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lunedì 30 aprile 2018

Broker forex: i metodi pubblicitari ingannevoli per accalappiare clienti


Broker forex: i metodi pubblicitari ingannevoli per accalappiare clienti


Firenze, 30 aprile 2018. Proseguiamo la nostra guerra contro i falsi broker, spesso non autorizzati in Unione Europea ma non poche volte con licenza di paesi "facili" come Cipro e Malta, evidenziando le tecniche pubblicitarie usate per accalappiare la clientela.

Oltre le cosiddette "telefonate a freddo" fatte usando liste di utenti comprate in giro e in cui si promette l'impossibile e si evita ogni discorso serio.

L'altro metodo di contatto è quello dei banner pubblicitari e degli annunci sui social network.  Ne pubblichiamo alcuni per evidenziare le varie tipologie di messaggio sia dal lato delle immagini, sia da quello delle parole-chiave utilizzate per colpire il bersaglio.

Tutti parlano di poter raggiungere la libertà finanziaria tramite un lavoro da casa capace di generare entrate automatiche e rendite passive.

Sono corredati da immagini che trasmettono gioia e l'aria di chi ce l'ha fatta, con messaggi che affermano che è possibile guadagnare una cospicua somma in breve tempo partendo con un importo esiguo o anche di poter guadagnare uno stipendio mensile in maniera costante.

Queste ultime sono le due aspirazioni, se non proprio le necessità, di una vasta platea di potenziali clienti. Ed ecco che i pubblicitari si insinuano proprio nei punti deboli delle persone.

Ancora, vengono pubblicizzate piattaforme evolute di trading, come anche software "miracolosi" che fanno tutto loro, e i cui segnali basterebbe seguire per poter guadagnare.

E' sufficiente un po' di buon senso per capire tutte queste strategie, e di conseguenza capire che bisogna evitare chi si propone in simili maniere.


Anna D'Antuono, consulente legale Aduc - Associazione per i diritti degli utenti e consumatori

mercoledì 25 aprile 2018

TESTAMENTO BIOLOGICO E LASCITI SOLIDALI: FOCUS SUL DIRITTO DI SCELTA NEL FINE VITA



TESTAMENTO BIOLOGICO E LASCITI SOLIDALI: FOCUS SUL DIRITTO DI SCELTA NEL FINE VITA

"Libertà di sapere, libertà di scegliere". Venerdì 11 maggio incontro pubblico a Roma sugli strumenti per tutelare le volontà individuali in vita e oltre la vita. Iniziativa promossa da Fondazione Umberto Veronesi e Consiglio Nazionale del Notariato.

Il diritto di decidere autonomamente, liberamente e consapevolmente sul fine vita, sia in relazione al proprio corpo che in relazione ai propri beni. Questi i temi al centro dell'incontro pubblico "Libertà di sapere, libertà di scegliere. Testamento biologico e testamento solidale: come decidere della propria vita e dei propri beni", organizzato, in collaborazione e con il patrocinio del Consiglio Nazionale del Notariato, dalla Fondazione Umberto Veronesi, che da sempre promuove il dibattito pubblico su argomenti scientifici di attualità, temi controversi e questioni complesse minate dalla carenza di informazioni chiare e autorevoli.

L'iniziativa è in programma a Roma, nei locali del Roma Meeting Center (Largo dello Scautismo, 1), venerdì 11 maggio a partire dalle ore 10.30 ed è stata promossa al fine di fare luce, lungo il fil rouge del diritto di scelta sul fine vita, su due temi di strettissima attualità spesso bersagliati da inesattezze e vere e proprie fake news: il testamento biologico e il testamento solidale.

«L'incontro "Libertà di sapere, libertà di scegliere" nasce per fare chiarezza su due temi all'apparenza distanti, ma che hanno come denominatori comuni la libertà e la fiducia: libertà di scegliere cosa fare, in determinate circostanze e a determinate condizioni, del proprio corpo e libertà di scegliere come debbano essere utilizzati i propri beni nel rispetto delle proprie volontà e a favore delle generazioni future», spiega Monica Ramaioli, direttore generale della Fondazione Umberto Veronesi. «Per far sì che queste scelte siano condivise e accettate – aggiunge –  c'è bisogno, appunto, di fiducia: fiducia verso lo Stato, verso i medici, fiducia nei propri cari e fiducia nei confronti degli enti del terzo settore impegnati ogni giorno a favore della collettività per il raggiungimento di obiettivi condivisi».

Nel corso dell'iniziativa, anche alla luce della recente approvazione della legge sul testamento biologico e dell'interesse crescente degli italiani in relazione al testamento solidale, verranno offerte risposte chiare e dettagliate sull'importante e controverso tema dei diritti e delle scelte sul fine vita.

L'incontro pubblico, moderato dal giornalista della Fondazione Umberto Veronesi Fabio Di Todaro, sarà aperto dalla professoressa associata di Diritto costituzionale comparato presso la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Trento Cinzia Piciocchi, che parlerà delle novità e delle opportunità introdotte, sul fronte del testamento biologico, dalla legge "Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento".

Seguirà l'intervento del Consigliere Nazionale del Notariato con delega al Sociale e al Terzo Settore Gianluca Abbate, che metterà in luce la centralità della figura del notaio rispetto al tema della certezza delle volontà ed esplorerà i risvolti pratici della legge sul testamento biologico. Far comprendere ai cittadini il valore giuridico dei propri diritti è, infatti, il primo passo per garantire il rispetto delle volontà individuali in vita e oltre la vita. «Bisogna annullare, attraverso la corretta e puntuale informazione, il rischio che lo strumento del testamento biologico si riduca  ad una firma frettolosamente apposta dal cittadino in calce a un modulo scaricato dal web», sottolinea Abbate, secondo cui «sarebbe paradossale che la stessa elevata attenzione da sempre riservata al testamento contenente le disposizioni patrimoniali – e quindi anche al testamento solidale oggetto di questo convegno – non venga rivolta ad un "testamento" che attiene al bene primario in assoluto: la vita».

Tra i relatori dell'incontro pubblico anche il bioeticista e ricercatore Fondazione Umberto Veronesi e CNR Marco Annoni, che parlerà dell'importanza della fiducia per l'autonomia delle scelte individuali.

Ferdinando Ricci, responsabile Marketing e referente Lasciti della Fondazione Umberto Veronesi, evidenzierà, infine, l'importanza del dono, con particolare riferimento al testamento solidale. «Negli ultimi anni la Fondazione ha assistito ad una crescita costante delle donazioni ricevute attraverso lasciti solidali», spiega Ricci, sottolineando che «i contributi raccolti attraverso questa modalità vengono investiti dalla Fondazione Veronesi per iniziative concrete: principalmente borse di ricerca scientifica e progetti di ricerca in ambito oncologico, cardiologico e delle neuroscienze. Tutti settori in cui le donazioni sono fondamentali». «Disporre un lascito solidale a favore degli enti del terzo settore – aggiunge Ricci - è un'azione importante che permette di dare continuità alle proprie scelte e ai propri interessi in favore delle generazioni future. Per effettuare un dono nel testamento non è necessario avere a disposizione grandi cifre: non esiste un tetto minimo di donazione, piccoli contributi da tante persone possono permettere di raggiungere obiettivi importanti a beneficio della collettività».

Uno studio della Fondazione Cariplo prospetta un sensibile aumento dei lasciti testamentari in Italia nel giro dei prossimi 15 anni, stimando che da qui al 2030 circa 42mila famiglie italiane utilizzeranno il testamento solidale per lasciare parte del proprio patrimonio a favore di cause sociali, scientifiche e umanitarie, nel rispetto dei diritti dei propri eredi.

Ingresso libero fino ad esaurimento posti.
Gradita conferma di partecipazione: 02.76018187; eventi@fondazioneveronesi.it

INVITO ALLA STAMPA

INCONTRO PUBBLICO

Libertà di sapere, libertà di scegliere
Testamento biologico e testamento solidale: come decidere della propria vita e dei propri beni

Venerdì 11 maggio, ore 10.30
Roma Meeting Center (Largo dello Scautismo, 1 - Roma)



Fondazione Umberto Veronesi
Nata nel 2003 su iniziativa del Professor Umberto Veronesi, la Fondazione si occupa di sostenere la ricerca scientifica di eccellenza attraverso l'erogazione di finanziamenti per medici e ricercatori qualificati e meritevoli, negli ambiti dell'oncologia, della cardiologia e delle neuroscienze. 

Al contempo si impegna a promuovere campagne di prevenzione, di educazione alla salute e all'adozione di corretti stili di vita, affinché i risultati e le scoperte della scienza diventino patrimonio di tutti.

