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giovedì 10 ottobre 2019
Attentato sinagoga in Germania. Dramma del terrorismo nostrano
lunedì 10 dicembre 2018
Ennesima donna uccisa (da italiani). Tragedie della follia umana o dramma sociale?
La strage a Paternò. I bambini avevano 6 e 4 anni, la donna 35. Secondo i carabinieri, il movente è la gelosia o le difficoltà economiche. I corpi scoperti dal papà di lei. Il cugino: "Era un ragazzo d'oro". La suocera urla: "Maledetto". Nella casa trovati farmaci antidrepressivi
Il Ministro dell'Interno Matteo Salvini non spreca parole per questa famiglia distrutta da un nostro connazionale e la notizia sparirà in breve dall'attenzione dell'opinione pubblica italiana.
Del resto anche La Repubblica, nel dare oggi la triste news di questa strage famigliare compiutasi a Catania la titola così: "Catania: uccide la moglie e i due figli piccoli, poi si spara".
E così, mentre ogni allarme sociale viene indirizzato verso gli stranieri in Italia, ai quali viene attribuita ogni nefandezza criminale, purtroppo non ci troviamo a commentare un caso singolo parlando degli omicidi consumatisi all'interno delle famiglie o al termine di relazioni sentimentali.
La questione non è da inquadrare come il semplici insieme di episodi scatenati da disturbi psichici, gravi forme depressive, instabilità mentali patologiche.
Quando il fenomeno si ripete e continua ineluttabilmente ripetersi il dramma non è più singolo ma diventa collettivo perché riguarda tutto il contesto sociale in cui il fenomeno si manifesta.
Per questo ritengo che il problema sia da analizzare secondo categorie sociologiche.
Bollare il fatto come una "tragedia della follia" è per noi rassicurante.
Se l'azione è stata commessa da un matto, una persona gravemente malata mentalmente, allora il fatto si riesce in qualche modo a comprendere perché si spiega da sé: è stata solo la singola azione di un folle.
Ma è corretto ridurre il dramma ad un elenco di singoli episodi isolati che non avrebbero alcun collegamento tra di loro?
Ci rendiamo conto di quanti sono stati, solo quest'anno, i singoli uomini, padri di famiglia, vicini di casa esemplari, persone fino al giorno prima per bene, che ad un certo punto sono "impazziti"?
Ovvio che sia andato fuori di testa un uomo che uccide la donna che ha amato e da cui non riesce a separarsi, salvo per poi separarsene per sempre uccidendola.
Ovvio che ha perso ogni lume della ragione un uomo che arriva a desiderare la morte per i propri figli, l'azione umana che va più contro qualsiasi istinto naturale
Ovvio che l'assassino abbia avuto drammatici disturbi psicologici.
Per questo ho pietà pure di lui. Non perché alla fine sia morto pure lui.
Ma perché pure lui è rimasto vittima di una "follia sociale" che continua a replicarsi.
Ribadisco ancora: poiché queste tragedie si ripetono e ripetono, qualcosa di morbosamente malato ci deve essere nella nostra Società, nella nostra Cultura.
E in qualche modo ne siamo tutti responsabili perché tutti contribuiamo: vivendo, relazionandoci con i nostri cari, crescendo ed educando i nostri figli e nipoti.
Quasi tutte queste persone che hanno commesso questo tipo di omicidi, prima di compierle erano ritenute sane di mente
Pensate pure all'ulteriore dramma di parenti e amici di queste famiglie sterminate, che magari sapevano che c'era una crisi coniugale, tensioni, depressione... ma mai e poi mai si sarebbero immaginati un epilogo del genere. E se ne faranno per sempre una colpa esistenziale.
Provo solo ad immedesimarmi e poi con terrore mi chiedo: io sarei capace di capire e quindi evitare qualcosa del genere se capitasse a qualcuno che conosco o, peggio ancora, a qualcuno che mi è caro?
Ecco... io spero e credo di sì. Ma il mio stato d'animo resta dolente e angosciato.
In Italia, mentre gli episodi di criminalità sono in trend calante - nonostante quanto urli la propaganda di Salvini - non diminuiscono le donne uccise nell'ambito di tragedie familiari.
Ad oggi si contano quasi un centinaio di donne uccise dall'inizio del 2018.
Solo quest'anno quasi ogni tre giorni una moglie o compagna è stata assassinata dal proprio marito o partner e spesso la tragedia si è conclusa pure con la morte dei loro figli.
Questo sì è pazzesco!
A me il termine femminicidio per definire queste uccisioni non piace particolarmente perché mi sembra di porre la questione solo in termini di genere, come un semplice: "uomini che odiano le donne".
