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mercoledì 1 luglio 2026

ASSOVETRO: COMPETITIVITA' E POLITICHE EU ALL' ASSEMBLEA del 3 LUGLIO

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Competitività industriale, transizione energetica,  sfide ambientali,  politiche europee saranno i temi al centro dell’ Assemblea pubblica di Assovetro, l’associazione italiana degli industriali del vetro,  il 3 luglio prossimo. 

L’incontro riunirà istituzioni, rappresentanti delle imprese e del mondo della politica, tecnici  in un confronto su presente e futuro di una manifattura, prima in Europa per capacità produttiva, che si trova ad affrontare un contesto internazionale  sempre più incerto e caratterizzato da nuove dinamiche commerciali e geopolitiche.


L’Assemblea di Assovetro nominerà anche il nuovo Presidente. 


Roma, 3 luglio 2026 -ore 11- Palazzo Ripetta, Via di Ripetta 231


Ecco il programma:

PARTE PUBBLICA

11:00 – 11:30 Relazione del Presidente

Saluti istituzionali (videomessaggio)

Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy

11:35 – 12.25 TAVOLA ROTONDA

“Il settore del vetro in Italia: competitività, transizione e

politiche europee”

Nicola Procaccini, Europarlamentare (videocollegamento)

Stefano Besseghini, Già Presidente dell’Autorità Regolazione

Energia, Reti e Ambiente (ARERA) (videocollegamento)

Elena Donazzan, Europarlamentare

Stefano Cavedagna, Europarlamentare

12:30 – 13:15 TAVOLA ROTONDA

“Politica energetica e politica industriale: le leve per il

futuro della manifattura italiana”

Federico Boschi, Capo Dipartimento Energia, Ministero

dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica

Fabrizio Penna, Capo Unità di Missione PNRR, Ministero

dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica

Paolo Casalino, Direttore Generale per la politica industriale,

la riconversione e la crisi industriale, l'innovazione, le PMI e il

made in Italy, Ministero delle Imprese e del Made in Italy

Andrea Montanino, Direttore Strategie Settoriali e Impatto

Cassa Depositi e Prestiti

Conclusioni:

del Presidente eletto Assovetro

Modera: Celestina Dominelli, giornalista “Il Sole 24

Guerra in Iran riprende il conflitto dopo la firma del memorandum in svizzera, la strategia di Israele sugli accordi

Mentre Israele continua a martoriare la striscia di gaza con i raid che colpiscono Khan Yunis (Khan Younis), nel sud della Striscia di Gaza e causano ogni giorno vittime, con martiri, vedi la morte di Ismail Mahmoud al-Masri, "Abu Shhad", 48 anni, residente a Rafah. Una invasione a tutti gli effetti, le forze di occupazione invadono anche Bayt Furik (Beit Furik), a est di Nablus (Nablus). Non è bastata la dichiarazione ONU che ha sancito gli atti di genocidio perpetrati su Gaza da Israele. Il suo reale obbiettivo e ben lontano dalle direttive internazionali, infatti Gaza deve restare permanentemente sotto il comando Israeliano che ne potrà disporre a suo piacimento.

Il progetto del Grande Israele che comprende anche la Cis Giordania e gran parte della Palestina un processo che va avanti con il bene placido della comunità internazionale. Tutti i paesi che in pompa magna hanno partecipate al mero ed illusivo board of pace Americano hanno firmato assumendosi responsabilità che alla luce dei fatti non saranno mai attuate, vista anche la mancanza dei fondi legati alla ricostruzione dovuti che non si sa da chi saranno gestiti, la banca mondiale ed il FMI hanno lamentato la mancanza di taluni versamenti da parte dei paesi sottoscrittori, tutto sembra ben architettato per fare gestire il denaro a banche di favore sotto l’influenza di Israele. Tra le note molto sospette quelle del deputato britannico Jeremy Corbyn che ha presentato un progetto di legge dove chiede un'indagine sul complotto del governo di Sturmer nel processo di annientamento di Gaza.

Un importante servizio di Al Jazeera rivela ad avvalorare i fatti informazioni e immagini esclusive sulle milizie al servizio dell'occupazione nella Striscia di Gaza e sui loro ruoli sospetti. In pratica non si parla più di stato palestinese ma di altro. Il piano globale che Israele nella sua visione futura sta attuando in Medio Oriente non ha visto di buon occhio la firma del memorandum in svizzera sui 14 punti ancora in discussione che viene aggirato da una diplomazia a compartimenti stagni che arranca sulla visione di un processo di pace e si ferma inesorabilmente attorno al passaggio di una nave a Hormus provocando la riaccensione del conflitto che in questi giorni stiamo notando. Un piano che certamente viene gestito in maniera impeccabile dal Mossad Israeliano per minare gli accordi Svizzeri e far cadere nella trappola Hormus l’Iran.

Come ben sappiamo l’articolo 1 dell’accordo tra Usa e Iran ha un contesto abbastanza ampio sulla cessazione dei conflitti esistenti e comprende anche il Libano. Proprio questo è stato l’obbiettivo di Israele, quello di smontare l’accordo sul Libano e prendere le redini di una conquista già in essere con un accordo fantoccio in 1 punti con una parte della politica libanese non certo di maggioranza e con il bene placido dell’America che sembra mettere lo zampino su tutto evocando pace e seminando guerre ad oltranza. Secondo alcune dichiarazioni libanesi, Fadlallah ha affermato che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu "stava negoziando con sé stesso", sostenendo che l'attuale autorità libanese manca della legittimità costituzionale e nazionale per assumere tali impegni o imporli al paese.

Hezbollah ha avvertito che l'accordo firmato a Washington non potrà essere applicato "a meno che non si ricorra, al sostegno americano, e ad una fomentata guerra civile", aggiungendo che i negoziati erano un tentativo di far deragliare la traccia di Islamabad e che "senza la Resistenza, nulla passerà". Sempre Fadlallah ha sottolineato che "il fattore decisivo è il campo di battaglia, e noi controlliamo il campo di battaglia perché siamo il popolo di questa terra", aggiungendo che Hezbollah affronterebbe qualsiasi misura presa dalle autorità e "si aggrapperà ancora di più alla sua resistenza e alle sue armi".

Ha detto che i ministri di Hezbollah che rimangono nel governo libanese "non significano che approvino l’accordo e le sue decisioni", sottolineando che il movimento non cerca alcun confronto con l'esercito libanese, che, ha affermato, sta svolgendo i suoi doveri in modo professionale. Ha inoltre dichiarato che la posizione dell'Iran rimane chiara e che Teheran "non firmerà alcun accordo prima di un ritiro israeliano dal Libano". Rivolgendosi direttamente a Netanyahu, Fadlallah ha affermato: "Hai raggiunto un accordo con coloro che non detengono la decisione", insistendo sul fatto che lo stato di ostilità con Israele rimarrà e che "chiunque stringa la mano al nemico è un complice dei suoi crimini". Una situazione difficile ma che è stata ben concertata da Netanyahu che sapeva a cosa andava incontro con gli accordi firmati nei giorni scorsi. Si apre nuovamente in Libano la strada della guerra civile con un nuovo attore Israele che oggi viene legittimato fuori da proprio stato a fare stragi, con Beirut che ricade per l’ennesima volta nel caos.

La strategia del caos che America e Israele stanno attuando in medio oriente rimane attorno a più compartimenti stagni certamente collegati al Libano e all’ Iran fattori che si alimentano a vicenda ma nello stesso tempo si autodistruggono secondo la visione contorta di Israele e America. La posizione dell'Iran infatti rimane chiara perché Teheran "non firmerà alcun accordo prima di un ritiro israeliano dal Libano". L'inizio di manifestazioni sulla strada dell'aeroporto a Beirut ed il rifiuto della normalizzazione con l'occupazione israeliana e una condanna dell'accordo madre (quello svizzero) che sfocia in una ostilità senza fine.

