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lunedì 26 novembre 2018

Imprese elettriche e istituzioni insieme per un consumatore più consapevole

Imprese elettriche e istituzioni insieme per un consumatore più consapevole
Presentato oggi a Roma lo studio di Elettricità Futura e SAFE "Ritratto del consumatore di energia elettrica: un'indagine tra conoscenza e percezione"
Roma, 26 novembre 2018 - Si è appena conclusa la presentazione dell'indagine "Ritratto del consumatore di energia elettrica: un'indagine tra conoscenza e percezione" realizzata da Elettricità Futura, Associazione delle imprese elettriche italiane e SAFE, organizzazione indipendente del settore energia e ambiente. I risultati, illustrati in occasione della Cerimonia di Chiusura della XIX edizione del Master SAFE, hanno indagato il livello di conoscenza e la percezione dei consumatori nei confronti delle trasformazioni che sta affrontando il settore elettrico (transizione energetica, cambiamenti climatici, efficienza energetica), del libero mercato (benefici, rapporto fornitore cliente) e della bolletta dell'energia elettrica.
Come spiega Raffaele Chiulli, Presidente SAFE, "La ricerca permette di conoscere più da vicino la figura del consumatore, il suo livello di conoscenza in materia energetica, le sue preoccupazioni e aspettative. L'indagine fornisce così un ritratto del consumatore che suggerisce strumenti e informazioni per renderlo più consapevole del proprio ruolo e delle proprie scelte, ed è inoltre aiuta ad inquadrare più efficacemente le azioni tese a migliorare il rapporto cliente-fornitore".
"Uno degli elementi principali del processo di transizione energetica è la centralità del consumatore finale - commenta Simone Mori, Presidente Elettricità Futura - che, come rivela l'indagine, chiede una quantità crescente di informazioni in merito a temi quali libero mercato, transizione energetica, efficienza energetica, e mostra al contempo un profondo interesse verso le nuove tecnologie che forniscono la risposta alle nuove esigenze. In tale contesto, gli operatori di settore sono chiamati ad offrire informazioni e servizi sempre più accurati e trasversali, che accompagnino i consumatori in un processo di scelta consapevole e attiva".
La ricerca ha delineato il ritratto di un consumatore che dimostra forte preoccupazione per i cambiamenti climatici (70% del campione) ma spesso non è informato sulle cause di tale  fenomeno. Il tema della transizione energetica risulta meno conosciuto rispetto agli altri trend topic del settore, indipendentemente dal livello di istruzione. E' interessante sottolineare però che mentre il livello di istruzione è una variabile che va ad influenzare il livello di conoscenza delle cause dei cambiamenti climatici, non è lo è quando si parla di transizione energetica
Nota positiva: sono maggiormente gli intervistati più giovani a rispondere in maniera corretta alle domande di «conoscenza» sui temi. 
Per quanto concerne le tecnologie per riduzione emissioni, più del 50% del campione, in tutte le fasce di età, riconosce valore delle caldaie di ultima generazione, nel settore residenziale (solo il 21% ha indicato le più efficienti pompe di calore) e di auto ibrida/elettrica, nel settore trasporti. Il 58% degli intervistati conosce il significato di libero mercato dell'energia ma il 36% dichiara di non vuole cambiare fornitore per mancanza fiducia o timore di costi aggiuntivi o ancora per paura dell'iter burocratico. 
Tre i benefici libero mercato maggiormente riconosciuti si possono citare: riduzione costi (scelto dal 28% del campione); possibilità di scelta del piano tariffario (25%); maggiore trasparenza (14%) ruolo più attivo consumatore (soprattutto nei giovani). Inoltre, il 28% dei consumatori dichiara di voler essere maggiormente informato su come essere più efficiente, mentre il 17% vorrebbe usufruire di servizi innovativi. 
Infine i quesiti relativi al "focus bolletta" hanno rilevato una scarsa conoscenza da parte del consumatore in merito ai fondamentali: solo il 40% dichiara di conoscere i propri costi e consumi; il 41% conosce i fattori che determinano la bolletta mentre ben il 60% non conosce il costo di 1kWh di energia e 1 consumatore su 4 che sostiene di controllare costantemente costi e consumi, non ricorda l'importo annuale della bolletta.
Alla presentazione hanno preso parte l'On. Davide Crippa, Sottosegretario di Stato - Ministero dello Sviluppo Economico, Carlo De Masi, Presidente - Adiconsum, Roberto Moneta, AD - GSE, Roberto Aquilini, Director Strategy, Regulatory & Public Affairs - Engie, Antonio Cammisecra, A.D. - Enel Green Power, Simone Nisi, Head of Italian Institutional Affairs - Edison, Giuseppe Ricci, Chief Refining & Marketing Officer - ENI e Romina Maurizi, Direttore - Quotidiano Energia.

