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giovedì 21 marzo 2019

Ste Industries ha siglato un accordo di collaborazione con Donaldson

Ste Industries ha siglato un accordo di collaborazione con Donaldson

Le due aziende lavoreranno insieme per l'implementazione della tecnologia Micro.sp


Ste Industries, azienda italiana specializzata nello sviluppo di soluzioni innovative nel settore dell'Internet of Things (IoT) che consentono la raccolta di dati da sensori wireless Iper Low Power Consumption, ha siglato un accordo di esclusiva con Donaldson, azienda produttrice di soluzioni per la filtrazione, per l'implementazione della sua tecnologia brevettata Micro.sp nel mondo della filtrazione (aria e liquidi) per mezzi pesanti (trattori/ truck/OTR).

Grazie a questo accordo, Donaldson potrà sviluppare una serie di prodotti per il controllo dei filtri sia per l'aria che per i liquidi, basati sulla tecnologia radio Iper Low Power Micro.sp di Ste Industries. I primi prototipi potranno essere ponti già a partire dalla metà del 2019.

Per il settore del filtraggio è fondamentale poter utilizzare soluzioni Iper Low Power Consumption e Micro.sp si è rivelata la piattaforma IoT ideale che permetterà a Donaldson di sviluppare e proporre sul mercato prodotti estremamente innovativi, compatti e integrati a costi contenuti.

"Siamo veramente entusiasti che Donaldson abbia scelto la nostra soluzione tecnologica e al tempo stesso siamo estremamente confidenti di poter creare del grande valore aggiunto alla loro gamma prodotti." Ha dichiarato Matteo Moiraghi, Business Development di Ste Industries. "È sicuramente uno dei sistemi IoT più promettenti che ci sia mai capitato di sviluppare. I piani di Donaldson sono particolarmente importanti e prevediamo uno sviluppo celere già nei primi mesi del 2019".

I prossimi passi per Ste Industries prevedono lo sviluppo di diverse soluzioni sia lato trasmittente con diversi sensori, sia lato ricevitori, oltre a una piattaforma cloud in collaborazione con alcuni partner selezionati. Lo scopo è quello di realizzare una piattaforma IoT completa, più avanzata in tema di gestione delle flotte e delle parti di ricambio, che abbraccia trasversalmente diversi partner che condividono business model complementari.

La tecnologia Iper Low Power Micro.sp di Ste Industries è stata riconosciuta da Frost & Sullivan come Best Practice per l'Innovazione Tecnologica nel settore dei pneumatici connessi nel 2018.

Le soluzioni sviluppate grazie alla partnership delle due aziende saranno presentate in occasione di Bauma, padiglione A4 stand 348, che si terrà a Monaco di Baviera dall'8 al 14 Aprile.

Per maggiori informazioni, visitare il sito di Ste Industries.


mercoledì 20 marzo 2019

Giornata Mondiale contro il razzismo: 21 marzo 2019 Librerie Feltrinelli e l’Associazione "Il Razzismo è una brutta storia" presentano il cortometraggio vincitore del premio "G2" alla 75a mostra internazionale del cinema di Venezia.

IO SONO ROSA PARKS, IL CORTOMETRAGGIO CHE INVITA A RIFLETTERE SUL FENOMENO DEL RAZZISMO

 

Domani pomeriggio la presentazione nelle librerie di Bologna, Bari, Firenze, Genova, Lecce, Milano, Napoli, Padova, Mestre, Palermo, Roma, Torino e Verona

 

 

Il cortometraggio del regista Alessandro Garilli, prodotto da Angelika Vision con il sostegno di Mibact e bando MigrArti, in collaborazione con Risine Africans, Italiani senza Cittadinanza e Centro Mondinsieme, sarà protagonista degli eventi organizzati in Italia durante la Settimana d'Azione contro il razzismo 2019 promossa dall'UNAR, l'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali deputato dallo Stato italiano a garantire il diritto alla parità di trattamento di tutte le persone.

Quattordici anni fa moriva una delle principali donne simbolo della lotta alle discriminazioni razziali, Rosa Louise Parks, grazie alla quale il mondo scoprì che ancora nella prima metà del 1900 sugli autobus della capitale dell'Alabama i posti a sedere erano divisi per settori in base al colore della pelle. I primi posti erano destinati ai bianchi, quelli in fondo agli afroamericani, in mezzo una parte poteva essere utilizzata da entrambi a patto che i secondi avrebbero dovuto cedere ai primi il posto nel caso in cui non ve ne fossero disponibili. Eclatante fu la presa di posizione di Rosa che si rifiutò di cedere il proprio posto ad un bianco al punto di dare origine a quello che la storia ricorda come "il boicottaggio degli autobus a Montgomery". Della Parks però non sono mai morti gli ideali che oggi rivivono grazie al cortometraggio che porta il suo nome e che verrà proiettato in diverse città d'Italia.

