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lunedì 30 marzo 2026

CARO GASOLIO, AN.BTI - CONFCOMMERCIO: “GASOLIO FINO A 2,7 € AL LITRO! BUS TURISTICI RISCHIANO CRISI STRUTTURALE”

CARO GASOLIO, AN.BTI - CONFCOMMERCIO: "GASOLIO FINO A 2,7 € AL LITRO! BUS TURISTICI RISCHIANO CRISI STRUTTURALE"

Il Presidente e il Direttore di An.bti - Confcommercio, Riccardo Verona e Andrea Camertoni, hanno commentato l'ultima mappatura nazionale diffusa dal Codacons che vede il gasolio superare in alcuni distributori i 2,7 euro al litro al 'servito': "Col perdurare dell'instabilità internazionale e del caro carburanti oggi c'è una situazione sempre più preoccupante sul fronte della domanda. Stiamo registrando con crescente frequenza disdette e mancate prenotazioni per i mesi futuri. I nuovi preventivi, inevitabilmente influenzati dall'aumento dei carburanti, risultano più elevati e rendono i servizi meno competitivi e meno appetibili per i clienti."

Il problema si manifesta quindi su un doppio livello:
• da un lato, i servizi già contrattualizzati, basati su costi ormai superati, che stanno erodendo i margini delle imprese;
• dall'altro, una contrazione delle prenotazioni future, con clienti che rinunciano o scelgono soluzioni alternative.

"Il caro carburante – proseguono Verona e Camertoni – sta compromettendo seriamente la tenuta economica dell'intera categoria. Senza un intervento immediato, il rischio è quello di una crisi strutturale del settore".

AN.BTI - Confcommercio chiede quindi con urgenza misure concrete, a partire dall'estensione dell'accisa agevolata e dalle misure di compensazione per i maggiori costi sostenuti e per le perdite di questo periodo di crisi.




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STORIEUS. - CASO EPSTEIN, PARLA LA 'VITTIMA MINORENNE NR.1': "STUPRATA A 14 ANNI, IN QUEI FILE C'E' LA VERITA'. TRUMP? SA COME SI MANIPOLANO LE PERSONE"

CASO EPSTEIN, PARLA LA "VITTIMA MINORENNE NR.1": "STUPRATA A 14 ANNI, IN QUEI FILE C'E' LA VERITA'. TRUMP? SA COME SI MANIPOLANO LE PERSONE"

In una lunga intervista esclusiva concessa a  STORIEUS. , il format sui grandi temi internazionali prodotto da Alanews e condotto da Andrea EusebioMarina Lacerda, sopravvissuta agli abusi di Jeffrey Epstein, racconta  la sua battaglia, condivisa con tante altre "Survivors", per la piena verità sugli abusi perpetrati dall'uomo e dalla sua rete di contatti.

Marina, infatti, è la donna identificata per anni nei fascicoli processuali come "minor victim 1" (vittima minorenne 1, ndr). Ha rivelato la propria identità nel settembre 2025 davanti al Campidoglio di Washington. Nell'intervista racconta la meccanica degli abusi, il sistema di reclutamento, l'incontro con Ghislaine Maxwell e molto altro ancora.

Marina aveva quattordici anni quando un'amica la portò per la prima volta nell'appartamento di Epstein, ad Upper East Side. La premessa era semplice: "Mi disse che avrei dovuto solo praticargli un massaggio. Nient'altro. Guadagnare 300 dollari in quaranta minuti". Ma fin dal primo incontro la realtà fu diversa: "Quando si girò in quella sala, le sue zone intime erano esposte. Ho scosso la testa. Lui ha preso il mio top e ha detto: sarai presto a tuo agio con me, ci vorrà solo un po' di tempo". Marina era sola, al terzo piano, in una casa che non conosceva: "Non sapevo dove fossero le scale, non sapevo dove fosse l'ascensore. Avevo paura". Ci tornò due settimane dopo, spinta dalla disperazione economica. "Vivevamo in una stanza, io, mia madre e mia sorella. Avevo affittato tutte le altre camere. Ero disperata". Da quel momento il rapporto si protrasse per tre anni, fino ai diciassette.

Uno dei passaggi più pesanti dell'intervista riguarda la scoperta, avvenuta solo due anni fa, di essere stata violentata. Marina, che era già stata abusata dal suo patrigno dagli 8 ai 12 anni, aveva cancellato quei momenti dalla memoria: "Fino a poco tempo fa non ricordavo nemmeno che Epstein mi avesse violentata. L'avevo completamente rimosso dalla mia testa. È quello che fa il cervello con un trauma: ti protegge". È stata un'amica a farle ricostruire ciò che era accaduto. E il ricordo che è tornato è preciso: "Chiamava almeno tre o quattro ragazze. Mi prendeva e mi metteva sopra di lui, e diceva loro: è così che si fa. Questo è quello che fa una brava ragazza quando mi ascolta. Le faceva guardare mentre mi stuprava". Ammette: "Ero sotto shock quando ho dovuto sentire da qualcun altro che ero stata violentata. Non me lo ricordavo".

Marina spiega con chiarezza come funzionasse il meccanismo di reclutamento di Epstein: "Aveva ragazze che gli portavano altre ragazze, in modo che non dovesse farlo lui. E le ragazze si fidano tra loro: sapeva cosa stava facendo". Era esattamente il ruolo che aveva avuto l'amica che l'aveva portata da lui per la prima volta. Col tempo, Epstein aveva iniziato a chiedere la stessa cosa a Marina: "Voleva che portassi ragazze più giovani. Quando gliene ho portata una di diciotto anni si è arrabbiato: era vecchia per lui. Mi ha detto di portare le carte d'identità, così da poter controllare di suo pugno". Quando Marina ha smesso di riuscire a procurargli ragazze abbastanza giovani, il rapporto si è chiuso. La frase con cui Epstein l'ha congedata: "Non sei più divertente. Stai invecchiando con me". Lei aveva diciassette anni: "Ormai mi truccavo e depilavo, a lui non stava bene".

