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lunedì 7 settembre 2026
Crisi idrica in Sicilia: ANAFePC ricorre a Regione, ANAC e Corte dei Conti contro 19 Comuni silenti.
giovedì 3 settembre 2026
Vaccini-difterite. Assistenti sanitari: "Le sanzioni non intercettano chi ha paura. Servono servizi vicini e professionisti di fiducia"
Le sanzioni non bastano, la prevenzione si costruisce insieme a chi è in grado di ricostruire fiducia sul territorio. È questo il commento di Asnas, l’Associazione nazionale Assistenti sanitari sul pacchetto di misure regionali varato dopo la morte di una bambina di quattro anni per difterite e il calo delle coperture vaccinali in Sicilia. Asnas valuta positivamente le prime risposte ottenute dalla task force regionale, in particolare la riapertura del centro vaccinale dello ZEN palermitano, chiuso dal 2019. “È la conferma sul campo, di quanto i servizi vicini alle persone facciano la differenza”, sottolinea Elena Nichetti, presidente Asnas.
Sul fronte delle convocazioni obbligatorie, degli appuntamenti fissati d’ufficio e sanzioni per le famiglie inadempienti, Asnas ricorda che “sono strumenti legittimi, che rispondono a un obbligo di legge”, ma avverte “l’evidenza su cui si basano le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità, e la stessa esperienza della pandemia, mostrano che nelle famiglie già sfiduciate un intervento percepito come solo coercitivo può irrigidire le posizioni invece di convincere”.
Asnas richiama quanto emerso dal dibattito pubblico: la maggior parte di chi oggi non è protetto non lo è per convinzione ideologica, ma per esitazione, scarsa informazione o un rapporto di fiducia con i servizi sanitari che va ricostruito. Una copertura vaccinale contro la difterite dell’85% - come in Sicilia - significa che il 15% dei bambini resta esposto alla forma grave della malattia in caso di contagio: “La priorità - ribadisce Asnas - non è dividere il campo tra opposte tifoserie, ma spiegare con pazienza il rapporto tra rischi e benefici”.
Secondo Asnas, le sanzioni possono spingere all’adempimento chi era semplicemente disorganizzato, ma “non intercettano, da sole, chi ha paura, chi ha subito disinformazione o chi non si fida delle istituzioni. Per queste famiglie serve un lavoro relazionale che i controlli non possono sostituire”. L’associazione scientifica chiede che queste misure abbiano un’applicazione stabile e omogenea su tutto il territorio, non solo nelle fasi di massima attenzione mediatica.
Asnas sottolinea, inoltre, che le esigenze non sono uniformi: “Nelle aree a minore densità abitativa la domanda di vaccinazione va spesso attivata con iniziative dedicate - afferma Luigi Vitale, Presidente Asnas Sicilia -, mentre nei grandi centri urbani può essere la stessa offerta di servizi a risultare insufficiente. Il caso dello ZEN, rimasto per sette anni privo di un ambulatorio vaccinale dedicato, è un esempio di questo secondo problema, non un caso isolato: politiche uniformi rischiano di non cogliere esigenze opposte tra territori diversi”.
È qui il contributo specifico dell'Assistente sanitario: “Counselling motivazionale, chiamata attiva, ascolto senza giudizio, capacità di trasformare un dato anagrafico in un contatto reale con una famiglia” continua Vitale. L’estensione dell’anagrafe ai pronto soccorso è utile, ma “un dato serve solo se qualcuno può trasformarlo in un contatto e in un percorso di recupero”.
Per questo Asnas chiede che il rafforzamento in corso in Sicilia “non riguardi solo gli strumenti di controllo, ma anche l’investimento stabile negli Assistenti sanitari, con un pieno riconoscimento del ruolo che questa professione può svolgere per raggiungere le famiglie non ancora protette”.
“Le regole tutelano la collettività. Ma è la relazione, costruita ogni giorno da chi lavora sul territorio, a portare la prevenzione dove i controlli da soli non arrivano” chiosa Nichetti.
