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lunedì 25 marzo 2019

Per la prima volta a MECSPE i robot mobili di MiR: versatili e ideali per la fabbrica connessa e la logistica 4.0

Per la prima volta a MECSPE i robot mobili di MiR: versatili e ideali per la fabbrica connessa e la logistica 4.0

Dal 28 al 30 marzo, presso il Pad. 5 – stand I55, MiR presenterà i propri robot mobili collaborativi durante MECSPE, presso la Fiera di Parma


Automatizzare i trasporti interni non è mai stato così semplice. I visitatori di MECSPE (Parma 28-30 Marzo) lo potranno scoprire allo stand di Mobile Industrial Robots. MiR, che per la prima volta si presenta in Italia con un proprio stand, sarà presente in fiera nel Salone Motek (Padiglione 5 – stand I55) con due dei suoi robot mobili autonomi, il MiR200 e il MiR500. I robot mobili autonomi di MiR permettono di automatizzare il trasporto interno delle aziende, ottimizzando i flussi di lavoro e liberando il personale per attività di maggior valore, contribuendo così ad aumentare la produttività e riducendo i costi.

Secondo Thomas Visti, CEO di MiR, la robotica collaborativa mobile sarà uno dei trend fondamentali per il 2019. Afferma Visti: "La IFR (Federazione Internazionale di Robotica) ha rilevato che le vendite di robot di servizio professionali sono aumentate dell'85% dal 2016 al 2017 e sono state vendute 109.500 unità, per un valore totale di 6,6 miliardi di dollari. Inoltre nel 2017 il 63% dei robot di servizio per uso professionale era di uso logistico come i robot mobili autonomi. La loro popolarità è aumentata costantemente, tanto che l'IFR stima che le vendite saliranno a 600.000 unità tra il 2018 e il 2021."

I robot di servizio trovano oggi applicazione in ogni settore, dalla logistica al food & beverage, all'automotive. MiR, con i suoi robot mobili autonomi, contribuisce a questa espansione.

"Anche il mercato italiano sta crescendo e ci sono segnali positivi, specialmente nell'ambito dell'ammodernamento degli impianti e delle linee di produzione." Commenta Davide Boaglio, Area Sales Manager per l'Italia. "Il settore della robotica è in forte crescita e molte aziende hanno recepito le normative di Industria 4.0. L'automazione del trasporto interno è un passo obbligatorio per quelle organizzazioni che desiderano crescere. L'Italia è, ad oggi, tra i Paesi che utilizzano maggiormente tecnologie automatizzate nell'industria, e ne abbiamo già avuto conferma: le implementazioni del nuovo MiR500, dal suo lancio ad automatica  lo scorso giugno, hanno già superato le aspettative."

Durante la fiera si potrà vedere in azione il MiR500, il più potente robot mobile nel mercato, in grado di raccogliere, trasportare e caricare automaticamente pallet fino a 500 kg. Come tutti i robot MiR si muove in sicurezza anche in ambienti dinamici dove si possono incontrare ostacoli.
Il MiR200 invece può trasportare carichi fino a 200kg e, inoltre, grazie alla soluzione MiRHook, il modulo top progettato da MiR anch'esso in mostra durante la fiera, il robot è in grado di trainare carrelli e forche a pallet in modo da aumentare il proprio carino fino a 500kg. 

Analog Devices si posiziona 17a tra le 100 aziende più sostenibili al mondo

Analog Devices si posiziona 17a tra le 100 aziende più sostenibili al mondo


Analog Devices ha annunciato di essersi classificata al 17° posto nella lista delle 100 aziende più sostenibili al mondo di Corporate Knights. Questo è il terzo anno consecutivo in cui ADI è inserita nella lista, dopo essersi classificata al 42° posto nel 2018 e al 78° nel 2017. 

"Siamo lieti di essere stati premiati ancora una volta per il nostro forte impegno verso la sostenibilità economica, ambientale, di governance e sociale", ha dichiarato Vincent Roche, Presidente e CEO di Analog Devices. "In ADI, siamo storicamente orgogliosi di fissare obiettivi sempre più ambiziosi in queste aree, impegnandoci per raggiungerli e superarli in tutto il mondo".

La lista annuale delle 100 aziende più sostenibili al mondo è stilata da Corporate Knights, una società di ricerca canadese specializzata in media e investimenti e focalizzata sul capitalismo etico. Sono state valutate più di 7.500 aziende globali con un fatturato annuo di oltre 1 miliardo di dollari e la classifica si basa su 21 criteri di performance che coprono la gestione delle risorse, la gestione dei dipendenti (compresa la diversità di leadership), le prestazioni dei fornitori e le entrate etiche. La misura del reddito etico, che è stata introdotta nella classifica dello scorso anno e che ora conta per il 50% del punteggio di ogni azienda, tiene conto della percentuale dei ricavi ottenuti da prodotti o servizi attenti a tematiche ambientali e sociali ben definite.

Per ADI, sostenibilità significa essere consapevoli del ruolo più ampio che l'azienda svolge negli ambienti e negli ecosistemi in cui si collocano le sue tecnologie, i clienti e i mercati finali. L'azienda persegue un modello di business che consente una crescita orientata all'innovazione, con vantaggi per tutti i suoi stakeholder - dipendenti, clienti, investitori, partner e comunità - e una buona gestione delle risorse.


sabato 23 marzo 2019

"40mila immigrati l'anno fino al 2060 il fabbisogno dell'Italia in sanità": a Nobìlita si parla di lavoro inclusivo - Bologna

"40MILA IMMIGRATI L'ANNO FINO AL 2060: QUESTI I FABBISOGNI DELL'ITALIA PER ABBASSARE I COSTI DELLA SANITÀ".

A NOBÌLITA SI PARLA DI INCLUSIONE LAVORATIVA ED IMMIGRAZIONE. MARCO LOMBARDO, ASSESSORE AL LAVORO DEL COMUNE DI BOLOGNA, ANNUNCIA L'ADESIONE AL GLOBAL COMPACT CON LAMPEDUSA.
 
Bologna, 23 marzo 2019 - "È folle pensare che ci possa essere una guerra tra lavoratori italiani e lavoratori migranti. Per questo Bologna ha annunciato l'adesione, assieme a Lampedusa, al Global Compact, la call delle Nazioni Unite per creare principi internazionali di etica e rispetto nel mondo del lavoro: siamo le prime due città a farlo" Così Marco Lombardo, Assessore al lavoro di Bologna, intervenuto questa mattina a Nobìlita, il festival del lavoro che chiude oggi a Bologna.  Lombardo ne ha discusso ieri con gli ambasciatori della Tunisia e del Marocco: "il governo non ha aderito al Global Compact e non ne vuole nemmeno parlare – continua - mentre tutti i paesi europei ne stanno discutendo. Non si tratta di aprire una strada a tutta l'immigrazione, al contrario si tratta di creare un sentiero legale di inserimento per queste persone, per rispondere al fabbisogno del mondo del lavoro e riconoscere le competenze dei migranti".   
 
La direzione va creata giorno per giorno e lo spiega Chris Richmond N'zi, il creatore dell'app Mygrants: "il tema dell'immigrazione esiste da sempre e non sparirà a breve, nel 2035 gli africani in età lavorativa saranno più di quelli di tutto il mondo. Si sa per certo che per avere un 20% di riduzione dei costi della sanità l'Italia dovrebbe inserire 40.000 immigrati l'anno fino al 2060 (dati della Ragioneria Generale dello Stato), ma non sta accadendo: è ovvio che la selezione deve essere fatta da entrambe le parti e grazie a strumenti digitali, quali Blue Card e Start Up Visa, utilizzati poco in Europa e malissimo in Italia, si potrebbe scoprire un talento molto più facilmente. Per ora, l'accoglienza italiana non funziona".
 
