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venerdì 5 ottobre 2018
Europa Now! Un picnic per rilanciare il patriottismo europeo - Ferrara, Festival Internazionale, 6 ottobre 2013
sabato 24 marzo 2018
Il movimento 5 stelle e la crisi delle democrazie europee
Io non sono contro il Movimento 5 stelle. Io lo temo.
Il processo di crisi della nostra democrazia parlamentare è iniziato dopo tangentopoli.
La personalizzazione della politica è iniziata con Berlusconi.
Il Renzismo è stata la risposta caricaturale che ha mandato in frantumi il partito democratico che ormai da tempo possiamo descrivere come una sorta di DC contemporanea, avendo perso le connotazioni di provenienza social-comunista ha perso anche la sua identità di sinistra.
Renzi è stato un disastro. Punto. Ma la personalizzazione della politica prosegue con Grillo.
E Grillo è un qualunquista, un distruttore.
Negli anni '90 spaccava i computer durante i suoi spettacoli comici per poi diventare un asso della comunicazione digitale insieme a quel genio del male di Casaleggio sr.
Grillo non propone. Rade al suolo.
Grillo ha cavalcato la rabbia del popolo verso la mala politica ma non ha costruito un nuovo partito.
Il m5s esiste da anni ma non è cresciuto, non si è strutturato, non ha espresso dei leader rappresentativi e capaci.
Giggetto Di Maio è un pischellone cresciuto. La Raggi il nulla cosmico.
Il m5s senza Grillo - pure se lui "formalmente" ne è uscito - non ha alcuna visione politica.
Non è conservatore, non è progressista. Non è europeista, non è nazionalista. Non è statalista, non è liberista.
Il m5s non ha ideali sociali è infatti è trasversale senza però rappresentare nessuno.
Il m5s dà voce a qualsiasi istanza contro il sistema sociale.
Dà voce a gente improponibile che crede alla pericolosità dei vaccini e alle scie chimiche...
Il m5s fa dell'incompetenza e ignoranza un vanto.
La piattaforma Rousseau oltre ad essere una macchina da soldi, un meccanismo che ha moltissime ombre pericolosamente non democratiche al suo interno.
Il m5s è rabbia popolare.
Più la rabbia popolare prende il potere, più il popolo è disposto a rinunciare a liberta individuali e diritti civici pur di poter urlare "adesso basta, vogliamo ordine".
Mussolini e Hitler arrivarono al potere per volontà del popolo.
"In How Democracies Die Steven Levitsky e Daniel Ziblatt, politologi e professori di Scienze del governo all’Università di Harvard, analizzano questo processo di erosione endogena di queste forme di governo, individuando quattro indicatori chiave per l’identificazione di un politico o di partiti antidemocratici: è il caso di preoccuparsi se questi rigettano, a parole o nei fatti, le regole di funzionamento di un sistema democratico; se negano la legittimità degli avversari; se tollerano o incoraggiano l’utilizzo della violenza; se mostrano la volontà di limitare la libertà e i diritti civili degli avversari, media inclusi."
"Quando si pensa alla morte di una democrazia è facile cadere automaticamente nell’immagine di un golpe; un colpo di Stato quasi teatrale nella sua messa in atto, il cui impatto emotivo è talmente forte sulla psiche pubblica da finire per rappresentare l’unica modalità di sovversione di un ordine democratico.
Questi eventi epocali però non capitano improvvisamente, senza essere giustificati e preparati da dinamiche politiche antecedenti: molte volte sono la conseguenza, più o meno spettacolarizzata, di un lungo processo di erosione delle istituzioni democratiche, che si verifica all’interno dell’ambito della legalità.
Non sono i colpi di Stato che uccidono le democrazie. Semmai, le democrazie si logorano da sé, aprendo le porte a istanze e figure che, piegando a poco a poco le regole del sistema a proprio favore, ne stravolgono completamente il volto".
http://thevision.com/politica/morte-democrazie/
venerdì 2 marzo 2018
Comunismo vs. Fascismo, ha ancora senso questa contrapposizione?
Ma l’Italia non ha mai davvero fatto i conti col passato.
La Resistenza partigiana ha avuto tantissimi meriti, difeso ideali e pagato un pesante tributo di sangue.
Purtroppo però quegli anni furono anche di atroce guerra civile.
E sotto le bandiere ideologiche si consumarono stragi e omicidi che poco avevano a che fare col cosiddetto diritto di guerra e gli ideali di liberazione.
L’aver riconosciuto solo in ritardo e parzialmente questo lato oscuro della liberazione partigiana non ha mai agevolato la più piena riappacificazione sociale.
E a oltre settant'anni ci troviamo ancora una contrapposizione ideologica tra comunismo e fascismo che oggi non ha più alcun senso.
Penso questo perché, di fatto, il comunismo storico è stato un tradimento del pensiero marxista così come degli ideali di comunione e uguaglianza auspicati dal pensiero socio-filosofico ed economico teorizzato dal comunismo.
Il comunismo storico, cioè l’unico che si è concretamente realizzato nella realtà dei fatti, ha dato vita a dittature crudeli in cui sono più i punti in comune con le dittature fasciste che quelli di differenza.
Il comunismo storico è stato il tradimento di qualsiasi ideale comunista.
Non bastasse, le analisi economiche di Marx si sono rivelate errate: con lo sviluppo industriale il proletariato anziché aumentare il proprio potere, ha perso posizioni non solo nei confronti del capitalismo ma anche dell’emergente ceto medio.
