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giovedì 14 maggio 2026

È un'operaia in un'azienda del settore pubblico la titolare della vincita VinciCasa di una casa + 200.000€ realizzata a Roma. Ecco la storia di "Gioia"


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È UN’OPERAIA IN UN’AZIENDA DEL SETTORE PUBBLICO

LA TITOLARE DELLA VINCITA DI UNA CASA + 200.000€

REALIZZATA IL 23 MARZO A ROMA (RM)

 

Ecco la storia di “Gioia” (nome di fantasia scelto dalla vincitrice)

 

“Acquisterò una casa più grande per la mia famiglia e farò un viaggio ai Caraibi”

 

Milano, 14 maggio 2026 – È stata presentata, per l’incasso, la vincita del concorso n. 82 di lunedì 23 marzo di VinciCasa, il gioco della famiglia Win for Life di Sisal che mette in palio un premio concreto e tangibile: la casa.

 

Il "5" è stato centrato a Roma (RM) presso il punto di vendita Sisal di Baldacci Luigi situato in Via Ermanno C./Via F. Paolini, 35/41.

 

La combinazione vincente: 7 – 17 – 23 – 27 – 35.

 

Il premio, costituito da 500.000 €, sarà così ripartito:

  • 200.000€ corrisposti subito, in denaro, che il vincitore potrà utilizzare come preferisce, senza alcun vincolo;
  • la restante parte dedicata all’acquisto di uno o più immobili sul territorio italiano.

 

È “Gioia” (nome di fantasia scelto dalla vincitrice) a raccontarci la storia della sua vincita e dei suoi progetti per il futuro.

Nata a Roma, sposata e impiegata come operaia in un’azienda del settore pubblico, Gioia ha raccontato di aver sempre condotto una vita semplice, con gli affetti e il lavoro al centro di ogni sua scelta quotidiana.

La giocata vincente è stata fatta durante una giornata di riposo dal lavoro, quando la mente lascia spazio ai sogni e ai progetti, e non più solo alle incombenze domestiche e al lavoro .

Le poche volte in cui gioca Gaia ha dichiarato mettere in campo sempre la stessa combinazione. I numeri della schedina vincente, infatti, non sono frutto di una scelta recente: “Tempo fa avevo giocato una schedina casuale. Semplicemente mi erano piaciuti quei numeri arrivati per caso e, quando gioco, continuo con quelli, per abitudine e semplicità”. 

Circa un’ora dopo l’estrazione, controllando l’esito tramite l’app, è arrivata per Gioia la scoperta della vincita. “Ero emozionata, incredula, gioiosa. Non riuscivo a crederci”, ha dichiarato.

La notizia è stata condivisa immediatamente con la famiglia, primo punto di riferimento nella sua vita. “Ho chiamato subito i miei familiari, dovevo dirglielo. Per me loro sono tutto”, ha spiegato.

Tra i progetti per il futuro, Gioia ha indicato come priorità l’acquisto di una casa più grande, in grado di rispondere meglio alle esigenze dell’intero nucleo familiare. “Da tempo desideravo una casa più spaziosa, adatta a tutti noi”, ha detto. “Un progetto che ora mi riempie il cuore di gioia!”

Non manca poi uno sguardo al tempo libero: tra le idee, infatti, c’è quella di concedersi un viaggio ai Caraibi. “Mi piacerebbe fare un bel viaggio, magari ai Caraibi, per staccare e vivere un’esperienza davvero diversa e che mi affascina… immagino già le spiagge di sabbia bianca, le acque turchesi, le barriere coralline e il clima caldo tutto l'anno. Un paradiso!”, ha concluso Gioia.

Una vincita che, per Gioia, si traduce in un cambiamento costruito attorno agli affetti più stretti e a progetti rimandati nel tempo, ora pronti a prendere forma.

 

www.vincicasa.it:

Per controllare le probabilità di vincita, i numeri vincenti e verificare le giocate, così come comprendere il modo di riscuotere le vincite, o leggere tutte le curiosità sui vincitori, si potrà accedere al sito informativo www.vincicasa.it o sul portale informativo di GiochiNumerici.info. Nella sezione Vincitori sarà entusiasmante poter scoprire progressivamente dove sono state vinte le case.

 

Come si ritira il premio di prima categoria:

Per riscuotere il premio, i vincitori potranno presentare la ricevuta vincente presso gli Uffici Premi Sisal di Milano (Via Ugo Bassi, 6) o di Roma (V.le Sacco e Vanzetti, 89). 


Da 80 anni Sisal è uno dei principali operatori internazionali nel settore del gioco regolamentato, attualmente attivo in Italia, Marocco e Turchia, con un’offerta che comprende lotterie, scommesse, giochi online e apparecchi da intrattenimento.

Sisal si è classificata al 14° posto nella classifica Most Valuable Italian Brands 2026 di Kantar BrandZ, tra i riferimenti internazionali nella misurazione del valore dei brand.

Dal 4 agosto 2022 Sisal è parte di Flutter Entertainment plc, il più grande operatore al mondo di scommesse sportive online e iGaming, con un portafoglio di marchi riconosciuti a livello globale e quotato sia alla Borsa di New York che di Londra. 




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www.CorrieredelWeb.it

mercoledì 13 maggio 2026

Torna in scena MINCHIA SIGNOR TENENTE, spettacolo cult degli ultimi anni scritto e diretto da Antonio Grosso, dal 21 al 24 maggio alla Sala Umberto-Roma

Uploaded ImageMINCHIA SIGNOR TENENTE

scritto e diretto da

ANTONIO GROSSO

con
in o.a. ADRIANO AIELLO,  GASPARE DI STEFANO, FRANCESCO NANNARELLI, DELIA ODDO, ANTONELLO PASCALE, GIUSEPPE RENZO, PAOLO ROBERTO RICCI, FRANCO SCASCITELLI, MARIANO VIGGIANO, MARTINA ZUCCARELLO

e con
NATALE RUSSO
scenografie ALESSANDRO CHITI,
costumi FRANCESCA GAROFALO
light designer GIANLUCA CAPPELLETTI
foto di scena TOMMASO LE PERA
esecuzione musicale MAESTRO ANDREA BIANCHI
aiuto regia SALVATORE RIGGI
foto locandina MATTEO CASILLI
organizzazione GIORGIA RADICE
distribuzione 3ATRO PRODUZIONE E DISTRIBUZIONE
service audio&luci COLTIVARTE SALS

capo macchinista DANIELE GRATISSI
direttore di scena PATRIZIO LIOI
capo elettricista DANIELE SANTANGELI
scenotecnica LT COSTRUZIONI

un ringraziamento A DIEGO CACCAVALLO


DAL 21 AL 24 MAGGIO al SALA UMBERTO-ROMA

 

Uploaded ImageTorna in scena, a grande richiesta, dal 21 al 24 maggio alla Sala Umberto, MINCHIA SIGNOR TENENTE, spettacolo scritto e diretto da Antonio Grosso che, tra ironia e riflessione, pone lo sguardo sulla piaga della mafia.

