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mercoledì 8 marzo 2023
Mai più invisibili
Domenica 12 marzo alle ore 17 a Interno 4 in via della Lungara 44 a Roma il reading poetico “Mai più invisibili” e la presentazione della raccolta di poesie “Nero crescente” di Patrizia Baglione, edita da RP Libri. Relatrice Michela Zanarella. Nella poesia di Patrizia Baglione un alone sottile di amore e di morte attraversa ogni singola poesia, finanche la più speranzosa e primigenia.
mercoledì 23 novembre 2022
Il salotto delle donne
“Il salotto delle donne” è un evento promosso dall’Associazione Source Of Emotions insieme all’Associazione Interno 4, firmato James La Motta. L’appuntamento è il 26 novembre alle ore 20 in via della Lungara 44 a Roma nel salotto culturale dell’attrice, modella e conduttrice Chiara Pavoni.
giovedì 28 febbraio 2019
Legittima difesa: italiani assolti per aver commesso il fatto
Davvero se un malintenzionato ti entra in casa non puoi difenderti, fino a ucciderlo se temi per l'incolumità tua o dei tuoi cari?
Ladro che non era nemmeno armato: caso archiviato e processo nemmeno iniziato, perché fu legittima difesa.
Perfino se il malintenzionato è disarmato.
E basta.
Non si può nel senso proprio del termine "difesa".
E' reazione, è vendetta, è punizione, è rappresaglia, e quello che si vuole, ma non è "difesa".
Ma intanto chiamiamo quella cosa con il suo nome, che ovviamente non può essere "legittima difesa", ma "legittima rappresaglia", o "legittima punizione", o fate voi.
Non sei punibile.
L'Isis si limita al taglio della mano.
Ma noi siamo quelli civili e per il furto fuciliamo sul posto senza processo.
Metti mai che il loro ingresso crei "uno stato di grave turbamento" al padrone di casa.
Anche con la nuova legge. Proprio come già avviene ora.
Lo dico nel caso in cui qualcuno dovesse credere a Salvini che dice "basta indagare chi si difende a casa propria!".
Un mondo in cui davanti a un omicidio non si aprono indagini esiste solo nella fantasia della propaganda.
La realtà è una cosa seria.
lunedì 10 dicembre 2018
Ennesima donna uccisa (da italiani). Tragedie della follia umana o dramma sociale?
La strage a Paternò. I bambini avevano 6 e 4 anni, la donna 35. Secondo i carabinieri, il movente è la gelosia o le difficoltà economiche. I corpi scoperti dal papà di lei. Il cugino: "Era un ragazzo d'oro". La suocera urla: "Maledetto". Nella casa trovati farmaci antidrepressivi
Il Ministro dell'Interno Matteo Salvini non spreca parole per questa famiglia distrutta da un nostro connazionale e la notizia sparirà in breve dall'attenzione dell'opinione pubblica italiana.
Del resto anche La Repubblica, nel dare oggi la triste news di questa strage famigliare compiutasi a Catania la titola così: "Catania: uccide la moglie e i due figli piccoli, poi si spara".
E così, mentre ogni allarme sociale viene indirizzato verso gli stranieri in Italia, ai quali viene attribuita ogni nefandezza criminale, purtroppo non ci troviamo a commentare un caso singolo parlando degli omicidi consumatisi all'interno delle famiglie o al termine di relazioni sentimentali.
La questione non è da inquadrare come il semplici insieme di episodi scatenati da disturbi psichici, gravi forme depressive, instabilità mentali patologiche.
Quando il fenomeno si ripete e continua ineluttabilmente ripetersi il dramma non è più singolo ma diventa collettivo perché riguarda tutto il contesto sociale in cui il fenomeno si manifesta.
Per questo ritengo che il problema sia da analizzare secondo categorie sociologiche.
Bollare il fatto come una "tragedia della follia" è per noi rassicurante.
