Sabato 6 giugno alle ore 19 all’Enoteca “E non solo” di Vincenzo a Piazza Adele Zoagli Mameli 18 a Roma la presentazione del libro ‘Il mago di Os. Storia di un sensitivo’ di Roberto Francioni, pubblicato da Cosmolibri Edizioni.
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giovedì 4 giugno 2026
“Il mago di Os. Storia di un sensitivo” all’enoteca “E non solo” a Roma
Sabato 6 giugno alle ore 19 all’Enoteca “E non solo” di Vincenzo a Piazza Adele Zoagli Mameli 18 a Roma la presentazione del libro ‘Il mago di Os. Storia di un sensitivo’ di Roberto Francioni, pubblicato da Cosmolibri Edizioni.
Salvamamme ricorda Anastasia e la piccola Andromeda. Domenica 7 giugno a Villa Doria Pamphili (Rm)
(Roma) Domenica 7 giugno, alle ore 10, all’ingresso di Villa Doria Pamphilj (lato Largo Martin Luther King), a un anno dal tragico rinvenimento di Anastasia e della piccola Andromeda, mamme e bambini di Salvamamme si ritroveranno per un momento di raccoglimento e memoria, affinché questa dolorosa vicenda non venga dimenticata.
Per l’occasione, Salvamamme, che ogni giorno accoglie e sostiene donne, madri e famiglie fragili provenienti da oltre 100 Paesi del mondo, presenterà alcune iniziative finalizzate a rendere più semplice la richiesta di aiuto nelle situazioni di emergenza e vulnerabilità, affinché tragedie come questa non si ripetano mai più.
L’associazione Salvamamme, guidata dalla presidente Grazia Passeri, insieme a Roma BPA – Mamma Roma e i suoi Figli Migliori, presieduta da Paolo Masini, ricorderanno Anastasia e Andromeda con la deposizione di un fiore e un momento di raccoglimento.
Parteciperanno all’iniziativa l’Assessore regionale alle Politiche Sociali Massimiliano Maselli, la Presidente dell’Assemblea Capitolina Svetlana Celli e i Presidenti dei Municipi XII e XI di Roma Capitale, Elio Tomassetti e Gianluca Lanzi.
Al termine della cerimonia, accompagnati da Alberto Messali, presidente del gruppo Camminare in Libertà, i partecipanti raggiungeranno il luogo del rinvenimento dei corpi.
«Chiedo a tutti poche parole e molta responsabilità. A tutti, però, chiedo un impegno concreto affinché nessuna persona invisibile si perda nel buio», dichiara Grazia Passeri nel ricordo di Anastasia e Andromeda.
Credito privato: il mercato presenta il conto (TCW)
Credito privato: il mercato presenta il conto
A cura di Richard T. Miller. CIO del TCW Private Credit e Group Managing Director
Valutazioni, strutture di liquidità dei fondi, leva finanziaria ed esposizione legata al software e all’intelligenza artificiale; sebbene tali preoccupazioni per i mercati privati meritino attenzione, in molti casi sono risolvibili. Piuttosto, come TCW riteniamo che il rischio più rilevante per gli investitori sia che il private credit stia silenziosamente smantellando proprio quelle protezioni che lo hanno reso, e che dovrebbero ancora renderlo, una destinazione attraente per il capitale istituzionale. Nel tempo abbiamo visto questo comparto evolversi, da settore di nicchia ad asset class da svariati trilioni di dollari, ma per inquadrarlo al meglio è utile tornare ai principi fondamentali.
Solitamente, la posizione maggiormente condivisa è quella che presenta il costo del capitale più basso, in quanto solitamente offre agli investitori una maggiore protezione rispetto alle alternative. In cambio di un rendimento ragionevole, gli investitori possono contare su un diritto sul collaterale, una posizione di “first-out and last-to-lose” in qualsiasi distribuzione di valore, pagamenti di interessi basati su uno spread, trattamento prioritario nelle procedure fallimentari e, soprattutto, un contratto di prestito che disciplina ciò che l’investitore può aspettarsi in termini di performance e condotta.
Tuttavia, a partire dalla crisi finanziaria globale, le tutele degli investitori si sono progressivamente erose. I livelli di leva finanziaria sono aumentati a causa dei bassi tassi di interesse, l’aumento delle valutazioni facevano apparire gestibile un carico di debito più elevato e i vincoli contrattuali si sono indeboliti, con strutture “covenant-lite” e “covenant-loose”, che sono diventate la norma piuttosto che l’eccezione. In un contesto creditizio favorevole, queste concessioni sono passate in gran parte inosservate e, a causa di una combinazione di condizioni straordinariamente accomodanti e di un mercato altamente competitivo, i finanziatori hanno scelto di ridurre o eliminare le protezioni storiche sui prestiti per competere per l’opportunità di impiegare il capitale. Quel contesto sta cambiando.
Negli ultimi anni, i tassi di base si sono normalizzati, l'incertezza economica e la volatilità sono tornate, i multipli del valore d'impresa sono in aumento e vengono ora messi in discussione. Gli istituti di credito che hanno investito capitali con livelli di leva finanziaria massimi, partendo dal presupposto che i multipli fossero sostenibili e che i tassi sarebbero rimasti bassi a tempo indeterminato e che hanno accettato una documentazione meno rigorosa, si trovano ora a dover fare i conti con la realtà.
