Il
primo pilastro è l'innovazione, intesa soprattutto come capacità di ripensare
strumenti consolidati per rispondere alle emergenze socio-ambientali del nostro
tempo. Un'innovazione che promuove una sostenibilità sistemica con
l’obiettivo di non lasciare indietro nessuno.
È proprio nell'affrontare sfide complesse
come la povertà energetica che questa strategia rivela tutta la sua
efficacia. A delineare con precisione i contorni di questa emergenza è stata, nel
corso dell’incontro, Paola Valbonesi, Presidente dell'Osservatorio Italiano
sulla Povertà Energetica (OIPE). Durante il suo intervento, ha illustrato
come nel 2024 la povertà energetica abbia raggiunto il picco storico del
9,1%, coinvolgendo 2,4 milioni di famiglie.
Di queste, 1,3
milioni si trovano in una condizione di spesa energetica eccessiva rispetto
al reddito, mentre ben 1,1 milioni vivono in una condizione di "povertà
energetica nascosta" ovvero sono costrette a rinunciare al
riscaldamento per contenere i costi. Un dato particolarmente allarmante
riguarda l'impatto sui più giovani: sono oltre 1 milione i minori esposti
a questa forma di vulnerabilità.
In risposta a questo scenario, i cui
dati sono fondamentali per orientare le politiche di welfare e sviluppare
interventi mirati, la campagna EnergyPOP impiega il fotovoltaico come un
mezzo per ridurre le disuguaglianze.
Ad oggi sono stati installati oltre 70 kW
di potenza fotovoltaica su quattro edifici di edilizia residenziale
pubblica a Firenze, Empoli, Catania e Santarcangelo di
Romagna (RN), oltre che sul tetto di uno degli edifici della Cooperativa
Sociale Agricoltura Capodarco a Grottaferrata (RM), portando energia pulita
e accessibile a 154 nuclei familiari e 17 lavoratrici e lavoratori della
cooperativa sociale. L'impatto è
duplice: da un lato si agisce per rispondere a un bisogno primario di
accesso all’energia; dall'altro, si contribuisce alla transizione
energetica, evitando l'emissione di oltre 28.450 kg di CO2 all'anno,
grazie alla produzione di energia pulita.
L'essenza dell'innovazione si sposta quindi
dall'oggetto alla sua funzione,
facendo del pannello fotovoltaico uno strumento di equità sociale.
Rigenerazione:
andare oltre la conservazione per ricostruire gli ecosistemi dalla terra al
mare
Il secondo pilastro, la rigenerazione,
si fonda sulla necessità di rispondere ai rischi climatici, la cui gravità è
stata illustrata durante il convegno da Luca Mercalli, Presidente
della Società Meteorologica Italiana.
Nel suo intervento, ha spiegato come
il mancato rispetto dell'Accordo di Parigi possa condurre a un aumento
termico globale fino a 5 gradi entro la fine del secolo, con una
conseguente intensificazione di siccità, eventi estremi e innalzamento del
livello del mare.
L'analisi descrive un'umanità che, nell'era
dell'Antropocene, sta superando i limiti planetari, mettendo a rischio la
sopravvivenza delle generazioni future. La possibilità di ridurre i danni però
esiste, ma richiede un impegno collettivo.
La rigenerazione attiva, ovvero
interventi mirati a ricostruire la funzionalità, la ricchezza e la capacità di
adattamento del capitale naturale, assume quindi un ruolo centrale per
fronteggiare queste sfide.
A tradurre in pratica questo principio è la campagna
Mosaico Verde che con oltre 341.000 piante messe a dimora, 336 ettari
di territorio rigenerato e 243 progetti realizzati in 19 regioni, si
afferma come la più grande iniziativa nazionale per la rigenerazione
ambientale e il ripristino degli ecosistemi.
Un'azione capillare il cui beneficio
economico e sociale è stimato in oltre 1,7 milioni di euro per
ogni anno di vita degli impianti arborei e arbustivi messi a dimora.
Mosaico Verde è un progetto di
rigenerazione ambientale che si applica a sistemi ecologici diversificati.
Si spazia dalla messa a dimora di alberi in aree verdi urbane e
boschive, a interventi a tutela di specie vegetali e animali a rischio,
come nel progetto di salvaguardia dell'orso bruno marsicano nel Parco
Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.
L'impegno si estende anche alla protezione
degli habitat marini, con interventi che hanno permesso di recuperare oltre
5 quintali di reti fantasma a Santo Stefano al Mare (IM) e Polignano a Mare
(BA), e con l’iniziativa per il ripristino della posidonia oceanica all’Isola
del Giglio.
Ogni azione è un tassello per riattivare
la funzionalità dei differenti ecosistemi dalla terra al mare, traducendo
l'impegno locale in un concreto vantaggio per la resilienza nazionale.
Cooperazione:
alleanze che generano opportunità condivise
Il terzo pilastro, la cooperazione,
nasce dalla consapevolezza che la creazione di valore condiviso richieda la
capacità di mettere in comune competenze, risorse e responsabilità. La
CSR si configura così come uno spazio di raccordo tra aziende, enti locali e
terzo settore, capace di superare la frammentazione e favorire percorsi partecipati
che rafforzano progettualità già attive nei territori, creando le condizioni
perché possano crescere, consolidarsi e accedere a nuove opportunità.