venerdì 19 ottobre 2018

MALTEMPO, È L’ANNO PIU’ CALDO DI SEMPRE IN EUROPA


MALTEMPO: COLDIRETTI, È L'ANNO PIU' CALDO DI SEMPRE IN EUROPA

Clima tropicale con violenti nubifragi, sale conto danni in Sardegna

Nonostante le violente manifestazioni temporalesche che a macchia di leopardo hanno colpito  la Penisola, il caldo anomalo di questi giorni lungo lo Stivale segna un 2018 si classifica fino ad ora come l'anno piu' caldo di sempre in Europa dove le temperature sono risultate superiori di 1,86 gradi alla media storica (1910-2000). È quanto emerge dalle elaborazioni Coldiretti relativa ai primi nove mesi dell'anno sulla base della banca dati Noaa, il National Climatic Data Centre dai quali si evidenzia peraltro che a livello planetario il 2018 si colloca al quarto posto tra gli anni più bollenti facendo registrare una temperatura media sulla superficie della Terra e degli oceani, addirittura superiore di 0,77 gradi rispetto alla media del ventesimo secolo.

La tendenza al surriscaldamento – sottolinea la Coldiretti - è evidente anche in Italia dove non si sono mai registrate temperature così elevate dal 1800 con valori superiori di 1,53 gradi la media storica. E l'anomalia – precisa la Coldiretti – è stata ancora più eclatante a settembre che ha fatto registrare temperature superiori di ben 1,82 gradi e precipitazioni inferiori del 61% la media storica di riferimento (1971-2000). Ora le condizioni metereologiche quasi estive nel pieno dell'autunno, la cosiddetta ottobrata, non sono – continua la Coldiretti – un fenomeno raro ma quest'anno si inseriscono in una quadro generale che conferma la tendenza al cambiamento climatico. La classifica degli anni interi più caldi da oltre due secoli si concentra infatti nell'ultimo periodo e comprende nell'ordine – precisa la Coldiretti – anche il 2015, il 2014, il 2003, il 2016, il 2007, il 2017, il 2012, il 2001 e poi il 1994.

Un processo che è accompagnato da una progressiva tropicalizzazione del clima con il moltiplicarsi di eventi estremi che hanno provocato solo quest''anno fino ad ora danni per 600 milioni di euro all'agricoltura secondo la Coldiretti. Ma il conto rischia di essere ancora piu' salato con l'ultima ondata di maltempo in Sardegna che ha già subito perdite in agricoltura per 5 milioni di euro dalla recente alluvione secondo la Coldiretti.

Gli effetti del clima tropicale – sostiene la Coldiretti - sono visibili sull'ambiente, non cadono le foglie dalle piante che per il caldo non sono entrate nella fase di riposo vegetativo caratteristico della stagione ma in giro ci sono ancora mosche e zanzare a testimoniare un autunno pazzo, con temperature ben al di sopra delle medie. Nelle case e nelle campagne è in atto una vera invasione di sciami di cimici che si stanno moltiplicando nel nord Italia costringendo nei centri abitati i cittadini a barricarsi in casa con porte e finestre chiuse mentre nelle campagne si contano i danni provocati da questi insetti insaziabili che stanno colpendo soia, mais, pere, mele, pesche e kiwi con danni fino al 40% dei raccolti nei terreni colpiti.

A preoccupare in questa fase – continua la Coldiretti – è anche l'eventuale brusco arrivo del maltempo con un forte abbassamento delle temperature che troverebbe le piante impreparate a difendersi con un conto ancora più salato per le campagne.

L'agricoltura è l'attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici ma è anche il settore più impegnato per contrastarli" afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che "i cambiamenti climatici impongono una nuova sfida per le imprese agricole che devono interpretare le novità segnalate dalla meteorologia e gli effetti sui cicli delle colture, sulla gestione delle acque e sulla sicurezza del territorio.


