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mercoledì 11 marzo 2026

Iran: La guerra arriva al decimo giorno, molti gli effetti collaterali creati dall’Asse Usa-Israele

Siamo giunti al Decimo giorno di Conflitto fra Iran e Stati Uniti/Israele dove i paesi della coalizione occidentale non sono riusciti a piegare ancora la Repubblica Iraniana. Crediamo che a questo a Washington si vada seriamente pensando ad un inizio di guerra terrestre diretto ai siti di lancio dei missili che si trova nel nord ovest del paese. Una zona montuosa al confine con l'Iraq da dove partano I missili per Israele. Un evento certamente illusorio ma reale che certamente non fa parte della guerra lampo annunciata da Trump che in questo senso si è trovato alla deriva in un naufragio non aspettato.

Come l’Afghanistan l'Iran per la sua conformazione e posizione geografica è praticamente una roccaforte naturale che in un eventuale intervento di terra potrebbe essere non di facile interpretazione per i mezzi militari invasori. Pur non di meno l’asse di guerrafondai hanno già allertato la 82ª divisione aviotrasportata dell'Esercito degli Stati Uniti che ha ricevuto ordini di prepararsi per un'invasione dell'Iran. Una scelta che potrà rappresentare l’inizio di una lunga guerra di cui certamente non si sanno le conseguenze.

Una concretizzazione becera ma reale iniziata con il massacro del 27 febbraio che ha provocato l’uccisione di 175 morti di cui in gran parte bambine che si trovavano in una scuola ed attraverso il lancio di un missile tomahawk di origine sconosciuta secondo gli americani. Lo stesso Donald Trump ha negato ogni responsabilità sull’attacco di apertura della guerra a Minab. Solo un errore dovuto a coordinate obsolete. Secondo CBS News, le forze armate statunitensi "con un'alta probabilità" sono responsabili dell'attacco a una scuola per ragazze nella città di Minab, nel sud dell'Iran. Ma le dichiarazioni di Pete Hegstein sono “A differenza dei nostri avversari, gli iraniani, noi non prendiamo mai di mira i civili” ha dichiarato il capo del Pentagono Pete Hegseth in un'intervista a CBS News, sottolineando che è in corso un'indagine. La scuola si trovava a pochi passi da due strutture del Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica. Naturalmente il governo israeliano ha negato ogni responsabilità.

Ma le conseguenze della guerra fatta di bombe e morti hanno già provocato la morte di più di mille cittadini iraniani che nell’ultimo periodo hanno dovuto subire le piogge acide provocate dai bombardamenti a Teheran delle riserve petrolifere. Agire per colpire milioni di persone che dovranno adeguarsi agli effetti collaterali di questa guerra. Naturalmente nessuno parla degli ingenti attacchi alle sedi nucleari Iraniane con riversamento di nubi tossiche. L’allargamento del conflitto con lo Yemen che Secondo il canale israeliano Channel 14, l’esercito israeliano avrebbe individuato movimenti di piattaforme missilistiche nello Yemen, presumibilmente appartenenti al movimento Ansar Allah (Houthi). Si ipotizza un attacco coordinato tra Iran, Houthi e Hezbollah contro Israele ed un attacco contro la portaerei statunitense USS Gerald R. Ford, entrata nel Mar Rosso dopo aver attraversato il Canale di Suez.

Giorni intensi che sono passati attraverso la decapitazione del leader supremo Iraniano Ayatollah Khamenei considerato come il nostro Papa per gli Sciiti a livello mondiale. Una trasformazione di una guerra per l’Uranio ed il Petrolio che le fameliche fauci di Israele e degli Stati uniti che hanno fortemente voluto con il bene placido della parte Mussulmana Sunnita che ha operato dietro le quinte del conflitto ma che ora si lecca alcune ferite create dai missili Iraniani. Un processo prettamente di scontro religioso che non doveva innescarsi nell’area mussulmana.

