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venerdì 24 maggio 2019

Completa il puzzle e scopri il concorso che può farti volare a New York

A partire dal 23 maggio sarà possibile volare a New York dall’Aeroporto Internazionale di Napoli con voli giornalieri diretti della United Airlines.


Per inaugurare la nuova tratta proprio il 23 maggio è partita una caccia al tesoro promossa dall’aeroporto stesso che racconterà a tutti la novità.

Giocando con i canali social ufficiali dell’Aeroporto di Napoli, le persone potranno scoprire gli indizi che porteranno al completamento di un puzzle nascosto in città.

Il puzzle è composto da 4 pezzi: tre sono fisici, mentre uno è digitale.

Una volta scoperti i tre tasselli in giro per Napoli, verrà sbloccato l’ultimo enigma, quello che può far scoprire l’unico tassello digitale. 

Anche chi non ha partecipato a tutte le fasi del concorso potrà provare a vincere i due biglietti United Airlines per la Grande Mela in palio fino al 20 giugno!

Basterà rispondere correttamente all’ultima domanda che permetterà di trovare l’ultimo pezzo del puzzle e partecipare all’estrazione finale sul sito dedicato: napolinewyork.aeroportodinapoli.it.

Buona fortuna e, per chi vincerà, buon viaggio!

Canali social ufficiali
Instagram: @aeroporto_napoli
Facebook: @aeroportonapoli

giovedì 23 maggio 2019

Anni difficili di Franco Rizzi: un romanzo che racconta l’epilogo delle Brigate Rosse

Sapeva benissimo che una pistola non era una difesa sufficiente per il pericolo che l’avrebbe atteso nei giorni, nei mesi a venire, ma non aveva trovato nulla di più efficace da opporre al destino che lo stava aspettando.”

Dalla terrazza dell’albergo in cui alloggia a Caracas, Gianni Trapani amalgama i ricordi del passato a ciò che avrebbe dovuto fare nell’immediato futuro accompagnato dalla musica di quattro suonatori di tromba di una festa al piano di sotto. È la sua quarta volta a Caracas ed, in profonda solitudine, sente di essere giunto alla fine di un percorso, gli avvenimenti degli ultimi anni gli avevano cambiato la vita ed in tutti quei pensieri tragici poteva indicare un solo colpevole: se stesso.

Sì, perché ogni scelta giornaliera modifica il sentiero dell’essere umano, e questo Gianni Trapani lo sapeva bene ma ora sapeva anche che nella vita capita quel momento di estrema disperazione che prende possesso di ogni arguzia – difesa intellettiva – e rende disarmata la capacità di scelta vantaggiosa.

Con una laurea in Lettere da Catania si era trasferito a Milano nel 1969 e per i primi cinque anni aveva lavorato come consulente in un negozio in corso Venezia. Non si lamentava ma non si sentiva soddisfatto della sua vita e forse per questo motivo, per questa insoddisfazione, aveva deciso di aderire alla Massoneria presso il Lions Club di Milano.

Per prima cosa gli era stata chiesta una quota d’iscrizione, poi era stato introdotto in un bugigattolo, dove aveva trovato un teschio di plastica ed un biglietto con tre domande: “Cosa devi a te stesso? Cosa devi alla patria? Cosa devi all’umanità?

Fu, infatti, questa scelta intrapresa senza una dovuta riflessione a modificare il sentiero di Gianni, la noia che provava per il suo lavoro si era manifestata in una nuova opportunità, in una biforcazione della via che lo avrebbe guidato verso la disgrazia.

“Anni difficili” dell’autore Franco Rizzi ed edito dalla casa editrice La Paume nel 2019 racconta, attraverso le vicende personali di tre uomini, l’Italia a cavallo tra gli anni ’70 ed ’80 divisa fra la dura lotta di classe e di ideali fra irriducibili della liberazione del 1945, seguaci del sessantotto e fazioni nostalgiche di estrema destra; la massoneria deviata che si stava formando e l’espansione sempre più energica della mafia siciliana.


L’autore è stato molto abile nel combinare la vita dei tre personaggi con i violenti episodi del decennio di lotta armata della storia italiana, ed infatti sono numerosi i riferimenti ai fatti che portano alla fine delle Brigate Rosse dall’arresto di Renato Curcio passando per gli scioperi di migliaia di operai FIAT, il ritrovamento in Etiopia dei resti fossili della famosa Lucy, l’assassinio degli studenti Claudio Varalli e Giannino Zibecchi, i discorsi di Enrico Berlinguer che da segretario del Partito Comunista parlava di pluralismo democratico, l’omicidio dello stimato intellettuale Pier Paolo Pasolini, il rapimento di Aldo Moro, l’indagine a cui è stato sottoposto Licio Gelli, la morte di papa Paolo VI, il breve pontificato di soli trentatré giorni di papa Giovanni Paolo I (nato Albino Luciani), l’omicidio del 6 gennaio 1980 del presidente della Regione Sicilia Piersanti Mattarella sino alla strage nella stazione ferroviaria di Bologna del due agosto ed il quattordici di ottobre con la marcia dei quarantamila di Torino. 

