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lunedì 6 luglio 2026
A 250 anni dall’indipendenza americana, nasce il modello Trump !!
Tra cripto valute investimenti in società che producono armi e fluttuazione del petrolio tutte condizioni create ad hoc attraverso una politica di guerra e di aggressione verso i paesi produttori di petrolio. Naturalmente in questa grande possibilità di arricchimento troviamo anche il buon Vance che incassa ben 27 milioni di euro dal fondo targato Thiel. Sono ben 927 le pagine che si associano alla dichiarazione patrimoniale di Donald Trump depositata presso l’Office of Government Ethics che certificano come nel 2025, primo anno del secondo mandato, il presidente ha incassato circa 2,2 miliardi di dollari, di cui 1,4 miliardi dalle criptovalute, un settore che l’amministrazione ha il potere di regolare. Ma dal documento, che il New York Times e il Washington Post hanno pubblicato si nota anche un grande quantità di imprese che sono collegate alla moglie Melania.
Per quando si vuole considerare giusto sfruttare ogni opportunità economica in un momento molto positivo creato dalla nuova generazione al potere in America occorre valutare anche che chi paga il vero dazio e proprio la società americana, si nota infatti come solo la guerra contro l’Iran ha depauperato 132 miliardi di dollari dalle casse dello stato. Una contraddizione che emerge dal debito pubblico americano che emerge e dai dati 2025, che comprendono il debito contratto dallo stato federale e dalla pubblica amministrazione con un raggiungimento stratosferico di 38 trilioni di dollari che rappresenta il massimo storico per l’amministrazione americana. La determinazione di uno shutdown è solo una conseguenza di un processo. Un incremento di 1 trilione di dollari, da 37 a 38 trilioni, è stato registrato tra il 12 agosto e il 23 ottobre dello stesso anno, un intervallo di soli 71 giorni. Inoltre, nei primi 23 giorni dello shutdown sono stati aggiunti oltre 382 miliardi di dollari di debito, secondo il Joint Economic Committee (JEC).
Un’America divisa tra miliardari e poveri che viene nascosta dallo stesso sito della casa bianca che celebra il 4 luglio le grandi vittorie a 250 anni dall’anniversario dell’indipendenza con collegamenti all’epopea nazionale in un’ininterrotta sequenza di conquiste: dalla frontiera del Far West alla corsa allo spazio, dalla sconfitta dei “tiranni” alla prima bandiera piantata sulla Luna, per poi concludere invitando gli americani a preparare “il più grande compleanno mai visto”. Una democrazia che ridetermina l’assalto al congresso del 6 gennaio 2021 come un’infamia per chi ha determinato le indagini che sono seguite e che hanno colpito il Presidente. Dobbiamo dire che molti non hanno condiviso l’invito alle commemorazioni lo stesso è stato declinato da sette stati americani che hanno rinunciato ad avere un padiglione ufficiale per la chiara visione ultranazionalistica legata al Presidente e che ha dato l’impronta all’evento.
Le celebrazioni sono stranamente state affidate non a una commissione bipartisan ma come voluto da Trump da Freedom 250 coordinata da funzionari legati alla nuova Casa bianca. Come denunciato dai Democratici molti fondi sono stati dirottati verso Freedom 250 con un vero inganno verso i donatori. Naturalmente i repubblicani declinano le accuse accusando i Democratici di spaccare il paese. Naturalmente i sospetti hanno acceso i riflettori su un processo propagandistico pro Presidente legato alla celebrazione dell’Indipendenza americana.
Gli atteggiamenti del presidente Trump, impositori e con sfumature dittatoriali legate all’immagine personale hanno monopolizzato l’evento del 4 luglio 2026 con l’obbiettivo di rilanciare un’immagine in fase calante, secondo molti americani il 4 luglio ha rappresentato da sempre un moneto di orgoglio nazionale con bandiere, parate, veterani, e famiglie nei parchi. Quest’anno su tutto questo aleggia una presenza incombente: quella di Trump. Il lancio delle iniziative per il 250° è coinciso, secondo le rilevazioni, con un calo netto degli indici di gradimento nazionale di Trump. Trump infine sotto i riflettori delle ampie critiche terrà un discorso al National Mall intitolato “Saluto all’America” con un corollario ed una scenografia legata al mondo Maga, al patriottismo ed alla campagna elettorale per le elezioni di medio termine.
