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sabato 20 ottobre 2018

UE: COLDIRETTI, PATTO ITALIA FRANCIA CONTRO VERGOGNA A TAVOLA

UE: COLDIRETTI, PATTO ITALIA FRANCIA CONTRO VERGOGNA A TAVOLA 


Stop alle importazioni da Paesi a rischio per sfruttamento e pesticidi

Alleanza italo francese contro le importazioni in Europa di prodotti che non rispettano diritti umani e dei lavoratori e che mettono a rischio l'ambiente e la salute dei consumatori. L'accordo fra Coldiretti e Fnsea (la maggiore associazione di rappresentanza degli agricoltori francesi) è stato firmato in occasione della presentazione della tavola della vergogna al Forum Internazionale dell'Agricoltura e dell'Alimentazione a Cernobbio. "Non possiamo accettare che la liberalizzazione del commercio mondiale porti ad accordi asimmetrici, fondati su un modello omologante e non trasparente, che non riconosce la diversità, che non valorizza la qualità, e che non difende gli standard ambientali, il rispetto del lavoro, i diritti delle persone. Caratteristiche esaltate dal modello produttivo europeo, non solo agricolo – spiegano Roberto Moncalvo, Presidente di Coldiretti e Christiane Lambert Presidente di Fnsea - Al protezionismo e al liberismo senza regole proponiamo un'alternativa che promuova un equilibro tra la necessaria apertura al mercato e la protezione degli interessi economici, nel rispetto delle persone e dell'ambiente".

In risposta alla crisi del sistema commerciale multilaterale, l'Unione europea ha inaugurato una stagione di accordi commerciali squilibrati che penalizzano l'agricoltura europea attraverso la legittimazione di regole di produzione non sostenibili sia dal punto di vista ambientale che sul fronte dei diritti dei lavoratori. Ad esempio il Ceta, l'accordo di libero scambio con il Canada, prevede l'ingresso in Europa di prodotti agricoli trattati con molecole risalenti agli anni '70 e vietate in Europa da almeno 20 anni e ancora in Canada è consentito l'utilizzo della streptomicina un antibiotico per la lotta alla batteriosi di alcune colture. L'Australia sta negoziando con l'UE un accordo commerciale che permetterà l'ingresso in Europa di diversi prodotti agricoli australiani, anche se nel Paese si fa largo uso di atrazina e altri erbicidi e insetticidi vietati in Europa. Il Brasile sta negoziando, in ambito Mercosur, un accordo con l'UE che agevolerebbe l'entrata in Europa di diversi prodotti agricoli brasiliani, nonostante nel Paese la tracciabilità della carne non sia garantita, e vi siano stati scandali recenti quali ad esempio l'operazione "Carne Fraca".

Ma accordi squilibrati – sostengono Coldiretti e Fnsea - penalizzano l'agricoltura europea accettando regole di produzione che favoriscono lo sfruttamento delle persone come avviene in Birmania che gode del regime EBA, con la possibilità di esportare in Europa riso a dazio zero per la cui produzione si registrano nel Paese casi di sfruttamento del lavoro minorile, episodi di lavoro forzato, nonché violenze contro la minoranza Rohingya. Allo stesso modo, pratiche di sfruttamento minorile si verificano in Brasile, che negozia con l'Unione europea, in ambito Mercosur, un contingente di esportazione di carne bovina a dazio agevolato; in Vietnam che ha raggiunto un accordo commerciale con l'UE, in attesa di adozione, che prevede un contingente di esportazione di riso a dazio zero e in Messico che ha raggiunto un accordo commerciale preliminare con l'UE, che prevede un contingente di esportazione per lo zucchero. La corsa alla globalizzazione – affermano Coldiretti e Fnsea - sta creando un commercio di prodotti che non rispettano le norme minime di produzione, ambientali, sociali e sanitarie, circolano liberamente a prezzi non concorrenziali che mettono in ginocchio i nostri agricoltori. L'eccessiva lunghezza dei tempi di attivazione della clausola di salvaguardia è un ostacolo che necessita una riflessione a livello UE su strumenti più rapidi di blocco delle importazioni nel caso di rischi per la salute dei consumatori e dei lavoratori o per la salvaguardia dell'ambiente.

La mancanza di trasparenza che di fatto legittima l'anonimato del cibo che arriva sulle tavole dei consumatori, grazie all'assenza di legislazione europea che obblighi ad indicare l'origine degli alimenti per permettere ai consumatori scelte informate, vanifica gli sforzi dei nostri agricoltori per produrre cibi sani e di qualità. L'iniziativa europea dei cittadini "EatORIGINal" (un'alleanza di organizzazioni di agricoltori e consumatori di Francia, Italia, Spagna, Grecia, Polonia, Svezia e Belgio), appena registrata dalla Commissione, testimonierà la nostra forte mobilitazione in materia. "FNSEA e Coldiretti dicono "NO" a questa politica della liberalizzazione a tutti i costi e chiedono con forza una nuova strategia commerciale, che promuova accordi ambiziosi sì, ma anche ragionevoli, equilibrati e regolamentati, risolvendo quelle incoerenze che mettono a repentaglio il futuro delle aziende agricole ed agroalimentari europee" spiegano Roberto Moncalvo, Presidente di Coldiretti e Christiane Lambert, Presidente di Fnsea.

Per questo – spiegano Coldiretti e Fnsea – deve essere realizzato uno studio di impatto approfondito per ogni accordo commerciale, che tenga conto di tutti i settori sensibili, anche a costo di rallentare la procedura di negoziazione ed arrivare ad escludere settori specifici. I negoziati commerciali internazionali sono altamente complessi e hanno bisogno di tempo, come constatiamo in ogni negoziato. Nel caso della Brexit abbiamo davanti a noi un calendario molto serrato e molte incertezze per questo riteniamo opportuno sospendere tutti gli altri negoziati con i Paesi terzi, in modo da non subire danni collaterali e gestire al meglio le sfide poste dall'uscita del Regno Unito dall'Unione europea. Nell'ambito dei negoziati con i Paesi terzi, l'UE dovrebbe poi proteggere il sistema delle indicazioni geografiche nel suo insieme e non di singole denominazioni. Sono inaccettabili accordi che – sottolineano Coldiretti e Fnsea - di fatto legalizzano e legittimano le evocazioni di prodotti alimentari che godono della protezione dell'UE quanto alla loro origine e qualità, dal Parmesan al Munster, dal Compté all'Asiago alla Fontina, nonché altre innumerevoli deroghe che, come nel caso dell'accordo con Singapore, sanciscono la possibilità di non proteggere un'indicazione geografica in presenza di un marchio "famoso, rinomato, ben conosciuto" se la protezione dell'indicazione geografica potrebbe confondere il consumatore.