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martedì 17 ottobre 2017

MeteoLab: cambiamenti climatici e agricoltura, quale futuro? Sabato 28 ottobre al Forte di Bard


Sabato 28 ottobre al Forte di Bard l'ottava edizione di MeteoLab in un confronto di esperti e studiosi


I cambiamenti climatici e le relative conseguenze, spesso purtroppo tragiche, sono quasi quotidianamente sotto gli occhi di tutti. 

Effetti che ricadono anche sull'agricoltura e che possono condizionare in modo determinate il nostro futuro.

Sabato 28 ottobre 2017, il Forte di Bard, dedica l'ottava edizione di MeteoLab, l'incontro scientifico dedicato alla Meteorologia e Climatologia delle Alpi organizzato dall'Associazione Forte di Bard in collaborazione con la Società Meteorologica Italiana e Equipe Arc-en-Ciel, al tema con un incontro dal titolo: "Meteorologia e Agricoltura. Cambiamenti climatici: quale futuro per le coltivazioni?

Studiosi e appassionati si confronteranno quest'anno su come l'agricoltura e la produzione di cibo siano legate a doppio filo al clima e ai suoi cambiamenti: da un lato soffrono gli effetti del riscaldamento globale e dei crescenti fenomeni atmosferici estremi, dall'altro sono esse stesse causa di circa un quinto delle emissioni mondiali di gas a effetto serra. 


Studiosi e appassionati si confronteranno su quali scenari attenderci per il futuro e come potrà adattarvisi l'agricoltura, partendo dall'esempio di una regione alpina come la Valle d'Aosta. 


Il 28 ottobre al Forte di Bard interverranno Luca Mercalli, Presidente della Società Meteorologica Italiana, Corrado Adamo, dirigente della Struttura Produzioni vegetali e Servizi fitosanitari dell'Assessorato Agricoltura e Risorse naturali della Regione Valle d'Aosta, Michele Freppaz, docente dell'Università degli Studi di Torino, Edoardo Cremonese, dell'Area Operativa Cambiamenti Climatici dell'Arpa Valle d'Aosta, Odoardo Zecca, coordinatore del settore Viticoltura, ricercatore e insegnante dell'Institut Agricole Régional, Diego Bovard e Stefano Carletto, titolari di aziende agricole, Federico Spanna, presidente dell'Associazione Italiana di Agrometeorologia, Gabriele Dono, presidente del Corso di Laurea Triennale in Scienze Agrarie e Ambientali dell'Università degli Studi della Tuscia.


I lavori avranno inizio a partire dalle ore 9.30, nella sala conferenze Olivero. 


La partecipazione è gratuita con prenotazione obbligatoria: 
T. 0125 833816 oppure via mail a eventi@fortedibard.it.

Programma
ore 9.30 – Accoglienza e registrazione dei partecipanti,
ore 10.00 – Apertura dei lavori
ore 10.15 – Luca Mercalli, Presidente della Società Meteorologica Italiana
Clima, agricoltura e cibo: un doppio legame. (In)sostenibilità dal campo al piatto
ore 11.30 – Corrado Adamo, Dirigente della Struttura Produzioni vegetali e Servizi fitosanitari presso l'Assessorato Agricoltura e Risorse naturali della Regione Autonoma Valle d'Aosta
Variazioni climatiche: conseguenze sulle produzioni e sulla popolazione dei patogeni, prime considerazioni
ore 12.00 - Michele Freppaz, Docente presso l'Università degli Studi di Torino
Effetti del cambiamento climatico sulle caratteristiche dei suoli montani
Ore 12.30 – Edoardo Cremonese, Area Operativa Cambiamenti Climatici presso Arpa Valle d'Aosta e Odoardo Zecca, Coordinatore del settore Viticoltura, ricercatore e insegnante presso l'Institut Agricole Régional
Cambiamento climatico e agricoltura di montagna: la collaborazione tra l'Institut Agricole Régional e Arpa Valle d'Aosta

