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giovedì 1 ottobre 2026

Guerra in Iran : Trump non accetta le proposte iraniane e aspetta le elezioni di midterm, Netanyahu in attesa di conferma, Hormuz nel caos.

Ancora una volta la pace in medio oriente si allontana e i venti di guerra continuano ad imperversare su tutta l’area, le promesse di pace fatte da Trump portatore di pace e di un Nobel perduto, svaniscono nell’oblio delle parole e il futuro del petrolio mondiale è sempre più incerto. Sarà una questione di convenienza o di attesa viste le prossime sfide politiche che interesseranno l’America il 3 novembre dove si svolgeranno le elezioni di Midterm le stesse che vedono Trump in grande discesa nei sondaggi, ma il vero vulnus è rappresentato dalle prossime elezioni in Israele dove Netanyahu chiede all’elettorato una conferma. Un’analisi politica che approfondiamo nei due lati speculari della stessa medaglia che vede la guerra come attore principale.

Attuando un approfondimento sulle elezioni di midterm che vedono nei sondaggi di “Generic Ballot” i repubblicani al 41,6% rispetto ai democratici che sono invece al 48,9 %, secondo la costituzione degli Stati Uniti l’elezione prevede il rinnovo di tutti i 435 seggi "votanti" della Camera dei Rappresentanti e di un terzo del Senato. Dei 100 scranni nella camera "alta" andranno al voto i 33 seggi appartenenti alla classe 2 e due seggi speciali di classe 3 per un totale di 35 posti in palio.

A differenza della Camera dei Rappresentanti, il Senato si rinnova solo per un terzo dei seggi ogni due anni. Ciò significa che a novembre 2026 andranno al voto solo 35 seggi su 100, mentre i senatori eletti negli altri 65 resteranno in carica fino ai prossimi cicli elettorali. Tra i seggi non in gioco, 34 sono controllati dai democratici e 31 repubblicani. Questo significa che la maggioranza si deciderà nei 35 seggi in palio: ai democratici ne servono 17 per arrivare a quota 51 e conquistare il controllo del Senato; ai repubblicani, che oggi detengono la maggioranza, basterebbe invece arrivare a 50, perché in caso di parità il voto decisivo spetta al vicepresidente, attualmente un repubblicano.

Il 3 novembre si vota anche per 36 governatori: quasi tre quarti degli Stati. Oggi i governatori sono 26 repubblicani e 24 democratici, e 14 di loro (6 democratici e 8 repubblicani) non vanno al voto.

La parte speculare è quella israeliana che andrà invece al voto il 27 di ottobre per eleggere 120 seggi in parlamento che determineranno la formazione del nuovo governo. Naturalmente in corsa vediamo direttamente Benjamin Netanyahu che si presenta con il Likud partito conservatore di destra in Israele. Un percorso che lo ha visto protagonista per ben 19 anni di potere. L’opposizione è rappresentata dal gruppo “Change Bloc” in cui troviamo Yair Lapid leader del partito centrista Yesh Atid ed ex Primo Ministro ed altri esponenti quali Benny Gantz, Gadi Eisenkot, Yisrael Beytenu e Yair Golan che cercheranno di contrastare lo strapotere dell’attuale premier facendo cadere la parabola della guerra ad oltranza ed a tutti i costi.

Secondo l’opposizione del "Change Bloc" Netanyahu ha ignorato gli avvisi dell’imminente attacco di Hamas, avvenuto poi il 7 ottobre 2023, promettendo di fare piena luce su quel giorno e Secondo un’inchiesta anticipata da Haaretz, il premier israeliano sarebbe stato avvertito dagli Emirati Arabi Uniti, pochi giorni prima del 7 ottobre 2023, che Hamas stava preparando una grande offensiva contro Israele, ma non avrebbe agito sull’informazione. Netanyahu respinge però le accuse definendole una "menzogna totale", sostenendo di non aver ricevuto alcun avvertimento dal presidente emiratino Mohammed bin Zayed. Ma tutti sappiamo che tutto è partico da questa dimenticanza voluta o non voluta per affrontare una successiva guerra di conquista e il genocidio che ne è seguito.

