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lunedì 13 luglio 2026

Brescia, allarme esplosivo sventato: un'operazione da manuale

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Il ritrovamento di un potente esplosivo nel sito ex Caffaro ha fatto scattare un intervento immediato e perfettamente coordinato. 

La sinergia tra aziende private, il consorzio CoGePir e le Istituzioni ha trasformato una potenziale crisi in un modello di efficienza e sicurezza per la città.

Un'operazione condotta con tempismo perfetto e professionalità impeccabile ha sventato un grave pericolo nel cuore di Brescia. Il ritrovamento di circa 5 kg di acido picrico, un potente esplosivo, durante i lavori di bonifica del Sito di Interesse Nazionale (SIN) Brescia-Caffaro, ha attivato una macchina della sicurezza che ha funzionato come un orologio svizzero, proteggendo la cittadinanza e dimostrando l'efficacia del sistema italiano di gestione del rischio.

La scoperta e l'allerta immediata

Il primo, fondamentale passo è stato compiuto dagli operatori di ACR Reggiani, l'azienda incaricata della bonifica. Con grande lucidità e competenza, hanno riconosciuto la potenziale minaccia nel materiale rinvenuto e hanno immediatamente attivato il protocollo di emergenza, chiamando Vigili del Fuoco e Forze dell'Ordine e allertando il CoGePir (Consorzio Gestione Pirotecnici), l'ente no profit di riferimento nazionale istituito dal MASE (DM 02/02/2026 n. 32) per la gestione di questi rifiuti speciali.

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Una sinergia che garantisce la sicurezza

Da quel momento, la catena di comando ha funzionato senza la minima esitazione. Le parole del Direttore Generale del CoGePir, Piervittorio Trebucchi, chiariscono l'immediata percezione del pericolo: “Dalle foto inviatemi dall’ACR Reggiani, cui va riconosciuto il merito di aver immediatamente compreso la pericolosità della situazione e del prodotto rinvenuto, ho capito subito che eravamo di fronte a una bomba a orologeria. Ho chiesto di bloccare immediatamente il cantiere, allontanare il personale e ho chiesto di allertare immediatamente Artificieri e Vigili del Fuoco”.

La risposta delle Istituzioni, coordinate dalla Prefettura di Brescia, è stata altrettanto rapida. Vigili del Fuoco e Nuclei Artificieri hanno messo in sicurezza l'area, gestendo la situazione con tale efficienza da evitare l'evacuazione dei residenti. L'intervento ha visto il CoGePir agire come anello di congiunzione strategico, mettendo in campo i suoi specialisti della società Torpex S.p.A., tra cui il noto esperto Danilo Coppe, che hanno neutralizzato l'esplosivo sul posto. Successivamente, la Cigala Trasporti, altro anello della filiera CoGePir, ha trasportato il materiale in una cava per il brillamento finale in condizioni di massima sicurezza.

È emersa, tuttavia, una criticità procedurale: non trattandosi di un ordigno esplosivo improvvisato (IED), in quanto mancante di dispositivo di innesco, la rimozione non rientrava nei protocolli standard degli Artificieri.

Per colmare questo vuoto operativo, il CoGePir ha immediatamente messo a disposizione della Prefettura il proprio braccio operativo, la società Torpex S.p.A., con i suoi massimi esperti di fama internazionale, a partire da Danilo Coppe (“Mr. Dinamite” nella docuserie TV), che hanno neutralizzato sul posto e poi rimosso l’esplosivo, successivamente trasportato dalla Cigala Trasporti, storica azienda specializzata nel trasporto esplosivi da quasi un secolo, anch’essa parte della filiera CoGePir, in una cava parmense, appositamente evacuata, per il brillamento.

“Ieri potenzialmente si sono salvate delle vite. Questo caso dimostra l'importanza cruciale di un Sistema di Gestione come il CoGePir: subito disponibile, con alte competenze, capace di agire da anello di congiunzione tra Istituzioni e privati. Un plauso va al MASE, alle Istituzioni e alle aziende coinvolte, perché identificare correttamente il rischio e coinvolgere subito i soggetti competenti è stato fondamentale per evitare conseguenze drammatiche”, conclude Trebucchi.

Un modello virtuoso contro l'illegalità

Il successo di Brescia risalta ancora di più se paragonato alle recenti tragedie di Casalbordino e Rieti, avvenute in contesti produttivi illegali e non tracciati. L'episodio bresciano dimostra che dove c'è legalità, tracciabilità e collaborazione, la sicurezza dei cittadini e dei lavoratori è garantita. Il sistema CoGePir rappresenta proprio questo: un modello di prevenzione e gestione che funziona.

L'appello finale del consorzio è chiaro: intensificare i controlli per far emergere il sommerso e obbligare tutte le aziende del settore a iscriversi a un sistema di gestione riconosciuto. Come afferma Trebucchi, “Ogni esplosione in una fabbrica non a norma è una sconfitta per lo Stato. È ora di passare alla prevenzione sistematica”.

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Crisi idrica dal Po alla Sicilia: ANAFePC chiede Consigli comunali aperti in 11 Comuni siciliani.

Dopo l'esposto alle nove Procure della Repubblica siciliane e ai Ministeri competenti sulle criticità strutturali della rete idrica, le condotte colabrodo e le grandi incompiute che da decenni penalizzano la Sicilia, ANAFePC (Accademia Nazionale per l'Alta Formazione e Promozione della Cultura, del Sociale e del Lavoro) avvia una seconda fase di mobilitazione istituzionale a tutela dei cittadini e dei territori colpiti dalla crisi idrica.

La crisi idrica non riguarda solo la Sicilia. Anche nel Nord Italia la situazione del Po dimostra che le cause non dipendono esclusivamente dai cambiamenti climatici, ma anche da criticità gestionali e infrastrutturali. La rete idrica disperde grandi quantità d'acqua, mentre agricoltura e industrie a monte effettuano prelievi significativi. L'assenza di una gestione unitaria della risorsa consente alle regioni a monte di trattenerla, lasciando il delta in sofferenza. Inoltre, i vecchi scavi industriali hanno abbassato il fondale del fiume, favorendo la risalita dell'acqua marina.

Nell'ambito di questa nuova iniziativa, ANAFePC ha inviato una richiesta urgente ai Sindaci e ai Presidenti dei Consigli comunali di Agrigento, Sciacca, Canicattì, Racalmuto, Licata, Caltanissetta, Gela, Enna, Piazza Armerina, Termini Imerese e Caltagirone affinché convochino un Consiglio comunale straordinario e aperto, ai sensi dell'art. 50 del D.Lgs. 267/2000, con la partecipazione dei cittadini, dei rappresentanti del comparto agricolo e delle parti sociali.

