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martedì 4 agosto 2026

Sicilia : ANAFePC : “Sindaci silenti, pronti i ricorsi ad Assessorato Autonomie Locali, Anac e Corte dei Conti”.

Una strategia di legalità a tappe forzate, rigorosa e interamente tracciata dalle leggi dello Stato e dalla Costituzione. L'Accademia Nazionale per l’Alfa Formazione e promozione della Cultura, del Lavoro e del Sociale (ANAFePC) risponde così al "muro di gomma" istituzionale eretto sopra i rubinetti a secco dei cittadini siciliani, precisando che ogni azione intrapresa da gennaio segue un preciso cronoprogramma giuridico.

“Vogliamo sia chiaro al governo della Regione Siciliana che l’Associazione non scrive a caso agli organi dello Stato”, dichiara il Presidente Calogero Coniglio, “da mesi ANAFePC conduce una battaglia ordinata su un blocco mirato di 21 Comuni siciliani maggiormente colpiti dalla crisi idrica”. L’azione è partita con gli esposti alle Procure, proseguendo con le istanze di democrazia partecipativa per i Consigli Comunali Aperti (Art. 3, comma 4, D.Lgs. n. 267/2000 e relativi statuti), inviate in due tranche successive.

La prima tranche è partita un mese fa verso 11 Comuni: Agrigento, Licata, Termini Imerese, Caltagirone, Piazza Armerina, Enna, Gela, Caltanissetta, Sciacca, Racalmuto e Canicattì. Successivamente, l'istanza è stata estesa ad altri 10 Comuni: Favara, Palma di Montechiaro, Naro, Cammarata, San Cataldo, Niscemi, Barrafranca, Siracusa, Cefala' Diana e Misterbianco. Nonostante il coinvolgimento dei Prefetti quali garanti territoriali, la risposta istituzionale davanti a distacchi idrici fino a 20 giorni è fallimentare: su 21 enti, solo 3 hanno risposto, di cui uno dichiarando l'impossibilità di procedere.

“Ci troviamo di fronte a un silenzio inaccettabile sulla salute pubblica, che come ANAFePC abbiamo già formalmente segnalato ai Prefetti lo scorso 8 luglio, richiamando i doveri inderogabili del Sindaco quale prima autorità sanitaria locale”, continua il Vicepresidente dell'Associazione, Maurizio Cirignotta.

Davanti all'inerzia, l’Associazione ha esercitato il diritto di accesso agli atti con istanza di Accesso Civico Generalizzato (F.O.I.A.), notificata inizialmente ai primi 11 Comuni. In queste ore, l'Accademia sta facendo partire i restanti 10 accessi FOIA per completare la copertura dei 21 territori selezionati. L’istanza pretende tre dati tassativi: le perdite idriche strutturali delle condotte nell'ultimo biennio, il registro dei fondi regionali, statali e PNRR degli ultimi 5 anni con il reale stato dei cantieri, e i criteri oggettivi di turnazione dell'acqua.

Ad oggi, un solo Comune tra quelli interpellati ha fornito parte dei documenti. Gli altri tacciono, registrando persino la risibile risposta di un ente secondo cui non sarebbe sancita formalmente nessuna emergenza. Per i siciliani il dramma è lampante senza formalizzazioni burocratiche. Per massima trasparenza, ANAFePC, che ha recentemente depositato alla Regione una dettagliata Relazione Tecnico-Strategica basata sul modello di gestione pugliese, mette l'intera documentazione a disposizione delle autorità competenti.

I termini di 30 giorni per rispondere alla prima tranche di Comuni scadranno tra il 17 e il 20 agosto. “Se per quella data i Sindaci continueranno a non fornire i documenti pubblici, dal 21 agosto scatterà la successiva manovra congiunta attraverso tre azioni separate. Adiremo l'Assessorato Regionale delle Autonomie Locali della Regione Siciliana per chiederne il commissariamento ispettivo e le norme regionali sui poteri sostitutivi, segnaleremo l'opacità dei funzionari all'ANAC per la violazione degli obblighi di trasparenza e depositeremo un esposto alla Corte dei Conti per verificare il rischio di danno erariale sui fondi idrici”, affermano Coniglio e Cirignotta.

Questo pacchetto di ricorsi colpirà l'inerzia dei primi 11 territori citati, ma la medesima azione legale scatterà immediatamente dopo anche per il secondo blocco dei restanti 10 enti non appena scadranno i relativi termini di legge per i FOIA in corso di notifica. “La legge è uguale per tutti, anche in Sicilia”, conclude Cirignotta.

lunedì 3 agosto 2026

Eclissi solare del 12 agosto, le raccomandazioni della Fondazione Bietti per proteggere gli occhi

Eclissi solare, le raccomandazioni della Fondazione Bietti per proteggere gli occhi

Possibili conseguenze silenziose in caso di esposizione senza appositi filtri
 
 
Roma, 3 agosto 2026. Nel tardo pomeriggio di mercoledì 12 agosto è prevista un’eclissi solare parziale. Si tratta di un evento sicuramente affascinante che però comporta dei rischi per gli occhi se osservato senza un’adeguata protezione. Pertanto, il Ministero della Salute ha pubblicato delle raccomandazioni, a cura della commissione per la prevenzione della cecità e dell’ipovisione, di cui fanno parte anche ricercatori dell’IRCCS Bietti, unico Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico in Italia dedicato esclusivamente all’oftalmologia. Istituto che da sempre promuove la cultura della prevenzione visiva e la cui missione scientifica e clinica è incentrata sulla tutela degli occhi.

Come spiegato dalla direttrice scientifica dell’IRCCS Bietti, dr.ssa Monica Varano, “Durante un’eclissi, anche se la frapposizione della Luna tra Sole e Terra crea un cono di ombra su quest’ultima, la potenza dei raggi solari non diminuisce. Esporre gli occhi al Sole senza un'adeguata protezione durante un'eclissi solare può causare "cecità da eclissi" o ustioni retiniche, note anche come retinopatia solare, o maculopatia fototraumatica. Il danno può essere temporaneo o permanente e non provoca dolore. Per cui possono trascorrere da poche ore a qualche giorno dopo l'osservazione dell'eclissi solare per rendersene conto”.
 
Per proteggere gli occhi, spiega la dr.ssa Varano, “Non bastano i comuni occhiali di sole né è utile l’utilizzo di vetri affumicati, pellicole radiografiche, filtri improvvisati. L’unico modo sicuro per assistere al fenomeno è utilizzare occhiali per eclissi certificati ISO 12312-2 che devono essere indossati prima di alzare lo sguardo e mantenuti per tutta la durata dell’osservazione. Ogni altra soluzione, ribadisco, non protegge. Particolare attenzione va riservata a bambini, ragazzi, anziani e a chi ha già patologie oculari”.
“Se nelle ore o nei giorni successivi compaiono disturbi visivi, anche lievi, è necessario rivolgersi a un oculista”, conclude la dr.ssa Varano.
 
