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martedì 4 agosto 2026
Sicilia : ANAFePC : “Sindaci silenti, pronti i ricorsi ad Assessorato Autonomie Locali, Anac e Corte dei Conti”.
lunedì 3 agosto 2026
Eclissi solare del 12 agosto, le raccomandazioni della Fondazione Bietti per proteggere gli occhi
CASTELLABATE - A SETTEMBRE IL MARE DÀ IL MEGLIO DI SE .
C’è un momento dell’anno in cui il mare cambia voce, i colori diventano più intensi e il tempo sembra rallentare. Quel momento è settembre, e a Castellabate rappresenta forse il periodo più autentico e affascinante dell’intera stagione.
Chi pensa che l’estate finisca con agosto non ha mai vissuto il Cilento a settembre. Le spiagge si svuotano, il traffico diminuisce, i ritmi tornano umani e il mare regala il meglio di sé: acqua limpida, temperature perfette, tramonti spettacolari e un’atmosfera che sa di pace e bellezza.
Passeggiare sul lungomare di Santa Maria, ammirare il porto di San Marco, raggiungere Punta Licosa o salire fino al borgo medievale di Castellabate diventa un’esperienza diversa, più intensa, più vera. Non ci sono code, non c’è fretta: c’è solo il piacere di vivere uno dei luoghi più belli d’Italia.
Settembre è anche il mese ideale per scoprire la gastronomia cilentana. I ristoranti propongono il pescato del giorno, i fichi bianchi del Cilento, l’olio nuovo che si prepara, i vini del territorio e i sapori che raccontano una tradizione antica. È il momento perfetto per chi cerca turismo lento, cultura, natura e buon cibo.
Per le famiglie, le coppie e i viaggiatori che desiderano rilassarsi, Castellabate offre un clima ancora estivo ma senza l’afa dei mesi centrali. Le giornate sono lunghe, il mare invita ancora a fare il bagno e le serate si colorano di una luce dorata che rende ogni scorcio fotografico.
Il turismo autunnale non è un ripiego: è una scelta di qualità. È la possibilità di conoscere Castellabate nella sua essenza, quando il paese torna a respirare e accoglie i visitatori con il sorriso autentico della sua gente.
Settembre è il mese in cui Castellabate si lascia amare davvero. Il mare è ancora estate, il cielo ha già i colori dell’autunno e ogni angolo racconta una storia. Per questo, se state pensando a una vacanza fuori dal caos, il momento giusto è adesso.
Perché qui, nel cuore del Cilento, l’estate non finisce: si trasforma in un’emozione che dura più a lungo.
Marco Nicoletti
Ceuta: Una invasione. L’ombra di Trump dietro le politiche migratorie?
Le immagini che sono girate nei media sono significative su un processo di chiara invasione che ha visto improvvisamente migliaia di migranti in arrivo dal Marocco a nuoto e con mezzi di fortuna, sbarcare nell’exclave spagnola di Ceuta. La miopia politica europea sul tema delle migrazioni ha alzato il termometro attuando un processo di azione netta contro la Spagna. Madrid dal suo lato di azione ha schierato l’esercito e chiuso il confine di Melilla, l’altra enclave d’oltremare al confine con il Marocco, in risposta a quella che le autorità definiscono la crisi migratoria più grave dal 2021 quando 8 mila persone entrarono in territorio Spagnolo.
Parlando di geopolitica migratoria Ceuta è una città autonoma spagnola situata sulla punta settentrionale del Marocco, affacciata sullo stretto di Gibilterra. È separata dalla Spagna continentale da appena diciassette chilometri di mare, mentre confina via terra con il Marocco per poco più di sei chilometri. Insieme a Melilla, circa 400 chilometri più a est, costituisce l’unico confine terrestre tra l’Unione europea e il continente africano: una condizione geografica che ne fa da decenni uno dei punti di accesso più contesi verso il territorio comunitario, alternativo alla rotta ben più lunga e pericolosa del Mediterraneo centrale.
