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sabato 24 ottobre 2009

Carbon Economy a KEY ENERGY: effetto serra da vincolo a opportunità

KEY ENERGY PRESENTA CARBON AREA´. LE EMISSIONI DI GAS A EFFETTO SERRA DA VINCOLO A OPPORTUNITA´ DI BUSINESS


La nuova e originale area espositiva per le imprese della filiera del carbonio riunirà società di consulenza e di servizi carbon management, produttori di tecnologie pulite e consulenti tecnico-ingegneristici, banche, consulenti legali e di carbon finance, società di certificazione, borse del carbonio trader, carbon fund, Esco, mercato volontario. Rimini Fiera, 28-31 ottobre 2009

Rimini, 24 ottobre 2009 - Un´intera sezione espositiva dedicata al mercato dei crediti di carbonio e alla low carbon economy´ sarà una delle novità di KEY ENERGY, la fiera internazionale per l´energia e la mobilità sostenibile, il clima e le risorse per un nuovo sviluppo, che si tiene a Rimini Fiera dal 28 al 31 ottobre 2009. Nasce così una ´vetrina´ che illustrerà il potenziale di questo mercato e le ultime innovazioni nel campo dello sviluppo, della progettazione e delle tecnologie.

La prospettiva per la quale anche in Italia presto si consolideranno imprese che vedranno sviluppare il loro business intorno al principio di limitare il tetto delle emissioni, ha ispirato l´idea innovativa di proporre CARBON AREA´, uno spazio fieristico nel quale potersi orientare, incontrando i protagonisti della filiera del carbonio: società di consulenza e di servizi carbon management, produttori di tecnologie pulite e consulenti tecnico-ingegneristici, banche, consulenti legali e di carbon finance, società di certificazione, borse del carbonio trader, carbon fund, Esco, mercato volontario delle emissioni, eccetera.

Inoltre verrà presentata in esclusiva per Key Energy, Ai.L.C.E., la prima associazione dedicata alla Low Carbon. A.i.L.C.E. nasce dall´idea di un gruppo di aziende operanti nel mondo carbon che affrontano la tematica delle riduzioni delle emissioni di CO2 da diversi punti di vista e a stretto contatto con le aziende sottoposte ad obblighi e vincoli ambientali. A.i.L.C.E. ha come finalità la tutela e la rappresentazione degli associati nell´attuazione e nella diffusione delle politiche di abbattimento delle emissioni, in accordo con i principi della Low Carbon Economy; in particolare promuove e favorisce lo sviluppo e la partecipazione al mercato dei crediti derivanti dai meccanismi flessibili del Protocollo di Kyoto e in generale dalle politiche e dagli accordi sui cambiamenti climatici e sull´ambiente.

La filiera low-carbon´ tiene anche su di giri l´economia. Infatti, le attività economiche verdi´ . come dimostra l´ultimo rapporto del Wwf dal titolo ´Low carbon jobs for Europe´ . danno già lavoro a 3,4 milioni di addetti nel vecchio continente contro i 2,8 delle inquinanti´ (attività estrattive, cemento, industrie del ferro e dell´acciaio). Accanto ai quali ci sono circa altri 5 milioni di posti di lavoro indiretti. Come rileva il documento dell´associazione ambientalista, tutti i settori verdi . in particolare eolico, fotovoltaico, biomasse, mobilità pubblica e comparto edile . stanno registrando una crescita significativa e, grazie agli stimoli del Pacchetto clima-energia approvato dalla Ue, non fermeranno la loro corsa. A guidare la classifica delle professioni no-gas-serra´ sono Germania, Spagna e Danimarca per l´eolico, il solare e lo sfruttamento delle biomasse, incalzate dalla Danimarca per il solo vento. In Italia, la situazione non è così ´green´: nel fotovoltaico, per esempio, il nostro Paese offre 1.700 posti di lavoro contro i 42mila dei tedeschi e i 26.800 degli spagnoli. Nel solare termico, invece, siamo a 3mila posti di lavoro contro i 17.400 della Germania. Nell´eolico, infine, con i nostri nemmeno 2mila impieghi, oltre che dai ´mostri sacri´ (Germania 85.100 addetti, Spagna 40mila, Danimarca 23.500) siamo piuttosto lontani anche dalla Francia (7mila) e dal Regno Unito (4mila). La lettura di questi dati deve però tenere conto del fatto che solo da poco nel nostro Paese sono stati introdotti meccanismi di incentivazione, sul modello di quelli che in Germania hanno permesso di far decollare il fotovoltaico. Facile immaginare che in Italia ci si appresti a vivere presto un´impennata dell´occupazione e che i prossimi tempi siano all´insegna degli investimenti e del lavoro, con maggiori opportunità di business per le imprese.

COLPO D´OCCHIO SU KEY ENERGY 2009
Qualifica: Fiera internazionale; periodicità: annuale; edizione: 3a; ingresso: operatori; biglietti: intero 15 euro; abbonamento intero per 2 giornate: 25 euro; ingresso convegni: supplemento 10 euro al giorno; orari: 9-18, ultimo giorno 9-17; project manager: Barbara Padovan www.keyenergy.it


venerdì 13 marzo 2009

Convegno su 'carbon market', Fondazione Eni Enrico Mattei

Convegno su 'carbon market', Fondazione Eni Enrico Mattei - Milano 13 marzo 2009


Il 'carbon market' e i meccanismi flessibili.

Nel 2007 sul mercato internazionale sono stati scambiati circa 43 miliardi di euro di quote e permessi di riduzione delle emissioni di gas-serra.

