Cerca nel blog

Visualizzazione post con etichetta ISTAT. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ISTAT. Mostra tutti i post

giovedì 14 giugno 2018

Immigrati. L'Italia è davvero invasa da stranieri, extracomunitari, profughi, rifugiati e clandestini?


Per il 36% degli italiani, nel nostro paese, ci sono 20 milioni di stranieri (20 MILIONI!!!), ovvero un terzo della popolazione! 


Questo è il "percepito" da parte di chi è stato rincoglionito da certa propaganda martellante. 

Un altro 40% pensa invece che gli immigrati siano pari al 15% della popolazione, che è praticamente il doppio della cifra reale (8%). 

Insomma: quasi l’80% degli italiani vive e percepisce dati totalmente distorti ed irreali. 

Di questo, la colpa è prima di tutto di Stampa e politica, ugualmente responsabili della regressione collettiva e della moda cattivista che falcidia in maniera crescente questo Paese.

Per numero di rifugiati in proporzione alla popolazione, invece (quelli che ossessionano Salvini e gli involuti che lo votano), l'Italia è addirittura terzultima su 18 Paesi analizzati

Sotto di noi solo Grecia e Gran Bretagna. 
Prima ci sono Svezia, Malta, Norvegia, Austria, Cipro, Svizzera, Germania, Olanda, Danimarca, Francia, Serbia, Belgio, Lussemburgo, Finlandia e Bulgaria.

“Sì ma in Italia siamo già messi male, figurati se possiamo accogliere disperati”, intonano i soliti sempliciotti egoisti o manipolatori di professione. 

Altra idiozia da involuti, visto che l’Italia è la settima potenza globale e la terza in Europa, nonostante tutto e nonostante la “crisi”

Dipingerla ogni volta come se fosse lo Zimbawe, con i bambini che muoiono per strada denutriti e l’acqua potabile che manca, è ridicolo ed offensivo quasi quanto il voler giustificare razzismo, egoismo ed ignoranza dietro lo spettro degli “italiani che muoiono di fame” (dei quali a nessun italiano razzista frega nulla, tra l’altro).
Germano Milite Noto

Siamo un popolo disabituato da troppo tempo alla miseria vera, evidentemente. 

Per questo ci siamo dimenticati cosa significhi essere non “buonisti”, ma esseri umani. 

Cosa significhi non avere difficoltà a pagare l’affitto, il cellulare nuovo o l’uscita il sabato sera, ma mangiare e sopravvivere.

Ecco: questi sono numeri, con fonti ufficiali, come il Ministero dell’Interno, l'Istat, l'UNHCR

Non certo i sondaggi fatti dalla signora semi-analfabeta di Castelpusterlengo! 

Assurdo si debba precisare il numero degli stranieri in Italia, come se lo straniero fosse macchiato di un peccato originale.

Assurdo che si parli quasi solo esclusivamente di questo, quando con 130.000 rifugiati in più o in meno non cambierebbe nulla per nessuno e con un 8% in meno di immigrati regolarizzati questo Paese sarebbe solo ancora più vecchio e povero, oltre che senza futuro previdenziale.

martedì 23 dicembre 2008

MENO MALE CHE LA CRISI ERA UN'INVENZIONE

E MENO MALE CHE LA CRISI ERA UN'INVENZIONE.


www.notiziesindacali.com


L'Istat ha fatto un'indagine sulla distribuzione del reddito e sulle condizioni di vita in Italia e comunica che il 15,4% delle Famiglie non riesce ad arrivare alla fine del mese e che è salita dal 4,2% al 5,3% la quota delle famiglie italiane che ha dichiarato di non avere risorse finanziarie sufficienti per acquistare il cibo. Questa percentuale sale al Sud ed il 46,4% delle famiglie dichiarano che non riescono a far fronte a spese impreviste di 700 Euro. L'epicentro della crisi pare essere la Sicilia w la Campania dove circa il 10,1% non riesce ad avere risorse finanziarie per acquistare cibo.

Tutto questo è effetto della crisi che è passata da quella "solo" finanziaria a quella dell'Economia reale.


Napoli, 23/12/08

Raffaele Pirozzi direttore giornaleonline"www.notiziesindacali.com"

domenica 25 maggio 2008

ISTAT: PIL INADEGUATO A MISURARE BENESSERE DEL PAESE

Comunicato Stampa

TERRA FUTURA 2008

quinta edizione della mostra-convegno internazionale delle buone pratiche di sostenibilità

Firenze - Fortezza Da Basso, dal 23 al 25 maggio 2008

PIL: inadeguato a misurare lo sviluppo e il benessere dei Paesi.

