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domenica 21 ottobre 2018

STRAGE DI MARITTIMI PER AMIANTO - AL VIA SPORTELLO ONA A PIANO DI SORRENTO PER TUTELA VITTIME c.s.

E' strage di marittimi: sono 1600 le vittime dell'amianto

A Piano di Sorrento al via lo sportello ONA per la tutela dei marittimi vittime della fibra killer. 

Piano di Sorrento 21.10.2018 – "L'ONA, alla luce della strage di marittimi per via dell'esposizione alla fibra killer a bordo, per tutelare presso la magistratura e in tutte le sedi competenti i loro diritti, ha deciso di costituire lo Sportello Amianto presso il comune di Piano di Sorrento, in accordo con il Sindaco Vincenzo Iaccarino" – lo ha detto il presidente dell'Osservatorio Nazionale Amianto, Avv. Ezio Bonanni, pioniere della difesa dei lavoratori marittimi esposti ad amianto, in occasione del convegno "Amianto in navigazione: tutela dei marittimi esposti ad amianto" che si è svolto ieri a Villa Fondi (Piano di Sorrento), che aveva l'obiettivo di rendere nota anche l'ingiustificata negazione dei diritti dei marittimi, in particolare quelli legati all'esposizione professionale a polveri e fibre di amianto, anche in momentanea assenza di patologia asbesto correlata. In Italia, ci sono ancora 40 milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto, di cui 33 milioni di amianto compatto ed 8 milioni di tonnellate di amianto friabile. 

Bonanni ha reso pubblici tutti i dati relativi alle loro condizioni di rischio, allo stato dei diversi procedimenti penali e civili in corso, e ha esposto la situazione in merito ai risarcimenti e l'accredito delle maggiorazioni contributive per esposizione ad amianto. 

Non solo mesoteliomi, ma anche carcinomi polmonari, cancro alla laringe, alla faringe, al colon e ancora asbestosi, il presidente ha reso noti tutti i numeri della strage tra i marittimi: 395 casi di mesotelioma (con decessi al 95%) di cui 40 decessi soltanto in Campania, pari all'8,3% dei casi; 800 decessi per cancro polmonare; 600 casi di altri tumori delle vie aeree e gastrointestinali, di cui circa 300 decessi; 200 casi di asbestosi, di cui almeno 100 mortali

Secondo le stime dell'Osservatorio Nazionale Amianto, avvalorate anche dalle risultanze del VI Rapporto Mesoteliomi, l'amianto ha provocato tra i soli marittimi più di 1.600 vittime. I numeri della strage aumentano se si tiene conto dei portuali, che sono pari a 298 casi di mesotelioma. Il picco si verificherà tra il 2025 e il 2030

L'Avv. Bonanni è il pioniere della difesa dei lavoratori marittimi esposti ad amianto, che in un primo momento si erano visti negare il riconoscimento dei diritti alla rivalutazione contributiva ex art. 13 comma 7 L. 257/1992. Infatti, l'INPS aveva eccepito che, avendo ricevuto i marittimi il c.d. prolungamento, fossero esclusi dai benefici amianto. 

La Corte di Appello di Trieste, Sezione Lavoro, con sentenza n. 408, 409 e 496 del 2013, ha accolto gli appelli proposti dall'Avv. Ezio Bonanni già nel 2009, avverso alcune sentenze negative emesse dal Tribunale di Trieste, ottenendo quindi quel riconoscimento che è stato definitivamente conclamato per effetto della recente sentenza della Corte di Cassazione, n. 9594/2017, che non ha fatto altro che confermare quanto già oggetto del risultato delle cause pilota promosse dall'ONA. 

Dopo il saluto delle autorità politiche e istituzionali (tra i quali gli assessori del Comune Piano di Sorrento, Costantino Russo e Marilena Alberino), hanno partecipato ai lavori, tra gli altri: Silvana Maresca, avvocato giuslavorista, l'Avv. Elia Cascone, dell'Ufficio legale ONA, il Prof. Renato Sinno, dell'Università Federico II Napoli, i Cap. Graziano Borrelli e Pasquale Napolitano, responsabili ONA Settore Marittimo Regione Campania. 



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www.CorrieredelWeb.it

La discutibile pubblicità Uliveto con la nazionale di volley femminile


Sta facendo molto discutere la pubblicità dell'acqua Uliveto con le ragazze della nazionale di volley che ieri è arrivata seconda ai mondiali.

Oscurate forse dalla bottiglia due delle stelle di questa squadra, Miriam Sylla e Paola Egonu, atlete di colore.

Recuperando la fotografia originale però si scopre innanzitutto che ad essere coperte dalla bottiglia d'acqua sono le schiacciatrici Miriam Sylla e Serena Ortolani.

La seconda - spiace doverlo sottolineare - bianca.

La Federazione Italiana Pallavolo conferma al Corriere della Sera che si tratta di una foto di archivio e non relativa alla competizione in Giappone.

Potrebbe risalire al periodo in cui Sylla ha saltato gli Europei dopo essere risultata positiva all'anti-doping (poi è stata scagionata). 

Insomma sembrerebbe del tutto casuale l'ordine delle ragazze coperte. 

Certamente resta comunque un orrore grafico. Inoltre, secondo me, si tratta di una disattenzione grave, sia per l'importanza in squadra di Paola Egonu sia per il momento storico in cui i ripugnanti episodi di razzismo si moltiplicano.



Link di riferimento:

https://www.corriere.it/cronache/18_ottobre_21/pubblicita-acqua-uliveto-caso-atlete-nascoste-bottiglia-ecco-cosa-successo-d433ca9c-d50d-11e8-bac3-69d57efab9a5.shtml

sabato 20 ottobre 2018

UE: COLDIRETTI, PATTO ITALIA FRANCIA CONTRO VERGOGNA A TAVOLA

UE: COLDIRETTI, PATTO ITALIA FRANCIA CONTRO VERGOGNA A TAVOLA 


Stop alle importazioni da Paesi a rischio per sfruttamento e pesticidi

Alleanza italo francese contro le importazioni in Europa di prodotti che non rispettano diritti umani e dei lavoratori e che mettono a rischio l'ambiente e la salute dei consumatori. L'accordo fra Coldiretti e Fnsea (la maggiore associazione di rappresentanza degli agricoltori francesi) è stato firmato in occasione della presentazione della tavola della vergogna al Forum Internazionale dell'Agricoltura e dell'Alimentazione a Cernobbio. "Non possiamo accettare che la liberalizzazione del commercio mondiale porti ad accordi asimmetrici, fondati su un modello omologante e non trasparente, che non riconosce la diversità, che non valorizza la qualità, e che non difende gli standard ambientali, il rispetto del lavoro, i diritti delle persone. Caratteristiche esaltate dal modello produttivo europeo, non solo agricolo – spiegano Roberto Moncalvo, Presidente di Coldiretti e Christiane Lambert Presidente di Fnsea - Al protezionismo e al liberismo senza regole proponiamo un'alternativa che promuova un equilibro tra la necessaria apertura al mercato e la protezione degli interessi economici, nel rispetto delle persone e dell'ambiente".

