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martedì 26 aprile 2011

Intervista a Bernard Cornwell – Come scrivere un romanzo storico

Lo scrittore Bernard Cornwell, autore della saga di Excalibur, della trilogia sul Graal, del bellissimo romanzo Stonehenge e della lunga serie dedicata a Sharpe, ha rilasciato un'intervista al blog Penna blu, che pubblica articoli sulla scrittura, l'editoria e fornisce risorse per scrittori emergenti e non.



L'intervista è stata condotta da Daniele Imperi, che aveva già intervistato lo stesso Cornwell alcuni anni prima, come anche gli scrittori Terry Brooks e Andrea Camilleri – e ultimamente Max Bunker – e vuole rivelare al lettore le tecniche per scrivere un romanzo storico.



Bernard Cornwell è uno scrittore prolifico, ha all'attivo oltre cinquanta romanzi, anche se in Italia sono usciti soltanto alcuni libri su Sharpe, Excalibur, Stonehenge, il Graal, Azincourt e alcuni volumi delle storie sassoni, saga non ancora conclusa.



Nell'intervista Bernard Cornwell parla del significato di romanzo storico, di come un autore dovrebbe porsi nei confronti della Storia e della parte inventata, della documentazione e delle fonti a cui attingere e della convivenza fra personaggi fittizi e reali.



Leggi l'intervista a Bernard Cornwell su Penna blu.

martedì 5 maggio 2009

Intervista a Dorothy Hearst

La scrittrice americana Dorothy Hearst ha rilasciato una speciale intervista su Libri da leggere, blog che pubblica recensioni di libri ed interviste agli autori.


L'intervista è stata condotta da Daniele Imperi, che da tempo intervista scrittori famosi, come Terry Brooks, Andrea Camilleri e Bernard Cornwell.


D. Hearst è l'autrice del romanzo La Promessa dei Lupi, un fantasy ambientato migliaia di anni fa, agli albori delle civiltà umana.


In America, così come in Italia, è uscito soltanto questo romanzo, debutto della Hearst come scrittrice dopo un passato da editor. Ma sappiamo già che è al lavoro sul secondo volume di una fantastica trilogia.


Nell'intervista possiamo leggere come la Hearst ha sviluppato la sua storia, a chi si è ispirata ed altre interessanti curiosità sulla sua attività letteraria.


Leggi l'intervista a Dorothy Hearst su Libri da leggere.

mercoledì 7 gennaio 2009

COMMENTO ALL'INTERVISTA DEL DOTT. FUCCI-PRESIDENTE ANM DI SANTA MARIA CAPUA VETERE.

PROPOSITO DELL'INTERVISTA DEL DOTT. FUCCI, PRESIDENTE DELL'ANM DI SANTA MARIA CAPUA VETERE


di www.notiziesindacali.com


Un giornaleonline riporta una intervista del Dott. Carlo Fucci -Presidente dell'ANM di Santa Maria Capua Vetere- nel quale afferma che è necessario rendere più rapidi i processi insieme a ciò dice una serie di Nò.

Vorrei riportare quello che ho scritto sul giornaleonline da me diretto www.notiziesindacali.com in data 31 /12/08:

"La riforma della Magistratura Sono 30 anni che ad ogni inaugurazione dell'Anno giudiziario si sente parlare dei problemi della Magistratura e delle relative necessarie modifiche ma...... poi tutto rimane com'è.

La Riforma della Magistratura non deve essere pensata "contro qualcuno" ma a favore dei cittadini che hanno bisogno di processi rapidi, di una Magistratura che, con prestigiosa autorevolezza, garantisce la "certezza della pena".

Purtroppo oggi la Magistratura, a mio parere, è allo sfascio: Procure contro Procure; tempi lunghissimi per avere giustizia tant'è che parecchi, sfiduciati, ci rinunciano; intercettazioni telefoniche abnormi, rispetto agli altri Paesei Europei; Magistrati che non vengono considerati responsabili degli atti compiuti durante l'esercizio della loro funzione. Quello che è accaduto a Pescara, e precedentemente tra le Procure di Salerno e di Catanzaro, è la conseguenza di un fascio che ormai è sotto gli occhi di tutti.

I magistrati con i loro atti possono causare la caduta di giunte comunali, provinciali, regionali e Governi e non pagare per gli errori commessi; eppure la Giustizia viene amministrata in nome del popolo Italiano!!!!"

