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giovedì 5 marzo 2026

GARLASCO - SEMPIO E LE SUE AMNESIE . DAL CELLULARE AL LIBRO .

GARLASCO — Nel mosaico complesso delle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 nella villetta di via Pascoli a Garlasco, uno degli aspetti finiti sotto la lente degli investigatori negli anni riguarda le dichiarazioni di Andrea Sempio sui suoi spostamenti nella mattina del delitto.


Nelle prime fasi delle verifiche investigative, Sempio avrebbe spiegato di essersi recato a Vigevano quella mattina con l’intenzione di acquistare un telefono cellulare. In un secondo momento, però, la versione fornita sarebbe cambiata: lo stesso Sempio avrebbe indicato come motivo della sua presenza in città l’acquisto di un libro.


Un dettaglio che attirò l’attenzione degli inquirenti perché collegato alla fascia oraria in cui, secondo le ricostruzioni investigative, si consumò l’omicidio della giovane nella casa di famiglia. Per questo motivo furono avviati diversi accertamenti per ricostruire con precisione gli spostamenti di quella mattina.


Tra gli elementi esaminati vi furono documenti e possibili riscontri oggettivi, come gli scontrini e gli orari di apertura dei negozi di Vigevano. In particolare venne analizzato anche uno scontrino relativo a un parcheggio cittadino, ritenuto utile per verificare la presenza di Sempio in città in una determinata fascia oraria.


Il caso giudiziario relativo al delitto di Garlasco ha avuto comunque un esito definitivo nel 2015 con la condanna di Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi. Negli anni successivi il nome di Andrea Sempio è tornato all’attenzione degli investigatori nell’ambito di ulteriori verifiche, ma la sua posizione è stata archiviata nel 2017.


A distanza di tempo, il delitto di Garlasco continua a essere uno dei casi di cronaca nera più discussi in Italia, segnato da una lunga sequenza di indagini, perizie e ricostruzioni che hanno cercato di chiarire ogni dettaglio di quella mattina d’estate.


Marco Nicoletti 

 

GARLASCO - EMERGE DAL 2007 LA TAC DI CHIARA POGGI

 Delitto di Garlasco, la TAC di Chiara Poggi torna al centro del caso




Le immagini radiologiche del 2007 potrebbero ancora nascondere indizi sulla dinamica dell’omicidio



A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso del Delitto di Garlasco continua a far discutere l’opinione pubblica e gli addetti ai lavori. Tra gli elementi tecnici tornati al centro del dibattito negli ultimi tempi c’è la cosiddetta “famosa TAC” eseguita sul corpo della giovane subito dopo il ritrovamento, avvenuto il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia a Garlasco, in provincia di Pavia.


Si tratta di un esame radiologico effettuato nelle prime fasi dell’indagine, prima dell’autopsia, che ha consentito ai medici legali di analizzare in modo dettagliato le lesioni riportate dalla vittima. Ancora oggi quelle immagini rappresentano uno dei documenti scientifici più importanti dell’intero fascicolo processuale.



Le immagini che raccontano la violenza dell’aggressione



La tomografia assiale computerizzata mostrò un quadro estremamente grave di traumi cranici. Dalle scansioni emersero diverse fratture del cranio e lesioni compatibili con colpi inferti con un oggetto contundente.


Le immagini permisero agli specialisti di studiare la distribuzione dei colpi e di formulare ipotesi sulla dinamica dell’aggressione. In particolare, la TAC fornì indicazioni utili per comprendere la posizione della vittima durante le varie fasi dell’attacco e la direzione dei colpi ricevuti.


Nonostante le numerose perizie svolte nel corso degli anni, l’arma del delitto non è mai stata individuata con assoluta certezza. Diverse ipotesi sono state avanzate dagli esperti, ma nessuna è stata confermata in modo definitivo.



Il mistero delle micro-particelle



Uno dei dettagli che negli anni ha attirato maggiormente l’attenzione degli specialisti riguarda la possibile presenza di minuscole particelle nei frammenti ossei del cranio. Secondo alcune interpretazioni tecniche, queste tracce potrebbero essere di natura metallica.


