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mercoledì 19 agosto 2026

Guerra in Iran le nuove condizioni poste da Trump su Hormuz allontanano le parti da un accordo ed alimentano il dissesto dell’area medio orientale, il caso Giordania.

L’ultima trovata di Trump e quella di cambiare i termini dell’accordo in 14 punti già firmato in svizzera, unica posizione utile per alimentare la guerra e creare ancora oggi un disagio internazionale. che vede colpire le tasche degli europei. Tutte le parti dell’accordo sono saltate ma quello che salta agli occhi di una irrazionale visione individuale sul conflitto è la richiesta di un risarcimento da parte dell’Iran per le morti americane nell’area e per i disagi provocati dal contrattacco Iraniano, aggiungendo in una sua recente dichiarazione che lo stretto di Hormuz è stato riaperto e che a controllarne l’area sarà l’America che ne diventa proprietaria con la richiesta per tutti i passaggi di merci e petrolio di una tassa del 20%.

Una politica quella americana retta dal Presidente Trump che sembra provocare molti malcontenti nell’area medio orientale vedi in Giordania dove dopo 60 giorni di colloqui, non è stato raggiunto alcun accordo, nemmeno a livello preliminare, mentre lo Stretto di Hormuz rimane chiuso e i tentativi di Trump sono falliti. Nel frattempo, le sanzioni contro l'Iran sono state revocate per un periodo limitato, miliardi di dollari sono confluiti nelle sue casse, e il mondo ha scoperto la grave carenza di missili intercettori e d'attacco che gli Stati Uniti si trovano ad affrontare. Le minacce di Trump di annettere lo Stretto di Hormuz sono state accolte con derisione da parte dell'Iran. Non c'è dubbio che Trump stia imparando una lezione ben nota, dalla sua stessa esperienza e da quella di tutti noi: iniziare una guerra è molto più facile che terminarla

Una reazione quella Iraniana che come affermato dal capo dell’esercito Amir Hatami determina l'espulsione degli Stati Uniti come condizione già in atto e attuata e non è più loro permesso entrare nel Golfo Persico, nel Mar di Oman e nello Stretto di Hormuz. Tutti devono sapere secondo il capo dell’esercito iraniano che le basi americane non potranno mai tornare al loro stato precedente e l'Iran non permetterà mai che ciò accada. Lo Stretto di Hormuz, sacro, è un asset geopolitico concesso da Dio al popolo iraniano e questo vantaggio non tornerà mai al suo stato precedente. Una delle eredità del presidente americano è l'attivazione del potenziale dello Stretto di Hormuz prima inesistente. Eravamo a conoscenza di questo potenziale, ma senza questo conflitto, non sarebbe stato attivato. Questo vantaggio è uno dei prerequisiti per porre fine alla guerra in un modo che elimini ogni minaccia di guerra che incombe sull'Iran.

Tra le basi americane ricadenti nell’area troviamo certamente quella giordana ampiamente attaccata dall’Iran attraverso missili balistici. Tutto questo è avvenuto in seguito agli attacchi americani partenti dall’area in questione verso l’Iran. Quello che è avvenuto nei giorni scorsi manifesta l'incapacità di affrontare un confronto militare onesto, e utilizzando le basi militari in Giordania per un attacco aereo contro due case residenziali sull'isola di Qeshm, utilizzando bombe distruttive. Queste due semplici abitazioni, abitate da residenti locali, sono state colpite, causando ferite al padre, alla madre e a un bambino di una famiglia di martiri, oltre a ferire altri due bambini.

Un vero crimine di guerra che crea le condizioni per liberare i territori islamici in Giordania dalla vergogna dell'occupazione americana. I combattenti della forza aerea delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, hanno infatti lanciato un attacco contro una base di lancio e manutenzione di aerei F-35 appartenenti al nemico americano, situata nella base aerea di Al-Azraq, utilizzando diversi missili balistici. L'attacco ha causato la distruzione completa di tre aerei F-35 e gravi danni a tre altri aerei.

L'attacco ha anche causato la morte di numerosi ufficiali, tecnici e ingegneri responsabili della manutenzione degli aerei nemici. Secondo l’Iran la nostra regione non è un luogo per un esercito che uccide bambini, che commette queste atrocità con ferocia, e che uccide famiglie innocenti nel cuore della notte mentre dormono. La nostra battaglia e la vostra battaglia continueranno finché l'ultimo occupatore americano non sarà stato cacciato dai territori islamici.

Tutti fattori che stanno determinando una condizione di dissesto evocato dalla presenza delle basi americane che creano nell’area disastri umani e territoriali e vanno contro i valori di sicurezza e protezione che ne hanno determinato la loro allocazione. Un malcontento che secondo il The New York Times è crescente in Giordania che oggi da parte di centinaia di politici, avvocati, accademici, capi tribù, sindacalisti e altre figure pubbliche giordane hanno firmato una lettera aperta che chiede il ritiro delle forze statunitensi dalla Giordania. I firmatari sostengono che la presenza di circa 4.000 soldati statunitensi espone il regno a crescenti rischi per la sicurezza, politici ed economici, trascinandolo in una guerra regionale "a cui non è parte".

La lettera è stata diffusa in un momento in cui missili e droni iraniani hanno ripetutamente preso di mira basi e installazioni militari statunitensi in Giordania nelle ultime settimane, scatenando allarmi aerei in tutto il paese. Sufyan al-Tell, un veterano attivista politico e uno dei firmatari, ha affermato che molti giordani rifiutano gli stretti legami del governo con Washington e Israele, sostenendo che la Giordania viene utilizzata "per difendere Israele". Ha inoltre avvertito che sempre più persone continuano a firmare la lettera, nonostante la paura di essere imprigionate.

Il rapporto afferma che la Giordania è rimasta saldamente allineata con gli Stati Uniti durante tutta la guerra, in gran parte a causa della sua dipendenza dall'assistenza americana. Gli Stati Uniti hanno fornito 1,65 miliardi di dollari in aiuti economici e militari alla Giordania l'anno scorso, mentre la guerra ha avuto un impatto significativo sul settore turistico del regno, che rappresenta fino al 18% delle entrate nazionali.

Il rapporto ha inoltre evidenziato la crescente limitazione dello spazio per il dissenso politico in Giordania. Nessun media giordano ha pubblicato la lettera aperta, e gli attivisti hanno avvertito che i firmatari rischiano l'arresto. Il rapporto sottolinea che la Giordania ha inasprito le restrizioni sulla libertà di espressione negli ultimi anni, tra cui una legge sulla criminalità informatica del 2023 criticata da gruppi per i diritti umani e il divieto del 2025 del Fratelli Musulmani, nell'ambito di una più ampia repressione delle voci di opposizione.

La guerra in medio oriente allarga ancora di più i suoi orizzonti e vede l’entrata dell’Arabia Saudita contro lo Yemen. Gli attacchi dei giorni scorsi di Ansar Allah nota come lo Yemen, stia attaccando obiettivi sauditi nelle zone di confine. In precedenza, oggi, sono state segnalate potenti esplosioni in basi militari saudite a Al-Mokha, nello Yemen. Ora, le prime segnalazioni indicano che esplosioni stanno scuotendo le zone di confine saudite, mentre le sirene d'allarme suonano a Jizan, potenzialmente prendendo di mira la raffineria di petrolio. Si riferisce che questi attacchi continuano in ondate successive, con intervalli di circa 30-40 minuti tra di loro, causando un numero elevato di vittime. Le autorità saudite non hanno ancora comunicato il numero di vittime. Tuttavia, alcune indiscrezioni non confermate suggeriscono che diversi alti comandanti sauditi potrebbero essere stati uccisi

Anche l’Iraq attualmente controllato dagli stati uniti vede un fermento militare non indifferente che potrebbe sfociare prossimamente contro il suo stesso padrone. Tutto quello che sta’ accadendo rappresenta l’immagine speculare della politica americana che in alcuni casi agisce per procura ma che oggi si vede attaccata direttamente da un nemico l’Iran che non si è dimostrato sottomesso come altri paesi dell’area. Secondo Israele ritiene che le forze armate iraniane saranno completamente ripristinate al loro stato pre-guerra entro la prima metà del 2027. Il Mossad ammette che l'Iran ripristinerà probabilmente la sua capacità di produrre missili balistici a un ritmo di 200 o addirittura 300 unità al mese entro un anno

Dire che è proprio l’Aeronautica e la Marina degli Stati Uniti che ha subito le maggiori perdite di aeromobili per missione operativa dal secondo dopoguerra. In media, gli Stati Uniti hanno perso circa 2,9 aeromobili per missione, più di quanto perso durante la guerra in Iraq, il Vietnam e la guerra di Corea messi insieme. A differenza di quelle guerre, la maggior parte delle perdite di aeromobili durante l'operazione "Epic Fury" è stata causata da attacchi iraniani da terra. Ma si nota anche come le riserve strategiche di petrolio come comunicato dal Ministero dell’Energia Americano sono scese a meno di 300 milioni di barili.

