wireless, annuncia importanti novità per quanto riguarda l'offerta ePMP. Tre nuovi modelli di subscriber module (SM) offrono oggi agli operatori una scelta più ampia per creare reti capaci di soddisfare le attuali esigenze di throughput anche nelle condizioni ambientali più difficili. Queste novità nel portafoglio ePMP estendono ulteriormente le opzioni di connettività wireless per WISP e operatori aziendali e industriali che implementano le soluzioni Cambium Networks.

"I fornitori di servizi wireless e le aziende sono impegnati a fornire connettività affidabile e veloce proprio mentre lo spettro diventa sempre più scarso", sottolinea Sakid Ahmed, Vice Presidente di ePMP Business, Cambium Networks. "Questi nuovi prodotti, che sfruttano le avanzate soluzioni 802.11ac Wave 2 System on Chip (SoC), espandono l'attuale portafoglio ePMP 3000 con un SM per connettività su distanze brevi con form factor ridotto, una nuova soluzione basata su antenna a pannello a guadagno medio per il punto-punto (PTP) e una opzione "rugged" con supporto a 4,9 GHz indirizzata soprattutto al settore della pubblica sicurezza. Gli operatori di rete possono così continuare a sfruttare le potenti funzionalità 4 × 4 MU-MIMO con ePMP 3000 come access point (AP) e possono contare sulla piena compatibilità con access point ePMP 1000 e 2000 ".

Il Force 300-13 è adatto per collegamenti a corto raggio in applicazioni come il trasporto di dati per la videosorveglianza TVCC o per la connettività internet urbana. Il modulo supporta i canali a 20, 40 e 80 MHz e modulazioni fino a 256 QAM. L'unità offre un form factor ridotto e un'antenna a pannello integrata da 13 dBi che si adatta perfettamente a spazi ristretti o dove anche l'aspetto estetico è un fattore rilevante.

Il Force 300-19 viene invece utilizzato per collegamenti a medio raggio ed è utile per gli operatori che preferiscono l'antenna a pannello rispetto a quella a disco. L'antenna a pannello è ideale per luoghi inadatti per le antenne paraboliche e offre prestazioni assolutamente simili.

Force 300-19R è indicato per grandi aziende, applicazioni di tipo governative o industriali in cui la resistenza alle intemperie è un fattore chiave. Questo modulo offre anche canali di dimensioni ridotte da 5 e 10 MHz per applicazioni PTP (point-to-point) che lo rendono particolarmente utile nella banda di frequenza licenziata da 4,9 GHz.

Questi tre nuovi prodotti della linea ePMP Force 300 si aggiungono alle Force 300-16 e Force 300-25 per costituire una suite completa capace di soddisfare un'ampia gamma di applicazioni per gli operatori di rete. I WISP possono così progettare e implementare rapidamente collegamenti ad alta affidabilità grazie al software gratuito LINKPlanner (oggi alla versione 5.1), ottimizzare la copertura di rete con cnHeat e monitorare le prestazioni e gestire la rete con la piattaforma di gestione end-to-end gratuita cnMaestro.

CAMBIUM NETWORKS
Cambium Networks (NASDAQ: CMBM) è un fornitore leader globale di soluzioni per la connettività wireless, capaci di stabilire connessioni efficaci tra persone, luoghi e cose. Ha sviluppato un ecosistema wireless end-to-end composto da piattaforme affidabili, scalabili, sicure e gestibili dal cloud, che offrono le migliori prestazioni anche in condizioni difficili. Cambium Networks consente ai service provider e agli operatori di rete industriali e governativi di creare connettività intelligente. Il continuo impegno di Cambium Networks per l'innovazione e la diffusione dell'accesso wireless è dimostrato dai milioni di apparati radio installati in migliaia di reti a beneficio delle comunità in tutto il mondo. Cambium Networks, con sede a Chicago e con centri di ricerca e sviluppo negli Stati Uniti, Regno Unito e India, vende attraverso una rete di distributori globali di fiducia.

Nikhil, Rikita, Palvi e gli altri: storie di una nuova Italia. L'induismo tra di noi. Diwali, Festa della Luce induista. Roma 3-4 novembre 2019

Nikhil, Rikita, Palvi e gli altri: storie di una nuova Italia.

Incontro con l'induismo in preparazione alle celebrazioni del Diwali, 3 e 4 novembre, Roma.

Primo Rapporto sull’Induismo in Italia, realizzato da Eurispes.

Che lo si voglia o no, l’Italia non è più da tempo il paese di spaghetti, pizza e mandolino.
Lo dicono i numeri – al 1 gennaio 2018 i cittadini stranieri nel nostro Paese sono 5,1 milioni, l’8,5% sul totale dei residenti – ma non solo.
Lo dicono le storie di vita di chi è arrivato da noi, portando con sé culture, esperienze religiose differenti, che hanno generato modi diversi di vivere il quotidiano. 
Il fenomeno immigratorio in Italia non ha determinato solo grossi cambiamenti economici e sociali, ma ha innescato trasformazioni culturali e attivato ‘ibridazioni’ e contaminazioni nelle grandi città così come nella provincia.
Lo sapevi che in Italia, ad esempio, c’è una piccola India?
Sono circa 150mila infatti gli induisti in Italia, di cui 22mila italiani, rappresentate dall’Unione Induista Italiana, che conta sul territorio 16 templi (e altrettante comunità che non hanno un tempio) e un monastero, il Matha Gitananda Ashram, vicino Savona.
Ma dietro ai numeri statistici, ci sono storie di persone che nel Paese vivono le proprie vite in un continuo rimando di culture e di valori tra quelli di origine e quelli della realtà che li ha accolti.
Ci sono Nikhil e sua moglie Payal, arrivati a Firenze nel 2001, si sono affermati nel campo della moda e ora sono tra i fornitori dei più grandi marchi di abbigliamento, come Armani, Zara, Conbipel.
C’è Rikita, due figli, separata dal marito, con una storia familiare difficile, ma che con coraggio è riuscita a rompere l’obbligo di tacere e che è divenuta un modello per molte donne, indiane e italiane.
Poi c’è Svamini Atmananda Ghiri, italiana di Savona, da che aveva 4 anni si dedica alla danza classica indiana, che la porta a 15 a sostenere l’esame in India di fronte ad alcuni tra i più famosi maestri.
C’è Palvi, studentessa di economia, prossima alla laurea, arrivata a Brescia con la famiglia a due anni.
C’è Anil, 50 anni, che lavora in un caseificio a Piacenza. Tre figli scout e una missione: aiutare chi si trova in difficoltà, per un visto, un lavoro o in famiglia. È tra i fondatori dell’Associazione Nari, contro la violenza domestica.
C’è Claudio, che “indossa dalla nascita un corpo complesso nella sua gestione” per una tetraplegia. Nel ’92 incontra l’induismo e comincia un percorso di liberazione che lo condurrà a prendere parte al progetto “Yoga Senza Barriere”.
Sono solo alcune tessere di un mosaico interculturale che è già realtà nel nostro Paese da molti anni e che dimostra come la convivenza non solo sia possibile, ma auspicabile quanto arricchente.
Ognuna di queste persone e molte altre sono a disposizione per interviste e approfondimenti, l’occasione per entrare nell’India che vive in Italia.

