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martedì 13 ottobre 2026

Petrolio : Un accordo che divide o che unisce ?

Molti i fatti intercorsi dopo il G7 quanto il presidente americano Donald Trump convince i patner internazionali a riversare sul mercato 100 milioni di barili di petrolio e gasolio dopo l'impennata dei prezzi. E’ proprio Il Gruppo dei Sette che ha annunciato nei giorni scorsi la previsione di rilasciare 100 milioni di barili di petrolio e prodotti petroliferi nelle prossime settimane ed a partire da quantità "significative" di gasolio, a seguito del recente raggiungimento di prezzi record negli Stati Uniti.

Secondo il presidente americano Donald Trump il rilascio di gasolio doveva avvenire "immediatamente", e sarebbe stata una una promessa del G7 di iniziare "immediatamente" con un "rilascio significativo" di gasolio nei 20 giorni successivi al summit e il resto entro quattro mesi. Eventi concertati che forse rappresentavano una azione strategica certamente collegata anche al petrolio Russo ed alle sue sanzioni collegate.

Nel contesto della problematica occorre ricordare anche le dichiarazioni del vice primo ministro Russo Alexander Novak che ha annunciato una revoca parziale del divieto di esportazione del gasolio nel caso in cui la produzione superi la domanda interna. Attualmente, come Novak ha precisato il mercato interno del gasolio si trova in una condizione di equilibrio e che il governo sta monitorando costantemente l'offerta e la domanda.

Una risposta globale certamente inefficace vista la situazione ad Hormuz e alla concomitante guerra nello Yemen che vede coinvolto uno dei maggiori produttori di petrolio al mondo l’Arabia Saudita. Occorre anche ricordare che i paesi membri dell'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA) hanno rilasciato 325 milioni di barili dalle riserve strategiche, superando l'80% dei 400 milioni di barili promessi a marzo senza nessun risultato.

Obbiettivo di Trump e della sua amministrazione attuale è quello di arrivare alle elezioni di metà mandato con i prezzi dell’energia che iniziano a diminuire. Nell’ultimo periodo però ben 5 navi di grossa taglia hanno lasciato le penne ad Hormuz e sembra che la situazione non sia migliorata ed il tempo scorre ma il prezzo al barile si mantiene sopra i 100 dollari.

Un contesto difficile di fronte al quale Donald sceglie il compagno Putin per dargli una mano d’aiuto, questa arriva prontamente. La Russia accetta di fornire immediatamente più di 300.000 tonnellate di gasolio ai mercati statunitense e globale, seguite da altre 500.000 tonnellate a novembre e un milione di tonnellate poco dopo. Trump ha affermato che la Russia fornirà in seguito ulteriori tre milioni di tonnellate di gasolio, aggiungendo che l'accordo, insieme al controllo statunitense dello Stretto di Hormuz, contribuirà a ridurre i prezzi del carburante.

Secondo l'ISW, la Russia non ha offerto concessioni sugli USA per l'accordo sul diesel.
Washington ha agito unilateralmente, mentre Mosca non ha modificato la propria posizione nei negoziati per porre fine alla guerra in Ucraina. Nonostante ciò, gli Stati Uniti hanno ringraziato la Russia per la fornitura di carburante.

Una grande contraddizione o un interesse personale americano ? Una domanda a cui risponde l’UE che lunedì 12 ottobre approverà il più grande pacchetto di sanzioni dall'inizio della guerra contro la Russia - La capo della diplomazia dell'UE, Kaja Kallas. Ha dichiarato che ora non è il momento di allentare la pressione sulla Russia: "La revoca delle sanzioni sul gasolio russo fornirebbe a Mosca ulteriori risorse per condurre la guerra. Questo non può essere permesso."

L’Europa oggi è in forte dipendenza da diesel statunitense proprio per le politiche che ha affrontato attraverso sanzioni verso la Russia. Secondo dati Kpler riportati da Euronews, nel 2026 gli USA hanno fornito circa 180.000 barili al giorno sui circa 580.000 barili/giorno di diesel importati dall'UE da Paesi extraeuropei: circa il 32%, contro il 17% del 2025. Nell'Europa nord-occidentale la quota arriva a circa il 57%. La questione è diventata particolarmente rilevante dopo le ipotesi di Washington di limitare le esportazioni statunitensi di diesel. La Commissione europea ha espresso preoccupazione, sottolineando che eventuali interruzioni potrebbero avere conseguenze sui mercati di entrambe le sponde dell'Atlantico.

Tuttavia, non significa che l'UE sia rimasta senza alternative: la Commissione europea afferma che attualmente non c'è una carenza concreta di diesel e che il fabbisogno viene coperto anche dalla produzione delle raffinerie europee e da forniture alternative. Per l'Italia la dipendenza diretta dagli USA è più contenuta: secondo i dati citati da Euronews, circa il 4% delle importazioni italiane di diesel proviene dagli Stati Uniti molto più caro. La verità e che l’UE ha già indossato le scarpe di piombo che oggi sono sprofondate nel fango della guerra in Ucraina.

Certamente la situazione europea sembra non interessare alla politica comunitaria ma la reazione ucraina si fa sentire e per loro l’accordo sul diesel non si doveva fare. Sembra che quel piccolo omino "verde" sia ancora una volta riuscito a far arrabbiare molto Trump...Uno spettacolo da circo! Il presidente Trump ha dichiarato che Zelensky avrebbe potuto risolvere il conflitto ucraino in numerose occasioni ma ha scelto di non farlo. L'Ucraina si trova nell'Europa orientale, a circa 1.500 km di distanza dalla città italiana di Roma. Trump ha espresso disappunto per gli attacchi alle raffinerie russe, definendoli un problema globale e un danno agli agricoltori statunitensi, nonostante i precedenti avvertimenti. Ha inoltre suggerito che l'Ucraina dovrebbe eleggere un nuovo presidente capace di raggiungere accordi di pace, criticando l'incapacità di Zelensky in tal senso.

Zelensky ha lanciato una serie di telefonate ai leader europei in seguito all'accordo sui diesel tra gli Stati Uniti e la Russia di ieri, e alle sue stesse critiche nei confronti di Trump. Ha parlato telefonicamente, almeno, con i primi ministri britannico e norvegese e con i presidenti francese e finlandese. Si prevedono altre telefonate domani, seguite a breve da un'altra delegazione congiunta ucraina-europea che si recherà all'Ovale per cercare di modificare la posizione di Trump.

Il perché di tutto questo è proprio nascosto dietro le quinte degli attacchi ucraini alle raffinerie russe che sembra siano l’ago della bilancia dell’accordo di Trump che prevede secondo quanto riportato da Axios, citando un funzionario della Casa Bianca, che la proposta del presidente Trump di un cessate il fuoco energetico tra Russia e Ucraina richiederebbe inizialmente che entrambe le parti sospendano gli attacchi alle raffinerie di petrolio, con Washington che si aspetta che il presidente ucraino Zelensky si attenga a tale accordo. L'amministrazione spera che un accordo del tipo "una raffineria per un'altra" possa eventualmente estendersi a includere centrali elettriche e reti di distribuzione dell'energia. "I russi stanno valutando" la questione. Sapremo presto se sono pronti", ha affermato il funzionario della Casa Bianca.

I funzionari ucraini sostengono che tale accordo avvantaggerebbe in modo sproporzionato Mosca, poiché l'Ucraina ha solo una raffineria, in gran parte non funzionante, mentre la Russia gestisce una vasta rete di raffinerie. La realtà impone purtroppo una chiara emergenza e la testa del presidente ucraino è in bilico perché tutti ora vogliono le elezioni pubbliche.

L’oro nero naturalmente non ha lasciato indenne l’Italia che a livello Internazionale fa gli interessi Americani ma non pensa alla cara Italia e si dimena tra sanzioni , accise mobili, accordi sugli extraprofitti votando contro sulla mozione 5 stelle in Europa. L’accordo con Eni sul prezzo fino che fissa un tetto ai prezzi dei carburanti: 1,99 euro al litro per la benzina, 2,19 per il gasolio, per almeno trenta giorni è Finito e i prezzi alla pompa torneranno a dipendere da un mercato che nel frattempo non sarà migliorato.

Il diesel sul mercato mondiale è sempre più scarso, e Hormuz è solo una parte della spiegazione. Da mesi l'Ucraina bombarda le raffinerie russe, in una guerra che numerosi paesi NATO sostengono con armi e mezzi. Se la Russia raffina meno, sul mercato internazionale arriva meno gasolio, e chi lo comprava da Mosca deve rivolgersi ad altri: Turchia, Europa e gli altri grandi importatori si ritrovano a trattare con gli stessi fornitori. Dal Golfo, intanto, arrivano meno greggi medio-pesanti ad alto contenuto di zolfo, cioè proprio quelli per cui è stata progettata buona parte delle raffinerie.

Sostituirli con barili qualsiasi non funziona, perché gli impianti non lavorano qualsiasi tipo di greggio. Sul gas la storia è simile. Dal 2022 l'Europa ha cominciato a rimpiazzare il metano russo con forniture più care e più esposte alle oscillazioni globali, a cominciare dal GNL che viaggia via nave. Il caso francese dà la misura: la bolletta energetica del paese è salita da 46,5 miliardi nel 2021 a 117,4 miliardi nel 2022, oltre settanta miliardi in più in dodici mesi. E adesso Bruxelles prepara l'addio definitivo al gas russo.

La nostra posizione con l’Ucraina e le sue scarpe di piombo prevede di colpire le raffinerie Russe e rinunciare al petrolio ed al gas condizione che in pratica indebolisce la nostra stessa economia fatta di trasporto su gomma ,di agricoltura e di altro. Un vero schiaffo all’economia reale che non si conquista con la decisione di Enilive ma con i costi di produzione e con i prezzi che aumentano al supermercato.