La sovranità e possesso spagnolo delle due città risale a secoli prima dell’esistenza dello Stato marocchino moderno, Rabat non ha mai riconosciuto questa sovranità, rivendicandole come territori occupati sin dall’indipendenza del 1956. Entrambe aderiscono allo spazio Schengen, ma con un regime speciale: chi parte da Ceuta o Melilla verso la Spagna peninsulare o altri Paesi Schengen è comunque sottoposto a controlli d’identità e dei documenti, una clausola pensata proprio per evitare che le due incalvi diventino un varco automatico verso il resto dell’Unione. È un dettaglio centrale: chi supera il frangiflutti del Tarajal entra formalmente in territorio Ue, ma non ha ancora libertà di movimento verso il continente. Cosa che non è stata compresa anche dal Governo Italiano attraverso la sua decisione di sospendere Schengen.
Secondo le notizie diramate dal ministero degli interni spagnolo sono 50 mila le persone che hanno partecipato all’invasione territoriale sono già 25 mila sono rientrate volontariamente in Marocco. lo stesso premier Pedro Sánchez, incalzato da un’opposizione che accusa il suo governo di aver favorito quella che il leader di Vox Santiago Abascal ha definito senza mezzi termini “un’invasione”, si è recato a Ceuta, mentre il bilancio delle vittime tra i migranti annegati nel tentativo di raggiungere l’enclave a nuoto è salito a più di 50 persone. “I fatti accaduti ieri sono stati un attacco alla violazione dell’integrità territoriale della Spagna”.
Intanto l’Europa si divide sul tema delle migrazioni e si accorge della propria inefficienza legislativa di merito che tanto ha colpito l’Italia e i suoi confini. In pratica tutti operano in ordine sparso e secondo i bisogni non considerando l’Europa come unica nei suoi confini. Strano rilevare come in un’Europa che impone leggi e direttive nessuno si sia accorto di questo. La premier italiana Giorgia Meloni ha indicato la possibile sospensione di Schengen come strumento “straordinario” a difesa dei confini, mentre la premier danese Mette Frederiksen ha sostenuto che l’Ue dovrebbe valutare di sospendere la collaborazione con la Spagna sulla libera circolazione delle persone nel territorio dell’Unione. Anche la Francia, seppur in toni più cauti, ha annunciato che rafforzerà i controlli alla frontiera con la Spagna affermando che Parigi è pronta a sostenere le autorità di Madrid qualora lo desiderino.
Da Bruxelles, la presidente della Commissione Ursula von Der Leyen ha definito “inaccettabili” le scene di Ceuta. Ma quello che più ci fa pensare sui fatti accaduti in spagna è l’eco proveniente dall’America di Trump che avverte l’Europa sulle conseguenze politiche migratorie che loro chiamano “Globaliste” invitando la Spagna e altri Paesi ad una inversione politica immediata pena il declino. Nel frattempo, Elon Musk ha paragonato le immagini degli sbarchi alle scene di un film apocalittico, sostenendo che il sistema di welfare del blocco finirà per attrarre flussi ingestibili dal resto del pianeta.
Queste dichiarazioni vanno viste nel dettaglio come una minaccia alle politiche spagnole del Premier Sanchez che sta’ ostacolando il nuovo ordine mondiale di Trump. Tra le verità non dette dai media liberi vi è quella che dietro l’allentamento della frontiera marocchina già avvenuta nel 2021 vi è un deterrente voluto da varie intelligence ed avvenuto dopo il compleanno del recente Re del Marocco Muhammad VI che ha ricevuto da Trump gli auguri di rito ma anche delle indicazioni chiare sulle mire legate al Sahara Occidentale della sua amministrazione che vuole un cambio di posizione delle politiche spagnole ed il pieno controllo dell’area.