In risposta alla crisi del sistema commerciale multilaterale, l'Unione europea ha inaugurato una stagione di accordi commerciali squilibrati che penalizzano l'agricoltura europea attraverso la legittimazione di regole di produzione non sostenibili sia dal punto di vista ambientale che sul fronte dei diritti dei lavoratori. Ad esempio il Ceta, l'accordo di libero scambio con il Canada, prevede l'ingresso in Europa di prodotti agricoli trattati con molecole risalenti agli anni '70 e vietate in Europa da almeno 20 anni e ancora in Canada è consentito l'utilizzo della streptomicina un antibiotico per la lotta alla batteriosi di alcune colture. L'Australia sta negoziando con l'UE un accordo commerciale che permetterà l'ingresso in Europa di diversi prodotti agricoli australiani, anche se nel Paese si fa largo uso di atrazina e altri erbicidi e insetticidi vietati in Europa. Il Brasile sta negoziando, in ambito Mercosur, un accordo con l'UE che agevolerebbe l'entrata in Europa di diversi prodotti agricoli brasiliani, nonostante nel Paese la tracciabilità della carne non sia garantita, e vi siano stati scandali recenti quali ad esempio l'operazione "Carne Fraca".

Ma accordi squilibrati – sostengono Coldiretti e Fnsea - penalizzano l'agricoltura europea accettando regole di produzione che favoriscono lo sfruttamento delle persone come avviene in Birmania che gode del regime EBA, con la possibilità di esportare in Europa riso a dazio zero per la cui produzione si registrano nel Paese casi di sfruttamento del lavoro minorile, episodi di lavoro forzato, nonché violenze contro la minoranza Rohingya. Allo stesso modo, pratiche di sfruttamento minorile si verificano in Brasile, che negozia con l'Unione europea, in ambito Mercosur, un contingente di esportazione di carne bovina a dazio agevolato; in Vietnam che ha raggiunto un accordo commerciale con l'UE, in attesa di adozione, che prevede un contingente di esportazione di riso a dazio zero e in Messico che ha raggiunto un accordo commerciale preliminare con l'UE, che prevede un contingente di esportazione per lo zucchero. La corsa alla globalizzazione – affermano Coldiretti e Fnsea - sta creando un commercio di prodotti che non rispettano le norme minime di produzione, ambientali, sociali e sanitarie, circolano liberamente a prezzi non concorrenziali che mettono in ginocchio i nostri agricoltori. L'eccessiva lunghezza dei tempi di attivazione della clausola di salvaguardia è un ostacolo che necessita una riflessione a livello UE su strumenti più rapidi di blocco delle importazioni nel caso di rischi per la salute dei consumatori e dei lavoratori o per la salvaguardia dell'ambiente.

La mancanza di trasparenza che di fatto legittima l'anonimato del cibo che arriva sulle tavole dei consumatori, grazie all'assenza di legislazione europea che obblighi ad indicare l'origine degli alimenti per permettere ai consumatori scelte informate, vanifica gli sforzi dei nostri agricoltori per produrre cibi sani e di qualità. L'iniziativa europea dei cittadini "EatORIGINal" (un'alleanza di organizzazioni di agricoltori e consumatori di Francia, Italia, Spagna, Grecia, Polonia, Svezia e Belgio), appena registrata dalla Commissione, testimonierà la nostra forte mobilitazione in materia. "FNSEA e Coldiretti dicono "NO" a questa politica della liberalizzazione a tutti i costi e chiedono con forza una nuova strategia commerciale, che promuova accordi ambiziosi sì, ma anche ragionevoli, equilibrati e regolamentati, risolvendo quelle incoerenze che mettono a repentaglio il futuro delle aziende agricole ed agroalimentari europee" spiegano Roberto Moncalvo, Presidente di Coldiretti e Christiane Lambert, Presidente di Fnsea.

Per questo – spiegano Coldiretti e Fnsea – deve essere realizzato uno studio di impatto approfondito per ogni accordo commerciale, che tenga conto di tutti i settori sensibili, anche a costo di rallentare la procedura di negoziazione ed arrivare ad escludere settori specifici. I negoziati commerciali internazionali sono altamente complessi e hanno bisogno di tempo, come constatiamo in ogni negoziato. Nel caso della Brexit abbiamo davanti a noi un calendario molto serrato e molte incertezze per questo riteniamo opportuno sospendere tutti gli altri negoziati con i Paesi terzi, in modo da non subire danni collaterali e gestire al meglio le sfide poste dall'uscita del Regno Unito dall'Unione europea. Nell'ambito dei negoziati con i Paesi terzi, l'UE dovrebbe poi proteggere il sistema delle indicazioni geografiche nel suo insieme e non di singole denominazioni. Sono inaccettabili accordi che – sottolineano Coldiretti e Fnsea - di fatto legalizzano e legittimano le evocazioni di prodotti alimentari che godono della protezione dell'UE quanto alla loro origine e qualità, dal Parmesan al Munster, dal Compté all'Asiago alla Fontina, nonché altre innumerevoli deroghe che, come nel caso dell'accordo con Singapore, sanciscono la possibilità di non proteggere un'indicazione geografica in presenza di un marchio "famoso, rinomato, ben conosciuto" se la protezione dell'indicazione geografica potrebbe confondere il consumatore.