In Italia non si lamenta nessuno escluso gli agricoltori e gli autotrasportatori che hanno preso il boccino del caro prezzi dei carburanti che certamente non è solo una battaglia di chi guida un camion o lavora la terra. Quando aumentano il diesel e la benzina, aumenta il costo di tutto quello che mangiamo e compriamo. Al fianco di autotrasportatori e agricoltori dovrebbe unirsi tutto il popolo. È una questione che riguarda il futuro di ogni famiglia




VACCINI, ESPERTI: IN PIANO NAZIONALE INSERIRE RSV E RAFFORZARE HPV


RSV, IN ITALIA OGNI ANNO 290 MILA CASI IN OVER 60 E 1.800 DECESSI‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­‌   ­

Vaccini, esperti: in piano nazionale inserire Rsv e rafforzare HPV

Comunità scientifica chiede a istituzioni più prevenzione su territorio



Roma. Aggiornare le strategie di immunizzazione, rafforzare la protezione di adulti e persone fragili e superare le disuguaglianze territoriali nell'accesso ai vaccini. Sono le priorità indicate dalla comunità scientifica in vista del nuovo Piano nazionale di immunizzazione 2027-2031, atteso in questa fase dopo l'impegno assunto dal ministero della Salute nell'ambito dell'intesa Stato-Regioni del dicembre 2025 a presentare una proposta. Il tema è stato al centro del quarto appuntamento del 2026 di 'La Sanità che Vorrei', dal titolo 'Dal Prevention Hub al territorio, dalla diagnostica alla presa in carico: una rete per tutelare e orientare ogni cittadino', organizzato oggi a Roma, nella sede del ministero della Salute, da Aristea International e promosso dalla Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit), insieme ad altre società scientifiche e associazioni.


Con l'avvio della stagione influenzale, l'attenzione si concentra sulla necessità di sfruttare la campagna autunnale per "ampliare la copertura vaccinale e aggiornare l'offerta nazionale". Tra le proposte della comunità scientifica figurano l'inserimento del vaccino contro il virus respiratorio sinciziale (Rsv) nel calendario vaccinale, il rafforzamento della prevenzione dell'HPV e il superamento delle differenze regionali nell'accesso alle immunizzazioni. "Il nuovo Calendario vaccinale e dell'immunizzazione rappresenta un'occasione importante per aggiornare le strategie alla luce delle possibilità oggi disponibili e renderle realmente accessibili- ha sottolineato nel corso del suo intervento il professor Massimo Andreoni, componente del Consiglio superiore di sanità- La sfida non è soltanto disporre di nuovi strumenti, ma fare in modo che arrivino alla persona giusta nel momento giusto, senza differenze legate al territorio di residenza".


Il confronto ha messo quindi al centro due dimensioni complementari della prevenzione: da un lato, le strategie internazionali, basate sulla sorveglianza epidemiologica, sulle evidenze scientifiche e sulle nuove opportunità di immunizzazione; dall'altro, la capacità di tradurre queste indicazioni in servizi accessibili sul territorio, con particolare attenzione agli anziani, ai pazienti

fragili e alle persone più difficili da raggiungere. A rappresentare questi due ambiti sono stati "organismi come l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) e l'Istituto superiore di sanità (Iss)- hanno fatto sapere gli esperti- insieme ai rappresentanti della medicina generale, delle farmacie e delle associazioni civiche". L'obiettivo è quello di rafforzare il collegamento tra indirizzi scientifici e

istituzionali e presa in carico dei cittadini, affinché "la prevenzione vaccinale sia sempre più efficace e uniforme sul territorio nazionale".


Rsv, in Italia ogni anno 290 mila casi in over 60 e 1.800 decessi

Esperti: "integrare anti-Rsv con vaccinazioni herpes zoster e pneumococco"


"Secondo i dati del ministero della Salute, in Italia negli over 60 si stimano ogni anno circa 290mila casi, 26mila ricoveri e 1.800 decessi. Numeri particolarmente rilevanti in un Paese che invecchia e in cui le infezioni respiratorie possono aggravare BPCO, scompenso cardiaco e altre comorbidità". È quanto emerso oggi a Roma in occasione del quarto appuntamento del 2026 di 'La Sanità che Vorrei', dal titolo 'Dal Prevention Hub al territorio, dalla diagnostica alla presa in carico: una rete per tutelare e orientare ogni cittadino', organizzato oggi nella sede del ministero della Salute da Aristea International e promosso dalla Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit), insieme ad altre società scientifiche e associazioni. Da qui, hanno evidenziato gli esperti, l'auspicio che le nuove strategie nazionali consentano di integrare "in maniera sempre più organica" le opportunità di protezione contro RSV insieme alle vaccinazioni contro Herpes Zoster e pneumococco, riducendo al contempo "le differenze nell'offerta tra territori". Tra le questioni che gli specialisti hanno chiesto di affrontare nel nuovo assetto nazionale dell'immunizzazione anche la protezione dell'adulto contro il Virus Respiratorio Sinciziale (RSV). 



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sabato 10 ottobre 2026

AMIANTO TRA FIAT MIRAFIORI E FIBRONIT, MUORE DI MESOTELIOMA: DOPO DIECI ANNI LA VEDOVA VINCE CONTRO L'INAIL

Trasportava l’amianto della Fibronit di Bari, muore di mesotelioma: la vedova vince la battaglia contro l’INAIL. 

Definitiva la sentenza del Tribunale di Potenza: riconosce l’esposizione professionale e condanna l’ente a risarcire la vedova

 

8 ottobre 2026 – Per anni aveva lavorato a Bari a contatto con l’amianto: prima come autista, occupandosi del trasporto e della movimentazione di materiali in amianto prodotti dalla Fibronit di Bari e, successivamente, esposto al cancerogeno svolgendo la stessa attività presso la cementifera barese S.A.M.I. Una lunga storia di esposizione professionale, iniziata già negli anni precedenti nelle fonderie FIAT di Mirafiori, riconosciuta dal Tribunale di Potenza nella sentenza oggi definitiva, che ha accertato il legame tra le fibre respirate durante la vita lavorativa e il mesotelioma pleurico che lo ha portato alla morte nel 2018. A ottenere giustizia è stata la moglie dell’operaio, che per dieci anni ha continuato la battaglia contro l’INAIL iniziata dal marito quando era ancora in vita.

Complessivamente il Tribunale ha accertato 16 anni e 7 mesi di esposizione professionale, ricostruendo un lungo percorso lavorativo segnato dal contatto con il cancerogeno. Quando nel 2016 gli venne diagnosticato il mesotelioma, il lavoratore chiese all’INAIL il riconoscimento della malattia professionale, ma la richiesta venne respinta perché l’Istituto riteneva insufficiente la documentazione prodotta.

Dopo la sua morte, avvenuta nel giugno 2018, la moglie, attualmente residente nel Potentino, ha scelto di portare avanti fino in fondo la battaglia che lui aveva iniziato quando era ancora in vita. Ma anche la nuova domanda venne respinta e nel 2021 la donna, assistita dall’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, decise di rivolgersi al Tribunale. Una battaglia diventata per lei anche una questione di memoria e di giustizia.

Nel corso del processo, le testimonianze e gli accertamenti hanno confermato l’esposizione e il nesso causale con il mesotelioma. A dieci anni dall’inizio di quel percorso, la battaglia portata avanti dalla vedova si è conclusa con la sentenza definitiva del Tribunale di Potenza, che ha condannato l’INAIL a riconoscere quanto dovuto. Secondo i calcoli dell’ONA, gli arretrati ammontano a circa 150 mila euro, mentre alla vedova spetta una rendita ai superstiti di circa 1.500 euro al mese, oltre alle maggiorazioni previste dal Fondo per le vittime dell’amianto.

«La giustizia è arrivata, anche se dopo dieci anni, perché una vedova ha trovato la forza di portare avanti da sola la battaglia iniziata insieme a suo marito. Una sentenza che restituisce alla donna un diritto e, insieme, rende giustizia alla sua memoria – dichiara Bonanni –. È inaccettabile che al dolore per la perdita si aggiunga il peso di anni trascorsi a dimostrare ciò che avrebbe dovuto essere riconosciuto molto prima. La tutela delle vittime dell’amianto deve essere concreta e tempestiva, perché dietro ogni pratica ci sono persone, famiglie e vite che non possono aspettare».



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giovedì 8 ottobre 2026

Iraq : L’esodo Americano dalle basi militari , un secondo Afganistan targato Trump.

In una situazione di Guerra con l’Iran che ha visto gli americani presenti nell’area medio orientale con le proprie basi militari , nei giorni scorsi la notizia dell’abbandono e dell’esodo di mezzi e militari dalle basi irachene. Una decisione strategica anche in virtù dei movimenti avversi che in Iraq vedono una resistenza Sciita ben organizzata tra la popolazione. Possiamo affermare che si rivede specularmente la dipartita che ha visto gli americani lasciare l’Afghanistan e miliardi di dollari sul terreno alcuni anni fa.