Nell’ombra di una distrazione militare dell’area medio orientale continuano le attività espansive di Israele che con un suo rappresentante Ben-Gvir sottintende che tutti gli accordi recenti sono una farsa mediatica e dichiara: “Esigo che Netanyahu occupi Gaza interamente, incoraggi l'immigrazione, distrugga Hamas, bombardi Beirut e schiacci Hezbollah. Tutto questo e sotto gli occhi di tutti visto che il sud del libano e ancora oggi sistematicamente bombardato come anche Gaza.

Naturalmente non possiamo mettere in secondo piano quello che Israele sta attuando in Cis - Giordania cercando di ottenere uno stato autonomo di polizia. Tutto e stato progettato per isolare i villaggi degli autoctoni dal resto del mondo, impedire l’arrivo di attivisti internazionali di solidarietà e difensori dei diritti umani, consentire gli attacchi dei coloni e di continuare impunemente. Israele ha mentito perhè i coloni continuano ad arrivare, mentre gli attivisti sono impediti di farlo, secondo Nayef Kaabneh, capo della comunità beduina di Taybeh. I coloni stanno direttamente prendendo di mira i mezzi di sussistenza dei palestinesi, portando cammelli e bestiame per pascolare sui terreni di Taybeh, consumando la loro acqua e distruggendo gli ulivi di epoca romana, la principale fonte di reddito del villaggio.

L'obiettivo ultimo dello Stato sionista è evidente: sfollare con la forza i residenti e consentire sistematicamente la violenza dei coloni con l’autorità di polizia. Tutto questo avviene anche dopo un rapporto della Commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite ha concluso che le autorità israeliane sono direttamente coinvolte negli attacchi dei coloni. Questo è il nuovo medio oriente voluto dall’Amministrazione Americana e da Israele?

AMIANTO NELLE OGR DI VOGHERA: ESPOSTO ALLA PROCURA DI PAVIA DEL FIGLIO EX FERROVIERE GIANNI OLIVA MORTO DI MESOTELIOMA

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Amianto nelle OGR di Voghera, il figlio chiede giustizia per il padre morto di mesotelioma.  

Esposto alla Procura di Pavia per la morte dell'ex ferroviere Gianni Oliva. 
Ezio Bonanni (ONA): “Fare giustizia significa tutelare chi è ancora esposto e rendere il giusto rispetto a chi ha perso la vita a causa del proprio lavoro. È un impegno che riguarda l'intera collettività”


19 agosto 2026 - Gianni Oliva per quasi trent'anni ha lavorato nelle Officine Grandi Riparazioni di Voghera, contribuendo alla manutenzione del materiale rotabile ferroviario. Oggi, a distanza di oltre due anni dalla sua scomparsa, il figlio Gianluca per fare piena luce sulle cause della morte del padre, deceduto il 9 maggio 2024 a Pavia a causa di un mesotelioma pleurico maligno, assistito dall'avvocato Ezio Bonanni, presidente dell'Osservatorio Nazionale Amianto, ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Pavia con la richiesta che vengano accertate eventuali responsabilità penali legate all'esposizione all'amianto durante l'attività lavorativa svolta dal padre.

«Mio padre ha dedicato gran parte della sua vita al lavoro, che svolgeva con amore e dignità ogni giorno. Vederlo affrontare una malattia devastante come il mesotelioma è stato un dolore immenso, che nessuna famiglia dovrebbe vivere. Con questo esposto non cerco vendetta, ma verità e giustizia. Lo devo a lui, alla sua memoria e a tutte le persone che hanno lavorato in quegli ambienti e che ancora oggi convivono con la paura di ammalarsi. Mi auguro che venga accertata ogni responsabilità, affinché tragedie come questa non vengano mai dimenticate e nessun'altra famiglia debba affrontare lo stesso dolore», spiega Gianluca Oliva.

L'atto chiede alla Procura di individuare le persone che, nel corso degli anni, hanno ricoperto ruoli di responsabilità nella gestione della sicurezza e della salute dei lavoratori all'interno delle Ferrovie dello Stato e di Trenitalia e di verificare, all'esito delle indagini, l'eventuale configurabilità di indizi di reato, tra cui profili di omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme sulla sicurezza del lavoro, oltre ad altre fattispecie che gli inquirenti riterranno eventualmente sussistenti.

Una vita trascorsa nelle Officine Grandi Riparazioni - Gianni Oliva aveva iniziato a lavorare nelle Ferrovie dello Stato il 15 maggio 1974 presso l'OGR di Voghera. Prima operaio addetto alla verniciatura, poi primo tecnico della manutenzione, ha operato fino al 2003 nella revisione e manutenzione di carrozze ferroviarie, locomotive e altro materiale rotabile.

Secondo quanto ricostruito nell’istanza, proprio in quegli anni l'amianto era largamente impiegato nella coibentazione delle carrozze ferroviarie, nelle guarnizioni, nei pannelli isolanti, nei rivestimenti, negli impianti frenanti e in numerosi altri componenti. Durante le lavorazioni di smontaggio, manutenzione, riparazione, verniciatura e pulizia, le fibre si sarebbero disperse negli ambienti di lavoro, esponendo non solo gli addetti direttamente impegnati sulle lavorazioni, ma tutti i lavoratori presenti nei reparti.

Gli elementi più significativi posti a fondamento dell’esposto sono rappresentati dalla certificazione INAIL, e del Centro Operativo Regionale della Lombardia del Registro Nazionale dei Mesoteliomi, che ha classificato il caso di Gianni Oliva come "mesotelioma maligno pleurico certo ad eziologia professionale certa". Nella documentazione del COR, l'attività espositiva è individuata nella manutenzione di carrozze e locomotive svolta tra il 1975 e il 2003. Per il figlio Gianluca e per il collegio difensivo, questa certificazione rappresenta un importante riscontro tecnico e istituzionale del legame tra l'attività lavorativa svolta e la patologia che ha causato il decesso dell'ex ferroviere.

Le omissioni denunciate - Secondo l’istanza, nelle OGR di Voghera non sarebbero state adottate, per un lungo periodo, misure adeguate per prevenire o limitare l'esposizione dei lavoratori alle fibre di amianto. Tra gli aspetti evidenziati figurano la presunta assenza di efficaci sistemi di aspirazione e ventilazione, la carenza di dispositivi di protezione individuale e l'insufficiente sorveglianza sanitaria per i lavoratori esposti.

I precedenti giudiziari - A sostegno della richiesta di approfondimento investigativo, l’esposto richiama alcune importanti pronunce della magistratura in materia di esposizione all'amianto nelle officine ferroviarie. Tra queste, la sentenza della Corte di Cassazione n. 5037 del 6 febbraio 2001, relativa alle OGR di Torino, nella quale vennero accertati l'utilizzo diffuso dell'amianto e le gravi condizioni di esposizione dei lavoratori, nonché la sentenza del Tribunale di Torino n. 1291 del 1° aprile 2025, riguardante il decesso di dieci lavoratori colpiti da mesotelioma pleurico maligno. Precedenti che presentano significative analogie con il contesto lavorativo delle OGR di Voghera.

