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Direttore Responsabile di Alternativa Sostenibile e CorrieredelWeb.it
email: apietrarota@gmail.com e direttore@alternativasostenibile.it

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A La Spezia, una collaborazione virtuosa tra Acam Ambiente, Guardia Costiera e il consorzio CoGePir fornisce una risposta chiara. La preparazione della barca in vista della bella stagione porta con sé una domanda importante per ogni diportista attento: come gestire correttamente le dotazioni di sicurezza una volta scadute?
Un razzo di segnalazione, essenziale per la salvezza in mare, non può essere semplicemente gettato tra i rifiuti comuni.
La sua natura richiede un percorso di smaltimento specifico, pensato per tutelare l'ambiente e garantire la sicurezza delle persone e delle infrastrutture a terra.
Per rispondere a questa esigenza in modo costruttivo e capillare, alla Spezia è nata un'alleanza strategica tra Acam Ambiente, la Capitaneria di Porto e il consorzio nazionale CoGePir.
L'iniziativa, dal nome evocativo "In mare salvano, a terra no", si propone come un vero e proprio modello di governance integrata per la sicurezza pubblica e ambientale, puntando sulla corretta informazione e sulla responsabilità di tutti gli attori della filiera, in un momento cruciale come l'avvio della stagione nautica.
La forza del progetto spezzino risiede nella sinergia tra tre attori con competenze diverse ma complementari.
Ognuno gioca un ruolo fondamentale per chiudere il cerchio della gestione sicura di questi particolari rifiuti.
Acam Ambiente, in qualità di gestore ambientale del territorio, è in prima linea per promuovere la corretta informazione. Le parole del Presidente Massimo Gianardi chiariscono la missione: «Questa iniziativa nasce per promuovere comportamenti responsabili tra i diportisti e ridurre in modo concreto i conferimenti impropri, che rappresentano un rischio per la sicurezza di tutti. È fondamentale il contributo di tutta la filiera, a partire dai rivenditori, nel rispetto delle normative vigenti. Vogliamo raggiungere in modo capillare gli utenti attraverso il coinvolgimento di porti turistici, rimessaggi, cantieri nautici e associazioni di categoria. Il messaggio è chiaro: i razzi nautici scaduti devono essere restituiti esclusivamente ai rivenditori autorizzati e mai conferiti nei rifiuti urbani.»
La Capitaneria di Porto della Spezia ha aderito con convinzione, sottolineando come l'iniziativa si sposi perfettamente con le sue funzioni istituzionali. La loro prospettiva è chiara: «Lo smaltimento improprio dei segnali pirotecnici di soccorso, interseca, infatti, diversi nostri ambiti di competenza: razzi e fuochi, se conservati a bordo in cattivo stato o scaduti, oltre a non assolvere alla loro funzione, possono rappresentare un pericolo per il diportista, oltre che un serio danno per l’ambiente, ove scelleratamente abbandonati in mare o comunque smaltiti fuori dalle filiere autorizzate. L’obiettivo è quello della promozione della cultura della sicurezza attraverso il coinvolgimento e la responsabilizzazione di tutti gli operatori del settore, dai rivenditori specializzati fino all’utente finale, il diportista».
Il CoGePir (Consorzio Gestione Pirotecnici) fornisce l'architettura legale e operativa a livello nazionale, basata sul principio di responsabilità estesa del produttore.
Tuttavia, il sistema funziona solo se i prodotti sono immessi legalmente sul mercato.
Il Direttore Generale Piervittorio Trebucchi offre una visione completa della filiera e delle sue criticità:
«Per evitare la dispersione dei dispositivi pirotecnici nautici, e non solo, è importante il corretto comportamento da parte dei diportisti e consumatori in generale, che devono restituire i prodotti scaduti al rivenditore all'acquisto dei nuovi, oppure portarli direttamente presso i depositi esplosivi convenzionati, nel caso in cui la restituzione non avvenga contestualmente all'acquisto del prodotto nuovo sostitutivo. Tuttavia, è fondamentale che a monte produttori e importatori operino nella legalità, garantendo la tracciabilità dei prodotti immessi sul mercato. Il contributo ambientale che finanzia il CoGePir, che è il sistema nazionale di gestione dei rifiuti esplodenti, ovvero l'unico riconosciuto dal Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica ed operante senza scopo di lucro, copre i costi per la gestione dei soli articoli pirotecnici di legittima immissione sul mercato. Prodotti immessi illegittimamente sul mercato, ovvero immessi da aziende che non sono associate al CoGePir, creano "rifiuti orfani" che, pur mantenendo la loro carica esplosiva, non dispongono di accantonamenti finanziari per il loro smaltimento a fine vita, ed il detentore si troverà nella situazione di non vederseli ritirati dal rivenditore, o del deposito convenzionato con il CoGePir. È quindi cruciale - conclude Trebucchi - che le Autorità di controllo verifichino fin dall'origine la legittima immissione sul mercato da parte dei produttori e la loro obbligatoria iscrizione al Consorzio. Solo con l'accantonamento garantito dall'eco contributo si assicura una corretta e sicura gestione del fine vita di questi prodotti, tutelando ambiente e sicurezza pubblica».