Forse, invece, dovremmo interrogarci sulle sorti del declino della famiglia tradizionale allargata che probabilmente un tempo faceva da rete protettiva contro i drammi della moderne famiglie ridotte a nuclei isolati.
E in effetti la cronaca ci riporta anche la triste realtà degli episodi di donne che uccidono i propri figli e poi si tolgono la vita.
Ma è innegabile che -ahimè - quasi sempre è il genere maschile a scatenare la violenza famigliare.
Di sicuro, gli interrogativi restano tantissimi, ma certezze, spiegazioni e risposte semplici non ce ne sono.
E allora mi fanno rabbia quei politici che gettano continuamente lo sguardo alla caccia allo straniero.
Sempre presenti come sciacalli a commentare i crimini commessi dagli stranieri, quasi come se li commettessero proprio per il loro "essere stranieri".
Le vittime assumono importanza mediatica solo a causa della nazionalità dei loro aguzzini.
Così tutti ci ricordiamo della povera Pamela uccisa dai nigeriani, ma non della povera Jessica, uccisa una settimana dopo, con oltre ottanta coltellate da un italiano.
Due ragazze accomunate in tutto, non solo dalle morti violente ma anche dalle tristi esistenze parallele fatte di marginalità, ma non nella memoria collettiva.
A questo ci ha portato la campagna di odio razziale con la quale Salvini sta conquistando sempre più i favori dell'elettorato italiano.
Un'altra cosa che mi lascia sgomento.
Una donna uccisa quasi ogni tre giorni.
Questa è "l'emergenza". Ma l’attenzione è tutta dirottata sugli stranieri, "neri, brutti e cattivi".
Non me ne do pace.
sabato 8 dicembre 2018
Incidente discoteca Corinaldo. CNR: la dinamica delle folle e l’Effetto Gregge

L'effetto gregge esiste
I pedoni in gruppo e le folle si comportano come pecore, quando non sanno dove andare, e si possono controllare: una scoperta, a cui ha contribuito l'Iac-Cnr, che con un'opportuna guida 'nascosta' potrebbe consentire di gestire in modo ottimale situazioni quali i flussi dei pellegrini al prossimo Giubileo. L'esperimento è apparso su arXiv
In situazioni di confusione, i gruppi umani si comportano esattamente come le greggi: tendono a seguire le persone davanti a loro, in particolare se sembrano sapere dove andare.
"Abbiamo voluto testare sul campo la correttezza delle previsioni dei modelli matematici per il controllo delle folle che sfruttano il cosiddetto 'effetto gregge'", spiega Emiliano Cristiani dell'Iac-Cnr. "Si tratta di un comportamento che si manifesta in animali sociali, come oche, scarafaggi e, naturalmente, pecore, che porta a muoversi seguendo i compagni vicini, indipendentemente dalla loro destinazione. In matematica, un gregge è un esempio di sistema auto-organizzante, un gruppo composto da un numero elevato di 'agenti' che seguono regole semplici e in cui le dinamiche individuali sono influenzate da quelle degli agenti più prossimi. Nonostante si tratti di atteggiamenti solitamente associati ad animali, studi del genere sono utili per indirizzare al meglio anche grandi folle di esseri umani in situazioni delicate come nei piani strategici di evacuazione".
L'esperimento apparso su arXiv si è svolto di recente nel Dipartimento di matematica della Sapienza Università di Roma. A due gruppi di circa 40 persone ognuno è stato chiesto di raggiungere, a partire da un'aula, un determinato luogo, sconosciuto a tutti tranne che a una persona nel primo gruppo e a cinque nel secondo (che non si sono svelate fino alla fine dell'esperimento). "Uscendo dalla classe", prosegue il ricercatore Iac-Cnr, "i soggetti hanno mostrato una lieve tendenza ad andare a destra, verso la parte del Dipartimento a loro più familiare, presto superata dal desiderio di raggiungere e seguire i compagni che si trovavano di fronte a loro. Questo comportamento ha permesso alle persone informate di 'trascinare' gli altri, portandoli a destinazione lungo il percorso più veloce".
Si tratta del primo esperimento di questo genere effettuato con pedoni in un ambito di ricerca. Gli studiosi hanno verificato che le persone non sembrano a loro agio con istruzioni calate 'dall'alto', ma diventano docili quando viene fatto loro credere di scegliere autonomamente.