IL CORTOMETRAGGIO Io Sono Rosa Parks è ambientato al MAXXI, il Museo nazionale delle arti del XXI secolo, a Roma ed è strutturato come se fosse una grande istallazione fotografica, impreziosita da scatti di importanti fotoreporter americani.

LA TRAMA si sviluppa all'interno del museo ed è narrata da 12 protagonisti che hanno origini famigliari diverse (ghanese, ecuadoriana, nigeriana, albanese…) e arrivano da differenti città italiane e appartengono tutti a #ItalianiSenzaCittadinanza, il movimento che si batte per l'accesso alla nazionalità italiana e pari diritti per un milione di figli di stranieri nati o comunque cresciuti in Italia. Io sono Rosa Parks, raccontando il legame tra il profondo sud degli Stati Uniti (degli anniCinquanta e Sessanta) e l'odierno Medio Oriente, compie una riflessione sulla segregazione; mostra come essa sia stata in grado di attraversare il tempo e lo spazio e come ancor oggi riesca a dividere non solo i bianchi dai neri, ma soprattutto i diritti dai "civili" e i diritti dagli umani.

OBIETTIVO del cortometraggio è un invito alla riflessione per capire se esiste questa odiosa "linea di separazione" anche vicino a noi e chi possa essere oggi in Italia Rosa Parks.

 

Gruppo 100% italiano, Soft Strategy Group è specializzata nel settore del management consulting e dei servizi legati alla trasformazione tecnologica dei processi produttivi, per la fornitura di servizi professionali alle imprese di medie e grandi dimensioni nei mercati di Telecomunicazioni, Energia, Trasporti e Pubblica Amministrazione. Il gruppo conta ad oggi oltre 300 dipendenti e 7 sedi in Italia (Roma, Milano, Bologna, Genova, Firenze, Matera e Rende).All'avanguardia sul mercato delle competenze, rafforzati con programmi di Education ad hoc nei contesti tecnologici dell'Automation, Security, Big Data, IoT, Blockchain, Soft Strategy Groupdal 2017 si ramifica anche in un'attività di produzioni nazionali e service internazionali che prende il nome di Angelika Vision. La società di produzione cinematografica, viene costituita nel novembre del 2009 da Claudio Zamarion e Antonio Marchese, unendo la grande esperienza di Claudio Zamarion nel cinema e la capacità pragmatica e organizzativa di Antonio Marchese. La società di produzione cinematografica si occupa anche di formazione cinematografica all'interno di scuole secondarie e laboratori didattici, operando principalmente nel Lazio e in Abruzzo. Al momento sta lavorando a "Plurals", un progetto vincitore del bando contro la violenza di genere indetto dal Ministero delle Pari Opportunità che prevede la realizzazione di una mini serie web che ha come tema, appunto, l'importante e necessario contrasto contro la violenza.

Ingranaggi Silent Sprockets: esclusiva tecnologia brevettata a marchio Ognibene


Ingranaggi Silent Sprockets: esclusiva tecnologia brevettata a marchio Ognibene

 

Ingranaggi Silent Sprockets: esclusiva tecnologia brevettata a marchio Ognibene

 

Gli Ognibene Silent Sprockets, conosciutissimi e molto apprezzati nel mondo delle moto, sono ingranaggi con profilo in gomma vulcanizzata che riducono la rumorosità e prolungano la durata della trasmissione.

 

Ognibene S.p.A., azienda bolognese con 48 dipendenti, un fatturato di oltre 12 milioni di euro e più di 5.000 metri quadri di stabilimento, è oggi leader nella progettazione, realizzazione e commercializzazione di trasmissioni a catena e componenti motociclistici. Dopo oltre trent'anni di collaborazione con i più prestigiosi e importanti brand mondiali (DID - NISSIN), Ognibene S.p.A., per rispondere alle specifiche di costruzione delle case motociclistiche e alle esigenze degli appassionati di moto, ha brevettato gli ingranaggi Silent Sprockets.

I Silent Sprockets a marchio Ognibene sono ingranaggi con profilo in gomma vulcanizzata applicato su entrambi i lati che garantiscono una riduzione della rumorosità di almeno 2 db rispetto ad un kit tradizionale, prolungando la durata della trasmissione. Corone e i pignoni della gamma sono realizzati esclusivamente in acciaio C45 e Cromo/Molibdeno.

Risultato della più alta ingegneria motociclistica del reparto Ricerca e Sviluppo, gli Ognibene Silent Sprockets incontrano la creatività di Franco Ognibene, in un design che riassume efficienza e alta precisione. Unici nell'aftermarket, tutti gli ingranaggi Ognibene sono inoltre sottoposti a severi controlli di qualità, per soddisfare le esigenze dei motociclisti più esperti.

Ognibene conferma la competenza del settore con un prodotto unico, brevettato e registrato in Italia (N.0001421413) e negli USA (N. US 9933063 B2).

