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mercoledì 28 ottobre 2026

Da Roma a Chiari: SBS Edizioni conquista il Marchio Microeditoria di Qualità 2026

Il riconoscimento al romanzo di Barbara Becheroni, Ho guardato la bellezza con i miei occhi. La casa editrice romana parteciperà alla XXIV Rassegna della Microeditoria Italiana con sei autori, il 7 e 8 novembre a Villa Mazzotti.

Un riconoscimento nazionale per un libro nato all'interno dell'editoria indipendente romana. SBS Edizioni ottiene il Marchio Microeditoria di Qualità 2026 grazie a Ho guardato la bellezza con i miei occhi, romanzo di Barbara Becheroni pubblicato nella collana Raccontando.

Il risultato premia un'opera che riporta al centro la figura del poeta tedesco August von Platen e rappresenta, al tempo stesso, un riconoscimento del lavoro editoriale che accompagna un manoscritto dalla selezione alla pubblicazione.

La consegna del Marchio si terrà sabato 7 novembre a Chiari, in provincia di Brescia, durante la XXIV Rassegna della Microeditoria Italiana. SBS Edizioni sarà presente alla manifestazione con sei autori, offrendo ai visitatori l'opportunità di conoscere da vicino le diverse proposte del suo catalogo.

Il Marchio Microeditoria di Qualità e il valore del lavoro editoriale

Il Marchio Microeditoria di Qualità costituisce un riconoscimento significativo per le realtà editoriali indipendenti. Il concorso, promosso dall'Associazione L'Impronta e dal Sistema Bibliotecario Sud Ovest Bresciano, valuta le opere considerando non soltanto il valore dei contenuti, ma anche la correttezza formale della scrittura, la qualità della stampa e la realizzazione della copertina.

Il giudizio nasce dal contributo dei lettori delle biblioteche e da una giuria composta da esperti del mondo culturale ed editoriale.

Si tratta dunque di una valutazione che riguarda il libro nel suo insieme e riconosce anche il lavoro, spesso poco visibile, che permette a un'opera di raggiungere il pubblico nella sua forma definitiva.

Per SBS Edizioni, casa editrice indipendente con sede a Roma, il risultato assume un significato particolare. La qualità editoriale non dipende necessariamente dalle dimensioni di una struttura, ma dalla capacità di costruire un progetto coerente, seguire gli autori e dedicare attenzione a ogni fase della pubblicazione.

La partecipazione alla rassegna di Chiari offre inoltre alla casa editrice un'occasione di confronto con altre realtà nazionali e con un pubblico interessato alla bibliodiversità e alla scoperta di nuove voci letterarie.

Barbara Becheroni racconta August von Platen e la ricerca della bellezza

Al centro del riconoscimento c'è Ho guardato la bellezza con i miei occhi, opera nella quale Barbara Becheroni ricostruisce la vicenda umana e artistica di August von Platen, poeta tedesco dell'Ottocento profondamente legato all'Italia.

Attraverso una narrazione che intreccia elementi biografici, ricostruzione letteraria e sensibilità poetica, l'autrice restituisce il ritratto di un uomo alla continua ricerca della bellezza, ma anche di uno spazio nel quale poter esprimere liberamente la propria identità.

L'Italia diventa uno dei luoghi centrali di questa ricerca, tra aspirazioni artistiche, inquietudini personali e desiderio di appartenenza.

Il libro invita a riflettere sul rapporto tra arte e libertà individuale, sulla necessità di essere riconosciuti per ciò che si è e sulla possibilità di trovare nella scrittura una forma di espressione autentica.

Temi che, pur attraversando una vicenda ambientata nell'Ottocento, conservano una forte attualità e permettono di avvicinare la figura di von Platen anche ai lettori contemporanei.

La cerimonia di assegnazione del Marchio Microeditoria di Qualità 2026 è prevista sabato 7 novembre, dalle ore 12, nel tendone allestito nel parco di Villa Mazzotti, alla presenza dell'autrice e dell'editore.

Sei autori SBS Edizioni alla Microeditoria di Chiari 2026

Il riconoscimento a Barbara Becheroni si inserisce in una partecipazione più ampia della casa editrice romana alla manifestazione.

Durante le giornate del 7 e 8 novembre, lo stand PP 24, al primo piano di Villa Mazzotti, nelle vicinanze della Sala Giunchi, ospiterà sei autori SBS Edizioni: Barbara Becheroni, Alessandra Esposito, Lea Da Ponte, Riccardo Franzoni, Chiara Domeniconi e Paolo Proietti Mancini.

Le loro opere rappresentano generi e percorsi letterari differenti, dalla narrativa contemporanea al romance, dal thriller al fantasy, fino alla poesia.

Alessandra Esposito sarà presente alla vigilia della pubblicazione di Il lieto intanto, prevista per il 9 novembre 2026. Dopo due precedenti opere pubblicate con SBS Edizioni, l'autrice affronta per la prima volta la forma del romanzo, segnando una nuova tappa del proprio percorso letterario.

