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domenica 7 luglio 2019

Restiamo umani.

Arriverà mai il giorno in cui su Facebook la vita di un profugo qualsiasi (che sia un bambino, una donna stuprata e/o incinta, un ragazzo che non arriva ai 30 anni, ecc.) varrà almeno quanto quella di un gattino o cagnolino da adottare?

Arriverà mai un giorno in cui tutti ci commuoveremo e indigneremo perché non solo non viene fatto di tutto per salvare ogni vita umana, ma addirittura si taccia di buonismo chi non si rassegna a tanto indifferente cinismo o, peggio ancora, si criminalizza chi si impegna direttamente per gettare un braccio verso queste persone disperate?

Esseri umani che, prima di morire affogate, non gridano aiuto ma urlano il proprio nome nella speranza che chi eventualmente dovesse sopravvivere potrebbe magari un giorno comunicare la loro triste sorte ai familiari? 

Sappiatele certe cose, voi che quando guardate un film sul nazifascismo come Schindler’s list o Perlasca, vi chiedete come sia mai stata possibile un’era in cui le persone erano così cattive e insensibili al dramma che si perpetuava sotto i propri occhi?

Sappiatelo che i nostri nipoti e pronipoti non si capaciteranno e non ci perdoneranno per cosa stiamo permettendo di fare a Salvini e suoi scagnozzi

#RestiamoUmani



PS: La premessa è stata doverosa perchè ho esplicitato la mia scala di Valori.
La vita umana viene prima di tutto.

Con questo non volevo intendere che la vita umana è l’unica importante e che non bisogna aver rispetto e tutela anche della vita animale (o vegetale: preservare la biodiversità è un imperativo per l’Uomo del Terzo Millennio).

Anche a me è capitato di spendere uno sproposito in operazioni chirurgiche e medicine per un cane.

La mia premessa era per mettere in risalto alcune contraddizioni della nostra società.
Un mondo in cui, giustamente cerchiamo di avere sempre più cura e rispetto per gli animali (soprattutto da compagnia, ma la sensibilità è maggiore anche verso gli animali che entrano nella nostra scala alimentare).

Un mondo in cui la Vita è di per se Valore.
E in questo mondo in cui la Vita di chiunque, da quella di un uomo a quella di un gatto, è degna di rispetto, io non mi capacito per l’indifferenza verso così tante vite umane che muoiono nelle stesse acque in cui noi ci facciamo il bagno.

Se si avesse avuta notizia di una sola barca con un carico di cuccioli affogati, ti immagini l’onda di commozione e indignazione popolare?

Invece ormai siamo tutti assuefatti da bollettini di morti affogati che manco fanno più clamore.

Questo per me è assurdo e angosciante. 

domenica 19 maggio 2019

Meno partenze, meno morti. il messaggio “cristiano” di Salvini.

Meno partenze, meno morti.

È verissimo. È questo il messaggio "cristiano" di Salvini. 

Se però non partono, muoiono lo stesso, o in Libia, nei campi di concentramento, oppure nei loro Paesi.

Dunque, farli crepare in mare è un peccato, farli morire altrove no, è più cristiano.

Quando l'unica cosa da fare, sarebbe quella di smettere di affamarli, smettere di pretendere di comandare a casa loro, e smettere di finanziare chi gli porta la guerra, sempre a casa loro.

Adesso il genio mancato di turno penserà: 'La kolpa è della Francia di macronnneeee!'

Perché è più comodo pensarla così. Perché ci conviene pensarla così. No, la Francia di Macron ha le stesse colpe dell'Italia di Monti, di Renzi, e dell'Italia di Salvini, di Di Maio e di Conte

Solo che è troppo facile incolpare Macronnne e la Francia. Perché noi italiani, nel dare le colpe agli altri evitando di proposito di guardare dentro casa nostra, siamo sempre stati i numeri uno.

Finché avranno fame o scapperanno dalla guerra (La differenza tra migranti e profughi per me NON ESISTE. 
Anzi, la guerra è l'ultimo motivo per emigrare) Loro verranno qui, in Europa
Io non li biasimo. 

Che se davvero potessero scegliere loro invece di essere trattati da pacchi postali, non sceglierebbero di sicuro l'Italia
Per una questione proprio di lingua. E noi avremmo almeno il 70% di migranti di meno. 
Non sarebbe meglio per tutti?

Ma è più facile alzare i muri nel nome di Dio, di Gesù Cristo e della Madonna, che vogliono tutt'altro che alzare dei.

L'immigrazione è un tavolo con 10 biscotti. Il politico di turno se ne mangia 9, e poi avverte l'italiano dicendogli: 'Attento all'immigrato, si vuole mangiare l'ultimo biscotto'. Indicandogli il nemico da odiare. 
Ed in questo, ossia indicare i nemici da odiare, Matteo Salvini è il numero uno. 

Mi dispiace solo fino a due anni, quei nemici, eravamo noi meridionali
Se sei meridionale e sei leghista, è solo perché ti sei alleato con il tuo aguzzino, in cambio della promessa di Salvini, mantenuta, di smettere di considerarti il male dell'Italia. 
'Mantenuta' poi perché è quello che lui ti fa vedere. Perché Salvini ha cambiato la sua politica, solo quella, non la sua idea. 