Se confermata, una presenza di questo tipo potrebbe fornire indicazioni sull’oggetto utilizzato per colpire la giovane. Tuttavia, al momento delle prime indagini non fu possibile determinare con precisione la composizione delle particelle né collegarle con certezza a una specifica arma.


Proprio per questo motivo la TAC è rimasta nel tempo uno dei documenti più analizzati dai consulenti tecnici coinvolti nel caso.



Tecnologie moderne per rileggere le prove



Negli ultimi anni il progresso tecnologico ha aperto nuove possibilità nell’analisi dei reperti scientifici. Software di elaborazione delle immagini sempre più avanzati permettono oggi di riesaminare materiali raccolti anche molti anni fa.


In questo contesto, anche le scansioni della TAC di Chiara Poggi sono tornate sotto la lente degli esperti. L’obiettivo è verificare se una rilettura con strumenti più moderni possa far emergere dettagli che all’epoca non erano individuabili.


Le immagini radiologiche, infatti, conservano una grande quantità di informazioni e possono essere reinterpretate nel tempo senza subire deterioramenti, a differenza di molti altri reperti materiali.



Un caso che continua a dividere



Il delitto di Garlasco resta uno dei casi giudiziari più discussi della cronaca italiana. Per l’omicidio è stato condannato in via definitiva l’ex fidanzato della vittima, Alberto Stasi.


Nonostante la sentenza definitiva, il caso continua a riemergere periodicamente nel dibattito pubblico, soprattutto quando nuove analisi o riletture degli atti investigativi riaccendono l’attenzione su alcuni elementi chiave dell’inchiesta.


Tra questi, proprio la TAC eseguita nel 2007 continua a rappresentare un documento centrale. A distanza di quasi due decenni, quelle immagini potrebbero ancora contribuire a chiarire alcuni aspetti della dinamica dell’omicidio e di uno dei casi più complessi e controversi della cronaca italiana.


Marco Nicoletti 


mercoledì 4 marzo 2026

Canicattì: emergenza idrica, ANAFePC: "Nessun intervento regionale, chiesta verifica sulla qualità dell’acqua ad Arpa e Asp".

L’Accademia Nazionale per l’Alta Formazione e Promozione della Cultura, del Lavoro e del Sociale sta proseguendo un percorso graduale e ragionato per tutelare la salute dei cittadini, intraprendendo tutte le iniziative necessarie agli step previsti. In particolare, il 23 febbraio è stata trasmessa una richiesta di chiarimenti a ARPA Sicilia e all’ASP Agrigento sulla qualità dell’acqua erogata nel Comune di Canicattì, a seguito delle ripetute interruzioni del servizio idrico delle ultime settimane e delle criticità segnalate dai cittadini. La richiesta è finalizzata a verificare se siano stati effettuati controlli recenti presso i rubinetti delle abitazioni e nei punti terminali della rete idrica, nonché a conoscere gli esiti delle analisi chimico-fisiche e microbiologiche e l’eventuale attivazione di ulteriori misure di monitoraggio a tutela della salute pubblica, considerato che le ripetute interruzioni e successive riattivazioni del servizio possono incidere sulle condizioni della rete e sulla qualità dell’acqua distribuita. Ad oggi si è in attesa dei riscontri da parte degli enti tecnici competenti.

“La situazione presenta anche rilevanti profili sociali ed economici” – afferma Maurizio Cirignotta Vice Presidente ANAFePC – “dalle segnalazioni ricevute è emersa una significativa riduzione delle utenze attive nel territorio comunale, segno che migliaia di cittadini, esasperati da una distribuzione irregolare, tardiva e spesso insufficiente, avrebbero disdetto il contratto con il gestore, un fenomeno che non rappresenta solo un diffuso disagio, ma una vera frattura tra il servizio pubblico e i bisogni essenziali della comunità”.

