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mercoledì 11 dicembre 2019

Top Brands puericultura pesante: il made in Italy trionfa

Top Brands puericultura pesante: il made in Italy trionfa
       
Dall'analisi svolta da Blogmeter svetta per interazioni totali su FacebookInstagram Twitter il brand Chicco seguito da altre due aziende italiane, Peg Perego e Momon
Chicco si riconferma leader su YouTube davanti ai francesi Bébé ConfortPeg Perego e Foppapedretti.

Blogmeter, azienda leader nei servizi di social intelligence e nelle ricerche di mercato tool-based, ha monitorato ed analizzato(tramite la Blogmeter Suite) le performance di tutte le pagine ufficiali FacebookTwitter, Instagram e YouTube dei principali brand di puericultura pesante presenti in Italia. 

Di 32 brand presi in esame sono state create due classifiche: una dei primi brand per interazioni totali su FacebookInstagram e Twitter e una riportante i primi 5 brand per engagement su YouTubeentrambe per il trimestre dal 1° settembre al 30 novembre 2019.
                                             
Chicco, primo brand per total engagement 
In cima alla classifica svetta Chicco, il brand di Artsana nato nel 1958 da un'intuizione di Pietro Catelli. Chicco, che ottiene quasi135 mila interazioni sui suoi canali Facebook e Instagram, si aggiudica anche i titoli di most reacted post e most commentedpost del trimestre. Quest'ultimo post, in particolare, ha riscosso grande successo tra gli utenti del brand perché dedicato ad un prodotto molto discusso (e ricercato) nell'ultimo periodo: il dispositivo antiabbandono per i seggiolini auto, divenuto obbligatorio il 7 novembre 2019. Chicco, in questo come in molti altri casi, dimostra una forte attenzione nei confronti dei suoi fan, rispondendo alla maggior parte delle domande e delle richieste che arrivano sui suoi canali social. 

Sul secondo gradino del podio si posiziona Peg Perego, storico brand italiano di carrozzine e passeggini che proprio quest'anno ha spento 70 candeline. Peg Perego punta su una strategia social basata sul repost dei contenuti generati dai propri utenti, che mostrano i prodotti Peg Perego in "funzione", contribuendo in maniera significativa alle oltre 30 mila interazioni generate nel periodo di riferimento. Il terzo posto spetta a un brand approdato da pochi anni sul mercato: si tratta di Momon, fondato a Treviso nel 2015 da Massimiliano Monti e Sabina MarcadellaMomon, che punta sull'italianità dei suoi prodotti (#madeinitaly risulta, infatti, l'hashtag più engaging usato dal brand nei suoi post) guadagna oltre 18 mila interazioni, prevalentemente grazie alla pagina Facebook. Quarta posizioneper Nananil brand celebre per i suoi orsetti di peluche Puccio e Tatoche guadagna oltre 18 mila interazioni grazie principalmente al suo profilo Instagram. Al quinto posto invece Cam – Il mondo del bambino che totalizza 15 mila interazionitotali. 
                                          
Su YouTube si impone ancora Chicco
E sYouTubeQuali sono stati i migliori brand di puericultura pesante? Ad aggiudicarsi la medaglia d'oro è ancora Chicco, che con il video dedicato al nuovo gioco Baby Prof totalizza 60 mila visualizzazioni, risultando il most viewed content del periodo. Il secondo posto nella classifica YouTube spetta a Bébé Confortbrand francese di prodotti per bambini, mentre il terzo gradino del podio se lo aggiudica Peg Perego. Al quarto posto si attesta Foppapedrettiazienda specializzata in prodotti in legno per la casa e per il bambino, mentre al quinto posto un altro storico brand italiano famoso per le sue carrozzine dallo stile vintage: InglesinaPer consultare tutti i numeri della Top Brands e avere accesso a molti altri social insight visitate il sito: www.blogmeter.it



METODOLOGIA:

La Blogmeter Top Brands Puericultura Pesante è stata realizzata a partire da un panel di profili/pagine corporate ufficiali italiane dei principali marchi di puericultura pesante.
Il valore "Total Interactions" rappresenta la somma delle interazioni ricevute dai singoli profili social come da dettaglio:
Facebook: likes e reactions, comments e shares. Twitter: retweetsfavoritesInstagram (solo profili business): likes e comments.
Mentre il valore "YouTube Engagement" rappresenta la somma delle interazioni come da dettaglio:
YouTube: views, likes, dislikes, comments.