Lea Da Ponte incontrerà i lettori con La sposa mancata, romance ambientato tra le colline della Toscana, mentre Riccardo Franzoni porterà La Panacea di Pimentel, spy thriller caratterizzato da una trama internazionale che si sviluppa attraverso tre continenti.

Chiara Domeniconi rappresenterà un percorso autoriale, dalla silloge poetica Mani in extasy al saggio Nebbia, capace di attraversare poesia e narrativa, offrendo ai visitatori l'occasione di approfondire le diverse espressioni della sua scrittura.

Paolo Proietti Mancini presenterà Cruor Aeternum, fantasy che figura tra le pubblicazioni più recenti del catalogo SBS Edizioni.

Barbara Becheroni, protagonista della cerimonia del 7 novembre, sarà inoltre disponibile per incontrare il pubblico e raccontare la genesi del romanzo dedicato ad August von Platen.

Da Roma a Chiari, un'occasione per l'editoria indipendente

La XXIV Rassegna della Microeditoria Italiana si svolgerà sabato 7 e domenica 8 novembre 2026 a Villa Mazzotti Biancinelli, in viale Giuseppe Mazzini 39, a Chiari, in provincia di Brescia.

L'edizione 2026, dedicata al tema Una, nessuna, centomila storie, riunirà editori indipendenti provenienti da tutta Italia, con un programma di incontri, presentazioni e iniziative culturali.

Gli stand saranno aperti dalle 9:30 alle 19:30, con ingresso gratuito.

La presenza di SBS Edizioni, insieme al Marchio Microeditoria di Qualità attribuito al libro di Barbara Becheroni, porta a Chiari un'esperienza dell'editoria romana e sottolinea il ruolo delle piccole case editrici nella valorizzazione della produzione letteraria italiana.

Il riconoscimento ottenuto e gli incontri con gli autori rappresentano due momenti complementari dello stesso percorso: da una parte la valutazione della qualità di un'opera, dall'altra il dialogo con i lettori, essenziale per dare continuità e visibilità al lavoro editoriale.

Marina Abramović a Roma per Alda Fendi - Arco di Giano 19 novembre 2026

Il potere rivoluzionario dell’arte: Marina Abramović e la Fondazione Alda Fendi - Esperimenti

 

Roma, 27 ottobre 2026

La Fondazione Alda Fendi - Esperimenti apre una nuova stagione del proprio percorso di ricerca e sperimentazione con una delle figure più radicali e visionarie dell’arte contemporanea: Marina Abramović. Grazie alla visione e alla determinazione di Alda Fendi, che ha fortemente voluto offrire alla città di Roma la possibilità di vivere senza barriere un gesto artistico unico per forza e suggestione, l’Arco di Giano diventa teatro di un incontro inedito tra arte contemporanea, archeologia e memoria.

Il
prossimo 19 novembre Marina Abramović presenta “Confession, 2026”, un progetto concepito per Roma e destinato, fino al 19 maggio 2027, a trasformare l’area archeologica in un luogo di esperienza, ascolto e partecipazione, nel segno di un’arte che non si limita a essere osservata, ma chiede di essere vissuta.

L’inaugurazione assume inoltre un particolare valore per la città perché coincide con una nuova, importante tappa nella storia dell’
Arco di Giano e della sua restituzione alla collettività. Dopo l’attentato mafioso del 1993 alla vicina chiesa di San Giorgio al Velabro, che danneggiò anche il monumento, l’Arco venne chiuso e protetto da una cancellata, interrompendo il rapporto diretto tra la città e uno dei luoghi più significativi dell’antico Foro Boario. Un primo importante intervento di restauro, concluso nel 2017, restituì in particolare la facciata rivolta verso Piazza della Bocca della Verità. Oggi, al termine di un ulteriore intervento di restauro e consolidamento finanziato nell’ambito del PNRR - Caput Mundi, che ha interessato anche la sistemazione delle aree circostanti, l’Arco torna a essere protagonista della vita culturale della città. È in questo momento simbolico che Confession entra fisicamente nel monumento: per sei mesi la nuova scultura di Marina Abramović sarà collocata sotto l’Arco, trasformando l’antico passaggio in uno spazio contemporaneo di incontro e partecipazione. Il monumento torna così alla sua originaria natura di luogo attraversato e vissuto, mettendo in relazione la Roma antica con il presente.

Il progetto si sviluppa attraverso tre opere strettamente connesse:
Confession, 2010, The Road to Confession, 2026 e la nuova opera site-specific Confession, 2026.

In un’anteprima assoluta per la
Fondazione Alda Fendi - Esperimenti, Marina Abramović torna su una delle opere più intime della propria ricerca: Confession, 2010, la performance nella quale l’artista, inginocchiata davanti a un asino - simbolo di umile bontà - condivideva con l’animale i ricordi dolorosi della propria infanzia, trasformando una confessione personale in un’esperienza di possibile liberazione.