L'iniziativa nasce dalla consapevolezza che la grave carenza idrica stia compromettendo i servizi essenziali, le abitazioni, le attività produttive e l'intero settore agricolo.

“Non possiamo più considerare questa crisi una semplice emergenza né attribuirla esclusivamente al cambiamento climatico”, dichiara il Vice Presidente Maurizio Cirignotta di ANAFePC. “Famiglie e agricoltori hanno diritto a soluzioni strutturali. Chiediamo ai sindaci di fare fronte comune con i cittadini per avanzare una richiesta unitaria al Governo regionale e nazionale”.

Poiché i Comuni subiscono direttamente gli effetti di una rete infrastrutturale che necessita di interventi urgenti, ANAFePC, Lavoro e Sociale, ritiene indispensabile coinvolgere formalmente il tessuto sociale, aprendo le aule consiliari a chi vive quotidianamente i danni economici e sociali dell'emergenza.

“I Consigli comunali aperti rappresentano lo strumento democratico più idoneo per raccogliere le esigenze dei territori e definire un documento condiviso”, afferma il Presidente Calogero Coniglio. “Solo un atto ufficiale, sottoscritto da undici importanti Comuni siciliani, potrà avere la forza politica e istituzionale necessaria per ottenere fondi straordinari e l'immediata apertura dei cantieri sulle reti idriche”.

L'obiettivo finale dell'iniziativa è l'approvazione di un documento congiunto da trasmettere al Governo della Regione Siciliana e al Governo nazionale, con la richiesta di stanziare fondi straordinari e di accelerare i lavori sulle infrastrutture idriche. La politica locale ha il dovere di affrontare questa emergenza nelle sedi istituzionali, garantendo il coinvolgimento diretto di tutti i soggetti che stanno subendo i danni economici e sociali della crisi idrica.

Guerra in Iran: Trump cambia le carte in tavola il memorandum cade su Hormuz e Nucleare

Nei giorni scorsi il fuoco dei proiettili ha cavalcato nuovamente il cavallo di sabbia dei negoziati che dopo la firma in svizzera hanno visto l’America violare più volte il memorandum. Solo una moina quella di una pace che tarda ad arrivare provocando uno stallo nei negoziati. Le delegazioni continuano comunque ad incontrarsi e le ultime notizie parlano di un nuovo incontro in Oman. Le posizioni collegate al nucleare continuano a far discutere e Trump nella sua grande capacità di fare giravolte continua a volere l’Uranio arricchito al 60% di cui l’Iran è in possesso.

Tra le note negoziali che ritornano incessantemente e quella che nessuna delle parti sembra volere una guerra aperta e distruttiva sebbene Trump paventa tutt’altro nel suo classico bellicismo politico. Lo stretto di Hormuz diventa l’ago della bilancia e dopo una due giorni di attacchi reciprochi non esiste più un cessate il fuoco vero come firmato nel memorandum svizzero ma una situazione caotica di attacco e fuga e di continue schermaglie alimentate da ipotesi vere o non vere di attacchi a petroliere nella zona di conflitto da parte dell’Iran. Gli attacchi alle infrastrutture militari americane da parte dell’Iran hanno colpito duramente le monarchie del golfo. L’Iran invece è stato colpito nel sud del paese nella zona di vicino a Bushehr.

L’Iran ha chiesto di continuare con il dialogo tecnico cosa che sembra sia stata accettata dagli Stati Uniti ma una cosa è certa non esiste più un cessate il fuoco come indicato da Trump secondo fonti di Al Jazeera. Lo stretto di Hormuz richiude e crolla definitivamente il flebile traffico che si stava iniziando. Secondo i Lloyd’s List Intelligence mercoledì scorso hanno attraversato lo stretto solo 23 petroliere. Secondo Al Jazeera come comunicato da Windward giovedì solo 5 navi hanno potuto attraversare lo stretto. Una riduzione allarmante per i mercati internazionale e per il prezzo del petrolio una vera incertezza mondiale sul mercato degli idrocarburi secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia. Si è passati ad una riduzione di 14 milioni di barili al giorno.

Le forniture globali andranno in sofferenza a presto e quello che abbiamo visto a giugno con il cessate il fuoco legato al memorandum aveva aumentato il transito di 4,1 milioni al giorno in considerazione che i flussi prima della guerra erano di 9.4 milioni di barili. Un deficit tra domanda e offerta di 860.000 barili al giorno. La ripresa della guerra è altamente pericolosa e potrebbe determinare fra qualche mese un crollo tra domanda e offerta che farebbe schizzare i prezzi a valori mai visti con un impatto anche sul traffico aereo mondiale. Occorre che i contendenti arrivino ad una pace al più presto.

Il controllo dello stretto di Hormuz attualmente è di appannaggio dell’Iran che negli accordi vuole mantenere il controllo senza lasciare alternative agli stati Uniti. Il principale negoziatore iraniano Baqer Qalibaf, che su X ha scritto che “lo Stretto di Hormuz riaprirà solo sotto accordi iraniani, non attraverso minacce statunitensi”. Secondo fonti americane più di 800 imbarcazioni e 380 milioni di barili di petrolio hanno potuto attraversare lo stretto da inizio maggio grazie all’intervento americano, ribadendo che la Repubblica islamica non ne ha il controllo. Il memorandum già firmato è andato in frantumi e sono state messe nuove carte in tavola dagli americani che vogliono il libero passaggio.

Secondo Ali Vaez un analista iraniano (IGC) vede proprio nel memorandum il ritorno alle armi. Secondo Vaez :“Washington e Teheran sono arrivati a trattare l’accordo non come un ponte dalla guerra alla diplomazia, ma come un’estensione della guerra con altri mezzi”. Il punto 5 denota una falla interpretativa con le parole: “futura amministrazione e i servizi marittimi” dello stretto con l’Oman e gli altri paesi costieri del Golfo. Cosa che non è avvenuta vista la non moderazione con gli stati del Golfo. L’Iran ha visto la dicitura come possibilità di controllo totale e non mediato con gli stati del golfo.

Una delle cause della riapertura del conflitto è proprio la gestione dello stretto. Le parti comunque non vogliono fare saltare l’intesa perché la stessa si dimostra sconveniente per le due parti. I danni economici che la Repubblica islamica può infliggere agli Stati Uniti e ai suoi partner regionali possono essere notevoli, così come all’economia globale, ma non è in grado di costringerli ad accettare tutti i loro desideri. Nel frattempo, la diplomazia accelera per cercare di far ripartire di nuovo il dialogo ed in tal senso l’impegno del ministro degli esteri egiziano e del primo ministro del Qatar sull’incontro in Oman.