Il dott. Fucci non è nuovo ad affermazioni che poi rimangono lettera morta . Ricordo che, nell'Agosto del 2008, a Baia Domizia – Sessa Aurunca (Caserta) furono scoperti dalle autorità circa 4.000 alloggi costruiti illegalmente ed un giornale a tiratura nazionale intervistò varie personalità tra cui il Dott. Fucci il quale affermò "A Settembre quando torneremo al lavoro bisogna intervenire". Il Dott. Fucci dimenticò di dire di quale Settembre si trattava.

In conclusione, vi è bisogno di silenzio e di operosità. Basta parlare, i Magistrati lo facciano con le sentenze perché la Magistratura ha troppi problemi che devono essere risolti e più presto lo sono e meglio è per i cittadini.


Napoli, 07/01/09

domenica 6 aprile 2008

Nando Dalla Chiesa: dialogo sopra le diversita' culturali


INTERVISTA CON..

NANDO DALLA CHIESA.

Dialogo sopra le diversità culturali.

di LAURA TUSSI


  1. Come colloca la Sua storia di formazione, le esperienze culturali ed educative, rispetto al personale impegno sociale e politico?

Tutta l' esperienza di vita è formativa. Quello che si è fatto, realizzato e interiorizzato durante l'infanzia e l'adolescenza diventa elemento ed evento che influisce in seguito sul modo in cui ci si comporta e ci si atteggia nell'impegno sociale, formativo e civile rispetto alle modalità con cui si considera la cultura.

Non riuscirei a togliere nulla della mia vita per capire e comprendere quali siano le scelte personali in un certo momento e pensare come impegnarmi su un tema o sull'altro, in un aspetto o nell'altro e perché compio una certa decisione.

Davvero possiamo considerare i ricordi, dai gesti e dalle parole compiute dalle persone care, dal ricordo dei genitori, dei libri letti, dagli insegnanti, all'esperienza universitaria, al periodo del sessantotto, appena mi affacciavo all'età adulta, alla vicenda di mio padre. Penso che tutta la vita mi ha forgiato e fomentato anche aggressivamente e spinto ad assumere determinati impegni in campo civile, politico e culturale.

  1. Come può il centro sinistra far fronte alle nuove ed incombenti sfide dettate da una società e da un mondo sempre più globalizzanti, segnati da diversità multiculturali e dalla coesistenza di variegate culture e differenti modi di essere e di pensare?

Lo spirito di apertura, di interscambio e di confronto vicendevoli portano a considerare gli interlocutori, le culture altre, le biografie collettive di minoranze come dati di vita e di diversità intraculturali che devono essere interpretate con sapere e approfondite rispetto al futuro e al passato con esperienza e consapevolezza appunto.

Occorre essere responsabili e consapevoli che il futuro non è solo la somma di molteplici tradizioni e biografie, ma soprattutto una sintesi di valori che sembrano divisi e divergenti, ma si elaboreranno come uniti nelle rispettive diversità tramite la costruzione e la raccolta ed elaborazione di biografie e autobiografie intelligenti.

E'necessaria molta serietà perché non è un lavoro facile, perché ogni cambiamento incide sulle condizioni dell'esistenza, della vita di ciascuno, rispetto alle aspettative, sulle paure di chi è più debole, fattori che vanno considerati in questo momento processuale di costruzione del nuovo.

Questa è la fase più difficile per la sinistra perché si apre un innovativo percorso e si sviluppa un processo di evoluzione, di apertura, di confronto e condivisione, perché nessun cambiamento lascia le situazioni nuove uguali alle precedenti, con gli svantaggi delle condizioni che generano pregiudizio.

Le ondate migratorie sono così improvvise e repentine e incidono e coincidono anche con l'invecchiamento della popolazione portando paura, diffidenza e indisponibilità all'incontro, nel confronto con le diversità, attuabile invece attraverso un lavoro e un impegno concreti nel rimuovere le cause dei pregiudizi, attraverso l'informazione culturale, chiamando ogni persona alle proprie responsabilità civili.

  1. Le ultime guerre in medio oriente fanno intravedere diverse tipologie di dittatura. Quali ne sono le caratteristiche e le negatività più salienti?