Marina descrive l'unico incontro con Ghislaine Maxwell come qualcosa che ha rimosso nei dettagli, ma di cui ricorda la struttura: "Jeffrey ci portò nella sua camera da letto. C'erano lenzuola bianche. Si voltò e disse: si unisce un'amica. Ghislaine è entrata. Eravamo in quattro. Sono successe molte cose orribili. Non ricordo i dettagli, il trauma, penso, è una buona cosa in questo senso". Per anni aveva visto le foto di quella donna in casa Epstein senza sapere chi fosse: "Pensavo fosse sua moglie. L'ho riconosciuta solo dopo, al telegiornale". Sulla richiesta di grazia presidenziale avanzata da Maxwell, Marina non usa mezze misure: "Assolutamente no. Questa donna dovrebbe liberarsi di questo e dire la verità. Non è così che funziona, ha avuto una faccia tosta anche solo a chiederlo".

Nel 2008, nell'ambito dell'inchiesta in cui gran parte degli abusi di Epstein fu insabbiata, l'FBI bussò alla porta di Marina, la quale chiamò la segretaria di Epstein, Leslie Groff. Lui la richiamò: "Mi disse: non chiamarmi, ti faccio trovare un avvocato. Io risposi: se non mi trovi un avvocato, dico all'FBI tutto quello che so". Gli avvocati arrivarono, ma con un messaggio che la lasciò senza parole: "Mi dissero che potevo andare in prigione. Avevo quattordici anni quando è iniziato. Ho chiesto: perché sono io nei guai e non lui?".  Da lì a poco, l'accordo con il procuratore della Florida Acosta, poi nominato Segretario del Lavoro da Trump. A Marina non fu detto nulla: "Entrai nel loro ufficio e mi dissero: non preoccuparti, è tutto sistemato. Dimentica tutto. Sei libera di andare".

Marina sceglie di non pronunciarsi sulla morte di Virginia Giuffrè, la sopravvissuta che più di tutte aveva combattuto il sistema Epstein e che nel 2024 è morta in circostanze che molti non considerano chiarite. "I miei pensieri sono inclini alle teorie cospirazioniste, quindi preferisco tenerli per me. Non la conoscevo: se l'avessi conosciuta potrei percepirlo. Ma non voglio dire qualcosa che venga usato per far dubitare della mia storia". 

Durissima la valutazione su Pam Bondi, procuratrice generale nominata da Trump: "Ci ha totalmente disumanizzate, dimenticando che siamo sopravvissute. Ha dichiarato di avere una comunicazione chiara con noi: è assolutamente falso. Abbiamo cercato di parlarle. Non vogliono avere niente a che fare con noi". Sui 3 milioni di file ancora nelle mani del Dipartimento di Giustizia: "Non stanno facendo assolutamente nulla. Il punto era aprire gli occhi dell'America. Il popolo americano non reagisce: è una vera delusione". E sulla possibile funzione della guerra in Iran come distrazione: "Di solito quando succedono le guerre vogliono distrarci. Ma i file di Epstein non spariranno durante la notte". Infine, su Donald Trump:" La Florida è uno Stato repubblicano: lui ha la residenza a Mar-a-Lago, Epstein l'aveva a West Palm, Acosta  e Bondi vengono da lì. Trump è un uomo di potere ed è ricco, sa come si manipolano le persone". 

L'impegno con le altre vittime non è solo per la verità sul Caso Epstein: "C'è una vita oltre all'abuso, chiunque ne è vittima deve parlare per poter combattere insieme. Le donne devono essere unite e non accettare queste dinamiche nella propria vita: se se la prendono tra loro gli uomini si sentiranno legittimati a non rispettarle".




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MagicLand e Anas presentano DogLand, una delle prime aree per cani in un parco divertimenti


MagicLand e Anas presentano DogLand - Anas

Tra le prime aree cani ludico-ricreative in Europa in un parco divertimenti

 

 

A MagicLand gli amici a quattro zampe entrano con le famiglie nel Parco e diventano parte del divertimento.

Nasce così DogLand - Anas, tra le prime aree cani ludico-ricreative in Europa in un parco divertimenti. L'inaugurazione ufficiale si terrà il 3 aprile, in occasione dell'apertura della stagione 2026.

L'iniziativa nasce dalla collaborazione tra MagicLand e Anas (società del Gruppo Fs), da anni impegnata nella cultura della sicurezza stradale attraverso campagne di sensibilizzazione.

Anas, oltre a occuparsi della gestione e manutenzione della rete viaria nazionale, porta avanti un costante lavoro di prevenzione sui comportamenti a rischio, tra cui l'abbandono degli animali lungo le strade. Questo fenomeno rappresenta un grave atto di crudeltà verso gli animali e un serio pericolo per la circolazione.  

Con DogLand - Anas il messaggio è chiaro: gli animali non si abbandonano perché fanno parte della famiglia e partecipano a tutte le attività. Anche al parco divertimenti.

Situata in posizione centrale, a bordo lago, l'area è uno spazio verde e protetto dove i cani possono muoversi, giocare e rilassarsi in sicurezza, sempre accompagnati dalle famiglie. Completamente recintata e realizzata con erba sintetica di alta qualità, DogLand - Anas è dotata di zone ombreggiate, sedute e fontanella. Elemento distintivo è il "percorso agility" in legno a sei stazioni, progettato per stimolare movimento, gioco e interazione: pedana di attesa, pedana mobile, slalom, ostacolo regolabile, palizzata e anello fisso. Un tracciato dinamico che trasforma la visita al Parco in un momento di attività condivisa con i propri amici a quattro zampe.

DogLand - Anas rappresenta l'incontro tra due visioni complementari: da un lato l'impegno di Anas nella prevenzione dell'abbandono e nella sicurezza stradale, dall'altro la volontà di MagicLand di rendere il Parco sempre più inclusivo e vicino ai nuovi stili di vita delle famiglie, in cui l'animale domestico è a tutti gli effetti un membro del nucleo.