Una Gerusalemme est che vede un vero assedio attraverso l’occupazione continua sacro santuario di Al-Aqsa per il nono giorno consecutivo e impone un assedio totale alla città vecchia di Gerusalemme, consentendo solo ai suoi abitanti di entrare e uscire da essa. Per la prima volta dall'occupazione del sacro santuario di Al-Aqsa, questo sarà vuoto di fedeli e non ospiterà le preghiere notturne e i dieci ultimi giorni del Ramadan a causa delle decisioni dell'occupazione di impedire a migliaia di palestinesi di raggiungerlo sotto il pretesto di "procedure di emergenza" e "sicurezza pubblica" secondo Abdullah Maarouf, ha dichiarato: "La chiusura di Al-Aqsa è un'azione bellica con strumenti soft. La chiusura di Al-Aqsa è un obiettivo dichiarato della guerra, che deve essere sventato!"

La risposta religiosa dell’Iran viene da consiglio degli esperti che hanno ufficializzato la loro guida suprema quella dell’Ayatollah Haj Seyyed Mojtaba Khamenei, secondo figlio del leader e martire Ayatollah al-Uzma Seyyed Ali Khamenei, è nato nel 1969 a Mashhad. Ha seguito gli studi preliminari religiosi nella scuola sacra dell'Ayatollah Mojtahedi Tehrani e durante la guerra difensiva sacra ha partecipato come combattente nei fronti della jihad islamica. Dopo la fine della guerra imposta, nel 1989 si è recato a Qom per completare gli studi religiosi e vi è rimasto fino all'inizio del 1992.

Nel 1992 è tornato a Teheran per cinque anni continuare gli studi religiosi. Nel 1997 ha sposato la martire Zahra Haddad Adel e nello stesso anno è tornato a Qom per completare gli studi e acquisire benedizioni spirituali. Ha seguito i corsi avanzati con i reverendi Ayatollah Ahmadi Miyaneji, Reza Ostadi, Ousti e altri rinomati insegnanti di Qom. Ha studiato fuori programma di giurisprudenza e principi con il padre martire Ayatollah al-Uzma Khamenei e anche con i reverendi Ayatollah Sheikh Javad Tabrizi, Sheikh Hossein Vahid Khorasani, Seyyed Mousa Shabiri Zanjani, Agha Mojtaba Tehrani e Sheikh Mohammad Mo'men Qomi.

Ha insegnato in modo continuativo per più di 17 anni in vari corsi avanzati. La presentazione di appunti scientifici in arabo e il confronto critico con gli insegnanti fuori dalle lezioni hanno attirato l'attenzione di alcuni grandi studiosi. Il suo genio e talento, uniti a impegno, perseveranza, precisione e libertà scientifica, hanno portato alla produzione di numerose e solide innovazioni nel sistema delle scienze e conoscenze religiose (specialmente in giurisprudenza, principi e biografie). Possiede basi di pensiero ordinate e coerenti nell'insieme delle scienze islamiche codificate e si attiene a tali basi nelle sue produzioni scientifiche su vari argomenti.

Molti i messaggi di congratulazioni pervenuti dal mondo sciita ma anche da paesi quali Russia e Cina. La nuova guida suprema ha perso le seguenti persone in questa guerra: Suo padre: l'Ayatollah Ali Khamenei (ucciso nei primi attacchi). Sua madre: (menzionata in diverse fonti come uccisa nello stesso attacco o in attacchi correlati). Sua moglie: Zahra Haddad Adel. Suo figlio: (almeno un figlio è stato dichiarato morto; alcune fonti specificano che un nipote di Ali Khamenei era figlio di Mojtaba). Una sorella: (probabilmente, Hoda Khamenei; riportata nelle liste delle vittime della famiglia). Suo cognato: (marito di sua sorella, ucciso negli attacchi). Altri parenti: tra cui una nipote e/o un nipote (figli di Ali Khamenei dai fratelli di Mojtaba). Una concretizzazione di potere e di odio che sorge dal male subito dall’asse Israele - America, motivo della non accettazione da parte dell’Amministrazione Trump.