BIGGERI/ISTAT: «Chi fa tre figli è più povero, ma si sente meno povero».

Il presidente anticipa alcuni punti della "Relazione sulla situazione economica del Paese", che presenterà alla Camera dei Deputati mercoledì prossimo.

Firenze, – Superare il PIL come indicatore dello sviluppo e della crescita dei Paesi perché inadeguato, specialmente per le economie avanzate: è stato questo uno dei temi più dibattuti ieri, sabato 24 maggio 2008, a Terra Futura 2008, mostra convegno delle buone pratiche di sostenibilità ambientale, economica e sociale, alla Fortezza da Basso (Firenze) sino ad oggi, domenica 25 maggio.

Un indice che non raccoglie tutte le informazioni indispensabili - a partire da quelle relative agli aspetti sociali e ambientali - per definire lo stato di salute e benessere di un Paese: è stato ripetuto a più voci nel corso del convegno "Liberiamoci dal PIL", articolatosi lungo l'intera giornata.

Un'inadeguatezza riconosciuta dall'Unione Europea e sulla quale LUIGI BIGGERI, presidente Istat e special guest del convegno, si è espresso in questi termini: «Bisogna smettere di conferire al Pil valenze che non gli appartengono: si tratta di un indicatore nato per misurare la produzione e l'efficienza di mercato». Una critica che il presidente rivolge a tutti quegli economisti, sociologi e politici che al prodotto interno lordo chiedono di più, quando invece «esistono altri indicatori per misurare il benessere e la qualità della vita: usiamoli!». Il compito della statistica ufficiale, secondo il numero uno dell'ISTAT, sta invece nel riuscire ad arrivare a una piattaforma comune: «Ci sono numerosissimi indici proprio perché molti sono gli aspetti che si vogliono misurare. In più, Paesi diversi si sentono rappresentati da indicatori diversi, a iniziare da quelli in via di sviluppo: anche a livello internazionale – continua - noi statisti ci scontriamo contro muri e ostacoli, ed è questa oggi la sfida: arrivare ad indicatori condivisi, in cui la gente si riconosca».

Biggeri sostiene che è difficile misurare il benessere, però qualcosa si può fare. «Come Istat, primi in Europa e forse primi nel mondo insieme ai canadesi, nelle rilevazioni sulle famiglie e gli individui abbiamo effettuato misurazioni di benessere economico sia di tipo oggettivo che di tipo soggettivo, e le due rilevazioni riferite alle stesse persone possono non coincidere».

Per esempio, secondo l'indicatore oggettivo della povertà, cioè la "povertà relativa" (famiglie relativamente povere, ossia sotto uno standard che è quello della metà della media delle famiglie italiane), stanno molto peggio il Sud e le coppie con tre e più figli. Secondo l'indicatore soggettivo, invece, non è così: nel Sud solo il 12,1% dichiara di sentirsi povero (versus indice oggettivo, ossia "povertà relativa", pari a 22,4%); le coppie con tre e più figli che si sentono povere sono il 9,6% (versus indice oggettivo pari a 24,4%).

«Dunque – riprende Biggeri - chi ha fatto tre figli "tutto sommato" ha trovato un modo per essere "felice". Le relazioni con i parenti, gli amici e con il prossimo sono considerate prioritarie da tutti gli italiani. Massima soddisfazione proprio verso questo indicatore, mente minima verso altri: per esempio, salute e pubblica amministrazione».

Sul bisogno di un sistema coerente di misurazione sono ritornati anche Mani Tese e Coalizione Italiana Social Watch - organizzatori del convegno -, secondo i quali il ritardo dei Paesi (Italia in primis) nel raggiungimento degli Obiettivi della Campagna del Millennio dell'ONU dipende fra le altre cose dal fatto che non sappiamo misurare bene il benessere, che ogni Paese lo identifica in maniera diversa, e che tale valutazione dipende anche da chi la fa: economisti, statisti, sociologi…: «Il rallentamento rispetto agli obiettivi osservato dall'Onu nel 2005 conferma quanto abbiamo sempre sostenuto - precisa MARIAROSA CUTILLO di Mani Tese/Social Watch -, cioè che si deve riservare più attenzione ai diritti umani e alle politiche sociali, e questo riporta alla necessità di adottare gli indicatori che proponiamo ormai da anni».

