La guerra Iran - Usa -Israele non è solo energia pura ma anche un deterrente importante per una futura crisi alimentare globale. Una minaccia che viaggia in maniera silenziosa che potrebbe avere effetti importanti per la catena alimentare del mondo. Parlare di petrolio e di prodotti gassosi o raffinati derivati è stata una prassi dovuta che abbiamo dilaniatamene puntato sullo stretto di Hormuz e sui suoi collegamenti marittimi ma ci sono altri effetti collaterali nascosti e poco pubblicizzati dai media.
L’industria dei fertilizzanti svolge un ruolo cruciale nel migliorare la produttività agricola, garantire la sicurezza alimentare e sostenere le economie globali. I fertilizzanti forniscono nutrienti essenziali alle colture, portando ad un aumento dei rendimenti e ad una migliore qualità. Con la crescita della popolazione mondiale, la domanda di cibo si intensifica, rendendo l’industria dei fertilizzanti una componente vitale per soddisfare le esigenze agricole.
Una valutazione attenta pone l’attenzione su una crisi che possiamo definire parallela al petrolio che incombe sulla sicurezza alimentare globale quella della carenza di fertilizzanti utili per la produzione alimentare. Notiamo infatti che la metà dell'urea commercializzata a livello mondiale e di altri grandi quantità di fertilizzanti vengono esportate proprio dai paesi del Golfo ed attraverso lo Stretto di Hormuz, rendendo l'agricoltura globale altamente vulnerabile a qualsiasi interruzione in quella zona.
La recente crisi specie delle forniture di gas e dei trasporti marittimi hanno già costretto gli impianti di produzione di fertilizzanti, che utilizzano il gas naturale per la loro produzione, nel Golfo e altrove, a chiudere o ridurre la propria produzione. Uno dei paesi più colpiti è il Qatar che in questi giorni attraverso la Qatar Energy ha comunicato l’interruzione della produzione nel più grande impianto di produzione di Urea al mondo dovuto al blocco dell’erogazione del gas.
Questa tipologia di produzione è collegata al GNL del Qatar in tal senso l’India ha ridotto la produzione di tre dei suoi impianti di urea. Anche il Bangladesh ha chiuso quattro dei suoi cinque stabilimenti di fertilizzanti. Negli Stati Uniti si registra già una carenza di fertilizzanti pari a quasi il 25% rispetto al fabbisogno previsto per questo periodo dell'anno.
Un danno che viene aggravato dall’aumento dei prezzi di esportazione dell'urea dal Medio Oriente è aumentato di circa il 40%, passando da poco meno di 500 dollari a poco più di 700 dollari per tonnellata metrica nei giorni scorsi, secondo Argus, un'agenzia specializzata nella rilevazione dei prezzi di energia e materie prime. Il prezzo attuale è di quasi il 60% superiore rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso.
Il Golfo Persico secondo Signal Group (società di spedizione internazionale) ha chiarito che il 20% di tutti i fertilizzanti mondiali proviene proprio dal Golfo persico, mentre il 46% della fornitura globale di urea proviene dallo stesso bacino. La Qatar Fertiliser Company (QAFCO), considerata il più grande fornitore di urea al mondo, da sola fornisce il 14% dell'urea mondiale. Sono in pericolo in seguito alla guerra secondo un’analisi condotta da Kpler (società di analisi di dati) fino a un terzo del commercio globale di fertilizzanti e il commercio potrebbe essere interrotto se la chiusura dello Stretto di Hormuz persiste, solo a poche navi battenti bandiera indiana, pakistana e cinese è stato consentito il transito in sicurezza.
L’agenzia di stampa Reuters che ha intervistato l'analista di Morningstar Seth Goldstein, i prezzi dei fertilizzanti azotati potrebbero raddoppiare rispetto ai livelli attuali, mentre quelli dei fosfati potrebbero aumentare di circa il 50%. Secondo Kpler, nel 2024 i paesi asiatici erano i più dipendenti dalle esportazioni di fertilizzanti del Golfo, ricevendo il 35% delle esportazioni di urea, il 53% delle esportazioni di zolfo e il 64% delle esportazioni di ammoniaca.
Le esportazioni di fertilizzanti provenienti dal golfo Persico sono vitali per i principali mercati agricoli, soprattutto India, Brasile e Cina, con volumi significativi destinati anche a Marocco, Stati Uniti, Australia e Indonesia. L'India dipende in particolare dal Medio Oriente per i fertilizzanti, da cui si approvvigiona oltre il 40% dei suoi fertilizzanti a base di urea e fosfati. Nel frattempo, il Brasile dipende quasi interamente dalle importazioni per l'approvvigionamento di fertilizzanti, quasi la metà dei quali transita attraverso lo Stretto di Hormuz.
Un mondo che già soffriva di una carenza di Gas a basso costo proveniente dalla Russia dopo la guerra in Ucraina del 2022 oggi viene dilaniato dalla guerra in corso. Pechino da parte sua ha limitato le esportazioni di fertilizzanti, tra cui l'urea, per garantire innanzitutto le forniture agli agricoltori cinesi. I fertilizzanti fanno parte a pieno titolo della catena alimentare valutando che India, Brasile e Cina sono i maggiori produttori alimentar al mondo. Valutando l’India come maggior produttore agricolo di riso, grano, legumi e frutta. Nel 2024, il riso indiano ha rappresentato circa un quarto delle esportazioni mondiali di riso.
Altro importante attore è il Brasile che secondo il Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti, il Brasile rappresenta ormai quasi il 60% delle esportazioni mondiali di soia. Il Paese esporta anche zucchero e mais. La Cina è un importante produttore di tè, che rifornisce il mondo intero di foglie di tè, oltre ad altri prodotti agricoli di base come aglio e funghi. Il pericolo che si pone in seguito alla carenza di fertilizzanti e dovuto al fatto che il suo aumento dei prezzi potrebbe indurre alcuni agricoltori a rinunciare completamente all'utilizzo di fertilizzanti. Ciò ridurrebbe i raccolti.
Molte colture di base che sono utili alle popolazioni vedi quella di riso, grano, mais e soia possono essere ridotte con un’offerta mondiale che rappresenta delle criticità. Infine, possiamo anche considerare l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari finiti creando potenzialmente carenze localizzate, soprattutto nei paesi molto dipendenti dalle importazioni.
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