Per Netanyahu dover perdere le prossime elezioni significa avere una maggiore vulnerabilità giudiziaria sia interna che a livello internazionale Su di lui pende infatti una richiesta di cattura internazionale da parte della Corte Penale Internazionale dell’Aia, emessa il 21 novembre 2024 per presunti crimini di guerra e contro l’umanità nella Striscia di Gaza.

La destabilizzazione globale quindi e molto legata alle politiche americane e israeliane che hanno determinato sia il dissesto del medio oriente che a livello globale per tutti gli effetti collaterali legati al petrolio. Fattori determinanti per le prossime sfide politiche che sia Trump che Netanyahu dovranno affrontare. Entrando nei limiti diplomatici della guerra in Iran che ricordiamo è arrivata al settimo mese dobbiamo addentrarci nelle oramai croniche tensioni che caratterizzano lo stretto di Hormuz e che vedono la persistenza di tensioni e l’allontanarsi di un accordo dopo che Trump ha respinto le richieste fatte dall’Iran per la riapertura incondizionata dello stretto in sette giorni. I media iraniani hanno riportato la riapertura degli scontri con delle esplosioni nel canale.

Vengono infatti segnalate esplosioni nei pressi dell’isola di Qeshm, nello Stretto di Hormuz, nel sud dell’Iran, suggeriscono che numerosi missili antinave e droni siano stati lanciati contro le imbarcazioni che transitavano nello stretto, contravvenendo alla volontà di Teheran. le navi continuano a essere oggetto di attacchi in quelle acque, tra cui una nave mercantile indiana.

Secondo Andreas Krieg, professore associato al King’s College di Londra, la strategia iraniana di lanciare attacchi marittimi ha esteso i costi economici del conflitto oltre i suoi confini. Sebbene l’Iran abbia subito danni economici a causa della guerra, del blocco navale statunitense e delle sanzioni, sarebbe un errore "presumere che il raggiungimento di tale soglia comporti la sottomissione" sempre secondo Krieg "La prossima mossa dell’Iran sarà quindi probabilmente un tentativo di aumentare la sofferenza del Golfo, piuttosto che semplicemente assorbire ulteriori pressioni americane", ha affermato Krieg. "Questo potrebbe significare un’azione di intercettazione navale più aggressiva a Hormuz, attacchi alle infrastrutture energetiche, una maggiore pressione degli Houthi intorno a Bab al-Mandeb e pressioni da parte di gruppi filo-iraniani contro le rotte di esportazione alternative dell’Arabia Saudita. Stiamo già assistendo a come la pressione su Hormuz, sul Mar Rosso e sulle infrastrutture saudite possa.

Una prossima escalation e quindi dietro l’angolo e i sentori si sono già avuti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, dove l’Iran ha lanciato un messaggio di sfida, proponendo al contempo di riaprire lo Stretto di Hormuz entro una settimana, a condizione che venissero soddisfatte le sue condizioni. Tra le richieste figuravano la revoca del blocco contro l’Iran, lo sblocco dei fondi iraniani congelati e la fine degli attacchi su tutti i fronti, compreso l’assalto israeliano al Libano. Le richieste si riducevano sostanzialmente a un ritorno al memorandum d’intesa del 17 giugno 2026.

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato questa settimana a Fox News che la decisione di porre fine alla guerra spetta ora a Washington. "È l’America che deve scegliere se vuole porre fine a questa guerra o no", ha affermato. Teheran ha aggiunto che la riapertura dello stretto deve avvenire anche tramite un accordo bilaterale già finalizzato con l’Oman, l’unico altro Paese con acque territoriali nell’Hormuz. Lo stesso ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha inoltre affermato domenica che l’Iran rimane irremovibile sulle condizioni e attenderà una risposta ufficiale tramite mediatori come Pakistan, Qatar e Oman sebbene Trump abbia respinto l’accordo.

Secondo il piano, Washington revocherebbe il blocco navale dei porti iraniani, annullerebbe le sanzioni sulle vendite di petrolio iraniano, sbloccherebbe circa 12 miliardi di dollari di beni iraniani congelati e rispetterebbe un cessate il fuoco che coprirebbe l’intera regione, compresi Libano e Yemen.