Il percorso trova il proprio culmine in
Confession, 2026, simbolico atto alchemico attraverso il quale l’asino vivo si trasforma in un asino d’oro. È la prima scultura in bronzo di Marina Abramović, commissionata dalla Fondazione Alda Fendi - Esperimenti e realizzata con Factum Arte: un’opera a grandezza naturale composta da un asino in bronzo dorato e da una seduta metafisica, anch’essa in bronzo dorato, posta di fronte all’animale. Chiudendo il cerchio iniziato con Confession, 2010, la nuova opera trasferisce la confessione dall’esperienza individuale a una dimensione collettiva. Lo spettatore prende il posto dell’artista e, sedendosi davanti all’animale, è invitato ad affidargli ferite, traumi e fardelli. Gli occhi di vetro, profondi e immobili, invitano a sostenerne lo sguardo e ad abbandonarsi a un momento di confronto con la propria memoria e la propria storia. L’asino non risponde e non giudica: ascolta. Diventa il custode silenzioso delle confessioni e simbolicamente ne assume il peso. Ciò che nel 2010 era una relazione privata tra l’artista e l’animale diventa così, sedici anni dopo, un’esperienza aperta a tutti. Il progetto sarà inaugurato il 19 novembre con una action di Marina Abramović. L’artista si siederà davanti all’asino d’oro e inviterà alcune persone a prendere il suo posto. Non una performance conclusa in se stessa, ma il gesto inaugurale che consegna l’opera al pubblico e dà inizio alla sua vita partecipativa, destinata a rinnovarsi ogni volta che qualcuno sceglierà di sedersi di fronte all’animale.

Completa il progetto un’altra anteprima assoluta,
The Road to Confession, 2026, la nuova opera video concepita da Marina Abramović appositamente per il progetto. Girato all’alba dello scorso 30 giugno, diretto da Nabil Elderkin e realizzato con Factum Arte, il film mostra Marina non più inginocchiata davanti all’asino, ma mentre cammina al suo fianco, tenendolo con una semplice corda di canapa, attraverso le strade ancora deserte della città. Roma lentamente si risveglia. Il percorso conduce Marina e l’asino Paltò fino all’Arco di Giano, dove l’artista si siede davanti all’animale e i due si guardano negli occhi. In quello sguardo, la confessione diventa incontro e la liberazione apre la strada alla trasformazione. Dal 19 novembre l’installazione sarà aperta al pubblico con l’autorizzazione e la collaborazione della Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma, diretta da Daniela Porro, partner istituzionale del progetto. La scultura e le opere video resteranno all’Arco di Giano fino al 19 maggio 2027. Le visite saranno consentite tutti i giorni dalle ore 17 alle 21. L’Arco sarà inoltre valorizzato dalla sapiente illuminazione di Vittorio Storaro, tre volte Premio Oscar e maestro assoluto della fotografia, realizzata grazie alla Fondazione Alda Fendi - Esperimenti.

“
Ci sono incontri che sembrano arrivare nel momento esatto in cui devono accadere, come un allineamento delle stelle. Quello con Marina Abramović per me è uno di questi. Marina ed io abbiamo attraversato ottant’anni di vita seguendo strade diversissime, ma entrambe con la stessa ostinazione nel cercare, sperimentare, rischiare e non fermarci mai”, racconta Alda Fendi. “Quando ci siamo incontrate, Marina mi ha rivelato di aver avuto una sensazione quasi inspiegabile: come se ci conoscessimo già, come se ci fossimo incontrate in una vita precedente. E anche io la penso allo stesso modo. Marina è la personificazione stessa della performance: la porta nel corpo, nella visione, nella storia. E la performance appartiene profondamente anche all’identità della Fondazione Alda Fendi - Esperimenti. Sin dall’inizio non abbiamo voluto semplicemente esporre opere, ma produrre accadimenti: spettacoli, actions, esperimenti capaci di esistere in un luogo e in un momento preciso, per poi rimanere nella memoria di chi li ha vissuti. Per questo arrivare oggi a realizzare Confession insieme a Marina mi sembra quasi un approdo naturale. E non poteva esserci luogo più giusto dell’Arco di Giano. È un monumento al quale siamo legati da anni, che la Fondazione ha contribuito a restituire alla città attraverso la sua illuminazione e che oggi, appena restaurato, torna a essere un luogo vivo. Portare qui Marina significa mettere in relazione la sua forza contemporanea con la storia millenaria di Roma. A questo punto della nostra vita, forse Marina ed io sappiamo entrambe che il tempo è il materiale più prezioso che abbiamo. Confession parla anche di questo: della memoria, dell’esperienza, di ciò che resta. Per me realizzarlo oggi, insieme a lei, a Roma, sotto l’Arco di Giano, significa chiudere un cerchio e, nello stesso momento, aprirne uno nuovo”.