La Fondazione Bietti ricorda che proteggere la vista d’estate significa proteggere una parte essenziale della nostra salute. La luce intensa, il riverbero del mare, le giornate trascorse all’aperto espongono gli occhi a una quantità di radiazioni che, nel tempo, possono provocare infiammazioni acute, accelerare l’opacizzazione del cristallino e, nei casi più gravi, colpire la retina. È un rischio spesso sottovalutato perché il danno non sempre si manifesta subito: bruciore, fotofobia, appannamento visivo o la sensazione di sabbia negli occhi sono segnali di un affaticamento che richiede attenzione. Pertanto, si ricorda che la prevenzione passa da alcuni piccoli gesti quotidiani come l’utilizzo di occhiali da sole con filtri UV certificati, modelli avvolgenti, un cappello a tesa larga, prudenza nei contesti ad alto riverbero.
 
Qui le raccomandazioni del Ministero della Salute

CASTELLABATE - A SETTEMBRE IL MARE DÀ IL MEGLIO DI SE .

CASTELLABATE - A settembre il mare dà il meglio di sé: Castellabate è la vera estate che continua

C’è un momento dell’anno in cui il mare cambia voce, i colori diventano più intensi e il tempo sembra rallentare. Quel momento è settembre, e a Castellabate rappresenta forse il periodo più autentico e affascinante dell’intera stagione.

Chi pensa che l’estate finisca con agosto non ha mai vissuto il Cilento a settembre. Le spiagge si svuotano, il traffico diminuisce, i ritmi tornano umani e il mare regala il meglio di sé: acqua limpida, temperature perfette, tramonti spettacolari e un’atmosfera che sa di pace e bellezza.

Passeggiare sul lungomare di Santa Maria, ammirare il porto di San Marco, raggiungere Punta Licosa o salire fino al borgo medievale di Castellabate diventa un’esperienza diversa, più intensa, più vera. Non ci sono code, non c’è fretta: c’è solo il piacere di vivere uno dei luoghi più belli d’Italia.

Settembre è anche il mese ideale per scoprire la gastronomia cilentana. I ristoranti propongono il pescato del giorno, i fichi bianchi del Cilento, l’olio nuovo che si prepara, i vini del territorio e i sapori che raccontano una tradizione antica. È il momento perfetto per chi cerca turismo lento, cultura, natura e buon cibo.

Per le famiglie, le coppie e i viaggiatori che desiderano rilassarsi, Castellabate offre un clima ancora estivo ma senza l’afa dei mesi centrali. Le giornate sono lunghe, il mare invita ancora a fare il bagno e le serate si colorano di una luce dorata che rende ogni scorcio fotografico.

Il turismo autunnale non è un ripiego: è una scelta di qualità. È la possibilità di conoscere Castellabate nella sua essenza, quando il paese torna a respirare e accoglie i visitatori con il sorriso autentico della sua gente.

Settembre è il mese in cui Castellabate si lascia amare davvero. Il mare è ancora estate, il cielo ha già i colori dell’autunno e ogni angolo racconta una storia. Per questo, se state pensando a una vacanza fuori dal caos, il momento giusto è adesso.

Perché qui, nel cuore del Cilento, l’estate non finisce: si trasforma in un’emozione che dura più a lungo.

Marco Nicoletti

 

Ceuta: Una invasione. L’ombra di Trump dietro le politiche migratorie?

I recenti fatti avvenuti a Ceuta insediamento di appendice Spagnolo all’interno della penisola nord africana collegata geograficamente al Marocco che hanno visto la migrazione di circa 50 mila persone che si sono improvvisamente riversate nelle spiagge spagnolo determinando l’allarme di alcuni paesi europei tra cui l’Italia che molto repentinamente ha chiesto la convocazione di un consiglio europeo ed il blocco dei trattati Schengen sulla libera circolazione degli accessi in spagna attraverso il confine con il Marocco.

Le immagini che sono girate nei media sono significative su un processo di chiara invasione che ha visto improvvisamente migliaia di migranti in arrivo dal Marocco a nuoto e con mezzi di fortuna, sbarcare nell’exclave spagnola di Ceuta. La miopia politica europea sul tema delle migrazioni ha alzato il termometro attuando un processo di azione netta contro la Spagna. Madrid dal suo lato di azione ha schierato l’esercito e chiuso il confine di Melilla, l’altra enclave d’oltremare al confine con il Marocco, in risposta a quella che le autorità definiscono la crisi migratoria più grave dal 2021 quando 8 mila persone entrarono in territorio Spagnolo.

Parlando di geopolitica migratoria Ceuta è una città autonoma spagnola situata sulla punta settentrionale del Marocco, affacciata sullo stretto di Gibilterra. È separata dalla Spagna continentale da appena diciassette chilometri di mare, mentre confina via terra con il Marocco per poco più di sei chilometri. Insieme a Melilla, circa 400 chilometri più a est, costituisce l’unico confine terrestre tra l’Unione europea e il continente africano: una condizione geografica che ne fa da decenni uno dei punti di accesso più contesi verso il territorio comunitario, alternativo alla rotta ben più lunga e pericolosa del Mediterraneo centrale.

La sovranità e possesso spagnolo delle due città risale a secoli prima dell’esistenza dello Stato marocchino moderno, Rabat non ha mai riconosciuto questa sovranità, rivendicandole come territori occupati sin dall’indipendenza del 1956. Entrambe aderiscono allo spazio Schengen, ma con un regime speciale: chi parte da Ceuta o Melilla verso la Spagna peninsulare o altri Paesi Schengen è comunque sottoposto a controlli d’identità e dei documenti, una clausola pensata proprio per evitare che le due incalvi diventino un varco automatico verso il resto dell’Unione. È un dettaglio centrale: chi supera il frangiflutti del Tarajal entra formalmente in territorio Ue, ma non ha ancora libertà di movimento verso il continente. Cosa che non è stata compresa anche dal Governo Italiano attraverso la sua decisione di sospendere Schengen.

Secondo le notizie diramate dal ministero degli interni spagnolo sono 50 mila le persone che hanno partecipato all’invasione territoriale sono già 25 mila sono rientrate volontariamente in Marocco. lo stesso premier Pedro Sánchez, incalzato da un’opposizione che accusa il suo governo di aver favorito quella che il leader di Vox Santiago Abascal ha definito senza mezzi termini “un’invasione”, si è recato a Ceuta, mentre il bilancio delle vittime tra i migranti annegati nel tentativo di raggiungere l’enclave a nuoto è salito a più di 50 persone. “I fatti accaduti ieri sono stati un attacco alla violazione dell’integrità territoriale della Spagna”.

