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domenica 19 maggio 2019

Intervista di Alessia Mocci a Silvano Trevisani: vi presentiamo Alda Merini tarantina


L'assillo della contemporaneità è il successo. Tutte le arti vengono esercitate più che come espressione dello spirito e come esperienza di innalzamento culturale, esclusivamente come affermazione della propria personalità.– Silvano Trevisani

Silvano Trevisani, giornalista professionista, è nato e vive a Grottaglie. Attualmente è redattore capo del settimanale “Nuovo Dialogo” e direttore della rivista “l'Officina – Laboratorio delle culture e delle storie” (Edit@ dal 2014). È stato per molti anni responsabile dei servizi culturali del “Corriere del giorno di Puglia e Lucania”, ha lavorato per la redazione di Bari di “Repubblica”, ha collaborato con “l'Osservatore Romano” e collabora con giornali e riviste.

Saggista, poeta, scrittore e critico d'arte, ha pubblicato numerosi volumi e saggi di storia, economia, arte, letteratura, oltre a opere di poesia e narrativa. Ha ideato le celebrazioni ufficiali per il ventennale di Giorgio de Chirico, nel 1998, per conto della Fondazione de Chirico, realizzato un saggio per il catalogo De Chirico e la Metafisica del Mediterraneo (Rizzoli, 1998); ha curato il diario inedito di Carlo Belli, teorico dell'astrattismo geometrico (AltaMarea, 1997).

Per la narrativa: il romanzo umoristico Lo norevole (Manni, 1997), con prefazione di Vincenzo Mollica, Storie di terre di sole (riedita da Capone, 2007), prefazione di Donato Valli e Ombre sulla città perduta (Radici Future, 2017).

Tra i suoi numerosi saggi: Creatività e inclusione (Rubbettino, 2013); Alda Merini e Michele Pierri, cronaca di un amore sconosciuto, (Edit@ 2016).

Per la poesia ha pubblicato le sillogi Poesie (Nuova Amadeus, 1995), prefata da Giacinto Spagnoletti, vincitrice del Premio Saturo d'argento e del Premio Vanvitelli-Caserta, 5 poesie d’amore, in Amore, amore… nei versi di dieci poeti pugliesi” (Edizioni AltaMarea, 1998, con prefazione di Donato Valli), L'altra vita delle parole (Nemapress, 2012), con prefazione di Plinio Perilli e postfazione di Cristanziano Serricchio, Geometrie del desiderio, con le illustrazioni di dieci grandi artisti (Edizioni Galleria Margherita, Taranto 2012), Terra Madre, con le illustrazioni della scultrice Lucia Rotunno (Print Me, 2017).
Ha collaborato con Macabor Editore per alcuni numeri della collana “Sud – I poeti” ed ha curato nel 2019 il volume “Alda Merini tarantina” di cui tratterà la seguente intervista.
L’antologia, disponibile in libreria da maggio, tratteggia la poetessa dei Navigli nella bella città di Taranto proponendo un’interpretazione dei fatti che portarono al matrimonio con il poeta e medico Michele Pierri da parte di intellettuali ed amici che hanno conosciuto la coppia e le due identità.
“Alda Merini tarantina” è anche un viaggio nella Puglia poetica grazie alla presenza della sezione “Voci dal silenzio – Poeti pugliesi contemporanei e da non dimenticare” e da una interessantissima “Antologia dei poeti pugliesi”.

A.M.: Buongiorno Silvano, sono lieta di poter dialogare con lei a proposito della nuova pubblicazione di Macabor Editore “Alda Merini tarantina” che vuole sì ricordare il decennale della morte della poetessa ma anche proporre una riflessione sulla poesia pugliese. Quando nasce l’idea di collaborare all’antologia poetica?
Silvano Trevisani: Ho conosciuto Alda Merini, Michele Pierri, quasi tutti i figli di Michele, Giacinto Spagnoletti e molti degli amici che furono vicini alla coppia negli anni di Taranto. Ho avuto per le mani poesie e documenti inediti e ho per molti anni letto quello che si diceva su Alda, quando era ancora viva, e sul suo rapporto con Taranto, del quale mi sono occupato in alcuni libri molto documentati. Degli anni di Taranto, che sono fondamentali nella rinascita di Alda, si è scritto pochissimo e in maniera quasi sempre sbagliata. Soprattutto nei giornali che si sono occupati di lei in occasione della scomparsa, mi è capitato di leggere errori grossolani, datazioni erronee, giudizi superficiali. Ho cercato di raccontare la verità oggettiva, forse disturbando qualcuno di quelli che si ritenevano i soli biografi, ma ho voluto che si ricordasse che Alda è stata tarantina, che ha svolto un ruolo culturale negli anni di Taranto e dimostrare che gli anni di Taranto sono stati per lei fondamentali. Ricorrendo quest'anno il decimo anniversario della morte, ho pensato che sarebbe stato bello coinvolgere nella celebrazione i poeti pugliesi a me più cari (per molti anni ho curato le pagine culturali del quotidiano Il Corriere del giorno), ma allargando l'orizzonte anche ai poeti scomparsi, che hanno dato lustro alla Puglia poetica. È nata così l'idea di un'antologia che nascesse e si sviluppasse attorno al ricordo di Alda Merini “tarantina”.