Altro punto nodale è la possibilità di raggiungere un accordo nucleare con l'Iran condizioni che secondo Trump sono in diminuzione, come riporta il Wall Street Journal. Un portavoce del ministero degli Affari esteri iraniano: L'Iran non consentirà ispezioni nelle strutture danneggiate a seguito degli attacchi compiuti dagli Stati Uniti e dal regime israeliano, e la risoluzione 2231 non ha, di fatto, alcun valore legale.

Infine Le dichiarazioni dell’Iman Mojtaba Khamenei non sono confortanti: "La vendetta è ciò che il nostro popolo chiede". La Guida Suprema iraniana, ha giurato di vendicare la morte di Ali Khamenei e di altri iraniani vittime degli attacchi statunitensi e israeliani. I media iraniani hanno dichiarato che l'Iran non negozierà con gli Stati Uniti finché questi non abbandoneranno la loro irragionevole posizione di minacce e violazioni di tutti gli accordi. È abbastanza chiaro che l'Iran non raggiungerà alcun accordo a lungo termine con Trump. Se l'altra parte non rispetta nemmeno gli impegni presi ieri, allora non ha senso fare alcun calcolo in vista della conclusione di un accordo più o meno a lungo termine. Trump ha distrutto ogni fiducia in qualsiasi impegno verbale o scritto da parte degli Stati Uniti.

In un processo di ipotetica pace in medio oriente tutto sembra essere solo a tempo, la parte speculare americana, Israele, continua a distruggere Gaza. A causa della carenza di acqua e cibo, del peggioramento dei servizi igienico-sanitari e dell'assistenza sanitaria gli sfollati di Zarqa, a Gaza, stanno vivendo condizioni disumane. Mentre in Cis Giordania secondo rapporti provenienti da Ramallah, coloni israeliani armati hanno fatto irruzione nel villaggio di Beitillu, provocando uno scontro con i residenti palestinesi, in un contesto di tentativi da parte dei coloni di sottrarre terreni e risorse idriche ai palestinesi. Naturalmente non dimentichiamo il Libano dove Tiro è stata ridotta ad un cumulo di macerie.

giovedì 9 luglio 2026

Amianto nell'Arma dei Carabinieri: giustizia per il Maresciallo Capo di Fano morto a soli 56 anni per un mesotelioma.

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Amianto nell'Arma dei Carabinieri: giustizia per il Maresciallo Capo di Fano morto a soli 56 anni per un mesotelioma. 

E’ Vittima del Dovere. Dopo 13 anni di battaglia ora una sentenza definitiva del Tribunale di Pesaro condanna il Ministero dell’Interno a risarcire la famiglia con oltre 500mila euro.

9 luglio 2026 - Ha servito lo Stato per quasi trent'anni, affrontando ogni missione con il senso del dovere che aveva giurato di onorare. Quando gli fu diagnosticato il mesotelioma pleurico sapeva che difficilmente avrebbe vinto quella battaglia, ma non perse mai la dignità né l'orgoglio di aver indossato l'uniforme dell'Arma dei Carabinieri. 

Morì per un mesotelioma pleurico a soli 56 anni. Da quel giorno iniziò una seconda battaglia combattuta dalla moglie e dai figli, questa volta nelle aule di tribunale, per ottenere ciò che ritenevano un diritto: il riconoscimento che quella morte era stata causata dal servizio prestato per il Paese. 

Oggi, dopo tredici anni, quella battaglia si è conclusa perché il Tribunale di Pesaro ha riconosciuto il Maresciallo Capo G.G. vittima del dovere di Fano (PU), accertando che il mesotelioma che lo ha ucciso è stato causato dall'esposizione all'amianto durante gli anni trascorsi nell'Arma dei Carabinieri. 

Il Ministero dell'Interno è stato condannato a riconoscere agli eredi i benefici previsti dalla legge. La sentenza, ormai definitiva perché non impugnata, restituisce finalmente giustizia alla famiglia.

Una vita al servizio dello Stato - Entrato nell'Arma nel 1975, il Maresciallo G.G. ha prestato servizio fino al 2002. Tra gli episodi che hanno segnato la sua carriera c'è anche l'intervento immediatamente successivo alla strage mafiosa di via dei Georgofili a Firenze, nella notte del 27 maggio 1993, quando fu tra i primi Carabinieri a scavare tra le macerie per cercare i sopravvissuti.

Proprio in quei luoghi devastati dall'esplosione era presente anche amianto disperso nell'aria, che si aggiungeva alle esposizioni già subite nel corso degli anni durante le esercitazioni, nelle caserme e attraverso materiali allora comunemente utilizzati, come guanti e panni contenenti amianto impiegati per la manutenzione delle armi che, secondo il Tribunale e la consulenza tecnica d'ufficio, hanno determinato l'insorgenza della malattia che ne ha causato la morte.

Per la moglie e i figli il dolore della perdita si è trasformato in una lunga battaglia giudiziaria che è andata avanti per oltre un decennio e che solo oggi trova piena accoglienza. 

Il Tribunale ha dichiarato il Maresciallo Capo vittima del dovere con invalidità del 100%, e ha condannato il Ministero dell'Interno a riconoscere agli eredi tutti i benefici economici previsti per le vittime del dovere, tra cui la speciale elargizione di circa 290.000 euro, gli assegni vitalizi di 2300 mensili, e i relativi arretrati maturati nel corso degli anni per un importo complessivo di circa 500 mila euro.

Questa sentenza non restituisce una vita spezzata troppo presto, né cancella il dolore di una famiglia che per tredici anni ha dovuto lottare per vedere riconosciuta una verità che era sotto gli occhi di tutti. Questa sentenza restituisce dignità alla memoria del Maresciallo Capo G.G. che non è morto per una tragica fatalità, ma per aver servito il proprio Paese in condizioni che lo hanno esposto all'amianto. Oggi la giustizia afferma un principio fondamentale: chi sacrifica la propria salute per il Paese non può essere dimenticato. Auspico che questa decisione rappresenti un punto di svolta per tutti gli appartenenti alle Forze dell'Ordine e alle Forze Armate che attendono ancora il riconoscimento dei propri diritti” – dichiara l’avvocato Ezio Bonanni, Presidente dell'Osservatorio Nazionale Amianto e difensore della famiglia.

L’ONA offre servizio di consulenza legale e medica gratuita tramite il numero verde 800 034 294 e il sito www.osservatorioamianto.it.

martedì 7 luglio 2026

CASTELLABATE - TORNA IL FESTIVAL DEL MARE . LE DATE

 Castellabate celebra la 28ª Bandiera Blu: torna il Festival del Mare con due giorni di eventi

Castellabate si prepara a vivere uno degli appuntamenti più attesi dell’estate con la terza edizione del Festival del Mare, la manifestazione nata per celebrare il conseguimento della 28ª Bandiera Blu, riconoscimento che testimonia il costante impegno del Comune nella tutela dell’ambiente, nella qualità delle acque, nei servizi e nella valorizzazione del territorio.