Ci chiediamo se la Democrazia che l’America vuole esportare in tutto il mondo è forse oggi una Democratura con parvenze Democratiche che guarda a risorse, dominio e territorialità da poter sfruttare. La visione della nuova America dei 250 è quella di vedere molti paesi europei come inaffidabili. Un concetto che non può cadere nel servilismo verso Washington da parte del vecchio continente che continua a perdere la sua identità. Le contraddizioni legate ad una reale instabilità sono sempre più forti in America ed è per questo che non può più rappresentare un modello. Le leggi sui diritti civili di Gerald Ford oggi vengono sostituite da uno strapotere economico in mano di pochi che può influenzare anche la stessa Corte Suprema degli Stati Uniti che prima annoverava giudici brillanti e le istituzioni che godevano di una credibilità maggiore. L’America delle guerre in medio oriente e di tutte le conseguenze che sono state provocate a livello internazionale sono oggi la verità reale di un grande stato in declino e sempre più dittatoriale.
domenica 5 luglio 2026
CASTELLABATE - BENTORNATI AL SUD RIPORTA IN TAVOLA IL SANGUINACCIO
CASTELLABATE – Le macchine da presa sono tornate a inquadrare i vicoli, le piazze e i panorami mozzafiato di Castellabate. In queste settimane il borgo cilentano è nuovamente protagonista del cinema italiano con le riprese di Bentornati al Sud, il nuovo capitolo della fortunata saga che vede il ritorno sul set di Claudio Bisio e Alessandro Siani, ancora una volta diretti da Luca Miniero.
L’arrivo della produzione ha riportato entusiasmo tra residenti e turisti, molti dei quali si fermano per assistere alle riprese e respirare l’atmosfera che, nel 2010, trasformò Castellabate in uno dei luoghi simbolo della commedia italiana.
E proprio ripensando a Benvenuti al Sud riaffiora una delle sequenze più divertenti e amate dal pubblico. È quella in cui la mamma di Mattia Volpe, interpretato da Alessandro Siani, accoglie Alberto Colombo, il dirigente delle Poste interpretato da Claudio Bisio, offrendogli il sanguinaccio. La comprensibile diffidenza del protagonista milanese e la naturalezza con cui i padroni di casa gli presentano quel dolce diventano il pretesto per raccontare, con ironia, l’incontro tra due culture solo apparentemente lontane.
Quella scena, oltre a strappare una risata, ha acceso la curiosità di tanti spettatori su uno dei dolci più antichi della tradizione campana.
Il sanguinaccio dolce è una preparazione tipica del Mezzogiorno e, in particolare, della provincia di Salerno. Oggi è una cremosa specialità al cioccolato, realizzata con latte, cacao, cioccolato fondente, zucchero e aromi come cannella e vaniglia, servita soprattutto nel periodo di Carnevale insieme alle immancabili chiacchiere.
Il suo nome, tuttavia, racconta una storia che affonda le radici nella cultura contadina. La ricetta originaria prevedeva infatti l’utilizzo del sangue di maiale, ingrediente che veniva impiegato durante la tradizionale lavorazione del maiale per evitare qualsiasi spreco. Con il passare degli anni e l’evoluzione della normativa sanitaria, quella preparazione è stata sostituita dall’attuale versione al cioccolato, che conserva il nome storico ma non più l’ingrediente da cui deriva.
Anche questo dettaglio contribuì al successo della scena, giocando sull’equivoco e sulla sorpresa del protagonista, proprio come accade spesso quando tradizioni poco conosciute incontrano chi le scopre per la prima volta.
Oggi, mentre Bentornati al Sud riporta il grande schermo tra le strade di Castellabate, riaffiorano anche quei piccoli simboli che hanno contribuito a rendere indimenticabile il primo film. Non solo gli scorci del borgo, il mare del Cilento e l’ospitalità dei suoi abitanti, ma anche i sapori della tradizione, diventati parte integrante del racconto cinematografico.