Oggi con la finanza globalizzata, la rivoluzione digitale, l’automatizzazione dei processi produttivi vediamo che il proletariato del terzo millennio perde ancora di più potere.
Il comunismo che non si è mai realizzato, oggi è definitivamente morto.
I regimi che ancora si etichettano di rosso fanno tutto tranne che sviluppare la comunione dei beni e l’uguaglianza sociale.
Al contrario, io ritengo, il fascino malvagio del fascismo è sempre vivo e pericoloso.
A differenza del comunismo, che dove è nato è stato per sanguinosi colpi di Stato e mai in regimi democratici, i regimi fascisti hanno conquistato il potere per lo più nel pieno delle democrazie da cui sono nati.
Ne sono la naturale conseguenza quando il popolo è esasperato e rancoroso verso una politica flaccida che non risponde più alle esigenze della società civile.
Il fascismo si nutre della rabbia del popolo inferocito contro il “disordine” della mala politica, delle ingiustizie sociali, della criminalità, dell’imbarbarimento di Costumi e Valori.
Finché si arriva ad un punto di rottura in cui si è disposti a perdere libertà e diritti pur di veder colpiti i “colpevoli” (qualunque essi siano in effetti e/o nella percezione).
Si invoca un uomo della provvidenza che dica “basta!” e metta tutti in riga.
Da quel momento il passo verso la dittatura diventa breve.
E non c’è dittatura senza violenza, soprusi, abolizione delle regole della democrazia e delle libertà civili.
Questo per me significa fascismo.
Ed è per questo che il fascismo è sempre il pericolo delle democrazie in crisi.
In Italia, succubi ancora della contrapposizione fascismo-comunismo, l’abbiamo poi traslata in destra vs. sinistra.
Non ci siamo evoluti in un partito conservatore e uno progressista, oppure non contrapponiamo il pensiero di chi crede, per esempio, ad una più o meno rigida economia di Stato a quello di chi punta tutto sulla libera imprenditoria privata.
Siamo, invece, tuttora schiavi di bandiere che ci fanno sentire più opposti ad un “nemico” comune che appartenenti ad un gruppo sociale col quale riconoscere forti affinità.
Le manifestazioni antifasciste - avvenute nel febbraio 2017 - nel giorno della memoria delle foibe sono state un fatto gravissimo.
Non solo per gli ignobili episodi di inaccettabile violenza, ma anche e soprattutto perché le vittime delle foibe non sono i morti pianti soltanto da chi è di destra (estrema o meno).
Quei morti devono ricordare a tutti cosa succede nelle guerre. Quelle vittime sono piante da chiunque abiuri la violenza.
Quindi il gesto vigliacco contro l’esponente di FN in Sicilia deve essere condannato senza se e senza forse.
Il pericolo di rigurgiti di fascismo non si combatte con azioni fasciste.
Anzi è proprio il modo per far forza al fascismo.
Per me la violenza è un attributo fascista e non è mai accettabile.
Sandro Pertini - Democrazia e fascismo
martedì 10 febbraio 2009
DOV'E' LA SOCIETA' CIVILE? LA DEMOCRAZIA E' IN PERICOLO?
DOV'È LA "SOCIETÀ CIVILE"?
di Renato Fioretti
Le cronache degli ultimi giorni sono state particolarmente prodighe nei confronti di chiunque fosse alla ricerca di utili elementi d'indagine per approfondire e valutare "lo stato di salute" della nostra democrazia.
Sono, infatti, numerosi i temi che hanno suscitato l'interesse dei maggiori quotidiani nazionali e richiamato l'attenzione dei (sempre troppo pochi) lettori italiani.
C'è n'è per tutti i gusti! Si va dal doloroso caso di Eluana Englaro, al ddl sulla "sicurezza", passando per le (ormai) quotidiane "esternazioni" di Di Pietro.
Partirei da quest'ultimo punto.
In effetti, allo stato, la situazione politica italiana presenta un aspetto paradossale.
In un panorama parlamentare nel quale - assente la sinistra c.d. "radicale" e preso atto del sostanziale immobilismo, ampiamente previsto da coloro che si opponevano alla nascita del nuovo soggetto, cui è costretto il Pd dal prevalere di una linea politica moderata - l'opposizione al governo di destra viene (sostanzialmente) rappresentata da un soggetto che, in altra epoca e in altro contesto politico, si era sempre dichiarato "di destra", si è costretti, "da sinistra", a tifare per il capo dell'Idv!
Il tutto assume particolare rilevanza nel momento in cui lo stesso Di Pietro ingaggia una sfida con se stesso al fine di trovare la migliore definizione, in negativo, di quello che è pur sempre il Presidente del Consiglio eletto dalla maggioranza degli elettori; e questo, in una democrazia "sana", conta ancora qualcosa.
In effetti, da quel lontano 2001, nel quale si discuteva se quello di Berlusconi fosse da considerare o no un regime, sembrano passati anni luce. Oggi siamo al punto di cercare di individuare le assonanze con dittatori d'altri tempi!
In questo senso, nel ribadire l'assoluta e ferma condanna nei confronti di quanti hanno calpestato la democrazia e sacrificato vittime innocenti alla loro tirannide, appare (realisticamente) spropositato ricercare in Berlusconi "i segni" di personaggi di ben altra caratura.