L'iniziativa della Spezia, quindi, va oltre la semplice campagna di sensibilizzazione. Diventa un caso di studio su come la collaborazione tra pubblico e privato e la responsabilità condivisa siano gli strumenti più efficaci per gestire rifiuti complessi, trasformando una necessità operativa in un esempio di economia circolare e sicurezza integrata.
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Milano, 21 aprile 2026 - Sono immagini raccapriccianti quelle che provengono da un allevamento di polli riproduttori e andate in onda nella puntata di Report di domenica 12 aprile nell’inchiesta di Giulia Innocenzi. I video – consegnati in esclusiva all’associazione animalista Essere Animali da un ex dipendente – sono stati raccolti in circa 30 giorni tra dicembre 2025 e gennaio 2026 e mostrano tutte le gravissime problematiche di un sistema basato su razze selezionate per una crescita rapida, come gli enormi problemi di salute e i maltrattamenti sistematici. L’allevamento si trova in provincia di Verona, alleva circa 40 mila animali e fa parte della principale filiera italiana di carne di pollo, che rifornisce praticamente tutti i principali supermercati del nostro paese.
Le immagini andate in onda sulla RAI sono le prime in Italia, le seconde in Europa, che mostrano dall’interno la gestione di una struttura intensiva di riproduttori di polli, quella fase del ciclo nella quale gli animali vengono fatti accoppiare per produrre le uova da cui nasceranno i pulcini allevati per la produzione di carne. Si tratta di una genetica ben precisa, quella dei polli a rapida crescita, che si porta dietro una serie di gravissime problematiche di benessere, anche nella fase dei riproduttori.
I video mostrano violenze da parte degli operatori nei confronti dei polli, ma anche problematiche strutturali dovute alla mala gestione dell’allevamento e altre invece legate proprio alla selezione genetica delle razze a rapido accrescimento, in particolare:
Polli sottoposti a una severa restrizione alimentare durante tutto il ciclo riproduttivo, per evitare l’insorgere di gravi problemi di salute tipiche proprio di queste razze a rapido accrescimento, come zoppie, malattie cardiovascolari e bassa fertilità.
Le immagini più dure sono quelle che mostrano diversi animali mentre vengono letteralmente mangiati vivi dagli altri compagni: decine di polli con profonde ferite sul corpo, principalmente sulla pancia e sotto le ali, vengono cannibalizzati da altri animali mentre sono ancora vivi e coscienti. Questo causa dolore straziante e prolungato ed è dovuto proprio alla restrizione alimentare a cui sono sottoposti.
Polli maschi con zampe mutilate, in violazione delle raccomandazioni EFSA che sconsiglia fortemente questo genere di pratica, animali incastrati nelle partizioni e lasciati morire oltre a chiari segni di ferite e violenze sui corpi dei polli ancora vivi.
Polli colpiti ripetutamente con una pala di plastica dura nel tentativo di raggrupparli vicino agli abbeveratoi e ai nidi per la deposizione delle uova, causando alti livelli di stress e paura e possibili lesioni, ferimenti e fratture.
Animali maneggiati in maniera inadeguata e scaraventati contro le strutture dell’allevamento per distanze di almeno 3 metri, con il rischio concreto di provocare gravi ferite e fratture, in particolare alle zampe e allo sterno.
Abbattimenti irregolari con operatori che prendono gli animali per il collo facendoli roteare: si tratta di una procedura inadeguata che causa agli animali enormi sofferenze e non garantisce una morte rapida e indolore come invece previsto dalle linee guida.
Un recente parere scientifico dell’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) sul benessere dei polli broiler afferma che la restrizione a cui sono sottoposti i riproduttori nella fase di accrescimento può raggiungere addirittura il 20-25% della quantità di cibo che assumerebbero se potessero nutrirsi a volontà. Questo causa uno stato di fame cronica e prolungata, che porta i polli a becchettare ripetutamente qualsiasi cosa abbia un aspetto riconducibile al cibo, incluse penne e parti arrossate o ferite sul corpo di altri animali, portando a veri e propri episodi di cannibalismo come quelli mostrati nelle immagini.
