Cerca nel blog

Visualizzazione post con etichetta società. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta società. Mostra tutti i post

venerdì 22 novembre 2019

Il Manifesto delle Sardine d’Italia

Ecco il Manifesto delle #Sardine. 

Che ne pensate?
Una goccia non fa il mare, ma il mare è fatto di gocce. 


1. I numeri valgono più della propaganda e delle fake news, per questo dobbiamo essere in tanti e far sapere alle persone che la pensano come noi che esiste questo gruppo;

2. È possibile cambiare l'inerzia di una retorica populista. Come? Utilizzando arte, bellezza, non violenza, creatività e ascolto;

3. La testa viene prima della pancia, o meglio, le emozioni vanno allineate al pensiero critico;

4. Le persone vengono prima degli account social. Perchè? Perchè sappiamo di essere persone reali, con facoltà di pensiero e azione. La piazza è parte del mondo reale ed è lì che vogliamo tornare;

5. Protagonista è la piazza, non gli organizzatori. Crediamo nella partecipazione;

6. Nessuna bandiera, nessun insulto, nessuna violenza. Siamo inclusivi;

7. Non siamo soli ma parte di relazioni umane. Mettiamoci in rete;

8. Siamo vulnerabili e accettiamo la commozione nello spettro delle emozioni possibili, nonché necessarie. Siamo empatici;

9. Le azioni mosse da interessi sono rispettabili, quelle fondate su gratuità e generosità degne di ammirazione. Riconoscere negli occhi degli altri, in una piazza, i propri valori, è un fatto intimo ma Rivoluzionario;

10. Se cambio io, non per questo cambia il mondo, ma qualcosa comincia a cambiare. Occorrono speranza e coraggio.



--
www.CorrieredelWeb.it

martedì 17 settembre 2019

Salute: un nuovo disagio sociale: gli Hikikomori, ma chi sono?

