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lunedì 31 ottobre 2016

Il vero terremoto è dopo!

Norcia: la basilica di San Benedetto crollata diventa il simbolo del sisma

Guardate bene l’immagine della Basilica di Norcia, li c’è parte della nostra cultura, storia, tradizioni, amore per la terra. 

C’è amore e dolore. 
In quel luogo troverete anni di battesimi, matrimoni, comunioni, cresime corse all’oratorio, ma anche tanti, tantissimi funerali.

Guardate bene l’immagine devastata dall’ennesima scossa e dite addio a parte del patrimonio storico italiano, che rappresenta il 70% di tutto quello che potete trovare il questo mondo.

Quello che io definisco il “petrolio italiano”

Eppure nonostante tutto questo scempio, il “fancazzismo della rete” riesce a partorire anche in questa occasione, perle di saggezza.

Basta leggere i commenti rivolti ai fedeli che si sono messi a pregare davanti alla basilica, a chi trova divertente il crollo di una chiesa, alla continua ricorsa dei numeri per identificare l’entità della scossa, a politici pronti a cavalcare il proprio “credo” politico o peggio all’inerzia di chi ci governa nel gestire una serie di eventi che si stanno susseguendo da fine agosto.

E pensare che in fondo quelle persone che stanno pregando cercano di trovare un supporto, un conforto sapendo di non avere più nulla e tu che sei seduto, al caldo dietro una tastiera, ti permetti di criticare il “Dio” e di rammentare che con la preghiera non si risolve nulla. 


Già non si risolve nulla se chi la riceve ha il nulla nell’anima. 
Se non si ha lo spirito e la fede per comprendere la vera natura di una preghiera, l’atto che si cela dietro, difficilmente potrai capire che cosa hanno bisogno quelle persone. 

E pensare che per queste persone basterebbe ad esempio, offrire parte di quel supporto logistico e abitativo che viene offerto ad altri disperati che arrivano oltre mare. 

Sfortunatamente il quel caso esistono interessi economici e politici che nulla hanno a che fare non il concetto di “razzismo”.

E allora che fare? 

Ci sarebbero tante cose da fare che ognuno di noi potrebbe nel suo piccolo.

Tante cose immediate fosse anche una semplice preghiera o un semplice sacco a pelo comprato e inviato a chi no ha più nulla. 


Tante cose, come decidere di trascorrere la propria vacanza invece che all’estero nel nostro Paese e spendere i soldini tra la gente che sta cercando di ricostruirsi una vita. 

Alzi la mano quanti di voi, “leoni dietro le tastiere”, siete andati in vacanza dal 2009 ad oggi nell’Abruzzo e nelle Marche? 

Quanti di voi acquistano l’olio, il vino e i prodotti marchigiani e umbri? 

Quanti di voi conoscevano l’esistenza di Amatrice, dei Monti Sibillini o dell’entroterra marchigiano. 

Ecco, tante cose si potrebbero fare sia pratiche sia di spirito, dopo il terremoto per aiutare chi ha bisogno e per nutrire il proprio spirito e la propria anima. 
Già ma a priori occorre che l’anima esista.


il bubris cristiano fabris

Contagio sismico, cos'è? Ce lo piega una nota del CNR - Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria

Norcia: la basilica di San Benedetto crollata diventa il simbolo del sisma

Ogni volta che si sviluppa un terremoto lungo una superficie di faglia, la zona ipocentrale si scarica (rilassamento) e vengono caricati i volumi adiacenti (lateralmente) alla faglia stessa. 

Tali volumi, sottoposti ad un nuovo stato di stress, possono cedere (rompersi) e generare terremoti a loro volta.

Sono processi di propagazione laterale della sismicità (contagio) relativamente frequenti, già osservati in altre aree sismiche della Terra come per esempio in Turchia, California e Haiti.
 

Questo processo sta coinvolgendo l’Appennino centrale in questi mesi. 

Il terremoto si è spostato da Amatrice verso nord, nell’area di Visso e Ussita, e da questi luoghi oggi nuovamente verso sud nell’area di Norcia, dove il terremoto di Amatrice di agosto si era arrestato. 

Gli intervalli di tempo tra un terremoto forte ed una altro forte adiacente possono essere di anni o decine di anni, ma anche giorni o mesi come sta accadendo oggi in Appennino centrale.
 

Purtroppo non siamo in grado di prevedere quando e come tale sequenza sismica andrà a scemare, né possiamo in linea teorica escludere altri terremoti forti come e più di quelli avvenuti fino ad oggi in aree adiacenti a quelle colpite in questi mesi.
 

Va però detto che se da una parte questa sequenza è fortemente preoccupante, dall’altro lato la propagazione laterale fa sì che si verifichino una serie di terremoti forti ma non fortissimi. 

