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sabato 20 ottobre 2018

UE: COLDIRETTI, PATTO ITALIA FRANCIA CONTRO VERGOGNA A TAVOLA

UE: COLDIRETTI, PATTO ITALIA FRANCIA CONTRO VERGOGNA A TAVOLA 


Stop alle importazioni da Paesi a rischio per sfruttamento e pesticidi

Alleanza italo francese contro le importazioni in Europa di prodotti che non rispettano diritti umani e dei lavoratori e che mettono a rischio l'ambiente e la salute dei consumatori. L'accordo fra Coldiretti e Fnsea (la maggiore associazione di rappresentanza degli agricoltori francesi) è stato firmato in occasione della presentazione della tavola della vergogna al Forum Internazionale dell'Agricoltura e dell'Alimentazione a Cernobbio. "Non possiamo accettare che la liberalizzazione del commercio mondiale porti ad accordi asimmetrici, fondati su un modello omologante e non trasparente, che non riconosce la diversità, che non valorizza la qualità, e che non difende gli standard ambientali, il rispetto del lavoro, i diritti delle persone. Caratteristiche esaltate dal modello produttivo europeo, non solo agricolo – spiegano Roberto Moncalvo, Presidente di Coldiretti e Christiane Lambert Presidente di Fnsea - Al protezionismo e al liberismo senza regole proponiamo un'alternativa che promuova un equilibro tra la necessaria apertura al mercato e la protezione degli interessi economici, nel rispetto delle persone e dell'ambiente".

In risposta alla crisi del sistema commerciale multilaterale, l'Unione europea ha inaugurato una stagione di accordi commerciali squilibrati che penalizzano l'agricoltura europea attraverso la legittimazione di regole di produzione non sostenibili sia dal punto di vista ambientale che sul fronte dei diritti dei lavoratori. Ad esempio il Ceta, l'accordo di libero scambio con il Canada, prevede l'ingresso in Europa di prodotti agricoli trattati con molecole risalenti agli anni '70 e vietate in Europa da almeno 20 anni e ancora in Canada è consentito l'utilizzo della streptomicina un antibiotico per la lotta alla batteriosi di alcune colture. L'Australia sta negoziando con l'UE un accordo commerciale che permetterà l'ingresso in Europa di diversi prodotti agricoli australiani, anche se nel Paese si fa largo uso di atrazina e altri erbicidi e insetticidi vietati in Europa. Il Brasile sta negoziando, in ambito Mercosur, un accordo con l'UE che agevolerebbe l'entrata in Europa di diversi prodotti agricoli brasiliani, nonostante nel Paese la tracciabilità della carne non sia garantita, e vi siano stati scandali recenti quali ad esempio l'operazione "Carne Fraca".

Ma accordi squilibrati – sostengono Coldiretti e Fnsea - penalizzano l'agricoltura europea accettando regole di produzione che favoriscono lo sfruttamento delle persone come avviene in Birmania che gode del regime EBA, con la possibilità di esportare in Europa riso a dazio zero per la cui produzione si registrano nel Paese casi di sfruttamento del lavoro minorile, episodi di lavoro forzato, nonché violenze contro la minoranza Rohingya. Allo stesso modo, pratiche di sfruttamento minorile si verificano in Brasile, che negozia con l'Unione europea, in ambito Mercosur, un contingente di esportazione di carne bovina a dazio agevolato; in Vietnam che ha raggiunto un accordo commerciale con l'UE, in attesa di adozione, che prevede un contingente di esportazione di riso a dazio zero e in Messico che ha raggiunto un accordo commerciale preliminare con l'UE, che prevede un contingente di esportazione per lo zucchero. La corsa alla globalizzazione – affermano Coldiretti e Fnsea - sta creando un commercio di prodotti che non rispettano le norme minime di produzione, ambientali, sociali e sanitarie, circolano liberamente a prezzi non concorrenziali che mettono in ginocchio i nostri agricoltori. L'eccessiva lunghezza dei tempi di attivazione della clausola di salvaguardia è un ostacolo che necessita una riflessione a livello UE su strumenti più rapidi di blocco delle importazioni nel caso di rischi per la salute dei consumatori e dei lavoratori o per la salvaguardia dell'ambiente.