Questa storia non è un caso isolato. È una delle tante vicende che raccontano il prezzo pagato da migliaia di lavoratori che, per decenni, sono stati esposti all'amianto senza essere adeguatamente informati e protetti. Ogni procedimento giudiziario serve certamente ad accertare eventuali responsabilità individuali, ma ha anche un valore più ampio: restituire dignità alle vittime e impedire che la memoria di queste tragedie venga archiviata insieme ai fascicoli processuali. Fare giustizia significa accertare la verità, tutelare chi è ancora esposto e rendere il giusto rispetto a chi ha perso la vita a causa del proprio lavoro. È un impegno che riguarda l'intera collettività, non soltanto una singola famiglia” dichiara Bonanni.

Tutti i cittadini possono rivolgersi all’ONA tramite il numero verde 800 034 294 e il sito www.osservatorioamianto.it


Nella foto Gianni Oliva con la moglie

mercoledì 12 agosto 2026

Crisi Idrica in Sicilia : ANAFePC valuta positivo il Consiglio aperto ad Agrigento, tra i 21 Comuni da noi sollecitati.

L’Accademia Nazionale per l’Alta Formazione e Promozione della Cultura, del Sociale e del Lavoro (ANAFePC) accoglie con favore il Consiglio Comunale aperto sull'emergenza idrica indetto ad Agrigento per il 27 agosto. La decisione si inserisce nell'iniziativa di ANAFePC, che ha formalizzato 21 richieste di consigli straordinari aperti nei comuni dell'isola più colpiti, trasmettendole per conoscenza ai rispettivi Prefetti.

Questa battaglia è iniziata a inizio anno con la presentazione di dettagliati esposti a nove Procure della Repubblica siciliane; successivamente, l'azione istituzionale si è sviluppata sul territorio in due distinte fasi. La prima tranche ha interessato un blocco di undici Comuni comprendente Agrigento, Licata, Termini Imerese, Caltagirone, Piazza Armerina, Enna, Gela, Caltanissetta, Sciacca, Racalmuto e Canicattì. La seconda ha esteso l'istanza ad altri dieci: Favara, Palma di Montechiaro, Naro, Cammarata, San Cataldo, Niscemi, Barrafranca, Siracusa, Cefalà Diana e Misterbianco. Il Comune di Agrigento ha dato seguito alla necessità calendarizzando la seduta. A tal proposito, ANAFePC sottolinea che ogni propria iniziativa si svolge nel pieno rispetto delle leggi, con il supporto del proprio ufficio legale e a tutela della trasparenza amministrativa.

“Prendiamo atto positivamente di questa convocazione – dichiarano Calogero Coniglio e Maurizio Cirignotta, rispettivamente Presidente e Vice Presidente ANAFePC, Lavoro e Sociale – poiché recepisce la linea d'azione tracciata a livello regionale. La priorità assoluta è garantire un confronto pubblico e limpido per evitare l'isolamento delle istituzioni di fronte a questa emergenza”.

Un Consiglio aperto è una risorsa strategica per raccogliere i contributi di associazioni, comitati civici, enti tecnici e cittadini. Parallelamente, l'associazione ha esercitato il diritto di accesso agli atti tramite istanza di Accesso Civico Generalizzato (F.O.I.A.) verso i 21 Comuni coinvolti. L'atto pretende tre dati tassativi: le perdite idriche delle condotte nell'ultimo biennio, l'utilizzo dei fondi PNRR, statali e regionali negli ultimi 5 anni con lo stato dei cantieri, e i criteri oggettivi di turnazione dell'acqua. Ad oggi solo un Comune ha fornito parte della documentazione, un ente ha risposto asserendo che non sussisterebbe alcuna emergenza formale, mentre tutti gli altri tacciono. ANAFePC ha già depositato alla Regione una dettagliata Relazione Tecnico-Strategica basata sul modello di gestione pugliese.

“Se alla scadenza dei trenta giorni i Sindaci continueranno a tacere, a fine agosto scatteranno tre azioni separate – affermano in conclusione Coniglio e Cirignotta – Adiremo l'Assessorato Regionale delle Autonomie Locali per chiederne il commissariamento ispettivo e l'attivazione dei poteri sostitutivi, segnaleremo l'opacità dei funzionari all'ANAC e depositeremo un esposto alla Corte dei Conti per verificare il rischio di danno erariale sui fondi idrici, auspicando soluzioni strutturali per le reti e confidando che i restanti venti Comuni rispondano prima che si renda necessario procedere con i relativi ricorsi alle autorità competenti”.

martedì 11 agosto 2026

Nuova escalation di aggressioni negli ospedali siciliani, CNAI Catania ai cittadini: "Infermieri alleati, non bersagli".

Negli ultimi quattro mesi, le corsie degli ospedali siciliani sono state teatro di una preoccupante serie di episodi di violenza che feriscono nel profondo chi cura. Dalle devastazioni nella Rianimazione dell’Ospedale Cannizzaro alle tensioni al Garibaldi Centro di Catania degli ultimi giorni, fino ai gravi fatti del Pronto Soccorso del San Marco, del Cervello di Palermo e di presidi come Bagheria, si assiste a una frattura culturale che richiede un cambio di rotta immediato da parte di tutta la società.

Il nucleo CNAI Catania – quale articolazione territoriale della Consociazione Nazionale delle Associazioni Infermiere/i, associazione professionale infermieristica fondata a Roma nel 1946 e affiliata dal 1949 al Consiglio Internazionale degli Infermieri (ICN) – intende lanciare un appello ancora più accorato, solenne e diretto a tutta la cittadinanza, ai pazienti e alle loro famiglie. A farsi portavoce di questa forte presa di posizione sono i componenti del direttivo etneo: Giovanna Spanò (delegato), Calogero Coniglio (vice delegato), Maurizio Cirignotta, Biagio Cirino e Silvio Caceci.

"Bisogna scardinare uno stereotipo culturale e un modus operandi pericoloso", dichiarano i rappresentanti di CNAI Catania. "L'operatore sanitario non è, e non può mai essere, il bersaglio su cui scaricare la frustrazione o il dolore".

L'Associazione comprende e rispetta la sofferenza dei malati, l’ansia dei familiari e lo stress legato alle attese nei Pronto Soccorso. Tuttavia, alzare le mani, urlare o minacciare non è uno sfogo accettabile e, soprattutto, non risolve alcuna problematica. La violenza non riduce i tempi di attesa né migliora le cure; al contrario, genera solo caos, toglie serenità all'équipe sanitaria e rallenta l'assistenza a scapito degli stessi degenti.

Da parte degli infermieri e di tutto il personale sanitario c’è e ci sarà sempre la massima disponibilità al dialogo e all'ascolto. Ogni giorno, gli operatori scendono in corsia mettendo in campo il più alto livello di professionalità e umanità per tutelare la vita di ciascuno. Per l'Associazione questa sensibilizzazione verso l'utenza ha radici concrete: già lo scorso 12 maggio, in Piazza Stesicoro a Catania, all'interno del gazebo allestito per la Giornata Internazionale dell'Infermiere, tra le varie iniziative la CNAI ha ribadito con forza il proprio impegno per una sanità sicura e vicina alle persone, lanciando un chiaro appello contro le aggressioni a tutto il personale sanitario (infermieristico, medico, tecnico e OSS).

L'associazione chiede ora alle istituzioni tutele concrete e ai cittadini di ritrovare quel patto di fiducia reciproca indispensabile per il bene di tutti. La violenza si ferma insieme.

domenica 9 agosto 2026

Guerra in Iran l’imminente morte di Khomeini cambierà le sorti della guerra? Asse Pakistan-Arabia Saudita e Turchia per l’area medio orientale.

