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lunedì 21 giugno 2010

Gigasweb presenta Pay2write.it

Gigasweb, web agency specializzata in web marketing e web design, lancia un nuovo servizio di pay 2 write. Questo servizio concretizzato splendidamente nel sito pay2write.it, è una opportunità per tutti coloro che vogliono sfruttare la rete per dar voce alle proprie idee e guadagnare attraverso i propri articoli.
Pay 2 Write, letteralmente, pagare per scrivere, tu prepari il tuo articolo e Gigasweb ti permette di pubblicarlo sul proprio sito internet di notizie, dove numerosi contatti potranno raggiungerlo per leggere ciò che hai da dire.
Fin qui tutto chiaro, ma manca un elemento fondamentale, il pagamento. Questo deriva direttamente dal sistema di pubblicità dal gigante indiscusso del web: Google.

La Big G da anni ha messo in opera un servizio che permette ai proprietari di siti internet, o semplicemente ai curatori di un blog personale, di guadagnare attraverso la pubblicazione di messaggi pubblicitari sui propri spazi. Si fa l'iscrizione su Google Adsense, questo è il nome della piattaforma, si disegna lo spazio sul proprio sito dove andranno a posizionarsi gli annunci, di testo o illustrati, e Google sceglierà, in base al contenuto della pagina la categoria di annunci da pubblicare.Il guadagno avviene in base ai clic che riceve la tua pagina web e il pagamento è effettuato ciclicamente attraverso un assegno proveniente direttamente da Google.

Il meccanismo di Pay2write.it è assolutamente simile a quello di un sito personale e funziona con l'appoggio al sistema Google Adsense. Ci si iscrive a Google Adsense e si pubblicano i propri articoli.A questo punto Adsense utilizzerà gli spazi sulla pagina del tuo articolo per piazzare i suoi annunci pubblicitari e in base ai clic ricevuto sulle pubblicità all'interno del tuo articolo, riceverai un pagamento direttamente da Google.
È da precisare che il tuo articolo rimarrà all'interno del portale di notizie per sempre quindi i tuoi articoli, se ben scritti e fortemente informativi, riceveranno clic costantemente e tu, di conseguenza, avrai sempre un guadagno da essi.

Il servizio Pay2write.it ti concede la possibilità di rendere pubbliche le tue idee, le diffonde attraverso il proprio servizio di aggregatore di notizie, che rende il traffico di visitatori giornalieri massiccio, e di conseguenza rende il guadagno attraverso la piattaforma Adsense un fatto tangibile.
Gigasweb mette online un ulteriore prodotto che rende alla rete un ulteriore servizio di informazione e web marketing.


venerdì 11 aprile 2008

Bannati Adsense: come fare!

AdSense ti ha bannato ? Ecco la soluzione !

by Ufficio Stampa on 11-04-2008


Sei stato "bannato" da AdSense? Hai un sito dove gli annuncidi AdSense non possono stare ?

Vuoi guadagnare con altri programmi di affiliazione sicuri? Allora ti proponiamo un'alternativa valida ad AdSense.
Come il più famoso AdSense di Google, Bidvertiser è un programma che ti consente di monetizzare il traffico del tuo blog o del tuo sito, semplicemente inserendo annunci pubblicitari.

Alcune considerazioni sono d'obbligo.

E' facilmente configurabile ed è possibile personalizzarne la grafica per integrarlo al meglio all'interno del proprio spazio disponibile.
Paga sia a clicks (ovvero ad ogni annuncio cliccato dai vostri utenti), sia ad impressions (ovvero ad ogni visita unica effettuata sul vostro sito).

La novità sta, però, nel fatto che è possibile richiedere il pagamento già a soli 10 $ tramite Paypal 50 $ tramite assegno e non a 100 € come Adsense.
Pertanto risulta utile anche per quei blog o siti che non contano un esorbitante numero di accessi.
Il sistema referrals, inoltre, permette un guadagno aggiuntivo che va dai 5 ai 40 $.

sabato 29 marzo 2008

Aumenta le visite al tuo sito o blog

Come aumentare le visite al proprio sito o blog

(consigli utili ripresi da http://adsensevincente.com )

Se il tuo sito conta pochi utenti, significa che tu guadagni poco!

Seguendo queste semplici regole potrai incrementare notevolmente i navigatori del tuo sito e contare un po' più di soldini a fine mese!


  • Chiedere lo "scambio link" o l'inserimento di un link, all'interno di siti che si posizionano ai primi 10 posti su Google per una determinata chiave di ricerca o per chiavi correlate, simili per argomenti, al tuo sito.