Al tassello della strategia mancava Hormuz e proprio il 26 di giugno si è innescata la miccia creata ad Hoc con la violazione del cessate il fuoco da parte dell’Iran, il regime americano, che come sempre viola tutti i suoi impegni, ha attaccato le coste della Repubblica Islamica dell'Iran con vari pretesti, dal passaggio di una nave non autorizzata nello Stretto di Hormuz a un attacco aereo che ha innescato una serie di attacchi da parte Iraniana verso le basi americane e i paesi che le ospitano.

Analizzando razionalmente i fatti avvenuti si pongono ampi dubbi sulla paternità iraniana dell'attacco che certamente avrebbe avuto secondo le menti ben pensanti le sue conseguenze in relazione all’accordo. Anzitutto perché l’Iran non aveva alcun motivo per violare il cessate il fuoco... Secondo la U.S. Navy ieri gli iraniani avrebbero attaccato una nave mercantile in transito nello Stretto di Hormuz con quattro droni. Tre sarebbero stati abbattuti dalla loro contraerea, ha declamato Trump, mentre uno avrebbe colpito la nave sul ponte causando però pochi danni, tanto che ha potuto proseguire la navigazione senza problemi.

L’attacco, immediatamente attribuito all’Iran dagli Stati Uniti e dai media internazionali ben pagati da Israele che ne detiene i pacchetti di maggioranza, ha fatto scattare immediatamente la reazione americana, che ha bombardato obiettivi iraniani con questi ultimi che per rappresaglia, hanno fatto altrettanto contro obiettivi americani nelle varie basi del medio oriente. Quale scopo avrebbe avuto l’Iran che in un processo negoziale che aveva ottenuto tutto di violare il cessate il fuoco? Gli analisti hanno dato una risposta legata alla nuova realtà geopolitica creatasi con l’accordo che manifestava un chiaro cedimento di Trump.

Molti sospetti arrivano dai fatti che pongono l’Iran nella misconoscenza dei fatti avvenuti e della non rivendicazione dell’attacco. Sarebbe bastato che si fosse comunicato che il mercantile aveva violato le procedure per l’attraversamento dello Stretto, dettate da Teheran subito dopo la fine delle ostilità, da cui i colpi di avvertimento, che come tale si configura un attacco che non arreca praticamente alcun danno.

Ad avvalorare tali sospetti la BBC che dice:” Teheran ha affermato che la nave mercantile è stata attaccata perché stava utilizzando una rotta non autorizzata per transitare attraverso le acque del Golfo”. A tale dichiarazione diffusa dai media occorre notare come a Teheran non vi è traccia. Unica dichiarazione quella che troviamo su Press TV, la Tv nazionale iraniana: “La Repubblica islamica ha sempre respinto categoricamente qualsiasi accusa di aver preso di mira obiettivi non militari, mettendo in guardia contro i tentativi di coinvolgere il Paese in tali attacchi attraverso operazioni ‘sotto falsa bandiera’”. In pratica nessuna fonte di media indipendenti è sicura dell’attacco, ne avrebbero dovuto parlare per dovere di cronaca, anche solo per smentirla. Possiamo ammettere che vi sia un dubbio ampiamente legittimo sulla miccia che ha nuovamente scatenato la guerra, tutta scritta ed attuata a tavolino da chi?

La strategia del caos del gruppo Mossad – Cia purtroppo si fonda sul dubbio ma in questo caso anche sulle dichiarazioni di Arsenio Dominguez, Segretario generale dell’International Maritime Organization che ammette: “È ancora in corso un’indagine per accertare esattamente cosa sia successo alla nave”. Non era tutto chiaro? L’equipaggio del mercantile è vivo e vegeto, poteva parlare; e la Marina Usa, che ha subito individuato i droni attaccanti e la loro provenienza, non ha inviato prove di quanto affermava all’organismo che supervisiona il traffico marittimo internazionale? Solo dubbi, magari è tutto vero quel che affermano gli americani?

Visti i fatti troviamo molto preoccupante che un paese come l’America operi sul sentito dire senza valutare i fatti e attuare le opportune verifiche. Dall’altro lato della medaglia il pensiero machiavellico di taluni stati che lavorano ogni santo giorno per innescare il caos dove si veda un barlume di pace voluta o non voluta.

martedì 30 giugno 2026

REDDITI E IRPEF IMMIGRATI

Contribuenti immigrati in Italia, 87,9 miliardi di redditi dichiarati e
gettito Irpef di 12,6 miliardi.

Media pro-capite 17.670 euro annui per i nati all’estero, 26.920 per i nati in Italia.
 
Il numero di contribuenti immigrati in Italia continua a registrare un andamento di crescita: nel 2025 si contavano 5,0 milioni di contribuenti nati all’estero (+39,2% rispetto al 2014 e +17,2% rispetto al 2019). Ai massimi storici anche il volume di redditi dichiarati (87,9 miliardi) e quello di Irpef versata (12,6 miliardi). Questa la fotografia “fiscale” dell’immigrazione in Italia, tracciata dalla Fondazione Leone Moressa su dati forniti dal Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
 
Concentrazione nelle fasce più basse. Tra i contribuenti nati all’estero, il 38,2% dichiara meno di 10 mila euro, contro il 23,4% registrato tra i nati in Italia. L’incidenza dei nati all’estero sul totale, mediamente al 12,0%, passa dal 18,3% tra coloro che dichiarano meno di 10 mila euro annui e il 3,9% tra i redditi superiori a 50 mila euro
 
Est Europa a trazione femminile. Il 13,2% dei contribuenti nati all’estero è nato in Romania (679 mila); seguono Albania (411 mila), Marocco (330 mila), Ucraina e Cina (entrambe con 202 mila). Mediamente la componente femminile si attesta al 43,1%, con picchi molto più alti tra i paesi dell’Est Europa (Ucraina, Moldavia) e dell’America Latina (Perù, Brasile).
 
Gap di reddito... Il differenziale dei redditi tra nati in Italia e nati all’estero rimane piuttosto elevato: mediamente, in Italia, un contribuente nato all’estero ha dichiarato 17.670 euro, oltre 9 mila euro in meno rispetto ad un contribuente autoctono. Tale differenza sale oltre i 12 mila euro in quattro regioni. I contribuenti nati all’estero “più ricchi” sono in Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, e Friuli Venezia Giulia (oltre 18 mila euro); i più poveri, invece, si registrano in Calabria, con poco più di 11 mila euro annui.
 
…e di gettito Irpef. Il differenziale di reddito tra italiani e immigrati si ripercuote inevitabilmente sull’Irpef versata. Mediamente, ciascun contribuente immigrato ha versato 3.310 euro nel 2025 (a.i. 2024), quasi la metà rispetto alla media dei nati in Italia (6.100). Il differenziale di Irpef supera i 3 mila euro in sei regioni, mentre scende sotto i 2.000 euro solo in Sardegna e Molise. La Regione con l’Irpef maggiore versata dagli immigrati rimane comunque la Lombardia, sia a livello di volume totale (3,4 miliardi) che di valori pro-capite (3.940 euro).
 
Secondo i ricercatori della Fondazione Leone Moressa, l’analisi delle dichiarazioni dei redditi rappresenta un passaggio fondamentale per misurare il contributo fiscale della popolazione immigrata in Italia. Il mercato del lavoro degli stranieri presenta alcune criticità strutturali: maggiore concentrazione nei settori a bassa retribuzione, più elevata presenza nel lavoro dipendente, minore incidenza dei redditi da capitale e da impresa, discontinuità occupazionale e differenze territoriali. Pertanto, nonostante il continuo aumento dei contribuenti immigrati, permane un ampio divario di reddito, che si ripercuote sul gettito Irpef.

sabato 27 giugno 2026

Ragusa il 3° Forum sulle stragi in Italia. Un confronto sulla storia nelle sue trasformazioni violente della politica che hanno determinato molti nodi irrisolti della nostra Repubblica

Si è svolto venerdì 26 giugno dalle ore 14.30 alle ore 20.30 a Ragusa, presso il Laboratorio degli Annali di Storia, il 3° Forum sulle stragi in Italia, dedicato al tema "Ustica e i terrorismi degli anni Ottanta. Sguardi storici su una stagione nell'ombra”. L’iniziativa che e stata trasmessa in diretta streaming su Facebook sarà riproposta nei prossimi giorni anche attraverso YouTube e i canali televisivi telematici, notevole l’interesse da parte del pubblico e degli studiosi, che confermano come il Forum rappresenti uno spazio come uno di riflessione e di confronto storico sulle vicende più controverse della storia repubblicana.

