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martedì 9 ottobre 2018
Crypto-Revelation: il 10 ottobre al Parlamento Europeo di Bruxelles
sabato 17 giugno 2017
Arriva l'Hackmeeting, il raduno annuale degli hacker: da oggi a domenica in Valsusa
Un festival (il programma su http://it.hackmeeting.org) dell’insegnamento reciproco, dello scambio gratuito e libero, tra stampanti 3D, circuiti elettrici, videoproettori, trasmettitori radio, schemi sulle vulnerabilità della rete e chiacchiere sulla sovranità tecnologica. Un evento che in vent’anni ha attraversato tutta l’Italia: Palermo, Roma, Milano, Parma, alcune delle città toccate. E che quest’anno sbarca a Venaus, comune valsusino simbolo della lotta No Tav, con cui condivide la contestazione delle imposizioni che arrivano dalle autorità centrali sulle comunità locali.
Obiettivo: riportare la tecnologia sotto il controllo delle persone in un mondo in cui sta succedendo il contrario. "La rete - spiega Zeus, il portavoce virtuale dell’Hackmeeting - è diventata un immenso strumento di controllo e di consumo. Grandi multinazionali che possono ricostruire ogni tuo spostamento minuto per minuto degli ultimi tre anni, datori di lavoro che possono rintracciarti in ogni momento e a cui devi rendere conto del tuo tempo, comunicazioni di lavoro a cui rispondere a ogni ora del giorno e della notte, pubblicità ritagliata sul tuo profilo personale che cataloga e pesa ogni dettaglio delle tue abitudini, dei tuoi interessi, delle tue simpatie".
"E l’unica cosa di cui si preoccupa la politica - è l’accusa - è favorire e supportare la corsa dei ragazzi al grande sogno californiano. Trovare l’app, l’idea geniale, che ti mette a posto per la vita, facendoti diventare il prossimo Zuckerberg. Una specie di lotteria, come i talent in tv, in cui chi partecipa spera di essere notato e di essere estratto dal mazzo".
Perciò "l’Hackmeeting - sottolinea - è una realtà indispensabile oggi, perché ci aiuta a vedere cosa c’è dietro questa realtà dell’iperconsumo superconnesso, come funziona la tecnologia e come la si governa. Lo fa senza professori né fiere, ma con la condivisione dei saperi e ridando importanza al gratuito". Insomma "nel suo essere un misto tra un campeggio, una conferenza, un dibattito permanente e una festa, l’Hackmeeting permette di rallentare, per vedere le cose con gli occhi di chi siede in seconda classe, non ha fretta e fa amicizia con gli altri passeggeri".
Durante i 4 giorni dell’Hackmeeting ci saranno appuntamenti molto diversi: seminari e dibattiti certo, con un percorso di base per gli smanettoni alle prime armi, ma anche una passeggiata al cantiere della TAV, sessioni di sperimentazione collettiva e cucina autogestita. I partecipanti campeggeranno in tenda al presidio di Venaus, e per i più piccoli è previsto uno spazio dedicato, con attività organizzate da un gruppo di genitori appassionati di tecnologia.
lunedì 16 novembre 2015
News Alert Intel Security: attenzione ai regali di Natale a maggior rischio hacker
Come tutti gli anni quando si avvicina il periodo Natalizio e inizia la corsa al regalo perfetto, le novità tecnologiche sono in cima alle liste dei desideri per accontentare i nostri cari. E Sempre più si tratta di dispositivi connessi a Internet o ad altri dispositivi, il che porta in primo piano l’argomento sicurezza.
E tra i doni più in voga in questa stagione ecco quelli più ‘hackerabili’, ovvero quelli che presentano i rischi maggiori per la nostra sicurezza, se non sono adeguatamente protetti.
Le liste dei desideri quest’anno si stanno popolando di smartwatch, fitness tracker, action cam e droni, l’unico problema è che non piacciono solo a noi, ma anche ai criminali informatici.
Ora, la maggior parte dei dispositivi indossabili in realtà non contiene molto in termini di dati utilizzabili per i criminali informatici, ma la maggior parte di essi consente la connessione sia allo smartphone che al computer. Sfruttando questo collegamento, i criminali informatici possono estrarre informazioni personali dai dispositivi e, in alcuni casi, installare malware (software pericoloso: malware= malicious software). Molti consumatori sottovalutano la quantità di dati che i dispositivi indossabili possono raccogliere, quindi è importante essere consapevoli di quante informazioni personali si stanno dando a qualsiasi applicazione associata a un dispositivo indossabile, nell’evenienza che un account o un dispositivo venga compromesso.
Quando i criminali informatici riescono a carpire il nome utente e l'indirizzo email della persona, possono utilizzare questi dati per lanciare attacchi spear phishing - dove i criminali informatici impersonano la vittima nel tentativo di rubare dati sensibili o addirittura l’identità di amici e parenti.
lunedì 9 novembre 2015
Per violare la privacy di uno smartphone, basta un'app da 25 dollari e un semplice sms
Milano, 9 novembre 2015 - Per violare la riservatezza di qualcuno che adopera un dispositivo mobile, purtroppo, basta conoscere il percorso e poter spendere 25 dollari. Chi conosce i sotterranei di Internet e si muove agevolmente nel «Darkweb», adesso può colpire il proprio bersaglio con un semplice SMS. Il venefico strumento si chiama OmniRAT e ha la capacità di spiare ignari interlocutori e di rubare ogni genere di informazione sia presente o venga generata dallo smartphone preso a bersaglio.”