Il Pil, inoltre, non fornisce alcuna indicazione rispetto alla distribuzione interna del reddito: questo l'aspetto sottolineato da SABINA SINISCALCHI della Fondazione Culturale Responsabilità Etica. «Si sta ampliando il gap fra ricchissimi e poverissimi in Italia, con il quinto più abbiente del Paese che detiene il 39,1% della ricchezza, e il quinto più povero il 7,8%. Una situazione che, accanto alla riflessione sulla scarsità delle risorse, ci impone anche di continuare a fare pressione sulle istituzioni politiche per una più equa redistribuzione delle stesse».

Una parzialità, quella del Pil, che diviene evidente quando si usano altri indici di sviluppo, e allora le mappe del benessere dei Paesi vanno riscritte in maniera drastica: lo dimostra ad esempio il Quars (indice di qualità regionale dello sviluppo) elaborato da Lunaria, uno dei principali promotori della Campagna "Sbilanciamoci". «Il Quars – spiega TOMMASO RONDINELLA di Lunaria - valuta lo sviluppo di un territorio su misuratori altri: partecipazione democratica, salute, istruzione, educazione, qualità dell'occupazione e non più solo tasso di impiego, partecipazione democratica…».

Secondo MAURIZIO PALLANTE del Movimento Decrescita Felice, l'idea di sviluppo passa anche attraverso il concetto di decrescita economica quale chiave della felicità e si realizza innanzitutto con «tecnologie che accrescano l'efficienza delle risorse diminuendo l'uso di materie prime, dunque efficienza energetica, riduzione dei rifiuti, coibentazione degli edifici… La seconda area di azione – prosegue - riguarda gli stili di vita, dunque le scelte di sobrietà, autoproduzione e riduzione degli scambi commerciali a parità dei servizi. Infine, fondamentale è il ruolo del governo locale, che deve agire attraverso delibere e atti dei consigli comunali, piani regolatori e energetici, ristrutturazione di edifici pubblici, regolamenti urbanistici».

Tutti d'accordo quindi che il Pil sia stato usato indebitamente, tanto da diventare l'indicatore di riferimento che è oggi. Un problema dai contorni culturali, che chiama in causa la coscienza della società, cui spetta l'attività di pressione sulle istituzioni affinché si riapproprino di una capacità di analisi che vada oltre il Pil come unica misura di sviluppo e crescita complessiva dei Paesi.

«Mercoledì prossimo presenterò come tutti gli anni la "Relazione sulla situazione economica del Paese" alla Camera dei Deputati – ha annunciato BIGGERI -, dove ripeterò quello che ho detto altre volte. Nel corso delle diverse legislazioni ho già richiamato all'attenzione dei Governi la povertà relativa: se ne è discusso un po', e poi il silenzio… Ho portato all'attenzione i "jobless", perché ci sono quasi 700 mila famiglie in Italia senza nessun occupato; ho portato all'attenzione il problema della casa per i giovani, che se vanno in affitto pagano anche 700 euro in media al mese. Mercoledì prossimo evidenzierò ancora una volta il problema dell'emigrazione: dall'analisi dei dati individuali su coloro che hanno chiesto il permesso di soggiorno, risulta che è molto alta la percentuale di quanti si sono ormai stabilizzati in Italia, con la famiglia, con il lavoro. I dati cioè dimostrano che se la società prende in considerazione azioni che possono servire per migliorare la situazione dei poveri e di chi si trova in situazioni di disagio, può rendere la nostra vita migliore. E io spero che questo avvenga anche con il contributo della statistica».

Al convegno di oggi, inoltre, presenti anche Victoria Johnson di NEF/Happy planet index, Roberto Lorusso della Campagna "DePILiamoci", Stefano Bartolini dell'Università di Siena, Leonardo Becchetti dell'Università di Tor Vergata/Presidente Comitato etico di Banca Etica, Nello De Padova del Movimento Decrescita Felice.



Terra Futura è promossa e organizzata da Fondazione Culturale Responsabilità Etica Onlus per conto del sistema Banca Etica (Banca Etica, Consorzio Etimos, Etica SGR, Rivista "Valori"), Regione Toscana e Adescoop-Agenzia dell'Economia Sociale s.c., e realizzata in partnership con Acli, Arci, Caritas Italiana, Cisl, Fiera delle Utopie Concrete, Legambiente, in collaborazione con Provincia di Firenze, Comune di Firenze, Firenze Fiera SpA, e numerose altre realtà nazionali e internazionali.