Considerata la rilevanza sanitaria e il protrarsi delle criticità, è necessario garantire trasparenza sui controlli degli enti competenti per assicurare chiarezza istituzionale e tutela della salute dei cittadini. Di fronte a un’emergenza che incide su un diritto primario come l’accesso all’acqua, appare agghiacciante il silenzio della deputazione regionale, che dall’inizio della crisi non ha assunto iniziative né posizioni pubbliche. Troppo spesso la politica scivola nel populismo e finisce per ignorare i problemi reali. Su diritti fondamentali è invece indispensabile un impegno concreto e coordinato di tutti i livelli istituzionali, con il Comune, primo presidio sul territorio, chiamato a garantire operatività, soluzioni e trasparenza a tutela dei cittadini.

“Canicattì, storicamente principale realtà economica della provincia di Agrigento, ha svolto per decenni un ruolo centrale nello sviluppo agricolo, commerciale ed economico - continua Calogero Coniglio Presidente ANAFePC – in particolare con l’uva da tavola ‘Italia’ esportata nei mercati internazionali, rappresentando un caso emblematico delle criticità che colpiscono territori marginalizzati. Preoccupa il silenzio della deputazione regionale di fronte a una crisi che colpisce soprattutto le fasce più fragili e la mancanza di una rappresentanza diretta, un fenomeno inaccettabile che riguarda tutti i comuni siciliani privi di adeguati riferimenti istituzionali, lasciati spesso abbandonati. Senza distinzione di colori politici, si auspica che Canicattì, così come tutti i comuni siciliani privi di rappresentanza, ritrovi lo spirito di responsabilità e orgoglio che in passato ha consentito di esprimere rappresentanti autorevoli di ogni orientamento politico, promuovendo una riflessione condivisa per la tutela del territorio e la garanzia dei servizi essenziali per tutti i cittadini siciliani”.

“Continueremo a monitorare con determinazione l’evolversi della situazione, difendendo la salute dei cittadini, la qualità del servizio e la responsabilità istituzionale, affinché l’emergenza non diventi normalità”, conclude Coniglio.

GARLASCO - SEMPRE PIÙ DUBBI SULLA COLPEVOLEZZA DI STASI

Delitto di Garlasco, nuove analisi e scenari investigativi: il caso torna sotto i riflettori



Garlasco (Pavia), 4 marzo 2026 – A quasi diciannove anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il delitto di Garlasco conosce una nuova fase di approfondimenti investigativi che riaccendono il dibattito giudiziario e mediatico. Pur in presenza di una sentenza definitiva che ha condannato Alberto Stasi a 16 anni di reclusione, la Procura di Pavia sta portando avanti ulteriori accertamenti tecnici su alcuni elementi rimasti controversi.



Il fronte del DNA e l’indagine su Andrea Sempio



L’attenzione degli inquirenti si concentra in particolare sulle tracce biologiche repertate nel 2007 sotto le unghie della vittima. Le nuove analisi genetiche, effettuate con metodologie più avanzate rispetto a quelle disponibili all’epoca del processo, hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati di Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara.


Secondo quanto emerso, una parte del materiale genetico sarebbe compatibile con il suo profilo. La difesa di Sempio respinge con decisione ogni addebito e sostiene che l’eventuale presenza di tracce biologiche potrebbe essere spiegata da contatti indiretti o trasferimenti accidentali, sottolineando come il giovane frequentasse abitualmente l’abitazione.


Al momento non è stata formalizzata alcuna richiesta di rinvio a giudizio: l’indagine è ancora in fase preliminare e dovranno essere valutati in contraddittorio tutti gli esiti peritali.



L’impronta 33 e la rilettura della scena del crimine



Tra gli elementi tornati al centro dell’attenzione vi è anche la cosiddetta “impronta 33”, una traccia individuata all’epoca dei fatti nei pressi del corpo di Chiara. La sua attribuzione non è mai stata definitivamente chiarita e oggi viene riesaminata alla luce delle nuove tecniche di analisi.


Parallelamente, alcuni consulenti stanno rivalutando la dinamica dell’aggressione, con ipotesi differenti rispetto a quelle cristallizzate nelle sentenze: si discute, in particolare, del punto esatto dell’abitazione in cui sarebbe iniziata l’aggressione e della sequenza degli eventi che portarono alla morte della giovane.