L'Unione europea – sostengono Coldiretti e Fnsea - dovrebbe poi semplificare le procedure di attivazione della clausola di salvaguardia, accelerando i tempi di attivazione dell'investigazione. In aggiunta a questo, l'Unione europea dovrebbe introdurre nuovi strumenti atti a bloccare le importazioni quando Paesi non-UE applicano misure di dumping sociale e ambientale, causando una perdita di competitività degli agricoltori europei. In particolare risulta inaccettabile che gli accordi commerciali non tengano conto il nostro modello sociale di protezione dei lavoratori e di lotta contro le violenze sulle minoranze. Bisogna garantire sempre ai Parlamenti nazionali l'ultima parola su tutti gli accordi commerciali stipulati dall'UE con i Paesi terzi e non alimentare e bloccare pratiche sleali che generano una distorsione della concorrenza e tenendo conto delle condizioni sociali in cui i lavoratori vengono costretti a produrre e gli standard ambientali della produzione

A ciò si aggiunge anche il pericoloso diffondersi di sistemi di informazione fuorviante sulle qualità intrinseche dei prodotti che vanno spesso a penalizzare prodotti europei universalmente riconosciuti per gli effetti benefici sulla salute, se consumati in maniera corretta nel quadro di un'alimentazione diversificata ed equilibrata. Il proliferare di sistemi di etichettatura a semaforo semplificata anche fuori dai confini dell'UE mette a rischio tutto il sistema agroalimentare europeo. I negoziati commerciali dovrebbero tenere in alta considerazione anche l'effetto di tali potenziali barriere commerciali non tariffarie. "Un'informazione chiara e onesta – concludono Moncalvo e Lambert - permette di riconoscere gli sforzi e gli impegni profusi dagli agricoltori, rafforzando il legame di fiducia con il consumatore e valorizzando la tracciabilità delle nostre filiere".

UE: COLDIRETTI, STOP CIBI ANONIMI, NASCE FRONTE EUROPEO

UE: COLDIRETTI, STOP CIBI ANONIMI, NASCE FRONTE EUROPEO

RISCHIO FAKE NEL CARRELLO PER 1 PRODOTTO ALIMENTARE SU 4

 

A rischio "fake" nel carrello della spesa un prodotto alimentare su quattro che non riporta obbligatoriamente l'origine in etichetta, dai salumi alle marmellate, dai ragù ai sottoli, dal succo di frutta al pane fino al latte in polvere per bambini. E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti presentata in occasione del Forum Internazionale dell'Agricoltura e dell'Alimentazione di Cernobbio dove è stata presentata con il Commissario Europeo alla Salute Vytenis Andriukaitis la petizione europea "Eat original! Unmask your food" (Mangia originale, smaschera il tuo cibo) per chiedere alla Commissione di Bruxelles di agire sul fronte della trasparenza e dell'informazione al consumatore sulla provenienza di quello che mangia.

 

"In un momento difficile per l'economia dobbiamo portare sul mercato il valore aggiunto della trasparenza con l'obbligo di indicare in etichetta l'origine di tutti gli alimenti" ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che "oltre quattro italiani su dieci (42%) sono disponibili a pagare oltre il 10% in più pur di avere garantita l'origine Made in Italy del prodotto dal campo alla tavola secondo l'indagine Coldiretti/Ixe'". Un'iniziativa autorizzata dalla stessa Commissione con la Decisione (UE) 2018/1304 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea L 244 del 28 settembre 2018 a firma del vice presidente Franz Timmermans e che gode del sostegno di numerose organizzazioni e sindacati di rappresentanza al fianco della Coldiretti: dalla Fnsea (il maggior sindacato agricolo francese) alla Ocu (la più grande associazione di consumatori spagnola), da Solidarnosc (storico e importante sindacato polacco) alla Upa (l'Unione dei piccoli agricoltori in Spagna), da Slow Food a Fondazione Univerde a Gaia (associazione degli agricoltori greci). Alla petizioni hanno già aderito tra gli altri il Vicepremier e Ministro degli Interni Matteo Salvini, il Vicepremier e Ministro del Lavoro Luigi di Maio e il Ministro delle Politiche Agricole e del Turismo Gian Marco Centinaio.

 

Di fronte all'atteggiamento incerto e contradditorio dell'Unione Europea che obbliga a indicare l'origine in etichetta per le uova ma non per gli ovoprodotti, per la carne fresca ma non per i salumi, per la frutta fresca ma non per i succhi e le marmellate, per il miele ma non per lo zucchero nasce – spiega la Coldiretti – un fronte europeo per la trasparenza in etichetta con la raccolta di un milione di firme in almeno 7 Paesi dell'Unione. L'obiettivo è dare la possibilità a livello europeo di estendere l'obbligo di indicare l'origine in etichetta a tutti gli alimenti dopo che l'Italia, affiancata anche da Francia, Portogallo, Grecia, Finlandia, Lituania, Romania e Spagna, ha già adottato decreti nazionali per disciplinarlo in alcuni prodotti come latte e derivati, grano nella pasta e riso.

 

Una scelta che – evidenzia la Coldiretti – rafforza la richiesta dei cittadini alla Commissione Europea perché imponga "dichiarazioni di origine obbligatorie per tutti i prodotti alimentari al fine di prevenire le frodi, proteggere la salute pubblica e garantire il diritto all'informazione dei consumatori". Nello specifico – sottolinea la Coldiretti - questa proposta d'iniziativa dei cittadini si prefigge di rendere obbligatoria l'indicazione del paese di origine per tutti gli alimenti trasformati e non trasformati in circolazione nell'UE, senza deroghe per i marchi registrati e le indicazioni geografiche e per quanto attiene agli alimenti trasformati, l'etichettatura di origine deve essere resa obbligatoria per gli ingredienti principali se hanno un'origine diversa dal prodotto finale. La petizione chiede infine di migliorare la coerenza delle etichette, inserendo informazioni comuni nell'intera Unione circa la produzione e i metodi di trasformazione, al fine di garantire la trasparenza in tutta la catena alimentare. Un obiettivo condiviso dalla maggioranza dei consumatori europei e dall'82% di quelli italiani che ritiene necessario superare l'atteggiamento incerto e contradditorio dell'Unione Europea sull'origine del cibo per contrastare un fenomeno, quello dei falsi e dei tarocchi, che solo all'Italia costa oltre 100 miliardi di euro all'anno nel mondo.

 

L'obbligo di indicare l'origine è una battaglia storica della Coldiretti che, con la raccolta di un milione di firme alla legge di iniziativa popolare, ha portato all'approvazione della legge n.204 del 3 agosto 2004. L'Italia è all'avanguardia in Europa grazie al pressing della Coldiretti che ha fatto scattare anche l'obbligo di indicare in etichetta l'origine per pelati, polpe, concentrato e degli altri derivati del pomodoro grazie alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale 47 del 26 febbraio 2018, del decreto interministeriale per l'origine obbligatoria sui prodotti come conserve e salse, oltre al concentrato e ai sughi, che siano composti almeno per il 50% da derivati del pomodoro. Il 13 febbraio 2018 era entrato in vigore l'obbligo di indicare in etichetta l'origine del grano per la pasta e del riso, ma prima c'erano stati già diversi traguardi raggiunti: il 19 aprile 2017 è scattato l'obbligo di indicare il Paese di mungitura per latte e derivati dopo che il 7 giugno 2005 era entrato già in vigore per il latte fresco e il 17 ottobre 2005 l'obbligo di etichetta per il pollo Made in Italy mentre, a partire dal 1° gennaio 2008, vigeva l'obbligo di etichettatura di origine per la passata di pomodoro.