Nel passato molte famiglie siciliane, specie se nobili oppure rispettabilmente ricche, seguivano l’antica tradizione di instradare uno dei figli cadetti alla carriera ecclesiastica, perché potesse diventare vescovo, compensandolo in tal modo del fatto di non poter ereditare titoli e beni che erano invece retaggio del primogenito. Quando questo accadeva, i cadetti non diventavano preti per vocazione, ma solo per convenienza e di solito erano dei pessimi preti. […] Altri, specie se vi erano Massoni in famiglia, diventavano a loro volta Massoni e formavano una Loggia coperta all’interno del Vaticano molto segreta, ma molto potente.”

Gianni Trapani incontrò il dottor Aldo Devita nel gennaio 1975 nel suo studio di Santa Margherita ligure, non lontano da Rapallo. Ricevette il suo contatto dal Maestro Venerabile della sua Loggia di Milano.

Devita era un uomo magnetico, fumava una sigaretta dopo l’altra e con fare affettuoso riusciva a dialogare con tutti in modo fraterno. Gianni ne fu subito affascinato e spiegò il motivo della sua visita: aveva perso il lavoro e non riusciva a trovarne uno soddisfacente a Milano.

Il dottor Aldo Devita arrivò nella riviera ligure nel 1961 in fuga da Napoli, aveva colto il momento di grande espansione – deturpazione − del territorio ed aperto un centro privato nel quale si occupava di analisi delle urine e del sangue di ricchi pazienti.

La laurea in biologia e non in medicina non fu mai un ostacolo per lui, Aldo era abile nel truffare e nell’usare le persone individuandone le capacità. Un paroliere eccezionale che si era, sin da subito, presentato come Massone incaricato di riorganizzare la Massoneria nel nord Italia.

Edith era la donna ideale per Aldo. Di origine austriaca era giunta in Italia dopo la fine della guerra, era di carattere molto duro e condivideva con lui la capacità spregiudicata di servirsi di tutte le persone che le capitavano a tiro, per poi lasciarle al loro destino quando non avessero più avuto nulla da dare. […] Così si erano andate consolidando due strutture ben diverse. Sulla superficie si era formata una Loggia che lui un giorno aveva battezzato Cama, cioè Centro Attività Massoniche Accettate, fingendo che fosse un nome molto antico, mentre sotto si agitava un mondo molto eterogeneo e pericoloso, che Aldo gestiva in modo spregiudicato.”

Il modus operandi della massoneria deviata – la Cama − si ripeteva sempre identico: Aldo pensava ad affiliare nuovi fratelli per continuare ad alimentare non solo le casse della Loggia con la quota d’iscrizione ma per aver nuovi volti da mostrare nei vari incarichi in giro per l’Italia e per il mondo, così da non dover rendere conto alla sua ristretta cerchia delle possibilità di grossi guadagni che, invece, voleva tener per sé. Gianni viveva questa situazione in uno stato mentale tra la fascinazione e la paranoia soprattutto dopo il viaggio in Venezuela del febbraio 1976.

Aldo scelse di portare con sé Gianni perché “era fuori dal giro ma sembrava sempre seguirlo come un cane fedele, nonostante lui lo tenesse in disparte”. Similmente alla precedente “missione” in Sicilia, Gianni non era stato informato di nulla e trovandosi del tempo libero decise di chiamare il Lions Club di Caracas.

È in questo modo che viene presentato il terzo protagonista del romanzo “Anni difficili”: Vicente Razini, originario di Pescara emigrato a Caracas negli anni cinquanta che, senza un lavoro fisso, vivacchiava facendo un po’ di tutto senza badare troppo al domani. Vicente non poteva immaginare che quella serata avrebbe innescato un processo fortuito che l’avrebbe fatto diventare un uomo ricchissimo.

Per Gianni si era trattato solo di una telefonata e dopo, preso dai suoi pressanti problemi, non vi aveva più pensato. Il Barbaretti invece si era mosso con abilità, si era immediatamente recato a Caracas, dove si era incontrato con Vicente Razini: il primo aveva le idee molto chiare e l’altro era pronto a seguire qualunque iniziativa.”

A tessere la tela del fato sono le Moire, a tessere la trama di “Anni difficili” è la Mafia siciliana che, onnipresente nel territorio e precisa nelle azioni, rivela la sua forza in ogni pagina di questo intenso romanzo dedicato ad un periodo in cui si è distrutta l’antica bellezza e sapienza dell’Italia.
Certe volte suo padre, che lavorava alle poste di Catania, aveva accennato a uomini d’onore che comandavano, a cui si doveva obbedire senza obiettare, se si voleva vivere tranquilli. Non bisognava mai inimicarseli, al contrario se si riusciva a entrare nelle loro grazie, si poteva anche ricercarne la protezione, perché lo stato era una cosa astratta e lontana, mentre loro erano sempre presenti.

Franco Rizzi è nato a Torino nel 1935, ha vissuto a Milano, città nella quale si è laureato in Ingegneria Elettrotecnica presso il Politecnico. Sin da giovane ha lavorato nella ditta creata da suo padre nel 1938 come progettista di impianti per il risparmio energetico. Appassionato di letteratura ed architettura, oltre al nuovo romanzo “Anni difficili” ha pubblicato “1871 ‒ La Comune di Parigi”, “Luca Falerno ‒ Caccia nelle Murge”, “Mini ‒ Storia di un pittore”, “1945 ‒ Anno zero sul lago”, “… scrivimi!”, “Il delta del Nilo”.