La rilevanza politica, nella storia più recente e nelle sorti del mondo - di là dai crimini commessi - dei vari Hitler, Stalin, Mao, Franco, Pinochet, fino ad arrivare a Mussolini, è, oggettivamente, di ben altro livello rispetto al "curriculum" del Cav. di Arcore.
Probabilmente, chi c'è andato più vicino è stato l'ex Governatore della Sardegna che, in risposta ai veementi attacchi di Berlusconi, l'ha paragonato a Caligola.
Naturalmente, anche in questo caso si tratterebbe di ristabilire le giuste proporzioni. Quello che, certamente, accomuna i due soggetti è la protervia nei confronti delle istituzioni e l'attitudine a elargire stravaganti "promozioni". In questo senso, così come si dice che Caligola nominò senatore il proprio cavallo, Incitatus, si può affermare, senza tema di smentite, che il Presidente Berlusconi ha elargito "nomine politiche" per lo meno estemporanee!
Un lungo elenco - comprendente avvocati e amici personali, ex collaboratori, ex dipendenti, ex segretari, presentatrici televisive, ballerine, soubrette e comici - al confronto del quale i tanto vituperati "nani e ballerine" di Craxi - che, tra l'altro, non godevano di un seggio parlamentare o, addirittura, di un dicastero della Repubblica - risultano ampiamente rivalutati.
Il caso Englaro, invece, ci riporta, tra l'altro, ai sempre difficili rapporti della politica con "l'oltre Tevere".
In effetti, l'intera vicenda legata alla penosa condizione della giovane Eluana, rappresenta una nitida "istantanea" dello stato in cui versa il nostro paese.
Una compagine governativa che, per dirla alla Montanelli, si "tura il naso" di fronte ai provvedimenti di stampo razzista previsti dal ddl sulla "sicurezza" - insensibile anche ai legittimi richiami al rispetto dei diritti umani, che pure la Cei invoca - e, contemporaneamente, ritiene di dover assecondare le gerarchie vaticane nel tentativo di vanificare una sentenza della Cassazione. Arrivando, per questo, a un vero e proprio scontro di carattere istituzionale con il Capo dello Stato.
In contemporanea, un'opposizione parlamentare che ondeggia tra prudenti tatticismi -per non urtare la sensibilità dei vari Fioroni, Binetti e company - e singole espressioni di malcontento che, comunque, non smuovono il PD da posizioni di tipo, sostanzialmente, moderato.
In un contesto di questo tipo, diventa ancora più insopportabile l'ipocrita atteggiamento di coloro i quali si ergono a "paladini della vita", come se la condizione oggettiva di Eluana fosse da considerarsi tale e, parallelamente, fingono di ignorare che le nuove norme previste dal suddetto ddl sulla sicurezza priveranno dell'assistenza sanitaria migliaia di bambini figli di extracomunitari privi di un regolare permesso di soggiorno!
Dov'è, in questo momento, la c.d. "società civile"?
Possibile che nel nome della sicurezza, si corra il concreto rischio di far ripiombare il nostro paese nelle tenebre di leggi "anti-qualcuno"?
Che cosa ha da spartire la civile convivenza con la mitologia - ora codificata dal ddl -delle "ronde padane"?
Davvero si pensa che una sanzione amministrativa di ben 10.000 Euro, per il reato d'immigrazione clandestina, rappresenterà un concreto deterrente per soggetti che cercano di sfuggire alla miseria, alla fame e, spesso, alle guerre, dei loro paesi. Non viene il sospetto di essere, ancora una volta, di fronte alla politica "delle immagini" ?
E' moralmente corretto che le centinaia di migliaia di "badanti" - che suppliscono a una delle tante carenze del welfare - irregolarmente presenti nel nostro paese, ma tranquillamente accolte nelle nostre case perché "costano poco" e, troppo spesso, prive di qualsiasi elementare diritto normalmente riconosciuto a un lavoratore dipendente, non possano trasferire parte del loro modesto salario ai familiari (spesso figli in tenera età) all'estero perché prive del permesso di soggiorno?
Può ritenersi in pace con se stessa una comunità che assiste in silenzio all'invito rivolto ai medici del servizio sanitario nazionale di rendersi complici di uno stato di polizia che aspira a subordinare un diritto inalienabile previsto dalla Carta Costituzionale, il diritto alla salute, al possesso del permesso di soggiorno?
Si può restare indifferenti a provvedimenti legislativi che contrabbandano interessi di parte e, nel caso Berlusconi, addirittura personali, per esigenze collettive?
Probabilmente, già poche risposte, ai tanti quesiti che sarebbe legittimo porsi, potrebbero concorrere a diagnosticare il reale "stato di salute" della democrazia nel nostro Paese!
Napoli, 10/02/09
Raffaele Pirozzi direttore giornaleonline"www.notiziesindacali.com"
martedì 13 gennaio 2009
OLTRE LA DEMOCRAZIA DEI PARTITI, IL CASO DELLA CAMPANIA
IL" FILOSOFO" GIUSEPPE CORONA HA SCRITTO QUESTO OTTIMO ARTICOLO .
Il direttore di http://www.notiziesindacali.com/
OLTRE LA DEMOCRAZIA DEI PARTITI, LA SITUAZIONE CAMPANA.
di Giuseppe Corona
Di fronte ai fatti occorrerebbe avere atteggiamenti intellettualmente onesti: non esorcizzarli oppure, peggio, criminalizzarli. Essi andrebbero invece interrogati e interpretati per ascoltare se essi hanno qualcosa di nuovo da annunciarci. Rimuovere o condannare quanto non concorda con le nostre abitudini, con i nostri sperimentati modi di vedere le cose, è umano, ma non aiuta proprio chi si comporta in questo modo.