Il disimpegno dell'attrezzatura bellica residua da Baghdad e l'esodo dei soldati rimanenti dalla base aerea di Harir è stato avviato con destinazione Giordania, condizione che sancisce la conclusione di un ventennio e oltre di presidio americano in suolo iracheno. Fonte 🇮🇶🇺🇸
In seguito alla partenza delle unità armate americane e dei contingenti europei superstiti, il governo iracheno ha istituito un periodo di vacanza ufficiale per tutte le amministrazioni pubbliche, che si estende dal 30 settembre al 6 ottobre, al fine di onorare i "Giorni della Sovranità della Repubblica dell'Iraq

Il portavoce del Pentagono, Sean Parnell, ha rilasciato una dichiarazione in cui annuncia la conclusione formale dell'operazione Inherent Resolve in Iraq e la partenza delle forze e delle attrezzature della coalizione dalla base aerea di Erbil. Parnell ha affermato che la conclusione segna la fine di una campagna militare di 12 anni contro l'ISIS in Iraq e un passaggio a uno sforzo di sicurezza guidato dall'Iraq. Gli Stati Uniti continueranno a fornire formazione e supporto di intelligence mirati alle forze irachene

Tra le imposizioni che tale scelta ha evocato le restrizioni nei confronti dell’Iran quelle da parte del ministero del tesoro americano che consente a Iraqi Airways, ai suoi fornitori di servizi e ai cittadini statunitensi che operano per suo conto di effettuare le transazioni necessarie per l'operatività dei voli tra l'Iraq e l'Iran, che in precedenza erano ammesse in base alle disposizioni delle normative sulle transazioni e sulle sanzioni relative all'Iran e al permesso generale J-1, prima della loro sospensione.

'autorizzazione termina al completamento delle transazioni autorizzate o il 28 ottobre 2026,a seconda di quale data si verifichi prima, con la riserva per l'OFAC di revocarla o modificarla in qualsiasi momento. L'autorizzazione definisce un ambito limitato per i voli consentiti, stabilendo che devono partire esclusivamente dall'aeroporto internazionale di Najaf e ritornarvi, e che devono essere limitati al trasporto di passeggeri iraniani per scopi di pellegrinaggio religioso.

Inoltre, è vietato il trasporto di ingenti somme di denaro contante, di spedizioni destinate ai servizi di intelligence, all'esercito o alle forze dell'ordine iraniane, e di qualsiasi persona sanzionata, inclusi individui affiliati al governo iraniano o a gruppi di milizie alleati con l'Iran. L'autorizzazione limita le merci che possono essere trasportate ai soli bagagli personali e agli articoli necessari per la sicurezza dei voli, e vieta l'esportazione o la re-esportazione di merci, tecnologie o software verso l'Iran, ad eccezione di quanto consentito dalle disposizioni specifiche dell'autorizzazione.

L'autorizzazione stabilisce che l' OFAC ha la facoltà di revocarla o modificarla, anche nel caso in cui la Repubblica dell'Iraq non adempia al suo obbligo di limitare l'ingresso o il transito di voli iraniani nello spazio aereo iracheno, ad eccezione dei voli autorizzati in base all'autorizzazione. Inoltre, si precisa che l'autorizzazione non include le transazioni vietate in base ad altre normative statunitensi sulle sanzioni, in particolare quelle relative a persone incluse nelle liste di sanzioni per il terrorismo e a organizzazioni terroristiche straniere.

L'autorizzazione inoltre impone a Iraq Airways di conservare i registri delle transazioni coperte per un periodo di 10 anni, e di presentare un rapporto all' OFAC entro 10 giorni lavorativi dalla scadenza dell'autorizzazione. Il rapporto deve includere il numero totale di passeggeri trasportati dai voli autorizzati, i nomi dei passeggeri e i numeri dei loro passaporti, nonché le somme di denarospese da Iraq Airways in Iran per carburante, manutenzione e altri servizi relativi agli aeroporti.

Le reazioni Iraniane si sono fatte sentire con il portavoce dell'IRCG, il generale Hossein Mohebbi, riguardo alle basi statunitensi nella regione che non garantiscono la sicurezza del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC): Credo che i paesi vicini abbiano capito che queste basi no garantiscono la sicurezza, ma creano insicurezza. Gli Stati Uniti hanno stabilito basi in questo paese a un costo di trilioni di dollari, impiegando enormi quantità di attrezzature aeroportuali, infrastrutture militari e ogni tipo di arma per garantire la sicurezza della regione. Ma non solo queste basi non sono riuscite a garantire la sicurezza della regione, ma sono diventate esse stesse una minaccia per la sicurezza. Queste basi non sono nemmeno riuscite a difendersi.

Da millenni. Abbiamo molti contatti con i nostri vicini, e inoltre abbiamo molte cose in comune: condividiamo una generazione, una religione, abbiamo legami culturali, e l'America non potrà mai chiudere questi canali nei nostri confronti, e fallirà sicuramente in questo tentativo di isolamento. L'America ci sta isolando da quarantasette anni; ogni volta che ci prova, fallisce, ma continua.

Anche Hezbollah ha fatto le sue dichiarazioni in merito al ritiro delle forze statunitensi dall'Iraq lo stesso esprime le sue congratulazioni all'Iraq, alle sue autorità religiose, al suo governo e al suo popolo, per questo grande traguardo storico e questa vittoria benedetta, con il ritiro delle forze statunitensi dal suo territorio, sconfitte e umiliate, dopo che tutte le loro ambizioni sono state frustrate e non sono riuscite a raggiungere i loro obiettivi pianificati di fronte al popolo iracheno libero.

Questo avviene dopo più di due decenni di invasione, occupazione e del conseguente terrorismo, dominio e oppressione contro il popolo iracheno, seminando discordia tra la sua popolazione, saccheggiando le sue risorse e causando le tragiche conseguenze, la distruzione e la sofferenza che ne sono derivate. Mentre congratuliamo l'Iraq per questo evento storico, auguriamo a esso e al suo popolo, ai suoi leader e alle sue autorità religiose continua gloria, prosperità e successo, e porgiamo i nostri saluti ai mujahideen, ai martiri e ai feriti, e a tutti coloro che sono persone libere che, grazie ai loro sacrifici e al loro sangue, hanno aperto la strada all'inizio della fine della presenza militare statunitense nella nostra regione.

Infine la dichiarazione ufficiale del presidente americano Donald Trump che ha annunciato che tutte le forze statunitensi si stanno ritirando dall'Iraq, dichiarando la fine dell'operazione "Inherent Resolve" nel 2026 e definendo il ritiro una vittoria per gli Stati Uniti e l'Iraq, lodando al contempo il primo ministro Ali al-Zaidi.

Oggi, sono lieto di annunciare che le ultime forze americane stanno lasciando l'Iraq! È passato molto tempo, con decisioni molto sbagliate che ci hanno coinvolto in questo pantano fin dall'inizio, ma presto, questo farà parte della storia. È un grande giorno per l'America e, cosa importante, lasciamo l'Iraq con un meraviglioso nuovo primo ministro, Ali al-Zaidi, una persona che ho sostenuto fin dall'inizio e che ho pienamente appoggiato. Ha vinto un'elezione che non ci si aspettava che vincesse, e l'ha vinta con un margine schiacciante!

Lanciata nel 2003 sotto la presidenza di George W. Bush, e continuata sotto l'amministrazione di Barack Hussein Obama nel 2014, e sotto l'amministrazione di "Sleepy Joe" Biden, l'operazione "Inherent Resolve" si concluderà nel 2026 sotto la guida del presidente Donald J. Trump. Questo giorno è una vittoria per gli Stati Uniti, una vittoria per l'Iraq e una vittoria decisiva contro l'ISIS, che è stato completamente annientato dall'amministrazione Trump, durante il suo primo mandato, insieme ad altri attori molto cattivi e pericolosi.

A differenza dell'Afghanistan, dove sono state lasciate indietro molte attrezzature militari e tutto il resto, e dove 13 soldati sono morti, con molti gravemente feriti, questa ordinata partenza delle forze della coalizione e delle attrezzature dalla base aerea di Erbil segna la fine di un'avventura molto costosa. Ho definito una missione chiara, ho fornito ai nostri comandanti gli strumenti per portarla a termine e ho rifiutato di permettere che una presenza temporanea diventasse permanente. Avevo la scelta di rimanere o di andarmene, e ho ritenuto, senza ombra di dubbio, che fosse giunto il momento per l'America di tornare a casa! Il primo ministro al-Zaidi è eccezionale e, spero, sarà in grado di gestire le cose molto bene. Siamo venuti a combattere un califfato. Non c'è più un califfato. Stiamo tornando a casa! In Iraq l’America ha perso 4500 persone e 18 nella guerra con l’Iran.


martedì 6 ottobre 2026

KFC METTE IL POLLO FRITTO NELLA FOCACCIA: ARRIVA THE FOCACCIA, L’INCONTRO TRA ATTITUDE AMERICANA E GUSTO ITALIANO

KFC METTE IL POLLO FRITTO NELLA FOCACCIA:

ARRIVA THE FOCACCIA,

L’INCONTRO TRA ATTITUDE AMERICANA E GUSTO ITALIANO

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La focaccia incontra il fried chicken in due nuove ricette che uniscono la tradizione italiana al gusto inconfondibile di KFC: bacon e cheddar per l’Americana, pomodoro, mozzarella e pesto per l’Italiana.

Cosa succede quando uno dei prodotti più amati della tradizione italiana incontra il pollo fritto americano? Nasce The Focaccia, la novità con cui KFC Italia porta nel proprio menu un grande classico del nostro Paese reinterpretandolo secondo il suo stile.

Un incontro tra due mondi gastronomici che parte proprio dalla focaccia, protagonista di un momento particolarmente positivo nei consumi degli italiani. Secondo i dati NielsenIQ, infatti, le specialità morbide – focacce – rappresentano oggi il 63,6% del fatturato della categoria “pizza e affini” nella GDO e hanno generato 105 milioni di euro nell’ultimo anno, registrando una crescita del 16% a valore e del 18% a volume.