Sicilia, 1992. Su un cucuzzolo di montagna, in un paesino dove il tempo sembra essersi fermato, sorge una piccola caserma dei carabinieri. 

Cinque militari, ognuno proveniente da una regione diversa, condividono turni, scherzi, sfottò, e un’unica certezza: il massimo dell’emergenza, lì, sono i ladri di galline. 

Tra assurde denunce da parte di Parerella, il matto del paese, amori proibiti (uno dei carabinieri è fidanzato con una ragazza del posto, in barba al regolamento), paradossi quotidiani e una sorprendente armonia, il gruppo si sente ormai più simile a una famiglia che a una squadra militare. 

Tuttavia, l’arrivo di un nuovo tenente – rigido, severo, deciso a rimettere tutti in riga – rischia di stravolgere quell’equilibrio fragile e prezioso.

Uploaded Image"MINCHIA SIGNOR TENENTE" è la commedia cult degli ultimi 20 anni, che ha raggiunto il record di 620 repliche. 

Si parla di mafia, ma in maniera totalmente ironica e originale, facendo sì che la risata porti alla riflessione ma soprattutto al modo di porsi verso le ingiustizie. 

E questo per far si che ognuno di noi possa avere uno sguardo dritto senza mai voltarsi, affrontando con coraggio e leggerezza tutto ciò che la vita ci offre.

"La libertà è l'essenza di ogni individuo, l'espressione più autentica di ogni persona. 

È ciò che ci rende veramente vivi. 'Minchia Signor Tenente' esplora il concetto di libertà attraverso l'amore, l'amicizia e l'onestà, raccontando una storia universale che ognuno di noi può vivere e soffrire nella propria esistenza. 

Questa storia attraversa un'Italia che ha conosciuto momenti bui, ma anche una profonda resilienza.” - dichiara Antonio Grosso

Uploaded Image“La drammaturgia si fonde con un disegno di luci poetico ed essenziale, una scenografia che evoca il passato senza perdere la modernità, e una recitazione semplice e profonda, molto naturale. 

Dopo vent'anni, ritorno alla regia di questo cult teatrale italiano, cercando di fondere comicità, poesia, dramma e verità. 

Ho cercato di mettere insieme vent'anni di storia di questo spettacolo straordinario, sperando di esser stato all'altezza.”




Teatro Sala Umberto

Via della Mercede,50 Roma

Spettacoli ore 20:30, domenica ore 16

Biglietti da 25 euro 

https://teatrosalaumberto.eventim-inhouse.de/ticketshop/webticket/eventlist?production=976

   
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Industria, Federbeton alla Camera su IAA: "Valorizzare gli standard europei per sostenere decarbonizzazione filiera costruzioni"

INDUSTRIAL ACCELERATOR ACT, FEDERBETON: «VALORIZZARE GLI STANDARD AMBIENTALI EUROPEI PER SOSTENERE LA DECARBONIZZAZIONE DELL’INTERA FILIERA DELLE COSTRUZIONI»

Roma, 13 maggio 2026 – Federbeton, la Federazione di Confindustria che rappresenta la filiera del cemento e del calcestruzzo, ha partecipato alle audizioni odierne alla Camera sulla proposta di Regolamento sull’Industrial Accelerator Act (IAA). Si tratta di un provvedimento atteso dal settore del cemento europeo e in particolare da quello italiano, oggi fortemente esposto alla concorrenza delle importazioni e al rischio di carbon leakage. Federbeton condivide i principi della proposta, ma ritiene che le misure che riguardano l’industria del cemento non siano efficaci.

«Quanto proposto nella prima bozza attualmente in discussione appare inefficace e quasi irrilevante per la filiera del cemento e del calcestruzzo. La previsione di una quota minima del 5% di calcestruzzo e malte prodotti con materiali “made in EU” non produrrebbe alcun impatto concreto, ma rappresenterebbe, di fatto, un’occasione persa. Federbeton chiede pertanto di valorizzare gli standard ambientali della produzione europea», ha dichiarato il Direttore Generale di Federbeton, Nicola Zampella. «È essenziale introdurre nelle opere pubbliche un requisito sull’origine del clinker, il principale componente del cemento e la fonte di quasi tutte le emissioni dirette del settore. Il clinker utilizzato dovrebbe provenire al 100% da Paesi soggetti al sistema ETS europeo o a sistemi di riduzione delle emissioni di gas serra riconosciuti equivalenti dalla Commissione europea. Questa misura sarebbe più efficace per sostenere la decarbonizzazione del cemento e, di conseguenza, dell’intera filiera delle costruzioni. Il punto è importante per garantire che tutti i materiali utilizzati nelle opere pubbliche abbiano gli stessi standard ambientali, anche se provenienti da Paesi extra-EU».

«Il sistema ETS come molti stanno evidenziando anche a livello politico, non è da solo sufficiente a garantire la sopravvivenza di un’industria strategica com’è quella della produzione di cemento sul suolo italiano. In un periodo di forti tensioni geopolitiche, risulta più che mai necessario assicurare alle nostre imprese l’approvvigionamento di un materiale fondamentale, vitale per dotare il Paese di costruzioni sostenibili e a chilometro zero, evitando non solo una crescente dipendenza dalle importazioni ma anche la messa a rischio di posti di lavoro» ha concluso Zampella.

 

Federbeton

Federbeton è, in ambito Confindustria, la Federazione di settore delle Associazioni della filiera del cemento, del calcestruzzo, dei materiali di base, dei manufatti, componenti e strutture per le costruzioni, delle applicazioni e delle tecnologie ad essa connesse nell'ambito della filiera sopra indicata. I suoi principali obiettivi sono quelli di diffondere la cultura dello sviluppo sostenibile promuovendo comportamenti virtuosi all’interno della filiera dell’edilizia e sostenere la qualificazione dei processi produttivi, la sicurezza sui luoghi di lavoro e l’innovazione delle pratiche costruttive, contribuendo a ridurre il consumo di risorse naturali non rinnovabili, nel solco della sostenibilità ambientale e dell'efficienza energetica.


Innovazione, cooperazione e rigenerazione: così evolve la Responsabilità Sociale d'Impresa


Dalle campagne di Legambiente e AzzeroCO2 emerge un modello operativo che crea sinergie tra imprese, comunità e territori per trasformare le sfide ambientali e sociali in opportunità di sviluppo

Milano, 13 maggio 2026 - Energia pulita e condivisa che nasce dai tetti delle case popolari, ortofrutteti solidali che coltivano l’inclusione, ecosistemi rigenerati che rendono i territori più resilienti.