Written by Alessia Mocci
Addetta Stampa

Info
Sito Franco Rizzi
http://www.francorizzi.it/
Facebook La Paume Editrice
https://www.facebook.com/LaPaumecasaeditrice/

Fonte
http://oubliettemagazine.com/2019/05/18/anni-difficili-di-franco-rizzi-un-romanzo-che-racconta-lepilogo-delle-brigate-rosse/


mercoledì 22 maggio 2019

NOWR, la nuova app che fa scoprire la vita vera della città

Si chiama “NOWR” ed è l’app per uscire di casa, scoprire quello che succede e portare a conoscere persone con gli stessi interessi e passioni.
Condividere interessi e passioni, sapendo sempre cosa accada vicino a noi, sia che siamo nella nostra città sia che ci troviamo in un'altra, per vacanza o per lavoro. È questa l'idea dietro a NOWR, una nuova app che parte da Milano con il chiaro obiettivo di stimolare e rendere più accessibile la socialità, aiutando le persone a scoprire la vera vita delle città e delle persone che le animano.
Se i social network, secondo gli studi più recenti, portano le persone a estraniarsi e isolarsi, chiudendosi all'interno di bolle virtuali, NOWR ha invece l'ambizioso obiettivo di portarle di più a uscire e a interagire. L'app infatti nasce come uno strumento per capire cosa stia succedendo nei nostri immediati dintorni, cosa si possa fare e quali siano eventi e iniziative dove incontrare altre persone che condividono i nostri interessi e passioni.
Il nome, infatti, deriva dal payoff 'Now where you are' e, proprio per questa filosofia, gli utenti potranno visualizzare eventi che avvengono al massimo entro 10 giorni e in un raggio di 10 chilometri.   "La tecnologia fa ormai parte intrinsecamente della nostra quotidianità, dove ogni giorno si ritaglia un ruolo più massiccio. Se sotto la maggior parte degli aspetti ci ha fatto fare grandi passi avanti, di sicuro va anche rimarcato che ha reso diverse, e spesso meno immediate e spontanee, le forme di socializzazione. Con NOWR vogliamo usarla per invertire questa tendenza", spiega Filippo Riello, CEO di Officina Srl, una giovane start up con sede a Padova che si occupa di Innovation Technology, specializzata in gamification (l’utilizzo di elementi mutuati dai giochi e delle tecniche di game design in contesti non ludici).
"La nostra app non è soltanto una vetrina, un espositore statico di eventi, ma è un qualcosa di vivo che, grazie alle reazioni degli utenti e agli aggiornamenti in tempo reale, permetterà un racconto diverso della vita nelle nostre città, dinamico e condivisibile al tempo stesso". Di fatto, attraverso foto, video e un linguaggio immediato, basato più su immagini ed emoji che sulle parole, chi userà NOWR potrà trasmettere l'atmosfera dell'evento dove si trova, permettendo agli altri utenti di capire se si tratti di un appuntamento che li interessa, dove conoscere altre persone e provare nuove esperienze. "Qualsiasi utente può creare contenuti su NOWR dopo essersi creato un account: in questo modo può diventare anche uno strumento per organizzare iniziative, visto che tutto ciò che viene condiviso può essere visualizzato da chiunque", spiega lo startupper.
Dai post sull'app sarà possibile, anche tramite una mappa per agevolare il 'colpo d'occhio', vedere, anche prima dell'evento, cosa succede, dove succede e quando succede; in tempo reale, poi, sarà possibile sapere come chi è già lì lo stia vivendo. Al tempo stesso, proprio per incoraggiare gli user a inserire anche eventi più ristretti, una funzione in via di implementazione permetterà al creatore del post di decidere se rendere pubblica anche la location o se dare l'informazione soltanto agli utenti che approva. "L'idea è di creare una rete sociale e un’app che siano centrate sull'utente, sulle sue necessità, sui tempi e sulle sue passioni", aggiunge Riello.
Dopo un periodo di test per affinarla, anche dal punto di vista tecnico, NOWR sta ora iniziando la sua vita da Milano, dove, a meno di un mese dal lancio, vede già 9mila sessioni settimanali da parte, con circa 50 eventi attivi giornalieri di media e più di 12mila download.   "Ci sembra il posto giusto da cui iniziare: è la più europea delle città italiane, con una serie di caratteristiche uniche che la rendono il palcoscenico ideale per far crescere il nostro progetto", continua l'imprenditore veneto, che sottolinea come quella di partire dall'Italia sia una scelta in controtendenza rispetto alle aziende digitali e come al tempo stesso questa decisione sia un qualcosa di ponderato e un omaggio alla capacità di innovazione del paese".
L’app è stata progettata sia per dispositivi iOS che Android ed è già disponibile per il download gratuito su Apple Store e su Google Play Store; NOWR si è inoltre legata ad una serie di partner italiani che hanno analizzato e sposato il progetto, selezionando attori che occupassero un posto di spicco nell'ambito dell'intrattenimento: Pramac Racing Team per il mondo dello sport, Milano Events per la nightlife e la movida e Milano Guida per l'arte e la cultura.  