Ad aprire i lavori è stata la relazione dello storico Carlo Ruta, direttore scientifico del Laboratorio degli Annali di storia, che ha proposto una lettura di lungo periodo delle trasformazioni della violenza politica nella storia della Repubblica. Muovendosi tra le diverse strategie che hanno attraversato il secondo dopoguerra, la relazione ha posto al centro l'analisi del mutamento intervenuto negli anni Ottanta, individuando il passaggio da una violenza che mirava alla destabilizzazione a forme più complesse nelle quali assumono un ruolo decisivo, l'opacità, i depistaggi con una frammentazione della conoscenza storica. Una riflessione che ha inteso ricondurre le singole vicende entro un quadro interpretativo più ampio, nel quale la ricerca storica è chiamata a confrontarsi con le trasformazioni delle razionalità politiche e istituzionali che hanno segnato quel decennio.

Alla relazione del Prof. Carlo Ruta è seguito l'intervento del Senatore Giuseppe Lumia, già presidente della Commissione parlamentare antimafia, che ha affrontato il tema del rafforzamento degli strumenti parlamentari di indagine, sottolineando l'esigenza di consolidare il ruolo delle Commissioni d'inchiesta come presidi permanenti della trasparenza democratica. Lumia ha puntato il dito su un processo che può essere migliorato che dovrebbe permettere alle commissioni di avere accesso a tutti gli atti disponibili senza richiedere autorizzazioni che in taluni casi si chiudono dietro il segreto di stato.
Quello che è successo ben 46 anni fa nei cieli di Ustica è ancora oggi un mistero. La verità è stata nascosta da depistaggi continui nelle indagini. L’associazione dei familiari nell’ultima udienza del Giugno 2026 vuole ancora sapere oggi chi ha sparato il missile che ha colpito l’aereo. Un cielo che improvvisamente è diventato oggetto di una battaglia aerea tra un Mig Libico e aerei da caccia Francesi e Belgi e di altre nazionalità Nato ha prodotto la morte di 81 persone innocenti.

Il tema dei depistaggi è stato trattato dal luogotenente della Guardia di Finanza Corrado De Fecondo che ha ricostruito con ampiezza documentaria il tema difficile che ha accompagnato il disastro del DC-9 Itavia precipitato nei cieli di Ustica il 27 giugno 1980, soffermandosi sui numerosi ostacoli che hanno reso particolarmente difficile l'accertamento della verità.

In un intervento ampio e con matrice storico giornalistica la scrittrice investigativa Stefania Limiti ha infine sviluppato una riflessione sulle premesse politiche e istituzionali delle stragi degli anni Ottanta, soffermandosi sulle caratteristiche delle forme di violenza politico-criminale che hanno segnato quella fase della storia italiana e sulle persistenti aree di ricerca ancora aperte. Il coinvolgimento di aree oscure della massoneria con Licio Gelli in primis dettato in quegli anni il passo di processi collusivi e di collaborazione tra la politica e le aree neofasciste di matrice stragista.

Particolarmente significativa è stata inoltre la partecipazione morale e istituzionale all'iniziativa di molte associazioni impegnate nella promozione della memoria democratica, sezioni dell'ANPI, organizzazioni della società civile e istituti culturali. Tra queste assume particolare rilievo la disponibilità espressa dall'Accademia dei Georgofili di Firenze ad avviare un rapporto di collaborazione con il Laboratorio degli Annali di storia, una testimonianza del crescente interesse che il progetto oggetto del Forum ha suscitato anche in ambito accademico e scientifico.

Il dibattito è stato moderato dal volontario civile Gianluca Floridia. Con questo terzo appuntamento il Forum consolida il proprio percorso come laboratorio permanente di ricerca storica, orientato a promuovere un confronto rigoroso tra studiosi, magistrati, giornalisti investigativi, rappresentanti delle istituzioni e società civile. L'obiettivo rimane quello indicato sin dalla prima edizione: contribuire, attraverso gli strumenti della ricerca storica, a una comprensione sempre più approfondita delle vicende che hanno segnato la storia della Repubblica, nella convinzione che la conoscenza costituisca una condizione essenziale della maturazione democratica.

Il Laboratorio degli Annali di storia comunica inoltre che i lavori del 3° Forum saranno resi disponibili integralmente attraverso i canali digitali dell'ente scientifico e costituiranno la base per la costituzione di una memoria resistente delle discussioni, in forma multimediale, perché restino fruibili agli studiosi, alle agenzie della società civile e ai percorsi formativi delle scuole di ogni ordine e grado.

giovedì 25 giugno 2026

Kyoto Club: il DL sul Nucleare rallenta la transizione energetica

Kyoto Club: il DL sul Nucleare rallenta la transizione energetica

Al centro del convegno annuale dell'associazione le proposte per ridurre i costi dell'energia puntando su rinnovabili, accumuli ed efficienza.

Uploaded ImageLe politiche energetiche sono oggi al centro delle sfide economiche, industriali e geopolitiche che l'Europa si trova ad affrontare. In questo contesto, ridurre i costi dell'energia per cittadini e imprese e accelerare la decarbonizzazione rappresentano obiettivi strettamente collegati. Per Kyoto Club la priorità deve essere quella di rafforzare gli investimenti nelle energie rinnovabili, negli accumuli, nelle reti e nell'efficienza energetica, settori in grado di contribuire fin da subito alla riduzione delle emissioni e della dipendenza dai combustibili fossili.

Per anni il successo della transizione energetica è stato misurato in megawatt di energia rinnovabile prodotta. Oggi la vera sfida è un’altra: essere in grado di accumularla e renderla disponibile quando serve. Il nostro Paese punta a un ambizioso obiettivo di capacità di accumulo entro il 2030 che richiede non solo nuove tecnologie, ma la costruzione di una filiera strategica per la competitività nazionale che, in un contesto come quello attuale, segnato dalla volatilità strutturale dei prezzi del gas, permette di ridurre i costi e la dipendenza energetica dai combustibili fossili verso una proficua decarbonizzazione", spiega Letizia Magaldi, Presidente di Kyoto Club.

Nel corso del convegno annuale dell'Associazione, dedicato al tema "Il futuro desiderabile delle politiche energetiche: proposte per la riduzione dei costi dell'energia, per aziende e cittadini", è stato sottolineato come anche il prossimo Quadro Finanziario Pluriennale dell'Unione europea 2028-2034 debba sostenere con decisione la transizione energetica e il rilancio industriale europeo.

«Il disegno di legge delega con cui il Governo italiano intende riaprire la strada al nucleare rischia di distogliere attenzione e risorse dalle vere priorità della transizione energetica: accelerare la diffusione del solare fotovoltaico e dell'eolico, insieme agli accumuli, alle reti e all'efficienza energetica. Gli Small Modular Reactors vengono spesso presentati come una soluzione innovativa, ma si tratta di tecnologie che non hanno ancora dimostrato la propria competitività economica e industriale. Come evidenzia anche un recente studio della Banca d'Italia, i grandi progetti nucleari realizzati negli ultimi anni in Europa e negli Stati Uniti hanno registrato forti ritardi e costi finali molto superiori alle stime iniziali. Nel frattempo, il peso del nucleare nella produzione mondiale di elettricità è sceso dal 17% del 1996 a circa il 9,5% attuale, mentre le fonti rinnovabili continuano a crescere rapidamente. Anche in Italia diversi studi indicano che un sistema energetico basato quasi interamente sulle rinnovabili è tecnicamente ed economicamente realizzabile. Come dimostra anche il progetto ‘Per un salto di classe’ promosso da Kyoto Club, una delle sfide più urgenti riguarda la riqualificazione energetica degli edifici, che rappresentano circa il 43% dei consumi finali di energia. La priorità dovrebbe quindi essere accelerare gli investimenti nelle tecnologie e negli interventi che possono ridurre da subito emissioni, bollette e dipendenza energetica dall'estero», afferma Gianni Silvestrini, Direttore scientifico di Kyoto Club.