C'è in Italia una fascia di popolazione, che va dai quarantacinque anni in su, nella quale è ancora vivo il ricordo dell'esistenza di partiti strutturati, invadenti, condizionanti la vita di ognuno, a volte fin nei più intimi risvolti. Chi è oltre i quarantacinque anni ancora oggi mostra di non saperne e volerne fare a meno. Questa fascia di età detiene sostanzialmente il monopolio della formazione dell'opinione pubblica ed è essa che anima e struttura il dibattito politico nel nostro paese.
Cosa, nella sostanza, traspare da questo dibattito? Una enorme, non sopita voglia di partito. Si favoleggia di una entità mitica nella quale si vorrebbero raccogliere tutte le virtù del mondo.
Guardiamo i fatti!
Il primo è che tutte le generazioni successive quando si parla di partiti o sanno approssimativamente di cosa si tratti e sono disinteressati, non sapendo bene di cosa si stia parlando, o addirittura non sanno alcunché di cosa si tratti. Milioni di persone che non hanno più orecchio per ascoltare o capire questa favola antica! Per non parlare, poi, dei milioni di immigrati che nel prossimo decennio, che lo si voglia o no, diventeranno cittadini italiani.
Il secondo è il sistematico fallimento di tutti i tentativi di costruire partiti. Fallì Martinazzoli, con il Partito Popolare, nel voler far rinascere dalle ceneri l'esperienza cattolica. Fallì Segni, ma già si trattava di un tentativo leaderistico, nel trasformare in partito il movimento referendario. Fallì Occhetto nel far sopravvivere trasformisticamente sotto falso nome(P.D.S.) il vecchio partito comunista. Fallì D'Alema con le varie "cose" di cui non ricordo il numero. E' fallito Bertinotti per non parlare di qualche patetico resto della nomenclatura socialista. Sta fallendo miseramente, per chi ha occhi per vedere, il tentativo veltroniano
Il terzo è la nascita delle formazioni politiche personali. Tra queste hanno eccelso, sia pure per vie e modi diversi, quella berlusconiana e quella prodiana.
La prima si è giovata della scomparsa di un pezzo, maggioritario, del sistema partitico, trasformandone parte consistente dell'elettorato in proprio seguito personale. La seconda si è giovata della dichiarata impotenza del maggiore partito della sinistra non socialista di proporsi come guida governativa e ha tentato, sotto una denominazione non partitica, l'Ulivo prima l'Unione poi, di diluire la resistenza partitica per dissolverla progressivamente attraverso la guida del governo, legittimata non dai partiti ma dalle primarie.
Mentre Berlusconi, avendo meno resistenze, è riuscito a costruirsi un possente seguito personale, Prodi, per la tortuosità necessaria della strada scelta, ha fallito, lanciando però una maledizione sui partiti, o monconi di essi, che si sta macabramente avverando. I partiti della sinistra estrema sono del tutto scomparsi o quasi e il tentativo del Partito Democratico langue, votato com'è, a mio parere, per ragioni essenziali, a fallire, incalzato da un piccolo movimento personale, mentre dalla Sardegna, appoggiato dal solito potere economico-mediatico, e, pare, dallo stesso Prodi, spera di scendere in campo il Berlusconi del centro-sinistra. Si annuncia un altro tentativo potente di costituire un seguito personale. Se non sarà questo, prima o poi ne sarà un altro. Del resto il tentativo veltroniano originariamente, sia pure maldestramente condotto, seguiva un modello leaderistico personale. Chi si illude di raccogliere le ceneri di Veltroni per costruire finalmente il Vero Partito, per quanto passi per supremo realista, è un illuso.
Il quarto, sotto i nostri occhi qui in Campania, destinato ad avere effetti nazionali dirompenti, è la vittoria dei "cacicchi", i vertici istituzionali della Regione e di Napoli, nel braccio di ferro con quell'armata Brancaleone che, guidato da politici improvvisati, porta ancora il nome di partito. Ancora una volta un leader, con un seguito personale, dotato di un reale potere, conquistato sulle ceneri dei partiti, e di una qualche sapienza politica, trionfa, sia pure tra l'indignazione generale. Ma l'indignazione, si sa, è merce a buon mercato. Altra cosa è l'arte della politica!
Un quinto, conseguenza del precedente, è che in Campania va crescendo in maniera sempre più percettibile l'ideologia della lista civica. Ideologia sotto la quale si nasconde la vergogna di sé dei partiti, e la loro impresentabilità, mentre qualcuno scalda i muscoli.
Questo è quanto i giovani, che di partito non sanno né vogliono sapere, vedono e conoscono; ai potenti che si sono affermati, si affermano e si affermeranno affidano, con i loro consensi, i loro bisogni e i loro sogni.
Questi sono i fatti che determinano ormai la Costituzione materiale del nostro paese. Non sarebbe il caso di prenderne atto e di accettare che questo movimento di estinzione dei partiti è inarrestabile e, per fortuna, definitivo? Non sarebbe bene dedicarsi a un più importante e nobile compito: trasformare in scritta questa Costituzione materiale definendo per questo movimento livelli istituzionali e regole che garantiscano controlli e partecipazione perché tutti possano concorrere in una gara, altrimenti truccata e aperta solo a chi, per merito, fortuna o sorte, si trova a godere di mezzi personali per avviare avventure politiche, formarsi seguiti e acquisire poteri incontrollati e incontrollabili?