Mohammad Akraminia dell’esercito Iraniano, ha affermato che la situazione per gli Stati Uniti si sta deteriorando a tal punto da poter lanciare un’altra "aggressione militare" contro l’Iran. "Gli americani non hanno altra via d’uscita se non quella di ritirarsi dalla regione dell’Asia occidentale. Prima se ne andranno, minori saranno le perdite che subiranno e la regione sarà certamente più sicura in seguito", ha affermato. Il portavoce dell’esercito iraniano, Mohammad Akraminia, ha detto anche che la situazione per gli Stati Uniti si sta deteriorando a tal punto da poter lanciare un’altra "aggressione militare" contro l’Iran.

In atto L’Iran infine afferma di avere il "controllo totale" su Hormuz ". Un alto ufficiale militare iraniano ha ribadito con forza che il controllo di Teheran è cruciale sullo Stretto di Hormuz. "Nonostante la retorica del nemico, la realtà è che lo Stretto di Hormuz è sotto il nostro completo controllo", ha dichiarato l’ammiraglio Habibollah Sayyari, capo di stato maggiore dell’esercito iraniano. "Agiamo con decisione nell’area settentrionale del Mare di Oman e a est dello Stretto di Hormuz, senza permettere a nessuno di attraversarlo", ha aggiunto Sayyari. "L’area a ovest dello Stretto di Hormuz, lo stretto stesso e il Golfo Persico sono sotto il pieno controllo della Marina del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica.

L’area a est dello Stretto di Hormuz e la parte settentrionale dell’Oceano Indiano sono sotto il pieno controllo della Marina [regolare]." Gli Stati Uniti hanno respinto la proposta iraniana di un cessate il fuoco di sette giorni per riaprire Hormuz al traffico marittimo, prolungando così lo stallo che impedisce la fine del conflitto per mantenere un disagio globale. In atto le guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) stanno conducendo un attacco combinato con missili e droni contro il Kurdistan iracheno. Finora, sono stati utilizzati almeno tre missili balistici e diversi droni. Alcuni dei droni sono stati abbattuti da caccia statunitensi, mentre altri hanno colpito infrastrutture militari curde. Tutti e tre i missili balistici hanno raggiunto il bersaglio. I missili e alcuni dei droni hanno preso di mira la città di Koya, mentre il resto dei droni ha preso di mira la città di Erbil da dove gli americani si ritirano.

Dalla parte americana vediamo Trump molto ottimista sul fatto di vincere la guerra e ha affermato alla domanda dell’intervistatore di Fox news: "Pensa che vinceremo questa guerra attraverso questa guerra economica che il dipartimento del Tesoro sta conducendo, o attraverso gli attacchi?" - Trump: “Penso che vinceremo in entrambi i modi. Penso che vinceremo sia con uno che con l’altro. Abbiamo già vinto, in un certo senso, dal punto di vista militare, ma questo non significa che ci siamo fermati. Ma siamo certamente in una posizione di grande vantaggio”.



A Ragusa il IX Convegno internazionale di studi «Rotte di mare dal mondo antico al premoderno»

Ragusa, 3-4 ottobre 2026 – Il mare come spazio di relazione, di attraversamento e di trasformazione; le navi come dispositivi materiali che hanno reso possibile la percorrenza delle grandi distanze; le tecnologie nautiche, le forme della conoscenza e i sistemi simbolici attraverso i quali le società hanno imparato a misurarsi con l’orizzonte marino. Sono questi alcuni dei grandi temi al centro del IX Convegno internazionale di studi «Rotte di mare dal mondo antico al premoderno», in programma a Ragusa sabato 3 e domenica 4 ottobre 2026 e promosso dal Laboratorio degli Annali di Storia e dalle università che partecipano all’iniziativa: l'Università degli Studi di Bari, l'Università degli Studi di Palermo, L'Università degli Studi di Siena, l'Università degli Studi di Macerata, l'Università Internazionale di Roma e Untelma Sapienza Università degli Studi di Roma.

La direzione scientifica è di Carlo Ruta, storico delle società, delle culture e delle trasformazioni e direttore scientifico del Laboratorio degli Annali di storia.