Se l'azione è stata commessa da un matto, una persona gravemente malata mentalmente, allora il fatto si riesce in qualche modo a comprendere perché si spiega da sé: è stata solo la singola azione di un folle.
Ma è corretto ridurre il dramma ad un elenco di singoli episodi isolati che non avrebbero alcun collegamento tra di loro?
Ci rendiamo conto di quanti sono stati, solo quest'anno, i singoli uomini, padri di famiglia, vicini di casa esemplari, persone fino al giorno prima per bene, che ad un certo punto sono "impazziti"?
Ovvio che sia andato fuori di testa un uomo che uccide la donna che ha amato e da cui non riesce a separarsi, salvo per poi separarsene per sempre uccidendola.
Ovvio che ha perso ogni lume della ragione un uomo che arriva a desiderare la morte per i propri figli, l'azione umana che va più contro qualsiasi istinto naturale
Ovvio che l'assassino abbia avuto drammatici disturbi psicologici.
Per questo ho pietà pure di lui. Non perché alla fine sia morto pure lui.
Ma perché pure lui è rimasto vittima di una "follia sociale" che continua a replicarsi.
Ribadisco ancora: poiché queste tragedie si ripetono e ripetono, qualcosa di morbosamente malato ci deve essere nella nostra Società, nella nostra Cultura.
E in qualche modo ne siamo tutti responsabili perché tutti contribuiamo: vivendo, relazionandoci con i nostri cari, crescendo ed educando i nostri figli e nipoti.
Quasi tutte queste persone che hanno commesso questo tipo di omicidi, prima di compierle erano ritenute sane di mente
Pensate pure all'ulteriore dramma di parenti e amici di queste famiglie sterminate, che magari sapevano che c'era una crisi coniugale, tensioni, depressione... ma mai e poi mai si sarebbero immaginati un epilogo del genere. E se ne faranno per sempre una colpa esistenziale.
Provo solo ad immedesimarmi e poi con terrore mi chiedo: io sarei capace di capire e quindi evitare qualcosa del genere se capitasse a qualcuno che conosco o, peggio ancora, a qualcuno che mi è caro?
Ecco... io spero e credo di sì. Ma il mio stato d'animo resta dolente e angosciato.
In Italia, mentre gli episodi di criminalità sono in trend calante - nonostante quanto urli la propaganda di Salvini - non diminuiscono le donne uccise nell'ambito di tragedie familiari.
Ad oggi si contano quasi un centinaio di donne uccise dall'inizio del 2018.
Solo quest'anno quasi ogni tre giorni una moglie o compagna è stata assassinata dal proprio marito o partner e spesso la tragedia si è conclusa pure con la morte dei loro figli.
Questo sì è pazzesco!
A me il termine femminicidio per definire queste uccisioni non piace particolarmente perché mi sembra di porre la questione solo in termini di genere, come un semplice: "uomini che odiano le donne".
Forse, invece, dovremmo interrogarci sulle sorti del declino della famiglia tradizionale allargata che probabilmente un tempo faceva da rete protettiva contro i drammi della moderne famiglie ridotte a nuclei isolati.
E in effetti la cronaca ci riporta anche la triste realtà degli episodi di donne che uccidono i propri figli e poi si tolgono la vita.
Ma è innegabile che -ahimè - quasi sempre è il genere maschile a scatenare la violenza famigliare.
Di sicuro, gli interrogativi restano tantissimi, ma certezze, spiegazioni e risposte semplici non ce ne sono.
E allora mi fanno rabbia quei politici che gettano continuamente lo sguardo alla caccia allo straniero.
Sempre presenti come sciacalli a commentare i crimini commessi dagli stranieri, quasi come se li commettessero proprio per il loro "essere stranieri".
Le vittime assumono importanza mediatica solo a causa della nazionalità dei loro aguzzini.
Così tutti ci ricordiamo della povera Pamela uccisa dai nigeriani, ma non della povera Jessica, uccisa una settimana dopo, con oltre ottanta coltellate da un italiano.