L'Unione europea – sostengono Coldiretti e Fnsea - dovrebbe poi semplificare le procedure di attivazione della clausola di salvaguardia, accelerando i tempi di attivazione dell'investigazione. In aggiunta a questo, l'Unione europea dovrebbe introdurre nuovi strumenti atti a bloccare le importazioni quando Paesi non-UE applicano misure di dumping sociale e ambientale, causando una perdita di competitività degli agricoltori europei. In particolare risulta inaccettabile che gli accordi commerciali non tengano conto il nostro modello sociale di protezione dei lavoratori e di lotta contro le violenze sulle minoranze. Bisogna garantire sempre ai Parlamenti nazionali l'ultima parola su tutti gli accordi commerciali stipulati dall'UE con i Paesi terzi e non alimentare e bloccare pratiche sleali che generano una distorsione della concorrenza e tenendo conto delle condizioni sociali in cui i lavoratori vengono costretti a produrre e gli standard ambientali della produzione

A ciò si aggiunge anche il pericoloso diffondersi di sistemi di informazione fuorviante sulle qualità intrinseche dei prodotti che vanno spesso a penalizzare prodotti europei universalmente riconosciuti per gli effetti benefici sulla salute, se consumati in maniera corretta nel quadro di un'alimentazione diversificata ed equilibrata. Il proliferare di sistemi di etichettatura a semaforo semplificata anche fuori dai confini dell'UE mette a rischio tutto il sistema agroalimentare europeo. I negoziati commerciali dovrebbero tenere in alta considerazione anche l'effetto di tali potenziali barriere commerciali non tariffarie. "Un'informazione chiara e onesta – concludono Moncalvo e Lambert - permette di riconoscere gli sforzi e gli impegni profusi dagli agricoltori, rafforzando il legame di fiducia con il consumatore e valorizzando la tracciabilità delle nostre filiere".

DAZI: COLDIRETTI, FUORILEGGE 20% CIBI STRANIERI, VERGOGNA A TAVOLA

DAZI: COLDIRETTI, FUORILEGGE 20% CIBI STRANIERI, VERGOGNA A TAVOLA
Stop alle importazioni da chi sfrutta lavoro e ambiente per 4 italiani su 10

Dal riso asiatico alle nocciole turche, dalla zucchero della Columbia alla carne del Brasile, dall'ortofrutta sudamericana a quella africana fino ai fiori dell'Equador, il 20% dei cibi stranieri che arrivano in Italia sono "fuorilegge" perché non rispettano le stesse garanzie vigenti a livello nazionale in materia di lavoro, ambiente e salute. 

E' quanto è emerso da un'analisi della Coldiretti presentata al Forum Internazionale dell'Agricoltura e dell'Alimentazione di Cernobbio dove è stata apparecchiata la tavola della vergogna con i prodotti alimentari dall'estero sotto accusa per sfruttamento dei lavoratori, pericoli per la salute e utilizzo di sostanze chimiche dannose all'ambiente. Un fenomeno che spinge ben il 43% degli italiani a chiedere di bloccare le importazioni da quei Paesi che non rispettano le regole, secondo il sondaggio Coldiretti/Ixè.

Arrivano infatti purtroppo anche in Italia i prodotti ottenuti dallo sfruttamento del lavoro dei 108 milioni di bambini nelle campagne censiti dalla Fao, secondo la quale quasi la metà di tutto il lavoro minorile del mondo avviene in Africa, seguita da vicino dall'Asia, ma rilevante è anche in Sudamerica, aree dalle quali – sottolinea la Coldiretti – l'Italia importa ingenti quantità di prodotti agricoli ed alimentari.  Arrivano sulle nostre tavole dal riso del Vietnam agli agrumi della Turchia, dallo zucchero di canna della Columbia ai fiori dell'Equador fino al cacao della Costa d'Avorio che sono solo alcuni dei prodotti messi sotto accusa dal Ministero del Lavoro degli Stati Uniti nel recente rapporto sul lavoro minorile del 2018. 

E non mancano – continua la Coldiretti - i casi di lavoro forzato come l'allevamento in Brasile o la cattura del pesce in Thailandia che inonda gli scaffali delle pescherie e i tavoli dei ristoranti lungo tutta la Penisola senza indicazione in etichetta. Ma un pericolo per l'ambiente e per la salute viene anche all'utilizzo improprio di prodotti chimici che mettono a rischio e lavoratori ed i consumatori e che in alcuni casi sono vietati da decenni in Europa ed in Italia. 

E' ad esempio il caso dei pesticidi utilizzati per le banane coltivate in Equador e per l'ananas del Costarica che rappresentano rispettivamente circa la metà e il 90% del consumo dello specifico frutto consumato in Italia. Il problema è evidente anche per i prodotti in arrivo dal continente asiatico come il pesce ed i molluschi dal Vietnam contaminati da metalli pesanti o i pistacchi dall'Iran con un contenuto in aflatossine cancerogene spesso sopra il limiti, lo stesso problema delle nocciole e dei fichi secchi provenienti dalla Turchia secondo il Rapporto del RASSF, il sistema di allerta rapido dell'Unione Europea. E nel continente africano a rischio sono tra l'altro le fragole dell'Egitto che sono indicate dall'Autorità Europea della Sicurezza Alimentare (EFSA) tra i cibi più contaminati per residui chimici.

Occorre peraltro essere consapevoli che tutto ciò accade spesso grazie alla regia e alle norme sancite dagli accordi bilaterali o multilaterali di libero scambio. E' il caso - denuncia Coldiretti – del dazio zero concesso grazie all'accordo di libero scambio tra Unione Europea e Canada (CETA) ai legumi secchi come le lenticchie che nel Paese nordamericano vengono trattati in preraccolta con l'erbicida glifosato secondo modalità vietate in Italia, ma anche del negoziato in corso con i Paesi del Mercosur che prevede l'arrivo di grandi quantitativi di carne bovina dai paesi sudamericani, paesi che non rispettano gli standard produttivi e di tracciabilità oggi vigenti in Italia e nel Vecchio Continente come dimostra il più grande scandalo mondiale sulla carne avariata che meno di un anno fa ha coinvolto proprio i principali produttori brasiliani. 