KFC parte da questa icona tutta italiana e la porta nel suo universo, mettendo naturalmente al centro il suo ingrediente simbolo: il pollo fritto. Il risultato è The Focaccia, declinata in due diverse interpretazioni dello stesso incontro.

Da una parte c’è The Focaccia Americana, che abbina al pollo fritto KFC bacon e cheddar, per una versione dal carattere più intenso che richiama alcuni degli abbinamenti più iconici della cultura food americana.

Dall’altra, The Focaccia Italiana richiama immediatamente i sapori mediterranei grazie all’abbinamento di pomodoro, mozzarella e pesto, a cui si aggiunge il pollo fritto KFC. Un mix che parte da ingredienti familiari alla cucina italiana e li combina con la croccantezza che caratterizza il pollo del brand.

America o Italia? Le due ricette trasformano così la nuova proposta KFC anche in una piccola sfida di gusto: da una parte la combinazione americana di bacon e cheddar, dall’altra i sapori mediterranei di pomodoro, mozzarella e pesto. A fare da punto d'incontro tra le due anime sono la focaccia e, naturalmente, il pollo fritto KFC.

Con questo lancio KFC continua a reinterpretare il proprio prodotto simbolo, facendo dialogare il fried chicken con ingredienti, formati e abitudini gastronomiche diverse. Questa volta lo fa partendo proprio dall'Italia e da uno dei prodotti da forno più riconoscibili della sua tradizione, trasformandolo in un incontro tra Italian taste e American attitude.

“Con The Focaccia abbiamo voluto giocare con due immaginari gastronomici molto diversi ma immediatamente riconoscibili. Da una parte i sapori più tipicamente americani di bacon e cheddar, dall’altra quelli italiani di pomodoro, mozzarella e pesto. A unirli ci sono la focaccia e il nostro pollo fritto: due prodotti iconici che probabilmente non ci si aspetterebbe di trovare insieme, ed è proprio questo incontro a rendere la novità divertente e sorprendente”, dichiara Marzia Farè, CMO di KFC Italia.

A raccontare sui social la doppia anima di The Focaccia è Fabrizio Brienza, creator italo-americano scelto da KFC come protagonista di una campagna ironica, che gioca sull’incontro tra cultura italiana e americana, trasformando l’assaggio del nuovo prodotto in un racconto leggero, pop e tutto da condividere.

The Focaccia è disponibile dal 6 ottobre e in limited edition fino ad esaurimento scorte, nei ristoranti KFC in Italia e sulle piattaforme di delivery.

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lunedì 5 ottobre 2026

Ragusa : XI convegno storico sulle “Rotte del Mare dal Mondo Antico al Premoderno”.

Si è svolto a Ragusa giorno 03 e 04 ottobre del 2026 presso il Laboratorio degli Annali di via pezza ,108 il Convegno internazionale di studio sulle Rotte del Mare dal Mondo Antico al Premoderno. Le articolazioni degli studiosi presenti si sono incentratate su : “viaggi . navi e tecnologie che hanno connesso culture dal lontano nord e dal mediterraneo fino al pacifico”. Una vera apertura di una finestra storica che ha visto nel mare uno spazio di relazione tra i popoli ma anche come l’origine e lo sviluppo di dispositivi di navigazione che hanno visto l’uso di materiali sempre più tecnologicamente avanzati e utili a percorrere le lunghe distanze. Il mare ha favorito nei tempi lo sviluppo delle tecnologie nautiche fatte di simboli e riferimenti astronomici che hanno permesso ai naviganti di confrontarsi con l’orizzonte marino.

L’evento rappresenta la IX edizione delle giornate di studio organizzate negli anni dal Laboratorio degli Annali di Ragusa con la collaborazione delle Università di Bari “Aldo Moro”, dell’Università degli studi di Palermo, dell’Università degli studi di Siena, dell’Università degli studi di Macerata, dell’Università Internazionale degli studi di Roma , di Unitelma, della Sapienza Università degli studi di Roma .

La direzione scientifica è stata di Carlo Ruta, storico delle società, delle culture e delle trasformazioni e direttore scientifico del Laboratorio degli Annali di storia di Ragusa che ha aperto i lavori del convegno il 3 ottobre con la sua accurata relazione sulla macchina nautica, la scoperta navigata del mare, le lunghe distanze liquide, la morte per mare e la rivoluzione segnico-simbolica come fattori fondativi della storia umana. Nella sua relazione storica introduttiva il Prof. Ruta parla di fenomenologia del mare nelle trasformazioni storiche antico - premoderne ed impone un esame del legno come materia generativa della storia. Il passaggio dalle piroga monossile alla macchina nautica in legno assemblato , facilitato nel quarto millennio A.c dall’introduzione della metallurgia del rame lascia intravedere il momento zero di una grande eversione storica . Tale transizione tecnologica libera contestualmente una razionalità dell’instabile ,paradigma cognitivo che costringe l’uomo a misurarsi con la lunga distanza e con la dimensione ontologica della morte per mare. Secondo Ruta l’analisi comparata tra il contesto Protostorico di Naqada e i diversi spazi scandinavi fanno emergere ,d’altra parte , una profonda affinità strutturale sull’assemblaggio della macchina nautica ed il congegno della scrittura , individuando nella scoperta navigata del mare il catalizzatore primario della rivoluzione segnica e dei processi di astrazione formale.

La prima relazione è stata del Prof. Sergio Severino Sociologo dell’Università Kore di Enna che ha parlato del mare come infrastruttura sociale che nasce dalle rotte marittime e sono alla base delle reti relazionali. Nella sua relazione Severino sposta l’asse dell’indagine sulla dimensione sociologica . Da una analisi delle rotte liquide queste non rappresentano dei semplici canali di transito commerciale ma si configurano vere e proprie infrastrutture sociali capaci di generare delle reti relazionali semplici e complesse ma anche stabili tra comunità geograficamente distanti .

L’analisi dalla relazione successiva fatta dalla Prof.ssa Arianna Fermani , storica del pensiero dell’Università di Macerata spinge verso i viaggi filosofici basati sulla parola greca di desiderio. Secondo la Fermani l’indagine sulla razionalità classica si focalizza sulla lingua e sulla cultura dell’antica Grecia . Nel suo contributo esplora il legame profondo tra la navigazione materiale e il lessico filosofico della spinta interiore ,analizzando la semantica del viaggio in rapporto alle espressioni del desiderio di viaggio nel pensiero antico.

La terza relazione è stata della Prof. ssa Concetta Sipione Filologa dell’Università di Catania che ha parlato delle parole Knorr e Cnearr che hanno attraversato i tempi e il mare del Nord. Secondo la Sipione dal bacino del mediterraneo classico lo sguardo si sposta verso gli spazi marittimi del nord Europa. La metodologia filologica viene applicata allo studio delle varianti linguistiche che definiscono la nave strutturata con vari nomi tracciando il viaggio di un termine germanico attraverso le rotte e i contatti culturali del mare del nord.

La Prof.ssa Giovanna Minardi Docente di Letteratura all’Università di Palermo ha incentrato il suo intervento sui naufragi di Alvar Nunez Cabeza de Vaca. Tra i temi discussi quello del rischio e della elementi strutturali della fenomenologia marina. Vengono esaminati le crdi una celebre deriva transatlantica ,analizzando la disgregazione dell’esperienza geografica e dei processi di adattamento di fronte all’imprevisto della dispersione in mare .

L’intervento seguente è stato quello della Prof. ssa Sandra Origone dell’Università di Genova che ha parlato del naufragio nel medioevo. Una delle problematiche del medioevo erano proprio i naufragi dice la Origone che storicizza i naufragi nel mediterraneo medioevale. La ricerca documentaria analizza il naufragio non come un accidente marginale ma come componente fissa dell’economia ,del diritto e della mentalità delle società marittime premoderne .

La giornata del 04 Ottobre ha visto gli importanti interventi tra gli altri di Pascal Arnaud storico dell’Università di Lione che nel suo intervento ha parlato del dominio del mare, la vastità dell’impero e il destino di Roma. Secondo Pascal dagli spazi atlantici la riflessione si concentra nuovamente sul bacino del mediterraneo classico. La ricerca analizza l’interazione tra la potenza politica dello stato romano ed il controllo militare delle rotte liquide ,configurando l’egemonia marittima come l’infrastruttura strategica necessaria per il destino imperiale.

La relazione di Beatrice de Luca invece si è focalizzata sulle rotte dell’Atlantico verso Lisbona viaggio e memoria nelle testimonianze di padre Laurenco Kaulen. Il saggio ha adottato la lente della letteratura portoghese per indagare la dimensione della memoria e del resoconto di viaggio analizzando la testimonianza storico di un tragitto lungo le grandi vie dell’atlantico .

Altro intervento quello del Prof. Varnier Giuseppe dell’Università di Siena Epistemologo che ha parlato di una nota sul mare nella filosofia e nella razionalità epistemica. Dalla transizione delle strutture sociali ai sistemi del pensiero che richiedono uno scandaglio di ordine epistemico e filosofico. L’intervento ha affrontato lo statuto del mare all’interno della riflessione teorica, evidenziando il ruolo dell’elemento fluido nei modelli di comprensione del mondo.