Blogmeter è il pioniere in Italia del monitoraggio dei social media. Dal 2007 trasformiamo i dati provenienti dai social e dal web in insight azionabili, per aiutare aziende e agenzie a prendere decisioni e a implementare strategie data-driven efficaci e performanti. Tramite la Suite integrata, i servizi di Analisi e Consulenza e le Ricerche di mercato tool-based, aiutiamo i nostri clienti a presidiare la propria reputazione e a crescere sui social e sul web.


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martedì 9 ottobre 2018

I social media dopo Cambridge Analytica: cosa è cambiato per utenti e aziende

I social media dopo Cambridge Analytica: cosa è cambiato per utenti e aziende

Secondo Alberto Stracuzzi, Market Research Director di Blogmeter, per tutelare cittadini, consumatori e aziende non servono solo nuovi codici e legislazioni più restrittive, ma soprattutto il rispetto di principi etici e una forte deontologia professionale


Due articoli del Guardian e del New York Times del 18 marzo scorso hanno portato all'attenzione della pubblica opinione il caso Cambridge Analytica. Oggi a sei mesi di distanza, è interessante chiedersi se si sia solo trattato di un grande polverone mediatico oppure di una sorta di terremoto che, in qualche modo, ha modificato i comportamenti dei grandi player del digitale e dei loro utenti. A questo interrogativo ha risposto Alberto Stracuzzi, Market Research Director di Blogmeter, nel corso di uno speech ospitato all'interno del Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano in occasione di "Open Night – A tu per tu con la ricerca". 

Un intervento che è partito, innanzitutto, riassumendo cosa significhi scaricare i dati da internet a scopi di Social Intelligence: "Credo che sia opportuno ricordare le tre grandi ragioni per cui le aziende utilizzano i dati messi a disposizione su internet – spiega Alberto Stracuzzi - la prima riguarda l'accesso ai servizi online mediante la cosiddetta social login - il nostro account Facebook, o Google, o Twitter, etc. - utilizzata come una sorta di carta d'identità digitale. 

La seconda motivazione che spinge le aziende ad utilizzare questi dati è quella di capire di cosa si parli negli ambienti social digitali al fine di comprendere meglio i consumatori, i destinatari della comunicazione e del marketing e gli stessi cittadini. Si tratta di attività correlate allo studio della popolazione, tipiche delle ricerche di mercato e dell'analisi dell'audience, che si fondano sull'uso aggregato e sostanzialmente anonimo delle informazioni. Questo è uno dei campi in cui opera Blogmeter.  

La terza ed ultima attività, infine, è collegata alla profilazione degli utenti allo scopo di fornire una comunicazione più aderente ai loro interessi: ad esempio, presentando promozioni su prodotti e servizi che realmente 'piacciono/interessano' ad una certa porzione di utenti e consumatori. In generale - continua Stracuzzi – queste tre operazioni hanno delle finalità utili anche per l'utenza in quanto abilitano servizi, aiutano a migliorare i prodotti e a rendere più adeguata la comunicazione di marketing".

Oggi, a distanza di sei mesi da quei fatti, la gente non ha abbandonato i social in generale, anzi ad essere precisi, il caso di Cambridge Analityca ha tenuto banco quasi esclusivamente tra gli addetti ai lavori, anche nei momenti più caldi della vicenda. Le principali piattaforme social hanno voluto ridefinire le politiche relative alla privacy. Facebook - e quindi anche Instagram - ha chiesto a tutti coloro che impiegano i suoi dati, di certificare ragioni e obiettivi ultimi di tali attività, come esse avvengano e con quali finalità. Alcune aziende - come Blogmeter - hanno superato con successo questo nuovo accreditamento.