Slow Food presenta Le ricette del dialogo. Cibo e storie per l’intercultura e l’integrazione

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Le ricette del dialogo. Cibo e storie per l'intercultura e l'integrazione
Il progetto di Slow Food e LVIA che riunisce il mondo intero

Dal 2014 Slow Food lavora con le comunità migranti, valorizzando i saperi tradizionali legati ai loro paesi di origine, favorendo lo scambio tra comunità migranti e autoctone e avviando interessanti fusioni gastronomiche.  Con il progetto Le ricette del Dialogo, Slow Food e altre associazioni lavorano per rendere l'integrazione sociale e gastronomica un valore aggiunto sia per chi è arrivato nel nostro Paese che per chi già ci vive. Lo scambio di esperienze e saperi ha portato all'organizzazione di interessanti attività durante Cheese, a Bra dal 20 al 23 settembre, e alla redazione di un originale ricettario, A tavola: le ricette del dialogo.

 

Come lo definisce Carlo Petrini nella prefazione, «questo libro più che un semplice ricettario è la descrizione del viaggio di persone e comunità che, spostandosi per il mondo, sono arrivate in Italia e hanno avuto l'opportunità di incontrarsi attraverso il cibo». Perché, come ricorda un antico detto arabo, "non conosci una persona finché non mangi con lei". Il volume contiene storie e ricette di dieci persone che hanno partecipato alle attività del progetto e che hanno competenze nel mondo dell'agricoltura, della ristorazione e del commercio. Si tratta di un vero e proprio biglietto da visita, attraverso il quale le comunità migranti che hanno aderito all'iniziativa si raccontano e aprono le porte delle proprie case per ospitare e condividere le rispettive tradizioni. Il ricettario è presentato mercoledì 25 settembre alle 16,30 al Circolo dei Lettori di Torino, in occasione dell'inaugurazione della V edizione del Festival Internazionale della Cucina Mediterranea, che vede la collaborazione ormai pluriennale di Slow Food e l'associazione italo-francese Mediterran: il nostro stile di vita.

 

Prima però c'è un appuntamento da non perdere:  il 21 settembre alle 16 nella sala del Consiglio Comunale di Bra è in programma l'incontro Le ricette del dialogo: la strada dell'inclusione. Partendo dalle storie di alcune ragazze nigeriane vittime della tratta, che per fortuna sono riuscite ad affrancarsi da questo percorso criminale e intraprendere il progetto Ricette del Dialogo, questa conferenza è un'occasione per stimolare una riflessione collettiva sulle potenzialità di un percorso di inclusione sociale delle comunità migranti, proprio a partire dal cibo.

 

Da soggetti invisibili ad attori visibili dunque: anche grazie a Slow Food, i migranti diventano protagonisti di progetti culturali, locali e internazionali, che valorizzano le diversità umane e confermano il ruolo centrale della preparazione e della condivisione del cibo, importanti motori di riscatto sociale per le comunità migranti, in Italia come all'estero, stimolando una riflessione collettiva sulle potenzialità di un percorso di interazione sociale delle persone proprio a partire dal cibo.

 

Avviato nel 2018, il progetto Ricette del Dialogo, che ha coinvolto 78 persone, residenti in Piemonte e provenienti da oltre trenta Paesi, si è sviluppato attraverso formazioni e incontri che possano aiutare i migranti ad aprire nuove attività commerciali. Grazie alle diverse attività portate avanti, infatti, il cibo si è rivelato uno strumento chiave di cittadinanza globale, dialogo e conoscenza, facendo emergere una rete di realtà capaci di modificare progressivamente gli stili di vita e l'economia delle comunità migranti e ospitanti.

 

Ricette del Dialogo è portato avanti da Slow Food, Regione Piemonte, Città di Torino, organizzazioni della società civile (LVIA, Renken, Colibrì) e la diaspora (Panafricando, ASBARL), e realizzato grazie al contributo dell'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e delle Fondazioni Cattolica e Migrantes.

mercoledì 18 settembre 2019

Università di Pavia: Un microscopio di nuova generazione: mesoSPIM il microscopio “a foglio di luce"

Fig.1: sezione ottica di cervelletto in cui sono evidenziati i nuclei cellulari in fucsia e la microglia in azzurro

Fig.2: sezione ottica di coclea in cui sono evidenziati i macrofagi (a sinistra) e ricostruzione 3D dell�orecchio interno con evidenziati l�acquedotto cocleare (in rosso) ed il dotto endolinfatico (in azzurro).

Da Perin P, Voigt FF, Bethge P, Helmchen F, Pizzala R. iDISCO+ for the Study of Neuroimmune Architecture of the Rat Auditory Brainstem. Front Neuroanat. 2019 Feb 13;13:15. doi: 10.3389/fnana.2019.00015

Frutto di una collaborazione internazionale a cui ha partecipato l'Università di Pavia
mesoSPIM il microscopio "a foglio di luce"

Un microscopio di nuova generazione: il preparato viene sezionato otticamente anziché tagliato, e consente quindi di osservare un organo senza danneggiarlo 


PAVIA. Un microscopio di nuova generazione che permette di catturare immagini con risoluzione di singola cellula da organi interi, senza necessità di sezioni meccaniche, viene descritto in un articolo pubblicato nell'ultimo numero della rivista Nature Methods.

Il nuovo microscopio, chiamato mesoSPIM, è frutto di una collaborazione a livello internazionale guidata dal Dr. Fabian Voigt del gruppo del Prof. Fritjof Helmchen dell'Università di Zurigo, a cui hanno preso parte anche la Prof.ssa Paola Perin e il Prof. Roberto Pizzala dell'Università di Pavia, oltre a ricercatori britannici, francesi, ungheresi e olandesi.

La forza di questa collaborazione consiste nell'integrazione delle competenze di specialisti provenienti da diverse discipline come la fisica, la biologia dello sviluppo, e le neuroscienze.


Con il microscopio mesoSPIM  si ottengono con rapidità ineguagliabile (pochi minuti) immagini di eccezionale qualità in preparati di grandi dimensioni (fino a diversi centimetri), consentendo così di lavorare sulla cosiddetta scala mesoscopica, che integra con dettagli microscopici le osservazioni macroscopiche come quelle ottenute con metodiche di imaging in vivo.

Il mesoSPIM permette quindi di eseguire indagini innovative soprattutto sull'organizzazione del sistema nervoso, delle reti vascolari e dello sviluppo embrionale, e può fornire dati essenziali per le ricerche nel campo del ripristino del movimento dopo paralisi o per approfondire la struttura e la funzione di elementi delicati dell'organismo (come i nervi o i vasi linfatici), che verrebbero distorti o danneggiati dalle analisi microscopiche convenzionali.


Il nome mesoSPIM sta per "mesoscale selective plane-illumination microscope" ed è un microscopio "a foglio di luce", in cui il preparato viene sezionato otticamente anziché tagliato, e consente quindi di osservare un organo senza danneggiarlo.

Attualmente esistono sette microscopi mesoSPIM operativi in Europa e altri sono in costruzione.
L'iniziativa mesoSPIM è stata sviluppata nello spirito del movimento "Open science", ossia fornisce ai gruppi di ricerca e alle strutture interessate e competenti la possibilità di utilizzare uno degli strumenti esistenti oppure acquisire uno strumento configurabile a partire dai singoli componenti con un budget limitato (circa 200.000 EUR) rispetto a soluzioni proprietarie.