A.M.: Nella sua introduzione tratteggia la casa editrice Macabor come impegnata per “la conoscenza e la diffusione della poesia, genere che incrocia il massimo della militanza con il minimo della diffusione, in un paese in cui tutti scrivono e nessuno legge”. Quali sono le cause di questa “impellente” necessità di scrittura senza alcun interesse verso la lettura?
Silvano Trevisani: L'assillo della contemporaneità è il successo. Tutte le arti vengono esercitate più che come espressione dello spirito e come esperienza di innalzamento culturale, esclusivamente come affermazione della propria personalità. In tempi di esasperazione dell'individualismo (leggansi i vari moniti di papa Francesco) quasi tutte le persone scolarizzare, oggi, sono indotte a credere che il possesso di strumenti comuni di espressione le renda potenziali artisti: scrittori, poeti, pittori, cantanti, ballerini, attori, registi, sceneggiatori, musicisti, e così via... Ma se per la maggior parte delle arti occorre acquisire abilità aggiuntive (ad esempio il musicista deve almeno saper leggere il pentagramma) per la scrittura l'accesso è molto più semplice, e la pubblicazione di propri testi è molto favorita dall'abbattimento del costo della stampa. Si sa che la poesia, poi, è un'attitudine quasi universale, soprattutto in età adolescenziale, solo che oggi quasi tutti coloro che hanno scritto poesie, non aggiornandosi, si convincono di aver scritto qualcosa d'importane e non ci pensano due volte a stampare. Detto questo, accade che la maggior parte dei poeti, che continua a scrivere secondo forme e linguaggi di livello scolastico, sia convinto che la vera poesia sia la sua, non avendo attrezzatura critica, e non ha mai l'interesse a leggere i libri degli altri, neppure per affinare il proprio stile. Perciò tutti scrivono ma pochissimi leggono. Ciò porta la poesia a essere un genere per niente commerciabile e gli editori come Macabor, che pubblicano poesia e anzi organizzano progetti di poesia, sono davvero degli eroi. Che meritano sostegno e collaborazione, anche perché non sono editori-stampatori e non favoriscono il proliferare delle pubblicazioni per trarne profitto.

A.M.: Si è scelto di dedicare un capitolo dell’antologia a Michele Pierri, punto di riferimento della cultura pugliese purtroppo, oggi, poco conosciuto. Qual è stato il suo rapporto con Pierri?
Silvano Trevisani: Michele Pierri è stato, soprattutto per noi tarantini, ma non solo, un punto di riferimento. Persona straordinaria e umile dalla vita avventurosa e affascinante. Grandissimo poeta che ha scontato, come tutti coloro che scelgono di rimanere al Sud, la distanza dai centri di potere, nonostante fosse amato da Ungaretti, Betocchi, Pasolini, Maria Corti e moltissimi altri. Lo consideravo mio maestro e lo frequentavo soprattutto per conoscere il suo parere sulle mie poesie. Ho incrociato molte volte Alda, negli anni del loro matrimonio, che interveniva spesso con le sue osservazioni e i suoi apprezzamenti. Michele, che era molto umile e molto disponibile, mi disse di far leggere le mie poesie a Giacinto Spagnoletti, che era il critico letterario più autorevole, e anch'egli tarantino. Così feci: passai tutto a Giacinto, secondo il consiglio di Michele, che però ebbe vari problemi di salute e soprattutto per la vista, e mi portò via molto tempo. Alla fine, curò la pubblicazione della mia prima racconta di poesie. Purtroppo, però, Michele era già morto da qualche anno.

A.M.: Michele ed Alda si incontrano nel 1981 con “frequentazioni telefoniche ed epistolari”. Come fu affrontato il problema della “pazzia” della Merini?
Silvano Trevisani: Michele, rimasto vedovo da alcuni mesi della amatissima moglie Aminta, morta nel 1980, da cui aveva avuto dieci figli (un undicesimo era morto infante), fu sensibilizzato da Giacinto Spagnoletti alla vicenda di Alda, che era da poco uscita dal manicomio, chiuso per effetto della legge Basaglia ed era completamente smarrita. Michele ritrovò una lettera del '52 in cui Giacinto, scopritore di Alda, parlava già della sua pazzia e della sua grande poesia e ne fu toccato. Cercò di esserle utile con le sue parole e la sua disponibilità e lei gli si attaccò morbosamente. Quando poi si sposeranno Michele, che era un grande medico ed era stato anche direttore sanitario dell'Ospedale di Taranto, la fece visitare da vari amici specialisti che riscontrarono come la bipolarità di Alda fosse effetto della sua smania di affermarsi come poetessa, frustrata già negli anni dell'adolescenza. In effetti, Alda che non risolverà mai i problemi mentali, troverà un certo equilibrio solo dopo il grande successo degli anni '90.

A.M.: Alda Merini e la città di Taranto. Perché la poetessa dei Navigli anelava la Città dei due mari?
Silvano Trevisani: Alda era delusa da Milano. Una volta dimessa dal manicomio, dopo circa quindici anni d'internamento, si ritrovò sola: il marito, Ettore, un panettiere, brava persona che però era molto lontana dai suoi interessi letterari, era malato terminale e lei non si sentiva in grado di assisterlo. Era stata dimenticata da tutti. Le case editrici non le dettero credito e nemmeno Maria Corti riusciva a venirne a capo e lei stampò delle plaquette autoprodotte senza esito. Michele rappresentava una via di fuga da Milano, perché le dedicava grande attenzione, la sosteneva economicamente negli anni della malattia di Ettore. Insomma: voleva cominciare da capo con un grande poeta che potesse accompagnarla e sostenerla. E così cominciò ad assillare Michele, nel vero senso della parola. Arrivò a iniziative sconcertanti, come scrivere al Papa. Insomma: capiva che il suo futuro era nella città dei “due” mari. E lei di mari non ne aveva mai visto neanche uno!