Due ragazze accomunate in tutto, non solo dalle morti violente ma anche dalle tristi esistenze parallele fatte di marginalità, ma non nella memoria collettiva.
A questo ci ha portato la campagna di odio razziale con la quale Salvini sta conquistando sempre più i favori dell'elettorato italiano.
Un'altra cosa che mi lascia sgomento.
Una donna uccisa quasi ogni tre giorni.
Questa è "l'emergenza". Ma l’attenzione è tutta dirottata sugli stranieri, "neri, brutti e cattivi".
Non me ne do pace.
venerdì 23 novembre 2018
Un evento contro la violenza di genere al Senior Jag Cafè
martedì 20 novembre 2018
‘Uniti per un No alla Violenza’ alla Casa della Cultura di Pianura'
domenica 15 aprile 2018
“Senza di te io non esisterei”: appuntamento a Roma alla Sala Valdese
martedì 10 aprile 2018
Pedofilia/XXII Giornata bambini vittime contro la pedofilia. Il 6 maggio Raduno a San Pietro. Un popolo in movimento e in azione. Don Di Noto (Meter): “Io ci sarò”.

Don Fortunato Di Noto, il fondatore di Meter onlus e parroco siciliano che con delle vittime di abuso, giovani, le famiglie idearono questa giornata 22 anni fa, dichiara:
DON DI NOTO E METER: IO CI SARO' ---- "Contro ogni forma di abuso, maltrattamento, violenza, pedofilia e pedopornografia è l'appello e un impegno che dovrebbe essere di tutti e con naturale disponibilità i bambini e le persone vulnerabili e fragili dovrebbero essere al centro della nostra attenzione: amati, tutelati, protetti contro ogni forma di aggressione. Non dovremmo chiedere a nessuno di aderire, - dichiara don Di Noto - si dovrebbe aderire e partecipare, sostenere e divulgare senza se e senza ma, ma più delle volte non è così. Ma c'è un popolo che cresce sempre di più, una consapevolezza fuori dai silenzi e dalle indifferenza sia nella comunità civile e religiosa (non solo cristiana cattolica). Si deve fare di più e ancora tanto. Io ci sarò - ha dichiarato don Fortunato Di Noto, fondatore di Meter onlus - ci sono da 22 anni. Ricordo la prima volta, ero con un nugolo di persone, oggi questo popolo è cresciuto, le coscienze sono più consapevoli dela tragedia che si abbatte sui piccoli e sui vulnerabili".
I MEDIA SIANO PARTECIPI, CI AIUTINO A DIFFONDERE LA GBV. Di fronte a questo appello e impegno non dovrebbero esserci remore, tentennamenti, dubbi e perplessità; con un gesto di partecipazione dovremmo sentirci tutti solidali e uniti: una preghiera, una iniziativa, un articolo su un giornale, un passaggio televisivo di informazione, la partecipazione a Piazza S. Pietro (con una maglietta gialla e un cappellino, il 6 maggio) per manifestare, senza alcuna rivendicazione o violenza, che abusare dei bambini è un atto più che criminale e che bisogna passare dalle comuni e condivisibili intenzioni a opere e azioni per cercare di debellare questo crimine: insieme e non frammentariamente.
Dovrebbe essere naturale, spontaneo, eppure ci sono resistenze al limite della indifferenza.
ADERITE, PARTECIPATE AL RADUNO DEL 6 MAGGIO. La Giornata è di tutti e per tutti da 22 anni, Meter (istituì per prima nel mondo questa Giornata contro la pedofilia e gli abusi sui bambini), con forza e determinazione e con l'amicizia e l'adesione di tanti, anno dopo anno, continua quest'opera di sensibilizzazione, non solo per una Giornata, ma quotidianamente.