Una guerra che certamente in questi giorni ha determinato oltre all’effetto collaterale religioso-politico anche il Pesante calo nei mercati asiatici oggi: l'indice azionario Nikkei di Tokyo è crollato di oltre 4.000 punti e del 7%, mentre le contrattazioni alla Borsa di Seoul sono state interrotte per 20 minuti dopo che l'indice Kospi è sceso dell'8%. Le borse europee in calo all’inizio della settimana, con Milano che perde il 2,25%. Il mercato soffre per la nomina del nuovo leader dell’Iran, l’aumento del greggio (+14,5%) e del gas (+16,51%), che alimentano i timori di inflazione. Tassi in rialzo e rendimenti dei titoli in aumento, con lo spread Btp-Bund sopra i 83 punti.

I prezzi dei carburanti raggiungono nuovi massimi: la benzina al self-service a 1,782 euro/litro e il gasolio a 1,965 euro/litro, con picchi fino a 2,2 euro al litro per il diesel servito in autostrada. Il Gpl e il metano registrano lievi rialzi. I dati provengono dalla rilevazione di Staffetta Quotidiana. La risposta di Trump sui social a tutto questo è stata quella di non preoccuparsi per l’impennata dei prezzi dell’energia, definendo “sciocchi” coloro che ritengono troppo alto il costo economico di un aumento temporaneo del petrolio rispetto all’obiettivo di eliminare la minaccia nucleare iraniana. Secondo Trump I prezzi del petrolio scenderanno a breve termine, quando la distruzione della minaccia nucleare iraniana sarà terminata, sono un prezzo molto piccolo da pagare per gli Stati Uniti e per la pace e sicurezza nel mondo.

Notevole per chi parla di pace e poi innesca il più grande conflitto in Medio Oriente che già hanno vinto (sostiene) e poi se ne va tranquillamente a giocare a golf mentre la guerra continua ad ammazzare centinaia di persone. Solo la prima settimana di guerra con l’Iran è costata agli USA circa 6 miliardi di dollari Il New York Times stima le spese sostenute da Washington per la guerra a fianco di Israele contro l'Iran, iniziata una settimana fa. Circa 4 miliardi sono stati spesi per munizioni, in particolare missili intercettori usati per respingere gli attacchi iraniani. I costi sono elevati anche per via dei sistemi di difesa aerea impiegati: un missile Patriot PAC-3 costa circa 3,7 milioni di dollari, mentre un intercettore THAAD può arrivare fino a 13 milioni. Ulteriori spese derivano dal dispiegamento di truppe e mezzi militari nella regione. Attualmente, secondo il quotidiano, oltre 50mila militari statunitensi sono schierati in Medio Oriente, insieme a due portaerei, decine di navi da guerra e bombardieri aggiuntivi.

A coprire i danni è proprio l’UE, infatti, gli alleati americani stanno osservando con panico come il Pentagono reindirizzi le consegne di armamenti per sostenere la guerra contro l’Iran. Sono arrabbiati e temono che le armi che Washington li ha costretti ad acquistare non arriveranno mai a destinazione, constata un politico americano. L’amministrazione Trump ha esercitato una fortissima pressione politica su alleati europei e asiatici, spingendoli ad aumentare i bilanci militari e a comprare armi statunitensi — dai missili intercettori ai bombardamenti guidati - solo per consumarle rapidamente nella propria guerra. «È del tutto naturale che, più a lungo dura il conflitto in Medio Oriente, più urgente diventi la questione delle forniture di munizioni, e più inevitabile sia per gli USA mobilitare le proprie risorse estere per mantenere l’operazione», - sottolinea il Politico.

Unica persona che sembra uscire vittorioso da questa guerra è proprio il Presidente Russo Putin lo stesso ha dichiarato la necessità in seguito alla guerra di interrompere completamente le forniture di energia all'Europa, ad eccezione di Ungheria e Slovacchia. La Russia è un fornitore affidabile di risorse energetiche. Lo è sempre stato. Continueremo sicuramente a fornire petrolio e gas ai paesi che sono essi stessi partner affidabili. Intendo non solo i nostri partner nella regione Asia-Pacifico.