Figura 1: I tassi di base si sono normalizzati – Il SOFR non è più vicino allo zero
Tasso di finanziamento overnight garantito, su base giornaliera (maggio 2021 - maggio 2026)
Fonte: Federal Reserve Bank of New York – Secured Overnight Financing Rate (Daily).
I segnali di tensione sono già evidenti nei dati di mercato, basta guardare all'aumento delle clausole di pagamento in natura (PIK), le quali indicano che gli interessi non possono più essere interamente onorati attraverso liquidità e che si fa sempre più fatica a sostenere il peso del proprio indebitamento. Secondo Lincoln International, oltre il 20% degli investimenti da loro monitorati presenta una copertura degli oneri fissi inferiore a 1,0x e il drastico calo delle attività di acquisizione di nuove piattaforme da parte del private equity a partire dal 2021 potrebbe indicare una mancanza di interesse o di fiducia nel pagare multipli elevati e potenzialmente insostenibili. Questi non sono rischi futuri; sono realtà attuali.
La combinazione di leva finanziaria eccessiva, minori garanzie legali e incertezza sulla sostenibilità dei multipli significa che se le performance deluderanno e molti investitori si otterranno rendimenti inferiori a quelli che la classe di attività ha storicamente offerto. Riteniamo che il mercato del credito privato potrebbe trovarsi di fronte a un primo serio test sulle sottoscrizioni degli ultimi anni, operate in condizioni insolitamente favorevoli. Prevediamo che i risultati divergeranno in modo significativo tra i gestori, con un grado di dispersione che rifletterà la misura in cui gli standard sono stati compromessi.
Allora, cosa deve fare un investitore?
Investire comporta quasi sempre dei compromessi. Un rendimento più basso di solito significa una maggiore protezione dal ribasso e un rischio previsto minore. Una minore liquidità dovrebbe portare a un rendimento atteso più elevato. Non esistono investimenti o strumenti di investimento perfetti; ogni scelta presenta vantaggi e svantaggi.
Concentrarsi sulle caratteristiche fondamentali di questa classe di attività. First-out, last-to-lose, senior secured e a tasso variabile, con un contratto concepito per proteggere il creditore da cambiamenti significativi nel comportamento o nelle prestazioni del debitore; queste sono caratteristiche significative e durature di un investimento, e il loro valore dipende esclusivamente dalla misura in cui un gestore le applica. Non tutti i gestori che hanno generato rendimenti storicamente elevati lo hanno fatto. Molti hanno beneficiato di una tendenza al rialzo che ha oscurato i rischi che si sono assunti. Conviene quindi puntare su un gestore in grado di dimostrare questi attributi in modo coerente, anche negli anni in cui il mercato si è mosso nella direzione opposta.
Investire in strutture di fondi che rispettino l’illiquidità della asset class. L’illiquidità non è né una virtù né un difetto; è un compromesso. Il premio di illiquidità nel credito privato è reale e giustificato. I veicoli che offrono caratteristiche di rimborso incompatibili con le caratteristiche degli investimenti sottostanti che possiedono introducono disallineamenti strutturali che tendono a emergere quando lo stress di mercato rende estremamente difficile onorare contemporaneamente sia i prestiti che le disposizioni di liquidità. Bisogna cercare strutture che si allineino alla durata realistica del portafoglio sottostante e mantengano aspettative realistiche sugli eventi di rischio di coda.
Riconoscere che la sovraperformance richiede di evitare la perdita di capitale. Nell’investimento nel credito, l’asimmetria dei risultati è fondamentale: il rialzo è limitato al valore nominale, mentre il ribasso può essere totale. La sovraperformance non deriva quindi dal trovare ottimi affari, sebbene ciò aiuti, ma dall’evitare quelli cattivi. La mitigazione del rischio deve essere al centro di ogni decisione, non una priorità adottata solo quando le condizioni cambiano, ma una disciplina mantenuta sempre e specialmente quando la pressione competitiva rende più allettante l'abbandono. Gli errori vengono comunemente commessi nei periodi più ottimistici. Un gestore che ha inasprito gli standard solo in risposta all'ambiente attuale è uno che probabilmente li ha allentati quando era facile farlo. Un investitore assennato dovrebbe quindi cercare un track record dimostrato di sottoscrizione coerente lungo un intero ciclo di credito.
Infine, cercare gestori disposti a mostrare il proprio lavoro. Ogni investment manager presenta la propria strategia dal proprio punto di vista, e gli allocatori dovrebbero adattarsi di conseguenza. La distinzione che conta è se un gestore è in grado di articolare chiaramente i compromessi dell’investimento che vi chiede di fare, inclusi i vincoli, gli scenari in cui il suo approccio potrebbe essere messo alla prova in termini di performance e i rischi che sceglie di non assumersi.
mercoledì 3 giugno 2026
Aldo Cazzullo presenta a Roma Le Dieu de nos pères (5 giugno, ore 19 - Institut Français Centre Saint-Louis)
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Dal gas all’elettricità: perché l’integrazione tra BESS, EMS e pompe di calore può cambiare il costo del calore industriale
Mentre l’Europa accelera sulla crescita dei sistemi di accumulo a batteria, l’elettrificazione dei processi termici industriali si afferma come una delle leve più concrete della transizione energetica. Non si tratta solo di sostituire una tecnologia con un’altra, ma di cambiare il modo in cui viene prodotto e gestito il calore.
