Cerca nel blog

Visualizzazione post con etichetta distrofia muscolare. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta distrofia muscolare. Mostra tutti i post

mercoledì 27 dicembre 2006

Caso Welby: "Lasciarlo andare, il mio ultimo regalo so che adesso sarà finalmente felice"

Welby: La moglie Mina "spero che la gente continui la sua battaglia il Parlamento da solo non è in grado di fare una legge. Piero non aveva più sogni né desideri, andarsene senza dolore era l'unica cosa che voleva e potevo dargli."

di CATERINA PASOLINI

 ROMA - "Il mio regalo a Piero? Quello di morire, di smettere di soffrire. Non aveva più sogni e desideri, andarsene senza dolore era l'unica cosa che voleva e potevo dargli. Anche se questo per me ha significato sentirmi a lungo come nel braccio della morte". Con le ore, i giorni contati per rispettare, nonostante tutto, la volontà di chi amava. Mina Welby, "l'asburgica" come la chiamava Piero per il suo carattere di ferro e dolcezza, ha trascorso con amici a parenti il primo Natale senza il suo "Chicco". E senza lacrime, come gli aveva promesso.

Ieri era il compleanno di Piero.
"Sì, ed era con me. Me lo aveva promesso l'ultima notte che abbiamo vissuto insieme dopo 33 anni di vita in comune. Mi aveva giurato che non mi avrebbe lasciato, e io lo sento qui. È questo che mi dà forza e serenità. Ho fede, sono convinta che sia felice nella sua nuova vita, ma mi manca in maniera indescrivibile".

Fu un colpo di fulmine?
"Sì, avevo quasi quarant'anni, ma la dolcezza, la sua intelligenza e tenerezza, quel sapere ascoltare e volere condividere tutto fino in fondo mi hanno disarmata. Mi ha fatto sentire una regina, il suo amore è stato il regalo più bello. Condividevamo tutto: eravamo come un vitigno che si arrampica sul suo sostegno".

Però non voleva sposarla.
"Per amore, solo per amore. Diceva che mi avrebbe rovinato la vita con la sua malattia, ma io mi ero informata, sapevo tutto e lo volevo. Negli ultimi giorni mi chiedeva continuamente scusa, ma io non ho rimpianto un solo istante della nostra vita".

Sposati in chiesa?

"Sì, Piero era battezzato, aveva fatto la cresima. Aveva fede, magari diversa dalla mia ma l'aveva fino a quando gli hanno messo il respiratore, poi è cambiato, era arrabbiato con la vita. Non mi ha mai spiegato come era cambiato il suo rapporto con Dio".

Quando le ha chiesto di morire?

"Me lo hanno detto gli amici che lui lo aveva scritto sul sito, che voleva fossi io ad aiutarlo. Mi sono spaventata, pensavo che qualche amico gli avrebbe sparato col fucile da caccia per accontentarlo. Avevo paura".

Avete discusso?
"Sì, discusso e litigato".

Era contraria all'eutanasia?
"Io sono stata educata in modo cattolico molto rigido. Per me eutanasia voleva dire uccidere. Dopo notti di discussioni ho capito che non avevo il diritto di decidere per lui, che fare una legge non significa che sei costretto ad usarla".

E adesso?

"Spero che arrivi una legge frutto di una discussione popolare, da proposte discusse dalla base, altrimenti il parlamento non lavora".

L'ultimo giorno...
"L'abbiamo vissuto in pace, ne avevamo parlato tanto. Lui non sopportava che gli ricordassi i vecchi tempi, non voleva sentire le vecchie canzoni di quando andavamo a pesca nel canale dove un giorno voglio disperdere le sue ceneri".

Come ha salutato i suoi amici?
"Li ha chiamati uno per uno, aveva un sorriso per tutti. Ha preso in giro Pannella chiamandolo vecchio elefante. Poi ha detto: adesso uscite tutti, e sono rimasta solo io col medico".

Che cosa le ha detto?
"Negli ultimi giorni mi chiedeva sempre scusa, io mi sforzavo di non piangere e quando mi guardava gli occhi rossi dicevo che avevo tagliato una cipolla. Mi ha chiesto: stai qui fino alla fine, non mi lasciare solo. E io sono rimasta lì, gli ho tenuto la mano, gli ho chiuso gli occhi".

Perché hanno negato il funerale?
"Hanno deciso con il catechismo in mano e non con la pietà cristiana, ferendo inutilmente la mamma di Piero che ha più di ottant'anni. Eppure da tanti sacerdoti ho ricevuto lettere di affetto e c'erano molte suore al suo funerale. Anzi, domani alle 18 ci sarà una messa dalle suore di via Salinieri, l'ordine di cui faceva parte la zia di Piero".

Vorrebbe le scuse da Ruini?
"Non me le aspetto. Sono convinta che se lo incontrassi mi direbbe che ha pregato per lui, che Dio è misericordioso. Potevano far vedere la misericordia di Dio, in cui io credo, non sbarrando le porte della chiesa".