“
O tempora, o mores!”, dice ancora Alda Fendi, “Endecasillabo struggente di mille possibilità non avute, di argomenti non trattati, di perdoni irrisolti. E per sempre noi, imperatori senza scettro, perfettamente lucidi ad annaspare nel mare inventato da una comune specie umana.”

In sintonia con la riflessione di Alda Fendi sulla spiritualità e sull’umanità come valori imprescindibili e sull’arte come bene necessario da condividere con la collettività, Marina Abramović affronta ancora una volta il difficile compito di risvegliare le coscienze. “
Confession 2010 è nata come un atto intimo - una confessione a un asino. Gli ho affidato le sofferenze e le ferite della mia infanzia. Cose che avevo portato dentro in silenzio per anni”, spiega Marina Abramović, Leone d’Oro come Miglior Artista alla Biennale di Venezia nel 1997 per Balkan Baroque. “Nella performance del 2010, l’asino ha ascoltato la mia storia e, dopo 4 ore e 50 minuti, se n’è andato. Ha preso la decisione di terminare la performance. Attraverso questa comunicazione silenziosa, sono riuscita a lasciar andare. Si è fatto carico del peso del mio dolore. Ora, dopo sedici anni, voglio condividere questo atto catartico con tutti. In Confession 2026, l’asino diventa una scultura e la mia sedia resta vuota. Tu siedi dove sedevo io. Guardi in quegli occhi belli, profondi, espressivi. Tu proietti, l’animale da soma assorbe. Roma ha poi conferito una nuova dimensione al progetto. Quando ho visto l’Arco di Giano, mi sono sentita in dovere di creare una nuova opera video. The Road to Confession è stato girato all’alba del 30 giugno. L’asino Paltò e io abbiamo vagato per le strade deserte di Roma, solo noi due, muovendoci attraverso questa antica città mentre iniziava lentamente a risvegliarsi. A Roma senti il passato ovunque, ma sei completamente nel presente. Quest’opera è la mia lettera d’amore a Roma. Passa attraverso il tempo - il passato diventa presente, l’inanimato è animato - tutto diventa chiaro… Paltò si è trasformato in bronzo e in questa metamorfosi io divento libera, sollevata! Quello che ne è seguito è stata la comunicazione più eloquente che io abbia mai avuto con me stessa. Il confine tra umano e non umano ha cessato di esistere. C’era un’altra presenza… una confessione perfetta… nessuna colpa. Ciò che è iniziato con la mia memoria e il mio dolore ora appartiene a chiunque entri in questo spazio. L’opera può proseguire e trasformarsi senza di me. Per me, questa è comunione attraverso la confessione”.

Riunendo scultura, cinema, performance e fotografia,
Confession, 2026 nasce dalla stretta collaborazione tra Marina Abramović, la Fondazione Alda Fendi - Esperimenti, Factum Arte e la Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma. Il progetto trova nell’Arco di Giano non soltanto il proprio scenario, ma una parte essenziale del suo significato. Nell’antico Foro Boario - mercato del bestiame e crocevia attraversato per secoli da animali, mercanti, carri e viaggiatori - la figura dell’asino torna oggi sotto le arcate del monumento come presenza silenziosa e contemporanea. L’antico monumento torna così a essere luogo di passaggio, incontro e condivisione e non soltanto la cornice di Confession: diventa parte dell’opera stessa, mettendo in relazione memoria e presente, permanenza e trasformazione, storia individuale e memoria collettiva. Con Confession, la Fondazione Alda Fendi - Esperimenti rinnova così la propria vocazione a mettere in dialogo il patrimonio millenario di Roma con i linguaggi più radicali del presente, restituendo alla città non soltanto un’opera, ma un luogo da attraversare, abitare e vivere nuovamente.


Date
: 19 novembre 2026 - 19 maggio 2027
Sede: Arco di Giano, Roma
Opening pubblico: 19 novembre 2026, ore 18:00 – 20:00
Orari di apertura: Aperto tutti i giorni, ore 17:00–21:00
Progetto illuminotecnico: Vittorio Storaro



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www.CorrieredelWeb.it

Brasile : Vince Lula cade il Trumpismo di Bolsonaro

E’ Luiz Ignacio Lula da Silva a imporsi con la vittoria alle elezioni generali di domenica 25 ottobre 2026 su Flavio Bolsonaro che nella prima tornata delle elezioni aveva ottenuto la maggioranza dei voti senza raggiungere il quorum del 50% . Lula rappresenta il primo candidato che riesce a ribaltare il risultato del ballottaggio ed il primo presidente eletto al quarto mandato.

Il presidente Lula è nato da una famiglia povera a Caetés (fino al 1964 frazione del comune di Garanhuns) nello Stato brasiliano di Pernambuco. Allo stato civile la sua data di nascita risulta essere il 6 ottobre 1945, anche se Lula preferisce utilizzare la data che ricordava sua madre, il 27 ottobre. Nelle aree rurali del Brasile sono comuni discrepanze simili relative alla data di nascita nell'atto di stato civile.