Hikikomori, facciamo chiarezza.
Un nuovo disagio che riguarda i giovani si affaccia oggi all'attenzione delle cronache: è quello dei giovani che si chiudono in casa e smettono di frequentare gli amici, la scuola, e vivono di notte occupandosi di videogiochi o attività solitarie.
Salute: un nuovo disagio sociale: gli Hikikomori, ma chi sono?
Chi sono gli hikikomori.
“Hikikomori” è un termine giapponese che significa letteralmente “stare in disparte”. Viene usato per fare riferimento ad adolescenti e giovani adulti che decidono di isolarsi dalla società, vivendo nella solitudine della propria stanza.
Dal momento che si tratta di un fenomeno che riguarda persone ritirate o disinteressate a interagire con gli altri, esso tende a rimanere invisibile al mondo esterno e, nonostante la sua grande diffusione, è ancora poco conosciuto.
L’autoreclusione volontaria degli hikikomori, se non affrontata, può durare anche molti anni e compromettere in modo irreversibile la vita dell’individuo. Trattandosi di un nuovo fenomeno sociale, le famiglie e le istituzioni si trovano impreparate, in parte per la carenza di informazione tra il personale, ma soprattutto per l'impossibilità di comunicare con un ragazzo refrattario a contatti con l'esterno.
È quindi importante che le istituzioni comincino a considerare con attenzione il problema e si dotino degli strumenti per fronteggiarlo.
Come si riconosce un hikikomori?
L’insorgenza delle manifestazioni di ritiro sociale avviene generalmente nel periodo della preadolescenza, dell’adolescenza o della prima età adulta. Tuttavia, in alcuni rari casi, può insorgere anche in terza età.
Il ritiro sociale può essere più o meno intenso, a partire da sporadici rifiuti a partecipare a eventi mondani, assenze scolastiche saltuarie, fino a forme di isolamento sociale sempre più severe e totalizzanti.
Il fenomeno hikikomori è diverso dal fenomeno dei NEET in quanto si contraddistingue con l’allontanamento progressivo dalla società. Si tratta di una forma di autoreclusione volontaria caratterizzata dal disinvestimento per le relazioni interpersonali e da un circolo vizioso di progressivo isolamento.
Tra i principali campanelli d’allarme possiamo identificare:
  • Ritiro scolastico
  • Disinteresse nelle interazioni reali, specialmente con i coetanei
  • Inversione del ritmo sonno veglia
  • Auto confinamento nella propria camera da letto
  • Preferenza per attività solitarie (di solito legate alle nuove tecnologie), spesso anche giochi online.
  • Il fenomeno colpisce soggetti di entrambi i sessi, con particolare incidenza su quello maschile
  • L’hikikomori ha diversi livelli di gravità ed un processo graduale che può portare più o meno rapidamente all’isolamento totale. L’isolamento può durare alcuni mesi o diversi anni, e generalmente non si risolve spontaneamente.
Perche’ si diventa hikikomori?
Non è stata identificata una relazione causa effetto. L’hikikomori è il risultato di una serie di concause caratteriali, sociali e familiari. Tuttavia ogni caso è profondamente diverso ed è difficile stabilire quale di questi tre aspetti incida maggiormente sulla scelta dell’isolamento.
Gli hikikomori sono nella maggior parte dei casi persone molto acute, profonde e introspettive, con una grande sensibilità nei confronti della vita. Hanno una lucidità e uno sviluppo cognitivo normale, se non addirittura sopra la media. Si trovano, tuttavia, in difficoltà nel sostenere e rielaborare episodi di esclusione o derisione da parte dei coetanei, a fronte dei quali sviluppano reazioni ingovernabili di ansia panico, con una conseguente difficoltà nell’instaurare relazioni sociali soddisfacenti e gratificanti.
Quanto dura l’hikikomori?
Non vi è un tempo limite. L’hikikomori non è una fase dell’esistenza, ma una modalità fortemente interiorizzata di fronteggiare e interpretare la realtà circostante. Se non affrontato adeguatamente, il ritiro sociale può durare potenzialmente anche tutta la vita.
Ecco alcune informazioni chiave:
  • Gli hikikomori NON sono malati mentali
  • Gli hikikomori hanno sviluppato una visione molto dolorosa degli effetti delle relazioni umane sul proprio benessere, per cui associano esperienze vissute come particolarmente negative a qualsiasi pratica di vita esterna. Il loro isolamento non origina da una psicopatologia, ma da una visione negativa della realtà circostante
Considerare l’hikikomori come un “malato mentale” significa, pertanto, banalizzare un disagio che ha radici profonde e complesse. 
Alcune recenti ricerche scientifiche hanno, inoltre, stabilito l’esistenza di un “hikikomori primario”, ovvero una condizione di isolamento sociale che non deriva da nessuna psicopatologia pregressa.
Il governo del Giappone (Paese dove il fenomeno è molto più diffuso e aggressivo rispetto all’Italia) ha stabilito con un documento ufficiale che “l’hikikomori non deve essere considerato una malattia”.
Gli hikikomori non sono dei fannulloni
Il pregiudizio che gli hikikomori siano pigri è il più comune. È quello che suppone che gli hikikomori si isolino per poter evitare la fatica dello studio o del lavoro e dedicarsi a attività ludiche. Si tratta di una assunzione completamente errata: i soggetti hikikomori sarebbero perfettamente in grado di affrontare gli impegni scolastici e lavorativi se non fossero scoraggiati dalle loro esperienze negative con le relazioni sociali e non si sentissero schiacciati dalle eccessive pressioni di realizzazione sociale trasmesse dalla società o dagli adulti rilevanti.
 