Da tener presente che Sanchez il 20 Luglio si è recato ad Algeri che come sappiamo è molto vicina all’asse Russia – Cina sia per le politiche militari che economiche. Una visita che ha voluto rinsaldare e rilanciare i rapporti con l’Algeria rivale del Marocco e storico sostenitore del fronte Poliscano del Sahrawi. Ad avvalorare tali azioni la nuova proposta di legge che apre la strada alla concessione della cittadinanza spagnola ai sahrawi ed a tutti i nati durante l’amministrazione coloniale e ai loro discendenti, un tema che tocca direttamente la sovranità marocchina sul Sahara Occidentale.
Naturalmente la situazione di contrasto politico viene derubricata attraverso dichiarazioni spagnole sull’eccellete rapporto con il Marocco. Ma i fatti sono ben diversi e le similitudini con quello che è avvenuto nel 2021 sono chiare. La valvola Ceuta e Melilla rappresenta oggi solo una pressione politica in cui si innescano vari attori tra cui l’America ed il Marocco che vogliono avere il controllo totale sul Sahara Occidentale ricco di fosfati e che ad oggi è sotto Egidia Onu senza una risoluzione valida.
La risoluzione del 2003 di James Baker che prevedeva un piano in 2 fasi, e dopo una transizione di 5 anni in cui il Marocco e il Sahara Occidentale avrebbero governato insieme nei territori occupati, tutto sarebbe dovuto culminare con il referendum, ma il piano non trovò il favore del Marocco. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha prorogato fino al 2004 il mandato alla MINURSO in attesa di un ripensamento da parte del Marocco. Nell'ultima seduta delle Nazioni Unite che si è tenuta il 25 aprile 2013 è stata votata una risoluzione che proroga la missione MINURSO fino al 30 aprile 2014, ma la soluzione continua ad essere una mera speranza ed i contrasti sono presenti sulla governabilità dei territori sahrawi.
Una delle preoccupazioni a cui l’Europa deve porre attenzione è proprio la politica americana il cui messaggio è chiaro e detta una direzione di base non costruita sulle guerre ma sulle migrazioni di massa determinata dalle guerre come quella in medio oriente. In pratica a ben volere del globalismo occorre sradicare le persone dai loro territori dando una futile speranza di benessere in altri paesi e l’Europa per la sua posizione è uno dei bersagli di questa nuova guerra geopolitica.
sabato 1 agosto 2026
Magia di stelle al Cinevillage Marconi
Lunedì 3 agosto 2026, alle ore 19:30, il suggestivo scenario del Cinevillage Marconi – Interno 4 River, sul Lungotevere di Pietra Papa, ospiterà "Magia di Stelle – Cinema e Poesia al tramonto", un reading aperto al pubblico che unisce il fascino del grande schermo alla forza evocativa della parola poetica.
giovedì 30 luglio 2026
AMIANTO IN AERONAUTICA. TRIB. DI NAPOLI CONDANNA LA DIFESA: 468 MILA EURO AI FAMILIARI MILITARE DI NAPOLI MORTO DI MESOTELIOMA
30 luglio 2026 - Era napoletano e aveva dedicato la propria vita al servizio dello Stato, quasi quarant'anni in Aeronautica Militare lavorando ogni giorno a contatto con velivoli e componenti che all'epoca contenevano amianto.
Anni dopo è arrivata la diagnosi di mesotelioma pleurico, una delle patologie più gravi provocate dall'esposizione alle fibre di asbesto. Oggi, a distanza di oltre dieci anni dalla scoperta della malattia e undici dalla sua morte, il Tribunale di Napoli ha riconosciuto la responsabilità del Ministero della Difesa, condannandolo a risarcire la famiglia con oltre 468 mila euro, oltre rivalutazione e interessi.
La sentenza, pubblicata il 28 luglio 2026, riguarda il maresciallo C.M., motorista e tecnico manutentore dell'Aeronautica Militare, che ha prestato servizio in diverse basi italiane, tra cui Capodichino, Pratica di Mare, Grosseto, Gioia del Colle e Grazzanise.