Subito dopo la nascita di Lula, suo padre si trasferì nella città costiera di Santos (nello Stato di San Paolo). La madre di Lula ed i suoi otto figli lo raggiunsero nel 1952, dopo un difficoltoso viaggio di 13 giorni. Anche se il loro tenore di vita migliorò rispetto a Pernambuco, la loro vita era ancora molto difficile.

Lula ricevette poca istruzione formale: infatti lasciò la scuola dopo la quarta elementare. La sua vita lavorativa cominciò a 12 anni, come lustrascarpe e venditore di strada. A 14 anni trovò il suo primo lavoro regolare in una fabbrica di lavorazione del rame. Quindi proseguì gli studi ed ottenne un diploma equivalente al completamento della scuola superiore.

Nel 1956 la sua famiglia si trasferì nella città di San Paolo, che offriva maggiori opportunità. Lula, sua madre ed i suoi sette fratelli vissero in una piccola stanza nel retrobottega di un bar.

A 19 anni perse il mignolo della mano sinistra in un incidente, mentre lavorava come operatore di una pressa in una fabbrica di componenti automobilistici. È intorno a quel periodo che cominciò a interessarsi delle attività del sindacato, all'interno del quale ricoprì diversi importanti ruoli. La dittatura brasiliana si opponeva fortemente alle attività del sindacato e, per reazione, la visione politica di Lula si indirizzò a sinistra.

Una storia che racconta tutta la sua visione popolare e le sue scelte di sinistra che oggi lo gratificano con la quarta vittoria presidenziale. Il primo mandato fu quello dal 2003 al 2011 quando Lula divenne presidente dopo aver vinto al ballottaggio nelle elezioni del 2002 contro il candidato centrista Josè Serra del partito della Social Democrazia Brasiliana. Il 27 di ottobre del 2002 vinse al ballottaggio con il 61% dei voti e ottenne 52,4 milioni di voti il più alto numero di voti nella storia democratica del Brasile. Nel 2006 viene riconfermato presidente con il 60% dei voti al ballottaggio contro Gerardo Alkim che al primo turno si era fermato al 48% dei voti.

Ma la storia lo vede vincente ancora una volta nel 2023 contro Jair Bolsonaro padre ora in carcere per tutta una serie di condanne collegate ad eventi di corruzione. L’ultima tornata di ballottaggio quella di domenica 25 ottobre lo rivede vincente con il 51% dei voti utili rispetto al 48% del candidato Flavio Bolsonaro figlio di Jair. Quando le autorità elettorali lo hanno proclamato vincitore, era stato scrutinato il 98,76% delle schede.

Il risultato di domenica era tutt'altro che certo, un vero testa attesta fino all’ultimo infatti i due candidati Lula e Bolsonaro sono stati alla pari. La decisione dell'ultimo minuto di estendere l'orario di voto ha scatenato accuse di interferenza elettorale e interrogativi sulla possibilità che il risultato potesse essere oggetto di contestazioni legali. Sembra che il senatore Bolsonaro ha già promesso di annullare il voto, attribuendo la colpa della confusione generata tra gli elettori all'orario prolungato dei seggi.

In questa elezione le influenze estere si sono fatte sentire e specie quelle americane con il presidente Trump che ha tifato fin dall’inizio per Bolsonaro. Importante comunque ricordare cinque punti chiave che hanno caratterizzato queste elezioni.

Le difficoltà di Lula fanno la storia in una rielezione senza precedenti , solo tre settimane fa nessuno si aspettava questo risultato e lo stesso Bolsonaro aveva sorpreso molti osservatori con la vittoria nella prima tornata del 4 ottobre 2026 con il 47,03% dei voti che sono pesati sul 45,16% di Lula. Una differenza non indifferente di 2,2 milioni di voti . La capacità di Lula è stata quella di riconquistare gli elettori riproponendo al contempo le sue proposte a coloro che erano preoccupati per il costo della vita e per il futuro dei suoi programmi sociali di punta. Negli ultimi giorni della campagna elettorale, i sondaggi d'opinione mostravano i due candidati praticamente alla pari.

Il candidato di opposizione non è stato da meno prendendo il comando anche se per poco proprio durante lo spoglio delle schede di domenica sera. Ma alla fine Lula lo ha superato con l'arrivo dei risultati dal nord-est, secondo l'agenzia di stampa Reuters. Il nord-est è da tempo una solida roccaforte di sostegno per Lula e il suo Partito dei Lavoratori. Bolsonaro, dal canto suo, gode di un ampio sostegno nel sud e nel sud-est del Paese, nonché nel centro-ovest. Per Bolsonaro, domenica segna una sconfitta nel suo tentativo di riportare la sua famiglia alla presidenza.