Fine vita, il Veneto approva la legge. Cittadinanzattiva: "La dignità non dipenda da residenza, serve normativa nazionale"
Fine vita, il Veneto approva la legge. Cittadinanzattiva: «La dignità non dipenda da residenza, serve normativa nazionale»
Cittadinanzattiva accoglie con profonda soddisfazione l'approvazione, da parte del Consiglio regionale del Veneto, della legge di iniziativa popolare che regolamenta tempi e procedure per l'accesso al suicidio medicalmente assistito. La Regione compie così una scelta di straordinaria maturità civile, diventando la quarta regione in Italia a dare attuazione concreta ai principi di autodeterminazione tracciati dalla Corte Costituzionale con la sentenza 242/2019.
"L'approvazione in Veneto dimostra che di fronte al dolore estremo e alla dignità della persona non possono esistere barriere ideologiche", dichiara Francesca Moccia, Vice Segretaria Generale di Cittadinanzattiva. "Il fine vita, al pari della salute, non può essere un privilegio legato alla disponibilità economica di chi può permettersi di andare all'estero, né al luogo di residenza dei cittadini. Organizzare questo percorso all'interno del Servizio Sanitario Nazionale, garantendo a tutte e tutti un accesso equo e protetto, è la via corretta per rispettare la dignità delle persone e per fare in modo che nessuno debba mai sentirsi abbandonato o costretto a scegliere. Mentre il Parlamento nazionale ancora fatica ad individuare una strada unitaria, le Regioni stanno facendo la propria parte per proteggere i cittadini più fragili da decisioni solitarie e dolorose."
A livello locale, il provvedimento rappresenta una svolta attesa da anni per porre fine ai rimbalzi di competenze e alle estenuanti attese burocratiche che gravavano interamente sulle spalle dei malati e delle loro famiglie. "Con questo voto il Veneto mette fine a una stagione di incertezza che costringeva le persone malate e i loro caregiver a una solitudine intollerabile", sottolinea Lorenzo Mattia Signori, Segretario Regionale di Cittadinanzattiva Veneto. "Come Cittadinanzattiva Veneto, oltre che nell’assistenza ai cittadini per le DAT (Disposizioni Anticipate di Trattamento) e nella PCC (Pianificazione Condivisa delle Cure), il nostro impegno sarà ora quello di monitorare l'applicazione pratica di questa legge in tutte le aziende sanitarie del territorio: vigileremo sul rispetto rigoroso dei tempi di verifica previsti dalla norma e affinché questo passo in avanti si integri pienamente con un potenziamento concreto della rete delle cure palliative e della terapia del dolore".
Cittadinanzattiva continuerà a sostenere i cittadini nell'accesso alle DAT e alla PCC - come indica la legge n. 219/17 - oltre che a vigilare affinché il diritto all'autodeterminazione, sancito dalla Costituzione, trovi piena esigibilità in tutta Italia, senza disparità territoriali.
Stress da fine vacanze? Lo psichiatra: "Non chiamatela sindrome da rientro, la verità è che non ci siamo mai davvero assentati"
Stress da fine vacanze? Lo psichiatra: «Non chiamatela sindrome da rientro, la verità è che non ci siamo mai davvero assentati»
Vincenzo Barretta, psichiatra e direttore scientifico del Centro Noesis di Napoli: «Nessuna diagnosi, chi torna stanco da due o tre settimane di ferie non ha un disturbo, ha una vacanza che non è mai cominciata». Sotto accusa l’interconnessione e gli ambienti social che ospitano «le conversazioni professionali nello stesso posto di quelle familiari».
NAPOLI — «La sindrome da rientro non è una diagnosi: è il conto di un'estate in cui non ci siamo mai assentati». Lo afferma Vincenzo Barretta, psichiatra e direttore scientifico del Centro Noesis di Napoli per la salute emotiva e comportamentale, commentando la “formula” che ogni fine agosto sembra voler collocare lo stress post-vacanze e la fatica del rientro tra le condizioni cliniche.