Segnaliamo la conferenza stampa in programma a Terra Futura oggi, domenica 25 maggio:

RAFFAELE BONANNI, segretario generale Cisl

La riforma dei mercati finanziari: la proposta del sindacato e della società civile

ore 12.00–13.00, Palazzina Lorenese, Sala 10

Ufficio stampa: Marta Giacometti - cell. +39 338 6719974 - +39 338 6983321
email:

giacometti.stampa@terrafutura.it – ufficiostampa@ikonstudio.it

Durante i giorni della manifestazione anche: tel. +39 055 4972308 - +39 055 4972309 - fax +39 055 4972318

venerdì 25 maggio 2007

Le statistiche si fanno con Red Hat

ISTAT passa a Red Hat Enterprise Linux per implementare un’architettura distribuita open source

Milano, 25 maggio 2007 – Red Hat (NYSE: RHT), leader mondiale nella fornitura di soluzioni open source, annuncia che ISTAT, Istituto Nazionale di Statistica (http://www.istat.it ), ha deciso di migrare a Red Hat Enterprise Linux i suoi server multi processore con architettura x86.

La convergenza tra un’azione di “lobbying” portata avanti da molti tecnici favorevoli all’open source e la disponibilità del nuovo management della direzione IT ha dapprima stimolato la nascita di un gruppo di lavoro “ufficiale” sull’open source ed in seguito ha consentito di discutere ed approvare un’ipotesi di nuova architettura per i server dell’Istituto.

Nel 2003 l’Istituto ha dunque avviato un progetto pilota attraverso il quale sperimentare i possibili pro e contro della migrazione a Linux, progettando la nuova architettura di elaborazione di una delle sedi distaccate di Roma, dove operano le direzioni delle statistiche economiche.
Per la fase di progetto, sono stati acquistati 8 server multi processore con architettura x86 di cui quattro con funzioni di database server, due con funzioni di application server, uno per la gestione dei backup e uno destinato alla sperimentazione. Il sistema operativo scelto è stato Red Hat Enterprise Linux AS versione 3. Dopo qualche mese il progetto è stato portato a termine con successo e ha rappresentato la pietra miliare che ha dato vita al cambiamento dell’intera architettura di elaborazione dell’Istituto.

In seguito alla conclusione positiva della sperimentazione, l’Istituto ha deciso di adottare la soluzione Linux come standard di riferimento per tutti i server dell’istituto e, al momento, si sta completando la migrazione di tutti i dati e le applicazioni su circa 30 nuovi server multi processore con tecnologia 64 bit AMD/Opteron o Intel Itanium2 e sistema operativo Red Hat Enterprise Linux AS versione 4.

ISTAT ha infatti deciso di puntare su soluzioni che offrissero supporto, certificazioni dei prodotti software, economicità dei costi di licenze, contratti di manutenzione e assistenza e la scelta è caduta su Red Hat come distribuzione Linux ufficiale, in quanto accettata come sistema operativo di riferimento per una vasta gamma di soluzioni commerciali dei più noti produttori software (commerciale e libero), tra cui quelli utilizzati in Istituto.

“Si è trattato di un’esperienza più che positiva che ha comportato dei costi in termini di risorse umane da formare e un cambio di prospettiva per il nuovo modo di lavorare e di interagire con la comunità open”, ha dichiarato Gerardo Giacummo, Direttore Centrale dell'IT ISTAT . “Proprio questo fattore, tuttavia, è stato determinante nell’aumentare la capacità di analisi e la competenza del personale operativo interno preposto alla gestione dei sistemi informatici. Per supportare la migrazione a Linux è stato reso operativo un piano di formazione che ha coinvolto centinaia di dipendenti, tra personale sistemistico, sviluppatori applicativi e utenti finali (statistici)”.

Aumentata capacità di analisi e competenza del personale operativo preposto alla gestione dei sistemi IT, forte aumento delle prestazioni in termini di velocità di esecuzione e delle prestazioni, notevoli economie sulle licenze software e drastica diminuzione delle chiamate di assistenza (il supporto Red Hat è stato attivato solo per problemi di secondaria importanza) sono alcuni dei vantaggi ottenuti dalla migrazione.