Il governo degli ayatollah dopo la rivoluzione del 1979 che caccio via lo scia Reza Palavi ha avuto un processo di radicalizzazione verso la religiosità mussulmana sciita che si è mescolata costantemente in un potere unico e trino che ha influenzato le sorti dell’Iran, oggi mal visto per le sue posizioni dall’America e da Israele. La guerra imposta dalla coalizione Israele - Americana ha in parte decapitato il vero potere religioso mantenuto da Khomeini padre favorendo un processo di scollamento tra il potere religioso e quello politico con dell’apertura specie a livello di politica internazionale e di mediazione di nuovi approcci comunicativi e di lungimiranza geopolitica come l’ultimo accordo con l’Oman sullo stretto di Hormuz che mette un punto fermo sulle sottomissioni verso le politiche neocolonialiste energetiche americane ponendo una distanza incolmabile verso gli accordi di Abramo e favorendo nuove alleanze di mutuo intervento militare medio orientale come quella dell’ultimo periodo tra Turchia-Arabia Saudita e Pakistan .

La notizia dell’imminente morte di Mojtaba del 7 agosto 2026 diramata da Agi prende come fonte IranWire ed è certamente oggetto di attenzione nell’ambito di una rivoluzione del sistema di potere Iraniano. Fonti vicine all’amministrazione del presidente della repubblica islamica Masoud Pezeshkian a IranWire, sito di informazione con sede a Londra ma che lavora con giornalisti della diaspora iraniana e collaboratori interni. Secondo entrambe le fonti, ai massimi livelli del regime circolano con insistenza voci secondo cui le condizioni di Mojtaba sono estremamente critiche e potrebbe morire da un momento all’altro.

Notizia avvalorata dal fatto che Khamenei ha assunto la guida del Paese, non è mai apparso in pubblico né ha tenuto discorsi; le uniche comunicazioni attribuitegli sono alcune lettere pubblicate dalle agenzie di stampa ufficiali. Questa assenza ha alimentato le speculazioni sullo stato di salute e sulla stessa sopravvivenza della terza Guida Suprema della Repubblica Islamica. Secondo le dichiarazioni vicine a Pezeshkian finora nessun membro del governo ha incontrato Khamenei, ha dichiarato che le sue condizioni fisiche sono precarie: “Non ci sorprenderebbe apprendere presto la notizia del suo martirio”, ha detto.

Tenere presente come la guerra abbia radicalmente cambiato le cose a Teheran, con la salita al potere di una nuova generazione che ha sostituito i leader uccisi e con Masoud Pezeshkian che ha attualmente 71 anni e la sua generazione, quella che ha guidato la rivoluzione del 1979, è ormai scomparsa. Il nuovo programma politico ha gestito la guerra, riusciranno a gestire anche la pace come osserva Vali Nasr docente alla Johns Hopkins University, secondo cui la nuova guardia al potere a Teheran “non è composta dal tipo di persone che Washington è solita definire ideologi apocalittici dalla mente confusa, bensì da leader generalmente post-rivoluzionari, spietatamente concentrati sulla preservazione dello Stato e disposti ad agire con maggiore decisione rispetto ai loro predecessori”.

La morte imminente del figlio di Ali Khamenei chiude le vecchie strategie improntata sulla cautela, definita “né di guerra, né di pace”. In poche settimane, i suoi successori hanno mostrato maggior audacia, lanciando attacchi contro le basi militari statunitensi nei paesi vicini per poi mostrarsi disposti a sedere al tavolo delle trattative per porre fine alla guerra a condizioni tutt’altro che umilianti per Teheran. Questa la dice tutta sul processo di cambiamento che sarà basato solo e soltanto sulla preservazione dello status di un Iran progressista ed indipendente nel suo territorio, con un occhio alla religiosità che non potrà influenzare in maniera determinante le stesse scelte politiche.

I leader religiosi delle principali città iraniane hanno detto la loro nella preghiera del venerdì hanno utilizzato i loro sermoni per ribadire la richiesta di "vendetta di sangue" in seguito alla morte dell'ex Guida Suprema Ali Khamenei, esprimendo al contempo una ferma opposizione al coinvolgimento diplomatico e ai negoziati con gli Stati Uniti e guardando forse al futuro.

Ad Ahvaz, Abdul-Nabi Mousavi-Fard, in qualità di rappresentante di Mojtaba Khamenei, la terza Guida Suprema della Repubblica Islamica, ha dichiarato che l'Iran si sta preparando ad estendere la gittata dei suoi missili fino a 15.000 chilometri per colpire direttamente il territorio continentale degli Stati Uniti. Secondo Mousavi-Fard ha dichiarato: "Ci stiamo preparando affinché anche il popolo americano possa sperimentare gli attacchi missilistici e comprendere cosa significhi essere trascinati nel sangue e nella polvere".

Lo stesso ha fatto riferimento a precedenti operazioni regionali, affermando che i missili iraniani raggiungono già Gerusalemme a una distanza di 2.000 chilometri, mentre gridava "Vendetta, vendetta" e invocava la distruzione del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. A Teheran, l'imam ad interim della preghiera del venerdì, Mohammad Javad Haj-Ali-Akbari, ha dichiarato che la resistenza militare continuerà fino a quando non sarà ottenuta la piena rappresaglia per la morte di Ali Khamenei. Dichiarazioni che alla luce della imminente morte di Mojtaba Khamenei assumono un significato ipotetico con un processo che attualmente è già in atto che poterebbe rivoluzionare le basi ideologiche.

Una nuova visione che basa le sue fondamenta sulla diplomazia territoriale con varie sfaccettature. Secondo fonti Al Jazira, il portavoce della Commissione per la Sicurezza Nazionale e la Politica Estera del Parlamento iraniano ha dichiarato che è stato raggiunto un accordo di massima con l'Oman, in attesa dell'approvazione definitiva ai massimi livelli. Importanti anche le dichiarazioni di Ali Akbar Velayati, consigliere della Guida Suprema iraniana per gli affari internazionali, elogia le forze armate iraniane, la "fermezza del popolo iraniano e il coraggio dell'asse della resistenza". Velayati ha aggiunto in un post su X che la “sconfitta dell’America” e di Israele ha rafforzato la convinzione che le forze straniere, che rappresentano il “principale fattore di insicurezza, debbano lasciare la regione”. "I Paesi della regione, attraverso una maggiore cooperazione tra di loro, possono garantire la sicurezza della regione", ha affermato.

Una posizione che viene condivisa anche da paesi come Turchia -Pakistan e Arabia saudita che hanno dato l’annuncio storico venerdì 7 agosto 2026 per la firma di un patto di difesa comune e reciproca che si basa su un accordo simile siglato lo scorso anno tra Riyadh e Islamabad. Cambiano gli scenari di difesa congiunta per la mecca ma anche gli equilibri di potere in medio oriente che vedono Iran e Israele come soggetti di destabilizzazione dell’area. Sempre secondo gli analisti i tre paesi si sono mostrati cauti nell'inimicarsi gli avversari regionali.



Non è ancora chiaro in che misura il patto obbligherebbe i suoi membri a difendere i propri alleati.

«Non abbiamo ancora visto la dichiarazione di Mecca. Crediamo che affermi che un attacco a uno debba essere considerato un attacco a tutti, e "dovrebbe" è la frase chiave perché non significa "necessariamente"», ha detto ad Al Jazeera Harlan Ullman, presidente della società di consulenza Killowen Group.

Le minacce non sono lontane. Il Pakistan è impegnato in un conflitto di confine con l'Afghanistan da febbraio e nel maggio 2025 si è scontrato a fuoco per diversi giorni con l'India, altra potenza nucleare. Nel frattempo, l'Arabia Saudita è stata ripetutamente attaccata dall'Iran e dai suoi alleati dallo scoppio della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran alla fine di febbraio. La Turchia combatte da anni contro gruppi armati curdi sia all'interno che all'esterno del paese. Anche le tensioni con Israele sono aumentate. Secondo esperti come Ullman, non è ancora chiaro in che modo il Patto di difesa congiunta della Mecca potrebbe coinvolgere i suoi tre firmatari in uno qualsiasi di questi conflitti. "Supponiamo che gli Houthi in Yemen attacchino l'Arabia Saudita, questo coinvolgerebbe la Turchia? Coinvolgerebbe il Pakistan? Questo resta da vedere", ha detto Ullman.