La mancanza di trasparenza che di fatto legittima l'anonimato del cibo che arriva sulle tavole dei consumatori, grazie all'assenza di legislazione europea che obblighi ad indicare l'origine degli alimenti per permettere ai consumatori scelte informate, vanifica gli sforzi dei nostri agricoltori per produrre cibi sani e di qualità. L'iniziativa europea dei cittadini "EatORIGINal" (un'alleanza di organizzazioni di agricoltori e consumatori di Francia, Italia, Spagna, Grecia, Polonia, Svezia e Belgio), appena registrata dalla Commissione, testimonierà la nostra forte mobilitazione in materia. "FNSEA e Coldiretti dicono "NO" a questa politica della liberalizzazione a tutti i costi e chiedono con forza una nuova strategia commerciale, che promuova accordi ambiziosi sì, ma anche ragionevoli, equilibrati e regolamentati, risolvendo quelle incoerenze che mettono a repentaglio il futuro delle aziende agricole ed agroalimentari europee" spiegano Roberto Moncalvo, Presidente di Coldiretti e Christiane Lambert, Presidente di Fnsea.

Per questo – spiegano Coldiretti e Fnsea – deve essere realizzato uno studio di impatto approfondito per ogni accordo commerciale, che tenga conto di tutti i settori sensibili, anche a costo di rallentare la procedura di negoziazione ed arrivare ad escludere settori specifici. I negoziati commerciali internazionali sono altamente complessi e hanno bisogno di tempo, come constatiamo in ogni negoziato. Nel caso della Brexit abbiamo davanti a noi un calendario molto serrato e molte incertezze per questo riteniamo opportuno sospendere tutti gli altri negoziati con i Paesi terzi, in modo da non subire danni collaterali e gestire al meglio le sfide poste dall'uscita del Regno Unito dall'Unione europea. Nell'ambito dei negoziati con i Paesi terzi, l'UE dovrebbe poi proteggere il sistema delle indicazioni geografiche nel suo insieme e non di singole denominazioni. Sono inaccettabili accordi che – sottolineano Coldiretti e Fnsea - di fatto legalizzano e legittimano le evocazioni di prodotti alimentari che godono della protezione dell'UE quanto alla loro origine e qualità, dal Parmesan al Munster, dal Compté all'Asiago alla Fontina, nonché altre innumerevoli deroghe che, come nel caso dell'accordo con Singapore, sanciscono la possibilità di non proteggere un'indicazione geografica in presenza di un marchio "famoso, rinomato, ben conosciuto" se la protezione dell'indicazione geografica potrebbe confondere il consumatore.

L'Unione europea – sostengono Coldiretti e Fnsea - dovrebbe poi semplificare le procedure di attivazione della clausola di salvaguardia, accelerando i tempi di attivazione dell'investigazione. In aggiunta a questo, l'Unione europea dovrebbe introdurre nuovi strumenti atti a bloccare le importazioni quando Paesi non-UE applicano misure di dumping sociale e ambientale, causando una perdita di competitività degli agricoltori europei. In particolare risulta inaccettabile che gli accordi commerciali non tengano conto il nostro modello sociale di protezione dei lavoratori e di lotta contro le violenze sulle minoranze. Bisogna garantire sempre ai Parlamenti nazionali l'ultima parola su tutti gli accordi commerciali stipulati dall'UE con i Paesi terzi e non alimentare e bloccare pratiche sleali che generano una distorsione della concorrenza e tenendo conto delle condizioni sociali in cui i lavoratori vengono costretti a produrre e gli standard ambientali della produzione

A ciò si aggiunge anche il pericoloso diffondersi di sistemi di informazione fuorviante sulle qualità intrinseche dei prodotti che vanno spesso a penalizzare prodotti europei universalmente riconosciuti per gli effetti benefici sulla salute, se consumati in maniera corretta nel quadro di un'alimentazione diversificata ed equilibrata. Il proliferare di sistemi di etichettatura a semaforo semplificata anche fuori dai confini dell'UE mette a rischio tutto il sistema agroalimentare europeo. I negoziati commerciali dovrebbero tenere in alta considerazione anche l'effetto di tali potenziali barriere commerciali non tariffarie. "Un'informazione chiara e onesta – concludono Moncalvo e Lambert - permette di riconoscere gli sforzi e gli impegni profusi dagli agricoltori, rafforzando il legame di fiducia con il consumatore e valorizzando la tracciabilità delle nostre filiere".