Nasce Libri d’Impresa, la prima business unit specializzata nel trasformare le idee degli imprenditori in libri (e i libri in potenti strumenti di marketing)

Milano - Forte di un’esperienza ventennale nella creazione di contenuti business e nella comunicazione, il team ha sviluppato un vero e proprio sistema, testato su centinaia di autori, per aiutare gli imprenditori a creare il loro libro. Non un libro qualsiasi però, ma un libro di impresa che racchiuda il meglio delle idee, dei valori e dell’esperienza di un imprenditore o un professionista, e che possa trasformarsi in un prezioso strumento di marketing e di personal branding per valorizzare le piccole o grandi imprese del suo autore.
Scrivere per diffondere la Cultura d’ImpresaDietro ogni azienda c’è una grande impresa che merita di essere raccontata. Ma scrivere un libro è un processo lungo e impegnativo e raramente gli imprenditori hanno a disposizione il tempo, le energie e le competenze necessarie per finalizzare un simile progetto - dichiara Cumella -. Libri d’Impresa nasce proprio per aiutarli a rendere questo processo veloce, facile e piacevole. Vogliamo contribuire alla diffusione della Cultura d’Impresa e far sì che il prezioso know how acquisito dai piccoli e grandi imprenditori di oggi venga condiviso il più possibile”. Scrivere un libro d’impresa per un imprenditore serve dunque a dimostrare la sua competenza e il valore delle sue idee, e ad essere percepito e riconosciuto come esperto nella sua nicchia di mercato.

Un team di esperti al servizio degli aspiranti autori

Per realizzare il progetto Libri d’Impresa, Denise ha scelto i migliori specialisti senior (copywriter, art director, esperti di marketing e di social selling) con cui collabora da anni per One Hour Marketing, l’agenzia di marketing di grandi aziende di successo quali Lush Cosmetics, Yves Rocher, Riso Scotti, Bottega Verde, Aggreko e Cofle Group. Il team ha maturato una grande esperienza con centinaia di imprenditori per diversi progetti editoriali come quello della collana di libri della community di imprenditori OSA (la prima edizione, “Come ce l’hanno fatta 51 imprenditori italiani”, è un best seller in libreria).
Il sistema Libri d’Impresa
Denise Cumella ha sviluppato un vero e proprio sistema per rendere semplice e smart la creazione di un libro d’impresa. Un percorso emozionale e pratico, che prevede una serie di domande potenti e di stimoli mirati. Un metodo che è un vero acceleratore di performance e che si basa su una full immersion sul progetto, 3 giorni senza distrazioni durante i quali vengono raccolti la maggior parte dei contenuti necessari.

Per andare incontro alle diverse esigenze degli imprenditori, Libri d’Impresa ha ideato e testato su centinaia di autori due percorsi principali:
THINK - Tu pensi, noi scriviamo È il metodo più richiesto da chi non ha il tempo, la voglia o le capacità per scrivere un libro di proprio pugno. L’unico che permette di creare un libro senza scrivere nemmeno una parola. Al team di Libri d’Impresa bastano pochi giorni per “tirar fuori le idee nascoste nella tua mente” attraverso una serie di domande potenti e un processo testato. 6 mesi dopo il libro è pronto (e con THINK BIG Libri d’Impresa si occupa anche della fase di lancio).
https://www.libridimpresa.it/metodo-think/  

BOOK COACH - Tu scrivi, noi ti aiutiamo È pensato per chi intende scrivere personalmente il proprio libro, e prevede l’affiancamento di un vero e proprio coach personale lungo tutto il processo di creazione del libro, dalla stesura fino al lancio. In poche settimane l’autore potrà stabilire la struttura del libro più in linea con le esigenze di mercato, orientarsi nella difficile scelta tra editore e autopubblicazione, ottenere una copertina pensata per attirare l’attenzione del suo target, usufruire di un servizio di editing professionale, ricevere consigli utili sul titolo e sui testi di presentazione del libro e persino creare la strategia di lancio più adatta al suo caso.
https://www.libridimpresa.it/metodo-book-coach/ 


Perché un imprenditore dovrebbe scrivere un libro?

Viviamo in un’epoca in cui è sempre più difficile ottenere l’attenzione dei nostri potenziali clienti. Oggi per farsi notare l’imprenditore può appoggiarsi a diversi mezzi (email, newsletter, sales letter, sms, volantini) che però spesso finiscano nel cestino – dichiara Denise –. Lo strumento di marketing capace di generare il maggior valore percepito e di distinguere un imprenditore dagli altri è sicuramente il libro.   Oggi più che mai scrivere un libro è il modo migliore per generare autorevolezza, valorizzare la propria esperienza, la propria storia e i propri valori, e riuscire ad emergere nel proprio settore dando al proprio prodotto/servizio un valore che i clienti saranno più che disposti a pagare. Un buon libro d’impresa dà una marcia in più alle trattative se messo in mano ai propri commerciali, trasforma il suo autore un esperto del suo settore e in uno speaker credibile per corsi e convegni, e si rivela un ‘biglietto da visita coi muscoli’ alle fiere o durante gli incontri con i prospect. Insomma, se scritto con l’intento di diventarlo, un libro d’impresa è il coltellino svizzero del marketing!”.     

domenica 19 maggio 2019

Intervista di Alessia Mocci a Silvano Trevisani: vi presentiamo Alda Merini tarantina


L'assillo della contemporaneità è il successo. Tutte le arti vengono esercitate più che come espressione dello spirito e come esperienza di innalzamento culturale, esclusivamente come affermazione della propria personalità.– Silvano Trevisani

Silvano Trevisani, giornalista professionista, è nato e vive a Grottaglie. Attualmente è redattore capo del settimanale “Nuovo Dialogo” e direttore della rivista “l'Officina – Laboratorio delle culture e delle storie” (Edit@ dal 2014). È stato per molti anni responsabile dei servizi culturali del “Corriere del giorno di Puglia e Lucania”, ha lavorato per la redazione di Bari di “Repubblica”, ha collaborato con “l'Osservatore Romano” e collabora con giornali e riviste.