L’11 e il 12 luglio 2026 Santa Maria di Castellabate ospiterà un ricco calendario di iniziative dedicate a cittadini e visitatori. Due giornate all’insegna del mare, della gastronomia, della musica, dello spettacolo e della promozione delle eccellenze locali, con eventi pensati per coinvolgere un pubblico di tutte le età. 

Il programma prenderà il via sabato 11 luglio in Piazza Punta dell’Inferno, dove dalle ore 20 si terrà la serata gastronomica “Sapori del Mare”, curata dall’Associazione Punta dell’Inferno, con degustazioni dedicate al pesce azzurro. Ad accompagnare la serata saranno i mercatini artigianali organizzati dall’Officina Creativa, mentre alle ore 21 il palco ospiterà il concerto dei Dutty Beagle, protagonisti di un coinvolgente spettacolo tra folk, gipsy punk, rumba e ska.

Domenica 12 luglio sarà invece la volta della Notte Blu, che animerà Corso Matarazzo e il Lungomare Perrotti con artisti di strada, musica dal vivo, spettacoli itineranti e animazione, grazie alla collaborazione dell’Associazione Commercianti Castellabate.

Tra i momenti più significativi della manifestazione, alle ore 21.30 in Piazza Lucia, l’annullo filatelico speciale dedicato all’Isola di Licosa, realizzato in collaborazione con Poste Italiane. A seguire, alle ore 22, si svolgerà la cerimonia ufficiale di consegna della 28ª Bandiera Blu, simbolo di un percorso di qualità ambientale che da quasi tre decenni contraddistingue Castellabate. La serata si concluderà alle ore 22.30 con il concerto della tribute band dei Negramaro.

«La Bandiera Blu rappresenta molto più di un semplice riconoscimento. È il risultato di un lavoro quotidiano che coinvolge l’Amministrazione comunale, gli operatori turistici, le associazioni e tutta la comunità. Il Festival del Mare nasce proprio con questo spirito: trasformare un importante traguardo in una festa condivisa, capace di valorizzare il territorio e diffondere la cultura del rispetto per il mare», dichiara il sindaco di Castellabate, Marco Rizzo.

«Con questa terza edizione vogliamo consolidare il successo di pubblico registrato negli anni precedenti», aggiunge il consigliere con delega allo Spettacolo, Clemente Migliorino. «È una manifestazione nella quale crediamo fortemente perché riesce a coniugare identità, intrattenimento e promozione del territorio. Anche quest’anno abbiamo costruito un programma ricco e variegato, pensato per tutte le età, che contribuirà a rendere ancora più viva e accogliente Santa Maria di Castellabate.»


 

lunedì 6 luglio 2026

Crisi idrica in Sicilia: ANAFePC denuncia la situazione a 9 Procure e coinvolge 3 Ministeri

La battaglia per l'acqua in Sicilia si sposta dalle piazze alle aule di giustizia. Quella che era iniziata lo scorso febbraio come una forte mobilitazione civile da parte di ANAFePC (Accademia Nazionale per l’Alta Formazione e Promozione della Cultura, del Lavoro e del Sociale) si trasforma oggi in un'azione legale capillare e senza precedenti per l'isola. L'associazione ha infatti depositato un dettagliato esposto-denuncia alle Procure della Repubblica di tutte e nove le province siciliane, investendo della questione anche i Ministeri dell'Ambiente, delle Infrastrutture e della Salute.

Un passo decisivo che non nasce improvvisato, ma che rappresenta la continuità di un monitoraggio costante sul territorio. ANAFePC ha voluto mettere nero su bianco le troppe criticità strutturali che logorano la regione, scegliendo la via della legalità e del dialogo istituzionale per chiedere conto di una crisi che sembra non avere fine.

Il quadro delineato nella denuncia è drammatico e fotografa la quotidianità di migliaia di famiglie. In molti Comuni siciliani l'erogazione idrica salta regolarmente per 15 o anche 20 giorni consecutivi. La colpa è di condotte vecchie e colabrodo che disperdono la risorsa prima che arrivi a destinazione. Il risultato? Intere comunità sono ormai ostaggio delle autobotti private. Una vera e propria beffa economica per i cittadini, costretti a pagare una "doppia tariffa": quella del servizio pubblico, che di fatto non ricevono, e quella dei rifornimenti privati per poter cucinare e lavarsi.

Su questo fronte, ANAFePC si era già mossa a inizio anno, sollecitando la Prefettura, l’Arpa Sicilia e l'ASP di Agrigento per pretendere controlli serrati sulla qualità dell'acqua e sulle autorizzazioni delle autobotti, così da scongiurare rischi di contaminazione e tutelare la salute pubblica.

Sul tema è intervenuto con fermezza il Presidente di ANAFePC, Calogero Coniglio: "La nostra è una battaglia sociale e istituzionale radicata nel tempo, basata solo su fatti, documenti e su una presenza costante sul territorio. Non possiamo più tollerare che ai siciliani venga negato un diritto primario e costituzionale come l'accesso sicuro all'acqua, costringendoli per giunta a pagare due volte per averlo. Portando le carte in tutte le Procure e ai Ministeri competenti vogliamo che si faccia definitiva luce su trent'anni di inerzie. È tempo di verificare appalti, omissioni e responsabilità amministrative o gestionali che hanno ridotto la Sicilia in queste condizioni".

C'è poi il capitolo, altrettanto doloroso, delle grandi infrastrutture incompiute. Nei mesi scorsi i rappresentanti dell'associazione hanno voluto vedere chiaro, recandosi personalmente nei cantieri della Diga di Blufi e della Diga di Pietrarossa. I sopralluoghi hanno documentato uno stato di totale immobilismo, con lavori fermi da oltre trent'anni.

Eppure, si tratta di invasi dal valore strategico immenso. La Diga di Blufi, se solo fosse completata, collaudata e connessa alla rete idrica, avrebbe una capacità tale da poter rifornire un bacino interprovinciale vastissimo. Parliamo di un'opera che potrebbe dissetare e portare sollievo alle province di Agrigento, Caltanissetta, Enna, Catania, Ragusa e a una parte del palermitano.

A questo proposito, il Vicepresidente di ANAFePC, Maurizio Cirignotta, ha evidenziato la gravità della situazione: "I nostri occhi hanno visto una realtà inaccettabile: cantieri fantasma e dighe mai completate che gridano vendetta, mentre i rubinetti dei cittadini restano desolatamente a secco. Chiediamo alla Magistratura e ai Ministeri di intervenire per accertare se dietro questi ritardi infiniti si nascondano illeciti o gravi irregolarità. Come ANAFePC non abbiamo intenzione di fermarci: metteremo a sistema tutto il lavoro svolto in questi mesi e continueremo la nostra azione civica finché queste grandi opere non passeranno finalmente dalle promesse alla concretezza".