  • Inserimento del proprio sito all'interno di siti "Importanti" come DMOZ o Wikipedia (qui l'inserimento è subordinato al vaglio di editori qualificati e può avvenire solo se il tuo sito è davvero ben fatto e ricco di contenuti).

  • Inserimento del proprio sito all'interno di siti che effettuano il "Social Bookmarking", esempio, http://del.icio.us o l'italiano Diggita

  • Article Marketing Pratica ancora poco diffusa in Italia, che consiste nello scrivere articoli o miniguide di nicchia, specifiche e tematizzate. I tuoi articoli, contenenti uno o più links che puntano al tuo sito saranno nella maggioranza dei casi, ripubblicati anche da altri siti web. I links prolifereranno! L'Article Marketing è un'ottimo sistema di creare traffico gratuito verso il tuo sito.

  • Qui di seguito alcune preziose risorse: - www.fastpopularity.com - www.articolista.com - www.contenutigratis.net - www.articoligratis.com - www.CorrieredelWeb.it - www.articolando.com - www.comunicati-stampa.splinder.com - www.gratisdownload.it/Articoli-Gratis - http://comunicatostampa.blogspot.com

  • Valuta inoltre la possibilità di fare Co-Marketing, creando guide o miniguide, tutorial o altro materiale ripubblicabile che contenga i link al tuo sito (per i più esperti).

  • Inserire il link al proprio sito, all'interno di forum o guestbook a tema con il nostro sito.

  • Commentare i post dei blog altrui inserendo se possibile un link che punta al nostro sito. Queste pratiche non sono accettate da tutti, per cui prima di effettuarle, leggi i regolamenti "interni" del forum o del blog in cui intendi inserire un link al tuo sito.

  • Per far parlare di sé, può essere un buon trucco, quello di offrire risorse, più o meno utili o divertenti. Se sei un programmatore puoi offrire software gratuiti o creare dei temi "customizzati" ad esempio per wordpress, per i blog o per i CMS o qualsiasi altro "programmino" ridistribuibile.

  • L'inserimento del tuo sito, all'interno delle "Directory", è una pratica "vecchia quasi quanto il web" ma tutt' ora utilizzata per veicolare traffico gratuito verso il tuo sito.

  • Ecco qui di seguito alcune directory gratuite: http://www.google.it/dirhp http://directory.pubblicitaonline.it/ http://www.xdirectory.it/ http://www.giralarete.it/ http://www.excite.it/directory http://www.hellodir.com/ http://www.giorgiotave.it/directory/ http://it.dir.yahoo.com/ http://directory.alice.it/home/index.html

lunedì 26 marzo 2007

E' uscita la nuova versione di Firefox: il Browser più moderno e veloce della Rete




E' uscita finalmente la nuova versione di Mozilla Firefox, il programma di navigazione "made in Google", che si è distinto rapidamente per la sua velocità di navigazione, sicurezza contro i siti contenenti virus e dialer, ecc. grazie alla visualizzazione del colore eventualemte rosso nell'icona di McAfee SiteAdvisor.

Firefox è un browser completamente gratuito e, a differenza di Internet Explorer per Win o Safari per Mac, anche i frequenti aggiornamenti sono sempre liberamente disponibili e, per di più, in automatico segnalati a chi ha scaricato sul proprio computer la versione compatibile per IBM o per Apple.

Qualche altro vantagggio?
Pesa pochissimo.

Per i più tradizionalisti e abitudinari o per i diffidenti, sappiate che lo si può scaricare in pochissimi minuti con una procedura a prova di "ultracentenario"!!!

Che succede sul vostro computer?
Nulla!!

Durante lo scaricamento vi sarà richiesto se volete continuare ad usare il vostro programma di navigazione abituale o volete subito impostare Firefox come quello principale.

In ogni caso potete decidere di importare in Firefox tutte le vostre preferenze, come i preziosi bookmarks ecc (e ovviamente lasciandole intatte nel vostro programma).

Se avete un blog o un sito, con Firefox potete misurare il vostro Page Rank semplicemente visualizzando la barra comandi;
La Google Toolbar è ricchissima di utilità: la ricerca con Google, il controllo ortrografico, e tante opzioni a seconda delle vostre esigenze

Se, invece, fate frequenti traduzioni, avete l'apposito comando..

Ma non vi voglio rovinare tutte le sorprese.

Se lo volete scaricare, potete farlo gratuitamente schiacciando il pulsante che si trova sulla colonna a destra del CorrieredelWeb.it sotto il titolo Google Adsense (mentre sotto al titolo è solo un'immagine non attiva).