Vi è sempre una grande paura di fondo nel doversi confrontare con gli altri. Scherno, risa, commenti, o anche solo semplici sguardi che possano farli sentire giudicati, sono causa di grande vergogna e malessere.
Gli hikikomori NON hanno avuto una educazione permissiva
Spesso si presume che i genitori del soggetto ritirato non siano in grado di garantire una buona educazione dei figli e non sappiano istituire un modello di regole chiare che indichino al giovane il corretto comportamento sociale, i doveri e le responsabilità. Eppure, la letteratura sul fenomeno rileva che l’educazione permissiva non si riscontra con regolarità nei soggetti colpiti dal fenomeno e, soprattutto, non con una incidenza maggiore rispetto ad altre problematiche.
Non punirli o costringerli
È importante ribadire che l’isolamento di un hikikomori non è mai frutto di una causa di forza maggiore, ma è una scelta conscia e fortemente interiorizzata, dovuta a un vissuto di esperienze sociali e relazionali particolarmente negative. Usando le maniere forti su questi ragazzi si ottiene solamente ulteriore contrasto e chiusura. Bisogna invece mostrarsi comprensivi nei loro confronti, cercando sempre il dialogo e provando ad aiutarli a migliorare la visione profondamente negativa che hanno sviluppato nei confronti delle relazioni e della società.
Non basta staccare Internet
Hikikomori e dipendenza da Internet sono due condizioni molto diverse. La realtà da cui fuggono i ragazzi hikikomori è quella del confronto sociale e del connesso rischio di mortificazione e vergogna. Tale stato di isolamento autoimposto spinge l’hikikomori a cercare rifugio nel Web e a utilizzarlo come unico mezzo di contatto con il mondo esternoL’eventuale abuso di Internet è, dunque, una conseguenza dell’isolamento e non una causa scatenante. Impedire loro di usare la rete significa condannarli a un isolamento totale. 
Hikikomori e propensione al suicidio
La condizione del ritiro sociale volontario NON è necessariamente un fattore di rischio per la propensione al suicidio, anzi, può costituire una difesa messa in atto dal ragazzo per allontanare pensieri di autodistruzione. Tuttavia il ritiro volontario, se prolungato e non riconosciuto e affrontato può consolidarsi e portare a conseguenze di tipo psicopatologico. Per questi motivi è importante fare informazione corretta presso famiglie, operatori, istituzioni e riconoscere il fenomeno sin dai suoi esordi per intervenire e abbassare il livello di pressione e di conflittualità.
Una associazione di genitori per aiutare i ragazzi
L’Associazione Hikikomori Italia Genitori, nata nel giugno 2017 all’interno del progetto Hikikomori Italia, raccoglie (e accoglie) oggi già molte centinaia di famiglie in tutta Italia, e da allora ha attivato diverse iniziative per fronteggiare il ritiro sociale:
  • Organizza per gli associati incontri gratuiti di supporto per genitori in presenza di uno psicologo, in tutte le località di Italia. Moltissimi casi di associati ci testimoniano che il tipo di approccio di buone prassi adottato dall’associazione sta ottenendo risultati incoraggianti nel miglioramento della comunicazione tra hikikomori e genitori e nel graduale riavvicinamento dei ragazzi alla società.
  • Ha sottoscritto e avviato con l’Ufficio Scolastico Regionale e la Regione Piemonte un protocollo di intesa per fronteggiare l’hikikomori.
  • Partecipa ad un tavolo tecnico voluto dal MIUR per la redazione di linee guida per le scuole di secondo grado.
  • Svolge attività con enti pubblici e privati.
  • Organizza eventi di diffusione. 
Per informazioni:
www.hikikomoriitalia.it
www.facebook.com/HikikomoriItalia
www.hikikomoriitalia.it/p/gruppo-genitori.html
Hikikomori Italia Genitori ONLUS
Via Monfalcone, 2
Nerviano (MI) 

venerdì 10 novembre 2017

Società. Gli italiani trascorrono meno di una giornata a settimana insieme ai propri cari

22,5 le ore spese (in media) in famiglia dagli italiani ogni settimana

La metà degli intervistati (48%) non ha abbastanza tempo libero per poter fare con i propri cari tutto ciò che desidera

Per il 41%, l'ostacolo sembrano essere le questioni economiche

Per il 25%, l'impedimento a stare con la famiglia è la stanchezza 

QUANTO TEMPO TRASCORRIAMO INSIEME ALLA NOSTRA FAMIGLIA?

Secondo una ricerca di David Lloyd Clubsin media gli italiani trascorrono meno di una giornata a settimana insieme ai propri cari: il 48% vorrebbe più tempo