Nessun altro candidato nella storia moderna del Brasile è arrivato secondo al primo turno delle elezioni presidenziali per poi vincere al ballottaggio. All'età di 80 anni, Lula è anche sulla buona strada per battere il suo stesso record come presidente brasiliano più anziano ad aver prestato giuramento dal ritorno del paese alla democrazia..

Altro nodo di contestazione è la proroga all’ultimo minuto per le votazioni in Brasile secondo alcuni oggetto di confusione. Mentre il ballottaggio era in corsa e si avviava alle fasi finali entrambe le coalizioni hanno chiesto una proroga delle votazioni. Molti i fattori alla base della richiesta. La campagna elettorale di Lula ha accusato i funzionari locali di aver deliberatamente ridotto i servizi di trasporto pubblico in diverse città, rendendo difficile per gli elettori a basso reddito di raggiungere i seggi elettorali. Nel frattempo, la campagna di Bolsonaro ha richiesto più tempo per gli elettori nelle zone colpite dalle forti piogge e dalle inondazioni.

In uno stato quello di Minas Gerais sembra che ci sia stata una segnalazione che vedeva 349 seggi elettorali rimasti senza corrente sebbene le macchine per il voto abbiano continuato a funzionare con le batterie di riserva. La chiusure adelle votazioni era prevista per le ore 17.00 ora di Brasilia. Tuttavia, di fronte alle richieste di proroga presentate dalle due campagne elettorali, il giudice della Corte Suprema Cristiano Zanin ha ordinato che i seggi elettorali rimanessero aperti per altre due ore, fino alle 19:00 (22:00 GMT). Una decisione che ha visto alcuni seggi già chiusi. Il senatore Bolsonaro infine ha accusato Zanin di cambiare le regole del gioco quando la partita era in corso.

Altro fattore è stato rappresentato dalle accuse di interferenza elettorale. La polizia federale brasiliana sta indagando su presunti disagi ai trasporti legati alle elezioni in cinque stati. A Salvador, un tribunale ha ordinato l'arresto del responsabile dei trasporti della città con l'accusa di aver disposto tagli ai servizi di autobus. Il gruppo di Lula ha indicato tali episodi come prova di interferenze elettorali. Bolsonaro in tal senso ha rincarato le parole contro Zanin ricordando che lo stesso era l’avvocato personale di Lula e che lo aveva nominato nel 2023 alla Corte Suprema. Il ricorso sembra essere dietro le quinte di un Bolsonaro che cercherà di ribaltare la sconfitta.

Il palese sostegno a Bolsonaro è venuto da Donald Trump Jr., figlio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ha espresso indignazione per la decisione di estendere l'orario di voto.

"Se un governo conservatore in Brasile facesse una cosa del genere, tutti i principali organi di stampa americani impazzirebbero, ma immagino che scelgano semplicemente di tacere perché è tutto per la causa", ha scritto Trump Jr. sui social media. In pratica sembra che la destra voglia contestare il sistema giudiziario brasiliano che ha messo in carcere il padre dello stesso Flavio Bolsonaro . L'amministrazione Trump ha appoggiato la famiglia Bolsonaro, ribadendo le proprie affermazioni secondo cui Jair Bolsonaro, l'ex presidente, sarebbe stato vittima di una "caccia alle streghe" politica nei tribunali. In tal senso possiamo ricordare il caso Venezuela che certamente non è da meno.

Il quarto fattore quello delle probabilità di maggiore affluenza che avrebbero premiato Lula Secondo Andrei Roman, responsabile della società di sondaggi Atlas Intel, un'affluenza alle urne superiore alle aspettative potrebbe aver contribuito alla vittoria di Lula, citando il calo dell'astensione come uno dei fattori alla base del successo del presidente. Si stima che 33,4 milioni di brasiliani siano rimasti a casa durante il primo turno delle elezioni del 4 ottobre, nonostante il voto fosse obbligatorio per la maggior parte degli adulti. Ciò corrisponde a circa il 21% dell'elettorato, il tasso di astensione più alto in un'elezione generale dal 1998.

Il quinto fattore è dato dalle complicazioni che la elezione di Lula abbia provocato alle ambizioni di Trump . La vittoria di Lula giunge infatti in un momento in cui si registra un'ondata di successi elettorali di destra in tutta l'America Latina, dove Trump ha cercato di espandere l'influenza di Washington. Secondo reuters la famiglia Bolsonaro gode da tempo del sostegno di Trump. Sembra che i funzionari del Dipartimento di Stato di Trump si erano mossi in tempo per spingere per l'imposizione di sanzioni contro il Brasile nell'ambito di un tentativo di indebolire Lula e riportare la famiglia Bolsonaro al potere.

