Porchettiamo, il festival delle porchette d’Italia
16esima edizione / 22 – 23 - 24 maggio 2026
Todi (Perugia)
Nel cuore "rosa" d’Italia la porchetta si fa cultura: Porchettiamo sceglie Todi e il Festival delle porchette d’Italia conquista il centro storico del borgo umbro
Dal 22 al 24 maggio, la sedicesima edizione trasforma la città in un palcoscenico del gusto con mastri-porchettai in arrivo da varie regioni italiane.
Non solo street food, ma un manifesto di identità gastronomica: tra grandi vini e birrifici artigianali, show cooking internazionale con lo chef Hiro (Ramen alla porchetta), il festival celebra l’unione tra tradizione e contemporaneità
Nel cuore “rosa” d’Italia, la porchetta torna regina. Dal 22 al 24 maggio 2026 sarà Todi ad accogliere la 16/a edizione di Porchettiamo, il Festival delle Porchette d’Italia, in un momento in cui questo cibo popolare – umile, sontuoso, conviviale – chiede ancora una volta di essere riconosciuto per quello che è: cultura gastronomica viva, patrimonio da custodire, identità da raccontare.
Perché Porchettiamo non è solo un evento: è un manifesto. E questa sedicesima edizione arriva con un passaggio simbolico e concreto insieme: il festival cresce, cambia scenario e conquista per la prima volta una città come Todi, trasformandone il centro storico in un grande palcoscenico del gusto, tra degustazioni, spettacoli, incontri e appuntamenti diffusi che si intrecciano con la pietra, le piazze e la storia millenaria della città.
Giovedì 14 maggio a Roma, nella sala stampa della Camera dei Deputati, è stata illustrata alla stampa nazionale l’edizione 2026 con gli interventi di Antonino Ruggiano, sindaco di Todi, Anna Setteposte, ideatrice e organizzatrice dell’evento, l’onorevole Catia Polidori, Giorgio Tenneroni, presidente ANCI Umbria Giovani, Roberto Azzocchi, presidente Consorzio Porchetta di Ariccia IGP, e Claudio Ranchicchio, vicepresidente strada dei vini del Cantico e Consigliere nazionale Città del Vino.
Il cuore pulsante sarà come sempre la “Piazza delle Porchette”, in Piazza del Popolo, uno dei luoghi più iconici della città, dove i migliori mastri porchettai italiani porteranno le loro interpretazioni regionali: un viaggio nella tradizione che unisce l’Italia, dall’Umbria alla Toscana, dal Lazio alle Marche, fino a Sicilia e Calabria. Qui la porchetta non è solo assaggio, ma racconto orale, gesto antico, tecnica tramandata, identità territoriale che si confronta senza perdere autenticità.
Ma accanto alle porchette ci sarà anche molto di più: In Punta di Porchetta®️ – il panino degli chef, il panino gluten free, la Birroteca artigianale, l’Aperol corner e soprattutto una grande novità che racconta il territorio con eleganza: una vera e propria enoteca con 30 cantine, curata dalle associazioni Strada dei Vini del Cantico e Todi Terre di Vino, ospitata sotto i Voltoni di Piazza del Popolo. Un percorso che non è solo degustazione, ma dialogo tra vino e territorio, tra produttori e visitatori, tra cultura contadina e visione contemporanea.
E poi c’è l’altra anima del festival: quella più giovane, dinamica, trasversale. Al Parco della Rocca Beverly Pepper prenderà vita Porchettiamo & Friends, lo spazio dedicato allo street food regionale, alla musica, al relax, ai cocktail e a un’atmosfera da festival contemporaneo, con dj set, area bambini, area relax firmata Aperol e una programmazione pensata per vivere la città fino a sera. È qui che la tradizione si apre al presente, senza perdere il proprio lessico, ma cambiando ritmo.
Umbria, con la sua identità gastronomica forte e stratificata, diventa ancora una volta il contesto naturale di questo racconto. Non è un caso che Porchettiamo continui a crescere proprio qui: perché l’Umbria è terra di equilibrio tra misura e intensità, tra ruralità e cultura, tra piccoli borghi e grandi visioni.
Porchettiamo continua così a fare ciò che sa fare meglio: raccontare la porchetta in tutte le sue varianti, senza mai dimenticare l’anima. Quella di un prodotto che affonda le radici nella civiltà contadina e che nel tempo si è trasformato in simbolo di festa, aggregazione, identità. E lo fa ancora una volta nel modo più autentico: mescolando tradizione e innovazione, qualità e ironia, sapienza artigiana e contaminazioni.