Su 100 richiedenti asilo, dice Richmond, pre decreto Salvini il 35% avevano uno status, ora il 18% e solo il 2,4% ha occupazione dopo sei mesi, ma con investimento pari a zero. Mygrants fornisce informazioni sui servizi, i doveri e sulle regole di accoglienza italiane ed europee, fornendo anche attività e competenze alle persone che, per giorni spesso interminabili, si trovano nei centri di accoglienza, oltre che inserimenti lavorativi (920 nel 2018). "Gli emigrati non rubano lavoro agli italiani, né agli italiani in Europa, ma possono, anzi, creare lavoro, il fabbisogno lavorativo italiano rimane scoperto del 70% e, grazie a Mygrants, spesso, siamo stati in grado di coprire incarichi che nessun italiano, per competenze, era stato in grado di assumersi" conclude Richmond Nzi.
 
Al panel "Il lavoro che crea inclusione" sono intervenute anche Laura Silvia Battaglia, giornalista e documentarista di Tv2000, Andrea Notarnicola, consulente di organizzazione e partner di Newton, Maria Cristina Bombelli, presidente di Wise Growth.
 
"Siamo tutti diversi, ma diversi da chi? – si chiede la Bombelli – "in azienda, ogni tanto, si creano punti di scontro tra diversi gruppi perché si è troppo abituati a confrontarsi tra 'uguali' ed è giusto, quindi, essere un po' antropologi organizzativi, ogni azienda è diversa e includere non è facile perché necessita un percorso organizzativo importante e devono essere aperte finestre di dialogo. Le sue parole vengono riprese dalla Battaglia che, con un focus sugli italiani di fede islamica, spiega: "mi occupo di queste realtà, sia in territorio italiano che in Nord Africa, e spesso noto, in ambito lavorativo e in paesi come la Giordania, che si parla di coesistenza più che di inclusione".
 
Notarnicola si è soffermato invece sul tema del talento: "nelle aziende spesso mancano adeguati percorsi di formazione manageriale pro-inclusione, se non in aziende di levatura globale, e anche questo è un problema
 
di inclusione. Chi lo dice che dopo i 35 non sei più un talento? Chi lo dice che se sei donna o se hai studiato in un'università piuttosto che in un'altra sei più o meno adatto per un ruolo lavorativo? Spesso vengono tracciate figure stereotipate che rendono i dipendenti tutti uguali e conformi". Il talento può esserci ad ogni età, può venire da ovunque e può essere donna e uomo e l'inclusione deve essere innanzitutto rispetto.
 
 
 
FiordiRisorse – Persone Maiuscole è una business community nata nel 2008 come Gruppo sulla piattaforma LinkedIn con l'intento di promuovere relazioni aggregando Persone e Imprese che operano nel Centro/Nord Italia. Riconosciuta come Best Practice italiana da LinkedIn, conta oggi più di 6.000 associati: una vera e propria Community, dove le aziende si aprono al pubblico condividendo progetti e processi in modo trasparente e costruttivo.

SENZAFILTRO è la testata giornalistica che tratta i temi del lavoro, cultura manageriale e libere professioni e che fa capo alla Business Community FiordiRisorse. 


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Welfare, con il rinnovo dei contratti collettivi aumentano i benefit, tra i preferiti shopping card e buoni benzina

WELFARE, CON IL RINNOVO DEI CONTRATTI COLLETTIVI AUMENTANO I BENEFIT PER I DIPENDENTI: TRA I PREFERITI SHOPPING CARD E BUONI BENZINA

Grazie all'ultima Legge di Bilancio milioni di lavoratori godranno nel 2019 di una maggiore quota welfare all'interno del contratto collettivo nazionale, che garantirà loro ancora più benefit oltre ai vantaggi fiscali per le aziende. Secondo gli esperti per migliorare la qualità della vita e la soddisfazione dei dipendenti è bene scegliere soluzioni molto apprezzate come buoni carburante (82%) e gift card (53%) come Pass Shopping.

 

Ben 200 euro in benefits per i dipendenti del settore Metalmeccanico Industria a partire dal 1° giugno 2019, 150 euro per i lavoratori del settore Metalmeccanico PMI a partire da gennaio 2020 e 150 per quelli del settore Orafi, Gioiellieri e Argentieri a partire da giugno 2019: sono queste le nuove quote maggiorate stabilite da alcuni dei rinnovi dei principali contratti collettivi nazionali del lavoro firmati dalle maggiori sigle sindacali. Ma quali sono i vantaggi per le aziende? Secondo gli studi l'attivazione di benefit welfare migliora notevolmente i livelli di retention, riduce i tassi di assenteismo, aumenta la capacità di attrarre talenti e il coinvolgimento dei collaboratori. Ma non è tutto, perché questi servizi hanno anche grandi vantaggi economici proprio per le aziende, essendo totalmente defiscalizzati. Ma quali sono i benefit più apprezzati dai lavoratori? Secondo una ricerca di Ipsos Marketing per Sodexo Benefit&Rewards Services su un target di 800 dipendenti di aziende private dai 25 ai 60 anni, ben l'82% è interessato a ricevere buoni per la benzina e il 53% ha espresso la sua preferenza per le gift card, mentre il fanalino di coda è rappresentato dai regali materiali, che interessano soltanto al 26% dei dipendenti. Un trend che ha spinto le più grandi aziende del settore welfare a creare prodotti ad hoc, in grado di unire tutti i migliori servizi legati all'acquisto con una rete capillare e ricca di partner e i vantaggi fiscali per l'impresa che li offre, e guide pratiche al welfare nel CCNL come l'ebook gratuito di Sodexo Benefit&Rewards Services.

 

Grazie alla Legge di Bilancio 2018, che ha permesso alle imprese di disporre di diversi premi di produttività e vantaggi fiscali, proprio il colosso francese ha posto l'attenzione sui bisogni extra lavorativi dei dipendenti, promuovendo il Pass Shopping, il buono acquisto cumulabile, integrabile in denaro e che offre la possibilità di essere utilizzato sia online sulle piattaforme eCommerce più prestigiose, sia in numerosi punti vendita in tutta Italia. "Grazie ai rinnovi dei contratti collettivi nazionali del lavoro sono sempre di più le aziende interessate ad elargire un premio di produttività sotto forma di fringe benefit per incrementare la motivazione e la produttività dei dipendenti – spiega Sergio Satriano, Managing Director di Sodexo Benefit&Rewards Services – Per questo motivo in occasione del Festival del Lavoro a Genova abbiamo ribadito l'importanza dei benefits aziendali e il nostro impegno nel fornire servizi in grado di migliorare la qualità della vita con soluzioni ad hoc. Il Pass Shopping, ad esempio, è un metodo efficace, versatile e flessibile per adempiere alle disposizioni dei CCNL e avere la garanzia di rispettare le scadenze. E in più rappresenta il nostro plusvalore: se da un lato migliora la vita lavorativa dall'altro incontra le esigenze e coccola i dipendenti, mantenendo alto il loro livello di soddisfazione e performance".