Le tecniche di controllo di grandi folle studiate in questa ricerca trovano una naturale applicazione nei casi in cui la situazione di pericolo è prevedibile, ma la comunicazione tra autorità e folla è difficoltosa, come per esempio durante una manifestazione violenta. In questi casi agenti in borghese nascosti nella folla potrebbero correre in direzioni concordate per attivare l'effetto gregge. Allo studio hanno collaborato scienziati della Technische Universität di Monaco di Baviera.
Scheda dell'11 maggio 2015
Chi: Istituto per le applicazioni del calcolo del Consiglio nazionale delle ricerche (Iac-Cnr) di Roma
Che cosa: Esperimento sul comportamento delle folle di G. Albi, M. Bongini, E. Cristiani, D. Kalise, Invisible control of self-organizing agents leaving unknown environments, SIAM J. Appl. Math., 76 (2016), 1683-1710.
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www.CorrieredelWeb.it
lunedì 19 dicembre 2016
Attentato a BERLINO. Una altro camion contro la folla. 9 morti, 50 feriti, il primo bilancio di sangue

BERLINO, 19 dicembre 2016 - L'attacco è accaduto intorno alle 20.15 nei pressi della Kurfuerstendamm Avenue, vicino alla chiesa intitolata al Kaiser Guglielmo, nella parte occidentale della città, zona commerciale e affollata nel quartiere di Charlottemburg.
La zona ora è blindatissima. Secondo la tv tedesca Ard e il Berliner Morgenpost che citano una fonte di polizia, gli attentatori a bordo del camion erano due.
Uno è stato trovato morto all'interno del tir, schiacciato dall'impatto con la folla, l'altro sarebbe saltato fuori e fuggito a piedi in direzione del Tiergarten, lo zoo, ma è stato arrestato.
Ancora un'altra corsa folle tra le persone che passeggiavano nel mercatino di Natale di Berlino.
I morti investiti da un lungo tir nero, simile a quello della strage di Nizza, sono nove.
La Stampa tedesca parla di almeno una cinquantina di feriti, ma il bilancio è provvisorio.
giovedì 11 gennaio 2007
Strage di Ustica: cronologia di 27 anni di misteri
Strage di Ustica: 27 anni di misteri
Ecco le principali tappe della vicenda in 27 anni di indagini e misteri che hanno preceduto la sentenza di assoluzione del generale Lamberto Bartolucci, ex capo di stato maggiore dell'Aeronautica, e del suo vice generale Franco Ferri.
27 giugno 1980 Ore 20.59'.45". Il Dc9 I-Tigi Itavia in volo da Bologna a Palermo partito con due ore di ritardo, si inabissa a nord di Ustica. Ottantuno le vittime fra passeggeri ed equipaggio: tra loro 13 bambini, due dei quali non avevavo ancora compiuto due mesi.
Il gruppo neofascista dei Nar rivendica la strage: per i giudici si tratterà di un vero e proprio depistaggio operato dal cosiddetto Super Sismi.
Luglio 1980 Il ministro socialista della Difesa Lelio Lagorio riferisce in Senato sul disastro, escludendo il coinvolgimento di aerei militari. Le autorità aeronautiche sostengono l'ipotesi del "cedimento strutturale" del velivolo. Il generale Romolo Mangani, comandante del Centro operativo regionale di Martina Franca, responsabile del controllo radar dei cieli del sud verrà accusato di "alto tradimento per aver depistato le indagini".
Luglio 1980 Sui monti della Sila viene trovato un Mig 23 libico, forse caduto la notte del 27 giugno, la stessa della tragedia del Dc9. Il maresciallo Mario Alberto Dettori, radarista della base di Poggio Ballone (Grosseto), confessa alla moglie: "Quella notte è successo un casino, per poco non scoppia la guerra". Dettori morirà suicida nel marzo dell'87 ossessionato da una frase che, dice, non lo abbandona mai: "Il silenzio è d'oro e uccide".
Dicembre 1980 L'Itavia, l'azienda del Dc9 esploso, dirama un comunicato stampa che indica come unica ipotesi valida a spiegare la caduta dell'aereo quella di un missile.
Marzo 1982 La prima commissione d'inchiesta parlamentare (presidente Carlo Luzzati) sostiene che senza l'esame del relitto non è possibile chiarire se il Dc9 cadde per esplosione interna (bomba) o esterna (missile).
Agosto 1986 Il presidente della Repubblica Francesco Cossiga chiede al presidente del Consiglio Bettino Craxi di disporre il recupero del relitto.
Marzo 1989 Dopo cinque anni di lavoro sul relitto, i periti della commissione Blasi concludono che il Dc9 è stato abbattuto da un missile.
Maggio 1990 A sorpresa, due componenti della commissione voluta da Bucarelli fanno marcia indietro riproponendo l'ipotesi della bomba.