Milano, 10 novembre 2017  In media, le ore spese in famiglia dagli italiani ogni settimana non superano le 22,5 ore. Quasi la metà degli intervistati (48%), infatti, sostiene di non avere abbastanza tempo libero per poter fare tutto ciò che desidererebbementre per il 41%, l'ostacolo sembrano essere le questioni economiche e per il 25% la stanchezza.  
Questo è quanto emerge da una ricerca condotta da David Lloyd Clubs, il gruppo leader europeo in ambito fitness che ha appena aperto il primo club in Italia, e commissionata all'istituto One Poll per indagare come gli italiani trascorrono il tempo libero in famiglia.
Potendo scegliere, quasi la metà vorrebbe visitare luoghi nuovi, il 40% si cimenterebbe volentieri in attività ricreative, mentre il 22% sceglierebbe un club sportivo in grado di offrire intrattenimenti per grandi e piccini.
Ma nella realtà, come trascorrono gli italiani il proprio tempo in famiglia? Il 29% resta a casa, organizzando attività sempre nuove che coinvolgano tutti i membri, il 28% si piazza davanti alla TV, il 14% segue le iniziative organizzate mentre il 10% si rifugia nei centri commerciali.
Secondo il 65% dei genitori, i propri figli sono contenti del tempo trascorso con mamma e papà anche perché si decide tutti insieme il da farsi, mentre il 16% vorrebbe avere più tempo.
Si dice che i genitori rinuncerebbero a tutto per i propri figli. Ma a cosa sono disposti a rinunciare per avere più tempo libero per loro? Il 46% farebbe a meno delle faccende di casa, il 42% di straordinari o incarichi lavorativi importanti lontani da casa, il 36% del divertimento con gli amici e solo un 19% rinuncerebbe allo sport
Lo sport sembra oggi ricoprire un aspetto molto importante all'interno delle famiglie, con un 38% che lo ritiene fondamentale per tutti i membri, il 51% dichiara che vorrebbe farne di più di quello che già fa, e solo per il 10% il movimento è assolutamente irrilevante. Il 51% indirizza i propri figli nella scelta dello sport da praticare tenendo conto delle loro preferenze, mentre per il 39% sono i più piccoli a fare autonomamente le proprie scelte
"E' stato molto interessante indagare su come gli italiani trascorrano il proprio tempo in famiglia", ha dichiarato Marco Tonarelli, General Manager di David Lloyd Malaspina. "Non possiamo nascondere la nostra soddisfazione nel vedere come lo sport sia diventato parte integrante delle agende famigliari e della vita di tutti, grandi e piccini, tanto che il 28% dei genitori si allena abitualmente insieme ai propri figli. Il nostro club ha come obiettivo proprio quello di favorire questi momenti di condivisione, in uno spazio in grado di offrire il giusto intrattenimento per ogni età".




A proposito di David Lloyd Leisure Group
David Lloyd Leisure Group conta 111 club - 98 club nel Regno Unito e altri 13 club in tutta Europa - e comprende i due brand "David Lloyd Clubs" e "Harbor Clubs".
Il 1 ° giugno 2017 DDL ha acquisito 14 club britannici da Virgin Active e ha aperto il suo terzo Harbour Club a Kensington, dopo un investimento e riqualificazione di 5,5 milioni di sterline

DDL ha circa 570.000 iscritti e uno staff di 8100 persone. Conta un team di esperti di fitness pari a 2000 persone e si avvale di oltre 680 istruttori di tennis professionisti.
Nei club David Lloyd Leisure sono presenti oltre 180 piscine (di cui la metà coperte) e vengono offerte oltre 13.000 lezioni di allenamento ogni settimana.

Ogni settimana oltre 25.000 bambini imparano a nuotare presso le strutture David Lloyd Leisure, e 16.000 a giocare grazie al programma All Stars Coaching.
Le strutture dei club David Lloyd Club sono ineguagliabili con oltre 1000 campi da tennis e 400 campi da badminton e squash, saloni di bellezza e spa, aree lounge con accesso gratuito a Internet, e negozi di sport specializzati.



--
www.CorrieredelWeb.it

domenica 15 ottobre 2017

Discriminazione: NY Times pubblica un articolo su una ricerca del prof. Mirco Tonin

Lo studio sulle discriminazioni verso la popolazione afroamericana nell'accesso ai servizi pubblici negli Stati Uniti, ripreso dall'edizione cartacea del NY Times dell'8 ottobre. 

Uno degli autori del paper, il prof. Mirco Tonin, insegna Politica economica ed Economia del settore pubblico alla Facoltà di Economia.

Un riconoscimento prestigioso, ancorché non proveniente dal mondo accademico. Il New York Times, sia nella versione cartacea che in quella online, ha recentemente dedicato un lungo articolo - It's Not Easy to Prove Racism. This Study Does (Non è facile provare il razzismo

Questo studio ci riesce, ndt.) - a una ricerca condotta da un team di economisti tra cui il prof. Mirco Tonin che, dall'anno accademico 2015/16, insegna Politica economica ed Economia del settore pubblico nei corsi di laurea, di laurea magistrale e di dottorato alla Facoltà di Economia della Libera Università di Bolzano.