Saggista, poeta, scrittore e critico d'arte, ha pubblicato numerosi volumi e saggi di storia, economia, arte, letteratura, oltre a opere di poesia e narrativa. Ha ideato le celebrazioni ufficiali per il ventennale di Giorgio de Chirico, nel 1998, per conto della Fondazione de Chirico, realizzato un saggio per il catalogo De Chirico e la Metafisica del Mediterraneo (Rizzoli, 1998); ha curato il diario inedito di Carlo Belli, teorico dell'astrattismo geometrico (AltaMarea, 1997).

Per la narrativa: il romanzo umoristico Lo norevole (Manni, 1997), con prefazione di Vincenzo Mollica, Storie di terre di sole (riedita da Capone, 2007), prefazione di Donato Valli e Ombre sulla città perduta (Radici Future, 2017).

Tra i suoi numerosi saggi: Creatività e inclusione (Rubbettino, 2013); Alda Merini e Michele Pierri, cronaca di un amore sconosciuto, (Edit@ 2016).

Per la poesia ha pubblicato le sillogi Poesie (Nuova Amadeus, 1995), prefata da Giacinto Spagnoletti, vincitrice del Premio Saturo d'argento e del Premio Vanvitelli-Caserta, 5 poesie d’amore, in Amore, amore… nei versi di dieci poeti pugliesi” (Edizioni AltaMarea, 1998, con prefazione di Donato Valli), L'altra vita delle parole (Nemapress, 2012), con prefazione di Plinio Perilli e postfazione di Cristanziano Serricchio, Geometrie del desiderio, con le illustrazioni di dieci grandi artisti (Edizioni Galleria Margherita, Taranto 2012), Terra Madre, con le illustrazioni della scultrice Lucia Rotunno (Print Me, 2017).
Ha collaborato con Macabor Editore per alcuni numeri della collana “Sud – I poeti” ed ha curato nel 2019 il volume “Alda Merini tarantina” di cui tratterà la seguente intervista.
L’antologia, disponibile in libreria da maggio, tratteggia la poetessa dei Navigli nella bella città di Taranto proponendo un’interpretazione dei fatti che portarono al matrimonio con il poeta e medico Michele Pierri da parte di intellettuali ed amici che hanno conosciuto la coppia e le due identità.
“Alda Merini tarantina” è anche un viaggio nella Puglia poetica grazie alla presenza della sezione “Voci dal silenzio – Poeti pugliesi contemporanei e da non dimenticare” e da una interessantissima “Antologia dei poeti pugliesi”.

A.M.: Buongiorno Silvano, sono lieta di poter dialogare con lei a proposito della nuova pubblicazione di Macabor Editore “Alda Merini tarantina” che vuole sì ricordare il decennale della morte della poetessa ma anche proporre una riflessione sulla poesia pugliese. Quando nasce l’idea di collaborare all’antologia poetica?
Silvano Trevisani: Ho conosciuto Alda Merini, Michele Pierri, quasi tutti i figli di Michele, Giacinto Spagnoletti e molti degli amici che furono vicini alla coppia negli anni di Taranto. Ho avuto per le mani poesie e documenti inediti e ho per molti anni letto quello che si diceva su Alda, quando era ancora viva, e sul suo rapporto con Taranto, del quale mi sono occupato in alcuni libri molto documentati. Degli anni di Taranto, che sono fondamentali nella rinascita di Alda, si è scritto pochissimo e in maniera quasi sempre sbagliata. Soprattutto nei giornali che si sono occupati di lei in occasione della scomparsa, mi è capitato di leggere errori grossolani, datazioni erronee, giudizi superficiali. Ho cercato di raccontare la verità oggettiva, forse disturbando qualcuno di quelli che si ritenevano i soli biografi, ma ho voluto che si ricordasse che Alda è stata tarantina, che ha svolto un ruolo culturale negli anni di Taranto e dimostrare che gli anni di Taranto sono stati per lei fondamentali. Ricorrendo quest'anno il decimo anniversario della morte, ho pensato che sarebbe stato bello coinvolgere nella celebrazione i poeti pugliesi a me più cari (per molti anni ho curato le pagine culturali del quotidiano Il Corriere del giorno), ma allargando l'orizzonte anche ai poeti scomparsi, che hanno dato lustro alla Puglia poetica. È nata così l'idea di un'antologia che nascesse e si sviluppasse attorno al ricordo di Alda Merini “tarantina”.