Fabian F. Voigt, Daniel Kirschenbaum, Evgenia Platonova, Stéphane Pagès, Robert A. A. Campbell, Rahel Kastli, Martina Schaettin, Ladan Egolf, Alexander van der Bourg, Philipp Bethge, Karen Haenraets, Noémie Frézel, Thomas Topilko, Paola Perin, Daniel Hillier, Sven Hildebrand, Anna Schueth, Alard Roebroeck, Botond Roska, Esther T. Stoeckli, Roberto Pizzala, Nicolas Renier, Hanns Ulrich Zeilhofer, Theofanis Karayannis, Urs Ziegler, Laura Batti, Anthony Holtmaat, Christian Lüscher, Adriano Aguzzi & Fritjof Helmchen.
"The mesoSPIM initiative: open-source light-sheet microscopes for imaging cleared tissue".
Nature Methods, 2019 DOI: 10.1038/s41592-019-0554-0


Fig.1: sezione ottica di cervelletto in cui sono evidenziati i nuclei cellulari in fucsia e la microglia in azzurro     Fig.2: sezione ottica di coclea in cui sono evidenziati i macrofagi (a sinistra) e ricostruzione 3D dell'orecchio interno con evidenziati l'acquedotto cocleare (in rosso) ed il dotto endolinfatico (in azzurro).    Da Perin P, Voigt FF, Bethge P, Helmchen F, Pizzala R. iDISCO+ for the Study of Neuroimmune Architecture of the Rat Auditory Brainstem. Front Neuroanat. 


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Huawei P Smart 2019 DoubleTap sbarca a Roma per la finalissima del tour

#PSMARTDOUBLETAP

Huawei P Smart 2019 DoubleTap sbarca a Roma per la finalissima del tour

 

Dopo aver fatto scatenare milioni di ragazzi in tutta Italia, la Huawei P Smart 2019 DoubleTap Vip è ormai arrivata alla quattordicesima ed ultima tappa di un tour che ha trasformato la "ticktocklandia" social nell'evento più atteso di sempre.  

Sabato 21 settembre a partire dalle ore 16.00 (con apertura porte alle ore 15.00) saliranno sul palco dell'Atlantico di Roma i giovanissimi talenti di TikTok & Instagram, che si esibiranno dal vivo sfidandosi nelle categorie di canto, ballo e video. 

Ed i finalisti non saranno l'unico intrattenimento della serata; un cast d'eccezione condurrà l'evento, con nomi del calibro di Andrea Prada e Tel J. 

Tanti anche gli ospiti famosi, tra cui Marta Losito, Virginia Montemaggi, Sespo, Valerio Mazzei senza dimenticare Rosalba, Alessandro Montesi e Gianmarco Zagato. Insomma, sarà una serata indimenticabile quindi save the date!



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Lotta allo spreco alimentare. Arriva a Roma l’app Too Good To Go: da Eataly ai box del Mercato Testaccio, la Capitale combatte gli sprechi alimentari


 

 

 

Arriva a Roma l'app Too Good To Go: da Eataly ai box del Mercato Testaccio, la Capitale combatte gli sprechi alimentari

 

Arriva a Roma Too Good To Go, l'applicazione per smartphone che permette ai ristoratori di mettere in vendita a prezzi ridotti il cibo invenduto a fine giornata. Ad aderire all'iniziativa ci sono i box di Mercato Testaccio, lo storico Gianfornaio, ma anche i supermercati di Carrefour ed Eataly, fino alle golosità giapponesi di Sushi Daily e Sushi Shop.

 


Raggiunti oltre 230.000 utenti in soli cinque mesi dal lancio in Italia, Too Good To Go, l'app che combatte lo spreco alimentare, arriva anche a Roma.

 

Nata nel 2015 in Danimarca, Too Good To Go è presente in 13 Paesi d'Europa con oltre 14 milioni di utenti ed è tra le prime posizioni negli App Store e Google Play. In Italia è stata accolta con grande entusiasmo, conquistando le città di Milano, Torino, Bologna, Firenze, Genova e Verona e permettendo da aprile ad oggi di salvare oltre 70.000 pasti.
Ad oggi sono oltre 1.000 i commercianti che hanno aderito all'iniziativa e che hanno scelto di coinvolgere i propri clienti nella lotta contro lo spreco alimentare e il riscontro è stato decisamente positivo: viene acquistato in media oltre l'80% delle Magic Box rese disponibili dai commercianti, con picchi oltre il 95% a Torino, Bologna e Verona.

 

Come funziona Too Good To Go

I ristoratori e i commercianti di prodotti freschi iscritti all'applicazione possono mettere ogni giorno in vendita le Magic Box, delle "bag" con una selezione a sorpresa di deliziosi prodotti e piatti freschi, rimasti invenduti a fine giornata e che non possono essere rimessi in vendita il giorno successivo. Ciascun commerciante ha la possibilità di indicare ogni giorno la quantità di Magic Box disponibili a seconda di quanto invenduto prevede di avere a fine giornata.

 

Dall'altra parte, i consumatori possono acquistare con un semplice tap sull'applicazione ottimi pasti a prezzi minimi, tra i 2 e i 6 euro, impegnandosi allo stesso tempo nella lotta agli sprechi e nella tutela dell'ambiente, considerando che ogni Magic Box acquistata permette di evitare l'emissione di 2 kg di CO2. Basta geolocalizzarsi e cercare i locali aderenti, che verranno visualizzati sulla mappa della città con dei pallini di tre colori: verde per quelli che hanno ampia disponibilità di Magic Box, giallo (disponibilità limitata), rosso (Magic Box esaurite o non disponibili per la giornata: nessuno spreco!).

 

Una volta scelto il locale preferito, l'utente potrà ordinare la propria Magic Box e pagarla tramite l'app con carta di credito, Paypal o il servizio Google Pay. Poi basterà recarsi al negozio nella fascia oraria specificata, mostrare la conferma al negoziante tramite app e ritirare la Magic Box per scoprire cosa c'è dentro. Inoltre, per limitare l'uso di imballaggi, i negozi aderenti a Too Good To Go incoraggeranno i clienti stessi a portare da casa contenitori e sacchetti propri.

 

"Too Good To Go sta portando la sostenibilità e l'economia circolare sulle tavole degli italiani e adesso anche a Roma sarà possibile ridurre lo spreco alimentare in maniera semplice ed efficace", commenta Eugenio Sapora, Country Manager Italia di Too Good To Go. "La forza di Too Good To Go sta nell'utilizzare la tecnologia in maniera consapevole e con lo scopo di riportare i consumatori - ormai sempre più abituati agli acquisti online - negli esercizi commerciali di prossimità. Stiamo procedendo rapidamente in tutta la Penisola con riscontri decisamente positivi da parte sia dei negozianti, che riducono gli sprechi e raggiungono nuovi clienti grazie all'app, che degli utenti, che possono  ottenere a prezzi convenienti del cibo delizioso e ancora buonissimo. Il nostro impegno per ridurre il surplus alimentare è in grado di abbracciare una comunità sempre più ampia e adesso stiamo  lavorando per portare alcune iniziative nelle scuole e nelle università per sensibilizzare le nuove generazioni".

 

Da Eataly a Sushi Daily, Too Good To Go conquista la Capitale

Scegliere i prodotti delle Magic Box significa quindi sostenere tutti i commercianti che si impegnano a limitare sprechi di cibo e risorse.