Tutti i "referral" di Google sono gratuiti e, poichè "questo sito beneficia degli annunci di Google Adsense", ci darete anche una piccola mano a far vivere il CorrieredelWeb.it !

PS: se qualcuno scarica Firefox e dopo dieci minuti si trova male è liberissimo di scrivermi i suoi accidenti nei commenti a questo post!

Willy

lunedì 5 marzo 2007

Bannato da AdSense


Quando 3 settimane fa ho scritto un post su come farsi bannare da AdSense, non stavo certo immaginando che sarebbe toccato a me.
E invece proprio la ripetuta raffica di click sugli annunci AdSense del mio blog, protrattasi per giorni, da parte di un... come definirlo... simpatico (proxy?) sconosciuto, ha causato il ban del mio account.
Il giorno 17 febbraio alle ore 20:39 (visto che si tratta di sabato sera, credo sia una email automatica...), ho infatti ricevuto questa email (con oggetto "Account di AdSense di Google disattivato"):

"Abbiamo riscontrato che sono stati generati clic e/o impressioni non validi sugli annunci Google pubblicati nei suoi siti. Pertanto abbiamo disattivato il suo account AdSense di Google. La preghiamo di comprendere che questa decisione si è resa necessaria per proteggere gli interessi degli inserzionisti AdWords.

Non sono ammessi clic o impressioni non validi sugli annunci del sito di un publisher utilizzando, a solo titolo esemplificativo, impressioni e/o clic generati da:

- un publisher sulle pagine del proprio sito web
- un publisher che incoraggia altri utenti a fare clic sui propri annunci
- programmi per la generazione automatica di clic o altro software ingannevole
- un publisher che altera porzioni del codice degli annunci o che modifica layout, comportamento, targeting o pubblicazione degli annunci per qualsiasi motivo

Queste ed altre attività che violano i Termini e condizioni di AdSense di Google e le norme e i regolamenti del programma possono condurci a decidere di disattivare il suo account. I Termini e condizioni e il regolamento del programma sono disponibili ai seguenti indirizzi:

https://www.google.com/adsense/localized-terms?hl=it
https://www.google.com/adsense/policies?hl=it

Ai publisher il cui account è stato disabilitato per clic non validi non è consentita un'ulteriore partecipazione al programma AdSense e non verranno inviati ulteriori pagamenti. I profitti generati dal suo account verranno debitamente rimborsati agli inserzionisti danneggiati a seguito di tale attività.

Se ritiene che questa decisione sia stata presa per sbaglio e se in buona fede ci può garantire che l'attività non valida rilevata sui suoi annunci non è dovuta alle sue azioni o negligenza o alle azioni o negligenza di una persona che lavora per lei, può presentare ricorso contro la chiusura del suo account. Può farlo utilizzando unicamente il seguente modulo:

http://www.google.com/support/adsense/bin/request.py?contact=invalid_clicks_appeal&hl=it

Qualora Google decida di esaminare il suo ricorso, faremo del nostro meglio per informarla in tempi rapidi e intraprenderemo le azioni che riterremo necessarie. Una volta presa una decisione in merito al suo ricorso, ulteriori ricorsi o la ripresentazione del ricorso non verranno presi in considerazione.

Cordiali saluti,

Il team AdSense di Google"

Lo stesso giorno, il Google Analytics installato sul TagliaBlog rileva 4 accessi da Mountain View:
Inutile dire che ho immediatamente "presentato ricorso", compilando il form con un messaggio di questo tenore:

"Da alcuni giorni sono preso di mira da qualcuno che clicca indiscriminatamente su tutti gli annunci del mio sito; ne ho parlato pure sul mio blog:
http://tagliaerbe.blogspot.com/2007/02/come-farsi-bannare-da-adsense.html
Posso assicurarvi che non sono andato contro il TOS (che conosco benissimo), e che tutti i click non validi sono effettuati da qualcuno che, per motivi a me sconosciuti, ha fatto di tutto per farmi bannare (e, a quanto pare, c'è riuscito).
Vi prego pertanto di prendere in considerazione la riabilitazione del mio account, eliminando il conteggio dei click non validi.

Attendo un vostro riscontro, e vi saluto cordialmente."

Non avendo ricevuto riscontro entro le 24/48 ore previste, il 21 febbraio ho compilato nuovamente il modulo: nel frattempo, dal mio blog, sono spariti anche gli annunci di servizio di Google, sostituiti da candidi buchi bianchi :-)
Qualche ora dopo, mi attiva questa email (automatica anch'essa, almeno credo...):

"Gentile Publisher,

La ringraziamo per il suo ricorso.