Quella sindrome, ricorda lo psichiatra, non compare in alcun sistema diagnostico riconosciuto, e non per una svista dei classificatori: il riadattamento a una routine dopo un'interruzione è un processo ordinario, con una fisiologia propria e una durata breve. Chiamarlo “sindrome” ha per Barretta un costo doppio. Induce a leggere come malattia ciò che malattia non è, e sottrae parole e attenzione al disagio che in autunno emerge davvero, con ben altra consistenza e con assai minore spazio mediatico.
«Ogni settembre discutiamo per giorni di una condizione che non esiste, mentre di quelle che esistono non parliamo quasi mai», afferma Barretta. «Il paradosso è che questo eccesso di allarme su un fenomeno normale finisce per rendere meno riconoscibile il disagio vero, quello che non si esaurisce in due settimane e che meriterebbe una risposta clinica».
Resta però la questione di fondo, e lo psichiatra la considera la più scomoda: se il rientro è un processo ordinario, occorre chiedersi perché oggi pesi più di ieri. La risposta, sostiene, non sta nel rientro ma in ciò che lo ha preceduto. «Le ferie hanno funzionato storicamente come discontinuità, un intervallo in cui il contesto lavorativo diventava temporaneamente irraggiungibile. Quella condizione è largamente venuta meno: la posta resta consultabile, le conversazioni professionali proseguono sulle stesse applicazioni e sugli stessi social che ospitano quelle familiari, la reperibilità si frammenta in micro-intrusioni che nessuno contabilizza come lavoro perché durano pochi secondi».
«Chi torna stanco da due o tre settimane di ferie non ha un disturbo. Ha una vacanza che non è mai cominciata», osserva il direttore scientifico del Centro Noesis. «Ad agosto possiamo cambiare luogo, ma non cambiamo ambiente. Quello in cui si svolge gran parte della nostra vita lavorativa e relazionale è un ambiente immateriale che non ha coordinate geografiche, si sposta con noi, e nessun chilometro lo attenua. Chi rientra da tre settimane di connessione ininterrotta non sta reagendo male al ritorno, sta registrando tutto insieme il costo di una continuità che non ha mai interrotto».
Da qui una riformulazione della domanda pubblica che Barretta considera più utile di ogni decalogo sul rientro graduale. «La questione non è come sopravvivere a settembre, ma se siamo ancora capaci di andarcene», sottolinea. «Non riguarda la resilienza di chi torna al lavoro con fatica, riguarda la possibilità concreta, organizzativa e culturale, di costruire intervalli reali».
Su questo terreno il direttore scientifico del Centro Noesis chiama in causa il diritto alla disconnessione, che considera un diritto inalienabile del lavoratore e non una concessione negoziabile. «Il diritto al riposo, se l'ambiente immateriale resta accessibile in ogni ora e in ogni luogo, è un diritto svuotato», afferma. «Riconoscere la disconnessione come diritto inalienabile significa restituire alle ferie e al fine giornata la sostanza che avevano: non un permesso a rispondere più lentamente, ma la garanzia che ci sia un tempo in cui nessuno è raggiungibile».
Una tutela di questo tipo, avverte però Barretta, non basta da sola. «Nessuna norma protegge chi non ha strumenti per abitare consapevolmente l'ambiente immateriale», conclude. «Accanto al diritto serve un'educazione al benessere che comprenda il benessere digitale, e che parta dalla scuola e dai contesti familiari prima ancora che dai luoghi di lavoro. Solo così la salute emotiva e comportamentale smette di essere una questione individuale di resistenza e torna a essere ciò che è: una responsabilità collettiva».
mercoledì 2 settembre 2026
Magicland si riempie di musica e colori: domenica 6 settembre la festa delle bande e majorettes
Oltre 200 artisti provenienti da tutto il Lazio accoglieranno e saluteranno gli ospiti del Parco tra musica, divise e coreografie
Valmontone (Roma), 2 settembre 2026 – Otto bande per 220 elementi pronti a portare la propria energia a MagicLand, il Parco divertimenti più grande del centro-sud Italia: prende forma la quarta edizione del Festival delle Bande, degli Sbandieratori e delle Majorettes, in programma domenica 6 settembre nel parco divertimenti di Valmontone. Il suono degli strumenti, il ritmo dei passi e le bandiere che disegnano figure nell’aria daranno vita a una festa da guardare e ascoltare, in cui la passione di esibirsi insieme diventa spettacolo.