A queste problematiche si sommano anche quelle legate alle norme igieniche. Gli episodi di cannibalismo non riguardano solo gli animali ancora vivi, costretti quindi a una lenta e atroce agonia, ma anche carcasse in stato avanzato di decomposizione abbandonate proprio in mezzo ai compagni vivi: una grave violazione delle norme igieniche e della biosicurezza perché le carcasse in decomposizione rappresentano serbatoi di patogeni che favoriscono la trasmissione di malattie tra gli animali.
«È estremamente grave che in una filiera con un grande volume d’affari e importante come quella dei polli da carne vi sia una situazione di così forte trascuratezza, sia per i rischi sanitari che per il benessere animale» afferma Elisa Bianco, responsabile corporate engagement di Essere Animali. «Tutto questo avviene all’interno di uno degli allevamenti che ricoprono un ruolo cruciale nella filiera di pollo AIA, azienda che rifornisce importanti insegne della grande distribuzione come Coop. L’unico modo per evitare queste sofferenze è che le aziende alimentari, a partire dai supermercati, si impegnino a eliminare le razze a rapido accrescimento, con tutte le conseguenze che queste portano con sé sia per il benessere animale sia per la qualità della carne».
Solo pochi mesi fa Essere Animali ha rilasciato un nuovo report proprio sui problemi legati alla qualità dei prodotti a base di carne di pollo venduti nei tre supermercati più amati dagli italiani secondo Altroconsumo e Coop, che vede AIA tra i fornitori di prodotti a proprio marchio, è risultata l’insegna con i risultati peggiori. Dal report è emerso, infatti, che tra i prodotti analizzati, quelli a marchio Coop presentano l’incidenza più alta di casi gravi di white striping, una malattia che si presenta sotto forma di strisce bianche, costituite da grasso e tessuto cicatriziale, sui petti di pollo e che è indice di scarsa qualità della carne e condizioni di allevamento assolutamente inadeguate.
Oltre a indicare chiaramente gravi problemi di benessere animale dovuti alla selezione genetica, il white striping è indice di bassa qualità della carne perché ne altera l'aspetto e la consistenza. La sua presenza, visibile a occhio nudo al momento dell’acquisto, comporta un aumento del contenuto di grassi (addirittura del 224% secondo alcuni studi) e ne riduce la quantità di proteine (fino al 9% in meno). Tutto questo sarebbe evitabile con il passaggio a razze a crescita più lenta, secondo le indicazioni scientifiche di EFSA e le richieste dello European Chicken Commitment (ECC), che rappresenta oggi lo standard minimo di riferimento per l’allevamento di polli in Europa, adottato da oltre 300 aziende e numerosi gruppi europei, tra cui i leader del mercato avicolo francese (Gruppo LDC e Terrena) e aziende italiane tra cui Cortilia, Eataly e Gruppo Fileni.
Elisa Bianco, responsabile corporate engagement di Essere Animali, aggiunge: «Non possiamo più accettare che l’industria si volti dall’altra parte, aziende come Coop, che si dichiarano attente al benessere animale, devono prendere le distanze da questo sistema e allinearsi con i competitor di Francia, Germania, Danimarca e Norvegia, impegnandosi ad adottare politiche in linea con le richieste dello European Chicken Commitment».
Essere Animali lavora con società, istituzioni e aziende per riconoscere tutele adeguate agli
animali allevati a scopo alimentare, garantendo loro di poter esprimere i propri bisogni
naturali. Lavoriamo per porre fine agli allevamenti intensivi e promuovere il passaggio a un
sistema alimentare sostenibile e che preveda la transizione a un'alimentazione a base
vegetale e senza sofferenza animale.

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Poleepo, piattaforma italiana per la gestione del commercio multicanale, integra Odoo, software ERP open source tra i più diffusi a livello globale, attraverso un connettore sviluppato in collaborazione con Codestorm. L’obiettivo è collegare in modo diretto sistemi gestionali e canali di vendita, colmando uno dei principali punti critici dell’ecommerce contemporaneo: la distanza tra i sistemi che governano i processi interni e quelli che intercettano la domanda.