Il Convegno nasce dall’idea di considerare il mare non come una semplice separazione geografica, ma come uno spazio mobile di relazione, nel quale, lungo la storia, uomini, comunità e culture hanno potuto entrare in contatto a distanze anche enormi. Le rotte marittime hanno infatti collegato territori lontani, favorito scambi, migrazioni, conflitti, trasmissioni di conoscenze, circolazioni linguistiche e trasformazioni culturali.
La macchina nautica e la scoperta navigata del mare

Ad aprire i lavori, sabato 3 ottobre, sarà il ragionamento storico di Carlo Ruta, intitolato «La macchina nautica, la scoperta navigata del mare, le lunghe distanze liquide, la morte per mare e la rivoluzione segnico-simbolica come fattori fondativi della storia umana. Avvio di un percorso di sintesi».

Si tratta di una riflessione che intende riportare al centro un elemento materiale spesso sottovalutato nella ricostruzione dei grandi processi storici: la nave come macchina.

La possibilità di affrontare il mare aperto non dipese infatti soltanto dal coraggio degli uomini o dalla conoscenza empirica delle acque, ma anche da una lunga successione di acquisizioni tecniche, costruttive e cognitive. La nave, nella sua evoluzione, è una macchina complessa, costruita attraverso l’assemblaggio di materiali, competenze, strumenti e saperi. La sua stessa realizzazione presuppone forme di organizzazione del lavoro, capacità di progettazione e trasmissione di conoscenze.

Da questa prospettiva, la navigazione diviene anche una particolare forma di scoperta del mondo. Attraversare il mare significa misurarsi con una distanza che non offre punti di appoggio stabili, elaborare sistemi di orientamento, trasformare l’esperienza in conoscenza e la conoscenza in memoria trasmissibile.

Il mare comporta inoltre un elemento radicale di rischio: la possibilità concreta della morte durante il viaggio. Il naufragio e la perdita della nave appartengono dunque alla storia della navigazione non come episodi marginali, ma come parte dell’esperienza umana delle grandi distanze liquide.

A questa dimensione materiale si accompagna quella segnico-simbolica. Navigare significa infatti anche costruire segni, mappe mentali, coordinate, racconti, immagini e forme di rappresentazione del mondo. In questo senso, la storia della navigazione può essere letta anche come una storia della progressiva trasformazione del rapporto fra esperienza, tecnica, conoscenza e rappresentazione.

È da questa prospettiva che il ragionamento di apertura propone l’avvio di un più ampio percorso di sintesi, nel quale la macchina nautica, il viaggio, la distanza, il rischio e la produzione simbolica vengono considerati come elementi intrecciati della lunga vicenda delle società umane.

Dalla sociologia alla filosofia, dalla filologia all’archeologia

Il programma della prima giornata propone quindi una serie di contributi che affrontano il tema da prospettive differenti.

Sergio Severino, sociologo e docente ordinario di Sociologia generale all’Università di Enna, discuterà «Il mare come infrastruttura sociale: dalle rotte marittime alle reti relazionali». Giuseppe Varnier, epistemologo e docente di Filosofia della Scienza all’Università di Siena, proporrà «Una nota sul mare nella filosofia e nella razionalità epistemica».

Alla storia del pensiero antico sarà dedicato l’intervento di Arianna Fermani, docente di Storia della filosofia antica all’Università degli Studi di Macerata, su «Viaggi filosofici tra le parole greche del desiderio». La filologia germanica entrerà nel percorso con Concetta Sipione, ricercatrice dell’Università di Catania, e il suo studio «Da knǫrr a cnearr: una parola attraverso il Mare del Nord».

Il tema del naufragio sarà affrontato da due prospettive diverse: Giovanna Minardi, docente di Letteratura ispanoamericana all’Università di Palermo, parlerà dei «Naufragi di Alvar Nuñez Cabeza de Vaca», mentre Sandra Origone, già docente di Storia medievale all’Università di Genova, interverrà su «Il naufragio nel Medioevo».

Alla dimensione giuridica sarà dedicato il contributo di Carmela Panella, docente ordinaria di Giurisdizione del Diritto Internazionale all’Università di Messina, sulle «Leggi del mare nel mondo antico e tardo antico». Chiuderà la prima sessione Gabriele Cifani, docente ordinario di Archeologia romana, Etruscologia e Antichità italiche all’Università di Roma Tor Vergata, con una riflessione sulle «Tecniche costruttive e risorse nautiche nella Roma del periodo tardo-imperiale».