ore 13.00 – Pranzo e tempo libero
  
ore 14:30 - Diego Bovard, Azienda Agricola La Branche di Morgex e Stefano Carletto, Azienda Agricola SteLo "SafrandeCly"
Coltivare zafferano in Valle d'Aosta è possibile?
ore 15:00 – Federico Spanna, Presidente dell'Associazione Italiana di Agrometeorologia (AIAM)
Effetti del cambiamento climatico sull'agroecosistema: azioni e reazioni
ore 15:30 – Gabriele Dono. Presidente del Corso di Laurea Triennale in Scienze Agrarie e Ambientali – Dipartimento di Scienze Agrarie e Forestali Università degli Studi della Tuscia
Cambiamenti climatici e agricoltura italiana: valutazione degli impatti e possibilità di adattamento
  
ore 16:00 – Conclusione e dibattito
ore 16:30 - Consegna attestati di partecipazione

MeteoShop aperto durante la giornata.


mercoledì 21 giugno 2017

CNR: il calamaro gigante esiste, ecco dove

I primi avvistamenti leggendari del calamaro gigante risalgono ad Aristotele, nel 500 a.c., quelli storici vanno dal 1639 nei mari della Norvegia, al 2015 in Giappone. 

Oggi, grazie alle nuove tecniche di archiviazione ed elaborazione dati dell'Isti-Cnr, la prima mappa del calamaro è pubblicata su Ecological Modelling e una timeline ne racconta la storia. 

 I ricercatori hanno inoltre realizzato mappe digitali per 406 specie marine dai cetacei ai coralli, al fine di monitorare la perdita di habitat a causa dei cambiamenti climatici.

Roma, 21 giugno 2017 - La storia del calamaro gigante (genere Architeuthis) va dal Mar della Cina, alle leggende del Nord Europa fino all'Oceano Atlantico, gli avvistamenti reali, presunti e immaginari hanno popolato libri e ispirato film. Le prime notizie sulla probabile esistenza del mollusco risalgono alla 'Storia degli animali' di Aristotele, le ultime, arrivano dai pescatori del mar del Giappone nel 2015. 

Un'indagine scientifica realizzata dall'Istituto di scienza e tecnologie dell'informazione 'A. Faedo' del Consiglio nazionale delle ricerche (Isti-Cnr) di Pisa ha prodotto una mappa di avvistamenti del calamaro e la prima timeline su questo gigantesco mollusco, ossia una rappresentazione cronologica della sua presenza nelle acque di tutto il mondo mediante l'utilizzo dei Big data, del Cloud computing (elaborazioni di archivi on-line) e delle Infrastrutture digitali (reti informatiche collaborative). La mappa è pubblicata sulla rivista Ecological Modelling.

"Il primo spiaggiamento certificato del cefalopode risale al 1639, ritrovato sulle rive della Norvegia dal naturalista Japetus Steenstrup. Le dimensioni del calamaro effettivamente corrispondono alle leggende che lo circondano, con una lunghezza che può arrivare fino ai 18mt. Gli ultimi avvistamenti ufficiali rimandano al 2009-2010, dal Golfo del Messico fino alle coste della Florida, e al periodo 2012-2015 in Giappone, forse presente anche nel Mar del Nord", spiega Gianpaolo Coro, ricercatore dell'Isti-Cnr. 

"Per produrre questa timeline del calamaro gigante abbiamo messo in correlazione la mole di dati già acquisiti sugli habitat con le rilevazioni reali e presunte. Si è valutata anche la distribuzione in relazione all'ambiente: mari molto ampi, elevate profondità (tra i 450 e i 1000 mt.) e temperature molto basse (circa 1°C) sono areali tipici degli Oceani Atlantico del Nord e Pacifico del Sud-Est. La mappa interattiva, prodotta con l'ausilio dei dati forniti dalla libreria digitale 'Copernicus' dell'Agenzia spaziale europea (Esa), stima in dettaglio la presenza-assenza del calamaro nei mari di tutto il mondo". Un aspetto rilevante del lavoro sta nella possibilità di unire le informazioni raccolte negli archivi digitali e nelle tecniche di realizzazione di mappe interattive per osservare il comportamento delle specie animali, studiarne lo stato di salute, realizzare modelli ecologici e valutare come subiscano le mutazioni ambientali. 