 

A livello comunitario – conclude la Coldiretti – il percorso di trasparenza è iniziato dalla carne bovina dopo l'emergenza mucca pazza nel 2002, mentre dal 2003 è d'obbligo indicare varietà, qualità e provenienza nell'ortofrutta fresca. Dal primo gennaio 2004 c'è il codice di identificazione per le uova e, a partire dal primo agosto 2004, l'obbligo di indicare in etichetta il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto, mentre la Commissione Europea ha recentemente specificato che l'indicazione dell'origine è obbligatoria anche su funghi e tartufi spontanei.

 

L'ETICHETTA DI ORIGINE SULLA SPESA DEGLI ITALIANI

Cibi con l'indicazione origine                      E quelli senza

Carne di pollo e derivati                                  Salumi

Carne bovina                                                 Carne di coniglio

Frutta e verdura fresche                                 Carne trasformata

Uova                                                             Marmellate, succhi di frutta, ecc

Miele                                                             Fagioli, lenticchie, piselli in scatola, ecc.

Extravergine di oliva                                       Pane

Pesce Derivati del pomodoro e sughi pronti (*) Insalate in busta (IV° gamma), sottoli

Latte/Formaggi (*)                                          Frutta e verdura essiccata

Pasta (*)

Riso (*)

Tartufi e Funghi spontanei

(*) grazie a norme nazionali

Fonte: Elaborazioni Coldiretti

AGRIACADEMY di Ismea, primo premio assegnato al progetto CombEEnazioni

Roma, la maratona di formazione su innovazione, marketing ed export per agricoltori 4.0, chiude i battenti

AgriAcademy di Ismea, primo premio assegnato al progetto 4,0 CombEEnazioni 

Roma, 20 ottobre 2018– La tre giorni romana di AgriAcademy, il progetto di alta formazione ideato e sviluppato da ISMEA in collaborazione con il Mipaaft, chiude i battenti e decreta il progetto vincitore: si tratta ComBEEnazioni (foto allegata), unprogetto che nasce da un'idea dell'imprenditrice agricolaMilena Zarbà, e che nei tre giorni si è arricchita del contributo di altri 6 giovani innovatori del settore agrifood.

Il risultato arriva dopo una lunga maratona non stop, una sorta di bootcamp creativo, in cui i giovani imprenditori agricoli partecipanti, con l'aiuto del team di #Ruralhack, sotto la guida di Alex Giordano dei mentor dell'Osservatorio SmartAgrifood, hanno sviluppato i loro progetti di impresa, dagli aspetti propriamente di business, a quelli di design arrivando a proporre anche dei prototipi dell'idea progettuale. 
Quella di Roma, che ha avuto luogo dal 18 al 20 ottobre, è la prima delle tre tappe autunnali dell'AgriAcademy che approderà nei prossimi giorni anche a Bologna e Bari, con lo stesso identico format, ispirato alle metodologie del design thinkinge della progettazione user-centrica, e l'obiettivo di premiare i progetti migliori con un tutoraggio personalizzato in azienda
La giuria, composta da Andrea Bacchettidirettore dell'Osservatorio Smart Agrifood, Fulvio Pellegrinidell'Università la Sapienza di Roma, Roberto Millettidi Ismea ha decretato come progetto vincitore dell'edizione romana dall'Agriacademy ComBEEnazioni; ora, la possibilità per i vincitori di essere seguiti passo dopo passo dalle Università partner del progetto, nella realizzazione del loro "sogno nel cassetto".
Ma vediamo in cosa consiste il progetto scelto: ComBEEnazioni mette al centro l'alveare e le api con un progetto di monitoraggio ambientale e dell'alveare stesso attraverso strumentazioni tecnologiche, da utilizzare per certificare il prodotto finale. L'obiettivo è migliorare la vita delle api e, conseguentemente, il miele, da offrire al consumatore in modo certificato. La raccolta di dati di monitoraggio ambientale diventa anche fonte di informazioni per le comunità locali e gli enti pubblici che possono fruirne attraverso sistemi informatici (app o sito). Progetto di Milena Zarbà di Bergamo, Sergio Fronteddu, Antonello Garra, Giuseppina Solinas, Rocco Vallorani, Luca Rando, Michele Aliotta.

Ecco invece la proposta degli altri 3 finalisti: 
ORTO DEI MIRACOLI è un kit pronto «made in Tuscany», composto di piante e semi certificati biologici, terriccio e concimi autoprodotti dagli scarti organici aziendali, e finalizzato a diffondere le piante da orto biologiche tra hobbisti e appassionati. È un prodotto che risponde principalmente all'esigenza di naturalità delle città e offre qualità di ogni componente del kit. Il progetto non finisce con l'acquisto ma prosegue con la nascita di una comunità sostenibile tra i clienti, attraverso social e app dedicata.Progetto di Marco Calcaprina di Pisa e Federico Falzarano di Pistoia.

DISTILLERIA ITALIANADai prodotti autoctoni della Tuscia e dell'alto Lazio, ma anche di altri territori, come fico d'india, melograno, frutta e carciofi, mirto, fiori e piante aromatiche, ricavare grappe e brandy destinati a un mercato di nicchia soprattutto estero. Nel territorio non ci sono distillerie e i viaggiatori hanno la possibilità di portare a casa un pezzo di Tuscia. Progetto di Alberto Di Florio di Chieti, Giulia Maggini di Viterbo, Caterina Barbaro di Reggio Calabria ed Efisiangelo Curreli di Cagliari.
BOSCO AUMENTATO propone un nuovo modo di utilizzo, valorizzazione e gestione del bosco che coniuga sport, agricoltura e tecnologia. L'idea è di trasformare un grosso problema per gli agricoltori, il bosco, in una risorsa attraverso l'uso della legna, la promozione dei prodotti spontanei, le attività didattiche ed esperienziali di vario tipo. Il tutto senza eccessivi interventi umani e sviluppando un'economia forestale e del legno sostenibile a ogni livello. Obiettivo finale è mettere i boschi italiani in rete e farli diventare un franchising di valorizzazione. Progetto di Nunzia Cerino Conte di Salerno, Marta Giampiccolo di Perugia, Davide Minicozzi di Benevento.