Senza considerare le condizioni favorevoli che sono state concesse al Marocco per pomodoro da mensa, arance, clementine, fragole, cetrioli, zucchine, aglio, carciofi, olio di oliva, all'Egitto per fragole, uva da tavola e finocchi, oltre all'olio di oliva dalla Tunisia dove non valgono certamente gli stessi standard produttivi, sociali ed ambientali vigenti in Italia.

E L'Unione Europea arriva addirittura ad agevolare l'ingresso in Europa del riso espropriato alla minoranza musulmana dei Rohingya accusata dalle Nazioni Unite di crimini contro l'umanità. Nonostante l'accusa di genocidio, la Birmania gode tuttora – denuncia la Coldiretti – da parte dell'Unione Europea del sistema tariffario agevolato a dazio zero per i Paesi che operano in regime EBA (tutto tranne le armi). Il risultato – continua la Coldiretti – è che la Birmania si colloca tra i principali fornitori asiatici di riso dell'Italia insieme a India, Pakistan, Tailandia e Cambogia. 

"L'Unione europea -  chiede la Coldiretti - deve invece ora avanzare spedita nella procedura per la rimozione del regime EBA a Cambogia e Birmania". Ma nel frattempo la stessa Ue in maniera contraddittoria – nota Coldiretti - ha dato il via libera all'accordo che autorizza l'importazione a dazio zero dal Vietnam di 20mila tonnellate di riso semigreggio, 30mila tonnellate di lavorato e 30mila tonnellate di riso aromatico, peraltro in una situazione di grave difficoltà per la produzione nazionale. 

"Non è accettabile che l'Unione Europea continui a favorire con le importazioni la violazione dei diritti umani nell'indifferenza generale", ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che oggi il commercio è "libero" ma è ben lontano dall'essere "equo", gravato fin dal momento della raccolta per arrivare a quello della trasformazione da processi di dumping sociale, economico e ambientale. Sul piano politico – chiede Moncalvo – l'Unione Europea deve acquisire un nuovo protagonismo per promuovere regole sul commercio globale che non tengano conto solo del fattore economico ma anche del rispetto dei diritti sul lavoro, della tutela dell'ambiente e della salute, anche con l'annunciata riforma del Wto. Serve quindi ripensare dalle radici non solo le regole, ma in primo luogo i principi fondativi del libero commercio perché – conclude Moncalvo – non deve essere consentito l'ingresso nei confini nazionali ed europei di quei prodotti che non rispettano gli stessi criteri, garantendo che dietro tutti gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali ci sia un analogo percorso di qualità che riguarda l'ambiente, la salute e il lavoro, con una giusta distribuzione del valore per chi produce e per chi consuma.


LA VERGOGNA A TAVOLA
·       Cacao dalla Costa d'Avorio: sfruttamento lavoro minorile
·       Riso da Vietnam sfruttamento lavoro minorile
·       Agrumi della Turchia: sfruttamento lavoro minorile
·       Zucchero di canna della Columbia: sfruttamento lavoro minorile
·       Fiori dell'Equador: sfruttamento lavoro minorile
·       Carne in Brasile: lavori forzati
·       Pesce in Thailandia: lavori forzati
·       Banane coltivate in Equador: impiego eccessivo di pesticidi
·       Ananas del Costarica: impiego eccessivo di pesticidi
·       Pesce ed i molluschi dal Vietnam: contaminati da metalli pesanti
·       Pistacchi dall'Iran: aflatossine cancerogene spesso sopra il limiti
·       Nocciole e fichi secchi dalla Turchia: aflatossine cancerogene spesso sopra il limiti
·       Fragole dall'Egitto: impiego eccessivo di pesticidi
·       Lenticchie dal Canada: trattati con erbicida glifosato in preraccolta vietato in Italia
·       Riso dalla Birmania: espropriato alla minoranza dei Rohingya vittima di genocidio

Fonte: Elaborazioni Coldiretti su dati "2018 list of good produced by child labour or force labour dell'Us department of labour e del Sistema di allarme rapido dell'Unione Europea  (RASFF).


L'immagine raffigura la "tavola della vergogna" con i prodotti alimentari provenienti dall'estero e sotto accusa per sfruttamento dei lavoratori, pericoli per la salute e utilizzo di sostanze chimiche dannose all'ambiente, allestita dalla Coldiretti al XVII Forum internazionale dell'agricoltura e dell'alimentazione di Cernobbio.  

venerdì 19 ottobre 2018

MALTEMPO, È L’ANNO PIU’ CALDO DI SEMPRE IN EUROPA


MALTEMPO: COLDIRETTI, È L'ANNO PIU' CALDO DI SEMPRE IN EUROPA

Clima tropicale con violenti nubifragi, sale conto danni in Sardegna

Nonostante le violente manifestazioni temporalesche che a macchia di leopardo hanno colpito  la Penisola, il caldo anomalo di questi giorni lungo lo Stivale segna un 2018 si classifica fino ad ora come l'anno piu' caldo di sempre in Europa dove le temperature sono risultate superiori di 1,86 gradi alla media storica (1910-2000). È quanto emerge dalle elaborazioni Coldiretti relativa ai primi nove mesi dell'anno sulla base della banca dati Noaa, il National Climatic Data Centre dai quali si evidenzia peraltro che a livello planetario il 2018 si colloca al quarto posto tra gli anni più bollenti facendo registrare una temperatura media sulla superficie della Terra e degli oceani, addirittura superiore di 0,77 gradi rispetto alla media del ventesimo secolo.

La tendenza al surriscaldamento – sottolinea la Coldiretti - è evidente anche in Italia dove non si sono mai registrate temperature così elevate dal 1800 con valori superiori di 1,53 gradi la media storica. E l'anomalia – precisa la Coldiretti – è stata ancora più eclatante a settembre che ha fatto registrare temperature superiori di ben 1,82 gradi e precipitazioni inferiori del 61% la media storica di riferimento (1971-2000). Ora le condizioni metereologiche quasi estive nel pieno dell'autunno, la cosiddetta ottobrata, non sono – continua la Coldiretti – un fenomeno raro ma quest'anno si inseriscono in una quadro generale che conferma la tendenza al cambiamento climatico. La classifica degli anni interi più caldi da oltre due secoli si concentra infatti nell'ultimo periodo e comprende nell'ordine – precisa la Coldiretti – anche il 2015, il 2014, il 2003, il 2016, il 2007, il 2017, il 2012, il 2001 e poi il 1994.