Intanto l’Europa si divide sul tema delle migrazioni e si accorge della propria inefficienza legislativa di merito che tanto ha colpito l’Italia e i suoi confini. In pratica tutti operano in ordine sparso e secondo i bisogni non considerando l’Europa come unica nei suoi confini. Strano rilevare come in un’Europa che impone leggi e direttive nessuno si sia accorto di questo. La premier italiana Giorgia Meloni ha indicato la possibile sospensione di Schengen come strumento “straordinario” a difesa dei confini, mentre la premier danese Mette Frederiksen ha sostenuto che l’Ue dovrebbe valutare di sospendere la collaborazione con la Spagna sulla libera circolazione delle persone nel territorio dell’Unione. Anche la Francia, seppur in toni più cauti, ha annunciato che rafforzerà i controlli alla frontiera con la Spagna affermando che Parigi è pronta a sostenere le autorità di Madrid qualora lo desiderino.

Da Bruxelles, la presidente della Commissione Ursula von Der Leyen ha definito “inaccettabili” le scene di Ceuta. Ma quello che più ci fa pensare sui fatti accaduti in spagna è l’eco proveniente dall’America di Trump che avverte l’Europa sulle conseguenze politiche migratorie che loro chiamano “Globaliste” invitando la Spagna e altri Paesi ad una inversione politica immediata pena il declino. Nel frattempo, Elon Musk ha paragonato le immagini degli sbarchi alle scene di un film apocalittico, sostenendo che il sistema di welfare del blocco finirà per attrarre flussi ingestibili dal resto del pianeta.

Queste dichiarazioni vanno viste nel dettaglio come una minaccia alle politiche spagnole del Premier Sanchez che sta’ ostacolando il nuovo ordine mondiale di Trump. Tra le verità non dette dai media liberi vi è quella che dietro l’allentamento della frontiera marocchina già avvenuta nel 2021 vi è un deterrente voluto da varie intelligence ed avvenuto dopo il compleanno del recente Re del Marocco Muhammad VI che ha ricevuto da Trump gli auguri di rito ma anche delle indicazioni chiare sulle mire legate al Sahara Occidentale della sua amministrazione che vuole un cambio di posizione delle politiche spagnole ed il pieno controllo dell’area.

Da tener presente che Sanchez il 20 Luglio si è recato ad Algeri che come sappiamo è molto vicina all’asse Russia – Cina sia per le politiche militari che economiche. Una visita che ha voluto rinsaldare e rilanciare i rapporti con l’Algeria rivale del Marocco e storico sostenitore del fronte Poliscano del Sahrawi. Ad avvalorare tali azioni la nuova proposta di legge che apre la strada alla concessione della cittadinanza spagnola ai sahrawi ed a tutti i nati durante l’amministrazione coloniale e ai loro discendenti, un tema che tocca direttamente la sovranità marocchina sul Sahara Occidentale.

Naturalmente la situazione di contrasto politico viene derubricata attraverso dichiarazioni spagnole sull’eccellete rapporto con il Marocco. Ma i fatti sono ben diversi e le similitudini con quello che è avvenuto nel 2021 sono chiare. La valvola Ceuta e Melilla rappresenta oggi solo una pressione politica in cui si innescano vari attori tra cui l’America ed il Marocco che vogliono avere il controllo totale sul Sahara Occidentale ricco di fosfati e che ad oggi è sotto Egidia Onu senza una risoluzione valida.

La risoluzione del 2003 di James Baker che prevedeva un piano in 2 fasi, e dopo una transizione di 5 anni in cui il Marocco e il Sahara Occidentale avrebbero governato insieme nei territori occupati, tutto sarebbe dovuto culminare con il referendum, ma il piano non trovò il favore del Marocco. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha prorogato fino al 2004 il mandato alla MINURSO in attesa di un ripensamento da parte del Marocco. Nell'ultima seduta delle Nazioni Unite che si è tenuta il 25 aprile 2013 è stata votata una risoluzione che proroga la missione MINURSO fino al 30 aprile 2014, ma la soluzione continua ad essere una mera speranza ed i contrasti sono presenti sulla governabilità dei territori sahrawi.

Una delle preoccupazioni a cui l’Europa deve porre attenzione è proprio la politica americana il cui messaggio è chiaro e detta una direzione di base non costruita sulle guerre ma sulle migrazioni di massa determinata dalle guerre come quella in medio oriente. In pratica a ben volere del globalismo occorre sradicare le persone dai loro territori dando una futile speranza di benessere in altri paesi e l’Europa per la sua posizione è uno dei bersagli di questa nuova guerra geopolitica.

sabato 1 agosto 2026

Magia di stelle al Cinevillage Marconi


Lunedì 3 agosto 2026, alle ore 19:30, il suggestivo scenario del Cinevillage Marconi – Interno 4 River, sul Lungotevere di Pietra Papa, ospiterà "Magia di Stelle – Cinema e Poesia al tramonto", un reading aperto al pubblico che unisce il fascino del grande schermo alla forza evocativa della parola poetica.

giovedì 30 luglio 2026

AMIANTO IN AERONAUTICA. TRIB. DI NAPOLI CONDANNA LA DIFESA: 468 MILA EURO AI FAMILIARI MILITARE DI NAPOLI MORTO DI MESOTELIOMA

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Ali di Amianto in Aeronautica: il Tribunale di Napoli condanna il Ministero della Difesa per maresciallo morto di mesotelioma. 

Risarcimento di oltre 468 mila euro ai familiari del militare napoletano ucciso dall'esposizione all'amianto dopo quasi quarant'anni di servizio.

Bonanni (ONA): «Troppi servitori dello Stato continuano a morire per un nemico invisibile».

30 luglio 2026 - Era napoletano e aveva dedicato la propria vita al servizio dello Stato, quasi quarant'anni in Aeronautica Militare lavorando ogni giorno a contatto con velivoli e componenti che all'epoca contenevano amianto

Anni dopo è arrivata la diagnosi di mesotelioma pleurico, una delle patologie più gravi provocate dall'esposizione alle fibre di asbesto. Oggi, a distanza di oltre dieci anni dalla scoperta della malattia e undici dalla sua morte, il Tribunale di Napoli ha riconosciuto la responsabilità del Ministero della Difesa, condannandolo a risarcire la famiglia con oltre 468 mila euro, oltre rivalutazione e interessi.