La crescita del commercio digitale degli ultimi anni è stata trainata dall’espansione dei marketplace e dall’aumento delle vendite cross-border. Nel 2024 il valore dell’ecommerce europeo ha raggiunto 819 miliardi di euro, mentre il solo segmento cross-border ha toccato i 358,7 miliardi, con circa il 70% generato dalle piattaforme marketplace. Questa espansione ha ampliato le opportunità di accesso al mercato, ma ha reso strutturalmente più complessa la gestione operativa. In molte aziende i sistemi restano organizzati per livelli separati: da un lato gli ERP, che centralizzano cataloghi, giacenze e flussi amministrativi; dall’altro i marketplace, che gestiscono la distribuzione commerciale. È in questo scarto che si concentra gran parte delle inefficienze: aggiornamenti manuali, disallineamenti tra stock e disponibilità, errori operativi e perdita di controllo, soprattutto al crescere del numero di canali attivi.
L’integrazione tra Poleepo e Odoo nasce per colmare questa distanza. Il connettore consente di costruire un ecosistema operativo realmente connesso: il catalogo prodotti viene sincronizzato automaticamente tra sistema gestionale e canali di vendita, garantendo coerenza dei dati su tutti i marketplace; la gestione degli ordini e dei flussi operativi viene centralizzata in un unico ambiente, riducendo le attività manuali; la disponibilità di dati sempre aggiornati e allineati tra Poleepo e Odoo consente un controllo operativo più puntuale, rendendo sostenibile la gestione di architetture multicanale anche al crescere dei volumi.
“Il passaggio è tecnico, ma le implicazioni sono operative. Ridurre le attività manuali significa diminuire il rischio di errore e rendere scalabile la complessità nel tempo. In un contesto in cui velocità e qualità del dato incidono direttamente sulle performance, la capacità di integrare sistemi diversi diventa un fattore competitivo. La crescita dell’ecommerce non può più essere letta solo come espansione dei canali, ma come capacità di governarli in modo coordinato: l’integrazione tra ERP e sistemi di vendita diventa una condizione necessaria per sostenere la scalabilità.” dichiara Marco Agostini, co-founder di Poleepo.
La soluzione è disponibile per tutte le aziende che utilizzano Odoo come sistema gestionale e Poleepo come piattaforma di orchestrazione multicanale. Per informazioni: poleepo.cloud
Poleepo
Poleepo è la piattaforma italiana che aiuta brand e retailer a governare in modo integrato la complessità del multicanale. Centralizza cataloghi, ordini, prezzi, spedizioni e performance in un unico ambiente, offrendo una visione in tempo reale dell’intero ecosistema di vendita. Grazie a strumenti di automazione e analisi, Poleepo supporta le imprese nel migliorare l’efficienza, ridurre gli errori di stock e ottimizzare la profittabilità dei canali digitali — anche, e soprattutto, nei mercati internazionali.
Roma, 20 aprile 2026 - Oggi gli autori delle minacce non cercano più di introdursi nei sistemi ma si limitano ad accedere alla rete, e hanno sempre più spesso lo stesso aspetto, la stessa voce e lo stesso stile di scrittura della persona a cui hanno rubato le credenziali, o di cui hanno semplicemente inventato l’identità. Quindi, la sicurezza delle identità è più importante che mai, e non si tratta di una evoluzione graduale ma di una rottura strutturale.
La verifica dell'identità si è sempre basata sulla fiducia. Ci siamo sempre fidati del fatto che la persona in videochiamata sia quella che dice di essere, che la firma che autorizza un bonifico sia quella dell'intestatario del conto, e che l'e-mail che chiede la verifica delle credenziali sia quella dell'IT. Presupposti che erano imperfetti prima dell'intelligenza artificiale, e che oggi sono estremamente pericolosi.
Secondo Integrity360, gli esseri umani sono in grado di identificare in modo affidabile immagini e video deepfake solo nel 40% dei casi, una percentuale che è destinata a diminuire con l'avanzare della tecnologia. La clonazione vocale consente già agli aggressori di impersonare i manager in modo abbastanza convincente da manipolare i dipendenti durante le chiamate in diretta.
Le identità artificiali, fabbricate a partire da dati reali, non sono distinguibili dagli utenti reali, e vengono usate su larga scala contro processi di onboarding, controlli di accesso e verifiche dei flussi di lavoro che non sono stati progettati per rilevarle. Sempre secondo Integrity360, il 76% delle aziende ha segnalato un aumento degli attacchi all'identità basati sull'Intelligenza Artificiale, mentre il 69% ha paura che il social engineering indebolisca in modo significativo le proprie difese. E non si tratta di previsioni, ma di osservazioni su quello che sta già accadendo.
Il perimetro della sicurezza si è spostato, ma a questo non è corrisposto un rapido adeguamento delle strategie di sicurezza.