A Roma sono numerosi i punti vendita che hanno aderito con entusiasmo all'iniziativa e in prima fila ci sono rappresentanti della GDO come Eataly, che continua ad estendere la propria rete sostenibile dopo aver coinvolto i punti  vendita di Torino, Milano, Firenze, Genova e Bari.

 

"Eataly sin dalla sua apertura si pone il tema di ridurre lo spreco alimentare e lo fa attraverso gli spazi destinati all'outlet presenti in tutti i negozi in cui acquistare, a prezzi scontati, prodotti prossimi alla scadenza", spiega Michela Blengetti, CSR manager di Eataly. "Inoltre, da circa due anni abbiamo iniziato un percorso organico di riduzione interna dei rifiuti e sostituzione degli imballaggi dei prodotti che costituiscono i due terzi di ciò che buttiamo. Aprire le porte a To Good To Go per noi significa concorrere alla diffusione di soluzioni che sensibilizzano i nostri clienti sulla sostenibilità, parte fondante delle nostre linee guida".

 

Carrefour ha scelto Too Good To Go per accelerare il raggiungimento dell'obiettivo di riduzione dello spreco alimentare non soltanto a livello sociale ma anche ambientale. "Carrefour Italia è orgogliosa di collaborare con Too Good To Go anche a Roma e proseguire il suo impegno solidale nella lotta allo spreco alimentare." - afferma Alfio Fontana, Responsabile Corporate Social Responsibility di Carrefour Italia. "È infatti fondamentale che sempre più persone siano consapevoli, oltre dell'importanza,  di una corretta alimentazione, anche della riduzione degli sprechi, per minimizzare l'impatto delle nostre azioni sul Pianeta".

 

Il Mercato di Testaccio, modello di Mercato rionale capace di affrontare le sfide della contemporaneità senza rinunciare all'anima storica del Rione, si fa ancora una volta interprete dei tempi, sposando l'iniziativa di Too Good To Go, per contrastare lo spreco alimentare: sono diversi i banchi dello street food che hanno aderito con entusiasmo al progetto e che renderanno disponibili i propri prodotti tramite l'app.

 

Roma raccoglie inoltre la partecipazione di Sushi Daily,  leader nella preparazione di sushi fresco in Europa: "Limitare lo spreco di cibo per riutilizzarlo in modo virtuoso è per noi strategico, nella lotta al food waste, e importante in un'ottica di rafforzamento della sostenibilità del business e di ottimizzazione dei materiali di prima qualità che gli artigiani di Sushi Daily lavorano quotidianamente. Siamo felici di essere parte di questo progetto e puntiamo ad estenderlo anche a livello nazionale", spiega Emanuele Scalera, Country Manager Italia Sushi Daily.

 

Ad aderire alla lotta anti-spreco anche lo storico Gianfornaio che dagli anni ottanta prepara pane, pizza, dolci e tanti irresistibili prodotti tipici: le Magic Box saranno disponibili in tutti e cinque i punti vendita (Ponte Milvio, Parioli, Testaccio, Eur e Prati).

 

Acquistabile tramite Too Good To Go anche la pizza a taglio di Alice Pizza, preparata in modo tradizionale con una lenta lievitazione e con materie prime di qualità, selezionate in base al principio dei Km0.

 

Il progetto ha conquistato anche Sushi Shop, catena di ristoranti di sushi diffusa in tutta Europa e specializzata nel take away e delivery, con 2 punti vendita a Roma, Prati e Parioli: l'offerta si basa su qualità, freschezza, professionalità e creatività artistica, grazie a collaborazioni con pluristellati chef, artisti e designer.

Too Good To Go

Nata nel 2015 in Danimarca con l'obiettivo di combattere lo spreco alimentare, l'applicazione To Good To Go è presente in 13 Paesi d'Europa, conta ad oggi oltre 14 milioni di utenti ed è tra le prime posizioni negli App Store e Google Play di tutta Europa. Too Good To Go permette a bar, ristoranti, forni, pasticcerie, supermercati ed hotel di recuperare e vendere online - a prezzi ribassati - il cibo invenduto "troppo buono per essere buttato" grazie alle Magic Box, delle "bag" con una selezione a sorpresa di prodotti e piatti freschi che non possono essere rimessi in vendita il giorno successivo. Gli utenti della app non devono far altro che geolocalizzarsi e cercare i locali aderenti, ordinare la propria Magic Box, pagarla tramite l'app e andarla a ritirare nella fascia oraria specificata per scoprire cosa c'è dentro.



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IWG: Stress da tecnologia, serve equilibrio sul posto di lavoro

Stress da tecnologia: serve equilibrio sul posto di lavoro

 

 Come spazi di lavoro flessibili e "tech free" possono migliorare la qualità della vita

 

Milano, 18 settembre 2019 - La tecnologia non è mai stata tanto vitale: la maggior parte delle persone ne usufruisce durante tutto l'arco della giornata, dal momento in cui si sveglia con la suoneria del cellulare, fino all'ultimo messaggio inviato prima di andare a letto. Nel bene e nel male, condiziona la quotidianità rendendoci costantemente connessi agli amici, alle notizie, e sempre più spesso anche al lavoro. Questa iperstimolazione, tuttavia, rischia di influire negativamente sulla capacità di concentrazione. Per ovviare a tale problema, i datori di lavoro stanno cercando di trovare il giusto equilibrio, a vantaggio sia dei dipendenti, sia dell'azienda stessa.

 

Governi e imprese hanno iniziato a riconoscere il "diritto alla disconnessione" e stanno prendendo provvedimenti in tal senso. Dopo la Francia, che nel 2017 ha approvato una legge per dare ai lavoratori il diritto di ignorare le e-mail fuori dall'orario lavorativo, anche alcune grandi realtà in Germania si stanno impegnando attivamente per limitare il tempo che i dipendenti trascorrono connessi fuori dall'orario di ufficio. Differente la situazione in Italia, dove non esiste ancora una vera e propria regolamentazione sul diritto di disconnettersi: un primo passo è stato compiuto con la Legge 81/2017, che si esprime in materia di lavoro agile aprendo la strada alla possibilità di disconnettere le strumentazioni tecnologiche se questo rispetta gli obiettivi e le modalità di esecuzione del lavoro concordati.

 

Il rischio di burnout o di altre malattie legate allo stress è alto: per questo riconoscere l'importanza di ''staccare la spina'' è fondamentale, soprattutto oggi che la forza lavoro è composta in gran parte dall'ultra connessa generazione Z e dei Millennials.

 
Attenzione in calo 
 

Con la sua capacità di tenerci costantemente "accesi" e connessi, la tecnologia aumenta la stanchezza. Gli scienziati dell'Università Coreana di Yonsei hanno scoperto come l'energia utilizzata per rispondere al flusso costante di informazioni porti a tensioni fisiche e psicologiche nell'individuo. Il tema è stato trattato anche dal professor Chris Lee nel libro "How Tech is Making Us Tired", in cui invita a sviluppare la consapevolezza che l'impatto della tecnologia sulla nostra vita può non essere sempre positivo. Sta quindi diventando sempre più chiaro come la stanchezza fisica e psicologica dovuta allo stress da tecnologia possa influenzare la vita lavorativa e personale, rendendoci meno motivati, attenti e interessati.