Salvini ha odiato i meridionali per oltre 20 anni, ed io alle improvvise conversioni non ci ho mai creduto. 
A Salvini servono solo i vostri voti, SVEGLIATEVE!

La guerra tra poveri, la vincono gli stessi poveri solo se si alleano, insieme, per sconfiggere i ricchi. 
I ricchi sono loro. I poveri siamo noi e gli immigrati. 
Che volemo fà? Continuare a prendercela con loro? 
Facciamolo pure. Ma poi non lamentiamoci, se la guerra non la vinciamo.

Spesso ve la prendere con dei bambini. Il vostro capitano li ha chiamati confezionati. 
Sono loro quei pericolosi criminali dei quali avete paura? 
Se loro minano alla vostra identità italiana, beh vuol dire che quell'identità, voi, l'avete già persa da un pezzo.



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lunedì 10 dicembre 2018

Ennesima donna uccisa (da italiani). Tragedie della follia umana o dramma sociale?

Ennesima donna ammazzata da italiani: strage senza fine, ma mi raccomando: il pericolo viene dagli stranieri... 

La strage a Paternò. I bambini avevano 6 e 4 anni, la donna 35. Secondo i carabinieri, il movente è la gelosia o le difficoltà economiche. I corpi scoperti dal papà di lei. Il cugino: "Era un ragazzo d'oro". La suocera urla: "Maledetto". Nella casa trovati farmaci antidrepressivi

Il Ministro dell'Interno Matteo Salvini non spreca parole per questa famiglia distrutta da un nostro connazionale e la notizia sparirà in breve dall'attenzione dell'opinione pubblica italiana.

Del resto anche La Repubblica, nel dare oggi la triste news di questa strage famigliare compiutasi a Catania la titola così: "Catania: uccide la moglie e i due figli piccoli, poi si spara".

E così, mentre ogni allarme sociale viene indirizzato verso gli stranieri in Italia, ai quali viene attribuita ogni nefandezza criminale, purtroppo non ci troviamo a commentare un caso singolo parlando degli omicidi consumatisi all'interno delle famiglie o al termine di relazioni sentimentali.

La questione non è da inquadrare come il semplici insieme di episodi scatenati da disturbi psichici, gravi forme depressive, instabilità mentali patologiche. 
Quando il fenomeno si ripete e continua ineluttabilmente ripetersi il dramma non è più singolo ma diventa collettivo perché riguarda tutto il contesto sociale in cui il fenomeno si manifesta. 

Per questo ritengo che il problema sia da analizzare secondo categorie sociologiche.
Bollare il fatto come una "tragedia della follia" è per noi rassicurante. 
Se l'azione è stata commessa da un matto, una persona gravemente malata mentalmente, allora il fatto si riesce in qualche modo a comprendere perché si spiega da sé: è stata solo la singola azione di un folle.  

Ma è corretto ridurre il dramma ad un elenco di singoli episodi isolati che non avrebbero alcun collegamento tra di loro?
Ci rendiamo conto di quanti sono stati, solo quest'anno, i singoli uomini, padri di famiglia, vicini di casa esemplari, persone fino al giorno prima per bene, che ad un certo punto sono "impazziti"?

Ovvio che sia andato fuori di testa un uomo che uccide la donna che ha amato e da cui non riesce a separarsi, salvo per poi separarsene per sempre uccidendola. 
Ovvio che ha perso ogni lume della ragione un uomo che arriva a desiderare la morte per i propri figli, l'azione umana che va più contro qualsiasi istinto naturale
Ovvio che l'assassino abbia avuto drammatici disturbi psicologici. 
Per questo ho pietà pure di lui. Non perché alla fine sia morto pure lui.
Ma perché pure lui è rimasto vittima di una "follia sociale" che continua a replicarsi.
Ribadisco ancora: poiché queste tragedie si ripetono e ripetono, qualcosa di morbosamente malato ci deve essere nella nostra Società, nella nostra Cultura. 
E in qualche modo ne siamo tutti responsabili perché tutti contribuiamo: vivendo, relazionandoci con i nostri cari, crescendo ed educando i nostri figli e nipoti.

Quasi tutte queste persone che hanno commesso questo tipo di omicidi, prima di compierle erano ritenute sane di mente
Pensate pure all'ulteriore dramma di parenti e amici di queste famiglie sterminate, che magari sapevano che c'era una crisi coniugale, tensioni, depressione... ma mai e poi mai si sarebbero immaginati un epilogo del genere. E se ne faranno per sempre una colpa esistenziale.

Provo solo ad immedesimarmi e poi con terrore mi chiedo: io sarei capace di capire e quindi evitare qualcosa del genere se capitasse a qualcuno che conosco o, peggio ancora, a qualcuno che mi è caro?
Ecco... io spero e credo di sì. Ma il mio stato d'animo resta dolente e angosciato.