La Fondazione Umberto Veronesi sostiene la ricerca scientifica attraverso l'erogazione di borse di ricerca e si impegna nella divulgazione scientifica
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Finanza & Futuro (Gruppo Deutsche Bank) rafforza la Private Advisory Unit con 5 nuove risorse

Finanza & Futuro (Gruppo Deutsche Bank) rafforza la Private Advisory Unit con 5 nuove risorse
           
Finanza & Futuro, la rete dei consulenti finanziari del Gruppo Deutsche Bank, continua a crescere e rafforza anche il team della Private Advisory Unit (PAU), la divisione specializzata nella gestione dei clienti dal profilo private guidata da Federico Gerardini.

I nuovi ingressi sono cinque, tutti nel network Nord della PAU, guidato da Ivano Guidotti, e coordinati dal Regional Head Carlo Manzone.

Il team di Milano, in particolare, si arricchisce con l'arrivo da Banca Leonardo di Fabio Bottarelli Bernasconi, Senior Private di elevato profilo con un portafoglio clienti molto rilevante, che vanta ruoli chiave in importanti realtà internazionali, oltre a essere stato founder partner di Etra SIM e SGR.

Sempre nel team di Milano fanno il loro ingresso altri tre professionisti di elevato standing: Antonella Arcuri ed Ernesto Moroni, entrambi in precedenza Banker di Sofia SGR e con una lunga esperienza nella divisione Private del Gruppo Intesa. Mario Vaccarino arriva invece da Banca Albertini-Syz, realtà nella quale ha maturato notevoli capacità nella gestione di clientela HNWI.

Il quinto ingresso riguarda invece il team PAU di Emilia Romagna e Marche, che si rafforza con l'arrivo di Claudio Cappuccino, manager proveniente da Azimut, con solide competenze e una forte esperienza, che avrà l'obiettivo di sviluppare ulteriormente la presenza della PAU su un territorio strategico.

La Private Advisory Unit (PAU) di Finanza & Futuro, nata nel 2014, è focalizzata sulla gestione di clienti che richiedono elevate competenze tecniche e relazionali. E' una divisione creata per sviluppare un dialogo esclusivo e riservato con i propri clienti, proponendosi come partner solido e affidabile, in grado di fornire una gestione integrata ed equilibrata di tutte le dimensioni patrimoniali (investimenti, impresa e famiglia). La divisione PAU si affianca alle altre due strutture di Private Banking e di Wealth Management di Deutsche Bank che operano in Italia.

"Siamo molto soddisfatti che dei professionisti di altissimo profilo come Fabio, Antonella, Ernesto, Mario e Claudio abbiano scelto di entrare a far parte della nostra rete" – ha dichiarato Dario Di Muro, AD di Finanza & Futuro. "Il loro arrivo porta ulteriore esperienza al team guidato da Federico Gerardini, che già rappresenta un'area di eccellenza e focalizzazione particolarmente importante per Finanza & Futuro, oltre che un reale valore aggiunto per il servizio che offriamo ai nostri clienti".

Finanza & Futuro è la rete di consulenti finanziari del Gruppo Deutsche Bank sul territorio nazionale. La rete oggi conta su oltre 1300 professionisti in Italia, con portafogli medi di elevata qualità superiori ai 10 milioni di euro, e 14 miliardi di patrimonio in gestione a livello nazionale. 

E' impostata su un modello di business distributivo in reale architettura aperta, ossia sull'offerta ai clienti di prodotti finanziari di case di gestione terze, selezionate tra le migliori a livello internazionale. 

Il modello ha consentito alla rete di raggiungere un elevato grado di soddisfazione da parte della propria clientela. L'appartenenza di Finanza & Futuro al gruppo internazionale Deutsche Bank e la stretta collaborazione con la rete di sportelli della banca in Italia sono tra i principali fattori alla base del suo successo sul territorio.


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martedì 24 aprile 2018

Sofinnova investe nel biotech italiano: guida il finanziamento da 26,5 milioni per EryDel

I fondi saranno utilizzati per accelerare lo sviluppo internazionale dell'azienda e completare la fase tre di sperimentazione clinica del suo prodotto principale, EryDex


Milano24 aprile 2018  Sofinnova Partners, una delle principali società europee di venture capital specializzata nel settore delle scienze della vitaha annunciato di guidarel'operazione di finanziamento da 26,5 milioni di euro di EryDel

L'azienda biotecnologica italiana, specializzata nella somministrazione di farmaci veicolati mediante i globuli rossi del paziente, utilizzerà i fondi per accelerare il proprio sviluppo internazionale e completare lo studio clinico ATTESTattualmente in Fase 3 e in corso di registrazione in Europa, Asia, Australia e Stati Uniti. 

Assieme a Sofinnova Partners hanno partecipato all'investimento anche l'attuale azionista Genextra SpA edInnogest SGR.

Basata a Milano, Erydel ha sviluppato un innovativo dispositivo di somministrazione di farmaci a base di globuli rossi per il trattamento delle malattie neurodegenerative rare. La tecnologia proprietaria si basa sull'incapsulamento di farmaci in globuli rossi prelevati dal sangue del paziente, che vengono poi re-iniettati nel soggetto.

L'azienda è guidata da Luca Benatti, CEO e imprenditore, che in precedenza ha co-fondato Newron Pharmaceuticals(NWRN). Il prodotto leader di EryDelEryDexè stato designato Farmaco Orfano sia dalla FDA che dall'EMA per il trattamento dell'Atassia Telangiectasia (AT), un raro disturbo recessivo autosomico per il quale non esiste attualmente una terapia consolidata. La maggior parte dei pazienti affetti da AT muore nel secondo decennio di vita. Oltre che per l'AT, la tecnologia di EryDel è in fase di sviluppo per una vasta gamma di applicazioni aggiuntive.

Luca BenattiCEO di EryDel, ha dichiarato"Siamo entusiasti di dare il benvenuto a Sofinnova Partners quale nostro investitore principale. La loro portata internazionale, e lariconosciuta esperienza nella creazione di leader globali,rappresentano un grande asset specie in questo momento in cuiEryDel è pronta ad accelerare il suo piano di crescita".

Graziano SeghezziManaging Partner di Sofinnova Partners, ha aggiunto: "Conosciamo Luca Benatti da quasi vent'anni edabbiamo seguito lo sviluppo di EryDel fin dall'inizio. Crediamo che l'azienda sia ora pronta per una rapida crescita e siamo felici di contribuire attivamente a questo entusiasmante sviluppo".


Sofinnova Partners
Sofinnova Partners è una delle principali società di venture capital europee, specializzata in Scienze della Vita. Con sede a Parigi, la società riunisce un team di professionisti provenienti da tutta Europa, Stati Uniti e Cina. La società si concentra su tecnologie che modificano i paradigmi in uso al fianco di imprenditori visionari. 
L'obiettivo di Sofinnova Partners è di operare come investitore principale o di riferimento in start-up, spin-off d'impresa e società in fase avanzata di sviluppo. In oltre 45 anni, Sofinnova Partners ha promosso e finanziato circa 500 società creando leader di mercato in tutto il mondo. Oggi, Sofinnova Partners ha un volume totale di fondi in gestione superiore ai 1,9 miliardi di euro


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L'artigianato italiano di lusso sbarca in Qatar

L'artigianato italiano di lusso sbarca in Qatar

Alla 13esima edizione dell'Heya Arabian Fashion Exhibition

Dal 25 al 29 aprile 2018 al Doha Exhibition and Convention Center

Roma . 24 aprile 2018 - Made in Italy si, ma rigorosamente personalizzato, capi di abbigliamento e accessori su misura, pezzi unici che fanno la differenza. 

La richiesta arriva dal Qatar direttamente a Valeria Mangani fondatrice di Made in Italy Luxury Artigianale, piattaforma che ha lo scopo di introdurre le PMI italiane in alcuni mercati esteri, su invito di questi ultimi, come nel caso del Qatar con la sua  Heya Arabian Fashion Exhibition patrocinata da He Sheikha Al Mayassa Bint  Hamad Bin al Thani e la sorella Aysha, figlie della proprietaria del brand Valentino, la sceicca Mozah, nonchè sorelle dell'emiro in carica. 

È stata proprio la sceicca Aysha, a chiedere a Valeria Mangani di portare l'eccellenza del nostro artigianato di lusso, dedicando un padiglione all'Italia, unico Paese europeo presente all'Heya, parola che tradotta in italiano significa Lei. 

Una fiera tutta la femminile  quindi,  che ha lo scopo di portare alla ribalta donne artigiane ma che vuole essere anche un momento di interscambio, con eventi collaterali: presentazione di libri, incontri culturali, sfilate. 
Oltre all'esposizione nei rispettivi stand è consentita la vendita . 