Dopo aver ricevuto la sua risposta, abbiamo esaminato nuovamente e accuratamente i dati del suo account. Abbiamo nuovamente confermato che i clic non validi sono stati generati sugli annunci del suo sito violando i Termini e condizioni nonché il regolamento del programma, consultabili ai seguenti indirizzi:

https://www.google.com/adsense/terms
https://www.google.com/adsense/policies

Le norme che abbiamo stabilito contribuiscono all'efficacia degli annunci Google sia per i nostri publisher che per gli inserzionisti. In base a quanto previsto dal nostro regolamento su questo aspetto, non possiamo reintegrarla nel programma.

Come forse saprà, ai publisher il cui account è stato disabilitato per clic non validi non è consentita un'ulteriore partecipazione al programma
AdSense di Google. Per questo motivo, non può aprire un nuovo account.

Le ricordiamo inoltre che ulteriori ricorsi o la ripresentazione del ricorso per questo problema potrebbero essere ignorati e potrebbe non ricevere messaggi da parte nostra. La ringraziamo per la comprensione.

Cordiali saluti,

Il team AdSense di Google".

Anche in questo caso, nello stesso giorno, 3 visite da Mountain View:
Qualche ora dopo rispondo così:

"Grazie per la risposta (gradita anche se automatica).
Per quanto può servire, ribadisco che non sono il tipo da fare storie per qualche manciata di euro al mese, ma ciò che mi da fastidio è il fatto di essere trattato come un ladro, ovvero come colui che ha fatto (o ha gestito) dei click non validi.
Ribadisco, per la seconda volta, che qualcuno ha fatto di tutto per bannare il mio account, cliccando ripetutamente sugli annunci del blog e credo che i vostri sistemi siano in grado di rilevarlo: la cosa è perdurata per alcuni giorni, e l'ho "denunciata" qui: http://tagliaerbe.blogspot.com/2007/02/come-farsi-bannare-da-adsense.html
a testimonianza della mia buona fede.
Gradirei, se possibile, avere una risposta "umana" al presente ricorso.
Grazie e a presto."

Quando ormai avevo perso ogni speranza, lunedì 26 febbraio ricevo una ulteriore risposta automatica:

"La ringraziamo per la sua email relativa ai provvedimenti adottati nei riguardi del suo account.

Ci rendiamo conto che desidera ricevere informazioni specifiche sui clic non validi da noi registrati sul suo account. Tuttavia, per la natura proprietaria del nostro algoritmo, non possiamo rivelare dettagli sul funzionamento della nostra tecnologia di monitoraggio o su cosa in particolare sia stato rilevato sul suo sito.

Come lei sa, Google è particolarmente attenta alle attività di simulazione illecita di clic. Disattivando il suo account in accordo con le nostre
norme in materia, riteniamo di aver adottato le misure necessarie per proteggere i nostri inserzionisti e assicurare che sul suo sito non
continuino a verificarsi clic non validi.

Ai publisher il cui account è stato disabilitato per clic non validi non è consentita un'ulteriore partecipazione al programma AdSense di Google.
Apprezziamo la sua comprensione.

Cordiali saluti,

Il team AdSense di Google"

Dopo questa ennesima risposta preconfezionata, una dozzina di ore dopo torno alla carica:

"Ringrazio per la risposta.
Ancora una volta vengo accusato di "simulazione illecita di clic", ancora una volta ribadisco che non ho effettuato alcun click fraudolento, cosa che credo sia facilmente rilevabile con i vostri strumenti.
Il mio account AdSense ha circa un anno di vita, e se seguite la sua storia noterete che non c'è stato nulla di anomalo fino a circa 1 mese fa, quando qualcuno si è divertito ad effettuare i molti click che mi hanno portato al ban (cosa esposta in dettaglio in questo mio post: http://tagliaerbe.blogspot.com/2007/02/come-farsi-bannare-da-adsense.html ).
Se lo desiderate, sono a disposizione per qualsiasi ulteriore chiarimento: vi prego solo di farmi contattare da un vostro operatore.
Cordiali saluti."