La sentenza, pubblicata il 28 luglio 2026, riguarda il maresciallo C.M., motorista e tecnico manutentore dell'Aeronautica Militare, che ha prestato servizio in diverse basi italiane, tra cui Capodichino, Pratica di Mare, Grosseto, Gioia del Colle e Grazzanise

Secondo il Tribunale, proprio quell'attività lavorativa ha determinato l'esposizione all'amianto che ha causato il mesotelioma pleurico diagnosticato nel 2013 e il successivo decesso, avvenuto nel luglio 2015. 

Nelle motivazioni, il giudice del Tribunale di Napoli, nel riconoscere il diritto al risarcimento della vedova e dei due figli, mette nero su bianco un principio che fa giurisprudenza: la lunga sofferenza vissuta dai familiari comincia ben prima della morte, dal lungo percorso della malattia segnato da cure e ricoveri, quando sono costretti ad assistere giorno dopo giorno al progressivo peggioramento e aggravamento delle condizioni di salute del proprio caro

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Il Tribunale ha inoltre respinto l'eccezione di prescrizione sollevata dal Ministero della Difesa, ritenendo tempestiva l'azione promossa dai familiari e che il termine per agire non decorresse dalla diagnosi della malattia o dal decesso del maresciallo, ma dal momento in cui hanno acquisito la piena consapevolezza del nesso tra il mesotelioma e l'esposizione all'amianto durante il servizio, successivamente riconosciuto anche con il conferimento dello status di Vittima del Dovere.

Il Tribunale ha inoltre respinto l'eccezione di prescrizione sollevata dall'Amministrazione, che aveva già riconosciuto il maresciallo Vittima del Dovere per la patologia contratta durante il servizio, ritenendo tempestiva l'azione promossa dai familiari dopo il riconoscimento ufficiale del nesso tra la malattia e l'attività svolta nell'Aeronautica Militare.

«Questa sentenza conferma ancora una volta che troppo spesso i servitori dello Stato non hanno perso la vita sul campo di battaglia, ma per un nemico invisibile presente negli ambienti di lavoro. L'amianto ha continuato a colpire uomini che hanno dedicato la propria esistenza alle istituzioni e le cui famiglie sono state costrette ad affrontare anni di sofferenza e lunghi percorsi giudiziari per ottenere giustizia. È un fuoco amico che continua a lasciare ferite profonde e che impone di non abbassare mai l'attenzione sulla tutela della salute di chi serve il Paese», sottolinea l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell'Osservatorio Nazionale Amianto e legale della famiglia. «Per chi ha lavorato per anni sugli aeromobili militari, questa sentenza rappresenta un riconoscimento importante. È una decisione che offre una speranza concreta ai tanti ex militari che ancora attendono di vedere accertata la verità sulla malattia contratta durante il servizio», aggiunge Nicola Panei, maresciallo dell'Aeronautica Militare, componente del Direttivo nazionale dell'ONA e vittima dell'amianto.

L’ONA offre servizio di consulenza legale e medica gratuita tramite il numero verde 800 034 294 e il sito www.osservatorioamianto.it

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martedì 28 luglio 2026

Emergenza acqua in Sicilia: ANAFePC propone il "modello Pugliese" e lancia un piano d'azione per salvare l'isola dalla sete.

Trasformare radicalmente la gestione dell'acqua in Sicilia prendendo a modello l'esperienza dell'Acquedotto Pugliese SpA, eccellenza pubblica riconosciuta a livello europeo. È questa la proposta concreta che l'ANAFePC (Accademia Nazionale per l'Alta Formazione e Promozione della Cultura, del Lavoro e del Sociale) ha inviato ufficialmente alla Presidenza della Regione Siciliana e ai vertici dell'Assemblea Regionale per uscire una volta per tutte dalla grave crisi idrica che sta flagellando l'isola.

L'iniziativa rappresenta il punto d'arrivo di un'azione civica iniziata lo scorso febbraio e culminata a luglio con la presentazione di un esposto a nove Procure della Repubblica e tre Ministeri. Un atto scaturito dai sopralluoghi effettuati presso le dighe di Blufi e Pietrarossa, che hanno portato alla luce una realtà inaccettabile fatta di cantieri fantasma e opere strategiche ferme da oltre trent'anni. Per superare questa paralisi, l'Accademia propone di replicare in Sicilia il modello della Puglia, una regione storicamente arida che ha superato le proprie criticità affidando la rete a un'unica SpA interamente pubblica. Questo assetto azzera il profitto privato, poiché ogni utile viene reinvestito nelle infrastrutture, garantendo la velocità operativa tipica dell'azienda privata e superando la frammentazione dei piccoli comuni e i contenziosi dei modelli misti.

"Di fronte a un’emergenza che sta mettendo in ginocchio famiglie, imprese e agricoltura, la politica ha il dovere di cedere il passo a soluzioni tecniche oggettive e già ampiamente collaudate", dichiara il Presidente di ANAFePC, Calogero Coniglio. "Con questo piano indipendente non intendiamo muovere critiche sterili, ma offrire uno strumento concreto guidato da un unico obiettivo: l'interesse pubblico e la salvaguardia del bene comune".

Nato da un approfondito studio comparativo su regolamenti e bilanci delle principali utility europee, il piano articola interventi ingegneristici ed economici ben definiti. Per sbloccare i finanziamenti europei e del PNRR, la proposta prevede l'istituzione di una task force regionale composta da 100 ingegneri idraulici, pronti a subentrare ai comuni inefficienti nella progettazione esecutiva. Sul fronte delle reti, si stima un investimento di 120 milioni di euro per la digitalizzazione di tutti i 24.000 chilometri di condotte dell'isola tramite sensori acustici capaci di individuare le perdite prima delle rotture. Si tratta di un'opera indispensabile per abbattere quel 51,6% di dispersione media registrato dall'ISTAT, che vede oltre la metà dell'acqua immessa perdersi nel sottosuolo.

La strategia prosegue con uno stanziamento di 37 milioni di euro destinato al dragaggio d'urgenza dei sedimenti di fango negli invasi, misura che permetterebbe di recuperare subito 80 milioni di metri cubi di capacità di svaso. Infine, il piano contempla la riconversione stabile dei poli di dissalazione costieri di Gela, Porto Empedocle e Trapani attraverso 90 milioni di euro per connettere gli impianti a parchi fotovoltaici dedicati, abbattendo drasticamente i costi energetici. A dimostrazione del carattere operativo del progetto, l'Accademia ha allegato ai documenti anche una bozza di ordinanza presidenziale d'urgenza per convertire immediatamente le linee guida in atti amministrativi vincolanti.