Secondo il Tribunale, proprio quell'attività lavorativa ha determinato l'esposizione all'amianto che ha causato il mesotelioma pleurico diagnosticato nel 2013 e il successivo decesso, avvenuto nel luglio 2015.
Nelle motivazioni, il giudice del Tribunale di Napoli, nel riconoscere il diritto al risarcimento della vedova e dei due figli, mette nero su bianco un principio che fa giurisprudenza: la lunga sofferenza vissuta dai familiari comincia ben prima della morte, dal lungo percorso della malattia segnato da cure e ricoveri, quando sono costretti ad assistere giorno dopo giorno al progressivo peggioramento e aggravamento delle condizioni di salute del proprio caro.
Il Tribunale ha inoltre respinto l'eccezione di prescrizione sollevata dal Ministero della Difesa, ritenendo tempestiva l'azione promossa dai familiari e che il termine per agire non decorresse dalla diagnosi della malattia o dal decesso del maresciallo, ma dal momento in cui hanno acquisito la piena consapevolezza del nesso tra il mesotelioma e l'esposizione all'amianto durante il servizio, successivamente riconosciuto anche con il conferimento dello status di Vittima del Dovere.
Il Tribunale ha inoltre respinto l'eccezione di prescrizione sollevata dall'Amministrazione, che aveva già riconosciuto il maresciallo Vittima del Dovere per la patologia contratta durante il servizio, ritenendo tempestiva l'azione promossa dai familiari dopo il riconoscimento ufficiale del nesso tra la malattia e l'attività svolta nell'Aeronautica Militare.
«Questa sentenza conferma ancora una volta che troppo spesso i servitori dello Stato non hanno perso la vita sul campo di battaglia, ma per un nemico invisibile presente negli ambienti di lavoro. L'amianto ha continuato a colpire uomini che hanno dedicato la propria esistenza alle istituzioni e le cui famiglie sono state costrette ad affrontare anni di sofferenza e lunghi percorsi giudiziari per ottenere giustizia. È un fuoco amico che continua a lasciare ferite profonde e che impone di non abbassare mai l'attenzione sulla tutela della salute di chi serve il Paese», sottolinea l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell'Osservatorio Nazionale Amianto e legale della famiglia. «Per chi ha lavorato per anni sugli aeromobili militari, questa sentenza rappresenta un riconoscimento importante. È una decisione che offre una speranza concreta ai tanti ex militari che ancora attendono di vedere accertata la verità sulla malattia contratta durante il servizio», aggiunge Nicola Panei, maresciallo dell'Aeronautica Militare, componente del Direttivo nazionale dell'ONA e vittima dell'amianto.
L’ONA offre servizio di consulenza legale e medica gratuita tramite il numero verde 800 034 294 e il sito www.osservatorioamianto.it
martedì 28 luglio 2026
Emergenza acqua in Sicilia: ANAFePC propone il "modello Pugliese" e lancia un piano d'azione per salvare l'isola dalla sete.
Guerra in Iran e Geopolitica medio orientale, una tregua sul conflitto
lunedì 27 luglio 2026
Integrity360 e FBD Insurance: sicurezza gestita per i dati di 550.000 clienti
Dublino, 27 luglio 2026 – FBD Insurance, la principale compagnia di assicurazioni irlandese, ha affidato a Integrity360 la gestione di servizi di cybersecurity complementari tra loro:
- un managed firewall service, sviluppato insieme ai partner tecnologici di Integrity360, che copre il perimetro difensivo e ne assorbe la gestione quotidiana;
- un servizio gestito di threat and vulnerability management, pensato in modo specifico per rafforzare l'allineamento ai requisiti DORA;
- un monitoraggio continuo, ventiquattro ore su ventiquattro, con presa in carico immediata in caso di incidente.
FBD Insurance ha oltre 500.000 clienti in Irlanda. Fondata negli anni Sessanta da agricoltori per gli agricoltori, l'azienda è oggi un operatore di primo piano nei rami auto, casa, business, agricoltura e veicoli commerciali. Opera dalla sede centrale di Dublino attraverso una rete di 34 filiali sul territorio nazionale e un contact centre di grandi dimensioni a Mullingar, con circa 1.000 dipendenti.