Il mercato europeo dei sistemi di accumulo a batteria (BESS) ha registrato nel 2025 una crescita del 45% anno su anno, con 27,1 GWh di nuova capacità installata. La capacità complessiva è passata da 7,8 GWh nel 2021 a oltre 77 GWh nel 2025, segnando una delle accelerazioni più rapide dell’intero settore energetico europeo. In Italia, la capacità di accumulo ha superato i 17 GWh ad agosto 2025, con un incremento del 55% rispetto all’anno precedente e un obiettivo governativo di 15 GW entro il 2030.
Parallelamente, le tensioni nello Stretto di Hormuz — da cui transita circa il 20% del petrolio mondiale e fino al 25% del GNL globale — hanno riportato forte volatilità sul prezzo del gas europeo, con rialzi del TTF nell’ordine del 10–20% in pochi giorni. In un Paese come l’Italia dove oltre il 60% dei processi termici industriali dipende ancora dal gas, questo si traduce direttamente in un aumento del costo del calore.
È in questo contesto che emerge un modello alternativo: produrre calore non più da combustibili fossili, ma da energia elettrica gestita nel tempo. L’integrazione tra sistemi di accumulo, Energy Management System e pompe di calore industriali consente infatti di sfruttare energia disponibile nei momenti più convenienti — anche a PUN zero o prossimo allo zero — per generare calore di processo.
Il vantaggio non è solo tecnologico, ma economico. Il BESS consente di acquistare o utilizzare energia nei momenti in cui il costo è più basso o quando è disponibile da fonti rinnovabili, per poi renderla disponibile quando serve. Mentre la pompa di calore utilizza questa energia per generare calore di processo, anche a temperature elevate, sostituendo le caldaie tradizionali. L’elemento chiave è l’efficienza: grazie al coefficiente di prestazione (COP), per ogni unità di energia elettrica consumata è possibile generare più unità di energia termica. Questo significa che il beneficio economico dell’arbitraggio elettrico viene amplificato: non solo si acquista energia a basso costo, ma la si moltiplica in calore utile.
Il risultato è un progressivo disaccoppiamento tra il costo del calore e quello del gas, con una riduzione dell’esposizione alla volatilità dei combustibili fossili, e un’ottimizzazione del proprio approvvigionamento energetico su base oraria, sfruttando dinamiche di mercato e autoproduzione.
Nonostante la maturità delle singole tecnologie, il vero limite oggi non è tecnologico ma sistemico: l’integrazione tra BESS, pompe di calore industriali ed Energy Management System è ancora in una fase embrionale. I sistemi di accumulo continuano a essere progettati e gestiti come asset puramente elettrici, mentre le pompe di calore ad alta temperatura richiedono una profonda comprensione dei processi termici e interventi mirati sull’impiantistica esistente. Ne deriva una separazione tra mondo elettrico e mondo termico che, nella maggior parte dei casi, impedisce di cogliere il reale potenziale di ottimizzazione. A questo si aggiunge una forte frammentazione tecnologica: soluzioni apparentemente equivalenti presentano differenze sostanziali in termini di efficienza, cicli di vita, sicurezza e logiche di controllo. In assenza di una visione integrata, il rischio per l’industria è quello di implementare sistemi performanti a livello puntuale ma inefficaci a livello di stabilimento.
Il quadro è ulteriormente complicato da vincoli tecnici e normativi ancora poco presidiati. Il superamento di determinate soglie di potenza può comportare la classificazione degli impianti come “unità rilevanti”, con impatti diretti su autorizzazioni, connessione alla rete e modelli di esercizio. Parallelamente, la crescente centralità degli EMS introduce temi critici legati alla cybersecurity, alla gestione del dato e alla dipendenza tecnologica, soprattutto in presenza di fornitori extraeuropei. Infine, la qualità e l’affidabilità dei componenti rimangono eterogenee in un mercato in rapida espansione, dove trasparenza e tracciabilità non sono sempre garantite.
In questo contesto, il fattore distintivo non è più la singola tecnologia, ma la capacità di orchestrarla. È qui che si crea – o si distrugge – valore. Le imprese sono quindi chiamate a un cambio di paradigma: passare da una logica di adozione tecnologica a una logica di integrazione industriale. Questo richiede competenze trasversali – termiche, elettriche, digitali e finanziarie – e un approccio progettuale capace di tenere insieme performance tecnica, sostenibilità economica e gestione del rischio lungo l’intero ciclo di vita dell’impianto. Nelle applicazioni industriali più favorevoli, i tempi di ritorno dell'investimento possono indicativamente collocarsi nell'intervallo 2-4 anni, anche grazie a fattori regolatori come il sistema europeo ETS (Emission Trading System), che rende progressivamente più conveniente la sostituzione dei combustibili fossili con soluzioni elettrificate a basse emissioni.
L’integrazione tra BESS, Energy Management System e pompe di calore industriali non rappresenta semplicemente un’evoluzione tecnologica, ma l’emergere di un nuovo paradigma energetico: un modello in cui il calore diventa una variabile flessibile, gestibile nel tempo e progressivamente disaccoppiata dalla volatilità del gas. In questo scenario, il valore non risiede nella singola tecnologia, ma nella capacità di progettare e implementare architetture integrate all’interno dei processi produttivi. È su questo livello che si stanno posizionando operatori come Renovis, EPC contractor ed ESCo per l’industria, con un approccio che combina competenze termiche, elettriche e digitali. La vera sfida – e al tempo stesso la principale opportunità – dei prossimi anni sarà proprio questa: portare queste soluzioni dentro gli stabilimenti, trasformando il calore da costo rigido e non gestibile a leva strategica di competitività
martedì 2 giugno 2026
Guerra in Iran: Cessate il fuoco e negoziati in bilico, una futura pace non è accettabile per Israele, Hormuz richiude ?.
lunedì 1 giugno 2026
La storia di Lehi e della razza superiore una similitudine odierna ?