"Anche in Qatar le donne che amano il lusso ora ricercano capi unici, personalizzati come quelli che producono le abili mani dei nostri artigiani che saranno presenti dal 25 al 29 aprile 2018 a Doha: Giuliana Guiso  la designer che col suo  brand emergente Anita Bilardi, realizzerà su richiesta borse su misura con pellami pregiati;  Simona Chiaravalle che plasma le collezioni BkiB con la preziosità dei tessuti e il design raffinato  anche degli  abiti da sera e degli originali kimoni, per l'occasione lancerà il "burkini" made in Italy che unisce la tradizione araba allo stile sartoriale italiano. 

Ogni pezzo sarà "unico nel suo genere", dal momento che il cliente può scegliere il suo tocco finale personalizzato (come iniziali, dimensioni, decorazioni, ecc.). 

Kristal B sbarcherà in Fiera con i meravigliosi kaftani realizzati con le raffinate sete made in Como. E ci sarà pure la raffinatissima Maison Vi, un'iconica dèmì-couture degna della più alta innovazione sartoriale, pur conservando la tradizione dei broccati fatti a mano, laminati e chiffon. "Siamo orgogliosi di essere l'unico paese europeo presente", precisa Valeria Mangani, "è un primo passo su un mercato, quello del Qatar che ha un grande potenziale. Intanto stiamo già lavorando per la prossima edizione che si svolgerà a novembre". 

Il Qatar Business Incubator Center e il Ministero del Turismo sono i promotori della manifestazione che ha lo scopo di promuovere l'imprenditoria femminile. "La moda è la mia passione, le donne la mia missione",  ribatte Mangani.

I numeri di Heya Arabian Fashion Exhibition
- 5 giorni espositivi
- 5 categorie merceologiche (vestiti, borse, scarpe, gioielli, profumi)
- 150 stands
- 4.000 mq
- 100 brands
- 13 paesi
- 8,924 visitatori durante la 12° edizione
- 82% donne qatarine
- 41.500.000 persone raggiunt
40.803.680 visualizzazioni raggiunte, pari a un valore di QAR 4.863.022 (1milione di euro).

Chi sono le clienti di Heya?
82% dei visitatori locali è composto da donne qatarine
98% di esse intendono visitare nuovamente Heya
79% sono clienti abituali, serial shoppers
83% sono molto soddisfatte della loro esperienza a Heya


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Gianluca Di Muro: amministratore UniD Srl

Gianluca Di Muro amministratore UniD Srl

Gianluca Di Muro e UniD Srl: un lavoro di successo
UniD Srl, società di San Marino che eccelle nell'editoria, formazione e informatica, ha recentemente incaricato Gianluca Di Muro in qualità di Amministratore.
Impegnato da anni nella docenza e nella redazione di oltre 40 manuali, della Collana UnidTest, specifici per il superamento delle selezioni di ammissione alle facoltà a numero chiuso locali e nazionali, riceve oggi il giusto riconoscimento per la professionalità e le eccellenti capacità dimostrate.
Gianluca Di Muro, con UniD Srl, ha organizzato e gestito la didattica dei noti corsi in aula, presenti in 39 città, e dei corsi online per il superamento dei Test universitari. Ha tenuto con successo inoltre incontri di orientamento in uscita in numerosi istituti scolastici, indirizzati agli studenti degli ultimi anni di scuola superiore.

Gianluca Di Muro: un manager fuori dagli schemi
È stato recentemente pubblicato anche sito web ufficiale di Gianluca Di Muro, amministratore UniD Srl.
Sono disponibili tutte le informazioni tra cui la sua biografia completa, le esperienze professionali, le competenze acquisite e i suoi studi.
Curiosa anche la sezione del sito relativa agli sport e hobby dove si possono visionare informazioni personali relative agli sport praticati e ai suoi hobby preferiti.
Gianluca Di Muro si esprime così sulla pubblicazione del suo sito ufficiale: "Da oggi tutti coloro che sono interessati a reperire informazioni su di me possono farlo attraverso le mie parole, video rappresentativi, frasi celebri e musiche."

Gianluca Di Muro: il suo impegno per UniD Srl
L'impegno di Gianluca Di Muro per UniD Srl spazia dalla formazione, pre infra e post universitaria, all'editoria fino all'informatica.
Riscuotono infatti molto successo i corsi di aggiornamento e i Master post universitari, organizzati con il marchio UniD Professional, indirizzati a medici, avvocati, psicologi, psicologie e altre professionalità.
Da circa un anno Gianluca Di Muro ha inoltre collaborato attivamente per l'implementazione aziendale, creando il settore informatico UnidLab, una vera e propria web agency innovativa, specializzata nella realizzazione di siti web tradizionali e eCommerce, nel web marketing e nella gestione dell'intero ciclo editoriale.

Gianluca Di Muro: un occhio al futuro di UniD Srl
"Le attività aziendali UniD Srl proseguono sull'onda dell'informatizzazione e delle nuove tecnologie per garantire gli standard a cui i clienti e le famiglie sono abituati. Il feedback dei nostri studenti - afferma Di Muro - è fondamentale per continuare a migliorare le nostre offerte."
Ricordiamo che Gianluca Di Muro è anche l'ideatore del celebre corso online in preparazione ai Test, il primo del settore, realizzato nel lontano 2010. "Viene costantemente aggiornato, sfruttando le più recenti tecnologie eLearning, e calibrato sulle reali difficoltà che i candidati incontrano durante le prove di ammissione ufficiali".

Roma-Liverpool 1984-2018. Io la ricordo bene quella finale di Coppa dei Campioni


Roma-Liverpool, 1984.

Io la ricordo bene quella finale di Coppa dei Campioni

La delusione fu tantissima perché ormai, addirittura giocando in casa la finalissima, tutti sentivamo la possibilità di toccare il cielo con un dito a portata di mano.

Perdemmo.
Ma fu una grande partita.
I rigori non sono una semplice lotteria.
E a volte nel momento del tiro è anche il cuore a fregarti.

Perdemmo. Invece di arrivare al cielo ci sembrò di precipitare nel più profondo dei baratri.

Ma nella grande delusione c’era anche la consapevolezza e l’orgoglio di essere i vice campioni d’Europa.

Una volta essere un vice campione non era l’aglietto. Era davvero un riconoscimento morale.

Il giorno dopo andai a scuola, Quarta Ginnasio, io con la sciarpa al collo che, in verità, non amavo più esibire fuori contesto, dopo la tragedia dell’uccisione di Vincenzo Paparelli (che per me fu uno shock terribile e mi resta impresso come la mela di Adamo ed Eva per i Cristiani).

Anche tra di noi romanisti, ci sono quelli che giustamente dicono: "sì, va be', ma in bacheca: zero trofei?".

E non ci credono che per alcuni di noi romanisti romantici, la coppetta ad impolverarsi in bacheca sarebbe solo la ciliegina sulla torta.

Perchè alla fine i titoli fanno statistica, ma sono i sentimenti quelli che restano impressi nella memoria e nel cuore.

A me ancora brillano gli occhi per Roma-Dundee United 3-0.
E non potrò mai scordare l'ultimo Roma-Barcellona, il Barca dei fenomeni. Almeno per una gran parte di romanisti.

Perciò è questa la Magia della Maggica. La frase di Rascel "la Roma si ama, non si discute" vuol dire che è l'amore per la Roma ad essere indiscutibile e non poter mai venire meno, non la squadra, il mister, la società.

E' questo il senso che "chi tifa Roma non perde mai", che non vuol dire che il risultato non conti. Conta eccome.


Ma per molti romanisti l'unica cosa importante non è vincere. 
E' essere orgogliosi di una squadra che onora con gioco, grinta e sudore la Maglia.

Lo so... per molti questa è solo retorica. Hanno ragione pure loro.
La Roma è di tutti quelli che la amano, ognuno a suo modo.

È proprio per quello che altri tifosi dicono "tanto non la vincete lo stesso" che me vie' da sorride' perché loro non potranno mai capire tutto questo...

Ora giocheremo una semifinale contro il Liverpool.

In caso di vittoria, saremmo felicissimi.

In caso di sconfitta, resteremmo innamorati della Maggica.

La più grande passione di un romanista, tra le cose non importanti della vita.