A.M.: L’editore Bonifacio Vincenzi è il firmatario della presentazione in “Alcune considerazioni su Silvano Trevisani” e scrive: “[…] egli spesso con la memoria scavalca il suo tempo e, nell’inevitabile latenza, attraversa l’oblio per ritornare ai momenti fondamentali dove la parola poetica non era ancora accesa e se ne stava nella dimensione indeterminata del futuro.” Ritiene che queste parole siano rappresentative?
Silvano Trevisani: Se un critico letterario può, talvolta, valutare la qualità formale e letteraria delle poesie, solo un poeta può entrare nei meandri e cercare i luoghi spirituali, emozionali, letterari, nei quali una poesia ha preso corpo. E Bonifacio Vincenzi è un poeta.

A.M.: Lino Angiuli, Vittorino Curci, Dino De Mitri, Daniele Giancane, Giuseppe Goffredo, Giacomo Leronni, Anna Santoliquido, Gerardo Trisolino hanno omaggiato Alda con una lettera od una poesia. Compare anche una sua lirica intitolata “Per una storia d’amore (Alda e Michele)”. È stata composta in occasione della pubblicazione oppure in precedenza?
Silvano Trevisani: La mia poesia l'avevo già scritta ma non pubblicata, poi per l'occasione l'ho ritoccata. Nella mia silloge “L'altra vita delle parole” ne avevo dedicata un'altra ad Alda.

A.M.: È in programma una presentazione del volume “Alda Merini tarantina”?
Silvano Trevisani: Sì, è in programma una presentazione a Taranto il 30 maggio prossimo, nel salone degli specchi del Municipio.

A.M.: Salutiamoci con una citazione…
Silvano Trevisani: Poesia poesia/ sembra che non ci sia/ poi ti prende la mano/ e ti porta lontano” − Riccardo Cocciante

A.M.: Silvano la ringrazio per il tempo che mi ha voluto dedicare e la saluto con una citazione tratta dal volume “Alda Merini tarantina” scritta da Giuseppe Pierri nel paragrafo “Un profilo biografico di Michele Pierri”: Tutte le attese, le certezze, le paure che attraversano la mente del poeta atterrito dal dolore si riversano momento per momento nella sua poesia che diviene esigenza di conoscere Dio quale Egli è, di avere certezza dell’aldilà, anche immediata. La parola diviene violenta, esasperata, di provocazione, quasi torturante, per costringere Dio a manifestarsi, a dare un segno certo della sua esistenza, e non conta se si dovrà pagare il prezzo dell’inferno, perché l’inferno è già qualcosa, è certezza di Dio, “il suo ultimo scalino”.

Written by Alessia Mocci

Info
Sito Macabor Editore
http://www.macaboreditore.it/home/
Acquista “Alda Merini tarantina”
http://www.macaboreditore.it/home/index.php/libri/hikashop-menu-for-products-listing/product/76-alda-merini-tarantina

Fonte
http://oubliettemagazine.com/2019/05/14/intervista-di-alessia-mocci-a-silvano-trevisani-vi-presentiamo-alda-merini-tarantina/

Meno partenze, meno morti. il messaggio “cristiano” di Salvini.

Meno partenze, meno morti.

È verissimo. È questo il messaggio "cristiano" di Salvini. 

Se però non partono, muoiono lo stesso, o in Libia, nei campi di concentramento, oppure nei loro Paesi.

Dunque, farli crepare in mare è un peccato, farli morire altrove no, è più cristiano.

Quando l'unica cosa da fare, sarebbe quella di smettere di affamarli, smettere di pretendere di comandare a casa loro, e smettere di finanziare chi gli porta la guerra, sempre a casa loro.

Adesso il genio mancato di turno penserà: 'La kolpa è della Francia di macronnneeee!'

Perché è più comodo pensarla così. Perché ci conviene pensarla così. No, la Francia di Macron ha le stesse colpe dell'Italia di Monti, di Renzi, e dell'Italia di Salvini, di Di Maio e di Conte

Solo che è troppo facile incolpare Macronnne e la Francia. Perché noi italiani, nel dare le colpe agli altri evitando di proposito di guardare dentro casa nostra, siamo sempre stati i numeri uno.

Finché avranno fame o scapperanno dalla guerra (La differenza tra migranti e profughi per me NON ESISTE. 
Anzi, la guerra è l'ultimo motivo per emigrare) Loro verranno qui, in Europa
Io non li biasimo. 

Che se davvero potessero scegliere loro invece di essere trattati da pacchi postali, non sceglierebbero di sicuro l'Italia
Per una questione proprio di lingua. E noi avremmo almeno il 70% di migranti di meno. 
Non sarebbe meglio per tutti?

Ma è più facile alzare i muri nel nome di Dio, di Gesù Cristo e della Madonna, che vogliono tutt'altro che alzare dei.

L'immigrazione è un tavolo con 10 biscotti. Il politico di turno se ne mangia 9, e poi avverte l'italiano dicendogli: 'Attento all'immigrato, si vuole mangiare l'ultimo biscotto'. Indicandogli il nemico da odiare. 
Ed in questo, ossia indicare i nemici da odiare, Matteo Salvini è il numero uno. 