“Anche prodotti proprietari come il prodotto di gestione del backup (IBM Tivoli TSM) si sono integrati senza problemi nel nuovo ambiente operativo, a riprova della validità e dell’apertura della soluzione adottata”, conferma Giacummo. “Alcuni server eroganti servizi particolarmente critici sono stati configurati in alta disponibilità utilizzando il prodotto RedHat Cluster. Per quanto riguarda l’aggiornamento del sistema operativo e l’applicazione delle patch di sicurezza, attività piuttosto critica visto l’elevato numero di server, è stato deciso di utilizzare il prodotto Red Hat Satellite che garantisce uniformità e coerenza di esecuzione delle operazioni in questione”.

Per ulteriori informazioni su Red Hat, visitate il sito www.redhat.com.


Red Hat, Inc.
Red Hat è il principale fornitore al mondo di Linux e di software open source. Ha sede centrale a Raleigh, negli USA, e uffici in tutto il mondo. Red Hat ha l’obiettivo di portare le soluzioni Linux e open source verso una più ampia diffusione rendendo disponibili tecnologie di alta qualità ed a costi contenuti. Red Hat offre software di sistema, ed anche soluzioni middleware, applicative e di gestione, oltre ad offrire supporto, training e servizi di
consulenza ai propri clienti in tutto il mondo, direttamente e tramite partnership di elevato livello. La strategia open source di Red Hat mette a disposizione ai clienti un piano di lungo termine per le creazione di infrastrutture basate su tecnologie open source e mirate alla sicurezza ed alla semplicità d’uso. Ulteriori informazioni sono disponibili al sito www.redhat.com

Per ulteriori informazioni stampa:

Chiara Possenti / Sandro Buti
Axicom Italia srl
Tel 02-7526111
chiara.possenti@axicom.it
sandro.buti@axicom.it
web site: www.axicom.com

lunedì 21 maggio 2007

L’ISTAT è mobile

Non occorre avere a disposizione un computer,  basta un cellulare per collegarsi –da qualsiasi luogo- al sito mobile.istat.it e verificare i principali dati economici e demografici.

Sebbene dedicato a tutti i cittadini, il servizio si rivolge in particolare a un'utenza professionale e istituzionale che possa trarre effettivo vantaggio dall'accessibilità ai dati ufficiali nel corso di un convegno, di una riunione di lavoro o di un dibattito in televisione.

Al momento, il menu presenta la possibilità di visualizzare le variazioni tendenziali dei principali indicatori economici, a brevi serie storiche dei dati congiunturali, al bilancio demografico dei comuni, agli indici per le rivalutazioni monetarie, a una sintesi delle più recenti informazioni diffuse dall'Istituto. C'è anche un motore di ricerca per singola parola che facilita l'individuazione dei dati.

Realizzato in linea con le tendenze della moderna tecnologia mobile, il sito è raggiungibile dai browser dei dispositivi che supportano il linguaggio XHTML MP; l'accesso alla URL mobile.istat.it è rapido e la navigazione semplice.
L'intento è quello di rendere i dati ufficiali ancora più a portata di mano e promuovere l'uso dell'informazione quantitativa come supporto alle decisioni. L'Istat è stato tra i primi istituti di statistica in Europa ad interessarsi a questo nuovo strumento e a fornire ai cittadini un tipo di servizio che rispetta i modi e i tempi di una società avanzata.

Provate mobile.istat.it presso lo stand dell'Istituto nazionale di statistica.

per maggiori informazioni: Istat, Ufficio della comunicazione, via Cesare Balbo 16, 00184 Roma, tel. 06.46732243-4, fax 06.46732240,
e-mail comunica@istat.it

venerdì 26 gennaio 2007

Istat: Ict e imprese "aziende ancora in ritardo"

(Fonte Shinynews.it) Luci e ombre nel rapporto tra le imprese italiane e l'Ict, alcuni progressi e i difetti di sempre. Ma questa lettura neutrale dei dati Istat non è positiva.

L'Istat ha diffuso i principali risultati della rilevazione sull'uso dell'Ict nelle imprese con almeno 10 addetti, riferiti al 2005 per quanto concerne il commercio elettronico e al 2006 per l'uso delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione. La ricerca è stata condotta su un campione di 36.347 imprese, rappresentativo di un universo di 183.386 imprese che occupano complessivamente 7.768.327 addetti nei settori della manifattura, delle costruzioni, del commercio all'ingrosso e al dettaglio, degli alberghi, dei trasporti, magazzinaggio e comunicazioni, delle attività immobiliari, noleggio, informatica, ricerca e sviluppo e degli audiovisivi. Le conclusioni, che l'istituto ha ricavato dai dati ottenuti, mostrano un rapporto ancora difficile tra il mondo dell'imprenditoria e i sistemi innovativi, sebbene si possa dire che sia in costante crescita la diffusione delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione nelle imprese.