Occorre uscire dalla giungla e promuovere una Nuova Democrazia laddove la vecchia democrazia dei partiti è ormai archiviata. Nel nostro paese la democrazia è stata abrogata, non per particolare cattiveria di qualcuno, ma per raggiunti limiti di età di una vecchia forma di essa.
Quando fatti e osservazioni si ostinano a non farsi piegare da vecchie prassi e teorie gli scienziati finiscono per abbandonarle cercandone di nuove. Così è sempre accaduto anche in politica.
Ciò non riguarda uno schieramento politico o un altro, ma tutti. La discussione, se si apre, è aperta a tutti.
Napoli, 13/01/09
Raffaele Pirozzi direttore giornaleonline"www.notiziesindacali.com"
lunedì 12 gennaio 2009
COSTO DELLA POLITICA E DELLA DEMOCRAZIA
di: Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco
Ormai è evidente: quando si parla di costo della politica ci si riferisce al costo della democrazia. Non si pensa al risparmio della gestione amministrativa degli enti locali, ma alla soppressione di spazi democratici, deputati all'esercizio del potere legislativo. Quello che appare ogni giorno sempre più in crisi agli occhi dei cittadini sono le assemblee elettive: Consigli Comunali, Consigli Provinciali, Consigli Regionali, Camera dei Deputati e Senato. Del lavoro delle assemblee se ne parla molto poco e solo gli specialisti sanno che cosa si discute alla Camera dei Deputati in questi giorni, quasi nessuno sa che cosa si è approvato nella ultima riunione del Consiglio Regionale della Campania e di che cosa si è discusso nel Consiglio Comunale di Salerno e di che cosa si sta occupando il Consiglio Provinciale di Benevento.
E' evidente che nessuno conosce il lavoro delle assemblee elettive, perché i riflettori sono accesi solo sui personaggi e non sugli strumenti della politica. Questi effetti sono dovuti al combinato disposto della azione demolitrice dello Stato Unitario da parte della Lega e dalla cultura della destra che ritiene esaurita nel leader le funzioni legislative ed esecutive e tende in ogni modo a rendere inutile l'azione delle assemblee elettive. La destra, nei pochi mesi di Governo ha ottemperato agli obblighi legislativi attraverso l'uso dei decreti legge, successivamente approvati in Parlamento con la formula della fiducia, che evita qualsiasi emendamento, il libero dibattito ed il voto senza condizionamenti.
E' evidente che il cesarismo Berlusconiano approva questa cultura del rapporto diretto tra i cittadini ed il leader che quando viene eletto deve governare senza particolari disturbi, con la sola attenzione ai sondaggi, per cogliere il senso della opinione pubblica ed accarezzarne il pelo per il verso giusto.
Ci muoviamo in questa cultura quando si parla di costo della Politica, di eliminazione delle Province e di federalismo.
Una sola riflessione : quanti sono i Comuni al di sotto dei diecimila abitanti che non sono in grado economicamente a reggere i compiti ordinari previsti dalla legge? Ben il 70% del totale! In una eliminazione di colpo delle Amministrazioni Provinciali, questi piccoli Comuni non sarebbero in grado di organizzare nessun tipo di politica dei servizio ai propri cittadini, ma soprattutto non sarebbe in grado di strutturare Piani Regolatori, percorsi di viabilità e di collegamento con altri centri urbani, servizi di trasporto pubblico, manutenzione di scuole e tnto altro, di cui spesso non si conosce l'importanza.
Al contrario, ragioniamo sui costi della gestione amministrativa, non tanto della politica. Per spiegare bene il nostro pensiero è necessario ricorrere ad esempi chiarificatori: se , come capita di sovente, finisce l' inchiostro delle stampanti del Comune di Marano, il dirigente del servizio non può chiamare il suo collega di Mugnano e procurarsi velocemente quello di cui ha bisogno, facendo subito ripartire il servizio. Le gestioni amministrative sono separate, ogni Comune ha piena autonomia e piena legittimità istituzionale a svolgere i suoi atti all'interno della legislazione in corso. Tra di loro non c'è nessun rapporto. Nella Provincia di Napoli ci sono ben 92 Comuni ed ognuno di essi è una stazioni appaltante, ovvero, ogni Comune compra con un appalto il suo inchiostro, al miglior prezzo che gli viene proposto. In un esame degli acquisti dei materiali di consumo d'ufficio, i prezzi di acquisto sono molto differenti tra i Comuni e non sempre sono più bassi del mercato. Questo vale per gli acquisti, figurarsi per i lavori pubblici, per le attività culturali e sociali, per l'ambiente e la vigilanza. Nella nostra Provincia ogni Comune ha il suo corpo dei vigili urbani, che non hanno giurisdizione nel Comune affianco al loro.
Inoltre non esiste nessuna mobilità tra i dipendenti di un Comune ed un altro, per cui si possono verificare delle emergenze di personale a cui non si può dare nessuna risposta con i dipendenti del Comune vicino.
Tra l'eliminazione delle Province e la posizione di volerle mantenere tutte, esiste come sempre una terza possibilità: procedere subito alla costituzione delle aree metropolitane dei grandi capoluoghi di Regione in cui la necessità risulta ormai indilazionabile.