Mi dispiace solo fino a due anni, quei nemici, eravamo noi meridionali
Se sei meridionale e sei leghista, è solo perché ti sei alleato con il tuo aguzzino, in cambio della promessa di Salvini, mantenuta, di smettere di considerarti il male dell'Italia. 
'Mantenuta' poi perché è quello che lui ti fa vedere. Perché Salvini ha cambiato la sua politica, solo quella, non la sua idea. 

Salvini ha odiato i meridionali per oltre 20 anni, ed io alle improvvise conversioni non ci ho mai creduto. 
A Salvini servono solo i vostri voti, SVEGLIATEVE!

La guerra tra poveri, la vincono gli stessi poveri solo se si alleano, insieme, per sconfiggere i ricchi. 
I ricchi sono loro. I poveri siamo noi e gli immigrati. 
Che volemo fà? Continuare a prendercela con loro? 
Facciamolo pure. Ma poi non lamentiamoci, se la guerra non la vinciamo.

Spesso ve la prendere con dei bambini. Il vostro capitano li ha chiamati confezionati. 
Sono loro quei pericolosi criminali dei quali avete paura? 
Se loro minano alla vostra identità italiana, beh vuol dire che quell'identità, voi, l'avete già persa da un pezzo.



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venerdì 17 maggio 2019

Fashion, Beauty e Solidarietà: Andrea Ubbiali Couture vola al Festival di Cannes, per il giovane italiano un altro grande traguardo

Andrea Ubbiali Couture inserito tra i 50 brand presenti a La notte dell'amfAR Party Milano in occasione del Festival del Cinema di Cannes.

Cindy Bruna, l'angelo di Victoria's Secret, indosserà un suo capo d'Alta Moda affianco ad altre tre modelle. 

Andrea Ubbiali, un nome una garanzia. 

Giovane imprenditore digitale della Moda, Andrea Ubbiali è il riconosciuto stylist per molti volti noti della televisione italiana e internazionale, nonché l'affermato make-up artist che ha già vestito oltre venticinque star del mondo dello spettacolo, curando con meticolosità ogni dettaglio del look delle diverse personalità, dal design degli abiti al più curato e personalizzato trucco make-up.  

Con il suo brand Andrea Ubbiali Couture, lo stilista italiano è stato inserito fra i cinquanta accreditati per vestire personalità eccellenti del Festival del Cinema Internazionale di Cannes

Un prestigioso riconoscimento che non fa che confermarne l'ascesa nell'Olimpo del Fashion & Beauty

Andrea vestirà una personalità italiana della tv sul red carpet del Cinema durante la presentazione e la rassegna cinematografica. 

Quindi sarà la volta di una top-model durante l'annuale Party di Gala, organizzato dall'Organizzazione Non Governativa (ONG) internazionale amfAR, con l'obiettivo di raccogliere fondi per la lotta contro l'AIDS e la ricerca sull'HIV.  

Già svelato intanto il nome della modella di grido che indosserà la sua creazione allo stesso evento. 
Si  tratta di Cindy Bruna, l'angelo di Victoria's Secret, che Andrea vestirà con un avvolgerà abito bianco, con tanto di coda ricamata interamente a mano, davvero mozzafiato!

L'instancabile creativo, originario di Bergamo, che è già stato inserito lo scorso anno fra i cento giovani imprenditori di successo anche all'estero, oggi prosegue con la sua affermazione. 

L'ultimo successo è stato il lancio sul mercato di Enjoy, la linea di profilattici realizzati con l'azienda Condomix
Enjoy, oltre ad essere molto venduta online è ora disponibile anche presso una prima cinquantina di farmacie italiane che hanno iniziato a distribuirla presso i propri esercizi. 

Ed è anche grazie ai profilattici Enjoy, di cui Ubbiali ha generosamente consegnato una cospicua donazione ad amfAR, che il giovane stilista è stato accolto così calorosamente all'interno della manifestazione di gala.

Una partecipazione tanto desiderata, proprio per dare il giusto risalto alle sue creazioni nell'ambito di un evento così risonante dal punto di vista mediatico. 

Andrea Ubbiali ci racconta il suo progetto: "In molti mi definiscono un influencer perché sui Social Media ho un consistente seguito di follower, ma in realtà non mi ritengo né un blogger né un influencer. Semplicemente le persone mi seguono perché spesso appaio in tv o su quotidiani e magazine nazionali che mi conferiscono una gradita risonanza. Mi ritengo fortunato: svolgo un lavoro molto particolare che per molte persone rappresenta un sogno. Perciò reputo la partecipazione ad amfAR come un grandissimo traguardo per la mia persona e la mia carriera e mi ritengo molto felice perché lavoro facendo ciò che amo e ho una splendida famiglia che mi sta sempre accanto. 
Ho le mie giuste ambizioni, punto sempre più in alto, ma continuo a restare comunque un ragazzo semplice, attaccato alle proprie radici, e cosi mantengo il giusto equilibrio fra il successo e la vita quotidiana". 

In bocca al lupo Andrea!
Maria Pia Ranaldi per il CorrieredelWeb.it
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(*) amfAR è un'organizzazione non governativa internazionale impegnata nella ricerca per la cura contro l'AIDS e e la lotta contro le malattie sessualmente trasmissibili. 

giovedì 16 maggio 2019

A Reggio Emilia nasce TalenTribu: la Scuola delle Idee per i giovani Talenti

Giovedì 30 maggio 2019, presso la sede della International Experiential School di Reggio Emilia, si svolgerà il primo Contest di Idee, organizzato dalla IEXS in collaborazione con l’azienda ligure CyberTribu.