"Con DogLand - Anas vogliamo lanciare un messaggio semplice ma forte: i cani fanno parte della famiglia e non devono essere lasciati indietro, nemmeno quando si va al parco divertimenti" – dichiara Guido Zucchi, Amministratore Delegato di MagicLand. "Questa area nasce proprio per permettere alle persone di vivere il tempo libero insieme ai propri animali in modo responsabile, sicuro e sereno. I cani sono sempre stati i benvenuti a MagicLand, accompagnando le famiglie nella loro visita al parco. Tuttavia, finora non avevano uno spazio di svago pensato esclusivamente per loro. Con DogLand - Anas possiamo offrire anche a loro un'area dedicata al divertimento e al benessere, progettata su misura. Inoltre, la collaborazione con Anas, da anni in prima linea contro l'abbandono, rende questo progetto ancora più significativo".

"Da diversi anni collaboriamo con alcune associazioni per far fronte comune e promuovere campagne di sensibilizzazione a favore degli animali", ha dichiarato l'Amministratore Delegato di Anas, Claudio Andrea Gemme. "Partecipare a questa iniziativa con MagicLand ci rende orgogliosi perché è una nuova azione concreta che permette di proteggere e salvare vite. Anas salva in media un animale ogni cinque giorni dal pericolo di essere investito e ucciso. In Italia il fenomeno dell'abbandono degli animali lungo le strade rappresenta una grave emergenza perché mette a rischio la loro vita e quella degli utenti. Negli ultimi anni abbiamo intensificato le attività di monitoraggio e intervento in collaborazione con le autorità locali e le associazioni del settore" - ha aggiunto l'AD - "Solo attraverso un'azione collettiva possiamo ridurre gli incidenti. C'è comunque un dato positivo che vorrei sottolineare: la sensibilità degli utenti a segnalare ad Anas il fenomeno dell'abbandono è cresciuta di oltre il 30% negli ultimi anni, segnalazioni che consentono ai cantonieri di salvare con più rapidità e di conseguenza con maggior successo, gli animali vaganti".

Con DogLand - Anas, MagicLand e Anas trasformano un messaggio di responsabilità in un'esperienza concreta: un parco dove il divertimento si vive insieme, senza lasciare indietro nessuno.

sabato 28 marzo 2026

Roma Capitale sceglie l’urbanistica di genere: presentazione del primo “Quaderno della città che cambia”

ROMA CAPITALE SCEGLIE L'URBANISTICA DI GENERE IN DIALOGO CON LE GRANDI CITTÀ EUROPEE

Il primo "Quaderno della città che cambia" è uno strumento operativo che raccoglie dati, pratiche e linee guida per costruire una città più inclusiva, sicura e accessibile, frutto della collaborazione tra Roma Capitale – Assessorato all'Urbanistica, Human Foundation e Risorse per Roma.  

 

ROMA - 28 MARZO 2026 - Roma Capitale sceglie di ripensarsi attraverso lo sguardo di genere, riconoscendo che progettare a partire dall'esperienza delle donne significa costruire spazi, servizi e mobilità più equi, sicuri e accessibili per l'intera collettività, e lo fa con il primo dei Quaderni della città che cambia. "La prospettiva dell'urbanistica di genere a Roma. Come orientare lo sviluppo della città verso accessibilità, partecipazione, sicurezza e inclusione".

Roma si trova oggi davanti a una sfida cruciale: costruire una città più sostenibile e prossima, in linea con l'Obiettivo 11 dell'Agenda 2030. Le evidenze raccolte negli ultimi anni – dall'indagine sulla percezione della città Spatium Urbis (promossa da Roma Capitale tramite la Commissione Pari Opportunità, in collaborazione con Università La Sapienza di Roma) ai primi dati sulla mobilità di genere (raccolti nello studio La Mobilità a Roma di Roma Servizi per la Mobilità) – mostrano come donne, anziani, bambini, persone con disabilità, comunità LGBTQI+ e persone con background migratorio vivano la città con maggiori difficoltà in termini di sicurezza, mobilità e accesso ai servizi. Una condizione che riflette differenze strutturali nei vissuti urbani e una persistente sottorappresentazione delle donne nei processi decisionali e progettuali.

Il Quaderno – presentato presso l'Urban Center Metropolitano (Viale Manzoni 34 – Roma) – segna un passaggio strategico in questa direzione e nasce dalla collaborazione tra Roma Capitale – Assessorato all'Urbanistica, Human Foundation e Risorse per Roma per affrontare il tema dell'urbanistica di genere come leva strategica per una città più equa e attenta ai bisogni delle persone e per fornire strumenti concreti di progettazione e intervento. Le indicazioni saranno testate nell'ambito del quartiere Spinaceto con interventi di urbanistica tattica orientati alla dimensione di genere, in continuità con l'intervento del Programma "15 Municipi, 15 progetti per la città in 15 minuti" a Largo Niccolò Cannella.

Il documento è arricchito dal contributo di istituzioni, università, architette, studiosi e studiose coinvolti in focus group dedicati. Il documento offre a funzionari e decisori pubblici un insieme di strumenti operativi – casi studio, indicazioni preliminari, domande guida – per integrare la prospettiva di genere in tutte le fasi delle politiche urbane, dalla pianificazione alla valutazione.

Con questo lavoro, Roma compie un passo decisivo verso una strategia sistemica di urbanistica di genere, allineandosi alle migliori pratiche italiane ed europee – da Parigi a Vienna, da Torino a Barcellona – e valorizzando esperienze locali come Spatium Urbis e HER WALKS (progetto di mappatura partecipativa con prospettiva di genere del quadrante Ostiense-San Paolo, realizzato grazie alla collaborazione tra VIII Municipio e Sex & The City), rafforzando in questo modo una visione di città più prossima, sicura e inclusiva.