FBD si trovava di fronte a una duplice pressione: da un lato l'evoluzione delle tecniche di attacco, dall'altro un quadro regolamentare in espansione, in particolare il regolamento DORA (Digital Operational Resilience Act) sulla resilienza operativa digitale del settore finanziario.
L'irrigidimento normativo, pur alzando gli standard complessivi del comparto, aggiunge un livello di complessità alle operazioni quotidiane, e FBD aveva bisogno di aumentare visibilità e controllo sui propri strumenti difensivi senza gravare ulteriormente sui team interni, già impegnati su diverse priorità strategiche.
Le soluzioni implementate da Integrity360 sono progettate per monitorare e mitigare i rischi di cybersecurity in modo proattivo, e scalare insieme alla crescita dell'azienda. Esse offrono:
- Protezione dei dati – I dati riservati di oltre mezzo milione di clienti irlandesi sono protetti su tutte le linee di business: casa, auto, viaggi e vita.
- Conformità normativa – La soluzione garantisce l'aderenza a un panorama regolamentare in evoluzione, che include DORA, e riduce l'onere di un adeguamento continuo.
- Visibilità e controllo – FBD dispone di un controllo molto più granulare sugli strumenti difensivi, affiancato da consulenza specialistica.
- Analisi e decisioni informate – Insight e analytics più profondi supportano il processo decisionale in materia di sicurezza.
- Efficienza operativa – La riduzione del carico sui team interni consente ai 1.000 dipendenti di FBD di concentrarsi sulle priorità strategiche.
"Il rafforzamento normativo porta a standard migliori e a un maggiore allineamento nel settore dei servizi finanziari, ma aggiunge un nuovo livello di complessità alle operazioni quotidiane. Integrity360 unisce la profonda competenza nella cybersecurity a una solida conoscenza dei settori fortemente regolamentati come quello assicurativo, per cui la partnership è stata una scelta naturale. Oggi abbiamo maggior controllo e visibilità sugli strumenti difensivi, e possiamo accedere in qualsiasi momento a una consulenza esperta. Questo ci permette di restare competitivi in un settore in rapido movimento e di offrire ai clienti un servizio sicuro", ha affermato Enda Kyne, Chief Technology and Operations Officer di FBD Insurance
Con l'evolvere delle minacce, Integrity360 e FBD prevedono di estendere la collaborazione a due aree ulteriori: threat intelligence avanzata e cloud security.
Integrity360 è uno dei principali specialisti indipendenti di cybersecurity e PCI, attivo in Europa, Africa, Caraibi e Nord America. L'azienda dispone di sedi in Irlanda, Regno Unito, Bulgaria, Italia, Svezia, Spagna, Lituania, Ucraina, Africa, Caraibi e Canada, supportate da sei Security Operations Centre (SOC) a Dublino, Sofia, Madrid, Stoccolma, Roma e Città del Capo. Con oltre 850 dipendenti, di cui più di 585 professionisti dedicati alla cybersecurity, Integrity360 offre una gamma completa di servizi di sicurezza professionali, di supporto e gestiti, lungo l'intero ciclo di vita del rischio informatico: dall'identificazione alla prevenzione, fino a rilevamento, risposta e ripristino. Integrity360 supporta aziende che operano in settori quali servizi finanziari, assicurazioni, pubblica amministrazione, sanità, retail, telecomunicazioni e utility. Fondata nel 2005, nel giugno 2021 Integrity360 ha ricevuto un importante investimento strategico dalla società di private equity londinese August Equity. Guidato dal CEO e Presidente Ian Brown, il gruppo prosegue l'espansione internazionale nell'ambito di una strategia di crescita globale a lungo termine.
venerdì 24 luglio 2026
CASTELLABATE - “ IN ESTATE PORTO IN TAVOLA LA FRESCHEZZA DEL TAGLIOLINO AL PESTO DI LIMONE E GAMBERETTI” .