"L'Isti-Cnr, in collaborazione con la Food and Agriculture Organization of the United Nations (Fao), già partner dello studio per produrre la mappa del calamaro gigante, ha creato delle mappe digitali per 406 specie marine allo scopo di monitorare i cambiamenti degli habitat da qui al 2050, legati alle anomalie climatiche in corso. Molte delle specie indagate, il 67% pesci, il 19% mammiferi, il restante coralli, rettili e molluschi, vedranno perdere gran parte del loro habitat a causa dei rialzi di temperatura dei mari", conclude Coro. 

"Il know how che possiamo mettere in campo riguarda il cloud computing, la rete di server che fornisce le capacità di calcolo e di memorizzazione, le Infrastrutture digitali che permettono di elaborare, archiviare condividere e memorizzare dati e la 'tecnologia semantica', associazione di documenti e dati che permette di capire l'evoluzione dell'informazione e realizzare rappresentazioni interattive anche a scopo educativo".
           

Destinare il 5 per mille al CNR significa premiare i giovani e la curiosità scientifica! Basta inserire il codice fiscale del CNR 80054330586 nello spazio dei modelli per la dichiarazione dei redditi dedicato al 'Finanziamento della ricerca scientifica e dell'università' e apporre la propria firma
                                                                                                          


La scheda
Chi: Istituto di scienza e tecnologie dell'informazione 'A. Faedo' del Consiglio nazionale delle ricerche
Che cosa: 'Improving data quality to build a robust distribution model for Architeutis dux' Gianpaolo Coro, Chiara Magliozzi, Pasquale Pagano. Istituto di scienza e tecnologie dell'informazione "Alessandro Faedo", Cnr, Pisa, Italy. Anton Ellenbroek. Food and Agriculture organization of the United Nations (Fao), Italy 

Didascalia immagine 1
Mappa di distribuzione dell'Architheutis dux., In rosso gli areali di presenza, in giallo gli areali di assenza o non avvistamento. Credits: Coro et al.2015
Didascalia immagine 2
Timeline dell'Architheutis, narrazione di Gianpaolo Coro, realizzazione: Digital libraries group. Isti-Cnr. Credits: Jamie Watts, Sea Monsters                                                                                     

lunedì 23 marzo 2009

Impatto dei cambiamenti climatici in Italia ricerca della Fondazione Eni Enrico Mattei


I cambiamenti climatici: quanto costeranno all'Italia? 

Di questo si è discusso ieri a Milano, presso le sede di Milano della Fondazione Eni Enrico Mattei (FEEM), in occasione della presentazione del libro di Carlo Carraro: Cambiamenti climatici e strategie di adattamento in Italia. Una valutazione economica.

Sono intervenuti con l'autore Alessio Capriolo, ISPRA, Stefano Caserini, DIIAR, Politecnico di Milano, e Sergio Castellari, CMCC e INGV.

La discussione è stata moderata da Giovanni Carrada, giornalista scientifico e autore di Superquark.


Milano, 23 marzo 2009, Fondazione Eni Enrico Mattei (FEEM). Quali sono le aree più vulnerabili ai cambiamenti climatici in Italia? Quanto potrebbero costare al sistema economico italiano i probabili impatti futuri dei cambiamenti climatici? E quali strategie di adattamento dovrebbero essere attuate per limitarne i danni attesi?I danni per il nostro Paese si prospettano essere molto gravi, ma nonostante questo non bisogna usare toni catastrofici, bensì iniziare ad attuare strategie di adattamento preventivo, volte a preparare il sistema Paese ai cambiamenti in atto e ai danni attesi futuri.

Questi temi sono emersi nell'incontro di ieri a Milano in occasione della presentazione del libro di Carlo Carraro, responsabile della ricerca ambientale della FEEM, pubblicato da 'il Mulino', su: Cambiamenti climatici e strategie di adattamento in Italia. Una valutazione economica.

La ricerca è una valutazione macroeconomica delle implicazioni dei cambiamenti climatici sul sistema italiano e punta l'attenzione sulle politiche che dovranno essere adottate e sugli ingenti investimenti che saranno necessari per fronteggiare i cambiamenti climatici e per rendere i nostri sistemi economici meno vulnerabili. Lo studio, svolto dai ricercatori FEEM, è parte di un progetto APAT (Agenzia per la Protezione dell'Ambiente e per i Servizi Tecnici - ora ISPRA)- CMCC (Centro Euromediterraneo per i Cambiamenti Climatici) su 'Impatti del Cambiamento Climatico in Italia e Politiche di Adattamento'.