Perché, a volte, basta un semplice cucchiaio di sanguinaccio per raccontare un territorio. Ed è forse anche attraverso quei dettagli che Benvenuti al Sud è riuscito a entrare nel cuore degli italiani, trasformando una commedia di successo in un film capace di promuovere, con leggerezza e autenticità, le bellezze e le tradizioni del Cilento.
giovedì 2 luglio 2026
Gela : Festa di Maria Santissima delle Grazie
mercoledì 1 luglio 2026
Maria Rossi, la Chef custode della tradizione cilentana .
CASTELLABATE - Maria Rossi è la storica Chef del Ristorante K’ di San Marco di Castellabate, locale di cui nelle scorse settimane abbiamo parlato per aver accolto tra i propri clienti numerosi volti noti. Tra gli ultimi ospiti illustri figura anche l’attore e conduttore Claudio Bisio, impegnato proprio in questi giorni a Castellabate nelle riprese del nuovo film Bentornati al Sud, insieme ad Alessandro Siani e Angela Finocchiaro.
Si dice che “a tavola non si invecchia mai” e, soprattutto nel Cilento, la cucina rappresenta un autentico patrimonio culturale. Qui il cibo non è soltanto nutrimento, ma identità, tradizione e memoria.
Maria Rossi, fiera delle proprie origini cilentane, porta tutto questo nei suoi piatti da molti anni. Con passione e dedizione, affiancata dalla nipote Imma, figlia del titolare Vincenzo Durazzo, realizza ogni giorno specialità che raccontano il territorio. Ogni portata viene curata nei minimi dettagli, senza artifici o inutili effetti scenografici: protagonista assoluta è la qualità della materia prima.
Il pescato fresco del giorno incontra i prodotti della terra in abbinamenti semplici ma ricercati. Un filetto di tonno appena scottato può essere servito su un letto di zucchine alla scapece, mentre le celebri alici di Castellabate vengono proposte in numerose varianti, preparate con la sapiente esperienza di Donna Rosaria, moglie del titolare e instancabile custode delle ricette di famiglia.
Tradizione, dunque, ma anche evoluzione. Al Ristorante K’, affacciato sulla storica piazzetta di San Marco di Castellabate, ogni piatto diventa un viaggio nei sapori del Cilento. Tra il suono della torre campanaria e il profumo delle portate appena servite, ogni esperienza lascia nel visitatore un ricordo destinato a durare nel tempo.
La Chef ha una filosofia culinaria ben precisa, che emerge chiaramente in ogni sua creazione.
«La mia cucina parla una lingua sola: quella della tradizione, della genuinità e del territorio cilentano. Qui non si creano opere d’arte in miniatura, ma piatti sostanziosi e veraci che raccontano la storia della nostra terra e del nostro mare.»
Parole che riassumono perfettamente lo spirito di una cucina autentica, capace di valorizzare il territorio senza rinunciare alla qualità e alla passione che da sempre contraddistinguono Maria Rossi.
Redazione Web
ASSOVETRO: COMPETITIVITA' E POLITICHE EU ALL' ASSEMBLEA del 3 LUGLIO
L’Assemblea di Assovetro nominerà anche il nuovo Presidente.