"Ogni giorno ci impegniamo a garantire unicità ed elevate performance a chi vede, come noi, nella moto più di un mezzo di trasporto", ha dichiarato Federico Arbizzani, Sales Manager Motorcycles Dept. di Ognibene S.p.A. "Nel 2018 le vendite degli Ognibene Silent Sprockets hanno registrato un +15% rispetto al 2017, un consenso che ci induce a ricercare sempre il meglio. Il fatto che questi ingranaggi, in particolare il pignone, siano stati scelti dalle più importanti case costruttrici di moto ci rende ovviamente molto orgogliosi e ci fa capire che oggi il mondo è sempre più sensibile al rumore e all'impatto ambientale".

Gli Ognibene Silent Sprockets con oltre 400 codici sono disponibili presso la rete vendita Ognibene. 




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www.CorrieredelWeb.it

Analog Devices alla Hannover Messe 2019: garantire più sicurezza nel mondo iperconnesso dell’Industry 4.0

Analog Devices alla Hannover Messe 2019: garantire più sicurezza 
nel mondo iperconnesso dell'Industry 4.0 


Analog Devices sarà ancora una volta protagonista all'Hannover Messe, che si svolgerà dal 1 al 5 aprile presso la Fiera di Hannover, Germania, con dimostrazioni e interventi incentrati sui temi chiave che più interessano i visitatori di questo evento imperdibile, dedicato a tutti gli aspetti della tecnologia industriale e dell'automazione.

Presso il proprio stand (Pad. 9 - stand H23), ADI mostrerà come, grazie ad una posizione dominante in un settore in cui tecnologie analogiche e digitali si incontrano, è in grado di offrire soluzioni hardware e software per machine learning e monitoraggio, connettività completa e sicura, manutenzione industriale con intelligenza artificiale.

In particolare, una dimostrazione illustrerà l'approccio esaustivo al monitoraggio dello stato di salute di macchinari e strutture, mostrando come la tecnologia MEMS avanzata di ADI renda possibile il rilevamento di precisione, mentre il know-how dell'azienda nella conversione analogico-digitale ad alte prestazioni e nella gestione avanzata della potenza garantisce un'elaborazione del segnale con consumo di potenza ultra basso. La "Deep signal chain" e la progettazione dei sistemi consentono ai clienti di ottenere un elevato valore aggiunto, con una migliore esperienza utente. Il monitoraggio in tempo reale, 24 ore su 24, sarà mostrato sia in contesti dinamici (motori) che strutturali (montaggio delle apparecchiature), compresa una metodologia per la supervisione completa dell'installazione di un'apparecchiatura.

Nell'area strettamente correlata della smart maintenance ADI illustrerà come un sistema multisensore intelligente wireless può essere implementato in applicazioni di condition-based monitoring di nuova generazione, che consentono la manutenzione intelligente degli asset. La tecnologia di ADI permette di esaltare il potenziale del condition monitoring; componenti di elaborazione del segnale a bassa potenza, insieme a sensori ad alte prestazioni e reti di comunicazione wireless compatte e robuste, rappresentano un nuovo paradigma di condition-based monitoring, attraverso un ampio range di applicazioni industriali. La dimostrazione di ADI andrà anche oltre, sfruttando i più recenti sviluppi su intelligenza artificiale e machine learning per passare, attraverso approcci predittivi e condition-based, dalla manutenzione preventiva a una vera manutenzione intelligente con ordini generati automaticamente da un assistente digitale.

La connettività completa, sia a livello di fabbrica che aziendale, è alla base di queste tecnologie e, ne consegue, che la cyber security sarà un tema dominante del 2019. ADI affronterà la questione in una dimostrazione che metterà in evidenza le sue soluzioni per l'Industria 4.0. Il miglioramento della sicurezza informatica nel contesto del controllo di fabbrica, ai margini delle reti industriali, sarà evidenziato insieme alle tecniche di Time Sensitive Networking (TSN), che aumentano la sicurezza insieme a funzionalità come la sincronizzazione temporale, la prevenzione e il controllo del TSN tramite OPC-UA.

La tecnologia di Analog Devices non solo consente l'interconnettività dei sistemi industriali, ma è al centro di applicazioni embedded come motor e motion control. La sincronizzazione completa del motion control è supportata dalla tecnologia degli switch di rete multiprotocollo in tempo reale. La tecnologia mixed signal per l'elaborazione del segnale di controllo del movimento è la base ideale per un'ampia gamma di applicazioni servo e robotiche.

L'Ethernet industriale è la spina dorsale di ogni progresso nella connettività, come sarà possibile vedere in un'ulteriore dimostrazione dedicata all'integrazione di sistema con protocolli PROFINET, insieme alla tecnologia di input/output definita dal software. Grazie all'impareggiabile competenza di ADI della catena del segnale analogico, l'I/O definito dal software rappresenta una famiglia innovativa di prodotti per soluzioni flessibili e applicazioni di I/O analogico e digitale in un unico chip. Con la connessione Ethernet industriale e la configurazione PLC, Analog Devices si dimostra ancora una volta in grado di fornire una soluzione one-stop per i moderni dispositivi di campo con connessione Ethernet industriale. Sarà possibile assistere a questa dimostrazione presso lo stand D68, padiglione 9, oltre che nel padiglione PROFIBUS & PROFINET International (PI) e nel padiglione ODVA (associazione globale delle aziende di automazione), presso lo stand E58, padiglione 11.