Il paper di Mirco Tonin, Corrado Giulietti e Michael Vlassopoulos, colleghi di Tonin all'Università di Southampton - Racial Discrimination in Local Public Services: A Field Experiment in the US. - è stato presentato lo scorso anno alla conferenza annuale della NBER, la National Bureau of Economic Research, a Cambridge, in Massachusetts. 

La ricerca mirava a individuare se il trattamento delle amministrazioni statunitensi nei confronti della popolazione afroamericana sia viziato da pregiudizio.

Gli autori della ricerca hanno scritto a circa la metà del totale degli indirizzi email di servizi pubblici sparsi nei 50 stati degli USA: amministrazioni scolastiche, centri per l'impiego, uffici degli sceriffi, biblioteche, uffici dell'amministrazione finanziaria. 

Le richieste erano molto semplici, per non scoraggiare un'eventuale risposta da parte degli impiegati. Hanno quindi analizzato le diverse reazioni dei dipendenti della pubblica amministrazione statunitense nei confronti delle email di cittadini a seconda della loro presunta appartenenza etnica, inferita dal nome fittizio utilizzato: Jack Mueller e Greg Walsh come nomi "bianchi", DeShawn Jackson e Tyrone Washington come nomi tipici di afroamericani.

"Il tasso di risposta è stato abbastanza elevato: ha risposto circa il 70% degli uffici. La percentuale è buona ma l'analisi di chi effettivamente ha ottenuto una risposta ha evidenziato considerevoli differenze di trattamento tra cittadini con nomi e cognomi da bianco e quelli con nomi da afroamericano", spiega Tonin, "i primi hanno ricevuto una risposta nel 71% dei casi mentre i secondi solo nel 67%". Il divario maggiore è stato registrato nelle risposte date dagli sceriffi. Essi rispondono al 53% delle mail dei "bianchi", mentre i "neri" hanno ottenuto una risposta solo nel 46% dei casi.

"La discriminazione esplicita da parte del settore pubblico, negli USA, è illegale", sottolinea Mirco Tonin, "con il nostro esperimento abbiamo voluto saggiare la discriminazione sottotraccia, che è doppiamente odiosa perché in particolar modo il settore pubblico dovrebbe promuovere la mancanza di pregiudizi e facilitare l'integrazione delle minoranze, come è successo in passato".

Prima di rientrare in Italia per insegnare alla Libera Università di Bolzano, Mirco Tonin è stato professore ordinario all'Università di Southampton, in Gran Bretagna, (cui continua ad essere affiliato) e consulente di Banca Mondiale e dell'Organizzazione Mondiale del Lavoro.


--
www.CorrieredelWeb.it

venerdì 18 ottobre 2013

APPARTENIAMO ANCORA AL MONDO O HA RAGIONE ROBERTO VECCHIONI?

