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giovedì 22 ottobre 2026

Da oggi in vigore il diritto alla riparazione: cosa cambia per i consumatori

Diritto alla riparazione: dal 22 ottobre garanzia più lunga e nuovi obblighi per i produttori

Da oggi, 22 ottobre, entrano in vigore le nuove regole introdotte dalla Direttiva europea sul diritto alla riparazione. Attenzione però: alcune novità si applicano solo sui prodotti venduti dal 31 luglio 2026. 

Ecco allora su quali prodotti vale la nuova normativa, cosa non possono più fare i produttori, entro quando la riparazione deve essere effettuata e cosa è previsto sui pezzi di ricambio. 

Con l’obiettivo di allungare la vita dei prodotti, ridurre gli sprechi e limitare il ricorso alla sostituzione di beni ancora riparabili, il decreto legislativo di recepimento (in vigore dal 22 ottobre) introduce un regime favorevole che si applica solo alla riparazione dei prodotti elettrici ed elettronici più diffusi obbligando i produttori a ripararli gratuitamente o a prezzi ragionevoli, a mettere a disposizione i pezzi di ricambio e a condividere le informazioni tecniche con riparatori indipendenti e consumatori. Regole di trasparenza su costi, tempi e modalità dell’intervento, riguardano invece tutti i prodotti fuori garanzia.


Le nuove regole renderanno più trasparente il mercato delle riparazioni, prevedendo strumenti che aiuteranno i consumatori a confrontare costi, tempi e modalità degli interventi. Tra questi c’è una piattaforma europea che consentirà di individuare facilmente riparatori, venditori di prodotti ricondizionati, operatori che acquistano beni difettosi per recuperarli e iniziative come i repair café. La piattaforma, però, non sarà disponibile prima del luglio 2027.

La direttiva invita inoltre gli Stati membri ad adottare misure per incentivare la riparazione, come voucher, contributi o agevolazioni fiscali. Al momento, tuttavia, il decreto legislativo italiano non prevede alcun incentivo economico per incoraggiare i consumatori a scegliere la riparazione anziché l’acquisto di un nuovo prodotto.


Che cos'è il diritto alla riparazione?

Il diritto alla riparazione punta a rendere più semplice riparare i prodotti anche dopo la scadenza della garanzia legale, favorendo la riparazione rispetto alla sostituzione.

È il diritto di ottenere la riparazione anche nei casi in cui il difetto non è coperto dalla garanzia legale. I produttori dovranno quindi rendere possibile la riparazione oltre il periodo di garanzia, gratuitamente oppure a un prezzo e in tempi ragionevoli, mettendo inoltre a disposizione le informazioni tecniche e i pezzi di ricambio necessari.


Vale per qualsiasi prodotto?

No. Gli obblighi riguarderanno, almeno inizialmente, solo alcune categorie di prodotti elettrici ed elettronici individuate dalla normativa. Si tratta di:

  • lavatrici;
  • lavasciuga;
  • frigoriferi;
  • lavastoviglie;
  • aspirapolveri;
  • display elettronici;
  • telefoni cordless;
  • cellulari;
  • tablet;
  • asciugatrici per uso domestico;
  • apparecchiature di saldatura;
  • server e prodotti di archiviazione dati;
  • beni che incorporano batterie per mezzi di trasporto leggeri;
  • apparecchi per il riscaldamento d’ambiente locale a uso domestico.

 

Per ciascuna di queste categorie le norme europee stabiliscono specifici requisiti di riparabilità, che consentiranno di smontare e riparare il prodotto in modo più semplice ed efficiente. Definiscono inoltre quali pezzi di ricambio dovranno essere resi disponibili e per quanto tempo i produttori saranno tenuti a fornirli.

L’elenco dei prodotti soggetti a questi obblighi è destinato ad ampliarsi progressivamente, man mano che saranno approvati nuovi regolamenti europei. Altroconsumo chiede che l’estensione riguardi al più presto anche altre categorie di beni di largo consumo.


Quali obblighi avrà il produttore per favorire le riparazioni di questi prodotti?

Per i prodotti soggetti alla normativa, i produttori dovranno garantire la riparazione anche dopo la scadenza della garanzia, direttamente oppure tramite altri professionisti. Dovranno inoltre pubblicare, in un sito liberamente accessibile ai consumatori e ai riparatori, le informazioni sul servizio di riparazione e i prezzi indicativi degli interventi più comuni.

Saranno inoltre tenuti a mettere a disposizione dei consumatori e dei riparatori indipendenti le informazioni tecniche, i pezzi di ricambio e gli strumenti necessari per effettuare le riparazioni. Non potranno rifiutare una riparazione per motivi esclusivamente economici, ad esempio sostenendo che l’intervento sarebbe troppo costoso. Se la riparazione risulterà impossibile, potranno proporre al consumatore un prodotto ricondizionato.

Infine, non potranno rifiutare la riparazione soltanto perché il bene è già stato riparato in passato da un tecnico indipendente o dallo stesso consumatore.


Quali comportamenti sono esplicitamente vietati al produttore?

I produttori non potranno inserire nei propri prodotti sistemi hardware o software che ostacolino la riparazione, ad esempio componenti non smontabili oppure codici e password proprietari che impediscano la diagnosi del guasto. Il divieto non si applicherà quando queste limitazioni saranno giustificate da esigenze legittime e oggettive, come la sicurezza o la tutela della proprietà intellettuale.

Il decreto legislativo chiarisce inoltre che il produttore non può vietare, neppure attraverso clausole contrattuali, che il consumatore o un tecnico indipendente effettuino la riparazione. Per favorire la concorrenza, i produttori non potranno neppure impedire ai riparatori indipendenti di utilizzare ricambi originali, usati, compatibili o realizzati mediante stampa 3D, purché rispettino le norme sulla sicurezza e sulla proprietà intellettuale.


Quali sono i costi delle riparazioni?

La direttiva non stabilisce un prezzo massimo per le riparazioni né per i pezzi di ricambio. Prevede però che il costo dei ricambi e degli strumenti necessari non debba scoraggiare la riparazione e che gli interventi siano offerti gratuitamente oppure a un prezzo ragionevole.


L’obiettivo è favorire una maggiore concorrenza tra i riparatori. Quando le nuove regole entreranno in vigore, i produttori dovranno infatti rendere più accessibili le riparazioni, condividendo informazioni tecniche, ricambi e strumenti anche con i riparatori indipendenti. Un mercato più aperto dovrebbe contribuire a ridurre i costi per i consumatori.


Entro quando la riparazione deve essere effettuata?

Un termine preciso non è fissato: le riparazioni dovranno essere eseguite entro un periodo di tempo ragionevole dal momento in cui il produttore prenderà fisicamente in carico il bene o ne otterrà l’accesso.

Se la riparazione dovesse richiedere tempi incompatibili con le esigenze del consumatore, il produttore potrà mettere a disposizione un bene sostitutivo, gratuitamente oppure a un costo ragionevole, per tutta la durata dell’intervento.