Azioni concrete che si rivelano tasselli di un modello di Responsabilità Sociale d'Impresa (CSR) che si sta facendo strada in Italia, basato su collaborazioni strategiche capaci di generare valore condiviso.  

Una fotografia che si basa sui risultati delle tre campagne nazionali di CSR promosse da Legambiente e AzzeroCO2 - EnergyPOP, Ortofrutteto Solidale Diffuso e Mosaico Verde - che in sette anni, grazie al sostegno di oltre 60 aziende e 200 partner tra enti locali e associazioni, hanno realizzato complessivamente 293 progetti, dimostrando come la Responsabilità Sociale d’Impresa possa contribuire al miglioramento del benessere collettivo e alla tutela del patrimonio naturale.

È quanto emerso dal convegno "Connessioni sostenibili. Affrontare le sfide ambientali e sociali: dal contesto all’azione", che si è tenuto oggi, 13 maggio, a Milano presso il Talent Garden, dal quale si delinea una chiara evoluzione: la sfida si è ormai spostata dal se investire” al “come farlo” in modo efficace e con effetti duraturi.  

È nella convergenza di tre pilastri, fondamentali per le strategie ESG, che prende forma questo paradigma di Responsabilità Sociale d’Impresa: innovazione, rigenerazione e cooperazione. Elementi che qualificano e rafforzano l’azione di CSR, traducendola in interventi coerenti con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e capaci di promuovere progresso e crescita inclusiva.

Innovazione: la tecnologia al servizio della transizione energetica

Il primo pilastro è l'innovazione, intesa soprattutto come capacità di ripensare strumenti consolidati per rispondere alle emergenze socio-ambientali del nostro tempo. Un'innovazione che promuove una sostenibilità sistemica con l’obiettivo di non lasciare indietro nessuno.

È proprio nell'affrontare sfide complesse come la povertà energetica che questa strategia rivela tutta la sua efficacia. A delineare con precisione i contorni di questa emergenza è stata, nel corso dell’incontro, Paola Valbonesi, Presidente dell'Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica (OIPE). Durante il suo intervento, ha illustrato come nel 2024 la povertà energetica abbia raggiunto il picco storico del 9,1%, coinvolgendo 2,4 milioni di famiglie

Di queste, 1,3 milioni si trovano in una condizione di spesa energetica eccessiva rispetto al reddito, mentre ben 1,1 milioni vivono in una condizione di "povertà energetica nascosta" ovvero sono costrette a rinunciare al riscaldamento per contenere i costi. Un dato particolarmente allarmante riguarda l'impatto sui più giovani: sono oltre 1 milione i minori esposti a questa forma di vulnerabilità.

In risposta a questo scenario, i cui dati sono fondamentali per orientare le politiche di welfare e sviluppare interventi mirati, la campagna EnergyPOP impiega il fotovoltaico come un mezzo per ridurre le disuguaglianze. 

Ad oggi sono stati installati oltre 70 kW di potenza fotovoltaica su quattro edifici di edilizia residenziale pubblica a Firenze, Empoli, Catania e Santarcangelo di Romagna (RN), oltre che sul tetto di uno degli edifici della Cooperativa Sociale Agricoltura Capodarco a Grottaferrata (RM), portando energia pulita e accessibile a 154 nuclei familiari e 17 lavoratrici e lavoratori della cooperativa sociale.  L'impatto è duplice: da un lato si agisce per rispondere a un bisogno primario di accesso all’energia; dall'altro, si contribuisce alla transizione energetica, evitando l'emissione di oltre 28.450 kg di CO2 all'anno, grazie alla produzione di energia pulita.

L'essenza dell'innovazione si sposta quindi dall'oggetto alla sua funzione, facendo del pannello fotovoltaico uno strumento di equità sociale.

Rigenerazione: andare oltre la conservazione per ricostruire gli ecosistemi dalla terra al mare

Il secondo pilastro, la rigenerazione, si fonda sulla necessità di rispondere ai rischi climatici, la cui gravità è stata illustrata durante il convegno da Luca Mercalli, Presidente della Società Meteorologica Italiana

Nel suo intervento, ha spiegato come il mancato rispetto dell'Accordo di Parigi possa condurre a un aumento termico globale fino a 5 gradi entro la fine del secolo, con una conseguente intensificazione di siccità, eventi estremi e innalzamento del livello del mare

L'analisi descrive un'umanità che, nell'era dell'Antropocene, sta superando i limiti planetari, mettendo a rischio la sopravvivenza delle generazioni future. La possibilità di ridurre i danni però esiste, ma richiede un impegno collettivo.

La rigenerazione attiva, ovvero interventi mirati a ricostruire la funzionalità, la ricchezza e la capacità di adattamento del capitale naturale, assume quindi un ruolo centrale per fronteggiare queste sfide. 

A tradurre in pratica questo principio è la campagna Mosaico Verde che con oltre 341.000 piante messe a dimora, 336 ettari di territorio rigenerato e 243 progetti realizzati in 19 regioni, si afferma come la più grande iniziativa nazionale per la rigenerazione ambientale e il ripristino degli ecosistemi. 

Un'azione capillare il cui beneficio economico e sociale è stimato in oltre 1,7 milioni di euro per ogni anno di vita degli impianti arborei e arbustivi messi a dimora.

Mosaico Verde è un progetto di rigenerazione ambientale che si applica a sistemi ecologici diversificati. Si spazia dalla messa a dimora di alberi in aree verdi urbane e boschive, a interventi a tutela di specie vegetali e animali a rischio, come nel progetto di salvaguardia dell'orso bruno marsicano nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. 

L'impegno si estende anche alla protezione degli habitat marini, con interventi che hanno permesso di recuperare oltre 5 quintali di reti fantasma a Santo Stefano al Mare (IM) e Polignano a Mare (BA), e con l’iniziativa per il ripristino della posidonia oceanica all’Isola del Giglio.

Ogni azione è un tassello per riattivare la funzionalità dei differenti ecosistemi dalla terra al mare, traducendo l'impegno locale in un concreto vantaggio per la resilienza nazionale.

Cooperazione: alleanze che generano opportunità condivise

Il terzo pilastro, la cooperazione, nasce dalla consapevolezza che la creazione di valore condiviso richieda la capacità di mettere in comune competenze, risorse e responsabilità. La CSR si configura così come uno spazio di raccordo tra aziende, enti locali e terzo settore, capace di superare la frammentazione e favorire percorsi partecipati che rafforzano progettualità già attive nei territori, creando le condizioni perché possano crescere, consolidarsi e accedere a nuove opportunità.