Gela: Dai grani di Sicilia una festa dedicata al pane

Il pane cibo millenario che ha forgiato l’alimentazione dei popoli ritorna nella storia ad essere protagonista a Gela dove il 26 -27 e 28 di Giugno dove si svolge la festa del pane. Gli stand che daranno al pubblico la possibilità di degustare il prezioso cibo sono localizzati in Piazza S. Francesco e Viale Mediterraneo nella zona antistante la sede del consesso civico di Gela una zona centralissima che manifesta tutto il suo splendore attraverso la Cattedrale e le mura Federiciane con le Torri che ancora sovrastano il poggio che dona una visione unica sul mare. Un evento organizzato dal Comune di Gela in collaborazione  e patrocinio del Ministero dell’Agricoltura della Sovranità Alimentare e delle Foreste, dalla Regione Sicilia attraverso l’Assessorato al turismo sport e spettacolo, l’Assessorato dell’Agricoltura e dello sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea e Gela Med (mare storia e futuro) .

La città fondata anticamente dai greci intorno al 689 a.C. ebbe da subito il nome di Gèla ed è stata una delle poleis siceliote più importanti e raggiunse il massimo sviluppo nel V secolo a.C. sotto il tiranno Ippocrate che la ricoprì di edifici sacri e la rese la maggiore città-stato siceliota. Dopo essere stata distrutta dai cartaginesi, venne ricostruita da Timoleonte e protetta da una spessa cinta di fortificazioni. In epoca medievale fu ricostruita Federico II di Svevia con il nome di Eraclea. Successivamente prese il nome di Terranova, che mantenne sino al 1927, quando fu restituita del toponimo originale. Sede del congresso per la Pace del 424 a.C.  

La paternità Greca oggi ha fatto emergere dal sottosuolo e dal mare antistante vari reperti oggi custoditi presso il museo regionale di “Mulino a vento” dove trovasi nelle aree prospicenti di Borgo Littorio il nuovo Museo del mare inaugurato nel Febbraio 2026 che contiene uno dei reperti più suggestivi della storia dei commerci e della centralità nel mediterraneo dell’antica Géla. La nave ritrovata nel 1988 ed affondata ad 800 metri dal litorale di Gela tra il VI e il V Secolo a.C. misurava 17 x 4,30 metri di produzione Chiota (500-475 a.C.) ha dato alla luce ceramiche attiche, vasi di imitazione ionica, aree votive, coppe e suppellettili. La presenza della nave in rada indica come Gela sia stata un’importante area denominata “Emporia dell’aria mediterranea” che tra il VI ed il V secolo caricavano e scaricavano continuamente merci tra cui il grano.

La varietà dei grani antichi collegati al grano duro prodotto dalla stessa Gela è di circa 52 specie e rappresentano delle specie autoctone che nascono e crescono in Sicilia rispetto alle 192 specie presenti in Italia nel 1927. In Gazzetta Ufficiale del 31 marzo 2018 un decreto ministeriale ha sancito ben 16 varietà da conservazione di specie agrarie di grani al relativo registro nazionale; indicandone “la zona di origine, la zona di produzione delle sementi, la superficie destinata alla coltivazione e, considerato l’investimento unitario tipico della zona di coltivazione, e i limiti quantitativi per produzione annuale delle sementi per ciascun responsabile del mantenimento in purezza”.

Nel particolare, la Sicilia, dove la semola di grano duro è utilizzata anche per la produzione di pane, è la seconda regione italiana per produzione di questo cereale, con quasi 264.000 ettari coltivati e oltre 682.000 tonnellate di grano prodotte, secondo i dati Istat del 2022. Storicamente la presenza dei grani duri risale al 5000 a.C. e dopo questi si svilupparono in Tunisia, Marocco e Algeria e Sicilia dove ha la massima diffusione. Le condizioni ambientali hanno favorito l’adattarsi ed evolversi di specie autoctone. Il processo di selezione sia naturale che umana, nonché l'insediamento di diverse popolazioni in Sicilia, ha portato all'introduzione e alla selezione di un gran numero di varietà locali di grano. Pertanto, la diversità genetica di Triticum si è accumulata nel corso dei secoli e ha raggiunto il massimo all'inizio del secolo scorso quando i selezionatori iniziarono la distribuzione di nuove varietà migliorate. (Ugo de Cillis).

Anticamente la Sicilia ebbe ruolo di “Granaio di Roma”, che fu prerogativa dell’isola dopo la conquista romana, fino a quando questo fu assunto dall’Egitto, con la sua conquista nel 31 a.C. Celebre è il detto di Catone il Censore (234-149 a.C.), secondo cui la Sicilia era “il granaio della repubblica, la nutrice al cui seno il popolo romano si è nutrito”. Vedi il sacco di Roma. Oggi Gela è una delle principali produttrici di Grano Duro che in gran parte viene utilizzato per le sementi e venduta a prezzi nettamente superiori dalle lobby del Grano che comprano un prodotto eccellente a prezzi bassi e lo rivendono con un ricavo del 100%.

 I dati Ismea 2025 fotografano una realtà preoccupante: i costi medi di produzione del grano duro nell’area di Sicilia-Puglia-Basilicata si attestano intorno ai 318 euro a tonnellata, mentre le quotazioni di mercato faticano a superare i 295 euro. In alcuni casi, i prezzi effettivamente riconosciuti agli agricoltori siciliani scendono addirittura sotto i 250 euro a tonnellata, una soglia che non consente nemmeno di coprire le spese di semina, irrigazione e raccolta. Per chi lavora la terra, questa situazione si traduce in perdite secche e nella prospettiva concreta di dover abbandonare le coltivazioni creando le condizioni utili per la demolizione della storia di Sicilia.

mercoledì 24 giugno 2026

Caldo estremo, l'allarme dello psichiatra: "A rischio la salute emotiva, serve ridisegnare le città"

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Caldo estremo, l'allarme dello psichiatra: "A rischio la salute emotiva, serve ridisegnare le città".


Vincenzo Barretta (centro Noesis): "Motivi fisici e chimici reali, ai quali si aggiungono il rischio isolamento e la solitudine. Bisognerebbe ridisegnare per intero città e spazi sociali".

 

NAPOLI — Non è solo una sensazione di malessere. Quando le temperature salgono, il caldo agisce sul cervello e sulla psiche attraverso meccanismi precisi, fisiologici e neurochimici. A lanciare l'allarme è Vincenzo Barretta, psichiatra e direttore scientifico del centro Noesis di Napoli, che invita ad allargare il campo: non sottovalutare l'impatto delle ondate di calore sulla salute mentale, certo, ma anche valutare le conseguenze sulla salute emotiva e comportamentale, soprattutto delle persone più fragili, in correlazione a come gli eventi meteorologici estremi impattino sempre più fortemente sulla vita e le relazioni delle persone.

«Il caldo attiva i termorecettori e induce uno stato di allarme che aumenta la produzione di cortisolo, l'ormone dello stress, e altera i neurotrasmettitori che regolano l'umore, come serotonina e dopamina» spiega Barretta. «A questo si aggiunge un sovraccarico cognitivo: per mantenere costante la temperatura corporea, l'organismo dilata i vasi e la pressione cala, generando affaticamento mentale, irritabilità, perdita di concentrazione e minore tolleranza alle frustrazioni. Le notti calde, infine, ostacolano il sonno e le sue fasi di recupero, acuendo ansia e sintomi depressivi».