Il nodo dell’orario del delitto



Un altro aspetto che torna in discussione è la collocazione temporale dell’omicidio. Alcuni esperti sostengono che l’orario potrebbe essere più ampio di quanto stabilito nei precedenti giudizi, mentre altri ritengono che i dati medico-legali già acquisiti offrano un quadro sufficientemente definito.


La questione dell’orario è centrale perché incide sulla compatibilità delle versioni fornite dai soggetti coinvolti e sulla presenza o meno di eventuali terze persone nella villetta di via Pascoli la mattina del 13 agosto 2007.



Le iniziative della difesa di Stasi



Sul fronte della difesa, i legali di Alberto Stasi hanno depositato nuove consulenze informatiche relative alla sera precedente il delitto. L’obiettivo è contestare alcune ricostruzioni riguardanti l’utilizzo del computer e il clima tra la coppia nelle ore antecedenti l’omicidio.


Secondo la difesa, i dati digitali confermerebbero una normale interazione tra i due, senza elementi che possano suggerire tensioni immediate. Anche su questo punto, tuttavia, le interpretazioni restano oggetto di confronto tra consulenti.



Un caso che continua a dividere



Il delitto di Garlasco rimane uno dei casi più complessi e discussi della cronaca giudiziaria italiana. La presenza di una condanna definitiva non ha impedito il riemergere di dubbi, nuove piste e richieste di approfondimento tecnico.


Ad oggi non vi sono ribaltamenti giudiziari, ma le nuove indagini potrebbero aprire ulteriori sviluppi nei prossimi mesi. Intanto, la vicenda continua a interrogare l’opinione pubblica, sospesa tra il peso delle sentenze e la possibilità che nuove analisi scientifiche possano offrire letture diverse di quanto accaduto in quella mattina d’estate del 2007.


 Marco Nicoletti 

Iran: Dopo la morte di Khomeini la guerra continua, il conflitto diventa regionale

La morte di Khomeini non rappresenta la fine della guerra ma la continuazione di un percorso iniziato con la rivoluzione islamica. Il leder Khomeini reggeva l’Iran dal 1989 muore sotto trenta bombe scagliate nell’insediamento presidenziale la mattina del 28 febbraio 2026. Un attacco mirato eseguito da Israele in collaborazione con gli Americani che hanno decapitato sia la guida politica dello stato iraniano ma anche quella religiosa dei Mussulmani Sciiti. L’Ayatollah aveva governato l’Iran per 36 anni ed è stato definito da Trump il male assoluto come si evince dal suo post su truth.

La prima dichiarazione fatta dal Presidente Pezeshkian la notte del 28 febbraio: Il nostro caro leader, l'Imam Khamenei, è stato martirizzato per mano della malvagia alleanza americano-sionista, e offro le mie condoglianze alla nazione iraniana. Un nuovo consiglio di leadership temporaneo è già insediato, e sarà composto da me, dal signor Ejei (Capo Giudice) e dall'Ayatollah Alireza Arafi. Lo stesso ha iniziato il suo lavoro - e continuerà il percorso. Spingeremo i nostri nemici alla disperazione distruggendo tutte le loro basi e tutte le loro capacità miliari. Dobbiamo essere uniti di fronte ai piani dei nemici.'

Parole dure ma certamente in controtendenza con le aspettative dell’alleanza Israele-America che ha inneggiato al rovesciamento del regime ma ha fatto emergere le due facce della stessa Teheran. Una festeggia, l'altra piange. Due Iran opposti, inconciliabili, sono esplosi nelle ore successive all’annuncio dell’uccisione dell’Ayatollah Ali Khamenei. Se nelle piazze di alcune città migliaia di persone hanno ballato, urlato e acceso fuochi d’artificio, negli studi della televisione di Stato, invece, un conduttore in lacrime interrompeva la diretta incapace di trattenere la disperazione.

Questa, una fotografia di un Paese spaccato dopo trentasei anni di dittatura della Guida Suprema. I video diffusi sui social e rilanciati dai media internazionali mostrano folle di persone radunate soprattutto nei quartieri periferici di Teheran, Mashhad e Shiraz. Giovani, famiglie intere, donne senza velo che inneggiano cori e slogan contro il regime. Ma dall’altro lato del paese milioni di persone piangono per la morte di Khamenei. Foto e istantanee impressionanti di un paese che sembra essersi stretto religiosamente alla morte del suo Imam Sciita capo religioso globale.