Così Manuel della pagina facebook "Io me chiamo Roma, tu no 5": Io Ho sempre avuto poche certezze nella vita...una, la principale forse, è che la Roma nella vita mia ce sarebbe stata sempre...forse troppo, sicuramente troppo...
N'altra era che io, na semifinale de Coppa Campioni, da protagonista, non l'avrei mai vissuta...
A di la verità nun è che era proprio na certezza, sinceramente er problema nun me l'ero proprio mai posto...
Perchè sto giorno, in realtà, il giorno della semifinale de Coppa Campioni della Roma, nun sarebbe mai dovuto arrivà...
È na svista der destino...bellissima...
N'altra certezza me l'hanno inculcata in testa I tifosi della Roma più vecchi de me, ed è quella che prima o poi, magari manco stavolta, ma prima o poi...il Liverpool quella maledetta coppa l'avrebbe pagata sul campo...
E allora sta semifinale nun è solo mia, sta semifinale è per chi ste certezze ce le aveva ma non è arrivato a vedelle cascà o a vedelle compie...
Sta semifinale è de Agostino che forse è quello che quella coppa l'ha pagata de più...
È de Davide e del piccolo Cristian che proprio in una notte come quella de Roma-Barcellona, ma più scura e piena de paure c'hanno salutato...
È de Nils e de Dino che se la meritano più de me...de Aldo che se sarebbe meritato pure quella finale de merda...
De Franco che pe portà la Roma a giocasse na partita simile c'è morto...
Tifo Roma, figuramose se me frega qualcosa de vincela o meno sta coppa...è proprio questo che me rende superiore agli altri tifosi de qualunque squadra...il mio amore per la Roma non ha nulla a che vedere con l'albo d'oro...e quando un tifoso de n'altra squadra, qualsiasi altra squadra, me parla de quello che ha vinto lui, orgoglioso, io lo compatisco, perchè nun proverà mai quello che ho provato io quando Daniele ha preso quella palla ed è andato a tirà il rigore col Barcellona...
Sta semifinale è quello che non sarebbe dovuto esiste, ma c'è...come il mio amore pe na squadra che me da più dolori che gioie...
Ma che quelle gioie che me da so vere, pure, sincere...
Vincela o perdela è semplicemente calcio, la Roma è altro.
Forza Roma!"

Andrea Ubbiali Couture & Sochic sbarcano sui red carpet americani

Per il giovane esperto di moda & beauty, make-up artist e direttore artistico e creativo del proprio marchio moda un’altra grande soddisfazione.


Classe 1985 ad oggi in soli cinque anni Andrea Ubbiali è divenuto un businessman di fama internazionale, la sua laurea, il suo impegno e le sue grandi capacità comunicative gli sono valse ad oggi moltissimi riconoscimenti internazionali firmati dalla stampa e da molte aziende che ad oggi fanno la fila per lavorare con lui.

Originario di Zanica in provincia di Bergamo il giovane che ad oggi conta più di 200.000 followers internazionale ha raggiunto un altro grande traguardo.

Grazie alla campagna pubblicitaria internazionale per il colosso dei gioielli austriaco Oliver Weber by Swarovsky dove ha posato affianco all'amica e modella Giada Vescovi, Andrea è arrivato negli USA dove la sua immagine ha subito attirato l'interesse di molte aziende.

Dopo aver disegnato un lussuosissimo sandalo e un maestoso abito per la supermodella transessuale Geena Rocero in occasione dei Glaad Media Awards di Los Angeles che ringraziandolo ha però scelto il brand americano Marchesa il giovane è sbarcato sul red carpet degli AVN Awards gli oscar del porno internazionale di Las Vegas dove una quotatissima attrice in contratto con la Wicked Production ha indossato un maestoso abito a sirena firmato Andrea Ubbiali Couture al giovane valso il riconoscimento del magazine Hawtcelebs.

Ecco le parole di Andrea: “l’agenzia americana che mi segue nella comunicazione oltreoceano mi ha fornito questo prestigiose contatto, molti brand preferiscono evitare di vestire star che lavorano nel cinema hard ed invece io ho accettato perché non capisco quale sia il problema, il porno? 

Un lavoro come un altro, in America queste donne guadagnano milioni e sono seguite ed osannate esattamente come le star hollywoodiane, a parte questo per me è stata una grande visibilità e sto ricevendo un sacco di contatti non male dire….”, oltre agli AVN il giovane ha da poco vestito la star del reality Teen Mom Farrah Abraham, fasciata in uno splendido abito bianco con maxi scollature al party firmato Jason Derulo.

Un giovane inarrestabile con un grande amore per la vita e per il suo magico e appagante lavoro.



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Andrea Ubbiali Couture: il lusso che piace ai VIP

lunedì 23 aprile 2018

RS Components presenta una nuova stampante 3D RS Pro ideale per diverse applicazioni, tra cui la prototipazione rapida e la didattica

RS Components presenta una nuova stampante 3D RS Pro ideale per diverse applicazioni, tra cui la prototipazione rapida e la didattica
La nuova macchina open-source per la produzione additiva RS Pro garantisce livelli elevati di personalizzazione, semplice manutenzione e aggiornamento 

RS Components, distributore globale di prodotti di elettronica e manutenzione, ha annunciato il lancio della sua nuova stampante 3D facile da utilizzare, denominata RS Pro iTX. Questa macchina per la produzione additiva è adatta a una vasta platea di utenti che operano nell'industria manifatturiera e in molti altri settori commerciali e aziendali, oltre che per la didattica e gli appassionati che desiderano progettare e costruire oggetti in modo rapido ed economico. La combinazione di potenza, velocità, precisione, efficienza e numerose funzioni disponibili rendono la stampante 3D RS Pro iTX una delle migliori della sua categoria.

Come tutte le stampanti 3D a marchio RS Pro, che escono dalla fabbrica completamente assemblate, la iTX è realizzata in Gran Bretagna è pronta per l'uso. Una caratteristica fondamentale di questa macchina è la sua semplicità di aggiornamento: le parti e i circuiti stampati di qualità elevata sono progettati per essere facilmente sostituiti e/o aggiornati nel giro di qualche minuto. Tutte le stampanti 3D RS Pro sono di tipo open-source, possono quindi essere facilmente personalizzate sia da utenti esperti, sia da semplici appassionati. In particolare la testina intercambiabile VARIBLOCK RS Pro della iTX è a prova di futuro e può essere utilizzata con altri sistemi di estrusione, consentendo l'uso di diversi materiali non appena sono disponibili. Inoltre tutte le parti della stampante, tra cui l'hot-end e l'estrusore di filamenti, sono di facile manutenzione.

La macchina utilizza la stampa 3D FFF (Fused Filament Fabrication) ed è dotata di una piastra di stampa completamente riscaldata, in grado di gestire temperature comprese tra 50 e 100 °C. La stampante è anche dotata di un sistema di estrusione dei filamenti controllato da un motoriduttore in metallo per garantire massima potenza e affidabilità. L'estrusore è adatto per filamenti da 1,75 mm ed è in grado di stampare un'ampia gamma di materiali, tra cui ABS, PLA e PETG.

Tra le altre caratteristiche figurano ugelli di diverse dimensioni, tra cui 0,2 - 0,3 - 0,4 - 0,5 - 0,8 - 1,0 mm, un volume di stampa di 8000 cm3 (200 x 200 x 200 mm) e un'ampia gamma di risoluzioni dello strato, da 0,8 mm per stampe ultraveloci fino a 0,08 mm (80 micron). La stampante, che presenta un robusto telaio rivestito di polvere di acciaio, misura 450 (altezza) x 535 (larghezza) x 370 (profondità) mm e raggiunge i 550 (altezza) x 535 (larghezza) mm con il portabobina e il cavo ombelicale installati.

Un'altra importante caratteristica della stampante è il computer integrato, completamente aggiornabile, basato su un processore quad-core AMD Kabini A4 e dotato di scheda grafica Radeon AMD, connettività Ethernet, memoria aggiornabile da 8 GB e disco fisso SATA da 500 GB aggiornabile. L'integrazione del PC nella macchina consente l'aggiunta di numerosi accessori, tra cui una webcam o altre funzionalità di rete e di accesso remoto.

RS offre anche separatamente un armadio conforme alle norme di sicurezza vigenti, appositamente progettato per questa stampante. La RS Pro iTX è disponibile nelle regioni EMEA e Asia Pacifico.

ILLUMINOTRONICA 2018: Design & Retail e Smart Spaces

ILLUMINOTRONICA 2018: Design & Retail e Smart Spaces 

"Il digitale non ha ucciso lo spazio, ma ha cambiato totalmente il modo di progettarlo"
ad affermarlo è Carlo Ratti, noto architetto e docente al MIT di Boston, secondo il quale, al giorno d'oggi, fisico e digitale si stanno ricombinando in uno spazio ibrido, che va trasformato e ripensato utilizzando le nuove tecnologie Internet of Things e l'approccio del "design thinking".