Trump sulla vittoria di Lula: "Hanno semplicemente applicato il manuale di Joe Biden in Brasile. Bolsonaro aveva un grande vantaggio al primo turno ed era il chiaro favorito per vincere il secondo. Ma i comunisti non cedono il potere una volta che lo ottengono"

Infine le dichiarazioni di vittoria di Lula dove a descritto la necessità di"superare le interferenze provenienti dall'esterno" nella sua corsa presidenziale vinta . "Le elezioni sono state una sconfitta per il negazionismo", ha dichiarato Lula domenica sera. "È stata una sconfitta per le bugie." Ha concluso il suo discorso elogiando il suo "esercito" di sostenitori. "Dubito fortemente che la Russia, la Cina o gli Stati Uniti possiedano un esercito altrettanto vittorioso quanto l'esercito della democrazia in questo Paese", ha affermato Lula, ringraziando gli elettori.



domenica 25 ottobre 2026

Luigi Grimaldi torna il libreria con “ L’Innocente , il dubbio oltre il giudicato”

 

ROMA  - LUIGI GRIMALDI, IL GIORNALISTA CHE TORNA SUL CASO GARLASCO: «L’INNOCENTE», UN LIBRO PER INTERROGARE LE CERTEZZE

Dalle inchieste televisive al delitto di Chiara Poggi, il giornalista d’inchiesta firma un volume che invita a rileggere le prove, le perizie e i ragionamenti alla base della condanna di Alberto Stasi. Al centro, una domanda che va oltre il singolo caso: quanto è importante continuare a interrogarsi quando una verità giudiziaria sembra ormai definitiva?

Ci sono vicende giudiziarie che, nonostante il trascorrere degli anni e le sentenze pronunciate nelle aule di tribunale, continuano a suscitare interrogativi nell’opinione pubblica. Il delitto di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella sua abitazione di Garlasco, è senza dubbio una di queste.

Una storia che ha attraversato stagioni diverse della cronaca italiana, diventando uno dei casi giudiziari più discussi degli ultimi decenni. Ed è proprio intorno a questa vicenda che si sviluppa il nuovo lavoro editoriale del giornalista d’inchiesta Luigi Grimaldi, autore del libro Garlasco. L’innocente. Il dubbio oltre il giudicato.

Un titolo che non passa inosservato e che racchiude il senso di un’indagine giornalistica dedicata a esaminare criticamente gli elementi sui quali si è costruita la vicenda processuale di Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l’omicidio della sua fidanzata.

CHI È LUIGI GRIMALDI

Giornalista, autore e documentarista, Luigi Grimaldi ha maturato una lunga esperienza nel campo dell’informazione e delle inchieste su vicende controverse della cronaca italiana e internazionale.

Nel corso della sua carriera ha lavorato anche per il programma televisivo Le Iene, occupandosi di approfondimenti e investigazioni giornalistiche. Ha inoltre collaborato con Chi l’ha visto? e con diverse testate della carta stampata, seguendo storie complesse nelle quali la ricostruzione dei fatti richiede tempo, studio e un confronto continuo con documenti e testimonianze.

Tra gli argomenti affrontati nel suo percorso professionale figurano vicende come il caso di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, il disastro del Moby Prince e altri episodi che hanno segnato la cronaca italiana.

Il suo lavoro sul caso Garlasco si inserisce in questo percorso: tornare sulle carte, analizzare gli elementi disponibili e mettere alla prova ricostruzioni che, nel tempo, si sono consolidate nel dibattito pubblico.

«L’INNOCENTE»: NON SOLTANTO UN LIBRO SU GARLASCO

Il volume di Grimaldi non si limita a ripercorrere la storia del delitto di Chiara Poggi. Il suo obiettivo è affrontare il modo in cui gli indizi sono stati interpretati e collegati tra loro durante il procedimento che ha portato alla condanna di Alberto Stasi.

L’autore prende in esame diversi aspetti della vicenda: le tracce ematiche, le impronte, il DNA, le scarpe, il computer di Stasi, la ricostruzione temporale degli eventi e gli elementi emersi dalle nuove indagini.

Il punto centrale non è soltanto il singolo reperto, ma il ragionamento utilizzato per attribuirgli un significato.

In un processo indiziario, infatti, un elemento raramente può essere considerato isolatamente. È necessario valutarlo insieme agli altri dati, verificare le ipotesi alternative e stabilire se l’insieme degli elementi sostenga davvero una determinata ricostruzione.

È su questo terreno che Grimaldi sviluppa la propria analisi, interrogandosi sulla solidità di alcuni passaggi logici e sulla possibilità che determinati elementi possano essere interpretati diversamente rispetto alla lettura accusatoria.

Il libro propone dunque una rilettura critica della vicenda processuale, esprimendo una posizione precisa dell’autore. Le sue conclusioni, tuttavia, vanno distinte dagli accertamenti giudiziari e dalle eventuali decisioni che potranno essere assunte nelle sedi competenti.

IL PESO DEGLI INDIZI E IL RISCHIO DI CERCARE SOLTANTO CONFERME

Uno dei temi più interessanti affrontati nel volume riguarda il cosiddetto bias di conferma: la tendenza a privilegiare le informazioni che sostengono un’ipotesi già formulata, attribuendo minore importanza a quelle che sembrano contraddirla.