Le dittature vanno dai grandi emirati, ai potentati fondati sul potere delle dinastie, dalla Siria, ai leader libanesi e con forme di ingerenza terroristica. Tutto il mondo è impegnato nella ricerca della democrazia che è un valore da consolidare e da esportare.

Strategie internazionali sono necessarie e auspicabili, ma difficili da sviluppare, anche perché le questioni legate alle minoranze si scontrano con la real politic e le ragioni della diplomazia.

Occorre che ci siano entità sovranazionali capaci di riconoscere certi diritti e tutelare e salvaguardare nelle forme consentite dalla diplomazia le minoranze oppresse. I partiti possono avere ruoli diversi con iniziative incisive, creando movimenti di opinione anche per mezzo della stampa. Sussiste comunque un problema soprattutto culturale. L'idea di boicottare il salone del libro di Torino solo perché dedicato ad Israele è sintomo di intolleranza. A volte si mettono in circolo atteggiamenti razzisti e discriminatori. Occorre molta responsabilità.

  1. La Shoah ha precipitato l'umanità verso un abietto declino. Cosa occorre attualmente per esorcizzare ogni spettro di genocidio, stillicidio, di conflitto armato e di negazione di ogni tipologia di diversità all'interno della società? Esistono strategie politiche certe e determinate da parte dei partiti progressisti per far fronte a queste terribili evenienze?

Sono motivato e spinto dalla mia vicenda personale a leggere i libri che riguardano l'accettazione sociale della violenza, la nascita del nazifascismo e la tragedia dell'Olocausto. Questi eventi sono realmente avvenuti dopo le convenzioni internazionali sui diritti dell'uomo e sulla tutela dei prigionieri di guerra. Non credo comunque che l'uomo abbia imparato dalla Storia. Occorre molta responsabilità da parte degli Stati, dei partiti, dell'opinione pubblica con l'intervento degli intellettuali, con cittadini responsabili che devono conoscere il teatro degli eventi storici.

Laura Tussi



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LauraTussi <tussi.laura@tiscali.it>

lunedì 31 marzo 2008

Intervista ad Anna Razzi, direttrice Scuola San Carlo di Napoli


Anche quest'anno torna a Gubbio il Festival Nazionale delle Scuole di Danza

Intervista ad Anna Razzi, direttore della Scuola di ballo S. Carlo di Napoli e della Compagnia di Balletto del S. Carlo di Napoli al

Festival delle Scuole di danza "Renato Fiumicelli"

Anna Razzi è stata tutta la vita, e continua a esserlo nonostante da anni non si esibisca più in teatro, ballerina di danza classica:

"Non si smette mai di essere ballerini di danza classica, anche quando non balla più "dice, accompagnando le parole con una compostezza e un rigore che si acquisiscono solamente dopo una vita intera passata sulle punte "non è un mestiere come tanti, il mio, è un modo di vivere e di pensare, di porsi davanti alla vita. Che tristezza rendermi conto che un lavoro come il mio, serio, costante, che richiede un impegno senza cadute, sia visto ormai come un'arte in qualche modo marginale, quando invece grandi artisti come Picasso e Chagall per la danza hanno lavorato, senza considerarla mai figlia di un Dio minore. I tempi sono cambiati, e nell'era del consumo e della televisione al suo minimo storico, oggi chi inizia a fare questo lavoro sa che dovrà affrontare seri problemi, di inserimento nel mondo del lavoro. I ragazzi che escono dalla nostra Fondazione hanno difficoltà per quanto siano bravissimi, a sistemarsi…è un'assurdità, soprattutto ora che anche i coreografi di danza moderna hanno capito come per fare il contemporaneo ci sia assolutamente bisogno di una preparazione classica. La volgarità dilaga, e una disciplina artistica che richiede innanzitutto gusto e rigore assoluto non può che risultarne penalizzata. E' un peccato, una perdita per tutti. Mi chiedo sempre perché le città più disponibili a un discorso come il nostro non siano mai le grandi città, Roma o Milano, ma sempre città di confine, o di provincia."