La ‘Razza superiore” parola che troviamo nelle pubblicazioni di Lehi definivano esplicitamente gli ebrei una "razza superiore" e gli arabi una "nazione di schiavi” sostenendo l'espulsione o l'annientamento di massa dei palestinesi. La liberazione di Rommel: Quando i carri armati nazisti si avvicinarono alla Palestina, il gruppo di Stern si preparò ad accogliere Erwin Rommel, il maresciallo di campo nazista, come un liberatore, sperando che la conquista tedesca distruggesse il dominio britannico.
I Tentativi di assassinio contro gli alleati: Lehi tramò di uccidere Winston Churchill durante la seconda guerra mondiale mentre gli ebrei venivano sterminati in Europa. Il Progetto per le autobombe: Stern usò tattiche come rapine in banca, assassinii urbani e bombe sui veicoli importando il terrorismo occidentale nel Medio Oriente. Dal Nilo all'Eufrate: Il suo manifesto chiedeva un impero ebraico che si estendesse dall'Egitto all'Iraq, rifiutando qualsiasi presenza araba.
Sostenibilità e competitività: la leva green per l' impresa, il 17 giugno arriva il webinar
giovedì 28 maggio 2026
Il supereroe del riciclo approda a Milano: dal 4 al 6 giugno 2026, al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia, torna Capitan Acciaio
L’edizione 2026 del Festival si riconosce nella parola chiave “NOI”, un invito a considerare la sostenibilità come una sfida collettiva che coinvolge persone, comunità, territori, istituzioni e imprese. In questo contesto, Capitan Acciaio porterà il suo messaggio educativo e positivo sull’importanza del riciclo degli imballaggi in acciaio e sul valore dell’economia circolare.
Per tre giorni, grandi e piccoli potranno partecipare ad attività ludiche, momenti di sensibilizzazione ed esperienze interattive pensate per raccontare in modo semplice e coinvolgente il ciclo virtuoso dell’acciaio, materiale riciclabile al 100% e all’infinito. Scatolette, bombolette, barattoli, latte, fusti e tappi corona, se correttamente conferiti nella raccolta differenziata, possono infatti tornare a nuova vita trasformandosi in nuovi oggetti e risorse per la comunità.
Capitan Acciaio sarà presente all’interno di un programma ricco di incontri, workshop, mostre e spettacoli che vedrà alternarsi alcune delle più autorevoli voci del panorama scientifico, culturale e istituzionale internazionale. Tra gli ospiti annunciati figurano Michael Oppenheimer, Kate Marvel, Carlo Buontempo, Giulio Boccaletti, Toby Kiers e Andy Haines – vincitori del Tyler Prize, la più importante onorificenza scientifica dedicata al clima – oltre al Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin.
Ampio spazio sarà dedicato anche alle città e alle comunità come protagoniste della transizione ecologica, con la partecipazione dei sindaci Silvia Salis, Stefano Lo Russo e Sara Funaro, che porteranno sul palco esperienze e politiche urbane orientate alla sostenibilità e alla qualità della vita.
Il Festival offrirà inoltre un’esperienza immersiva tra collegamenti con la stazione artica Dirigibile Italia, incursioni nello Spazio con esperti dell’Agenzia Spaziale Europea, focus su biodiversità, energia, salute e alimentazione, oltre a spettacoli serali con Marco Paolini, Andrea Pennacchi e Giobbe Covatta. Venerdì 5 giugno è inoltre prevista una serata danzante aperta al pubblico con il live dei Niños du Brasil e il DJ set di Hyperverbena.
I principali appuntamenti saranno trasmessi in diretta streaming su repubblica.it, con un’ampia copertura editoriale su tutte le testate GEDI.
Un grande evento aperto a tutti, per promuovere consapevolezza ambientale, corretta informazione sul clima e partecipazione attiva.
Per partecipare ai workshop e alle attività di Capitan Acciaio e iscriversi gratuitamente al Festival:
https://eventi.greenandblue.it/26
CLIMA: ITALY FOR CLIMATE, LAZIO LEADER NELLA CRESCITA DELLE RINNOVABILI
CLIMA: ITALY FOR CLIMATE, LAZIO LEADER NELLA CRESCITA DELLE RINNOVABILI
Dati CIRO: già raggiunto il 56% del target 2030 e primato nelle auto elettriche; positivi i consumi industriali, ma criticità su edifici in classe A e consumo di suolo
Il Lazio si afferma come una delle regioni più dinamiche nel percorso di transizione energetica in Italia, distinguendosi per la forte crescita delle fonti rinnovabili e per le buone performance sulle emissioni. Il quadro restituito da CIRO (Climate Indicators for Italian RegiOns) - la piattaforma sviluppata da Italy for Climate in collaborazione con ISPRA che analizza le performance ambientali regionali attraverso 27 indicatori chiave - vede la regione al primo posto per quota di conseguimento del target al 2030, avendo già raggiunto il 56% (contro il 31% della media nazionale).