Accogliere, sostenere, accompagnare e denunciare con determinazione ogni violenza e ogni abuso sui piccoli innocenti; il richiamo alle responsabilità delle istituzioni (civili e religiose, non solo cattoliche) a superare la frammentazione nell'azione di contrasto, operando per il bene dei piccoli senza silenzi e coperture: è un impegno arduo e forte.
LE ADESIONI. Numerose le Diocesi italiane che hanno già aderito (daremo e che parteciperanno con la preghiera, la diffusione di manifesti e depliant; la spontanea partecipazione al raduno di gruppi, famiglie, persone singole che confluiranno a Piazza S. Pietro il 6 maggio per partecipare alla recita del Regina Coeli con Papa Francesco nell'attesa di ricevere un saluto, un incoraggiamento una Sua parola. Anche alcuni Conventi di clausura hanno aderito alla giornata con momenti di adorazione e preghiera. Un popolo intenzionato a stare dalla parte dei piccoli e dei deboli pur consapevoli che c'è ancora tanto e molto da fare.
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sabato 3 marzo 2018
Hoda, la sposa bambina di "Mi ascolteranno le stelle" in scena a Roma
venerdì 2 marzo 2018
Comunismo vs. Fascismo, ha ancora senso questa contrapposizione?
Ma l’Italia non ha mai davvero fatto i conti col passato.
La Resistenza partigiana ha avuto tantissimi meriti, difeso ideali e pagato un pesante tributo di sangue.
Purtroppo però quegli anni furono anche di atroce guerra civile.
E sotto le bandiere ideologiche si consumarono stragi e omicidi che poco avevano a che fare col cosiddetto diritto di guerra e gli ideali di liberazione.
L’aver riconosciuto solo in ritardo e parzialmente questo lato oscuro della liberazione partigiana non ha mai agevolato la più piena riappacificazione sociale.
E a oltre settant'anni ci troviamo ancora una contrapposizione ideologica tra comunismo e fascismo che oggi non ha più alcun senso.
Penso questo perché, di fatto, il comunismo storico è stato un tradimento del pensiero marxista così come degli ideali di comunione e uguaglianza auspicati dal pensiero socio-filosofico ed economico teorizzato dal comunismo.
Il comunismo storico, cioè l’unico che si è concretamente realizzato nella realtà dei fatti, ha dato vita a dittature crudeli in cui sono più i punti in comune con le dittature fasciste che quelli di differenza.
Il comunismo storico è stato il tradimento di qualsiasi ideale comunista.
Non bastasse, le analisi economiche di Marx si sono rivelate errate: con lo sviluppo industriale il proletariato anziché aumentare il proprio potere, ha perso posizioni non solo nei confronti del capitalismo ma anche dell’emergente ceto medio.
Oggi con la finanza globalizzata, la rivoluzione digitale, l’automatizzazione dei processi produttivi vediamo che il proletariato del terzo millennio perde ancora di più potere.
Il comunismo che non si è mai realizzato, oggi è definitivamente morto.
I regimi che ancora si etichettano di rosso fanno tutto tranne che sviluppare la comunione dei beni e l’uguaglianza sociale.
Al contrario, io ritengo, il fascino malvagio del fascismo è sempre vivo e pericoloso.
A differenza del comunismo, che dove è nato è stato per sanguinosi colpi di Stato e mai in regimi democratici, i regimi fascisti hanno conquistato il potere per lo più nel pieno delle democrazie da cui sono nati.
Ne sono la naturale conseguenza quando il popolo è esasperato e rancoroso verso una politica flaccida che non risponde più alle esigenze della società civile.
Il fascismo si nutre della rabbia del popolo inferocito contro il “disordine” della mala politica, delle ingiustizie sociali, della criminalità, dell’imbarbarimento di Costumi e Valori.
Finché si arriva ad un punto di rottura in cui si è disposti a perdere libertà e diritti pur di veder colpiti i “colpevoli” (qualunque essi siano in effetti e/o nella percezione).
Si invoca un uomo della provvidenza che dica “basta!” e metta tutti in riga.
Da quel momento il passo verso la dittatura diventa breve.