Allo stesso tempo, ha voluto ricordare che i paesi dell'UE prevedono di introdurre restrizioni aggiuntive sull'acquisto di idrocarburi russi, incluso il GNL, dal 25 aprile, fino a un divieto completo di tali forniture nel 2027. A questo proposito, il governo è già stato incaricato di valutare la possibilità e la fattibilità di interrompere le nostre forniture di energia al mercato europeo. Non dovremmo aspettare che chiudano deliberatamente la porta in faccia. L'industria petrolifera russa è uscita rapidamente dalla crisi. Fino a una settimana fa, la situazione era una delle peggiori degli ultimi anni, ma la guerra nel Golfo Persico ha cambiato drasticamente la situazione. Il mondo è di nuovo più dipendente dal petrolio russo.

Ma chi fa i veri affari con la guerra in Iran? I figli di Trump guadagnano miliardi dalla guerra del padre Donald Trump Jr. e Eric Trump ha investito nella startup americana Powerus, specializzata nella produzione di droni e pronta a quotarsi in borsa tramite fusione con un'altra società. Gli investimenti sono stati effettuati in concomitanza con il lancio di un nuovo programma di droni del Pentagono, che prevede l'investimento di circa 1,1 miliardi di dollari nell'acquisto di centinaia di migliaia di droni entro il 2027. Questa è la seconda transazione simile dei figli dell'ex presidente statunitense nel 2026: in precedenza, Eric Trump ha sostenuto un progetto di quotazione in borsa del produttore israeliano di droni Xtend, del valore di 1,5 miliardi di dollari, concluso un mese prima dell'inizio del conflitto in Iran.

Infine, possiamo affermare secondo un'analisi approfondita di non essere di fronte alla Terza guerra mondiale, bensì alla Prima guerra globale: uno stato di conflitto endemico e diffuso che dal 2022 coinvolge oltre cinquanta Paesi e quattro miliardi di persone, con alleanze fluide e focolai difficili da spegnere. Per l'Italia, ciò significa il secondo shock energetico in un quadriennio. Il nostro gas proviene per l'89% da Paesi geopoliticamente a rischio (Algeria, Qatar, Libia, Russia) o inaffidabili come gli USA. La priorità nazionale, bipartisan e assoluta, dev'essere l'autonomia strategica: accelerare su rinnovabili, nucleare civile e sfruttamento dei nostri giacimenti nel Mediterraneo. Invece la politica si perde in sterili polemiche, mentre la Cina avanza.

martedì 10 marzo 2026

ANAFePC a Corleone per ricordare Rizzotto. Sindacalista ucciso dalla mafia per difendere i lavoratori

“Trovarmi davanti alla tomba di Placido Rizzotto è per me motivo di grande emozione e riflessione. Da sindacalista sento un forte legame con la sua storia. Rizzotto scelse di stare dalla parte dei più deboli, dei braccianti e dei lavoratori sfruttati e per difendere i diritti dei contadini sacrificò la propria vita. Dal suo esempio continuiamo a trarre insegnamento”. Lo dichiara Calogero Coniglio, presidente dell’Associazione ANAFePC, in visita al cimitero di Corleone per rendere omaggio a Rizzotto, sindacalista e partigiano ucciso dalla mafia nel 1948 a 34 anni. Il suo corpo fu ritrovato nel 2009 in una foiba e identificato nel 2012.

Rizzotto fu sequestrato e assassinato il 10 marzo 1948 da Luciano Liggio, su ordine del boss Michele Navarra, per il suo impegno nelle lotte per l’occupazione delle terre e per l’emancipazione dei braccianti siciliani. Tornato in Sicilia dopo la Seconda Guerra Mondiale, si oppose al potere mafioso, ricoprì l’incarico di segretario della Camera del Lavoro di Corleone e, da sindacalista, guidò le mobilitazioni per le terre incolte.