Un processo che è accompagnato da una progressiva tropicalizzazione del clima con il moltiplicarsi di eventi estremi che hanno provocato solo quest''anno fino ad ora danni per 600 milioni di euro all'agricoltura secondo la Coldiretti. Ma il conto rischia di essere ancora piu' salato con l'ultima ondata di maltempo in Sardegna che ha già subito perdite in agricoltura per 5 milioni di euro dalla recente alluvione secondo la Coldiretti.

Gli effetti del clima tropicale – sostiene la Coldiretti - sono visibili sull'ambiente, non cadono le foglie dalle piante che per il caldo non sono entrate nella fase di riposo vegetativo caratteristico della stagione ma in giro ci sono ancora mosche e zanzare a testimoniare un autunno pazzo, con temperature ben al di sopra delle medie. Nelle case e nelle campagne è in atto una vera invasione di sciami di cimici che si stanno moltiplicando nel nord Italia costringendo nei centri abitati i cittadini a barricarsi in casa con porte e finestre chiuse mentre nelle campagne si contano i danni provocati da questi insetti insaziabili che stanno colpendo soia, mais, pere, mele, pesche e kiwi con danni fino al 40% dei raccolti nei terreni colpiti.

A preoccupare in questa fase – continua la Coldiretti – è anche l'eventuale brusco arrivo del maltempo con un forte abbassamento delle temperature che troverebbe le piante impreparate a difendersi con un conto ancora più salato per le campagne.

L'agricoltura è l'attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici ma è anche il settore più impegnato per contrastarli" afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che "i cambiamenti climatici impongono una nuova sfida per le imprese agricole che devono interpretare le novità segnalate dalla meteorologia e gli effetti sui cicli delle colture, sulla gestione delle acque e sulla sicurezza del territorio.


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www.CorrieredelWeb.it

giovedì 11 ottobre 2018

PENSIONI: COLDIRETTI, 3 MLN DI FAMIGLIE SALVATE DAI PENSIONATI + foto

PENSIONI: COLDIRETTI, 3 MLN DI FAMIGLIE SALVATE DAI PENSIONATI
GIORGIO GRENZI ELETTO ALLA PRESIDENZA DI FEDERPENSIONATI

Sono oltre 3 milioni le famiglie in cui la pensione di un nonno o di un parente è l'unica fonte di entrate, mentre in più di 7,5 milioni di case i pensionati contribuiscono ai tre quarti del reddito domestico. E' quanto emerge da un'analisi di Coldiretti su dati Istat in occasione dell'elezione di Giorgio Grenzi alla guida della Federpensionati Coldiretti la più importante associazione pensionati del lavoro autonomo di tutta Europa con oltre 800 mila iscritti, in concomitanza con l'audizione alla Camera del Presidente dell'Inps Tito Boeri.


. La presenza di un pensionato in casa – spiega una rilevazione on line di Coldiretti - viene considerata dal 37 per cento degli italiani un fattore determinante per contribuire al reddito domestico, nonostante oltre 7,5 milioni di pensionati italiani prendano meno di 750 euro al mese secondo dati Inps. Anche se poi fra aiuto domestico e sostegno economico diretto il valore del contributo dei nonni si aggira in media sui mille euro al mese, stima la Coldiretti.

"Dobbiamo far emergere con forza il ruolo che come pensionati abbiamo ancora nella società non solo dal punto di vista del welfare economico nei confronti di figli e nipoti ma anche – spiega Grenzi - rispetto alla funzione fondamentale di conservare le tradizioni alimentari e guidare i più giovani a scuola e in casa verso abitudini più salutari basate sui prodotti e sui tempi di quella dieta mediterranea che ha fatto dell'Italia uno dei Paesi con il record di longevità. La nuova agricoltura, che ha saputo conciliare innovazione con la tradizione, non può fare a meno del patrimonio di esperienza degli anziani ma – aggiunge Grenzi - è l'intera società ad avere fame di conoscenza del nostro mondo come conferma il crescente coinvolgimento dei pensionati agricoli nella società civile, dalle scuole agli orti urbani fino ai progetti di agricoltura sociale".

Grenzi, nato a Nonantola in provincia di Modena il 14 febbraio del 1949, ha svolto la sua attività professionale nella Coldiretti dove ha ricoperto numerosi incarichi a livello locale e nazionale, ma ha maturato esperienze anche nell'Unione europea delle cooperative Uecoop, nei Consorzi Agrari, nelle Bonifiche e in diverse associazioni di produttori. Lo ha eletto la XII Assemblea Generale della Federpensionati, riunita a Palazzo Rospigliosi, a Roma, alla presenza del presidente Confederale della Coldiretti Roberto Moncalvo, del Segretario generale della Coldiretti Enzo Gesmundo e con la partecipazione del capo della polizia Franco Gabrielli. Insieme al Presidente Giorgio Grenzi è stata eletta anche la nuova giunta nazionale di Federpensionati Coldiretti composta da tre vice presidenti Franca Sertore per la Lombardia, Johann Karl Berger della Sudtiroler Bauerbund di Bolzano e Pietro Fidone della Sicilia insieme ai membri Marino Bianchi del Veneto, Angelo Marseglia della Puglia ed Elvira Leuzzi della Calabria.

Nella foto Giorgio Grenzi, eletto presidente della Federpensionati Coldiretti

martedì 9 ottobre 2018

PESCA: COLDIRETTI, TORNA IL PESCE FRESCO A ROMA


PESCA: COLDIRETTI, TORNA IL PESCE FRESCO A ROMA

Tornano in mare i pescherecci dallo Ionio al Tirreno, nel tratto di costa da Brindisi a Roma, riaperto alle attività. A darne notizia è Coldiretti Impresapesca nel sottolineare che il via libera dal 10 ottobre avviene dopo un mese di blocco e segue la ripresa già scattata in tutto l'Adriatico, mentre il divieto permane ancora da Civitavecchia a Imperia e in Sardegna. 

Semaforo verde dunque – sottolinea la Coldiretti – a fritture e grigliate a "chilometri zero" realizzate con il pescato locale e meno rischi di ritrovarsi nel piatto, soprattutto al ristorante, prodotto congelato o straniero delle stessa specie del nazionale se non addirittura esotico e spacciato per nostrano. 

Per effettuare acquisti di qualità al giusto prezzo il consiglio di Coldiretti Impresapesca è dunque di verificare sul bancone l'etichetta, che per legge deve prevedere l'area di pesca (Gsa). Le provenienze sono quelle dalle Gsa 9 (Mar Ligure e Tirreno), 10 (Tirreno centro meridionale), 11 (mari di Sardegna), 16 (coste meridionali della Sicilia), 17 (Adriatico settentrionale), 18 (Adriatico meridionale), 19 (Jonio occidentale), oltre che dalle attigue 7 (Golfo del Leon), 8 (Corsica) e 15 (Malta). 