D. Forse dipende dalla vita più frenetica, dall'assuefazione alla velocità e al consumo..

R. Sì, e anche dal gusto, senza dubbio meno inquinato, più raffinato, doti che solamente chi dispone di tempo può coltivare, e questo vale dall'una e dall'altra parte, come spettatori e come interpreti. E' un lavoro che richiede, e lo dico come ballerina di danza classica, soprattutto tanta umiltà. Tante cose è possibile interpretarle, certo, cambiano le emozioni che si intende trasmettere, cambiano le intenzioni, ma in questo campo non c'è niente da inventare, tutto è stato codificato, una volta per tutte. Come in tutte le discipline serie, come quelle orientali; in quelle indiane, per esempio, si richiede a chi vuole iscriversi una lunga anticamera, per valutare se gli aspiranti siano veramente sostenuti dal desiderio di dedicarsi totalmente alla danza. O tutto o niente. Nella danza i gesti non sono mai buttati via, ma sempre accompagnati, dietro c'è un'intenzione precisa, è un vero e proprio rito. "

D. Qualche suo rito personale, con il quale accompagnava la sua entrata in scena?

R. Certo che ne avevo! La mia preparazione era meticolosa, entravo in camerino tre ore prima dello spettacolo, mettevo i miei trucchi tutti in fila...e entravo a poco a poco nel personaggio da interpretare. Occorre concentrazione, è come una specie di autoipnosi, quella che si produce, chi ama davvero la danza questo lo capisce, ci si stacca dal mondo attuale davvero, così come ci si libra in aria quando si balla, per entrare in un "non mondo" e in un" non tempo". Per fare questo è necessario applicarsi a una disciplina rigida e immutevole, che serve a entrare nei personaggi, con uno sforzo di concentrazione e astrazione assolute. Vede, i nostri alunni sono diversi anche per come si comportano nella scuola normale, me lo dicono i genitori dopo aver parlato con gli insegnanti. In loro c'è più consapevolezza, un rispetto più profondo degli altri…

D. Insomma, la danza come scuola di vita

R. Sì, è una sorta di protezione interiore, che preserva da tanti orrori contemporanei. Ci si rende conto che si affronta la vita con un animo diverso, anche se si è in presenza di un mondo in piena follia.

D. La danza come terapia, quindi, e cura contro i mali del nostro tempo.. e quali altri interessi consiglierebbe di coltivare?

R. A tutti, ma in particolare ai coreografi e ai ballerini consiglio di informarsi, approfondire altri generi di arte, dalla pittura al teatro alla musica…a me la recitazione è servita moltissimo, prima di affrontare un lavoro mi leggevo sempre il testo. Nel testo non c'è musica, e il ritmo, senza il quale tutti si addormenterebbero, lo devi fare tu, che esperienza bellissima, senti che lì deve entrare un passo, e là un altro, senza musica…è un esercizio che bisognerebbe che tutti i ballerini facessero. E la pittura, i colori…non danzano, forse anche loro? Per me tutte le arti in qualche modo convergono nella danza.

D. Sì, soprattutto se si pensa che l'Universo stesso è nato da una danza di particelle.. E sull'esperienza del Festival di scuole di danza di Gubbio, a cui avete appena partecipato che osservazioni ha fatto?

R. Ho visto alcune scuole che insegnano con grande rigore, mi è piaciuta molto la scuola di Palermo, per esempio, e ho visto parecchi talenti veri, a cui auguro di cuore di riuscire a trovare una collocazione, in questo mondo sempre più avaro, lo dico nell'interesse di tutti. Chissà…la storia si ripete sempre…mi dico sempre che sto assistendo al Medioevo… spero di arrivare a vedere almeno un inizio di Rinascimento!



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domenica 2 settembre 2007

On. Cento (Verdi): "La concorrenza non si è dimostrata un sistema a misura di cittadino"

Oggi la grande finanza ha il monopolio in diversi settori della vita civile e dell'economia: ci troviamo in un sistema dove quegli stessi attori (visto anche l'art. 105 di Maastricht) hanno subordinato i tre poteri di Montesquieu alla logica del denaro e del guadagno. Le sembra un sistema a "misura di cittadino”?

La globalizzazione del mercato è un processo in atto da diversi anni. Soprattutto dopo la caduta dell’Unione Sovietica e il superamento del marxismo, la concorrenza è stata considerata ormai la panacea di tutti i mali del mondo, l’unico modello economico che avrebbe dovuto garantire il benessere sociale. Ma così non è, non è stato e soprattutto non si dimostrato un sistema a misura di cittadino. I guasti sul clima e sull’ambiente, le conseguenze sulla salute della gente e sull’economia mondiale stanno oggi a dimostrare il fallimento del modello economico basato esclusivamente sul mercato e la globalizzazione. Grazie anche all’opera dei media il problema ha risvegliato le coscienze dei cittadini del mondo e sensibilizzato l’opinione pubblica. La società civile condivide oggi, a livello mondiale, la necessità di uno sviluppo sostenibile che pur sacrificando qualche punto di PIL consenta però di raggiungere un mercato equo e solidale in armonia con l’ambiente patrimonio di tutti.