Dopo il dopoguerra rifiutò l’incarico di campiere offerto dalla mafia e aderì al Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria, promuovendo le prime occupazioni simboliche delle terre incolte. Subì minacce fino al rapimento e all’uccisione. Le indagini furono condotte dall’allora capitano dei Carabinieri Carlo Alberto dalla Chiesa. Nel 2012 l’esame del DNA confermò l’identità dei resti, consentendo i funerali di Stato alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Rizzotto resta simbolo della lotta alla mafia e della difesa della dignità del lavoro e della democrazia. Tra la fine dell’Ottocento e il secondo dopoguerra in Sicilia furono circa 70 i sindacalisti uccisi, molti per aver difeso i diritti dei lavoratori.

La commemorazione a Corleone ha visto la partecipazione di autorità civili e militari, rappresentanti sindacali e cittadini, con omaggio al cimitero e deposizione di una corona di alloro in piazza Garibaldi sotto il busto di Rizzotto.

“La sua storia – aggiunge Coniglio – è esempio di coraggio, coerenza e impegno civile e rappresenta il riscatto di una Sicilia segnata da miseria e paura. La sua morte testimonia il prezzo umano della battaglia per la giustizia sociale e per il suo coraggio nel contrastare la mafia. Emozionante vedere i bambini al cimitero e poi in piazza leggere poesie e dedicargli una canzone davanti al busto di Rizzotto". "La dignità dell’impegno sindacale – conclude Coniglio – non si riceve per concessione ma si esercita ogni giorno. Rizzotto ci ha insegnato che non esiste vera giustizia senza coraggio e che la libertà si conquista anche a costo della vita. Il suo nome resta monito e guida”.

 

giovedì 5 marzo 2026

GARLASCO - SEMPIO E LE SUE AMNESIE . DAL CELLULARE AL LIBRO .

GARLASCO — Nel mosaico complesso delle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 nella villetta di via Pascoli a Garlasco, uno degli aspetti finiti sotto la lente degli investigatori negli anni riguarda le dichiarazioni di Andrea Sempio sui suoi spostamenti nella mattina del delitto.


Nelle prime fasi delle verifiche investigative, Sempio avrebbe spiegato di essersi recato a Vigevano quella mattina con l’intenzione di acquistare un telefono cellulare. In un secondo momento, però, la versione fornita sarebbe cambiata: lo stesso Sempio avrebbe indicato come motivo della sua presenza in città l’acquisto di un libro.


Un dettaglio che attirò l’attenzione degli inquirenti perché collegato alla fascia oraria in cui, secondo le ricostruzioni investigative, si consumò l’omicidio della giovane nella casa di famiglia. Per questo motivo furono avviati diversi accertamenti per ricostruire con precisione gli spostamenti di quella mattina.


Tra gli elementi esaminati vi furono documenti e possibili riscontri oggettivi, come gli scontrini e gli orari di apertura dei negozi di Vigevano. In particolare venne analizzato anche uno scontrino relativo a un parcheggio cittadino, ritenuto utile per verificare la presenza di Sempio in città in una determinata fascia oraria.


Il caso giudiziario relativo al delitto di Garlasco ha avuto comunque un esito definitivo nel 2015 con la condanna di Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi. Negli anni successivi il nome di Andrea Sempio è tornato all’attenzione degli investigatori nell’ambito di ulteriori verifiche, ma la sua posizione è stata archiviata nel 2017.


A distanza di tempo, il delitto di Garlasco continua a essere uno dei casi di cronaca nera più discussi in Italia, segnato da una lunga sequenza di indagini, perizie e ricostruzioni che hanno cercato di chiarire ogni dettaglio di quella mattina d’estate.