Per i progettisti si aprono quindi nuovi scenari, in cui l'architettura dialoga con i designer, i system integrator e i tecnici informatici, per la realizzazione di ambienti che siano prima di tutto piacevoli da vivere. L'occhio è puntato sul benessere e sul comfort della persona e sulla creazione di spazi collaborativi e di relazione. 

Le parole chiave sono integrazione (di competenze, di tecnologie, di idee) e collaborazione (tra figure professionali differenti che devono essere specializzate - perché è la tecnologia stessa a richiederlo - ma allo stesso tempo devono sapere integrare altre soluzioni).

L'Internet of Things e l'innovazione rappresentano il cuore di ILLUMINOTRONICA 2018, la mostra convegno di riferimento per il nuovo mercato dell'integrazione. Un evento professionale – in programma il 29-30 novembre e l'1 dicembre 2018 a BolognaFiere che quest'anno si focalizza su tre elementi chiave: TECNOLOGIA, APPLICAZIONE e ISPIRAZIONE, per poter supportare aziende e professionisti nell'evoluzione del mercato della building automation, in tutte le sue sfaccettature. 

IL DESIGN THINKING NELLA PROGETTAZIONE DEGLI SMART SPACES 

L'integrazione diventa il mezzo per superare le barriere fra le persone e gli spazi in cui vivono. In futuro, spazi e luoghi di lavoro saranno orientati solo a soddisfare le esigenze degli utenti. Gli spazi intelligenti diventeranno l'interfaccia tra gli esseri umani e lo spazio in cui vivono, collegheranno il mondo digitale a quello fisico e aumenteranno la creatività delle persone e la produttività delle aziende. Quando immaginiamo un edificio intelligente in cui hardware e software si combinano, dove il design non è complicato e in cui gli utenti interagiscono pienamente con la tecnologia come estensione di se stessi, allora iniziamo a vedere quell'immagine "utopica" che la tecnologia e l'IoT promettono.
Tutto ha inizio mettendo la persona al centro di ogni progetto "Human centric", perché la tecnologia è semplicemente un mezzo per raggiungere un obiettivo: il benessere della persona. Ne è un esempio il progetto SLAncio della Cooperativa "La Meridiana" in cui Francesco Iannone (Consuline), lighting designer di fama internazionale, ha applicato questo concetto alla progettazione della luce negli spazi, ottenenendo dei risultati davvero straordinari.
"Anche nelle case di cura – ci racconta il lighting designer – le normative sull'illuminazione sono piuttosto rigide poiché ci deve essere il giusto quantitativo di luce per illuminare i vari spazi e permettere di curare e assistere i pazienti in sicurezza… Spesso, però, ci si dimentica che i pazienti il più delle volte sono distesi su un letto e che la prima cosa che guardano è il soffitto. Vivono una situazione terribile. Ecco allora che abbiamo cercato di scardinare la norma riportando il paziente a vivere come a casa propria per creare meno stacco con la vita personale".
Il caso di eccellenza che verrà presentato a ILLUMINOTRONICA è quello del "Paese ritrovato", inaugurato a fine febbraio di quest'anno a Monza. Un vero e proprio paese, con piazza, minimarket, chiesa, ecc., ricreato per curare 65 malati di Alzheimer. Un posto in cui medici e infermieri si muovono vestiti "in borghese" e in cui l'obiettivo principale è far sentire i pazienti come a casa propria.

DESIGN & RETAIL, UN CAMPO IN CUI SPERIMENTARE

Il Retail è un settore in pieno sviluppo e oggi la spesa in innovazione digitale nel Retail vale circa il 20% del totale degli investimenti. Le innovazioni finora introdotte nel punto vendita riguardano soprattutto la "customer experience": sistemi di comunicazione con l'utente (per esempio il proximity marketing), monitoraggio dei clienti "in store", sistemi per ottimizzare processi: tracciamento della merce e pianificazione dell'esposizione.
Ma l'Osservatorio IoT del Politecnico di Milano segnala che in questo settore il 73% dei retailer vorrebbe investire maggiormente nel back end: raccogliere dati, analizzarli, personalizzare prodotti/servizi e sviluppare advertising & commerce. 

Sta di fatto che oggi lo Smart retail rappresenta una grande opportunità di business per le aziende che progettano, applicano soluzioni IoT per la visione: dall'illuminazione dinamica ai sistemi di videosorveglianza integrata, dal video mapping, al Li-Fi / Bluetooth fino ad arrivare all'intelligenza artificiale per la gestione dei dati raccolti.

ILLUMINOTRONICA per il NUOVO MERCATO DELL'INTEGRAZIONE

#designthinking #smartretail #smartspace sono concetti che sintetizzano in concreto il nuovo mercato dell'integrazione: segmento in forte espansione che vede nuovi player e nuove figure nate dalla fusione tra tecnologie hardware e software e dalla loro confluenza naturale nel mondo IoT.
Oggi esiste un filo conduttore che lega la tecnologia (basti pensare al ruolo strategico dei sensori) ai produttori di luce, domotica, sicurezza e multimedia, passando per il know-how e le esigenze dei professionisti (l'integratore ma anche il designer e lo specialista), che trasformano il flusso tecnologico della filiera in progetti e soluzioni concrete.

Si tratta di una filiera qualitativa che si posiziona nella fascia alta del mercato, che trova in ILLUMINOTRONICA il suo luogo naturale di rappresentazione. La manifestazione bolognese è infatti il punto di arrivo di un percorso che dura tutto l'anno e che ha l'obiettivo di mettere in relazione i professionisti, in un'ottica di rete. 

Capire l'evoluzione del DESIGN&RETAIL e degli SMART SPACES attraverso progetti complessi proposti e realizzati da network collaborativi, utilizzando le tecnologie più evolute del settore, è il contributo che ILLUMINOTRONICA, più di ogni altra realtà, può dare allo sviluppo della filiera.

Proponendo un modello innovativo anche a livello espositivo, tra aree demo, spazi laboratorio, arene e gallerie tematiche, ILLUMINOTRONICA presenterà anche un ricco programma di interventi e convegni su misura creati ad hoc. Oltre a corsi con crediti formativi in collaborazione con gli ordini degli ingegneri, degli architetti e dei geometri di Bologna.
L'evento è promosso da Assodel (Associazione Distretti Elettronica - Italia) con il patrocinio delle principali Associazioni di categoria: AILD – ALBIQUAL – ANCE BOLOGNA – ASSISTAL – ASTER – CNA BOLOGNA - COMUNE DI BOLOGNA – CONFARTIGIANATO - CONFCOMMERCIO - CRIET – ENEA – ENOCEAN - FAST - KNX ITALIA – ORDINI PROFESSIONALI - SIEC – SISTEMA IMPRESA – UNAE.

sabato 21 aprile 2018

Intervista di Alessia Mocci a Giancorrado Barozzi: vi presentiamo Altruismo e cooperazione in Pëtr A. Kropotkin

[…] Ogni corporazione d’artigiani praticava in comune sia la vendita dei prodotti che gli acquisti in comune delle materie prime, e i suoi membri erano al tempo stesso mercanti e lavoratori manuali. Perciò il predominio raggiunto dalle antiche corporazioni, nella fase iniziale di vita della libera città, assicurò al lavoro manuale l’alta posizione che occupò in seguito nella città stessa. Infatti, in una città del Medioevo il lavoro manuale, stando a uno dei ‘misteri’, era considerato come un pio dovere verso i cittadini, una funzione pubblica, e, qualunque fosse, era sempre onorevole.” ‒ “Il Mutuo Appoggio” ‒ Digest”

Storico di formazione, Giancorrado Barozzi dal 1986 al 2000 ha diretto l'attività scientifica dell'Istituto Mantovano di Storia Contemporanea. Per conto della Regione Lombardia e di altri Enti ha realizzato ricerche nei campi della storia sociale, delle tradizioni del lavoro e della narrativa orale.

È direttore della collana "Il Pasto Nudo, assaggi di antropologia" per la Negretto Editore con la quale ha pubblicato "Cartiera Burgo. Storie di operai, tecnici e imprenditori nella Mantova del Novecento" e nel 2013 “Altruismo e cooperazione in Pëtr A. Kropotkin”, saggio che presenta il Mutual Aid del filosofo e scienziato russo Kropotkin ed il Digest della scrittrice americana Miriam Allen deFord.

Giancorrado Barozzi è stato molto disponibile nel rispondere ad alcune domande che ci mostrano la sorprendente modernità delle teorie di Kropotkin.


