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giovedì 2 luglio 2026
Gela : Festa di Maria Santissima delle Grazie
mercoledì 1 luglio 2026
Maria Rossi, la Chef custode della tradizione cilentana .
CASTELLABATE - Maria Rossi è la storica Chef del Ristorante K’ di San Marco di Castellabate, locale di cui nelle scorse settimane abbiamo parlato per aver accolto tra i propri clienti numerosi volti noti. Tra gli ultimi ospiti illustri figura anche l’attore e conduttore Claudio Bisio, impegnato proprio in questi giorni a Castellabate nelle riprese del nuovo film Bentornati al Sud, insieme ad Alessandro Siani e Angela Finocchiaro.
Si dice che “a tavola non si invecchia mai” e, soprattutto nel Cilento, la cucina rappresenta un autentico patrimonio culturale. Qui il cibo non è soltanto nutrimento, ma identità, tradizione e memoria.
Maria Rossi, fiera delle proprie origini cilentane, porta tutto questo nei suoi piatti da molti anni. Con passione e dedizione, affiancata dalla nipote Imma, figlia del titolare Vincenzo Durazzo, realizza ogni giorno specialità che raccontano il territorio. Ogni portata viene curata nei minimi dettagli, senza artifici o inutili effetti scenografici: protagonista assoluta è la qualità della materia prima.
Il pescato fresco del giorno incontra i prodotti della terra in abbinamenti semplici ma ricercati. Un filetto di tonno appena scottato può essere servito su un letto di zucchine alla scapece, mentre le celebri alici di Castellabate vengono proposte in numerose varianti, preparate con la sapiente esperienza di Donna Rosaria, moglie del titolare e instancabile custode delle ricette di famiglia.
Tradizione, dunque, ma anche evoluzione. Al Ristorante K’, affacciato sulla storica piazzetta di San Marco di Castellabate, ogni piatto diventa un viaggio nei sapori del Cilento. Tra il suono della torre campanaria e il profumo delle portate appena servite, ogni esperienza lascia nel visitatore un ricordo destinato a durare nel tempo.
La Chef ha una filosofia culinaria ben precisa, che emerge chiaramente in ogni sua creazione.
«La mia cucina parla una lingua sola: quella della tradizione, della genuinità e del territorio cilentano. Qui non si creano opere d’arte in miniatura, ma piatti sostanziosi e veraci che raccontano la storia della nostra terra e del nostro mare.»
Parole che riassumono perfettamente lo spirito di una cucina autentica, capace di valorizzare il territorio senza rinunciare alla qualità e alla passione che da sempre contraddistinguono Maria Rossi.
Redazione Web
ASSOVETRO: COMPETITIVITA' E POLITICHE EU ALL' ASSEMBLEA del 3 LUGLIO
L’Assemblea di Assovetro nominerà anche il nuovo Presidente.
Roma, 3 luglio 2026 -ore 11- Palazzo Ripetta, Via di Ripetta 231
Ecco il programma:
PARTE PUBBLICA
11:00 – 11:30 Relazione del Presidente
Saluti istituzionali (videomessaggio)
Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy
11:35 – 12.25 TAVOLA ROTONDA
“Il settore del vetro in Italia: competitività, transizione e
politiche europee”
Nicola Procaccini, Europarlamentare (videocollegamento)
Stefano Besseghini, Già Presidente dell’Autorità Regolazione
Energia, Reti e Ambiente (ARERA) (videocollegamento)
Elena Donazzan, Europarlamentare
Stefano Cavedagna, Europarlamentare
12:30 – 13:15 TAVOLA ROTONDA
“Politica energetica e politica industriale: le leve per il
futuro della manifattura italiana”
Federico Boschi, Capo Dipartimento Energia, Ministero
dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica
Fabrizio Penna, Capo Unità di Missione PNRR, Ministero
dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica
Paolo Casalino, Direttore Generale per la politica industriale,
la riconversione e la crisi industriale, l'innovazione, le PMI e il
made in Italy, Ministero delle Imprese e del Made in Italy
Andrea Montanino, Direttore Strategie Settoriali e Impatto
Cassa Depositi e Prestiti
Conclusioni:
del Presidente eletto Assovetro
Modera: Celestina Dominelli, giornalista “Il Sole 24
Guerra in Iran riprende il conflitto dopo la firma del memorandum in svizzera, la strategia di Israele sugli accordi
martedì 30 giugno 2026
REDDITI E IRPEF IMMIGRATI

sabato 27 giugno 2026
Ragusa il 3° Forum sulle stragi in Italia. Un confronto sulla storia nelle sue trasformazioni violente della politica che hanno determinato molti nodi irrisolti della nostra Repubblica
giovedì 25 giugno 2026
Kyoto Club: il DL sul Nucleare rallenta la transizione energetica
Kyoto Club: il DL sul Nucleare rallenta la transizione energetica
Al centro del convegno annuale dell'associazione le proposte per ridurre i costi dell'energia puntando su rinnovabili, accumuli ed efficienza.