Le otto formazioni che si esibiranno provengono da Latina, Guidonia, Sezze, Ripi, Marcellina, Sant’Angelo Romano, Mentana e Collepardo: realtà che porteranno nel Parco la propria identità musicale e il legame con i territori di origine. Un incontro tra esperienze diverse che restituisce la vitalità di una tradizione alimentata dall’impegno di musicisti e performer e dalla partecipazione delle comunità di cui fanno parte.
La piazza centrale si trasformerà in un grande palcoscenico a cielo aperto, con esibizioni in due momenti simbolici della giornata: dalle 10:30 alle 11:30, per accogliere gli ospiti al loro arrivo, e dalle 17:00 alle 18:00, per accompagnarne l’uscita dal Parco. Musica e coreografie daranno così il benvenuto al pubblico al mattino e lo saluteranno nel tardo pomeriggio, aprendo e chiudendo la visita con un’atmosfera di festa.
La manifestazione affianca all’esperienza delle attrazioni uno spettacolo capace di coinvolgere pubblici di ogni età. Protagoniste sono espressioni artistiche diverse, accomunate dal lavoro d’insieme: l’affiatamento dei musicisti, la precisione dei movimenti, la capacità di trasformare un gesto o una sequenza di note in un’emozione condivisa. Tra un’attrazione e l’altra, gli ospiti avranno inoltre l’occasione di incontrare da vicino le realtà partecipanti e scoprire una tradizione che unisce musica, spettacolo e territorio.
Il festival nasce proprio per dare spazio a questa dimensione collettiva dello spettacolo e alla forza comunicativa della musica, un linguaggio che permette di incontrarsi anche al di là delle differenze di età, provenienza ed esperienza. Bande, sbandieratori e majorettes raccontano un patrimonio di passioni e tradizioni che continua a vivere attraverso le persone che lo praticano, lo insegnano e lo portano davanti al pubblico.
Dietro ogni esibizione ci sono prove, esercizio e tempo trascorso insieme: un impegno che a MagicLand trova una vetrina diversa dai consueti contesti di piazza e dalle feste cittadine. Per le formazioni partecipanti, il festival rappresenta l’occasione di far conoscere il proprio repertorio e condividere il risultato di questo lavoro con i visitatori del Parco; per il pubblico, un’opportunità per avvicinarsi a queste discipline in un contesto di divertimento e scoperta.
Tutte le esibizioni sono comprese nel normale biglietto d’ingresso al Parco. Il 6 settembre, la colonna sonora di MagicLand sarà anche quella di chi, con uno strumento, una bandiera o una coreografia, sa trasformare la propria passione in spettacolo.
A proposito di MagicLand
MagicLand è il più grande e visitato parco divertimenti del Centro-Sud Italia, noto come La Capitale del Divertimento.
Situato a pochi chilometri da Roma, offre oltre 40 attrazioni per tutte le età, due teatri, due palcoscenici all’aperto, il planetario più grande d’Europa, eventi e spettacoli, parate e meet & greet per tutta la famiglia.
L’offerta di divertimento comprende attrazioni da record suddivise in varie aree altamente tematizzate, molte delle quali uniche nel panorama nazionale ed europeo. Tra queste spiccano Shock, il più alto e veloce X-CAR coaster lanciato d’Europa, capace di raggiungere i 100 km/h in 2,5 secondi; Wild Rodeo, il Giant Frisbee più alto e grande d’Italia; Cagliostro, l’unico spinning coaster indoor presente in Italia; Yucatan, un water coaster ambientato tra rovine Maya; Mystika, la torre di caduta libera più alta d’Italia con i suoi 72 metri; Le Rapide, un rapid river di oltre 500 metri di lunghezza considerato tra i più spettacolari del Paese; Maison Houdini, la mad house più profonda d’Europa; Huntik 5D e Magic Winx, due dark ride esclusive a livello mondiale dedicate ai rispettivi universi narrativi; Tonga, la più grande area bambini d’Italia con circa 30.000 mq e 13 attrazioni; Jungle Camp, il playground più grande d’Italia con 500 mq di superficie e fino a 10 metri di altezza. Nel 2027, il parco inaugurerà una nuova montagna russa interamente in legno, destinata a diventare unica in Italia e con elementi esclusivi in Europa.