L'effetto è particolarmente marcato su chi convive già con un disturbo psichico. Durante l'ondata di calore del luglio 2023, gli accessi ai pronto soccorso sono aumentati in media del 30%, con punte maggiori nelle città del Centro-Sud, un fenomeno ripresentatosi anche negli anni successivi. Uno studio pubblicato su Scientific Reports nel 2024 ha analizzato gli accessi ai pronto soccorso in Campania nelle estati dal 2016 al 2019, rilevando un aumento statisticamente significativo durante le ondate di calore, già al raggiungimento dei 39 °C di temperatura percepita.

«Le temperature estreme aumentano gli accessi al pronto soccorso per attacchi di panico e acutizzano la depressione. Nel disturbo bipolare il caldo è correlato a un incremento degli episodi maniacali, mentre nella schizofrenia e nelle psicosi, dove la capacità di termoregolazione è ridotta, possono aumentare gravità dei sintomi, ricoveri e persino la mortalità» avverte lo psichiatra. «C'è poi un nodo spesso ignorato: alcuni psicofarmaci come litio, antipsicotici e antidepressivi ostacolano la sudorazione o inibiscono lo stimolo della sete, aumentando il rischio di disidratazione. Nei mesi più caldi serve una supervisione medica per eventuali aggiustamenti di dosaggio».

Ma per Barretta il problema non si esaurisce nei meccanismi neurochimici e nelle interazioni farmacologiche. C'è una dimensione che la cronaca dell'emergenza estiva tende a trascurare, e che invece pesa quanto i gradi sul termometro.

«Ai motivi fisici e chimici, che sono reali e documentati, si aggiunge un fattore che chiamerei ambientale nel senso più ampio: il rischio di isolamento e di solitudine» spiega lo psichiatra. «Il caldo svuota gli spazi pubblici, costringe in casa chi è più fragile, interrompe le relazioni quotidiane, e questo sulla salute emotiva e comportamentale dell’individuo pesa eccome. L'anziano che non esce, la persona con un disturbo psichico che salta gli appuntamenti, chi vive solo e smette di vedere qualcuno per giorni: sono tutte situazioni in cui il caldo non agisce solo sul corpo, ma erode la rete di contatti che tiene insieme una persona. E l'isolamento, lo sappiamo, è esso stesso un fattore di rischio per la salute».

È qui che, secondo Barretta, l'approccio puramente sanitario mostra i suoi limiti. «Ogni estate ci attrezziamo per resistere: bollettini, numeri verdi, raccomandazioni a bere e a stare all'ombra. Sono misure necessarie, ma restano una risposta d'emergenza a un problema che ormai è strutturale. Continuiamo a trattare il caldo come un evento eccezionale, quando è diventato una condizione ricorrente con cui dovremo convivere per decenni». La proposta dello psichiatra sposta il piano del discorso dalla medicina all'urbanistica. «Bisognerebbe ridisegnare per intero le città e gli spazi sociali. Penso all'ombra come a un bene pubblico da progettare, non lasciato al caso: alberature vere, verde diffuso, percorsi che permettano di muoversi senza esporsi. Penso a luoghi di socialità accessibili e freschi, dove chi è solo possa continuare a incontrare gli altri anche quando il termometro sale. Penso a una città che protegga la salute emotiva e comportamentale dei suoi abitanti più fragili invece di costringerli a rinchiudersi».

Una visione che intreccia salute mentale, politiche climatiche e progettazione degli spazi. «La salute non si difende solo in ambulatorio» conclude Barretta. «Si difende anche con un albero piantato nel posto giusto, con una piazza che resta vivibile a luglio, con servizi territoriali capaci di raggiungere le persone a casa prima che finiscano in pronto soccorso. Il punto non è più resistere all'estate un anno dopo l'altro, ma progettare luoghi in cui, anche quando fa caldo, si possa stare bene».


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Guerra in Iran: L’ America annuncia ritiri limitati dal Libano, i negoziatori continuano il loro percorso per attuare le varie fasi dell’accordo .

Sebbene in medio oriente le difficoltà della guerra Tra Iran-Israele e America potrebbero minare i colloqui di pace i negoziatori con a capo Vance - Ghalibaf ed il Primo Ministro Pakistano tirano dritto per raggiungere un risultato definitivo per la stabilizzazione dell’area.

Fonti diplomatiche riferiscono che le delegazioni iraniana e statunitense terranno un incontro d’emergenza in Svizzera, a margine dei negoziati in corso, per affrontare l’escalation delle tensioni in Libano. Al centro del confronto vi saranno i recenti attacchi israeliani sul territorio libanese e il loro impatto sulla stabilità regionale. Secondo diverse fonti, la questione libanese è diventata uno dei temi principali dei colloqui tra Washington e Teheran.

La cessazione delle operazioni militari che veniva previsto dal punto 1 dei 14 punti del memorandum che indicava che: “Gli Stati Uniti e l'Iran e i loro alleati nella guerra attuale dichiarano l'immediata e permanente cessazione delle operazioni militari su tutti i fronti, incluso in Libano, e si impegnano d'ora in poi a non avviare alcuna guerra o operazione militare l'uno contro l'altro, e ad astenersi dalla minaccia o dall'uso della forza l'uno contro l'altro, e a garantire l'integrità territoriale e la sovranità del Libano” ha determinato delle schermaglia di identità domenica 21 Giugno che hanno visto lasciare l’aula dai negoziatori iraniani che si sono visti traditi all’interno di un percorso già firmato nei giorni scorsi.

Il portavoce del Ministero degli affari esteri iraniano Baghaei ha sottolineato che l'obiettivo principale della delegazione iraniana in questi negoziati è garantire l'attuazione dei 14 impegni assunti dagli Stati Uniti nei confronti dell'Iran." La violazione del primo punto avrebbe messo in discussione l'intero accordo, a meno che l'altra parte non adotti definitivamente misure necessarie e stiamo parlando di Israele che ancora oggi mantiene le sue posizioni in Libano. Nel merito occorre puntualizzare che l’atteggiamento di Trump non ha favorito le cose e la sua dichiarazione bellicistica collegata alla non capacità missilistica di Theran, secondo Trump è stata distrutta per l’84-85 % della sua capacità. Ponendo l’Iran in posizione di difetto come stato perdente nei negoziati.

Ma quello che preoccupa è la posizione sul Libano di Trump e le sue dichiarazioni:” Sono deluso che Israele non riesca a eliminare Hezbollah. ‏Non possono fare nulla senza demolire edifici. ‏ Sono vicino a consegnare il fascicolo di Hezbollah alla Siria perché farà un lavoro più preciso”. Una accettazione chiara di quello che stà succedendo nell’area a sud del Libano che funge da comando per le operazioni Israeliane. Secondo le ammissioni di Trump notiamo una alienazione fuori dalla reale situazione. “L'Iran deve immediatamente impedire ai suoi proxy ben pagati in Libano di causare problemi. Se non lo faranno, colpiremo di nuovo l'Iran molto duramente, proprio come abbiamo fatto la settimana scorsa, solo più duramente!!”. Parole che hanno il sapore di una guerra nel pieno dei negoziati.

In America il 61 % non vuole la guerra e sembra che solo Vance se ne sia accorto. Le dichiarazioni di Obama pongono il dilemma di una situazione americana peggiorata. L'ex presidente degli Stati Uniti: Siamo entrati in una guerra, abbiamo speso miliardi di dollari, abbiamo messo molta pressione sul nostro esercito e molte persone hanno perso la vita. Sembra che siamo tornati di nuovo al punto in cui eravamo prima dell'inizio della guerra, con la differenza che forse la situazione è un po' peggiore. Il New York Times, riferendosi agli alti costi della guerra contro l'Iran per gli Stati Uniti e Secondo Moody's Analytics, analizza il costo della guerra per i contribuenti e i consumatori americani che sembra essere stimato in almeno 132 miliardi di dollari. Questa cifra include i costi militari, l'aumento dei prezzi dell'energia e delle materie prime, nonché i tassi di interesse.