A.M.: Ciao Giancorrado, vorrei iniziare congratulandomi per la pubblicazione di “Altruismo e cooperazione in Pëtr A. Kropotkin”, opera di divulgazione del pensiero del filosofo e scienziato russo Pëtr Alekseevič Kropotkin. Il saggio è stato pubblicato a centosettant’anni dalla nascita del filosofo russo (Mosca, 9 dicembre 1842 Dmitrov, 8 febbraio 1921) per commemorare questo grande intellettuale ormai quasi del tutto sconosciuto in Italia. La mia prima domanda ci porta alla genesi del libro: quando hai conosciuto Pëtr Alekseevič Kropotkin e perché nasce la necessità di divulgare il suo pensiero?

Giancorrado Barozzi: È una lunga storia. Tra i sedici e i diciotto anni d’età (quindi tra la fine del 1966 e il 1968, essendo nato nel 1950) avevo letto per la prima volta, o meglio “divorato”, molti libri di Kropotkin, credo tutti quelli che allora erano già tradotti in italiano, da Memorie di un rivoluzionario a La conquista del pane, da Campi, fabbriche e officine ad, appunto, Il Mutuo Appoggio, e così via. A quel tempo, frequentavo il liceo e, nel tempo libero, collaboravo assiduamente alle attività di un circolo culturale della mia città, intitolato alla memoria dell’avvocato e conferenziere anarchico del XIX sec. Luigi Molinari. Dopo l’alluvione veneziana (oltre che fiorentina) del 4 novembre 1966, la minuscola bibliotechina circolante del “Molinari” si trovò di colpo arricchita per l’arrivo di numerosi volumi di saggistica libertaria, provenienti dal circolo anarchico di Venezia, i cui locali erano stati completamente sommersi. Gli autori di quei libri salvati dalle acque, alcuni piuttosto malconci e in edizioni dei primi del Novecento, erano, in prevalenza, Malatesta, Bakunin, Herzen, Arscinov e, appunto, Kropotkin. Negli anni a seguire, quelle letture costituirono per la mia mente un cibo essenziale. In particolare, su tutti gli altri autori, Kropotkin mi parve offrire, ne Il Mutuo Appoggio, un’interpretazione realistica e costruttiva delle società umane e della loro storia. Visione per nulla “utopistica”, basata sull’esercizio della cooperazione e della reciprocità: valori che, in quella stessa stagione, di fatto, io vidi messi in pratica da parte delle tante squadre di giovani volontari che, come me, si recarono a Firenze, convenuti da ogni parte d’Italia, per aiutare la città alluvionata a risollevarsi. Si trattava insomma di quella generazione di nati nel dopoguerra che il regista Giordana, nel titolo pasoliniano dato al suo film, ha poi voluto chiamare La meglio gioventù. Col passare degli anni, mi stupii notevolmente nel ritrovare, nel corso dei miei studi storici e filosofici, la presenza delle idee mutualistiche di Kropotkin, espresse quasi sempre senza alcuna indicazione della fonte, nelle opere di altri autori di culto, dal Saggio sul Dono dell’antropologo Marcel Mauss sino agli scritti recenti della brillante saggista statunitense Rebecca Solnit. Segno che il pensiero di questo vecchio scienziato russo non era affatto cosa morta, ma anzi doveva essere riuscito a penetrare in profondità, sia pure (come ho detto) quasi sempre in incognito, in quelle che consideravo, e tuttora considero, le più avanzate manifestazioni del pensiero e della pratica sociale del nostro tempo. S’imponeva dunque con urgenza, a mio parere, il compito di ridare “a Cesare quel che è di Cesare”, ossia rivelare ai lettori del nostro tempo il peso dell’effettiva influenza esercitata dal pionieristico, quanto purtroppo qui da noi misconosciuto, pensiero di Kropotkin su una vasta schiera di epigoni. Inoltre era per me un obiettivo indispensabile contrapporre all’effimero trionfo dell’egoismo, che sembra pervadere ogni angolo della nostra società, i valori perenni e duraturi (ma che non fanno notizia sui media) dell’altruismo e della cooperazione, senza i quali l’intero nostro mondo crollerebbe all’istante.


A.M.: Nel primo capitolo “Egoismo o altruismo” rifletti sul contrasto tra angelico e diabolico portando avanti la tesi della vittoria dell’altruismo sulla sopraffazione seppur quest’ultima esistente e continuamente visibile con il ragionamento per il quale nonostante guerre, cataclismi ed ingiustizie di ogni tipo l’essere umano abita ancora la Terra ed è alla continua ricerca di soluzioni per il quieto vivere. “Altruismo e cooperazione in Pëtr A. Kropotkin” è stato pubblicato nel 2013, dunque a distanza di cinque anni hai modificato il tuo pensiero oppure continui a vedere la vittoria dell’altruismo?

Giancorrado Barozzi: Di primo acchito, potrei cavarmela col dire: dipende dai punti di vista. C’è chi, ad esempio, vede il bicchiere che tiene tra le manimezzo vuoto e chi invecegiudica il medesimo bicchiere mezzo pieno. Ma, considerando la questione fuori di metafora e nel suo insieme, non si tratta di far prevalere, attraverso scelte infondate, il pessimismo o il suo contrario: l’ottimismo. Il mondo non va nel modo in cui noi lo percepiamo o come vorremmo che andasse. C’è da essere consapevoli delle gravi deformazioni soggettive imposte alla realtà dal lavorìo della psiche umana e delle mistificazioni dicoloro cheriducono l’intera storia dell’umanità a un perenne contrasto tra il “bene” e il “male”. A tale proposito i miti e le religioni avevano offertoall’umanità degli splendidi tentativi di soluzione del problema, o meglio dei suggestivi appigli per la rassicurazione collettiva. Credenze campate in aria, poiché basate su argomenti di fede del tutto privi di fondamento scientifico. La questione va impostata diversamente, facendo appello alla scienza e superando le suggestioni culturali, psichiche e religiose, che hanno condizionano l’umanità nel passato e, credo, continueranno a farlo anche in futuro, perché l’essere umano preferisce le illusioni alla realtà. Un valido punto di partenza per uscire da questa empasse ci è dato dagli studi sull’evoluzionismo compiuti nel XIX secolo da un naturalista inglese, Charles Darwin. È a partire dalle sue acquisizioni, ormai pienamente assodate in campo scientifico, ma purtroppo ancora insufficientemente metabolizzate dalla cultura dominante, che gioverà muovere i passi per rispondere al grande dilemma morale “egoismo o altruismo” che ha tenuto impegnate le menti più acute di questi ultimi due secoli. Le quali, a loro volta, hanno finito però col dividersi in due grandi fazioni: da una parte i fautori del cosiddetto “darwinismo sociale”, fondato sulla legittimazione dell’“egoismo” (Dawkins), ossia della supremazia del più “adatto” e/o del più “forte” sulla massa degli “inetti”, e dalla parte opposta i sostenitori del “mutualismo”, della cooperazione di gruppo, della disponibilità a mettere al servizio degli individui della stessa specie le proprie doti e capacità, in vista del conseguimento di un bene comune. Posizione, quest’ultima, compiutamente formulata, forse per la prima volta, in virtù dei suoi studi compiuti in campo zoologico e sociologico, da Kropotkin, e in seguito convalidata, attraverso un’ininterrotta catena di osservazioni scientifiche realizzate da studiosi di enorme valore (Hamilton, Price, Gould). Dopo la lettura del Mutual Aid di Kropotkin, è stato proprio lo studio delle opere degli scienziati che ho qui menzionato, appartenenti alla seconda corrente del darwinismo, ad avermi pienamente convinto (come lo sono tuttora) a schierarmi dalla loro parte e a prendere invece le distanze dalle teorizzazioni sul “gene egoista” formulate dallo zoologo e divulgatore scientifico Richard Dawkins, il quale, in ultima analisi, non ha fatto che riproporre la vulgata del vecchio “darwinismo sociale”, posizione scientificamente assai debole, oltre che politicamente reazionaria (sebbene, sul piano scientifico, essa sia pur sempre preferibile ai vaneggiamenti dei “creazionisti”, i quali respingono in blocco la teoria darwiniana dell’evoluzionismo).


A.M.: “The Mutual Aid, a factor of evolution” è stato pubblicato a Londra nel 1902 ed è ancora di grande interesse per le teorie portate avanti sul mutuo appoggio eppure risulta arduo aver in mano una copia del libro malgrado le numerose ristampe che si sono susseguite non solo in Italia ma in tutto il Mondo nel corso del XX secolo. Come spieghi questa difficoltà?