L'incontro è stato un'occasione di confronto pubblico su come politiche urbane, progettazione degli spazi e processi partecipativi possano contribuire a costruire una Roma più vivibile, accogliente e in grado di garantire pari opportunità di accesso.

A dialogare sul tema Maurizio Veloccia, Assessore all'Urbanistica del Comune di Roma, Giovanna Melandri, Presidente di Human Foundation, insieme ad altre esperte ed esperti impegnati nella trasformazione urbana e nelle politiche di genere: Marta Rossi, (Coordinatrice dell'Area Rigenerazione Urbana di Human Foundation), Enrico Di Giuseppantonio (Presidente Commissione Pari Opportunità di ANCI), Héléne  Chartier (Director of Urban Planning and Design – C40), Michela Cicculli (Presidente Commissione Pari Opportunità Assemblea Capitolina), con la conduzione di Elena Andreoni dell'Assessorato all'Urbanistica di Roma Capitale.

L'urbanistica di genere diventa così una leva per ripensare spazi, servizi e mobilità con maggiore attenzione ai bisogni reali delle persone, a partire da quelli delle donne, riconoscendo che una città in cui le donne vivono pienamente è una città migliore per tutte e tutti.

Roma Capitale con il supporto tecnico di Human Foundation conferma così il proprio impegno nel promuovere modelli di sviluppo urbano innovativi e inclusivi, capaci di rispondere alle sfide sociali contemporanee e di generare valore per la collettività.

La riflessione su come rendere Roma una città più accessibile, inclusiva e sostenibile proseguirà il 22 aprile con la Masterclass di Giovanni Melandri, in programma nuovamente nella cornice dell' Urban Center Metropolitano.

"L'urbanistica non è mai neutrale: se una città non è progettata per tutti, finisce inevitabilmente per escludere qualcuno. La necessità di una maggiore inclusività per le diverse fasce della popolazione come, ad esempio, persone diversamente abili, anziani, bambini e donne, ci spinge a ripensare la conformazione dello spazio cittadino e dei suoi servizi. Il lavoro che abbiamo fatto insieme a Human Foundation nasce proprio dalla volontà di progettare una città più funzionale per le donne e per l'intera collettività individuando alcuni strumenti necessari: illuminazione adeguata, marciapiedi percorribili con i passeggini e trasporti pubblici capillari, che colleghino non solo i centri produttivi ma anche i servizi essenziali. Non è solo una questione di pari opportunità, ma di giustizia spaziale: trasformare lo spazio pubblico da luogo di transito o pericolo a luogo di partecipazione e libertà, dove il diritto alla città sia finalmente garantito a ogni cittadina e cittadino", spiega l'Assessore all'Urbanistica di Roma, Maurizio Veloccia.

"Le città non cambiano da sole la società, ma sono uno dei luoghi in cui si rendono visibili le priorità collettive e le disuguaglianze. Integrare la prospettiva di genere nella pianificazione urbana significa riconoscere che lo spazio pubblico deve essere progettato a partire dalla vita quotidiana delle persone: dalla mobilità legata ai tempi di cura, alla presenza di servizi accessibili, fino alla qualità degli spazi in cui sostare, incontrarsi e sentirsi al sicuro. Anche i gesti simbolici – come riequilibrare la rappresentazione di donne e uomini nello spazio pubblico – acquistano pieno significato quando fanno parte di una trasformazione più ampia: una città che offre servizi di prossimità, trasporti pensati per gli spostamenti reali delle persone e spazi urbani accoglienti e accessibili per tutte e tutti.

Per questo con Human Foundation abbiamo messo a disposizione le nostre competenze nel campo dello sviluppo locale ad impatto, per elaborare questo primo Quaderno  sull'urbanistica di genere per la città di Roma, capace di mettere a disposizione strumenti concreti per integrare questa prospettiva nelle politiche urbane, a partire dalle metodologie della impact economy: processi di coprogettazione con le comunità e strumenti di valutazione dell'impatto capaci di misurare come le scelte urbane incidono sulla qualità della vita di romane e romani", afferma la Presidente di Human Foundation, Giovanna Melandri.



Lina Sastri in Maria Maddalena o Della Salvezza, 3 e 4 aprile in Sala Umberto

venerdì 27 marzo 2026

Guerra in Iran: Carenza di fertilizzanti e catena alimentare a rischio.

La guerra Iran - Usa -Israele non è solo energia pura ma anche un deterrente importante per una futura crisi alimentare globale. Una minaccia che viaggia in maniera silenziosa che potrebbe avere effetti importanti per la catena alimentare del mondo. Parlare di petrolio e di prodotti gassosi o raffinati derivati è stata una prassi dovuta che abbiamo dilaniatamene puntato sullo stretto di Hormuz e sui suoi collegamenti marittimi ma ci sono altri effetti collaterali nascosti e poco pubblicizzati dai media.

L’industria dei fertilizzanti svolge un ruolo cruciale nel migliorare la produttività agricola, garantire la sicurezza alimentare e sostenere le economie globali. I fertilizzanti forniscono nutrienti essenziali alle colture, portando ad un aumento dei rendimenti e ad una migliore qualità. Con la crescita della popolazione mondiale, la domanda di cibo si intensifica, rendendo l’industria dei fertilizzanti una componente vitale per soddisfare le esigenze agricole.

Una valutazione attenta pone l’attenzione su una crisi che possiamo definire parallela al petrolio che incombe sulla sicurezza alimentare globale quella della carenza di fertilizzanti utili per la produzione alimentare. Notiamo infatti che la metà dell'urea commercializzata a livello mondiale e di altri grandi quantità di fertilizzanti vengono esportate proprio dai paesi del Golfo ed attraverso lo Stretto di Hormuz, rendendo l'agricoltura globale altamente vulnerabile a qualsiasi interruzione in quella zona.