Roma, 3 luglio 2026 -ore 11- Palazzo Ripetta, Via di Ripetta 231
Ecco il programma:
PARTE PUBBLICA
11:00 – 11:30 Relazione del Presidente
Saluti istituzionali (videomessaggio)
Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy
11:35 – 12.25 TAVOLA ROTONDA
“Il settore del vetro in Italia: competitività, transizione e
politiche europee”
Nicola Procaccini, Europarlamentare (videocollegamento)
Stefano Besseghini, Già Presidente dell’Autorità Regolazione
Energia, Reti e Ambiente (ARERA) (videocollegamento)
Elena Donazzan, Europarlamentare
Stefano Cavedagna, Europarlamentare
12:30 – 13:15 TAVOLA ROTONDA
“Politica energetica e politica industriale: le leve per il
futuro della manifattura italiana”
Federico Boschi, Capo Dipartimento Energia, Ministero
dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica
Fabrizio Penna, Capo Unità di Missione PNRR, Ministero
dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica
Paolo Casalino, Direttore Generale per la politica industriale,
la riconversione e la crisi industriale, l'innovazione, le PMI e il
made in Italy, Ministero delle Imprese e del Made in Italy
Andrea Montanino, Direttore Strategie Settoriali e Impatto
Cassa Depositi e Prestiti
Conclusioni:
del Presidente eletto Assovetro
Modera: Celestina Dominelli, giornalista “Il Sole 24
Guerra in Iran riprende il conflitto dopo la firma del memorandum in svizzera, la strategia di Israele sugli accordi
martedì 30 giugno 2026
REDDITI E IRPEF IMMIGRATI

sabato 27 giugno 2026
Ragusa il 3° Forum sulle stragi in Italia. Un confronto sulla storia nelle sue trasformazioni violente della politica che hanno determinato molti nodi irrisolti della nostra Repubblica
giovedì 25 giugno 2026
Kyoto Club: il DL sul Nucleare rallenta la transizione energetica
Kyoto Club: il DL sul Nucleare rallenta la transizione energetica
Al centro del convegno annuale dell'associazione le proposte per ridurre i costi dell'energia puntando su rinnovabili, accumuli ed efficienza.
Le politiche energetiche sono oggi al centro delle sfide economiche, industriali e geopolitiche che l'Europa si trova ad affrontare. In questo contesto, ridurre i costi dell'energia per cittadini e imprese e accelerare la decarbonizzazione rappresentano obiettivi strettamente collegati. Per Kyoto Club la priorità deve essere quella di rafforzare gli investimenti nelle energie rinnovabili, negli accumuli, nelle reti e nell'efficienza energetica, settori in grado di contribuire fin da subito alla riduzione delle emissioni e della dipendenza dai combustibili fossili.
Per anni il successo della transizione energetica è stato misurato in megawatt di energia rinnovabile prodotta. Oggi la vera sfida è un’altra: essere in grado di accumularla e renderla disponibile quando serve. Il nostro Paese punta a un ambizioso obiettivo di capacità di accumulo entro il 2030 che richiede non solo nuove tecnologie, ma la costruzione di una filiera strategica per la competitività nazionale che, in un contesto come quello attuale, segnato dalla volatilità strutturale dei prezzi del gas, permette di ridurre i costi e la dipendenza energetica dai combustibili fossili verso una proficua decarbonizzazione", spiega Letizia Magaldi, Presidente di Kyoto Club.
Nel corso del convegno annuale dell'Associazione, dedicato al tema "Il futuro desiderabile delle politiche energetiche: proposte per la riduzione dei costi dell'energia, per aziende e cittadini", è stato sottolineato come anche il prossimo Quadro Finanziario Pluriennale dell'Unione europea 2028-2034 debba sostenere con decisione la transizione energetica e il rilancio industriale europeo.
«Il disegno di legge delega con cui il Governo italiano intende riaprire la strada al nucleare rischia di distogliere attenzione e risorse dalle vere priorità della transizione energetica: accelerare la diffusione del solare fotovoltaico e dell'eolico, insieme agli accumuli, alle reti e all'efficienza energetica. Gli Small Modular Reactors vengono spesso presentati come una soluzione innovativa, ma si tratta di tecnologie che non hanno ancora dimostrato la propria competitività economica e industriale. Come evidenzia anche un recente studio della Banca d'Italia, i grandi progetti nucleari realizzati negli ultimi anni in Europa e negli Stati Uniti hanno registrato forti ritardi e costi finali molto superiori alle stime iniziali. Nel frattempo, il peso del nucleare nella produzione mondiale di elettricità è sceso dal 17% del 1996 a circa il 9,5% attuale, mentre le fonti rinnovabili continuano a crescere rapidamente. Anche in Italia diversi studi indicano che un sistema energetico basato quasi interamente sulle rinnovabili è tecnicamente ed economicamente realizzabile. Come dimostra anche il progetto ‘Per un salto di classe’ promosso da Kyoto Club, una delle sfide più urgenti riguarda la riqualificazione energetica degli edifici, che rappresentano circa il 43% dei consumi finali di energia. La priorità dovrebbe quindi essere accelerare gli investimenti nelle tecnologie e negli interventi che possono ridurre da subito emissioni, bollette e dipendenza energetica dall'estero», afferma Gianni Silvestrini, Direttore scientifico di Kyoto Club.