Ci sono piatti che riescono a racchiudere in un solo assaggio i profumi del Mediterraneo e l’anima del Cilento. È il caso dei Tagliolini al pesto di limoni e gamberetti, una delle creazioni più apprezzate della chef Maria Rossi del Ristorante K di San Marco di Castellabate.
Una ricetta che nasce dall’incontro tra il pescato del nostro mare e gli agrumi della Costiera Cilentana, dando vita a un piatto raffinato ma allo stesso tempo semplice, dove ogni ingrediente trova il suo perfetto equilibrio.
I tagliolini vengono avvolti da un delicato pesto di limoni, fresco e profumato, che esalta la dolcezza dei gamberetti senza coprirne il sapore. Il risultato è un primo piatto cremoso, elegante e ricco di profumi, capace di conquistare il palato già dal primo assaggio.
Per la chef Maria Rossi la cucina è soprattutto rispetto della materia prima e valorizzazione dei prodotti del territorio. Una filosofia che trasforma ogni piatto in un’esperienza autentica, rendendo i Tagliolini al pesto di limoni e gamberetti uno dei simboli del Ristorante K, meta sempre più apprezzata da residenti e turisti che scelgono San Marco di Castellabate per vivere un viaggio tra gusto e tradizione.
La ricetta della chef Maria Rossi
Ingredienti per 4 persone
- 320 g di tagliolini freschi
- 300 g di gamberetti sgusciati
- 2 limoni non trattati
- 50 g di basilico fresco
- 40 g di mandorle pelate
- 50 g di Parmigiano Reggiano grattugiato
- 30 g di Pecorino grattugiato
- Olio extravergine d’oliva q.b.
- Sale e pepe q.b.
- Qualche fogliolina di menta fresca
- Stracciatella di burrata (facoltativa, per una versione gourmet)
Preparazione
Lavare accuratamente i limoni, grattugiarne la scorza e ricavarne anche un po’ di succo.
Preparare il pesto frullando basilico, scorza di limone, mandorle, Parmigiano, Pecorino e abbondante olio extravergine fino a ottenere una crema liscia e profumata.
In una padella scottare i gamberetti con un filo d’olio per uno o due minuti, aggiungendo qualche goccia di succo di limone.
Cuocere i tagliolini in abbondante acqua salata, scolarli al dente e mantecarli con il pesto di limoni, aggiungendo un mestolino di acqua di cottura per ottenere una consistenza cremosa.
Impiattare disponendo i gamberetti sopra la pasta, completare con qualche fogliolina di menta fresca e, per chi ama una nota ancora più vellutata, aggiungere qualche ciuffo di stracciatella di burrata.
Il risultato è un piatto che racchiude tutta l’essenza del Cilento: il profumo degli agrumi, la freschezza del mare e la qualità delle materie prime, interpretati con la sensibilità e l’eleganza della chef Maria Rossi. Un invito a sedersi a tavola e lasciarsi conquistare dai sapori autentici di Castellabate.
giovedì 23 luglio 2026
Viareggio, la "bomba" in autostrada: 150 kg di esplosivo in auto
Viareggio, la "bomba" in autostrada: cosa c'è dietro il maxi-sequestro
- Un'auto trasformata in un arsenale mobile con 150 kg di esplosivo.
- Il blitz della Polizia di Stato sulla A12 svela un inquietante traffico illecito di materiale pirotecnico.
- Il CoGePir (Consorzio Gestione Pirotecnici) avverte: "È un mercato nero che mette a rischio la vita dei cittadini".
Viareggio, 21 luglio 2026 – Una scena che ha dell'incredibile quella che si è presentata agli agenti della Polizia Stradale sulla A12, vicino a Viareggio.
Un'auto con targa francese, fermata per un controllo di routine a causa dell'assetto anomalo, nascondeva al suo interno una vera e propria bomba a orologeria: circa 1.000 razzi di segnalazione navale, per un potenziale esplosivo di 150 kg netti.