MagicLand dispone, inoltre, di tre ristoranti, dodici chioschi, quattro bar, nove negozi e numerosi servizi dedicati al pubblico, tra cui l’unica quiet room in Italia, un ambiente sicuro e rilassante pensato per i visitatori con autismo.
MagicSplash, è il parco acquatico a tema caraibico di MagicLand. Si estende su oltre 40.000 mq ed è immerso in una vegetazione con oltre 17.000 piante tropicali e palme. Il parco ospita 10.000 mq di spiaggia, una piscina a onde di 2.200 mq, un playground acquatico in un’area di oltre 1000 mq, scivoli acquatici e spray park per bambini. Per i più grandi offre anche due grandi scivoli di oltre 20 metri di altezza ed una piscina wellness di 500 mq.
Gravidanza: una dieta salutare già dal primo trimestre favorisce una curva di crescita fetale ottimale
Uno studio osservazionale su quasi 1.000 gravidanze dell’Università Statale di Milano, pubblicato sul British Journal of Nutrition, evidenzia come una corretta alimentazione già nelle prime settimane di gravidanza favorisca una crescita fetale ottimale. Al contrario, quando le abitudini alimentari non sono adeguate si riscontra un rallentamento nella crescita del feto, con effetti più marcati nei nascituri di sesso maschile.
Milano, 2 settembre 2026. Un progetto di ricerca longitudinale, multicentrico e su scala nazionale, coordinato da Irene Cetin, Professoressa di Ostetricia e Ginecologia dell’Università Statale di Milano e Direttore della SC Ostetricia del Policlinico di Milano, sostenuto in parte con fondi del PNRR, ha esaminato le associazioni tra dieta materna, biomarcatori ematici del primo trimestre e traiettoria e velocità di crescita fetale durante la gravidanza. La ricerca, pubblicata sul British Journal of Nutrition e segnalata come “paper of the month”, evidenzia come l’aderenza a un’alimentazione salutare già dal primo trimestre di gravidanza influenzi l’andamento della crescita del feto.
Attraverso misurazioni ecografiche ripetute nel tempo, è stata monitorata la velocità di crescita fetale dal secondo al terzo trimestre di gravidanza in una coorte di 938 donne sane reclutate presso 24 centri ostetrici italiani. Nel primo trimestre, le abitudini alimentari materne sono state valutate utilizzando il punteggio SIMPLE, una checklist di screening nutrizionale a 10 punti adattata dalla "FIGO Nutrition Checklist". Tale strumento comprende dieci voci a risposta binaria (sì/no) che valutano abitudini nutrizionali chiave, tra cui l'assunzione di frutta e verdura (≥400 g/die), cereali integrali, carne e pesce, l'esposizione solare e i livelli di emoglobina nel primo trimestre (>110 g/L). I dati ottenuti sono stati valutati in relazione al tipo di crescita del feto nelle fasi successive della gravidanza.
I risultati evidenziano l'importanza dell’alimentazione materna sulla crescita fetale già a partire dalle prime settimane di gravidanza: i feti delle madri appartenenti al gruppo con una alimentazione meno aderente ai criteri corretti di alimentazione in gravidanza hanno mostrato una riduzione statisticamente significativa dell'accelerazione della crescita ponderale con l'avanzare della gravidanza verso il terzo trimestre, traducendosi in una traiettoria di crescita più piatta rispetto a quella osservata nel gruppo ad alta aderenza.
Quando si considera la nutrizione materna e la sua relazione con lo sviluppo fetale, spesso si utilizza il peso alla nascita come parametro di riferimento principale. Tuttavia, concentrarsi esclusivamente sul peso al momento del parto offre un'istantanea statica, trascurando le variazioni dinamiche dello sviluppo fetale nel corso della gestazione.