Marzo 1993 Alexj Pavlov, ex colonnello del Kgb, rivela la sua verità: il Dc9 fu abbattuto da missili americani, i sovietici videro tutto dalla base militare segreta che nascondevano vicino a Tripoli: "Fummo costretti a non rivelare quanto sapevamo per non scoprire il nostro punto di osservazione. Quella notte furono fatte allontanare tutte le unità sovietiche della zona perché sapevamo che ci sarebbe stata un'esercitazione a fuoco delle forze americane".
Dicembre 1993 Andrea Crociani, imprenditore toscano, viene interrogato dal giudice Rosario Priore, titolare dell'inchiesta. Crociani rivela le confessioni a lui fatte da Mario Naldini, il tenente colonnello che prestava servizio all'aeroporto di Grosseto e che la sera del 27 giugno si alzò in volo con il suo caccia Tf140 per un'esercitazione Nato. "Mario mi disse: Quella notte c'erano tre aerei. Uno autorizzato, due no. Li avevamo intercettati quando ci dissero di rientrare. All'aeroporto di Grosseto, dopo l'atterraggio, ci informarono della tragedia del Dc9". Naldini era il capo squadriglia delle Frecce Tricolori, morto a Ramstein nell'agosto dell'88 durante la disastrosa esibizione che causò la morte di 51 persone. Dieci giorni dopo doveva essere ascoltato da Priore per i fatti di Ustica.
26 novembre 2003 La tragedia di Ustica non fu certamente provocata dal cedimento strutturale del Dc9 dell'Itavia, ma probabilmente da un missile esploso dall'esterno dell'aereo. Il tribunale di Roma, a 23 anni dalla tragedia, dichiara responsabili i ministeri dei Trasporti, della Difesa e dell'Interno, e li condanna in solido a risarcire all'Itavia i danni, quantificati in circa 108 milioni di euro (210 miliardi delle vecchie lire).
30 aprile 2004 La terza sezione della Corte d'Assise di Roma assolve da tutte le accuse contestate i generali dell'Aeronautica Lamberto Bartolucci, Franco Ferri, Zeno Tascio e Corrado Melillo individuando responsabilità nelle condotte dei generali Bartolucci e Ferri in merito alle informazioni che i due militari fornirono, in maniera errata, alle autorità politiche.
15 dicembre 2005 Bartolucci e Ferri sono assolti in appello.
10 gennaio 2007 La prima sezione penale della Corte di Cassazione si pronuncia definitivamente sul processo confermando la sentenza di assoluzione pronunciata in appello e cancellando quindi la possibilità ai famigliari delle vittime di chiedere un risarcimento.
Origine: Repubblica
Ustica, una strage senza colpevoli Il governo: "Ci sarà un risarcimento"
Cassazione, sentenza definitiva a 27 anni dalla tragedia del DC9. Assolti i generali dell'Aeronautica. La rabbia dei parenti delle vittime.
Familiari, stupore e rabbia. Tra i familiari delle vittime, un senso profondo "di amarezza e indignazione per ciò che è accaduto in questa vicenda anomala". Così l'avvocato Alfredo Galasso, legale di alcuni parenti delle vittime di Ustica, commenta il verdetto emesso oggi dalla Corte di Cassazione: "Lo Stato a livello di tutte le sue articolazioni consegna alla storia come mistero una delle più grandi tragedie italiane. In 27 anni non si è riusciti a raggiungere la verità". Il legale, inoltre, ribadisce di essere "convinto che si trattò di una 'pirateria' aerea. La verità del giudice Priore è la nostra verità".
Soddisfazione tra gli imputati. "E' la fine di un incubo", ha detto il generale Franco Ferri, imputato di alto tradimento insieme al collega Lamberto Bertolucci. "Finalmente la mia onestà è stata riconosciuta definitivamente".
Confermato l'appello. Resta confermata la sentenza della Corte d'Appello di Roma del 15 dicembre 2005 che aveva assolto con la formula "perché il fatto non sussiste" i due alti ufficiali dell'Aeronautica. Al cambiamento della formula puntava invece la Procura generale e anche il governo difeso dall'Avvocatura dello Stato che chiedevano di modificare la formula con la dizione "perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato" che avrebbe lasciato aperta ai familiari delle vittime la strada per la richiesta di risarcimento. La prima sezione penale presieduta da Torquato Gemelli ha optato per l'assoluzione piena e definitiva ai generali, precludendo in questo modo la possibilità di qualsiasi richiesta di risarcimento.