Lo staff di Analog Devices sarà a disposizione dei visitatori per rispondere alle domande su tutte le aree di interesse della Hannover Messe 2019 - connettività, sicurezza informatica, monitoraggio e manutenzione delle macchine - o su qualsiasi aspetto della tecnologia e dell'offerta di prodotti dell'azienda.

Estendere la frontiera della sicurezza nel controllo industriale

Per molti visitatori di Hannover Messe il tema della sicurezza è un nuovo e preoccupante carico di lavoro. Qualsiasi sistema IT è sicuro quanto il suo anello più debole. Con l'Industria 4.0 la rete si estende a tutti i sensori e attuatori; i potenziali punti di attacco esistono ovunque, dai margini della rete al nucleo del sistema. La sicurezza basata sull'isolamento e il monitoraggio del traffico di rete non è più adeguata, il che porta alla necessità di stabilire una sicurezza a livello dei dispositivi periferici.

Riconoscendo queste preoccupazioni, e con lo scopo di assistere i visitatori alla ricerca di nuove soluzioni, ADI presenterà una ricerca nella sezione conferenze della Hannover Messe, concentrandosi sul "tema caldo" della sicurezza nel contesto industriale. Illustrata da Erik Halthen, System Security Manager di ADI, la ricerca svilupperà l'argomento della nuova rivoluzione industriale fatta di decisioni autonome in tempo reale, che richiede maggiore connettività e un edge computing che cambia radicalmente la sicurezza informatica. 


CASTELLABATE - LUISA MAIURI ( Fdi) FA APPRODARE IN PARLAMENTO IL CASO DEL CAVALCAVIA PERICOLANTE .

CASTELLABATE- Cittadini preoccuparti per lo stato in cui versa il ponte sulla ex SS 267 che sovrasta il Corso Beato Simeone in località Lago di Castellabate (Salerno): il caso finisce in un'interrogazione parlamentare indirizzata al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti a firma del Senatore Antonio Iannone di Fratelli d'italia.
La questione è stata segnalata dal vice sindaco di Castellabate, esponente di Fratelli d'Italia, Luisa Maiuri, che ha sollecitato sull’argomento il Senatore Iannone e ricostruito la vicenda mettendo in evidenza che i cittadini e i tanti turisti che percorrono quel tratto attendono da troppo tempo interventi da parte della Provincia, l'ente che detiene la competenza della strada. 
All'interno dell'interrogazione il Senatore chiede se il Governo è a conoscenza del grave fatto e quali azioni intende intraprendere per garantire l’incolumità dell’utenza del cavalcavia. Un problema che negli anni ha avuto spesso i riflettori puntati sia a livello locale che nazionale, anche le telecamere di RaiDue recentemente sono state sul posto per inserire il caso in uno speciale del TG2 Dossier, che andrà in onda il prossimo 6 aprile.
«L'amministrazione a partire dai primi mesi del 2017 ha inviato molte segnalazioni alla Provincia di Salerno per lo stato in cui versava il sottopasso di accesso alla frazione Lago. Nel 2018 l’Ente Provincia ha commissionato uno studio di verifica strutturale che ha evidenziato la percorribilità della strada a determinate condizioni ed ha disposto il restringimento della carreggiata  per evitare il carico sulla trave lesionata. Nell’Ottobre del 2018 il Consiglio Provinciale ha approvato il progetto dell'intervento di riparazione per un importo di 190mila euro ma da allora nessun lavoro di messa in sicurezza è stato realizzato», denuncia il Vice Sindaco Maiuri, che continua: «Le condizioni del ponte destano molta preoccupazione nella popolazione e nell’utenza della strada in questione che, soprattutto d’estate, è molto sollecitata dal flusso turistico ma la Provincia è incapace di intervenire per i tagli alle risorse e la scriteriata Legge Delrio che ha lasciato all’Ente funzioni fondamentali che per quanto riguarda il territorio Salernitano prevede l’accudimento di circa 2700 km di strade provinciali».

Marco Nicoletti 2019 copyright © 

Pagina Facebook/ @castellabatelive24

martedì 19 marzo 2019

Intervista di Alessia Mocci ad Andrea Parravicini: vi presentiamo La mente di Darwin


“[…] ritengo che un dialogo serio e produttivo tra scienza e filosofia sia oggi quanto mai prezioso. Perché da un lato la filosofia non può fare a meno di confrontarsi con la scienza, altrimenti rischia di divenire una pratica autoreferenziale che non ha più alcun contatto con le problematiche concrete degli esseri umani. Andrea Parravicini

Andrea Parravicini è assegnista di ricerca al Dipartimento di Filosofia dell’Università degli Studi di Milano, e collabora con l’Unità di Ricerca in Filosofia e Storia delle Scienze Biologiche presso il Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Padova.