Gela: Dai grani di Sicilia una festa dedicata al pane
Il pane cibo millenario che ha forgiato l’alimentazione dei popoli ritorna nella storia ad essere protagonista a Gela dove il 26 -27 e 28 di Giugno dove si svolge la festa del pane. Gli stand che daranno al pubblico la possibilità di degustare il prezioso cibo sono localizzati in Piazza S. Francesco e Viale Mediterraneo nella zona antistante la sede del consesso civico di Gela una zona centralissima che manifesta tutto il suo splendore attraverso la Cattedrale e le mura Federiciane con le Torri che ancora sovrastano il poggio che dona una visione unica sul mare. Un evento organizzato dal Comune di Gela in collaborazione e patrocinio del Ministero dell’Agricoltura della Sovranità Alimentare e delle Foreste, dalla Regione Sicilia attraverso l’Assessorato al turismo sport e spettacolo, l’Assessorato dell’Agricoltura e dello sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea e Gela Med (mare storia e futuro) .
La città fondata anticamente dai
greci intorno al 689 a.C. ebbe da subito il nome di Gèla ed è stata una delle poleis
siceliote più importanti e raggiunse il
massimo sviluppo nel V secolo a.C. sotto il tiranno Ippocrate che la ricoprì di
edifici sacri e la rese la maggiore città-stato siceliota. Dopo essere stata
distrutta dai cartaginesi, venne ricostruita da Timoleonte e protetta
da una spessa cinta di fortificazioni. In epoca medievale fu ricostruita Federico
II di Svevia con il nome di Eraclea. Successivamente prese il nome di
Terranova, che mantenne sino al 1927, quando fu restituita del toponimo
originale. Sede del congresso per la Pace del 424 a.C.
La paternità
Greca oggi ha fatto emergere dal sottosuolo e dal mare antistante vari reperti
oggi custoditi presso il museo regionale di “Mulino a vento” dove trovasi nelle
aree prospicenti di Borgo Littorio il nuovo Museo del mare inaugurato nel Febbraio
2026 che contiene uno dei reperti più suggestivi della storia dei commerci e
della centralità nel mediterraneo dell’antica Géla. La nave ritrovata nel 1988
ed affondata ad 800 metri dal litorale di Gela tra il VI e il V Secolo a.C. misurava
17 x 4,30 metri di produzione Chiota (500-475 a.C.) ha dato alla luce ceramiche
attiche, vasi di imitazione ionica, aree votive, coppe e suppellettili. La
presenza della nave in rada indica come Gela sia stata un’importante area
denominata “Emporia dell’aria mediterranea” che tra il VI ed il V secolo
caricavano e scaricavano continuamente merci tra cui il grano.
La varietà dei grani antichi collegati al grano duro prodotto dalla stessa Gela
è di circa 52 specie e rappresentano delle specie autoctone che nascono e
crescono in Sicilia rispetto alle 192 specie presenti in Italia nel 1927. In Gazzetta
Ufficiale del 31 marzo 2018 un decreto ministeriale ha sancito ben 16 varietà da conservazione di specie agrarie di grani al relativo registro
nazionale; indicandone “la zona di origine, la zona di produzione delle
sementi, la superficie destinata alla coltivazione e, considerato
l’investimento unitario tipico della zona di coltivazione, e i limiti
quantitativi per produzione annuale delle sementi per ciascun responsabile del
mantenimento in purezza”.