In Italia, mentre gli episodi di criminalità sono in trend calante - nonostante quanto urli la propaganda di Salvini - non diminuiscono le donne uccise nell'ambito di tragedie familiari. 
Ad oggi si contano quasi un centinaio di donne uccise dall'inizio del 2018.
Solo quest'anno quasi ogni tre giorni una moglie o compagna è stata assassinata dal proprio marito o partner e spesso la tragedia si è conclusa pure con la morte dei loro figli.
Questo sì è pazzesco!

A me il termine femminicidio per definire queste uccisioni non piace particolarmente perché mi sembra di porre la questione solo in termini di genere, come un semplice: "uomini che odiano le donne"
Forse, invece, dovremmo interrogarci sulle sorti del declino della famiglia tradizionale allargata che probabilmente un tempo faceva da rete protettiva contro i drammi della moderne famiglie ridotte a nuclei isolati.
E in effetti la cronaca ci riporta anche la triste realtà degli episodi di donne che uccidono i propri figli e poi si tolgono la vita.
Ma è innegabile che  -ahimè - quasi sempre è il genere maschile a scatenare la violenza famigliare.
Di sicuro, gli interrogativi restano tantissimi, ma certezze, spiegazioni e risposte semplici non ce ne sono.

E allora mi fanno rabbia quei politici che gettano continuamente lo sguardo alla caccia allo straniero. 
Sempre presenti come sciacalli a commentare i crimini commessi dagli stranieri, quasi come se li commettessero proprio per il loro "essere stranieri".
Le vittime assumono importanza mediatica solo a causa della nazionalità dei loro aguzzini.
Così tutti ci ricordiamo della povera Pamela uccisa dai nigeriani, ma non della povera Jessica, uccisa una settimana dopo, con oltre ottanta coltellate da un italiano. 
Due ragazze accomunate in tutto, non solo dalle morti violente ma anche dalle tristi esistenze parallele fatte di marginalità, ma non nella memoria collettiva.

A questo ci ha portato la campagna di odio razziale con la quale Salvini sta conquistando sempre più i favori dell'elettorato italiano.
Un'altra cosa che mi lascia sgomento.

Una donna uccisa quasi ogni tre giorni.
Questa è "l'emergenza". Ma l’attenzione è tutta dirottata sugli stranieri, "neri, brutti e cattivi".
Non me ne do pace. 
 
Andrea Pietrarota

domenica 21 ottobre 2018

Domenico Lucano, l'uomo della Speranza e dell'Italia che vorrei


"Nessun essere umano può rimanere indifferente, quando un altro essere umano chiede di essere aiutato".

Che uomo, Domenico Lucano!
La mitezza, l’umanità, l’integrazione, lo scambio interculturale, la reciproca solidarietà contro l’arroganza, l’ostilità, il razzismo, la xenofobia.



"Io spero che l’Italia stasera fosse davanti alla TV.
Pro e contro, per capire e poi parlare.
Ho visto un Uomo che a tutti noi avrebbe tanto da insegnare.
A chi parla di rispettare la legge e vive in un paese in cui la legge la rispettano in pochi, dai piccoli gesti quotidiani al grande malaffare.
A chi ama, cura e rispetta i territori.
Io avrei tanto da imparare da Domenico Lucano, e spero un giorno di poterlo incontrare.
Ho ascoltato un Uomo che ha saputo trasformare un problema, lo sconforto di un’area interna depressa e malconcia in un’oasi di contaminazione e serenità.
Fa paura tutto questo? A chi fa paura?
Leggo quotidianamente di razzismo, di aggressioni e cattiveria, di “razza superiore” e di “razza inferiore”. E questo mi fa paura. Perchè la verità è che siamo frustrati e diamo la colpa a chi è più sfortunato di noi, perchè è facile.
Fare ciò che ha costruito Domenico Lucano non è facile.
Ha arricchito esseri umani di Umanità.
Ha dato una dignità a chi noi oggi consideriamo “bestie”. E so che non è bello leggerlo, ma è così.
Riace è un esempio di quello che potremmo essere e non siamo, di quello che dovrebbe essere normale e non è.
Ho pianto per tutta la durata del suo intervento, e sapete perchè?
Perchè vedo un Uomo condannato per avere aiutato chi soffre.
Perchè vedo il mio Paese cambiare giorno dopo giorno, e non lo riconosco più.
Spero che Mimì possa tornare presto a Riace e riprendere il suo lavoro, spero che gli occhi di tutte quelle Persone di così tanti colori e culture continuino a brillare come quando nelle interviste di questi giorni gli chiedevano un parere sul proprio Sindaco.
Io amo il mio Paese e ogni giorno incontro Persone straordinarie. E spero che siano queste, con la loro cura, il rispetto e la passione a prendere il sopravvento sul resto.
Nulla mi lega a Domenico Lucano, e sono una persona a cui sta molto a cuore il rispetto della Legge. Dallo scontrino, alla ricevuta dal medico, alle cose più importanti.
E chissà perchè in Domenico Lucano e in Riace, nonostante tutto, io vedo la Speranza. Vedo l’Italia che vorrei, che mette il prossimo prima di se stesso. A prescindere dal colore, dalla provenienza, dall’interesse.
Io questa sera mi sento piccola piccola, quasi impotente.
Mi è rimasta impressa una frase questa sera: “Siamo ciò che incontriamo”.
Io credo che a Riace lui abbia fatto un grande Miracolo: a queste Persone sfortunate lui ha fatto incontrare l’Amore, il Rispetto, la Generosità.
E al di là di ciò che accadrà a Mimì e a Riace, queste Persone saranno Amore, Rispetto e Generosità, per sempre".

di Emma Taveri 


#Riace #MimmoLucano #chetempochefa

sabato 7 luglio 2018

Emergenza migranti. Io scelgo la responsabilità e l’amore.