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CNR: nuova luce sull’evoluzione recente del la Rift valley africana

Nuova luce sull'evoluzione recente della Rift valley africana

Un gruppo di ricerca coordinato dall'Istituto di geoscienze e georisorse del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Igg), ha ottenuto nuovi dati sullo sviluppo dei sistemi di rift continentali. In particolare, i ricercatori hanno studiato una porzione quasi sconosciuta della rift valley africana, il rift del Ririba (Sud dell'Etiopia), permettendo di ricostruirne la storia geologica. I nuovi dati hanno dimostrato come la sua nascita sia dovuta alla propagazione verso sud della Rift valley etiopica intorno a 3.7 milioni di anni fa, sia stata di breve durata e si sia interrotta da circa 2.5 milioni di anni. Lo studio è stato pubblicato su Nature Communications, nel quadro di un progetto finanziato dalla National Geographic Society

Le rift valley continentali sono processi geodinamici che si manifestano con grandi fratture nella superficie terrestre (rift in inglese significa spaccatura, rottura). La loro espansione, nel tempo, provoca la rottura delle placche continentali e la formazione di nuovi bacini oceanici. La Rift valley africana è un esempio classico di questi processi geodinamici, il cui sviluppo risulta fondamentale per controllare morfologia, clima e biosfera in Africa orientale e comprendere le relative implicazioni per l'evoluzione della nostra specie nella 'culla dell'umanità'. Un gruppo di ricercatori, coordinato da Giacomo Corti dell'Istituto di geoscienze e georisorse del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Igg), provenienti da università ed enti di ricerca di diversi paesi (Etiopia, Francia, Germania, Italia, Nuova Zelanda e Regno Unito), ha ottenuto nuovi dati sullo sviluppo recente della Rift valley africana. Lo studio è stato pubblicato su Nature Communications, nel quadro di un progetto finanziato dalla National Geographic Society. "Siamo partiti da dati raccolti durante una campagna di lavoro in un'area remota al confine tra Etiopia e Kenya e abbiamo integrato i risultati del nostro lavoro con analisi di laboratorio su campioni di rocce vulcaniche, uno studio della sismicità e della morfologia dell'area e sofisticati modelli numerici", afferma Giacomo Corti del Cnr-Igg. "Ciò ha permesso di ricostruire la storia geologica del Rift del Ririba, un settore precedentemente quasi sconosciuta della Rift valley africana". I risultati hanno mostrato come il Rift del Ririba sia nato dalla propagazione verso sud della Rift valley etiopica intorno a 3.7 milioni di anni fa; tuttavia, in contrasto con precedenti teorie sull'evoluzione del processo di rifting nella regione, i nuovi dati mostrano come questa propagazione sia stata di breve durata e si sia interrotta da circa 2.5 milioni di anni. In questo periodo l'attività tettonica nel Ririba rift è cessata e la deformazione è migrata ad ovest nella regione del lago Turkana, dove i sistemi di rift del Kenya e dell'Etiopia sono attualmente direttamente connessi. Una fase tardiva di vulcanismo che ha dato luogo a numerose colate di lave basaltiche e impressionanti crateri vulcanici esplosivi (maars), ha successivamente interessato l'area del Ririba. "Questa attività vulcanica, non direttamente collegata a significativi eventi tettonici, apre nuove domande su come vulcanismo e fratturazione della crosta terrestre interagiscano durante il processo di 'rifting' continentale" conclude il ricercatore del Cnr-Igg. "In generale, questi nuovi risultati suggeriscono come il processo di connessione dei maggiori settori della Rift valley, in questo caso del Kenya e dell'Etiopia, sia legato a fasi di propagazione e abbandono che causano variazioni geologicamente rapide della posizione e caratteristiche dell'attività vulcanica e tettonica. Ciò può essere stato all'origine di importanti cambiamenti nella morfologia e negli ambienti naturali nel sud dell'Etiopia che possono, a loro volta, aver condizionato i pattern di migrazione dei nostri antenati in Africa orientale".

Roma, 22 marzo 2019

La scheda

Chi: Cnr-Igg

Che cosa: Corti G., Cioni R., Franceschini Z., Sani F., Scaillet S., Molin P., Isola I., Mazzarini F., Brune S., Keir D., Erbello A., Muluneh A., Illsley-Kemp F., Glerum A. (2019). Aborted propagation of the Ethiopian rift caused by linkage with the Kenyan rift. Nature Communications, 10, Article number: 1309 (2019)  




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20 anni senza Faber - un evento a Brescia



I Mercantinfiera 2.0 (gruppo musicale veronese, attivo ne panorama musicale da più di vent'anni) propongono uno spettacolo incentrato su alcuni brani tratti dal vasto repertorio di Fabrizio de Andrè . Si tratta di una attenta selezione di canzoni che parte dagli esordi con "La città vecchia" e finisce con alcuni lavori dell'ultimo album  “Anime Salve", passando ovviamente attraverso il live realizzato da De Andrè con la PFM. Gli arrangiamenti, riproposti nel modo più fedele possibile a quelli originali, rappresentano uno dei tratti distintivi del 
gruppo. A due anni dall'abbandono dello storico cantante dei Mercantinfiera, è entrato nel gruppo Ninè lngiulla. Avvocato per professione ed artista per passione, che il 7 febbraio scorso è stato ospite al Festival di Sanremo proprio per ricordare il ventesimo della scomparsa di Faber. Tale ricorrenza verrà ricordata anche da EventiMacramé, con una serata speciale, nella cornice del Teatro Santa Giulia di Bresciacon la straordinaria partecipazione del Maestro Mark Baldwin Harris, musicista di Fabrizio De André per molti anni e arrangiatore di diversi suoi capolavori. Collaboratore di artisti quali Edoardo Bennato, Toni Esposito, Antonella Ruggiero, Laura Pausini, Sergio Caputo, Eros Ramazzotti, Giorgio Gaber, Skiantos, Massimo Riva, Mia Martini, Enzo Jannacci, Pino Daniele, Roberto Vecchioni, Eugenio Finardi e Renato Zero.


Ninè Ingiulla

Nato a Biancavilla (Catania) nel 1985, nutre fin da tenera età una grande passione per il canto e per la canzone d'autore italiana. Parallelamente agli studi scolastici, approfondisce lo studio delle opere letterarie classiche e medioevali, in particolare della Divina Commedia di Dante Alighieri, di cui ha imparato a recitare a memoria numerosissimi canti. È diplomato al liceo classico Arnaldo da Brescia, laureato presso l’Università degli Studi di Brescia, e diplomato alla Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali. Oggi è anche uno stimato avvocato.
Dal 1995 al 2000 ha preso lezioni private di chitarra classica e acustica. Dopo aver suonato e cantato da solista in numerose feste private, teatri e locali pubblici, nel 2007 scrive il suo spettacolo: “ Dante e De Andrè – IL SOGNO: INFERNO”. Poi successivamente ìdea la rappresentazione dedicata alla cantica del Purgatorio, intitolato “Dante e De Andrè – Dove l’umano spirito si purga e di salir al ciel diventa degno.” Egli è, inoltre, autore dello spettacolo “ Voci da Spoon River.” Ad oggi si esibisce anche in numerose interpretazioni di pezzi inediti (di cui è autore –arrangiatore e paroliere) e tributi ai grandi della musica leggera italiana e internazionale, lavorando con numerosi musicisti, tra cui Giorgio Cordini, già chitarrista di Fabrizio De André dal 1991 al 1998, anno della morte del cantautore genovese.
Dal 2013 è iniziata una proficua collaborazione col maestro di violino DANILO ARTALE, versatile polistrumentista (pianoforte, mandolino, ukulele), che collabora a sua volta con giganti della musica mondiale come ENNIO MORRICONE, NICOLA PIOVANI. Con l'amico Danilo ArtaleNinè ha formato un gruppo cui ha dato il nome di "SOGNO NUMERO 2".