La recente crisi specie delle forniture di gas e dei trasporti marittimi hanno già costretto gli impianti di produzione di fertilizzanti, che utilizzano il gas naturale per la loro produzione, nel Golfo e altrove, a chiudere o ridurre la propria produzione. Uno dei paesi più colpiti è il Qatar che in questi giorni attraverso la Qatar Energy ha comunicato l’interruzione della produzione nel più grande impianto di produzione di Urea al mondo dovuto al blocco dell’erogazione del gas.

Questa tipologia di produzione è collegata al GNL del Qatar in tal senso l’India ha ridotto la produzione di tre dei suoi impianti di urea. Anche il Bangladesh ha chiuso quattro dei suoi cinque stabilimenti di fertilizzanti. Negli Stati Uniti si registra già una carenza di fertilizzanti pari a quasi il 25% rispetto al fabbisogno previsto per questo periodo dell'anno.

Un danno che viene aggravato dall’aumento dei prezzi di esportazione dell'urea dal Medio Oriente è aumentato di circa il 40%, passando da poco meno di 500 dollari a poco più di 700 dollari per tonnellata metrica nei giorni scorsi, secondo Argus, un'agenzia specializzata nella rilevazione dei prezzi di energia e materie prime. Il prezzo attuale è di quasi il 60% superiore rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso.

Il Golfo Persico secondo Signal Group (società di spedizione internazionale) ha chiarito che il 20% di tutti i fertilizzanti mondiali proviene proprio dal Golfo persico, mentre il 46% della fornitura globale di urea proviene dallo stesso bacino. La Qatar Fertiliser Company (QAFCO), considerata il più grande fornitore di urea al mondo, da sola fornisce il 14% dell'urea mondiale. Sono in pericolo in seguito alla guerra secondo un’analisi condotta da Kpler (società di analisi di dati) fino a un terzo del commercio globale di fertilizzanti e il commercio potrebbe essere interrotto se la chiusura dello Stretto di Hormuz persiste, solo a poche navi battenti bandiera indiana, pakistana e cinese è stato consentito il transito in sicurezza.

L’agenzia di stampa Reuters che ha intervistato l'analista di Morningstar Seth Goldstein, i prezzi dei fertilizzanti azotati potrebbero raddoppiare rispetto ai livelli attuali, mentre quelli dei fosfati potrebbero aumentare di circa il 50%. Secondo Kpler, nel 2024 i paesi asiatici erano i più dipendenti dalle esportazioni di fertilizzanti del Golfo, ricevendo il 35% delle esportazioni di urea, il 53% delle esportazioni di zolfo e il 64% delle esportazioni di ammoniaca.

Le esportazioni di fertilizzanti provenienti dal golfo Persico sono vitali per i principali mercati agricoli, soprattutto India, Brasile e Cina, con volumi significativi destinati anche a Marocco, Stati Uniti, Australia e Indonesia. L'India dipende in particolare dal Medio Oriente per i fertilizzanti, da cui si approvvigiona oltre il 40% dei suoi fertilizzanti a base di urea e fosfati. Nel frattempo, il Brasile dipende quasi interamente dalle importazioni per l'approvvigionamento di fertilizzanti, quasi la metà dei quali transita attraverso lo Stretto di Hormuz.



Un mondo che già soffriva di una carenza di Gas a basso costo proveniente dalla Russia dopo la guerra in Ucraina del 2022 oggi viene dilaniato dalla guerra in corso. Pechino da parte sua ha limitato le esportazioni di fertilizzanti, tra cui l'urea, per garantire innanzitutto le forniture agli agricoltori cinesi. I fertilizzanti fanno parte a pieno titolo della catena alimentare valutando che India, Brasile e Cina sono i maggiori produttori alimentar al mondo. Valutando l’India come maggior produttore agricolo di riso, grano, legumi e frutta. Nel 2024, il riso indiano ha rappresentato circa un quarto delle esportazioni mondiali di riso.

Altro importante attore è il Brasile che secondo il Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti, il Brasile rappresenta ormai quasi il 60% delle esportazioni mondiali di soia. Il Paese esporta anche zucchero e mais. La Cina è un importante produttore di tè, che rifornisce il mondo intero di foglie di tè, oltre ad altri prodotti agricoli di base come aglio e funghi. Il pericolo che si pone in seguito alla carenza di fertilizzanti e dovuto al fatto che il suo aumento dei prezzi potrebbe indurre alcuni agricoltori a rinunciare completamente all'utilizzo di fertilizzanti. Ciò ridurrebbe i raccolti.

Molte colture di base che sono utili alle popolazioni vedi quella di riso, grano, mais e soia possono essere ridotte con un’offerta mondiale che rappresenta delle criticità. Infine, possiamo anche considerare l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari finiti creando potenzialmente carenze localizzate, soprattutto nei paesi molto dipendenti dalle importazioni.

 

CASTELLABATE - AL VIA LE RIPRESE DI “ BENTORNATI AL SUD”

Castellabate si prepara a vivere una nuova stagione da protagonista del cinema italiano. Prenderanno infatti il via a fine maggio e proseguiranno fino alla fine di giugno le riprese di Bentornati al Sud, sequel della fortunata commedia Benvenuti al Sud, che vedrà nuovamente insieme Alessandro Siani e Claudio Bisio, protagonisti di una storia che ha saputo conquistare milioni di spettatori.


La produzione tornerà quindi nel cuore del Cilento, scegliendo ancora una volta Castellabate e le sue bellezze paesaggistiche come scenario principale del nuovo capitolo.



Il ritorno nella piazza simbolo del film



Tra le location principali ci sarà ancora la suggestiva Piazza X Ottobre 1123, nel centro storico del capoluogo. Proprio qui si trova l’ufficio postale reso celebre dal primo film, diventato nel tempo un vero simbolo cinematografico e una tappa obbligata per i tanti turisti e appassionati che ogni anno visitano il borgo.