La lettura generale
A inizio 2006, le aziende con almeno un personal computer sono il 96,4% del totale e l'utilizzo del Pc almeno una volta la settimana raggiunge la media del 39,8% del totale, mentre il 28,2% degli addetti utilizza personal computer connessi ad Internet. Sul piano della diffusione territoriale, confermato il ritardo delle imprese del Sud (19,1%), rispetto al resto del Paese. In sostanza, un allineamento complessivo con i dati dell'anno precedente.

Informatica sì, ma residente
Un esempio del sottoutilizzo del Pc da parte delle imprese riguarda il telelavoro: l'utilizzo del Web come strumento per lavorare lontano dalla propria sede (da casa, presso altri partner o clienti, da altre sedi dell'impresa, durante i viaggi di lavoro) rimane un'opportunità ancora sottostimata dalle imprese. Appena il 4,4% delle imprese informatizzate vi ricorreva. Una percentuale che scende sotto il 3% per le imprese di dimensione piccole (10-49 dipendenti), mentre risale per le aziende più grandi (il 16,1% di quelle con 100-249 addetti, mentre va al 31,4% per le grandi imprese con almeno 250 addetti).

Posta elettronica e Internet diffusi
Se la posta elettronica resta uno dei punti consolidati nello sviluppo dell'Ict tra le imprese italiane (il 94,1% delle aziende la usa), insieme alla connessione a Internet (ne dispone il 96,4%), soltanto il 58,8% delle aziende ha ritenuto opportuno dotarsi di un proprio sito Web, il 34,6% connette i computer aziendali con reti Intranet e il 13,4% utilizza Extranet.
Il tipo di attività esercitata e le dimensioni dell'impresa influenzano la diffusione dei siti Web aziendali: la differenza è notevole tra le imprese con 10-49 addetti (ce l'ha il 56,1%) e quelle con 250 addetti e oltre (quasi al completo: 89,1%), nonché tra le imprese del Nord (63,3%) e quelle del Sud (47,3%). Il che conduce a una duplice lettura: da una parte rimangono spazi di crescita notevoli e c'è ancora un mercato da sondare per i webmaster. Dall'altro le aziende non sfruttano ancora le potenzialità dei siti e, in generale, probabilmente si è più vicini alla fase zero (il sito-vetrina) che non alla fase due (il sito-servizi).

La banda larga si fa spazio
Un dato incoraggiante riguarda il tipo di connessione utilizzato dalle imprese: si nota una progressiva espansione della banda larga (72,2%) che sta sostituendo tipologie di connessione più tradizionali e ormai obsolete. Cominciano a incontrare un certo favore anche le connessioni wireless (11,6% contro il 7,8% dell'anno precedente). Grazie alle connessioni veloci, la Rete consente sempre un maggior accesso ai servizi: bancari o finanziari (81,1% delle imprese), per acquisire informazioni sui mercati (65,6%) oppure dati e informazioni (51,6%). Ancora in ritardo l'utilizzo di Internet per acquisire servizi post-vendita (29,5%) e per formare e istruire il personale (12,3%), mentre è ormai diventato un reale e concreto canale di comunicazione nei rapporti fra le imprese e la Pubblica Amministrazione (dalle informazioni alla modulistica, allo svolgimento di procedure): il 93,1% delle imprese lo ha sfruttato.

La propria presenza online
In generale, nel 2006, il 95,1% delle imprese usa la Rete per attività di marketing dei propri prodotti/servizi e per facilitare la consultazione e la scelta di un proprio catalogo (43,5%); minore è invece l'interesse per la trasmissione di informazioni digitali (24,6%), i servizi di personalizzazione (23,2%), i servizi post-vendita (16,5%) e la compatibilità per l'accesso via telefono cellulare (4,5%).