COS'E' #AgriAcademy

È il programma di alta formazione su innovazione, internazionalizzazione e marketing promosso in collaborazione con il Ministero delle Politiche agricole alimentari forestali e del turismo e rivolto, in totale, a 200 giovani imprenditori agricoli vincitori del bando "Promuovere lo spirito e la cultura d'impresa". Prevede due sessioni, una estiva e una autunnale, in tre sedi: Roma, Bologna e Bari. La sessione autunnale che parte il 18 ottobre a Roma, segue la prima fase che si è svolta tra giugno e luglio. 
L'AgriAcademy di Ismea si avvale della collaborazione con l'Università di Brescia, il Politecnico di Milano, la Sapienza di Roma, l'Università del Sannio, l'Osservatorio Smart Agrifood, il team del programma di ricerca/azione RuralHAck e con gli innovatori sociali di Vazz'ap. Vede tra i docenti: professori universitari, ricercatori, esperti di settore, economisti e direttori di aziende molto note.
Le prossime tappe di AgriAcademy si terranno a Bari, dal 9 all'11 novembre e a Bologna, dal 16 al 18 novembre. 

Psicologia e accoglienza dei migranti: con Caleidos una giornata di studi a Modena

Psicologia e accoglienza dei migranti: con Caleidos una giornata di studi a Modena
Psicologia e accoglienza dei migranti: con Caleidos una giornata di studi a Modena
Quello psicologico è un aspetto dell'accoglienza che passa spesso sotto traccia, ma che non può essere ignorato perché in percentuale altissima i flussi migratori hanno in sé eventi traumatizzanti.
In occasione della Giornata Nazionale della Psicologia, che ricorre ogni anno a ottobre, la cooperativa sociale Caleidos organizza per sabato 27 ottobre una giornata di studi e confronto sul tema "Ascolto, Cultura, Identità: l'intervento clinico nei centri di accoglienza straordinaria secondo un approccio multidimensionale"

L'evento è dedicato alla presa in carico clinico-psicologica dei richiedenti asilo accolti presso i Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS), nel rispetto delle Linee Guida del Ministero della Salute: è rivolto principalmente agli addetti ai lavori, (psicologi, educatori, operatori sociali e sanitari, medici, infermieri, assistenti sociali) ma è aperto a tutta la cittadinanza.

Il seminario viene presentato ai giornalisti nel corso di una

CONFERENZA STAMPA
Lunedì 22 ottobre alle 11.30
presso la sede di Caleidos
via Brasili 91, Modena

Intervengono:
- Benedetta Bottura, coordinatrice equipe psicologi Caleidos, psicoterapeuta
- Irene Esposito, psicologa
- Grazia Migliuolo, psicologa

UE: COLDIRETTI/IXE’, LA META’ DEGLI ITALIANI VUOLE I DAZI (45%)

UE: COLDIRETTI/IXE', LA META' DEGLI ITALIANI VUOLE I DAZI (45%)

 

Quasi la metà degli italiani (45%) è favorevole all'introduzione dei dazi per difendere il made in Italy a tavola rispetto ai rischi legati al commercio internazionale. E' quanto emerge dal rapporto Coldiretti/Ixe' su "Gli italiani e l'Europa nel 2018" presentato al Forum Internazionale dell'Agricoltura e dell'Alimentazione, organizzato dalla Coldiretti a Villa d'Este a Cernobbio, che vede prevalere i cittadini tentati dal ricorso a misure protezionistiche a livello economico rispetto a chi è contrario ai blocchi (32%), mentre un 24% non si pronuncia.

 

Tra le motivazioni di chi è favorevole ai dazi – spiegano Coldiretti/Ixè – il 56% indica la necessità di combattere la concorrenza sleale di quei paesi che producono a minor costo, che supera di poco la convinzione che occorra penalizzare gli stati che non rispettano le nostre stesse regole in materia di tutela ambientale e di rispetto dei diritti del lavoro (53%). A ruota segue la voglia di valorizzare i prodotti dei proprio paese (31%) ma tra le ragioni del sì ai dazi c'è anche il fatto di non fidarsi dei prodotti stranieri.

 

Nel caso delle nazioni che fanno concorrenza sleale ai prodotti italiani sfruttando ambiente e lavoratori - notano Coldiretti/Ixè – un 28% degli italiani chiede addirittura l'applicazione di dazi molto elevati.

 

Non c'è dubbio che il dibattito internazionale sui dazi aperto dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha almeno il merito di accendere un faro sulla natura, le conseguenze e le responsabilità di chi ha guidato finora il processo di globalizzazione sul nostro pianeta, del ruolo dei grandi conglomerati economici sovranazionali, degli Stati e dell'Unione Europea afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo. "Dal nostro osservatorio ci sembra di rilevare come all'idea di "libero commercio", nel corso di questi anni, si sia sempre più dissociata l'idea di un commercio 'equo', che tenesse conto del rispetto di regole condivise sul piano ambientale, della tutela sociale dei lavoratori e della sicurezza dei cittadini" ha sottolineato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel rilevare che "i dazi sono una risposta 'sbagliata' ad una preoccupazione 'fondata'.  Se infatti si vanno a vedere le ragioni che guidano la domanda di 'dazi' – conclude Moncalvo - si scopre che i principali motivi sono di ordine 'difensivo': 'combattere la concorrenza sleale' in primo luogo, 'salvaguardare la salute dei cittadini' in seconda istanza". 

 

 

GLI ITALIANI E I DAZI

 

E' favorevole ai dazi?