Queste regole valgono anche per i prodotti provenienti da paesi extra Ue?

Se il produttore ha sede fuori dall’Unione europea, gli obblighi del fabbricante previsti dalla direttiva ricadranno sul suo rappresentante autorizzato nell’Unione. Se questo manca, la responsabilità passerà all’importatore e, in ultima istanza, al distributore del bene.


Cosa si prevede per i pezzi di ricambio?

Le nuove regole rafforzeranno anche il diritto di accesso ai pezzi di ricambio. I produttori dovranno renderli disponibili non solo ai riparatori e ai ricondizionatori indipendenti, ma anche ai consumatori finali, nei casi previsti dalla normativa. I ricambi dovranno inoltre poter essere sostituiti utilizzando attrezzi di uso comune, senza provocare danni permanenti al prodotto.

Per ciascuna delle categorie di prodotti soggette agli obblighi di riparazione, le norme europee stabiliscono per quanto tempo i ricambi dovranno rimanere disponibili. Nella maggior parte dei casi il periodo minimo sarà compreso tra sette e dieci anni dalla commercializzazione dell’ultima unità del modello. La durata varierà in base al tipo di prodotto e, in alcuni casi, anche a chi effettua la riparazione. Ad esempio, le maniglie dei frigoriferi dovranno essere disponibili anche per i consumatori per almeno sette anni, mentre i motori delle lavatrici dovranno essere forniti esclusivamente ai riparatori professionisti per almeno dieci anni dalla commercializzazione dell’ultima unità del modello.


I produttori non possono impedire ai riparatori indipendenti di utilizzare ricambi originali, usati, compatibili o realizzati mediante stampa 3D, purché rispettino le norme europee sulla sicurezza e sulla proprietà intellettuale. Nel rispetto dei brevetti e dei segreti industriali, dovranno inoltre mettere a disposizione le informazioni tecniche e gli strumenti necessari per effettuare le riparazioni, compresi quelli per la diagnosi dei guasti, a condizioni ragionevoli e non discriminatorie e per il periodo previsto dalla normativa europea applicabile al prodotto.


Come potranno orientarsi i consumatori nella scelta del riparatore?

I consumatori possono consultare direttamente i siti dei produttori e dei riparatori per confrontare costi, servizi e condizioni offerte. Inoltre, entro il 31 luglio 2027 la Commissione europea dovrà attivare una piattaforma online dedicata alla riparazione, con una sezione specifica per ciascuno Stato membro. L’accesso sarà gratuito e consentirà di individuare più facilmente riparatori, venditori di prodotti ricondizionati, operatori che acquistano beni difettosi per recuperarli e iniziative come i repair café.

In Italia il punto di contatto sarà il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che supporterà la registrazione degli operatori, collaborerà con la Commissione europea e verificherà le informazioni pubblicate nella sezione nazionale della piattaforma.

Prima di accettare un’offerta di riparazione, il consumatore potrà inoltre chiedere il modulo europeo di informazioni sulla riparazione, un documento standard che il professionista potrà fornire gratuitamente prima della conclusione dell’accordo. Si tratta di una sorta di preventivo standardizzato, che contiene tutte le informazioni essenziali per valutare l’offerta. Potrà essere richiesto sia online sia presso il punto vendita e dovrà essere fornito su un supporto durevole. L’offerta contenuta nel modulo avrà una validità di 30 giorni e il professionista non potrà ritirarla prima della scadenza.


Per quali prodotti può essere chiesto il modulo europeo di informazioni?

Il modulo europeo di informazioni sulla riparazione può essere richiesto per la riparazione di qualsiasi prodotto fuori garanzia.

Il professionista non è obbligato a fornirlo. Se deciderà di utilizzarlo, però, dovrà compilare il modulo con tutte le informazioni essenziali sull’intervento proposto, tra cui il tipo di riparazione, il prezzo, il tempo necessario per completarla, l’eventuale disponibilità di un bene sostitutivo e i relativi costi, il luogo di consegna del bene, gli eventuali servizi di rimozione e installazione e tutti i costi a carico del consumatore. Se non sarà possibile indicare fin da subito un prezzo preciso, il modulo dovrà riportare le modalità di calcolo del costo e l’importo massimo che potrà essere richiesto. Una volta accettato dal consumatore, il modulo avrà valore contrattuale e vincolerà entrambe le parti.


Cosa cambia per i prodotti nuovi?

Per i prodotti acquistati dal 31 luglio 2026, la riparabilità diventa un requisito di conformità del prodotto. Ciò significa che un bene dovrà essere progettato in modo da poter essere smontato e riparato e che dovranno essere disponibili i pezzi di ricambio e gli strumenti necessari per effettuare gli interventi.

Se un prodotto non rispetterà questi requisiti, il consumatore potrà far valere la garanzia legale di conformità anche in assenza di un vero e proprio difetto di funzionamento.


Cosa cambia se il prodotto è in garanzia o se non lo è più?

La differenza principale riguarda i costi della riparazione. Se il prodotto è coperto dalla garanzia legale di conformità, il consumatore ha diritto alla riparazione senza alcuna spesa. Se invece il bene è fuori garanzia, la riparazione, pur essendo favorita dalle nuove regole, resterà nella maggior parte dei casi a pagamento.

Cambia anche il soggetto a cui rivolgersi. Durante il periodo di garanzia il referente resta il venditore, che è responsabile della garanzia legale di conformità. Una volta scaduta la garanzia, invece, il consumatore dovrà rivolgersi al produttore o a un riparatore di propria scelta.


Se un prodotto si guasta in garanzia, spetta la venditore offrire la garanzia di conformità che consente al consumatore di ottenere la riparazione, o la sostituzione senza affrontare nessun costo. La garanzia di conformità, infatti, copre anche i costi di traporto, i pezzi di ricambio e la manodopera.


La riparazione fuori garanzia, invece, non è necessariamente gratuita. Per i prodotti soggetti a specifiche norme europee di riparabilità, il produttore deve offrirla gratuitamente o a un prezzo ragionevole. Per tutti gli altri prodotti, invece, non esiste un obbligo di riparazione del produttore, per cui costi e disponibilità dei ricambi dipendono dal tipo di bene e dalle condizioni applicate dal singolo produttore o riparatore.


Il decreto introduce anche alcune novità per i prodotti ancora coperti dalla garanzia legale. Il consumatore continuerà a poter scegliere tra riparazione e sostituzione del bene non conforme nei primi due anni dalla consegna. Se però opterà per la riparazione, la garanzia legale sarà prorogata di un ulteriore anno.

Sarà inoltre possibile chiedere, in sostituzione del prodotto non conforme, un bene ricondizionato. Infine, quando la riparazione richiederà tempi particolarmente lunghi, il venditore potrà mettere gratuitamente a disposizione un bene sostitutivo, che il consumatore dovrà restituire al termine dell’intervento.