Piero le ha passato il testimone.
"Mi sento indegna, non ho mica la sua cultura, lui era un'enciclopedia ambulante. Per questo chiedo l'aiuto di tutti", dice mentre si rigira una grande fede al dito. "È di Chicco, ce la siamo regalati per i 25 anni di matrimonio, mi sta solo la sua in questi giorni, la mia non entra più". Come la vita che senza di lui le sta stretta.


Origine: Repubblica

venerdì 22 dicembre 2006

In Italia ci sono migliaia di persone colpite dalla distrofia muscolare come Piergiorgio Welby, che vivono le sofferenze con amore

In Italia ci sono migliaia di persone colpite dalla distrofia muscolare come Piergiorgio Welby, che vivono le sofferenze con amore.

UN ESERCITO DI MARTIRI SILENZIOSI

L’esistenza terrena di Piergiorgio Welby, 61 anni, da 40 malato di distrofia muscolare, si è conclusa ieri notte, 20 dicembre alle 23.40. I suoi amici politici, aderendo una sua precisa richiesta, hanno staccato la spina della macchina che gli permetteva di respirare, ed è morto.

Il “caso” Welpy, però, continua. Intellettuali, uomini politici, uomini di scienza, medici, continuano a intervenire con commenti e discussioni che riguardano questo argomento in tutte le sue diramazioni e implicazione, morali, giuridiche, sociali, religiose, e certamente le discussioni sono destinate a continuare a lungo. I pareri e i giudizi sono innumerevoli. Provengono da ogni direzione ideologica. Inquinati spesso da obiettivi politici, che “usano” e “sfruttano” la vicenda dolorosa di una persona per altri scopi.

In questi giorni, però, ho letto e sentito pochi interventi di provenienza strettamente cattolica. A parte gli interventi preziosissimi del Papa, di vescovi, di teologi, rivolti soprattutto ad affermare dei principi “non negoziabili” sul valore della vita e della morte. Ma rari gli altri interventi, quelli “pratici”, che riguardano i casi concreti dell’esistenza quotidiana.

Solo in Italia, sono migliaia e migliaia le persone malate di distrofia muscolare. Alcune si trovano già nelle condizioni di Welby e le altre hanno come prospettiva certa di arrivare a quel traguardo pauroso. E ci sono altre migliaia di persone ridotte all’immobilità assoluta, in un letto o su una sedia a rotelle, per molte altre cause diverse. Moltissimi di questi malati, per non dire la quasi totalità, vivono la loro condizione drammatica attaccate alla fede religiosa. Qualcuno ha insegnato loro che è esistito un uomo di nome Gesù, buono, che ha insegnato ad amare la vita, anche nella sofferenza, e che, senza avere alcuna colpa, è stato condannato a morte e alla morte di croce. Morte atroce, che egli ha accettato per amore e poco prima di spirare ha chiesto perdono a Dio per i suoi crocefissori. Con quella sua morte, Gesù ha spiegato, a chi vuole credere in lui, il valore della sofferenza e della condizione umana.

Moltissime delle persone che stanno vivendo malattie uguali o simili a quella di Welby, credono in Gesù, e ogni giorno sorridono alla vita, pregano, offrono le loro sofferenze per il mondo, per i loro fratelli. Ma in mezzo al mare di discussioni, teorie, opinioni, dichiarazioni, formulazioni di ipotesi, leggi, obiettivi, diritti che in questi giorni invadono i media, le loro convinzioni e le loro sicurezze ideologiche vengono attaccate, scosse, umiliate a volte fino a sembrare delle pie illusioni. Molte di quelle persone, infatti, sono giovani, ragazzi, adolescenti. Non hanno una formazione ideologica solida ed è comprensibile che vengano frastornati. Ma anche tra gli adulti ci sono molte persone semplici, con un apparato ideologico elementare, non in grado di sostenere la valanga mediatica in atto. Al cospetto di un martellamento ideologico del genere, si chiedono se le convinzioni religiose che li hanno sostenuti per anni sono ancora valide o se si è trattato di un semplice e volgare raggiro da parte di una religione cattolica ormai tramontata.

Credo che, da parte dei cattolici, sia doveroso pensare a questi fratelli sofferenti. Spiegare bene loro il valore straordinario della scelta che hanno fatto. Non ingannarli, ma dire la verità straordinaria della fede cristiana sulla sofferenza. Giovanni Paolo II è stato un esempio eccelso nel vivere la sofferenza, perché ha condotto la battaglia della sua esistenza sempre in pubblico, anche quando era ridotto a una larva umana, dimostrando che l’uomo è sempre un valore assoluto ed è utile al mondo con la sofferenza ancor più che con l’azione trionfale e vincente, perché da sofferente e più vicino e più simile a Cristo.

Padre Pio è stato un uomo crocifisso per quasi tutta la sua vita. Papa Wojtyla ha detto di lui: <>

Madre Teresa aveva un segreto per il successo della sua attività: affidava tutti i problemi più importanti e delicati a una “segretaria speciale”. E questa misteriosa segretaria era una donna olandese che viveva su una sedia a rotelle e offriva ogni giorno le sue sofferenze a Dio.