"Non c'è più tempo per i rinvii: servono atti immediati e vincolanti", sottolineano Maurizio Cirignotta e Agata Giuffrida, rispettivamente Vice Presidente e Consigliere di ANAFePC. "Per questo motivo abbiamo consegnato un testo già pronto per essere recepito. La Sicilia possiede tutte le risorse e le competenze per rialzarsi, occorre solo la volontà politica di applicare un modello che ha già dimostrato di funzionare".

 

 

Guerra in Iran e Geopolitica medio orientale, una tregua sul conflitto

Mentre l’amministrazione americana si dimena attorno a scelte geopolitiche che tendono a ribadire la presenza nell’area medio orientale, il conflitto vede una pausa strategica dovuta alla fine delle riserve di Patriot, missili strategici che hanno bisogno di tempo per essere costruiti viste le sue complessità tecnologiche a lungo raggio. La parte medio orientale sebbene abbia provocato una crisi Globale legata alle riserve di petrolio che percorrono Hormuz e tutte le vie collegate anche al mar Rosso continua ad essere fonte di accordi strategici e geopolitici per l’America che sembra essere indifferente a quello che succede nel mondo. L’ultimo in termini di tempo è certamente il patto sul nucleare con l’Arabia Saudita.

Per l’America un accordo storico come definito dalla stampa internazionale che prevede una collaborazione attiva nello sviluppo di un programma nucleare civile. L’intesa, trentennale, sarebbe concepita per soddisfare il “fabbisogno energetico” del Regno per la produzione di elettricità, consentendo così alle autorità saudite di incrementare le vendite di petrolio e liberando maggiori quantità per l’esportazione. L’accordo 123 – “123 Agreements” in inglese – renderebbe le aziende americane centrali nello sviluppo delle infrastrutture nucleari del paese, impedendo al contempo a concorrenti come Cina e Russia di affermarsi sul mercato saudita.

A siglarlo il segretario statunitense all’Energia, Chris Wright, e il suo omologo saudita, principe Abdulaziz bin Salman. La sottoscrizione dell’accordo ha naturalmente le gambe corte in quanto sembra essere un vero ‘programma militare visto anche che il tema della sicurezza base dell’accordo non è stato reso pubblico. Facile capire come Riad si sia venduta miseramente per dare uno schiaffo morale ai cugini Mussulmani Iraniani che oggi hanno la tecnologia ma gli viene negata da una guerra voluta da Israele nell’ambito di un processo di demonizzazione geopolitica dell’area ostile. L’accordo inoltre vede dietro l’angolo il riconoscimento di Israele pubblico da parte di Riad come dichiarato apertamente da Trump ed il riconoscimento pubblico degli accordi di Abramo.

Al momento l’accordo deve affrontare lo scrutinio del Congresso, dove non tutti i legislatori ne sono entusiasti. I parlamentari avranno 90 giorni di sessione per sollevare obiezioni, ma difficilmente troveranno la maggioranza dei due terzi necessaria a superare un eventuale veto presidenziale. Il congresso inoltre in tal senso ha ribadito il suo no per la seconda volta alla guerra in Iran e questo la dice tutta sulla eventuale scusa dei Patriot.

Il processo di arricchimento dell’uranio che costituisce la parte centrale dell’accordo ha molte falle identificative e non autorizza un trasferimento immediato delle tecnologie di arricchimento o di riprocessamento del combustibile esaurito, ma apre un percorso legale attraverso cui queste attività potrebbero essere consentite al termine di uno studio congiunto della durata di due anni, volto a stabilire se l’arricchimento in territorio saudita sia praticabile e commercialmente sostenibile. A far discutere anche un’intesa che taglia fuori gli emirati arabi Uniti che dovrebbero rinunciare all’accordo del 2009.

La geopolitica americana ed il ritorno agli accordi di Abramo sembrano essere alla base dell’accordo sul nucleare. Uno scongelamento che dopo L’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e la guerra a Gaza avevano perso la sua normalizzazione: Riad almeno dalle sue dichiarazioni ha da tempo affermato di non voler aderire agli accordi di Abramo senza un processo che veda la creazione di uno stato palestinese. Contraddizioni diplomatiche che si appalesano con il chiaro avvicinamento di Riad a Israele. Una crisi umanitaria quella di Gaza che ad oggi non vede la luce di una risoluzione ed il cessate il fuoco permane in vigore solo sulla carta.

Naturalmente notare che l’ufficio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu abbia accolto con favore l’accordo definendolo un’eventuale adesione saudita agli Accordi “un balzo storico per la pace in Medio Oriente” risulta prematuro visto che Netanyahu stesso ha finora escluso concessioni sulla statualità palestinese, rendendo la quadratura del cerchio tutt’altro che scontata.

La logica di Trump vacilla nella considerazione che qualcosa di machiavellico ci sia dietro l’accordo ed in tal senso si capisce dove la nuova amministrazione vuole dirigere il sacco dell’uranio arricchito già presente in Iran e oggetto di ampie divergenze dell’accordo in 14 punti svizzero. Il pericolo che tale Uranio possa andare alla Russia o alla Cina viene così sventato. Ma l’area ha altri attori che vogliono utilizzare il nucleare e che si sono visti traditi dall’accordo in quanto avrebbero preteso lo stesso trattamenti vedi Turchia ed Egitto.

L’allargamento di una corsa al ribasso sugli standard di sicurezza nucleare nella regione è dietro l’angolo e rappresenta fonte di rivendicazioni geopolitiche non indifferenti con il pericolo di alimentare crisi gravissime con allargamento mondiale del conflitto in essere. La Cnn con Stephen Collinson ha dato in tal senso una scrittura logica a tutte le attività di Trump che attua una strategia al momento senza pensare alle eventuali conseguenze nel lungo termine. Il compito di negoziare un accordo sul nucleare con l’Iran era già di per sé insidioso. L’amministrazione potrebbe averlo reso molto più difficile accettando un accordo con i sauditi che porterà l’Iran a richiedere privilegi simili in materia di arricchimento dell’uranio a meno che questo gli venga tolto come da idea dell’amministrazione Trump. Scommettendo su una nuova fonte di instabilità in una regione già incendiata, “il presidente conferma la propria propensione al rischio geopolitico – sostiene Collins – proprio mentre la scommessa precedente, quella sull’Iran, sembra sfuggirgli di mano”.

La geopolitica in medio oriente oggi parla di Siria e dell’importanza logistica per i commerci di terra e i nuovi oleodotti che partono anche dai paesi del golfo e vengono reindirizzati verso i porti di Baniyas, Tartus e Latakia e i corridoi terrestri potrebbero integrarsi con IMEC, Development Road e le reti turche, trasformando il Paese in uno dei principali nodi logistici ed energetici del Mediterraneo orientale.

