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lunedì 12 febbraio 2007

Decreto Bersani: novità per le TLC

L'opera normativa del Governo in tema di liberalizzazione e maggiore concorrenza giunge a toccare l'ambito delle TLC: arriva qualche reale miglioria, restano sul tappeto i problemi più spinosi.


(Shinynews.it) Era nell'aria: dopo mobilitazioni, petizioni e interrogazioni alla Commissione Europea, finalmente il Governo attua un pacchetto di riforme che prova a dare risposta alle questioni legate ai costi della telefonia mobile e degli abbonamenti a Internet o pay-tv. Le novità che riguardano le TLC, previste all'interno della seconda tranche di liberalizzazioni varate dal ministro Bersani mirano a rendere più trasparente il rapporto tra consumatore e imprese.

Via il costo di ricarica per le prepagate

Il primo punto del documento riguarda l'abolizione dei costi di ricarica sulle carte telefoniche prepagate. Il divieto, imposto agli operatori di telefonia mobile, tende a sanare un'anomalia tutta italiana, quella dell'applicazione di costi fissi per la ricarica di carte prepagate aggiuntivi rispetto al valore del traffico telefonico: i gestori avranno trenta giorni di tempo per adeguarsi alle nuove misure. Il costo della ricarica dovrà corrispondere all'effettivo traffico acquistato, anche via bancomat o in forma telematica. Non solo: sarà abolita anche la scadenza per utilizzare il credito telefonico delle carte prepagate (in precedenza fissato a un anno) e le offerte tariffarie dei differenti operatori dovranno evidenziare tutte le voci che compongono l'intero costo del traffico telefonico.

Contratti TLC più equi

I consumatori inoltre potranno recedere dai contratti che li legano agli operatori di telefonia, di reti televisive o di comunicazione elettronica, indipendentemente dalla tecnologia utilizzata, in qualsiasi momento e senza spese aggiuntive. Non sarà più legale, in sostanza, obbligare gli utenti a restare fedeli a un operatore per un periodo di tempo minimo garantito (in genere un anno). I contratti di adesione stipulati dovranno prevedere la facoltà di recesso in qualsiasi momento e senza spese non giustificate, con un preavviso obbligatorio non superiore a 30 giorni. Anche in questo caso, il governo interviene su una questione spinosa, in particolare per gli utenti ADSL, che spesso non possono cambiare gestore perché vincolati da contratti che prevedono una scadenza prefissata. Analogamente, il provvedimento dovrebbe interessare i contratti di tipo flat per il traffico-dati su reti Umts, in particolare quello effettuato attraverso l'utilizzo delle apposite card commercializzate dagli operatori di telefonia mobile, dove il vincolo era addirittura di due anni.

Diritti negati

A proposito della difficoltà di rescissione dei contratti, vale anche la pena ricordare che, nonostante quanto scritto sui contratti stessi e quanto affermato dagli operatori, i consumatori hanno diritto per legge al cosiddetto ripensamento sull'acquisto, e pertanto possono revocare il contratto, senza alcuna spesa, entro un termine di 10 giorni. Alcune clausole inoltre invalidano il contratto di per sé, e quindi anche successivamente è possibile recedere senza penali di sorta. Il problema, in questi casi, è dato dall'ostruzionismo degli operatori, che fanno di tutto per sottrarsi a questi obblighi. L'unica possibilità di far valere le proprie ragioni è rivolgersi a un legale, con il rischio molto concreto di protrarre la questione in un estenuante battaglia, che può essere costosa e concludersi anche dopo i termini di scadenza del contratto stesso: insomma, l'unico rimedio è forse più lungo e meno indicato dell'attesa.

Gli aspetti positivi

Le novità introdotte dal decreto legge Bersani hanno raccolto ampi consensi tra il popolo della rete e tra le associazioni dei consumatori. Generazione Attiva, l'associazione di difesa dei consumatori che lanciò la petizione contro i costi di ricarica, soddisfatta per il risultato conseguito, apre il campo verso una nuova e più difficile battaglia: la richiesta di rimborso per tutti i costi di ricarica sostenuti finora dagli utenti. Il Movimento in Difesa del Cittadino, l'Unione Nazionale Consumatori e la Federconsumatori sottolineano invece il rapporto più trasparente che si instaurerà tra gestori e utenti, tra l'offerta presentata e la scelta consapevole, e stimano un risparmio annuo di 260 euro per ogni famiglia italiana.

E i dubbi

Non mancano però voci discordi e critiche: in primo luogo, qualcuno fa notare che potrebbe venir valido il vecchio adagio: "fatta la legge, si trova l'inganno". Gli operatori di telefonia potrebbero rifarsi dei mancati introiti derivati dai costi di ricarica aumentando i costi dei consumi, e sarà da vedere se accetteranno facilmente l'idea della rescissione contrattuale senza penale, adducendo magari qualche giustificazione nei casi di investimenti in infrastrutture per portare, per esempio, l'ADSL in comuni sprovvisti.

Il tiro si sposta su altro?