 

La riduzione dei tempi di attenzione è una delle principali conseguenze: uno studio condotto dai ricercatori della Technical University of Denmark ha dimostrato come "l'attenzione collettiva globale si stia riducendo a causa della quantità di informazioni che vengono presentate al pubblico". Tempi di attenzione ridotti comportano difficoltà sotto molti aspetti, a partire dal modo di imparare e di interagire con gli altri.

 

Il problema della produttività

 

Se persone e aziende possono trarre beneficio dalla tecnologia, il suo impatto sulla produttività può invece rappresentare un problema serio non solo per i singoli individui, ma per il business in generale. Un esempio? Avere lo smartphone a portata di mano può implicare che quando la mente si allontana da quello che si ha di fronte, si tende a restare distratti piuttosto che a riportare l'attenzione su ciò che si stava facendo. Una ricerca del dottor Glenn Wilson evidenzia come le interruzioni e le distrazioni persistenti sul lavoro possano ridurre il livello di QI di una media di 10 punti.

 

Una soluzione a questo problema potrebbe essere la creazione di spazi di lavoro in ambienti "tech-free". Recentemente numerose aziende, tra cui il Last Word Café della British Library, hanno adottato misure che prevedono di vietare o confiscare i telefoni durante l'orario di lavoro, per migliorare la produttività e la concentrazione del personale. Tuttavia, molti trovano inopportuna e preoccupante l'idea che il datore di lavoro confischi loro lo smartphone. Non solo: si tratta addirittura di una soluzione impraticabile in caso di smart working.

 

Può invece avere maggiore successo un approccio diverso alla dipendenza tecnologica: gli ambienti di lavoro più produttivi sono quelli che offrono aree di relax e svago, dove ci si può incontrare per fare una pausa dalla routine della scrivania.

 

Inoltre, scegliere spazi di lavoro flessibili può aiutare anche coloro che fanno fatica a non "portarsi il lavoro a casa", aiutandoli a bilanciare meglio l'equilibrio tra vita privata e lavoro. Per chi lavora in proprio o da casa in modo regolare, gli spazi di lavoro flessibili offrono un luogo in cui concentrarsi sul lavoro, rendendo invece la propria abitazione un luogo dove potersi rilassare, godendosi il tempo libero.

 
Limitare la tecnologia
 

Nonostante la tecnologia abbia portato enormi benefici ad aziende e dipendenti, c'è chiaramente la necessità di trovare il giusto equilibrio. Essere disponibili e attivi 24 ore su 24, 7 giorni su 7, può portare ad essere meno produttivi, creando un danno alla capacità di attenzione con un impatto negativo su molti aspetti della vita, non solo lavorativa

 

Spazi di lavoro flessibili e zone ''tech free'' rappresentano due soluzioni a questo problema moderno, poiché possono aiutare a separare il concetto di orario lavorativo e tempo libero, ottimizzando i livelli di attenzione sul lavoro. Nei prossimi anni, se la dipendenza dalla tecnologia continuerà a crescere, i datori di lavoro dovranno prendere in considerazione ulteriori azioni per mantenere elevate le capacità mentali, nell'interesse sia dei dipendenti, sia delle aziende.

 
 
 
NOTE PER GLI EDITORI
 
IWG, International Workplace Group
 

IWG ritiene che il successo di un'azienda sia merito dell'efficienza e della soddisfazione dei suoi collaboratori. Per questo motivo la sua mission è trasformare ogni giorno in una splendida giornata di lavoro per milioni di persone.

 

Grazie alla sua esperienza trentennale nel settore degli spazi di lavoro flessibili, IWG ha creato una piattaforma di immobili commerciali leader al mondo. Il suo portfolio di marchi operativi, che include Regus, Spaces, Signature by Regus, HQ e No18, garantisce un livello di scelta senza paragoni per aziende di tutte le dimensioni e con qualsiasi budget. Con oltre un milione di spazi di lavoro e la presenza in centinaia di Paesi, cittàe hub di trasporto in tutto il mondo, IWG ha stabilito la più ampia rete di spazi di lavoro flessibili globale, con una suite completa di servizi di supporto per le aziende, che consentono alle persone di concentrarsi sulla loro attività e vivere un'ottima giornata al lavoro.

 



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Est Europa: rischio credito in aumento per incertezze politica commerciale globale



Est Europa: rischio di credito in aumento per le incertezze della politica commerciale globale 
Oltre 900 miliardi di dollari di scambi commerciali con l'Est Europa potrebbero subire le conseguenze negative delle tensioni commerciali mondiali, innescando un aumento del rischio di credito commerciale in molte economie della regione.

Amsterdam/Roma, 18 settembre 2019 – Nel 2019, è atteso un calo del PIL in Est Europa al 2.6% dal 3.4% dello scorso anno. Si prevede che le tensioni commerciali a livello globale, le crescenti incertezze relative al conflitto commerciale tra Cina e Stati Uniti, insieme al rischio di un potenziale esito "senza accordo" della Brexit abbiano un impatto negativo su molte economie dell'Est Europa, innescando un incremento dei casi di insolvenza in media pari al 2%, un'inversione di tendenza rispetto al calo del 5% dello scorso anno.

Secondo quanto emerge dai risultati del "Barometro Atradius sui comportamenti di pagamento tra imprese a livello internazionale – Focus: Est Europa", sondaggio condotto da Atradius, gruppo assicurativo mondiale nel settore dell'assicurazione del credito commerciale, cauzioni e recupero crediti, le imprese fornitrici intervistate in Est Europa (Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Slovacchia, Turchia, Bulgaria e Romania) registrano una media del 24.4% di fatture emesse nei confronti di clienti italiani ed esteri non pagate alla scadenza. La percentuale più alta di crediti insoluti è registrata in Turchia (41.5%).

Come già evidenziato, l'attesa contrazione della crescita per l'Est Europa potrebbe determinare un peggioramento del rischio di credito commerciale nella regione. Si attende un incremento delle insolvenze in Turchia (+10%), Polonia (+4%) e Romania (+3%). Il settore manifatturiero risulta il maggiormente esposto, a causa della sua forte integrazione all'interno della catena di fornitura a livello globale.

Le insolvenze ed i mancati pagamenti da parte dei clienti si ripercuotono negativamente sui livelli di liquidità delle aziende, implicando la necessità di compensare eventuali carenze di liquidità con ricorso al credito bancario per garantire la sopravvivenza dell'azienda. Nel caso di un eventuale inasprimento delle condizioni di accesso al credito bancario nel breve-medio termine, le aziende fornitrici intervistate in Est Europa compenserebbero gli attesi incrementi di costo del capitale riducendo gli investimenti nella crescita del business, operando riduzioni di personale e congelando le assunzioni di nuove risorse.

Massimo Mancini, Country Manager di Atradius Italia, ha commentato: "L'economia globale continua a rivelare le proprie fragilità, ed ora è in fase di notevole rallentamento. Nel quadro di tensioni geopolitiche e perduranti incertezze, cresce il rischio di una sempre maggiore debolezza del commercio globale. Si attende che questo indebolisca la crescita economica di molte economie dell'Est Europa, comportando un aumento dei livelli di insolvenza nei prossimi mesi. Con queste premesse, è essenziale che le aziende intraprendano una gestione strategica del rischio di mancato pagamento da parte dei propri clienti, per evitare gravi problemi di liquidità e garantire al contempo una crescita del business sicura e sostenibile."