Giancorrado Barozzi: Come ho già detto, dagli inizi del Novecento sino ad oggi, l’idea del “mutualismo” si è venuta radicando sempre più presso certi ambienti scientifici e culturali, e il risultato delle ricerche di Kropotkin è stato plagiato e saccheggiato a man bassa da illustri studiosi, che se ne sono appropriati, spesso senza renderne però il giusto merito al loro principale ispiratore. Le motivazioni di questa sorta di congiura del silenzio, in ambito scientifico, sul nome di Kropotkin dipendono dal fatto che l’autore russo fu, oltre che un valente scienziato, anche un acceso propagandista dell’anarchia che, ritengo a torto, era considerata dai benpensanti un’utopia politica. Ammettere, da parte degli scienziati accademici appartenenti alla cultura ufficiale, che il padre della corrente mutualistica del darwinismo era un “utopista” in politica, avrebbe, stando a loro, finito col compromettere anche la parte “buona” del suo pensiero, quella basata sulla ricerca sperimentale che aveva portato alla scoperta delle teorie espresse nel Mutual Aid. Per questo motivo gli scienziati evoluzionisti, per lungo tempo, hanno preferito evitare di fare il nome di Kropotkin, ponendo una sorta d’interdetto su di lui, pur ponendosi, d’altra parte, nel vivo delle loro ricerche, tacitamente sulle orme di questo stesso autore. I libri di Kropokin, incluso il Mutual Aid, hanno avuto quindi una diffusione esclusivamente interna al circuito dei lettori interessati all’anarchismo, che com’è noto rappresenta una nicchia fortemente ristretta di lettori, oltre che fortemente ideologizzata, quando addirittura non settaria. Ecco perché il Mutual Aid, pur circolando in varie traduzioni in tutto il mondo, ha avuto una circolazione minoritaria e semiclandestina, affidata quasi esclusivamente a piccole case editrici legate alla propaganda del pensiero anarchico. Nel caso dell’Italia, ad esempio, il Mutual Aid fu tradotto, nei primi decenni del Novecento, un paio di volte, per merito, non a caso, di due esponenti dell’anarchismo italiano: Gaetano Panazzabe Camillo Berneri. Anche se va detto che, in un primo momento, tra il 1890 e il 1896, quando il pesante interdetto nei confronti di Kropotkin non si era ancora manifestato, la sua opera aveva cominciato a diffondersi, a puntate, attraverso il massimo organo ufficiale del darwinismo, la rivista londinese «The Nineteenth Century». Di lì a poco però, su diretta istigazione del suo più accanito avversario in campo scientifico, il “darwinista sociale” Thomas Henry Huxley, che lo tacciò di “utopista”, Kropotkin fu ostracizzato dalla società scientifica londinese ed estromesso dalla loro rivista. Da quel momento in poi il suo nome rimase confinato unicamente entro la ristretta cerchia dei suoi estimatori politici. Il che finì col nuocere gravemente, nei confronti dell’opinione pubblica, alla sua popolarità.


A.M.: Il 1900 è stato alimentato da un’accesa discussione sulle origini dell’altruismo e le tesi di Kropotkin sono state al centro dei salotti di tutta Europa ed America. Qual è il maggior oppositore del filosofo russo?

Giancorrado Barozzi: Come ho già detto, l’evoluzionismo mutualistico di Kropotkin riscosse, sin dal primo momento, un notevole interesse presso gli ambienti scientifici dell’epoca, in quanto esso veniva a inserirsi nel contesto più ampio del dibattito, allora in auge, intorno alle interpretazioni delle teorie darwiniane. Gli articoli di Kropotkin pubblicati alla fine del XIX secolo sulla rivista «The Nineteenth Century», che costituirono il primo abbozzo del Mutual Aid, si ponevano infatti in stretta sintonia con l’opera di Darwin, in particolare col libro The Descent of Man (L’origine dell’uomo), dato alle stampe nel 1871, nel quale il padre dell’evoluzionismo mitigò la componente “egoistica” della propria teoria dell’“adattamento”, così come lui stesso l’aveva in precedenza espressa ne L’origine della specie (1859), riconoscendo nella sua nuova opera il valore effettivodella cooperazione e dell’altruismo. Valore invece ostinatamente negato, ai fini evolutivi, negli scritti di Huxley, il quale, dopo la morte di Darwin, si autoproclamò custode assoluto del “verbo” del maestro, meritandosi l’appellativo di “mastino di Darwin”. Nel Mutual Aid Kropotkin polemizzò in tono esplicito contro Huxley e la sua rigida interpretazione del darwinismo, fondata sulle opere del primo Darwin, senza tenere in debito conto le integrazioni contenute ne L’origine dell’uomo. La polemica tra i due contendenti, avviata sulle pagine della rivista londinese, finì col travalicare i confini disciplinari, trasformandosi da scientifica in politica. Alla fine Huxley, in quel contesto, ebbe la meglio, bollando come “utopista” il proprio rivale, senza peraltro riuscire a confutarne le osservazioni di carattere squisitamente scientifico. A ben vedere, la polemica si è venuta a protrarre per oltre un secolo, ben oltre le morti dei due rivali (nel 1895 Huxley e nel 1921 Kropotkin), coinvolgendo alcune delle le migliori menti sia al di qua che al di là dell’Atlantico. Durante questo periodo, nel prosieguo della polemica scientifica, il nome di Kropotkin venne tuttavia a eclissarsi, per le motivazioni che precedentemente ho già esposto. E fu soltanto nel 1988, in un articolo comparso su «Natural History», poi ripreso in un fortunato libro del 1991, che il paleontologo e noto divulgatore scientifico Stephen Jay Gould osò rompere la congiura del silenzio e proclamare i reali meriti dello scienziato russo, individuando (giustamente) in lui l’autentico capostipite della corrente evoluzionistica che, per semplificare, potremmo definire “sinistra darwiniana”. Così anche il mio libro prende le mosse dalle “rivelazioni” fatte da Gould sui meriti scientifici di Kropotkin. L’obiettivo principale del libro che ho scritto, proseguendo sulle orme di Gould, è infatti quello di riscoprire più a fondo il ruolo di primo piano avuto da Kropotkin in campo scientifico; ruolo troppo spesso offuscato da una considerazione unilaterale (sia da parte dei suoi seguaci che dei suoi detrattori) della attività da lui svolta in campo politico. È insomma il Kropotkin scienziato che, in primo luogo, ho voluto ricollocare al posto d’onore nei confronti dell’umanità intera, e non più celebrare solo il profeta politico unicamente apprezzato dai seguaci dell’anarchismo. Anche se, va detto, non è possibile scindere in due parti nettamente distinte e non compenetrabili tra loro, la complessa personalità (scientifica e politica) di quest’uomo di genio. 


A.M.: Nel settimo capitolo del tuo saggio, “Il dono: Mauss e Bataille”, tratti delle documentazioni di Kropotkin sui “selvaggi” con un passaggio sugli eschimesi, i quali esercitando l’uponcommunism ponevano rimedio all’accumulo di ricchezza con la distribuzione collettiva dei beni. Come e perché avveniva questa concessione? Ed attualmente ci sono popolazioni sebben ridotte che attuano la suddivisione delle ricchezze?

Giancorrado Barozzi: Nel secondo capitolo del Mutual Aid, dedicato al Mutuo Appoggio tra i Selvaggi, Kropotkin affronta il tema del “dono”. Come tu hai detto, in alcune pagine della mia introduzione ho segnalato le fonti da lui utilizzate per la stesura di quella parte del libro che tratta della reciprocità e della cooperazione presso quelle popolazioni che oggi definiremmo “d’interesse etnologico”. Ho inoltre rivelato i numerosi “prestiti” da Kropotkin realizzati da alcuni autori, anche di chiara fama, che hanno ripreso (come al solito senza citare la fonte) le considerazioni sul “dono” già esposte nel Mutuo Appoggio. Kropotkin attinse, a sua volta, le notizie per la stesura di questo capitolo dal libro di un antropologo suo carissimo amico, oltre che stretto collaboratore in campo politico: Élie Reclus, fratello del geografo Élisee Reclus, anch’egli anarchico. Nel 1891 Élie Reclus pubblicò a Londra una raccolta di studi etnologici, dal titolo Primitive Folk, nei quali descrisse le usanze di alcune popolazioni “primitive”, tra le quali gli Inuit (uno dei gruppi etnici in cui sono divisi gli Eschimesi) del circolo polare artico e i pellerosse del Nord America. Egli osservò che presso questi popoli vigeva una curiosa pratica di sperpero delle ricchezze che contraddiceva i principi fondamentali dell’accumulazione capitalistica, dominanti invece nel mondo Occidentale. Una volta raggiunto un certo livello di ricchezza, le famiglie Inuit disperdevano tutti quanti i loro beni a beneficio dei membri più poveri della comunità, tramite doni e feste rituali. Una pratica analoga era in voga anche presso alcune tribù native della costa nord-occidentale del Pacifico. Nei secoli scorsi quest’usanza, definita a livello locale in vari modi, ma ben nota presso gli antropologi del giorno d’oggi col termine Potlach (tradizione ora, credo, non più in uso a causa dell’avvenuta distruzione delle culture indigene da parte dell’uomo bianco), fu osservata dal vivo e minutamente descritta da una vasta serie di viaggiatori europei del XVIII e XIX sec., rigorosamente citati nel libro di Reclus. Fonti che ricompaiono intatte, guarda caso, anche nelle note del Saggio sul Dono pubblicato negli anni ’20 del Novecento dall’antropologo francese Marcel Mauss, in cui viene ripresa, pari pari, anche la teoria della reciprocità tra i “selvaggi” già esposta da Kropotkin nel secondo capitolo del Mutual Aid. Guarda caso, Mauss non cita affatto però, tra le numerose fonti del proprio contributo scientifico, né il nome di Kropotkin né quello di Élie Reclus. Poiché questo scritto di Mauss è ritenuto, giustamente, un autentico classico del pensiero antropologico, mi sono sentito in dovere di richiamare l’attenzione dei lettori di oggi sulle fonti principalidi quel libro (appunto, le opere di Kropotkin e di Reclus) totalmente, quanto inspiegabilmente, passate sotto silenzio dall’antropologo francese.