DAZI: COLDIRETTI, FUORILEGGE 20% CIBI STRANIERI, VERGOGNA A TAVOLA

DAZI: COLDIRETTI, FUORILEGGE 20% CIBI STRANIERI, VERGOGNA A TAVOLA
Stop alle importazioni da chi sfrutta lavoro e ambiente per 4 italiani su 10

Dal riso asiatico alle nocciole turche, dalla zucchero della Columbia alla carne del Brasile, dall'ortofrutta sudamericana a quella africana fino ai fiori dell'Equador, il 20% dei cibi stranieri che arrivano in Italia sono "fuorilegge" perché non rispettano le stesse garanzie vigenti a livello nazionale in materia di lavoro, ambiente e salute. 

E' quanto è emerso da un'analisi della Coldiretti presentata al Forum Internazionale dell'Agricoltura e dell'Alimentazione di Cernobbio dove è stata apparecchiata la tavola della vergogna con i prodotti alimentari dall'estero sotto accusa per sfruttamento dei lavoratori, pericoli per la salute e utilizzo di sostanze chimiche dannose all'ambiente. Un fenomeno che spinge ben il 43% degli italiani a chiedere di bloccare le importazioni da quei Paesi che non rispettano le regole, secondo il sondaggio Coldiretti/Ixè.

Arrivano infatti purtroppo anche in Italia i prodotti ottenuti dallo sfruttamento del lavoro dei 108 milioni di bambini nelle campagne censiti dalla Fao, secondo la quale quasi la metà di tutto il lavoro minorile del mondo avviene in Africa, seguita da vicino dall'Asia, ma rilevante è anche in Sudamerica, aree dalle quali – sottolinea la Coldiretti – l'Italia importa ingenti quantità di prodotti agricoli ed alimentari.  Arrivano sulle nostre tavole dal riso del Vietnam agli agrumi della Turchia, dallo zucchero di canna della Columbia ai fiori dell'Equador fino al cacao della Costa d'Avorio che sono solo alcuni dei prodotti messi sotto accusa dal Ministero del Lavoro degli Stati Uniti nel recente rapporto sul lavoro minorile del 2018. 

E non mancano – continua la Coldiretti - i casi di lavoro forzato come l'allevamento in Brasile o la cattura del pesce in Thailandia che inonda gli scaffali delle pescherie e i tavoli dei ristoranti lungo tutta la Penisola senza indicazione in etichetta. Ma un pericolo per l'ambiente e per la salute viene anche all'utilizzo improprio di prodotti chimici che mettono a rischio e lavoratori ed i consumatori e che in alcuni casi sono vietati da decenni in Europa ed in Italia. 

E' ad esempio il caso dei pesticidi utilizzati per le banane coltivate in Equador e per l'ananas del Costarica che rappresentano rispettivamente circa la metà e il 90% del consumo dello specifico frutto consumato in Italia. Il problema è evidente anche per i prodotti in arrivo dal continente asiatico come il pesce ed i molluschi dal Vietnam contaminati da metalli pesanti o i pistacchi dall'Iran con un contenuto in aflatossine cancerogene spesso sopra il limiti, lo stesso problema delle nocciole e dei fichi secchi provenienti dalla Turchia secondo il Rapporto del RASSF, il sistema di allerta rapido dell'Unione Europea. E nel continente africano a rischio sono tra l'altro le fragole dell'Egitto che sono indicate dall'Autorità Europea della Sicurezza Alimentare (EFSA) tra i cibi più contaminati per residui chimici.

Occorre peraltro essere consapevoli che tutto ciò accade spesso grazie alla regia e alle norme sancite dagli accordi bilaterali o multilaterali di libero scambio. E' il caso - denuncia Coldiretti – del dazio zero concesso grazie all'accordo di libero scambio tra Unione Europea e Canada (CETA) ai legumi secchi come le lenticchie che nel Paese nordamericano vengono trattati in preraccolta con l'erbicida glifosato secondo modalità vietate in Italia, ma anche del negoziato in corso con i Paesi del Mercosur che prevede l'arrivo di grandi quantitativi di carne bovina dai paesi sudamericani, paesi che non rispettano gli standard produttivi e di tracciabilità oggi vigenti in Italia e nel Vecchio Continente come dimostra il più grande scandalo mondiale sulla carne avariata che meno di un anno fa ha coinvolto proprio i principali produttori brasiliani. 