Tra gli altri interventi quelli della Prof. ssa Laura Galoppini dell’università di Pisa , del Prof. Emiliano Beri dell’Università di Genova , del Prof. Alberto Cazzella Università la Sapienza di Roma insieme alla Prof.ssa Giulia Recchia, segue l’intevento della Prof.ssa Claire Somaglino della Sorbonne di Parigi, e della Prof.ssa Thara Chapron sempre dell’ Universita Sorbonne di Parigi

Di notevole Importanza gli interventi di Peter Heather, del King College di Londra, e Jan Bill, dell'Università di Oslo e direttore del più celebre Museo mondiale di navi vichinghe, i quali, sono stati richiamati dal manifesto del IX Convegno elaborato dal direttore scientifico ed hanno voluto esserci. Infine alla chiusura dei lavori i saluti a tutti i partecipanti del Prof. Carlo Ruta e della Coordinatrice dell’evento Giovanna Corradini che ha promesso che in appena 70 giorni saranno prodotti in sinergia con tutti i luminari ed il quadro universitario di collaborazione tutti gli atti del convegno che saranno raccolti in un libro dedicato.

San Cono : 40° Sagra del Ficodindia un grande successo e migliaia di visitatori.

Si è conclusa il 4 ottobre 2026 in piazza municipio a San Cono piccolo comune ai margini della provincia di Catania , la 40° sagra del Ficodindia, Kermesse durata ben 3 giorni che ha avuto come protagonista un frutto portato dagli spagnoli nel XVI secolo che ha trovato casa sotto i monti Erei che circondano il piedi montano paese di circa 3000 anime.

Una storia quella di San Cono che nasce nel 1500 quando il Marchese Trigona venuto in possesso delle terre diede inizio alla costruzione di un paese ricco di risorse agricole che fu dato in gabella a tutti coloro che in quel tempo volevano iniziare un nuovo percorso di vita, possiamo dire una nuova terra di conquista che nel tempo ha fatto sentire la sua presenza nel territorio.

La manifestazione si è articolata in tre giorni che hanno visto il susseguirsi di varie manifestazioni che hanno visto il loro inizio il 02 ottobre alle 17.30 con l’annullo filatelico celebrativo della 40° sagra del ficodindia di San Cono da parte di Poste Italiane s.p.a . a seguire la Cerimonia inaugurale con il taglio del nastro da parte delle autorità presenti , presente alla manifestazione nella giornata del 3 ottobre anche il governo nazionale con il Ministro delle imprese e del Made il Italy Adolfo Urso.

Tutto il paese in maniera corale si è mobilitato per l’importante manifestazione che ha voluto significare come un frutto il ficodindia sia centrale per l’economia di tutti abitanti. I vari stand hanno centrato il valore nutritivo e applicativo del frutto in tutti i suoi aspetti culinari e con il Fico Food Experience a cui ha partecipato l’Istituto Alberghiero di San Michele di Ganzaria “Cucuzza-Euclide” si sono viste e gustate varie ricette a tema. La birra artigianale al ficodindia del birrificio Terre del Sud ha certamente incuriosito i migliaia di visitatori . Entrando nelle sale comunali il vice sindaco Maria Milazzo ha con orgoglio fatto vedere la nuova sfida legata al ficodindia quella della Fibra che oggi caratterizza la moda nazionale che ha inserito il prodotto elaborato in corsetti e borse di griffe nazionali.

Motore della manifestazione la Pro Loco locale che con i suoi 130 soci ha caratterizzato tutto l’aspetto organizzativo e di conoscenza storica del territorio santaconese. Il percorso guidato dai volontari ha indirizzato i vari gruppi di visitatori nelle piccole stradine , piazze e scalinate del paese rievocando gli aspetti storici e allietando i presenti con balli e degustazioni. Il paese è stato fin dalla sua fondazione sede di eventi importanti che nascono dallo sviluppo creato dal Marchese Trigona che ha voluto la nascita del paese. Tra gli aspetti religiosi occorre parlare del passaggio di San Francesco di Paola in una locanda che oggi vede un portone con la sua figura a memento del suo passaggio.

La storia di San cono patrono della città ha affascinato i presenti, infatti si narra che il santo francescano di Naso sia comparso in paese al Marchese Trigona per chiedere del Grano in tempo di carestia e non avendo del denaro diede un anello di pregio in cambio al Marchese con la promessa di pagare il pegno. Dopo tempo il Marchese recatosi nel convento francescano di Naso per recepire le somme dovute non riusci a trovare il frate che però era raffigurato in un’icona del convento in quanto rappresentava San Cono morto nel 1200 .Lo stupore si trasformo in devozione ed il Marchese diede il nome di San Cono al paese che aveva edificato. Il Santo oggi patrono della città ha dato a molti cittadini il nome di cono e vede durante la sua festa tutto il paese partecipare in una corsa collettiva che si ripercorre per tutta la notte.

La nostra intervista ad un membro del direttivo della Pro Loco locale Angelo Firrarello ci fornisce molte informazioni sulla sagra che sembra avere avuto l’attenzione dell’Unpli (Unione Nazionale Pro Loco) che al senato della repubblica ha premiato la sagra del ficodindia di San Cono nel 2025 come sagra di eccellenza. La sagra è nata nel 1984 per opera di alcuni produttori tra cui Santo Milazzo ed ha visto il suo sviluppo nel tempo . Il ficodindia che prima non era sconosciuto oggi è diventato di importanza nazionale come riferisce Firrarello e vede la coltivazione di 1500 ettari di terreno e nel periodo tra agosto e settembre vede il pullulare di mano d’opera anche extra comunitaria regolarmente contestualizzata nelle aziende una vera risorsa. per l’agricoltura locale. Il ficodindia è certamente il motore dell’economia locale e guarda oggi alla certificazione DOP condizione che potrebbe dare un nuovo slancio all’economia locale.

La manifestazione ha avuto nei tre giorni dedicati circa tremila visitatori e lo Chef dedicato dalla Pro Loco ai pasti indicati in 300 ha superato ogni aspettativa per una mole di persone che cresce di hanno in anno.




domenica 4 ottobre 2026

San Cono: Il Fico d’india e la sua certificazione Dop

Un evento che si è svolto giorno 4 di ottobre 2026 alle ore 11.30 presso i locali del Comune di San Cono. La kermesse è stata incastonata all’interno della 40° sagra del ficodindia. La tavola rotonda ha visto la partecipazione del Sindaco di San Cono Dott. Calaciura Cono , del Dott Cataldo Firrarello ,dell’assessore all’Agricoltura di San Cono Grasseni Emilio e del rappresentante regionale per le certificazioni Igp e Dop della Regione Sicilia . Presenti anche i rappresentanti della CSQA certificazioni nazionali con Dott. Nicola Conterno e la Dott.ssa Lucia Caputa .

Dopo l’intervento introduttivo del Sindaco che ha dato la propria disponibilità a creare un ambiente economico - produttivo che possa unire tutti i produttori in un progetto comune che dovrebbe confluire nella certificazione DOP nell’ambito di realtà produttive ricadenti nei territori di San Cono. Piazza Armerina ,San Michele di Ganzaria ed altre zone limitrofe.

In tal senso l’intervento del Dott. Carmelo Firrarello Agronomo che segue attualmente le varie realtà produttive del territorio ha spiegato che San Cono ha già una certificazione DOP che però nella sua monca nascita ha denotato molte difficoltà collegate specialmente alle certificazioni legate al confezionamento ed alla distribuzione del prodotto. La problematica quindi necessita di un processo di revisione.

Una che tecnicamente ha determinato in alcuni casi anche degli strascichi legali collegati a certificazioni non esistenti e relative alle ditte locali delegate al confezionamento ed alla distribuzione del ficodindia. Le ditte in molti casi hanno dovuto vendere il prodotto come derivato locale con confezionamenti autonomi e non certificati DOP. Tra le problematiche emerse che il rappresentate regionale per le certificazioni ha fatto notare quella di una sola presenza certificata DOP in Sicilia quella del ficodindia dell’Etna che paradossalmente acquista proprio dai produttori di San Cono e può vendere con il proprio marchio DOP.

Gli altri interventi della tavola rotonda che hanno fatto capo alla Dott.ssa Lucia Caputa ed al Dott. Nicola Conterno responsabili dell’ente certificatore CSQA che in essere ha prodotto certificazioni nazionali quali il Grana Padano e le Mele Melinda hanno cercato di redimere le preoccupazioni iniziali dei produttori e degli amministratori dando uno spiraglio importante per la revisione certificativa che dovrebbe portare il prodotto santaconese alla vera certificazione DOP.

Un processo che vede la certificazione del singolo produttore nei canoni stabiliti per legge e della società che deve imballare il prodotto e porlo alla distribuzione che rappresentano due canali diversi ma anche contingenti per ottenere una revisione dell’attuale certificazione DOP. Trai consigli dati dal Dott. Nicola Conterno quello di unirsi come produttori e creare una filiera locale di rilievo che poi confluisce in una unica DOP. La parola infine è stata data ai produttori che nelle loro richieste hanno chiesto se la certificazione DOP non sia restrittiva nel commercio con altri produttori. Il Dott. Conterno ha detto che in tal senso ancora la legislazione non dà restrizioni.

La tavola rotonda si è conclusa alle ore 12. 40 con i saluti di rito .



giovedì 1 ottobre 2026

Guerra in Iran : Trump non accetta le proposte iraniane e aspetta le elezioni di midterm, Netanyahu in attesa di conferma, Hormuz nel caos.

Ancora una volta la pace in medio oriente si allontana e i venti di guerra continuano ad imperversare su tutta l’area, le promesse di pace fatte da Trump portatore di pace e di un Nobel perduto, svaniscono nell’oblio delle parole e il futuro del petrolio mondiale è sempre più incerto. Sarà una questione di convenienza o di attesa viste le prossime sfide politiche che interesseranno l’America il 3 novembre dove si svolgeranno le elezioni di Midterm le stesse che vedono Trump in grande discesa nei sondaggi, ma il vero vulnus è rappresentato dalle prossime elezioni in Israele dove Netanyahu chiede all’elettorato una conferma. Un’analisi politica che approfondiamo nei due lati speculari della stessa medaglia che vede la guerra come attore principale.