In un convegno organizzato dalla Fondazione Eni Enrico Mattei, Linklaters e AMEC sono stati discussi gli aspetti giuridici, tecnici ed economici del mercato internazionale del carbonio.

Milano, 13 marzo 2009. Le emissioni dei gas-serra e i conseguenti cambiamenti del clima in atto sono fra le tematiche ambientali più urgenti che la comunità internazionale si trova oggi a dover affrontare. Gli strumenti di mercato introdotti dal Protocollo di Kyoto nell'ambito della Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici delle Nazioni Unite (UNFCCC) rappresentano le risposte tangibili che oggi i Governi e le autorità competenti, le imprese ed altri attori chiave nel settore privato devono considerare nella definizione delle loro strategie di sviluppo.

Di questi strumenti si è discusso a Milano in occasione del convegno su Il 'carbon market' e i meccanismi flessibili: aspetti giuridici, tecnici ed economici, organizzato dalla Fondazione Eni Enrico Mattei (FEEM), dallo studio legale Linklaters e dai consulenti tecnici di AMEC, ospitato dalla FEEM presso la propria sede di Milano.

Il Protocollo di Kyoto, concordato nell'ambito della UNFCCC nel 1997 ed entrato in vigore nel 2005, impegnando 38 paesi industrializzati a ridurre le emissioni di gas-serra in media del 5.2% rispetto ai livelli del 1990 entro il primo periodo di riferimento (i.e.2008-2012) ha infatti creato un vero e proprio mercato delle emissioni, quale strumento flessibile e più conforme alle esigenze dei settori produttivi al fine di ottenere un più efficace ed efficiente controllo delle emissioni a livello globale. Attraverso il mercato, dunque, i cosiddetti meccanismi flessibili - Joint Implementation (JI), Clean Development Mechanism (CDM) e International Emission Trading (IET)- consentono ai paesi industrializzati di adempiere ai propri obblighi di riduzione delle emissioni a costi inferiori, investendo in progetti di riduzione delle emissioni in paesi in via di sviluppo ( CDM) o in altri paesi sviluppati, come ad esempio quelli dell'Est Eeuropeo (JI), o ancora acquistando sul mercato internazionale le quote di emissione (IET), a costi inferiori rispetto ai propri costi marginali di riduzione.

Numerose sono le esperienze già attuate in merito in ambito internazionale, sia da attori privati che pubblici, prima fra tutte la creazione del mercato europeo di scambio di quote di emissione, attuata con la direttiva 2003/87/CE ed in vigore dal Gennaio 2005 (cd. EU ETS Emission Trading Scheme), o ancora la realizzazione di numerosi progetti privati per la riduzione delle emissioni. I numeri testimoniano che il 'carbon market' è ormai una realtà importante: nel 2007 (fonte World Bank 2008) venivano scambiati sul mercato internazionale del carbonio 2.983 milioni di tonnellate equivalenti di CO2, pari ad un valore finanziario di 42.689 milioni di euro. Il sistema EU ETS rappresentava circa il 78% dei permessi/quote scambiati sul mercato internazionale. Entro il 2012 si stima inoltre (Fonte UNEP Risoe Centre, marzo 2009) che si possano ottenere riduzioni di emissioni da progetti CDM pari a circa 1,5 milioni di tonnellate di CO2, con un ulteriore potenziale di riduzione delle emissioni dei progetti ancora in fase di preparazione stimata a circa 3 milioni di tonnellate.

Le criticità e i vincoli, sia tecnici che giuridici, come anche le opportunità del 'carbon market' per il settore privato in Italia sono state analizzate e discusse anche in prospettiva dei futuri scenari post 2012 e sulla base delle politiche europee di settore.

Bernardo Bortolotti, direttore della FEEM, ha aperto la giornata di lavori. Il responsabile della ricerca ambientale della FEEM, Carlo Carraro, il responsabile delle attività Europa continentale di AMEC, Timothy M. Conley, Tessa Lee e Giovanna Landi, di Linklaters, hanno introdotto gli interventi degli esperti a livello italiano e internazionale.

Economisti, tecnici e giuristi hanno illustrato le caratteristiche e gli elementi cruciali del 'carbon market' e dei meccanismi flessibili, riportando anche esperienze dirette sviluppate in ambito internazionale nella riduzione delle emissioni, con particolare riferimento ai progetti "CDM". Enfasi è stata posta in particolare sulle potenzialità dei progetti di cattura e stoccaggio del carbonio (CCS, carbon capture and storage), sulle criticità riscontrate in questa prima fase di vita e di attuazione del Protocollo di Kyoto, e sulle prospettive future dei meccanismi flessibili,

A seguire, la tavola rotonda, moderata da Massimo Gallanti, di CESI Ricerca e direttore di "L'energia Elettrica", con interventi di rappresentanti di società di settore impegnate nello sviluppo di progetti di riduzione delle emissioni, di istituti di finanziamento, nonché di analisti delle politiche, tecnici, e di un rappresentante del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

Sono stati discussi in particolare: le dinamiche dei prezzi nel mercato del carbonio in questa seconda fase del sistema EU ETS, anche in relazione alla crisi finanziaria; la realizzabilità degli obiettivi del pacchetto sull'efficienza energetica europeo (obiettivo 20-20-20) al 2020, guardando in particolare alla capacità dell'Italia di adempiere agli obiettivi di Kyoto e del pacchetto europeo; il potenziale dei progetti CDM, soprattutto per le imprese italiane, e in particolare le sfide relative ai progetti CCS; e la percezione degli operatori italiani sull'evoluzione e le prospettive del 'carbon market'.

Da: Fondazione Eni Enrico Mattei [mailto:info@feem.it]

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