Il Proxy americano in medio oriente, Israele, secondo un'indagine di Al Jazeera e un'analisi di esperti rivelano stà ridisegnando i confini concordati nell'ambito degli accordi di cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, in Libano e in Siria per imporre zone cuscinetto non annunciate. Dopo che Netanyahu ha annunciato di rafforzare la sua presenza in Siria: L'occupazione nemica israeliana installa torri di guardia, telecamere di sorveglianza e dispositivi di monitoraggio sulla cima di Tell Ahmar nella campagna siriana di Quneitra. Israele è determinato a combattere in Libano secondo il Capo di Stato Maggiore dell'esercito israeliano. Tesori storici e siti archeologici risalenti all'era a.C. a Yater e Wadi Maryamin, situati nel distretto di Bint Jbeil nel sud del Libano, sono stati gravemente danneggiati da attacchi aerei israeliani. Le antichità distrutte includono tombe antiche, sculture, bacini, presse e strutture residenziali che abbracciano i periodi cananeo, romano e siriaco.

Dopo la firma del memorandum le forze israeliane hanno aperto il fuoco contro i civili e l'esercito libanese mentre entravano nella città di Hadatha nel sud del Libano. Negli ultimi 24 ore, gli israeliani hanno attaccato il sud del Libano 18 volte. Un bombardamento israeliano con fosforo bianco ha colpito la città di Kafr Tibnit, nel sud del Libano, mentre le forze dell'esercito di occupazione tentavano di avanzare.

Secondo Hezbollah ed alla luce delle accuse che il nemico israeliano continua a promuovere riguardo alle affermazioni che lo stesso abbia violato l'accordo di cessate il fuoco, nel tentativo di giustificare la sua continua aggressione contro il Libano e i massacri che sta commettendo contro i civili, L'Ufficio per le Relazioni con i Media di Hezbollah afferma che queste accuse sono completamente infondate e rientrano nel quadro degli sforzi continui del nemico per ingannare l'opinione pubblica, nonché del suo tentativo chiaro e palese di sabotare l'accordo tra la Repubblica Islamica dell'Iran e gli Stati Uniti d'America. Il numero di violazioni e attacchi israeliani documentati dalla mattina di venerdì ha superato i 300 incidenti di aggressione, inclusi attacchi aerei di aerei da guerra e droni, bombardamenti di artiglieria di vario calibro e il lancio di munizioni al fosforo contro più di 25 città e villaggi, inclusa la città di Nabatieh. Questi attacchi hanno provocato il martirio di oltre 111 persone e il ferimento di altre 176.

Di conseguenza, la piena responsabilità ricade sull'occupazione israeliana, i cui funzionari dichiarano ripetutamente e pubblicamente il loro rifiuto degli accordi esistenti e la loro riluttanza a ritirarsi dal territorio libanese occupato. Tutti i paesi e i funzionari, primo fra tutti gli Stati Uniti d'America, devono esercitare pressioni sull'entità occupante per costringerla a implementare gli accordi e cessare i suoi attacchi, invece di indirizzare accuse in ogni direzione. Hezbollah afferma che il Libano, il suo popolo e la sua Resistenza hanno il diritto di difendere la loro terra e la loro sovranità di fronte agli attacchi e alle violazioni israeliani in corso.

Nell’ambito del percorso negoziale che continua e si è svolto in sede separata presso un Hotel svizzero dopo le minacce di Trump, è stata prodotta una bozza di esenzione temporanea dalle sanzioni imposte al petrolio iraniano che è stata completata. La questione del Libano è stata al centro delle negoziazioni di oggi, e ha ricevuto più attenzione di qualsiasi altra questione nei meeting bilaterali, multilaterali e principali. Le altre clausole del memorandum d'intesa non entreranno in vigore fino a quando non sarà stata presa una decisione sulla fine della guerra in Libano.

In tal senso il Libano è stato informato dalla parte americana che Israele effettuerà ritiri limitati dal sud del Libano come gesto di buona volontà in vista del round di negoziati La delegazione iraniana sta lasciando la Svizzera e tra i principali progressi che sono stati raggiunti: Israele è stato costretto ad accettare di ritirarsi parzialmente dalle zone in Libano e di consegnarle all'esercito libanese. Il vicepresidente statunitense JD Vance ha dichiarato che sono stati compiuti "progressi molto significativi" nei negoziati con l'Iran, aggiungendo che è stato elaborato un meccanismo volto a garantire la continuità della navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz.

Secondo la notizia che l’l'Iran avrebbe accettato l'invito a consentire visite degli ispettori dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA). L'Iran respinge le affermazioni dell'amministrazione Trump riguardo a nuovi impegni con l'AIEA. Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha dichiarato che la cooperazione con l'AIEA continuerà nell'ambito del quadro esistente e in conformità con le decisioni prese dal parlamento iraniano e dal Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale. Ha sottolineato che l'Iran non ha assunto nuovi impegni riguardo alle ispezioni dell'AIEA e ha affermato che i partecipanti ai colloqui USA-Iran durati 18 ore in Svizzera hanno confermato che il dossier nucleare iraniano non è stato discusso e che non sono stati assunti nuovi impegni.

È stato inoltre annunciato un meccanismo destinato a monitorare e sostenere il cessate il fuoco in Libano tra Israele e Hezbollah. Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha ufficialmente emesso una deroga alle sanzioni di 60 giorni sul petrolio iraniano, i prodotti petrolchimici e il gas che sarà ora in vigore fino al 21 agosto, con possibile estensione fino a quando i negoziati continueranno e verrà raggiunto un accordo finale

giovedì 18 giugno 2026

Amianto. Muore di mesotelioma dopo aver lavorato nelle Officine ferroviarie di Foggia: dopo 17 anni la famiglia ottiene giustizia definitiva

Uploaded ImageMuore di mesotelioma dopo aver lavorato nelle Officine ferroviarie di Foggia: dopo 17 anni la famiglia ottiene giustizia definitiva

La Corte di Cassazione conferma la condanna delle Ferrovie dello Stato. 

Oltre un milione di euro alla famiglia.

 

18 giugno 2026 - Ci sono voluti diciassette anni dalla morte di Rocco A. e oltre undici anni di battaglia giudiziaria perché la sua famiglia ottenesse una verità definitiva.

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico delle Ferrovie dello Stato per la morte dell'ex ferroviere delle Officine Grandi Riparazioni (OGR) di Foggia, esposto all'amianto durante il lavoro e deceduto il 28 marzo 2009 a causa di un mesotelioma.

Una vicenda che non racconta soltanto una tragedia professionale, ma anche il lungo percorso di una famiglia costretta ad affrontare anni di processi per vedere riconosciute responsabilità già accertate dalla magistratura.

Rocco A., nato a Orta Nova e residente a Foggia, aveva lavorato alle dipendenze di RFI tra il 1969 e il 1971 come aggiustatore meccanico nella manutenzione dei rotabili ferroviari, intervenendo su motori, tubazioni, impianti elettrici e componenti che contenevano amianto. Le lavorazioni venivano svolte in ambienti privi di adeguata aerazione e senza efficaci misure di protezione, con una continua dispersione di polveri e fibre nell'aria. Nel dicembre 2006 arrivarono i primi segnali della malattia. Dopo la diagnosi di mesotelioma, il decorso fu rapido e drammatico. Il 28 marzo 2009 Rocco morì all'età di 68 anni, lasciando la moglie e due figli. Da quel momento iniziò una lunga battaglia per ottenere giustizia. Nonostante l'INAIL avesse riconosciuto fin da subito l'origine professionale della malattia, la famiglia ha dovuto affrontare un articolato percorso giudiziario per vedersi riconoscere integralmente i danni subiti.