"Io credo – continua Alberto Stracuzzi – che la vicenda di Cambridge Analytica abbia fatto capire a tutti gli attori coinvolti in questo mercato che devono muoversi in maniera molto più trasparente quando informano gli utenti su come verranno utilizzati i loro dati. La deontologia delle piattaforme social e dei loro partner – e quest'ultimo è il caso di Blogmeter - sono l'unico elemento che possa garantire tanto la tutela dei cittadini/utenti della rete quanto l'interesse della comunità di aziende che offrono servizi e prodotti a questi utenti. Disporre di un codice etico che sia ratificato e riconosciuto - come ad esempio i codici della nostra associazione nazionale, ASSIRM, e della nostra associazione internazionale, ESOMAR - è oggi diventata una precondizione essenziale, utile e necessaria alle aziende, ai social media e anche agli utenti."

Blogmeter, leader in Italia nella Social Intelligence, può vantarsi di essere stata una delle prime aziende ad essere qualificata dai social network grazie alla professionalità che dimostra sin dal 2007. "Chi come Blogmeter ha accettato questa sfida sulla trasparenza ne esce effettivamente rafforzato - conclude Stracuzzi - noi trattiamo una mole impressionante di dati: dal 2015 ad oggi abbiamo collezionato e classificato qualcosa come otto miliardi di documenti che sono esclusivamente informazioni di pubblico dominio, aggregate per costruire indici, indicatori, evidenze statistiche. Abbiamo supportato aziende grandi e piccole, istituzioni e associazioni non profit. E continueremo a farlo anche nei prossimi anni con la nostra professionalità e i nostri valori".

                                                                                          
Blogmeter, fondata nel 2007, è azienda leader nella social intelligence, specializzata nel fornire soluzioni di social media monitoring ed analytics ad agenzie e aziende. Blogmeter offre una suite integrata di strumenti per scoprire cosa viene detto online su brand, prodotti, servizi e personaggi pubblici; per misurare le performance dei profili aziendali su Facebook, Twitter e Instagram e YouTube; per identificare gli influencer su settori specifici.
Nel 2017 Blogmeter ha supportato più di 160 aziende e agenzie realizzando oltre 180 progetti di ricerca.


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martedì 24 ottobre 2017

Blogmeter: come viene percepito all’estero il Made in Italy al tempo dei social


Una ricerca per scoprire come il Made in Italy viene percepito all'estero


Secondo l'indagine integrata (social + survey) svolta da Blogmeter – "Italian Excellence – una ricerca sul Made in Italy all'estero" – il Made in Italy vince sui social, con oltre 3 milioni di conversazioni e 97 milioni di interazioni sul solo Instagram. 

Il Food è il settore più citato nella survey, ma sui social sono il Fashion ed il Design a dominare le conversazioni con il 72%. 

A svettare nella classifica delle icone italiane nel mondo troviamo Giorgio Armani e Sophia Loren, ma mancano gli innovatori delle nuove generazioni.



Il made in Italy è la differenza che ci distingue agli occhi degli altri Paesi facendo innamorare di sè milioni di consumatori internazionali perché evoca uno specifico stile di vita, una qualità peculiare dei prodotti e delle esperienze, un certo tipo di suggestioni e di autenticità. Certamente il valore emozionale di questo brand nell'immaginario degli stranieri è una delle carte vincenti della nostra industria. 



Per rispondere a questa teoria di interrogativi, Blogmeter, ha condotto uno studio su come il made in Italy viene percepito fuori dai confini nazionali, un lavoro nato per offrire una visione diversa sul tema rispetto a come se ne parla solitamente, una visione che prende seriamente in considerazione l'opinione e gli spunti dei consumatori o potenziali tali con l'obiettivo di offrire alle aziende italiane non solo dati numerici, ma anche concreti spunti sociologici e di marketing sui quali lavorare all'interno delle strategie di brand. 

L'indagine "Italian Excellence - una ricerca sul Made in Italy all'estero", è stata costruita da Blogmeter integrando dati derivanti da due differenti fonti: da un lato sono state analizzate oltre quattro milioni di conversazioni social in lingua inglese; dall'altro è stata elaborata una survey, sottoposta ad un campione di individui di cinque diversi Paesi, Regno Unito, Germania, Francia, Stati Uniti e Russia.