La regione è leader anche per nuovi impianti installati in rapporto alla superficie e detiene il primato nazionale nelle immatricolazioni di auto elettriche (5,4% contro il 4% della media). Con circa 5 tonnellate di gas serra pro capite, il Lazio vanta la seconda miglior performance emissiva del Paese. Risultati positivi emergono anche nell'industria, con consumi energetici per valore aggiunto tra i più bassi d’Italia, anche se la quota di consumi elettrici resta fra le più basse in Italia.
Accanto ai punti di forza, permangono debolezze strutturali. La quota complessiva di rinnovabili sui consumi finali resta tra le più basse del Paese (11,8%) a causa di un mix energetico ancora storicamente dipendente dai fossili. Nel settore edilizio, sebbene i consumi medi siano contenuti, la quota di edifici in classe A è solo del 6%, tra i valori minimi nazionali. Sul fronte della vulnerabilità, si registrano livelli elevati di consumo di suolo e perdite della rete idrica superiori alla media nazionale.
“Attraverso la piattaforma CIRO abbiamo voluto fornire alle regioni uno strumento per misurare le proprie performance in materia di clima e transizione energetica attraverso 8 temi, 27 indicatori e un'unica metodologia in grado di garantire la comparabilità dei risultati. L'obiettivo non è quello di fare delle classifiche, quanto piuttosto di far emergere le peculiarità spesso uniche dei singoli territori, mostrarne punti di forza e punti di debolezza e aiutare così le amministrazioni ad individuare le proprie priorità di azione. Ma CIRO ha anche l'obiettivo di promuovere nei territori un dibattito sulla transizione informato e basato su dati quanto più possibile attendibili e scientificamente fondati, frutto del costante lavoro di confronto con i tecnici di Ispra e con altre istituzioni scientifico di rilievo nazionale.” – dichiara Andrea Barbabella Responsabile scientifico di Italy for Climate (I4C).
Lazio
EMISSIONI: con 5 tonnellate di gas serra pro capite, il Lazio ha la seconda performance migliore d’Italia in termini di emissioni, molto al di sotto della media nazionale, mentre gli assorbimenti naturali in relazione alla superficie della regione sono in linea con la media.
ENERGIA: il Lazio è fra le regioni con i più bassi consumi finali di energia pro capite mentre il mix energetico è peggiore della media nazionale, con più carbone (10%), più petrolio (48%), e meno rinnovabili.
RINNOVABILI: il Lazio è la prima regione italiana per quota di conseguimento del target 2030 sulle rinnovabili (nel 2025 ha già raggiunto il 56%, contro la media nazionale del 31%), ed è la prima regione anche in termini di kW di nuovi impianti installati nel 2025, in rapporto alla superficie. Tuttavia, la sua quota di rinnovabili sui consumi totali di energia resta ancora fra le più basse in Italia (11,8% contro il 18% della media nazionale), mentre il numero di Comunità Energetiche attivate è in linea con la media nazionale.
EDIFICI: le performance del settore sono piuttosto positive, complici anche alcune caratteristiche climatiche e di struttura dell’economia; la quota sui consumi elettrici è tra le più alte d’Italia (41% nel 2023, contro una media nazionale del 31%), i consumi medi degli edifici sono piuttosto inferiori alla media, come anche le emissioni pro capite. Meno positivo è il dato sulla quota di edifici in classe A (6%), fra i più bassi d’Italia.
INDUSTRIA: i consumi di energia in rapporto al valore aggiunto sono tra i più bassi in Italia ed è positiva anche la performance in termini di emissioni del settore, essendo il Lazio anche una delle regioni che più le ha ridotte dal 1995, complice anche la graduale eliminazione della produzione elettrica da carbone. Ciononostante, la quota di consumi elettrici nell’industria (pari a 31%) resta di molto inferiore alla media nazionale.
TRASPORTI: il Lazio detiene il primato per immatricolazioni di auto elettriche con il 5,4% nel 2024, contro una media nazionale del 4%. Positivo è anche il numero di passeggeri trasportati dal trasporto pubblico locale in rapporto alla popolazione; tuttavia, le emissioni pro capite di questo settore restano fra le più elevate d’Italia, mentre il tasso di motorizzazione è in linea con la media nazionale.
AGRICOLTURA: la performance del settore è generalmente positiva, con emissioni agricole pro capite particolarmente basse e un basso numero di capi bovini allevati; anche la quota di agricoltura biologica (27%) è migliore della media nazionale (20%) mentre la quota di uso di fertilizzanti è in linea con il dato nazionale.
VULNERABILITA’: la quota di popolazione esposta a rischio alluvione è piuttosto bassa (3% contro una media nazionale dell’11,5%) e gli eventi estremi in rapporto alla superficie hanno registrato nel 2024 un dato in linea con la media nazionale. Il Lazo resta, tuttavia, una tra le regioni con il più alto tasso di consumo di suolo e le perdite della rete idrica sono più alte della media nazionale.
Italy for Climate è il centro studi su transizione energetica e clima della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, in partnership con Enea, Ispra ed RSE, promosso da A2A, Chiesi, Davines, Dolomiti Energia, Edison, Elettricità Futura, Italian Exhibition Group, Montello.