Con questo esposto diffuso, ANAFePC lancia un segnale chiaro: la gestione dell'acqua in Sicilia deve cambiare rotta. L'associazione chiede ora a Procure e Ministeri di accendere i riflettori su appalti, ritardi e controlli sanitari, per restituire dignità, trasparenza e un diritto fondamentale a tutta la popolazione dell'isola.

A 250 anni dall’indipendenza americana, nasce il modello Trump !!

Il 4 luglio 2026 si festeggiano in America i 250 anni dalla proclamazione dell’indipendenza. Una grande democrazia che oggi vive il dilemma di molte divisioni sociali e la nascita di una nuova povertà frutto di politiche contraddittorie basate sul concetto di valori prettamente economici e di arricchimenti appannaggio di pochi. Troviamo giusto dire che la nuova presidenza americana è diventata un vero boom economico per i protagonisti della famiglia Trump. Il compenso milionario appannaggio della first lady che incassa una cedola di ben 10,7 milioni di dollari per il target dedicato a suo nome, ci pone di fronte ad una grande bolla economica che basa sulla famiglia presidenziale e sulle nuove politiche americane fatte di guerre e dazi, la sua fonte di ricchezza.

Tra cripto valute investimenti in società che producono armi e fluttuazione del petrolio tutte condizioni create ad hoc attraverso una politica di guerra e di aggressione verso i paesi produttori di petrolio. Naturalmente in questa grande possibilità di arricchimento troviamo anche il buon Vance che incassa ben 27 milioni di euro dal fondo targato Thiel. Sono ben 927 le pagine che si associano alla dichiarazione patrimoniale di Donald Trump depositata presso l’Office of Government Ethics che certificano come nel 2025, primo anno del secondo mandato, il presidente ha incassato circa 2,2 miliardi di dollari, di cui 1,4 miliardi dalle criptovalute, un settore che l’amministrazione ha il potere di regolare. Ma dal documento, che il New York Times e il Washington Post hanno pubblicato si nota anche un grande quantità di imprese che sono collegate alla moglie Melania.

Per quando si vuole considerare giusto sfruttare ogni opportunità economica in un momento molto positivo creato dalla nuova generazione al potere in America occorre valutare anche che chi paga il vero dazio e proprio la società americana, si nota infatti come solo la guerra contro l’Iran ha depauperato 132 miliardi di dollari dalle casse dello stato. Una contraddizione che emerge dal debito pubblico americano che emerge e dai dati 2025, che comprendono il debito contratto dallo stato federale e dalla pubblica amministrazione con un raggiungimento stratosferico di 38 trilioni di dollari che rappresenta il massimo storico per l’amministrazione americana. La determinazione di uno shutdown è solo una conseguenza di un processo. Un incremento di 1 trilione di dollari, da 37 a 38 trilioni, è stato registrato tra il 12 agosto e il 23 ottobre dello stesso anno, un intervallo di soli 71 giorni. Inoltre, nei primi 23 giorni dello shutdown sono stati aggiunti oltre 382 miliardi di dollari di debito, secondo il Joint Economic Committee (JEC).

Un’America divisa tra miliardari e poveri che viene nascosta dallo stesso sito della casa bianca che celebra il 4 luglio le grandi vittorie a 250 anni dall’anniversario dell’indipendenza con collegamenti all’epopea nazionale in un’ininterrotta sequenza di conquiste: dalla frontiera del Far West alla corsa allo spazio, dalla sconfitta dei “tiranni” alla prima bandiera piantata sulla Luna, per poi concludere invitando gli americani a preparare “il più grande compleanno mai visto”. Una democrazia che ridetermina l’assalto al congresso del 6 gennaio 2021 come un’infamia per chi ha determinato le indagini che sono seguite e che hanno colpito il Presidente. Dobbiamo dire che molti non hanno condiviso l’invito alle commemorazioni lo stesso è stato declinato da sette stati americani che hanno rinunciato ad avere un padiglione ufficiale per la chiara visione ultranazionalistica legata al Presidente e che ha dato l’impronta all’evento.

Le celebrazioni sono stranamente state affidate non a una commissione bipartisan ma come voluto da Trump da Freedom 250 coordinata da funzionari legati alla nuova Casa bianca. Come denunciato dai Democratici molti fondi sono stati dirottati verso Freedom 250 con un vero inganno verso i donatori. Naturalmente i repubblicani declinano le accuse accusando i Democratici di spaccare il paese. Naturalmente i sospetti hanno acceso i riflettori su un processo propagandistico pro Presidente legato alla celebrazione dell’Indipendenza americana.

Gli atteggiamenti del presidente Trump, impositori e con sfumature dittatoriali legate all’immagine personale hanno monopolizzato l’evento del 4 luglio 2026 con l’obbiettivo di rilanciare un’immagine in fase calante, secondo molti americani il 4 luglio ha rappresentato da sempre un moneto di orgoglio nazionale con bandiere, parate, veterani, e famiglie nei parchi. Quest’anno su tutto questo aleggia una presenza incombente: quella di Trump. Il lancio delle iniziative per il 250° è coinciso, secondo le rilevazioni, con un calo netto degli indici di gradimento nazionale di Trump. Trump infine sotto i riflettori delle ampie critiche terrà un discorso al National Mall intitolato “Saluto all’America” con un corollario ed una scenografia legata al mondo Maga, al patriottismo ed alla campagna elettorale per le elezioni di medio termine.

Ci chiediamo se la Democrazia che l’America vuole esportare in tutto il mondo è forse oggi una Democratura con parvenze Democratiche che guarda a risorse, dominio e territorialità da poter sfruttare. La visione della nuova America dei 250 è quella di vedere molti paesi europei come inaffidabili. Un concetto che non può cadere nel servilismo verso Washington da parte del vecchio continente che continua a perdere la sua identità. Le contraddizioni legate ad una reale instabilità sono sempre più forti in America ed è per questo che non può più rappresentare un modello. Le leggi sui diritti civili di Gerald Ford oggi vengono sostituite da uno strapotere economico in mano di pochi che può influenzare anche la stessa Corte Suprema degli Stati Uniti che prima annoverava giudici brillanti e le istituzioni che godevano di una credibilità maggiore. L’America delle guerre in medio oriente e di tutte le conseguenze che sono state provocate a livello internazionale sono oggi la verità reale di un grande stato in declino e sempre più dittatoriale.

domenica 5 luglio 2026

CASTELLABATE - BENTORNATI AL SUD RIPORTA IN TAVOLA IL SANGUINACCIO

CASTELLABATE – Le macchine da presa sono tornate a inquadrare i vicoli, le piazze e i panorami mozzafiato di Castellabate. In queste settimane  il borgo cilentano è nuovamente protagonista del cinema italiano con le riprese di Bentornati al Sud, il nuovo capitolo della fortunata saga che vede il ritorno sul set di Claudio Bisio e Alessandro Siani, ancora una volta diretti da Luca Miniero.