Il premier Prodi, come tutti sanno, ha forti legami con la Goldman Sachs, così come lo stesso Draghi: questa comunanza di interessi in che modo può influenzare la politica di questi personaggi?

In un sistema democratico come il nostro, ogni progetto politico esplicato nei vari documenti programmatici del governo è approvato democraticamente e frutto della preventiva concertazione con tutte le parti sociali, divenendo infine espressione di tutto il Parlamento nella sua unitarietà.

Un tale sistema ci garantisce da ogni pericolo di deriva personalistica nelle decisioni politiche che interessano il Paese e dove, tra l’altro anche l’Unione Europea, nella sua autonomia esercita un ruolo di garanzia democratica di tutto rilievo.

Un parere personale sull'influenza nella politica di smantellamento dello Stato nazionale (partecipazioni statali, assistenza sociale) dovuta all'incontro che ebbe luogo nel 1992 sul panfilo "Britannia" fra personaggi come Draghi, Andreatta, Soros, Barucci, il governatore della Banca d'Inghilterra, rappresentanti delle maggiori banche d'affari ed altri importanti esponenti del mondo finanziario al largo di Civitavecchia.

Personalmente non parlerei di smantellamento dello stato sociale e ritengo inoltre che sia stata data troppa enfasi a quell’incontro. Le privatizzazioni delle società partecipate era un metodo già introdotto e sperimentato in Italia, come le privatizzazioni, nel corso degli anni 80, dell’Alfa Romeo e della Lane Rossi e di altre società minori stanno a dimostrare. L’Italia era nel pieno del passaggio tra la Prima e la seconda Repubblica, con le segreterie dei partiti che avevano governato il Paese dal dopoguerra, sotto l’occhio della Procura della Repubblica, con un bilancio statale ai limiti della bancarotta, con il Trattato di Maastricht alle porte e con il crollo del muro di Berlino che aveva sancito anche il superamento di fatto del marxismo come ultima alternativa al capitalismo. Occorreva adottare delle politiche che contribuissero, in breve tempo a risollevare le sorti del Paese, sia dal punto di vista economico che di credibilità delle istituzioni.

L’unica strada rimasta percorribile, ma che la storia ha poi svelato poco utile soprattutto per risanare il debito pubblico, era quella del mercato, della concorrenza - che lo stesso Trattato di Maastricht aveva scelto come pilastro dell’Unione europea - e dell’allontanamento dei partiti dalle partecipazioni pubbliche. A quindici anni di distanza da quell’evento si può senza dubbio obiettare che altre strade erano percorribili ma soprattutto che avrebbero garantito risultati migliori.

I sondaggi danno il centro sinistra in notevole calo e, probabilmente, se domani si dovesse tornare al voto la nuova maggioranza sarebbe di centro destra. Si immagina un centro sinistra diverso per la prossima competizione elettorale, e con quali protagonisti in più o in meno, considerando anche la scesa in campo del PD?

In questo momento il quadro politico italiano è in evoluzione con le aggregazioni politiche ancora tutte da definire. Sicuramente il PD con Veltroni probabile segretario del nuovo partito costituirà, anche in un eventuale vicino domani una candidatura vincente per il governo del Paese. Questo sarà tanto più vero se il PD riuscirà a non farsi trascinare in quella deriva centrista che intende emarginare l’apporto di idee e di valori espressi dai partiti della sinistra della coalizione di governo.

Lei è uno dei principali addetti al settore economico dello stato: l’”esercito” di ministri e sottosegretari inaugurato dal governo Prodi, non è stato il primo passo che ha gravato in tal senso?

Ritengo che il riferimento sia al presunto aggravio dei costi della politica e della pubblica amministrazione dovuto all’aumento dei ministri e dei dicasteri.