Sicurezza domestica: i nuovi sistemi smart Dom-e antintrusione e videosorveglianza di Beghelli
Sicurezza domestica, Beghelli lancia i nuovi sistemi smart Dom-e antintrusione e videosorveglianza in vista delle vacanze estive
Con l’arrivo dell’estate e l’aumento delle partenze per le vacanze, torna puntuale anche una preoccupazione diffusa tra gli italiani: la sicurezza delle proprie abitazioni durante i periodi di assenza. Nei mesi estivi, infatti, si registra un incremento dei furti tra il 25% e il 35% rispetto alla media annuale (fonte Censis). Tra viaggi programmati e fine settimana fuori porta, lasciare la casa vuota continua quindi a rappresentare un tema sensibile per molte famiglie. Oggi, però, la tecnologia offre soluzioni semplici e accessibili per proteggere la casa e partire davvero senza pensieri. Sistemi di allarme intelligenti e videocamere connesse permettono di tenere tutto sotto controllo, anche a distanza, e di scoraggiare eventuali intrusioni.
È proprio in questo contesto che Beghelli amplia la gamma di dispositivi smart Dom-e dedicati alla sicurezza residenziale con il nuovo Dom‑e kit di allarme antintrusione e le videocamere Mini Plus,Motion Plus e Outdoor Plus a batteria. Si tratta di soluzioni Wi‑Fi progettate per garantire protezione, controllo e semplicità d’uso negli ambienti domestici, che integrano tecnologie evolute, gestione da remoto e dialogo tra dispositivi. Un sistema completo e modulare, pensato per rispondere in modo affidabile e intuitivo alle esigenze dell’abitare contemporaneo, tutelando persone e spazi.
Dom‑e sistema di allarme antintrusione wireless: nuova idea di sicurezza domestica
In un mercato diviso tra soluzioni essenziali e sistemi professionali complessi, Dom-e Beghelli apre una nuova strada: un sistema di allarme evoluto, accessibile e intuitivo, progettato per rispondere alle esigenze concrete dell’abitare contemporaneo. Non necessita di cablaggi od opere di muratura e può essere installato in autonomia, senza l’intervento di un elettricista.
Cuore del sistema è la tecnologia LoRa, che garantisce una comunicazione radio affidabile, sicura e a lungo raggio tra la centrale e tutti i dispositivi, riducendo al minimo i consumi energetici e assicurando prestazioni stabili anche in contesti complessi o abitazioni di grandi dimensioni. Il nuovo sistema di allarme antintrusione Dom‑e nasce per essere semplice da installare e immediato da utilizzare.
Il kit, composto da centrale d’allarme, sensore per porte e finestre, sensore volumetrico e due telecomandi con tasto SOS, è pronto all’uso, con dispositivi già abbinati alla centrale e caratterizzati da un design discreto, pensato per integrarsi armoniosamente negli spazi domestici. Il sistema può essere ampliato nel tempo fino a configurazioni più articolate, mantenendo sempre un’esperienza d’uso chiara e intuitiva. La centrale con display touch da 7”, la sirena integrata, il controllo tramite app o SMS e la compatibilità con Alexa e Google Hometrasformano la sicurezza in un gesto quotidiano, naturale e perfettamente integrato nella vita di casa.
Accanto alla funzione antintrusione, il sistema amplia il concetto di sicurezza domestica introducendo una funzione SOS dedicata alla protezione personale, attivabile tramite app, telecomando o direttamente dalla centrale. Pensata sia per le situazioni di pericolo sia per le emergenze mediche, la funzione consente, alla pressione del pulsante, l’invio automatico delle chiamate ai numeri di soccorso e l’attivazione della comunicazione vivavoce, permettendo di entrare subito in contatto con l’interlocutore che risponde.
Il sensore per porte e finestre e il sensore volumetrico con rilevazione del movimento fino a 6 metri con angolo a 110° sono entrambi collegati via radio 433 MHz LoRa con la centrale, hanno una portata massima in assenza di ostacoli di 300 metri e sono alimentati a batteria.
Il sistema si può completare con una sirena da esterno con pannello solare, collegata alla centrale tramite radio LoRa a 433 MHz, con una portata massima fino a 300 metri in campo libero. Dotata di batteria integrata, può essere alimentata sia tramite rete elettrica a 230V sia attraverso il pannello solare da 10W, entrambi inclusi nella dotazione, garantendo massima libertà di installazione. La sirena offre segnalazioni luminose e sonore per l’inserimento e il disinserimento dell’allarme, oltre al lampeggio di segnalazione a sistema attivo, con la possibilità di personalizzare e abilitare o disabilitare i feedback visivi e acustici in base alle esigenze dell’utente.
Il nuovo sistema antrintusione Dom-e è disponibile al prezzo di 329 euro online sullo store www.beghelli.it. È inoltre acquistabili sulle principali piattaforme e‑commerce, nei negozi di elettronica di consumo e nei centri specializzati nel fai da te.
Smart e sicure: le nuove videocamere Beghelli
Affidabili, intelligenti e facili da installare: Mini Plus, Motion Plus, Outdoor Plus a batteria sono le tre nuove videocamere Beghelli gestibili da remoto tramite l’app gratuita dom‑e, con risoluzione Full HD, visione notturna fino a 10 metri con infrarossi, sensore di movimento, sirena integrata, vivavoce e rilevamento animali. Compatibili con Alexa e Google Home, supportano registrazione su MicroSD o cloud per una protezione continua, ovunque ci si trovi.