Alcuni riparatori rifiutano di riparare un pezzo che sia stato "manipolato da terzi". Cosa cambia?

Rifiutare una riparazione soltanto perché il prodotto è stato in precedenza riparato da un tecnico indipendente o dallo stesso consumatore è una pratica ancora piuttosto diffusa.

Con le nuove regole si stabilisce chiaramente che questa pratica non è lecita. Il produttore potrà rifiutare la riparazione solo se il precedente intervento avrà causato danni tali da rendere impossibile effettuare una nuova riparazione.


Quali incentivi alla riparazione sono previsti?

Ogni stato dell’Unione dovrebbe adottare almeno una misura per incentivare la riparazione dei prodotti dopo la scadenza della garanzia legale. Tra gli strumenti indicati figurano voucher o contributi per le riparazioni, agevolazioni fiscali, campagne informative, corsi dedicati alla riparazione e il sostegno a iniziative come i repair café. Al momento, però, il decreto legislativo italiano di recepimento non prevede alcun incentivo economico a favore dei consumatori.

Altroconsumo ritiene che, senza misure concrete capaci di ridurre il costo delle riparazioni, il diritto alla riparazione rischi di rimanere solo parzialmente efficace. Per questo chiede al Governo di introdurre strumenti che rendano la riparazione una scelta realmente conveniente e accessibile, in linea con gli obiettivi della direttiva europea.


Quando entrano in vigore le nuove regole?

Le nuove regole sono entrate in vigore dal 22 ottobre 2026, ma la possibilità di aumentare di 12 mesi il diritto alla garanzia dei prodotti riparati, si applica solo ai prodotti acquistati dal 31 luglio 2026, per quei prodotti la durabilità diventa  requisito essenziale di conformità.


Cosa chiede Altroconsumo

Altroconsumo considera il diritto alla riparazione un passo avanti importante per ridurre gli sprechi, contenere i rifiuti e allungare la vita dei prodotti. Perché queste nuove regole siano davvero efficaci, però, occorre accompagnarle con misure che rendano la riparazione una scelta concreta e conveniente per i consumatori.

In particolare, chiediamo di:

  • estendere progressivamente l’obbligo di riparazione a un numero maggiore di prodotti;
  • introdurre incentivi economici efficaci, come voucher, contributi per le riparazioni, agevolazioni fiscali, corsi dedicati alla riparazione e sostegno ai repair café;
  • garantire prezzi trasparenti e realmente accessibili per riparazioni, ricambi e diagnosi;
  • valorizzare la rete dei riparatori indipendenti, assicurando un accesso non discriminatorio alle informazioni tecniche, agli strumenti e ai pezzi di ricambio;
  • rendere la sezione italiana della futura piattaforma europea semplice da utilizzare e integrata con le iniziative già presenti sul territorio;
  • rafforzare il coinvolgimento dei consumatori e delle loro associazioni nell’Osservatorio nazionale;
  • consentire al consumatore di rivolgersi direttamente al produttore anche quando il prodotto è ancora coperto dalla garanzia legale, superando l’attuale distinzione tra responsabilità del venditore durante la garanzia e obblighi del produttore dopo la sua scadenza.

 

Chiediamo inoltre di rafforzare la garanzia legale sui prodotti. Oggi, se un difetto emerge entro il primo anno dall’acquisto, si presume che fosse già presente al momento della consegna. Vogliamo che questa presunzione sia estesa a tutti i due anni di durata della garanzia, evitando che, dopo il primo anno, sia il consumatore a dover dimostrare l’origine del difetto.


Articolo realizzato o aggiornato nell’ambito del progetto REPper, finanziato dal programma Interreg Euro-MED dell'Unione europea e volto a incentivare la riparazione dei prodotti. 

 



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ROMA, GUIDA ERRANTE NELLA BELLEZZA NASCOSTA: i prossimi appuntamenti tra librerie e urban trekking



Roma, la bellezza nascosta si scopre camminando: Carlo Coronati porta la sua guida per gli itinerari della Capitale

 

Dal 27 ottobre al 1° novembre quattro appuntamenti tra presentazioni, trekking urbani e street art. Un viaggio fuori dalle rotte consuete per conoscere la città attraverso il libro Roma, guida errante nella bellezza nascosta, pubblicato dalle Edizioni il Lupo.

 

Una guida da leggere, consultare, ma soprattutto da portare con sé, per attraversare Roma con occhi nuovi. Prosegue il viaggio di Carlo Coronati alla scoperta della Capitale meno conosciuta, con un calendario di appuntamenti che supera la formula tradizionale delle presentazioni editoriali e porta i lettori direttamente nei luoghi raccontati nel suo ultimo libro, Roma, guida errante nella bellezza nascosta, edito dalle Edizioni il Lupo.

 

Dal 27 ottobre al 1° novembre sono in programma quattro incontri: una presentazione al Punto Touring di Roma e tre trekking urbani che attraverseranno alcuni dei territori più sorprendenti della città, dall'EUR alla Garbatella, dal Trullo a Corviale, fino ai quartieri del quadrante nord-est, dove la street art è diventata uno straordinario linguaggio di espressione e trasformazione urbana.

 

Il libro non è soltanto il racconto di una Roma alternativa, ma uno strumento concreto per imparare a esplorarla in autonomia. Con 13 itinerari percorribili a piedi o in bicicletta, 13 mappe dettagliate e una mappa generale, la guida invita ad abbandonare le rotte più battute per scoprire borghetti, periferie, parchi, architetture inattese e luoghi spesso estranei ai circuiti turistici tradizionali. Un'attenzione particolare è riservata alla street art, protagonista di circa 100 pagine che ne raccontano opere, linguaggi e relazioni con i territori.

 

Per Coronati, al suo quarto libro dedicato al trekking urbano dopo tredici anni di esplorazioni, camminare è un modo per leggere la città, riconoscerne le trasformazioni, avvicinarsi alle sue contraddizioni e incontrare forme di bellezza che spesso sfuggono a uno sguardo frettoloso. È uno «spirito montano» applicato alla metropoli: il piacere della scoperta, la curiosità per ciò che si trova fuori rotta e la convinzione che anche una grande città possa essere attraversata con il passo e l'attenzione dell'escursionista.

 

I trekking in programma diventano così presentazioni itineranti del libro, occasioni per percorrerne concretamente le pagine, riconoscere i luoghi sulle mappe, approfondirne le storie e sperimentare un diverso modo di vivere Roma. Un invito a utilizzare la guida non soltanto durante gli appuntamenti accompagnati, ma anche per costruire nuove esplorazioni personali.

Il calendario degli appuntamenti

 

Martedì 27 ottobre, ore 17 – Presentazione al Punto Touring di Roma

Il ciclo di appuntamenti si apre al Punto Touring di Roma, in piazza dei Santi Apostoli 62/65, con una presentazione del volume. Carlo Coronati dialogherà con Valentino Sani, storico e musicista, accompagnando il pubblico in un viaggio ideale attraverso la Roma che si cela oltre i percorsi più conosciuti.