45%

No

32%

Non ne so abbastanza

24%

Fonte: rapporto Coldiretti/Ixe'

 

Perché i dazi servono (possibili risposte multiple)

Per combattere la concorrenza sleale dei paesi che producono a minor costo

56%

Perché bisogna penalizzare i paesi che non rispettano le stesse nostre regole ambientali, sul lavoro e sulla salute

53%

Perché valorizzano i prodotti del proprio paese

31%

Perché non mi fido dei prodotti stranieri

19%

Non risponde

3%

Fonte: rapporto Coldiretti/Ixe'

UE: COLDIRETTI/IXE’, PER 63% ITALIANI DANNEGGIA CIBO MADE IN ITALY

UE: COLDIRETTI/IXE', PER 63% ITALIANI DANNEGGIA CIBO MADE IN ITALY

 

Due italiani su tre (63 per cento) ritengono che le politiche dell'Unione Europea sul cibo danneggino il Made in Italy a tavola, mentre solo il 10% crede che l'agroalimentare tricolore stia beneficiando delle scelte comunitarie. E' quanto emerge dal rapporto Coldiretti/Ixè su "Gli italiani e l'Europa nel 2018" presentato al Forum Internazionale dell'Agricoltura e dell'Alimentazione, organizzato dalla Coldiretti a Villa d'Este a Cernobbio, dal quale risulta anche che per il 18% degli intervistati le norme europee non pesano sul settore alimentare. La netta maggioranza degli italiani ritiene dunque – sottolinea la Coldiretti – che la regolamentazione comunitaria e le recenti scelte in materia di trattati internazionali non siano adeguate a garantire la qualità, la sicurezza ma anche il rispetto delle tradizioni enogastronomiche della penisola.

 

Sulla bocciatura delle politiche Ue sul cibo da parte degli italiani – rileva Coldiretti - pesano le allucinanti novità nel piatto, i vincoli che hanno messo a rischio cibi e ricette tipiche della tradizione nazionale senza dimenticare le alchimie negli ingredienti che hanno snaturato anche gli alimenti più comuni e le contraddizioni che impediscono la massima trasparenza nell'informazione ai consumatori e limitano addirittura la libertà di scelta di singoli cittadini o di interi Paesi. Basti pensare alla possibilità concessa dall'Ue di utilizzare grano tenero, al posto di quello duro, per produrre la pasta o all'autorizzazione ad utilizzare la polvere di latte per produrre formaggi, yogurt e latte alimentare, senza dimenticare il via libera all'aggiunta di zucchero per aumentare la gradazione del vino. Ma c'è anche la commercializzazione molto diffusa in alcuni Paesi dell'Unione Europea di kit fai da te che promettono il miracolo di ottenere in casa il meglio della produzione enogastronomica Made in Italy, dai vini ai formaggi.

 

Un ulteriore esempio è il caso dei novel food, dagli insetti a tavola ai cibi fatti in laboratorio che hanno appena ricevuto il via libera dell'Unione Europea e che potrebbero presto arrivare sugli scaffali dei supermercati. Una novità che non sembra destinata ad essere "digerita" dagli italiani. La possibilità di mangiare ragni e locuste vede, infatti, il 54% dei cittadini contrari, mentre sono indifferenti il 24%, favorevoli il 16% e non risponde il 6%, secondo una indagine Coldiretti/Ixè. Se si considerano invece i cibi addizionati, dal latte trattato con raggi uv all'estratto di cresta di gallo per continuare con il cromo picolinato, a bocciarli sono addirittura l'83% degli italiani, e solo un 17% si dice disposto a mangiare i nuovi alimenti, cui la ricerca attribuisce proprietà salutistiche. 

 

Ma ad allontanare i cittadini dalle scelte Ue è anche la questione della trasparenza sull'origine dei prodotti. Se l'Italia – sostiene la Coldiretti – ha adottato norme a tutela della qualità dei prodotti agroalimentari nazionali nel resto dell'Unione Europea si sfrutta la deregulation per esportare prodotti di bassa qualità, a volte anche sfruttando con l'inganno l'immagine Made in Italy. Questo per l'atteggiamento incerto e contradditorio dell'Ue che – denuncia la Coldiretti – obbliga ad indicare l'origine in etichetta per le uova, ma non per gli ovoprodotti, per la carne fresca, ma non per quella trasformata in salumi, per la frutta fresca, ma non per i succhi, per il miele, ma non per lo zucchero.

 

A questo si aggiungono le perplessità sulla nuova stagione degli accordi commerciali bilaterali inaugurata con il Canada (Ceta) che per la prima volta nella storia l'Unione Europea ha legittimato in un trattato internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy più prestigiosi, accordando esplicitamente il via libera alle imitazioni che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali, dall'Asiago alla Fontina dal Gorgonzola ai Prosciutti di Parma e San Daniele, ma è anche liberamente prodotto e commercializzato dal Canada il Parmigiano Reggiano con la traduzione di Parmesan. Una strada che – precisa la Coldiretti – è stata poi il riferimento degli accordi conclusi successivamente con Giappone, Singapore e Messico che hanno tutelato una percentuale residuale dei prodotti tipici nazionali mentre pesanti possono essere gli effetti del negoziato in corso con i Paesi del Sud America (Mercosur) dove la produzione locale del "falso" è tra i più fiorenti del mondo. E il medesimo pericolo si cela – continua Coldiretti – dietro i negoziati per accordi di libero scambio appena avviati con Australia e Nuova Zelanda.

 

"E' inaccettabile che il settore agroalimentare sia trattato dall'Unione Europea come merce di scambio negli accordi internazionali senza alcuna considerazione del pesante impatto che ciò comporta sul piano economico, occupazionale e ambientale" ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che L'Italia, che è leader europeo nella qualità e nella sicurezza alimentare ha il compito di svolgere un ruolo di apripista nelle politiche comunitarie alimentari comunitarie che troppo spesso spingono alla omologazione ed ad un livellamento verso il basso".

 

 

GLI ITALIANI E LE POLITICHE UE SUL CIBO

 

Le politiche attuali dell'Ue sui prodotti alimentari:

Danneggiano il Made in Italy

63%

Sono indifferenti

18%

Favoriscono il Made in Italy

10%

Non risponde

9%

Fonte: rapporto Coldiretti/Ixe'

 

DAZI: COLDIRETTI, FUORILEGGE 20% CIBI STRANIERI, VERGOGNA A TAVOLA

DAZI: COLDIRETTI, FUORILEGGE 20% CIBI STRANIERI, VERGOGNA A TAVOLA
Stop alle importazioni da chi sfrutta lavoro e ambiente per 4 italiani su 10

Dal riso asiatico alle nocciole turche, dalla zucchero della Columbia alla carne del Brasile, dall'ortofrutta sudamericana a quella africana fino ai fiori dell'Equador, il 20% dei cibi stranieri che arrivano in Italia sono "fuorilegge" perché non rispettano le stesse garanzie vigenti a livello nazionale in materia di lavoro, ambiente e salute. 

E' quanto è emerso da un'analisi della Coldiretti presentata al Forum Internazionale dell'Agricoltura e dell'Alimentazione di Cernobbio dove è stata apparecchiata la tavola della vergogna con i prodotti alimentari dall'estero sotto accusa per sfruttamento dei lavoratori, pericoli per la salute e utilizzo di sostanze chimiche dannose all'ambiente. Un fenomeno che spinge ben il 43% degli italiani a chiedere di bloccare le importazioni da quei Paesi che non rispettano le regole, secondo il sondaggio Coldiretti/Ixè.