Ma ci si può anche rivolgere alle esperienze di filiera corta per la vendita diretta del pescato che Coldiretti Impresapesca ha avviato presso la rete di Campagna Amica. Coldiretti Impresapesca ha più volte negli anni chiesto una radicale modifica di questo strumento di gestione che non risponde più da tempo alle esigenze della sostenibilità delle principali specie target della pesca nazionale, tanto che lo stato delle risorse nei 33 anni di fermo pesca è progressivamente peggiorato, come anche parallelamente lo stato economico delle imprese e dei redditi. 

 Questo ha determinato nel periodo un crollo della produzione – conclude Coldiretti Impresapesca -, la perdita di oltre 1/3 delle imprese e di 18.000 posti di lavoro. L'auspicio è che dal 2019 si possa mettere in campo un nuovo sistema che tenga realmente conto delle esigenze di riproduzione delle specie e delle esigenze economiche delle marinerie.

sabato 6 ottobre 2018

DAZI: COLDIRETTI, TRIPLICA OLIO TUNISINO IN ITALIA, NO AGEVOLAZIONI

DAZI: COLDIRETTI, TRIPLICA OLIO TUNISINO IN ITALIA, NO AGEVOLAZIONI

E' in atto una vera invasione di olio di oliva dalla Tunisia con gli sbarchi che nel 2018 sono triplicati (+199%) rispetto allo scorso anno. E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti alla Giornata nazionale dell'extravergine italiano al Villaggio contadino al Circo Massimo a Roma che ha dato inizio alla raccolta delle olive in Italia con migliaia di agricoltori che hanno lasciato le campagne per difendere nella Capitale il prodotto più rappresentativo della dieta mediterranea. 

L'Unione Europea – sottolinea la Coldiretti – deve respingere al mittente la richiesta del Governo di Tunisi di rinnovare la concessione temporanea di contingenti d'esportazione di olio d'oliva a dazio zero verso l'Ue per 35mila tonnellate all'anno scaduta il 31 dicembre 2017, oltre alle 56 700 tonnellate previste dall'accordo di associazione Ue-Tunisia (in vigore dal 1998).

E' evidente – denuncia la Coldiretti – il rischio della destabilizzazione del mercato con gli arrivi di olio tunisino in Italia che sono quasi triplicati nel 2018, sulla base dei dati Istat relativi al primo semestre che attestano l'importazione di 35,9 milioni di chili. Si tratta – spiega la Coldiretti – di produzioni di bassa qualità svendute a prezzi insostenibili, ma commercializzate dalle multinazionali sotto la copertura di marchi nazionali ceduti all'estero per dare una parvenza di italianità da sfruttare sui mercati, a danno dei produttori e dei consumatori.

Un rischio concreto per la produzione italiana già colpita dall'ondata di gelo invernale che ora – precisa la Coldiretti – va difesa dalla concorrenza sleale che non rispetta le stesse regole dal punto di vista sanitario, ambientale e sociale. In gioco c'è oltre un milione di ettari di terreno coltivato ad ulivo in Italia che è il secondo produttore mondiale di olio di oliva e può contare sul maggior numero di olio extravergine a denominazione in Europa (43 DOP e 4 IGP) con un patrimonio di 250 milioni di piante e 533 varietà di olive, il più vasto tesoro di biodiversità del mondo.

"Il settore agricolo non deve diventare merce di scambio degli accordi internazionali senza alcuna considerazione del pesante impatto sul piano economico, occupazionale ed ambientale sui territori", ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo. Se a livello nazionale e comunitario serve una mobilitazione delle istituzioni, sul piano produttivo la Coldiretti, per difendere e valorizzare la produzione nazionale, ha sottoscritto insieme a Unaprol, Federolio e FAI S.p.A. (Filiera Agricola Italiana) il più grande contratto di filiera per l'olio Made in Italy di sempre, per un quantitativo di 10 milioni di chili e un valore del contratto di filiera di oltre 50 milioni di euro con  l'obiettivo di assicurare la sicurezza e la diffusione dell'olio italiano al 100% stabilizzando le condizioni economiche della vendita con un prezzo minimo garantito e programmazione pluriennale. I protagonisti dell'accordo hanno aderito al progetto promosso da Coldiretti di realizzare una filiera agricola italiana per difendere la produzione, garantire un utilizzo sostenibile del territorio, valorizzare la distintività, assicurare la giusta distribuzione del valore tra tutte le parti della filiera, ricostruire un'identità del sistema Paese e riconquistare quote di mercato.
  
Nella foto il vice premier Luigi Di Maio e il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo mentre assaggiano il primo olio nuovo appena spremuto al Villaggio Coldiretti di Roma

GIORNATA OLIO: COLDIRETTI, FUORILEGGE IN 1 RISTORANTE SU 4

GIORNATA OLIO: COLDIRETTI, FUORILEGGE IN 1 RISTORANTE SU 4

Al ristorante è fuorilegge 1 contenitore di olio su 4 (22%) che non rispetta l'obbligo del tappo antirabbocco, entrato in vigore quasi 4 anni fa con la Legge 30 Ottobre 2014, n. 161 che prevede anche sanzioni e la confisca del prodotto. È quanto ha denunciato la Coldiretti sulla base dei dati Ixe' alla Giornata nazionale dell'extravergine italiano al Villaggio contadino al Circo Massimo a Roma che ha dato inizio alla raccolta delle olive in Italia con migliaia di agricoltori che hanno lasciato le campagne per difendere nella Capitale il prodotto più rappresentativo della dieta mediterranea.

Gli oli di oliva vergini proposti in confezioni nei pubblici esercizi, fatti salvi gli usi di cucina e di preparazione dei pasti, devono essere presentati – sottolinea la Coldiretti – in contenitori etichettati conformemente alla normativa vigente, forniti di idoneo dispositivo di chiusura in modo che il contenuto non possa essere modificato senza che la confezione sia aperta o alterata e provvisti di un sistema di protezione che non ne permetta il riutilizzo dopo l'esaurimento del contenuto originale indicato nell'etichetta. 

La legge – riferisce la Coldiretti – prevede anche sanzioni per chi non usa oliere con tappo antirabbocco che vanno da mille a 8mila euro e la confisca del prodotto. Si tratta – sostiene la Coldiretti – di una tutela per produttori, consumatori e anche per i ristoratori rispetto dalla concorrenza sleale di chi spaccia come extravergine italiano un prodotto importato di bassa qualità. Una misura che tutela gli operatori che dal campo alla tavola puntano sul Made in Italy e sulla qualità dell'offerta alla propria clientela ma che – continua la Coldiretti – aiuta anche l'economia nazionale in un difficile momento di crisi.