Ha conseguito il Dottorato di ricerca in Filosofia all’Università degli Studi di Milano (2011), durante il quale ha condotto le sue ricerche sul pensiero di Charles Darwin e del filosofo americano Chauncey Wright, sulla storia dell’evoluzionismo e del darwinismo e sulle sue relazioni con l’origine e lo sviluppo della corrente filosofica del Pragmatismo americano.

Dopo una collaborazione con il Dipartimento di Filosofia dell’Università di Milano, ha successivamente ottenuto un assegno di ricerca post-doc di 27 mesi al Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Padova (2014-2016) per coordinare le attività e condurre ricerche per il progetto internazionale dal titolo “The Hierarchy Group: Approaching Complex Systems in Evolutionary Biology”, co-diretto dall’eminente paleontologo americano Niles Eldredge e dal filosofo della biologia Telmo Pievani. 

Ha tenuto diverse conferenze di profilo internazionale sia in Italia che all’estero, tra cui in Brasile, negli Stati Uniti, in Canada e in diversi Paesi europei. I suoi interessi di ricerca spaziano dalla filosofia della biologia alla filosofia americana, dalla storia del pensiero biologico all’evoluzione umana. 

È autore di diversi libri, capitoli in volumi collettanei e articoli per riviste italiane e internazionali. L’intervista sottostante verterà sul volume edito dalla casa editrice mantovana Negretto Editore “La mente di Darwin” (2009).

A.M.: Gentile Andrea sono lieta di potere dialogare con lei riguardo “La mente di Darwin”, libro edito dalla casa editrice Negretto Editore esattamente dieci anni fa. Come nasce l’interesse per Charles Darwin e la teoria dell’evoluzione?
Andrea Parravicini: Gentile Alessia, lietissimo di questo dialogo. I miei interessi verso Charles Darwin e la teoria dell’evoluzione, e in generale per le tematiche biologiche, sono nati molto tempo fa, già dal periodo degli studi liceali. Avevo, già a quel tempo, forti interessi verso la filosofia, ma ritenevo che le domande più interessanti, in quell’ambito, fossero in fondo quelle che concernevano il vivente, le sue origini, il suo rapporto con l’ambiente e con gli altri viventi, e poi ciò che ci rende umani, la genealogia del nostro corpo e del nostro comportamento moderno, e così via. Per questo motivo, quando mi iscrissi al Corso di laurea in Filosofia, lo feci soprattutto con quel tipo di domande in testa. E così dedicai la mia tesi, sotto la supervisione di Rossella Fabbrichesi, proprio alla figura e al pensiero di Darwin, le cui opere lessi con estremo interesse, attraverso uno sguardo filosofico-genealogico, come mi aveva insegnato Carlo Sini nei suoi indimenticabili corsi tenuti all’Università Statale di Milano. La tesi fu molto apprezzata e mi fu proposto di ricavarne un libro, che fu poi pubblicato dall’editore Negretto, con il titolo “La mente di Darwin”. Dopo la pubblicazione del libro ho continuato a occuparmi di filosofia della biologia e di temi evoluzionisti, tant’è che ho fatto ricerca in quest’ambito per alcuni anni al Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova, presso la prima cattedra italiana di Filosofia delle Scienze Biologiche in un dipartimento scientifico. Attualmente ho un assegno di ricerca all’Università degli Studi di Milano dove cerco di intrecciare questi temi “biologici” con ricerche nell’ambito di quella corrente filosofica chiamata “Pragmatismo americano”.