A.M.: Nella sua introduzione tratteggia la casa editrice Macabor come impegnata per “la conoscenza e la diffusione della poesia, genere che incrocia il massimo della militanza con il minimo della diffusione, in un paese in cui tutti scrivono e nessuno legge”. Quali sono le cause di questa “impellente” necessità di scrittura senza alcun interesse verso la lettura?
Silvano Trevisani: L'assillo della contemporaneità è il successo. Tutte le arti vengono esercitate più che come espressione dello spirito e come esperienza di innalzamento culturale, esclusivamente come affermazione della propria personalità. In tempi di esasperazione dell'individualismo (leggansi i vari moniti di papa Francesco) quasi tutte le persone scolarizzare, oggi, sono indotte a credere che il possesso di strumenti comuni di espressione le renda potenziali artisti: scrittori, poeti, pittori, cantanti, ballerini, attori, registi, sceneggiatori, musicisti, e così via... Ma se per la maggior parte delle arti occorre acquisire abilità aggiuntive (ad esempio il musicista deve almeno saper leggere il pentagramma) per la scrittura l'accesso è molto più semplice, e la pubblicazione di propri testi è molto favorita dall'abbattimento del costo della stampa. Si sa che la poesia, poi, è un'attitudine quasi universale, soprattutto in età adolescenziale, solo che oggi quasi tutti coloro che hanno scritto poesie, non aggiornandosi, si convincono di aver scritto qualcosa d'importane e non ci pensano due volte a stampare. Detto questo, accade che la maggior parte dei poeti, che continua a scrivere secondo forme e linguaggi di livello scolastico, sia convinto che la vera poesia sia la sua, non avendo attrezzatura critica, e non ha mai l'interesse a leggere i libri degli altri, neppure per affinare il proprio stile. Perciò tutti scrivono ma pochissimi leggono. Ciò porta la poesia a essere un genere per niente commerciabile e gli editori come Macabor, che pubblicano poesia e anzi organizzano progetti di poesia, sono davvero degli eroi. Che meritano sostegno e collaborazione, anche perché non sono editori-stampatori e non favoriscono il proliferare delle pubblicazioni per trarne profitto.

A.M.: Si è scelto di dedicare un capitolo dell’antologia a Michele Pierri, punto di riferimento della cultura pugliese purtroppo, oggi, poco conosciuto. Qual è stato il suo rapporto con Pierri?
Silvano Trevisani: Michele Pierri è stato, soprattutto per noi tarantini, ma non solo, un punto di riferimento. Persona straordinaria e umile dalla vita avventurosa e affascinante. Grandissimo poeta che ha scontato, come tutti coloro che scelgono di rimanere al Sud, la distanza dai centri di potere, nonostante fosse amato da Ungaretti, Betocchi, Pasolini, Maria Corti e moltissimi altri. Lo consideravo mio maestro e lo frequentavo soprattutto per conoscere il suo parere sulle mie poesie. Ho incrociato molte volte Alda, negli anni del loro matrimonio, che interveniva spesso con le sue osservazioni e i suoi apprezzamenti. Michele, che era molto umile e molto disponibile, mi disse di far leggere le mie poesie a Giacinto Spagnoletti, che era il critico letterario più autorevole, e anch'egli tarantino. Così feci: passai tutto a Giacinto, secondo il consiglio di Michele, che però ebbe vari problemi di salute e soprattutto per la vista, e mi portò via molto tempo. Alla fine, curò la pubblicazione della mia prima racconta di poesie. Purtroppo, però, Michele era già morto da qualche anno.

A.M.: Michele ed Alda si incontrano nel 1981 con “frequentazioni telefoniche ed epistolari”. Come fu affrontato il problema della “pazzia” della Merini?
Silvano Trevisani: Michele, rimasto vedovo da alcuni mesi della amatissima moglie Aminta, morta nel 1980, da cui aveva avuto dieci figli (un undicesimo era morto infante), fu sensibilizzato da Giacinto Spagnoletti alla vicenda di Alda, che era da poco uscita dal manicomio, chiuso per effetto della legge Basaglia ed era completamente smarrita. Michele ritrovò una lettera del '52 in cui Giacinto, scopritore di Alda, parlava già della sua pazzia e della sua grande poesia e ne fu toccato. Cercò di esserle utile con le sue parole e la sua disponibilità e lei gli si attaccò morbosamente. Quando poi si sposeranno Michele, che era un grande medico ed era stato anche direttore sanitario dell'Ospedale di Taranto, la fece visitare da vari amici specialisti che riscontrarono come la bipolarità di Alda fosse effetto della sua smania di affermarsi come poetessa, frustrata già negli anni dell'adolescenza. In effetti, Alda che non risolverà mai i problemi mentali, troverà un certo equilibrio solo dopo il grande successo degli anni '90.

A.M.: Alda Merini e la città di Taranto. Perché la poetessa dei Navigli anelava la Città dei due mari?
Silvano Trevisani: Alda era delusa da Milano. Una volta dimessa dal manicomio, dopo circa quindici anni d'internamento, si ritrovò sola: il marito, Ettore, un panettiere, brava persona che però era molto lontana dai suoi interessi letterari, era malato terminale e lei non si sentiva in grado di assisterlo. Era stata dimenticata da tutti. Le case editrici non le dettero credito e nemmeno Maria Corti riusciva a venirne a capo e lei stampò delle plaquette autoprodotte senza esito. Michele rappresentava una via di fuga da Milano, perché le dedicava grande attenzione, la sosteneva economicamente negli anni della malattia di Ettore. Insomma: voleva cominciare da capo con un grande poeta che potesse accompagnarla e sostenerla. E così cominciò ad assillare Michele, nel vero senso della parola. Arrivò a iniziative sconcertanti, come scrivere al Papa. Insomma: capiva che il suo futuro era nella città dei “due” mari. E lei di mari non ne aveva mai visto neanche uno!