Il "Barometro Atradius sui comportamenti di pagamento tra imprese a livello internazionale – Focus: Est Europa" è il risultato del sondaggio condotto in Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Slovacchia, Turchia, Bulgaria e Romania). I report possono essere scaricati dal sito Web Atradius (sezione Publications/Payment Practices Barometer).

Atradius: Atradius è un gruppo assicurativo globale nel settore dell'assicurazione del credito, cauzioni, recupero crediti ed informazioni commerciali, con una presenza strategica in oltre 50 Paesi. I prodotti offerti da Atradius proteggono le imprese nel mondo dal rischio di mancato pagamento associato alla vendita di beni e servizi a credito. Atradius fa parte del Grupo Catalana Occidente, uno dei principali assicuratori in Spagna ed uno dei maggiori assicuratori a livello mondiale. 



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Analog Devices lancia la tecnologia d’isolamento che massimizza l’efficienza energetica e riduce al minimo le emissioni elettromagnetiche nelle fabbriche che migrano verso Industria 4.0

Analog Devices lancia la tecnologia d'isolamento che massimizza l'efficienza energetica e riduce al minimo le emissioni elettromagnetiche nelle fabbriche che migrano verso Industria 4.0
 

Analog Devices presenta una semplice soluzione di alimentazione che massimizza l'efficienza e riduce al minimo le emissioni elettromagnetiche (EM) nei sistemi di azionamento motore, destinata a tutti i clienti che stanno migrando verso un livello di automazione a densità sempre più elevata. L'ADuM4122, driver isolato con uscita duale basato su tecnologia iCoupler®, permette ai progettisti di sfruttare al massimo i benefici delle tecnologie switching di potenza a efficienza più elevata. 

Secondo l'International Energy Agency, ai sistemi basati su motori elettrici si può attribuire il 40% del consumo globale di elettricità, e i miglioramenti nell'efficienza dei motori possono apportare benefici economici e ambientali di notevole entità. All'interno delle smart factory, con l'aumento del numero di soluzioni di automazione industriale e IoT adottate, cresce la richiesta di tecnologia intelligente e di funzionalità di sistema che possano garantire il massimo dell'efficienza. L'ADuM4122 rappresenta la prima semplice soluzione in grado di soddisfare tali richieste, controllando la velocità di commutazione di un MOSFET o IGBT tramite un comando gestito al volo dall'utente, e regolando in questo modo le correnti del motore. 

"Flessibilità ed efficienza sono due principi fondamentali di un'impresa connessa e sicura. In precedenza, la soluzione classica era quella di scegliere una velocità di pilotaggio che permettesse di aderire alle normative di sistema sulle emissioni in tutte le condizioni operative, nel senso che i sistemi venivano spesso sovra-ingegnerizzati e sotto-utilizzati," ha affermato Mack Lund, Direttore dell'Interface and Isolation Technology Group di Analog Devices.
"Ora gli utenti possono passare in modo dinamico da una commutazione più lenta a una più veloce, ottimizzando così le emissioni EM senza sacrificare l'efficienza. In breve, non è più necessario rinunciare alle prestazioni cercando di ottenere un livello di emissione e consumo più ridotti."

Il nuovo ADuM4122 è un semplice driver duale che passa in modo efficiente tra due slew rate diversi, controllati da un segnale digitale. Più piccolo delle soluzioni esistenti, discrete o più complesse e integrate, che hanno 20 o più pin, l'ADuM4122 utilizza solo 8 pin e funziona in una moltitudine di condizioni operative. 

Con un elevato livello di immunità ai transitori di modo comune e un basso ritardo di propagazione, l'ADuM4122 migliora ulteriormente le capacità del sistema in tutte quelle applicazioni ad alte prestazioni come il controllo motori, la robotica e l'energia. 

Consip in aiuto di imprese e PA del Cratere sismico nell’utilizzo degli strumenti di e-procurement

 

Consip: un nuovo progetto per supportare amministrazioni e imprese del Cratere sismico nell'utilizzo degli strumenti di e-procurement

L'iniziativa, presentata insieme al Commissario straordinario per la ricostruzione in un evento a Treia (Macerata), prevede un ciclo di 15 incontri nelle 4 Regioni colpite dal Terremoto del Centro Italia

 

Treia (Macerata), 18 settembre 2019 – Un nuovo progetto di affiancamento in favore delle amministrazioni dei 140 Comuni di Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo colpiti dal sisma del 2016 e delle imprese del territorio, per informarle in maniera dedicata sull'utilizzo degli strumenti d'acquisto di Consip, non solo per esigenze di acquisto legate alla ricostruzione, ma anche per settori specifici quali ad esempio i servizi sociali.

È questo l'obiettivo dell'iniziativa – illustrato alla presenza del Commissario straordinario per la ricostruzione del sisma 2016 presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, Piero Farabollini – nel corso di un incontro che si è svolto ieri a Treia, nella provincia di Macerata, la più colpita dal terremoto con quasi un terzo del totale dei Comuni del Cratere (40).

La nuova iniziativa si svilupperà con una serie di workshop operativi a livello territoriale, in cui saranno approfonditi aspetti tecnici e procedurali per il migliore utilizzo degli strumenti di e-procurement, rivolti ai Comuni e alle imprese del territorio. I workshop saranno complessivamente 15 e si terranno nei prossimi mesi in tutte le regioni colpite dal sisma (Abruzzo, Lazio, Marche ed Umbria).

Il progetto dà seguito all'impegno di Consip a sostegno delle popolazioni e delle istituzioni colpite dal terremoto del Centro Italia, iniziato già nei giorni immediatamente successivi al sisma del 2016, quando Consip attivò una task force con il compito di assistere le amministrazioni colpite per l'efficace utilizzo degli strumenti di e-procurement, agevolando le attività di acquisto nella fase emergenziale post sisma.



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La convenienza supera la preoccupazione: il 31% dei consumatori fa acquisti sui social media, secondo la nuova ricerca di MarkMonitor

La convenienza supera la preoccupazione: il 31% dei consumatori fa acquisti sui social media, secondo la nuova ricerca di MarkMonitor

La maggior parte dei consumatori ritiene che ci sia bisogno di più protezione online


Più del 90% dei consumatori ha rivelato di avere timore a effettuare acquisti su social media, ciononostante, secondo la ricerca, quasi un terzo li utilizza come piattaforma di acquisto.

Il report di MarkMonitor, società del gruppo Clarivate Analytics, specializzata nella protezione del brand aziendale, ha rivelato che le maggiori preoccupazioni riguardano la sicurezza dei pagamenti (59%), la qualità dei prodotti (56%), la sicurezza dei dati personali (55%) e l'acquisto di un prodotto falso (47%).

I timori riguardo agli acquisti sui social media sembrano giustificati: il 31% dei consumatori sostiene di aver involontariamente comprato prodotti contraffatti e, tra questi, il 23% ha effettuato l'acquisto sui social.

Inoltre, il 63% dei consumatori crede che i brand, i marketplace online e le piattaforme di social media non facciano abbastanza per proteggerli dai contraffattori, dalle frodi e dai criminali informatici.

I dati emersi sono particolarmente significativi quando si analizza la decisione di acquisto sui social media. Il fattore che influenza maggiormente la decisione di acquisto è la reputazione del brand (55%), seguita dalle valutazioni di altri utenti (48%) e dal livello di gradimento di amici e familiari (34%). Per quasi un quarto degli intervistati (23%) gioca un ruolo importante anche il suggerimento da parte di celebrità e influencer. 