È interessante notare che, stratificando i dati in base al sesso del feto, tale andamento è stato riscontrato prevalentemente nei feti di sesso maschile. Questo risultato è coerente con l'ipotesi secondo cui i feti maschi potrebbero privilegiare la crescita immediata rispetto all'investimento nelle riserve placentari, rendendoli potenzialmente più sensibili a sottili variazioni dello stato nutrizionale materno. Di conseguenza, le alterazioni nella velocità di crescita potrebbero manifestarsi più precocemente nei maschi in condizioni nutrizionali meno favorevoli.
Il presente studio conferma l'utilità clinica della valutazione dell’alimentazione materna, attraverso il punteggio SIMPLE, evidenziando associazioni significative con la traiettoria e la velocità di crescita intrauterina, indipendentemente da altri indicatori dello stato nutrizionale, come l'IMC pre-gestazionale (Indice di Massa Corporea prima della gravidanza).
“Il monitoraggio della velocità di crescita fetale può offrire una comprensione più dettagliata e sfumata dello sviluppo prenatale rispetto al solo peso alla nascita. L'adozione di strumenti di screening rapidi, come il punteggio SIMPLE, durante il primo trimestre può aiutare i clinici a individuare precocemente carenze nutrizionali e a orientare una consulenza dietetica mirata, a sostegno di traiettorie di crescita fetale ottimali” conclude Irene Cetin, coordinatrice dello studio.
Crisi idrica senza precedenti in Sicilia e disservizi in Italia: al via il censimento dei cittadini ANAFePC per il dossier a Roma.
Trump, la guerra si infiamma in medio oriente mentre le elezioni di midterm sono alle porte.
I fatti recenti collegati al nuovo attacco missilistico americano all’isola petrolifera Le politiche bellicistiche di Trump sembrano avere un epilogo negativo con conseguenze in America che vanno oltre allo strapotere militare e che con le elezioni politiche di midterm manifesteranno tutto il dissenso degli stessi cittadini. Alcuni fatti emersi nel breve periodo sono l’esempio di un palese disagio della società americana, vedere un cittadino statunitense viaggiare per 3000 chilometri con una ghigliottina è solo l’esempio. L’uomo di 35 anni, originario della California, che aveva trasportato una vera e propria "ghigliottina" sul retro del suo pick-up. L'uomo ha percorso l'intera nazione americana e aveva parcheggiato il veicolo vicino all'edificio del Congresso a Washington. Prima dell'arresto, l'uomo aveva pubblicato sui social media immagini della sua protesta di fronte all'edificio dell'FBI. Secondo quanto riferito dal fratello, questo gesto simbolico è stato compiuto in reazione alla forte rabbia nei confronti della situazione politica interna degli Stati Uniti e in segno di protesta contro le azioni di Donald Trump e Gavin Newsom. Ma i fatti si manifestano in maniera acclarata con la guerra in medio oriente che dopo sei mesi e una tregua informale di 30 giorni riprende e si infiamma nuovamente con l’Iran nel mirino. Gli Stati Uniti sono tornati a colpire l’Iran. Missili americani, infatti, hanno centrato due rampe di lancio sull’isola di Larak, nello Stretto di Hormuz, da cui, secondo fonti Usa, secondo fonti le Guardie rivoluzionarie si preparavano a lanciare razzi carichi di mine navali. Teheran ha risposto colpendo le basi statunitensi di King Hussein e al Azraq, in Giordania: secondo Reuters tutti i missili sono stati intercettati senza causare danni. Poche ore dopo l’esercito iraniano ha rivendicato anche un attacco con droni contro la base di al Minhad, negli Emirati Arabi Uniti. Il ministero della Difesa di Abu Dhabi ha smentito che l’installazione sia stata colpita, definendo la notizia priva di fondamento e invitando l’opinione pubblica ad “attenersi alle fonti ufficiali”. Riprende la guerra con l’Iran e inizia la narrazione di Donald Trump sui social dove ha subito postato un video generato con intelligenza artificiale che mostra l’isola petrolifera