Due anni fa è sta proclamata beata Alessandrina da Costa, una donna portoghese morta a 51 anni, trenta dei quali trascorsi immobile in un letto, tra sofferenze indicibili, sopportate con il sorriso sulle labbra, senza mai un lamento e offerte sempre a Dio con amore.

E’ in corso la causa di beatificazione di Giacomino Gaglione, casertano. Era figlio primogenito di una famiglia ricca. Il padre, un celebre avvocato e la madre una nobildonna. Amava lo studio e lo sport, le feste, i balli, e le belle ragazze. Un giorno cominciò a sentire strani dolori, gli si gonfiarono le articolazioni di piedi, delle gambe, i dolori diventarono atroci, dopo pochi mesi era paralizzato. Furono interpellati i più celebri specialisti, intraprese cure di ogni genere, interventi chirurgici, ma inutilmente. Giacomino amava la vita, voleva vivere ad ogni costo e si batteva contro la malattia come un leone. Era già fidanzato e perse la ragazza. La disperazione fu tale che tentò il suicidio. Un giorno lesse un articolo su Padre Pio, e disse: “Voglio andare a San Giovanni Rotondo perché voglio guarire”. Fu portato da Padre Pio, ma di fronte a lui dimenticò il motivo di quel suo viaggio. Non chiese niente al Padre, ma tornò a casa cambiato. Di fronte alle stigmate di padre Pio aveva “intuito” il valore della sofferenza. Visse ancora 50 anni. Stava disteso su quella sedia-sdraio di ferro, perché non poteva neppure essere messo in un letto. Poteva muovere solo le mani, e le usava per consolare altri sofferenti. Scriveva in media 3.500 lettere l’anno ad ammalati che avevano bisogno del suo incoraggiamento, scriveva articoli per varie riviste, fondò un periodico, partecipava e guidava pellegrinaggi a Lourdes, a Loreto, a San Giovanni Rotondo. Morì il 28 maggio 1962. Una grande folla partecipò ai suoi funerali facendo capire quanto bene egli avesse silenziosamente compiuto.

Ma sono innumerevoli i grandi spiriti cattolici, cristiani, che hanno fatto della loro sofferenza un trampolino di lancio, e sono diventati straordinarie personalità, utili al mondo. Un esercito di martiri viventi, che, attraverso il mistero del “corpo mistico, collaborano alla salvezza dei fratelli. Sarebbe un delitto se tutte le discussioni in corso sulla sofferenza, sul diritto a non soffrire, discussioni che hanno di mira anche giusti obiettivi umani, spegnessero o solo indebolissero il valore cristiano della sofferenza che è fonte di energia potentissima. La colpa, se ciò accadesse, sarebbe solo nostra, di noi cattolici. E sarebbe una colpa grave.

Renzo Allegri

giornalista - scrittore

renzo@editorialegliolmi.it

Disclaimer

Protected by Copyscape


Il CorrieredelWeb.it è un periodico telematico nato sul finire dell’Anno Duemila su iniziativa di Andrea Pietrarota, sociologo della comunicazione, public reporter e giornalista pubblicista, insignito dell’onorificenza del titolo di Cavaliere al merito della Repubblica Italiana.

Il magazine non ha fini di lucro e i contenuti vengono prodotti al di fuori delle tradizionali Industrie dell'Editoria o dell'Intrattenimento, coinvolgendo ogni settore della Società dell'Informazione, fino a giungere agli stessi utilizzatori di Internet, che così divengono contemporaneamente produttori e fruitori delle informazioni diffuse in Rete.

Da qui l’ambizione ad essere una piena espressione dell'Art. 21 della Costituzione Italiana.

Il CorrieredelWeb.it oggi è un allegato della Testata Registrata AlternativaSostenibile.it iscritta al n. 1088 del Registro della Stampa del Tribunale di Lecce il 15/04/2011 (Direttore Responsabile: Andrea Pietrarota).

Tuttavia, non avendo una periodicità predefinita non è da considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 07/03/2001.

L’autore non ha alcuna responsabilità per quanto riguarda qualità e correttezza dei contenuti inseriti da terze persone, ma si riserva la facoltà di rimuovere prontamente contenuti protetti da copyright o ritenuti offensivi, lesivi o contrari al buon costume.

Le immagini e foto pubblicate sono in larga parte strettamente collegate agli argomenti e alle istituzioni o imprese di cui si scrive.

Alcune fotografie possono provenire da Internet, e quindi essere state valutate di pubblico dominio.

Eventuali detentori di diritti d'autore non avranno che da segnalarlo via email alla redazione, che provvederà all'immediata rimozione oppure alla citazione della fonte, a seconda di quanto richiesto.

Per contattare la redazione basta scrivere un messaggio nell'apposito modulo di contatto, posizionato in fondo a questa pagina.

Modulo di contatto

Nome

Email *

Messaggio *