Un patto che certamente guarda al futuro dell’area vita la possibile estensione ad altri paesi come Egitto, Qatar, Siria ed Emirati Arabi Uniti (EAU). Tutti avrebbero un vantaggio e specie i paesi a guida sunnita. Ma ci chiediamo se le divisioni del passato, così come i diversi interessi, potranno rendere l'espansione dell'alleanza tutt'altro che scontata ma nello stesso tempo possiamo guardare l’alleanza come un deterrente verso le politiche espansionistiche di Israele e verso i pericoli provenienti dall’Iran. Naturalmente dobbiamo considerare anche l’America di Trump che ha fatto denotare tutta la sua inadeguatezza di approccio con la necessità di nuovi equilibri geo militari.

mercoledì 5 agosto 2026

Eclissi solare del 12 agosto, l'appello dell'assessore Nicolò a tutte le Regioni: "Guardare il Sole senza dispositivi certificati può provocare danni permanenti alla retina”

Massimo Nocolò
In vista dell'evento astronomico, il medico oculista chiede una mobilitazione nazionale per informare i cittadini sui rischi di danni irreversibili alla vista causati dall'osservazione diretta del Sole


La salute degli occhi viene prima dello spettacolo: il 12 agosto non guardate direttamente l'eclissi solare”. Così l’assessore alla Sanità della Regione Liguria e medico oculista Massimo Nicolòin vista della totale eclissi solare del prossimo 12 agosto lancia un appello a tutte le Regioni italiane affinché promuovano una campagna unitaria di prevenzione, con un messaggio semplice ma fondamentale: non osservare il Sole senza dispositivi certificati.

L'eclissi è un evento di grande fascino - continua Nicolò - ma non bisogna dimenticare che guardare direttamente il Sole può provocare danni gravi e irreversibili alla retina e in particolare alla macula, responsabile della visione centrale. Per questo il messaggio che voglio rivolgere ai cittadini è molto semplice: il 12 agosto non guardate l'eclissi solare se non con dispositivi certificati, gli occhiali da sole non bastano a proteggere la vista”.

L'obiettivo dell'iniziativa è raggiungere il maggior numero possibile di cittadini con un messaggio semplice, chiaro e immediato, contribuendo a prevenire lesioni oculari evitabili e a promuovere comportamenti responsabili in occasione di un evento che attirerà l'attenzione di milioni di persone.

La prevenzione - continua Nicolò - passa anche attraverso una comunicazione semplice e condivisa. Proteggere la vista significa evitare danni che, in molti casi, possono essere permanenti. È una responsabilità che coinvolge tutti noi”.

World Photography Day: il fascino dell'analogico conquista anche Wallapop

Uploaded ImageWorld Photography Day: il fascino dell'analogico conquista anche il second hand

Su Wallapop cresce l'interesse per le fotocamere "di una volta": ricerche fino al +82% e vendite fino al +120%

Milano, 05 agosto 2026 Il ritorno dell'estetica vintage continua a influenzare le abitudini di acquisto degli italiani e, in occasione del World Photography Day, anche il mondo della fotografia conferma il trend. Dai rullini alle reflex analogiche, fino alle iconiche Polaroid, le macchine fotografiche vintage stanno vivendo una seconda vita, complice la ricerca di un'esperienza fotografica più autentica e il crescente interesse verso il mercato dell'usato.

Questo scenario viene confermato anche dai dati di Wallapop – piattaforma leader nella compravendita di prodotti second-hand, che promuove un modello di consumo responsabile e sostenibile, che mostrano un aumento significativo, rispetto al mese precedente, sia delle ricerche sia delle vendite nelle principali categorie legate alla fotografia.

Tra i trend più evidenti spiccano le fotocamere analogiche, che registrano un incremento del +75% nelle ricerche e addirittura del +120% nelle vendite, segno di una domanda in forte accelerazione. Anche le prime fotocamere digitali continuano a crescere, con un +82% di ricerche e un +104% di vendite, dimostrando un interesse trasversale per il comparto fotografico.

Anche le Polaroid, protagoniste del ritorno della fotografia istantanea, segnano un +65% nelle ricerche e un +92% nelle vendite.

Oltre ai “vecchi dispositivi”, a trainare il fenomeno sono anche altri prodotti iconici del settore come le macchine fotografiche che aumentano del +77%, mentre le vendite crescono del +87%. L'interesse si estende poi agli accessori, come gli obiettivi che registrano un incremento del +50% nelle ricerche, mentre i treppiedi crescono del +33%, a conferma di una passione che non riguarda solo il corpo macchina ma tutto l'ecosistema della fotografia.

L'andamento registrato sulla piattaforma conferma come il second hand rappresenti sempre più il luogo d'incontro tra nostalgia, creatività e consumo consapevole: oggetti che sembravano appartenere al passato trovano oggi una nuova vita, accompagnando il ritorno di tendenze che mettono al centro autenticità e sostenibilità. Questo trend segna il momento perfetto anche per chi desidera dare valore agli oggetti che non utilizza più, trasformandoli in una nuova opportunità di acquisto per altri utenti.

MARE GROUP: VIA LIBERA "GOLDEN POWER" PER L'ACQUISIZIONE DI GMSPAZIO

MARE GROUP: VIA LIBERA “GOLDEN POWER” PER L’ACQUISIZIONE DI GMSPAZIO

Salerno, 5 agosto 2026

Mare Group S.p.A. (ticker MARE.MI), azienda di ingegneria quotata su Euronext Growth Milan e attiva in Italia e all’Estero nell’innovazione attraverso tecnologie abilitanti (“Mare Group o la Società”), con riferimento all’acquisizione della partecipazione di controllo pari al 51% del capitale sociale di GMSPAZIO S.r.l. (“GMSPAZIO”), annunciata il 29 giugno 2026, comunica di aver ricevuto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, in data odierna, la comunicazione di non esercizio dei poteri speciali (“Golden Power”) di cui al d.l. 15 marzo 2012, n. 21.

Il Gruppo di coordinamento istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha deliberato il non esercizio dei poteri speciali per assenza dei relativi presupposti, avendo ritenuto che l’operazione non determina una minaccia di grave pregiudizio per gli interessi essenziali della difesa e della sicurezza nazionale.

Poiché l’esito positivo degli adempimenti in materia di Golden Power costituiva condizione per l’esecuzione dell’operazione, la Società può ora procedere al closing, previsto entro il 30 del mese di settembre 2026.

GMSPAZIO, con sede a Roma, è attiva dal 2005 nel dominio spaziale e della difesa e serve clienti istituzionali e industriali, nazionali e internazionali, con piattaforme proprietarie in difesa missilistica, analisi radar, space domain awareness, remote sensing satellitare, simulazione di missioni spaziali e sorveglianza di asset terrestri, aerei, navali e spaziali.

Con l’ingresso di GMSPAZIO, Mare Group rafforza la piattaforma industriale dedicata ai sistemi complessi per Aerospazio & Difesa, integrando competenze proprietarie nel dominio spaziale e nelle tecnologie Dual Use.

Mare Group

Con una storia iniziata nel 2001, Mare Group è una società di Ingegneria ad Alta Tecnologia che opera in settori strategici come Aerospazio e Difesa, Industria e Trasporti, Infrastrutture Critiche ed Edilizia, con oltre 2.000 clienti e una controllata dedicata alle PMI. Quotata su Euronext Growth Milan, l’azienda opera come piattaforma industriale fondata su tecnologie e piattaforme proprietarie, grazie a oltre 700 persone, 35 sedi in 5 paesi e all’esperienza di più di 30 progetti di ricerca conclusi con Università italiane ed estere. Le 19 acquisizioni e successive integrazioni realizzate dal 2019 rendono Mare Group una delle principali realtà indipendenti nell’ingegneria innovativa, in Italia ed Europa.