La piazzetta, ormai legata indissolubilmente alla pellicola, rappresenta uno dei luoghi più riconoscibili della storia e continuerà a essere il cuore della narrazione anche in questo nuovo progetto.



Un’occasione di promozione per il territorio



L’arrivo della troupe rappresenta anche una significativa opportunità per l’economia e la promozione turistica locale. Le riprese, infatti, porteranno visibilità nazionale al territorio, contribuendo a valorizzare ulteriormente il patrimonio storico, culturale e paesaggistico di Castellabate e dell’intero Cilento.


Non manca già l’entusiasmo tra cittadini e operatori turistici, consapevoli dell’importanza che il primo film ha avuto nel far conoscere il territorio al grande pubblico.



L’attesa per il nuovo capitolo



Al momento resta il massimo riserbo sulla trama del film, ma l’attesa è già molto alta tra i fan della commedia. L’obiettivo sarà quello di replicare il successo del primo capitolo, riportando sullo schermo lo stesso mix di comicità, emozione e racconto delle differenze culturali italiane che ne hanno decretato la fortuna.


Con l’inizio delle riprese ormai alle porte, Bentornati al Sud si candida già come uno dei titoli italiani più attesi delle prossime stagioni cinematografiche.


giovedì 26 marzo 2026

Fine vita, come "Libera" anche la triestina Martina Oppelli aveva i requisiti per il suicidio assistito ma è stata costretta ad andare in Svizzera: Cappato e i 3 che l'hanno aiutata si sono autodenunciati

FINE VITA, ARCHIVIATA LA DENUNCIA DI MARTINA OPPELLI ALLA ASL. CAPPATO E I DISOBBEDIENTI DOPO L'AUTODENUNCIA: "SE LA CONDOTTA DELLA ASL È CONSIDERATA LEGITTIMA, ALLORA LA NOSTRA NON LO E' STATA: INDAGATE.  L'Associazione sta seguendo un'altra persona a Trieste per la richiesta di accesso al "suicidio assistito": come Martina Oppelli possiede tutti i requisiti ma ha già ricevuto un diniego dalla parte della azienda sanitaria. 

"Il Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia, smentito dalla Consulta sull'incostituzionalità della legge regionale Liberi Subito proposta da oltre 8000 cittadini, ne riprenda subito la discussione" 

QUI la VIDEO dichiarazione di Marco Cappato



Marco Cappato insieme all'avv. Filomena Gallo e i 3 disobbedienti dopo l'autodenuncia a Trieste



La denuncia-querela che Martina Oppelli aveva depositato nei confronti dell'azienda sanitaria locale ASUGI prima di andare in Svizzera per ricorrere al suicidio assistito è stata definitivamente archiviata: il GIP del tribunale di Trieste ha accolto la richiesta della procura, ritenendo che le valutazioni della commissione medica, che non aveva ritenuto Oppelli in possesso dei requisiti per l'aiuto alla morte volontaria, rientrino nella discrezionalità tecnica e non integrino profili di rilevanza penale.

Dopo questa decisione, Marco Cappato insieme a Claudio Stellari, Matteo D'Angelo e Felicetta Maltese – che hanno aiutato Martina Oppelli a raggiungere la struttura svizzera – si sono presentati oggi presso la questura di Trieste per autodenunciarsi.


I quattro disobbedienti, il giorno successivo alla morte di Oppelli, avevano già reso pubblico l'aiuto fornito, mettendosi a disposizione dell'autorità giudiziaria. Tuttavia, fino a oggi non sono mai stati contattati né risulta avviato alcun procedimento penale nei loro confronti.

Dichiarazione di Marco Cappato, presidente dell'associazione Soccorso Civile e Tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni: "Martina Oppelli ha chiesto per mesi che venissero verificate le sue condizioni secondo quanto previsto dalla Corte costituzionale. Di fronte a dinieghi e ritardi, è stata costretta ad andare in Svizzera. Se questa condotta da parte della ASL è stata ritenuta legittima, allora è necessario chiarire anche la nostra: abbiamo aiutato Martina a fare ciò che in Italia le è stato impedito nella convinzione che lei rientrasse pienamente nei requisiti per accedere all'aiuto alla morte volontaria in Italia. Per questo ora ci autodenunciamo: chiediamo che la magistratura accerti se abbiamo commesso un reato nell'aiutare Martina".

Dichiarazione di Filomena Gallo, avvocata di Martina Oppelli e Segretaria Nazionale dell'Associazione Luca Coscioni: "Questa archiviazione dimostra che in Italia esiste una frattura tra i diritti riconosciuti dalla Corte costituzionale e la loro applicazione concreta. Le sentenze della Corte sono vincolanti e devono essere applicate, non reinterpretate. Invece le aziende sanitarie continuano a introdurre letture restrittive che limitano l'accesso a diritti già riconosciuti, trasformando una garanzia costituzionale in un percorso a ostacoli. Martina Oppelli è l'esempio di questa frattura: una persona cui un diritto era riconosciuto sulla carta ma negato nei fatti, fino a costringerla nelle sue fragili e delicate condizioni a lasciare il Paese. Quando accade questo, non siamo di fronte a un vuoto normativo, ma a una responsabilità precisa del potere pubblico. E questa responsabilità oggi non può più essere elusa".


L'Associazione Luca Coscioni sta seguendo un'altra persona a Trieste per la richiesta di accesso al "suicidio assistito": come Martina Oppelli possiede tutti i requisiti ma ha già ricevuto un diniego dalla parte della azienda sanitaria. L'Associazione torna dunque a chiedere al Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia la discussione della legge Liberi Subito, che quasi due anni fa era stata affossata, ignorando le firme di 8.266 cittadini e cittadine della Regione. Il Consiglio, che aveva dichiarato la legge incostituzionale, è infatti stato smentito dalla Corte costituzionale che, nella sentenza dello scorso dicembre 2025, ha chiarito che le Regioni possono legittimamente intervenire per organizzare il Servizio sanitario e rendere effettivi i diritti già riconosciuti dalla sentenza n. 242 del 2019, anche in assenza di una legge nazionale sul fine vita.