Partecipazione gratuita, prenotazione obbligatoria.

Tel. 06 36005281 – libreria.ptroma@touringclub.it

 

Giovedì 29 ottobre, ore 14 – Dall'EUR alla Garbatella, per i vent'anni di Alta Quota

Un trekking urbano speciale, organizzato in occasione dei vent'anni del negozio di montagna Alta Quota, ripercorrerà l'itinerario numero 10 della guida. Dal razionalismo dell'EUR al verde delle Tre Fontane e di Tor Marancia, fino ai celebri murales del quartiere e ai lotti storici della Garbatella. L'arrivo al negozio Alta Quota sarà accompagnato da un momento conviviale e di ricordi.

Partenza dalla fermata Metro B Magliana alle ore 14; arrivo alla Metro B Garbatella. Percorso di 13 km, circa 5 ore.

Partecipazione gratuita, senza prenotazione.

 

Sabato 31 ottobre, ore 9.30 – Dal Trullo a Corviale, lungo la Valle dei Casali

Un percorso di 15 km nella Roma sud-occidentale, corrispondente all'itinerario numero 3 della guida. Dalla stazione di Villa Bonelli si attraverseranno il Trullo, con la sua street art e i poeti della borgata, Corviale, il Parco dei Caduti di Forte Bravetta e la Valle dei Casali, fino a Villa York e al Borghetto Silvestri. Arrivo sulla Circonvallazione Gianicolense.

Partenza ore 9.30 dalla stazione Villa Bonelli; appuntamento alternativo alle ore 9.45 al capolinea del bus 44, a monte della villa. Durata circa 5 ore, oltre alla pausa. Pranzo al sacco.

Quota di partecipazione: 10 euro, con rilascio di un buono per l'acquisto di libri delle Edizioni il Lupo, valido fino al 31 dicembre 2026. Non è necessaria la prenotazione.

 

Domenica 1° novembre, ore 9.30 – Tra i murales di Roma nord-est

Un'immersione nella street art del quadrante nord-orientale della Capitale, tra Tiburtino III, Ponte Mammolo, Casal de' Pazzi, il Parco di Aguzzano, San Basilio e Rebibbia. Una passeggiata anche fotografica, alla scoperta di circa 20 murales che raccontano identità, memorie e trasformazioni dei quartieri. Un percorso emblematico dell'attenzione che Coronati dedica all'arte urbana nel suo libro.

Partenza ore 9.30 dalla fermata Metro B Santa Maria del Soccorso; arrivo previsto alle ore 16 alla Metro B Rebibbia. Percorso di 14 km, circa 5 ore e mezza di cammino oltre alla pausa. Pranzo al sacco.

Quota di partecipazione: 10 euro, con rilascio di un buono per l'acquisto di libri delle Edizioni il Lupo, valido fino al 31 dicembre 2026. Non è necessaria la prenotazione.

Un libro per continuare a scoprire Roma

 

Informazioni e contatti

Edizioni il Lupo

Tel. 329 9748092

Email: info@edizioniillupo.it

Cell. 340 5364218 (solo il giorno dell'escursione)

Chi possiede già un buono acquisto delle Edizioni il Lupo, in scadenza il 31 dicembre 2026, ed è interessato a ritirare il volume in occasione di uno dei trekking, è invitato a comunicarlo anticipatamente, per consentire l'organizzazione della consegna alla partenza.

 

ROMA, GUIDA ERRANTE NELLA BELLEZZA NASCOSTA
di Carlo Coronati
Edizioni il Lupo
Prezzo: 20 euro
ISBN 9791281596115
Disponibile in libreria da metà settembre

Link per acquisto: https://www.edizioniillupo.it/product/roma-guida-errante-nella-bellezza-nascosta/

 

L’AUTORE

 

 

Carlo Coronati, romano di origine e vita, ma oggi anche mezzo valdostano, ha vagabondato per l’Appennino centrale e le Alpi Occidentali seguito da fidati amici e altri appassionati, accompagnan­do gruppi sia a piedi che con gli sci da escursioni­smo e telemark. Sta per raggiungere le 20 guide scritte, faticosamente, perché frutto di scrupolosi sopralluoghi, lasciandosi trascinare da inguari­bile curiosità. Essere stato maestro elementare, sempre a fianco dei bambini, lo aiuta a muoversi con entusiasmo. Da dieci anni affronta i cammini romani e le esplorazioni di questa città, che non finisce mai di stupire, con l’insaziabile voglia di raccontare questo tessuto di umanità, sorprese, e spe­rimentazione dove la bellezza, l’armonia e il silenzio dei tanti parchi e bor­ghetti affascinano e attirano il camminatore lento ma incline alla scoperta. Appassionato di “street art” cerca di essere sempre aggiornato sulle novità, almeno quelle romane. Fatica inutile.

 

IL FOTOGRAFO

 

Filippo Pompili, già fotografo ufficiale al Senato, ha continuato a coltivare questa sua passione nei viaggi in luoghi remoti senza “legarsi” ad un unico genere. La fotografia lo accompagna nei 5 conti­nenti ma l’Asia e l’Africa, con i volti delle persone e delle realtà a volte dure, lo hanno portato a fis­sare col suo obiettivo storie di sofferenza e mar­ginalità. Scatti che comunque lo hanno segnato profondamente. Amante di paesaggi e natura, parchi e deserti, collabora con editori che punta­no a valorizzare la bellezza dei luoghi insoliti.





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mercoledì 21 ottobre 2026

L’Europa si schiera con la guerra in Ucraina e contro la Cina, mentre le proteste dei cittadini europei stanno devastando le varie capitali Europee.

Un periodo difficile per le politiche europee che devono fronteggiare il proprio appoggio alla guerra in Ucraina ma che nello stesso tempo è riuscita ad alimentare un malcontento collettivo che sicuramente è partito dalla Francia ma che si sta espandendo a macchia d’olio in tutta Europa. Alla base il caro petrolio e l’aumento dei prezzi al consumo che dopo la guerra tra Iran e Usa hanno determinato un rincaro insostenibile anche dei prodotti alimentari necessari con una inflazione sulla carta a livello comunitario che galoppa intorno al 3% ma che negli scaffali dei supermercati ha superato il 35 % . il caso pomodorino è eclatante con pressi che hanno superato gli 8 euro al Kg.

Mentre le proteste della società civile impazzano l’Europa si stringe attorno a Volodymyr Zelensky invitato all’ultimo consiglio europeo e dalle sue parole che necessitano attenzione pervengono nuove richieste di denaro e si parla di ulteriori 70 miliardi di euro oltre ai 90 già in essere dati all’ucraina. Lo stesso ha affermato “ Sono felice di essere qui, sono davvero grato per l’enorme sostegno che riceviamo dal Consiglio dell’Ue, dalla Commissione e dai leader europei, veri leader, che sono stati al nostri fianco fin dall’inizio della guerra”. Un sostegno morale oltre che economico dopo il duro scontro con Donald Trump.