I rifiuti elettronici non vanno in vacanza: i consigli di Ecolight per gestire nel modo giusto RAEE e batterie

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I rifiuti elettronici non vanno in vacanza:

i consigli di Ecolight per gestire nel modo giusto RAEE e batterie

Dallo “svuotacassetti” prima della partenza alla raccolta differenziata durante e dopo il viaggio: basta poco per aiutare a recuperare materie prime preziose e ridurre la dispersione di rifiuti elettronici. Giancarlo Dezio, DG del consorzio Ecolight: «Bastano pochi minuti per verificare cosa si nasconde negli angoli di casa e avviarlo a una nuova vita. Un gesto semplice contribuisce a rendere sempre più concreta l’economia circolare»

L’estate è per molti sinonimo di partenze, ma anche di riordino. Prima delle vacanze si sistemano armadi e cassetti, si preparano i bagagli e, spesso, si sostituiscono vecchi dispositivi elettronici con altri più recenti da portare in viaggio. È proprio in questo periodo che possono riemergere smartphone e caricabatterie dimenticati, cuffie rotte, piccoli elettrodomestici fuori uso e pile scariche: oggetti che troppo spesso restano inutilizzati per anni. Un fenomeno noto anche come “letargo elettronico” (electronic hibernation), che priva l’economia circolare di materiali preziosi e ritarda il corretto trattamento dei rifiuti elettronici.

Per sensibilizzare cittadini e consumatori sull’importanza della raccolta differenziata di RAEE e batterie esauste Ecolight, consorzio del Sistema Ecolight per la gestione dei rifiuti elettronici, pile e accumulatori, propone alcuni semplici accorgimenti da tenere presenti prima, durante e dopo le vacanze. Una versione estesa di questi consigli è contenuta nella Guida al riciclo dei piccoli RAEE di Ecolight.

 

Il primo passo: riconoscere i RAEE

Non sono soltanto frigoriferi, lavatrici o televisori a rientrare tra i RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche). Anche smartphone, tablet, caricabatterie, cuffie e auricolari, spazzolini elettrici, rasoi, phon da viaggio, mini ventilatori portatili, e-reader, giocattoli elettronici e molti altri dispositivi di uso quotidiano, quando giungono a fine vita, devono essere raccolti separatamente. «I piccoli RAEE sono quelli che più facilmente sfuggono alla raccolta differenziata – osserva Giancarlo Dezio, direttore generale di Ecolight –. Le loro dimensioni ridotte fanno sì che vengano conservati in casa oppure, nei casi peggiori, conferiti in modo scorretto, perché a volte non si è nemmeno consapevoli di avere per le mani un RAEE». È proprio su questo concetto che si sta concentrando la campagna social di Sistema Ecolight “Estate senza lasciare traccia”, con la quale i consorzi del Sistema (oltre a Ecolight, anche Ecotessili ed Ecopolietilene) puntano a diffondere una maggiore conoscenza degli oggetti di uso quotidiano e del modo giusto di gestirli in ottica circolare.

 

Secondo: lo “svuotacassetti” prima della partenza

Le pulizie estive possono trasformarsi in un’occasione concreta per fare spazio anche tra i dispositivi elettronici inutilizzati. Vecchi telefoni, telecomandi, alimentatori, cavi, cuffie e piccoli elettrodomestici non più funzionanti possono essere conferiti presso i centri di raccolta comunali oppure nei punti vendita che effettuano il ritiro dei RAEE gratis secondo quanto previsto dalla normativa: secondo il principio “1 contro 1”, ovvero restituendo il vecchio dispositivo al momento dell’acquisto di uno nuovo di equivalente funzionalità, oppure “1 contro 0”, portando i piccoli RAEE nei grandi negozi di elettronica anche senza effettuare alcun acquisto. Anche le pile esauste, comprese quelle ricaricabili, possono essere portate nei negozi; l’importante è che non siano mai smaltite insieme ai rifiuti indifferenziati.

 

Terzo: in viaggio, attenzione alle batterie e ai dispositivi che si rompono

Power bank, batterie per fotocamere, pile ricaricabili e altri accumulatori sono ormai compagni abituali delle vacanze. Se durante il viaggio una batteria si scarica o non funziona più, oppure un dispositivo elettronico si rompe, è importante non abbandonarlo né buttarlo dove capita. Se nella località di soggiorno sono presenti punti di raccolta dedicati è possibile utilizzarli; in alternativa è consigliabile conservarlo fino al rientro, per conferirlo correttamente.

 

Al ritorno, un giro al centro di raccolta fa sempre bene

Ogni RAEE raccolto correttamente rappresenta una risorsa. Attraverso gli impianti di trattamento è infatti possibile recuperare metalli, plastiche, vetro e altre materie prime che vengono reimmesse nei cicli produttivi. «Conferire correttamente RAEE e batterie significa dare nuova vita ai materiali contenuti nei dispositivi e ridurre lo sfruttamento delle risorse, oltre a evitare la dispersione di sostanze pericolose nell’ambiente» sottolinea Dezio. «Ecolight ha raggiunto significativi livelli di riciclo: per ogni tonnellata di rifiuti appartenenti al raggruppamento R4, quello dei piccoli RAEE, oltre 830 kg sono stati avviati a recupero di materia. Il nostro comportamento attento ha un impatto concreto».

 

Consorzio Ecolight - Costituito nel 2004, Ecolight è un Consorzio nazionale senza fini di lucro che raccoglie oltre 3.000 aziende e assicura la gestione e lo smaltimento dei RAEE, delle pile e degli accumulatori esausti e dei moduli fotovoltaici a fine vita nel pieno rispetto dell’ambiente, in una logica di sviluppo sostenibile e di massima efficienza. Il Consorzio è parte del Sistema Ecolight, hub dedicato ai servizi ambientali cui fanno riferimento i consorzi EPR Ecolight, Ecopolietilene (rifiuti da beni in polietilene), Ecotessili (prodotti tessili) ed Ecoremat (ingombranti) e la società di servizi Ecolight Servizi. 


martedì 4 agosto 2026

Sicilia : ANAFePC : “Sindaci silenti, pronti i ricorsi ad Assessorato Autonomie Locali, Anac e Corte dei Conti”.

Una strategia di legalità a tappe forzate, rigorosa e interamente tracciata dalle leggi dello Stato e dalla Costituzione. L'Accademia Nazionale per l’Alfa Formazione e promozione della Cultura, del Lavoro e del Sociale (ANAFePC) risponde così al "muro di gomma" istituzionale eretto sopra i rubinetti a secco dei cittadini siciliani, precisando che ogni azione intrapresa da gennaio segue un preciso cronoprogramma giuridico.

“Vogliamo sia chiaro al governo della Regione Siciliana che l’Associazione non scrive a caso agli organi dello Stato”, dichiara il Presidente Calogero Coniglio, “da mesi ANAFePC conduce una battaglia ordinata su un blocco mirato di 21 Comuni siciliani maggiormente colpiti dalla crisi idrica”. L’azione è partita con gli esposti alle Procure, proseguendo con le istanze di democrazia partecipativa per i Consigli Comunali Aperti (Art. 3, comma 4, D.Lgs. n. 267/2000 e relativi statuti), inviate in due tranche successive.

La prima tranche è partita un mese fa verso 11 Comuni: Agrigento, Licata, Termini Imerese, Caltagirone, Piazza Armerina, Enna, Gela, Caltanissetta, Sciacca, Racalmuto e Canicattì. Successivamente, l'istanza è stata estesa ad altri 10 Comuni: Favara, Palma di Montechiaro, Naro, Cammarata, San Cataldo, Niscemi, Barrafranca, Siracusa, Cefala' Diana e Misterbianco. Nonostante il coinvolgimento dei Prefetti quali garanti territoriali, la risposta istituzionale davanti a distacchi idrici fino a 20 giorni è fallimentare: su 21 enti, solo 3 hanno risposto, di cui uno dichiarando l'impossibilità di procedere.