La caduta del regime siriano ha provocato una vera rivoluzione geopolitica dell’area trasformando il Paese da baricentro dell'asse terrestre iraniano (Iran-Iraq-Siria-Libano) a piattaforma logistica proiettata verso l'Arabia Saudita, gli Emirati, la Turchia ed Europa. Al centro di questa transizione si colloca la riattivazione dell'oleodotto Kirkuk-Baniyas, un progetto miliardario sostenuto da Washington e dalle multinazionali americane ed europee (Chevron, ConocoPhillips e BP) per alimentare il terminale di Baniyas e quello turco di Ceyhan, offrendo un aggiramento permanente dello Stretto di Hormuz contro le minacce iraniane (missili, mine e sequestri). In questo contesto si denota l’importanza strategica della Turchia che promuove la propria Development Road (dal porto iracheno di al-Faw) e lavora a una ferrovia trans-siriana (finanziata da Ankara e Riyadh) per proporsi come porta d'Europa in concorrenza con Haifa.

In tal senso Hormuz perde il suo potere logistico, la nuova leadership (Ex Isis) ha chiuso il corridoio iraniano, riaperto i valichi e aperto i porti ai privati. Hezbollah ha ammesso in tal senso la perdita della rotta siriana, e i documenti dell'ambasciata iraniana che stimavano la ricostruzione in centinaia di miliardi sono stati vanificati dall'ingresso dei capitali del Golfo, turchi e occidentali lungo le stesse rotte.

La guerra in Iran perde la sua verve politica e manifesta dopo 5 mesi una realtà che non si è dimostrata una breve spedizione come Trump aveva inizialmente promesso. Sono morti 18 soldati americani e 500 sono stati feriti secondo nota del pentagono. Le cifre ufficiali del Pentagono sono contestate dalle fonti iraniane dell’IRGC che affermano che sono stati uccisi oltre 200 soldati americani e miliardi di dollari sono andati in fumo in infrastrutture logistiche e belliche. La tendenza è inequivocabile: la guerra è diventata più sanguinosa, non più "pulita". Gli americani secondo un sondaggio di luglio di Reuters/Ipsos ha rilevato che solo il 37% è favorevole agli attacchi americani all'Iran, e la metà degli intervistati ritiene che la guerra "non valga i costi". Un sondaggio di Fox News ha rilevato che il 56% si oppone all'intervento militare americano, e il 66% disapprova la gestione del conflitto da parte di Trump. La popolazione americana non è interessata a un'isteria di guerra totale, vuole uscirne.

A questo segue la notizia sui Patriot con l’annuncio di Trump di una rinuncia ad ampliare l’operazione militare contro l’Iran dopo gli avvertimenti dei suoi consiglieri, secondo il NYT. Una delle principali ragioni è stata la rapida diminuzione delle scorte di missili intercettori Patriot e di altri sistemi di difesa aerea statunitensi in Medio Oriente. Il presidente del Comitato congiunto degli Stati maggiori, il generale Dan Kaine, ha avvertito che la ripresa di attacchi su larga scala contro l'Iran è possibile, ma ciò potrebbe esaurire gravemente le scorte di intercettori necessarie per proteggere le basi americane nella regione.

Inoltre, la Casa Bianca teme un'ulteriore escalation del conflitto, un peggioramento delle relazioni con gli alleati nel Golfo Persico, un aumento dei prezzi dell'energia, nuove conseguenze economiche ed una nuova crisi migratoria. Alle dichiarazioni di Trump hanno fatto eco le dichiarazioni Iraniane attraverso il portavoce Mohammad Akraminia, che ha dichiarato che Teheran ha interrotto gli attacchi contro le basi militari americane e gli obiettivi degli alleati degli Stati Uniti nel Golfo Persico, in seguito alla cessazione degli attacchi da parte di Washington.

lunedì 27 luglio 2026

Integrity360 e FBD Insurance: sicurezza gestita per i dati di 550.000 clienti

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Integrity360 e FBD Insurance: sicurezza gestita per i dati di 550.000 clienti

Dublino, 27 luglio 2026 – FBD Insurance, la principale compagnia di assicurazioni irlandese, ha affidato a Integrity360 la gestione di servizi di cybersecurity complementari tra loro:

- un managed firewall service, sviluppato insieme ai partner tecnologici di Integrity360, che copre il perimetro difensivo e ne assorbe la gestione quotidiana;

- un servizio gestito di threat and vulnerability management, pensato in modo specifico per rafforzare l'allineamento ai requisiti DORA;

- un monitoraggio continuo, ventiquattro ore su ventiquattro, con presa in carico immediata in caso di incidente.

FBD Insurance ha oltre 500.000 clienti in Irlanda. Fondata negli anni Sessanta da agricoltori per gli agricoltori, l'azienda è oggi un operatore di primo piano nei rami auto, casa, business, agricoltura e veicoli commerciali. Opera dalla sede centrale di Dublino attraverso una rete di 34 filiali sul territorio nazionale e un contact centre di grandi dimensioni a Mullingar, con circa 1.000 dipendenti.

FBD si trovava di fronte a una duplice pressione: da un lato l'evoluzione delle tecniche di attacco, dall'altro un quadro regolamentare in espansione, in particolare il regolamento DORA (Digital Operational Resilience Act) sulla resilienza operativa digitale del settore finanziario.

L'irrigidimento normativo, pur alzando gli standard complessivi del comparto, aggiunge un livello di complessità alle operazioni quotidiane, e FBD aveva bisogno di aumentare visibilità e controllo sui propri strumenti difensivi senza gravare ulteriormente sui team interni, già impegnati su diverse priorità strategiche.

Le soluzioni implementate da Integrity360 sono progettate per monitorare e mitigare i rischi di cybersecurity in modo proattivo, e scalare insieme alla crescita dell'azienda. Esse offrono:

- Protezione dei dati – I dati riservati di oltre mezzo milione di clienti irlandesi sono protetti su tutte le linee di business: casa, auto, viaggi e vita.

- Conformità normativa – La soluzione garantisce l'aderenza a un panorama regolamentare in evoluzione, che include DORA, e riduce l'onere di un adeguamento continuo.

- Visibilità e controllo – FBD dispone di un controllo molto più granulare sugli strumenti difensivi, affiancato da consulenza specialistica.

- Analisi e decisioni informate – Insight e analytics più profondi supportano il processo decisionale in materia di sicurezza.

- Efficienza operativa – La riduzione del carico sui team interni consente ai 1.000 dipendenti di FBD di concentrarsi sulle priorità strategiche.