All’estero la spinta a festeggiare la morte di Khamenei ha origini non troppo lontane nel tempo. Sono tutti i parenti e gli amici delle vittime della repressione avvenuta e forgiata da America e Israele - tra il 9 e il 12 gennaio 2026 - che ha soffocato nel sangue le proteste popolari scoppiate contro la crisi economica e l’autoritarismo del sistema, un ricordo che si è stampato nella memoria ma che è ancora vivo.

Forse una volontà di cambiamento e il tramonto dell’Islam Politico. La morte di Khamenei viene vista da molti come la morte simbolica dell’Islam politico in Iran perché la soluzione Religioso-Politica ha rappresentato solo un regime teocratico non accettato dai giovani alla ricerca di un abbandono del secolarismo in Medio Oriente.

Una sfida che dovrebbe essere rappresentata dal dopo Khamenei secondo alcuni ma che non sembra volere dei cambiamenti radicali alimentando uno scontro con una popolazione che non riconosce più la loro autorità. Qualsiasi tentativo di insediare una nuova “Guida” sarà probabilmente accolto con una massiccia disobbedienza civile e un boicottaggio totale delle istituzioni statali.

Un futuro che potrebbe nascere da un nuovo patto sociale che dovrebbe rappresentare il focus sulla riforma del sistema. Il movimento giovanile guarda ad un futuro basato sui diritti umani e sull’eredità culturale iraniana con un allontanamento dei vincoli ideologici che hanno definito il Paese dal 1979.

Una divisione che si può notare nelle varie dichiarazioni di solidarietà degli stati. Tra i primi la Russia che con Il presidente russo ha porto le condoglianze all'omologo iraniano Masud Pezeshkian per l’assassinio del leader supremo della Repubblica Islamica dell’Iran, l'Ayatollah Ali Khamenei. Putin ha definito la morte di Khamenei come "un assassinio cinico", in violazione di tutte le norme della morale umana e del diritto internazionale. In Russia, Khamenei sarà ricordato come un eminente statista, che ha dato un enorme contributo allo sviluppo delle relazioni tra i due Paesi, abbia dichiarato Putin. Il Presidente ha definito la sua morte "un assassinio cinico, in violazione di tutte le norme della morale umana e del diritto internazionale".

A seguire la Cina che ha dichiarato di “condannare fermamente” l’omicidio. L'attacco è stato descritto come "una grave violazione della sovranità e della sicurezza dell'Iran, una violazione degli obiettivi e dei principi della Carta delle Nazioni Unite e delle norme fondamentali delle relazioni internazionali". "La Cina si oppone fermamente e condanna fermamente questa decisione", ha affermato il Ministero degli Esteri del Paese, chiedendo "l'immediata cessazione delle operazioni militari".

L’Unione Europea con Il capo della politica estera dell'UE, Kaja Kallas, ha descritto la morte di Khamenei come "un momento decisivo nella storia dell'Iran". "Quello che verrà dopo è incerto. Ma ora c'è una strada aperta verso un Iran diverso, un Iran che il suo popolo potrà plasmare con maggiore libertà", ha dichiarato su X. "Sono in contatto con i partner, compresi quelli nella regione che subiscono il peso delle azioni militari dell'Iran, per trovare misure concrete per la de-escalation".

Il Regno Unito con il segretario alla Difesa John Healey ha affermato che la sua priorità è proteggere il personale militare e i civili britannici dagli "attacchi indiscriminati" dell'Iran. Parlando alla BBC, Healey ha affermato che "nessuno piangerà" la morte di Khamenei. Dichiarazioni che hanno determinato l’attacco alla base Inglese di Cipro.