L’arrivo della produzione ha riportato entusiasmo tra residenti e turisti, molti dei quali si fermano per assistere alle riprese e respirare l’atmosfera che, nel 2010, trasformò Castellabate in uno dei luoghi simbolo della commedia italiana.

E proprio ripensando a Benvenuti al Sud riaffiora una delle sequenze più divertenti e amate dal pubblico. È quella in cui la mamma di Mattia Volpe, interpretato da Alessandro Siani, accoglie Alberto Colombo, il dirigente delle Poste interpretato da Claudio Bisio, offrendogli il sanguinaccio. La comprensibile diffidenza del protagonista milanese e la naturalezza con cui i padroni di casa gli presentano quel dolce diventano il pretesto per raccontare, con ironia, l’incontro tra due culture solo apparentemente lontane.

Quella scena, oltre a strappare una risata, ha acceso la curiosità di tanti spettatori su uno dei dolci più antichi della tradizione campana.

Il sanguinaccio dolce è una preparazione tipica del Mezzogiorno e, in particolare, della provincia di Salerno. Oggi è una cremosa specialità al cioccolato, realizzata con latte, cacao, cioccolato fondente, zucchero e aromi come cannella e vaniglia, servita soprattutto nel periodo di Carnevale insieme alle immancabili chiacchiere.

Il suo nome, tuttavia, racconta una storia che affonda le radici nella cultura contadina. La ricetta originaria prevedeva infatti l’utilizzo del sangue di maiale, ingrediente che veniva impiegato durante la tradizionale lavorazione del maiale per evitare qualsiasi spreco. Con il passare degli anni e l’evoluzione della normativa sanitaria, quella preparazione è stata sostituita dall’attuale versione al cioccolato, che conserva il nome storico ma non più l’ingrediente da cui deriva.

Anche questo dettaglio contribuì al successo della scena, giocando sull’equivoco e sulla sorpresa del protagonista, proprio come accade spesso quando tradizioni poco conosciute incontrano chi le scopre per la prima volta.

Oggi, mentre Bentornati al Sud riporta il grande schermo tra le strade di Castellabate, riaffiorano anche quei piccoli simboli che hanno contribuito a rendere indimenticabile il primo film. Non solo gli scorci del borgo, il mare del Cilento e l’ospitalità dei suoi abitanti, ma anche i sapori della tradizione, diventati parte integrante del racconto cinematografico.

Perché, a volte, basta un semplice cucchiaio di sanguinaccio per raccontare un territorio. Ed è forse anche attraverso quei dettagli che Benvenuti al Sud è riuscito a entrare nel cuore degli italiani, trasformando una commedia di successo in un film capace di promuovere, con leggerezza e autenticità, le bellezze e le tradizioni del Cilento.

Marco Nicoletti 

 

giovedì 2 luglio 2026

Gela : Festa di Maria Santissima delle Grazie

Nella città di Gela il 02 luglio 2026 come ogni anno si festeggia Maria SS. Delle Grazie, la statua consacrata è riposta presso la chiesa dei cappuccini di gela dove già dalle sei di mattina i devoti anelano la loro vicinanza a Maria nel ricorrere in massa alla partecipazione delle messe che si protraggono per tutto il giorno. La ricorrenza è molto sentita dalla popolazione che la considera la seconda patrona della città.

A ricordo di una protezione perpetua una grande statua posta davanti il sagrato dei cappuccini di gela guarda il mare mediterraneo. Una storia quella dei frati cappuccini che ricorda la Gela medioevale dove giunsero nel 1571. La chiesa che successivamente è stata oggetto di restauri ricorda l’antico complesso che era stato abitato dai frati conventuali fin dal 1481. Nel 1730 venne realizzata una cripta per la sepoltura dei frati.

Nel 1866 dopo la soppressione degli ordini religiosi il complesso venne espropriato e destinato a lazzaretto, ospedale e ricovero per i trovatelli. La chiesa inizialmente era dedicata a Santa Maria degli Angeli venne restaurata e consacrata a San francesco ed alla Madonna delle Grazie, nel 1944 ulteriori interventi edili diedero l’attuale struttura con due torri con cuspidi ed in seguito la trasformazione in seminario minore.

La religiosità collegata al culto della Madonna delle Grazie è stata evocata nei decenni da episodi importanti legati a miracoli attribuiti a Maria , fatti che nel corso dei secoli hanno alimentato la devozione verso il culto mariano. Una festa che inizia già una settimana prima con la “Sittina” caratterizzata da feste ed addobbi di luci che invadono la città, molte le bancarelle che vengono localizzate il primo e due luglio nella zona prospicente al museo zona “mulino a vento”.

Il simulacro di Maria delle Grazie inizia il suo percorso nel pomeriggio del 2 luglio e attraversa tutte le vie della città fino al suo rientro in tarda serata. La processione è il fulcro del culto mariano gli ex voto seguono a piedi scalzi tutto il percorso e centinaia di lumi accesi fanno da corollario, in alcune zone dai balconi vengono esposti dei teli votivi dedicati. Ogni fermata della processione è caratterizzata dal suono della campanella, molte le famiglie di Gela che dedicano le nuove nascite a Maria spogliando i bambini come segno di protezione mariana perenne. Dai dati negli anni già 350 bambini sono stati messi sotto la protezione di Maria delle Grazie. La processione vede il suo epilogo dopo la mezzanotte quando dalle spiagge antistanti il mar mediterraneo si alzano i fuochi d’artificio in onore di Maria delle Grazie.











mercoledì 1 luglio 2026

Maria Rossi, la Chef custode della tradizione cilentana .

CASTELLABATE - Maria Rossi è la storica Chef del Ristorante K’ di San Marco di Castellabate, locale di cui nelle scorse settimane abbiamo parlato per aver accolto tra i propri clienti numerosi volti noti. Tra gli ultimi ospiti illustri figura anche l’attore e conduttore Claudio Bisio, impegnato proprio in questi giorni a Castellabate nelle riprese del nuovo film Bentornati al Sud, insieme ad Alessandro Siani e Angela Finocchiaro.


Si dice che “a tavola non si invecchia mai” e, soprattutto nel Cilento, la cucina rappresenta un autentico patrimonio culturale. Qui il cibo non è soltanto nutrimento, ma identità, tradizione e memoria.


Maria Rossi, fiera delle proprie origini cilentane, porta tutto questo nei suoi piatti da molti anni. Con passione e dedizione, affiancata dalla nipote Imma, figlia del titolare Vincenzo Durazzo, realizza ogni giorno specialità che raccontano il territorio. Ogni portata viene curata nei minimi dettagli, senza artifici o inutili effetti scenografici: protagonista assoluta è la qualità della materia prima.