“Ci troviamo di fronte a un silenzio inaccettabile sulla salute pubblica, che come ANAFePC abbiamo già formalmente segnalato ai Prefetti lo scorso 8 luglio, richiamando i doveri inderogabili del Sindaco quale prima autorità sanitaria locale”, continua il Vicepresidente dell'Associazione, Maurizio Cirignotta.

Davanti all'inerzia, l’Associazione ha esercitato il diritto di accesso agli atti con istanza di Accesso Civico Generalizzato (F.O.I.A.), notificata inizialmente ai primi 11 Comuni. In queste ore, l'Accademia sta facendo partire i restanti 10 accessi FOIA per completare la copertura dei 21 territori selezionati. L’istanza pretende tre dati tassativi: le perdite idriche strutturali delle condotte nell'ultimo biennio, il registro dei fondi regionali, statali e PNRR degli ultimi 5 anni con il reale stato dei cantieri, e i criteri oggettivi di turnazione dell'acqua.

Ad oggi, un solo Comune tra quelli interpellati ha fornito parte dei documenti. Gli altri tacciono, registrando persino la risibile risposta di un ente secondo cui non sarebbe sancita formalmente nessuna emergenza. Per i siciliani il dramma è lampante senza formalizzazioni burocratiche. Per massima trasparenza, ANAFePC, che ha recentemente depositato alla Regione una dettagliata Relazione Tecnico-Strategica basata sul modello di gestione pugliese, mette l'intera documentazione a disposizione delle autorità competenti.

I termini di 30 giorni per rispondere alla prima tranche di Comuni scadranno tra il 17 e il 20 agosto. “Se per quella data i Sindaci continueranno a non fornire i documenti pubblici, dal 21 agosto scatterà la successiva manovra congiunta attraverso tre azioni separate. Adiremo l'Assessorato Regionale delle Autonomie Locali della Regione Siciliana per chiederne il commissariamento ispettivo e le norme regionali sui poteri sostitutivi, segnaleremo l'opacità dei funzionari all'ANAC per la violazione degli obblighi di trasparenza e depositeremo un esposto alla Corte dei Conti per verificare il rischio di danno erariale sui fondi idrici”, affermano Coniglio e Cirignotta.

Questo pacchetto di ricorsi colpirà l'inerzia dei primi 11 territori citati, ma la medesima azione legale scatterà immediatamente dopo anche per il secondo blocco dei restanti 10 enti non appena scadranno i relativi termini di legge per i FOIA in corso di notifica. “La legge è uguale per tutti, anche in Sicilia”, conclude Cirignotta.

lunedì 3 agosto 2026

Eclissi solare del 12 agosto, le raccomandazioni della Fondazione Bietti per proteggere gli occhi

Eclissi solare, le raccomandazioni della Fondazione Bietti per proteggere gli occhi

Possibili conseguenze silenziose in caso di esposizione senza appositi filtri
 
 
Roma, 3 agosto 2026. Nel tardo pomeriggio di mercoledì 12 agosto è prevista un’eclissi solare parziale. Si tratta di un evento sicuramente affascinante che però comporta dei rischi per gli occhi se osservato senza un’adeguata protezione. Pertanto, il Ministero della Salute ha pubblicato delle raccomandazioni, a cura della commissione per la prevenzione della cecità e dell’ipovisione, di cui fanno parte anche ricercatori dell’IRCCS Bietti, unico Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico in Italia dedicato esclusivamente all’oftalmologia. Istituto che da sempre promuove la cultura della prevenzione visiva e la cui missione scientifica e clinica è incentrata sulla tutela degli occhi.

Come spiegato dalla direttrice scientifica dell’IRCCS Bietti, dr.ssa Monica Varano, “Durante un’eclissi, anche se la frapposizione della Luna tra Sole e Terra crea un cono di ombra su quest’ultima, la potenza dei raggi solari non diminuisce. Esporre gli occhi al Sole senza un'adeguata protezione durante un'eclissi solare può causare "cecità da eclissi" o ustioni retiniche, note anche come retinopatia solare, o maculopatia fototraumatica. Il danno può essere temporaneo o permanente e non provoca dolore. Per cui possono trascorrere da poche ore a qualche giorno dopo l'osservazione dell'eclissi solare per rendersene conto”.
 
Per proteggere gli occhi, spiega la dr.ssa Varano, “Non bastano i comuni occhiali di sole né è utile l’utilizzo di vetri affumicati, pellicole radiografiche, filtri improvvisati. L’unico modo sicuro per assistere al fenomeno è utilizzare occhiali per eclissi certificati ISO 12312-2 che devono essere indossati prima di alzare lo sguardo e mantenuti per tutta la durata dell’osservazione. Ogni altra soluzione, ribadisco, non protegge. Particolare attenzione va riservata a bambini, ragazzi, anziani e a chi ha già patologie oculari”.
“Se nelle ore o nei giorni successivi compaiono disturbi visivi, anche lievi, è necessario rivolgersi a un oculista”, conclude la dr.ssa Varano.
 
La Fondazione Bietti ricorda che proteggere la vista d’estate significa proteggere una parte essenziale della nostra salute. La luce intensa, il riverbero del mare, le giornate trascorse all’aperto espongono gli occhi a una quantità di radiazioni che, nel tempo, possono provocare infiammazioni acute, accelerare l’opacizzazione del cristallino e, nei casi più gravi, colpire la retina. È un rischio spesso sottovalutato perché il danno non sempre si manifesta subito: bruciore, fotofobia, appannamento visivo o la sensazione di sabbia negli occhi sono segnali di un affaticamento che richiede attenzione. Pertanto, si ricorda che la prevenzione passa da alcuni piccoli gesti quotidiani come l’utilizzo di occhiali da sole con filtri UV certificati, modelli avvolgenti, un cappello a tesa larga, prudenza nei contesti ad alto riverbero.
 
Qui le raccomandazioni del Ministero della Salute

CASTELLABATE - A SETTEMBRE IL MARE DÀ IL MEGLIO DI SE .

CASTELLABATE - A settembre il mare dà il meglio di sé: Castellabate è la vera estate che continua

C’è un momento dell’anno in cui il mare cambia voce, i colori diventano più intensi e il tempo sembra rallentare. Quel momento è settembre, e a Castellabate rappresenta forse il periodo più autentico e affascinante dell’intera stagione.

Chi pensa che l’estate finisca con agosto non ha mai vissuto il Cilento a settembre. Le spiagge si svuotano, il traffico diminuisce, i ritmi tornano umani e il mare regala il meglio di sé: acqua limpida, temperature perfette, tramonti spettacolari e un’atmosfera che sa di pace e bellezza.

Passeggiare sul lungomare di Santa Maria, ammirare il porto di San Marco, raggiungere Punta Licosa o salire fino al borgo medievale di Castellabate diventa un’esperienza diversa, più intensa, più vera. Non ci sono code, non c’è fretta: c’è solo il piacere di vivere uno dei luoghi più belli d’Italia.

Settembre è anche il mese ideale per scoprire la gastronomia cilentana. I ristoranti propongono il pescato del giorno, i fichi bianchi del Cilento, l’olio nuovo che si prepara, i vini del territorio e i sapori che raccontano una tradizione antica. È il momento perfetto per chi cerca turismo lento, cultura, natura e buon cibo.

Per le famiglie, le coppie e i viaggiatori che desiderano rilassarsi, Castellabate offre un clima ancora estivo ma senza l’afa dei mesi centrali. Le giornate sono lunghe, il mare invita ancora a fare il bagno e le serate si colorano di una luce dorata che rende ogni scorcio fotografico.

Il turismo autunnale non è un ripiego: è una scelta di qualità. È la possibilità di conoscere Castellabate nella sua essenza, quando il paese torna a respirare e accoglie i visitatori con il sorriso autentico della sua gente.

Settembre è il mese in cui Castellabate si lascia amare davvero. Il mare è ancora estate, il cielo ha già i colori dell’autunno e ogni angolo racconta una storia. Per questo, se state pensando a una vacanza fuori dal caos, il momento giusto è adesso.