Umberto Rapetto, anticipa così il proprio intervento al Festival ICT 2015 che si terrà a Milano l’11 Novembre. Fondatore e poi comandante per dodici anni del GAT Nucleo Speciale Frodi Telematiche della Guardia di Finanza, il generale Rapetto è considerato uno dei massimi esperti di sicurezza tecnologica.
Protagonista della cattura degli hacker entrati nei sistemi informatici di NASA e Pentagono, l’ex ufficiale GdF sarà ospite della sessione organizzata da Federprivacy nell’ambito della manifestazione milanese e guiderà i partecipanti in un vivace percorso tra le insidie che affliggono i dispositivi mobili e che mettono a rischio la riservatezza di chi se ne serve.
“OmniRAT è una semplice APP che può inviare un banale SMS ai numeri di telefono delle vittime prescelte. Quel breve messaggio di testo invita a scaricare un MMS che per problemi tecnici non è stato possibile recapitare in modo corretto. Una apparentemente innocua comunicazione si trasforma, in realtà, nel varco di accesso ad un baratro infinito. Il destinatario della trappola – seguendo le istruzioni ricevute – finisce con l’installare l’applicazione fraudolenta «MMS Retrieve» che, invece di fargli recuperare la presunta immagine mai arrivata, consente al malintenzionato di acquisire il controllo del telefonino.”
Il generale Rapetto, fra l’altro membro del Comitato Scientifico di Federprivacy, spiega che “il micidiale OmniRAT è in grado di inserire segnalibri nel browser, alterare la cronologia della navigazione online, copiare ed eventualmente cancellare i contenuti delle schede di memoria presenti sul telefono, tracciare le operazioni compiute dal legittimo possessore del dispositivo, spedire messaggi SMS a nome dell’utente, curiosare nel traffico telefonico e nella lista dei contatti…”
In attesa di conoscere – nel corso di Festival ICT 2015 – gli altri casi che incuriosiranno gli oltre mille partecipanti attesi, Rapetto segnala che la APP venefica che OmniRAT piazza sui propri bersagli si chiama “mms-einst8923.apk” e suggerisce di evitare comunque l’installazione di applicazioni di cui non si conosce l’origine e l’effettiva attendibilità. “Non bisogna lasciarsi ingolosire dalla gratuità delle APP perché l’invisibile prezzo da pagare potrebbe essere la nostra privacy”.
lunedì 11 luglio 2011
G Data: Attacco hacker alle università italiane? Banda di mocciosi in cerca di popolarità
All’indomani del gravissimo attacco hacker subito da 18 tra le più importanti Università italiane, il bilancio di dati personali, password e numeri di telefono rubati è dell’ordine delle migliaia. A rivendicare l’attacco è stato il gruppo Lulz Security — abbreviato in LulzSec — già noto per le incursioni dei mesi scorsi a Fox Tv e Fox.com, seguiti da quelli a Sony Japan, Nintendo e Sony Bmg.
“Questo è un grande giorno per tutti noi e uno pessimo per le università italiane perché i loro siti sono pieni di debolezze. Italiani, date tutti i vostri dati a questi idioti? È uno scherzo? Cambiate le password, ragazzi. Cambiate il concetto di sicurezza, università. Avremmo potuto diffondere molti più dati, avremmo potuto distruggere database e il vostro network. Eravate pronti a questo?” hanno dichiarato i giovani criminali informatici del LulzSec attraverso l’account Twitter @LulzStorm.
Ma se da una parte ci sono criminali sempre pronti a infiltrarsi nella Rete per rubare dati, dall’altra professionisti della sicurezza informatica lavorano ogni giorno per garantire la massima protezione.
Alle dichiarazioni di LulzSec risponde Eddy Willems, Security Evangelist del G Data Security Lab: “Se Lulzstorm fosse un’organizzazione intelligente troverebbe altri modi per mostrare i problemi di sicurezza relativi ad alcuni specifici siti web o reti; invece ciò che vuole ottenere è solo l'attenzione del pubblico, ottenere popolarità invece di mostrare i veri problemi. Oltretutto, queste azioni sono del tutto illegali e danno un segnale negativo al pubblico. Farebbero meglio a concentrarsi sulla creazione di cose più produttive. È anche ora che l'High Tech Crime Unit e l'ordine pubblico reagiscano.
Sta diventando una tendenza in questi giorni, ma non è sicuramente un buon modo per evolversi. I veri (dannosi) hackers resteranno al di fuori dei riflettori, perché le azioni di questo tipo di gruppi come LulzStorm lascerà nell’ombra quelli veri. LulzStorm sta creando una cortina di fumo per i veri hacker, ma non sono nemmeno consapevoli di questo. Naturalmente i veri hacker non si sono quasi mai visti sui Media, tranne che in alcuni casi.
Ci auguriamo che le Forze dell'ordine possano fare il loro lavoro a una buona distanza, G Data è sempre pronta a sostenere le loro indagini mettendo a disposizione i propri laboratori informatici”.
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