La scuola che ha la missione di aiutare i ragazzi a scoprire e realizzare i loro sogni coltivandone i talenti si unisce con l’azienda che mette a disposizione il know how tecnologico affinché questo avvenga.
 
Di cosa si tratta: É una gara di idee aperta ai giovani in età compresa tra i 16 e i 35 anni. Il premio in palio è un periodo di incubazione di un anno per imparare come fare a realizzarla.
Come si svolge:
I candidati devono inviare la loro candidatura entro il 28/05/2019 e presentare il loro “pitch” davanti al Comitato di valutazione il 30/05/2019.
“Abbiamo deciso di organizzare questo contest” - dichiara Luca Taverna, titolare della IEXS - per dare ai ragazzi una possibilità concreta e pratica di ingresso nel mondo del lavoro. Noi crediamo nei ragazzi e nel futuro.
Secondo uno studio del World Economic Forum, il 65% dei bambini che oggi sono alla scuola elementare “da grande” farà un lavoro che oggi non esiste nemmeno; al giorno d’oggi la tecnologia corre veloce, molto di più dell’istruzione, ed è un’opportunità da cogliere già da molto giovani.
Per questo abbiamo avviato una partnership con CyberTribu, l’azienda che da anni lavora realizzando idee digitali. In questo modo le skills che i ragazzi apprendono tramite il nostro innovativo sistema di insegnamento possono essere immediatamente e concretamente messe in pratica in un contesto lavorativo decisamente innovativo”
La selezione è già di per sé un’occasione per mettere alla prova alcune di queste: per fare un buon pitch ovvero un “discorso” di presentazione che convinca la giuria occorre avere capacità di problem solving, chiarezza di idee e sapersi cimentare con il public speaking.
Insomma un’occasione unica per affacciarsi, in chiave moderna, al mondo del lavoro che evolve alla velocità della luce, giorno dopo giorno.
Per maggiori informazioni: www.talentribu.com - www.ieschoo.eu

mercoledì 15 maggio 2019

Conclusa la 2a ed. di Industrial production forum, l’evento firmato IKN ITALY sulle Best Practices nell’Industria 4.0

Conclusa la 2a ed. di Industrial production forum, l'evento firmato IKN ITALY sulle Best Practices nell'Industria 4.0

15 maggio 2019 – Si è conclusa la seconda edizione di Industrial Production Forum, l'evento ideato da IKN Italy che tratta delle Best Practices nell'Industria 4.0.
I focus di questa edizione dell'appuntamento sono stati argomenti di estrema rilevanza e attualità come: integrare le competenze e scegliere gli investimenti giusti, valutare le tecnologie innovative e scegliere quella più adatta alla propria realtà, scoprire le possibilità dell'automazione per ridurre i costi e guadagnare flessibilità, conoscere le applicazioni pratiche delle tecnologie di Distributed Ledger, esplorare le best pratices dell'industria militare in ambito logistico.

Alla platea è stata offerta l'occasione di conoscere le esperienze di aziende rilevanti del panorama italiano e internazionale. Hanno preso parte a Industrial Production Forum: Carrefour, Chiesi Farmaceutici, Carl Software, Delpharm, Iconsulting, Information Builders, Iveco, Injenia, Johnson & Johnson, MBDA, Rina, Parmalat,, Quantyca, Safilo, San Domenico Caffè.

"Una giornata ricca di testimonianze pratiche dove aziende come Carrefour, Parmalat, Delpharm, Iveco e tante altre hanno presentato le loro best practices e le possibili applicazioni delle innovazioni tecnologiche propedeutiche all'Industria 4.0" – dichiara Laura Ghisleri, Content & Networking Director IKN Italy.
Sono stati numerosi i momenti di confronto e discussione sui temi caldi della quarta rivoluzione industriale. Ci siamo confrontati su change management, accesso agli investimenti, smart factory, self service business intelligence, tecnologie innovative, applicazioni tecnologiche, advanced automation, blockchain, infrastrutture informatiche, smart tools, stampanti 3d, manutenzione predittiva, automazione industriale, supply chain e altro ancora!" conclude la Manager.

L'appuntamento si è presentato per la prima volta come un evento esclusivo di mezza giornata, riservato a Ceo e General Manager,  Responsabili Produzione, Responsabili Operation, Responsabili Manutenzione, Responsabile Supply Chain, Responsabile Logistica, Responsabile IT, Chief Data Officer delle aziende dei seguenti settori: Manifatturiero, Farmaceutico – Chimico, Alimentare e Beverage, Industria pesante, Metalmeccanico e Packaging.
Industrial Production Forum da appuntamento al 13 maggio 2020!

Per informazioni e approfondimenti sul programma:
https://www.ikn.it/evento/10314/industrial-production-forum-ipf-forum/home

Company Profile
IKN Italy è l'acronimo di:

"I" come INSTITUTE: IKN Italy nasce da Istituto Internazionale di Ricerca. Grazie all'esperienza maturata in più di 30 anni di attività, si posiziona all'interno di una rete internazionale in grado di proporre sia tematiche di grande attualità e interesse, sia relatori di alto livello. La reale fotografia di IKN la "scattano" i numeri di questi oltre 30 anni di lavoro:
è ispirazione per 6.000 manager all'anno grazie alla collaborazione di oltre 1.200 tra relatori e docenti per più di 2.500 ore di networking e formazione; networking in oltre 30 business events, 10 Advisory Board, 3 giornate di confronto di settore e 200 corsi di formazione in aula e incompany . Numeri che conclamano IKN leader indiscusso nel suo settore.