È da questa idea di cooperazione strutturata che si sviluppa la campagna Ortofrutteto Solidale Diffuso che, grazie al sostegno delle aziende partner e alla collaborazione con oltre 35 cooperative sociali, ha portato alla realizzazione di 59 ortofrutteti e alla messa a dimora di 4.960 piante. In tutti i progetti la tutela della biodiversità e la creazione di fonti di reddito alternative diventano il mezzo per sostenere l'inclusione sociale e lavorativa di donne e uomini in condizioni di svantaggio che vengono coinvolti in percorsi di formazione e reinserimento, pensati per restituire loro autonomia e fiducia. Tra questi, i detenuti del carcere di Sollicciano (FI), le detenute della Casa Circondariale di Genova Pontedecimo e le persone accolte dalla Coop. Sociale La Nuova Arca e dalla Cooperativa Terra Felix di Caserta, impegnata quest’ultima in progetti di agricoltura sociale su terreni confiscati alla criminalità organizzata.

È il concetto di ecologia integrale* che si fa azione, segnando la fine della separazione tra interventi sociali e ambientali. I progetti più efficaci sono infatti quelli che danno luogo a un "doppio impatto", tutelando la natura e favorendo al contempo l'inclusione di persone fragili. 

La cooperazione assume così una duplice dimensione: da un lato, mette in relazione imprese, enti locali e terzo settore; dall’altro, integra finalità ambientali e sociali all’interno di una visione comune. In questo modo, la Responsabilità Sociale d’Impresa supera la logica della somma di singoli progetti e si afferma come modello integrato di intervento, capace di amplificare l’efficacia delle iniziative e generare benefici concreti e diffusi per le comunità.

«Analizzando l’evoluzione dei progetti che in questi anni abbiamo realizzato, emerge come la CSR sia cambiata nel tempo: da iniziative una tantum a un sistema di 'welfare generativo', in cui l'obiettivo non è più semplicemente 'restituire' qualcosa alla comunità, ma 'co-investire' nel suo futuro per rafforzare il tessuto sociale e rigenerare il capitale naturale» spiega Sandro Scollato, Amministratore delegato di AzzeroCO2 . «Parallelamente, l'investimento in CSR è diventato uno strumento chiave di coinvolgimento. Il volontariato aziendale, in particolare, rafforza l’engagement perché crea un legame diretto tra dipendenti, impresa e territorio, generando un impatto più profondo e strutturato. Quando le persone si sentono parte attiva del processo, infatti, sostengono con più forza le soluzioni adottate e contribuiscono a creare una cultura diffusa di solidarietà e tutela ambientale».

E il futuro della CSR? Per provare a rispondere a questa domanda, in occasione del convegno si sono tenuti i "Greendates": tavoli di lavoro pensati per favorire il confronto e creare sinergie operative tra le 25 aziende partecipanti. Un’opportunità concreta per condividere best practice replicabili, immaginare progetti comuni e dare avvio a nuove partnership. Dal confronto è emerso che il 68% delle imprese presenti ha investito in progetti di CSR da almeno 5 anni. Tra gli strumenti e le pratiche già adottate figurano bilanci di sostenibilità, certificazioni e politiche di diversity & inclusion. Si evidenzia anche un quadro chiaro delle priorità future: per l’87% delle aziende gli ambiti di investimento prioritario saranno l'ambiente, l'inclusione sociale e il welfare aziendale.

«Il volto della Responsabilità Sociale d'Impresa sta cambiando, e le campagne che portiamo avanti con AzzeroCO2 ne sono la prova concreta. Le direttrici di innovazione, rigenerazione e cooperazione che le guidano rappresentano la strada maestra per accelerare la transizione ecologica del nostro Paese. Abbiamo infatti compreso sul campo che le due giustizie, ambientale e sociale, sono inscindibili. Per questo, il nostro agire punta a investire sulla resilienza complessiva, riconoscendo nella salute degli ecosistemi e nella coesione delle comunità le fondamenta del nostro futuro» ha dichiarato Stefano Ciafani, Presidente di Legambiente.

«Il nostro ruolo non è portare soluzioni calate dall'alto - ha concluso Barbara Meggetto, Presidente di Legambiente Lombardia ma essere alleati dei territori. Questo significa affiancarli e costruire insieme risposte concrete che nascono dall'ascolto e sono modellate sulle esigenze specifiche di ogni contesto. È proprio questa vicinanza la chiave dell'efficacia di ogni progetto, perché garantisce che l'impatto generato metta radici profonde, agendo sulle cause e non solo sui sintomi, diventando così un vero atto di cura e di sviluppo».

 

* Concetto cardine dell'enciclica Laudato si' di Papa Francesco

Il convegno è stato patrocinato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica

 

AzzeroCO2 è una società di consulenza per la sostenibilità e l’energia fondata nel 2004 da Legambiente e Kyoto Club. Offre soluzioni personalizzate ad enti pubblici, aziende e privati per ridurre il proprio impatto ambientale sul territorio adottando un approccio resiliente e scientifico per ottenere risultati credibili e comunicarli in modo efficace. In collaborazione con i propri soci, realizza iniziative su scala nazionale e locale per promuovere la sostenibilità, le fonti rinnovabili e la responsabilità sociale d’impresa.

Legambiente è un’associazione senza fini di lucro, fatta di cittadini e cittadine che hanno a cuore la tutela dell’ambiente in tutte le sue forme, la qualità della vita, una società più equa, giusta e solidale. L’associazione ambientalista più diffusa in Italia è un grande movimento apartitico fatto di persone che, attraverso il volontariato e la partecipazione diretta, si fanno promotrici del cambiamento per un futuro migliore. 18 sedi regionali e 1000 gruppi locali sono il cuore dell’attivismo sui territori insieme a 115.000 tra soci e sostenitori. Più di 1.000 i giovani che ogni anno partecipano a un campo di volontariato, 30.000 le classi che aderiscono ai programmi di educazione ambientale. Oltre 200 gli avvocati dei Centri di azione giuridica al servizio delle vertenze. Legambiente ha fondato la sua missione sull’ambientalismo scientifico, raccogliendo migliaia di dati sul nostro ecosistema, che sono alla base di ogni denuncia e proposta. Da 41 anni si batte per un mondo migliore, combattendo contro l’inquinamento, l’illegalità e l’ingiustizia per la bellezza, la tutela e una migliore qualità della vita.

Nuove Poltrone: Adriana Valle, nuova Presidente del Consorzio Erion Care

Uploaded ImageADRIANA VALLE 

È IL NUOVO PRESIDENTE DEL CDA DI ERION CARE


Roma, 13 maggio 2026 – Erion Care, il Consorzio del Sistema Erion dedicato a contrastare l’abbandono dei rifiuti dei prodotti del tabacco nell’ambiente, ha nominato Adriana Valle, Corporate Affairs & Communication Director di JT International Italia, come nuovo Presidente del Consiglio di Amministrazione. Valle subentra a Davide Bigiavi di Philip Morris Manufacturing & Technology Bologna, in carica dal 2025.