Il tradizionale perimetro della rete non esiste più, perché moltissime applicazioni risiedono fuori dall'infrastruttura aziendale. Gli utenti si autenticano da qualsiasi luogo, e con qualsiasi dispositivo.
L'accesso viene concesso in modo dinamico, attraverso piattaforme cloud, strumenti SaaS, API e processi di automazione che moltiplicano il patrimonio di identità ben oltre ciò che qualsiasi team può gestire manualmente.
In questo modello, l'identità è lo strumento di controllo: il meccanismo attraverso il quale viene presa ogni decisione di accesso, viene concesso ogni privilegio, e viene autorizzata ogni sessione.
Questo significa che quando una identità viene compromessa l'autore dell'attacco non ha bisogno di eludere i controlli di sicurezza ma li utilizza semplicemente come ogni utente legittimo, muovendosi lateralmente, aumentando i privilegi, stabilendo la persistenza, cose che possono apparire normali agli strumenti che monitorano le anomalie tecniche e quelle comportamentali.
L'Intelligenza Artificiale peggiora la situazione. I patrimoni di identità più grandi e complessi – con politiche incoerenti, autorizzazioni eccessive e visibilità limitata – sono gli ambienti in cui prosperano gli attacchi automatizzati. Gli aggressori riescono a mappare i percorsi dei privilegi, identificare account di alto valore e prendere di mira i punti deboli più velocemente di quanto qualsiasi analista umano possa seguire. Quello che cercano gli aggressori è un accesso privilegiato, ovvero le credenziali in grado di disabilitare gli strumenti di sicurezza, di accedere a infrastrutture critiche o di stabilire persistenza in un ambiente, che valgono molto più di un account utente standard.
Molte violazioni di alto profilo, infatti, non comportano un exploit tecnico perché gli aggressori utilizzano credenziali legittime ottenute tramite ingegneria sociale, furto di credenziali o dirottamento delle sessioni. Il punto di ingresso è semplice, e l'impatto è catastrofico.
A questo si aggiunge il fatto che la finestra tra la compromissione iniziale e il danno si sta riducendo man mano che l'Intelligenza Artificiale accelera tutte le fasi della catena di attacco.
Le aziende che ancora oggi si difendono partendo dal presupposto che gli utenti interni con accesso privilegiato sono implicitamente considerati affidabili stanno correndo un rischio che non hanno ancora quantificato.
Zero Trust è il framework di sicurezza dominante dell'era del cloud, grazie alla sua logica solida: verificare sempre, non fidarsi mai. Ma è forte tanto quanto il livello di identità sottostante, perché la verifica continua non è sicurezza continua se quello che viene verificato può essere falsificato, replicato o dirottato durante il transito.
In un panorama di minacce guidato dall'Intelligenza Artificiale, la verifica non può essere un evento una tantum al momento del login. Deve essere comportamentale, contestuale e continua, e deve monitorare non solo se qualcuno si è autenticato con successo ma anche se tutto quello che fa dopo l'autenticazione è coerente con chi dice di essere. Le decisioni di accesso devono adattarsi in tempo reale, sulla base di segnali di rischio che vanno ben oltre le credenziali statiche. Secondo Integrity360, la sicurezza nel 2026 non può essere limitata a una schermata di accesso con un doppio fattore di autenticazione delle identità, ma deve eseguire una valutazione continua e adattiva di ogni identità, di ogni sessione, e di ogni decisione di accesso, che parte dal presupposto che le identità sono prese di mira per cui è necessaria un'architettura per contenere il danno quando questo accade.
Le organizzazioni che ancora oggi trattano l'identità come un perimetro, piuttosto che come un processo, sono le prime che impareranno la lezione della sicurezza a proprie spese.
Informazioni su Integrity360
Integrity360 è uno dei principali specialisti europei nel campo della sicurezza informatica, con 12 sedi regionali in Europa e in Africa. Il gruppo offre una gamma completa di servizi professionali di supporto e gestione della sicurezza informatica che vanno dalla valutazione dei rischi alla protezione, dal rilevamento alla risposta, nei settori della finanza, delle assicurazioni, della pubblica amministrazione, della sanità, della vendita al dettaglio, delle telecomunicazioni e dei servizi pubblici, agendo come partner strategico delle aziende.
Il CorrieredelWeb.it è un periodico telematico nato sul finire dell’Anno Duemila su iniziativa di Andrea Pietrarota, sociologo della comunicazione, public reporter e giornalista pubblicista, insignito dell’onorificenza del titolo di Cavaliere al merito della Repubblica Italiana.
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Da qui l’ambizione ad essere una piena espressione dell'Art. 21 della Costituzione Italiana.
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