Il primo dato che emerge dall'indagine "Italian Excellence" è che Instagram svolge un ruolo decisamente predominante rispetto agli altri canali social: infatti delle oltre quattro milioni di conversazioni analizzate da Blogmeter, ben tre milioni sono avvenute proprio su questo social, producendo qualcosa come 97 milioni di interazioni complessive. 

Un dato, a ben guardare, non così sorprendente, se si pensa che proprio Instagram sta crescendo a ritmi incalzanti e solo in Italia conta oggi 14 milioni di utenti attivi al mese. Analizzando il linguaggio con cui si parla del Made in Italy su Instagram è interessante notare come le parole che ritornano più spesso nelle conversazioni sono termini emozionali come beauty, passion e wow. 
Il Made in Italy è dunque riconducibile alla dimensione del sentimento.

A che settori è associato il Made in Italy? Social e survey ci dicono cose diverse

Per quanto riguarda le categorie di prodotto che generano più discussioni, i social e la survey offrono insights alquanto diversi. Da una parte vediamo che sui social dominano largamente i settori del Fashion e del Design (rispettivamente con il 52% e il 20% delle interazioni complessive), mentre il Food e i Motori si fermano sorprendentemente al 2% ciascuno. 

Tuttavia, a fronte di una domanda diretta, gli individui che hanno risposto alla survey hanno associato all'Italia soprattutto il Food, che domina su tutti gli altri settori con un nettissimo 63%. 

In questo caso il Fashion si attesta al 42%, dieci punti percentuali in meno rispetto ai dati emersi sui social. 
Se poi suddividiamo i risultati della survey per singolo Paese emerge uno spaccato eterogeneo: se addirittura l'83% degli americani pensa all'Italia come Cibo, il 51% dei russi ci vede come produttori di Scarpe, mentre il 45% dei tedeschi ci associa al settore Automobilistico. 

Infine è curioso notare che solamente l'1% dei francesi collega l'Italia al Vino, una delle eccellenze del nostro Paese, a riprova del fatto che la "guerra" con i cugini transalpini su questo prodotto è ancora viva e sentita.   

I valori di marca del Made in Italy: siamo belli ed eleganti, ma poco tecnologici
Ai partecipanti alla survey è stata posta anche una domanda a risposta multipla sui valori che il Made in Italy veicola. I risultati mostrano da un lato che il Made in Italy tiene botta riguardo ai suoi valori più consolidati, infatti viene considerato sinonimo di bellezza, tradizione, eleganza e qualità, ma dall'altro sembra essere carente sotto altri aspetti, quali la prossimità, il value for money, la tecnologia e la desiderabilità. 

Si potrebbe dunque affermare che le persone all'estero ci sentono in qualche modo distanti, poco attraenti e tecnologicamente non all'avanguardia, senza dimenticare che anche il rapporto qualità-prezzo dei nostri prodotti andrebbe rivisto. 

In realtà questa visione viene, almeno in parte, attutita dalle opinioni espresse sui social dove effettivamente si trovano molti post di segno positivo associati alla tecnologia e all'eccellenza del saper fare; dai motori Ferrari, ai telai in carbonio delle biciclette Pinarello, passando per la maestria dei numerosi artigiani attivi in tutta Italia.

L'Italia, i suoi territori e i suoi ambassador
L'indagine ha preso in esame anche i luoghi e in generale i territori più citati nelle conversazioni analizzate. Per quanto riguarda i social, tra le città e le regioni più menzionate, spiccano Bologna e Modena, aree storicamente legate alla produzione di auto di lusso, da Ferrari a Maserati a Lamborghini. Seguono Lombardia e Milano mentre al terzo posto per numero di citazioni spunta la Campania con Capri, Amalfi, Positano e naturalmente Napoli. 

Infine, alla domanda "Quali personaggi ti vengono in mente se pensi al Made in Italy", il più citato è stato Giorgio Armani, seguito dalla grande Sophia Loren e da Versace. 
Sicuramente tre nomi che hanno esportato l'eccellenza italiana in tutto il mondo, ma la domanda nasce spontanea: non mancherà forse prospettiva? 