L’Europa non molla e risponde alla tregua energetica tra Russia e Ucraina avvallata da Trump che ha sospeso l'attuazione della legge, definita "terribile", sulle sanzioni contro la Russia.
Secondo il suo decreto, l'applicazione di un dazio del 500% sulle importazioni di prodotti russi negli Stati Uniti è stata sospesa, e l'introduzione di dazi secondari, fino al 100%, nei confronti dei maggiori acquirenti globali di risorse energetiche russe è stata rinviata . Ma gli accordi con la Russia sono diventati più profondi e Russia e Stati Uniti stanno negoziando progetti congiunti per data center che utilizzino le nostre centrali nucleari, ha dichiarato il rappresentante speciale del Presidente della Federazione Russa per la cooperazione economico - investimentale con i paesi esteri, il direttore del Fondo per gli Investimenti Diretti della Russia (RDIF), Kirill Dmitriev. Negli Stati Uniti ci sono più di 5.300 data center, mentre in Russia ce ne sono quasi 300.

Poi mercoledì scorso le limitazioni al servizio satellitare Starlink usato dall’esercito ucraino, e le mancate allerte missilistiche e di intelligence per cui il presidente ucraino aveva parlato di “tradimento” americano. Su questo sfondo, i 27 Stati membri dell’Unione europea riuniti a Bruxelles hanno affrontato un’agenda già pesante in partenza: prezzi dell’energia, bilancio pluriennale e sostegno all’Ucraina, con Cina, migrazione e allargamento a seguire. Su quasi tutti i dossier i leader hanno trovato formule e annunciato passi avanti ma le decisioni vere sono ancora una volta rimandate.

In pratica in un periodo di Policrisi, con guerre calde e rivolte sociali che impazzano in Francia , Spagna e Italia oltre che in Portogallo ed in altri paesi europei, il principale problema strutturale per l’Europa diventa quello del rapporto con l’economia cinese e l’enorme deficit commerciale accumulato oggi dall’Unione europea rispetto alla Cina: oltre un miliardo di euro al giorno. Il presidente del Consiglio europeo, António Costa, ha dichiarato che l'impegno dell'UE per la pace va di pari passo con una maggiore pressione nei confronti dell'aggressore, e non con una sua diminuzione. Ha avvertito che Mosca sta intensificando le campagne ibride in tutta Europa, citando atti di sabotaggio e ripetute violazioni dello spazio aereo e delle acque territoriali degli Stati membri. "Queste azioni non rimarranno impunite". Secondo Costa l'UE deve rafforzare ulteriormente la sua strategia di difesa entro il 2030. Ha inoltre ribadito che il sostegno all'Ucraina resta "più forte che mai", sottolineando che l'UE ha individuato i mezzi per soddisfare le esigenze del paese per quest'anno e invitando la Commissione a proporre finanziamenti aggiuntivi per il 2027.

Alle parole di Costa fanno eco quelle della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che ha dichiarato che l'UE ha erogato quasi 16 miliardi di euro nell'ambito della componente difesa del prestito di sostegno all'Ucraina, con ulteriori 17 miliardi di euro possibili entro fine anno, a condizione che Kiev implementi le riforme necessarie. Ha sottolineato che l'UE e i suoi Stati membri rappresentano l'80% degli aiuti esterni all'Ucraina, esortando gli altri partner internazionali a "intervenire". La Von der Leyen ha inoltre affermato che Stati e attori non statali starebbero orchestrando movimenti di massa improvvisi di persone verso le frontiere europee, con l'obiettivo di sopraffare le autorità, creare panico e dividere l'Europa. Ha annunciato un nuovo quadro europeo di risposta alle emergenze, destinato a fornire agli Stati membri gli strumenti per rispondere rapidamente a gravi minacce alle frontiere esterne.

Sul fronte energetico, von der Leyen ha reso noto che dall'inizio della guerra in Medio Oriente i costi dei combustibili fossili importati dall'UE sono aumentati di 106 miliardi di euro, senza un corrispondente aumento della quantità di energia fornita. I prezzi del gas sono saliti di circa il 140% dalla fine di febbraio, mentre quelli del diesel sono raddoppiati. Infine, la presidente della Commissione ha riconosciuto un fabbisogno di finanziamento di 70 miliardi di euro per l'Ucraina nel 2027, distinto dal prestito di sostegno da 90 miliardi già approvato, ammettendo di non poter indicare a memoria quale margine di manovra resti all'UE per coprire tale cifra. Ha spiegato che il prestito era stato pianificato sulla base dell'ipotesi di coprire due terzi del fabbisogno di bilancio e difesa di Kiev, ma che non era possibile prevedere nel dettaglio l'andamento del 2027 mentre la guerra prosegue.

In pratica delle questioni sociali che oggi sono oggetto di manifestazioni e scontri importanti che possono anche sfociare in guerre civili tra poveri e ricchi non vi è nessun interesse. Molti i fondi europei che vengono dirottati altrove con la scusa di una difesa necessaria ma non esistente perché alcuni droni provenienti da non si sa dove non possono certamente rappresentare una minaccia concreta. Sparare con un cannone ad un uccellino e solo una scusa per scatenare una guerra che i cittadini europei non vogliono.

La guerra silenziosa è iniziata e lo stravolgimento dello status sociale sembra essere dietro l’angolo.
In Francia di Macron ne vede le conseguenze dietro le rivolte le parole “Rabbia e Vergogna” si scontrano con i saccheggi che imperversano in tutta la Francia. In un discorso televisivo alla nazione domenica, Macron ha promesso che rivoltosi e saccheggiatori "pagheranno per i loro crimini", dopo che sabato si sono verificati alcuni dei peggiori episodi di violenza urbana in Francia degli ultimi anni. Il Ministero dell'Interno del Paese ha dichiarato che sabato sono state arrestate quasi 2.400 persone e che circa 1.000 tra poliziotti e gendarmi sono rimasti feriti.

Un atto di forza che secondo i media e da fonte al Jazeera il discorso di Macron non è stato ben accetto e si crede che non basterà a placare gli animi di tutti coloro che che sono stanchi di sentire le solite promesse. Le proteste si stanno rapidamente trasformando in una strumentalizzazione politica per i partiti che si contendono il sostegno dell'opinione pubblica in vista delle elezioni presidenziali del prossimo anno. Secondo il candidato di sinistra Jean-Luc Mélenchon il governo francese è "l'unico responsabile" delle distruzioni avvenute durante le proteste e che "non è riuscito a organizzare il mantenimento dell'ordine pubblico". Mentre per il Candidato di destra Jordan Bardella il discorso di Macron è deplorevole e codardo. Ammettendo che il governo non ha più nulla da offrire al popolo francese.

Le proteste in Francia continuano e Il centro della città di Bordeaux è stato completamente distrutto. Gli incendi continuano a bruciare nelle vicinanze di Victorie e Capussein. Un manifestante in Francia ha compiuto un atto di decapitazione in diretta streaming. La torre campanaria di un edificio comunale nella città di Limoges è crollato.