Mark Harris

Nato in Connecticut (Stati Uniti) da una famiglia di musicisti non professionisti, si avvicina alla musica attraverso lo studio del pianoforte classico. Più tardi si cimenterà nei più vari generi musicali, dalla "new music" contemporanea al rock e al jazz, dando prova di grande eclettismo.
Nell'estate del 1967 si trasferisce insieme alla famiglia in Italia, dove lavora nell'ambito della musica leggera, continuando parallelamente il suo percorso di sperimentazione. Dal 1974 al 1975 ha fatto parte dei Napoli Centrale.
Ha collaborato tra gli altri con Fabrizio De Andrè, Edoardo Bennato, Tony Esposito,Antonella RuggieroLaura Pausini, Sergio Caputo, Eros Ramazzotti, Giorgio Gaber, Skiantos, Massimo Riva, Mia Martini, Enzo Jannacci, Pino Daniele, Roberto Vecchioni, Claudio Chieffo, Eugenio Finardi e Renato Zero.
Sua è la voce del brano Ave Maria, in lingua sarda, presente nel disco Fabrizio De Andrè del 1981, suonata anche in occasione del funerale del cantautore genovese.
Si è impegnato anche nella didattica. Nel campo della musica pop è da ricordare il successo che ha lanciato gli Articolo31: Oi Maria (Maria Maria). Ha inoltre accompagnato musicisti stranieri come Al Jarreau, Dee Bridgewater,  Randy Crawford e altri.
È stato direttore musicale della produzione milanese di Grease con Lorella Cuccarini



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giovedì 21 marzo 2019

Ste Industries ha siglato un accordo di collaborazione con Donaldson

Ste Industries ha siglato un accordo di collaborazione con Donaldson

Le due aziende lavoreranno insieme per l'implementazione della tecnologia Micro.sp


Ste Industries, azienda italiana specializzata nello sviluppo di soluzioni innovative nel settore dell'Internet of Things (IoT) che consentono la raccolta di dati da sensori wireless Iper Low Power Consumption, ha siglato un accordo di esclusiva con Donaldson, azienda produttrice di soluzioni per la filtrazione, per l'implementazione della sua tecnologia brevettata Micro.sp nel mondo della filtrazione (aria e liquidi) per mezzi pesanti (trattori/ truck/OTR).

Grazie a questo accordo, Donaldson potrà sviluppare una serie di prodotti per il controllo dei filtri sia per l'aria che per i liquidi, basati sulla tecnologia radio Iper Low Power Micro.sp di Ste Industries. I primi prototipi potranno essere ponti già a partire dalla metà del 2019.

Per il settore del filtraggio è fondamentale poter utilizzare soluzioni Iper Low Power Consumption e Micro.sp si è rivelata la piattaforma IoT ideale che permetterà a Donaldson di sviluppare e proporre sul mercato prodotti estremamente innovativi, compatti e integrati a costi contenuti.

"Siamo veramente entusiasti che Donaldson abbia scelto la nostra soluzione tecnologica e al tempo stesso siamo estremamente confidenti di poter creare del grande valore aggiunto alla loro gamma prodotti." Ha dichiarato Matteo Moiraghi, Business Development di Ste Industries. "È sicuramente uno dei sistemi IoT più promettenti che ci sia mai capitato di sviluppare. I piani di Donaldson sono particolarmente importanti e prevediamo uno sviluppo celere già nei primi mesi del 2019".

I prossimi passi per Ste Industries prevedono lo sviluppo di diverse soluzioni sia lato trasmittente con diversi sensori, sia lato ricevitori, oltre a una piattaforma cloud in collaborazione con alcuni partner selezionati. Lo scopo è quello di realizzare una piattaforma IoT completa, più avanzata in tema di gestione delle flotte e delle parti di ricambio, che abbraccia trasversalmente diversi partner che condividono business model complementari.

La tecnologia Iper Low Power Micro.sp di Ste Industries è stata riconosciuta da Frost & Sullivan come Best Practice per l'Innovazione Tecnologica nel settore dei pneumatici connessi nel 2018.

Le soluzioni sviluppate grazie alla partnership delle due aziende saranno presentate in occasione di Bauma, padiglione A4 stand 348, che si terrà a Monaco di Baviera dall'8 al 14 Aprile.

Per maggiori informazioni, visitare il sito di Ste Industries.


mercoledì 20 marzo 2019

Giornata Mondiale contro il razzismo: 21 marzo 2019 Librerie Feltrinelli e l’Associazione "Il Razzismo è una brutta storia" presentano il cortometraggio vincitore del premio "G2" alla 75a mostra internazionale del cinema di Venezia.

IO SONO ROSA PARKS, IL CORTOMETRAGGIO CHE INVITA A RIFLETTERE SUL FENOMENO DEL RAZZISMO

 

Domani pomeriggio la presentazione nelle librerie di Bologna, Bari, Firenze, Genova, Lecce, Milano, Napoli, Padova, Mestre, Palermo, Roma, Torino e Verona

 

 

Il cortometraggio del regista Alessandro Garilli, prodotto da Angelika Vision con il sostegno di Mibact e bando MigrArti, in collaborazione con Risine Africans, Italiani senza Cittadinanza e Centro Mondinsieme, sarà protagonista degli eventi organizzati in Italia durante la Settimana d'Azione contro il razzismo 2019 promossa dall'UNAR, l'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali deputato dallo Stato italiano a garantire il diritto alla parità di trattamento di tutte le persone.

Quattordici anni fa moriva una delle principali donne simbolo della lotta alle discriminazioni razziali, Rosa Louise Parks, grazie alla quale il mondo scoprì che ancora nella prima metà del 1900 sugli autobus della capitale dell'Alabama i posti a sedere erano divisi per settori in base al colore della pelle. I primi posti erano destinati ai bianchi, quelli in fondo agli afroamericani, in mezzo una parte poteva essere utilizzata da entrambi a patto che i secondi avrebbero dovuto cedere ai primi il posto nel caso in cui non ve ne fossero disponibili. Eclatante fu la presa di posizione di Rosa che si rifiutò di cedere il proprio posto ad un bianco al punto di dare origine a quello che la storia ricorda come "il boicottaggio degli autobus a Montgomery". Della Parks però non sono mai morti gli ideali che oggi rivivono grazie al cortometraggio che porta il suo nome e che verrà proiettato in diverse città d'Italia.

IL CORTOMETRAGGIO Io Sono Rosa Parks è ambientato al MAXXI, il Museo nazionale delle arti del XXI secolo, a Roma ed è strutturato come se fosse una grande istallazione fotografica, impreziosita da scatti di importanti fotoreporter americani.

LA TRAMA si sviluppa all'interno del museo ed è narrata da 12 protagonisti che hanno origini famigliari diverse (ghanese, ecuadoriana, nigeriana, albanese…) e arrivano da differenti città italiane e appartengono tutti a #ItalianiSenzaCittadinanza, il movimento che si batte per l'accesso alla nazionalità italiana e pari diritti per un milione di figli di stranieri nati o comunque cresciuti in Italia. Io sono Rosa Parks, raccontando il legame tra il profondo sud degli Stati Uniti (degli anniCinquanta e Sessanta) e l'odierno Medio Oriente, compie una riflessione sulla segregazione; mostra come essa sia stata in grado di attraversare il tempo e lo spazio e come ancor oggi riesca a dividere non solo i bianchi dai neri, ma soprattutto i diritti dai "civili" e i diritti dagli umani.

OBIETTIVO del cortometraggio è un invito alla riflessione per capire se esiste questa odiosa "linea di separazione" anche vicino a noi e chi possa essere oggi in Italia Rosa Parks.