Altroconsumo e Aduc, d'altra parte, spostano la questione sul campo delle competenze, riscontrando una mancanza di sinergia tra Stato e Authority. L'intervento del governo su questi argomenti andrebbe a colmare un vuoto lasciato da Agcom: il governo, secondo queste associazioni, avrebbe dovuto intervenire in altre direzioni di sua competenza (come la componente fiscale, il tetto massimo dei costi dei consumi e la liberalizzazione del mercato per introdurre maggiore competitività contro la posizione dominante di Telecom) e lasciare al Garante delle Telecomunicazioni queste iniziative a tutela del consumatore. L'immobilità del Garante, secondo il loro parere, impone un'urgente revisione della governance delle Authority: e proprio in questi giorni il Governo ha cominciato ad occuparsi della questione.

giovedì 11 gennaio 2007

Costi di ricarica, finalmente il Governo si muove

Costi di ricarica, finalmente il Governo si muove

Il ministro Bersani promette un intervento. In mezzo ad una ridda di reazioni si agita anche l'Autorità TLC. Partito il countdown: le gabelle degli operatori di telefonia mobile sono moribonde. Pare

Parla Bersani, parlano tutti

giovedì 11 gennaio 2007 (PI Telefonia - News)

Roma - Tutti ne parlano, nessuno li vuole. E al coro di voci contrarie ai costi di ricarica per telefoni cellulari si aggiunge l'assolo del Ministro dello Sviluppo Economico Pierluigi Bersani (nella foto in basso): intervenuto alla trasmissione televisiva Ballarò, ha dichiarato di voler chiudere la questione relativa a quel balzello che consiste in "quei 2 euro da pagare su 10 euro di credito", frase che gli è valsa raffiche di applausi da parte del pubblico.

L'argomento "costi di ricarica" è stato per mesi discusso e sviscerato su più fronti: a partire dalla petizione online varata la scorsa primavera per iniziativa dello studente Andrea D'Ambra, ha vissuto momenti di autentica notorietà e di interessamento istituzionale, fino ad arrivare ad un'indagine condotta congiuntamente da Antitrust e Agcom, che hanno concluso sull'opportunità, da parte degli operatori, di una rimodulazione di tali costi. Ma ad oggi non è ancora pervenuta, in merito, alcuna decisione "regolatoria".

Il ministro ha dunque dichiarato di voler porre fine, a livello istituzionale, ad un problema molto sentito dall'utenza, ed evidenziato quasi un anno fa dalla semplice iniziativa di un consumatore.

Il ministro"I gestori devono far pagare le ricariche telefoniche per quello che costano" ha spiegato il ministro Bersani "Le Autorità stanno valutando e verificando se hanno la possibilità di correggere questo meccanismo, altrimenti proporremo al Parlamento una norma, all'interno del prossimo pacchetto sulle liberalizzazioni, che superi quella che è una tassa ridistributiva a rovescio che colpisce soprattutto i giovani. Fosse per me - ha continuato - un provvedimento del genere lo farei ieri, ma tali misure vanno vagliate dal Parlamento". Bersani ha infine chiarito che l'intervento del Governo sarà attuato con un decreto se l'Autorità non riuscirà a risolvere il problema.

E i consumatori? Da una parte applaudono, dall'altra chiedono i rimborsi. Un'esortazione ad una riforma per eliminare quella "odiosa tassa sulle ricariche dei cellulari" è stata lanciata al Governo da Federconsumatori, che evidenzia: "La filosofia di fondo di questa tassa è iniqua perché chi ha meno paga di più". E Carlo Rienzi, il presidente di Codacons, chiede al Governo e a Bersani "di far restituire ai gestori telefonici le somme indebitamente percepite gli ultimi tre anni tramite i costi di ricarica dei cellulari, pari a oltre 5 miliardi di euro".

Altrettanto categorica Altroconsumo, che coglie l'occasione per ribadire la propria posizione in merito: "I costi di ricarica debbono essere aboliti e l'Autorità deve applicare sanzioni agli operatori di telefonia mobile, impedendo loro in futuro di reintrodurre indebiti costi aggiuntivi sulle schede ricaricabili". E aggiunge: "Considerato l'utile interessamento alla questione da parte del Ministro dello Sviluppo Economico, ci sembra opportuno ricordare a Bersani che esiste però un'altra peculiarità tutta italiana per quanto riguarda la telefonia mobile nel panorama europeo e cioè la tassa di concessione governativa pari a 5,16 Euro per uso personale e 12,91 per uso affari. Quale conseguenza, chi - anche per evitare il costo della ricarica - opta per l'abbonamento, il balzello lo deve pagare direttamente allo Stato: su questo Bersani avrebbe indubbiamente una competenza più diretta ad intervenire!"