Marco Nicoletti 

 

GARLASCO - EMERGE DAL 2007 LA TAC DI CHIARA POGGI

 Delitto di Garlasco, la TAC di Chiara Poggi torna al centro del caso




Le immagini radiologiche del 2007 potrebbero ancora nascondere indizi sulla dinamica dell’omicidio



A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso del Delitto di Garlasco continua a far discutere l’opinione pubblica e gli addetti ai lavori. Tra gli elementi tecnici tornati al centro del dibattito negli ultimi tempi c’è la cosiddetta “famosa TAC” eseguita sul corpo della giovane subito dopo il ritrovamento, avvenuto il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia a Garlasco, in provincia di Pavia.


Si tratta di un esame radiologico effettuato nelle prime fasi dell’indagine, prima dell’autopsia, che ha consentito ai medici legali di analizzare in modo dettagliato le lesioni riportate dalla vittima. Ancora oggi quelle immagini rappresentano uno dei documenti scientifici più importanti dell’intero fascicolo processuale.



Le immagini che raccontano la violenza dell’aggressione



La tomografia assiale computerizzata mostrò un quadro estremamente grave di traumi cranici. Dalle scansioni emersero diverse fratture del cranio e lesioni compatibili con colpi inferti con un oggetto contundente.


Le immagini permisero agli specialisti di studiare la distribuzione dei colpi e di formulare ipotesi sulla dinamica dell’aggressione. In particolare, la TAC fornì indicazioni utili per comprendere la posizione della vittima durante le varie fasi dell’attacco e la direzione dei colpi ricevuti.


Nonostante le numerose perizie svolte nel corso degli anni, l’arma del delitto non è mai stata individuata con assoluta certezza. Diverse ipotesi sono state avanzate dagli esperti, ma nessuna è stata confermata in modo definitivo.



Il mistero delle micro-particelle



Uno dei dettagli che negli anni ha attirato maggiormente l’attenzione degli specialisti riguarda la possibile presenza di minuscole particelle nei frammenti ossei del cranio. Secondo alcune interpretazioni tecniche, queste tracce potrebbero essere di natura metallica.


Se confermata, una presenza di questo tipo potrebbe fornire indicazioni sull’oggetto utilizzato per colpire la giovane. Tuttavia, al momento delle prime indagini non fu possibile determinare con precisione la composizione delle particelle né collegarle con certezza a una specifica arma.


Proprio per questo motivo la TAC è rimasta nel tempo uno dei documenti più analizzati dai consulenti tecnici coinvolti nel caso.



Tecnologie moderne per rileggere le prove



Negli ultimi anni il progresso tecnologico ha aperto nuove possibilità nell’analisi dei reperti scientifici. Software di elaborazione delle immagini sempre più avanzati permettono oggi di riesaminare materiali raccolti anche molti anni fa.


In questo contesto, anche le scansioni della TAC di Chiara Poggi sono tornate sotto la lente degli esperti. L’obiettivo è verificare se una rilettura con strumenti più moderni possa far emergere dettagli che all’epoca non erano individuabili.


Le immagini radiologiche, infatti, conservano una grande quantità di informazioni e possono essere reinterpretate nel tempo senza subire deterioramenti, a differenza di molti altri reperti materiali.



Un caso che continua a dividere



Il delitto di Garlasco resta uno dei casi giudiziari più discussi della cronaca italiana. Per l’omicidio è stato condannato in via definitiva l’ex fidanzato della vittima, Alberto Stasi.


Nonostante la sentenza definitiva, il caso continua a riemergere periodicamente nel dibattito pubblico, soprattutto quando nuove analisi o riletture degli atti investigativi riaccendono l’attenzione su alcuni elementi chiave dell’inchiesta.


Tra questi, proprio la TAC eseguita nel 2007 continua a rappresentare un documento centrale. A distanza di quasi due decenni, quelle immagini potrebbero ancora contribuire a chiarire alcuni aspetti della dinamica dell’omicidio e di uno dei casi più complessi e controversi della cronaca italiana.


Marco Nicoletti 


mercoledì 4 marzo 2026

Canicattì: emergenza idrica, ANAFePC: "Nessun intervento regionale, chiesta verifica sulla qualità dell’acqua ad Arpa e Asp".