 

Gruppo 100% italiano, Soft Strategy Group è specializzata nel settore del management consulting e dei servizi legati alla trasformazione tecnologica dei processi produttivi, per la fornitura di servizi professionali alle imprese di medie e grandi dimensioni nei mercati di Telecomunicazioni, Energia, Trasporti e Pubblica Amministrazione. Il gruppo conta ad oggi oltre 300 dipendenti e 7 sedi in Italia (Roma, Milano, Bologna, Genova, Firenze, Matera e Rende).All'avanguardia sul mercato delle competenze, rafforzati con programmi di Education ad hoc nei contesti tecnologici dell'Automation, Security, Big Data, IoT, Blockchain, Soft Strategy Groupdal 2017 si ramifica anche in un'attività di produzioni nazionali e service internazionali che prende il nome di Angelika Vision. La società di produzione cinematografica, viene costituita nel novembre del 2009 da Claudio Zamarion e Antonio Marchese, unendo la grande esperienza di Claudio Zamarion nel cinema e la capacità pragmatica e organizzativa di Antonio Marchese. La società di produzione cinematografica si occupa anche di formazione cinematografica all'interno di scuole secondarie e laboratori didattici, operando principalmente nel Lazio e in Abruzzo. Al momento sta lavorando a "Plurals", un progetto vincitore del bando contro la violenza di genere indetto dal Ministero delle Pari Opportunità che prevede la realizzazione di una mini serie web che ha come tema, appunto, l'importante e necessario contrasto contro la violenza.

Ingranaggi Silent Sprockets: esclusiva tecnologia brevettata a marchio Ognibene


Ingranaggi Silent Sprockets: esclusiva tecnologia brevettata a marchio Ognibene

 

Ingranaggi Silent Sprockets: esclusiva tecnologia brevettata a marchio Ognibene

 

Gli Ognibene Silent Sprockets, conosciutissimi e molto apprezzati nel mondo delle moto, sono ingranaggi con profilo in gomma vulcanizzata che riducono la rumorosità e prolungano la durata della trasmissione.

 

Ognibene S.p.A., azienda bolognese con 48 dipendenti, un fatturato di oltre 12 milioni di euro e più di 5.000 metri quadri di stabilimento, è oggi leader nella progettazione, realizzazione e commercializzazione di trasmissioni a catena e componenti motociclistici. Dopo oltre trent'anni di collaborazione con i più prestigiosi e importanti brand mondiali (DID - NISSIN), Ognibene S.p.A., per rispondere alle specifiche di costruzione delle case motociclistiche e alle esigenze degli appassionati di moto, ha brevettato gli ingranaggi Silent Sprockets.

I Silent Sprockets a marchio Ognibene sono ingranaggi con profilo in gomma vulcanizzata applicato su entrambi i lati che garantiscono una riduzione della rumorosità di almeno 2 db rispetto ad un kit tradizionale, prolungando la durata della trasmissione. Corone e i pignoni della gamma sono realizzati esclusivamente in acciaio C45 e Cromo/Molibdeno.

Risultato della più alta ingegneria motociclistica del reparto Ricerca e Sviluppo, gli Ognibene Silent Sprockets incontrano la creatività di Franco Ognibene, in un design che riassume efficienza e alta precisione. Unici nell'aftermarket, tutti gli ingranaggi Ognibene sono inoltre sottoposti a severi controlli di qualità, per soddisfare le esigenze dei motociclisti più esperti.

Ognibene conferma la competenza del settore con un prodotto unico, brevettato e registrato in Italia (N.0001421413) e negli USA (N. US 9933063 B2).

"Ogni giorno ci impegniamo a garantire unicità ed elevate performance a chi vede, come noi, nella moto più di un mezzo di trasporto", ha dichiarato Federico Arbizzani, Sales Manager Motorcycles Dept. di Ognibene S.p.A. "Nel 2018 le vendite degli Ognibene Silent Sprockets hanno registrato un +15% rispetto al 2017, un consenso che ci induce a ricercare sempre il meglio. Il fatto che questi ingranaggi, in particolare il pignone, siano stati scelti dalle più importanti case costruttrici di moto ci rende ovviamente molto orgogliosi e ci fa capire che oggi il mondo è sempre più sensibile al rumore e all'impatto ambientale".

Gli Ognibene Silent Sprockets con oltre 400 codici sono disponibili presso la rete vendita Ognibene. 




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Analog Devices alla Hannover Messe 2019: garantire più sicurezza nel mondo iperconnesso dell’Industry 4.0

Analog Devices alla Hannover Messe 2019: garantire più sicurezza 
nel mondo iperconnesso dell'Industry 4.0 


Analog Devices sarà ancora una volta protagonista all'Hannover Messe, che si svolgerà dal 1 al 5 aprile presso la Fiera di Hannover, Germania, con dimostrazioni e interventi incentrati sui temi chiave che più interessano i visitatori di questo evento imperdibile, dedicato a tutti gli aspetti della tecnologia industriale e dell'automazione.

Presso il proprio stand (Pad. 9 - stand H23), ADI mostrerà come, grazie ad una posizione dominante in un settore in cui tecnologie analogiche e digitali si incontrano, è in grado di offrire soluzioni hardware e software per machine learning e monitoraggio, connettività completa e sicura, manutenzione industriale con intelligenza artificiale.

In particolare, una dimostrazione illustrerà l'approccio esaustivo al monitoraggio dello stato di salute di macchinari e strutture, mostrando come la tecnologia MEMS avanzata di ADI renda possibile il rilevamento di precisione, mentre il know-how dell'azienda nella conversione analogico-digitale ad alte prestazioni e nella gestione avanzata della potenza garantisce un'elaborazione del segnale con consumo di potenza ultra basso. La "Deep signal chain" e la progettazione dei sistemi consentono ai clienti di ottenere un elevato valore aggiunto, con una migliore esperienza utente. Il monitoraggio in tempo reale, 24 ore su 24, sarà mostrato sia in contesti dinamici (motori) che strutturali (montaggio delle apparecchiature), compresa una metodologia per la supervisione completa dell'installazione di un'apparecchiatura.

Nell'area strettamente correlata della smart maintenance ADI illustrerà come un sistema multisensore intelligente wireless può essere implementato in applicazioni di condition-based monitoring di nuova generazione, che consentono la manutenzione intelligente degli asset. La tecnologia di ADI permette di esaltare il potenziale del condition monitoring; componenti di elaborazione del segnale a bassa potenza, insieme a sensori ad alte prestazioni e reti di comunicazione wireless compatte e robuste, rappresentano un nuovo paradigma di condition-based monitoring, attraverso un ampio range di applicazioni industriali. La dimostrazione di ADI andrà anche oltre, sfruttando i più recenti sviluppi su intelligenza artificiale e machine learning per passare, attraverso approcci predittivi e condition-based, dalla manutenzione preventiva a una vera manutenzione intelligente con ordini generati automaticamente da un assistente digitale.

La connettività completa, sia a livello di fabbrica che aziendale, è alla base di queste tecnologie e, ne consegue, che la cyber security sarà un tema dominante del 2019. ADI affronterà la questione in una dimostrazione che metterà in evidenza le sue soluzioni per l'Industria 4.0. Il miglioramento della sicurezza informatica nel contesto del controllo di fabbrica, ai margini delle reti industriali, sarà evidenziato insieme alle tecniche di Time Sensitive Networking (TSN), che aumentano la sicurezza insieme a funzionalità come la sincronizzazione temporale, la prevenzione e il controllo del TSN tramite OPC-UA.

La tecnologia di Analog Devices non solo consente l'interconnettività dei sistemi industriali, ma è al centro di applicazioni embedded come motor e motion control. La sincronizzazione completa del motion control è supportata dalla tecnologia degli switch di rete multiprotocollo in tempo reale. La tecnologia mixed signal per l'elaborazione del segnale di controllo del movimento è la base ideale per un'ampia gamma di applicazioni servo e robotiche.