Le politiche energetiche sono oggi al centro delle sfide economiche, industriali e geopolitiche che l'Europa si trova ad affrontare. In questo contesto, ridurre i costi dell'energia per cittadini e imprese e accelerare la decarbonizzazione rappresentano obiettivi strettamente collegati. Per Kyoto Club la priorità deve essere quella di rafforzare gli investimenti nelle energie rinnovabili, negli accumuli, nelle reti e nell'efficienza energetica, settori in grado di contribuire fin da subito alla riduzione delle emissioni e della dipendenza dai combustibili fossili.
Per anni il successo della transizione energetica è stato misurato in megawatt di energia rinnovabile prodotta. Oggi la vera sfida è un’altra: essere in grado di accumularla e renderla disponibile quando serve. Il nostro Paese punta a un ambizioso obiettivo di capacità di accumulo entro il 2030 che richiede non solo nuove tecnologie, ma la costruzione di una filiera strategica per la competitività nazionale che, in un contesto come quello attuale, segnato dalla volatilità strutturale dei prezzi del gas, permette di ridurre i costi e la dipendenza energetica dai combustibili fossili verso una proficua decarbonizzazione", spiega Letizia Magaldi, Presidente di Kyoto Club.
Nel corso del convegno annuale dell'Associazione, dedicato al tema "Il futuro desiderabile delle politiche energetiche: proposte per la riduzione dei costi dell'energia, per aziende e cittadini", è stato sottolineato come anche il prossimo Quadro Finanziario Pluriennale dell'Unione europea 2028-2034 debba sostenere con decisione la transizione energetica e il rilancio industriale europeo.
«Il disegno di legge delega con cui il Governo italiano intende riaprire la strada al nucleare rischia di distogliere attenzione e risorse dalle vere priorità della transizione energetica: accelerare la diffusione del solare fotovoltaico e dell'eolico, insieme agli accumuli, alle reti e all'efficienza energetica. Gli Small Modular Reactors vengono spesso presentati come una soluzione innovativa, ma si tratta di tecnologie che non hanno ancora dimostrato la propria competitività economica e industriale. Come evidenzia anche un recente studio della Banca d'Italia, i grandi progetti nucleari realizzati negli ultimi anni in Europa e negli Stati Uniti hanno registrato forti ritardi e costi finali molto superiori alle stime iniziali. Nel frattempo, il peso del nucleare nella produzione mondiale di elettricità è sceso dal 17% del 1996 a circa il 9,5% attuale, mentre le fonti rinnovabili continuano a crescere rapidamente. Anche in Italia diversi studi indicano che un sistema energetico basato quasi interamente sulle rinnovabili è tecnicamente ed economicamente realizzabile. Come dimostra anche il progetto ‘Per un salto di classe’ promosso da Kyoto Club, una delle sfide più urgenti riguarda la riqualificazione energetica degli edifici, che rappresentano circa il 43% dei consumi finali di energia. La priorità dovrebbe quindi essere accelerare gli investimenti nelle tecnologie e negli interventi che possono ridurre da subito emissioni, bollette e dipendenza energetica dall'estero», afferma Gianni Silvestrini, Direttore scientifico di Kyoto Club.