In questa edizione, però, emerge con ancora più forza il tema della consapevolezza gastronomica. La porchetta non è più solo “street food iconico”, ma diventa oggetto culturale, elemento identitario, leva di turismo esperienziale. Non si consuma soltanto: si osserva, si ascolta, si interpreta. E soprattutto si racconta.
Tra gli appuntamenti più attesi di questa edizione ci sarà lo show cooking “Porchetta Ramen” con Chef Hiro (Hirohiko Shoda), volto iconico della cucina giapponese in Italia, che proporrà una rilettura contemporanea e internazionale di uno dei nostri simboli gastronomici più amati. Un incontro tra mondi lontani che non si scontrano, ma si riconoscono nella stessa grammatica del gusto: brodo, carne, tecnica, memoria.
E poi l’esperienza surreale e irresistibile della Porkettaterapia, una degustazione teatralizzata dedicata al racconto del panino perfetto, tra assaggi guidati e diagnosi “alimentari” ironiche e interattive. Qui il cibo diventa linguaggio performativo, quasi una piccola messa in scena del piacere.
Ma Porchettiamo è anche cultura, territorio, scoperta. Le visite guidate come il percorso sul processo alla strega Matteuccia da Todi riportano il pubblico dentro la storia più profonda del territorio, mentre trekking urbani tra arte e contemporaneo e bike tour dentro le mura trasformano la città in un organismo vivo da attraversare, non solo da guardare.
Il festival costruisce così una narrazione multilivello: da una parte il gusto immediato, dall’altra la stratificazione culturale. Da una parte il panino, dall’altra il contesto che lo rende possibile. È in questo equilibrio che Porchettiamo trova la sua forza.
Non manca poi il dialogo con altre eccellenze del territorio: degustazioni dedicate al Grechetto e ai grandi rossi locali, incontri con i Giovani dell’Olio Dop Umbria, momenti di confronto tra produttori, chef e pubblico. La filiera corta diventa racconto lungo, e il prodotto si trasforma in esperienza condivisa.
Un festival, dunque, che non si limita a portare stand e panini: porta una visione. Porta l’idea che il cibo possa diventare racconto collettivo, esperienza, turismo, identità condivisa. E lo fa con un approccio inclusivo, che non separa ma unisce: generazioni, territori, linguaggi.
Gli organizzatori parlano di un’edizione della crescita: più espositori, più qualità, più consapevolezza. “Non crescita solo numerica, ma culturale. Un festival che non vuole sostituirsi alle sagre locali, ma dialogare con esse, creare rete, mettere insieme territori e tradizioni senza campanilismi, sotto un’unica bandiera: quella della porchetta artigianale italiana”.
Anche le istituzioni sottolineano il valore di questo percorso. Il sindaco di Todi Antonino Ruggiano evidenzia come Porchettiamo rappresenti “un evento nazionale capace di qualificare e valorizzare una città già protagonista di un forte slancio turistico e culturale, aggiungendo un tassello importante alla narrazione enogastronomica umbra”.
E forse è proprio questo il punto: Porchettiamo non è solo un festival del cibo, ma un dispositivo culturale che usa il cibo per parlare di territori, comunità, economie locali e identità. È un racconto che parte dalla porchetta ma arriva molto più lontano. Nel tempo, questo evento ha dimostrato che anche un prodotto apparentemente semplice può diventare complesso nella sua narrazione. Può diventare ponte tra tradizione e contemporaneità, tra locale e globale, tra artigianato e linguaggi creativi.
E se la porchetta unisce l’Italia da Nord a Sud, è proprio in Umbria – cuore “rosa” del Paese – che continua a trovare la sua casa ideale: un luogo dove custodirla, celebrarla e raccontarla nel modo più vero. Todi diventa così non solo scenografia, ma protagonista. Le sue piazze, le sue strade, le sue viste diventano parte integrante del gusto. E il festival, invece di occupare lo spazio, lo interpreta.
Porchettiamo 2026 non si limita quindi a tornare: evolve, si espande, si approfondisce. E nel farlo ricorda una cosa semplice e potente: che il cibo, quando è autentico, non ha bisogno di essere reinventato. Ha solo bisogno di essere raccontato bene.
L'organizzazione dell'evento, in collaborazione con il Comune di Todi, è curata dall'agenzia Anna7Poste Eventi&Comunicazione, con il patrocinio del Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, della Regione Umbria e dell’Assemblea legislativa dell’Umbria.