“Nulla apre gli occhi della memoria come una canzone” ha scritto Stephen King. In effetti, ci sono canzoni, vecchie o nuove, che hanno questo magico potere. Ieri ne ho ascoltata alla radio una nuova, bellissima. Si intitola Io non appartengo più e il suo autore ed esecutore è Roberto Vecchioni, un cantautore che ha resistito all’usura del tempo e ai cambi generazionali. Ne voglio parlare perché questa canzone non solo apre gli occhi della memoria, ma pone i giovani di una volta di fronte a un dubbio amletico. Io sono un giovane di una volta, come Vecchioni. Appartengo alla generazione del “tutti a letto dopo Carosello” e mi riconosco nello stato d’animo che ha dettato il testo musicale. La canzone è una triste presa di coscienza e un lamento dignitoso. “Io non appartengo più alle cose del mio tempo, non mi riconosco più” confessa Vecchioni. E poi specifica: ”Io non appartengo al tempo del delirio digitale, del pensiero orizzontale, di democrazia totale” e “io non appartengo a un tempo che non mi ha insegnato niente tranne che puoi essere uomo ma non diventare gente”. La vena poetica di Vecchioni non è estinta, e nemmeno la sua rabbia, che in questa canzone è disincantata. Vi si legge una forte nostalgia, quella nostalgia che altro non è se non “la sofferenza provocata dal desiderio inappagato di ritornare”, come ha scritto Milan Kundera.
Voler ritornare indietro è un male sottile dell’anima, che ogni tanto anche io avverto e cerco di arginare. È un male antico. Orazio usò un’espressione splendida per definire chi si fa prendere da questa nostalgia al punto di rifiutare il presente: laudator temporis acti. Voglio precisare che non sono un “lodatore del tempo passato”, anche se lo rivisito spesso con la memoria. Di solito, chi lo fa è tacciato d’essere incapace di accettare le innovazioni del presente e di adeguarsi al progresso. Non è il mio caso, non ho preclusioni e non oppongo resistenza al nuovo che avanza. Pur tuttavia, mi ritrovo, come Vecchioni, a riflettere su quanto sia difficile, oggi più che mai, appartenere al mondo, fare parte di un consorzio umano che vorresti mandare a cagare sulle ortiche per come si è ridotto. Non è facile riconoscersi in un tempo che ha calpestato i valori umani e soffocato gli ideali. Faccio fatica a vivere in una società mediocre e meschina, che considera la vera cultura e il merito retaggi di un mondo obsoleto, che calpesta i diritti e misconosce i doveri, che ribalta le logiche e cerca di imporre stili di vita osceni e regole destabilizzanti. Mi è difficile accettare l’imbarbarimento della società, la sua deriva. E pensare che lo chiamano progresso! Affanculo il progresso e i progressisti se il prezzo da pagare è la perdita dell’humanitas nella sua accezione etica originaria. Affanculo se è normale essere stupidi, ignoranti, cattivi, disonesti, furbi e non assumersi le proprie responsabilità. 
La vignetta che correda questo scritto è emblematica: siamo spettatori ebeti e cinici delle disgrazie altrui. Questo è il quadro, in cui l’alienazione fa da cornice all’indifferenza. Ci sono giorni in cui non vorrei alzarmi dal letto. Non perché sia stanco o pigro, è che non ho voglia di esporre la mia mente al frullatore mediatico che rovescia nelle nostre case solo immondizia. Quando senti una notizia confortante ti chiedi se per caso non si siano sbagliati. Pare che giornali e televisioni facciano a gare per disgustarci. In realtà, sono i megafoni di un mondo e di un’epoca all’insegna del delirio, come dice Vecchioni. Ripeto, non sono contro le innovazioni, specialmente quelle che migliorano la vita. Sono contro la decadenza spacciata per innovazione. Sono contro il terribile andazzo che in ogni ambito della vita, dalla politica alla cultura, dall’economia alla sfera sociale, ha reso i nostri tempi squallidi ed effimeri. Sono contro il massacro dell’etica, che troppa gente considera un ostacolo alla propria libertà, un peso morto. Il malessere è diffuso e contagioso in ogni strato sociale, non è una prerogativa dei poveracci. Fortunatamente esistono ancora molte persone che si oppongono alla dissoluzione ed ergono le barricate contro la fiumana di liquami che ci ammorba. Ma quanti sono quelli che hanno scelto di salire sulla nave dei folli? Tanti, troppi.
Lo ammetto, ho nostalgia di come si viveva trent’anni fa. E chi se ne frega se non c’erano gli i-Phone, i tablet e il Gps. C’erano tante altre cose che sono scomparse, c’era un’Italia che guardava al futuro con fiducia, c’era tanta voglia di fare e la possibilità di riuscire. Forse io non appartengo più, come Vecchioni, e il pensiero corre ai miei genitori, e prima di loro ai mie nonni. Immagino che ogni generazione, giunta a una certa età, sia entrata in crisi. Si è sentita invecchiare, non per gli acciacchi fisici e la minore energia psicofisica, ma a causa dei cambiamenti che avvenivano intorno ad essa. Non è dunque una novità avvertire i morsi della nostalgia e sentirsi parzialmente estranei al mondo. Eppure, c’è una grande differenza da annotare. Negli ultimi trent’anni, il mondo ha fatto passi da gigante ed è diventato irriconoscibile. Sono avvenute trasformazioni a 360° quali non erano avvenute nei cento anni precedenti. Pensiamo, ad esempio, all’indice dei cambiamenti scientifico-tecnologici e al terremoto socio-culturale che ha sconquassato un patrimonio millenario di tradizioni, principi morali e valori. È come se sul pianeta fossero esplose cento bombe atomiche e noi tutti fossimo sotto l’effetto delle radiazioni. Appartenere o non appartenere al nuovo mondo è il vero problema di chi non accetta un cambiamento globale che evoca la deforestazione dell’Amazzonia. Che ne sarà di noi, quando anche l’ultima pianta sarà stata abbattuta? 
Da parte mia, faticosamente, ho scelto di resistere recitando la mia parte nel mondo ma senza esserne partecipe, se ciò significa rinnegare se stessi. La mia scelta è in gran parte dettata dal fatto che ho tre figlie e tre nipotine, fra poco quattro. È per loro che devo continuare a tenere duro in un mondo al quale non appartengo più. Guai se abbassassi la guardia, se mi conformassi e uniformassi. Mi sentirei colpevole di non avere protetto chi amo. Mi sentirei simile a chi naviga scaricando in mare ogni tipo di porcheria e veleno. Tanto, chi se importa di chi verrà dopo di noi! Potrà sempre inebetirsi rovistando tra le macerie. Non ragiono così. Io la penso diversamente, all'antica. Penso che dobbiamo rivendicare il nostro diritto a un posto dignitoso nel mondo, purché sia un mondo che ci assomigli, non che ci annichilisca.
www.giuseppebresciani.com