Il pescato fresco del giorno incontra i prodotti della terra in abbinamenti semplici ma ricercati. Un filetto di tonno appena scottato può essere servito su un letto di zucchine alla scapece, mentre le celebri alici di Castellabate vengono proposte in numerose varianti, preparate con la sapiente esperienza di Donna Rosaria, moglie del titolare e instancabile custode delle ricette di famiglia.


Tradizione, dunque, ma anche evoluzione. Al Ristorante K’, affacciato sulla storica piazzetta di San Marco di Castellabate, ogni piatto diventa un viaggio nei sapori del Cilento. Tra il suono della torre campanaria e il profumo delle portate appena servite, ogni esperienza lascia nel visitatore un ricordo destinato a durare nel tempo.


La Chef ha una filosofia culinaria ben precisa, che emerge chiaramente in ogni sua creazione.


«La mia cucina parla una lingua sola: quella della tradizione, della genuinità e del territorio cilentano. Qui non si creano opere d’arte in miniatura, ma piatti sostanziosi e veraci che raccontano la storia della nostra terra e del nostro mare.»


Parole che riassumono perfettamente lo spirito di una cucina autentica, capace di valorizzare il territorio senza rinunciare alla qualità e alla passione che da sempre contraddistinguono Maria Rossi.


Redazione Web

ASSOVETRO: COMPETITIVITA' E POLITICHE EU ALL' ASSEMBLEA del 3 LUGLIO

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Competitività industriale, transizione energetica,  sfide ambientali,  politiche europee saranno i temi al centro dell’ Assemblea pubblica di Assovetro, l’associazione italiana degli industriali del vetro,  il 3 luglio prossimo. 

L’incontro riunirà istituzioni, rappresentanti delle imprese e del mondo della politica, tecnici  in un confronto su presente e futuro di una manifattura, prima in Europa per capacità produttiva, che si trova ad affrontare un contesto internazionale  sempre più incerto e caratterizzato da nuove dinamiche commerciali e geopolitiche.


L’Assemblea di Assovetro nominerà anche il nuovo Presidente. 


Roma, 3 luglio 2026 -ore 11- Palazzo Ripetta, Via di Ripetta 231


Ecco il programma:

PARTE PUBBLICA

11:00 – 11:30 Relazione del Presidente

Saluti istituzionali (videomessaggio)

Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy

11:35 – 12.25 TAVOLA ROTONDA

“Il settore del vetro in Italia: competitività, transizione e

politiche europee”

Nicola Procaccini, Europarlamentare (videocollegamento)

Stefano Besseghini, Già Presidente dell’Autorità Regolazione

Energia, Reti e Ambiente (ARERA) (videocollegamento)

Elena Donazzan, Europarlamentare

Stefano Cavedagna, Europarlamentare

12:30 – 13:15 TAVOLA ROTONDA

“Politica energetica e politica industriale: le leve per il

futuro della manifattura italiana”

Federico Boschi, Capo Dipartimento Energia, Ministero

dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica

Fabrizio Penna, Capo Unità di Missione PNRR, Ministero

dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica

Paolo Casalino, Direttore Generale per la politica industriale,

la riconversione e la crisi industriale, l'innovazione, le PMI e il

made in Italy, Ministero delle Imprese e del Made in Italy

Andrea Montanino, Direttore Strategie Settoriali e Impatto

Cassa Depositi e Prestiti

Conclusioni:

del Presidente eletto Assovetro

Modera: Celestina Dominelli, giornalista “Il Sole 24

Guerra in Iran riprende il conflitto dopo la firma del memorandum in svizzera, la strategia di Israele sugli accordi

Mentre Israele continua a martoriare la striscia di gaza con i raid che colpiscono Khan Yunis (Khan Younis), nel sud della Striscia di Gaza e causano ogni giorno vittime, con martiri, vedi la morte di Ismail Mahmoud al-Masri, "Abu Shhad", 48 anni, residente a Rafah. Una invasione a tutti gli effetti, le forze di occupazione invadono anche Bayt Furik (Beit Furik), a est di Nablus (Nablus). Non è bastata la dichiarazione ONU che ha sancito gli atti di genocidio perpetrati su Gaza da Israele. Il suo reale obbiettivo e ben lontano dalle direttive internazionali, infatti Gaza deve restare permanentemente sotto il comando Israeliano che ne potrà disporre a suo piacimento.

Il progetto del Grande Israele che comprende anche la Cis Giordania e gran parte della Palestina un processo che va avanti con il bene placido della comunità internazionale. Tutti i paesi che in pompa magna hanno partecipate al mero ed illusivo board of pace Americano hanno firmato assumendosi responsabilità che alla luce dei fatti non saranno mai attuate, vista anche la mancanza dei fondi legati alla ricostruzione dovuti che non si sa da chi saranno gestiti, la banca mondiale ed il FMI hanno lamentato la mancanza di taluni versamenti da parte dei paesi sottoscrittori, tutto sembra ben architettato per fare gestire il denaro a banche di favore sotto l’influenza di Israele. Tra le note molto sospette quelle del deputato britannico Jeremy Corbyn che ha presentato un progetto di legge dove chiede un'indagine sul complotto del governo di Sturmer nel processo di annientamento di Gaza.

Un importante servizio di Al Jazeera rivela ad avvalorare i fatti informazioni e immagini esclusive sulle milizie al servizio dell'occupazione nella Striscia di Gaza e sui loro ruoli sospetti. In pratica non si parla più di stato palestinese ma di altro. Il piano globale che Israele nella sua visione futura sta attuando in Medio Oriente non ha visto di buon occhio la firma del memorandum in svizzera sui 14 punti ancora in discussione che viene aggirato da una diplomazia a compartimenti stagni che arranca sulla visione di un processo di pace e si ferma inesorabilmente attorno al passaggio di una nave a Hormus provocando la riaccensione del conflitto che in questi giorni stiamo notando. Un piano che certamente viene gestito in maniera impeccabile dal Mossad Israeliano per minare gli accordi Svizzeri e far cadere nella trappola Hormus l’Iran.

Come ben sappiamo l’articolo 1 dell’accordo tra Usa e Iran ha un contesto abbastanza ampio sulla cessazione dei conflitti esistenti e comprende anche il Libano. Proprio questo è stato l’obbiettivo di Israele, quello di smontare l’accordo sul Libano e prendere le redini di una conquista già in essere con un accordo fantoccio in 1 punti con una parte della politica libanese non certo di maggioranza e con il bene placido dell’America che sembra mettere lo zampino su tutto evocando pace e seminando guerre ad oltranza. Secondo alcune dichiarazioni libanesi, Fadlallah ha affermato che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu "stava negoziando con sé stesso", sostenendo che l'attuale autorità libanese manca della legittimità costituzionale e nazionale per assumere tali impegni o imporli al paese.