A.M.: “Ogni scienza ha la sua filosofia”. Perché è fondamentale far dialogare la filosofia con la biologia e le altre scienze?
Andrea Parravicini: Il pensiero filosofico è stato il terreno di coltura, potremmo dire, dal quale la scienza moderna è nata e si è sviluppata. I metodi utilizzati dallo scienziato, la definizione delle aree di ricerca, i limiti epistemologici che separano i diversi territori scientifici sono il frutto di uno sviluppo storico che prende avvio dalle riflessioni del pensiero filosofico, da cui l’impresa scientifica si è resa sempre più autonoma, prendendo infine una propria traiettoria indipendente. Ma nonostante questa indipendenza, è importante rilevare che ogni scienza poggia inevitabilmente su una propria serie di decisioni filosofiche implicite, che spesso non vengono messe adeguatamente a fuoco e che costituiscono la sua peculiare prospettiva, la lente a partire da cui osserva i propri fenomeni. Perciò, come scrive uno dei padri della Sintesi Moderna, Ernst Mayr, riguardo al pensiero biologico,
“A seconda che un autore aderisca all’essenzialismo o al pensiero popolazionale, che creda nel riduzionismo o nell’emergentismo, che stabilisca o meno una chiara differenza tra cause prossime o cause ultime, tutte queste fondamentali differenze ideologiche saranno quelle che determineranno le teorie biologiche per lui accettabili. Per questa ragione il cambiamento e la sostituzione di singole teorie scientifiche sono molto meno importanti nella storia della scienza di quanto non lo siano la nascita e il declino delle principali ideologie che possono influenzare il modo di pensare degli scienziati. Studiare le principali filosofie degli scienziati è compito molto arduo poiché raramente si tratta di posizioni articolate. Sono in gran parte assunzioni tacite, e accolte in modo così incondizionato da non essere neanche mai espresse. Lo storico della biologia incontra alcune delle sue difficoltà più grandi quando tenta di svelare queste tacite assunzioni e chiunque tenti di mettere in discussione tali “eterne verità” si scontra con fortissime resistenze.”
Il rilievo del grande biologo, nonché fine storico delle discipline biologiche, trova numerose conferme lungo tutto l’arco della storia del pensiero sul vivente, e risulta a tutt’oggi valido, considerando i dibattiti e le differenti correnti e impostazioni che attualmente si affrontano e si confrontano nel variegato panorama della biologia contemporanea. Si pensi poi al ruolo che le convinzioni filosofiche più profonde e radicate negli uomini di scienza e nel senso comune hanno giocato (e ancora giocano) nel produrre resistenze, fraintendimenti, travisamenti nei confronti della stessa teoria darwiniana. Questa opposizione, si badi, non giungeva solamente dai difensori di un’ideologia “fissista” o “creazionista”, ma anche da quegli stessi evoluzionisti che, sostenitori di teorie progressioniste, ortogenetiche, o cosmico-teologiche (che tanto proliferarono a partire dall’epoca di Darwin e Spencer), univano all’idea di evoluzione la convinzione tenace di una sua tendenza finalistica verso una meta ultima, magari guidata dalla provvidenzialità di un disegno divino. Non è affatto un caso che il nucleo teorico centrale della teoria darwiniana, quel principio di selezione naturale che così efficacemente aveva contribuito all’accettazione quasi immediata del “fatto” dell’evoluzione all’interno della comunità scientifica, paradossalmente sia stata per un lungo periodo rifiutata e fraintesa quasi da tutti, compresi quegli scienziati e filosofi che si dichiaravano seguaci di Darwin. E non riuscì ad imporsi in modo convincente fino alla grande Sintesi Moderna degli anni trenta-quaranta del Novecento. I motivi più importanti di questa opposizione generalizzata possono senz’altro essere ritrovati nell’ambito di quelle profonde e radicate convinzioni filosofico-ideologiche cui si riferisce Mayr, che, nel caso qui menzionato, mettevano in scena un’idea, di matrice finalista ed essenzialista, del mondo e dell’uomo, che la teoria di Darwin e la filosofia che sottostava a quella teoria, erano seriamente intenzionate a rovesciare dalle fondamenta. La logica e la filosofia di fondo che Darwin con la sua teoria proponeva (una visione basata su un divenire evolutivo non finalistico, che può procedere in tutte le direzioni, come un albero o un corallo, in cui gli eventi contingenti hanno un ruolo cruciale e l’essere umano non è affatto il prodotto finale di un disegno divino ma non è altro che uno dei ramoscelli non necessari dello stesso albero dell’evoluzione) si scontrava cioè direttamente con la filosofia di stampo finalista e antropocentrico dominante ancora nella seconda metà dell’800.
Per tutto questo, dunque, ritengo che un dialogo serio e produttivo tra scienza e filosofia sia oggi quanto mai prezioso. Perché da un lato la filosofia non può fare a meno di confrontarsi con la scienza, altrimenti rischia di divenire una pratica autoreferenziale che non ha più alcun contatto con le problematiche concrete degli esseri umani. Come scrive John Dewey, “La filosofia riconquista se stessa quando cessa di essere un mezzo di trattare i problemi dei filosofi e diventa un metodo, coltivato da filosofi per trattare i problemi degli uomini”. D’altro lato, però, neppure la scienza dovrebbe fare a meno della filosofia, del suo contributo alla formulazione, al chiarimento o alla critica di interpretazioni, ipotesi o teorie, e all’analisi rigorosa dei concetti e delle idee a esse associate, per non parlare delle analisi e della presa di coscienza dei presupposti ideologici taciti a cui si riferiva Mayr. Ma soprattutto non dovrebbe fare a meno del contributo della filosofia riguardo alle riflessioni concernenti la dimensione propriamente etica, sociale, politica, che costituisce, potremmo dire, l’orizzonte di senso in cui anche la prassi scientifica, con le sue verità, si inscrive. La filosofia, potremmo dire in breve, ha il compito etico di formare una visione consapevole, di mostrare cioè che dietro ai concetti e alle teorie, che spesso il senso comune e gli scienziati stessi prendono come verità date e indiscutibili, c’è il frutto di un lavoro, di un percorso storico, di una sedimentazione di sensi e di significati, di verità che mutano, di pratiche che si susseguono.