Si temono aumenti tariffari
Tutti contenti? Niente affatto. In molti hanno espresso scetticismo sulla possibilità di abolire i costi di ricarica, ipotizzando come probabile conseguenza una ricaduta di tali mancati introiti sulle tariffe applicate dagli operatori. Ma c'è chi assicura un imparziale vigilanza istituzionale: "L'abolizione dei costi fissi delle ricariche dei cellulari non comporterà l'aumento delle tariffe da parte delle compagnie telefoniche, e su questo tema ci sarà il controllo del Governo" ha affermato il sottosegretario all'Economia Mario Lettieri, che ha precisato: "Il governo, con l'abolizione di quelli che erano i diritti a favore dello Stato, manda un messaggio forte alle compagnie, per spingerle alla riduzione dei costi. Ma ovviamente - ha concluso - sarà la concorrenza, e quindi il mercato, a comportare la vera riduzione delle tariffe a favore degli utenti".

Le reazioni del mondo politico, Agcom

Secondo Benedetto Della Vedova, presidente dei Riformatori Liberali e deputato di Forza Italia, "il costo di ricarica per i cellulari non piace a nessuno e l'auspicio di una sua cancellazione espresso dal ministro Bersani è del tutto condivisibile. Un provvedimento governativo in tal senso, però, creerebbe un precedente pericoloso di interferenza dell'esecutivo sul libero mercato. E ci auguriamo che il ministro Bersani non vorrà utilizzare l'indubbio consenso popolare di una tale misura per giustificare una politica dirigista". "Se il comportamento degli operatori presenta profili di illegittimità, dal punto di vista della concorrenza e dei cartelli tra imprese o da quello della trasparenza e della congruità delle tariffe, titolari di eventuali azioni coercitive sono le Autorità indipendenti, non il Governo".

E anche Della Vedova, come Altroconsumo, propone a Governo e Parlamento di pensare alla cancellazione "dell'iniquo e antistorico balzello della tassa di concessione governativa che grava sugli abbonamenti di telefonia mobile, e che contribuisce a spingere verso il sistema a ricarica la quasi totalità degli utenti".

Roberto Cota, vice capogruppo della Lega Nord alla Camera, spera "che quella del Ministro non si risolva in una sterile e demagogica sparata mediatica. Auspico invece la realizzazione di interventi utili a portare i costi della telefona mobile in linea con quella degli altri Paesi europei. È ovvio comunque che un simile intervento nel libero mercato - aggiunge - non possa venire direttamente dal Governo, ma semmai dalle Authority preposte, che dovrebbero finalmente farsi sentire".

"L'annuncio fatto a Ballarò è un fatto molto positivo - ha dichiarato Roberto Poletti, capogruppo dei Verdi in Commissione Cultura alla Camera - ma saremmo potuti arrivare al medesimo risultato molto prima se il ministro Bersani ed il Governo avessero accolto l'emendamento dei Verdi alla Finanziaria 2007, presentato dal capogruppo alla Camera Angelo Bonelli e di cui io stesso ero firmatario, in cui si prevedeva, per l'appunto, la soppressione dei costi fissi di ricarica per i telefonini già dal primo gennaio 2007. Molto più di un annuncio". "Dispiace - ha continuato Poletti - che il ministro Bersani, nel fare propria questa iniziativa, abbia omesso di menzionare chi da tempo conduce tale battaglia".

Il riferimento è al promotore della petizione Andrea D'Ambra, che condivide le posizioni espresse da Della Vedova, Cota e Poletti. D'Ambra, nell'annunciare la fondazione di "Generazione Attiva", associazione nazionale a tutela dei consumatori più giovani di cui è presidente (e co-fondatore con Pietro Foderini, Andrea Roberti, Gianluca Bianchi e Giovanni Donzelli), definisce "tardivo" l'intervento di Bersani, che "se avesse voluto avrebbe potuto intervenire anche prima, sostenendo l'emendamento alla finanziaria presentato dai Verdi" e osserva che le dichiarazioni del ministro Bersani, che ora rimanda la decisione all'Agcom, hanno un sapore di "strumentalizzazione politica".

Cosa fa il Garante delle TLC?
L'Autorità TLC, dal canto suo, non arriverà ad una decisione definitiva prima della metà di febbraio. Alla pubblicazione (avvenuta ieri) della proposta dell'Authority, in cui si prevedono alcune possibilità di intervento, farà seguito una consultazione pubblica di 30 giorni con operatori e consumatori, per giungere ad una conclusione che potrà essere espressa al prossimo Consiglio utile. Tre le ipotesi di intervento:

- l'eliminazione, "per tutte le offerte, dell'attuale struttura tariffaria a due parti", che potrebbe lasciare il posto ad "una struttura tariffaria unitaria dove il valore facciale della ricarica corrisponda integralmente al valore di traffico telefonico acquistato"

- la rimodulazione "dell'entità dei contributi di ricarica correnti, eliminandone il carattere regressivo attraverso l'introduzione di criteri di proporzionalità rispetto all'entità del controvalore dei servizi acquistati", per una maggiore aderenza ai costi effettivamente sostenuti dagli operatori

- una "convivenza" temporanea di almeno un anno delle due ipotesi precedenti.

Dario Bonacina

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