"K" come KNOWLEDGE: la società lavora in settori strategici. Ricerca continua e ascolto del mercato garantiscono a IKN la messa a punto di una formazione non standardizzata, costituita invece da contenuti unici, esclusivi e non "googlabili". 
I settori sui quali si concentra la società sono: Farmaceutico e Dispositivi Medici, Energy & Utilities, Sanità, Banca e Assicurazioni, Retail e GDO, Industrial, Logistica, Legale e Fiscale, Marketing e Vendite, Project Management.

"N" come NETWORKING:  IKN Italy opera all'interno di una rete che le permette di organizzare eventi e iniziative che diventano occasioni di incontro per condividere  esperienze uniche e sviluppare nuove partnership. Le iniziative di IKN Italy generano relazioni ad alto valore aggiunto, attraverso incontri B2B qualificati.

L'Azienda è certificata UNI EN ISO 9001 : 2008 e qualificata per la presentazione di piani formativi a organi istituzionali e fondi interprofessionali che si occupano delle richieste di finanziamento e della gestione dei processi burocratici.    

Pubblicato dall'Università di Firenze un inedito protocollo che applica la criminologia all'esplorazione spaziale

Un’inedita applicazione delle Scienze Criminologiche all’esplorazione spaziale.
 
Un inedito protocollo scientifico volto a salvaguardare gli astronauti che si trovino impegnati in missioni spaziali caratterizzate da una lunga durata e indirizzate oltre l’orbita lunare, come ad esempio quella prevista nell’agenda della NASA verso Marte o asteroidi di tipologia NEA, è stato pubblicato sulla rivista accademica di Scienze Chimiche in peer-review, dell' Università degli Studi di Firenze SUBSTANTIA: “An International Journal of the History of Chemistry”, nella sezione Research -Vol.2, n. 2, pag.73-80, Firenze University Press, 2018. 

Il Journal accademico SUBSTANTIA è curato dal Dipartimento di Chimica dell’ Università degli Studi di Firenze e edito dalla medesima Università. Il protocollo è stato ideato dai Professori Vincenzo Lusa (Fellow dell'American Academy of Forensic Sciences) e Annarita Franza e si focalizza  sugli studi inerenti al Neurocrimine che per la prima volta sono applicati all’esplorazione spaziale. In particolare, il protocollo, in modalità del tutto innovativa, si basa sullo studio di alcuni processi penali dibattuti in Italia e incentrati sulle Neuroscienze forensi e la Genetica comportamentale. In tali casi giudiziari, gli imputati sono stati riconosciuti parzialmente incapaci di intendere e di volere, a seguito di perizie giudiziarie, in virtù di certune anomalie riscontrate nel loro encefalo, e alla presenza, nel loro genoma, di alcuni alleli (forma alternativa di un gene) in grado di predisporre e provocare in costoro atti caratterizzati da estrema violenza come risposta ad agenti stressori. 

La NASA non ha mai compiuto tali accertamenti sui propri astronauti e il riscontro di tali anomalie cerebrali, nonché la presenza dei suddetti neuro marcatori biologici predittivi del comportamento criminale, potrebbe rivelarsi essenziale (o fatale nel caso essa non sia attuata) nel momento in cui gli astronauti, che siano portatori inconsapevoli delle suddette disfunzioni biologiche e anatomiche, si trovino per lunghi periodi lontani dalla Terra e in balia di avvenimenti ignoti o sottoposti ad alti livelli di stress che potrebbero in loro ingenerare atti violenti e difficilmente incontrollabili, mettendo in pericolo i membri degli equipaggi; deve essere presa altresì in considerazione anche l’interazione che viene a crearsi tra i cosmonauti e i nuovi ambienti ove i predetti si troverebbero a operare.

martedì 14 maggio 2019

Intervista di Alessia Mocci a Franco Rizzi: vi presentiamo il romanzo Anni difficili


Tutti noi corriamo il rischio di cadere in un baratro, piccolo o grande, mentre percorriamo la strada della nostra vita e tanti “furbetti” sono lì pronti per aiutarci. Dal prete che promette un felice “al di là”, magari migliore, se i tuoi beni li lasci in eredità a chi di dovere “al di qua”, per non parlare delle ciarlatane scuole di pensiero che ripropongono il ben noto “nosce te ipsum”.” – Franco Rizzi

Franco Rizzi è nato a Torino nel 1935, sin da bambino ha vissuto a Milano, città nella quale si è laureato in Ingegneria Elettrotecnica presso il Politecnico. Da giovane ha lavorato nella ditta creata da suo padre nel 1938 come progettista di impianti per il risparmio energetico. Ha dimostrato di aver capacità notevoli ed i “suoi figli di ferro” ‒ in questo modo egli stesso denomina gli apparecchi di sua progettazione ‒ sono installati in raffinerie di petrolio sparse in tutto il mondo, a bordo di molte navi ed in molte centrali termoelettriche. Lavoro che gli ha dato la possibilità di viaggiare e di conoscere paesi in modo approfondito grazie alla collaborazione con agenti locali che gli hanno mostrato l’altra faccia dell’Asia, dell’America, dell’Africa, quella non turistica.

Appassionato di letteratura e scrittura, di quel mondo artistico che instrada alla conoscenza dell’uomo e del mondo per decine di anni ha scritto migliaia di pagine di appunti che solo recentemente ha trasformato in romanzi. Storie vere, episodi vissuti in ogni parte del globo che diventano carta stampata.