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mercoledì 25 marzo 2026

Giornata internazionale della visibilità transgender, la cantante Karin Ann ambassador con il suo brano


Giornata internazionale della visibilità transgender: la cantante Karin Ann, nella Top 40 USA con "I was never yours", sostiene la comunità LGBTQ+

 

In occasione della Giornata internazionale della visibilità transgender che ricorre il 31 marzo, l'artista slovacca Karin Ann si conferma non solo come una delle voci emergenti più interessanti della scena musicale internazionale, ma anche come una figura apertamente impegnata nel sostegno e nella rappresentazione della comunità LGBTQ+.

 

 

Il successo di "I was never yours" nelle classifiche USA

Reduce da un importante traguardo internazionale – l'ingresso nella classifica americana Alternative Airplay con il singolo "I was never yours", che ha raggiunto la Top 40 – Karin Ann incarna una nuova generazione di artisti indipendenti che coniugano autenticità artistica e impegno sociale. A soli 23 anni, e dichiaratamente queer, l'artista ha costruito il proprio percorso senza compromessi, portando al centro della sua musica temi come identità, salute mentale, uguaglianza di genere e relazioni tossiche.

Originaria di Žilina, in Slovacchia, Karin Ann ha saputo affermarsi a livello globale grazie a un linguaggio musicale intimo e riconoscibile, che fonde elementi folk e indie con una forte carica emotiva. Il suo album di debutto Through the telescope (2024) ha segnato un punto di svolta, affrontando con coraggio e trasparenza questioni spesso ancora marginalizzate nel panorama pop internazionale.

Il successo del singolo "I was never yours", scritto insieme a nomi di rilievo della scena musicale contemporanea, rappresenta oggi un ulteriore passo nella sua crescita artistica e nella diffusione di una narrazione inclusiva e rappresentativa. La sua presenza nelle classifiche statunitensi accanto ad artisti affermati dimostra come autenticità e qualità possano trovare spazio anche nei circuiti mainstream.

 

Visibilità, inclusione e diritti: la voce di Karin Ann

In occasione della Giornata internazionale della visibilità transgender del 31 marzo, Karin Ann ribadisce il proprio sostegno alla comunità LGBTQ+, utilizzando la propria piattaforma artistica per promuovere visibilità, inclusione e diritti. La sua musica e il suo percorso rappresentano un punto di riferimento per una nuova generazione che cerca storie vere, libere da stereotipi e convenzioni.

Con una fanbase in continua crescita e un tour internazionale in espansione, Karin Ann si conferma come una delle artiste più promettenti del panorama indie globale e una voce significativa nel dibattito culturale contemporaneo sui diritti e sull'identità.

Guerra Iran - Usa - Israele Trump ora vuole dialogare con Teheran,ma non piace Khomeini

La guerra che America ed Israele hanno iniziato il 28 di febbraio 2026 contro l’Iran si è dimostrata più difficile del previsto. Con un’aggressione in piena regola e contro ogni forma di diritto internazionale, le bombe hanno decapitato la guida suprema Khamenei e parte della sua famiglia oltre ad uccidere in maniera sconsiderata ben 175 bambine in una scuola pubblica. Una strategia di attacco e fuga che non ha funzionato in una guerra che avrebbe dovuto provocare secondo i progetti Americani una rivolta popolare. Il Popolo Iraniano ha capito bene il senso di unione in un momento difficile per il paese stringendosi forse oltre alle aspettative attorno ai nuovi martiri creati da Trump. Un vero effetto Bumerang contro le ideologie dell’obbiettivo del Grande Israele voluto da Netanyahu palesato nell’ultimo discorso pubblico di pochi giorni fa dove lo stesso chiede ad altri paesi di unirsi alla guerra contro l'Iran.

In questa guerra, gli esperti militari hanno certamente vagliato un allargamento del conflitto già regionale verso interessi esterni con un processo di degenerazione a catena di eventi che sono andati oltre il concetto di forza militare e di conflitto regionale. Le dichiarazioni di Ghalibaf sono chiare: "Da questo Paese usciranno migliaia di martiri come Khamenei, Larijani e Pakpour; non è un'esagerazione, basta guardare a come un'altra rivoluzione abbia travolto strada dopo strada. L'Iran era addormentato, e voi l'avete svegliato. Una tempesta si sta scatenando. Una tempesta!"

Nell’ultima settimana l’Iran ha attaccato ben nove paesi colpendo bersagli reali in Israele i missili hanno colpito il centro di Israele. Due morti a Ramat Gan e alti attacchi. In Qatar 14 missili balistici lanciati hanno colpito il centro energetico di Ras Laffan. "Danni estesi" confermati da Qatar Energy. Negli Emirati Arabi Uniti 6 missili balistici e 21 droni d'attacco intercettati. Verso gli Impianti energetici minacciati da attacchi imminenti. In Arabia Saudita e stata colpita la Raffineria Samref e il Complesso Petrolchimico di Jubail: ordini di evacuazione formali emessi. Con attacchi avvenuti in poche ore.