Inutile dire che non sono stato contattato da nessun operatore di Google: ciò significa che anch'io vado ad ingrossare le fila di coloro che, bannati da AdSense per colpa di terzi, rimangono inascoltati pure da coloro che dovrebbero offrire tutela e supporto.
Il problema di AdSense è, infatti, il ban facile: i casi sono tutt'altro che sporadici (cercate nei vari forum per SEO, e ne leggerete delle belle...), e una volta esclusi dal programma, non è più possibile rientrarvi (nemmeno con un nome diverso).
Se poi volete dilettarvi nella lettura di un caso praticamente identico al mio, provate a cercare in Google "l'appestato di google adsense", e capirete che situazioni come quella esposta in questo post capitano ormai da tanto, troppo tempo.

Questo fatto non mi impedisce di dire che Google AdSense è, ad oggi, il miglior programma per guadagnare online.
  • è semplicissimo da implementare (basta inserire qualche riga di codice HTML dove si vuole che compaia l'annuncio);
  • è aperto a tutti, privati ed aziende (ovviamente, dal punto di vista fiscale, gli introiti van sempre dichiarati...);
  • è adatto sia per siti piccolissimi (da qualche visita al mese) che per portali immensi (da milioni di visite al mese);
  • è un sistema di pubblicità contestuale (ovvero in grado di riconoscere il significato di una pagina Web, e quindi di proporre annunci sempre affini al contenuto del sito);
  • paga puntualmente (con assegno o direttamente sul vostro conto corrente).

Credo però sia necessario effettuare 3 divisioni:

  • Siti di piccole dimensioni.
    Non state a rodervi il fegato: non sarà certo AdSense a risolvere i vostri problemi economici... pertanto, sia che inseriate o meno gli annunci pubblicitari, dal punto di vista del vostro conto in banca non cambierà nulla (o quasi).
    Se a ciò aggiungete il fatto che i pochi, miseri soldi guadagnati vanno inseriti nella dichiarazione dei redditi, credo che il gioco non valga proprio la candela.
    Se quindi verrete colti da ban, fate come me: sorridete! :-D
  • Siti di grandi dimensioni.
    Non correte (quasi) alcun rischio. Google, si sa, tende a "giustificare e perdonare" i siti storici e importanti, sia dal punto di vista del posizionamento, che da quello di AdSense.
    La cosa ha la sua logica: se guadagnate tramite AdSense parecchi soldi, significa che almeno altrettanti ne portate alle casse di Google, che quindi, prima di bannarvi, ci penserà più di 2 volte.
  • Siti di medie dimensioni.
    Siete forse i soggetti più a rischio. Probabilmente utilizzate AdSense per arrotondate o farci un secondo stipendio... se si, evitate di riservare il 100% degli spazi pubblicitari a tali annunci: provate ad affiancarci altri network di affiliazione (come TradeDoubler o Zanox), e di pubblicità "in-text" (come IntelliTXT o eDintorni), o cercate anche di strutturarvi per vendere spazi pubblicitari direttamente (magari tramite qualche piccola concessionaria), ma non fate l'errore di utilizzare AdSense come unica ed esclusiva fonte di reddito, o potreste rischiare di ritrovarvi, da un giorno all'altro, senza l'assegno di Google.
    A voi, in particolare, consiglio caldamente l'installazione di uno script di click fraud prevention, come il gratuito AdLogger (in grado di limitare il numero di click che il singolo utente può effettuare sull'annuncio).

Se qualcuno si sente di suggerirmi altri programmi pubblicitari, è ben accetto: io aspetto di vedere quali saranno le soglie di ingresso per l'Italia di YPN o di ContentAds di Microsoft (ma credo che sitarelli e blog come il mio, rimarranno per sempre a guardare :-)).

Nel frattempo, mi piacerebbe ricevere una risposta umana da parte di Google, magari da Stefano Hesse (o da qualche altro Googler che mi legge): sarebbe una buona occasione per dimostrare che il loro motto è davvero "Don’t be evil"...

martedì 16 gennaio 2007

Difendersi dai click fraudolenti

Un'azione legale contro Google porta alla ribalta il problema della certezza dei dati sul pay per click. La soluzione definitiva?
Affidarsi a operatori autonomi.


(Shinynews.it) L'ultima notizia è di questi giorni, ma il problema è ben più datato. Advanced Internet Technologies, società americana specializzata in servizi di hosting e housing, ha promosso un'azione legale contro Google. La prima udienza si terrà nel prossimo maggio e servirà per capire se la corte darà la possibilità di guidare una class action, cioè una causa comune, nei confronti del motore di ricerca. Con la class action, più soggetti si mettono insieme e fanno un'azione giudiziaria collettiva, costituendosi come parte civile tutti insieme e con la possibilità di essere rappresentati da uno stesso pool di avvocati. Negli Stati Uniti, la class action rappresenta uno strumento formidabile nelle mani dei consumatori contro le multinazionali e le grandi aziende. Per questo Google non dorme sonni tranquilli.