Dopo aver conseguito un Master presso l’Università LUMSA, Adriana Valle ha maturato oltre 15 anni di esperienza nei settori regolatorio e istituzionale. Nel 2010 entra in JT, dove sviluppa un percorso nelle relazioni governative, assumendo incarichi di crescente responsabilità in Italia, a livello europeo e presso l’headquarter di Ginevra. Dal 2020 ha ricoperto ruoli sempre più strategici nella sede centrale svizzera, tra cui International Affairs Director e, più recentemente, External Affairs Reduced Risk Products Director.

Con la nomina del nuovo Presidente, Erion Care conferma il proprio impegno nella promozione di attività di sensibilizzazione e prevenzione dei comportamenti scorretti dal punto di vista ambientale, rafforzando il dialogo con istituzioni, enti locali e operatori del territorio.


«Assumere la Presidenza del Consorzio rappresenta per me un incarico di grande responsabilità e un’importante opportunità per contribuire concretamente alla tutela dell’ambiente e del territorio», ha dichiarato Adriana Valle. «Negli ultimi anni Erion Care ha portato avanti un lavoro significativo nella promozione di comportamenti più responsabili e nella costruzione di un dialogo costante con istituzioni e stakeholder. Continueremo a lavorare in questa direzione, con l’obiettivo di implementare pienamente il regime EPR anche nella filiera dei rifiuti dei prodotti del tabacco con filtri».

«Accogliamo con grande soddisfazione la nomina di Adriana Valle alla guida di Erion Care», ha dichiarato Letizia Nepi, Direttore Generale di Erion Care. «Siamo certi che le competenze sviluppate nel corso della sua esperienza professionale, sia in Italia sia a livello internazionale, rappresentino un contributo prezioso per accompagnare il Consorzio nel rafforzamento delle attività di sensibilizzazione ambientale e di prevenzione del littering dei prodotti del tabacco. A nome di tutto il Consorzio desidero inoltre ringraziare Davide Bigiavi per il lavoro svolto e per il contributo dato alla crescita di Erion Care».

Il Consiglio di Amministrazione di Erion Care ha, inoltre, nominato come nuovo Consigliere Andrea Guglielmo, Senior Manager External Affairs di Philip Morris Italia. Sono stati riconfermati: Davide Bigiavi, Head of Tax Cluster di Philip Morris Manufacturing & Technology Bologna; Marianna Buonomo, Corporate Affairs Manager di Imperial Brands Italia; Davide Calabresi, Government Relations Manager di JT International Italia, Andrea Di Paolo, Vice President & Corporate Affairs Directors di British American Tobacco Italia; Giacomo Mele, Finance Manager di Imperial Brands Italia e Ranieri Mercanti, Head of Commercial Finance di British American Tobacco Italia.

Le nuove linee guida europee sugli appalti: cosa cambia per le imprese italiane che operano oltre i confini nazionali

Il mercato unico europeo degli appalti pubblici ha intrapreso, in questo 2026, una strada di non ritorno verso lintegrazione totale e la sostenibilità digitale. 

Con un valore complessivo che supera i 2.000 miliardi di euro lanno, il settore delle commesse pubbliche rappresenta il cuore pulsante della strategia economica dellUnione, fungendo da volano per la transizione ecologica e linnovazione tecnologica. Tuttavia, per le imprese italiane che desiderano varcare i confini nazionali e competere su piazze storicamente complesse come quelle tedesche, francesi o dei paesi del Benelux, il cambiamento non è solo una questione di opportunità, ma di profonda ristrutturazione dei propri standard di qualificazione. Le nuove linee guida emanate da Bruxelles hanno infatti introdotto criteri di selezione che spostano lasse dal semplice "prezzo più basso" a una valutazione multidimensionale della solidità aziendale.

La novità più rilevante riguarda larmonizzazione dei criteri ESG (Environmental, Social, and Governance). Nel 2026, la capacità di unimpresa di dimostrare un impatto ambientale ridotto, una gestione etica della forza lavoro e una trasparenza assoluta nella governance non è più un elemento facoltativo o puramente premiale. È diventata la condizione sine qua non per superare le fasi di pre-selezione. Le stazioni appaltanti europee richiedono oggi certificazioni rigorose che attestino non solo la capacità operativa di eseguire lopera, ma anche la resilienza finanziaria del fornitore nel medio-lungo periodo. Questo irrigidimento dei controlli mira a proteggere i fondi comunitari in particolare quelli legati al completamento delle opere previste dai vari piani di ripresa nazionali da operatori sottodimensionati o privi delle necessarie garanzie patrimoniali.

In questo scenario di elevata competitività, le aziende italiane si trovano di fronte alla necessità di consolidare la propria posizione amministrativa prima ancora di scendere in campo per lofferta tecnica. La complessità del Documento di Gara Unico Europeo (DGUE) e l'interoperabilità dei casellari informatici nazionali impongono una precisione chirurgica nella tenuta dei propri requisiti di sistema. Molte realtà imprenditoriali, per non rischiare esclusioni dovute a vizi formali o a una sottostima del proprio potenziale, scelgono di affidarsi a strutture capaci di mappare preventivamente il valore dell'azienda; rivolgersi a professionisti esperti per una consulenza per l'attestazione Soa rappresenta, ad esempio, il passaggio logico fondamentale per blindare la propria qualificazione tecnica ed economica. Disporre di un certificato SOA solido e aggiornato non è solo un obbligo per il mercato domestico, ma funge da base di garanzia riconosciuta a livello comunitario per attestare che limpresa possiede i volumi di fatturato, le attrezzature e le referenze necessarie per gestire commesse di rilievo internazionale. Una volta stabilizzata l'architettura burocratica di base, l'impresa può concentrarsi sulle sfide poste dalla digitalizzazione dei bandi.

La digitalizzazione integrale (e-procurement) è laltro grande pilastro delle nuove direttive 2026. La quasi totalità delle gare europee avviene ormai attraverso piattaforme telematiche che richiedono standard di sicurezza e di firma elettronica transfrontaliera estremamente elevati. Il sistema italiano, grazie alle recenti riforme del Codice degli Appalti, si è allineato velocemente a questi standard, ma l'impresa deve essere pronta a gestire flussi documentali dinamici in lingue diverse e sotto giurisdizioni amministrative differenti. La capacità di rispondere in tempo reale a richieste di chiarimenti o di integrare documentazione tecnica in modo fluido è diventata una competenza "core" per gli uffici gare delle medie imprese che puntano all'internazionalizzazione.

Un altro aspetto decisivo delle nuove linee guida riguarda il cosiddetto "ciclo di vita del prodotto" (LCC - Life Cycle Costing). Bruxelles spinge affinché le amministrazioni pubbliche valutino il costo di unopera o di una fornitura non solo nel momento dellacquisto, ma lungo lintero arco della sua esistenza, includendo i costi di manutenzione, il consumo energetico e lo smaltimento finale. Per le imprese italiane della filiera costruttiva e impiantistica, questo significa dover investire in ricerca e sviluppo per proporre materiali innovativi e soluzioni tecniche che garantiscano longevità. Essere qualificati per le classifiche d'importo superiori permette di sostenere questi investimenti, trasformando la conformità normativa in una leva di innovazione industriale.