"Il rafforzamento normativo porta a standard migliori e a un maggiore allineamento nel settore dei servizi finanziari, ma aggiunge un nuovo livello di complessità alle operazioni quotidiane. Integrity360 unisce la profonda competenza nella cybersecurity a una solida conoscenza dei settori fortemente regolamentati come quello assicurativo, per cui la partnership è stata una scelta naturale. Oggi abbiamo maggior controllo e visibilità sugli strumenti difensivi, e possiamo accedere in qualsiasi momento a una consulenza esperta. Questo ci permette di restare competitivi in un settore in rapido movimento e di offrire ai clienti un servizio sicuro", ha affermato Enda Kyne, Chief Technology and Operations Officer di FBD Insurance

Con l'evolvere delle minacce, Integrity360 e FBD prevedono di estendere la collaborazione a due aree ulteriori: threat intelligence avanzata e cloud security.

Integrity360 è uno dei principali specialisti indipendenti di cybersecurity e PCI, attivo in Europa, Africa, Caraibi e Nord America. L'azienda dispone di sedi in Irlanda, Regno Unito, Bulgaria, Italia, Svezia, Spagna, Lituania, Ucraina, Africa, Caraibi e Canada, supportate da sei Security Operations Centre (SOC) a Dublino, Sofia, Madrid, Stoccolma, Roma e Città del Capo. Con oltre 850 dipendenti, di cui più di 585 professionisti dedicati alla cybersecurity, Integrity360 offre una gamma completa di servizi di sicurezza professionali, di supporto e gestiti, lungo l'intero ciclo di vita del rischio informatico: dall'identificazione alla prevenzione, fino a rilevamento, risposta e ripristino. Integrity360 supporta aziende che operano in settori quali servizi finanziari, assicurazioni, pubblica amministrazione, sanità, retail, telecomunicazioni e utility. Fondata nel 2005, nel giugno 2021 Integrity360 ha ricevuto un importante investimento strategico dalla società di private equity londinese August Equity. Guidato dal CEO e Presidente Ian Brown, il gruppo prosegue l'espansione internazionale nell'ambito di una strategia di crescita globale a lungo termine.

venerdì 24 luglio 2026

CASTELLABATE - “ IN ESTATE PORTO IN TAVOLA LA FRESCHEZZA DEL TAGLIOLINO AL PESTO DI LIMONE E GAMBERETTI” .

SAN MARCO DI CASTELLABATE  - Tagliolini al pesto di limoni e gamberetti: il piatto che racconta il Cilento secondo la chef Maria Rossi

Ci sono piatti che riescono a racchiudere in un solo assaggio i profumi del Mediterraneo e l’anima del Cilento. È il caso dei Tagliolini al pesto di limoni e gamberetti, una delle creazioni più apprezzate della chef Maria Rossi del Ristorante K di San Marco di Castellabate.

Una ricetta che nasce dall’incontro tra il pescato del nostro mare e gli agrumi della Costiera Cilentana, dando vita a un piatto raffinato ma allo stesso tempo semplice, dove ogni ingrediente trova il suo perfetto equilibrio.

I tagliolini vengono avvolti da un delicato pesto di limoni, fresco e profumato, che esalta la dolcezza dei gamberetti senza coprirne il sapore. Il risultato è un primo piatto cremoso, elegante e ricco di profumi, capace di conquistare il palato già dal primo assaggio.

Per la chef Maria Rossi la cucina è soprattutto rispetto della materia prima e valorizzazione dei prodotti del territorio. Una filosofia che trasforma ogni piatto in un’esperienza autentica, rendendo i Tagliolini al pesto di limoni e gamberetti uno dei simboli del Ristorante K, meta sempre più apprezzata da residenti e turisti che scelgono San Marco di Castellabate per vivere un viaggio tra gusto e tradizione.

La ricetta della chef Maria Rossi

Ingredienti per 4 persone

  • 320 g di tagliolini freschi
  • 300 g di gamberetti sgusciati
  • 2 limoni non trattati
  • 50 g di basilico fresco
  • 40 g di mandorle pelate
  • 50 g di Parmigiano Reggiano grattugiato
  • 30 g di Pecorino grattugiato
  • Olio extravergine d’oliva q.b.
  • Sale e pepe q.b.
  • Qualche fogliolina di menta fresca
  • Stracciatella di burrata (facoltativa, per una versione gourmet)

Preparazione

Lavare accuratamente i limoni, grattugiarne la scorza e ricavarne anche un po’ di succo.

Preparare il pesto frullando basilico, scorza di limone, mandorle, Parmigiano, Pecorino e abbondante olio extravergine fino a ottenere una crema liscia e profumata.

In una padella scottare i gamberetti con un filo d’olio per uno o due minuti, aggiungendo qualche goccia di succo di limone.

Cuocere i tagliolini in abbondante acqua salata, scolarli al dente e mantecarli con il pesto di limoni, aggiungendo un mestolino di acqua di cottura per ottenere una consistenza cremosa.

Impiattare disponendo i gamberetti sopra la pasta, completare con qualche fogliolina di menta fresca e, per chi ama una nota ancora più vellutata, aggiungere qualche ciuffo di stracciatella di burrata.

Il risultato è un piatto che racchiude tutta l’essenza del Cilento: il profumo degli agrumi, la freschezza del mare e la qualità delle materie prime, interpretati con la sensibilità e l’eleganza della chef Maria Rossi. Un invito a sedersi a tavola e lasciarsi conquistare dai sapori autentici di Castellabate.




 

giovedì 23 luglio 2026

Viareggio, la "bomba" in autostrada: 150 kg di esplosivo in auto


Viareggio, la "bomba" in autostrada: cosa c'è dietro il maxi-sequestro

  • Un'auto trasformata in un arsenale mobile con 150 kg di esplosivo. 
  • Il blitz della Polizia di Stato sulla A12 svela un inquietante traffico illecito di materiale pirotecnico. 
  • Il CoGePir (Consorzio Gestione Pirotecnici) avverte: "È un mercato nero che mette a rischio la vita dei cittadini".

Uploaded ImageViareggio, 21 luglio 2026 – Una scena che ha dell'incredibile quella che si è presentata agli agenti della Polizia Stradale sulla A12, vicino a Viareggio. 

Un'auto con targa francese, fermata per un controllo di routine a causa dell'assetto anomalo, nascondeva al suo interno una vera e propria bomba a orologeria: circa 1.000 razzi di segnalazione navale, per un potenziale esplosivo di 150 kg netti

L'operazione ha scoperchiato un vaso di Pandora, rivelando l'esistenza di un mercato nero di articoli pirotecnici che opera nell'ombra, minacciando la sicurezza pubblica.