Hamas si è dichiarato in lutto per la morte di Khamenei, descrivendo l'attacco che lo ha ucciso come un "atroce" attacco statunitense-israeliano. "Ha fornito ogni forma di sostegno politico, diplomatico e militare al nostro popolo, alla nostra causa e alla nostra resistenza", ha affermato il gruppo palestinese in una dichiarazione. Gli Stati Uniti e Israele "hanno la piena responsabilità di questa palese aggressione e di questo crimine atroce contro la sovranità della Repubblica islamica dell'Iran, e delle sue gravi ripercussioni sulla sicurezza e la stabilità della regione", ha aggiunto. Hamas ha anche affermato che i paesi arabi e musulmani hanno la “responsabilità politica, legale e storica di adottare misure immediate e decisive”.

La Turchia con il suo presidente Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato di essere "addolorato" per la morte di Khamenei. "Sono rimasto rattristato nell'apprendere della scomparsa della Guida suprema dell'Iran, l'ayatollah Ali Khamenei, a seguito degli attacchi avvenuti ieri", ha scritto su X, esprimendo le sue "condoglianze" al popolo iraniano.

Gli Houti dello Yemen. La leadership politica degli Houthi ha espresso le sue “sincere condoglianze e la più profonda solidarietà” al popolo iraniano. "Questo crimine efferato rappresenta una flagrante violazione di tutte le leggi e norme internazionali e incarna la continuazione dell'ingiusto attacco alla nazione islamica", ha affermato.

La corea del nord ha condannato gli attacchi degli Stati Uniti e di Israele definendoli un “atto illegale di aggressione”. Gli attacchi "costituiscono un atto di aggressione del tutto illegale e la forma più vile di violazione della sovranità nella loro natura", ha affermato un portavoce del Ministero degli Affari Esteri, secondo quanto riportato dai media statali. Pyongyang ha accusato Washington e il suo alleato di “condotta spudorata e da gangster” e di abuso della forza militare per soddisfare “ambizioni egoistiche ed egemoniche”.

Il Pakistan con il suo primo ministro Shehbaz Sharif ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma che Islamabad è vicina al popolo iraniano in questo momento di "dolore e tristezza”. In un post su X, Sharif ha inviato le sue condoglianze "per il martirio di Sua Eminenza l'Ayatollah Seyyed Ali Khamenei" e ha espresso preoccupazione per l'attacco al leader di uno Stato. Il Congresso nazionale indiano, il principale partito di opposizione del Paese, ha condannato gli attacchi congiunti USA-Israele in cui è morto il leader supremo iraniano Khamenei. In una dichiarazione dai toni forti, il Partito del Congresso ha affermato di “condannare inequivocabilmente l’assassinio mirato” del leader iraniano, “in un attacco militare condotto senza una formale dichiarazione di guerra”. Il governo indiano, che ha mantenuto relazioni cordiali con la Repubblica Islamica dell'Iran, non ha ancora rilasciato alcuna dichiarazione formale sull'uccisione di Khamenei. Sabato, il governo del Primo Ministro Narendra Modi aveva espresso preoccupazione per l'escalation delle tensioni in Medio Oriente, con Stati Uniti, Israele e Iran che lanciano missili.

Il Chad con il suo leader Mahamat Idriss Deby Itno ha espresso solidarietà all'Iran dopo l'attacco di Israele e degli Stati Uniti. Deby, noto anche come Kakà, ha dichiarato di inviare le sue "più sincere e sentite condoglianze" per l'uccisione di Khamenei e di condividere "il dolore della nazione iraniana di fronte a questa difficile prova".

La Malesia con Anwar Ibrahim, primo ministro della Malesia, ha dichiarato in un post su X di condannare "senza riserve" l'uccisione di Khamenei, aggiungendo che l'azione pone la regione "sull'orlo di una grave e duratura instabilità". Ibrahim ha affermato che coloro che accolgono con approvazione la morte di Khamenei "dovrebbero riconoscere le conseguenze di tali azioni", aggiungendo che "le minacce esistenziali raramente producono reazioni prevedibili".