Ma oltre la Francia centinaia di migliaia di europei stanno scendendo in piazza per manifestare contro l’aumento del costo della vita nei loro paesi. Una vera ondata di disordini che negli ultimi giorni hanno caratterizzato Belgio,Francia ,Italia e Portogallo dove i manifestanti hanno dichiarato che i loro leader sono "fuori dal mondo" rispetto al problema sociale.

A Bruxelles, capitale del Belgio – città che da settimane è teatro di proteste studentesche contro le tasse di iscrizione universitaria – la polizia ha fatto uso di gas lacrimogeni e cannoni ad acqua per disperdere i manifestanti, accusati di aver lanciato oggetti contro di loro e appiccato incendi. A Liegi, una città più piccola a est di Bruxelles, la polizia ha utilizzato i cannoni ad acqua per disperdere le manifestazioni. La polizia non ha specificato il numero dei partecipanti. Nel frattempo, nella capitale portoghese Lisbona, decine di migliaia di manifestanti hanno sfilato per protestare contro la crisi del costo della vita, i bassi salari e l'impossibilità di accedere ad alloggi nelle principali città. I ​​prezzi delle case in Portogallo sono più che raddoppiati dal 2017, mentre gli affitti dei nuovi contratti sono aumentati quasi altrettanto. In Grecia, Germania e Austria stanno emergendo le “fasi iniziali” di un movimento, e si prevede che la mobilitazione inizi “nella prossima settimana”.

In Italia è il Sud a farsi sentire ed a scendere in campo Autotrasportatori , Agricoltori e società civile che manifesta per l’aumento dei pressi al consumo e per il caro benzina che sta determinando costi insostenibili per l’economia. Tutte le tratte su gomma Dalla Sicilia alla Calabria .alla Puglia e alla Basilicata sono state interrotte. La protesta continua fino a martedì quando ci sarà un incontro con il Ministro dei trasporti Salvini. Tra le accuse quelle lanciate contro il governo Meloni che ha chiesto maggiore flessibilità di bilancio legata alle maggiori spese per energia, difesa e sicurezza. Secondo quanto riferito dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, la richiesta di flessibilità vale circa 14 miliardi di euro per il 2027 e altrettanti per il 2028 seguendo la linea europea. Ed è subito scontro sugli oltre 14 miliardi di euro in più per la difesa previsti dal governo Meloni nel prossimo biennio sfruttando la clausola di salvaguardia europea. PD, M5S, AVS e CGIL accusano l’esecutivo di Giorgia Meloni di destinare nuovo debito al riarmo e alla guerra mentre restano sotto pressione sanità, salari, servizi pubblici, agricoltura, pesca e attività produttive.

In Sicilia la protesta dei trasportatori e degli agricoltori di autotrasportatori e agricoltori contro il rincaro dei carburanti non si ferma. La strada che collega Gela a Catania nella giornata di Ieri, domenica 18 ottobre ha bloccato la viabilità e camion e trattori hanno continuato a presidiare i principali snodi stradali. Tutto l’indotto soffre e nei supermercati iniziano a mancare i beni di prima necessità e freschi con scaffali svuotati dalle famiglie che vivono nel panico. Il prezzo medio del gasolio si è avvicinato alla soglia dei 2,3 euro al litro, secondo le ultime rilevazioni del ministero delle Imprese e del made in Italy e molte stazioni di servizio non hanno carburante.

lunedì 19 ottobre 2026

Tumori, quando la filantropia rende accessibili le cure del futuro: a Brescia una nuova frontiera della radioterapia

TUMORI, QUANDO LA FILANTROPIA PORTA L'INNOVAZIONE AI PAZIENTI: A BRESCIA UNA NUOVA FRONTIERA DELLA RADIOTERAPIA

Fondazione Guido Berlucchi e Fondazione Poliambulanza insieme per le cure oncologiche. Un progetto da 10,8 milioni di euro, sostenuto anche dalla filantropia, introduce una tecnologia che permette di adattare il trattamento alle condizioni del paziente grazie all'intelligenza artificiale.

Brescia, 19 ottobre 2026 – Trasformare i progressi della ricerca in opportunità concrete di cura. È questo l'obiettivo della collaborazione tra Fondazione Guido Berlucchi e Fondazione Poliambulanza, struttura sanitaria non profit convenzionata con il Servizio Sanitario Nazionale, che ha portato al rinnovamento del Centro di Radioterapia e Radiochirurgia Guido Berlucchi di Brescia. Un progetto del valore complessivo di 10,8 milioni di euro, al quale la Fondazione Guido Berlucchi ha contribuito, confermando il ruolo della filantropia nel sostenere l'innovazione sanitaria.

«L’innovazione nella lotta contro il cancro corre veloce, proprio per questo la vera sfida è fare in modo che i suoi progressi diventino opportunità concrete di cura per i pazienti. Portare a Brescia una delle prime tecnologie in Italia per la radioterapia adattiva supportata dall’intelligenza artificiale significa compiere un passo importante in questa direzione. È qui che la filantropia può fare la differenza: sostenere investimenti capaci di avvicinare le scoperte scientifiche alla pratica clinica e rendere disponibili strumenti sempre più avanzati. Questa è la visione che Guido Berlucchi ci ha lasciato e che continua a guidare le scelte della nostra Fondazione» dichiara Giambattista Bruni Conter, presidente della Fondazione Guido Berlucchi.

Il Centro è il primo in Italia a mettere in funzione un acceleratore Elekta Evo Adaptive, che consente, nei casi indicati, di modificare il piano radioterapico anche immediatamente prima della seduta. Attraverso immagini tridimensionali e strumenti di intelligenza artificiale, gli specialisti possono tenere conto delle variazioni anatomiche del paziente, con l'obiettivo di colpire il tumore con maggiore precisione e proteggere gli organi sani.

L'intervento comprende due nuovi acceleratori lineari, un bunker e la riqualificazione degli spazi assistenziali, inclusa l'area dedicata alla radiochirurgia Gamma Knife, con ambienti più confortevoli e percorsi di assistenza rinnovati.

La collaborazione tra le due Fondazioni risale a oltre 25 anni fa. Da allora, Fondazione Guido Berlucchi, impegnata nella ricerca oncologica, ha accompagnato lo sviluppo del Centro, contribuendo all'introduzione di nuove apparecchiature e al miglioramento dei servizi.

Fino a giugno 2026, il Centro ha effettuato 11.660 cicli di radioterapia e 3.869 trattamenti Gamma Knife. Numeri che testimoniano un'attività consolidata, oggi rafforzata da un modello in cui sanità non profit e impegno filantropico concorrono al progresso delle cure.