La vendita di olio straniero come Made in Italy è una delle frodi più comuni al ristorante ma – continua la Coldiretti – è purtroppo diffuso anche il confezionamento di olio di semi che viene adulterato e spacciato come extravergine e non mancano neppure gli inganni in etichetta con indicazioni false o ingannevoli che riguardano anche la ristorazione.

"Con il balzo della produzione spagnola quest'anno peraltro è piu' elevato il rischio che olio straniero venga "spacciato" come italiano", ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che "l'Italia è anche un grande Paese consumatore con gli acquisti di olio di oliva a persona che sono attorno ai 9,2 chili all'anno, dietro la Spagna con 10,4 chili e la Grecia che con 16,3 chili domina la classifica"

Occorre quindi guardare attentamente le etichette sulle bottiglie che, se contengono extravergine ottenuto da olive straniere, – spiega la Coldiretti – devono riportare le scritte 'miscele di oli di oliva comunitari', 'miscele di oli di oliva non comunitari' o 'miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari' obbligatorie per legge. La scritta, fa notare la Coldiretti, "è riportata in caratteri molto piccoli, posti dietro la bottiglia e, in molti casi, in una posizione sull'etichetta che la rende difficilmente visibile". 

Il consiglio della Coldiretti è quello di guardare con più attenzione le etichette e acquistare extravergini a denominazione di origine Dop, quelli in cui è esplicitamente indicato che sono stati ottenuti al 100% da olive italiane o di comperare direttamente dai produttori olivicoli, nei frantoi o nei mercati di Campagna Amica dove è possibile assaggiare l'olio EVO prima di comprarlo e riconoscerne le caratteristiche positive.


venerdì 5 ottobre 2018

MALTEMPO: COLDIRETTI, CALAMITA’ PER L’AGRICOLTURA CALABRESE


MALTEMPO: COLDIRETTI, CALAMITA' PER L'AGRICOLTURA CALABRESE

Aziende agricole sott'acqua con campi di ortaggi allagati e gravi danni agli oliveti e alle produzioni di qualità, sommerse dai nubifragi, mentre si segnalano diverse frane alle strade che impediscono agli agricoltori le consegne dei prodotti. 

E' quanto emerge da un primo monitoraggio della Coldiretti sugli effetti dell'ondata di maltempo che ha colpito la Calabria dove è ora necessario  verificare le condizioni per la dichiarazione dello stato di calamità nelle zone più colpite. 

Un evento estremo che fa salire ad oltre mezzo miliardo di euro il conto dei danni all'agricoltura causati dall'inizio dell'anno da nubifragi, bombe d'acqua, grandinate, trombe d'aria e violenti temporali che hanno colpito a macchia di leopardo la Penisola. Grossi danni si segnalano in particolare – spiega Coldiretti - all'agricoltura della Calabria tirrenica. 

Nel Lametino sono andate sott'acqua le coltivazioni di ortaggi (in particolare le cipolle) e di fiori. Nel Reggino danni agli ortaggi ma anche agli oliveti nella fascia che va dalla media collina al mare. 

Inoltre nel Crotonese – continua la Coldiretti - le abbondanti piogge hanno sommerso le coltivazioni finocchio appena messo a dimora. Ovunque – aggiunge la Coldiretti - è rallentata la viabilità che risulta interrotta in numerose strade interpoderali. 

L'andamento anomalo di quest'anno conferma i cambiamenti climatici in atto che si manifestano – conclude la Coldiretti – con la più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi e intense e il rapido passaggio dal sole al maltempo.

sabato 26 maggio 2018

Caldo: un italiano su quattro a dieta per vincere prova costume


CALDO: COLDIRETTI, 1 SU 4 A DIETA PER VINCERE PROVA COSTUME

Con l’avvio della stagione balneare e l’inizio della prova costume per tornare in forma più di un italiano su quattro (27%) si è messo a dieta. E’ quanto emerge dal sondaggio on line del sito www.coldiretti.it divulgato nel weekend dedicato alla dieta mediterranea con iniziative anche nei mercati di Campagna Amica con consigli per la spesa e per tornare in forma a tavola  lungo tutta la Penisola (www.campagnamica.it).

L’arrivo del bel tempo in un maggio straordinariamente piovoso ha portato in molti – sottolinea la Coldiretti – a scoprirsi al mare, al lago o nelle aree verdi delle città. 

E se c’è il 20% degli italiani che – precisa la Coldiretti –  è spinto a mettersi a dieta per non correre il rischio di arrivare impreparato all’appuntamento con le vacanze esiste invece un buon 18% che – continua la Coldiretti – afferma di essere già in forma forse anche grazie all’attività fisica svolta durante l’inverno fra palestre, piscine, ma anche corsi da ballo e camminate in campagna e in montagna.  Il 35% infine – continua la Coldiretti – non ha invece nessuna intenzione di limitarsi a tavola indipendentemente dal proprio aspetto.

La maggiore attenzione alle scelte alimentari – spiega la Coldiretti – è al centro quest’anno di una positiva inversione di tendenza che ha portato ad un aumento degli italiani in forma fisicamente sulle spiagge, anche se più di 4 su 10 sono ancora in sovrappeso o addirittura obesi.

Una situazione favorita anche dal boom dei prodotti base della dieta mediterranea come la frutta e verdura che oltre ad essere considerati un elisir di lunga vita aiutano a difendersi dal caldo ma anche a raggiungere il sospirato obiettivo della tintarella

Scelte salutiste a tavola che nel 2017 – rileva la Coldiretti - hanno visto un aumento record dei consumi dei prodotti della dieta mediterranea che va dal +7% per il pesce fresco fino alla crescita del 6% per la frutta fresca, che non è stata mai così presente in tavola da inizio secolo.

Una tendenza minacciata però dal clima pazzo che quest’anno ha fatto sparire dagli alberi un frutto su quattro per il crollo dei raccolti in tutta Europa, dalle albicocche alle ciliegie, dalle pesche alle nettarine fino alle susine. 