Nel corso degli anni la magistratura ha riconosciuto sia il danno sofferto direttamente dal lavoratore sia quello subito dai familiari per la perdita del proprio congiunto. Le diverse pronunce hanno portato al riconoscimento di circa 200 mila euro per i danni della vittima e di circa 850 mila euro per il danno da lutto patito dalla moglie e dai figli. Nel frattempo, però, la vedova è deceduta senza poter assistere alla conclusione definitiva della vicenda. Sono stati i due figli, oggi cinquantenni, a proseguire fino all'ultimo una battaglia iniziata insieme ai genitori, portando avanti la memoria del padre e la ricerca della verità.

La decisione della Corte di Cassazione assume un valore particolarmente importante perché rende definitiva la condanna e chiude una vicenda giudiziaria che rappresenta uno dei casi simbolo dell'esposizione all'amianto nel settore ferroviario. «Questa sentenza restituisce dignità a una famiglia che ha atteso troppo tempo per ottenere giustizia e conferma ancora una volta le responsabilità legate all'esposizione all'amianto nei luoghi di lavoro. È una decisione importante non solo per i familiari di Rocco, ma anche per tutti coloro che hanno lavorato nelle Officine Grandi Riparazioni di Foggia e per le loro famiglie», dichiara l'Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell'Osservatorio Nazionale Amianto e legale dei familiari. La vicenda rappresenta una delle tante storie che testimoniano il prezzo pagato da centinaia di lavoratori esposti all'amianto nel comparto ferroviario, che continua a essere pagato anche dalle loro famiglie.

L’ONA ha aperto uno sportello di Assistenza Legale per le vittime nelle Ferrovie attraverso il sito https://www.osservatorioamianto.it o il numero verde 800 034 294.

Ragusa: Terzo Forum sulle stragi in Italia, la strage di Ustica e i terrorismi degli anni 80

Si svolgerà a Ragusa venerdì 26 giugno 2026 dalle ore 14,30 il terzo appuntamento dedicato alla storia delle stragi in Italia, oggetto del forum la strage di Ustica e i terrorismi degli anni 80. Ad organizzare l’evento il laboratorio degli annali diretto dal Prof. Carlo Ruta con la direzione tecnica di Giovanna Corradini responsabile dell’area multimediale. Lo stage di Ustica come ben sappiamo ha avuto tanti risvolti che si sono susseguiti per più di venti anni nelle aule dei tribunali ma sembra che ad oggi quello che è successo il 27 giugno del 1980 ad un Dc9 dell’Itavia numero di volo IH870 che si è trovato per sua sfortuna nei cieli del basso mar tirreno dove era in atto una guerra aerea.

L’aereo decollato da Bologna era diretto a Palermo e precipita in mare al largo dell’isola di Ustica e muoiono 81 persone tra cui i membri dell’equipaggio e i passeggeri. Tre settimane più tardi, sulla Sila, altopiano dell’appennino calabro, vengono ritrovati i resti di un aereo militare libico, un Mig 23. Le indagini sono andate per le lunghe tra mascherate soppressioni di prove a tutti i livelli istituzionali e pulitura della scatola nera. Solo una telefonata anonima quella del 6 maggio 1988 fatta a Rai 3 pone il dubbio sulla verità L’uomo al telefono si qualifica come “aviere in servizio a Marsala la sera dell'evento della sciagura del DC-9” e di quei tracciati dice: “Noi li abbiamo visti perfettamente. Soltanto che il giorno dopo, il maresciallo responsabile del servizio ci disse praticamente di farci gli affari nostri e di non avere più seguito in quella vicenda. La verità è questa: ci fu ordinato di starci zitti”.

A parlarne nel forum di Venerdì 26 giugno 2026 il prof. Carlo Ruta direttore del laboratorio degli annali di Ragusa che attuerà la sua relazione di base sui fatti storici, seguiranno nell’ordine Giuseppe Lumia già Presidente della Commissione Parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle Mafie, Stefania Limiti Giornalista saggista ed esperta dello stragismo Italiano, Stefania Campo Deputata all’Assemblea Regionale Siciliana, Corredo De fecondo Luogo Tenente in congedo della Guardia di Finanza, Corrado Fianchino ingegnere già docente dell’Università di Catania. Modererà l’incontro Gianluca Floridia Operatore Sanitario e Volontario Civile. L’evento sarà trasmesso in diretta via Facebook attraverso AMLAB (Area Multimediale degli annali di Storia).

mercoledì 17 giugno 2026

Inaugurazione NOTTI DI CINEMA A PIAZZA VITTORIO, XXVI edizione (18 giugno - ore 21:15)

Testo alternativo

NOTTI DI CINEMA A PIAZZA VITTORIO
Giovedì 18 giugno l'inaugurazione della 26ª edizione

 

Si alza il sipario sulla 26ª edizione di Notti di Cinema a Piazza Vittorio, la storica arena cinematografica dell'Esquilino e uno degli appuntamenti culturali più attesi dell'estate romana.

L'inaugurazione ufficiale si terrà giovedì 18 giugno alle ore 21:15 presso i Giardini Nicola Calipari di Piazza Vittorio, alla presenza di Leandro Pesci, Presidente di ANEC Lazio, Federico Mollicone, Presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati, Sabrina Alfonsi, Assessora all'Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei rifiuti di Roma Capitale e Erika Battaglia, Presidente della Commissione Capitolina Permanente XI - Scuola, Lavoro e Cultura.

A seguire sarà proiettato Una battaglia dopo l'altra di Paul Thomas Anderson, film vincitore di sei Premi Oscar, tra cui Miglior Film e Miglior Regia, scelto per aprire simbolicamente una nuova stagione di cinema sotto le stelle nel cuore della Capitale.

Notti di Cinema a Piazza Vittorio accompagnerà il pubblico per tutta l'estate, fino al 20 settembre, con una ricca programmazione di film, incontri con autori e protagonisti del cinema italiano, eventi culturali e appuntamenti speciali.

Greenwashing e sostenibilità verificabile: B Lab presenta i nuovi standard globali

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Contro il greenwashing, B Lab alza l’asticella della sostenibilità: arrivano i nuovi standard globali e l’Italia è tra i primi Paesi a testarli

 

Nel ventesimo anniversario del movimento B Corp, Xenia e NATIVA sono tra le prime nove aziende al mondo a ottenere la certificazione secondo i nuovi standard B Lab, sviluppati in quattro anni di consultazione internazionale per rafforzare trasparenza, responsabilità e verifica indipendente dell’impatto.

 

17 giugno 2026In un momento in cui la sostenibilità aziendale è sempre più sotto esame e il rischio di greenwashing spinge molte organizzazioni a ridurre o rendere più prudenti le proprie comunicazioni ambientali, B Lab sceglie una strada diversa: rendere gli standard più rigorosi, misurabili e verificabili.

Nel ventesimo anniversario del movimento B Corp, l'organizzazione non profit che promuove modelli di business orientati al beneficio comune, presenta la revisione più profonda mai realizzata della certificazione B Corp. I nuovi standard globali, sviluppati attraverso quattro anni di confronto con imprese, società civile, mondo accademico e decisori pubblici, introducono requisiti minimi di performance verificati indipendentemente in sette aree di impatto, dai diritti umani all'azione climatica, con obiettivi obbligatori di miglioramento nel tempo.

«Una grande leadership non si definisce in base a ciò che un'azienda dice, ma da ciò di cui è disposta ad assumersi la responsabilità», afferma Clay Brown, Chief Standards Officer di B Lab. «La sfida che ci attende è più grande di qualsiasi singola azienda. La prova decisiva di questo decennio è se le imprese riusciranno ad andare oltre l'azione individuale e ad alzare collettivamente l'asticella sulle questioni che contano di più per le persone e il pianeta.»