Non bisogna inoltre dimenticare limportanza del monitoraggio costante dei propri requisiti morali e fiscali. Le nuove piattaforme di controllo europee sono interconnesse: una segnalazione nel casellario informatico dell'ANAC può avere ripercussioni immediate sulla reputazione digitale dellimpresa in tutto il territorio dellUnione. La compliance legale, dunque, non è più un atto statico da compiere in fase di rinnovo dei certificati, ma un processo di sorveglianza continua sulla salute dellazienda. Le imprese che guidano lexport dei servizi nel 2026 sono quelle che hanno internalizzato la cultura della legalità e della trasparenza, vedendo in esse non un limite, ma una protezione contro la concorrenza sleale dei mercati extra-UE.

In conclusione, operare oltre i confini nazionali nel 2026 richiede un equilibrio perfetto tra competenza tecnica e solidità amministrativa. Le nuove linee guida europee premiano le imprese che sanno pianificare il proprio futuro, investendo in certificazioni di qualità e affidandosi a partner che conoscano profondamente le dinamiche della qualificazione. La sfida degli appalti comunitari è vinta da chi si presenta non solo come esecutore di un lavoro, ma come garante di un processo sicuro, sostenibile e tecnicamente inappuntabile. Consolidare i propri titoli di accesso e padroneggiare gli strumenti della burocrazia digitale sono i primi passi per trasformare l'eccellenza italiana in un successo internazionale duraturo.

Migliori fornitori di biancheria sanitaria in Europa: lista delle 6 aziende più qualificate per ospedali e cliniche

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L’efficienza di una moderna struttura sanitaria non si valuta esclusivamente attraverso l’avanguardia delle apparecchiature diagnostiche o la competenza dell'equipe medica, ma passa inevitabilmente per la gestione dei servizi di supporto e l’ottimizzazione dell’ambiente di degenza.

In questo scenario, la biancheria sanitaria ha smesso di essere considerata una semplice fornitura di "tessuti" per trasformarsi in un elemento tecnologico critico. La qualità dei tessili ospedalieri influisce oggi in modo determinante su tre fattori chiave: la prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza (ICA), il benessere dermatologico del paziente allettato e la sostenibilità economica dei processi di lavaggio e sanificazione industriale.

Negli ultimi anni, il mercato europeo ha visto un’evoluzione significativa verso il modello del "textile management" integrato. Le cliniche e i grandi poli ospedalieri richiedono partner capaci di garantire non solo volumi massicci di forniture, ma anche standard di igiene microbiologica certificata e materiali capaci di resistere a cicli di lavaggio estremamente aggressivi senza perdere le proprietà tecniche originali. Di seguito, analizziamo le sei realtà che oggi rappresentano il vertice della qualificazione nel settore della biancheria sanitaria in Europa.

Elis

La multinazionale francese rappresenta indubbiamente uno dei giganti del comparto, con una presenza capillare che tocca quasi ogni nazione del continente. La forza di questa organizzazione risiede nella gestione del ciclo di vita totale del prodotto attraverso un modello di economia circolare consolidato. Le loro soluzioni per il settore sanitario spaziano dalla biancheria piana ai kit per le sale operatorie, tutti gestiti tramite un sistema di noleggio e manutenzione che solleva le strutture ospedaliere da ogni onere logistico. La capacità di investire in lavanderie industriali a basso impatto ambientale e l'uso di tecnologie RFID per la tracciabilità dei capi rendono questo fornitore un pilastro per le grandi amministrazioni che cercano efficienza e monitoraggio costante dei costi.

Hip Sistema Letto

Un approccio radicalmente innovativo che ha saputo distinguersi per la capacità di unire la ricerca clinica alla manifattura d'eccellenza è quello proposto da Hip Sistema Letto. Questa realtà italiana si è imposta nel panorama europeo per aver superato il concetto tradizionale di fornitura, introducendo sistemi tessili progettati come veri e propri dispositivi medici. Il valore distintivo della loro proposta risiede nell'impiego di fibre tecniche ad altissima traspirabilità che agiscono attivamente nella gestione del microclima cutaneo del paziente. Grazie a barriere antibatteriche permanenti e a tessuti studiati per ridurre drasticamente le forze di attrito e di taglio, le soluzioni fornite da questa azienda giocano un ruolo fondamentale nella prevenzione delle lesioni da pressione. L'autorevolezza tecnica e la longevità dei materiali, capaci di mantenere intatte le proprietà sanificanti anche dopo centinaia di lavaggi ad alte temperature, la posizionano come il partner strategico ideale per le cliniche d'élite e le RSA che mirano all'azzeramento delle complicanze da allettamento.

Mewa

Dalla Germania arriva una realtà storica che ha fatto della robustezza e del servizio di prossimità i propri marchi di fabbrica. La specializzazione di questa azienda tedesca è rivolta principalmente al settore tessile industriale, ma la divisione dedicata alla sanità gode di un prestigio altissimo grazie al rigore dei processi di controllo qualità. I loro sistemi di gestione della biancheria seguono protocolli di igiene termochimica estremamente severi, garantendo una sicurezza microbiologica che risponde ai massimi standard nordeuropei. La flessibilità del loro servizio di ripristino e la resistenza strutturale delle fibre utilizzate assicurano una rotazione degli stock impeccabile, riducendo gli sprechi e garantendo che ogni reparto disponga sempre di materiale conforme alle normative vigenti.

Salesianer

Per quanto riguarda il mercato dell’Europa Centrale e dell’Est, un ruolo di primo piano è occupato da questo gruppo austriaco. La loro metodologia operativa è focalizzata sulla "garanzia di igiene", un impegno che viene declinato attraverso l'uso di tecnologie all'avanguardia per la disinfezione e il confezionamento sottovuoto dei tessili sterili. Salesianer è particolarmente apprezzata per la capacità di personalizzare la fornitura in base alle specializzazioni dei reparti, offrendo tessuti specifici per la neonatologia, la geriatria e le aree critiche. La solidità finanziaria dell'azienda e il costante investimento in ricerca e sviluppo permettono di offrire soluzioni che bilanciano il comfort tattile per il paziente con le necessità di asetticità richieste dai protocolli chirurgici.

Dibella

La focalizzazione sulla sostenibilità e sull'etica della catena di fornitura caratterizza l'operato di questo fornitore con sede in Germania. Dibella si è distinta nel panorama continentale per aver introdotto tessuti realizzati con materie prime certificate e processi di produzione trasparenti. La loro offerta si rivolge a strutture sanitarie moderne che vedono nella scelta del fornitore un'estensione della propria responsabilità sociale d'impresa. Nonostante l'attenzione ecologica, la qualità dei materiali rimane di grado ospedaliero professionale, garantendo una resistenza alla trazione e all'usura meccanica che permette di estendere significativamente la vita utile della biancheria, ottimizzando il ritorno sull'investimento per la struttura acquirente.