Condivido il pensiero della mia cara amica Olga. 

"Uso molto poco facebook…per una sorta di timidezza e privacy di cui ho bisogno ma oggi non posso esimermi. Seppur a 9000 km di distanza e 6 ore di fuso orario io oggi indosso la maglietta rossa.

Lo faccio per un atto di responsabilità. Perché rispetto i diritti umani. Perché sono indignata. Per dire no a chi usa la paura per avere ragione. Per dire basta con scuse a chi gioca con le parole migranti economici o rifugiati. Per dire no al populismo che checchè se ne dica è il contrario di democrazia. 

Non c'è giustificazione alcuna per la tragedia umanitaria cui stiamo assistendo. Non ci sono possibilità di dubbio. L'indifferenza e l'irresponsabilità con cui l'Italia e l'Europa stanno affrontando questa questione è quanto di più aberrante e crudele si possa perpetuare a danno dei più poveri e dei più sfruttati.

Chi sceglie l'amore e la responsabilità è dalla parte della ragione, del raziocinio, del buon senso, della ponderatezza e della lucidità, elementi necessari per gestire e trovare una soluzione ad una questione complessa, con efficacia ed a lungo termine. Sempre.

Chi sceglie l'odio e la paura, sceglie l'emotività, la rabbia, non si ritiene responsabile e trova un capro espiatorio, un imputato qualsiasi per i suoi problemi.

Chi sceglie l'odio sceglie la follia, l'irrazionalità e l'irresponsabilità ed affida il proprio destino e quello di altri a chi urla di più, a chi promette soluzioni insensate e pericolose, purché immediate, senza pensare al dopo.

Io scelgo la responsabilità e l'amore. 
E dico a quelle bambine e bambini, a quelle madri e padri, a quelle donne e uomini che lasciano il proprio paese perché costretti. Io sono dalla vostra parte. IO NON HO PAURA"

Olga Caricato

Olga Caricato is an Italian autor. She believes in the ideology of self-improvement through education and experience.  
Something she calls “La previdenza inconsapevole.” 

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www.CorrieredelWeb.it

martedì 19 giugno 2018

Razzismo e xenofobia. La banalità del male. Al supermercato.


LA BANALITÀ DEL MALE

Oggiono (provincia di Lecco), cassa del supermercato. Io sto mettendo via la mia spesa. 

Inevitabilmente, colgo la conversazione tra due cassiere.


"Hai visto i due ne#ri che sono usciti?"

L'altra cassiera grugnisce.
"Uno aveva una lattina in tasca".


"Eh, ma non se ne può più! Questi vengono qui e pretendono di fare come a casa loro".

"Io non ero razzista, ma adesso lo sono diventata. Guarda, dovremmo bruciarli tutti". 

Lo dice con voce squillante, come se cercasse il consenso della dozzina di persone che stanno a portata d'orecchio. 

Segue un mezzo secondo di silenzio assoluto, mentre sistemo nel carrello le costine e le salamelle. 
Un sacco di gente attorno, nessuno dice niente.

Mi si chiude un'arteria e decido di dirlo io, qualcosa: "L'ultima cosa che ha detto è un reato, signora, lo sa?"

Lei mi guarda sbigottita. 
Io le porgo il bancomat e continuo. 
Voce calma, ma continuo: mi si è chiusa l'arteria, no? 
Mica posso fermarmi.

"Si chiama istigazione all'odio razziale. Legge Mancino. Quando finisce di lavorare vada a cercarsi su Google quali pene sono previste, così sa che cosa rischia ad esprimersi in quel modo".

Lei, evidentemente priva di fantasia, ripetendosi: "ma quelli vengono qua e pretendono di fare i padroni!"

- "Se li ha visti rubare chiami le forza dell'ordine, allora. Può dire che se quei due sono dei ladri devono essere puniti, non che tutti quelli di quel colore debbano essere bruciati. Lei ha la libertà di dire quello che vuole, signora, ma deve essere consapevole delle implicazioni e delle conseguenze di quello che dice".

Silenzio assoluto. Gente che si guarda i piedi. Nessuno dice niente.

La banalità del male comincia a prendere piede quando persino una cassiera cinquantenne di un supermercato di Oggiono, grassoccia e dal sorriso stereotipato, comincia ad esprimersi come Himmler.

Non lasciamoglielo fare senza farli sentire delle merde.

Meritano, che qualcuno li faccia sentire delle merde.