"Sempre più persone utilizzano i social media e li percepiscono sempre di più come un canale di acquisto" ha affermato Chrissie Jamieson, Vicepresidente Marketing di MarkMonitor. "Di conseguenza è probabile che il numero di transazioni effettuate su queste piattaforme aumenti. La ricerca evidenzia che, indipendentemente da dove decidano di fare acquisti online, i consumatori rimangono il principale bersaglio dei contraffattori e si aspettano dai brand e dalle piattaforme social una maggiore attenzione verso la sicurezza".

"Le aziende devono includere anche le piattaforme di social media nelle loro strategie di protezione del brand online per salvaguardare gli acquirenti e la propria reputazione. Molte piattaforme social si sono già attivate per difendersi dalla vendita di prodotti contraffatti e stanno costantemente migliorando le proprie strategie per rilevare e denunciare i falsi, ma i consumatori ritengono che tutte le parti interessate debbano fare di più in futuro" 

La ricerca ha rivelato inoltre che i consumatori si fidano di alcuni aspetti dello shopping sui social media. Due terzi (66%) degli acquirenti non dubita delle informazioni mostrate dai siti di shopping sui social media, mentre il 30% non ha problemi a utilizzare la propria carta di credito per effettuare un acquisto.  Gli intervistati hanno dichiarato che i prodotti comprati più frequentemente sui social media sono abbigliamento, accessori elettronici e per la casa, mentre non comprerebbero mai altre categorie di beni o servizi come gioielli (27%), prenotazione delle vacanze (27%), prodotti per la salute (26%) e biglietti per eventi (24%).

La ricerca è stata commissionata da MarkMonitor e condotta dalla società di sondaggi indipendente Vitreous World. È stato esaminato un campione di 2.603 consumatori di cinque paesi: Italia, Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti per valutare le loro esperienze e opinioni sullo shopping online, la sicurezza e il ruolo dei brand. Le interviste sono state condotte online ad agosto 2019.

Il report completo è disponibile sul sito di MarkMonitor.

martedì 17 settembre 2019

Napoli da scoprire (per i più piccoli e non solo): sabato torna la Caccia al Tesoro cittadina

Napoli da scoprire (per i più piccoli e non solo): sabato torna la Caccia al Tesoro cittadina

Sabato 21 settembre Napoli si trasforma in un'enorme ludoteca a cielo aperto con la "Caccia al Tesoro Cittadina" promossa dall'Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Napoli nell'ambito del progetto "Una città per giocare" realizzato con la coop. Progetto Uomo.
L'appuntamento per adulti e piccini iscritti alla competizione è alle ore 16,00 in quattro diversi punti della città, da piazza Dante a piazza San Domenico passando per Largo Berlinguer e la Galleria Umberto I, con oltre 20 squadre composte da ragazzi e famiglie, per un totale di circa 250 partecipanti.

E' una caccia al tesoro organizzata per visitare il territorio e scoprirne gli spazi di gioco: la città diventa con i suoi spazi, le sue strade, i parchi, i giardini ma soprattutto con le sue risorse educative, il luogo della sperimentazione ludica, di nuove sensibilità, di percorsi di educazione, di produzione e fruizione culturale.

"Negli ultimi anni abbiamo messo la Città al centro di una visione politica e culturale differente – spiega l'Assessore alle Politiche Sociali Roberta Gaeta, promotrice dell'iniziativa - con il progetto "Una Città per giocare", giunto alla sua terza edizione, ogni quartiere si è trasformato nel luogo della sperimentazione ludica, per vivere in maniera condivisa momenti di gioco e di cittadinanza attiva, che hanno l'obiettivo di avviare percorsi di educazione, di produzione e fruizione culturale. Il risultato è la sperimentazione di un vero e proprio "sistema ludico urbano", per una città che sia a misura delle persone che la abitano, soprattutto dei bambini".

Il gioco, infatti, è un linguaggio che i bambini sanno parlare spontaneamente e che gli adulti hanno disimparato: offrire momenti di gioco significa, secondo l'Amministrazione locale, offrire momenti e opportunità di relazione e d'incontro.

"Il progetto – spiega la coordinatrice del progetto Viviana Luongo - nasce dalla volontà dell'Assessorato di dare vita alla cultura del gioco come espediente di relazione, legame culturale e strumento per l'appropriazione degli spazi cittadini da parte di bambini, adolescenti e adulti, attraverso tutti gli eventi diffusi sul territorio è diventato l'occasione immancabile per rafforzare il senso di appartenenza alla comunità e di cura per il bene comune in una idea di sviluppo che mette al centro l'infanzia e le giovani generazioni".

In occasione della "Grande Caccia al tesoro cittadina" la città, quindi, diventa protagonista: ogni squadra, munita di macchina fotografica, verrà coinvolta in un percorso interattivo fra giardini e vicoli fino ad arrivare in piazza Municipio attorno alle ore 18,30 per la premiazione.
Che vinca il migliore!

Le iscrizioni sono ancora aperte, basta inviare una mail all'indirizzo info@unacittapergiocare.it 



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Salute: un nuovo disagio sociale: gli Hikikomori, ma chi sono?