A.M.: Il caso Wallace è considerato “una coincidenza a dir poco sorprendente”. In dieci anni di studio ha rintracciato altre coincidenze di questo tipo? 
Andrea Parravicini: Darwin sviluppò la sua teoria negli anni compresi tra il 1839 e il 1844 e ne scrisse due abbozzi, rispettivamente nel 1842 (un breve abbozzo della sua teoria della selezione) e uno nel 1844 (un ampliamento di quel primo abbozzo, molto simile a quella che sarà l’organizzazione, lo scopo, e gli elementi essenziali dell’argomentazione presenti ne L’origine delle specie). Darwin però decise di non pubblicare i due scritti, occupandosi di altro, in particolare allo studio dei cirripedi. Solo nel settembre del 1854 tornò a occuparsi del problema delle specie, rileggendo e selezionando per ben venti mesi le sue note. Nel maggio del 1856, su suggerimento del famoso geologo e amico Charles Lyell, iniziò a scrivere un abbozzo delle idee maturate dopo tanto lavoro, col risultato che lo scritto tra le mani di Darwin divenne sempre più ampio fino ad assumere un tono quasi enciclopedico. Arrivò a scrivere dieci capitoli del libro che avrebbe dovuto chiamarsi Natural Selection, finché il 18 giugno 1858 giunse inaspettatamente il saggio di Alfred Russell Wallace (1823-1913), che diede luogo a uno dei casi più famosi della storia della scienza.
Wallace, un botanico suo corrispondente che stava conducendo le sue ricerche nell’arcipelago malese, gli aveva inviato uno scritto, con preghiera di pubblicarlo, in cui sorprendentemente veniva esposta, pressoché identica, la teoria dell’origine delle specie per selezione naturale cui Darwin stava lavorando ormai da circa un ventennio. “Se Wallace avesse avuto il mio abbozzo manoscritto redatto nel 1842, non avrebbe potuto farne un riassunto migliore!”, scrisse Darwin sconsolato a Lyell. In effetti colpisce questa coincidenza (persino negli esempi scelti!), tanto che, come ha scritto Telmo Pievani, questo rimane “uno dei casi più eclatanti di congiunzione di due processi di scoperta paralleli e indipendenti”.
Questa situazione imbarazzante venne risolta con reciproca soddisfazione mediante la pubblicazione, negli atti della Società Linneana, dello scritto di Wallace insieme a un breve riassunto delle idee di Darwin. Tuttavia, la prima enunciazione pubblica della teoria dell’evoluzione per selezione naturale, quasi incredibilmente, fu pressoché ignorata. A quel punto Darwin accelerò la pubblicazione della sua opera, riducendone drasticamente l’entità e tagliando molti dei riferimenti all’ampia bibliografia consultata, che egli si riprometteva di riportare in una successiva edizione in più volumi (ma che non finì mai). Questo abstract, come lo chiamava Darwin, fu pronto nel giro di poco più di un anno e apparve il 24 novembre 1859 col titolo On the origin of species by means of natural selection or the preservation of favored races in the struggle for life. Le 1250 copie di quella prima edizione si esaurì lo stesso giorno.
Si può dire che spesso le scoperte scientifiche “sono nell’aria” e dunque certe coincidenze nelle formulazioni di ipotesi o nel raggiungimento contemporaneo di determinati risultati scientifici sono anche il frutto di un particolare contesto, di un certo clima culturale e sociale, che spinge verso determinate direzioni le attività umane di cui la scienza è una pratica tra le più importanti e significative. Perciò non sono mancati altri casi, nel mondo scientifico, dove due studiosi siano arrivati alla medesima scoperta o a formulare la stessa teoria più o meno contemporaneamente. Si pensi ad esempio alla celebre controversia per la paternità del telefono, o ad altri casi, anche recenti, di studiosi che giungono alla medesima scoperta simultaneamente, come quella che riguarda il virus del HIV. A volte, inoltre, tali episodi rivelano ingiustizie palesi, spesso contro le donne, come nel caso eclatante (e amaro) della scoperta della doppia elica del DNA che vide protagonisti i lavori di Rosalind Franklin, che furono determinanti ai fini della scoperta da parte di Watson e Crick, che si sono guadagnati, a spese della collega morta quattro anni prima, il Nobel per la medicina nel 1962 senza uno straccio di riconoscimento. O come nel caso della scoperta dei cromosomi sessuali, con un’altra grande scienziata, Nettie Stevens, giunta alla scoperta nello stesso anno di Edmund Beecher Wilson, ma a lungo ignorata o osteggiata.  
Tornando al caso Wallace-Darwin, possiamo dire che esso non solo è stato uno dei casi dei più eclatanti della storia della scienza e un bellissimo esempio di grande lealtà tra due gentlemen britannici di fronte a un’imprevedibile coincidenza, ma esso ci mostra anche come spesso un misto di contingenza storica e convergenza direzionata governi non solo il mondo vivente, ma anche l’evoluzione delle idee.

