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martedì 23 gennaio 2018

Dal Cnr una nuova ipotesi per il mistero delle galassie a spirale

Una nuova ipotesi per il mistero delle galassie a spirale  

Le braccia che avvolgono il nucleo di questa interessante formazione celeste infrangono la terza legge di Keplero per cui la velocità orbitale decresce con la distanza dal centro. 

Per spiegare questo fenomeno si ipotizzano la materia oscura o una correzione della seconda legge di Newton.

Un team internazionale composto da ricercatori dell'Isc-Cnr e del Laboratoire de Physique Nucleaire et de Hautes Energies di Parigi apre la strada a ipotesi diverse, dimostrando come sia possibile simulare al computer la nascita di una galassia a spirale. 

Lo studio è pubblicato su The Astrophysical Journal.

Hanno la forma di un disco composto da un nucleo con alcune braccia che gli si avvolgono intorno. Sono le galassie a spirale, uno degli oggetti più suggestivi e interessanti dell'universo visibile rivelati dall'astronomia. 

Francesco Sylos Labini, ricercatore presso l'Istituto dei sistemi complessi del Consiglio nazionale delle ricerche (Isc-Cnr) e del Centro Fermi, ha recentemente pubblicato sulla rivista The Astrophysical Journal una ricerca sul tema in collaborazione con il Laboratoire de Physique Nucleaire et de Haute Energies (Lpnhe) di Parigi.

"Molte teorie hanno cercato di spiegare l'origine di questi sistemi, ma nessuna si è mai affermata come quella corretta e definitiva. Una delle più famose del secolo scorso è quella che suppone l'esistenza della materia oscura, cioè una componente della materia non direttamente osservabile ma solo percepibile", spiega Sylos Labini. 

"Le curve di rotazione delle galassie a spirale, ovvero le variazioni della velocità orbitale delle stelle in funzione della loro distanza dal centro della galassia, finora hanno fornito l'evidenza più solida in favore della materia oscura. In questo sistema le stelle più lontane dal centro galattico orbitano quasi alla stessa velocità delle più vicine e questo fenomeno infrange la terza legge di Keplero, che definisce la velocità delle galassie inversamente proporzionale alla distanza dal centro. Per spiegare l'inaspettato fenomeno di quest'anomalia, dunque, è stato necessario ipotizzare una massa maggiore di quella visibile".
Un'altra spiegazione delle particolari velocità osservate nelle galassie a spirale secondo i ricercatori è fornita dal modello della Dinamica newtoniana modificata (Mond): "Al fine di spiegare il particolare comportamento di queste galassie la teoria si propone di modificare la seconda legge di Newton, introducendo una nuova costante fondamentale", precisa Sylos Labini. 

"La nostra pubblicazione si inserisce in questo interessante scenario fornendo una terza chiave di lettura del fenomeno. Grazie a simulazioni al computer e a calcoli teorici, abbiamo riprodotto il collasso gravitazionale di una nube ellissoidale di particelle isolate dando loro una piccola velocità di rotazione iniziale, constatando che ne derivano sistemi qualitativamente simili alle galassie a spirali, le cui braccia non sono stazionarie, cioè non orbitano come i pianeti intorno al Sole, che sono in uno stato di equilibrio, ma sono dei fenomeni generati da una dinamica fuori dall'equilibrio. La loro principale caratteristica è di avere delle velocità radiali oltre che circolari e le braccia a spirali sono formate proprio per effetto della combinazione di questi due moti. Invece di aver teorizzato un solo modello teorico, abbiamo dischiuso un ampio spettro di possibili modelli, su cui si baseranno nuovi studi offrendo un diverso quadro di lettura per un fenomeno affascinante e ancora misterioso".

Didascalie immagini
Grand_Swirls_NGC: immagine della galassia a spirale NGC 1566 presa dal Telescopio Hubble 
By NASA and The Hubble Heritage Team (STScI/AURA)

S9_BN: risultato di una simulazione al computer di un sistema di 1 milione di particelle auto-gravitanti. (David Benhaiem e Francesco Sylos Labini)

Roma, 23 gennaio 2018

La scheda
Chi: Istituto dei sistemi complessi del Cnr, Laboratoire de Physique Nucleaire et de Hautes Energies
Che cosa: Studio sulle galassie a spirale pubblicato su 'The Astrophysical Journal' 'Transient spiral arms from far out of equilibrium gravitational evolution' David Benhaiem, Michael Joyce, Francesco Sylos Labini



venerdì 8 dicembre 2017

CNR: osservato lo stato vetroso della luce

Un gruppo di ricerca di Sapienza, Isc-Cnr e Università di Gerusalemme ha osservato una nuova fase per la propagazione luminosa caratterizzata da proprietà tipiche dello stato vetroso. 
La ricerca pubblicata su Nature Communications.


La luce è composta da fotoni, particelle elementari che generalmente non interagiscono tra loro tanto intensamente da dare luogo a fasi collettive quali quella liquida o solida, come avviene invece per la materia. 

Nella fisica moderna la comprensione delle fasi collettive è di particolare rilevanza nei cosiddetti sistemi disordinati o complessi, quelli cioè che presentano molteplici modalità d'interazione.  

Uno dei concetti più paradigmatici e affascinanti della complessità è quello secondo il quale più copie identiche di un sistema disordinato possono mostrare comportamenti completamente differenti tra loro: teorizzato da Giorgio Parisi, tale fenomeno è noto come rottura di simmetria delle repliche e definito come fase vetrosa di un sistema disordinato, poiché caratterizzato da proprietà tipiche dello stato vetroso.


Un gruppo di ricercatori di Sapienza Università di Roma, dell'Istituto sistemi complessi del Consiglio nazionale delle ricerche (Isc-Cnr), e della Hebrew University of Jerusalem, coordinato da Eugenio Del Re e Claudio Conti, ha osservato per la prima volta la rottura di simmetria delle repliche per onde luminose che si propagano non linearmente in un mezzo disordinato. La ricerca è pubblicata sulla rivista Nature Communications.

"L'emergere di uno stato vetroso della luce è reso possibile dalla forte interazione disordinata che regola le onde elettromagnetiche quando viaggiano in particolari materiali. Per mettere in luce il fenomeno abbiamo pertanto studiato la propagazione di fasci laser in un sottilissimo film di materiale ferroelettrico disordinato e fotorifrattivo, dove i diversi raggi luminosi si influenzano fortemente ed in modo complesso tra loro", spiega Davide Pierangeli del Dipartimento di fisica di Sapienza. 


"Con questa abbiamo confermato come realizzazioni analoghe del sistema possano avere proprietà completamente diverse, pur nelle medesime condizioni sperimentali". 

"Si tratta di una importante verifica fotonica della teoria dei sistemi disordinati. Questo studio dimostra l'universalità del fenomeno di rottura di simmetria delle repliche per onde classiche", prosegue Claudio Conti, direttore dell'Isc-Cnr. 

"La scoperta di una fase vetrosa per la luce apre prospettive uniche per lo studio sperimentale di quei fenomeni complessi che raramente trovano una realizzazione in condizioni di laboratorio controllate", conclude Eugenio Del Re del Dipartimento di fisica di Sapienza. 


"La fisica dei sistemi disordinati ha infatti implicazioni enormi nella biologia, nelle neuroscienze, nelle dinamiche sociali, nelle nanotecnologie e nello sviluppo di nuovi materiali".

Didascalia immagine:
transizione della luce dallo stato fluido (a sinistra) a quello vetroso (a destra) come osservata tramite la distribuzione nello spazio di intensità luminosa





Roma, 8 dicembre 2017


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