In Italia la Coldiretti stima un raccolto di pesche in calo di oltre il 20% nel mezzogiorno e del 15% al nord e una produzione inferiore rispetto allo scorso anno tra il 10 ed il 30% per le ciliegie ma con pezzature più grandi e migliore qualità. Ridotta anche – precisa la Coldiretti – la disponibilità delle susine mentre ci saranno circa il 20% di albicocche in meno nei frutteti in Emilia-Romagna, Campania, Basilicata, Puglia, Sicilia, Piemonte e Calabria.

In queste condizioni per ottimizzare la spesa e non cadere negli inganni – conclude la Coldiretti - il consiglio è quello di verificare l’origine nazionale, acquistare prodotti locali che non devono subire grandi spostamenti, comprare direttamente dagli agricoltori anche nei mercati di Campagna Amica e non cercare per forza il frutto perfetto perché piccoli problemi estetici non alternano le qualità organolettiche e nutrizionali.

mercoledì 7 febbraio 2018

Pausa pranzo. Con "Unduetris Pranzetto" di Citterio la "schiscetta" è sana e gustosa

Con "Unduetris Pranzetto" di Citterio la "schiscetta" è sana e gustosa

Citterio presenta il nuovo prodotto dedicato a chi desidera consumare un pasto completo e sano alla scrivania o fuori ufficio. 

Complice la tendenza salutistica, per gli italiani la pausa pranzo in ufficio è diventata un'occasione per consumare cibi gustosi e salutari. 

Una tendenza confermata dall'analisi Coldiretti/Ixe' dalla quale si evidenzia il ritorno della "schiscetta" per 9,7 milioni gli italiani, i quali spinti da una motivazione salutistica si portano regolarmente sul luogo di lavoro o di studio i piatti preparati in casa.

Per coloro che desiderano consumare alla scrivania o fuori ufficio un pasto completo e sano ma non hanno il tempo di prepararselo da soli, ci ha pensato Citterio con "Unduetris Pranzetto".
"Unduetris Pranzetto" garantisce il giusto equilibrio nutrizionale e l'apporto di tutte le sostanze essenziali per l'organismo perché è fonte di proteine, carboidrati e vitamina C, a basso contenuto di grassi e basso apporto calorico.

"Unduetris Pranzetto" è disponibile in due varianti:
  • bresaola, chips di carote, grissini e frullato di mela;
  • prosciutto cotto, chips di topinambur, grissini e frullato di mela

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domenica 1 ottobre 2017

FESTA NONNI: +70% ULTRACENTENARI IN 10 ANNI

1 Ottobre 2017. Sono quasi raddoppiati gli ultracentenari in Italia, che in 10 anni sono passati da 10mila a oltre 17mila, con un aumento del 70 per cento. 

E' quanto emerge dallo studio Coldiretti presentato alla vigilia della Festa dei nonni al Villaggio di Milano, dove sono stati svelati i segreti dei nonni contadini per allungare la vita.  

I nonni – sottolinea la Coldiretti – svolgono una funzione fondamentale nel conservare le tradizioni alimentari e nel guidare i più giovani verso abitudini più salutari nelle scuole e nelle case.

Il boom degli ultracentenari è confermato anche dal dato – rileva la Coldiretti – relativo alle persone con più di 90 anni, che dal 2007 al 2017 sono cresciuti del 56 per cento, passando da 466.700 a 727.000. Il risultato è che gli italiani hanno raggiunto livelli record di longevità con 80,3 anni per gli uomini e 85,2 anni per le donne.

Lo stile alimentare contadino basato sui prodotti della dieta mediterranea come pane, pasta, frutta, verdura, carne, olio extravergine e il tradizionale bicchiere di vino consumati a tavola in pasti regolari, ha consentito – sottolinea la Coldiretti – di conquistare valori record nella longevità tanto che l'Italia si è collocata ai vertici della classifica Bloomberg Global Health Index su 163 Paesi per la popolazione maggiormente in salute e sana a livello mondiale nel 2016. 

Un ruolo per la salute che è stato riconosciuto da numerosi studi scientifici ed anche dall'iscrizione della dieta mediterranea nella lista del patrimonio culturale immateriale dell'umanità dell'Unesco avvenuta il 17 novembre 2010.

Ma accanto all'alimentazione è importante – sottolinea Coldiretti – la pratica di attività che aiutino a mantenere giovani il fisico e la mente. Secondo uno studio svedese, fare l'orto, zappare e seminare la terra è l'ideale per gli over 60 poiché riduce di quasi un terzo il rischio di morte, diminuendo del 27% la probabilità di incorrere in attacchi cardiaci o ictus. Sono diverse le attività praticate che contribuiscono a far restare in forma in campagna dove i piu' elevati livelli di salute si registrano tra gli anziani attivi, dal taglio della legna  all'uncinetto antistress. 

Uno stile di vita che è diventato un modello anche nelle città dove si registra un aumento degli hobby farmers con  piu' di sei italiani su dieci (63%) che con la zappa in mano dedicano parte del tempo libero alla cura di verdure e ortaggi secondo lo studio della Coldiretti/Ixe'.


foto: un nonno nell'orto nella giornata conclusiva del Villaggio Coldiretti al Castello sforzesco di Milano

giovedì 10 marzo 2016

MAFIA: COLDIRETTI, DA CIBO A RISTORANTI, ALLARME NEL PIATTO



Dal caffe' "Mafiozzo" stile italiano bulgaro agli snack "Chilli Mafia" della Gran Bretagna, dal vino della Napa Valley "Il Padrino" al sugo piccante rosso sangue "Wicked Cosa Nostra" del Missouri, fino alle spezie "Palermo Mafia shooting" della Germania, ma a Bruxelles nella Capitale d'Europa si intingono addirittura le patatine nella "SauceMaffia" e si condisce la pasta con la "SauceMaffioso" mentre in tutto il mondo spopolano i ristoranti e le pizzerie "Cosa Nostra" e "Mafia" e su internet è possibile acquistare il libro di ricette "The mafia cookbook", comprare caramelle sul portale www.candymafia.com o ricevere i consigli di mamamafiosa (www.mamamafiosa.com) con sottofondo musicale a tema.

E' quanto ha denunciato la Coldiretti a Catania nell'ambito della mobilitazione nazionale di migliaia di agricoltori a difesa del Made in Italy dove sono stati mostrati gli esempi piu' scandalosi di prodotti agroalimentari, venduti in Italia, in Europa e nel mondo, con nomi che richiamano gli episodi, i personaggi e le forme di criminalità organizzata piu' dolorose e odiose, che vengono sfruttate per fare business a danno dei veri prodotti agroalimentari Made in Italy.

La confezione di "Chilli Mafia" contiene noccioline aromatizzate al peperoncino e la scritta in etichetta avverte che occorre stare attenti e utilizzare "with caution" il prodotto che risulta essere estremamente piccante.