L'Ethernet industriale è la spina dorsale di ogni progresso nella connettività, come sarà possibile vedere in un'ulteriore dimostrazione dedicata all'integrazione di sistema con protocolli PROFINET, insieme alla tecnologia di input/output definita dal software. Grazie all'impareggiabile competenza di ADI della catena del segnale analogico, l'I/O definito dal software rappresenta una famiglia innovativa di prodotti per soluzioni flessibili e applicazioni di I/O analogico e digitale in un unico chip. Con la connessione Ethernet industriale e la configurazione PLC, Analog Devices si dimostra ancora una volta in grado di fornire una soluzione one-stop per i moderni dispositivi di campo con connessione Ethernet industriale. Sarà possibile assistere a questa dimostrazione presso lo stand D68, padiglione 9, oltre che nel padiglione PROFIBUS & PROFINET International (PI) e nel padiglione ODVA (associazione globale delle aziende di automazione), presso lo stand E58, padiglione 11.

Lo staff di Analog Devices sarà a disposizione dei visitatori per rispondere alle domande su tutte le aree di interesse della Hannover Messe 2019 - connettività, sicurezza informatica, monitoraggio e manutenzione delle macchine - o su qualsiasi aspetto della tecnologia e dell'offerta di prodotti dell'azienda.

Estendere la frontiera della sicurezza nel controllo industriale

Per molti visitatori di Hannover Messe il tema della sicurezza è un nuovo e preoccupante carico di lavoro. Qualsiasi sistema IT è sicuro quanto il suo anello più debole. Con l'Industria 4.0 la rete si estende a tutti i sensori e attuatori; i potenziali punti di attacco esistono ovunque, dai margini della rete al nucleo del sistema. La sicurezza basata sull'isolamento e il monitoraggio del traffico di rete non è più adeguata, il che porta alla necessità di stabilire una sicurezza a livello dei dispositivi periferici.

Riconoscendo queste preoccupazioni, e con lo scopo di assistere i visitatori alla ricerca di nuove soluzioni, ADI presenterà una ricerca nella sezione conferenze della Hannover Messe, concentrandosi sul "tema caldo" della sicurezza nel contesto industriale. Illustrata da Erik Halthen, System Security Manager di ADI, la ricerca svilupperà l'argomento della nuova rivoluzione industriale fatta di decisioni autonome in tempo reale, che richiede maggiore connettività e un edge computing che cambia radicalmente la sicurezza informatica. 


CASTELLABATE - LUISA MAIURI ( Fdi) FA APPRODARE IN PARLAMENTO IL CASO DEL CAVALCAVIA PERICOLANTE .

CASTELLABATE- Cittadini preoccuparti per lo stato in cui versa il ponte sulla ex SS 267 che sovrasta il Corso Beato Simeone in località Lago di Castellabate (Salerno): il caso finisce in un'interrogazione parlamentare indirizzata al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti a firma del Senatore Antonio Iannone di Fratelli d'italia.
La questione è stata segnalata dal vice sindaco di Castellabate, esponente di Fratelli d'Italia, Luisa Maiuri, che ha sollecitato sull’argomento il Senatore Iannone e ricostruito la vicenda mettendo in evidenza che i cittadini e i tanti turisti che percorrono quel tratto attendono da troppo tempo interventi da parte della Provincia, l'ente che detiene la competenza della strada. 
All'interno dell'interrogazione il Senatore chiede se il Governo è a conoscenza del grave fatto e quali azioni intende intraprendere per garantire l’incolumità dell’utenza del cavalcavia. Un problema che negli anni ha avuto spesso i riflettori puntati sia a livello locale che nazionale, anche le telecamere di RaiDue recentemente sono state sul posto per inserire il caso in uno speciale del TG2 Dossier, che andrà in onda il prossimo 6 aprile.
«L'amministrazione a partire dai primi mesi del 2017 ha inviato molte segnalazioni alla Provincia di Salerno per lo stato in cui versava il sottopasso di accesso alla frazione Lago. Nel 2018 l’Ente Provincia ha commissionato uno studio di verifica strutturale che ha evidenziato la percorribilità della strada a determinate condizioni ed ha disposto il restringimento della carreggiata  per evitare il carico sulla trave lesionata. Nell’Ottobre del 2018 il Consiglio Provinciale ha approvato il progetto dell'intervento di riparazione per un importo di 190mila euro ma da allora nessun lavoro di messa in sicurezza è stato realizzato», denuncia il Vice Sindaco Maiuri, che continua: «Le condizioni del ponte destano molta preoccupazione nella popolazione e nell’utenza della strada in questione che, soprattutto d’estate, è molto sollecitata dal flusso turistico ma la Provincia è incapace di intervenire per i tagli alle risorse e la scriteriata Legge Delrio che ha lasciato all’Ente funzioni fondamentali che per quanto riguarda il territorio Salernitano prevede l’accudimento di circa 2700 km di strade provinciali».

Marco Nicoletti 2019 copyright © 

Pagina Facebook/ @castellabatelive24

martedì 19 marzo 2019

Intervista di Alessia Mocci ad Andrea Parravicini: vi presentiamo La mente di Darwin


“[…] ritengo che un dialogo serio e produttivo tra scienza e filosofia sia oggi quanto mai prezioso. Perché da un lato la filosofia non può fare a meno di confrontarsi con la scienza, altrimenti rischia di divenire una pratica autoreferenziale che non ha più alcun contatto con le problematiche concrete degli esseri umani. Andrea Parravicini

Andrea Parravicini è assegnista di ricerca al Dipartimento di Filosofia dell’Università degli Studi di Milano, e collabora con l’Unità di Ricerca in Filosofia e Storia delle Scienze Biologiche presso il Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Padova.

Ha conseguito il Dottorato di ricerca in Filosofia all’Università degli Studi di Milano (2011), durante il quale ha condotto le sue ricerche sul pensiero di Charles Darwin e del filosofo americano Chauncey Wright, sulla storia dell’evoluzionismo e del darwinismo e sulle sue relazioni con l’origine e lo sviluppo della corrente filosofica del Pragmatismo americano.

Dopo una collaborazione con il Dipartimento di Filosofia dell’Università di Milano, ha successivamente ottenuto un assegno di ricerca post-doc di 27 mesi al Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Padova (2014-2016) per coordinare le attività e condurre ricerche per il progetto internazionale dal titolo “The Hierarchy Group: Approaching Complex Systems in Evolutionary Biology”, co-diretto dall’eminente paleontologo americano Niles Eldredge e dal filosofo della biologia Telmo Pievani. 

Ha tenuto diverse conferenze di profilo internazionale sia in Italia che all’estero, tra cui in Brasile, negli Stati Uniti, in Canada e in diversi Paesi europei. I suoi interessi di ricerca spaziano dalla filosofia della biologia alla filosofia americana, dalla storia del pensiero biologico all’evoluzione umana. 

È autore di diversi libri, capitoli in volumi collettanei e articoli per riviste italiane e internazionali. L’intervista sottostante verterà sul volume edito dalla casa editrice mantovana Negretto Editore “La mente di Darwin” (2009).

A.M.: Gentile Andrea sono lieta di potere dialogare con lei riguardo “La mente di Darwin”, libro edito dalla casa editrice Negretto Editore esattamente dieci anni fa. Come nasce l’interesse per Charles Darwin e la teoria dell’evoluzione?
Andrea Parravicini: Gentile Alessia, lietissimo di questo dialogo. I miei interessi verso Charles Darwin e la teoria dell’evoluzione, e in generale per le tematiche biologiche, sono nati molto tempo fa, già dal periodo degli studi liceali. Avevo, già a quel tempo, forti interessi verso la filosofia, ma ritenevo che le domande più interessanti, in quell’ambito, fossero in fondo quelle che concernevano il vivente, le sue origini, il suo rapporto con l’ambiente e con gli altri viventi, e poi ciò che ci rende umani, la genealogia del nostro corpo e del nostro comportamento moderno, e così via. Per questo motivo, quando mi iscrissi al Corso di laurea in Filosofia, lo feci soprattutto con quel tipo di domande in testa. E così dedicai la mia tesi, sotto la supervisione di Rossella Fabbrichesi, proprio alla figura e al pensiero di Darwin, le cui opere lessi con estremo interesse, attraverso uno sguardo filosofico-genealogico, come mi aveva insegnato Carlo Sini nei suoi indimenticabili corsi tenuti all’Università Statale di Milano. La tesi fu molto apprezzata e mi fu proposto di ricavarne un libro, che fu poi pubblicato dall’editore Negretto, con il titolo “La mente di Darwin”. Dopo la pubblicazione del libro ho continuato a occuparmi di filosofia della biologia e di temi evoluzionisti, tant’è che ho fatto ricerca in quest’ambito per alcuni anni al Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova, presso la prima cattedra italiana di Filosofia delle Scienze Biologiche in un dipartimento scientifico. Attualmente ho un assegno di ricerca all’Università degli Studi di Milano dove cerco di intrecciare questi temi “biologici” con ricerche nell’ambito di quella corrente filosofica chiamata “Pragmatismo americano”.