Arrivano infatti purtroppo anche in Italia i prodotti ottenuti dallo sfruttamento del lavoro dei 108 milioni di bambini nelle campagne censiti dalla Fao, secondo la quale quasi la metà di tutto il lavoro minorile del mondo avviene in Africa, seguita da vicino dall'Asia, ma rilevante è anche in Sudamerica, aree dalle quali – sottolinea la Coldiretti – l'Italia importa ingenti quantità di prodotti agricoli ed alimentari.  Arrivano sulle nostre tavole dal riso del Vietnam agli agrumi della Turchia, dallo zucchero di canna della Columbia ai fiori dell'Equador fino al cacao della Costa d'Avorio che sono solo alcuni dei prodotti messi sotto accusa dal Ministero del Lavoro degli Stati Uniti nel recente rapporto sul lavoro minorile del 2018. 

E non mancano – continua la Coldiretti - i casi di lavoro forzato come l'allevamento in Brasile o la cattura del pesce in Thailandia che inonda gli scaffali delle pescherie e i tavoli dei ristoranti lungo tutta la Penisola senza indicazione in etichetta. Ma un pericolo per l'ambiente e per la salute viene anche all'utilizzo improprio di prodotti chimici che mettono a rischio e lavoratori ed i consumatori e che in alcuni casi sono vietati da decenni in Europa ed in Italia. 

E' ad esempio il caso dei pesticidi utilizzati per le banane coltivate in Equador e per l'ananas del Costarica che rappresentano rispettivamente circa la metà e il 90% del consumo dello specifico frutto consumato in Italia. Il problema è evidente anche per i prodotti in arrivo dal continente asiatico come il pesce ed i molluschi dal Vietnam contaminati da metalli pesanti o i pistacchi dall'Iran con un contenuto in aflatossine cancerogene spesso sopra il limiti, lo stesso problema delle nocciole e dei fichi secchi provenienti dalla Turchia secondo il Rapporto del RASSF, il sistema di allerta rapido dell'Unione Europea. E nel continente africano a rischio sono tra l'altro le fragole dell'Egitto che sono indicate dall'Autorità Europea della Sicurezza Alimentare (EFSA) tra i cibi più contaminati per residui chimici.

Occorre peraltro essere consapevoli che tutto ciò accade spesso grazie alla regia e alle norme sancite dagli accordi bilaterali o multilaterali di libero scambio. E' il caso - denuncia Coldiretti – del dazio zero concesso grazie all'accordo di libero scambio tra Unione Europea e Canada (CETA) ai legumi secchi come le lenticchie che nel Paese nordamericano vengono trattati in preraccolta con l'erbicida glifosato secondo modalità vietate in Italia, ma anche del negoziato in corso con i Paesi del Mercosur che prevede l'arrivo di grandi quantitativi di carne bovina dai paesi sudamericani, paesi che non rispettano gli standard produttivi e di tracciabilità oggi vigenti in Italia e nel Vecchio Continente come dimostra il più grande scandalo mondiale sulla carne avariata che meno di un anno fa ha coinvolto proprio i principali produttori brasiliani. 

Senza considerare le condizioni favorevoli che sono state concesse al Marocco per pomodoro da mensa, arance, clementine, fragole, cetrioli, zucchine, aglio, carciofi, olio di oliva, all'Egitto per fragole, uva da tavola e finocchi, oltre all'olio di oliva dalla Tunisia dove non valgono certamente gli stessi standard produttivi, sociali ed ambientali vigenti in Italia.

E L'Unione Europea arriva addirittura ad agevolare l'ingresso in Europa del riso espropriato alla minoranza musulmana dei Rohingya accusata dalle Nazioni Unite di crimini contro l'umanità. Nonostante l'accusa di genocidio, la Birmania gode tuttora – denuncia la Coldiretti – da parte dell'Unione Europea del sistema tariffario agevolato a dazio zero per i Paesi che operano in regime EBA (tutto tranne le armi). Il risultato – continua la Coldiretti – è che la Birmania si colloca tra i principali fornitori asiatici di riso dell'Italia insieme a India, Pakistan, Tailandia e Cambogia. 

"L'Unione europea -  chiede la Coldiretti - deve invece ora avanzare spedita nella procedura per la rimozione del regime EBA a Cambogia e Birmania". Ma nel frattempo la stessa Ue in maniera contraddittoria – nota Coldiretti - ha dato il via libera all'accordo che autorizza l'importazione a dazio zero dal Vietnam di 20mila tonnellate di riso semigreggio, 30mila tonnellate di lavorato e 30mila tonnellate di riso aromatico, peraltro in una situazione di grave difficoltà per la produzione nazionale. 

"Non è accettabile che l'Unione Europea continui a favorire con le importazioni la violazione dei diritti umani nell'indifferenza generale", ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che oggi il commercio è "libero" ma è ben lontano dall'essere "equo", gravato fin dal momento della raccolta per arrivare a quello della trasformazione da processi di dumping sociale, economico e ambientale. Sul piano politico – chiede Moncalvo – l'Unione Europea deve acquisire un nuovo protagonismo per promuovere regole sul commercio globale che non tengano conto solo del fattore economico ma anche del rispetto dei diritti sul lavoro, della tutela dell'ambiente e della salute, anche con l'annunciata riforma del Wto. Serve quindi ripensare dalle radici non solo le regole, ma in primo luogo i principi fondativi del libero commercio perché – conclude Moncalvo – non deve essere consentito l'ingresso nei confini nazionali ed europei di quei prodotti che non rispettano gli stessi criteri, garantendo che dietro tutti gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali ci sia un analogo percorso di qualità che riguarda l'ambiente, la salute e il lavoro, con una giusta distribuzione del valore per chi produce e per chi consuma.