Synergy Health

Chiudiamo la selezione con un operatore britannico che ha ridefinito gli standard della teleria per il blocco operatorio e le aree ad alta intensità di cura. La forza di questa realtà risiede nella produzione di tessili tecnici con elevate proprietà di barriera contro gli agenti patogeni e i fluidi biologici. I loro camici e i teli da campo sono progettati per offrire la massima sicurezza al personale sanitario senza sacrificare la traspirabilità, un equilibrio difficile da raggiungere ma essenziale per chi deve operare per lunghe ore sotto le luci scialitiche. La loro competenza nella sterilizzazione a raggi gamma e nei sistemi di confezionamento certificati li rende un partner fondamentale per la gestione del rischio infettivo nei più grandi poli chirurgici europei.

Domande Frequenti (FAQ)

Quali certificazioni deve possedere un fornitore di biancheria sanitaria in Europa?
Ogni fornitore deve garantire che i propri tessili rispettino il Regolamento (UE) 2017/745 relativo ai dispositivi medici (MDR). Inoltre, le aziende devono operare secondo la norma UNI EN 14065 (RABC), che specifica un sistema di gestione per assicurare la qualità microbiologica dei tessili trattati in lavanderia, fondamentale per la prevenzione delle infezioni crociate.

In che modo la biancheria sanitaria può prevenire le piaghe da decubito?
L'uso di tessuti tecnici evoluti, rispetto al cotone tradizionale, permette una migliore gestione dell'umidità e del calore. Un ambiente asciutto e fresco mantiene la pelle elastica e resistente; inoltre, la riduzione delle rughe strutturali del tessuto e del coefficiente di attrito minimizza il rischio che i tessuti profondi subiscano danni durante i movimenti del paziente nel letto.

È preferibile il noleggio o l'acquisto diretto della biancheria ospedaliera?
La scelta dipende dal modello gestionale della struttura. Il noleggio (lavonoleggio) offre costi certi per giornata di degenza e garantisce un ricambio costante del materiale usurato, mentre l'acquisto diretto permette un controllo totale sugli stock ma richiede una gestione interna molto onerosa per quanto riguarda i processi di lavaggio e la conformità alle normative igieniche.

martedì 12 maggio 2026

Guerra in Iran: Trump non accetta le controproposte Iraniane, la tregua vacilla sotto i colpi di continue ostilità.

I difficili colloqui di pace continuano con il mediatore del Pakistan e sembra che l’Iran abbia già risposto alle richieste dell’amministrazione Trump. Giorno 10 maggio l’Iran ha inviato (fonte Ansa) al Pakistan, mediatore dell'organizzazione, la sua risposta alla proposta statunitense di porre fine alla guerra. Obiettivo principale della risposta iraniana al quadro proposto dagli Stati Uniti è la "cessazione immediata della guerra" e il "ripristino della sicurezza marittima" nel Golfo Persico e nello strategico Stretto di Hormuz. La consegna di questo documento è considerata uno sviluppo cruciale negli sforzi diplomatici in corso per stabilizzare le acque della regione e porre fine all'attuale conflitto militare.

I contenuti del documento inviato dal governo 'Iraniano al piano statunitense, che Trump ha definito subito inaccettabile, sono stati resi noti dalla televisione di Stato della Repubblica Islamica, IRIB e si elencano :1) La necessità che gli Stati Uniti risarciscano l'Iran per i danni militari. 2) Il riconoscimento della sovranità iraniana sullo Stretto di Hormuz. 3) La cessazione delle sanzioni statunitensi. 4) Lo sblocco da parte degli Stati Uniti degli asset iraniani congelati. Riguardo la parte legata all’Uranio ed allo sviluppo per usi civili del nucleare si indicano nella lettera 30 giorni dall’inizio di eventuali nuovi contatti di mediazione. I media riportano inoltre che la parte iraniana ha respinto l'offerta statunitense legata alla resa dell'Iran.

Secondo un terzo interlocutore il Qatar inseritosi nuovamente nell’ambito dei colloqui di pace che ha parlato attraverso il suo primo ministro utilizzare lo Stretto di Hormuz "come strumento di pressione non farebbe altro che aggravare la crisi". Ma in realtà il piccolo emirato cerca in tutti i modi di superare il blocco navale USA-IRAN e permette alla sua prima nave metaniera di arrivare nella zona esclusiva del Pakistan dopo che la Guardia Rivoluzionaria iraniana le ha permesso di passare attraverso lo Stretto di Hormuz, soggetto a dazi doganali. Ora, una seconda nave metaniera sta attraversando lo stretto.

Lo stretto di Hormuz mantiene il perno dei negoziati e per questo la risposta iraniana punta su questo. La valenza geopolitica strategica della zona è diventata non inerente alla guerra ma di valore economico globale. L’ultima tregua dettata da Trump il 13 aprile non ha avuto le conseguenze aspettate. Da allora è successo di tutto, gli Stati Uniti hanno aperto il fuoco e sequestrato una petroliera battente bandiera iraniana vicino allo Stretto di Hormuz e hanno deviato le navi in ​​alto mare che trasportavano merci da o verso l'Iran. Le forze armate iraniane hanno definito tutto ciò "un atto illegale" che "equivale alla pirateria ed hanno risposto attaccando con due missili le navi americane che si sono subito allontanate.

Una pace che non potrà mai vedere i suoi albori se non viene regolamentata anche l’aggressione israeliana al Libano. Secondo il Ministero della Salute libanese, dal 2 marzo inizio dell’ultima aggressione 2.846 persone sono state uccise e 8.693 ferite negli attacchi israeliani al Libano sostenuti dagli Stati Uniti.

Secondo i media iraniani, bloccare l’economia di un paese sovrano rappresenta un abuso del diritto internazionale. Le affermazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump che affermano che l’Iran sta "collassando finanziariamente" dichiarando che il Paese sta perdendo milioni di dollari al giorno a causa del blocco navale imposto da Washington ai porti iraniani, valida la politica internazionale dell’amministrazione americana che ha svolto lo stesso lavoro in Venezuela ed ora anche a Cuba.

In risposta al blocco navale statunitense, l'Iran ha chiuso lo Stretto di Hormuz a tutte le navi e ha sequestrato come ritorsione diverse imbarcazioni battenti bandiera straniera. In precedenza, aveva permesso il passaggio ad alcune navi considerate "amiche" dell'Iran. Il 19 aprile, il primo vicepresidente iraniano Mohammad Reza Aref ha dichiarato che "la sicurezza dello Stretto di Hormuz non è gratuita". "Non si possono limitare le esportazioni di petrolio dell'Iran e allo stesso tempo pretendere sicurezza gratuita per gli altri", ha scritto in un post su X.