A.M.: “Ogni scienza ha la sua filosofia”. Perché è fondamentale far dialogare la filosofia con la biologia e le altre scienze?
Andrea Parravicini: Il pensiero filosofico è stato il terreno di coltura, potremmo dire, dal quale la scienza moderna è nata e si è sviluppata. I metodi utilizzati dallo scienziato, la definizione delle aree di ricerca, i limiti epistemologici che separano i diversi territori scientifici sono il frutto di uno sviluppo storico che prende avvio dalle riflessioni del pensiero filosofico, da cui l’impresa scientifica si è resa sempre più autonoma, prendendo infine una propria traiettoria indipendente. Ma nonostante questa indipendenza, è importante rilevare che ogni scienza poggia inevitabilmente su una propria serie di decisioni filosofiche implicite, che spesso non vengono messe adeguatamente a fuoco e che costituiscono la sua peculiare prospettiva, la lente a partire da cui osserva i propri fenomeni. Perciò, come scrive uno dei padri della Sintesi Moderna, Ernst Mayr, riguardo al pensiero biologico,
“A seconda che un autore aderisca all’essenzialismo o al pensiero popolazionale, che creda nel riduzionismo o nell’emergentismo, che stabilisca o meno una chiara differenza tra cause prossime o cause ultime, tutte queste fondamentali differenze ideologiche saranno quelle che determineranno le teorie biologiche per lui accettabili. Per questa ragione il cambiamento e la sostituzione di singole teorie scientifiche sono molto meno importanti nella storia della scienza di quanto non lo siano la nascita e il declino delle principali ideologie che possono influenzare il modo di pensare degli scienziati. Studiare le principali filosofie degli scienziati è compito molto arduo poiché raramente si tratta di posizioni articolate. Sono in gran parte assunzioni tacite, e accolte in modo così incondizionato da non essere neanche mai espresse. Lo storico della biologia incontra alcune delle sue difficoltà più grandi quando tenta di svelare queste tacite assunzioni e chiunque tenti di mettere in discussione tali “eterne verità” si scontra con fortissime resistenze.”
Il rilievo del grande biologo, nonché fine storico delle discipline biologiche, trova numerose conferme lungo tutto l’arco della storia del pensiero sul vivente, e risulta a tutt’oggi valido, considerando i dibattiti e le differenti correnti e impostazioni che attualmente si affrontano e si confrontano nel variegato panorama della biologia contemporanea. Si pensi poi al ruolo che le convinzioni filosofiche più profonde e radicate negli uomini di scienza e nel senso comune hanno giocato (e ancora giocano) nel produrre resistenze, fraintendimenti, travisamenti nei confronti della stessa teoria darwiniana. Questa opposizione, si badi, non giungeva solamente dai difensori di un’ideologia “fissista” o “creazionista”, ma anche da quegli stessi evoluzionisti che, sostenitori di teorie progressioniste, ortogenetiche, o cosmico-teologiche (che tanto proliferarono a partire dall’epoca di Darwin e Spencer), univano all’idea di evoluzione la convinzione tenace di una sua tendenza finalistica verso una meta ultima, magari guidata dalla provvidenzialità di un disegno divino. Non è affatto un caso che il nucleo teorico centrale della teoria darwiniana, quel principio di selezione naturale che così efficacemente aveva contribuito all’accettazione quasi immediata del “fatto” dell’evoluzione all’interno della comunità scientifica, paradossalmente sia stata per un lungo periodo rifiutata e fraintesa quasi da tutti, compresi quegli scienziati e filosofi che si dichiaravano seguaci di Darwin. E non riuscì ad imporsi in modo convincente fino alla grande Sintesi Moderna degli anni trenta-quaranta del Novecento. I motivi più importanti di questa opposizione generalizzata possono senz’altro essere ritrovati nell’ambito di quelle profonde e radicate convinzioni filosofico-ideologiche cui si riferisce Mayr, che, nel caso qui menzionato, mettevano in scena un’idea, di matrice finalista ed essenzialista, del mondo e dell’uomo, che la teoria di Darwin e la filosofia che sottostava a quella teoria, erano seriamente intenzionate a rovesciare dalle fondamenta. La logica e la filosofia di fondo che Darwin con la sua teoria proponeva (una visione basata su un divenire evolutivo non finalistico, che può procedere in tutte le direzioni, come un albero o un corallo, in cui gli eventi contingenti hanno un ruolo cruciale e l’essere umano non è affatto il prodotto finale di un disegno divino ma non è altro che uno dei ramoscelli non necessari dello stesso albero dell’evoluzione) si scontrava cioè direttamente con la filosofia di stampo finalista e antropocentrico dominante ancora nella seconda metà dell’800.
Per tutto questo, dunque, ritengo che un dialogo serio e produttivo tra scienza e filosofia sia oggi quanto mai prezioso. Perché da un lato la filosofia non può fare a meno di confrontarsi con la scienza, altrimenti rischia di divenire una pratica autoreferenziale che non ha più alcun contatto con le problematiche concrete degli esseri umani. Come scrive John Dewey, “La filosofia riconquista se stessa quando cessa di essere un mezzo di trattare i problemi dei filosofi e diventa un metodo, coltivato da filosofi per trattare i problemi degli uomini”. D’altro lato, però, neppure la scienza dovrebbe fare a meno della filosofia, del suo contributo alla formulazione, al chiarimento o alla critica di interpretazioni, ipotesi o teorie, e all’analisi rigorosa dei concetti e delle idee a esse associate, per non parlare delle analisi e della presa di coscienza dei presupposti ideologici taciti a cui si riferiva Mayr. Ma soprattutto non dovrebbe fare a meno del contributo della filosofia riguardo alle riflessioni concernenti la dimensione propriamente etica, sociale, politica, che costituisce, potremmo dire, l’orizzonte di senso in cui anche la prassi scientifica, con le sue verità, si inscrive. La filosofia, potremmo dire in breve, ha il compito etico di formare una visione consapevole, di mostrare cioè che dietro ai concetti e alle teorie, che spesso il senso comune e gli scienziati stessi prendono come verità date e indiscutibili, c’è il frutto di un lavoro, di un percorso storico, di una sedimentazione di sensi e di significati, di verità che mutano, di pratiche che si susseguono.