È da questa idea di cooperazione strutturata
che si sviluppa la campagna Ortofrutteto Solidale Diffuso che, grazie al
sostegno delle aziende partner e alla collaborazione con oltre 35
cooperative sociali, ha portato alla realizzazione di 59 ortofrutteti
e alla messa a dimora di 4.960 piante. In tutti i progetti la tutela
della biodiversità e la creazione di fonti di reddito alternative diventano
il mezzo per sostenere l'inclusione sociale e lavorativa di donne e
uomini in condizioni di svantaggio che vengono coinvolti in percorsi di
formazione e reinserimento, pensati per restituire loro autonomia e fiducia. Tra
questi, i detenuti del carcere di Sollicciano (FI), le detenute della Casa
Circondariale di Genova Pontedecimo e le persone accolte dalla
Coop. Sociale La Nuova Arca e dalla Cooperativa Terra Felix di Caserta,
impegnata quest’ultima in progetti di agricoltura sociale su terreni confiscati
alla criminalità organizzata.
È il concetto di ecologia integrale*
che si fa azione, segnando la fine della separazione tra interventi
sociali e ambientali. I progetti più efficaci sono infatti
quelli che danno luogo a un "doppio impatto", tutelando la
natura e favorendo al contempo l'inclusione di persone fragili.
La cooperazione
assume così una duplice dimensione: da un lato, mette in relazione imprese,
enti locali e terzo settore; dall’altro, integra finalità ambientali e sociali
all’interno di una visione comune. In questo modo, la Responsabilità Sociale
d’Impresa supera la logica della somma di singoli progetti e si afferma
come modello integrato di intervento, capace di amplificare l’efficacia
delle iniziative e generare benefici concreti e diffusi per le comunità.
«Analizzando l’evoluzione
dei progetti che in questi anni abbiamo realizzato, emerge come la CSR sia
cambiata nel tempo: da iniziative una tantum a un sistema di 'welfare
generativo', in cui l'obiettivo non è più semplicemente 'restituire'
qualcosa alla comunità, ma 'co-investire' nel suo futuro per rafforzare il
tessuto sociale e rigenerare il capitale naturale» spiega Sandro
Scollato, Amministratore delegato di AzzeroCO2 . «Parallelamente,
l'investimento in CSR è diventato uno strumento chiave di coinvolgimento. Il
volontariato aziendale, in particolare, rafforza l’engagement perché crea un
legame diretto tra dipendenti, impresa e territorio, generando un impatto più
profondo e strutturato. Quando le persone si sentono parte attiva del processo, infatti,
sostengono con più forza le soluzioni adottate e contribuiscono a creare una
cultura diffusa di solidarietà e tutela ambientale».
E il futuro della CSR? Per provare a
rispondere a questa domanda, in occasione del convegno si sono tenuti i
"Greendates": tavoli di lavoro pensati per favorire il confronto
e creare sinergie operative tra le 25 aziende partecipanti. Un’opportunità
concreta per condividere best practice replicabili, immaginare progetti comuni
e dare avvio a nuove partnership. Dal confronto è emerso che il 68% delle
imprese presenti ha investito in progetti di CSR da almeno 5 anni. Tra gli
strumenti e le pratiche già adottate figurano bilanci di sostenibilità,
certificazioni e politiche di diversity & inclusion. Si evidenzia anche un
quadro chiaro delle priorità future: per l’87% delle aziende gli ambiti di
investimento prioritario saranno l'ambiente, l'inclusione sociale e il welfare
aziendale.
«Il
volto della Responsabilità Sociale d'Impresa sta cambiando, e le campagne che
portiamo avanti con AzzeroCO2 ne sono la prova concreta. Le
direttrici di innovazione, rigenerazione e cooperazione che le guidano
rappresentano la strada maestra per accelerare la transizione ecologica del
nostro Paese. Abbiamo infatti compreso sul campo che le due giustizie,
ambientale e sociale, sono inscindibili. Per questo, il nostro agire punta a
investire sulla resilienza complessiva, riconoscendo nella salute degli
ecosistemi e nella coesione delle comunità le fondamenta del nostro futuro» ha
dichiarato Stefano Ciafani, Presidente di Legambiente.
«Il
nostro ruolo non è portare soluzioni calate dall'alto -
ha concluso Barbara Meggetto, Presidente di Legambiente Lombardia –
ma essere alleati dei territori. Questo significa affiancarli e costruire
insieme risposte concrete che nascono dall'ascolto e sono modellate sulle
esigenze specifiche di ogni contesto. È proprio questa vicinanza la chiave
dell'efficacia di ogni progetto, perché garantisce che l'impatto generato metta
radici profonde, agendo sulle cause e non solo sui sintomi, diventando così un
vero atto di cura e di sviluppo».
*
Concetto cardine dell'enciclica Laudato si' di Papa Francesco
Il
convegno è stato patrocinato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza
Energetica