E-Commerce indietro
Per quello che riguarda le attività di commercio elettronico, bisogna subito dire che sono caratterizzate da una relazione diretta con la dimensione delle imprese: un'impresa su quattro tra quelle con meno di 50 addetti e quasi una su due di quelle con almeno 250 addetti acquista online prodotti o servizi. Più in generale, l'incremento registrato (dal 19,6% del 2004 al 27,9% del 2005) è buono, ma ancora insufficiente per decretare il successo dell'e-commerce. A conferma di questa sensazione giungono i dati relativi alle vendite sul Web: ancora poco diffuse (appena il 3,8% delle imprese vi ricorre, per un valore complessivo del 2,0% del fatturato totale) e si rivolgono principalmente alle amministrazioni pubbliche e alle imprese. Anche il mercato di riferimento delle vendite online è ancora in stragrande prevalenza solo quello nazionale (82,8%), mentre l'esportazione verso Paesi (soprattutto extra UE) è molto limitata.

La sicurezza
Il rapporto tra imprese e Ict è dominato anche dalla questione sicurezza: nel corso del 2005, il 66,5% delle imprese ha dovuto affrontare problemi causati dalla presenza di virus nei PC (65%), e, in misura minore, da accessi non autorizzati ai sistemi informatici dell'impresa (3,7%). Pochi i casi di frode informatica o spionaggio industriale (0,9%). Gli strumenti utilizzati per proteggere i sistemi informatici aziendali e tutelare la sicurezza dei dati sono prevalentemente antivirus (98,7% delle imprese), firewall (71,1%) e backup dei dati (65,7%). Ancora poco diffusi i sistemi basati sulla biometria, la crittografia, le procedure di autenticazione e codificazione (come la firma digitale).

Luci e ombre: nulla di nuovo
Il rapporto tra imprese e Ict, così come delineato dall'indagine, conferma i progressi ma anche le tare del passato. La PMI stenta sempre a intuire il potenziale dell'innovazione tecnologica, soprattutto per rivolgersi ai nuovi mercati emergenti. Il Mezzogiorno non riesce a colmare il divario che lo separa dal resto dell'Italia. Non si vede un concreto interesse a sviluppare l'e-commerce né a utilizzare il Web nelle sue forme più avanzate.
Dal punto di vista metodologico questi dati sono riferiti con grande ritardo: un anno nell'Ict può rappresentare un balzo temporale rilevante. Tuttavia, vista la velocità di movimento del sistema, questi rimangono pur sempre dati ufficiali che permettono considerazioni appropriate, purtroppo non improntate all'ottimismo.


Origine: http://www.shinynews.it/economy/0107-dati-istat.shtml

Disclaimer

Protected by Copyscape


Il CorrieredelWeb.it è un periodico telematico nato sul finire dell’Anno Duemila su iniziativa di Andrea Pietrarota, sociologo della comunicazione, public reporter e giornalista pubblicista, insignito dell’onorificenza del titolo di Cavaliere al merito della Repubblica Italiana.

Il magazine non ha fini di lucro e i contenuti vengono prodotti al di fuori delle tradizionali Industrie dell'Editoria o dell'Intrattenimento, coinvolgendo ogni settore della Società dell'Informazione, fino a giungere agli stessi utilizzatori di Internet, che così divengono contemporaneamente produttori e fruitori delle informazioni diffuse in Rete.

Da qui l’ambizione ad essere una piena espressione dell'Art. 21 della Costituzione Italiana.

Il CorrieredelWeb.it oggi è un allegato della Testata Registrata AlternativaSostenibile.it iscritta al n. 1088 del Registro della Stampa del Tribunale di Lecce il 15/04/2011 (Direttore Responsabile: Andrea Pietrarota).

Tuttavia, non avendo una periodicità predefinita non è da considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 07/03/2001.

L’autore non ha alcuna responsabilità per quanto riguarda qualità e correttezza dei contenuti inseriti da terze persone, ma si riserva la facoltà di rimuovere prontamente contenuti protetti da copyright o ritenuti offensivi, lesivi o contrari al buon costume.

Le immagini e foto pubblicate sono in larga parte strettamente collegate agli argomenti e alle istituzioni o imprese di cui si scrive.

Alcune fotografie possono provenire da Internet, e quindi essere state valutate di pubblico dominio.

Eventuali detentori di diritti d'autore non avranno che da segnalarlo via email alla redazione, che provvederà all'immediata rimozione oppure alla citazione della fonte, a seconda di quanto richiesto.

Per contattare la redazione basta scrivere un messaggio nell'apposito modulo di contatto, posizionato in fondo a questa pagina.

Modulo di contatto

Nome

Email *

Messaggio *