Trasformare il Comune di Napoli e la provincia in un solo Ente, articolare sul territorio provinciale solo 30 Municipalità, con piena autonomia ed attribuzione di bilancio, mentre all'Area metropolitana spettano i compiti della pianificazione del territorio, la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, la viabilità e la vigilanza, il trasporto locale, la manutenzione delle strade, degli edifici scolastici e di quelli di pubblica utilità, la gestione e l'amministrazione del personale, le politiche per lo sviluppo.
Il risparmio sarebbe immediato e visibile, solo nel settore del trasporto pubblico si passerebbe ad un solo consiglio di amministrazione della Azienda di Mobilità Metropolitana, al posto di quelli attuali: ANM, CTP, SEPSA, Metronapoli, Circumvesuviana, gestiti dal consorzio Unico per la distribuzione e la raccolta del prezzo dei biglietti e degli abbonamenti, che ha anche lui il suo bravo Consiglio di Amministrazione. Per non parlare delle aziende di raccolta dei rifiuti che ci sono nelle piccole e nelle grandi città della Provincia. Questi sono gli ulteriori costi della politica, gli Enti in cui la politica nomina i propri rappresentanti.
Per fare questa vera riforma occorre un grande coraggio politico, una capacità di interpretare i bisogni dei cittadini per dare risposte in tempo reale alle mutate condizioni del territorio. Quante risorse e quante energie si potrebbero liberare in questo modo per lo sviluppo di tutta l'area.
Questa domanda di sinergia economica e di uguale erogazione dei servizi è presente nella nostra società provinciale ed è avvertita l'esigenza di una innovazione per risparmiare e liberare risorse, solo che la risposta, quando arriva dai privati, come Romeo, pur se corretta da un punto di vista industriale e finanziario, corre il rischio di alimentare la cattiva politica e la corruzione.
Esiste sempre un'altra possibilità, quando si persegue il bene comune, l'innovazione nella democrazia, non è facile, ma bisogna provarci sempre.
Napoli, 12/01/09
giovedì 8 maggio 2008
Al Gore ha presentato Current TV: la tv dei cittadini. di Andrea Pietrarota
Current Tv è improntata come un social network: i video sono infatti in grossa parte realizzati e uploadati da blogger, internauti, cineamatori, ecc.
Una tv che è nata con l'ammirabile obiettivo di democratizzare il processo di fruizione del tradizionali mezzi di comunicazione di massa dove un editore trasmette ed un audience riceve.
Certo oggi siamo sicuramente lontanti dai tempi della "Bullet Theory"in cui gli spettatori venivano considerati semplice target del tutto "passivi" incapaci di discernimento e decodifica dei messaggi trasmessi, ma lo stesso Al Gore nella presentazione fatta oggi al teatro Ambra Jovinelli non ha nascosto il peso che i Mass Media americani hanno avuto per appoggiare la decisione di Bush di attaccare l'Iraq di saddam Hussein, ritenuto - si è visto poi infondatamente - detentore di armi chimiche e mandante dell'attacco del triste 11 settembre alle torri gemelle.
Forse Al Gore ha raggiunto la sua serenità personale: ha avuto potere, ricchezza, benessere, appare in ottima forma e.. allora non ha davvero meri interessi utilitaristici!
Boh.. non so se si è illuminato dopo o se la pastoie della politica lo legavano e basta. Sta di fatto che ha fatto più da "semplice cittadino" che da "istituzione".
Ho quindi apprezzato e condiviso l'assegnazione del premio nobel per il suo impegno nella sensibilizzazione verso la sostenibilità ambientale, anche se mi sono spesso chiesto.. ma come?
E' stato vice-presidente della più importante (e inquinante) nazione al mondo e non è riuscito neanche a far ratificare il protocollo di Kyoto agli States e ora si accorge del problema dell'emergenza planetaria, del clima, del buco dell'ozono, dei limiti di uno sviluppo non controllato?
Qualsiasi sia il motivo della sua "conversione", se così possiamo chiamarla, sta di fatto che Mr. Gore continua a dare bei segnali.
E parlando di se stesso ci tiene a sottolineare di non essere considerato un illuso idealista, anche se il progetto di Current TV sembra davvero avere l'ambizione di contribuire ad una trasformazione del fare informazione e del progesso giornalistico del newsmaking.
Con i cittadini che diventano autori delle news filmate e gli stessi cittadini che ne determinano, con il voto, l'interesse/importanza, l'agenda setting dei Media può cambiare. E può cambiare allora la lista degli argomenti su cui essere informati ed avere un'opinione.
E così oggi Current TV approda anche in Italia, primo paese non anglofono in cui debutta (la scelta- ha detto Gore - è ricaduta sul nostro Paese perchè gli italiani vantano una tradizione storica di creatività: Grazie Al! vedremo di non deluderti!) e andrà in onda sul canale 130 di Sky Italia oltre che sul Web. Del progetto fa parte anche Tommaso Tessarolo, noto blogger e ideatore di NetTV.
Una parte della programmazione sarò creata direttamente dagli utenti/spettatori; questi contributi (detti "pods", brevi filmati di durata variabile da 3 a max o minuti) costituiscono circa un terzo dell'intero palinsesto.
Nella versione americana Current TV è un vero e proprio aggregatore di filmati e contenuti multimediali, riprodotti poi online o attraverso i canali satellitari e via cavo.