di Kharg, snodo cruciale per le esportazioni iraniane, ridotta in macerie. Le verità in tal senso sono tutte da verificare ma da fonti indipendenti le autorità iraniane hanno definito il contenuto del video “privo di ogni fondamento”. La favola raccontata da Trump sulla guerra contro l’Iran si infrange proprio dietro e sue parole dette il 28 febbraio del 2026 quando la previsione era di “quattro o cinque settimane” al massimo. Da Allora però bombe ed attacchi oltre che i cessate il fuoco si sono susseguiti fino a giugno quando in pompa magna viene firmato l memorandum, naturalmente disatteso dalle parti immediatamente. di Kharg però sono troppo a ridosso del voto di metà mandato che si svolgeranno solo tra nove settimane in America e creeranno certamente una vera e propria erosione del voto repubblicano che secondo un tempismo strategico ha veramente determinato un crescente nervosismo negli ambienti politici. Donald Trump inoltre continua ad infrangere spavaldamente le decisioni del congresso che non hanno votato a favore della guerra in Iran e ne chiedono il ritiro. Una amministrazione che si sta preparando per paura di un terrorismo nascosto proprio in America a revocare i visti commerciali e turistici di circa 200.000 stranieri che hanno fatto domanda o stanno richiedendo asilo negli Stati Uniti, secondo quanto riporta l'AP. Se implementata, si tratterebbe della più grande revoca di massa di visti nella storia degli Stati Uniti e si prevede che incontrerà ampie contestazioni legali. Una politica internazionale di questa amministrazione che ha solo voluto manifestare la sua forza con l’imposizione dei dazi e con politiche militari di guerra, altro che Nobel per la pace. L’America sta cercando di defilarsi da una situazione alquanto scomoda in medio oriente trovando altri partner affidabili che possano fare il loro gioco. Naturalmente su Israele le collusioni non ci pongono dubbi ma sembra che oggi anche la Siria si stia dirigendo verso un processo satellitare americano in medio oriente. Il Ministro degli Esteri americano ha dichiarato: “Oggi, ho ufficialmente rimosso la designazione della Siria come stato sponsor del terrorismo. Questa azione apre nuove possibilità per la ripresa economica della Siria e per il suo progresso. L'amministrazione Trump continua a rafforzare la sicurezza nazionale americana per raggiungere la pace, la prosperità e la sicurezza nella regione del Medio Oriente”. Una nuova strategia svolta con gli amici israeliani è anche quella di armare le stesse milizie palestinesi per commettere crimini di guerra. Questa condizione viene indicata dal quotidiano israeliano Haaretz, ripresa oggi dal manifesto, getta nuova luce sul ruolo delle milizie palestinesi armate e sostenute da Israele all’interno della Striscia di Gaza. Secondo l’inchiesta, sarebbero almeno cinque le aree nelle quali operano queste formazioni: Beit Hanoun, Shujaiyeh, Deir al-Balah, Khan Yunis e Rafah, tutte situate all’interno della cosiddetta «linea gialla» e a breve distanza dalle postazioni dell’esercito israeliano. Incrociando immagini satellitari di Planet Labs, filmati pubblicati sui social dagli stessi miliziani e testimonianze provenienti dalle forze armate israeliane, Haaretz descrive un sistema nel quale le bande ricevono armi, equipaggiamento e protezione militare da Israele e dispongono di strutture e rifornimenti del tutto eccezionali rispetto alle condizioni nelle quali vive il resto della popolazione di Gaza. Le accuse più gravi arrivano però dagli stessi militari israeliani intervistati dal quotidiano. Dove «Si vede lo Stato di Israele, l'esercito e lo Shin Bet mandare milizie armate e addestrate a commettere crimini di guerra, mentre sono io a doverle proteggere durante le operazioni, affinché non vengano colpite», ha dichiarato anonimamente un ufficiale dell'aeronautica israeliana. L'ufficiale ha raccontato di aver seguito insieme a un agente dello Shin Bet, attraverso un