Una scelta quella dell’amministrazione americana che si fonda sul fatto che il mercato del Petrolio non è libero per tutti. Una scelta quella di controllare il mercato petrolifero mondiale ritenendolo ha determinato il rischio di costi significativi per tutti che sembrano essere la normalità. Avere provocato una instabilità sui prezzi globali dei carburanti dipende solo da una fine garantita e duratura delle pressioni economiche e militari dell’America contro l'Iran e dei suoi alleati. Il presidente del parlamento iraniano e capo negoziatore per il cessate il fuoco, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha affermato che un cessate il fuoco completo potrebbe funzionare solo se venisse revocato il blocco navale statunitense.

Per quanto controverse le azioni di forza che gli Stati Uniti stanno affrontando nel mondo si stanno ritorcendo contro lo stesso elettorato Trumpiano come affermato da giornalista Tucker Carlson che ammette che il coinvolgimento degli Stati Uniti in azioni militari contro l'Iran ha portato al crollo del movimento MAGA. In un'intervista con Zeit, ha detto che è stato questo movimento ad aiutare Donald Trump a vincere le elezioni del 2024. Carlson ha anche ribadito che, a suo avviso, gli Stati Uniti sono stati trascinati in guerra con l'Iran su insistenza di Israele che ha rappresentato il vero primo attore della vicenda Iran.

A tal proposito un nuovo sondaggio del Pew Research Center, circa il 62% degli americani disapprova il modo in cui Donald Trump sta gestendo la campagna militare contro l'Iran. Di questi, il 45% esprime un disaccordo "forte". Al contrario, poco più di un terzo (36%) approva le sue azioni. Queste cifre sono rimaste stabili da marzo: a quel tempo, il 61% dei rispondenti disapprovava anche le azioni di Trump in questo conflitto, mentre il 37% le sosteneva.

A danneggiare il sogno americano la stessa CIA il cui corrispondente del Washington Post per la diplomazia e la sicurezza nazionale John Hudson, citando un'analisi riservata della CIA, riferisce che la CIA ritiene che l'Iran possa resistere all'attuale blocco della Marina degli Stati Uniti per almeno 3-4 mesi senza gravi difficoltà economiche. La CIA ritiene anche che l'Iran abbia il 75% dei suoi lanciatori di missili e il 70% del suo stock di missili rimanenti, e che l'Iran abbia recuperato strutture di stoccaggio sotterranee e riparato missili danneggiati.

Ma perché allora il presidente degli Stati Uniti Trump ha pubblicato una foto di sé e degli asset militari statunitensi nella regione al 100% operativi, e del Leader Supremo dell'Iran Ali Khamenei e degli asset militari iraniani completamente distrutti. Influenza mediatica? Manifestazione di Forza Imperialista? Favorire lauti guadagni finanziari dati dall’oscillazione del petrolio nei mercati? Concetti che si scontrano con un danno globale provocato e di cui l’America e Israele ne sono fautori e ne dovranno dare atto al mondo e principalmente ai cosiddetti alleati di sempre.

Un allarme globale lanciato anche dalla grande finanza che punta il dito sullo stretto di Hormuz e a darne notizia il Wall Street Journal che descrive le parole di Goldman Sachs. Secondo un sondaggio condotto da Goldman Sachs tra oltre 800 investitori istituzionali, il mercato non si aspetta una soluzione rapida alle tensioni marittime. Tra I punti chiave: Il 43% degli investitori prevede che la chiusura dello stretto continuerà almeno fino alla fine di luglio (10 Mordad). Per il Petrolio: Si teme che il Brent possa stabilizzarsi sopra i $100 al barile per tutto il 2026 se il blocco persiste. Gas: Possibile impennata del TTF oltre i 100€/MWh. Wall Street si prepara a uno shock dell'offerta a lungo termine. La stabilità energetica globale resta appesa al filo della geopolitica mediorientale.

Infine, l’accordo di pace vede un importante punto da chiarire quello dell’Uranio iraniano. L’Iran, infatti, possiede ancora un grande arsenale di uranio altamente arricchito al 65 %; il tempo necessario per raggiungere la capacità nucleare è ancora stimato tra i 6 mesi e un anno. Gli stati uniti in tal senso hanno rifiutato la proposta di Putin di accettare l'uranio arricchito iraniano proposta che inizialmente l'Iran, gli Stati Uniti e Israele avevano accettato. Gli Stati Uniti hanno ribaltato le carte in tavola iniziando ad insistere sull'esportazione dell'uranio negli Stati Uniti, dopo di che l'Iran ha rafforzato la sua posizione e l'accordo è fallito.

In realtà solo scuse perchè l’America vuole emulare il Venezuela dove il Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti e la National Nuclear Security Administration ha letteralmente rubato 13,5 chilogrammi dell’uranio arricchito rimanente da un vecchio reattore di ricerca.

La Casa Bianca oggi si trova di fronte al dilemma quello di dimostrare al mondo che gestisce ancore le cose nel golfo persico e che ha vinto la guerra, cosa ancora difficile e Trump ha per questo difficoltà a iniziare di nuovo le ostilità come indicato dal The Atlantic dove si scrive che Trump è stanco di riaccendere la guerra con l'Iran, preoccupato che una ripresa delle ostilità danneggerebbe le prospettive commerciali con la Cina. La visita in Cina dei prossimi giorni, infatti, sarà un fallimento perché Trump si presenta con molte richieste e nessuna concessione legata alla pace e all’Iran oggi principale fornitore di Petrolio del Dragone.

Tutto questo perché Washington sa chi in realtà non controlla davvero lo stretto. Gli attacchi iraniani alle navi statunitensi erano logici: perché avrebbero dovuto collaborare con Trump e i suoi tentativi di salvare la faccia? Quando sono state sparate le armi, il Pentagono ha minimizzato la situazione e il Presidente del Consiglio dei Capi di Stato Maggiore Congiunti degli Stati Uniti, il generale Dan Caine, ha dichiarato che gli attacchi iraniani erano "al di sotto della soglia per il riavvio di operazioni di combattimento maggiori".

Al momento, il cessate il fuoco regge tra verità e falsità, il tentativo degli Stati Uniti di bluffare l'Iran è fallito, e Teheran ha chiarito che lo Stretto di Hormuz non è un luogo per giochi politici statunitensi o scambi petroliferi speculativi. lanciando una nuova minaccia sui sette cavi sottomarini che attraversano lo stretto che rappresentano il 15-20% del traffico dati globale, sia internet che finanziario, collegando Europa, Golfo Persico e Asia. La gestione e la manutenzione dei cavi, infatti, sono affidate esclusivamente a società iraniane.

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