Attuando un approfondimento sulle elezioni di midterm che vedono nei sondaggi di “Generic Ballot” i repubblicani al 41,6% rispetto ai democratici che sono invece al 48,9 %, secondo la costituzione degli Stati Uniti l’elezione prevede il rinnovo di tutti i 435 seggi "votanti" della Camera dei Rappresentanti e di un terzo del Senato. Dei 100 scranni nella camera "alta" andranno al voto i 33 seggi appartenenti alla classe 2 e due seggi speciali di classe 3 per un totale di 35 posti in palio.

A differenza della Camera dei Rappresentanti, il Senato si rinnova solo per un terzo dei seggi ogni due anni. Ciò significa che a novembre 2026 andranno al voto solo 35 seggi su 100, mentre i senatori eletti negli altri 65 resteranno in carica fino ai prossimi cicli elettorali. Tra i seggi non in gioco, 34 sono controllati dai democratici e 31 repubblicani. Questo significa che la maggioranza si deciderà nei 35 seggi in palio: ai democratici ne servono 17 per arrivare a quota 51 e conquistare il controllo del Senato; ai repubblicani, che oggi detengono la maggioranza, basterebbe invece arrivare a 50, perché in caso di parità il voto decisivo spetta al vicepresidente, attualmente un repubblicano.

Il 3 novembre si vota anche per 36 governatori: quasi tre quarti degli Stati. Oggi i governatori sono 26 repubblicani e 24 democratici, e 14 di loro (6 democratici e 8 repubblicani) non vanno al voto.

La parte speculare è quella israeliana che andrà invece al voto il 27 di ottobre per eleggere 120 seggi in parlamento che determineranno la formazione del nuovo governo. Naturalmente in corsa vediamo direttamente Benjamin Netanyahu che si presenta con il Likud partito conservatore di destra in Israele. Un percorso che lo ha visto protagonista per ben 19 anni di potere. L’opposizione è rappresentata dal gruppo “Change Bloc” in cui troviamo Yair Lapid leader del partito centrista Yesh Atid ed ex Primo Ministro ed altri esponenti quali Benny Gantz, Gadi Eisenkot, Yisrael Beytenu e Yair Golan che cercheranno di contrastare lo strapotere dell’attuale premier facendo cadere la parabola della guerra ad oltranza ed a tutti i costi.

Secondo l’opposizione del "Change Bloc" Netanyahu ha ignorato gli avvisi dell’imminente attacco di Hamas, avvenuto poi il 7 ottobre 2023, promettendo di fare piena luce su quel giorno e Secondo un’inchiesta anticipata da Haaretz, il premier israeliano sarebbe stato avvertito dagli Emirati Arabi Uniti, pochi giorni prima del 7 ottobre 2023, che Hamas stava preparando una grande offensiva contro Israele, ma non avrebbe agito sull’informazione. Netanyahu respinge però le accuse definendole una "menzogna totale", sostenendo di non aver ricevuto alcun avvertimento dal presidente emiratino Mohammed bin Zayed. Ma tutti sappiamo che tutto è partico da questa dimenticanza voluta o non voluta per affrontare una successiva guerra di conquista e il genocidio che ne è seguito.

Per Netanyahu dover perdere le prossime elezioni significa avere una maggiore vulnerabilità giudiziaria sia interna che a livello internazionale Su di lui pende infatti una richiesta di cattura internazionale da parte della Corte Penale Internazionale dell’Aia, emessa il 21 novembre 2024 per presunti crimini di guerra e contro l’umanità nella Striscia di Gaza.

La destabilizzazione globale quindi e molto legata alle politiche americane e israeliane che hanno determinato sia il dissesto del medio oriente che a livello globale per tutti gli effetti collaterali legati al petrolio. Fattori determinanti per le prossime sfide politiche che sia Trump che Netanyahu dovranno affrontare. Entrando nei limiti diplomatici della guerra in Iran che ricordiamo è arrivata al settimo mese dobbiamo addentrarci nelle oramai croniche tensioni che caratterizzano lo stretto di Hormuz e che vedono la persistenza di tensioni e l’allontanarsi di un accordo dopo che Trump ha respinto le richieste fatte dall’Iran per la riapertura incondizionata dello stretto in sette giorni. I media iraniani hanno riportato la riapertura degli scontri con delle esplosioni nel canale.

Vengono infatti segnalate esplosioni nei pressi dell’isola di Qeshm, nello Stretto di Hormuz, nel sud dell’Iran, suggeriscono che numerosi missili antinave e droni siano stati lanciati contro le imbarcazioni che transitavano nello stretto, contravvenendo alla volontà di Teheran. le navi continuano a essere oggetto di attacchi in quelle acque, tra cui una nave mercantile indiana.

Secondo Andreas Krieg, professore associato al King’s College di Londra, la strategia iraniana di lanciare attacchi marittimi ha esteso i costi economici del conflitto oltre i suoi confini. Sebbene l’Iran abbia subito danni economici a causa della guerra, del blocco navale statunitense e delle sanzioni, sarebbe un errore "presumere che il raggiungimento di tale soglia comporti la sottomissione" sempre secondo Krieg "La prossima mossa dell’Iran sarà quindi probabilmente un tentativo di aumentare la sofferenza del Golfo, piuttosto che semplicemente assorbire ulteriori pressioni americane", ha affermato Krieg. "Questo potrebbe significare un’azione di intercettazione navale più aggressiva a Hormuz, attacchi alle infrastrutture energetiche, una maggiore pressione degli Houthi intorno a Bab al-Mandeb e pressioni da parte di gruppi filo-iraniani contro le rotte di esportazione alternative dell’Arabia Saudita. Stiamo già assistendo a come la pressione su Hormuz, sul Mar Rosso e sulle infrastrutture saudite possa.

Una prossima escalation e quindi dietro l’angolo e i sentori si sono già avuti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, dove l’Iran ha lanciato un messaggio di sfida, proponendo al contempo di riaprire lo Stretto di Hormuz entro una settimana, a condizione che venissero soddisfatte le sue condizioni. Tra le richieste figuravano la revoca del blocco contro l’Iran, lo sblocco dei fondi iraniani congelati e la fine degli attacchi su tutti i fronti, compreso l’assalto israeliano al Libano. Le richieste si riducevano sostanzialmente a un ritorno al memorandum d’intesa del 17 giugno 2026.

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato questa settimana a Fox News che la decisione di porre fine alla guerra spetta ora a Washington. "È l’America che deve scegliere se vuole porre fine a questa guerra o no", ha affermato. Teheran ha aggiunto che la riapertura dello stretto deve avvenire anche tramite un accordo bilaterale già finalizzato con l’Oman, l’unico altro Paese con acque territoriali nell’Hormuz. Lo stesso ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha inoltre affermato domenica che l’Iran rimane irremovibile sulle condizioni e attenderà una risposta ufficiale tramite mediatori come Pakistan, Qatar e Oman sebbene Trump abbia respinto l’accordo.

Secondo il piano, Washington revocherebbe il blocco navale dei porti iraniani, annullerebbe le sanzioni sulle vendite di petrolio iraniano, sbloccherebbe circa 12 miliardi di dollari di beni iraniani congelati e rispetterebbe un cessate il fuoco che coprirebbe l’intera regione, compresi Libano e Yemen.

Mohammad Akraminia dell’esercito Iraniano, ha affermato che la situazione per gli Stati Uniti si sta deteriorando a tal punto da poter lanciare un’altra "aggressione militare" contro l’Iran. "Gli americani non hanno altra via d’uscita se non quella di ritirarsi dalla regione dell’Asia occidentale. Prima se ne andranno, minori saranno le perdite che subiranno e la regione sarà certamente più sicura in seguito", ha affermato. Il portavoce dell’esercito iraniano, Mohammad Akraminia, ha detto anche che la situazione per gli Stati Uniti si sta deteriorando a tal punto da poter lanciare un’altra "aggressione militare" contro l’Iran.

In atto L’Iran infine afferma di avere il "controllo totale" su Hormuz ". Un alto ufficiale militare iraniano ha ribadito con forza che il controllo di Teheran è cruciale sullo Stretto di Hormuz. "Nonostante la retorica del nemico, la realtà è che lo Stretto di Hormuz è sotto il nostro completo controllo", ha dichiarato l’ammiraglio Habibollah Sayyari, capo di stato maggiore dell’esercito iraniano. "Agiamo con decisione nell’area settentrionale del Mare di Oman e a est dello Stretto di Hormuz, senza permettere a nessuno di attraversarlo", ha aggiunto Sayyari. "L’area a ovest dello Stretto di Hormuz, lo stretto stesso e il Golfo Persico sono sotto il pieno controllo della Marina del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica.

L’area a est dello Stretto di Hormuz e la parte settentrionale dell’Oceano Indiano sono sotto il pieno controllo della Marina [regolare]." Gli Stati Uniti hanno respinto la proposta iraniana di un cessate il fuoco di sette giorni per riaprire Hormuz al traffico marittimo, prolungando così lo stallo che impedisce la fine del conflitto per mantenere un disagio globale. In atto le guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) stanno conducendo un attacco combinato con missili e droni contro il Kurdistan iracheno. Finora, sono stati utilizzati almeno tre missili balistici e diversi droni. Alcuni dei droni sono stati abbattuti da caccia statunitensi, mentre altri hanno colpito infrastrutture militari curde. Tutti e tre i missili balistici hanno raggiunto il bersaglio. I missili e alcuni dei droni hanno preso di mira la città di Koya, mentre il resto dei droni ha preso di mira la città di Erbil da dove gli americani si ritirano.