Amianto nella Marina a Taranto: il Tribunale di Lecce condanna la Difesa, 138mila euro all'orfano di un militare morto di mesotelioma

Uploaded ImageBonanni (ONA): «Taranto continua a pagare il prezzo dell'amianto, anche nelle Forze Armate»


16 ottobre 2026 – Il Tribunale di Lecce ha condannato il Ministero della Difesa a risarcire con 138.801 euro, oltre interessi, il figlio di un ex militare della Marina Militare morto di mesotelioma pleurico. Il padre aveva prestato servizio presso la base di Taranto ed era stato imbarcato sulla nave Sagittario, svolgendo mansioni di fuochista e motorista navale, in un contesto caratterizzato dalla presenza di materiali contenenti amianto, all'epoca largamente impiegati negli impianti e negli ambienti navali.

Un'esposizione avvenuta durante il servizio militare, le cui conseguenze si sono manifestate dopo oltre mezzo secolo. L'uomo, infatti, ha sviluppato un mesotelioma pleurico, una grave neoplasia correlata all'inalazione delle fibre di amianto, che ne ha provocato la morte nel novembre 2016.

Il giudice ha riconosciuto il collegamento tra l'esposizione all'amianto e la malattia, accertando la responsabilità del Ministero della Difesa per la mancata adozione di adeguate misure di protezione e per l'assenza di informazioni sui rischi ai quali il militare era esposto.

La condanna riguarda il risarcimento del danno subito da uno dei figli per la perdita del padre. La sentenza, passata in giudicato, rappresenta un importante risultato nella lunga battaglia giudiziaria intrapresa dalla famiglia, che comprende ulteriori procedimenti per il riconoscimento dei diritti degli altri familiari. La vicenda riporta l'attenzione sull'esposizione all'amianto negli ambienti militari e navali di Taranto e sulle conseguenze che possono emergere anche a molti decenni di distanza, quando il servizio è ormai un ricordo lontano e le persone coinvolte hanno costruito la propria vita lontano dai luoghi dell'esposizione. 

«Taranto è una città che conosce profondamente le conseguenze dell'amianto, ma troppo spesso l'attenzione si concentra soltanto sulle esposizioni industriali, lasciando in secondo piano quelle che hanno interessato il personale della Marina Militare. Anche i militari hanno lavorato per anni in ambienti contaminati, senza adeguate protezioni e senza essere informati dei rischi per la propria salute», dichiara l'avvocato Ezio Bonanni, presidente dell'Osservatorio Nazionale Amianto e legale della famiglia. «Taranto deve essere al centro di un impegno concreto per la tutela delle vittime dell'amianto, comprese quelle della Marina Militare, affinché nessuno venga lasciato solo nella ricerca della verità e della giustizia», conclude.

L'ONA offre assistenza e tutela alle vittime dell'amianto e dei loro familiari. 

Per informazioni e assistenza: numero verde 800 034 294 – www.osservatorioamianto.it.

mercoledì 14 ottobre 2026

I venti di guerra si allargano in medio oriente e dopo l’Iran oggi il fronte si sposta in Yemen dove gli Houti che controllano la parte dei territori yemeniti che sboccano sul Mar Rosso stanno dando manforte nel processo di conquista dei territori ai filo-governativi sauditi che rappresentano la restante parte del paese . Le forze Huthi hanno liberato ad oggi più di 500 chilometri di territorio e nei giorni scorsi hanno attaccato alcune raffinerie di petrolio presenti in Arabia Saudita colpendo anche con un missile l’aeroporto di Riad ed altri aeroporti sauditi..

Una situazione di guerriglia che è stata aperta nell’ambito della guerra degli stretti quello di Hormuz e Bab el - Mandeb nel mar rosso come effetto collaterale del conflitto tra Usa e Iran. Una guerra che oggi è in una situazione di stallo in quanto basata solo sui colpi di droni e missili atti a colpire le petroliere che attraversano lo stretto che sembra essere controllato da tre contendenti Iran - Oman e Usa che ogni giorno manifestano le loro paternità ma che fanno alzare di molto i costi di attraversamento che ogni petroliera deve affrontare ed oggi si aggirano intorno a 1.300.000 dollari. Il costo per trasportare una petroliera di grandi dimensioni dagli Stati Uniti all'Asia invece è arrivato a circa 77 milioni di dollari, rispetto ai 9,2 milioni di dollari nel 2025, aumentando i rischi e gli oneri per le forniture di petrolio a livello globale.

Una guerra quella degli Huthi che si trascina dal 2014 quando iniziò la guerra civile dello Yemen (2014-presente) il 16 settembre 2014 tra l'esercito yemenita leale al presidente Abd Rabbih Manṣūr Hādī e riconosciuto dalla comunità internazionale (poi costretto a rifugiarsi nella capitale provvisoria ad Aden), e le forze ribelli degli Huthi, che prendono il controllo della capitale Sana'a, allora alleate con le forze fedeli all'ex presidente Ali Abdullah Saleh (ucciso nel 2017).

Un conflitto che si è prorogato anche dopo le dimissioni nel 2022 del presidente Hadira dal Consiglio Direttivo Presidenziale (CDP) (governo dello Yemen riconosciuto dalla comunità internazionale) con a capo il presidente Rashad al - Alimi e il Consiglio Politico Supremo degli Huthi, presieduto da Mahdi al-Mashat. All’interno molti attori rappresentano le forze nazionali di resistenza vedi Tareg Saleh nipote dell’ex presidente ed altri alleati che controllano il porto di Mokha e le isole Zugar, Hanish e Perim che si trovano nel mar rosso. Presenti a favore della parte Huthi il gruppo di al – Qaida nella penisola arabica alleato di Ansar al – Sharia affiliato Yemenita dell’Isis che controlla una piccola porzione centrale del paese.

Nel marzo 2026 in piena guerra tra Iran e Usa gli Huthi hanno attaccato Aden arrivando alla sede del governo di Hadi minando il potere del paese riconosciuto internazionalmente . Una grave situazione che ha fatto intervenire una coalizione di mercenari guidata dalla vicina Arabia Saudita con attacchi aerei ed altro. La coalizione secondo l’Alto Commissario delle Nazioni Unite ha determinato migliaia di morti e si parla di 16.200 vittime.

Una premessa quella sopra riportata che ha determinato quello che oggi la guerra in Yemen sta manifestando sotto gli occhi della comunità internazionale e le visioni di guerra di Trump che sembra secondo Axios stia sostenendo l'offensiva, dell'Arabia Saudita, contro gli Houthi fornendo assistenza in termini di intelligence e di individuazione dei bersagli, ma non partecipando direttamente ai combattimenti potremmo dire un classico americano. Lo stesso ministro della Difesa saudita, il principe Khalid bin Salman, ha chiesto al segretario alla Difesa americano, Pete Hegseth, che gli Stati Uniti effettuassero attacchi aerei, ma funzionari americani hanno dichiarato che Washington non intraprenderà "azioni militari" per il momento. Sembra che anche la Francia sia coinvolta nella guerra in Yemen, poiché un aereo francese del tipo A330 MRTT sta attualmente effettuando operazioni di rifornimento di carburante vicino allo stretto di Bab-el-Mandeb.