Nel particolare, la Sicilia, dove la semola di grano duro è utilizzata anche per la produzione di pane, è la seconda regione italiana per produzione di questo cereale, con quasi 264.000 ettari coltivati e oltre 682.000 tonnellate di grano prodotte, secondo i dati Istat del 2022. Storicamente la presenza dei grani duri risale al 5000 a.C. e dopo questi si svilupparono in Tunisia, Marocco e Algeria e Sicilia dove ha la massima diffusione. Le condizioni ambientali hanno favorito l’adattarsi ed evolversi di specie autoctone. Il processo di selezione sia naturale che umana, nonché l'insediamento di diverse popolazioni in Sicilia, ha portato all'introduzione e alla selezione di un gran numero di varietà locali di grano. Pertanto, la diversità genetica di Triticum si è accumulata nel corso dei secoli e ha raggiunto il massimo all'inizio del secolo scorso quando i selezionatori iniziarono la distribuzione di nuove varietà migliorate. (Ugo de Cillis).
Anticamente la Sicilia ebbe ruolo di “Granaio
di Roma”, che fu prerogativa dell’isola dopo la conquista romana, fino a
quando questo fu assunto dall’Egitto, con la sua conquista nel 31 a.C. Celebre
è il detto di Catone il Censore (234-149 a.C.), secondo cui la
Sicilia era “il granaio della repubblica, la nutrice al cui seno il popolo
romano si è nutrito”. Vedi il sacco di Roma. Oggi Gela è una delle principali
produttrici di Grano Duro che in gran parte viene utilizzato per le sementi e
venduta a prezzi nettamente superiori dalle lobby del Grano che comprano un
prodotto eccellente a prezzi bassi e lo rivendono con un ricavo del 100%.
I dati Ismea 2025 fotografano una realtà preoccupante: i costi
medi di produzione del grano duro nell’area di Sicilia-Puglia-Basilicata si
attestano intorno ai 318 euro a tonnellata, mentre le quotazioni di mercato
faticano a superare i 295 euro. In alcuni casi, i prezzi effettivamente
riconosciuti agli agricoltori siciliani scendono addirittura sotto i 250 euro a
tonnellata, una soglia che non consente nemmeno di coprire le spese di semina,
irrigazione e raccolta. Per chi lavora la terra, questa situazione si traduce
in perdite secche e nella prospettiva concreta di dover abbandonare le
coltivazioni creando le condizioni utili per la demolizione della storia di
Sicilia.
mercoledì 24 giugno 2026
Caldo estremo, l'allarme dello psichiatra: "A rischio la salute emotiva, serve ridisegnare le città"
Caldo estremo, l'allarme dello psichiatra: "A rischio la salute emotiva, serve ridisegnare le città".
Vincenzo Barretta (centro Noesis): "Motivi fisici e chimici reali, ai quali si aggiungono il rischio isolamento e la solitudine. Bisognerebbe ridisegnare per intero città e spazi sociali".
NAPOLI — Non è solo una sensazione di malessere. Quando le temperature salgono, il caldo agisce sul cervello e sulla psiche attraverso meccanismi precisi, fisiologici e neurochimici. A lanciare l'allarme è Vincenzo Barretta, psichiatra e direttore scientifico del centro Noesis di Napoli, che invita ad allargare il campo: non sottovalutare l'impatto delle ondate di calore sulla salute mentale, certo, ma anche valutare le conseguenze sulla salute emotiva e comportamentale, soprattutto delle persone più fragili, in correlazione a come gli eventi meteorologici estremi impattino sempre più fortemente sulla vita e le relazioni delle persone.
«Il caldo attiva i termorecettori e induce uno stato di allarme che aumenta la produzione di cortisolo, l'ormone dello stress, e altera i neurotrasmettitori che regolano l'umore, come serotonina e dopamina» spiega Barretta. «A questo si aggiunge un sovraccarico cognitivo: per mantenere costante la temperatura corporea, l'organismo dilata i vasi e la pressione cala, generando affaticamento mentale, irritabilità, perdita di concentrazione e minore tolleranza alle frustrazioni. Le notti calde, infine, ostacolano il sonno e le sue fasi di recupero, acuendo ansia e sintomi depressivi».