Dalla parte americana vediamo Trump molto ottimista sul fatto di vincere la guerra e ha affermato alla domanda dell’intervistatore di Fox news: "Pensa che vinceremo questa guerra attraverso questa guerra economica che il dipartimento del Tesoro sta conducendo, o attraverso gli attacchi?" - Trump: “Penso che vinceremo in entrambi i modi. Penso che vinceremo sia con uno che con l’altro. Abbiamo già vinto, in un certo senso, dal punto di vista militare, ma questo non significa che ci siamo fermati. Ma siamo certamente in una posizione di grande vantaggio”.



A Ragusa il IX Convegno internazionale di studi «Rotte di mare dal mondo antico al premoderno»

Ragusa, 3-4 ottobre 2026 – Il mare come spazio di relazione, di attraversamento e di trasformazione; le navi come dispositivi materiali che hanno reso possibile la percorrenza delle grandi distanze; le tecnologie nautiche, le forme della conoscenza e i sistemi simbolici attraverso i quali le società hanno imparato a misurarsi con l’orizzonte marino. Sono questi alcuni dei grandi temi al centro del IX Convegno internazionale di studi «Rotte di mare dal mondo antico al premoderno», in programma a Ragusa sabato 3 e domenica 4 ottobre 2026 e promosso dal Laboratorio degli Annali di Storia e dalle università che partecipano all’iniziativa: l'Università degli Studi di Bari, l'Università degli Studi di Palermo, L'Università degli Studi di Siena, l'Università degli Studi di Macerata, l'Università Internazionale di Roma e Untelma Sapienza Università degli Studi di Roma.

La direzione scientifica è di Carlo Ruta, storico delle società, delle culture e delle trasformazioni e direttore scientifico del Laboratorio degli Annali di storia.

Il Convegno nasce dall’idea di considerare il mare non come una semplice separazione geografica, ma come uno spazio mobile di relazione, nel quale, lungo la storia, uomini, comunità e culture hanno potuto entrare in contatto a distanze anche enormi. Le rotte marittime hanno infatti collegato territori lontani, favorito scambi, migrazioni, conflitti, trasmissioni di conoscenze, circolazioni linguistiche e trasformazioni culturali.
La macchina nautica e la scoperta navigata del mare

Ad aprire i lavori, sabato 3 ottobre, sarà il ragionamento storico di Carlo Ruta, intitolato «La macchina nautica, la scoperta navigata del mare, le lunghe distanze liquide, la morte per mare e la rivoluzione segnico-simbolica come fattori fondativi della storia umana. Avvio di un percorso di sintesi».

Si tratta di una riflessione che intende riportare al centro un elemento materiale spesso sottovalutato nella ricostruzione dei grandi processi storici: la nave come macchina.

La possibilità di affrontare il mare aperto non dipese infatti soltanto dal coraggio degli uomini o dalla conoscenza empirica delle acque, ma anche da una lunga successione di acquisizioni tecniche, costruttive e cognitive. La nave, nella sua evoluzione, è una macchina complessa, costruita attraverso l’assemblaggio di materiali, competenze, strumenti e saperi. La sua stessa realizzazione presuppone forme di organizzazione del lavoro, capacità di progettazione e trasmissione di conoscenze.

Da questa prospettiva, la navigazione diviene anche una particolare forma di scoperta del mondo. Attraversare il mare significa misurarsi con una distanza che non offre punti di appoggio stabili, elaborare sistemi di orientamento, trasformare l’esperienza in conoscenza e la conoscenza in memoria trasmissibile.

Il mare comporta inoltre un elemento radicale di rischio: la possibilità concreta della morte durante il viaggio. Il naufragio e la perdita della nave appartengono dunque alla storia della navigazione non come episodi marginali, ma come parte dell’esperienza umana delle grandi distanze liquide.

A questa dimensione materiale si accompagna quella segnico-simbolica. Navigare significa infatti anche costruire segni, mappe mentali, coordinate, racconti, immagini e forme di rappresentazione del mondo. In questo senso, la storia della navigazione può essere letta anche come una storia della progressiva trasformazione del rapporto fra esperienza, tecnica, conoscenza e rappresentazione.

È da questa prospettiva che il ragionamento di apertura propone l’avvio di un più ampio percorso di sintesi, nel quale la macchina nautica, il viaggio, la distanza, il rischio e la produzione simbolica vengono considerati come elementi intrecciati della lunga vicenda delle società umane.

Dalla sociologia alla filosofia, dalla filologia all’archeologia

Il programma della prima giornata propone quindi una serie di contributi che affrontano il tema da prospettive differenti.

Sergio Severino, sociologo e docente ordinario di Sociologia generale all’Università di Enna, discuterà «Il mare come infrastruttura sociale: dalle rotte marittime alle reti relazionali». Giuseppe Varnier, epistemologo e docente di Filosofia della Scienza all’Università di Siena, proporrà «Una nota sul mare nella filosofia e nella razionalità epistemica».

Alla storia del pensiero antico sarà dedicato l’intervento di Arianna Fermani, docente di Storia della filosofia antica all’Università degli Studi di Macerata, su «Viaggi filosofici tra le parole greche del desiderio». La filologia germanica entrerà nel percorso con Concetta Sipione, ricercatrice dell’Università di Catania, e il suo studio «Da knǫrr a cnearr: una parola attraverso il Mare del Nord».

Il tema del naufragio sarà affrontato da due prospettive diverse: Giovanna Minardi, docente di Letteratura ispanoamericana all’Università di Palermo, parlerà dei «Naufragi di Alvar Nuñez Cabeza de Vaca», mentre Sandra Origone, già docente di Storia medievale all’Università di Genova, interverrà su «Il naufragio nel Medioevo».

Alla dimensione giuridica sarà dedicato il contributo di Carmela Panella, docente ordinaria di Giurisdizione del Diritto Internazionale all’Università di Messina, sulle «Leggi del mare nel mondo antico e tardo antico». Chiuderà la prima sessione Gabriele Cifani, docente ordinario di Archeologia romana, Etruscologia e Antichità italiche all’Università di Roma Tor Vergata, con una riflessione sulle «Tecniche costruttive e risorse nautiche nella Roma del periodo tardo-imperiale».

Dal Mediterraneo all’Atlantico, dal Mar Rosso al Mare del Nord

La seconda giornata, domenica 4 ottobre, allargherà ulteriormente la prospettiva geografica e cronologica.

Beatrice De Luca, docente a contratto di Storia della letteratura portoghese all’Università degli Studi Internazionali di Roma, parlerà delle «Rotte dell’Atlantico verso Lisbona: viaggio e memoria nella testimonianza di padre Lourenço Kaulen».

Seguirà Pascal Arnaud, storico dell’antica Roma dell’Università di Lione, con «Il dominio del mare, la vastità dell’impero e il destino di Roma». Il contributo affronterà il rapporto fra potenza imperiale e controllo dello spazio marittimo.

Andrea Babuin, storico e docente di Storia bizantina alla University of Ioannina, proporrà uno studio sull’«Iconografia navale (affreschi-miniature) nell’area del Mediterraneo Orientale tra gli inizi del XIII e il XV secolo».

Particolare rilievo assume inoltre il contributo dedicato al mondo vichingo, affidato a Peter Heather, professore di Storia medievale al King’s College London, e Jan Bill, professore di archeologia dell’età vichinga all’Università di Oslo e curatore della Viking Ship Collection del Museum of Cultural History. Il loro intervento, «Ships, Navigation, and the Making of Viking Europe», porta nel Convegno il tema delle navi, della navigazione e della formazione dello spazio europeo in età vichinga. Bill è riconosciuto come uno specialista delle navi vichinghe, della navigazione nord-europea e dell’archeologia marittima.

Alle prime navigazioni in alto mare e sulle lunghe percorrenze nel Mediterraneo centro-occidentale sarà dedicato il contributo congiunto dei paletnologi Alberto Cazzella e Giulia Recchia, della Sapienza Università degli Studi di Roma.

Il rapporto fra navigazione e trasformazione della guerra sarà affrontato da Emiliano Beri, docente di Storia moderna all’Università di Genova, con «Navi, galeoni e cannoni: una riflessione sulla rivoluzione militare sul mare».

Tara Chapron, dottore di ricerca dell’Université Sorbonne di Paris, proporrà «Across the Sea, in Style: Elite Mobility and Representation in the Bronze Age», mentre Laura Galoppini, docente di Storia medievale all’Università di Pisa, affronterà le «Storie di uomini dal mare Mediterraneo al mare del Nord (XV-XVI sec.)».

Il percorso si spingerà infine verso il mondo egizio con Claire Somaglino, docente di egittologia alla Sorbonne University Paris, che presenterà uno studio sul pharaonic harbour of Ayn Soukhna on the Red Sea.
Un percorso interdisciplinare sulla lunga durata

Nel suo insieme, il IX Convegno si propone dunque come un percorso attraverso tempi e spazi differenti, nel quale il mare viene osservato contemporaneamente come ambiente fisico, infrastruttura sociale, spazio politico, luogo di rischio, campo tecnologico, oggetto di conoscenza e dimensione simbolica.

Dal Mediterraneo antico alle navigazioni vichinghe, dalle rotte atlantiche alle percorrenze del Mar Rosso, il filo conduttore è rappresentato dalla capacità delle società umane di costruire strumenti e conoscenze per attraversare la distanza, trasformando progressivamente il mare da limite percepito a spazio praticabile di relazione.