«L'assenza in questa classifica di un innovatore come Alessandro Michele di Gucci mi ha sorpresa, ma è emblematica - fa notare Paola Nannelli, Senior Strategist & Head of Influencer Marketing - e ci fornisce una fotografia del made in Italy molto legato all'heritage e troppo poco proiettato al futuro. E' tempo di guardare oltre».

BLOGMETER
Blogmeter dal 2007 è leader in Italia nella social media intelligence e istituto di ricerca certificato Assirm. 

Nel corso del 2016 ha supportato 160 clienti e realizzato oltre 180 progetti di ricerca. 

Blogmeter è l'unica azienda italiana indipendente capace di fornire marketing e consumer insight attraverso l'osservazione dei social media. 

Avvalendosi di una tecnologia proprietaria, Blogmeter mette a disposizione dei Brand:
Un'innovativa piattaforma di data analysis: una suite intuitiva ed esclusiva che consente di monitorare, misurare e analizzare le conversazioni sui social media, le performance dei canali owned e degli Influencer. 

Progetti di ricerca personalizzati: ricerche di mercato e analisi orientate a conoscere abitudini di consumatori e clienti e tutto quanto possa fare la differenza nelle scelte di marketing di un Brand.


Risultati immagini per Made in Italy

giovedì 22 giugno 2017

Milano Moda Uomo su Instagram: grande successo per Armani con Shawn Mendes

Nell'analisi svolta da Bogmeter, realizzata attraverso l'Instagram Fashion Index, Armani ha raggiunto 1,9 milioni di interazioni, seguito da Versace con 1,2 milioni e da Philipp Plein con 529.000. Tra i social influencer spicca innanzitutto il modello Marc Fornè, seguito dall'attore Saul Nanni e dalla blogger Caroline Daur

Si è conclusa questa edizione della Milano Moda Uomo S/S 2018, che ha visto trionfare in passerella lo street style. Blogmeter attraverso il suo Instagram Fashion Index ha monitorato le social performance dei 32 fashion brand che hanno sfilato secondo il calendario ufficiale di Camera Nazionale della Moda Italiana.

Secondo quanto è emerso dall'indagine, il brand più coinvolgente in assoluto di questa edizione della Fashion Week è stato Armani che ha totalizzato nei quattro giorni dell'evento 1,9 milioni di interazioni con un picco di 851.000 interazioni sabato 17 giugno, giorno della sfilata. Il fattore di maggior successo della maison è stato il coinvolgimento del cantante canadese Shawn Mendes: infatti i primi dieci post più coinvolgenti sono stati dedicati a lui accompagnati dall'hashtag #EmporioArmani.


In seconda posizione, troviamo Versace con 1,2 milioni di interazioni e quasi 28.000 nuovi follower, durante i giorni della Fashion Week. L'hashtag utilizzato dalla casa di moda che ha ottenuto più interazioni è #MFW mentre tra i contenuti che più hanno coinvolto gli utenti spicca un post con protagonisti Donatella Versace e Bruno Mars.

Completa il podio dell'engagement Philipp Plein, brand più attivo del panel, che nel periodo di analisi ha pubblicato ben 125 post riuscendo a totalizzare 529.000 interazioni totali; tra gli hashtag più performanti emergono hashtag brandizzati come #pleinfastandglorious e #pleinsport. 

Tra i brand che hanno accresciuto maggiormente la propria community, dopo Armani, troviamo Prada che con 30.000 new followers e 502.000 interazioni su Instagram, si è distinto con la sua iconica etichetta azzurra #PradaEtiquette. In classifica, si posizionano anche Fendi, Marcelo Burlon, Marni, DSquared2, Salvatore Ferragamo e Moncler.


I social influencer

Dando infine un'occhiata ai social influencer che hanno menzionato la #mfw nei loro canali social, è interessante notare come non compaia in Top 5 Shawn Mendes, che nei suoi post non ha utilizzato l'hashtag ufficiale della manifestazione milanese. Mentre troviamo altri nomi come il modello Marc Fornè, volto di Diesel Black Gold, che ha ottenuto 249.000 interazioni per un totale di 15 post. Seguono l'attore Saul Nanni e la blogger Caroline Daur che ottengono rispettivamente 116.000 e 85.000 interazioni. Completano la Top 5 il designer Stefano Gabbana e la stylist Anna Dello Russo.


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