drone, un'operazione condotta da una delle milizie in un villaggio palestinese. Secondo la sua testimonianza, gli uomini sarebbero arrivati sui pick-up sparando contro la popolazione, per poi entrare negli edifici, saccheggiarli e incendiare le abitazioni. L'inchiesta assume particolare rilevanza anche per un'altra contraddizione: mentre Israele chiede il completo disarmo di Hamas, avrebbe contemporaneamente armato, equipaggiato e protetto altre formazioni palestinesi, utilizzandole non soltanto contro Hamas ma, secondo le testimonianze raccolte da Haaretz, anche in operazioni contro la popolazione civile della Striscia. Nel frattempo la situazione umanitaria resta drammatica. La rete AIDA, che riunisce oltre cento organizzazioni umanitarie, denuncia che continuano le restrizioni israeliane sull'ingresso a Gaza di numerosi beni essenziali, comprese attrezzature destinate a persone ferite e disabili. Altro terreno di guerra è il Libano dove il fronte non conosce flessioni. L’artiglieria israeliana ha bombardato le località meridionali di Mansouri e Beit al Sayyad, nel distretto di Tiro, proseguendo in un’escalation che nelle ultime settimane ha già colpito ripetutamente l’area con incursioni aeree e demolizioni di abitazioni. Secondo il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, generale Mohsen Rezaei , ha chiarito in un’intervista alla televisione sciita al Manar ripresa dal quotidiano ‘L’Orient-Le Jour’ che Teheran considera la sicurezza del Libano “parte integrante di quella dell’intero Medio Oriente”, e ha subordinato la piena riapertura dello Stretto di Hormuz alla cessazione delle guerre in Libano e a Gaza. Altra polveriera che sicuramente determinerà gravi problematiche nell’area è la Cisgiordania che denota una escalation intensa dall’inizio dell’anno. A Qusra, villaggio a sud di Nablus già colpito a luglio dall’incendio di una moschea, i coloni assediano da settimane tre abitazioni palestinesi nell’area di Ras al-Ain, tagliando l’accesso ad acqua ed elettricità e intrappolando le famiglie all’interno. Sebbene l’ambasciatore Usa in Israele, Mike Huckabee, ha definito l’episodio un “atto di terrore orribile, volto a intimidire e molestare”. Nella realtà l’amministrazione americana non ha fatto nulla manifestando tutta la sua inerzia sul terreno di guerra lasciando ad Israele mano libera. Proprio su Hormuz e su richiesta dell'Iran, l'Oman ha sospeso la sua collaborazione con gli Stati Uniti per facilitare il passaggio di navi petrolifere scortate attraverso la parte meridionale dello Stretto di Hormuz. Nelle ultime 24 ore, nessuna nave ha attraversato lo Stretto attraverso la rotta omanita. Oggi, una nave indiana chiamata "Hana" è stata costretta a tornare indietro dopo essere stata avvertita con colpi di avvertimento dalla marina della Guardia Rivoluzionaria Islamica mentre tentava di attraversare. Una situazione certamente aggravata dagli ultimi attacchi americani a Larak. Secondo Reuters: Le esportazioni di gas naturale liquefatto (GNL) del Qatar sono diminuite del 96% a seguito della effettiva chiusura dello Stretto di Hormuz, con solo 18 spedizioni esportate rispetto alle 509 dell'anno precedente Una vera spada di Damocle che si abbatterà sulle elezioni di midterm e che danneggeranno seriamente le prospettive del partito repubblicano che si scontra con una indifferenza quella del Presidente Trump che sembra stia facendo crollare ogni indice di gradimento legato ad una crescente frustrazione degli elettori per la guerra, gli alti prezzi della benzina e l’aumento dei prezzi. |
Visioni di Roma: Festival cittadino di teatro, musica e poesia al Teatro de' Servi dal 9 settembre, direzione Pino Strabioli
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martedì 1 settembre 2026
Teatro Eliseo: la cultura torna a battere nel cuore di Roma
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sabato 29 agosto 2026
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