Gela: Dai grani di Sicilia una festa dedicata al pane
Il pane cibo millenario che ha forgiato l’alimentazione dei popoli ritorna nella storia ad essere protagonista a Gela dove il 26 -27 e 28 di Giugno dove si svolge la festa del pane. Gli stand che daranno al pubblico la possibilità di degustare il prezioso cibo sono localizzati in Piazza S. Francesco e Viale Mediterraneo nella zona antistante la sede del consesso civico di Gela una zona centralissima che manifesta tutto il suo splendore attraverso la Cattedrale e le mura Federiciane con le Torri che ancora sovrastano il poggio che dona una visione unica sul mare. Un evento organizzato dal Comune di Gela in collaborazione e patrocinio del Ministero dell’Agricoltura della Sovranità Alimentare e delle Foreste, dalla Regione Sicilia attraverso l’Assessorato al turismo sport e spettacolo, l’Assessorato dell’Agricoltura e dello sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea e Gela Med (mare storia e futuro) .
La città fondata anticamente dai
greci intorno al 689 a.C. ebbe da subito il nome di Gèla ed è stata una delle poleis
siceliote più importanti e raggiunse il
massimo sviluppo nel V secolo a.C. sotto il tiranno Ippocrate che la ricoprì di
edifici sacri e la rese la maggiore città-stato siceliota. Dopo essere stata
distrutta dai cartaginesi, venne ricostruita da Timoleonte e protetta
da una spessa cinta di fortificazioni. In epoca medievale fu ricostruita Federico
II di Svevia con il nome di Eraclea. Successivamente prese il nome di
Terranova, che mantenne sino al 1927, quando fu restituita del toponimo
originale. Sede del congresso per la Pace del 424 a.C.
La paternità
Greca oggi ha fatto emergere dal sottosuolo e dal mare antistante vari reperti
oggi custoditi presso il museo regionale di “Mulino a vento” dove trovasi nelle
aree prospicenti di Borgo Littorio il nuovo Museo del mare inaugurato nel Febbraio
2026 che contiene uno dei reperti più suggestivi della storia dei commerci e
della centralità nel mediterraneo dell’antica Géla. La nave ritrovata nel 1988
ed affondata ad 800 metri dal litorale di Gela tra il VI e il V Secolo a.C. misurava
17 x 4,30 metri di produzione Chiota (500-475 a.C.) ha dato alla luce ceramiche
attiche, vasi di imitazione ionica, aree votive, coppe e suppellettili. La
presenza della nave in rada indica come Gela sia stata un’importante area
denominata “Emporia dell’aria mediterranea” che tra il VI ed il V secolo
caricavano e scaricavano continuamente merci tra cui il grano.
La varietà dei grani antichi collegati al grano duro prodotto dalla stessa Gela
è di circa 52 specie e rappresentano delle specie autoctone che nascono e
crescono in Sicilia rispetto alle 192 specie presenti in Italia nel 1927. In Gazzetta
Ufficiale del 31 marzo 2018 un decreto ministeriale ha sancito ben 16 varietà da conservazione di specie agrarie di grani al relativo registro
nazionale; indicandone “la zona di origine, la zona di produzione delle
sementi, la superficie destinata alla coltivazione e, considerato
l’investimento unitario tipico della zona di coltivazione, e i limiti
quantitativi per produzione annuale delle sementi per ciascun responsabile del
mantenimento in purezza”.
Nel particolare, la Sicilia, dove la semola di grano duro è utilizzata anche per la produzione di pane, è la seconda regione italiana per produzione di questo cereale, con quasi 264.000 ettari coltivati e oltre 682.000 tonnellate di grano prodotte, secondo i dati Istat del 2022. Storicamente la presenza dei grani duri risale al 5000 a.C. e dopo questi si svilupparono in Tunisia, Marocco e Algeria e Sicilia dove ha la massima diffusione. Le condizioni ambientali hanno favorito l’adattarsi ed evolversi di specie autoctone. Il processo di selezione sia naturale che umana, nonché l'insediamento di diverse popolazioni in Sicilia, ha portato all'introduzione e alla selezione di un gran numero di varietà locali di grano. Pertanto, la diversità genetica di Triticum si è accumulata nel corso dei secoli e ha raggiunto il massimo all'inizio del secolo scorso quando i selezionatori iniziarono la distribuzione di nuove varietà migliorate. (Ugo de Cillis).