I danni attesi al 2050 in Italia, si legge nella ricerca, variano sia per settore, che per area geografica. Ad esempio si stima che i cambiamenti climatici potrebbero determinare una diminuzione dei flussi di turismo internazionale verso il nostro Paese, a fronte però di un aumento del turismo domestico. La dinamica degli stessi flussi di turismo interno subirebbe dei cambiamenti, con una variazione nelle mete prescelte: si prevede ad esempio una diminuzione del turismo invernale nelle zone alpine, in particolare nel Trentino Alto Adige, conseguente ad inverni più miti e meno nevosi. Quindi gli impatti dei cambiamenti climatici nel nostro Paese, ricco di una varietà naturale e di una diversità nel sistema sociale ed economico, non si distribuiranno in modo omogeneo, e i costi ( o in alcuni casi i possibili benefici) degli impatti non si distribuiranno equamente sul territorio. La discussione ha messo in luce come per studiare la distribuzione degli impatti sia cruciale la valutazione della vulnerabilità nelle diverse aree del nostro Paese: vulnerabilità naturale, sociale, ed economica. Il libro ne illustra e analizza le dimensioni più critiche per l'Italia, concentrandosi sulla vulnerabilità delle risorse idriche, connessa al rischio idrogeologico, delle aree agricolo-forestali, soggette a rischio di desertificazione e di perdita di biodiversità, e dell'arco alpino.

Anche se oggi non sono evidenti i potenziali impatti dei cambiamenti del clima già in atto, la ricerca sottolinea come la vulnerabilità nelle aree più critiche suggerisca la necessità di disegnare strategie e misure di adattamento ai cambiamenti climatici in tempi rapidi. In Italia, 16.500 km quadrati di terreno sono considerati vulnerabili al rischio di desertificazione, il che vuol dire che per questi terreni è prevista una diminuzione di resa agricola che, in completa assenza di politiche e strategie di adattamento, potrebbe essere calcolata in una cifra che oscilla tra gli 11,5 (nel caso di terreni adibiti a pascolo) e i 412,5 milioni di dollari l'anno (nel caso di terreni irrigati). Un altro esempio: l'innalzamento della temperatura potrebbe costare nel 2030 una diminuzione del turismo straniero sulle nostre Alpi del 21,2%, mentre nel 2080 i danni dei cambiamenti climatici sulle aree costiere della penisola sarebbero pari a 108 milioni di dollari in assenza di politiche e strategie di adattamento, costo che invece scenderebbe a circa 17 milioni se si adottassero azioni di protezioni delle coste. Dati significativi si possono trarre anche dall'osservazione di eventi passati, come ad esempio l'ondata di calore del 2003: se in quell'occasione avessimo adottato misure di adattamento, si sarebbero potuti risparmiare 134 milioni di euro.

Il dibattito ha evidenziato numerose politiche di adattamento, e politiche di sviluppo di settore, anche tecnologiche, le cui sinergie mostrano potenziali co-benefici. Interventi per la mobilità più sostenibile, o l'incentivo all'uso di energie rinnovabili, potrebbero ad esempio contribuire a ridurre la vulnerabilità ai cambiamenti climatici, anche in una prospettiva di crescita e sviluppo.

Il libro prende in considerazione due scenari di variazione della temperatura nel periodo 2001-2050: il primo comporta un incremento pari 0,93 °C e il secondo un incremento pari a 1,2 °C, in linea rispettivamente con gli scenari B1 e A2 dell'IPCC. Sulla base di questi modelli e dello studio di eventi passati, la ricerca analizza le conseguenze economiche dei cambiamenti climatici in quattro diverse aree del nostro paese: le aree a rischio idrogeologico, le zone costiere, le zone alpine e quelle a rischio desertificazione. Dopo una valutazione dei costi attesi in agricoltura, turismo, trasporti e altri settori economici, la ricerca trae una prima valutazione macroeconomica delle implicazioni dei cambiamenti climatici per l'economia italiana. Non vengono trascurati gli impatti sulla salute umana e le relative politiche di prevenzione, in modo da identificare sia l'insieme dei costi diretti e indiretti che si avrebbero a seguito dei cambiamenti climatici in corso, sia i costi delle misure di adattamento.

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