Senza considerare le condizioni favorevoli che sono state concesse al Marocco per pomodoro da mensa, arance, clementine, fragole, cetrioli, zucchine, aglio, carciofi, olio di oliva, all'Egitto per fragole, uva da tavola e finocchi, oltre all'olio di oliva dalla Tunisia dove non valgono certamente gli stessi standard produttivi, sociali ed ambientali vigenti in Italia.

E L'Unione Europea arriva addirittura ad agevolare l'ingresso in Europa del riso espropriato alla minoranza musulmana dei Rohingya accusata dalle Nazioni Unite di crimini contro l'umanità. Nonostante l'accusa di genocidio, la Birmania gode tuttora – denuncia la Coldiretti – da parte dell'Unione Europea del sistema tariffario agevolato a dazio zero per i Paesi che operano in regime EBA (tutto tranne le armi). Il risultato – continua la Coldiretti – è che la Birmania si colloca tra i principali fornitori asiatici di riso dell'Italia insieme a India, Pakistan, Tailandia e Cambogia. 

"L'Unione europea -  chiede la Coldiretti - deve invece ora avanzare spedita nella procedura per la rimozione del regime EBA a Cambogia e Birmania". Ma nel frattempo la stessa Ue in maniera contraddittoria – nota Coldiretti - ha dato il via libera all'accordo che autorizza l'importazione a dazio zero dal Vietnam di 20mila tonnellate di riso semigreggio, 30mila tonnellate di lavorato e 30mila tonnellate di riso aromatico, peraltro in una situazione di grave difficoltà per la produzione nazionale. 

"Non è accettabile che l'Unione Europea continui a favorire con le importazioni la violazione dei diritti umani nell'indifferenza generale", ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che oggi il commercio è "libero" ma è ben lontano dall'essere "equo", gravato fin dal momento della raccolta per arrivare a quello della trasformazione da processi di dumping sociale, economico e ambientale. Sul piano politico – chiede Moncalvo – l'Unione Europea deve acquisire un nuovo protagonismo per promuovere regole sul commercio globale che non tengano conto solo del fattore economico ma anche del rispetto dei diritti sul lavoro, della tutela dell'ambiente e della salute, anche con l'annunciata riforma del Wto. Serve quindi ripensare dalle radici non solo le regole, ma in primo luogo i principi fondativi del libero commercio perché – conclude Moncalvo – non deve essere consentito l'ingresso nei confini nazionali ed europei di quei prodotti che non rispettano gli stessi criteri, garantendo che dietro tutti gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali ci sia un analogo percorso di qualità che riguarda l'ambiente, la salute e il lavoro, con una giusta distribuzione del valore per chi produce e per chi consuma.


LA VERGOGNA A TAVOLA
·       Cacao dalla Costa d'Avorio: sfruttamento lavoro minorile
·       Riso da Vietnam sfruttamento lavoro minorile
·       Agrumi della Turchia: sfruttamento lavoro minorile
·       Zucchero di canna della Columbia: sfruttamento lavoro minorile
·       Fiori dell'Equador: sfruttamento lavoro minorile
·       Carne in Brasile: lavori forzati
·       Pesce in Thailandia: lavori forzati
·       Banane coltivate in Equador: impiego eccessivo di pesticidi
·       Ananas del Costarica: impiego eccessivo di pesticidi
·       Pesce ed i molluschi dal Vietnam: contaminati da metalli pesanti
·       Pistacchi dall'Iran: aflatossine cancerogene spesso sopra il limiti
·       Nocciole e fichi secchi dalla Turchia: aflatossine cancerogene spesso sopra il limiti
·       Fragole dall'Egitto: impiego eccessivo di pesticidi
·       Lenticchie dal Canada: trattati con erbicida glifosato in preraccolta vietato in Italia
·       Riso dalla Birmania: espropriato alla minoranza dei Rohingya vittima di genocidio

Fonte: Elaborazioni Coldiretti su dati "2018 list of good produced by child labour or force labour dell'Us department of labour e del Sistema di allarme rapido dell'Unione Europea  (RASFF).


L'immagine raffigura la "tavola della vergogna" con i prodotti alimentari provenienti dall'estero e sotto accusa per sfruttamento dei lavoratori, pericoli per la salute e utilizzo di sostanze chimiche dannose all'ambiente, allestita dalla Coldiretti al XVII Forum internazionale dell'agricoltura e dell'alimentazione di Cernobbio.  

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