Dal Mediterraneo all’Atlantico, dal Mar Rosso al Mare del Nord

La seconda giornata, domenica 4 ottobre, allargherà ulteriormente la prospettiva geografica e cronologica.

Beatrice De Luca, docente a contratto di Storia della letteratura portoghese all’Università degli Studi Internazionali di Roma, parlerà delle «Rotte dell’Atlantico verso Lisbona: viaggio e memoria nella testimonianza di padre Lourenço Kaulen».

Seguirà Pascal Arnaud, storico dell’antica Roma dell’Università di Lione, con «Il dominio del mare, la vastità dell’impero e il destino di Roma». Il contributo affronterà il rapporto fra potenza imperiale e controllo dello spazio marittimo.

Andrea Babuin, storico e docente di Storia bizantina alla University of Ioannina, proporrà uno studio sull’«Iconografia navale (affreschi-miniature) nell’area del Mediterraneo Orientale tra gli inizi del XIII e il XV secolo».

Particolare rilievo assume inoltre il contributo dedicato al mondo vichingo, affidato a Peter Heather, professore di Storia medievale al King’s College London, e Jan Bill, professore di archeologia dell’età vichinga all’Università di Oslo e curatore della Viking Ship Collection del Museum of Cultural History. Il loro intervento, «Ships, Navigation, and the Making of Viking Europe», porta nel Convegno il tema delle navi, della navigazione e della formazione dello spazio europeo in età vichinga. Bill è riconosciuto come uno specialista delle navi vichinghe, della navigazione nord-europea e dell’archeologia marittima.

Alle prime navigazioni in alto mare e sulle lunghe percorrenze nel Mediterraneo centro-occidentale sarà dedicato il contributo congiunto dei paletnologi Alberto Cazzella e Giulia Recchia, della Sapienza Università degli Studi di Roma.

Il rapporto fra navigazione e trasformazione della guerra sarà affrontato da Emiliano Beri, docente di Storia moderna all’Università di Genova, con «Navi, galeoni e cannoni: una riflessione sulla rivoluzione militare sul mare».

Tara Chapron, dottore di ricerca dell’Université Sorbonne di Paris, proporrà «Across the Sea, in Style: Elite Mobility and Representation in the Bronze Age», mentre Laura Galoppini, docente di Storia medievale all’Università di Pisa, affronterà le «Storie di uomini dal mare Mediterraneo al mare del Nord (XV-XVI sec.)».

Il percorso si spingerà infine verso il mondo egizio con Claire Somaglino, docente di egittologia alla Sorbonne University Paris, che presenterà uno studio sul pharaonic harbour of Ayn Soukhna on the Red Sea.
Un percorso interdisciplinare sulla lunga durata

Nel suo insieme, il IX Convegno si propone dunque come un percorso attraverso tempi e spazi differenti, nel quale il mare viene osservato contemporaneamente come ambiente fisico, infrastruttura sociale, spazio politico, luogo di rischio, campo tecnologico, oggetto di conoscenza e dimensione simbolica.

Dal Mediterraneo antico alle navigazioni vichinghe, dalle rotte atlantiche alle percorrenze del Mar Rosso, il filo conduttore è rappresentato dalla capacità delle società umane di costruire strumenti e conoscenze per attraversare la distanza, trasformando progressivamente il mare da limite percepito a spazio praticabile di relazione.

La pluralità delle discipline coinvolte – storia, archeologia, paletnologia, filologia, filosofia, epistemologia, sociologia, diritto, letteratura e storia dell’arte – risponde alla stessa esigenza: osservare il fenomeno marittimo nella sua complessità, senza ridurlo a una sola dimensione.

Il IX Convegno internazionale di studi «Rotte di mare dal mondo antico al premoderno» si terrà a Ragusa, presso il Laboratorio degli Annali di storia, via Pezza 108, sabato 3 e domenica 4 ottobre 2026.

La partecipazione sarà accompagnata dalla diffusione multimediale dei lavori, consentendo al dibattito di raggiungere anche un pubblico più ampio rispetto alla sede fisica del Convegno.

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