Ombre su AdWords

A finire sotto accusa, nello specifico, è il servizio pubblicitario AdWords di Google. Il suo funzionamento è noto: ad ogni clic degli utenti è associato una quota che l'inserzionista versa nelle casse di Google. Di per sé, una delle forme pubblicitarie di maggior successo sul Web. Ma con qualche problema. Infatti, quei clic devono essere monitorati con grande attenzione per evitare che siano creati clic fasulli ad arte da parte degli utenti o di software sviluppati appositamente. È il problema noto come click fraud.

I precedenti

L'annuncio di Advanced Internet Technologies può stupire soltanto i non addetti ai lavori. Infatti, la questione della veridicità dei dati di pay per click si trascina già da diverso tempo. L'estate scorsa la società americana Click Defense aveva denunciato un vero e proprio abuso di click da parte di Google. In sostanza, Google non farebbe abbastanza per capire da dove provengono quei clic - se siano cioè effettivi potenziali clienti oppure concorrenti o pirati del Web o software automatici. A primavera, la questione era stata sollevata da un privato cittadino in termini ancora più pesanti: un negoziante dell'Arkansas non se l'era presa solo con Google, ma con tutti i motori di ricerca che effettuano operazioni di advertising basata sul pay per clic. L'accusa era ancora più pesante di quella attuale: i motori di ricerca avrebbero fatto cartello per gonfiare artificiosamente il numero dei click sui quali gli inserzionisti sono chiamati a pagare le loro quote.

Un problema reale

Che si tratti di poca cura nella valutazione dei click o di un vero e proprio cartello, la questione certa è che gli inserzionisti non possono affidarsi soltanto ai numeri presentati dai motori di ricerca. Advanced Internet Technologies opera in servizi di hosting e housing: ha quindi tutti gli strumenti per poter verificare in proprio la corrispondenza dei click presentati da Google. Ma tutti gli altri? Non sempre si possiede in casa la tecnologia adatta per monitorare gli accessi, e la proposta di Advanced Technologies di ottenere da Google gli IP degli utenti che fanno click sembra poco percorribile. E il problema, sia ben chiaro, non riguarda solo Google, ma ogni iniziativa legata al pay per click.

La soluzione? Statistiche degli accessi

La soluzione definitiva, quindi, è quella di acquisire strumenti e piattaforme per monitorare le statistiche d'accesso al proprio sito. Non semplici report d'accesso, ma precise indicazioni sulla provenienza degli utenti al proprio sito, magari corredate dall'analisi del tasso di conversione, cioè dell'effettivo raggiungimento dell'obiettivo da parte dell'utente. Infatti, la valutazione da dare sul pay per click è duplice: da una parte, prima di tutto, la veridicità del dato dei click; dall'altra, la sua efficacia, perché di campagne pubblicitarie si sta parlando. In altre parole: che i click siano reali, e che portino dei risultati.

La scelta dell'operatore

Il terreno più difficile sul quale muoversi, infine, è la scelta dell'operatore che fornisca le statistiche d'accesso. Infatti, il monitoraggio fatto in casa delle provenienze al sito deve essere obiettivo, senza ombra di dubbio alcuno. Nella scelta dell'operatore, quindi, bisogna valutare con attenzione la totale assenza di qualsiasi commistione con interessi pubblicitari. Scegliere un operatore che abbia un interesse e un ritorno economico dai dati sui click è un po' come chiedere i dati di share e audience televisiva alle reti televisive stesse. L'indipendenza degli attori in gioco è fondamentale, perché dalla sicurezza dell'obiettività del dato nasce un rapporto fiduciario anche con le agenzie di pubblicità. Ne discendono migliori investimenti pubblicitari, ritorno economico per tutti, crescita del mercato Web. Sono da escludere quindi quelle società di statistiche che hanno partecipazioni o interessi nella pubblicità online. E a proposito di commistioni e interessi diversi è bene chiarire con fermezza: non è una questione di concorrenza, anche se ovviamente facciamo tutti il tifo per ShinyStat. È una questione di responsabilità del mercato delle statistiche online e della sua funzione di crescita dell'e-commerce e del movimento Internet nel suo complesso.