I contenuti delle trasmissioni sono forniti direttamente dagli utenti, che possono proporre le loro produzioni e ricevere compensi da 200 a 1000$ nonchè visibilità nel caso in cui vengano pubblicati.
Un team si occupa dello smistamento del materiale e, se necessario, del suo miglioramento per offrire un prodotto sì amatoriale, ma di livello professionale.
Ora non resta che darci da fare e creare il nostro palinsesto.
E per quanto mi riguarda spero di sfatare la regola giornalistica per cui l'ambiente fa notizia solo quando è una "brutta notizia" (ecomafie e scandali sui rifiuti, disastri ed emergenze naturali, raccolte differenziate che non funzionano..) e cercherò di dar voce alle buone notizie ambientali: le attività di riciclo di rifiuti anche pericolosi in cui l'Italia eccelle, le buone pratiche ambientali messe in atto da enti pubblici e privati, e quanto si sta facendo di virtuoso per coltivare la sostenibilità.
Buona cena.
Andrea Pietrarota, CorrieredelWeb.it
venerdì 25 aprile 2008
IL 25 APRILE FESTA DELLA LIBERAZIONE
IL 25 APRILE FESTA DELLA LIBERAZIONE
TRA POLEMICHE ED ANTICHI RANCORI
di: Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco
Napoli, 25/04/08. Ogni anno nell'avvicinarsi della scadenza del 25 Aprile, Marcello Veneziani, giornalista di destra, riapre dalle pagine di Libero il giornale di Feltri, la solita polemica sulla Festa della liberazione.
Le motivazioni le conosciamo a memoria, perché sono sempre le stesse: il 25 Aprile non c'è nulla da festeggiare perché è stato l'atto finale di una guerra civile sanguinosa e drammatica che ha visto la sconfitta dei fascisti e la vittoria dei social - comunisti che poi hanno consegnato il nostro paese agli americani in rispetto degli accordi di Yalta.
La teoria della guerra civile permette di far passare gli orrendi misfatti perpetrati dai fascisti e dai nazisti, come episodi drammatici di una guerra combattuta da una parte e dall'altra senza quartiere e senza pietà. A corredo di queste posizioni si tiene a ricordare le immagini drammatiche di Piazzale Loreto in cui i corpi di Mussolini e della Petacci e di altri tre gerarchi fascisti furono appesi per i piedi in modo che tutti potessero vederli. Una immagine drammatica e difficilmente comprensibile, se astratta dal contesto in cui quegli avvenimenti avvenivano.
La teoria revisionista sul 25 Aprile, si fa forte del luogo comune che il fascismo era ben voluto dagli italiani e fino al 1938 l'adesione del popolo italiano a quel regime era totale e solo la sconfitta della guerra aveva rotto quella forte unione.
Ancora oggi, dopo 63 anni da quel lontano 25 Aprile del 1945, dobbiamo ricordare il lungo cammino del popolo italiano verso la libertà e la democrazia.
Sin dall'inizio il fascismo è stato un movimento violento in cui squadre di teppisti in camicia nera terrorizzavano con le loro incursioni le popolazioni pacifiche delle campagne e delle città.
Le distruzioni delle Camere del lavoro. Delle sedi dei partiti democratici, e dei loro giornali; le aggressioni e le uccisioni di migliaia di attivisti politici, di intellettuali e di sindacalisti, hanno lasciato una lunga traccia di sangue che ha accompagnato il fascismo nei suoi venti anni di regime.
Non era guerra civile l'uccisione di Giacomo Matteotti. Di Giovanni Amendola, di Piero Gobetti, di Don Minzoni e dei fratelli Carlo e Nello Rosselli, non era guerra civile le migliaia di sentenze del Tribunale Speciale che incarcerava gli oppositori del fascismo lasciandoli morire in carcere come Antonio Gramsci.
Non era guerra civile l'esilio di Parri, Turati e Pertini. Non erano giuste le leggi razziali, non era uns guerra civile l'occupazione di un esercito straniero nel nostro paese, che ordinava ed eseguiva 323 condanne a morte per rappresaglia, lasciando un monumento di dolore alle Fosse Ardeatine.
I massacri di civili inermi di Stazzona e Marzabotto, il campo di concentramento sistemato nella risiera di San Saba a Trieste dove funzionava l'orribile forno crematorio, non sono episodi di guerra civile; sono atti di una barbarie disumana con la quale si tentava di tenere sotto dominio un popolo che aveva trovato la strada della libertà e non era intenzionato a lasciarla mai più.
Gli scioperi del Marzo 1943 pagati con il campo di concentramento e la morte da parte di chi li aveva organizzati, sono la testimonianza di un coraggio umano e politico che dimostra quanta poca adesione aveva il regime tra le masse popolari.
Il 25 Aprile è il giorno in cui si compiono gli atti finali di una lunga battaglia in cui il popolo italiano si riconosce, muore e vince per la causa della libertà.
Questo nessuno ce lo potrà togliere.
Sappiamo bene come il prossimo Presidente del Consiglio intende
Noi pensiamo sia giusto stringerci attorno al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che con parole serene e ferme ha rivendicato al Paese l'orgoglio del proprio riscatto, per avere conquistato per la seconda volta la sua indipendenza e la sua libertà.
Il ricordo di quel periodo doloroso e difficile che ha permesso di costruire le istituzioni repubblicane e democratiche in cui sono maturate le condizioni di ripresa economica e di sviluppo che ha portato il nostro paese ad essere uno tra i più importanti e ricchi del mondo.