giovedì 26 settembre 2013

Finalmente sul web il nuovo sito di Alphamed


Da pochi giorni è nato il nuovo sito internet dell'azienda Alphamed srl. L'azienda, leader nel settore della medicina lavoro e della sicurezza sul lavoro, nasce tredici anni fa e si dota di uno staff altamente qualificato composto da un gruppo di medici specialisti nonché di comprovata esperienza in un settore delicato come quello della sorveglianza sanitaria, che richiede figure altamente professionali.

Un'azienda moderna, che offre la possibilità alla propria clientela di godere di tutti i possibili servizi nel campo della consulenza sulla sicurezza sul lavoro; l'azienda è dotata di supporti e attrezzature tecniche mobili che permettono visite ed esami anche fuori dai cancelli dei clienti. Dispone di un presidio medico presso la sede operativa. Ha convenzioni con presidi medici e laboratori di analisi su tutto il territorio nazionale.



Il sito web www.alphamed.it è stato progettato per presentare al meglio la società, che progetta, programma ed attua specifici piani di sorveglianza sanitaria, come prescritto dal testo unico sulla sicurezza, articolate in maniera molto dettagliata. Alphamed fa in modo che la sorveglianza sanitaria, che è obbligatoria, non pesi sui bilanci delle aziende come se fosse una tassa.

Se state cercando un medico del lavoro a Roma ed in tutto il Lazio, avete il miglior partner possibile in Alphamed, che ha una ed un'unica mission: il lavoro sicuro. Del resto Il fronte prevenzionale, soprattutto con il decreto legislativo 81 del 2008, ha fatto notevoli progressi ed ha segnato una svolta decisiva nella medicina del lavoro: la tutela della salute in altri termini non viene intesa dal nuovo assetto legislativo della prevenzione come assenza di malattia ma come benessere. Quindi devono essere rispettati numerosi principi nell'organizzazione del lavoro, nella concezione dei posti di lavoro, nella scelta delle attrezzature, e al medico competente viene chiesto di monitorare che tutto ciò avvenga. Alphamed dispone di personale con tali competenze.

domenica 25 ottobre 2009

Bilanci societari in formato xbrl


Pubblicata la tassonomia ufficiale sul sito del CNIPA. I bilanci societari relativi agli esercizi che si chiuderanno successivamente al 16 febbraio 2009 dovranno essere depositati al Registro delle Imprese in formato XBRL. Disponibili strumenti di generazione, guide e indicazioni

Opportuno premettere che agli operatori non viene richiesta una conoscenza approfondita del linguaggio XBRL, né particolari capacità informatiche. La predisposizione dell'istanza XBRL del Prospetto Contabile (Stato Patrimoniale + Conto Economico) in base alla Tassonomia di riferimento, può essere effettuata in modo abbastanza semplice attraverso l'utilizzo di opportuni strumenti di generazione. Strumenti, guide e indicazioni per la predisposizione dei bilanci XBRL sono già disponibili, fra altri, sul sito della Camera di Commercio di Catania.
Il contenuto di questo articolo, quindi, vuole solo essere uno strumento per meglio comprendere significato e ragioni dell'innovazione.