«Siamo lieti di celebrare le B Corp Xenia e NATIVA, prime in Italia a certificarsi secondo i nuovi standard B Lab e ad aprire la strada a una misurazione sempre più rigorosa dell’impatto», afferma Veronica Fervier, Country Manager di B Lab Italia. «Il vero passo avanti non è solo misurare il proprio impatto, ma riconoscere che ogni scelta aziendale è intrecciata con il futuro delle persone e del pianeta. Le B Corp che scelgono di mettersi in gioco con i nuovi standard dimostrano che la leadership oggi significa assumersi responsabilità condivise e contribuire, insieme, a riscrivere le regole dell’economia in chiave più equa, inclusiva, rigenerativa e soprattutto interdipendente.»

A testimoniare la portata di questo cambiamento, un primo gruppo di aziende in Europa e Nord America ha ottenuto la certificazione B Corp secondo gli Standard globali recentemente rivisti da B Lab — la revisione più significativa della certificazione nella sua storia. Tra queste figurano due realtà italiane: Xenia, gruppo alberghiero quotato su Euronext Growth Milano e già Società Benefit, e NATIVA, società di consulenza specializzata in sostenibilità, rigenerazione e creazione di valore.

Secondo B Lab, la sfida non è più limitata alle singole azioni aziendali, ma riguarda la capacità delle imprese di assumersi responsabilità condivise rispetto alle grandi questioni ambientali e sociali del nostro tempo. I nuovi standard nascono proprio con questo obiettivo: spostare il dibattito dalla comunicazione delle intenzioni alla dimostrazione dei risultati.

L'importanza dei nuovi standard emerge anche dal loro allineamento con la direttiva europea Empowering Consumers for the Green Transition, nata per contrastare dichiarazioni ambientali poco fondate e pratiche potenzialmente ingannevoli verso i consumatori. In questo contesto, la certificazione B Corp punta a offrire un modello basato su trasparenza, evidenze e verifica indipendente.

«I nuovi standard B Corp definiscono un punto di riferimento sempre più sofisticato per le organizzazioni impegnate a operare con trasparenza, responsabilità e risultati verificabili», afferma Ercolino Ranieri, Amministratore Delegato di Xenia. «Xenia ha scelto di adottarli sin dal momento in cui sono stati introdotti, in linea con il suo ruolo di Benefit Corporation quotata in borsa, per la quale la misurazione dell'impatto è parte integrante sia delle operazioni aziendali che del processo decisionale. Far parte della prima coorte di aziende certificate conferma questa direzione e il nostro impegno a creare valore per tutti gli stakeholder, in modo misurabile, trasparente e soggetto a verifica indipendente.»

«Fin dal 2013 abbiamo creduto nell’importanza e nel valore del movimento globale delle B Corp. Ora che gli standard sono diventati ancora più completi, continueremo a diffonderli e ad aiutare le imprese ad adottarli, come strumento di crescita e miglioramento continuo.» - hanno dichiarato Eric Ezechieli & Paolo Di Cesare - Co-founder di NATIVA.

L'Italia tra i Paesi più dinamici del movimento B Corp

L'ingresso di due aziende italiane nella prima coorte certificata rafforza il ruolo dell'Italia all'interno del movimento B Corp. Nel 2025 il numero di B Corp italiane è cresciuto del 23%, raggiungendo 374 aziende; oggi sono 389, impiegano oltre 41.000 persone e generano un fatturato superiore a 23,5 miliardi di euro.

Secondo B Lab Italia, questo risultato segnala come la sostenibilità verificabile stia diventando sempre più un elemento competitivo e non più una semplice iniziativa volontaria.

Le nove aziende pioniere

Sei paesi, oltre 20 mercati operativi, clienti in più di 50 paesi nel mondo: questo il perimetro della prima coorte certificata secondo i nuovi Standard.

         Xenia (Italia) — gruppo alberghiero fondato nel 1992, Società Benefit quotata su Euronext Growth Milano, gestisce la catena Phi Hotels in tutta Italia.

       NATIVA (Italia) - società di consulenza che opera in Italia dal 2010; supporta le aziende ad adottare modelli che mettono al centro sostenibilità e creazione di valore; lavora per creare ecosistemi per un impatto positivo; opera in Italia e in Brasile.

         Bolsius (Paesi Bassi) — produttore di profumi per la casa a conduzione familiare dal 1870, leader di mercato in Europa, venduto in oltre 50 paesi, in transizione verso cere vegetali e imballaggi riciclati.

         Ricola (Svizzera) — pastiglie alle erbe a conduzione familiare dal 1930, erbe da una rete di agricoltori svizzeri, venduta in più di 40 paesi.

         Lumene (Finlandia) — gruppo di bellezza nordico dal 1970, ingredienti artici riciclati da scarti dell'industria forestale e alimentare.

       Merkur Andelskasse (Denmark): Banca cooperativa socialmente responsabile, fondata nel 1982; di proprietà dei soci; finanzia progetti a beneficio della società e dell'ambiente.

         Rituals (Paesi Bassi) — cosmetici per la casa e per il corpo dal 2000, ricariche per tutte le collezioni, presente in più di 30 paesi.

         Wanderlust Life (Regno Unito) — studio di gioielleria di proprietà di donne dal 2013, pezzi fatti a mano sulla costa del Devon con oro e argento riciclati.

         Enharmonic Encounters (Stati Uniti) — servizi di traduzione e interpretariato di proprietà di persone di colore dal 2022, membro di 1% for the Planet.


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Vent'anni di B Corp: dalla visione alla trasformazione del mercato

Nato nel 2006 con 81 aziende pioniere, il movimento B Corp conta oggi oltre 10.800 aziende certificate in 102 Paesi e 163 settori, per più di un milione di lavoratori coinvolti. In vent'anni, il principio secondo cui un'impresa debba creare valore per tutti gli stakeholder e non soltanto per gli azionisti è passato da idea innovativa a riferimento normativo in decine di giurisdizioni nel mondo.

I numeri dell'Impact Report del 20° anniversario parlano chiaro: se tutte le aziende adottassero pratiche ambientali e climatiche allo stesso ritmo delle B Corp, l'aumento della temperatura globale potrebbe essere ridotto di 0,5 °C entro il 2100 — un contributo significativo all'Accordo di Parigi. E durante la pandemia di COVID-19, oltre il 95% delle B Corp ha continuato a operare, contro l'88% delle aziende comparabili: la prova che la governance degli stakeholder non è solo una scelta etica, ma anche una leva di resilienza e competitività.

In un'epoca in cui il mercato richiede prove concrete delle performance ambientali e sociali, i nuovi standard B Lab rappresentano un tentativo di rispondere alla crescente domanda di accountability e di contrastare il rischio di greenwashing attraverso criteri sempre più rigorosi, pubblici e verificabili.


Informazioni su B Lab: B Lab™ è l'organizzazione no profit alla base del movimento B Corp. Crea standard, politiche, strumenti e programmi per reinventare il capitalismo e costruire un nuovo sistema economico a beneficio delle persone e del pianeta. Ad oggi, la comunità B Corp conta oltre 10.800 aziende certificate in 102 paesi e 163 settori, che impiegano complessivamente più di un milione di persone. 

Informazioni su B Lab Italia: Parte del network non profit globale B Lab, B Lab Italia ha come obiettivo la ridefinizione del concetto di successo nel business attraverso la creazione di una comunità di aziende impegnate, la sensibilizzazione e la crescita della consapevolezza sul movimento B Corp e l'influenza sul cambiamento dell'economia italiana. 

Informazioni sulla certificazione B Corp: Le aziende certificate B Corp hanno dimostrato di soddisfare gli standard di B Lab in materia di performance sociale e ambientale, trasparenza e responsabilità. Gli standard costituiscono il fondamento dei requisiti per la certificazione e degli strumenti di gestione dell'impatto di B Lab.

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