A.M.: Il caso Wallace è considerato “una coincidenza a dir poco sorprendente”. In dieci anni di studio ha rintracciato altre coincidenze di questo tipo? 
Andrea Parravicini: Darwin sviluppò la sua teoria negli anni compresi tra il 1839 e il 1844 e ne scrisse due abbozzi, rispettivamente nel 1842 (un breve abbozzo della sua teoria della selezione) e uno nel 1844 (un ampliamento di quel primo abbozzo, molto simile a quella che sarà l’organizzazione, lo scopo, e gli elementi essenziali dell’argomentazione presenti ne L’origine delle specie). Darwin però decise di non pubblicare i due scritti, occupandosi di altro, in particolare allo studio dei cirripedi. Solo nel settembre del 1854 tornò a occuparsi del problema delle specie, rileggendo e selezionando per ben venti mesi le sue note. Nel maggio del 1856, su suggerimento del famoso geologo e amico Charles Lyell, iniziò a scrivere un abbozzo delle idee maturate dopo tanto lavoro, col risultato che lo scritto tra le mani di Darwin divenne sempre più ampio fino ad assumere un tono quasi enciclopedico. Arrivò a scrivere dieci capitoli del libro che avrebbe dovuto chiamarsi Natural Selection, finché il 18 giugno 1858 giunse inaspettatamente il saggio di Alfred Russell Wallace (1823-1913), che diede luogo a uno dei casi più famosi della storia della scienza.
Wallace, un botanico suo corrispondente che stava conducendo le sue ricerche nell’arcipelago malese, gli aveva inviato uno scritto, con preghiera di pubblicarlo, in cui sorprendentemente veniva esposta, pressoché identica, la teoria dell’origine delle specie per selezione naturale cui Darwin stava lavorando ormai da circa un ventennio. “Se Wallace avesse avuto il mio abbozzo manoscritto redatto nel 1842, non avrebbe potuto farne un riassunto migliore!”, scrisse Darwin sconsolato a Lyell. In effetti colpisce questa coincidenza (persino negli esempi scelti!), tanto che, come ha scritto Telmo Pievani, questo rimane “uno dei casi più eclatanti di congiunzione di due processi di scoperta paralleli e indipendenti”.
Questa situazione imbarazzante venne risolta con reciproca soddisfazione mediante la pubblicazione, negli atti della Società Linneana, dello scritto di Wallace insieme a un breve riassunto delle idee di Darwin. Tuttavia, la prima enunciazione pubblica della teoria dell’evoluzione per selezione naturale, quasi incredibilmente, fu pressoché ignorata. A quel punto Darwin accelerò la pubblicazione della sua opera, riducendone drasticamente l’entità e tagliando molti dei riferimenti all’ampia bibliografia consultata, che egli si riprometteva di riportare in una successiva edizione in più volumi (ma che non finì mai). Questo abstract, come lo chiamava Darwin, fu pronto nel giro di poco più di un anno e apparve il 24 novembre 1859 col titolo On the origin of species by means of natural selection or the preservation of favored races in the struggle for life. Le 1250 copie di quella prima edizione si esaurì lo stesso giorno.
Si può dire che spesso le scoperte scientifiche “sono nell’aria” e dunque certe coincidenze nelle formulazioni di ipotesi o nel raggiungimento contemporaneo di determinati risultati scientifici sono anche il frutto di un particolare contesto, di un certo clima culturale e sociale, che spinge verso determinate direzioni le attività umane di cui la scienza è una pratica tra le più importanti e significative. Perciò non sono mancati altri casi, nel mondo scientifico, dove due studiosi siano arrivati alla medesima scoperta o a formulare la stessa teoria più o meno contemporaneamente. Si pensi ad esempio alla celebre controversia per la paternità del telefono, o ad altri casi, anche recenti, di studiosi che giungono alla medesima scoperta simultaneamente, come quella che riguarda il virus del HIV. A volte, inoltre, tali episodi rivelano ingiustizie palesi, spesso contro le donne, come nel caso eclatante (e amaro) della scoperta della doppia elica del DNA che vide protagonisti i lavori di Rosalind Franklin, che furono determinanti ai fini della scoperta da parte di Watson e Crick, che si sono guadagnati, a spese della collega morta quattro anni prima, il Nobel per la medicina nel 1962 senza uno straccio di riconoscimento. O come nel caso della scoperta dei cromosomi sessuali, con un’altra grande scienziata, Nettie Stevens, giunta alla scoperta nello stesso anno di Edmund Beecher Wilson, ma a lungo ignorata o osteggiata.  
Tornando al caso Wallace-Darwin, possiamo dire che esso non solo è stato uno dei casi dei più eclatanti della storia della scienza e un bellissimo esempio di grande lealtà tra due gentlemen britannici di fronte a un’imprevedibile coincidenza, ma esso ci mostra anche come spesso un misto di contingenza storica e convergenza direzionata governi non solo il mondo vivente, ma anche l’evoluzione delle idee.

A.M.: Quale lettura consiglierebbe ad un neofita per iniziare questo affascinante studio?
Andrea Parravicini: È una scelta molto difficile, ma forse, tra i tanti che mi vengono in mente, consiglierei il bellissimo libro di Stephen J. Gould, La vita meravigliosa. I fossili di Burgess e la natura della storia, Feltrinelli, Milano 2008.

A.M.: Ha in programma per questo 2019 una nuova pubblicazione?
Andrea Parravicini: Sì, il prossimo giugno uscirà per i tipi di Rosenberg & Sellier un volume da me curato insieme ad altri colleghi, Guido Baggio, Fausto Caruana e Marco Viola, dal titolo Emozioni. Da Darwin al pragmatismo. Si tratta di un’antologia di testi selezionati da opere di Darwin e di autori pragmatisti classici (William James, John Dewey, George Herbert Mead) sul tema oggi molto attuale e discusso delle emozioni. Questi autori studiarono tale questione da una particolare prospettiva naturalistica ed interdisciplinare che ha permesso loro di elaborare una serie di profondissime intuizioni che si sono mostrate capaci di resistere nel corso del tempo. Ancora oggi, infatti, i principali aspetti che caratterizzano le loro indagini – l’universalità delle emozioni, la dimensione corporea, la funzione sociale e comunicativa – risultano essere al centro dei dibattiti in filosofia, psicologia e neuroscienze cognitive.

A.M.: Reputa positiva la sua esperienza con la casa editrice Negretto Editore? La consiglierebbe?
Andrea Parravicini: La mia esperienza con Negretto è stata senz’altro molto positiva, anche per via della competenza, umanità e alta professionalità dell’editore, Silvano Negretto, una persona che stimo molto e che ha fatto del suo lavoro una vera e propria missione. Per questo motivo, lavorare per Negretto è un’esperienza che senza dubbio consiglio a tutti coloro che considerano i libri e la cultura come beni preziosi, da rispettare e salvaguardare. Con Negretto si troveranno a casa.


A.M.: Concludiamo con una citazione…
Andrea Parravicini: Mi piace concludere con la frase citata come esergo ne La mente di Darwin, un motto di un incisore botanico i cui lavori impressionarono molto Goethe, e che rispecchia bene, ritengo, il metodo genealogico che impronta la filosofia evoluzionista:
Veder venire le cose è il miglior mezzo per spiegarle” (Pierre-Jean-François Turpin).

A.M.: Andrea, augurandoci che il lettore attento possa usufruire delle sue preziose riflessioni sull’uomo, la ringrazio per il tempo che ha dedicato all’esplicazione del suo pensiero e la saluto con le parole dello scrittore, poeta e drammaturgo tedesco che ha poc’anzi citato: “Il bello è una manifestazione di arcane leggi della natura, che senza l’apparizione di esso ci sarebbero rimaste eternamente celate.”

Written by Alessia Mocci
Responsabile dell’Ufficio Stampa di Negretto Editore

Info
Sito Negretto Editore - https://www.negrettoeditore.it/
Facebook Negretto Editore - https://www.facebook.com/negrettoeditoremantova/
Acquista La mente di Darwin - https://www.ibs.it/mente-di-darwin.../e/9788895967127?
Leggi l’intervista completa - http://oubliettemagazine.com/2019/03/14/intervista-di-alessia-mocci-ad-andrea-parravicini-vi-presentiamo-la-mente-di-darwin/

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