Vengono dalla capitale europea di Bruxelles, in
Belgio, le salse che servono per insaporire le patatine con la "Sauce Maffia" della Good 'n Food di Malines contenente una salsa a base di olio di colza, rosso d'uovo, aceto, senape, polvere di cipolla, zucchero e spezie varie mentre la "Sauce Maffioso", realizzata a Diest, nelle Fiandre, e commercializzata con il marchio The Smiling Cook, è invece a base di spinaci, cipolla, aglio, formaggio emmenthal, pepe rosso e aromi vari. Ma ci sono in vendita anche - continua la Coldiretti - le spezie "Palermo Mafia shooting" in Germania o la salsa piccante "Wicked Cosa Nostra" in Missouri.

L'oltraggio all'Italia - afferma la
Coldiretti - non si ferma al pasto, con il commercio dalla Psc Start S.A. di Blagoevgrad (Bulgaria) del "Caffè Mafiozzo" confezionato in grani in cui l'unica scritta nella nostra lingua che campeggia sulla busta in plastica è: "Lo stile italiano" che purtroppo fa esplicito riferimento alla criminalità organizzata come si evidenzia nelle immagini. 

Ma c'è anche chi - continua la Coldiretti - sfruttando la fama della saga cinematografica "Il Padrino", nel paese siciliano che ha tristemente legato il suo nome alla mafia, ha messo in vendita un vino.

Il marchio "Mafia" viene peraltro usato "a raffica" nella ristorazione internazionale per fare affari come nel caso - riferisce la Coldiretti - della catena di ristoranti "La Mafia" diffusa in Spagna che fa mangiare i clienti sotto i murales dei gangsters più sanguinari (da Vito Cascio Ferro a Lucky Luciano, fino ad Al Capone), mentre praticamente ovunque, dal Messico a Sharm El Sheik, dal Minnesota alla Macedonia si trovano ristoranti e pizzerie "Cosa Nostra" mentre a Phuket in Tailandia c'è addirittura un servizio take away.

"L'attacco al made in Italy viene anche dalla contraffazione e dalla falsificazione dei prodotti alimentari che solo nell'agroalimentare ha ormai superato i 60 miliardi di euro, quasi il doppio delle esportazioni, e che costa all'Italia trecentomila posti di lavoro", ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che "ad essere colpiti pesantemente sono anche i prodotti della dieta mediterranea".

Si tratta di danni economici e di immagine soprattutto nei mercati emergenti dove - rileva la Coldiretti - spesso il falso è più diffuso del vero e condiziona quindi negativamente le aspettative dei consumatori. 


Dal falso vino Marsala della California a quello della Germania, ma non sfugge alla contraffazione neanche il pomodoro con la salsa siciliana realizzata in Svizzera o con una improbabile caponata prodotta negli Stati Uniti. 

Oggetto di italian sounding è anche la pasta con i "chapagetti" prodotti in Corea o l'"Italiano pasta" proveniente dall'Egitto o i "bucatini" diffusi dall'Argentina.

Ed anche il limone, vanto dell'agrumicoltura della Trinacria, viene arditamente contraffatto in un Sicilia "succo di limetta" commercializzato in Svizzera.

Ma ci sono anche - conclude la Coldiretti - il "pecorino crotonese" del Canada, la "mortadela siciliana" fatta in Spagna e la "salame calabrese" Made in Usa.


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domenica 10 maggio 2015

Festa della Mamma: Coldiretti, fiori in regalo da due italiani su tre


Nonostante la crisi quasi due italiani su tre (64 per cento) non rinunciano ad offrire un mazzo di fiori o una pianta alla mamma in occasione della tradizionale ricorrenza della seconda domenica di maggio

E’ quanto emerge da un sondaggio on line effettuato sul sito web della Coldiretti (www.coldiretti.it) che mette in evidenza come ben poco spazio resti per le altre varietà di regalo come cioccolatini o altri dolciumi (5 per cento), vestiti o altri capi di abbigliamento (5 per cento), gioielli o oggetti di bigiotteria (3 per cento).

Sempre rilevante – segnala la Coldiretti – è la percentuale di quanti (22 per cento) non regaleranno niente, preferendo ignorare l’evento forse bollandolo di consumismo.

Tra i regali floreali prevalgono rose, bouquet vari e lilium, e tra le piante begonie, gerani e azalee che - sottolinea la Coldiretti - sono anche offerte per finanziare la ricerca nelle piazze italiane dai volontari dell'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (Airc) anche all’Expo, nel padiglione della Coldiretti.

Per fare durare piu' a lungo il fiori, la Coldiretti consiglia la scelta di fiori in ottimo stato, con attenzione che non abbiano ammaccature e foglie di colore scuro e che lo stelo sia abbastanza robusto. 
Una volta in casa è opportuno accorciare il gambo tagliando i 3- 4 cm finali dello stelo, non con le forbici che schiaccerebbero i canali di transito dell'acqua all'interno del fiore, ma con un coltello affilato e con un taglio netto e obliquo.

I fiori vanno quindi immersi in acqua fresca e pulita, in sciogliere un'aspirina o 3-4 gocce di candeggina per litro d'acqua al fine di impedire la formazione di batteri che ostruirebbero i canali per portare l'acqua al fiore.
L'acqua va cambiata una volta al giorno per mantenerla sempre pulita.

Occorre, inoltre, evitare l'esposizione a luce diretta, le correnti d'aria sia calda sia fredda e le fonti di calore.

Tra gli altri suggerimenti la Coldiretti consiglia di allontanare i fiori dalla frutta che ne accelera la maturazione e ne accorcia la vita, in vaso mettere i narcisi da soli poiché producono una mucillagine che non permette agli altri fiori l'assorbimento dell'acqua e per nutrirli sciogliere nell'acqua una zolletta di zucchero.

Il sistema produttivo nazionale, in base ai risultati dell’ultimo censimento dell’agricoltura, può contare in Italia su circa 20.500 aziende florovivaistiche, che - continua la Coldiretti - danno occupazione ad oltre 120.000 addetti, con una superficie coltivata di oltre 36.000 ettari dove si ottiene la piu’ ampia varietà di produzioni.

Una grande potenzialità si evidenzia dalla vendita di fiori, piante, bulbi e sementi attraverso i mercati degli agricoltori di Campagna Amica che - conclude la Coldiretti - è approvata dall’84 per cento degli italiani anche perché garantisce l’origine nazionale dei prodotti acquistati.

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