E non c’è dittatura senza violenza, soprusi, abolizione delle regole della democrazia e delle libertà civili.
Questo per me significa fascismo.
Ed è per questo che il fascismo è sempre il pericolo delle democrazie in crisi.
In Italia, succubi ancora della contrapposizione fascismo-comunismo, l’abbiamo poi traslata in destra vs. sinistra.
Non ci siamo evoluti in un partito conservatore e uno progressista, oppure non contrapponiamo il pensiero di chi crede, per esempio, ad una più o meno rigida economia di Stato a quello di chi punta tutto sulla libera imprenditoria privata.
Siamo, invece, tuttora schiavi di bandiere che ci fanno sentire più opposti ad un “nemico” comune che appartenenti ad un gruppo sociale col quale riconoscere forti affinità.
Le manifestazioni antifasciste - avvenute nel febbraio 2017 - nel giorno della memoria delle foibe sono state un fatto gravissimo.
Non solo per gli ignobili episodi di inaccettabile violenza, ma anche e soprattutto perché le vittime delle foibe non sono i morti pianti soltanto da chi è di destra (estrema o meno).
Quei morti devono ricordare a tutti cosa succede nelle guerre. Quelle vittime sono piante da chiunque abiuri la violenza.
Quindi il gesto vigliacco contro l’esponente di FN in Sicilia deve essere condannato senza se e senza forse.
Il pericolo di rigurgiti di fascismo non si combatte con azioni fasciste.
Anzi è proprio il modo per far forza al fascismo.
Per me la violenza è un attributo fascista e non è mai accettabile.
Sandro Pertini - Democrazia e fascismo
giovedì 14 settembre 2017
Femminicidio, stupri, delitto d’onore e il matrimonio riparatore. Era ieri, sembra oggi.
Fino a 36 anni fa un italiano poteva stuprare e "riparare" sposando la vittima.
La donna, se rifiutava di asservire per il resto della sua vita il suo aguzzino, diventava una poco di buono.
A dir poco.
Per non dimenticare quanto eravamo stronzi, noi bravissimi italiani, sino a pochissimi anni fa.
A differenza di "quei maledetti negri, immigrati, profughi, selvaggi e barbari"!
Infatti le ultime due vittime, la ragazzina di Lecce e la donna di Molfetta sono state ammazzate da...
Ah no, come non detto...
mercoledì 23 novembre 2016
A Nettuno il monologo "Tragicamente rosso"
Nella giornata mondiale contro la violenza sulle donne, il monologo “Tragicamente rosso” scritto da Michela Zanarella e diretto da Giuseppe Lorin, arriva a Nettuno.
Appuntamento il 25 novembre 2016 alle ore 17.30 con Associazione Logos a Forte Sangallo, Via Antonio Gramsci, 5.
In scena Chiara Pavoni, accompagnata dalle musiche originali del M° Mauro Restivo.
Il teatro per raccontare una realtà drammatica, purtroppo sempre attuale.
giovedì 15 settembre 2016
Tragicamente rosso all'Enoteca Letteraria
martedì 9 agosto 2016
Stadio Olimpico: barriere rimaste e maggiori controlli. Il malumore della Curva Sud. La questione sicurezza in tempi di terrorismo. I sogni di un inguaribile romantico utopista
Tutto ciò sta suscitando reazioni di rabbia e scontendo da parte dei tifosi della Curva Sud.
Però, a me sembra che gran parte di queste misure siano ormai davvero una necessità per la nostra maggiore sicurezza.
Un'esigenza ancora più sentita, quando in ogni momento ci potrebbe essere una strage terroristica.
Il calcio, come sappiamo, è non solo uno degli eventi pubblici che raccolgono il maggior numero di persone in un solo momento e luogo, ma è anche uno degli eventi a maggior esposizione mediatica e in diretta televisiva.
Tutto questo mi fa temere che gli stadi possano diventare bersaglio di attentati.