Vengono così alla luce “1871 ‒ La Comune di Parigi”, “Luca Falerno ‒ Caccia nelle Murge”, “Mini ‒ Storia di un pittore”, “1945 ‒ Anno zero sul lago”, “… scrivimi!, Il delta del Nilo”, “Anni difficili” ed un neo progetto di una casa editrice con pubblicazione gratuita, La Paume Editrice.

In questa intervista puntiamo il focus sul romanzo “Anni difficili” che traccia l’Italia a cavallo tra gli anni ’70 ed ’80 divisa fra la dura lotta di classe e di ideali fra irriducibili della liberazione del 1945, seguaci del sessantotto e fazioni nostalgiche di estrema destra; la massoneria deviata che si stava formando e l’espansione sempre più energica della mafia siciliana.

A.M.: Ciao Franco è un piacere aver l’opportunità di dialogare nuovamente con te per presentare ai lettori la tua ultima pubblicazione: “Anni difficili”. In un’intervista del dicembre del 2017 avevi accennato velocemente l’argomento del libro senza dare, però, anticipazioni. La stesura è iniziata dopo il 2017 oppure negli anni avevi raccolto appunti che ultimamente hai amalgamato?
Franco Rizzi: La stesura del libro è molto antecedente al 2017. Inizia circa dieci anni dopo il periodo preso in esame dal libro e cioè i sette anni dal 1974 al 1981. Quel periodo è stato un momento molto intenso per la mia vita, è stato un periodo centrale cui sono seguiti, direi come una sorta di contrappasso, alcuni anni di disimpegno più o meno fino alla caduta del muro di Berlino. Anno dopo anno ho sempre tenuto una rubrica dei fatti che hanno interessato la mia vita e così con gli anni ‘90 ho iniziato a raccogliere dati e notizie e successivamente metterli insieme e correlarli ai personaggi, alcuni come ho scritto presi dalla realtà di quei giorni. Per tante ragioni, alcune ovvie, sono poi trascorsi molti anni prima che il libro vedesse la luce e fosse dato alle stampe.

A.M.: L’espressione “anni di piombo” è ripresa dal film omonimo della regista Margarethe von Trotta ed utilizzata per un periodo storico italiano che va circa dalla fine degli anni Sessanta agli inizi degli anni Ottanta. Ho dunque ragionato sul titolo da te scelto “Anni difficili” volendo accostare “piombo” a “difficili” e cercando nell’etimo di piombo, oltre al latino “plumbum” di derivazione greca (πέλιος – blu-nerastro), ho trovato dal sanscrito “bahu-mala” con traduzione: molto sporco. Così il piombo diviene un concetto oscuro, molto sporco e che richiede uno sforzo dell’intelletto per essere inteso. È sotto questo punto di vista che ho esaminato il tuo nuovo romanzo e l’epoca storica che hai voluto raccontare. Ritieni che le cause di quei ripetuti massacri siano stati compresi dagli italiani che li hanno vissuti oppure che si siano semplicemente annidate sempre più in profondità?
Franco Rizzi: Gli anni di piombo, il piombo scuro delle pallottole, è stato un brutto e oscuro periodo della nostra storia più recente. Molti di quelli che ne sono stati protagonisti oggi sono morti e altri ancora vivi preferiscono non parlarne più, fiduciosi forse di essere arrivati in un tempo migliore. A quel tempo spesso si sparava per uccidere, altre volte solo per ferire, ma intimidire gli avversari e farli uscire di scena, questo veniva detto gambizzare. Il tutto era simile, mutatis mutandis, a quanto era già avvenuto nei tristi anni dal 1919 al 1922 e descritto molto bene nel bel libro “M il figlio del secolo” di Antonio Scurati uscito di recente. Oggi possiamo forse concludere che in quel periodo abbiamo assistito a una resa dei conti per quella mancata guerra civile, che non aveva trovato sfogo con il 25 aprile 1945 per la presenza massiccia delle truppe alleate presenti in Italia. Ovviamente adesso la maggioranza degli italiani ritiene ormai chiuso quel capitolo e anch’io ho addolcito il titolo riducendo il pesante anni di piombo a quello di “Anni difficili”.

A.M.: Il mio anno di nascita è il 1982, non sono stata testimone degli anni di piombo e purtroppo con i programmi scolastici di storia non si arriva mai a studiare questa parte nefasta dell’Italia. I trentenni e quarantenni di oggi non conoscono le vicende che hanno portato alle stragi e quando qualcuno accenna nei programmi televisivi sembra quasi un argomento tabù, si citano gli attentati, si ricordano i morti ma non si parla mai del perché e del come si è arrivati a tutto quell’odio riversato per le strade.
Franco Rizzi: Naturalmente chi è nato dopo gli anni ‘80 non conosce i fatti e i misfatti di quel triste periodo. Il tutto era nato come rivendicazione sociale prima nel 1968 in Francia (il maggio parigino) e l’anno dopo in Italia, l’autunno caldo del 1969. Ovvio che “chi di dovere“ ci mettesse subito lo zampino con la bomba alla Banca dell’Agricoltura di piazza Fontana a Milano. Poi l’odio è stato fomentato in un crescendo di attentati e contro attentati, di attacchi e di vendette, effettuati da militanti estremisti di destra e di sinistra. E qui torniamo alla mia risposta precedente. Gli anni di piombo sono stati anni di duro scontro tra nostalgici fascisti e nostalgici comunisti leninisti, ma approfittando di questo fatto anche mafia e servizi segreti hanno partecipato alla bagarre. Naturalmente una organizzazione solida, bene innervata nella politica come la mafia è sempre pronta ad approfittare delle circostanze e così è stato. In conseguenza dopo gli anni di piombo, rimase proprio la mafia a fare da contraltare allo stato con i ben noti attentati dinamitardi di via dei Gergofili e di via Palestro a Milano, sfociati poi nella trattativa stato-mafia con gli ultimi processi ancora in corso ai giorni nostri.