L'effetto è particolarmente marcato su chi convive già con un disturbo psichico. Durante l'ondata di calore del luglio 2023, gli accessi ai pronto soccorso sono aumentati in media del 30%, con punte maggiori nelle città del Centro-Sud, un fenomeno ripresentatosi anche negli anni successivi. Uno studio pubblicato su Scientific Reports nel 2024 ha analizzato gli accessi ai pronto soccorso in Campania nelle estati dal 2016 al 2019, rilevando un aumento statisticamente significativo durante le ondate di calore, già al raggiungimento dei 39 °C di temperatura percepita.
«Le temperature estreme aumentano gli accessi al pronto soccorso per attacchi di panico e acutizzano la depressione. Nel disturbo bipolare il caldo è correlato a un incremento degli episodi maniacali, mentre nella schizofrenia e nelle psicosi, dove la capacità di termoregolazione è ridotta, possono aumentare gravità dei sintomi, ricoveri e persino la mortalità» avverte lo psichiatra. «C'è poi un nodo spesso ignorato: alcuni psicofarmaci come litio, antipsicotici e antidepressivi ostacolano la sudorazione o inibiscono lo stimolo della sete, aumentando il rischio di disidratazione. Nei mesi più caldi serve una supervisione medica per eventuali aggiustamenti di dosaggio».
Ma per Barretta il problema non si esaurisce nei meccanismi neurochimici e nelle interazioni farmacologiche. C'è una dimensione che la cronaca dell'emergenza estiva tende a trascurare, e che invece pesa quanto i gradi sul termometro.
«Ai motivi fisici e chimici, che sono reali e documentati, si aggiunge un fattore che chiamerei ambientale nel senso più ampio: il rischio di isolamento e di solitudine» spiega lo psichiatra. «Il caldo svuota gli spazi pubblici, costringe in casa chi è più fragile, interrompe le relazioni quotidiane, e questo sulla salute emotiva e comportamentale dell’individuo pesa eccome. L'anziano che non esce, la persona con un disturbo psichico che salta gli appuntamenti, chi vive solo e smette di vedere qualcuno per giorni: sono tutte situazioni in cui il caldo non agisce solo sul corpo, ma erode la rete di contatti che tiene insieme una persona. E l'isolamento, lo sappiamo, è esso stesso un fattore di rischio per la salute».
È qui che, secondo Barretta, l'approccio puramente sanitario mostra i suoi limiti. «Ogni estate ci attrezziamo per resistere: bollettini, numeri verdi, raccomandazioni a bere e a stare all'ombra. Sono misure necessarie, ma restano una risposta d'emergenza a un problema che ormai è strutturale. Continuiamo a trattare il caldo come un evento eccezionale, quando è diventato una condizione ricorrente con cui dovremo convivere per decenni». La proposta dello psichiatra sposta il piano del discorso dalla medicina all'urbanistica. «Bisognerebbe ridisegnare per intero le città e gli spazi sociali. Penso all'ombra come a un bene pubblico da progettare, non lasciato al caso: alberature vere, verde diffuso, percorsi che permettano di muoversi senza esporsi. Penso a luoghi di socialità accessibili e freschi, dove chi è solo possa continuare a incontrare gli altri anche quando il termometro sale. Penso a una città che protegga la salute emotiva e comportamentale dei suoi abitanti più fragili invece di costringerli a rinchiudersi».
Una visione che intreccia salute mentale, politiche climatiche e progettazione degli spazi. «La salute non si difende solo in ambulatorio» conclude Barretta. «Si difende anche con un albero piantato nel posto giusto, con una piazza che resta vivibile a luglio, con servizi territoriali capaci di raggiungere le persone a casa prima che finiscano in pronto soccorso. Il punto non è più resistere all'estate un anno dopo l'altro, ma progettare luoghi in cui, anche quando fa caldo, si possa stare bene».
Guerra in Iran: L’ America annuncia ritiri limitati dal Libano, i negoziatori continuano il loro percorso per attuare le varie fasi dell’accordo .
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