Origine: Repubblica
Erba, interrogatorio-fiume per i vicini Il legale: "Prime parziali ammissioni"
Per quasi sette ore davanti agli inquirenti la coppia fermata per la strage. Il legale: "Non hanno confermato la stessa versione dell'altro giorno"
Olindo e Rosa Romano erano controllati a distanza già da diversi giorni, da quando l'unico scampato all'eccidio, Mario Frigerio, aveva detto che a tagliargli la gola era stato un vicino di casa "grande e grosso". E dal letto dell'ospedale dove è ancora ricoverato, l'ha riconosciuto nella fotografia di Romano mostratagli dai carabinieri. "Lo sapevo che si odiavano - ha affermato alla notizia dell'arresto dei due vicini di casa - Per me è una conferma". E ricostruendo i terribili momenti del massacro, ha detto al suo legale: "Ho sentito un dolore acuto, come uno squarcio nella carne e poi ricordo tanto sangue".
L'avvocato Paolo Troiano, che ha assunto la difesa dei coniugi Romano dice che "è ancora presto per avere un quadro certo e chiaro delle accuse contestate e sugli elementi di prova". Quest'oggi la Procura depositerà gli atti all'ufficio del giudice per le indagini preliminari che entro venerdì deciderà se l'impianto accusatorio regge oppure se i due indiziati possono tornare liberi. I prossimi interrogatori serviranno per verificare, una volta ancora, la consistenza dell'alibi che Olindo e sua moglie Rosa stanno ripetendo da quando i carabinieri li hanno chiusi nel carcere di Como.
"Siamo innocenti", aveva gridato ai cronisti Rosa Bazzi. "Non siamo noi gli assassini". Dicono i Romano che quella sera, durante la strage, prima erano a fare compere e poi sono passati in pizzeria. A casa erano tornati quanto tutto era già finito. "Eravamo usciti per andare a fare shopping a Como intorno alle 19", hanno ripetuto a verbale Olindo e Rosa, ma sui possibili testimoni, i due non hanno saputo indicare neppure un commesso che li riconoscesse. Quello che inoltre non convince gli inquirenti è l'orario: a Como, intorno alle 19.30, i negozi sono quasi tutti chiusi. Neppure la cena in una paninoteca del centro storico sembrerebbe scagionare del tutto la coppia perché l'orario impresso sullo scontrino fiscale, le 23.00, non cancella la possibilità che i coniugi abbiano raggiunto la pizzeria dopo aver commesso la strage avvenuta intorno alle 20.15.
I Ris ieri sono tornati nella casa dove l'11 dicembre sono stati uccisi Raffaella Castagna, suo figlio Youssef di due anni, la nonna materna Paola Gallia, una vicina di casa Valeria Cherubini, e ferito gravemente suo marito Mario Frigerio. I carabinieri hanno compiuto rilievi anche nella casa dei due indiziati. Con il luminol sono andati a caccia delle tracce di sangue ritrovate nella dependance-garage, su un paio di pantaloni maschili appena lavati e su una maglietta della donna.
Questa mattina i tecnici del Ris sposteranno la loro attenzione sull'auto dei Romano, una Seat Arosa: su un sedile sembra sianostate rintracciate tracce di sangue. "Hanno chiesto 30 giorni di tempo prima di consegnare le loro conclusioni", ha anticipato il legale dei due presunti assassini, l'avvocato Pietro Troiano, presente con un consulente durante i rilievi di ieri. La sensazione, però, è che il test del Dna sul sangue possa giungere già domani.
Origine: Repubblica
martedì 26 dicembre 2006
Nigeria, esplode un oleodotto muoiono bruciate 269 persone
Nigeria, esplode un oleodotto muoiono bruciate 269 persone L'incidente dovuto a una falla aperta da ladri durante la notte. Molti nigeriani si erano precipitati sul posto per raccogliere carburante
Le vittime si erano precipitate per raccogliere fusti di carburante ad Abule Egba, un popoloso quartiere della città nigeriana attraversato da una conduttura nella quale durante la notte i ladri avevano aperto una falla.
Il bilancio provvisorio dei morti è stato confermato anche dalla Croce Rossa, che in un primo momento aveva parlato solo di 14 morti, ma poi ha successivamente rettificato, ammettendo che i cadaveri sul posto sono centinaia.
"E' un'area densamente popolata. Stiamo parlando di centinaia di morti - ha spiegato il segretario generale della Croce Rossa nigeriana Abiodun Orebiyi - Sessanta feriti sono stati portati all'ospedale, con gravissime ustioni. Dobbiamo ancora confermare il numero dei morti, non sappiamo se sono 300, 400 o 500".
Origine: Repubblica
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