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Anche il Corrieredelweb.it è rimasto vittima di pirati informatici, concorrenza sleale (ma da chi??) e soprattutto siamo rimasti molto delusi per la totale mancanza di trasparenza diGoogle Italia, che da un giorno all'altro, senza preavvisi ha bannato il ns. sito, ci accusato indirettamente di essere dei truffatori e ha promesso di avvisare e rimborzare tutti gli inserzionisti che avevano pubblicato i loro annunci sul nostro sito.

Per noi, che no abbiamo visto un centesimo ed eravamo arrivati alla soglia dei primi 100 dollari che ci avrebbero dovuto saldare, un danno economico marginale.. ma la scomunica a vita?!
Una condanna senza appello, senza possibilità di difendersi, e senza neanche il diritto di sapere da quali indirizzi IP dove provenivano i click generati in modo fraudolento, manualmente o con robots.. a dir loro

In Italia la maggior parte dei nostri avvocati non hanno la forza o il fegato per mettersi a combattere contro una multinazionale come Google (dei cui prodotti restiamo - personalmente - comunque fruitori molto soddisfatti: la Gmail, Blogger, Firefox..) e quindi al massimo potevamo intentare una causa per calunnia e diffamazione.

Il buon senso, o lo scoramento (?) ci ha fatto desistere..

Chi lo desidera può leggere quanto ci è successo ed è stato pubblicato ovunque in rete, addiritura da Google News!!!
Dopo questo articolo di denuncia abbiamo ricevuto centinaia di email, anche dall'estero di casi analoghi o peggiori.

la redazione del CorrieredelWeb.it

venerdì 22 dicembre 2006

Viaggi, lastminute, Voli. POST RIMOSSO PER VIOLAZIONE DEL REGOLAMENTO DI GOOGLE ADSENSE

RIMOZIONE TOTALE DEL POST PER INSERIMENTO ILLEGALE DI ANNUNCI DI GOOGLE ADSENSE.

Questo è il secondo avviso. Al terzo saremmo costretti a eliminare tale autore dalla ns. Community e segnalare la sua attività volta alla proliferazione di click fraudolenti a Google Italia.

Gli annunci di Google Adsense possono essere inseriti solo per il sito per il quale Google ha dato l'approvazione.

Il CorrieredelWeb.it, in passato, ha visto la cancellazione a vita dal programma di Google Adsense proprio a causa di persone che per sciocca furbizia, hanno contravvenuto, con inserimento di banner nei post, click smodati o generati da robots, i rigidi ma chiari regolamenti previsti per l'affiliazione al Programma che consente un guadagno ai siti che ospitano gli annunci Google.

la redazione del CorrieredelWeb.it

giovedì 29 dicembre 2005

Strategie di promozione sui motori

Link a pagamento, pay for inclusion, contextual advertising. Per un’azienda che scelga i motori di ricerca come veicolo pubblicitario le soluzioni non mancano.


Negli ultimi anni i motori di ricerca hanno assunto sempre maggior importanza, non solo come veicolo di informazioni per gli utenti ma anche come strumento di promozione aziendale. Tra i colossi del Web è in corso una vera e propria sfida per conquistare questo mercato.
Primo servizio Internet al mondo per uso (e utilità), la visibilità nelle pagine dei vari motori è considerata, giustamente, dalle aziende la maggior chance di successo in Rete. Per questo la lotta per il predominio del mercato si fa sempre più serrata, con due attori, Google e Yahoo!, più impegnati degli altri. Le novità nell’ultimo anno non sono mancate. 

Sul fronte aziendale, Yahoo! ha rafforzato il gruppo con l’acquisizione di Inktomi e Overture. Google ha scelto la strada della quotazione in borsa per incamerare nuove risorse da destinare alla crescita. MSN sta testando un nuovo motore proprietario. E le novità sul fronte dei servizi non mancano.

Pagare per esserci

Intanto, per quanto riguarda il paid inclusion bisogna registrare l’annuncio di AskJevees di voler dismettere il proprio servizio. Yahoo!, invece, lo mantiene. Con questa formula, in sostanza, le aziende possono avere la certezza di un’immediato inserimento nei risultati delle ricerche. Naturalmente, per fare questo devono pagare una somma fissa ad inserimento più una somma variabile per ogni visita effettivamente avvenuta (pay per click).