La pluralità delle discipline coinvolte – storia, archeologia, paletnologia, filologia, filosofia, epistemologia, sociologia, diritto, letteratura e storia dell’arte – risponde alla stessa esigenza: osservare il fenomeno marittimo nella sua complessità, senza ridurlo a una sola dimensione.

Il IX Convegno internazionale di studi «Rotte di mare dal mondo antico al premoderno» si terrà a Ragusa, presso il Laboratorio degli Annali di storia, via Pezza 108, sabato 3 e domenica 4 ottobre 2026.

La partecipazione sarà accompagnata dalla diffusione multimediale dei lavori, consentendo al dibattito di raggiungere anche un pubblico più ampio rispetto alla sede fisica del Convegno.

lunedì 28 settembre 2026

Le stragi oltre la cronaca. Un libro per rileggere la violenza italiana tra gli anni settanta e ottanta

Ci sono libri che raccolgono gli atti di un incontro e libri che, partendo da un incontro, costruiscono un problema storico. Forum sulle stragi in Italia. Gli anni settanta e ottanta, a cura di Giovanna Corradini, appartiene alla seconda categoria. Il volume nasce dal lavoro del “Forum sulle stragi in Italia” e raccoglie interventi, analisi, testimonianze, documenti e materiali iconografici, ma la sua ambizione non è semplicemente quella di conservare la memoria degli appuntamenti che lo hanno preceduto. È piuttosto quella di interrogare, attraverso punti di vista diversi, alcuni nodi ancora aperti della storia repubblicana.

La struttura del libro rende evidente questa impostazione. Alle relazioni storiche di Carlo Ruta, Giuseppe Lumia, Miguel Gotor, Claudio Fava e Stefania Limiti seguono un ampio esame storico-antropologico della violenza, testimonianze e rapporti, un dossier dedicato agli anni Ottanta, una sezione di messaggi e adesioni al Forum e infine una consistente documentazione iconografica tratta dall’Archivio storico di Carlo Ruta. Non c’è dunque una sola chiave di lettura, ma un confronto tra storia, esperienza istituzionale, inchiesta parlamentare, giornalismo, analisi documentaria e testimonianza.

Il filo conduttore più evidente è tuttavia quello proposto da Carlo Ruta. Il suo saggio, La trasformazione e la meccanica della violenza in Italia dal dopoguerra agli anni ottanta, non si limita infatti a ricostruire una successione di stragi e di episodi criminali. Cerca di osservare la violenza come fenomeno storico mutevole: come risorsa, linguaggio, rapporto di potere e, progressivamente, come meccanismo capace di modificare non soltanto i comportamenti ma anche la percezione della realtà.

È questo, in fondo, il nucleo più originale del volume. Ruta parte dal dopoguerra e dalla ricostruzione del monopolio statale della forza, attraversa i conflitti sociali, la violenza privata e le forme meridionali della faida, arriva alla politicizzazione degli anni Settanta e quindi osserva la trasformazione del quadro negli anni Ottanta. Il passaggio decisivo non viene individuato semplicemente nell’aumento o nella diminuzione della violenza, ma nel mutamento della sua struttura e della sua funzione.

Da questo punto di vista il saggio propone una lettura longitudinale che mette in relazione fenomeni spesso studiati separatamente: conflitto sociale, criminalità organizzata, terrorismo politico, trasformazioni urbane, cultura del consumo, apparati dello Stato, magistratura, informazione e produzione della memoria. La distinzione tra una violenza degli anni Settanta più spettacolare, fondata anche sulla visibilità dell’atto, e una violenza degli anni Ottanta più reticolare e opaca costituisce il passaggio interpretativo centrale. Nel secondo caso la violenza può non manifestarsi soltanto attraverso l’esplosione dell’evento, ma attraverso il depistaggio, la frammentazione delle conoscenze, l’occultamento, la manipolazione delle informazioni e la difficoltà stessa di ricostruire ciò che è accaduto.

È qui che emerge la categoria proposta da Ruta della “violenza dell’occultamento”. Non una categoria giuridica, ma uno strumento storico-antropologico per interrogare una forma di violenza che agisce anche dopo l’evento, sul terreno della conoscenza. La strage non produce più soltanto vittime e paura: può produrre anche versioni concorrenti, silenzi, cancellazioni, incertezze e una progressiva difficoltà collettiva a stabilire una relazione condivisa tra fatto, responsabilità e memoria. Il caso di Ustica assume, in questa prospettiva, un valore paradigmatico. Il saggio non propone quindi una semplice prosecuzione della storia della “strategia della tensione”, ma cerca di individuare una trasformazione della meccanica del potere e della violenza.

Gli altri contributi impediscono però che questa lettura diventi una costruzione isolata. Giuseppe Lumia porta nel libro la lunga esperienza delle inchieste istituzionali e della Commissione parlamentare antimafia, interrogandosi sui limiti degli strumenti di accertamento delle responsabilità e sulla necessità di rendere più efficace il rapporto tra istituzioni, documenti e verità storica. Miguel Gotor entra nel laboratorio delle carte di Aldo Moro, soffermandosi sul memoriale della prigionia e soprattutto sulla natura lacunosa e censurata delle fonti: anche ciò che manca a un documento può diventare, per lo storico, un problema da interpretare.

Claudio Fava sposta lo sguardo sulle stragi del 1992 e sulla necessità di una chiave di lettura complessa, mentre Stefania Limiti ricostruisce il quadro politico e sociale degli anni Ottanta. Il loro contributo ha anche una funzione strutturale importante: permette al volume di affacciarsi sul decennio successivo senza costringere il saggio centrale di Ruta a oltrepassare il limite cronologico degli anni Ottanta. Il libro può così chiudere un ciclo e, nello stesso tempo, preparare il terreno per una prosecuzione dedicata agli anni Novanta.

Una seconda anima del volume è rappresentata dalle testimonianze e dai rapporti. Giuseppe Varnier torna sulla figura di Pasolini; Gianluca Floridia riflette sull’esperienza del Forum; Corrado De Fecondo affronta Ustica e le tecniche del depistaggio; Giuseppe Iuvara ricostruisce l’evoluzione dell’attività medico-legale nell’identificazione delle vittime delle stragi. Sono contributi diversi per metodo e linguaggio, ma proprio questa diversità rafforza l’impianto complessivo del libro.

Particolarmente significativa è poi la sezione dedicata agli anni Ottanta, costruita attorno a materiali risalenti al 1984-1985. Al centro si trova un testo di Amato Lamberti sull’informazione relativa alla camorra nei quotidiani campani, un documento di grande interesse anche perché considera l’informazione non come semplice trasmissione di fatti, ma come produzione e socializzazione di schemi attraverso i quali la società interpreta la realtà.

Attorno a Lamberti il dossier raccoglie le voci di Roger Cohn, Franco Zecchin, Maria Pia Durante e Francesco Tassone. Ne emerge un osservatorio composito sul Mezzogiorno: la mafia vista anche attraverso lo sguardo esterno del giornalista straniero, la violenza quotidiana fotografata dal reporter, i meccanismi della criminalità urbana e il rapporto tra informazione, ‘ndrangheta e potere. Sono documenti che, rimasti indisponibili per decenni, acquistano oggi un valore ulteriore proprio perché permettono di confrontare la rappresentazione contemporanea degli anni Ottanta con la successiva elaborazione storiografica.

Infine, il volume presenta un corredo iconografico che non ha una funzione ornamentale. Manifesti, volantini, ciclostilati, fotografie e altri materiali dell’Archivio storico di Carlo Ruta sono proposti come vere e proprie fonti storiche. Attraverso di essi è possibile osservare non soltanto ciò che gli attori politici e sociali sostenevano, ma anche il linguaggio delle contrapposizioni, le paure, le aspettative, le forme della propaganda e le rappresentazioni della violenza nel loro stesso tempo storico. La sezione non pretende di sostituire le fonti giudiziarie o istituzionali: le affianca, restituendo alla ricerca quella dimensione materiale e visiva che spesso si perde nelle ricostruzioni a posteriori.

In questo senso anche la documentazione finale diventa parte dell’argomentazione del libro. Il lettore passa dai testi degli storici e degli osservatori ai materiali attraverso cui una società ha rappresentato se stessa, i propri conflitti e le proprie paure. È un passaggio particolarmente coerente con l’impostazione di fondo del volume: studiare la violenza significa anche studiare i modi attraverso i quali essa viene percepita, raccontata, occultata, contestata e infine consegnata alla memoria.

Il risultato è dunque qualcosa di più di un volume di atti. È un libro-documento, nel quale il Forum diventa progressivamente un laboratorio di ricerca: non una voce unica, ma un luogo nel quale esperienze diverse possono essere messe in relazione. E il problema della violenza, assunto come categoria storica e antropologica, consente di attraversare quasi quarant’anni della Repubblica italiana senza ridurli a una semplice successione di stragi.

Il valore principale dell’opera sta forse proprio qui: nel tentativo di spostare la domanda dal solo “chi ha compiuto la violenza?” al più ampio “come si è trasformata la violenza, quali rapporti di potere ha espresso e quali forme ha assunto il suo racconto?”. È una domanda che non chiude la storia delle stragi. Al contrario, la riapre sul terreno della ricerca.

                                                                                                    Di Maurizio Cirignotta 


Il libro: Forum sulle stragi in Italia, a cura di Giovanna Corradini. Analisi e relazioni storiche di Carlo Ruta, Giuseppe Lumia, Miguel Gotor, Claudio Fava, Stefania Limiti. Forum/Documenti, ottobre 2026, pp.260.

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