A.M.: L’editore Bonifacio Vincenzi è il firmatario della presentazione in “Alcune considerazioni su Silvano Trevisani” e scrive: “[…] egli spesso con la memoria scavalca il suo tempo e, nell’inevitabile latenza, attraversa l’oblio per ritornare ai momenti fondamentali dove la parola poetica non era ancora accesa e se ne stava nella dimensione indeterminata del futuro.” Ritiene che queste parole siano rappresentative?
Silvano Trevisani: Se un critico letterario può, talvolta, valutare la qualità formale e letteraria delle poesie, solo un poeta può entrare nei meandri e cercare i luoghi spirituali, emozionali, letterari, nei quali una poesia ha preso corpo. E Bonifacio Vincenzi è un poeta.

A.M.: Lino Angiuli, Vittorino Curci, Dino De Mitri, Daniele Giancane, Giuseppe Goffredo, Giacomo Leronni, Anna Santoliquido, Gerardo Trisolino hanno omaggiato Alda con una lettera od una poesia. Compare anche una sua lirica intitolata “Per una storia d’amore (Alda e Michele)”. È stata composta in occasione della pubblicazione oppure in precedenza?
Silvano Trevisani: La mia poesia l'avevo già scritta ma non pubblicata, poi per l'occasione l'ho ritoccata. Nella mia silloge “L'altra vita delle parole” ne avevo dedicata un'altra ad Alda.

A.M.: È in programma una presentazione del volume “Alda Merini tarantina”?
Silvano Trevisani: Sì, è in programma una presentazione a Taranto il 30 maggio prossimo, nel salone degli specchi del Municipio.

A.M.: Salutiamoci con una citazione…
Silvano Trevisani: Poesia poesia/ sembra che non ci sia/ poi ti prende la mano/ e ti porta lontano” − Riccardo Cocciante

A.M.: Silvano la ringrazio per il tempo che mi ha voluto dedicare e la saluto con una citazione tratta dal volume “Alda Merini tarantina” scritta da Giuseppe Pierri nel paragrafo “Un profilo biografico di Michele Pierri”: Tutte le attese, le certezze, le paure che attraversano la mente del poeta atterrito dal dolore si riversano momento per momento nella sua poesia che diviene esigenza di conoscere Dio quale Egli è, di avere certezza dell’aldilà, anche immediata. La parola diviene violenta, esasperata, di provocazione, quasi torturante, per costringere Dio a manifestarsi, a dare un segno certo della sua esistenza, e non conta se si dovrà pagare il prezzo dell’inferno, perché l’inferno è già qualcosa, è certezza di Dio, “il suo ultimo scalino”.

Written by Alessia Mocci

Info
Sito Macabor Editore
http://www.macaboreditore.it/home/
Acquista “Alda Merini tarantina”
http://www.macaboreditore.it/home/index.php/libri/hikashop-menu-for-products-listing/product/76-alda-merini-tarantina

Fonte
http://oubliettemagazine.com/2019/05/14/intervista-di-alessia-mocci-a-silvano-trevisani-vi-presentiamo-alda-merini-tarantina/

Meno partenze, meno morti. il messaggio “cristiano” di Salvini.

Meno partenze, meno morti.

È verissimo. È questo il messaggio "cristiano" di Salvini. 

Se però non partono, muoiono lo stesso, o in Libia, nei campi di concentramento, oppure nei loro Paesi.

Dunque, farli crepare in mare è un peccato, farli morire altrove no, è più cristiano.

Quando l'unica cosa da fare, sarebbe quella di smettere di affamarli, smettere di pretendere di comandare a casa loro, e smettere di finanziare chi gli porta la guerra, sempre a casa loro.

Adesso il genio mancato di turno penserà: 'La kolpa è della Francia di macronnneeee!'

Perché è più comodo pensarla così. Perché ci conviene pensarla così. No, la Francia di Macron ha le stesse colpe dell'Italia di Monti, di Renzi, e dell'Italia di Salvini, di Di Maio e di Conte

Solo che è troppo facile incolpare Macronnne e la Francia. Perché noi italiani, nel dare le colpe agli altri evitando di proposito di guardare dentro casa nostra, siamo sempre stati i numeri uno.

Finché avranno fame o scapperanno dalla guerra (La differenza tra migranti e profughi per me NON ESISTE. 
Anzi, la guerra è l'ultimo motivo per emigrare) Loro verranno qui, in Europa
Io non li biasimo. 

Che se davvero potessero scegliere loro invece di essere trattati da pacchi postali, non sceglierebbero di sicuro l'Italia
Per una questione proprio di lingua. E noi avremmo almeno il 70% di migranti di meno. 
Non sarebbe meglio per tutti?

Ma è più facile alzare i muri nel nome di Dio, di Gesù Cristo e della Madonna, che vogliono tutt'altro che alzare dei.

L'immigrazione è un tavolo con 10 biscotti. Il politico di turno se ne mangia 9, e poi avverte l'italiano dicendogli: 'Attento all'immigrato, si vuole mangiare l'ultimo biscotto'. Indicandogli il nemico da odiare. 
Ed in questo, ossia indicare i nemici da odiare, Matteo Salvini è il numero uno. 