Gli Houthi sono ufficialmente entrati in guerra a fianco dell’Iran e le loro prime dichiarazioni sono preoccupanti “Lanceremo attacchi contro le navi americane nel Mar Rosso. Questa guerra è una guerra di tutta l'umma musulmana", ha dichiarato l'organizzazione. Lo Yemen chiuderà lo stretto di Bab al Mandab se le forze statunitensi tenteranno di catturare l'isola iraniana di Kharg. Ciò causerà conseguenze economiche devastanti - Tasnim

Il South Pars dell'Iran (condiviso con il Qatar) dove Israele ha colpito per primo il più grande giacimento di gas del mondo. Serbatoi di gas in fiamme. Raffineria colpita e Lavoratori fuggiti. In Bahrain, Basi militari statunitensi prese di mira durante tutta la guerra. Le stesse sono sotto minaccia continua oggi. In Giordania. parte della compagnia multinazionale sono in corso di attacchi. In Kuwait i missili balistici intercettati hanno preso di mira le basi statunitensi. In Oman sono stati effettuati attacchi di droni su zone industriali. Lavoratori uccisi. Un effetto collaterale sganciato dalla guerra conto il sistema energetico mondiale. l'Iran ha lanciato oltre 500 missili balistici e quasi 2.000 droni

Mentre Trump su truth dichiara la vittoria sulla guerra in Iran. La politica americana si trova poco coesa su questa guerra evocando 20 anni di menzogne per tutte le guerre fatte o intentate solo sulla base di menzogne (quello che è successo per l’Atomica Iraniana) che hanno provocato migliaia di morti innocenti. A rivelarlo Joe Kent che ammette: 20 anni di guerra basati su una menzogna; anche l'Iran è la ripetizione dello stesso copione. Un funzionario dimissionario del settore lotta al terrorismo degli Stati Uniti, dopo due decenni di presenza nelle guerre in Medio Oriente, dice: quando ho capito che ci avevano mentito e che queste guerre non portavano benefici vitali all'America, ho deciso di non mandare mai più i giovani in tali conflitti Avverte che l'America si trova in un "punto critico" nei confronti dell'Iran e sottolinea: Non vogliamo altri 20 anni di spargimenti di sangue; il popolo deve far sentire la propria voce ai leader e fermare la continuazione di queste guerre.

Molte le voci che danno L’Iran vincente. Secondo George Galloway. "L'Iran ora ha la meglio” afferma che l'Iran sta guadagnando potere e influenza all'interno del Sud Globale dimostrando la sua forza militare e sopraffacendo la Cupola di Ferro di Israele con i suoi missili balistici. Attenderemo con impazienza che la Spagna sia il primo paese in Europa a interrompere totalmente le relazioni diplomatiche con Israele, afferma anche David Miller.

La guerra, inoltre, si sta dirigendo verso un dualismo di deterrenza atomica che vede le parti in gioco Iran e Israele colpirsi a vicenda. Attacco al sito nucleare di Natanz in Iran ha fatto intervenire L’Agenzia che hanno comunicato che non è stato segnalato alcun aumento delle radiazioni fuori dal sito. Il direttore generale dell'Agenzia ha nuovamente chiesto moderazione militare per evitare qualsiasi rischio di incidente nucleare. Purtroppo, l’effetto speculare era nell’area e alcuni missili sono stati inviati a dimora sito Nucleare Israeliano che potrebbe provocare un impatto radioattivo in Egitto, Siria, Nord dell’Arabia Saudita, Palestina.

Il vero effetto collaterale della guerra forse pari ad una bomba atomica è l’acqua. Lo stesso Trump ha paura di questo e nel suo Truth dove avrebbe voluto agire nelle 48 ore nel distruggere le centrali elettriche Iraniane ha fatto un passo indietro valutando che la risposta iraniana di colpire tutti i centri di desalinizzazione del Medio Oriente come ritorsione e di notevole gravità. Il Dipartimento della Guerra degli Stati Uniti ha rinviato "tutti gli attacchi militari contro le centrali elettriche e le infrastrutture energetiche iraniane" per cinque giorni, a seguito di due giorni di "conversazioni molto buone e produttive riguardanti una risoluzione completa e totale".

Nel merito si denota che in Kuwait il 90% di TUTTA l'acqua potabile proveniente dalla desalinizzazione. Un attacco rappresenta zero acqua per l'intero paese. In Oman l’86% è dipendente e non esiste una fornitura di backup. Israele è dipendente al 75%. Già obiettivo delle minacce di rappresaglia dell'Iran. Arabia Saudita per 70% dipendente. La più grande capacità di desalinizzazione al mondo. E anche il più grande obiettivo. Il Bahrain per il 60% dipendente. Gli impianti di desalinizzazione sono stati colpiti nelle ultime due settimane. Il Qatar per 50% dipendente. Il complesso energetico di Ras Laffan è già stato colpito. Gli Emirati Arabi Uniti per il 42-50% dipendente. Sede di alcuni degli impianti più grandi del mondo. Una catastrofe che colpirebbe circa 100.000.000 persone che non possono sopravvivere senza desalinizzazione. Queste sono nazioni deserte. Nessun fiume. Nessun lago. Nessun acquifero che possa sostituire ciò che la desalinizzazione fornisce. L'ONU ha avvertito di una "bancarotta idrica globale" a gennaio.

Naturalmente non possiamo mettere in secondo piano la problematica petrolio, Farmaci, Fertilizzanti la cui lievitazione dei prezzi è nota nel dettaglio: Petrolio: +21%, Carburante per aerei: +87%, GNL: +106%, Tariffe per le petroliere VLCC: +201%, Tariffe per le metaniere: +529%, Alluminio: +20%, Fertilizzanti: +36%, Nafta: +26%. Con Hormuz in primo piano in un processo di escalation mondiale altro che protezione viaria navale.

Come abbiamo visto il quadro della guerra contro l’Iran è molto complesso e nessuno degli attori invisibili si tirerà indietro di fronte ad un attacco di terra. Secondo il colonnello Macgregor si prevede che Putin abbia già consegnato un ultimatum terrificante a Netanyahu: se Israele oserà usare un'arma nucleare in Medio Oriente, la Russia sgancerà un'arma nucleare su Israele. Gli Stati Uniti non hanno idea di cosa li aspetta. Infine, secondo le ultime notizie date dal The Wall Street Journal, l'Iran ha lanciato due missili balistici a medio raggio verso la base militare congiunta statunitense-Britannica a Diego Garcia nell'Oceano Indiano, a circa 3.800 chilometri dall'Iran, rendendola uno degli obiettivi a più lungo raggio della guerra. Forse le capitali europee ostili e amiche di Israele potrebbero essere colpite?

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