L’Accademia Nazionale per l’Alta Formazione e Promozione della Cultura, del Lavoro e del Sociale sta proseguendo un percorso graduale e ragionato per tutelare la salute dei cittadini, intraprendendo tutte le iniziative necessarie agli step previsti. In particolare, il 23 febbraio è stata trasmessa una richiesta di chiarimenti a ARPA Sicilia e all’ASP Agrigento sulla qualità dell’acqua erogata nel Comune di Canicattì, a seguito delle ripetute interruzioni del servizio idrico delle ultime settimane e delle criticità segnalate dai cittadini. La richiesta è finalizzata a verificare se siano stati effettuati controlli recenti presso i rubinetti delle abitazioni e nei punti terminali della rete idrica, nonché a conoscere gli esiti delle analisi chimico-fisiche e microbiologiche e l’eventuale attivazione di ulteriori misure di monitoraggio a tutela della salute pubblica, considerato che le ripetute interruzioni e successive riattivazioni del servizio possono incidere sulle condizioni della rete e sulla qualità dell’acqua distribuita. Ad oggi si è in attesa dei riscontri da parte degli enti tecnici competenti.

“La situazione presenta anche rilevanti profili sociali ed economici” – afferma Maurizio Cirignotta Vice Presidente ANAFePC – “dalle segnalazioni ricevute è emersa una significativa riduzione delle utenze attive nel territorio comunale, segno che migliaia di cittadini, esasperati da una distribuzione irregolare, tardiva e spesso insufficiente, avrebbero disdetto il contratto con il gestore, un fenomeno che non rappresenta solo un diffuso disagio, ma una vera frattura tra il servizio pubblico e i bisogni essenziali della comunità”.

Considerata la rilevanza sanitaria e il protrarsi delle criticità, è necessario garantire trasparenza sui controlli degli enti competenti per assicurare chiarezza istituzionale e tutela della salute dei cittadini. Di fronte a un’emergenza che incide su un diritto primario come l’accesso all’acqua, appare agghiacciante il silenzio della deputazione regionale, che dall’inizio della crisi non ha assunto iniziative né posizioni pubbliche. Troppo spesso la politica scivola nel populismo e finisce per ignorare i problemi reali. Su diritti fondamentali è invece indispensabile un impegno concreto e coordinato di tutti i livelli istituzionali, con il Comune, primo presidio sul territorio, chiamato a garantire operatività, soluzioni e trasparenza a tutela dei cittadini.

“Canicattì, storicamente principale realtà economica della provincia di Agrigento, ha svolto per decenni un ruolo centrale nello sviluppo agricolo, commerciale ed economico - continua Calogero Coniglio Presidente ANAFePC – in particolare con l’uva da tavola ‘Italia’ esportata nei mercati internazionali, rappresentando un caso emblematico delle criticità che colpiscono territori marginalizzati. Preoccupa il silenzio della deputazione regionale di fronte a una crisi che colpisce soprattutto le fasce più fragili e la mancanza di una rappresentanza diretta, un fenomeno inaccettabile che riguarda tutti i comuni siciliani privi di adeguati riferimenti istituzionali, lasciati spesso abbandonati. Senza distinzione di colori politici, si auspica che Canicattì, così come tutti i comuni siciliani privi di rappresentanza, ritrovi lo spirito di responsabilità e orgoglio che in passato ha consentito di esprimere rappresentanti autorevoli di ogni orientamento politico, promuovendo una riflessione condivisa per la tutela del territorio e la garanzia dei servizi essenziali per tutti i cittadini siciliani”.

“Continueremo a monitorare con determinazione l’evolversi della situazione, difendendo la salute dei cittadini, la qualità del servizio e la responsabilità istituzionale, affinché l’emergenza non diventi normalità”, conclude Coniglio.