Perché qui, nel cuore del Cilento, l’estate non finisce: si trasforma in un’emozione che dura più a lungo.

Marco Nicoletti

 

Ceuta: Una invasione. L’ombra di Trump dietro le politiche migratorie?

I recenti fatti avvenuti a Ceuta insediamento di appendice Spagnolo all’interno della penisola nord africana collegata geograficamente al Marocco che hanno visto la migrazione di circa 50 mila persone che si sono improvvisamente riversate nelle spiagge spagnolo determinando l’allarme di alcuni paesi europei tra cui l’Italia che molto repentinamente ha chiesto la convocazione di un consiglio europeo ed il blocco dei trattati Schengen sulla libera circolazione degli accessi in spagna attraverso il confine con il Marocco.

Le immagini che sono girate nei media sono significative su un processo di chiara invasione che ha visto improvvisamente migliaia di migranti in arrivo dal Marocco a nuoto e con mezzi di fortuna, sbarcare nell’exclave spagnola di Ceuta. La miopia politica europea sul tema delle migrazioni ha alzato il termometro attuando un processo di azione netta contro la Spagna. Madrid dal suo lato di azione ha schierato l’esercito e chiuso il confine di Melilla, l’altra enclave d’oltremare al confine con il Marocco, in risposta a quella che le autorità definiscono la crisi migratoria più grave dal 2021 quando 8 mila persone entrarono in territorio Spagnolo.

Parlando di geopolitica migratoria Ceuta è una città autonoma spagnola situata sulla punta settentrionale del Marocco, affacciata sullo stretto di Gibilterra. È separata dalla Spagna continentale da appena diciassette chilometri di mare, mentre confina via terra con il Marocco per poco più di sei chilometri. Insieme a Melilla, circa 400 chilometri più a est, costituisce l’unico confine terrestre tra l’Unione europea e il continente africano: una condizione geografica che ne fa da decenni uno dei punti di accesso più contesi verso il territorio comunitario, alternativo alla rotta ben più lunga e pericolosa del Mediterraneo centrale.

La sovranità e possesso spagnolo delle due città risale a secoli prima dell’esistenza dello Stato marocchino moderno, Rabat non ha mai riconosciuto questa sovranità, rivendicandole come territori occupati sin dall’indipendenza del 1956. Entrambe aderiscono allo spazio Schengen, ma con un regime speciale: chi parte da Ceuta o Melilla verso la Spagna peninsulare o altri Paesi Schengen è comunque sottoposto a controlli d’identità e dei documenti, una clausola pensata proprio per evitare che le due incalvi diventino un varco automatico verso il resto dell’Unione. È un dettaglio centrale: chi supera il frangiflutti del Tarajal entra formalmente in territorio Ue, ma non ha ancora libertà di movimento verso il continente. Cosa che non è stata compresa anche dal Governo Italiano attraverso la sua decisione di sospendere Schengen.

Secondo le notizie diramate dal ministero degli interni spagnolo sono 50 mila le persone che hanno partecipato all’invasione territoriale sono già 25 mila sono rientrate volontariamente in Marocco. lo stesso premier Pedro Sánchez, incalzato da un’opposizione che accusa il suo governo di aver favorito quella che il leader di Vox Santiago Abascal ha definito senza mezzi termini “un’invasione”, si è recato a Ceuta, mentre il bilancio delle vittime tra i migranti annegati nel tentativo di raggiungere l’enclave a nuoto è salito a più di 50 persone. “I fatti accaduti ieri sono stati un attacco alla violazione dell’integrità territoriale della Spagna”.

Intanto l’Europa si divide sul tema delle migrazioni e si accorge della propria inefficienza legislativa di merito che tanto ha colpito l’Italia e i suoi confini. In pratica tutti operano in ordine sparso e secondo i bisogni non considerando l’Europa come unica nei suoi confini. Strano rilevare come in un’Europa che impone leggi e direttive nessuno si sia accorto di questo. La premier italiana Giorgia Meloni ha indicato la possibile sospensione di Schengen come strumento “straordinario” a difesa dei confini, mentre la premier danese Mette Frederiksen ha sostenuto che l’Ue dovrebbe valutare di sospendere la collaborazione con la Spagna sulla libera circolazione delle persone nel territorio dell’Unione. Anche la Francia, seppur in toni più cauti, ha annunciato che rafforzerà i controlli alla frontiera con la Spagna affermando che Parigi è pronta a sostenere le autorità di Madrid qualora lo desiderino.

Da Bruxelles, la presidente della Commissione Ursula von Der Leyen ha definito “inaccettabili” le scene di Ceuta. Ma quello che più ci fa pensare sui fatti accaduti in spagna è l’eco proveniente dall’America di Trump che avverte l’Europa sulle conseguenze politiche migratorie che loro chiamano “Globaliste” invitando la Spagna e altri Paesi ad una inversione politica immediata pena il declino. Nel frattempo, Elon Musk ha paragonato le immagini degli sbarchi alle scene di un film apocalittico, sostenendo che il sistema di welfare del blocco finirà per attrarre flussi ingestibili dal resto del pianeta.

Queste dichiarazioni vanno viste nel dettaglio come una minaccia alle politiche spagnole del Premier Sanchez che sta’ ostacolando il nuovo ordine mondiale di Trump. Tra le verità non dette dai media liberi vi è quella che dietro l’allentamento della frontiera marocchina già avvenuta nel 2021 vi è un deterrente voluto da varie intelligence ed avvenuto dopo il compleanno del recente Re del Marocco Muhammad VI che ha ricevuto da Trump gli auguri di rito ma anche delle indicazioni chiare sulle mire legate al Sahara Occidentale della sua amministrazione che vuole un cambio di posizione delle politiche spagnole ed il pieno controllo dell’area.

Da tener presente che Sanchez il 20 Luglio si è recato ad Algeri che come sappiamo è molto vicina all’asse Russia – Cina sia per le politiche militari che economiche. Una visita che ha voluto rinsaldare e rilanciare i rapporti con l’Algeria rivale del Marocco e storico sostenitore del fronte Poliscano del Sahrawi. Ad avvalorare tali azioni la nuova proposta di legge che apre la strada alla concessione della cittadinanza spagnola ai sahrawi ed a tutti i nati durante l’amministrazione coloniale e ai loro discendenti, un tema che tocca direttamente la sovranità marocchina sul Sahara Occidentale.

Naturalmente la situazione di contrasto politico viene derubricata attraverso dichiarazioni spagnole sull’eccellete rapporto con il Marocco. Ma i fatti sono ben diversi e le similitudini con quello che è avvenuto nel 2021 sono chiare. La valvola Ceuta e Melilla rappresenta oggi solo una pressione politica in cui si innescano vari attori tra cui l’America ed il Marocco che vogliono avere il controllo totale sul Sahara Occidentale ricco di fosfati e che ad oggi è sotto Egidia Onu senza una risoluzione valida.

La risoluzione del 2003 di James Baker che prevedeva un piano in 2 fasi, e dopo una transizione di 5 anni in cui il Marocco e il Sahara Occidentale avrebbero governato insieme nei territori occupati, tutto sarebbe dovuto culminare con il referendum, ma il piano non trovò il favore del Marocco. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha prorogato fino al 2004 il mandato alla MINURSO in attesa di un ripensamento da parte del Marocco. Nell'ultima seduta delle Nazioni Unite che si è tenuta il 25 aprile 2013 è stata votata una risoluzione che proroga la missione MINURSO fino al 30 aprile 2014, ma la soluzione continua ad essere una mera speranza ed i contrasti sono presenti sulla governabilità dei territori sahrawi.

Una delle preoccupazioni a cui l’Europa deve porre attenzione è proprio la politica americana il cui messaggio è chiaro e detta una direzione di base non costruita sulle guerre ma sulle migrazioni di massa determinata dalle guerre come quella in medio oriente. In pratica a ben volere del globalismo occorre sradicare le persone dai loro territori dando una futile speranza di benessere in altri paesi e l’Europa per la sua posizione è uno dei bersagli di questa nuova guerra geopolitica.

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