Giobbe Covatta qualche giorno fa in tv ha detto una frase che riporto a braccio: "quando qualcuno ci chiederà (come chiesero ai tedeschi sui campi di concentramento): ma voi dove eravate mentre queste persone affogavano? Noi che risponderemo?"

Anche io credo che sia importante ribadire a gran forza il valore della solidarietà umana.

Per questo sto raccogliendo le testimonianze di chi, sui Social e nella vita reale, non resta zitto.

Razzismo e xenofobia. In atto la ridefinizione dei veri amici, tra Social e vita reale

"La bolla di Facebook, che pensiamo tutti rappresentare il mondo a noi più vicino, una comfort-zone, cosa mi sta rivelando? 

Che per moltissimi miei amici, parenti e colleghi Matteo Salvini ha fatto bene!
Salvini, uno che lancia questo #chiudiamoiporti agganciandolo a questa foto beffarda, da coccodrillo in giacca e cravatta.

Ecco, sarò naïve, ma di questo non me ne faccio una ragione.

Capisco il non farsi perculare dall'Unione Europea, capisco tutto...
Ma ritenere “giusto” utilizzare per dimostrazione di forza oltre 600 persone lo trovo, sì, disumano!

E che lo pensino persone a me vicine è avvilente e frustrante.
Arriveremo ad un punto in cui capiremo il valore degli studi, ad esempio, di Irene Tinagli e Richard Florida sulla correlazione tra contesti sociali e organizzativi variegati e diversi, per etnia, censo, orientamento sessuale, famiglia di provenienza, e la capacità di generare ricchezza e innovazione. 

E capiremo anche come questa politica che punta il dito al "diverso", come l’unica minaccia al benessere degli Italiani, stia in realtà distruggendo valore.
Io provo vergogna in questo momento, la provo anche per molti miei amici, parenti e colleghi.
Salvini è ormai oltre la vergogna".

lunedì 18 giugno 2018

L'Italia a chi parla (e scrive) italiano!



Propongo la cittadinanza italiana a chi sa usare i verbi ausiliari e il congiuntivo
Sono di maniche larghe in fondo. 
Però tutti gli altri li voglio sui gommoni. 
Via tutti! 

L'Italia a chi parla italiano!

E tutti gli ignoranti dove li mandiamo? 
E che ne so, c'abbiamo il Ministro dell'Inferno Matteo Salvini per 'ste cose. 

...Ma poi il secondo vice presidente del Consiglio, nonché Ministro del Lavoro Luigi Di Maio deve espatriare pure lui! 

E va be', sono i danni collaterali di una politica fatta col pugno di ferro. 

Ci possiamo consolare che non sarà un cervello in fuga e il tasso di alfabetizzazione italiana registrerà un innalzamento come sale sopra un barcone libico.

giovedì 14 giugno 2018

Immigrati. L'Italia è davvero invasa da stranieri, extracomunitari, profughi, rifugiati e clandestini?


Per il 36% degli italiani, nel nostro paese, ci sono 20 milioni di stranieri (20 MILIONI!!!), ovvero un terzo della popolazione! 


Questo è il "percepito" da parte di chi è stato rincoglionito da certa propaganda martellante. 

Un altro 40% pensa invece che gli immigrati siano pari al 15% della popolazione, che è praticamente il doppio della cifra reale (8%). 

Insomma: quasi l’80% degli italiani vive e percepisce dati totalmente distorti ed irreali. 

Di questo, la colpa è prima di tutto di Stampa e politica, ugualmente responsabili della regressione collettiva e della moda cattivista che falcidia in maniera crescente questo Paese.

Per numero di rifugiati in proporzione alla popolazione, invece (quelli che ossessionano Salvini e gli involuti che lo votano), l'Italia è addirittura terzultima su 18 Paesi analizzati

Sotto di noi solo Grecia e Gran Bretagna. 
Prima ci sono Svezia, Malta, Norvegia, Austria, Cipro, Svizzera, Germania, Olanda, Danimarca, Francia, Serbia, Belgio, Lussemburgo, Finlandia e Bulgaria.

“Sì ma in Italia siamo già messi male, figurati se possiamo accogliere disperati”, intonano i soliti sempliciotti egoisti o manipolatori di professione. 

Altra idiozia da involuti, visto che l’Italia è la settima potenza globale e la terza in Europa, nonostante tutto e nonostante la “crisi”

Dipingerla ogni volta come se fosse lo Zimbawe, con i bambini che muoiono per strada denutriti e l’acqua potabile che manca, è ridicolo ed offensivo quasi quanto il voler giustificare razzismo, egoismo ed ignoranza dietro lo spettro degli “italiani che muoiono di fame” (dei quali a nessun italiano razzista frega nulla, tra l’altro).
Germano Milite Noto

Siamo un popolo disabituato da troppo tempo alla miseria vera, evidentemente. 

Per questo ci siamo dimenticati cosa significhi essere non “buonisti”, ma esseri umani. 

Cosa significhi non avere difficoltà a pagare l’affitto, il cellulare nuovo o l’uscita il sabato sera, ma mangiare e sopravvivere.