È un meccanismo studiato in diversi ambiti, dalla psicologia alla ricerca scientifica, che assume particolare rilevanza quando si devono ricostruire fatti complessi sulla base di prove indirette.

Nel caso Garlasco, Grimaldi si chiede se alcuni elementi siano stati interpretati in maniera eccessivamente orientata verso l’ipotesi accusatoria e se determinate incongruenze siano state affrontate con sufficiente attenzione.

Si tratta di interrogativi che l’autore sviluppa attraverso la propria lettura degli atti e delle risultanze investigative. Non costituiscono, di per sé, la dimostrazione di un errore giudiziario, ma rappresentano il terreno sul quale si misura la sua tesi.

La questione investe un principio fondamentale: una ricostruzione giudiziaria deve essere valutata sulla base della qualità delle prove e della solidità dei ragionamenti che le collegano, non soltanto sulla capacità di costruire una narrazione apparentemente coerente.

UNA CONDANNA DEFINITIVA E IL SIGNIFICATO DEL DUBBIO

Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva a sedici anni di reclusione per l’omicidio di Chiara Poggi. La definitività di una sentenza rappresenta un principio essenziale per garantire certezza del diritto e stabilità delle decisioni giudiziarie.

Questo, tuttavia, non significa che il sistema giudiziario sia teoricamente incapace di correggere eventuali errori: l’ordinamento prevede strumenti straordinari, come la revisione del processo, disciplinati da specifici presupposti e requisiti.

È importante distinguere il dubbio espresso da un giornalista, una nuova ipotesi investigativa e un elemento che possa effettivamente assumere rilevanza giuridica ai fini di una revisione.

Sono piani differenti, che non devono essere confusi.

Il merito del lavoro di Grimaldi, nella prospettiva proposta dal libro, è quello di riportare l’attenzione sulla necessità di verificare le premesse di una ricostruzione giudiziaria, senza considerare automaticamente ogni interrogativo come una prova di innocenza o di colpevolezza.

Perché mettere in discussione un ragionamento non equivale necessariamente a dimostrarne l’erroneità. Allo stesso modo, la presenza di una sentenza definitiva non elimina il valore di un esame critico condotto con metodo e sulla base di elementi verificabili.

CHIARA POGGI, IL CENTRO DI UNA STORIA CHE NON PUÒ ESSERE DIMENTICATA

In una vicenda tanto discussa, esiste un punto che non dovrebbe mai essere relegato in secondo piano: Chiara Poggi, la giovane donna la cui vita è stata spezzata nell’agosto del 2007.

Il rischio, quando un caso giudiziario diventa un fenomeno mediatico, è che la persona uccisa finisca progressivamente sullo sfondo, mentre il dibattito si concentra sulle contrapposizioni, sulle ipotesi e sulle figure coinvolte nel processo.

La ricerca della verità, invece, dovrebbe mantenere al centro la vittima e il diritto dei suoi familiari a ottenere giustizia.

È un aspetto che richiama anche la responsabilità di chi racconta la cronaca: informare significa distinguere i fatti accertati dalle ipotesi, evitare conclusioni affrettate e non trasformare una tragedia reale in uno spettacolo costruito sulle emozioni del pubblico.

UN LIBRO CHE INVITA A LEGGERE, CONFRONTARE E APPROFONDIRE

Con Garlasco. L’innocente. Il dubbio oltre il giudicato, Luigi Grimaldi propone una lettura critica di uno dei casi giudiziari più controversi della storia recente italiana.

Il volume si rivolge a chi desidera approfondire gli elementi del procedimento, comprendere le questioni tecniche sollevate dall’autore e riflettere sul rapporto tra indizi, interpretazione e certezza giudiziaria.

Non è necessario condividere tutte le conclusioni di un libro per riconoscere l’importanza di confrontarsi con le argomentazioni che propone. È proprio attraverso il confronto tra tesi differenti, purché fondato sui fatti e sul rispetto delle regole, che può svilupparsi una discussione pubblica più consapevole.

Il caso Garlasco, del resto, non riguarda soltanto il passato. Solleva questioni più ampie sul funzionamento della giustizia, sull’affidabilità delle ricostruzioni investigative e sul ruolo dell’informazione quando una vicenda giudiziaria torna al centro dell’attenzione collettiva.

Il lavoro di Grimaldi si inserisce in questo spazio, con una tesi dichiarata e una domanda che attraversa il libro: quanto è importante continuare a verificare le basi di una verità processuale, soprattutto quando emergono nuovi elementi o nuove interpretazioni?

La risposta non può essere affidata al tifo, alla suggestione o alle convinzioni personali. Richiede documenti, competenza, verifiche e rispetto per il lavoro della magistratura.

Perché il dubbio, quando nasce da domande precise e viene sottoposto al controllo dei fatti, non è necessariamente il contrario della verità. Può essere uno degli strumenti attraverso i quali si cerca di comprenderla.


Marco Nicoletti 

  

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