A.M.: Nel romanzo “Anni difficili” ci sono tre protagonisti principali: Aldo Devita, Gianni Trapani e Vicente Razini che, trasportati in analogia con il regno animale, si identificano bene con il lupo, l’agnello e la volpe.
Franco Rizzi: Dei tre personaggi principali del romanzo, Aldo Devita è sicuramente il lupo e l’ho preso dalla realtà. È stato uno di quegli uomini, “diabolici” che ho conosciuto. Era davvero un lupo malvagio, ma travestito da persona per bene e dotato di un grande fascino al quale era difficile sottrarsi. Gianni Trapani invece l’ho creato per farne l’io narrante delle losche trame di Aldo e di altri fattacci connessi alla mafia, alla droga e al Venezuela. Così possiamo definirlo un agnello, ma un agnello finto e scaltro, adatto per poterlo infilare nelle tane dei lupi. Vicente Razini è una simpatica volpe, anche lui è preso dalla realtà, il nome con cui compare nel romanzo è quasi uguale al suo nome vero, è deceduto da poco e le sue due figlie vivono tuttora in Venezuela. Chi l’ha fatto diventare ricchissimo sono io e il racconto del come questo sia potuto accadere, è assolutamente veritiero. Aveva un anno più di me, ma mi aveva sempre considerato il suo fratello maggiore, il suo mentore, e mi dispiace veramente che nell’ultima parte della sua vita fosse stato colpito da una sorta di demenza senile.

A.M.: Oltre alla politica, oltre agli scontri tra fazioni ideologiche diverse troviamo due forze importanti: la mafia siciliana e la massoneria deviata. “Deviata” perché non rappresenta più i valori delle antiche associazioni iniziatiche ma si occupa principalmente di traffico di denaro e sovversione dell’assetto socio-politico. Gianni Trapani, infatti, si trova all’interno di questi due mondi senza conoscere le regole del gioco, non è conscio di ciò che accade ma è portato avanti da due pulsioni: la curiosità e la disperazione. Che cosa consiglieresti ad una persona affetta da queste pulsioni?
Franco Rizzi: Massoneria deviata: ho dei dubbi che ne esista una diversa. Il rifarsi a una associazione corretta, non deviata, che si richiami ad antichi valori iniziatici è fittizio, nessuno li considera adatti per la vita attuale, tutti sentono invece il fascino dell’associazione segreta. Ogni uomo incontrando uno sconosciuto vorrebbe trovare invece un “fratello” che condivida le sue stesse idee, che si apra a lui senza i filtri e le distanze che dividono gli uomini. Di qui a fare “delle cose” insieme, ad avere interessi privati in atti pubblici il passo è breve. Anche Gianni Trapani cade in questa trappola e crede che la massoneria possa essere una salvezza in un periodo politico oscuro. La sua curiosità non viene soddisfatta e invece è usato senza scrupoli. Non viene minimamente aiutato e finisce in uno stato di povertà. E nel desiderio di uscirne cade nel baratro più profondo e diventa un omicida. Tutti noi corriamo il rischio di cadere in un baratro, piccolo o grande, mentre percorriamo la strada della nostra vita e tanti “furbetti” sono lì pronti per aiutarci. Dal prete che promette un felice “al di là”, magari migliore, se i tuoi beni li lasci in eredità a chi di dovere “al di qua”, per non parlare delle ciarlatane scuole di pensiero che ripropongono il ben noto “nosce te ipsum”. La semplice verità è che non abbiamo altra salvezza se non in noi stessi.

A.M.: Che cos’è il bene comune? L’uomo può costruire una società fondata sul bene? Oppure è l’illusione di molti creata ad hoc dai pochi?
Franco Rizzi: Il cosiddetto bene comune non esiste. Ovviamente è un miraggio, creato da pochi, per incanalare in una certa direzione gli sforzi che ognuno di noi fa per la propria esistenza. Il detto l’unione fa la forza, il fascio littorio sono esempi di questa illusione.

A.M.: Hai in programma delle presentazioni del libro?
Franco Rizzi: Per adesso non ho in programma alcuna presentazione di questo libro. Credo sia un libro un po’ difficile. Forse in futuro.

A.M.: Ricordo ai lettori che alcuni anni fa hai fondato la casa editrice La Paume. Quali sono state le pubblicazioni del 2018 e 2019?
Franco Rizzi: La casa editrice La Paume sta appena muovendo i primi passi e non ha ancora un catalogo strutturato. Spero di tornare su questo in una prossima intervista.

A.M.: Salutaci con una citazione…
Franco Rizzi: Non v’è sentiero alcuno difeso contro la forza del destino e l’inclemenza del fato.” − Pedro Calderon de la Barca

A.M.: Franco, ti ringrazio per queste sincere risposte che, per il lettore attento, portano profonde riflessioni sull'Italia di ieri e di oggi. Ti saluto con i versi di Pietro Metastasio: “Chi vede il pericolo,/ né cerca di salvarsi,/ ragion di lagnarsi/ del fato non ha”.

Written by Alessia Mocci

Info
Sito Franco Rizzi
http://www.francorizzi.it/
Facebook La Paume Editrice
https://www.facebook.com/LaPaumecasaeditrice/

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