Ecco: questi sono numeri, con fonti ufficiali, come il Ministero dell’Interno, l'Istat, l'UNHCR

Non certo i sondaggi fatti dalla signora semi-analfabeta di Castelpusterlengo! 

Assurdo si debba precisare il numero degli stranieri in Italia, come se lo straniero fosse macchiato di un peccato originale.

Assurdo che si parli quasi solo esclusivamente di questo, quando con 130.000 rifugiati in più o in meno non cambierebbe nulla per nessuno e con un 8% in meno di immigrati regolarizzati questo Paese sarebbe solo ancora più vecchio e povero, oltre che senza futuro previdenziale.

La tragedia dei profughi nel Mar Mediterraneo: 'Aiuto, sto affogando, aiuto!' - 'Che c'è, che te strilli?'


- Aiuto, aiuto!
- Che c'è, che te strilli?

- Sto affogando, aiuto!
- Ho capito ma lo sai cosa ti aspetta se te salvo?

- Cosa, che significa?
- Eh, che significa, e infatti te non lo sai, non sapete niente voialtri, ve mettete su un barcone spensierati, mezzi gnudi senza sapere le conseguenze, le situazioni, le dinamiche politiche. 

- Aiuto, mi salvi!
- Ho capito, io te salvo, ma te lo sai poi dove vai a finire?

- Non fa niente, mi salvi!
- E lo dici te che non fa niente, poi però quando lo scopri ve lamentate, date di matto, ve 'm'briacate e spaccate le bottiglie di birra al muro. 
E la gente se lamenta. 
E quegli altri dicono che siamo razzisti e si creano tensioni sociali. 
E l'Unione Europea, non credere, non aiuta. 
Qua si fanno tutti gli affari loro, capita adesso la situazione?

- Aiuto, ma io sto affogando!
- Ho capito, ma anche tu devi capire me. 
Che ti salvo a fare, che poi vai a fini' pe' strada, senza 'na prospettiva, preda della delinquenza, dell'alcol, della vita amara. 
Che senso ha, me lo spieghi?

- Ma sto affogando!
- Ho capito che stai affogando ma che te posso fa'? 
Dovevi affoga' da n'altra parte, la prossima volta sceglieteli bene i posti dove affoga'. 
Ce so' posti e posti. 
Questo è un postaccio, non conviene a nessuno, capito? 
Oh me senti? 
Niente, è andato.
Speriamo che almeno abbia capito.

di Giovanni Franchini



o-o-o-o-o-o-o

Giobbe Covatta, il famoso comico molto noto anche per il suo decennale impegno con l'Amref* di solidarietà umana e supporto diretto in Africa, durante un'intervista televisiva andata in onda su Rete 4 la sera dello scorso 12 giugno, in merito al blocco della nave Aquarius carica di 629 migrantiha detto una frase toccante che mi ha scosso. 

La riporto a braccio (e mi perdoni Giobbe perché non letterale): 
"Quando qualcuno ci chiederà - come chiesero ai tedeschi sui campi di concentramento-: ma voi dove eravate, mentre queste persone affogavano? 
Noi cosa risponderemo?"
a.p.


*Amref Health Africa promuove progetti di salute nelle aree più isolate dell'Africa. 
A 60 anni dalla sua fondazione, oggi Amref è la più grande organizzazione sanitaria africana che opera nel continente. www.amref.it


Emergenza profughi nel Mediterraneo. Quando sulla nave c'eravamo noi...


Anche noi italiani siamo in popolo di migranti
Tra l'altro esportando pure la Mafia non è che abbiamo dato lustro ai milioni di lavoratori che si sono sacrificati alla ricerca di un miglior tenore di vita

E noi italiani restiamo un popolo di emigranti anche adesso all'interno dell'Europa. 
Lo facciamo per migliorare la nostra vita. 

Non fuggiamo da guerre o persecuzioni, non da epidemie (ma siamo così ignoranti che ci stiamo dando da fare per tornare a morire pure per il morbillo...), non ci troviamo in una situazione di povertà veramente assoluta (che non ti permette di dormire con un tetto sopra la testa e mangiare un piatto di pasta), non abbiamo il problema della siccità... 

Ma noi abbiamo diritto di aspirare a di meglio. "Quelli", no!

Che i flussi migratori si dovrebbe e potrebbe cercare di meglio controllarli è fuori di dubbio. 

Bisogna capire come lo si può e/o vuol fare, sia dal punto di vista umano che politico ed economico. 

Però io resto dell'idea che nella percezione collettiva ci sia un'allarme di "invasione barbara" che è contraddetto da ogni statistica ufficiale, anche considerando le stime, sempre ufficiali, sui clandestini

Oggi c'è una più diffusa condivisione della sacralità della vita umana e quindi, come minimo, dobbiamo porci un problema di coscienza sapendo quante centinaia di persone, inclusi bambini, stanno morendo nel Mediterraneo

E' legittimo augurarsi che dopo millenni e millenni di Storia la nostra Civiltà faccia qualche passo avanti? 

Siamo tutti d'accordo che come in Italia tra gli italiani, così nel Mondo tra Occidente e Terzo Mondo ci siano disparità inique?