Sinceramente non credo che riuscirò più ad andare allo stadio solo pensando alla gioia di sgolarmi per la Roma e abbracciare la prima persona che mi trovo accanto al momento dell'esultare.
Ormai, purtroppo, non potrò più andare allo stadio senza pensare che, in effetti, il rischio c'è, è inutile nasconderselo.
Posso pure cercare di non pensarci, ma so bene che queste cose non succedono "solo agli altri".
Detto questo, capisco il malumore della Curva, ma ormai il mio desiderio sarebbe che la Curva assumesse un nuovo atteggiamento, più maturo e anche più intelligente rispetto a certe misure come le barriere che a tutti sembrano esplicitamente vessatorie perchè non si comprende quale maggiore sicurezza dovrebbero garantire.
Mi piacerebbe una Curva che, nonostante tutto, i rospi ingogliati, non si arrendesse e non perdesse la passione di tornare a fare quello che sa fare meglio: tifare per 90° per la "Maggica", guidando e incitando il tifo di tutto il resto dello stadio.
Mi piacerebbe un tifoso romanista, della Curva o meno, che io possa vedere davvero come un fratello e di cui mi possa fidare non solo perché amiamo la stessa squadra ma anche perchè ci proteggeremo a vicenda, guardandoci attorno con attenzione per controllare che non ci siano persone nuove e sconosciute, atteggiamenti sospetti, strani movimenti, eventuali pericoli.
Un tifoso, quindi che possa diventare il primo tutore della sicurezza nello stadio.
Lo so, io sono un inguaribile romantico utopista...
Ma sarebbe anche bello che allo stadio si potesse andare senza alcun timore di scontri contro le tifoserie avversarie.

E in questo Roma e Napoli, romanisti e napoletani, potrebbero fare tantissimo per restituire un giusto clima di festa in occasione delle partite.
Romanisti e napoletani hanno in comune moltissime cose, in primis il loro viscerale amore per le rispettive squadre, sempre e comunque e al di là di qualsiasi risultato.
Romanisti e napoletani hanno espresso momenti memorabili del miglior tifo a sostegno delle proprie squadre.
E’ davvero un peccato che, per colpa di una minoranza di delinquenti, imbecilli, facinorosi, siamo ridotti a doverci guardare in cagnesco.
Come se il tifoso avversario fosse un nemico di guerra, verso cui nutrire un odio che sarebbe invece meglio indirizzare verso i terroristi.
Anche perché alla fine della partita, romanisti, napoletani, juventini ecc, torniamo tutti dalle nostre famiglie e dai nostri cari.
E il giorno dopo andiamo tutti a lavorare o studiare, ognuno con i suoi problemi.
Sono un inguaribile romantico utopista…
Lasciatemi sognare un mondo migliore che inizia anche da cose “minori” come il tifo nel calcio.
venerdì 4 marzo 2016
A Viterbo una serata di beneficenza per lo sportello antiviolenza del Municipio Roma VI
martedì 24 novembre 2015
Insieme per gridare BASTA. Parliamone a Soriano nel Cimino
lunedì 23 novembre 2015
Giornata contro la violenza con l’ L’Associazione Fajaloby di Marcia Sedoc
Una serata di beneficienza con la raccolta di giocattoli per i bambini della casa famiglia nel Municipio VI di Tor Bella Monaca e dei piccoli pazienti dell’ospedale Bambin Gesù.
domenica 13 settembre 2015
Tragicamente rosso a "Gente che va...gente che viene!"
mercoledì 17 settembre 2014
Tragicamente rosso - Dio è donna?
Cosi' il piccolo anfiteatro del Parco XXV Novembre di Ostia si è colorato di rosso sabato 13 settembre.
Un rosso che è costato caro a molte donne!
Si perche' questo monologo parla della violenza subita da molte di esse in millenni di discriminazione, sottomissione e abnegazione.
sabato 9 agosto 2014
Tragicamente rosso a Nettuno
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