Anticamente la Sicilia ebbe ruolo di “Granaio
di Roma”, che fu prerogativa dell’isola dopo la conquista romana, fino a
quando questo fu assunto dall’Egitto, con la sua conquista nel 31 a.C. Celebre
è il detto di Catone il Censore (234-149 a.C.), secondo cui la
Sicilia era “il granaio della repubblica, la nutrice al cui seno il popolo
romano si è nutrito”. Vedi il sacco di Roma. Oggi Gela è una delle principali
produttrici di Grano Duro che in gran parte viene utilizzato per le sementi e
venduta a prezzi nettamente superiori dalle lobby del Grano che comprano un
prodotto eccellente a prezzi bassi e lo rivendono con un ricavo del 100%.
I dati Ismea 2025 fotografano una realtà preoccupante: i costi
medi di produzione del grano duro nell’area di Sicilia-Puglia-Basilicata si
attestano intorno ai 318 euro a tonnellata, mentre le quotazioni di mercato
faticano a superare i 295 euro. In alcuni casi, i prezzi effettivamente
riconosciuti agli agricoltori siciliani scendono addirittura sotto i 250 euro a
tonnellata, una soglia che non consente nemmeno di coprire le spese di semina,
irrigazione e raccolta. Per chi lavora la terra, questa situazione si traduce
in perdite secche e nella prospettiva concreta di dover abbandonare le
coltivazioni creando le condizioni utili per la demolizione della storia di
Sicilia.
mercoledì 24 giugno 2026
Caldo estremo, l'allarme dello psichiatra: "A rischio la salute emotiva, serve ridisegnare le città"
Caldo estremo, l'allarme dello psichiatra: "A rischio la salute emotiva, serve ridisegnare le città".
Vincenzo Barretta (centro Noesis): "Motivi fisici e chimici reali, ai quali si aggiungono il rischio isolamento e la solitudine. Bisognerebbe ridisegnare per intero città e spazi sociali".
NAPOLI — Non è solo una sensazione di malessere. Quando le temperature salgono, il caldo agisce sul cervello e sulla psiche attraverso meccanismi precisi, fisiologici e neurochimici. A lanciare l'allarme è Vincenzo Barretta, psichiatra e direttore scientifico del centro Noesis di Napoli, che invita ad allargare il campo: non sottovalutare l'impatto delle ondate di calore sulla salute mentale, certo, ma anche valutare le conseguenze sulla salute emotiva e comportamentale, soprattutto delle persone più fragili, in correlazione a come gli eventi meteorologici estremi impattino sempre più fortemente sulla vita e le relazioni delle persone.
«Il caldo attiva i termorecettori e induce uno stato di allarme che aumenta la produzione di cortisolo, l'ormone dello stress, e altera i neurotrasmettitori che regolano l'umore, come serotonina e dopamina» spiega Barretta. «A questo si aggiunge un sovraccarico cognitivo: per mantenere costante la temperatura corporea, l'organismo dilata i vasi e la pressione cala, generando affaticamento mentale, irritabilità, perdita di concentrazione e minore tolleranza alle frustrazioni. Le notti calde, infine, ostacolano il sonno e le sue fasi di recupero, acuendo ansia e sintomi depressivi».
L'effetto è particolarmente marcato su chi convive già con un disturbo psichico. Durante l'ondata di calore del luglio 2023, gli accessi ai pronto soccorso sono aumentati in media del 30%, con punte maggiori nelle città del Centro-Sud, un fenomeno ripresentatosi anche negli anni successivi. Uno studio pubblicato su Scientific Reports nel 2024 ha analizzato gli accessi ai pronto soccorso in Campania nelle estati dal 2016 al 2019, rilevando un aumento statisticamente significativo durante le ondate di calore, già al raggiungimento dei 39 °C di temperatura percepita.
«Le temperature estreme aumentano gli accessi al pronto soccorso per attacchi di panico e acutizzano la depressione. Nel disturbo bipolare il caldo è correlato a un incremento degli episodi maniacali, mentre nella schizofrenia e nelle psicosi, dove la capacità di termoregolazione è ridotta, possono aumentare gravità dei sintomi, ricoveri e persino la mortalità» avverte lo psichiatra. «C'è poi un nodo spesso ignorato: alcuni psicofarmaci come litio, antipsicotici e antidepressivi ostacolano la sudorazione o inibiscono lo stimolo della sete, aumentando il rischio di disidratazione. Nei mesi più caldi serve una supervisione medica per eventuali aggiustamenti di dosaggio».