Una soluzione controversa

Questa tipologia d’inserimento è soggetta a molte critiche da parte dei commentatori d’OltreOceano. Intanto, la commissione americana per il controllo del mercato si è già pronunciata diverse volte sulla necessità di mantenere chiaramente distinti i risultati reali delle ricerche dalle infiltrazioni pubblicitarie non segnalate. Inoltre, il servizio per le aziende rischia di trasformarsi in un boomerang. I costi sono notevoli e la componente del pay per click potrebbe essere addirittura controproducente: se l’azienda è posizionata in alto nel pagerank (anche se a dire il vero, per la posizione non si ha alcuna garanzia nel contratto) potrebbe ricivere molte visite “disinteressate”. Un costo senza grandi ritorni, dunque. Infine, se l’azienda deve comunque pagare per essere presente, senza effettive garanzie di posizionamento, allora perché non cercare piuttosto la strada (più certa in termini di visibilità) del link a pagamento?

Tutti verso il contextual advertising

La formula vincente dell’ultimo anno, però, si è rivelata quella del contextual advertising, che si arricchisce continuamente di nuove proposte da parte di Google. Il servizio rientra nella tipologia del keyword advertising. Le aziende possono vedere comparire il loro link non sulla pagina della ricerca, ma direttamente sul sito affiliato al motore (non sono richiesti particolari requisiti) che l’utente va a visitare, ovviamente se vi è corrispondenza tra le parole chiave "comprate" e il testo presente nel sito. Il pagamento avviene sulla base del pay per click.

Due diverse filosofie e alcune novità

Molte le tipologie di questo servizio. Alcune (di società minori per il mercato italiano) prevedono che, invece del link nella pagina, si apra direttamente una finestra sul desktop utente. Gli altri, che si limitano ai link nelle pagine del sito, sembrano però più efficaci, perché meno intrusive e perché non necessitano del preventivo assenso degli utenti. Tra i servizi più importanti bisogna sicuramente ricordare AdSense di Google e Content Match di Overture. Ora, da Google arrivano una serie di novità anche su questo versante. Intanto, la possibilità di visualizzare il proprio link anche attraverso banner grafici. Quindi, di abbinarlo a e-mail e newsletter oltre che a siti Internet, arrivando dunque direttamente nella casella della posta degli utenti.

Link a pagamento

Tra le varie nuove tipologie emerse, resistono e sono ancora la più normale formula di promozione sui motori i link a pagamento. Le aziende, in base alle parole chiave prescelte, possono comparire nelle pagine dei risultati di qualsiasi ricerca, in uno spazio a loro appositamente destinato. Il sistema sembra funzionare perché garantisce alta visibilità, ha costi relativamente contenuti (solo pay per click), non è intrusiva. Anche se il contextual advertising è in forte ascesa, i link a pagamento sono ancora il principale strumento di marketing sui motori: gli esperti prevedono che nel giro di un anno il costo medio di pay per click (poco meno di 50 centesimi ora) possa raddoppiare. La pubblicità online è in continuo cambiamento, e la sua vivacità promette di generare interessanti volumi nei prossimi anni. Ma, volenti o nolenti, la fetta più grande passerà per i motori di ricerca.

Verso un cambiamento di rotta?

In questi ultimi mesi, nei dibattiti sul marketing nei motori di ricerca si osservano sempre più spesso delle critiche verso il modello del pay per click. Il tentativo in atto è quello di spostarsi dal cost per click ad altre formule in cui si abbiano maggiori risultati.
Tipicamente, le alternative sono il cost per action, il cost per lead e il cost per sale. Il primo prevede che il pagamento avvenga soltanto se oltre alla visita, l’utente compie anche un’altra azione (iscriversi a una newsletter, per esempio). Il secondo riguarda la raccolta dati degli utenti, e il prezzo viene pagato esclusivamente se il visitatore compila un questionario online. Infine, il terzo assicura il pagamento solo nel caso in cui avvenga un’effetiva vendita di bene o servizio. Semplificando un po’, il limite di queste proposte è subito evidente: si sposta il rischio d’impresa dal venditore a chi pubblica la pubblicità. È un po’ come se si pretendesse di pagare un giornale soltanto in base alle effettive telefonate ricevute dopo aver pubblicato un’inserzione. Insomma, si tratta di un modello difficilmente proponibile.

Un futuro da decifrare

Tutte le strade, però, sono percorrebili e – in questo momento – si stanno effettivamente percorrendo. Rappresentano la strategia giusta per un’impresa? Difficile dirlo. Sicuramente, il livello della pubblicità online, almeno in Italia, può crescere ancora di molto, e anche molto in fretta. Nuove opportunità sono all’orizzonte sia per le aziende che vogliono promuoversi sia per chi vuole ospitare pubblicità. I motori di ricerca sono centrali in questa sfida, e lo saranno sempre più in futuro. Resta poi da capire la cosa più importante: che cosa fanno veramente gli utenti/clienti. 

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