Mi dispiace solo fino a due anni, quei nemici, eravamo noi meridionali
Se sei meridionale e sei leghista, è solo perché ti sei alleato con il tuo aguzzino, in cambio della promessa di Salvini, mantenuta, di smettere di considerarti il male dell'Italia. 
'Mantenuta' poi perché è quello che lui ti fa vedere. Perché Salvini ha cambiato la sua politica, solo quella, non la sua idea. 

Salvini ha odiato i meridionali per oltre 20 anni, ed io alle improvvise conversioni non ci ho mai creduto. 
A Salvini servono solo i vostri voti, SVEGLIATEVE!

La guerra tra poveri, la vincono gli stessi poveri solo se si alleano, insieme, per sconfiggere i ricchi. 
I ricchi sono loro. I poveri siamo noi e gli immigrati. 
Che volemo fà? Continuare a prendercela con loro? 
Facciamolo pure. Ma poi non lamentiamoci, se la guerra non la vinciamo.

Spesso ve la prendere con dei bambini. Il vostro capitano li ha chiamati confezionati. 
Sono loro quei pericolosi criminali dei quali avete paura? 
Se loro minano alla vostra identità italiana, beh vuol dire che quell'identità, voi, l'avete già persa da un pezzo.



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venerdì 17 maggio 2019

Fashion, Beauty e Solidarietà: Andrea Ubbiali Couture vola al Festival di Cannes, per il giovane italiano un altro grande traguardo

Andrea Ubbiali Couture inserito tra i 50 brand presenti a La notte dell'amfAR Party Milano in occasione del Festival del Cinema di Cannes.

Cindy Bruna, l'angelo di Victoria's Secret, indosserà un suo capo d'Alta Moda affianco ad altre tre modelle. 

Andrea Ubbiali, un nome una garanzia. 

Giovane imprenditore digitale della Moda, Andrea Ubbiali è il riconosciuto stylist per molti volti noti della televisione italiana e internazionale, nonché l'affermato make-up artist che ha già vestito oltre venticinque star del mondo dello spettacolo, curando con meticolosità ogni dettaglio del look delle diverse personalità, dal design degli abiti al più curato e personalizzato trucco make-up.  

Con il suo brand Andrea Ubbiali Couture, lo stilista italiano è stato inserito fra i cinquanta accreditati per vestire personalità eccellenti del Festival del Cinema Internazionale di Cannes

Un prestigioso riconoscimento che non fa che confermarne l'ascesa nell'Olimpo del Fashion & Beauty

Andrea vestirà una personalità italiana della tv sul red carpet del Cinema durante la presentazione e la rassegna cinematografica. 

Quindi sarà la volta di una top-model durante l'annuale Party di Gala, organizzato dall'Organizzazione Non Governativa (ONG) internazionale amfAR, con l'obiettivo di raccogliere fondi per la lotta contro l'AIDS e la ricerca sull'HIV.  

Già svelato intanto il nome della modella di grido che indosserà la sua creazione allo stesso evento. 
Si  tratta di Cindy Bruna, l'angelo di Victoria's Secret, che Andrea vestirà con un avvolgerà abito bianco, con tanto di coda ricamata interamente a mano, davvero mozzafiato!

L'instancabile creativo, originario di Bergamo, che è già stato inserito lo scorso anno fra i cento giovani imprenditori di successo anche all'estero, oggi prosegue con la sua affermazione. 

L'ultimo successo è stato il lancio sul mercato di Enjoy, la linea di profilattici realizzati con l'azienda Condomix
Enjoy, oltre ad essere molto venduta online è ora disponibile anche presso una prima cinquantina di farmacie italiane che hanno iniziato a distribuirla presso i propri esercizi. 

Ed è anche grazie ai profilattici Enjoy, di cui Ubbiali ha generosamente consegnato una cospicua donazione ad amfAR, che il giovane stilista è stato accolto così calorosamente all'interno della manifestazione di gala.

Una partecipazione tanto desiderata, proprio per dare il giusto risalto alle sue creazioni nell'ambito di un evento così risonante dal punto di vista mediatico. 

Andrea Ubbiali ci racconta il suo progetto: "In molti mi definiscono un influencer perché sui Social Media ho un consistente seguito di follower, ma in realtà non mi ritengo né un blogger né un influencer. Semplicemente le persone mi seguono perché spesso appaio in tv o su quotidiani e magazine nazionali che mi conferiscono una gradita risonanza. Mi ritengo fortunato: svolgo un lavoro molto particolare che per molte persone rappresenta un sogno. Perciò reputo la partecipazione ad amfAR come un grandissimo traguardo per la mia persona e la mia carriera e mi ritengo molto felice perché lavoro facendo ciò che amo e ho una splendida famiglia che mi sta sempre accanto. 
Ho le mie giuste ambizioni, punto sempre più in alto, ma continuo a restare comunque un ragazzo semplice, attaccato alle proprie radici, e cosi mantengo il giusto equilibrio fra il successo e la vita quotidiana". 

In bocca al lupo Andrea!
Maria Pia Ranaldi per il CorrieredelWeb.it
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(*) amfAR è un'organizzazione non governativa internazionale impegnata nella ricerca per la cura contro l'AIDS e e la lotta contro le malattie sessualmente trasmissibili. 

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