XBRL, che sta per "Extensible Business Reporting Language", è un insieme di istruzioni ("metatag") che possono essere accompagnate alle cifre dei bilanci, per fare in modo che esse risaltino in modo particolare e che possano essere comunicate in ogni modo nuovo - perfino attraverso canali multimediali. É, quindi, un linguaggio di contrassegno estensibile, derivato dall' XML, creato appositamente per il reporting dei dati economico finanziari in formato elettronico elaborabile.
Come avviene per altre soluzioni web, i metatag sono il passaporto che permette ai contenuti di assumere forme nuove su supporti fisici mai sperimentati prima. XBRL potrebbe essere la rivoluzione della chiarezza.
Nei bilanci, la codifica informatica di tipo XBRL si attua definendo e attribuendo ad ogni campo del documento contabile, un identificativo (un ID, un codice chiave), che consenta la corretta generazione delle voci di bilancio, in base ai principi normativi vigenti, definendo così la tassonomia – parola che deriva dal greco taxinomia, ovvero taxis = ordine e nomos = regole) del documento, ossia la classificazione delle voci di bilancio, secondo i principi contabili internazionali IAS e IRFS, la cui adozione era obbligatoria, già dall’anno 2005, per le società quotate in Borsa.

In sintesi, un bilancio in formato XBRL è rappresentabile utilizzando due componenti distinte:
1. la Tassonomia XBRL , che definisce la "struttura" del documento;
2. l'istanza XBRL, in cui sono esposti, secondo lo schema di Tassonomia definito, i fatti contabili dell'impresa relativi a entitá e periodi specifici.

Lo schema di Tassonomia ITCC (ITaliaCodiceCivile) attualmente definito secondo i Principi Contabili Italiani stabiliti per la redazione del bilancio civilistico riguarda:

La tassonomia ITCC riguarda le tabelle di:
- Stato Patrimoniale
- Conto Economico
- Conti d’ordine
relativamente a:
- Bilancio di esercizio
- Bilancio consolidato
- Bilancio in forma abbreviata
- Bilancio in forma abbreviata semplificata - in cui sono accorpate nello Stato Patrimoniale Attivo le voci A), C).II, D) e nello Stato Patrimoniale Passivo le voci D), E).

Disclaimer

Protected by Copyscape


Il CorrieredelWeb.it è un periodico telematico nato sul finire dell’Anno Duemila su iniziativa di Andrea Pietrarota, sociologo della comunicazione, public reporter e giornalista pubblicista, insignito dell’onorificenza del titolo di Cavaliere al merito della Repubblica Italiana.

Il magazine non ha fini di lucro e i contenuti vengono prodotti al di fuori delle tradizionali Industrie dell'Editoria o dell'Intrattenimento, coinvolgendo ogni settore della Società dell'Informazione, fino a giungere agli stessi utilizzatori di Internet, che così divengono contemporaneamente produttori e fruitori delle informazioni diffuse in Rete.

Da qui l’ambizione ad essere una piena espressione dell'Art. 21 della Costituzione Italiana.

Il CorrieredelWeb.it oggi è un allegato della Testata Registrata AlternativaSostenibile.it iscritta al n. 1088 del Registro della Stampa del Tribunale di Lecce il 15/04/2011 (Direttore Responsabile: Andrea Pietrarota).

Tuttavia, non avendo una periodicità predefinita non è da considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 07/03/2001.

L’autore non ha alcuna responsabilità per quanto riguarda qualità e correttezza dei contenuti inseriti da terze persone, ma si riserva la facoltà di rimuovere prontamente contenuti protetti da copyright o ritenuti offensivi, lesivi o contrari al buon costume.

Le immagini e foto pubblicate sono in larga parte strettamente collegate agli argomenti e alle istituzioni o imprese di cui si scrive.

Alcune fotografie possono provenire da Internet, e quindi essere state valutate di pubblico dominio.

Eventuali detentori di diritti d'autore non avranno che da segnalarlo via email alla redazione, che provvederà all'immediata rimozione oppure alla citazione della fonte, a seconda di quanto richiesto.

Per contattare la redazione basta scrivere un messaggio nell'apposito modulo di contatto, posizionato in fondo a questa pagina.

Modulo di contatto

Nome

Email *

Messaggio *