A.M.: Ci sono altri autori che stimi profondamente e di cui vorresti divulgare il pensiero?

Giancorrado Barozzi: Dato che Kropotkin, per le sue prese di posizione politiche libertarie fu tacciato, sia da destra che da sinistra, di essere un “utopista”; dopo lo studio che ho condotto sulla dimensione scientifica, a mio parere (ma anche di S.J. Gould e di altri naturalisti) tuttora pienamente valida, della sua opera, ho preso a orientare i miei principali interessi in due diverse direzioni, sempre pronte però a contaminarsi l’una con l’altra. Una parte delle mie ricerche si è dunque focalizzata sull’eredità del “mutualismo”, fondato da Kropotkin, in campo scientifico, privilegiandole opere di due grandi scienziati, purtroppo in Italia ancora poco noti al grande pubblico. Mi riferisco a George Price e a William Donald Hamilton, ai quali si deve, tra l’altro, la formalizzazione algebrica della cosiddetta “legge dell’altruismo”. I lettori che conoscono The Selfish Gene (Il Gene egoista) di Richard Dawkins, un fortunato libro di divulgazione scientifica che risale a qualche decennio fa, e che ha avuto una discreta diffusione anche in traduzione italiana, avrà già sentito i nomi di questi due scienziati. Va detto però che Dawkins, dichiaratosi un seguace del “darwinismo sociale” propugnato da Huxley, pur avendo dovuto citare (per il loro valore scientifico) Price e Hamilton, cercò tuttavia nel suo libro di sminuire la portata delle loro scoperte. La cultura italiana misconosce ancora, in gran parte, gli studi di questi due ricercatori, entrambi ahimè passati ormai a miglior vita. Per quel che mi sarà consentito di fare, vorrei perciò contribuire a divulgare la conoscenza delle loro vite (assolutamente esemplari) e dei loro studi presso il pubblico italiano. L’altro filone di ricerca che sto seguendo e che trae anch’esso origine dai miei studi su Kropotkin, si occupa della dimensione “utopica” del pensiero umano nei suoi molteplici aspetti: artistico, sociale e politico. Quale punto di partenza per affrontare questo viaggio nel mare magnum dell’utopia ho scelto di concentrarmi sull’opera di un autore sudamericano del Novecento, Darcy Ribeiro, che, proprio come Kropotkin, ha compiuto anch’egli poliedriche ricerche e sperimentazioni in vari ambiti dello scibile umano: dall’antropologia all’impegno politico, dalla pedagogia alla creazione letteraria, e altro ancora. Per le edizioni Negretto sto, proprio in questi giorni, curando la riedizione, in una nuova versione affidata a una valente traduttrice (Katia Zornetta), di un visionario romanzo scritto appunto da Ribeiro negli anni ’80, Utopia selvagem (Utopia selvaggia). In questo suo libro l’autore ha condensato, in forma giocosa e carnevalesca, i punti chiave di un suo originale progetto di trasformazione della realtà sociale, con particolare riferimento al contesto culturale afro-brasiliano, all’interno del quale egli stesso ebbe a operare in concreto, per la rinascita del proprio paese e per il miglioramento delle condizioni di vita dei ceti diseredati della sua terra. Salvo imprevisti, il libro, che ha il patrocino della «Fondazione Ribeiro» con sede in Brasile, dovrebbe uscire entro quest’anno. Dopodiché, assieme all’editore Negretto, penso di mettere in cantiere qualche altra pubblicazione, non più di genere narrativo, riguardante sempre il tema dell’utopia. 


A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Negretto Editore? La consiglieresti?

Giancorrado Barozzi: È ormai da una decina d’anni che collaboro con questa casa editrice che è in prevalenza orientata alla pubblicazione di opere saggistiche d’argomento filosofico e di testi riguardanti i temi della prevenzione delle disabilità e del disagio sociale, della solidarietà e del cooperativismo. Ciò che più apprezzo in questo editore, che tra l’altro ha avuto il sangue freddo d’andare controcorrente decidendo di avviare la propria attività esattamente nel momento in cui ha avuto inizio la grave crisi economica mondiale che tuttora affligge l’Italia e il mondo intero, è la sua assoluta coerenza nelle scelte dei testi da pubblicare. Negretto mette in cantiere e realizza pochissimi libri all’anno, punta quindi sulla qualità e non sulla quantità delle proposte, non è (come invece molti altri suoi colleghi) un editore a pagamento, ma sceglie personalmente e con la massima cura le opere da inserire nel suo catalogo, coadiuvato ovviamente, nelle scelte e nella cura dei volumi, dai direttori delle sue collane editoriali. Il Pasto Nudo, la collana di storia sociale e antropologia, che ho l’onore di dirigere, presso le edizioni Negretto, si propone di avvicinare nuovi lettori a interessarsi delle scienze umane. I libri della collana toccano temi d’attualità o argomenti rimossi, quali i sogni, l’inconscio, il mondo magico, le paure e le utopie. A tutt’oggi la collana ha al suo attivo l’edizione di tre volumi, più uno in preparazione (Utopia selvaggia di Darcy Ribeiro). Non vorrei passare per quell’oste che dichiara di avere sempre e solo del buon vino, ma in coscienza mi sento di consigliare ai lettori, sia che essi siano lettori forti e cultori d’antica data delle scienze umane, che principianti assoluti di queste discipline, di accostarsi con fiducia ai testi della nostra collana, la quale ha almeno tre pregi: l’originalità e notevole interesse scientifico delle sue proposte tematiche, l’assoluta chiarezza e comprensibilità della scrittura che aspira a rendersi accessibile a ogni genere di lettore, e infine l’estrema cura della veste editoriale (dalla grafica delle copertine, alla scelta dei caratteri e corpi di stampa, ecc.). Voglio infine cogliere l’occasione per lanciare qui un appello agli autori d’inediti che riguardino i temi specifici di questa collana, che è interdisciplinare, ma ha una sua interna coerenza: la collana Il Pasto Nudo è alla costante ricerca di nuove “voci” da inserire nel proprio catalogo. Per sottoporci, in valutazione, una proposta di pubblicazione raccomando di rispettare i seguenti criteri: inviare all’editore Negretto, in formato digitale o cartaceo (a scelta dell’autore), una sintetica sinossi del proprio libro, purché inedito, assieme a un breve specimen del testo (max10 pagine), non inviare manoscritti completi, e astenersi dal proporre la riedizione di testi già in precedenza pubblicati da altri editori. Nella collana da me diretta si pubblicano solo saggi inediti, o nuove traduzioni di autori stranieri, su originali temi d’antropologia e di storia sociale.


A.M.: Salutaci con una citazione…

Giancorrado Barozzi: Il bello della vita è sorridere Darcy Ribeiro, Utopia selvaggia, XV capitolo

A.M.: Giancorrado ti ringrazio per questa interessantissima chiacchierata augurandomi che i lettori possano iniziare a prendere in considerazione le teorie di Kropotkin. Ti saluto con le parole di Carl Gustav Jung: “Si sopravvive di ciò che si riceve, ma si vive di ciò che si dona.

Written by Alessia Mocci
Ufficio Stampa Negretto Editore

Info
Sito Negretto Editore
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