A.M.: Quale lettura consiglierebbe ad un neofita per iniziare questo affascinante studio?
Andrea Parravicini: È una scelta molto difficile, ma forse, tra i tanti che mi vengono in mente, consiglierei il bellissimo libro di Stephen J. Gould, La vita meravigliosa. I fossili di Burgess e la natura della storia, Feltrinelli, Milano 2008.

A.M.: Ha in programma per questo 2019 una nuova pubblicazione?
Andrea Parravicini: Sì, il prossimo giugno uscirà per i tipi di Rosenberg & Sellier un volume da me curato insieme ad altri colleghi, Guido Baggio, Fausto Caruana e Marco Viola, dal titolo Emozioni. Da Darwin al pragmatismo. Si tratta di un’antologia di testi selezionati da opere di Darwin e di autori pragmatisti classici (William James, John Dewey, George Herbert Mead) sul tema oggi molto attuale e discusso delle emozioni. Questi autori studiarono tale questione da una particolare prospettiva naturalistica ed interdisciplinare che ha permesso loro di elaborare una serie di profondissime intuizioni che si sono mostrate capaci di resistere nel corso del tempo. Ancora oggi, infatti, i principali aspetti che caratterizzano le loro indagini – l’universalità delle emozioni, la dimensione corporea, la funzione sociale e comunicativa – risultano essere al centro dei dibattiti in filosofia, psicologia e neuroscienze cognitive.

A.M.: Reputa positiva la sua esperienza con la casa editrice Negretto Editore? La consiglierebbe?
Andrea Parravicini: La mia esperienza con Negretto è stata senz’altro molto positiva, anche per via della competenza, umanità e alta professionalità dell’editore, Silvano Negretto, una persona che stimo molto e che ha fatto del suo lavoro una vera e propria missione. Per questo motivo, lavorare per Negretto è un’esperienza che senza dubbio consiglio a tutti coloro che considerano i libri e la cultura come beni preziosi, da rispettare e salvaguardare. Con Negretto si troveranno a casa.


A.M.: Concludiamo con una citazione…
Andrea Parravicini: Mi piace concludere con la frase citata come esergo ne La mente di Darwin, un motto di un incisore botanico i cui lavori impressionarono molto Goethe, e che rispecchia bene, ritengo, il metodo genealogico che impronta la filosofia evoluzionista:
Veder venire le cose è il miglior mezzo per spiegarle” (Pierre-Jean-François Turpin).

A.M.: Andrea, augurandoci che il lettore attento possa usufruire delle sue preziose riflessioni sull’uomo, la ringrazio per il tempo che ha dedicato all’esplicazione del suo pensiero e la saluto con le parole dello scrittore, poeta e drammaturgo tedesco che ha poc’anzi citato: “Il bello è una manifestazione di arcane leggi della natura, che senza l’apparizione di esso ci sarebbero rimaste eternamente celate.”

Written by Alessia Mocci
Responsabile dell’Ufficio Stampa di Negretto Editore

Info
Sito Negretto Editore - https://www.negrettoeditore.it/
Facebook Negretto Editore - https://www.facebook.com/negrettoeditoremantova/
Acquista La mente di Darwin - https://www.ibs.it/mente-di-darwin.../e/9788895967127?
Leggi l’intervista completa - http://oubliettemagazine.com/2019/03/14/intervista-di-alessia-mocci-ad-andrea-parravicini-vi-presentiamo-la-mente-di-darwin/

Sclerosi Multipla: #difendiundiritto alla riabilitazione

La riabilitazione mi fa vivere #difendiundiritto!

Appello al Ministro della Salute, Giulia Grillo, in difesa il diritto alla riabilitazione per i disabili con Sclerosi Multipla e non solo.

In questi giorni il Ministero della Salute sta esaminando due provvedimenti riguardanti i ricoveri riabilitativi e i percorsi di riabilitazione ospedaliera e territoriale, che - se venissero approvati - rischiano di compromettere il diritto alla riabilitazione, un diritto scritto nel primo punto della Carta dei Diritti delle persone con Sclerosi Multipla e nell'Agenda della SM 2020.

AISM - Associazione Italiana Sclerosi Multipla sta seguendo da vicino l'iter delle proposte formulate ed espresso in una news forte preoccupazione per le criticità prospettate dai documenti.

Per poter essere ascoltati bisogna essere in tanti e non abbiamo molto tempo.

Aiutaci a difendere anche tu il diritto alla riabilitazione:
1.Scatta una foto mostrando questo messaggio "La riabilitazione mi fa vivere #difendiundiritto"
2. Postala sui tuoi account Social: Instagram, Facebook, ecc.
3. È importante mettere anche nel testo l'hashtag #difendiundiritto e il tag @giuliagrillom5s per rendere più efficace il messaggio.
4. Condividi questo messaggio.

Facciamo sentire la nostra voce insieme affinché nessuno rimanga escluso.

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