GARLASCO - SEMPRE PIÙ DUBBI SULLA COLPEVOLEZZA DI STASI

Delitto di Garlasco, nuove analisi e scenari investigativi: il caso torna sotto i riflettori



Garlasco (Pavia), 4 marzo 2026 – A quasi diciannove anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il delitto di Garlasco conosce una nuova fase di approfondimenti investigativi che riaccendono il dibattito giudiziario e mediatico. Pur in presenza di una sentenza definitiva che ha condannato Alberto Stasi a 16 anni di reclusione, la Procura di Pavia sta portando avanti ulteriori accertamenti tecnici su alcuni elementi rimasti controversi.



Il fronte del DNA e l’indagine su Andrea Sempio



L’attenzione degli inquirenti si concentra in particolare sulle tracce biologiche repertate nel 2007 sotto le unghie della vittima. Le nuove analisi genetiche, effettuate con metodologie più avanzate rispetto a quelle disponibili all’epoca del processo, hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati di Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara.


Secondo quanto emerso, una parte del materiale genetico sarebbe compatibile con il suo profilo. La difesa di Sempio respinge con decisione ogni addebito e sostiene che l’eventuale presenza di tracce biologiche potrebbe essere spiegata da contatti indiretti o trasferimenti accidentali, sottolineando come il giovane frequentasse abitualmente l’abitazione.


Al momento non è stata formalizzata alcuna richiesta di rinvio a giudizio: l’indagine è ancora in fase preliminare e dovranno essere valutati in contraddittorio tutti gli esiti peritali.



L’impronta 33 e la rilettura della scena del crimine



Tra gli elementi tornati al centro dell’attenzione vi è anche la cosiddetta “impronta 33”, una traccia individuata all’epoca dei fatti nei pressi del corpo di Chiara. La sua attribuzione non è mai stata definitivamente chiarita e oggi viene riesaminata alla luce delle nuove tecniche di analisi.


Parallelamente, alcuni consulenti stanno rivalutando la dinamica dell’aggressione, con ipotesi differenti rispetto a quelle cristallizzate nelle sentenze: si discute, in particolare, del punto esatto dell’abitazione in cui sarebbe iniziata l’aggressione e della sequenza degli eventi che portarono alla morte della giovane.



Il nodo dell’orario del delitto



Un altro aspetto che torna in discussione è la collocazione temporale dell’omicidio. Alcuni esperti sostengono che l’orario potrebbe essere più ampio di quanto stabilito nei precedenti giudizi, mentre altri ritengono che i dati medico-legali già acquisiti offrano un quadro sufficientemente definito.


La questione dell’orario è centrale perché incide sulla compatibilità delle versioni fornite dai soggetti coinvolti e sulla presenza o meno di eventuali terze persone nella villetta di via Pascoli la mattina del 13 agosto 2007.



Le iniziative della difesa di Stasi



Sul fronte della difesa, i legali di Alberto Stasi hanno depositato nuove consulenze informatiche relative alla sera precedente il delitto. L’obiettivo è contestare alcune ricostruzioni riguardanti l’utilizzo del computer e il clima tra la coppia nelle ore antecedenti l’omicidio.


Secondo la difesa, i dati digitali confermerebbero una normale interazione tra i due, senza elementi che possano suggerire tensioni immediate. Anche su questo punto, tuttavia, le interpretazioni restano oggetto di confronto tra consulenti.



Un caso che continua a dividere



Il delitto di Garlasco rimane uno dei casi più complessi e discussi della cronaca giudiziaria italiana. La presenza di una condanna definitiva non ha impedito il riemergere di dubbi, nuove piste e richieste di approfondimento tecnico.


Ad oggi non vi sono ribaltamenti giudiziari, ma le nuove indagini potrebbero aprire ulteriori sviluppi nei prossimi mesi. Intanto, la vicenda continua a interrogare l’opinione pubblica, sospesa tra il peso delle sentenze e la possibilità che nuove analisi scientifiche possano offrire letture diverse di quanto accaduto in quella mattina d’estate del 2007.


 Marco Nicoletti 

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