Dom-e videocamera Mini Plus: la compatta dalle alte prestazioni
Dalle dimensioni compatte, la nuova Mini Plus da interno controllabile dallo smartphone tramite la rete Wi-fi domestica e app Dom-e promette alte prestazioni in termini di sicurezza: la videocamera invia notifiche in caso rilevi movimenti e grazie alla sirena interna funziona da antifurto. Ha risoluzione FullHD 3MP e audio a due vie, l’app inoltre consente di impostare l’area di inquadratura che si desidera controllare. Come tutte le nuove videocamere Beghelli, è dotata di visione notturna fino a dieci metri, sensori di suoni, movimento e rilevamento pet e funziona con gli assistenti vocali Alexa e Google Home. Inoltre, grazie all’app Dom-e, permette di vedere in diretta o registrare filmati e foto direttamente sullo smartphone. Le registrazioni possono essere salvate su una MicroSD anche offline o in modalità continua sulla scheda di memoria o su cloud (funzioni opzionali). Mini Plus è alimentata a cavo e fissabile a parete o a soffitto.
Dom-e videocamera Motion Plus: la cam orientabile tramite app
Le funzioni di rotazione da 0 a 355° e di inclinazione da -10° a +40° della nuova Motion Plus da interno di Beghelli con connessione Wi-Fi si gestiscono da remoto tramite la rete Wi-fi domestica e app Dom-e. Unite alla risoluzione FullHD 3MP garantiscono una visuale completa con dettagli incredibilmente nitidi. Dotata di sirena interna, audio a due vie e visione notturna fino a dieci metri, integra sensori di suoni, movimento e rilevamento pet e funziona con gli assistenti vocali Alexa e Google Home. Inoltre, grazie all’app Dom-e, permette di vedere in diretta o registrare filmati e foto direttamente sullo smartphone. Le registrazioni possono essere salvate su una MicroSD anche offline o in modalità continua o sulla scheda di memoria o su cloud (funzioni opzionali). Motion Plus è alimentata a cavo e fissabile a parete o a soffitto.
Dom-e videocamera Outdoor Plus con pannello solare 5W: più sicurezza anche in esterno
Outdoor Plus è la nuova videocamera da esterno di Beghelli dotata di batteria ricaricabile 5200 mAh e rivestimento in metallo impermeabile IP65 per prestazioni sicure e affidabili (supporto a muro incluso). Controllabile dallo smartphone tramite la rete Wi-fi domestica e app Dom-e, permette di incrementare il livello di sicurezza fuori casa grazie alla luce di dissuasione e alla sirena interna integrate. La nuova Outdoor Plus di Beghelli può essere collegata tramite cavo di 3 metri al pannello solare Beghelli da 5W (15x15 cm), per offrire una soluzione ecologica ed efficiente, in grado di monitorare la proprietà senza dipendere dalla rete elettrica.
Dotata di audio a due vie e visione notturna fino a dieci metri, questa cam da esterno integra anche sensori di suoni, movimento e rilevamento pet e funziona con gli assistenti vocali Alexa e Google Home. Inoltre, grazie all’app Dom-e, permette di vedere in diretta o registrare filmati e foto direttamente sullo smartphone. Le registrazioni possono essere salvate su una MicroSD anche offline o in modalità continua o sulla scheda di memoria o su cloud (funzioni opzionali).
Le nuove videocamere Beghelli Dom-e sono disponibili online sul sito di Beghelli al prezzo di 24,90 euro per Mini Plus, 32,90 euro per Motion Plus e 64,90 euro per Outdoor Plus, quest’ultima disponibile anche nella versione kit a 84,90 euro con pannello solare incluso. Sono inoltre acquistabili sulle principali piattaforme e‑commerce, nei negozi di elettronica di consumo e nei centri specializzati nel fai da te.
CEMENTO E ACCIAIO, LA SFIDA CLIMATICA CORRE SUI BINARI: CON I MATERIALI GREEN LE EMISSIONI DELLE FERROVIE CALANO FINO AL 66%
CEMENTO E ACCIAIO, IL COSTO CLIMATICO NASCOSTO DELLE FERROVIE: CON I MATERIALI GREEN EMISSIONI GIÙ FINO AL 66%
Il Rapporto BESA3 di Fondazione Ecosistemi presentato al Forum Compraverde in corso a Roma: con acciaio low-carbon e cementi alternativi CO₂ giù fino al 66%.
L’Italia tra i sistemi siderurgici più avanzati d’Europa grazie al riciclo
Roma, 28 maggio 2026 – La transizione ecologica delle infrastrutture europee si giocherà sempre meno soltanto sull’energia e sempre più sui materiali. Perché il vero costo climatico delle ferrovie non riguarda solo i consumi energetici dei treni o l’elettrificazione delle reti, ma soprattutto l’enorme quantità di acciaio, cemento e calcestruzzo necessaria per costruire e mantenere binari, traversine, stazioni, ponti, gallerie e infrastrutture ferroviarie.
Ogni anno i governi europei e OCSE investono circa 120 miliardi di euro nelle infrastrutture di trasporto, uno dei comparti più esposti al tema delle emissioni incorporate nei materiali da costruzione. Oggi circa l’80% delle emissioni delle infrastrutture di trasporto – ferrovie, strade, ponti, gallerie e reti pubbliche di mobilità – deriva infatti proprio da acciaio, cemento e calcestruzzo. Due comparti che da soli rappresentano rispettivamente il 5% e il 4% delle emissioni complessive di gas serra dell’Unione Europea.
È il quadro che emerge dal progetto BESA3 di Fondazione Ecosistemi, dedicato all’analisi del carbonio incorporato nei materiali ferroviari e alle possibili strategie di decarbonizzazione delle infrastrutture europee. Il tema centrale riguarda infatti non soltanto le emissioni prodotte durante l’utilizzo delle infrastrutture, ma anche quelle generate a monte per produrre acciaio, cemento e materiali da costruzione.