In tal caso è opportuno precisare che quei ministri e quei sottosegretari, stanno attuando il piano previsto nel programma dell’Unione che prevede la razionalizzazione dei costi della politica e che sta dando i primi importanti risultati riscontrabili soprattutto dalla costante diminuzione del fabbisogno della pubblica amministrazione e poi dalla razionalizzazione degli uffici, la soppressione degli enti inutili e la riduzione dei costi di commissioni e comitati.

Con Dicasteri enormi e competenze smisurate sarebbe non sarebbe stato possibile raggiungere questi obiettivi in un solo anno di governo. Non c’è dubbio però che vi è proliferare eccessivo di poltrone e poltroncine che sarà necessario ridurre con una norma chiara che stabilisca i limiti della politica e la diminuzione dei costi.

Riguardo le diverse crisi nel mondo causate da guerre nate per il controllo di risorse strategiche come petrolio o acqua, quali sono le “soluzioni” proposte dal governo e, in modo particolare, dal Suo partito?

Dopo il fallimento in Iraq del tentativo di esportare la democrazia attraverso gli strumenti della guerra, l’unica strada da percorrere, per risolvere i conflitti nel mondo, resta quella della diplomazia e della pace, questi principi devono essere fondanti e adottati in tutte le strategie possibili nel tentativo di portare la pace dove oggi regna quella guerra che sta insanguinando il sud del mondo. In questa opera rivestono un ruolo determinante le associazioni umanitarie che lavorano su quei fronti portando assistenza e solidarietà a tutte le popolazioni aiutano senza distinzione alcuna.

Un ulteriore obiettivo che potrebbe dimostrarsi strumento di pace e di sviluppo, è senza dubbio la ricerca e l’impiego di fonti energetiche alternative e pulite che rendano il mondo meno dipendenti dai combustibili fossili e occasione di sviluppo per tutti i Paesi del mondo

Ridurre il debito pubblico: questo è un tema che ricorre ciclicamente. Qual è la soluzione migliore: una maggiore privatizzazione riguardo ambiti attualmente gestiti dallo stato o, al contrario, uno stato che sia il primo “arbitro” ed “investitore” dell’economia del paese?

Da privatizzare c’è rimasto ben poco e comunque questa strada non è riuscita a dare i frutti sperati negli anni novanta. La linea per la riduzione del debito pubblico, deve essere quella di arrivare al più presto al pareggio di bilancio e da lì in poi utilizzare le risorse per l’abbattimento del debito pubblico. Per centrare questo obiettivo è necessario che il governo realizzi le grandi riforme previste nel programma dell’Unione , proceda spedito nella lotta agli sprechi, ancora elevati nella pubblica amministrazione, riduca le spese per gli armamenti e continui convinto nella lotta all’evasione fiscale. In questo contesto non bisogna dimenticare però gli interventi necessari a favore dei disoccupati, dei precari, della difesa dell’ambiente, argomenti che danno la misura del grado di civiltà raggiunto da uno Stato. In questo contesto anche alla sinistra del Partito democratico, i partiti dovranno cercare un’aggregazione caratterizzata da contenuti, valori e soggetti nuovi, per tenere insieme la tradizione di sinistra più classica e quella ambientalista, pacifista e femminista. Insomma, una sinistra arcobaleno.

Un’ultima domanda: cosa pensa riguardo l’utilizzo di internet in politica e nei rapporti tra cittadini ed istituzioni?

L’avvento di internet ha segnato una rivoluzione nel campo della comunicazione della quale ha contribuito ad aumentarne la diffusione in modo libero e democratico, offrendo ai cittadini la possibilità di essere sempre informati senza quelle coercizioni che caratterizzano oggi Tv e giornali.

Si è rivelato strumento importante di democrazia e di trasparenza che consentito ai cittadini di entrare nelle amministrazioni per chiedere servizi sempre più efficienti e trasparenza.

Sono ancora troppo pochi quanti ne usufruiscono in modo adeguato, a tutti deve essere garantita la possibilità di fruire di questo importante strumento di comunicazione e di democrazia.

In tal senso, il governo sta già operando in questa direzione incentivando l’acquisto dei p.c. per i giovani e ora anche per i lavoratori co.co.pro ma, e necessario fare molto di più per consentire a tutte le categorie sociali e ad ogni cittadino di poter beneficiare dei servizi offerti e utilizzarlo come strumento di informazione.