Ma per Barretta il problema non si esaurisce nei meccanismi neurochimici e nelle interazioni farmacologiche. C'è una dimensione che la cronaca dell'emergenza estiva tende a trascurare, e che invece pesa quanto i gradi sul termometro.
«Ai motivi fisici e chimici, che sono reali e documentati, si aggiunge un fattore che chiamerei ambientale nel senso più ampio: il rischio di isolamento e di solitudine» spiega lo psichiatra. «Il caldo svuota gli spazi pubblici, costringe in casa chi è più fragile, interrompe le relazioni quotidiane, e questo sulla salute emotiva e comportamentale dell’individuo pesa eccome. L'anziano che non esce, la persona con un disturbo psichico che salta gli appuntamenti, chi vive solo e smette di vedere qualcuno per giorni: sono tutte situazioni in cui il caldo non agisce solo sul corpo, ma erode la rete di contatti che tiene insieme una persona. E l'isolamento, lo sappiamo, è esso stesso un fattore di rischio per la salute».
È qui che, secondo Barretta, l'approccio puramente sanitario mostra i suoi limiti. «Ogni estate ci attrezziamo per resistere: bollettini, numeri verdi, raccomandazioni a bere e a stare all'ombra. Sono misure necessarie, ma restano una risposta d'emergenza a un problema che ormai è strutturale. Continuiamo a trattare il caldo come un evento eccezionale, quando è diventato una condizione ricorrente con cui dovremo convivere per decenni». La proposta dello psichiatra sposta il piano del discorso dalla medicina all'urbanistica. «Bisognerebbe ridisegnare per intero le città e gli spazi sociali. Penso all'ombra come a un bene pubblico da progettare, non lasciato al caso: alberature vere, verde diffuso, percorsi che permettano di muoversi senza esporsi. Penso a luoghi di socialità accessibili e freschi, dove chi è solo possa continuare a incontrare gli altri anche quando il termometro sale. Penso a una città che protegga la salute emotiva e comportamentale dei suoi abitanti più fragili invece di costringerli a rinchiudersi».
Una visione che intreccia salute mentale, politiche climatiche e progettazione degli spazi. «La salute non si difende solo in ambulatorio» conclude Barretta. «Si difende anche con un albero piantato nel posto giusto, con una piazza che resta vivibile a luglio, con servizi territoriali capaci di raggiungere le persone a casa prima che finiscano in pronto soccorso. Il punto non è più resistere all'estate un anno dopo l'altro, ma progettare luoghi in cui, anche quando fa caldo, si possa stare bene».
Guerra in Iran: L’ America annuncia ritiri limitati dal Libano, i negoziatori continuano il loro percorso per attuare le varie fasi dell’accordo .
giovedì 18 giugno 2026
Amianto. Muore di mesotelioma dopo aver lavorato nelle Officine ferroviarie di Foggia: dopo 17 anni la famiglia ottiene giustizia definitiva

La Corte di Cassazione conferma la condanna delle Ferrovie dello Stato.
Oltre un milione di euro alla famiglia.
18 giugno 2026 - Ci sono voluti diciassette anni dalla morte di Rocco A. e oltre undici anni di battaglia giudiziaria perché la sua famiglia ottenesse una verità definitiva.
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico delle Ferrovie dello Stato per la morte dell'ex ferroviere delle Officine Grandi Riparazioni (OGR) di Foggia, esposto all'amianto durante il lavoro e deceduto il 28 marzo 2009 a causa di un mesotelioma.
Una vicenda che non racconta soltanto una tragedia professionale, ma anche il lungo percorso di una famiglia costretta ad affrontare anni di processi per vedere riconosciute responsabilità già accertate dalla magistratura.