Un carico di morte nell'abitacolo

All'interno del veicolo, guidato da due cittadini francesi, il materiale era accatastato senza alcuna precauzione. Non si trattava di fuochi d'artificio per feste, ma di dispositivi di emergenza marittima, scaduti ma ancora potentissimi. 

Questi razzi, che per legge sono equiparati ad armi da fuoco, contengono balistite, un esplosivo ad alto potenziale. Il quantitativo sequestrato sarebbe stato sufficiente a causare una strage. La domanda che ora tutti si pongono è: chi erano i destinatari di questo carico di morte e per quale scopo illecito doveva essere utilizzato?

La pista del traffico illecito

A far luce sulla vicenda è il CoGePir, il Consorzio Gestione Pirotecnici, ente no profit istituito dal Ministero dell'Ambiente e subito allertato dalle Forze dell'Ordine per la messa in sicurezza dell'esplosivo.

Uploaded Image«La domanda fondamentale – spiega Piervittorio Trebucchi, Direttore Generale del CoGePirè come i due soggetti siano entrati in possesso di tali artifizi, la cui vendita è strettamente riservata ad armatori e comandanti di navi. L'ipotesi più probabile, data la natura di prodotti scaduti (che mantengono intatta la loro capacità esplodente), è che provengano da un circuito illegale. Si ritiene che un rivenditore/provveditore nautico si sia approvvigionato operando al di fuori della legalità, ovvero acquistando da produttori o importatori non aderenti al sistema CoGePir, e quindi abbia accumulato ingenti quantitativi di razzi scaduti ritirati dai clienti. Non potendoli avviare a distruzione tramite la filiera controllata, avrebbe scelto la via criminale di reimmetterli sul mercato nero, cedendoli a soggetti ambigui con piena consapevolezza della gravità del reato».

L'appello per la tracciabilità e la sicurezza

Uploaded ImageIl materiale, dopo essere stato messo in custodia giudiziale, sarà trasferito al deposito nazionale del Consorzio per essere distrutto in totale sicurezza. L'episodio, però, lascia una scia di preoccupazione.

«Questo gravissimo episodio, che avrebbe potuto causare una tragedia, dimostra ancora una volta quanto sia cruciale che l'intero ciclo di vita dei prodotti pirotecnici – dall'immissione sul mercato al recupero e smaltimento – avvenga all'interno di una filiera tracciata "dalla culla alla tomba", come imposto dalle normative europee (D.Lgs. 123/2015) e nazionali (DM 101/2016)» – sottolinea Piervittorio Trebucchi. «Purtroppo, queste norme sono troppo spesso ignorate. Nessun produttore o importatore può operare legalmente in Italia senza essere associato al CoGePir, l'unico sistema di gestione riconosciuto dal Ministero».

La risposta giusta è il DM 2 febbraio 2026 n. 32, ma senza un’accurata attività di prevenzione e controlli da parte delle Forze dell’Ordine, il compito del consorzio non può essere espletato al meglio, soprattutto se i prodotti non sono legali, certificati e quindi tracciabili. 

L'efficacia del sistema, che nel 2025 ha gestito oltre 51.000 kg di rifiuti pirotecnici, è minata da un "sommerso" che solo il pugno duro dello Stato può sconfiggere.

Crisi Idrica in Sicilia , cresce la protesta. ANAFePC diffida 11 Comuni e allerta i Prefetti: “Ultimatum di 5 giorni, poi l'intervento sostitutivo”.

La gravissima emergenza idrica che sta attanagliando la Sicilia si arricchisce di un nuovo capitolo istituzionale. L’ANAFePC (Accademia Nazionale per l’Alta Formazione e Promozione della Cultura, del Lavoro e del Sociale) ha deciso di alzare il livello dello scontro, notificando un sollecito formale a 11 Comuni dell'isola e investendo direttamente i Prefetti competenti.

L'iniziativa nasce a seguito del totale silenzio sceso sulle richieste trasmesse dall'associazione lo scorso 8 luglio (Prot. N. 4013/07/2026). Oggetto della contesa è la mancata convocazione dei Consigli Comunali aperti, uno strumento di democrazia diretta previsto dall'articolo 39 del TUEL (D.Lgs. 267/2000) che l'associazione ha attivato per chiedere conto alle amministrazioni locali del deficit idrico, delle dispersioni di rete e dei ritardi nell'esecuzione delle opere infrastrutturali.

I Comuni chiamati in causa comprendono nodi strategici di diverse province: Agrigento, Canicattì, Licata, Racalmuto e Sciacca nell'Agrigentino; Caltanissetta e Gela nel Nisseno; Enna e Piazza Armerina nell'Ennese; Caltagirone nel Catanese e Termini Imerese nel Palermitano. Del formale sollecito sono stati informati, per conoscenza, anche i Prefetti di Agrigento, Caltanissetta, Enna, Catania e Palermo.

A fare da detonatore alla nuova fase di protesta è stata l'unica risposta giunta agli atti, quella del Comune di Licata, che ha giustificato l'impossibilità di riunire il Consiglio a causa di non meglio precisati "problemi interni". Una motivazione che ANAFePC ritiene del tutto inaccettabile di fronte al dramma vissuto da famiglie, agricoltori e imprese. L'azione si inserisce peraltro nel solco di un articolato esposto già inviato a tutte e nove le province siciliane e ai Ministeri competenti per denunciare le criticità strutturali che bloccano l'approvvigionamento idrico nella regione.

La linea dell'associazione è intransigente e poggia su termini precisi. “La gravità della crisi non tollera silenzi né scuse di comodo come quelle arrivate da Licata”, dichiara con fermezza Calogero Coniglio, Presidente di ANAFePC. “Dopo l'esposto alle nove province, pretendiamo risposte immediate dai Comuni. I cittadini hanno il diritto di essere informati. Per questo abbiamo concesso un ultimatum di 5 giorni: in assenza di un riscontro concreto, chiederemo ufficialmente l'intervento sostitutivo dei Prefetti”.

Sulla stessa linea interviene il Vice Presidente di ANAFePC, Maurizio Cirignotta, che sottolinea l'urgenza di un cambio di passo della politica locale: “Non siamo disposti ad assistere inermi con i rubinetti a secco mentre il tessuto produttivo siciliano va al collasso. La convocazione dei Consigli aperti serve a costringere i sindaci a metterci la faccia, fornendo finalmente dati trasparenti e cronoprogrammi d'urgenza certi per uscire dall'emergenza”.



In conclusione, ANAFePC ribadisce che la tutela del diritto all'acqua in Sicilia richiede trasparenza, tempestività nelle segnalazioni e, soprattutto, il coinvolgimento diretto della cittadinanza nelle decisioni strategiche per la gestione delle risorse del territorio.

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