Hezbollah ha avvertito che l'accordo firmato a Washington non potrà essere applicato "a meno che non si ricorra, al sostegno americano, e ad una fomentata guerra civile", aggiungendo che i negoziati erano un tentativo di far deragliare la traccia di Islamabad e che "senza la Resistenza, nulla passerà". Sempre Fadlallah ha sottolineato che "il fattore decisivo è il campo di battaglia, e noi controlliamo il campo di battaglia perché siamo il popolo di questa terra", aggiungendo che Hezbollah affronterebbe qualsiasi misura presa dalle autorità e "si aggrapperà ancora di più alla sua resistenza e alle sue armi".

Ha detto che i ministri di Hezbollah che rimangono nel governo libanese "non significano che approvino l’accordo e le sue decisioni", sottolineando che il movimento non cerca alcun confronto con l'esercito libanese, che, ha affermato, sta svolgendo i suoi doveri in modo professionale. Ha inoltre dichiarato che la posizione dell'Iran rimane chiara e che Teheran "non firmerà alcun accordo prima di un ritiro israeliano dal Libano". Rivolgendosi direttamente a Netanyahu, Fadlallah ha affermato: "Hai raggiunto un accordo con coloro che non detengono la decisione", insistendo sul fatto che lo stato di ostilità con Israele rimarrà e che "chiunque stringa la mano al nemico è un complice dei suoi crimini". Una situazione difficile ma che è stata ben concertata da Netanyahu che sapeva a cosa andava incontro con gli accordi firmati nei giorni scorsi. Si apre nuovamente in Libano la strada della guerra civile con un nuovo attore Israele che oggi viene legittimato fuori da proprio stato a fare stragi, con Beirut che ricade per l’ennesima volta nel caos.

La strategia del caos che America e Israele stanno attuando in medio oriente rimane attorno a più compartimenti stagni certamente collegati al Libano e all’ Iran fattori che si alimentano a vicenda ma nello stesso tempo si autodistruggono secondo la visione contorta di Israele e America. La posizione dell'Iran infatti rimane chiara perché Teheran "non firmerà alcun accordo prima di un ritiro israeliano dal Libano". L'inizio di manifestazioni sulla strada dell'aeroporto a Beirut ed il rifiuto della normalizzazione con l'occupazione israeliana e una condanna dell'accordo madre (quello svizzero) che sfocia in una ostilità senza fine.

Al tassello della strategia mancava Hormuz e proprio il 26 di giugno si è innescata la miccia creata ad Hoc con la violazione del cessate il fuoco da parte dell’Iran, il regime americano, che come sempre viola tutti i suoi impegni, ha attaccato le coste della Repubblica Islamica dell'Iran con vari pretesti, dal passaggio di una nave non autorizzata nello Stretto di Hormuz a un attacco aereo che ha innescato una serie di attacchi da parte Iraniana verso le basi americane e i paesi che le ospitano.

Analizzando razionalmente i fatti avvenuti si pongono ampi dubbi sulla paternità iraniana dell'attacco che certamente avrebbe avuto secondo le menti ben pensanti le sue conseguenze in relazione all’accordo. Anzitutto perché l’Iran non aveva alcun motivo per violare il cessate il fuoco... Secondo la U.S. Navy ieri gli iraniani avrebbero attaccato una nave mercantile in transito nello Stretto di Hormuz con quattro droni. Tre sarebbero stati abbattuti dalla loro contraerea, ha declamato Trump, mentre uno avrebbe colpito la nave sul ponte causando però pochi danni, tanto che ha potuto proseguire la navigazione senza problemi.

L’attacco, immediatamente attribuito all’Iran dagli Stati Uniti e dai media internazionali ben pagati da Israele che ne detiene i pacchetti di maggioranza, ha fatto scattare immediatamente la reazione americana, che ha bombardato obiettivi iraniani con questi ultimi che per rappresaglia, hanno fatto altrettanto contro obiettivi americani nelle varie basi del medio oriente. Quale scopo avrebbe avuto l’Iran che in un processo negoziale che aveva ottenuto tutto di violare il cessate il fuoco? Gli analisti hanno dato una risposta legata alla nuova realtà geopolitica creatasi con l’accordo che manifestava un chiaro cedimento di Trump.

Molti sospetti arrivano dai fatti che pongono l’Iran nella misconoscenza dei fatti avvenuti e della non rivendicazione dell’attacco. Sarebbe bastato che si fosse comunicato che il mercantile aveva violato le procedure per l’attraversamento dello Stretto, dettate da Teheran subito dopo la fine delle ostilità, da cui i colpi di avvertimento, che come tale si configura un attacco che non arreca praticamente alcun danno.

Ad avvalorare tali sospetti la BBC che dice:” Teheran ha affermato che la nave mercantile è stata attaccata perché stava utilizzando una rotta non autorizzata per transitare attraverso le acque del Golfo”. A tale dichiarazione diffusa dai media occorre notare come a Teheran non vi è traccia. Unica dichiarazione quella che troviamo su Press TV, la Tv nazionale iraniana: “La Repubblica islamica ha sempre respinto categoricamente qualsiasi accusa di aver preso di mira obiettivi non militari, mettendo in guardia contro i tentativi di coinvolgere il Paese in tali attacchi attraverso operazioni ‘sotto falsa bandiera’”. In pratica nessuna fonte di media indipendenti è sicura dell’attacco, ne avrebbero dovuto parlare per dovere di cronaca, anche solo per smentirla. Possiamo ammettere che vi sia un dubbio ampiamente legittimo sulla miccia che ha nuovamente scatenato la guerra, tutta scritta ed attuata a tavolino da chi?

La strategia del caos del gruppo Mossad – Cia purtroppo si fonda sul dubbio ma in questo caso anche sulle dichiarazioni di Arsenio Dominguez, Segretario generale dell’International Maritime Organization che ammette: “È ancora in corso un’indagine per accertare esattamente cosa sia successo alla nave”. Non era tutto chiaro? L’equipaggio del mercantile è vivo e vegeto, poteva parlare; e la Marina Usa, che ha subito individuato i droni attaccanti e la loro provenienza, non ha inviato prove di quanto affermava all’organismo che supervisiona il traffico marittimo internazionale? Solo dubbi, magari è tutto vero quel che affermano gli americani?

Visti i fatti troviamo molto preoccupante che un paese come l’America operi sul sentito dire senza valutare i fatti e attuare le opportune verifiche. Dall’altro lato della medaglia il pensiero machiavellico di taluni stati che lavorano ogni santo giorno per innescare il caos dove si veda un barlume di pace voluta o non voluta.

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