L'operazione ha scoperchiato un vaso di Pandora, rivelando l'esistenza di un mercato nero di articoli pirotecnici che opera nell'ombra, minacciando la sicurezza pubblica.
Un carico di morte nell'abitacolo
All'interno del veicolo, guidato da due cittadini francesi, il materiale era accatastato senza alcuna precauzione. Non si trattava di fuochi d'artificio per feste, ma di dispositivi di emergenza marittima, scaduti ma ancora potentissimi.
Questi razzi, che per legge sono equiparati ad armi da fuoco, contengono balistite, un esplosivo ad alto potenziale. Il quantitativo sequestrato sarebbe stato sufficiente a causare una strage. La domanda che ora tutti si pongono è: chi erano i destinatari di questo carico di morte e per quale scopo illecito doveva essere utilizzato?
La pista del traffico illecito
A far luce sulla vicenda è il CoGePir, il Consorzio Gestione Pirotecnici, ente no profit istituito dal Ministero dell'Ambiente e subito allertato dalle Forze dell'Ordine per la messa in sicurezza dell'esplosivo.
«La domanda fondamentale – spiega Piervittorio Trebucchi, Direttore Generale del CoGePir – è come i due soggetti siano entrati in possesso di tali artifizi, la cui vendita è strettamente riservata ad armatori e comandanti di navi. L'ipotesi più probabile, data la natura di prodotti scaduti (che mantengono intatta la loro capacità esplodente), è che provengano da un circuito illegale. Si ritiene che un rivenditore/provveditore nautico si sia approvvigionato operando al di fuori della legalità, ovvero acquistando da produttori o importatori non aderenti al sistema CoGePir, e quindi abbia accumulato ingenti quantitativi di razzi scaduti ritirati dai clienti. Non potendoli avviare a distruzione tramite la filiera controllata, avrebbe scelto la via criminale di reimmetterli sul mercato nero, cedendoli a soggetti ambigui con piena consapevolezza della gravità del reato».
L'appello per la tracciabilità e la sicurezza
Il materiale, dopo essere stato messo in custodia giudiziale, sarà trasferito al deposito nazionale del Consorzio per essere distrutto in totale sicurezza. L'episodio, però, lascia una scia di preoccupazione.
«Questo gravissimo episodio, che avrebbe potuto causare una tragedia, dimostra ancora una volta quanto sia cruciale che l'intero ciclo di vita dei prodotti pirotecnici – dall'immissione sul mercato al recupero e smaltimento – avvenga all'interno di una filiera tracciata "dalla culla alla tomba", come imposto dalle normative europee (D.Lgs. 123/2015) e nazionali (DM 101/2016)» – sottolinea Piervittorio Trebucchi. «Purtroppo, queste norme sono troppo spesso ignorate. Nessun produttore o importatore può operare legalmente in Italia senza essere associato al CoGePir, l'unico sistema di gestione riconosciuto dal Ministero».
La risposta giusta è il DM 2 febbraio 2026 n. 32, ma senza un’accurata attività di prevenzione e controlli da parte delle Forze dell’Ordine, il compito del consorzio non può essere espletato al meglio, soprattutto se i prodotti non sono legali, certificati e quindi tracciabili.
L'efficacia del sistema, che nel 2025 ha gestito oltre 51.000 kg di rifiuti pirotecnici, è minata da un "sommerso" che solo il pugno duro dello Stato può sconfiggere.
Crisi Idrica in Sicilia , cresce la protesta. ANAFePC diffida 11 Comuni e allerta i Prefetti: “Ultimatum di 5 giorni, poi l'intervento sostitutivo”.
In conclusione, ANAFePC ribadisce che la tutela del diritto all'acqua in Sicilia richiede trasparenza, tempestività nelle segnalazioni e, soprattutto, il coinvolgimento diretto della cittadinanza nelle decisioni strategiche per la gestione delle risorse del territorio.
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