Il Centro di Coordinamento delle Operazioni Umanitarie ha emesso inoltre un avviso dettagliato indirizzato alle compagnie aeree che operano nello spazio aereo saudita, avvertendole esplicitamente che quest'ultimo non è considerato sicuro; tale condizione di insicurezza è stata dichiarata allo scopo di garantire la sicurezza del traffico aereo civile e persiste finché continua l'aggressione saudita contro il nostro paese come si evince dalle dichiarazioni yemenite.

La dichiarazione delle Forze Armate dello Yemen annuncia una significativa operazione militare, In risposta all'aggressione saudita contro la capitale, Sana', e le province liberate, che negli ultimi giorni hanno raggiunto fino a 60 attacchi aerei e missilistici, portando il numero totale di attacchi dell'aggressione saudita dall'inizio dell'escalation contro il nostro paese a 1.410 azioni militari.

Le forze armate yemenite hanno condotto nell’ultimo periodo un'operazione militare di successo, utilizzando diversi missili balistici e droni, prendendo di mira la compagnia Aramco nella capitale del nemico saudita, Riad. Secondo i ribelli lo spargimento di sangue yemenita avvenuto con tanta criminalità e brutalità rende necessario che le forze armate, insieme a tutti i cittadini liberi della nostra nazione, adottino tutte le misure di escalation e deterrenza necessarie, per far capire a tutti che il prezzo per chi ignora il sangue del nostro popolo fedele sarà alto e inaccettabile, e il nemico criminale deve capire che continuare a spargere il sangue del nostro popolo avrà un costo elevato.

Continueremo continuano i ribelli a imporre l'equazione "assedio per assedio" e "escalation per escalation", prendendo di mira i concentramenti di truppe del nemico saudita, fino a quando l'aggressione non cesserà e l'assedio sul nostro amato paese non sarà revocato .

Gli attacchi delle forze yemenite stanno facendo la differenza e le loro milizie sono arrivate anche ad Aden con il pieno controllo del corridoio , dove sono stati colpiti obbiettivi strategici rappresentati dalle raffinerie Saudite di Aramco a Riad, Jeddah, Khurais e l’oleodotto "est-ovest" in Arabia Saudita. E proprio nei gironi scorsi è stato colpito l’Aeroporto di Riad che ha provocato 13 morti e 360 feriti inoltre un elicottero militare statunitense è stato abbattuto da un missile terra-aria lanciato dagli Houthi.

Secondo il CEO di Saudi Aramco, Amin Nasser, le scorte globali di petrolio sono "pericolosamente basse" a seguito di gravi interruzioni causate dal conflitto in Medio Oriente. Si stima che siano state prelevate più di 1 miliardo di barili dalle riserve, mentre quasi 3 miliardi di barili di forniture previste dal Medio Oriente sono andati persi. Nasser ha affermato che il ripristino delle scorte esaurite potrebbe richiedere fino a due anni, avvertendo che gli attacchi continui alle infrastrutture energetiche rappresentano una seria minaccia per la sicurezza energetica globale.

La fonte yemenita dichiara che le forze armate yemenite continuano la loro avanzata verso altre aree nella campagna meridionale della provincia di Taiz, in un contesto di diffusi collassi dei mercenari sauditi. Gli Ansarallah sembra abbiano riconquistato Murad e Bab Al-Mandab, annullando completamente tutti i progressi compiuti dalle forze saudite a partire dagli ultimi giorni ; a conferma di ciò, le riprese effettuate sulla strada di Murad con vista su Bab Al-Mandab mostrano diversi veicoli sauditi abbandonati. Dopo la liberazione di al-Hayma, al-Shuaub, al-Jabziya e al-Asim e Yafra, le forze yemenite hanno liberato Habban Quds. La loro presenza è stata segnalata a Suq al-Birin, sulla strada che collega Taizz e Aden.

Il portavoce del Ministero degli Affari Esteri dell'Iran, Esmail Baghaei, durante una conferenza stampa dice la sua : "Abbiamo ripetutamente affermato che la soluzione alla questione dello Yemen non è continuare e intensificare l'assedio economico, e bombardare lo Yemen non è una soluzione. Per anni, la popolazione dello Yemen è stata sottoposta a sanzioni economiche e a un blocco navale, e ha il diritto di vivere come una nazione, in modo normale, e di godere delle opportunità e delle condizioni che qualsiasi altro paese può avere. Avviare dei colloqui basati su una tabella di marcia concordata tra gli yemeniti e l'Arabia Saudita diversi anni fa potrebbe essere una soluzione logica. A tal proposito, abbiamo annunciato la nostra disponibilità a fornire qualsiasi assistenza possiamo per favorire questo processo."

Il conflitto è in continua evoluzione a livello internazionale e si denotano le preoccupazioni specie dell’America che vede l’alleato Saudita Arabia soccombere di fronte alla coalizione yemenita. In tal senso per non intervenire direttamente cosa che potrebbe rappresentare un ulteriore impegno militare fomenta i suoi amici tra cui la Siria ad intervenire nel conflitto. Secondo diverse fonti citate da Asharq News, la Siria starebbe valutando un possibile coinvolgimento militare nella guerra in Yemen al fianco dell'Arabia Saudita contro gli Houthi (Ansar Allah). Le stesse fonti precisano che non è stata ancora presa una decisione definitiva su un'eventuale partecipazione di Damasco al conflitto. La notizia arriva a poche ore dalla visita a Riad del presidente siriano Abu Mohammad Al-Jolani Aka Ahmed Al-Sharaa che ha incontrato il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman nei giorni scorsi, nel pieno dell'escalation degli attacchi Houthi contro gli aeroporti sauditi. La Siria potrebbe inviare tra le 10.000 e le 20.000 truppe per sostenere i sauditi, e si sta valutando il dispiegamento della 90ª brigata, con sede vicino a Damasco, e della 84ª divisione, con sede vicino a Suwayda.

Infine la risposta Iraniana data all’agenzia di stampa Tasnim non si è fatta attendere ed è tassativa : “Qualsiasi paese che attacchi lo Yemen sarà a sua volta attaccato, e le sue navi non potranno più transitare nello stretto di Bab-el-Mandeb e nel Mar Rosso. Entreremo comunque nella città di Taizz, ma speriamo che non ci sia una guerra al suo interno e che i mercenari legati al nemico saudita si ritirino da soli. L'Arabia Saudita non avrà l'opportunità di migliorare la sua immagine; anzi, dovrà pagare risarcimenti al popolo yemenita”.

L’accensione del conflitto in Yemen è da considerare come un chiaro effetto collaterale delle politiche nazionaliste in Medio Oriente che guardano solo all’effetto mediatico ma non alle reali conseguenze a livello globale che tali atteggiamenti hanno provocato per non parlare dei numeri relativi alle vittime innocenti che sono state schiacciate dall’ignominia Imperialista.



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