Hikikomori, facciamo chiarezza.
Un nuovo disagio che riguarda i giovani si affaccia oggi all'attenzione delle cronache: è quello dei giovani che si chiudono in casa e smettono di frequentare gli amici, la scuola, e vivono di notte occupandosi di videogiochi o attività solitarie.
Salute: un nuovo disagio sociale: gli Hikikomori, ma chi sono?
Chi sono gli hikikomori.
“Hikikomori” è un termine giapponese che significa letteralmente “stare in disparte”. Viene usato per fare riferimento ad adolescenti e giovani adulti che decidono di isolarsi dalla società, vivendo nella solitudine della propria stanza.
Dal momento che si tratta di un fenomeno che riguarda persone ritirate o disinteressate a interagire con gli altri, esso tende a rimanere invisibile al mondo esterno e, nonostante la sua grande diffusione, è ancora poco conosciuto.
L’autoreclusione volontaria degli hikikomori, se non affrontata, può durare anche molti anni e compromettere in modo irreversibile la vita dell’individuo. Trattandosi di un nuovo fenomeno sociale, le famiglie e le istituzioni si trovano impreparate, in parte per la carenza di informazione tra il personale, ma soprattutto per l'impossibilità di comunicare con un ragazzo refrattario a contatti con l'esterno.
È quindi importante che le istituzioni comincino a considerare con attenzione il problema e si dotino degli strumenti per fronteggiarlo.
Come si riconosce un hikikomori?
L’insorgenza delle manifestazioni di ritiro sociale avviene generalmente nel periodo della preadolescenza, dell’adolescenza o della prima età adulta. Tuttavia, in alcuni rari casi, può insorgere anche in terza età.
Il ritiro sociale può essere più o meno intenso, a partire da sporadici rifiuti a partecipare a eventi mondani, assenze scolastiche saltuarie, fino a forme di isolamento sociale sempre più severe e totalizzanti.
Il fenomeno hikikomori è diverso dal fenomeno dei NEET in quanto si contraddistingue con l’allontanamento progressivo dalla società. Si tratta di una forma di autoreclusione volontaria caratterizzata dal disinvestimento per le relazioni interpersonali e da un circolo vizioso di progressivo isolamento.
Tra i principali campanelli d’allarme possiamo identificare:
  • Ritiro scolastico
  • Disinteresse nelle interazioni reali, specialmente con i coetanei
  • Inversione del ritmo sonno veglia
  • Auto confinamento nella propria camera da letto
  • Preferenza per attività solitarie (di solito legate alle nuove tecnologie), spesso anche giochi online.
  • Il fenomeno colpisce soggetti di entrambi i sessi, con particolare incidenza su quello maschile
  • L’hikikomori ha diversi livelli di gravità ed un processo graduale che può portare più o meno rapidamente all’isolamento totale. L’isolamento può durare alcuni mesi o diversi anni, e generalmente non si risolve spontaneamente.
Perche’ si diventa hikikomori?
Non è stata identificata una relazione causa effetto. L’hikikomori è il risultato di una serie di concause caratteriali, sociali e familiari. Tuttavia ogni caso è profondamente diverso ed è difficile stabilire quale di questi tre aspetti incida maggiormente sulla scelta dell’isolamento.
Gli hikikomori sono nella maggior parte dei casi persone molto acute, profonde e introspettive, con una grande sensibilità nei confronti della vita. Hanno una lucidità e uno sviluppo cognitivo normale, se non addirittura sopra la media. Si trovano, tuttavia, in difficoltà nel sostenere e rielaborare episodi di esclusione o derisione da parte dei coetanei, a fronte dei quali sviluppano reazioni ingovernabili di ansia panico, con una conseguente difficoltà nell’instaurare relazioni sociali soddisfacenti e gratificanti.
Quanto dura l’hikikomori?
Non vi è un tempo limite. L’hikikomori non è una fase dell’esistenza, ma una modalità fortemente interiorizzata di fronteggiare e interpretare la realtà circostante. Se non affrontato adeguatamente, il ritiro sociale può durare potenzialmente anche tutta la vita.
Ecco alcune informazioni chiave:
  • Gli hikikomori NON sono malati mentali
  • Gli hikikomori hanno sviluppato una visione molto dolorosa degli effetti delle relazioni umane sul proprio benessere, per cui associano esperienze vissute come particolarmente negative a qualsiasi pratica di vita esterna. Il loro isolamento non origina da una psicopatologia, ma da una visione negativa della realtà circostante
Considerare l’hikikomori come un “malato mentale” significa, pertanto, banalizzare un disagio che ha radici profonde e complesse. 
Alcune recenti ricerche scientifiche hanno, inoltre, stabilito l’esistenza di un “hikikomori primario”, ovvero una condizione di isolamento sociale che non deriva da nessuna psicopatologia pregressa.
Il governo del Giappone (Paese dove il fenomeno è molto più diffuso e aggressivo rispetto all’Italia) ha stabilito con un documento ufficiale che “l’hikikomori non deve essere considerato una malattia”.
Gli hikikomori non sono dei fannulloni
Il pregiudizio che gli hikikomori siano pigri è il più comune. È quello che suppone che gli hikikomori si isolino per poter evitare la fatica dello studio o del lavoro e dedicarsi a attività ludiche. Si tratta di una assunzione completamente errata: i soggetti hikikomori sarebbero perfettamente in grado di affrontare gli impegni scolastici e lavorativi se non fossero scoraggiati dalle loro esperienze negative con le relazioni sociali e non si sentissero schiacciati dalle eccessive pressioni di realizzazione sociale trasmesse dalla società o dagli adulti rilevanti.
 
Vi è sempre una grande paura di fondo nel doversi confrontare con gli altri. Scherno, risa, commenti, o anche solo semplici sguardi che possano farli sentire giudicati, sono causa di grande vergogna e malessere.
Gli hikikomori NON hanno avuto una educazione permissiva
Spesso si presume che i genitori del soggetto ritirato non siano in grado di garantire una buona educazione dei figli e non sappiano istituire un modello di regole chiare che indichino al giovane il corretto comportamento sociale, i doveri e le responsabilità. Eppure, la letteratura sul fenomeno rileva che l’educazione permissiva non si riscontra con regolarità nei soggetti colpiti dal fenomeno e, soprattutto, non con una incidenza maggiore rispetto ad altre problematiche.
Non punirli o costringerli
È importante ribadire che l’isolamento di un hikikomori non è mai frutto di una causa di forza maggiore, ma è una scelta conscia e fortemente interiorizzata, dovuta a un vissuto di esperienze sociali e relazionali particolarmente negative. Usando le maniere forti su questi ragazzi si ottiene solamente ulteriore contrasto e chiusura. Bisogna invece mostrarsi comprensivi nei loro confronti, cercando sempre il dialogo e provando ad aiutarli a migliorare la visione profondamente negativa che hanno sviluppato nei confronti delle relazioni e della società.
Non basta staccare Internet
Hikikomori e dipendenza da Internet sono due condizioni molto diverse. La realtà da cui fuggono i ragazzi hikikomori è quella del confronto sociale e del connesso rischio di mortificazione e vergogna. Tale stato di isolamento autoimposto spinge l’hikikomori a cercare rifugio nel Web e a utilizzarlo come unico mezzo di contatto con il mondo esternoL’eventuale abuso di Internet è, dunque, una conseguenza dell’isolamento e non una causa scatenante. Impedire loro di usare la rete significa condannarli a un isolamento totale. 
Hikikomori e propensione al suicidio
La condizione del ritiro sociale volontario NON è necessariamente un fattore di rischio per la propensione al suicidio, anzi, può costituire una difesa messa in atto dal ragazzo per allontanare pensieri di autodistruzione. Tuttavia il ritiro volontario, se prolungato e non riconosciuto e affrontato può consolidarsi e portare a conseguenze di tipo psicopatologico. Per questi motivi è importante fare informazione corretta presso famiglie, operatori, istituzioni e riconoscere il fenomeno sin dai suoi esordi per intervenire e abbassare il livello di pressione e di conflittualità.
Una associazione di genitori per aiutare i ragazzi
L’Associazione Hikikomori Italia Genitori, nata nel giugno 2017 all’interno del progetto Hikikomori Italia, raccoglie (e accoglie) oggi già molte centinaia di famiglie in tutta Italia, e da allora ha attivato diverse iniziative per fronteggiare il ritiro sociale:
  • Organizza per gli associati incontri gratuiti di supporto per genitori in presenza di uno psicologo, in tutte le località di Italia. Moltissimi casi di associati ci testimoniano che il tipo di approccio di buone prassi adottato dall’associazione sta ottenendo risultati incoraggianti nel miglioramento della comunicazione tra hikikomori e genitori e nel graduale riavvicinamento dei ragazzi alla società.
  • Ha sottoscritto e avviato con l’Ufficio Scolastico Regionale e la Regione Piemonte un protocollo di intesa per fronteggiare l’hikikomori.
  • Partecipa ad un tavolo tecnico voluto dal MIUR per la redazione di linee guida per le scuole di secondo grado.
  • Svolge attività con enti pubblici e privati.
  • Organizza eventi di diffusione. 
Per informazioni:
www.hikikomoriitalia.it
www.facebook.com/HikikomoriItalia
www.hikikomoriitalia.it/p/gruppo-genitori.html
Hikikomori Italia Genitori ONLUS
Via Monfalcone, 2
Nerviano (MI) 

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