Andrea Pietrarota

mercoledì 13 giugno 2018

Emergenza profughi Aquarius. Lettera al Ministro dell'Interno Matteo Salvini di Gabriele Del Grande

Lettera al Ministro dell'Interno Matteo Salvini
di Gabriele Del Grande

"Confesso che su una cosa sono d’accordo con Salvini: la rotta libica va chiusa. Basta tragedie in mare, basta dare soldi alle mafie libiche del contrabbando. Sogno anch’io un Mediterraneo a sbarchi zero. 
Il problema però è capire come ci si arriva. 
E su questo, avendo alle spalle dieci anni di inchieste sul tema, mi permetto di dare un consiglio al ministro perché mi pare che stia ripetendo gli stessi errori dei suoi predecessori.

Blocco navale, respingimenti in mare, centri di detenzione in Libia
La ricetta è la stessa da almeno quindici anni. 
Pisanu, Amato, Maroni, Cancellieri, Alfano, Minniti. 
Ci hanno provato tutti. E ogni volta è stato un fallimento: miliardi di euro persi e migliaia di morti in mare.

Questa volta non sarà diverso. 
Per il semplice fatto che alla base di tutto ci sono due leggi di mercato che invece continuano ad essere ignorate. 
La prima è che la domanda genera l’offerta. 
La seconda è che il proibizionismo sostiene le mafie.
In altre parole, finché qualcuno sarà disposto a pagare per viaggiare dall’Africa all’Europa, qualcuno gli offrirà la possibilità di farlo. 
E se non saranno le compagnie aeree a farlo, lo farà il contrabbando.

Viviamo in un mondo globalizzato, dove i lavoratori si spostano da un paese all’altro in cerca di un salario migliore. 

L’Europa, che da decenni importa manodopera a basso costo in grande quantità, in questi anni ha firmato accordi di libera circolazione con decine di paesi extraeuropei. 
Che poi sono i paesi da dove provengono la maggior parte dei nostri lavoratori emigrati: Romania, Albania, Ucraina, Polonia, i Balcani, tutto il Sud America. 

La stessa Europa però, continua a proibire ai lavoratori africani la possibilità di emigrare legalmente sul suo territorio. 
In altre parole, le ambasciate europee in Africa hanno smesso di rilasciare visti o hanno reso quasi impossibile ottenerne uno.

Siamo arrivati al punto che l’ultima e unica via praticabile per l’emigrazione dall’Africa all’Europa è quella del contrabbando libico. 
Le mafie libiche hanno ormai il monopolio della mobilità sud-nord del Mediterraneo centrale. 
Riescono a spostare fino a centomila passeggeri ogni anno con un fatturato di centinaia di milioni di dollari ma anche con migliaia di morti.

Eppure non è sempre stato così. 
Davvero ci siamo dimenticati che gli sbarchi non esistevano prima degli anni Novanta? 
Vi siete mai chiesti perché? 
E vi siete mai chiesti perché nel 2018 anziché comprarsi un biglietto aereo una famiglia debba pagare il prezzo della propria morte su una barca sfasciata in mezzo al mare? 
Il motivo è molto semplice: fino agli anni Novanta era relativamente semplice ottenere un visto nelle ambasciate europee in Africa. In seguito, man mano che l’Europa ha smesso di rilasciare visti, le mafie del contrabbando hanno preso il sopravvento.

Allora, se davvero Salvini vuole porre fine, come dice, al business delle mafie libiche del contrabbando, riformi i regolamenti dei visti anziché percorrere la strada del suo predecessore. 
Non invii i nostri servizi segreti in Libia con le valigette di contante per pagare le mafie del contrabbando affinché cambino mestiere e ci facciano da cane da guardia. 
Non costruisca altre prigioni oltremare con i soldi dei contribuenti italiani. 
Perché sono i nostri soldi e non vogliamo darli né alle mafie né alle polizie di paesi come la Libia o la Turchia.

Noi quelle tasse le abbiamo pagate per veder finanziato il welfare! 
Per aprire gli asili nido che non ci sono. 
Per costruire le case popolari che non ci sono. 
Per finanziare la scuola e la sanità che stanno smantellando. 
Per creare lavoro. 
E allora sì smetteremo di farci la guerra fra poveri. 
E allora sì avremo un obiettivo comune per il quale lottare. 
Perché anche quella è una balla. Che non ci sono soldi per i servizi. 
I soldi ci sono, ma come vengono spesi? 
Quanti miliardi abbiamo pagato sottobanco alle milizie libiche colluse con le mafie del contrabbando negli anni passati? 
Quanti asili nido ci potevamo aprire con quegli stessi denari?

Salvini non perda tempo. Faccia sbarcare i seicento naufraghi della Aquarius e anziché prendersela con le ONG, chiami la Farnesina e riscrivano insieme i regolamenti per il rilascio dei visti nei paesi africani. 
Introduca il visto per ricerca di lavoro, il meccanismo dello sponsor, il ricongiungimento familiare. 
E con l’occasione vada a negoziare in Europa affinché siano visti validi per circolare in tutta la zona UE e cercarsi un lavoro in tutta la UE anziché pesare su un sistema d’accoglienza che fa acqua da tutte le parti.