Secondo le elaborazioni contenute nello studio, l’utilizzo di acciaio e cemento a minore intensità carbonica consentirebbe di ridurre le emissioni fino al 66,7% nel caso dell’acciaio e del 42,3% nelle traverse ferroviarie in cemento armato precompresso.
I numeri raccontano la dimensione industriale del fenomeno. Nel solo 2024, nell’ambito delle infrastrutture ferroviarie italiane, sono state gestite 259.250 tonnellate di acciaio per armamento ferroviario e 149.077 tonnellate di traverse in cemento armato precompresso.
Nel settore ferroviario europeo il fabbisogno annuo raggiunge invece circa 2,2 milioni di tonnellate di acciaio e 5,5 milioni di tonnellate di cemento.
Il peso nascosto delle infrastrutture ferroviarie
Quando si parla di mobilità sostenibile, l’attenzione si concentra quasi sempre sui benefici ambientali del trasporto ferroviario rispetto a quello su gomma o aereo. Molto meno visibile è invece il peso climatico dei materiali utilizzati per costruire e mantenere infrastrutture, binari, traverse e sistemi ferroviari. L’acciaio rappresenta da solo circa il 75% del carbonio incorporato delle infrastrutture ferroviarie europee. Una quota enorme che deriva soprattutto dai processi produttivi tradizionali basati sugli altoforni BF-BOF, ancora fortemente dipendenti dal carbone coke. Sul fronte del cemento, invece, il principale responsabile delle emissioni è il clinker contenuto nel cemento Portland, che genera circa l’80% delle emissioni associate alla produzione del calcestruzzo. Secondo lo studio, però, il margine di riduzione delle emissioni è già oggi molto significativo grazie a tecnologie e materiali alternativi già disponibili sul mercato. Nel caso delle traverse ferroviarie in cemento armato precompresso, l’utilizzo di cemento alternativo a minore impatto emissivo consentirebbe — rispetto ai dati di approvvigionamento 2024 delle ferrovie italiane — di ridurre la CO₂ prodotta da 17.710 tonnellate a 12.397 tonnellate, con un risparmio superiore alle 5.300 tonnellate di CO₂. Se si considerano insieme cemento e acciaio utilizzati per le traverse ferroviarie, il confronto tra materiali “best practice” e materiali ad alta intensità emissiva mostra una differenza molto netta: 15.379 tonnellate di CO₂ contro 26.655 tonnellate.
L’Italia tra i modelli europei della siderurgia low-carbon
Nel quadro europeo emerge anche un elemento particolarmente rilevante per il sistema industriale italiano. A differenza di molti Paesi europei ancora fortemente legati alla produzione tradizionale da altoforno, l’Italia si colloca tra le siderurgie più avanzate sul piano dell’economia circolare grazie alla prevalenza della produzione da forno elettrico alimentato da rottame ferroso riciclato. Secondo i dati riportati nello studio, oltre l’85% dell’acciaio italiano è infatti prodotto da acciaio secondario, contro una media europea del 44%. Grazie a questo modello produttivo, la siderurgia italiana è oggi tra quelle con la minore intensità emissiva al mondo: circa 0,7 tonnellate di CO₂ per tonnellata di acciaio prodotto, contro una media globale pari a 1,5 tonnellate.
L’analisi sottolinea come questo patrimonio industriale possa rappresentare un vantaggio competitivo strategico nella futura trasformazione green delle infrastrutture europee.
Il settore resta però esposto alla pressione delle importazioni extra-UE. Dal 2008 la produzione europea di acciaio è diminuita del 30%, mentre le importazioni da Paesi esterni all’Unione hanno superato i 30 milioni di tonnellate annue. Parallelamente, le importazioni europee di cemento da Paesi extra-UE sono cresciute del 260% dal 2016.
Secondo l’analisi, senza una strategia europea capace di premiare materiali low-carbon e filiere circolari, il rischio è che la transizione ecologica finisca per rafforzare produzioni ad alta intensità emissiva localizzate fuori dall’Europa.
La leva degli appalti pubblici
Uno dei punti centrali dello studio riguarda il ruolo strategico del Green Public Procurement, cioè gli “appalti pubblici verdi”: il sistema attraverso cui la pubblica amministrazione utilizza bandi e gare per premiare prodotti, materiali e servizi a minore impatto ambientale.
Gli appalti pubblici rappresentano infatti tra il 14% e il 20% del PIL europeo e incidono già oggi sul 15% delle emissioni globali.
Secondo le stime riportate nell’analisi, l’implementazione sistematica del Green Public Procurement consentirebbe una riduzione delle emissioni del 21% nel settore del cemento e del 18% in quello dell’acciaio.
In Paesi come Svezia, Francia e Norvegia, i criteri di sostenibilità sono già obbligatori negli appalti ferroviari pubblici.
Secondo Fondazione Ecosistemi, la decarbonizzazione delle infrastrutture non riguarda quindi soltanto l’energia utilizzata dai treni, ma sempre più anche il carbonio incorporato nei materiali impiegati per costruire reti, binari e opere pubbliche.
La transizione delle infrastrutture europee, conclude lo studio, non dipenderà soltanto da tecnologie future o nuove fonti energetiche, ma dalla capacità di utilizzare su larga scala materiali, filiere industriali e strumenti di procurement già oggi disponibili. Ed è proprio su acciaio, cemento e appalti pubblici che potrebbe giocarsi una parte decisiva della competitività industriale europea dei prossimi decenni.
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