Da quelle giornate tremende e piene di speranza di 63 anni fa l'Italia si è profondamente trasformata. Il paese povero ed agricolo di allora è diventato una realtà europea ed internazionale che vive le contraddizioni della attuale fase di trasformazione, ma saldamente ancorata a principi di democrazia, libertà e sviluppo.
Il 25 Aprile è una festa e siamo contenti che lo sia.
martedì 18 marzo 2008
Dalla Chiesa: Mi aspettavo maggior impegno del Pd sui temi dell'antimafia
On. Nando Dalla Chiesa: "Mi aspettavo maggior impegno del Pd sui temi dell'antimafia"
"Mi aspettavo maggiore impegno. Ho contribuito in questi anni anche contro la volontà di alcuni che adesso lo dirigono di dar vita al partito democratico, credendoci molto, e siccome il Pd si caratterizza soprattutto, ed è ovvio, per l'idea che ha di democrazia, il fatto che non ci sia un impegno determinato a costruire una democrazia senza connivenze, complicità o ammiccamenti nei confronti della criminalità organizzata, mi dispiace e mi lascia molto turbato perché io sono entrato in politica con una motivazione morale molto forte: aiutare le istituzioni a ripulirsi dalla presenza della criminalità organizzata e dalle complicità inconfessabili".
Sono le parole di Nando Dalla Chiesa, sottosegretario al ministero dell'Università e della ricerca, alla domanda se si aspettava qualcosa in più nell'impegno del pd sui temi dell'antimafia.
"Dal momento che non mi è stata data la possibilità di continuare un impegno diretto per la legalità dall'interno delle istituzioni parlamentari – ha concluso Dalla Chiesa, intervenendo all'Arca della legalità su Ecoradio - , andrò sul campo a Palermo, e lì cercherò di dare il mio contributo nel modo più diretto e impegnato possibile".
venerdì 14 marzo 2008
RIFORMA DELLA STRUTTURA CONTRATTUALE: Le proposte e gli interrogativi
RIFORMA DELLA STRUTTURA CONTRATTUALE: LE PROPOSTE E LE DOMANDE
Napoli , 14/03/08. Dopo le elezioni del Mese di Aprile sarà convocato un Direttivo Nazionale della CGIL per approfondire la discussione e votare il documento unitario sulla riforma della struttura della Contrattazione. Nel frattempo la bozza sarà integrata con altri due capitoli che saranno elaborati dalla commissione interconfederale: "Democrazia" e "Rappresentanza"
Il Direttivo ha discusso, senza arrivare al voto, il documento elaborato da CGIL, CISL ed UIL che prevede alcune novità:
L'accorpamento per aeree o per settori dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro per arrivare ad una riduzione; attualmente vi sono circa 400 Contratti collettivi di lavoro.
Il documento afferma che il rinnovo dei CCNL non deve avvenire, come oggi, ogni due anni per la parte economica ed ogni quattro la parte normativa. Il rinnovo contrattuale –dice il documento- deve avvenire ogni tre anni sia per la parte economica che normativa; così come è necessario rivedere l'attuale meccanismo che, in caso di ritardato rinnovo, è "vacanza contrattuale".
Perchè la vacanza contrattuale non è stato un deterrente in grado di far rinnovare rapidamente i contratti nazionale di lavoro. E' necessario dunque che gli aumenti contrattuali vadano in vigore dall'inizio del contratto e che le trattative per il rinnovo contrattuale inizino sei mesi prima della scadenza. Per contrastare la precarietà del lavoro, per la sicurezza e la professionalità è necessario definire contrattualmente il diritto dei lavoratori ad avere una formazione continua.
Andare oltre le dichiarazioni di principio per affermare la parità dei diritti tra uomo e donna adottando norme precise quali quelle di prevedere incentivi per quelle imprese che assumono manodopera femminile così come bisogna prevedere norme in grado di conciliare il lavoro e la famiglia.
Per la contrattazione di II° livello a fianco ad una necessaria espansione da attuarsi per via contrattuale e legislativa è previsto che essa si sviluppi a livello aziendale e territoriale. Per questa ragione la contrattazione di II° livello può svolgersi a livello regionale, provinciale, settoriale di filiera, di comparto, di sito e di distretto con la possibilità che il Contratto nazionale preveda che la stessa si possa sviluppare partendo da una quota salariale messa a disposizione dal Contratto Nazionale (che rappresenta la base da cui partire).
La contrattazione di II° livello deve trattare del salario aggiuntivo per obiettivi, produttività, qualità redditività ed efficacia nonché dell'organizzazione del lavoro, della condizione lavorativa, della professionalità, degli orari, della prevenzione e della formazione.
Fin qui il documento discusso e votato dalla CISL ed UIL, ma discusso e non votato dalla CGIL in quanto incompleto.
I lettori si pongano alcune domande:
-La riforma della struttura contrattuale deve servire ad aumentare il valore reale del salario o si fotografa la realtà?
-Quello che il Contatto definisce sugli orari è vincolante, e quindi non può essere messo in discussione ai vari livelli contrattuali?
-Importanti sono la definizione delle regole per definire la rappresentanza sindacale e la natura democratica dei processi decisionali.
Penso che il dibattito che sarà sviluppato nel Direttivo Nazionale della CGIL ed il lavoro che sarà fatto nella commissione interconfederale porterà ad una base utile per la discussione con la Confindustria ed il Governo.
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