Il movimento dei Talebani in Afghanistan ha issato la bandiera nera insieme alla propria bandiera al confine con l'Iran in segno di lutto per la morte martoriale di Sayed Ali Khamenei

Una delle conseguenze che ci apprestiamo a vivere come storia medio orientale e la regionalizzazione del conflitto, infatti, Teheran ha iniziato già la distruzione sistematica delle infrastrutture petrolifere e del gas dei Paesi del Golfo Persico, osserva "Military Chronicle" con una logica semplice che mira a creare conseguenze su larga scala per cercare di indurre gli Stati Uniti a frenare. Con un problema di base che è militarmente basato sul raggiungimento del punto critico che pone l’Iran a correre ogni rischio. Un conflitto che in seguito agli ultimi attacchi ha coinvolto Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Oman oltre a diversi altri paesi medio orientali sta facendo centrare il vero obbiettivo iraniano la regionalizzazione del conflitto.

Il mediterraneo deve essere visto come il principale bersaglio attraverso il sollevamento di un movimento nei paesi nord africani come Libia, Algeria, Egitto, Sudan ed altri risucchiando l’Italia in una crisi senza precedenti. Le guerre civili inoltre alimenteranno le immigrazioni di massa.

I giacimenti chiave e i terminali di esportazione si trovano nella portata dei missili a corto raggio iraniani e, in alcuni casi, persino dell'artiglieria da costa. Un fattore aggiuntivo è la presenza di una popolazione sciita in alcune di queste zone, che crea il potenziale per una destabilizzazione interna. Lo scenario peggiore prevede che attacchi combinati di missili e droni, oltre a azioni di alcuni gruppi proxy, portino a incendi di pozzi e alla distruzione/danneggiamento sia delle strutture di lavorazione che dei terminali di esportazione del petrolio.

Una distruzione sistematica come successo nel 1991 in Kuwait determinerebbe un rischio sui prezzi del petrolio che colpisce l’economia di molti paesi a livello globale, tra cui l’Europa. I mercati già stanno reagendo e i prezzi al barile sono schizzati da 50 a 75 dollari in un giorno e prima il Brent, poi il WTI potrebbero facilmente superare i cento dollari al barile. Un grave effetto collaterale di una decisione israeliana – Americana che va oltre il problema politica ed imperiale.

La chiusura da parte iraniana dello stretto di Hormuz acuisce il processo paralizzando le forniture a lungo termine in quanto le forniture locali si riducono. Gli Stati Uniti potrebbero teoricamente imporre restrizioni all'esportazione del proprio petrolio e gas, per mantenere i prezzi interni prima delle elezioni intermedie. In tal caso, l'Europa si troverebbe in una posizione estremamente vulnerabile: le forniture russe sono limitate o addirittura rifiutate, quelle mediorientali sono sotto attacco e quelle americane sono in dubbio. E allora la crisi energetica cessa di essere regionale e diventa globale.

Dal punto di vista militare e secondo le informazioni che ci vengono da Bloomberg le scorte militari di Usa e Israele si stanno per esaurire. Le riserve di munizioni di Stati Uniti e Israele potrebbero ridursi in tempi brevi e se l’Iran dovesse mantenere un’elevata intensità di attacchi cosa abbiamo visto potrebbe rappresentare Secondo Bloomberg l’ago della bilancia della guerra perché per intercettare un singolo bersaglio vengono generalmente impiegati due o tre missili antiaerei, aumentando rapidamente il consumo degli arsenali. In tal senso noti gli ultimi attacchi su Tel Aviv sono noti. L’agenzia sottolinea inoltre che, già durante il conflitto dello scorso anno, Washington e i suoi alleati hanno utilizzato una parte significativa delle proprie scorte. In particolare, gli Stati Uniti avrebbero lanciato circa 120 missili intercettori dei sistemi THAAD, mentre nell’intero anno ne sono stati acquistati soltanto alcune decine.

Gli obbiettivi strategici dei missili Iraniani sono tutti gli interessi e basi Americane costruite attorno all’Iran negli anni che oggi rappresentano un bersaglio legittimo con un prezzo che i paesi del golfo dovranno pagare per il loro vassallaggio verso l’America che sembra non riesca a difendere i propri alleati. Allo stesso tempo l’Iran ha rifiutato categoricamente ogni processo diplomatico dopo il tradimento americano che all’insaputa di tutti il 28 febbraio ha attaccato il cuore dello stato islamico. Naturalmente la speranza che la terza guerra mondiale non parta proprio dal Medio Oriente in seguito a scelte scellerate dell’asse del male.






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