Perché io continuo a non capire come mai un ventenne di Lagos o Bamako, debba spendere cinquemila euro per passare il deserto e il mare, essere arrestato in Libia, torturato, venduto, vedere morire i compagni di viaggio e arrivare in Italia magari dopo un anno, traumatizzato e senza più un soldo, quando con un visto sul passaporto avrebbe potuto comprarsi un biglietto aereo da cinquecento euro e spendere il resto dei propri soldi per affittarsi una stanza e cercarsi un lavoro. 

Esattamente come hanno fatto cinque milioni di lavoratori immigrati in Italia, che guardate bene non sono passati per gli sbarchi e tantomeno per l’accoglienza. 
Sono arrivati dalla Romania, dall’Albania, dalla Cina, dal Marocco e si sono rimboccati le maniche. Esattamente come hanno fatto cinque milioni di italiani, me compreso, emigrati all’estero in questi decenni. 
Esattamente come vorrebbero fare i centomila parcheggiati nel limbo dell’accoglienza.

Centomila persone costrette ad anni di attesa per avere un permesso di soggiorno che già sappiamo non arriverà in almeno un caso su due. 
Perché almeno in un caso su due abbiamo davanti dei lavoratori e non dei profughi di guerra. Per loro non è previsto l’asilo politico. 
Ma non è previsto nemmeno il rimpatrio, perché sono troppo numerosi e perché non c’è la collaborazione dei loro paesi di origine. 
Significa che di qui a un anno almeno cinquantamila persone andranno ad allungare le file dei senza documenti e del mercato nero del lavoro.

Salvini dia a tutti loro un permesso di soggiorno per motivi umanitari e un titolo di viaggio con cui possano uscire dal limbo dell’accoglienza e andare a firmare un contratto di lavoro, che sia in Italia o in Germania. 
E dare così un senso ai progetti che hanno seguito finora. 
Perché l’integrazione la fa il lavoro
E se il lavoro è in Germania, in Danimarca o in Norvegia, non ha senso costringere le persone dentro una mappa per motivi burocratici. 
Altro che riforma Dublino, noi dobbiamo chiedere la libera circolazione dentro l’Europa dei lavoratori immigrati. 
Perché non possiamo permetterci di avere cittadini di serie a e di serie b. 
E guardate che lo dobbiamo soprattutto a noi stessi.

Perché chiunque di noi abbia dei bambini, sa che cresceranno in una società cosmopolita. Già adesso i loro migliori amici all’asilo sono arabi, cinesi, africani. Sdoganare un discorso razzista è una bomba a orologeria per la società del domani. 
Perché forse non ce ne siamo accorti, ma siamo già un noi. 
Il noi e loro è un discorso antiquato. Un discorso che forse suona ancora logico alle orecchie di qualche vecchio nazionalista. 
Ma che i miei figli non capirebbero mai. 
Perché io non riuscirei mai a spiegare ai miei bambini che ci sono dei bimbi come loro ripescati in mare dalla nave di una ONG e da due giorni sono bloccati al largo perché nessuno li vuole sbarcare a terra.

Chissà, forse dovremmo ripartire da lì. Da quel noi e da quelle battaglie comuni. Dopotutto, siamo o non siamo una generazione a cui il mercato ha rubato il futuro e la dignità? Siamo o non siamo una generazione che ha ripreso a emigrare? 
E allora basta con le guerre tra poveri. Basta con le politiche forti coi deboli e deboli coi forti.

Legalizzate l’emigrazione Africa–Europa, rilasciate visti validi per la ricerca di lavoro in tutta l’Europa, togliete alle mafie libiche il monopolio della mobilità sud-nord e facciamo tornare il Mediterraneo ad essere un mare di pace anziché una fossa comune. O forse trentamila morti non sono abbastanza?"

Pubblicato il 12 giugno 2019 sulla pagina facebook di Gabriele Del Grande



Gabriele Del Grande, blogger e regista italiano, è stato l'ideatore e co-regista del film "Io sto con la sposa", premiato a Venezia e distribuito in cinquanta Paesi.

Nel 2006 ha fondato l'osservatorio sulle vittime delle migrazioni Fortress Europe e da allora non ha mai smesso di viaggiare nel Mediterraneo pubblicando reportage su numerose testate italiane e internazionali sugli eventi riguardanti le morti e i naufragi dei migranti africani nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere l'Europa.

Del Grande è autore dei libri "Mamadou va a morire", "Roma senza fissa dimora" e "Il mare di mezzo"

L'ultima sua inchiesta di giornalismo narrativo è intitolata "Dawla. La storia dello Stato islamico raccontata dai suoi disertori"
"Dawla" in arabo significa Stato ed è uno dei modi in cui i membri dello Stato islamico chiamano la propria organizzazione. 
Del Grande è andato a incontrarli in un avventuroso viaggio partito nel Kurdistan iracheno e terminato con il suo arresto in Turchia.
E ha raccontato le loro storie, legate a doppio filo a quella più grande dell’ascesa e della caduta dello Stato islamico.

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