LA VERGOGNA A TAVOLA
·       Cacao dalla Costa d'Avorio: sfruttamento lavoro minorile
·       Riso da Vietnam sfruttamento lavoro minorile
·       Agrumi della Turchia: sfruttamento lavoro minorile
·       Zucchero di canna della Columbia: sfruttamento lavoro minorile
·       Fiori dell'Equador: sfruttamento lavoro minorile
·       Carne in Brasile: lavori forzati
·       Pesce in Thailandia: lavori forzati
·       Banane coltivate in Equador: impiego eccessivo di pesticidi
·       Ananas del Costarica: impiego eccessivo di pesticidi
·       Pesce ed i molluschi dal Vietnam: contaminati da metalli pesanti
·       Pistacchi dall'Iran: aflatossine cancerogene spesso sopra il limiti
·       Nocciole e fichi secchi dalla Turchia: aflatossine cancerogene spesso sopra il limiti
·       Fragole dall'Egitto: impiego eccessivo di pesticidi
·       Lenticchie dal Canada: trattati con erbicida glifosato in preraccolta vietato in Italia
·       Riso dalla Birmania: espropriato alla minoranza dei Rohingya vittima di genocidio

Fonte: Elaborazioni Coldiretti su dati "2018 list of good produced by child labour or force labour dell'Us department of labour e del Sistema di allarme rapido dell'Unione Europea  (RASFF).


L'immagine raffigura la "tavola della vergogna" con i prodotti alimentari provenienti dall'estero e sotto accusa per sfruttamento dei lavoratori, pericoli per la salute e utilizzo di sostanze chimiche dannose all'ambiente, allestita dalla Coldiretti al XVII Forum internazionale dell'agricoltura e dell'alimentazione di Cernobbio.  

UE: COLDIRETTI/IXE’, ITALIA MALTRATTATA PER 6 ITALIANI SU 10

UE: COLDIRETTI/IXE', ITALIA MALTRATTATA PER 6 ITALIANI SU 10

COMANDANO ALTRI PAESI (43%) E LOBBY FINANZIARIE (37%)

 

Per quasi sei italiani su dieci (58%) l'Unione Europea tratta l'Italia peggio degli altri Paesi mentre solo una sparuta minoranza del 7% ritiene che l'Ue abbia un occhio di riguardo per lo Stivale. E' quanto emerge dal rapporto Coldiretti/Ixè su "Gli italiani e l'Europa nel 2018" presentato al Forum Internazionale dell'Agricoltura e dell'Alimentazione, organizzato dalla Coldiretti a Villa d'Este a Cernobbio dal quale si evidenzia un atteggiamento complessivamente negativo dei cittadini nei confronti di Bruxelles, anche se sulle scelte cardine, in primis l'uscita dall'euro, prevalgono ancora opinioni più prudenti.

 

A spingere il sentimento di rivalsa dei cittadini del Belpaese nei confronti dell'Europa – spiegano Coldiretti/Ixè - c'è il fatto che quasi la metà degli italiani (46%) è convinta di essere in credito rispetto alla Ue, con una percentuale ben superiore a chi ritiene di essere in debito (19%) e a chi considera che il rapporto tra dato e ricevuto sia in pari (26%). A convincere poco gli italiani sono le politiche di Bruxelles che per un 43% sono orientate dai Paesi più forti, mentre per un 37% a decidere sono soprattutto le lobby finanziarie ed economiche. Non manca chi addebita le contraddizioni dell'Unione alla burocrazia (12%), mentre appena il 3% è convinto che a contare in Europa siano i cittadini.  

 

Nonostante ciò, solo un italiano su quattro vorrebbe uscire dall'euro. Alla domanda su come si voterebbe in caso di referendum sulla moneta unica – spiegano Coldiretti/Ixe' – prevalgono nettamente quelli decisi a restare (61%), rispetto a chi vorrebbe un ritorno della lira (22%). Alta comunque la percentuale di chi è indeciso o non si pronuncia, atteggiamento che raggruppa complessivamente il 17% degli intervistati. Allo stesso modo, alla domanda se si abbia ancora fiducia nell'Europa, oltre la metà degli italiani risponde di sì, con il 40% che dichiara di avere abbastanza fiducia e l'11% che ne nutre addirittura molta. Dall'altra parte – secondo Coldiretti/Ixè – un 36% spiega di avere poca fiducia e un 12% di non averne nessuna.

 

Sul rapporto tra gli italiani e l'Europa pesa anche il fatto che – nota Coldiretti – che l'ultima relazione della Corte dei Conti ha evidenziato come l'Italia sia contributore netto del bilancio Ue con un disavanzo di 4,4 miliardi nel 2016, che diventano 37,7 miliardi di euro se si prende in esame il periodo 2010-2016. In sostanza l'Italia paga 15,7 miliardi l'anno ma ne riceve indietro solo il 72%.

 

"Per questo è necessario che il nostro Paese si batta contro ulteriori tagli nel nuovo bilancio europeo a carico della Politica agricola comune che aggraverebbe la condizione di pagatore netto del nostro paese" denuncia il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare l'esigenza di "riequilibrare invece la spesa facendo in modo che la Pac possa recuperare con forza anche il suo antico ruolo di sostegno ai redditi e all'occupazione agricola per salvaguardare un settore strategico per la sicurezza e la sovranità alimentare e per contribuire alla crescita dell'intera economia europea attraverso la filiera produttiva che esso alimenta. Un'Europa oggi in cerca d'identità e messa sempre più in discussione all'interno degli stessi Stati Membri – conclude Moncalvo - dovrebbe guardare alla sua agricoltura come a una risorsa anche in termini di idee e soluzioni, poiché si tratta dell'unico settore che più e meglio di altri ha saputo realizzare in questi anni una reale integrazione".

 

 

L'ATTEGGIAMENTO DEGLI ITALIANI VERSO L'UNIONE EUROPEA

 

All'interno della Ue l'Italia è tratta meglio o peggio degli altri Paesi?

E' trattata peggio

58%

E' trattata meglio

7%

E' trattata come gli altri

29%

Non risponde

6%

Fonte: rapporto Coldiretti/Ixe'

 

 

L'Italia è in credito o in debito con l'Unione Europea?

In credito

46%

In debito

19%

Pari

26%

Non risponde

9%

Fonte: rapporto Coldiretti/Ixe'

 

 

Chi influisce nelle decisioni della Ue?

I Paesi più potenti

43%

Le lobby finanziarie

37%

La burocrazia

12%

I cittadini

3%

Non risponde

5%

Fonte: rapporto Coldiretti/Ixe'

 

 

Se si facesse un referendum sull'euro cosa farebbe?

Voterei di restare nell'euro

61%

Voterei di uscire dall'euro

22%

Sono indeciso

16%

Non risponde

1%

Fonte: rapporto Coldiretti/Ixe'

 

 

Quanta fiducia ha nell'Unione Europea?

Molta

11%

Abbastanza

40%

Poca

36%

Nessuna

12%

Non risponde

1%

Fonte: rapporto Coldiretti/Ixe'

 

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