Rocco A., nato a Orta Nova e residente a Foggia, aveva lavorato alle dipendenze di RFI tra il 1969 e il 1971 come aggiustatore meccanico nella manutenzione dei rotabili ferroviari, intervenendo su motori, tubazioni, impianti elettrici e componenti che contenevano amianto. Le lavorazioni venivano svolte in ambienti privi di adeguata aerazione e senza efficaci misure di protezione, con una continua dispersione di polveri e fibre nell'aria. Nel dicembre 2006 arrivarono i primi segnali della malattia. Dopo la diagnosi di mesotelioma, il decorso fu rapido e drammatico. Il 28 marzo 2009 Rocco morì all'età di 68 anni, lasciando la moglie e due figli. Da quel momento iniziò una lunga battaglia per ottenere giustizia. Nonostante l'INAIL avesse riconosciuto fin da subito l'origine professionale della malattia, la famiglia ha dovuto affrontare un articolato percorso giudiziario per vedersi riconoscere integralmente i danni subiti.
Nel corso degli anni la magistratura ha riconosciuto sia il danno sofferto direttamente dal lavoratore sia quello subito dai familiari per la perdita del proprio congiunto. Le diverse pronunce hanno portato al riconoscimento di circa 200 mila euro per i danni della vittima e di circa 850 mila euro per il danno da lutto patito dalla moglie e dai figli. Nel frattempo, però, la vedova è deceduta senza poter assistere alla conclusione definitiva della vicenda. Sono stati i due figli, oggi cinquantenni, a proseguire fino all'ultimo una battaglia iniziata insieme ai genitori, portando avanti la memoria del padre e la ricerca della verità.
La decisione della Corte di Cassazione assume un valore particolarmente importante perché rende definitiva la condanna e chiude una vicenda giudiziaria che rappresenta uno dei casi simbolo dell'esposizione all'amianto nel settore ferroviario. «Questa sentenza restituisce dignità a una famiglia che ha atteso troppo tempo per ottenere giustizia e conferma ancora una volta le responsabilità legate all'esposizione all'amianto nei luoghi di lavoro. È una decisione importante non solo per i familiari di Rocco, ma anche per tutti coloro che hanno lavorato nelle Officine Grandi Riparazioni di Foggia e per le loro famiglie», dichiara l'Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell'Osservatorio Nazionale Amianto e legale dei familiari. La vicenda rappresenta una delle tante storie che testimoniano il prezzo pagato da centinaia di lavoratori esposti all'amianto nel comparto ferroviario, che continua a essere pagato anche dalle loro famiglie.
L’ONA ha aperto uno sportello di Assistenza Legale per le vittime nelle Ferrovie attraverso il sito https://www.osservatorioamianto.it o il numero verde 800 034 294.
Ragusa: Terzo Forum sulle stragi in Italia, la strage di Ustica e i terrorismi degli anni 80
L’aereo decollato da Bologna era diretto a Palermo e precipita in mare al largo dell’isola di Ustica e muoiono 81 persone tra cui i membri dell’equipaggio e i passeggeri. Tre settimane più tardi, sulla Sila, altopiano dell’appennino calabro, vengono ritrovati i resti di un aereo militare libico, un Mig 23. Le indagini sono andate per le lunghe tra mascherate soppressioni di prove a tutti i livelli istituzionali e pulitura della scatola nera. Solo una telefonata anonima quella del 6 maggio 1988 fatta a Rai 3 pone il dubbio sulla verità L’uomo al telefono si qualifica come “aviere in servizio a Marsala la sera dell'evento della sciagura del DC-9” e di quei tracciati dice: “Noi li abbiamo visti perfettamente. Soltanto che il giorno dopo, il maresciallo responsabile del servizio ci disse praticamente di farci gli affari nostri e di non avere più seguito in quella vicenda. La verità è questa: ci fu ordinato di starci zitti”.
A parlarne nel forum di Venerdì 26 giugno 2026 il prof. Carlo Ruta direttore del laboratorio degli annali di Ragusa che attuerà la sua relazione di base sui fatti storici, seguiranno nell’ordine Giuseppe Lumia già Presidente della Commissione Parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle Mafie, Stefania Limiti Giornalista saggista ed esperta dello stragismo Italiano, Stefania Campo Deputata all’Assemblea Regionale Siciliana, Corredo De fecondo Luogo Tenente in congedo della Guardia di Finanza, Corrado Fianchino ingegnere già docente dell’Università di Catania. Modererà l’incontro Gianluca Floridia Operatore Sanitario e Volontario Civile. L’evento sarà trasmesso in diretta via Facebook attraverso AMLAB (Area Multimediale degli annali di Storia).
Disclaimer
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