Intervista a cura di Jacopo Barbarito

Pubblicata il 9-8-2007 su “Rinascita”

mercoledì 25 luglio 2007

Consolo (AN): "Rinnovarsi nella tradizione". Non capisco Storace

Allo stato attuale delle cose, la politica del governo sta facendo acqua su diversi fronti e la coalizione di centro sinistra sembra poter essere sempre sull’orlo del baratro. Se domani si andasse a votare, Lei pensa che il centro destra otterrebbe una larga vittoria?

Credo che la mia sia una risposta scontata, dato che gli italiani abbiamo sicuramente compreso come questa sgangherata maggioranza non possa andare avanti e abbia peggiorata, anziché migliorata – come aveva promesso – la condizione di vita degli italiani. Quindi le prossime elezioni, quando avranno luogo, premieranno sicuramente il centro destra.

La CdL nuovamente al governo non potrà essere necessariamente la stessa rispetto a quella che ha governato nel corso della passata legislatura. Lei come pensa, se lo pensa, che la coalizione sia cambiata e si stia evolvendo? Trova sia meglio che segua un criterio inclusivo o esclusivo nei confronti di tante forze politiche più marginali?

Penso che negli italiani si sia ormai radicato il concetto di bipolarismo, pertanto le forze del centro destra debbono presentarsi unite a questa prossima eventuale sfida, che mi auguro possa aver luogo al più presto.

In questo senso, qual è il miglior sistema elettorale per la situazione odierna del paese e per la sua governabilità?

Questo sistema elettorale può andare bene qualora subisca una correzione riguardo il premio di maggioranza in senato, che sia su base nazionale e non più regionale e che abbia uno sbarramento al 4 o al 5%. Credo che in questo modo si avrebbe un buon sistema. Peccato che non ci si sia arrivati, o non si riesca ad arrivare, attraverso un accordo politico; l’assenza di questo accordo ha imposto a diversi partiti politici – tra cui il mio – il ricorso allo strumento del referendum.

An ha subito un duro colpo con l’uscita del senatore Storace e la creazione del suo movimento “La Destra”, ancora in fase di definizione. An potrebbe scendere, secondo i sondaggi, al di sotto del 10%. Lei cosa pensa di questa vicenda e delle motivazioni che hanno indotto Storace a non sentire più An come la sua casa? Sente anche Lei una mancanza di democrazia interna al partito?

Come ha sempre detto il nostro presidente Fini, non considero An una caserma. Per me An è un partito nel quale si discute per arrivare poi, come è giusto che sia, ad una decisione unitaria. Mi dispiace personalmente per Storace, anche se non riesco – nonostante mi sforzi – a comprendere le sue ragioni politiche.

Quale futuro vede per An, anche in ambito europeo?

Vedo una destra moderna, alla Sarkozy per intenderci, proiettata con uno sguardo al futuro ma…un occhio volto anche al passato. Dobbiamo essere un po’ come Giano Bifronte e saper rinnovarci. Se dovessi coniare un motto per questa destra, direi che “ha bisogno di rinnovarsi nella tradizione”

Lei fa parte della commissione giustizia ed è quindi un autorevole conoscitore delle procedure legali e giudiziarie: come giudica le recenti indagini che vedono invischiati Visco e Prodi?

Come capogruppo in Commissione Giustizia, ho sempre fatto presente la necessità di rispettare la segretezza delle indagini e non giudicare nessuno in anteprima, tanto per usare un termine che degrada la giustizia a mero spettacolo cinematografico.

Quali sono state, nel corso di questa legislatura, le Sue principali battaglie in Parlamento o i progetti su cui sta lavorando e che vorrebbe esporre?

Ci sono diversi disegni di legge di cui mi sono occupato come prima firmatario, dopo il successo avuto nella precedente legislatura con l’approvazione della cosiddetta “legge Consolo” sull’infibulazione. Attualmente mi sto occupando come primo firmatario delle semplificazione dei testi normativi, dell’applicazione delle conseguenze dovute ai processi penali scaturenti da denunce anonime e altri argomenti presenti sulla mia scheda sul sito www.camera.it

Un’ultima domanda, più prettamente personale: il suo maggior successo e la sua più profonda delusione da quando fa politica.

Il maggior successo è stato l’elezione nel maggio del 2001 in un collegio storicamente di sinistra. La maggiore delusione è stato il risultato delle elezioni politiche del 2006, che ci ha visto soccombere per pochissimo.

Intervista a cura di Jacopo Barbarito
19 luglio 2007

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