Molto peggio sarebbe se tutti questi segmenti della facomunicaglia (Amatrice, Visso, Norcia) si fossero mossi tutti insieme generando un terremoto di magnitudo almeno 7.0.

venerdì 26 agosto 2016

Antonio Coviello del Cnr-Iriss: "in Italia basterebbe un centinaio di euro l'anno per assicurare ogni abitazione contro il rischio terremoti o alluvioni. È opportuno prevedere un sistema riassicurativo pubblico-privato che consenta la riqualificazione edilizia e garantisca, in caso di calamità naturali, risarcimenti adeguati, certi e in tempi rapidi".

In Italia i danni causati da catastrofi naturali sono stati risarciti tramite interventi ex post, generalmente ricorrendo a finanziamenti ad hoc. 

Per tali eventi, dal 1997 al 2003, sono stati stanziati 32 miliardi di euro (fabbisogno finanziario stimato), di cui il 30% per le abitazioni civili. 

L'importo realmente assegnato, in realtà, è quantificabile in 13,5 miliardi, di cui il 35% per abitazioni civili (Dati Ania-Dipartimento protezione civile). 

Secondo i dati della Banca d'Italia del 2013, quasi il 40% delle abitazioni italiane (10,6 milioni) sono soggette a rischio sismico, ossia appartengono alla fascia 1 o alla fascia 2, mentre oltre il 55% dei comuni ha un rischio elevato o molto elevato di alluvioni. 

Per affrontare queste problematiche, e anche per ovviare al malcontento derivante dall'inefficiente utilizzo delle risorse destinate al riguardo (basti pensare alla ricostruzione delle abitazioni distrutte nel terremoto campano del 1980), si è pensato da tempo di ricorrere ad un sistema assicurativo pubblico-privato, cosa che avviene anche all'estero: per esempio in Francia esiste una cassa centrale di riassicurazione, cioè un sistema che permette alle assicurazioni di garantirsi a loro volta con lo Stato, che funge per l'appunto da riassicuratore di ultima istanza, onde evitare che le compagnie possano trovarsi sprovviste dei mezzi necessari per ottemperare ai risarcimenti previsti. 

Situazione simile è possibile trovare anche in Belgio, Spagna, Regno Unito e Germania. 

La stima dei costi complessivi del dissesto idrogeologico e dei terremoti, in Italia, è variabile ma può essere stimata, dal 1944 al 2013, in circa 254,3 miliardi di euro, cioè circa 3,7 miliardi di euro l'anno. 

Il 75% di questa cifra, ossia 190 miliardi di euro (2,8 l'anno), è relativo ai soli terremoti.

Una cifra enorme è relativa al periodo dal 2010 al 2012, annate caratterizzate dai danni conseguenti il terremoto dell'Aquila e da quelli del terremoto in Emilia oltre che da varie alluvioni, durante cui dissesto idrogeologico e sismi sono costati al nostro Paese oltre 21 miliardi di euro (7,3 l'anno).

Analizzando esclusivamente i terremoti, inoltre, si può notare una stima di 176 miliardi di euro per i danni dal 1944 al 2009 e di ben 14 miliardi dal 2010 al 2012, cifra che tiene conto della ricostruzione delle infrastrutture e del soccorso (Fonte: Elaborazioni Cresne).

Se analizziamo le aree geografiche, notiamo che il rischio sismico per le abitazioni è particolarmente elevato nel Sud, dove sfiora il 68%, mentre il centro Italia si attesta al 40,3% di abitazioni a rischio. 

Al Nord-Est i dati si attestano sul 22,2%, mentre scendono al solo punto percentuale se preso in considerazione il Nord-Ovest (Elaborazioni Cresne su Dati Istat e Protezione Civile). 

Delle abitazioni a rischio, ad oggi, solo l'1,65% risulta assicurato, per una stima del valore di 85 miliardi di euro, secondo i dati delle compagnie assicuratrici. 

Attivare una partnership pubblica e privata che preveda una franchigia minima a carico dell'assicurato (a seconda del rischio della zona), una copertura assicurativa a carico del proprietario e un sistema di riassicurazione pubblico anche a livello internazionale permetterebbe, in caso di calamità particolarmente catastrofiche, di moderare l'intervento dello Stato, secondo il sistema in uso in molti Paesi europei. 

Si potrebbero prevedere in parallelo da una parte il sistema di protezione e prevenzione classico, dall'altra un sistema di risarcimenti certi in tempi rapidi, attuabili necessariamente in abbinamento al sistema riassicurativo che aiuterebbe anche a chiarire gli effettivi costi, i risarcimenti dovuti e le relative tempistiche. 

L'assicurazione fungerebbe inoltre da utile incentivo verso la prevenzione e l'innovazione tecnologica per la messa in sicurezza delle abitazioni, alle quali va naturalmente abbinata.

L'Ania ha calcolato che, in media, con 100/150 euro l'anno ogni appartamento potrebbe assicurarsi da eventualità calamitose. 

Oggi il cittadino-contribuente italiano non è abbastanza consapevole che anche senza sostenere direttamente il costo di una polizza in realtà spende soldi per gestire gli effetti delle calamità, senza però alcuna certezza sul quanto né sul quando del risarcimento dovuto.



Nota stampa di Antonio Coviello, ricercatore Iriss-Cnr e docente di marketing assicurativo delll'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli



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